Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo

  • Il senso del dolore – La risposta della famiglia di Eva allo sciacallaggio fatto contro chi non si può più difendere

    Il senso del dolore – La risposta della famiglia di Eva allo sciacallaggio fatto contro chi non si può più difendere

    L’espressione “affamata d’affetto” contenuta nel titolo dell’articolo pubblicato il 7 ottobre scorso sul Vs. giornale e riferita ad Eva Sacconago è ambigua e volgare.

    Eva Sacconago è stata violentata da suor Farè e Farè Mariangela è in carcere!

    Eva, purtroppo per Lei, conobbe suor FARE’ quando aveva 14 anni e frequentava l’Oratorio di Sant’Edoardo, la sua seconda casa: “entra in quegli anni nella vita di Eva”; la modalità del suo approccio – si legge nella sentenza d’appello – “è dapprima discreta; poi si fa, ‘in crescendo’, invasiva per qualità e quantità delle comunicazioni. Si tratta di una modalità avvolgente, ambigua e ’perversa’ per i seguenti motivi: dichiarando ad Eva il beneficio psicologico che essa stessa trae dalla sua presenza, la fa sentire ‘importante’, in una dinamica di ‘inversione’ delle posizioni; si pone ad Eva, reiteratamente, con l’alternanza confusiva dei significanti simbolici dell’’amicizia’ e della ‘maternità’; introduce, insieme al registro della tenerezza e dell’intimità anche fisica, il registro trascendente del religioso”.

    Insomma, una suora che si fa amica e madre (che si eleva addirittura a madonna) pur di soddisfare la sua concupiscenza. La vicenda processuale non ha potuto affrontare e approfondire quegli anni di vita di Eva perché quei “fatti in danno di Eva minorenne erano prescritti”.

    Nessun Tribunale ha quindi potuto rispondere ad una semplice domanda, che noi comunque abbiamo rivolto ripetutamente: come è possibile che il rapporto tra una “madre” che fa sesso con la figlia e la violenta possa trasformarsi in amore? Provate a pensare di avere una figlia adolescente. Pensante ad un soggetto che con modalità avvolgente, ambigue e perversa induca vostra figlia adolescente al sesso. Ora, pensate che quel soggetto siete Voi, madre o padre. Le conseguenze, immaginatevele!

    Perché di questo si tratta. Dunque, la risposta alla domanda è semplice: non è possibile che esista l’amore!

    La storia di Eva ha un senso se si parte da qui. Per uscire da questo incubo, Eva ha subito atti persecutori (lo stalking, infatti, è stato riconosciuto in appello, insieme alla conferma del danno mai risarcimento dalla condannata) e si è disperatamente aggrappata ad un soggetto al quale ha rivolto il suo affetto. Affetto non sesso (perché non c’è un solo elemento nelle migliaia di carte processuali che induca a dire il contrario; guai a chi dice il contrario)!

    Purtroppo, questo soggetto per Eva non è stato né uomo né prete.

    Intanto, fuori c’era un popolo, il suo popolo, quello che cristianamente la doveva capire e sorreggere, invece, l’ha giudicata senza conoscere e, insieme ai malvagi protagonisti di questa vicenda, ha “ucciso” la sua mente.

    Questo è il senso che i genitori di Eva hanno voluto dare alla breve vita della figlia che hanno amato e continueranno ad amare ogni istante della loro esistenza.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/04/13/i-diari-di-eva-processo-fare/

  • SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    Da una parte Zanardi (Rete l’Abuso) e dall’altra una parrocchia e l’ex prete Giraudo
    Prima udienza: le presunte vittime puntano al risarcimento per danni biologici

    Silvia Campese / SAVONA
    Entra nel vivo il processo civile, primo in Italia, dove una presunta vittima di pedofilia cita in giudizio la Chiesa cattolica avanzando una richiesta di risarcimento economico, in assenza di una condanna penale. Si è svolta ieri, nel Tribunale di Savona, la prima udienza che vede, da una parte, Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, presunta vittima di violenze, e dall’altra la Diocesi di Savona, il rappresentante legale della parrocchia di Spotorno, dove al tempo si sarebbero svolti i fatti, e l’ex sacerdote Nello Giraudo, condannato per pedofilia, ma non per il caso specifico di Zanardi.

    Il giudice Stefano Poggio del Tribunale di Savona ha nominato, ieri, il ctu, il consulente tecnico d’ufficio: sarà il dottor Pietro Filiberti di Genova che nella prossima udienza, fissata per il 21 ottobre, sarà chiamato a prestare giuramento accogliendo l’incarico.

    A quel punto, si proceder‡ con la perizia: il tecnico dovrà pronunciarsi dal punto di vista medico, chiarendo se esistano, come sostenuto dal consulente di parte, i danni biologici protratti nel tempo, che hanno segnato in modo profondo la qualità di vita della presunta vittima.

    Il ctp (consulente di parte), nelle tre memorie che sono state depositate in Tribunale, ha individuato un danno biologico che, in base a tabelle tecnico-scientifiche di riferimento, contempla un danno psicologico e legato alla qualità di vita del soggetto, a seguito dei fatti, pari al 75 per cento della scala di gravità: da qui la richiesta di un indennizzo economico di circa 900 mila euro.

    Tesi, questa, contestata dagli avvocati Simone Mariani, che difende la Diocesi di Savona-Noli, da Marco
    Montalbani, in difesa della Parrocchia di Spotorno e da Marco Russo in difesa di Nello Giraudo.

    ´Respingiamo ogni addebito di responsabilità, il commento dell’avvocato Mariani, che non ha voluto
    fornire ulteriori dettagli della linea difensiva.

    Il processo, in base agli esiti, potrebbe costituire un precedente storico fondamentale per lItalia. Se si giungesse all’individuazione di un risarcimento per il danno biologico le richieste potrebbero essere estese ad altri casi raggiungendo cifre esorbitanti proprio come già avvenuto in alcune realtà degli Stati Uniti.

    ´Siamo partiti da Savona o spiega Francesco Zanardi poichè i casi di pedofilia ormai noti, che coinvolgono un alto numero di vittime (molti dei quali prescritti), sono stati oggetto di una ricca documentazione sottoposta agli addetti del Vaticano.

    Di don Giraudo, ad esempio, si parla in un carteggio tra i vescovi savonesi e l’allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Ratzinger, e dei suoi successori, monsignor Scicluna e Ladaria. Sino a oggi, le azioni intraprese sono state sempre rivolte al Vaticano che avrebbe dovuto aprire di sua iniziativa il processo.

    La nuova via Ë, invece, quella di intentare la causa verso le singole diocesi.

    Silvia Campese / SAVONA – IL SECOLO XIX

  • Don Franco Castagneto, abusi archiviati. Le vittime: “I pm credono solo a Bagnasco”

    Don Franco Castagneto, abusi archiviati. Le vittime: “I pm credono solo a Bagnasco”

    Paolo Frosina – IL FATTO QUOTIDIANO

    Don Franco Castagneto ha confessato gli abusi su minorenni commessi quand’era parroco a Sori, borgo della riviera ligure di Levante, tra il 1979 e il 1998. Ma si tratta di reati prescritti, mentre “non è emersa alcuna conferma sulla consumazione di molestie sessuali presso la parrocchia di Albaro, dov’era stato trasferito in epoca più recente”.

    Lo scrive il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, chiedendo al gip l’archiviazione del fascicolo nato dall’inchiesta del Fatto sulla misteriosa rimozione di Castagneto dalla chiesa di Santa Teresa ad Albaro, nel capoluogo. La Procura ha acquisito negli archivi diocesani due relazioni e una missiva, tutte a firma dell’ex arcivescovo Angelo Bagnasco, “che ripercorrono l’attività istruttoria posta in essere dalla Curia riguardo il caso del sacerdote”.

    È la seconda relazione, del 19 marzo 2019, che contiene l’ “ammissione di responsabilità con alcune riserve” espressa da Castagneto in un incontro con lo stesso Bagnasco. Un elemento di prova che si affianca alle denunce sporte alla diocesi negli anni 90, nonché alle nuove testimonianze arrivate alla onlus Rete L’abuso dopo le rivelazioni del Fatto nel dicembre 2019. Tuttavia, scrive il procuratore, i reati “sarebbero ampiamente prescritti, posto che la condotta delittuosa è da collocarsi tra il 1979 e il 1998”, quando il sacerdote fu trasferito a Genova.

    Quanto alla denuncia di Rete L’abuso su casi più recenti segnalati ad Albaro, la Procura chiede l’archiviazione citando informazioni raccolte dallo stesso cardinal Bagnasco “che dichiara di conoscere e avere molta confidenza con le persone che frequentano la parrocchia, per esservi stato viceparroco per circa 30 anni”.

    Scrive Bagnasco nella sua relazione: “Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso alcun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamenti e gratitudine per la sua dedizione”. “Pare quasi che alla Chiesa sia stato chiesto di indagare su se stessa”, commenta Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso, che intende opporsi all’archiviazione. “Stupisce che la Procura prenda per buona la ricostruzione delle gerarchie ecclesiastiche senza ulteriori approfondimenti.

    Resta una domanda: perché Castagneto è scomparso dalla sua parrocchia da un giorno all’altro, senza spiegazioni?”.

    Il Fatto Q del 7/9/20
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/18/quella-strana-revoca-della-cdf-a-bagnasco-che-trasferisce-il-processo-castagneto-la-sua-proposta-e-le-omissioni/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/21/genova-la-cdf-vaticano-revoca-a-bagnasco-lincarico-del-processo-a-don-castagneto-e-lo-passa-a-torino/

  • Scandalo in Vaticano: “Bonifici di Becciu agli accusatori nel processo per pedofilia a Pell”

    Scandalo in Vaticano: “Bonifici di Becciu agli accusatori nel processo per pedofilia a Pell”

    Una serie di bonifici inviati in Australia per un ammontare complessivo di 700mila euro potrebbe essere stata usata per pagare gli accusatori del processo per pedofilia contro il cardinale George Pell, ex prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia. È l’ipotesi degli inquirenti vaticani dopo le verifiche riguardanti i movimenti bancari disposti da monsignor Angelo Becciu, il Sostituto che pochi giorni fa ha dovuto rinunciare al cardinalato a seguito della chiusura delle indagini sullo scandalo che ha coinvolto il Vaticano a proposito degli ammanchi di centinaia di milioni di euro dalle risorse della Segreteria di Stato. Lo riporta un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

    Analizzando i movimenti bancari disposti da Becciu, è stata trovata traccia di bonifici che attraverso alcuni passaggi intermedi sarebbero arrivati, almeno in parte, a uno degli accusatori di Pell. Dalle verifiche sono emersi anche alcuni investimenti immobiliari in Australia che sarebbero stati utili per fare “pressioni” sull’esito del processo. Dietro questi movimenti ci sarebbe, riporta il Corriere, la “rivalità tra i prelati Pell e Becciu”, che “non è mai stata un mistero all’interno e fuori dalla Santa Sede”.

    Il cardinale australiano George Pell nel 2017 era stato accusato di aver molestato sessualmente due ragazzi a Melbourne negli anni Novanta. Uno dei due è morto per overdose nel 2014, l’altro ha confermato le accuse durante il dibattimento. Nel 2019 Pell è stato condannato a 6 anni di carcere, ma lo scorso aprile l’Alta corte australiana ha annullato la sentenza, sostenendo che la Corte di Vittoria non abbia sufficientemente soddisfatto il principio della colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”.

    https://www.tpi.it/cronaca/vaticano-bonifici-becciu-accusatori-processo-pedofilia-george-pell-20201003675441/

  • Vaticano, abusi notturni nel collegio dei chierichetti del Papa: fissato il processo

    Vaticano, abusi notturni nel collegio dei chierichetti del Papa: fissato il processo

    Città del Vaticano – Il processo potrebbe scoperchiare un altro verminaio in Vaticano. Il sospetto che vi siano stati abusi sessuali sui chierichetti del Papa, nel preseminario a due passi da Casa Santa Marta, ha portato i magistrati d’Oltretevere a fissare la prima udienza del processo. Servirà a verificare se i presunti abusi notturni nelle camere del collegio sono realmente avvenuti come sostiene un testimone, l’ex seminarista polacco, Kamil Jarzembowski.

    Oppure se, invece, si tratta di una accusa alimentata da un intreccio di amicizie morbose, gelosie e passioni omosessuali ma senza che, alla base, vi fossero costrizioni e violenze. Il racconto di Kamil (entrato in preseminario nel 2010) è stato ampiamente setacciato dai magistrati vaticani e ha portato al rinvio a giudizio di due sacerdoti, don Enrico Radice, all’epoca responsabile della struttura, accusato di favoreggiamento e di non avere vigilato sulla condotta di don Gabriele Martinelli, 30 anni.

    All’epoca dei fatti – quando Kamil entra nel pre-seminario, nel 2010 – don Gabriele era uno studente di venti anni, una specie di ‘capoclasse’. Un ragazzo che poi ha manifestato la vocazione fino ad essere ordinato sacerdote. Una personalità molto forte e complessa che, secondo Kamil, riusciva a piegare ai suoi voleri un suo compagno, di un anno inferiore, costringendolo alle presunte violenze.

    La versione di Kamil tuttavia, stando ad alcune sue lettere, sembrerebbe cambiare nel tempo perchè in una lettera arriva a descrivere così il rapporto tra don Martinelli e la vittima: «non lo facevano a causa di un amore perverso, ma di un desiderio sfrenato di saziare la loro libido ogni giorno», ipotizzando dunque un rapporto consensuale.

     La prima udienza processuale fissata al 14 ottobre resta un appuntamento cruciale. Al di là delle eventuali responsabilità penali che verranno accertate,  attorno al preseminario emerge uno spaccato umano poco edificante, visto che in parallelo, la vicenda, si intrecca con storie di  lettere anonime, veleni, calunnie, cordate gay di persone che in quel periodo gravitavano attorno a questa struttura e che comportarono anche il trasferimento di alcuni giovani sacerdoti, ritenuti gli autori di lettere anonime.

    Stavolta con questo processo il Vaticano anticipa di fatto l’inchiesta della Procura di Roma. Kamil, infatti, denunciò questa vicenda anche a Roma, nel 2017 benchè il fascicolo fu aperto solo nel 2019. Allo stato attuale ancora non sembra che vi siano all’orizzonte decisioni in merito ad un eventuale processo ache se in Italia don Gabriele Martinelli originario di Chiavenna (Sondrio) e incardinato nella diocesi di Como (dove ha sede l’Opera di don Folci proprietaria del preseminario) è indagato per violenza continuata e abuso di autorità.

    Nel frattempo il Vaticano ha anche commissariato l’Opera di don Folci, dalla quale dipende il preseminario, nominando un commissario incaricato di verificare persino il conto corrente allo Ior e tutte le proprietà dell’ente situate a Como, al fine di avere un panorama completo della gestione. Di pari passo si è evidenziato uno scontro di poteri interni tra la Diocesi di Como (dalla quale dipende l’Opera di Don Folci) e l’Opera di don Folci stessa, che dagli anni cinquanta, ha sempre goduto della totale autonomia nella gestione del preseminario e dei beni ad essa riferiti, frutto di lasciti e donazioni.

    Tra le accuse sollevate da Kamil anche quelle che si siano consumati abusi persino nella sacrestia di San Pietro. Tutto da verificare e da analizzare considerando che la sacrestia della basilica è un’area di continuo transito e sottoposta a controlli continui.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_abusi_pedofilia_chierichetti_como_papa_francesco_kamil_processo-5501280.html

  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi

  • Nonostante le premesse, in Vaticano vige ancora il segreto sugli abusi

    Nonostante le premesse, in Vaticano vige ancora il segreto sugli abusi

    La svolta storica annunciata da Francesco nove mesi fa non si è mai realizzata. Le richieste di accesso agli atti dei processi cadono nel vuoto. Come accade ai legali della vittima del caso don Galli a Milano

    di Giorgio Gandola

    Parole in libertà. Ci sono due termini che il Vaticano ha fatto propri, irradiandoli come se fossero stati colpiti da una lama di sole nella penombra di una chiesa: inclusione e resilienza. Oggi abbelliscono ogni discorso come le palline di Natale, danno un superficiale senso di profondità a ogni concetto. Non più espressioni, ma simboli. Ecco, per le vittime degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti le due parole contano zero, sopraffatte dai loro contrari: esclusione dagli atti, fragilità nel concretizzare gli annunci di papa Francesco. Lui vorrebbe accelerare, la Chiesa rimane graniticamente ferma.

    Era dicembre 2019 quando tutti i media italiani e internazionali diedero ampio risalto a una decisione del Pontefice che, secondo le entusiastiche conclusioni dei commentatori, avrebbe cambiato per sempre i rapporti con le vittime di violenza facendo esaltare un terzo termine chiave: trasparenza. Il Santo Padre decise di abolire il “segreto pontificio” per i casi di abusi sessuali sui minori e di rendere disponibili gli atti (anche solo il verdetto) del processo canonico a carico dei preti accusati di pedofilia. Dopo la svolta arrivata a mettere il punto esclamativo sul convegno internazionale in Vaticano dedicato al delicatissimo tema, numerose vittime hanno chiesto l’accesso ai documenti attraverso i loro legali ma non hanno ottenuto nulla, né dossier né risposte.

    Un esempio concreto è quello legato al procedimento giudiziario e alla condanna in primo grado (sei anni e quattro mesi) a Milano di don Mauro Galli per l’abuso di Alessandro Battaglia, minore al tempo della vicenda avvenuta nel dicembre 2011 a Rozzano. Un caso molto dibattuto per l’opaca gestione da parte della diocesi ambrosiana e soprattutto dell’allora vicario episcopale Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, che invece di proporre l’apertura dell’ “Indagine Previa” (l’inchiesta prevista dal diritto canonico) decise semplicemente di trasferire il sacerdote a Legnano, sempre in unità parrocchiali con oratori, quindi a contatto con adolescenti. Un atteggiamento che lo stesso Papa avrebbe in seguito condannato nel motu proprio “Vos estis lux mundi”, allargando l’imputabilità anche ai vescovi e ai chierici cosiddetti omertosi o insabbiatori.

    Attraverso l’avvocato Fulvio Gaballo, la famiglia della vittima ha fatto richiesta alla Congregazione per la dottrina della fede della documentazione relativa al processo canonico e di quella relativa a eventuali provvedimenti presi a carico di monsignor Delpini e di monsignor Pierantonio Tremolada (allora responsabile dei giovani sacerdoti). Silenzio assoluto da quasi tre mesi, come se il segreto pontificio fosse ancora in vigore. Silenzio assoluto anche per le altre numerose vittime italiane e straniere come sottolinea Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’Abuso.

    “Purtroppo quella dell’accesso trasparente agli atti è un’altra Papa-bufala. Nove mesi dopo l’annuncio tutto è rimasto come prima; come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto”. Un piccolissimo passo avanti va comunque segnalato: in un paio di casi nei quali a fare la richiesta è stata l’autorità giudiziaria, la risposta è arrivata, accompagnata da scarni dossier. Precisa Zanardi: “Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto, nulla di rilevante”.

    Da qualche tempo il Vaticano mira a evitare le denunce mettendo a disposizione risarcimenti in denaro con assoluto vincolo di riservatezza. All’estero la media è di 50.000 euro, in Italia nella prima fase si va da 5.000 a 25.000. E se nell’inchiesta c’è il rischio del coinvolgimento di alti prelati, si superano anche i 100.000 euro. Una brutta china.

    Eppure papa Francesco aveva puntato molto sulla rimozione del segreto pontificio per dare un segnale mondiale di trasparenza e al tempo stesso di discontinuità. Doveva essere un gesto di grande liberalità, a conferma della volontà di collaborazione della Chiesa nel combattere una battaglia giusta contro uno dei crimini più odiosi. Allora il Pontefice disse solennemente: “Dobbiamo ascoltare il grido dei piccoli che chiedono giustizia, non con semplici e scontate condanne ma con misure concrete ed efficaci per contrastare un male che affligge la Chiesa e l’umanità”. Un invito che nove mesi dopo si rivela un colpo di vento.

    La melina vaticana sui risultati dei processi canonici è determinata da un prevedibile risvolto legale: in caso di condanna, gli abusati avrebbero un’arma in più per portare nei tribunali laici i sacerdoti colpevoli.

    In ogni caso il silenzio suscita diffidenza perché, nel caso di don Galli, un’eventuale assoluzione canonica gli consentirebbe in teoria di essere assegnato a una parrocchia nonostante la condanna di un tribunale italiano. La vicenda specifica non è finita, si attende il processo d’Appello. Rete l’Abuso ha chiesto ufficialmente un sollecito perché il dibattimento venga messo in calendario dal tribunale di Milano; all’orizzonte del 2021 – in assenza di resilienza, trasparenza e inclusione – c’è il concreto rischio di prescrizione.

    (trascrizione da La Verità del 30 settembre 2020)

  • Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Ancora una volta. Ma quante volte ancora? Le pugnalate alle spalle fanno male, ogni volta la ferita si riapre. Tu che leggi, riesci ad immedesimarti in una vittima di prete pedofilo? Riesci ad immedesimarti in un familiare di una vittima? Forse no, sicuramente no. Non puoi avere idea di quanto la ferita sia profonda.

    Ricevere “quella” mail lapidaria: una sola frase. “VI DA FASTIDIO ANCHE METER?”

    È una mail indirizzata a Rete L’ABUSO, in risposta ad un articolo pubblicato poco prima. Ma non è una mail qualunque, è scritta da un sacerdote. Quelle cinque parole e la sua firma, nulla più.

    “ANCHE” presuppone che alle vittime dia fastidio “altro”. Eh sì, evidentemente per questo sacerdote le vittime, cioè quei bambini o ragazzini abusati (=violentati) dai sacerdoti cattolici, dovrebbero stare zitte e buone, far finta di nulla, stare male e basta, così, gratuitamente, senza alcuna colpa… e invece le vittime qualche volta trovano il coraggio di parlare, di denunciare, di esprimere tutto il loro dolore e disperazione. Ed è a quel punto che la Chiesa le allontana, in mille modi, ma ogni vicenda sembra un copione, una storia che si ripete. L’Associazione Rete L’ABUSO le supporta, le sostiene, le accompagna. Cosa c’è di sbagliato o di scandaloso a denunciare? Non è forse scandaloso e terribile essere chi ABUSA, ovvero il prete? È questo che bisogna tacere? Quanta ipocrisia in quell’ “anche”.

    Questo prete ha mai parlato con una vittima? Ha mai vissuto con qualcuno che ha più volte tentato di suicidarsi perché il dolore e la disperazione erano troppo grandi?

    Un prete che ha il coraggio di scrivere che alle vittime “dà fastidio” lo sporco che c’è nella chiesa, impressionante! A lui invece va bene così?

    Perché, se non è ancora chiaro, è bene chiarire. NON SONO LE VITTIME CHE ATTACCANO LA CHIESA, bensì il contrario: È LA CHIESA CHE ATTACCA LE VITTIME E SI SCHIERA CON IL PRETE PEDOFILO.

    Questo accade praticamente sempre, soprattutto quando la vittima trova il coraggio di denunciare e si arriva al processo in Tribunale.

    Come cattolica, praticante, mamma di una vittima di un prete pedofilo, non posso tacere. Quando ho conosciuto, qualche anno fa, questa Associazione, ho fatto subito una domanda a Francesco Zanardi: “Guardi che io sono credente e voglio continuare ad esserlo. Se questo è un problema, o se la finalità dell’Associazione è un attacco alla Chiesa cattolica, io non posso e non voglio farne parte”.

    Alle rassicurazioni hanno fatto seguito i fatti concreti di ogni giorno, e in un tempo ragionevolmente breve ho avuto la possibilità di sentirmi assolutamente a mio agio, compresa e accolta, tanto da ricevere la proposta di far parte dei Soci Volontari attivi, e di scrivere la biografia di Francesco Zanardi. La mia Fede non è stata giudicata o intaccata in alcun modo, ma ho scelto di non chiudere gli occhi. Nella Chiesa il Male è tanto, quel Male che percepisci in OGNI racconto di ogni vittima, quel Male che viene tollerato e coperto dalle gerarchie ecclesiastiche nonostante i proclami di cambiamento che vengono sbandierati dalla stampa che non approfondisce. È questo il Male che “dà fastidio” (per usare le parole di quel sacerdote) alle vittime, non la Chiesa stessa o la Fede.

    È un sogno sperare che un giorno i preti non pedofili si prendano cura delle vittime, accolgano il loro dolore e prendano posizione denunciando i loro “colleghi” che compiono reati?

    È un sogno sperare che non vi siano più Parrocchie che organizzano fiaccolate in sostegno del prete pedofilo passando sotto le finestre della vittima?

    Non si può tacere. Scegliere di chiudere gli occhi o di girarsi dall’altra parte, così come schierarsi dalla parte del prete a priori, fa male a tutti. Gesù Cristo ha parlato di macina al collo, non si può cancellare questa pagina di Vangelo.

    Cristina Balestrini

  • La Chiesa cattolica tedesca fornirà un risarcimento fino a 50.000 euro alle vittime di abusi sessuali

    La Chiesa cattolica tedesca fornirà un risarcimento fino a 50.000 euro alle vittime di abusi sessuali

    Le associazioni per la difesa delle vittime denunciano che il risarcimento è “simbolico” e “non le aiuta”, e annunciano il lancio di una petizione per organizzare un dibattito sulla questione al Parlamento tedesco, sperando di fare finalmente luce su questi casi .

    Giovedì i vescovi cattolici tedeschi hanno concordato di concedere un risarcimento fino a 50.000 euro (circa 58.000 dollari) alle vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero, importo considerato “simbolico” dalle associazioni delle vittime che vogliono che ci sia un dibattito in Parlamento. .

    L’importo per ogni vittima sarà fissato da una commissione indipendente. Le richieste possono essere presentate da gennaio 2021, anche da chi ha già ricevuto in passato un compenso economico. Finora, nessuno ha superato i 5.000 euro ($ 5.800).

    “Questo è un processo rivolto alle vittime … un grande passo avanti”, ha detto Georg Bätzing, presidente della conferenza episcopale autunnale a Fulda, in Germania. Bätzing ha anche ricordato che la Chiesa ha anche coperto le spese di terapia.

    Le associazioni per la difesa delle vittime denunciano che il risarcimento è “simbolico” e “non le aiuta”, e annunciano il lancio di una petizione per organizzare un dibattito sulla questione al Parlamento tedesco, sperando di fare finalmente luce su questi casi .

    “Le vittime hanno aspettato per 10 anni”, quando sono stati scoperti i primi casi di abuso sessuale, “un equo risarcimento, non solo per i crimini commessi in passato, ma anche per il sistematico insabbiamento di questi atti e la protezione fornita a loro autori “, secondo il testo della domanda pubblicato dall’associazione Eckiger Tisch.

    Due anni fa, uno studio condotto da ricercatori indipendenti, ma commissionato dalla Chiesa, ha stabilito che 3.677 minori erano stati vittime di abusi sessuali da parte di oltre 1.000 membri del clero dal 1946.

    Gli autori dello studio, che non avevano accesso a tutti gli archivi della Chiesa, ritenevano che il numero delle vittime fosse probabilmente più alto.

    La Chiesa cattolica, che, nonostante la crisi di fiducia che sta attraversando, è ancora la più importante della Germania, con quasi 23 milioni di fedeli, si è ufficialmente scusata e ha promesso di aumentare i risarcimenti.

    https://www.elmostrador.cl/dia/2020/09/24/iglesia-catolica-alemana-entregara-indemnizaciones-de-hasta-50-000-euros-a-victimas-de-abuso-sexual/

  • La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    Il più importante caso di abuso ecclesiastico nella storia di Mendoza ha già la sua ferma condanna. Questa mattina il tribunale provinciale ha ratificato le condanne elevate (45 e 42 anni per i sacerdoti Corbacho e Corradi) che erano state annunciate nel processo di novembre dello scorso anno. Le parti possono ancora presentare ricorso alla Corte Suprema della Nazione.

    La Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha confermato questa mattina le condanne contro i sacerdoti Horacio Corbacho (a 45 anni di carcere) e Nicola Corradi (42 anni di carcere) per gli abusi sessuali e gli episodi di corruzione su minori da loro commessi nell’istituto religioso per l’educazione dei ragazzi sordi Antonio Próvolo (Luján de Cuyo). Ha anche ratificato la condanna dell’ex giardiniere Armando Gómez , condannato a 18 anni di carcere.

    La risoluzione della Corte, firmata dal presidente Dalmiro Garay e con il ministro Pedro Llorente e il giudice di camera Alejandra Orbelli come preopiners, ratifica all’unanimità la sentenza che i magistrati avevano annunciato il 25 novembre dello scorso anno nella risoluzione tribunale del più grande scandalo di abusi ecclesiastici nella storia di Mendoza. In questo senso, conferma le condanne e le assoluzioni del tribunale. Il più alto organo giudiziario di Mendoza dovrebbe essere emesso a questo proposito prima del 30 settembre.

    Inoltre, non c’è spazio per le cassazioni depositate sia dalla difesa dei condannati che dagli avvocati delle vittime (soprattutto a causa di uno dei fatti per i quali la Giustizia ha assolto il sacerdote Corbacho ); quindi è praticamente un dato di fatto che entrambe le parti si appelleranno alla Corte Suprema della Nazione per insistere su queste richieste. Nel caso degli avvocati dei sopravvissuti , sebbene la sentenza condanni gli autori dei reati; Insisteranno per un appello federale straordinario poiché il tribunale ha assolto Corbacho per uno degli aberranti atti di stupro (anche questo è stato ratificato dalla Corte).

    I fatti

    La mattina del 25 novembre 2019 è stata storica nei tribunali di Mendoza. Con le alte condanne dei tre imputati giunti in giudizio nel primo dei casi del caso Provolo a Mendoza – a cui si aggiunge quella di Jorge Bordón , condannato nel settembre 2018 nell’ambito dello stesso caso e 10 anni di prigione -; i sopravvissuti agli abusi hanno trovato un po ‘di pace . C’erano stati innumerevoli anni di sofferenza, sofferenza e incubi che includevano stupri, toccamenti, maltrattamenti e persino episodi in cui erano costretti a guardare video pornografici.. E con le sentenze a Mendoza, c’era giustizia; non solo per gli ex studenti del Provolo Mendoza , ma anche per quelli dei campus di La Plata e Italia , dove altri giovani avevano denunciato in precedenza di aver subito abusi , anche se i casi non sono stati processati . E con un dettaglio fondamentale: in quelle due località , come a Mendoza, Corradi era tra gli accusati.

    Corradi ha già 84 anni e sta eseguendo la sua condanna (la stessa confermata questa mattina) sotto forma di arresti domiciliari , in una casa per anziani . Corbacho ha scontato i suoi 60 anni nella prigione di Boulogne Sur Mer ; lo stesso luogo in cui Gomez ha festeggiato il suo 50 ° compleanno all’inizio di settembre.

    Dei 25 fatti con cui sono arrivati ​​i tre imputati al momento della sentenza, i giudici hanno condannato per 20 i due sacerdoti e l’ex funzionario amministrativo . Così, dei 16 atti per i quali Corbacho è stato accusato , è stato condannato per 13 . Nel frattempo, Corradi è stato condannato per le 5 accuse che stava portando con sé; e Gómez – che era arrivato alla sentenza con 4 accuse – è stato condannato per 2 . Tutto questo è stato ratificato dalla Corte di Mendoza.

    A Mendoza Justice si è ottenuto quello che era un debito pesante e doloroso per gli ex studenti del Provolo ; non solo dalla nostra provincia, ma anche da Verona (sede) e La Plata . E la notizia ha oltrepassato ogni confine, tanto da essere stata celebrata – con emozione – da una delle vittime di Corradi nella città italiana di Verona .

    Era Gianni Bisoli (61), uno degli ex studenti della sede di Próvolo che aveva denunciato il prete ottuagenario per abusi e maltrattamenti tra gli anni Sessanta e Settanta . Nonostante il fatto che ci fosse un caso legale nella giustizia italiana, il processo era nullo; e la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali in Argentina – insieme alla loro controparte nel paese europeo, La Rete – hanno denunciato e dimostrato che per far “crollare” il processo in quel paese, le autorità ecclesiastiche hanno alterato la documentazione chiave riferita alle date. .

    Quella mattina di Mendoza del 25 novembre (pomeriggio in Italia), Bisoli e altre vittime seguirono online la lettura della sentenza . E l’ emozione dopo la condanna è stata indiscutibile.

    “Finalmente … Grazie, alla giustizia argentina! Grazie!” Bisoli riuscì a dire con voce rotta prima di mettersi a piangere eccitato quando fu informato che Corradi era stato condannato a 42 anni di carcere ; come si può vedere in un video caricato sulla pagina Facebook dell’Associazione Sordi “Antonio Próvolo” (dall’Italia).

    Sulla spianata dei tribunali provinciali , quella mattina c’era anche – accompagnando i sopravvissuti di Mendoza – Daniel Sgardelis, uno dei querelanti a La Plata e la cui causa venuta alla luce dopo che lo scandalo era noto a Mendoza è stata riattivata in per mano del procuratore Cecilia Corfield .

    La seconda prova

    Il caso Provolo non si è concluso con la sentenza del novembre dello scorso anno, quella che comprendeva le tre condanne che oggi sono state ratificate dal Tribunale di Mendoza.

    Fatto sta che tra gli eventi figurano anche altre 9 donne accusate e che hanno già iniziato a percorrere la strada prima del secondo processo per gli abusi all’istituto Carrodilla . Tra di loro ci sono due suore : la giapponese Kumiko Kosaka , e che era la sua superiora per la custodia del rifugio delle ragazze, Asunción Martínez .

    Sebbene l’inizio del processo non abbia una data confermata, a febbraio sono iniziate le udienze preliminari . Prima di forma del viso e in questi giorni con udienze remote , gli avvocati delle vittime e gli imputati sono stati incaricati di fare la presentazione delle prove, la dichiarazione dei fatti ; oltre a richiedere annullamenti . Da diverse settimane, infatti, le udienze a distanza (virtuali) presiedute dal giudice Horacio Cadile sono state prorogate fino al sabato mattina .

    Quanto agli accusati , otto di loro sono in libertà ; mentre la suora Kosaka ottempera agli arresti domiciliari . La suora giapponese ha le accuse più aberranti: un totale di 7 accuse formali , tra cui alcune spiccano come autore di eventi e altre come partecipante (tra l’altro, è accusata di essere la “consegna” di alcune vittime in modo che siano umiliate da sacerdote Corbacho).

    Nel frattempo, la suora Martínez, l’ex rappresentante legale del Próvolo, Graciela Pascual , quattro ex direttori dell’istituto, una psicologa ed un’ex cuoca , sono accusati come partecipanti per omissione (senza riportare i fatti accaduti al Próvolo). Alle due suore e Pascual si uniscono gli ex direttori Gladis Pinacca, Cristina Leguiza, Valesca Quintana e Laura Gaetan ; la psicologa Cecilia Raffo e l’ex cuoco Noemí Paz .

    L’ accusa della Procura della Repubblica contro i nove imputati -come formalizzata- prevede ulteriori pene detentive all’interno del caso Próvolo. Secondo l’accusa con cui sono pervenute a questa istanza, le donne potrebbero ricevere condanne elevate simili a quelle degli autori (il massimo è di 50 anni di reclusione ).

    Mendoza, 22 de octubre de 2018 Sociedad
    Provolo Graciela Pascual Tribunales
    En Sala de audiencias 4 de Tribunales de Mendoza se reralizo la audiencia para ver si podia quedar libre la ex representante legal del Provolo Graciela Pascual.
    El Tribunal colegiado numero 2 decidio que Graciela Pascual siga con su prision domiciliaria
    Foto: Ignacio Blanco / Los Andes

    Da parte della difesa , secondo quanto evidenziato sinora nelle udienze preliminari, la strategia mira ad esonerare gli interessati . Oppure, se c’è una condanna, è per “copertura” . In questo caso, le sanzioni sono inferiori.

    Tuttavia, questa missione non sarà facile per gli avvocati della difesa. È che ogni volta che qualcuno degli imputati che stanno o stavano scontando la detenzione preventiva ha chiesto il recupero della libertà da considerare come insabbiamenti e non partecipanti, la Giustizia non ha dato spazio al cambio di qualifica .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/la-corte-confirmo-las-historicas-condenas-a-los-curas-que-abusaron-a-ninos-en-el-instituto-provolo/