Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • AUTOMATICA  AMMISSIONE  AL  GRATUITO  PATROCINIO  PER  LE  VITTIME

    AUTOMATICA AMMISSIONE AL GRATUITO PATROCINIO PER LE VITTIME

    a cura dell’avv. Elena Peruzzini

    In generale, è possibile accedere al gratuito patrocinio, sia per agire che per difendersi – mediante la nomina di un avvocato iscritto in apposite liste e la sua assistenza a spese dello Stato –, nell’ambito di un processo civile, penale ed anche nelle procedure di volontaria giurisdizione,  se si è titolari di un reddito imponibile ai fini Irpef, risultante dall’ultima dichiarazione, pari ad euro 11.746,68 (Decreto del ministero della Giustizia del 23 luglio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2021).

    Se l’interessato convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.

    Nel caso in cui, oggetto della causa siano diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi, si terrà conto del solo reddito personale del richiedente.

    • Dove si presenta la domanda
    1. A) in ambito civile, la domanda di ammissione al G.P. si presenta presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, competente rispetto al:

    – luogo dove ha sede il magistrato davanti al quale è in corso il processo;

    – luogo dove ha sede il magistrato competente a conoscere del merito, se il processo non è ancora in corso;

    – luogo dove ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato per i ricorsi in Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti.

    1. B) in ambito penale, la domanda di ammissione si presenta presso l’ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo e quindi:

    – alla cancelleria del GIP se il procedimento è nella fase delle indagini preliminari;

    – alla cancelleria del giudice che procede, se il procedimento è nella fase successiva;

    – alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, se il procedimento è davanti alla Corte di Cassazione.

    • Automatica ammissione al patrocinio a spese dello Stato

    Ai sensi dell’art. 76, comma 4-ter (1) del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, la persona offesa dai reati indicati nella norma medesima, di cui agli artt. 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli artt. 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, può essere automaticamente ammessa al patrocinio a spese dello Stato a prescindere dai limiti di reddito e senza riservare alcuno spazio di apprezzamento a discrezionalità valutativa al giudice.

    In particolare, rientrano tra i reati sempre coperti dal gratuito patrocinio:

    • i maltrattamenti in famiglia o da parte di convivente (art. 572 del Codice penale);
    • la mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis);
    • la violenza sessuale (art. 609-bis);
    • gli atti sessuali con minorenne (art. 609-quater);
    • lo stalking (art. 612-bis).

    Possono inoltre sempre accedere al gratuito patrocinio, se minorenni, le vittime dei reati :

    • di riduzione in schiavitù (art. 600);
    • di prostituzione minorile (art. 600-bis);
    • di pornografia minorile (art. 600-ter);
    • di tratta di persone e acquisto di schiavi (artt. 601 e 602);
    • di atti sessuali in presenza di minori (609-quinquies).

    La giurisprudenza di legittimità (1) ha affermato il diritto della persona offesa da uno dei reati sopra indicati a fruire del patrocinio a spese dello Stato per il solo fatto di rivestire detta qualifica, a prescindere dalle proprie condizioni di reddito che, quindi, non devono nemmeno essere oggetto di dichiarazione sostitutive, attestazione o certificazioni formali di nessun tipo.

    La disposizione in esame introdotta dal decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, nella legge n. 38 del 2009 richiama «la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure per assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività, a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale, attraverso un sistema di norme finalizzate al contrasto di tali fenomeni e ad una più concreta tutela delle vittime dei suddetti reati». Non diverse sono le considerazioni sviluppate nel preambolo del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), convertito, con modificazioni, nella legge n. 119 del 2013.

    Risulta evidente, pertanto, che la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità.

    Per tali motivi, la Corte Costituzione (3) ha ritenuto la disposizione di cui all’art. 76, comma 4-ter    d.p.r. n.115/2002, che riconosce il beneficio del patrocinio a spese dello Stato sganciandolo dal presupposto della non abbienza del soggetto richiedente, non lesiva del principio di parità di trattamento (in riferimento agli artt. 3 e 24, comma 3, Cost.).

    (1) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 1, D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, e, successivamente, sostituito dall’ art. 9, comma 1, L. 1° ottobre 2012, n. 172. Infine, il presente comma è stato così modificato dall’ art. 2, comma 3, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

    (2) Cassazione penale, sez. IV, sentenza 08 giugno 2018 n° 26302, Cassazione penale, sez. IV, sentenza 18 aprile 2018 n° 17426, Cassazione penale, sez. IV, sentenza 20 marzo 2017 n° 13497

    (3) Corte costituzionale, sentenza 11 gennaio 2021, n. 1

    Elena Peruzzini – Vice Presidente Rete L’ABUSO

  • Un esempio di civiltà che l’Italia si sogna. Le raccomandazioni del tribunale in sostegno alle vittime del Provolo.

    Un esempio di civiltà che l’Italia si sogna. Le raccomandazioni del tribunale in sostegno alle vittime del Provolo.

    Un esempio di grande civiltà !

    A -si raccomanda al ministero della salute della provincia di Mendoza di favorire trattamento psicologico /psichiatrico e nel caso si richieda qualsiasi altro trattamento garantendone la gratuita e favorendo l’aiuto di interpreti del linguaggio dei segni a tutte le vittime che lo necessitino, per tutta la durata che si ritenga opportuna.

    B -Si estende la raccomandazione a tutti i comuni e province del territorio nazionale ove siano residenti vittime.

    C -Si raccomanda al Ministero dell’istruzione della provincia di Mendoza di facilitare (a seconda delle capacità necessita e progetti di vita) percorsi formativi ti terzo livello o anche universitari in istituti sia pubblici che privati concedendo alle vittime borse di studio, materiali e trasporti affinché possano portare a termine detti studi.

    D -Si estende tale raccomandazione ad Organi Governativi sul territorio nazionale ove vi siano residenti vittime.

    E -Raccomandiamo al ministero dello sviluppo sociale che renda fruibile l’accesso alle vittime ad ogni progetto o sussidio che renda possibile il reinserimento delle vittime di modo che si renda possibile portare a termine progetti di vita.

    F -Si raccomanda l’estensione ad ogni comune provincia sul territorio nazionale ove risiedano vittime.

    G -Si raccomanda al ministero dell’istruzione l’organizzazione di corsi aperti a tutta la popolazione di lingua dei segni Argentina al fine di facilitare il reinserimento delle vittime

    H -pagamenti dei medici che hanno partecipato, risarcimento pari a OMISSIS

    G -Risarcimento degli interpreti che hanno partecipato al caso, risarcimento di OMISSIS

    Redazione Web

  • Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Próvolo: richiesta di estradizione e tre nuovi testimoni

    Il ministero degli Esteri argentino ha inviato la richiesta di arresto per un prete italiano. Com’è stato il processo di selezione delle vittime a La Plata? Quali suggerimenti non sono ancora stati esaminati?

    Di Julián Maradeo

    “ Scoprirai cose brutte e molte sono vere “, Robert Frainer, ex superiore del Itituto Provolo, ha avvertito Gustavo Ariel Chamorro, all’epoca direttore del quartier generale di Plata. Aveva ragione.

    Dopo il lungo ritardo nella traduzione dell’esortazione, il Ministero degli Esteri argentino ha finalmente inviato in Italia la richiesta di estradizione del sacerdote Eliseo Pirmatti (82), che ha lasciato il Paese nel 2017 dopo che le accuse di abuso contro i non udenti sono state rese pubbliche. Oltre due decenni.

    Pirmatti compare nell’elenco che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Cecilia Corfield, capo del 15 ° procuratore di La Plata. In esso c’è anche Giovanni Granuzzo, che, sebbene molti lo considerassero morto, è vivo a Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei suoi aggressori sessuali, era, insieme a Corradi e Luiggi Spinelli, nel fascicolo distribuito dai sopravvissuti al Provolo di Verona.

    Per quanto riguarda la causa di Planse , Cordfield ha spiegato a Scope che sono comparsi tre nuovi testimoni che prenderanno testimonianza nei prossimi giorni . Finora ha ascoltato otto testimoni e tre imputati. Gli imputati sono l’ex precettore José Brítez e i sacerdoti Nicola Corradi ed Eliseo Primatti.

    D’altra parte, la richiesta di prescrizione presentata dagli avvocati di Brítez è stata respinta con un voto diviso dalla Corte penale d’appello, motivo per cui l’ascesa al processo orale è più vicina. In linea con le dichiarazioni in processi con caratteristiche identiche avvenute in altre province, i magistrati Carlos Arguero e Fernando Mateos hanno sottolineato i trattati internazionali che stabiliscono che i crimini contro l’integrità sessuale di bambini e adolescenti non prescrivono. Da parte sua, Ricardo Szelagowsky ha votato in dissenso, sostenendo che l’articolo 18 della Costituzione nazionale stabilisce “l’irretroattività del diritto penale”.

    Daniel Sgardellis, che attualmente risiede a Salta ed era nel Próvolo de La Plata tra il 1981 e il 1995, è uno dei sopravvissuti che hanno denunciato Brítez, detenuto a Posadas, Misiones, alla fine di aprile di quest’anno. Sgardellis è stato il primo a testimoniare all’inizio del 2017, quando il file è stato istruito dall’ex procuratore Fernando Cartasegna.

    Dalle testimonianze raccolte in quella prima fase, è stata creata una rete di reclutamento di minori, le cui strategie sono state modificate in base all’età. La metodologia comprendeva l’applicazione di un “gioco di ruolo” da parte degli autori, alcuni dei quali si sono comportati come “buoni” e altri erano “cattivi” nel modo appropriato per “infrangere la volontà dello studente”.

    I più piccoli, li hanno catturati nel bagno e hanno usato alcuni studenti più grandi per presentarli al mezzo da tentare e quindi sapere chi potrebbe essere più vulnerabile agli abusi. D’altra parte, coloro che erano resistenti hanno subito abusi di estrema violenza. Un altro modo per raggiungere i ragazzi era la chat di notte, con la quale veniva chiesto loro del loro umore o delle loro famiglie, presumibilmente per sondare la loro vulnerabilità. Tuttavia, tra gli eletti preferivano quei bambini i cui genitori non conoscevano il linguaggio dei segni, quindi erano praticamente in isolamento.

    Pinamar

    Da quando gli abusi che sacerdoti, suore e laici hanno inflitto ai non udenti sono esplosi pubblicamente a Luján de Cuyo, Mendoza e La Plata, si sapeva che molti dei preti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che hanno scelto quei bambini i cui genitori non erano sordi in modo da non poter dire cosa soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka li ha selezionati per primi per notare chi ha resistito e chi potrebbe ribellarsi; che Nicola Corradi è stato accusato di vendere lotterie di trote per trattenere i soldi e che un procuratore di Mendoza aveva ignorato una denuncia nel 2008, tra molte altre rivelazioni

    Tuttavia, se si presta attenzione e le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province si intersecano, la trama continua a diventare complessa.

    Un riferimento alla colonia di vacanze che il Próvolo ha in Valeria del Mar, la festa di Pinamar, appare in uno dei file in elaborazione a La Plata. Situato a Pedro de Mendoza N ° 2287, quella casa oggi, sulla scia dello scandalo internazionale, rimane chiusa e in uno stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che ne parlò fu il già citato Gustavo Chamorro, che, nella sua testimonianza, fece notare che il prete italiano Corradi portò i bambini, negando la possibilità di essere accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. Questo è accaduto anche a Mendoza, dove una delle madri ha detto che, durante un viaggio in quella delegazione costiera, nel 2015, una delle studentesse ha riferito di aver visto come uno degli insegnanti ha portato un ragazzo a Horacio Corbacho, oggi arrestato e processato per corruzione aggravata di minori nella provincia di Cuyana.

    Ma la storia più difficile è stata raccolta dal procuratore Corfield. Fu quando rese testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, che era nel Próvolo tra il 1989 e il 1993. Nel quartier generale della capitale di Buenos Aires, fu legato per ore a un binario che si trovava nel seminterrato della cucina e, a volte, lo tenevano anche rinchiuso nella gabbia per conigli. Un’estate è stato trasferito nella casa di Próvolo a Valeria del Mar, dove è stato costretto a prendersi cura di pulirlo e legato ad un albero per punirlo. Un fatto che sembra aneddotico, ma potrebbe non esserlo: quando lo portarono in spiaggia, i sacerdoti gli proibirono di identificarli come tali.

    Un altro elemento che appare nelle testimonianze di diversi testimoni, ma, a causa della mancanza di risorse, non è stato approfondito, è che gli imputati hanno fatto riferimento al quartier generale del Próvolo ad Asunción, in Paraguay. Lì è diretto dal ramo femminile.

    Tradotto con Google

    https://www.ambito.com/provolo-pedido-extradicion-y-tres-testigos-nuevos-n5051271

  • Padre Vignon, bene le nuove norme di Francesco sugli abusi, ma speriamo che vescovi e cardinali le seguano

    Padre Vignon, bene le nuove norme di Francesco sugli abusi, ma speriamo che vescovi e cardinali le seguano

    Parla il sacerdote francese che è stato licenziato per aver lanciato una petizione che chiedeva le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, accusato di aver coperto un prete pedofilo

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO

    “È un testo tecnico che aiuterà ad affrontare i problemi degli abusi e le coperture. Il Motu Proprio “Come una madre amorevole” non era a mio avviso abbastanza concreto. Soprattutto perché la richiesta di creare un tribunale per giudicare i vescovi non è stata eseguita. Ora invece tutti coloro che vogliono denunciare un prete, un vescovo o un superiore religioso, possono farlo con regole precise. I diritti dello Stato sono rispettati (articolo 19) e sono definiti i reati e i reati di abuso (articolo 1, paragrafo 1 a) nonché le nozioni di minore, persona vulnerabile e pornografia infantile. Da notare che nella nozione di persona vulnerabile vengono presi in considerazione i fenomeni di influenza nell’abuso di potere. Durante la sua audizione al Senato della Repubblica francese, il futuro presidente della Conferenza episcopale, mons. Eric de Moulins-Beaufort, ha dichiarato che avrebbe lavorato affinché i sacerdoti non venissero giudicati solo da altri sacerdoti, come è menzionato negli articoli 10-14 del Motu Proprio Delicta Graviora. L’articolo 15 autorizza già la Congregazione per la Dottrina della Fede a derogare a questo requisito, ma si spera che la richiesta di Moulins-Beaufort venga presa in considerazione. L’ultimo Motu Proprio è ben fatto, potrebbe essere migliorato tenendo conto delle critiche delle vittime e delle loro associazioni, e aiuterò a dare inizio a un concreto lavoro di pulizia. Non possiamo che ringraziare le vittime che hanno gridato forte e Francesco perché le ha ascoltate. Sarebbe invece una nuova catastrofe per la Chiesa se cardinali e vescovi usassero questo testo per continuare a occupare il proprio posto proteggendosi da eventuali accuse”.

    Così padre Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, che dopo venticinque anni di servizio è stato accompagnato alla porta per aver lanciato una petizione che chiedeva le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione e “primate delle Gallie”, accusato di coperture a un prete pedofilo. La petizione raccolse oltre centomila firme, ma Vignon è stato in ogni caso destituito dal suo ruolo.

    Padre, il cardinale Barbarin si è dimesso. Se lo incontrasse oggi cosa gli direbbe?
    “Sarei amichevole e cortese, ma aspetterei di vedere come reagisce prima di parlare. Barbarin ha un atteggiamento selettivo con i suoi interlocutori. Sovente non presta attenzione a ciò che gli si dice e si ha l’impressione che cerchi di raggiungere i suoi scopi piuttosto che ascoltare. Dubito, comunque, che sarà nel giusto stato d’animo per parlare. Infatti, ha detto pubblicamente nel processo che non riconosce ciò per cui è stato giudicato colpevole”.

    Lei è stato licenziato per le accuse di insabbiamento mosse a Barbarin. Cosa ricorda di quei momenti?
    “Mi ha colpito l’incoerenza della reazione dei vescovi. Fu subito chiaro che era un intervento personale e solitario del cardinale. I vescovi di Francia, in particolare quelli della regione Auvergne-Rhône-Alpes, hanno dovuto seguire il cardinale per non essere disuniti. Per questo motivo ho presentato ricorso alla Signatura apostolica che, spero, difenderà maggiormente la giustizia e la verità. Non solo il mio licenziamento non è conforme alla legge, ma non è giusto. Non sono stato licenziato per aver fatto male il mio lavoro, ma per aver detto la verità su Barbarin. Deplorare il proprio capo non è causa di licenziamento, tranne quando prevale l’arbitrarietà. Ho avvertito i vescovi che sarebbe stato più saggio non punirmi perché ciò li avrebbe ridicolizzati di fronte all’opinione pubblica, cosa che non è mancata con una petizione di sostegno di quasi 75mila persone. Per giustificare il suo atteggiamento controverso davanti ai vescovi nell’assemblea di Lourdes del 3 novembre il cardinale ha parlato di un errore temporale. Quando la stampa lo ha rivelato, ho risposto che per me era stato un errore di casting!”.

    Ha mai parlato col Papa del suo caso?
    “Non vedo perché parlare con il Papa della mia situazione. È un grande difetto nella gerarchia cattolica, come avveniva nella ex Unione Sovietica, quello di addossarsi sempre una responsabilità che è invece tua così da non far pagare le conseguenze al colpevole. Barbarin è andato a ripararsi dal Papa, piuttosto che accettare ciò che gli è stato rimproverato dall’opinione pubblica. Per minimizzare l’opinione pubblica si parla di linciaggio e di attacco alla Chiesa, cosa non giusta. Quando uno è responsabile, deve sapere come sostenere la realtà. È molto sorprendente che l’atteggiamento diretto e chiaro di un semplice sacerdote destabilizzi l’intera organizzazione del governo nella Chiesa. Tanto che, per ripristinare l’equilibrio, è meglio zittire l’oratore. Sfortunatamente ciò che mi sta accadendo è il segno di una profonda crisi nel governo della nostra Chiesa”.

    Diversi vescovi in tutto il mondo hanno insabbiato e ancora insabbiano i casi di pedofilia. Perché?
    “Dipende da quali sacerdoti vengono scelti come vescovi. Per decenni, abbiamo favorito coloro che hanno dato assicurazione di docilità assoluta. Così ci sono vescovi sempre più autoritari, come successe nella Chiesa di Francia con il cardinale Lustiger che chiedeva a sacerdoti un’obbedienza non più religiosa, ma militare. Ora, nella dottrina della Chiesa, il sacerdote è un collaboratore del vescovo e non un subordinato. Quello che mi rimproverano implicitamente è che mi sono comportato da leale collaboratore e non da subordinato”.

    Un anno e mezzo fa il Vaticano ha seppellito il cardinale insabbiatore Law in Santa Maria Maggiore, nel cuore della Roma cristiana. Le sembra giusto?
    “Ero molto amico di un prete americano molto intelligente che purtroppo è morto di cancro. Mi ha spiegato la personalità del Cardinale Law. Sfortunatamente ciò che è successo a lui è la manifestazione di ciò che deve essere riformato nella Chiesa e che i suoi leader non vogliono affatto. La Curia e l’alta gerarchia della Chiesa cattolica sono un ambiente di persone che pensano di essere principi senza esserlo. In ogni caso, a parte alcune rare eccezioni di umili cardinali, non hanno valore. A forza di dare loro del Monsignore e dell’Eccellenza, finiscono per crederci. Il cardinale Law era protetto dal sistema nel modo più spudorato. È stato sorprendente che Francesco abbia presieduto i suoi funerali. Forse non poteva fare altrimenti, ma è stato un errore. Ha fatto sapere alle vittime che erano meno importanti per la Chiesa di un cardinale. La revoca del cardinale McCarrick è stato invece un messaggio migliore”.

    C’è chi sostiene che i casi di pedofilia siano per la maggior parte soltanto casi ascrivibili a rapporti omosessuali fra un adulto e un giovane. Ritiene corretta questa lettura?
    “È chiaramente una manipolazione. Da un lato, c’è un’alta percentuale di omosessuali nella gerarchia cattolica che è stata appena mostrata dal libro di Frederick Martel, Sodoma, mentre dall’altro vi è un altrettanto alta percentuale di pedofili. La pedocriminalità attacca i bambini fino alla pubertà. Un omosessuale maschio brucia nel desiderio di giovani o di uomini. Penso sia grave mescolare queste due inclinazioni. In questo modo, i tradizionalisti neoconservatori confermano implicitamente le dichiarazioni di Martel. E preferiscono riconoscere l’omosessualità della gerarchia cattolica piuttosto che accettare che alcuni dei suoi membri siano chiaramente pedofili”.

    Altri dicono che la pedofilia c’è ovunque e che contro la Chiesa vi sia accanimento. Cosa pensa?
    “È un modo per negare la realtà. Nel libro della Genesi, quando Dio fa una domanda, rispondiamo: non sono io, è lei (Eva). Continuiamo a negare il cancro che sta divorando la Chiesa. È ovvio che la pedofilia è universale, ma ciò non giustifica il fatto di non guardare alla realtà di ciò che sta accadendo. Francesco ha spiegato in modo luminoso che la radice di questi abusi è nel clericalismo, vale a dire nello stupro di coscienza, l’abuso di potere e, infine, l’abuso sessuale. La pedocriminalità è resa ancora più odiosa che altrove quando viene eseguita da un prete, specialmente perché alcuni di questi pervertiti spiegano alle loro vittime che lo fanno nel nome di Dio. Non dobbiamo rifiutare ciò che si presenta per noi come l’ora del giudizio di Dio. Con la vox populi è la vox Dei che ci parla. Francesco ha fatto bene a ringraziare i media per la serietà del loro lavoro. È un peccato accusare i giornalisti che fanno il loro lavoro con deontologia. Preferisco l’atteggiamento di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi quando dice che c’è in loro una cattiva condotta come quella che non si trova neppure tra i pagani. Per me, il senso spirituale di questa crisi è che la gerarchia cattolica deve recuperare l’umiltà che ha perso. Finché i nostri leader continueranno a pronunciare sentenze e spiegheranno che non hanno niente a che fare con questo, gli scandali continueranno a piovere. Cercare l’umiltà in modo sincero, accettare la realtà che le vittime sopravvissute presentano, è ai miei occhi la via migliore per uscire da questa crisi. Questo è ciò che dice Sant’Antonio nelle sue lettere: ho visto il diavolo diffondere le sue reti nel mondo. E solo l’umiltà che permette di scappare ai reti che il demonio stende sul mondo”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/05/10/news/padre_vignon_bene_le_nuove_norme_di_francesco_sugli_abusi_ma_speriamo_che_vescovi_e_cardinali_le_seguano-225903975/

  • Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Di Julián Maradeo

    “Verrai a sapere cose brutte, e molte sono verità”, lo avvertì Robert Frainer, ex superiore mondiale dell’Istituto Provolo, a Gustavo Ariel Chamorro, in quel momento direttore della sede di la plata. Aveva ragione.

    Da che istallarono pubblicamente gli abusi ai quali preti, suore e laici  sottomettevano i bimbi sordi in Luján de Cuyo, Mendoza, e La Plata, si seppe che molti dei sacerdoti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che sceglievano quei bambini i cui genitori non erano sordi per far sì che non potessero raccontare quello che soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka prima li picchiava per vedere quali resistevano e quali potevano ribellarsi; che Nicola Corradi era accusato di vendere lotterie per tenersi il denaro; che il Papa sapeva come minimo dall’ottobre del 2015, ossia un anno prima delle prime denunce nella provincia di cuyo; che una magistratura di mendoza aveva fatto caso omesso ad una denuncia nel 2008, tra le altre tante rivelazioni, tuttavia, se si presta attenzione e si incrociano le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province, continua a complicarsi la trama.

    Da circa due anni, quando ero nel pieno processo di indagine per “La Trama degli abusi e delitti sessuali nella chiesa Cattolica”, ho avuto accesso al fascicolo che sviluppava l’allora magistrato platense Fernando Cartasegna. in uno dei fogli appariva un riferimento alla colonia di vacanza che il provolo ha in Valeria del Mar, partito di Pinamar. Situata in Pedro de Mendoza N°2287, questa casa oggi, a causa dello scandalo internazionale è chiusa ed in stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che parlò di questo fu il menzionato Chamorro, il quale, nella sua testimonianza, focalizzò che il prete italiano Corradi- oggi in carcerazione preventiva in Mendoza- portava i bambini, negando la possibilità che fossero accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. quEsto focus è apparso anche in  Mendoza, dove una delle madri raccontò che, durante un viaggio a questa delegazione costiera, nel 2015, una delle alunne riportò che vide come una delle docenti portava un bimbo a Horacio Corbacho, oggi detenuto e processato per corruzione aggravata di minori.

    Ma il racconto più duro lo raccolse, recentemente, l’attuale magistrato della causa in La Plata, Cecilia Corfield. Fu quando prese la testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, il quale è stato nel Provolo tra il 1989 ed il 1993. nella sede della capitale buenos aires, fu legato per ore ad una rotaia che c’era nel sottosuolo della cucina e, alcune volte, lo tennero anche chiuso nella gabbia per i conigli. Un’estate fu trasferito alla casa del Provolo in Valeria del Mar, dove lo obbligavano a fare le pulizie nella stessa e lo legavano ad un albero per castigarlo. Un dato in apparenza aneddotico, ma che può non esserlo: quando lo portavano alla spiaggia, i preti gli proibivano di identificarli come tali.

    Se si incrociano le differenti testimonianze, la linea del tempo si estende dall’inizio egli anni novanta fino al 2015. Ossia, un quarto di secolo. La domanda si pone sola: in Pinamar nessuno ha visto, sentito o saputo niente di niente?

    Dall’altra parte, un altro focus non sviluppato in nessuna delle cause è quella delle testimonianze che indicarono che Corradi portava bimbi dalla sede che il Provolo ha in Asunción, Paraguay. Attualmente, continua a funzionare ed è a carico del ramo femminile dell’istituto, che si trova sotto il nome di Fortunata Gressner.

    Fonti autorizzate hanno segnalato che è imminente una nuova serie di domande d’arresto, una di queste ricadrà su uno dei preti italiani inviati per avere commesso lo stesso delitto in Verona. Si tratta di Eliseo Primati, di 82 anni, che risiede nella casa madre. Quando sia così, la decisione di se l’estradizione è effettiva o no, sarà di Francesco. Il suo caso è un altro esempio della goffa lentezza con la quale si gestisce la giustizia, poiché questo prelato è stato nel paese fino a dicembre del 2017, momenti nei quali la causa era assolutamente paralizzata.

    Primati appare nella lista che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Corfield. In essa, c’è anche Giovanni Granuzzo. Anche se molti lo davano per morto, si trova vivo ed in Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei loro aggressori sessuali, si trovava insieme a Corradi e luigi Spinelli, tra gli altri, nel file che il sopravvissuto italiano Giuseppe Consiglio gli consegnò il 28 di ottobre del 2015, nell’aula Paolo VI, a Francesco, per informarlo dove stava ciascuno degli accusati. tuttavia, il Vaticano non fece niente fino a che si convertì in uno scandalo mondiale.

    https://www.infobae.com/sociedad/2019/03/20/caso-provolo-pedirian-la-detencion-de-otros-sacerdotes-acusados-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR2a5dFjRKhjU7Irkfm6NH-feZKivvjIsOolYckYKhsXiEd-MfQVff4lXBc

  • Pedofilia, Papa Francesco non accetta le dimissioni di Barbarin. Ma lui si ritira

    Pedofilia, Papa Francesco non accetta le dimissioni di Barbarin. Ma lui si ritira

    Lione, l’arcivescovo era stato condannato dalla giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori di un cappellano

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. “Posso confermare che il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, vicario generale, di assumere la guida della diocesi”.

    Nonostante alcuni media francesi nella giornata di ieri avessero parlato di dimissioni accettate da parte del Papa, in realtà non è stato così. Una dichiarazione del direttore ad interim della Santa Sede Alessandro Gisotti di oggi spiega che Barbarin si ritira dalla guida di Lione seppure il Papa abbia respinto la sua richiesta di lasciare a seguito della condanna di primo grado a sei anni di carcere per aver coperto abusi sessuali su un minore perpetrati da un sacerdote della sua diocesi.

    La notizia dimostra come sostanzialmente Francesco creda nella innocenza del cardinale, o che comunque abbia preferito, su un caso sul quale Oltretevere i giudizi sono discordi, arrivare alla sentenza di appello prima di avallare una sua rinuncia. Ieri Barbarin è stato in udienza privata dal Papa. L’incontro è stato dunque decisivo per arrivare alla decisione di oggi grazie alla quale, in ogni caso, il porporato francese fatto cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II si fa da parte.

    Il recente summit sulla pedofilia che ha avuto luogo a fine febbraio in Vaticano ha segnato uno spartiacque importante: per la prima volta le vittime hanno preso la scena, parlando loro ai vescovi di tutto il mondo riuniti in silenzio ad ascoltarle. Seppure la “tolleranza zero” sia parola che non piace in Vaticano, la svolta di una Chiesa che non tollera più vescovi insabbiatori è agli atti. Tuttavia, ogni caso va valutato caso per caso. Così, se l’ex cardinale americano Tehodore McCarrick, macchiatosi di abusi sessuali su minori, dopo indagine canonica interna è stato dimesso dallo stato clericale, la stessa sorte pare non cadrà sul cardinale australiano George Pell sul quale la giustizia del suo paese, e non la Santa Sede, ha espresso una sentenza per abusi, e nemmeno sul cardinale Barbarin il quale è accusato di coperture.

    Contro Barbarin si sono mosse personalità importanti della Chiesa. Fra queste Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, da qualche mese licenziato dopo venticinque anni di servizio. È stato lui a lanciare una petizione per chiedere le dimissioni di Barbarin. Il sacerdote francese ha deciso di compiere questo passo dopo l’intervento di Francesco sui tanti casi di pedofilia in America: “Ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare – ha scritto il Pontefice –, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Vignon disse che “l’appello del Papa è chiaro. Il Popolo di Dio deve reagire, ed è dunque mio diritto spingere a farlo. Siamo in una di quelle ore cruciali della storia nelle quali s’impongono grandi azioni”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/03/19/news/papa_francesco_no_accetta_le_dimissioni_di_barbarin-221996111/?fbclid=IwAR2Q8Shn0TczAHV_W__aVv0LAvEuGwZUcxgzrQxvKaA8L99dQIUn9SlubUs

  • ‘The pope ignored them’: Alleged abuse of deaf children on two continents points to Vatican failings

    ‘The pope ignored them’: Alleged abuse of deaf children on two continents points to Vatican failings

     When investigators swept in and raided the religious Antonio Provolo Institute for the Deaf, they uncovered one of the worst cases yet among the global abuse scandals plaguing the Catholic Church: a place of silent torment where prosecutors say pedophiles preyed on the most isolated and submissive children.

    The scope of the alleged abuse was vast. Charges are pending against 13 suspects; a 14th person pleaded guilty to sexual abuse, including rape, and was sentenced to 10 years in prison. The case of the accused ringleader — an octogenarian Italian priest named Nicola Corradi — is set to go before a judge next month.

    Corradi was spiritual director of the school and had a decades-long career spanning two continents. And so his arrest in late 2016 raised an immediate question: Did the Catholic Church have any sense that he could be a danger to children?

    The answer, according to a Washington Post investigation that included a review of court and church documents, private letters, and dozens of interviews in Argentina and Italy, is that church officials up to and including Pope Francis were warned repeatedly and directly about a group of alleged predators that included Corradi.

    Yet they took no apparent action against him.

    “I want Pope Francis to come here, I want him to explain how this happened, how they knew this and did nothing,” a 24-year-old alumna of the Provolo Institute said, using sign language as her hands shook in rage. She and her 22-year-old brother, who requested anonymity to share their experiences as minors, are among at least 14 former students who say they were victims of abuse at the now-shuttered boarding school in the shadow of the Andes.


    Priest Nicola Corradi is handcuffed to a wheelchair during a Dec. 22, 2016, court appearance in Argentina’s Mendoza province. (Emmanuel Rodriguez Villegas/AP)

    Vulnerable to the extreme, the deaf students tended to come from poor families that fervently believed in the sanctity of the church. Prosecutors say the children were fondled, raped, sometimes tied up and, in one instance, forced to wear a diaper to hide the bleeding. All the while, their limited ability to communicate complicated their ability to tell others what was happening to them. Students at the school were smacked if they used sign language. One of the few hand gestures used by the priests, victims say, was an index figure to lips — a demand for silence.

    “They were the perfect victims,” said Gustavo Stroppiana, the chief prosecutor in the case.

    And yet they may not have been the first. Corradi, now 83 and under house arrest, is also under investigation for sexual crimes at a sister school in Argentina where he worked from 1970 to 1994. And alumni of a related school in Italy, where Corradi served earlier, identified him as being among a number of priests who carried out systematic abuse over five decades. The schools were all founded and staffed by priests from the Company of Mary for the Education of the Deaf, a small Catholic congregation that answers to the Vatican.

    The Italian victims’ efforts to sound the alarm to church authorities began in 2008 and included mailing a list of accused priests to Francis in 2014 and physically handing him the list in 2015.

    It was not the church, however, but Argentine law enforcement that cut off Corradi’s access to children when it shut down the Provolo school in Lujan. Argentine prosecutors say the church has not fully cooperated with their investigation.

    As Francis prepares to host a historic bishops’ summit this week to address clerical sexual abuse, the lapses in the case — affecting the pope’s home country of Argentina and the home country of the Roman Catholic Church — illustrate the still-present failures of the church to fix a system that has allowed priests to continue to abuse children long after they were first accused.

    Corradi’s lawyer declined multiple interview requests for this article and did not respond to emails seeking to speak with the priest. Attempts to reach Corradi through his family were unsuccessful. The Vatican declined to comment on a detailed list of questions.

    But Anne Barrett Doyle, co-director of the abuse-tracking site BishopAccountability.org, said the Provolo case “is truly emblematic.”

    “The church failed them abysmally. The pope ignored them, the police responded,” she said. “It’s a clear example of the tragedy that keeps playing out.”

    As in Argentina, deaf students from the Provolo schools in Verona, Italy, kept their experiences of sexual abuse to themselves for years. But after they started opening up, they worked from bottom to top to inform the Catholic church, according to letters and other documents. They wrote to the local bishop in 2008. Soon after, they provided a list of accused priests and religious figures to the local diocese. By 2011, a list of names was with the Vatican. By 2015, a list was in the hands of the pope.

    The rumblings started with Dario Laiti, a former student who came forward in 2006 after noticing a new children’s facility in the town and worrying that abuse might be happening there, as well.

    “I was the first,” said Laiti, who for years had made excuses when his wife asked why he hadn’t wanted children.

    Soon, more than a dozen other former students were telling their stories, using an improvised mix of sign language and limited speech. Their accounts ranged in time between the 1950s and 1980s. As adults, they had become woodcutters, delivery men, factory workers. Some were unemployed. Few had sustained relationships. One of their schoolmates had committed suicide.

    One student, Alda Franchetto, said she had tried to confide in her parents years earlier — running away from the school as a 13-year-old in a burst of euphoria and explaining to them what was happening to her there. Her parents, she said, didn’t believe her and returned her to the institute.

    “They said, ‘You need this to learn how to speak and write,’ ” Franchetto said.

    By the time the adult former students started reporting their abuse, it was too late to press criminal charges. But it was not too late for accountability through the church. They wrote to the local bishop in 2008, informing him of their claims. Soon after, at the request of a journalist from the Italian news magazine L’Espresso, 15 former students took another step: writing sworn statements describing sodomization, forced masturbation and other forms of abuse. The statements named 24 priests and other faculty members, including Corradi. The student association said dozens of others had experienced abuse but did not want to come forward publicly.

    Alda Franchetto said her parents didn’t believe her when, at age 13, she tried to tell them about the abuse she experienced at school. (Simone Padovani/Getty Images)

    The Antonio Provolo Institute in Verona was among the schools founded by the Company of Mary for the Education of the Deaf. (Emanuele Amighetti/For The Washington Post)

    The bishop, Giuseppe Zenti, was dismissive. In a news conference, he called the allegations “a hoax, a lie, and nothing more,” and he noted the association for former students was involved in a property dispute with the Provolo Institute. The former students filed defamation charges against Zenti and included their statements as part of the lawsuit — essentially handing the names of the accused priests to the diocese.

    The case caught the notice of the Vatican, which in 2010 asked Zenti to look more deeply into the claims, according to church letters. The local diocese brought in a retired judge, Mario Sannite, to investigate.

    “That’s how I found myself in the middle of this story,” Sannite said.

    Sannite became the on-the-ground representative of the Holy See, asked to relay his findings — and his analysis — to the Vatican’s Congregation for the Doctrine of the Faith. In December 2010 and January 2011, Sannite interviewed 17 former students from Provolo, with the help of a sign-language interpreter. He said the accounts were harrowing, and he later wrote that there was no reason to doubt the “majority” of the accusations. In the report sent to the Vatican, though, Sannite wrote that he had doubts about one former student, the only one who happened to name Corradi as an abuser — even though some of the others interviewed had overlapped with Corradi’s time at the school.

    Gianni Bisoli, a then-62-year-old ski instructor, accused 30 religious figures and other Provolo faculty members of abusing him — a number far beyond the others. And his allegations were particularly explosive; one of those he accused was Giuseppe Carraro, the bishop of Verona in the 1960s and 1970s, who after his death was on the path to canonization.

    “Bisoli’s statements were likely deemed quite dangerous,” said Paolo Tacchi Venturi, a lawyer who at the time was representing the victims.

    With the help of a sign-language interpreter and Tacchi Venturi, Bisoli spoke with Sannite for 12 hours, over the course of three days, according to records. Others who were in the room told The Post that Bisoli described the abuse in detail.

    In interviews with The Post, Bisoli recounted that he was abused by Corradi several times, including once when he had been corralled along with two other children into a bathroom reserved for priests. In that instance, Bisoli said, he was ordered against a wall by Corradi and two other religious figures. Bisoli remembered Corradi sodomizing him with his finger.

    Sannite assessed that Bisoli was certainly a victim of abuse. But in the report he wrote, which was sent through Verona’s diocese to the Vatican, the former judge said it was implausible that Bisoli could have been abused by so many — that the institute he described was akin to an “infernal circle.” Sannite noted that some of Bisoli’s dates did not match, and some of the accused did not appear to be at the institute in the years Bisoli described. Sannite also offered another theory: that Bisoli “repackaged his overflowing allegations by drawing from the collection of his own experiences as a homosexual” adult.

    In an interview at his home last month, Sannite read from the report, though he did not share a copy with The Post. When asked why a gay man might be less likely to accurately describe abuse, Sannite said, “It’s not as if I can say there are differences.” Then he asked why he was being asked such a question. Later, Sannite wrote in an email that he did not mean to draw a connection between Bisoli’s credibility and his sexuality.

    Bisoli, in an interview, said it was “offensive” and a “provocation” that anybody’s sexuality in adulthood might figure into an assessment.

    Following church guidelines, Zenti wrote a letter to accompany the report to the Vatican, according to the Diocese of Verona, which declined to share it with The Post. But Zenti remained skeptical about the claims and said in 2017 testimony — conducted as part of a separate lawsuit — that even a word like sodomization would be “hard to convey for a deaf-mute.” The bishop also reported hearing a theory that the Veronese victims were behind the claims in Argentina, as well, perhaps as a way to “gain possession of the nice properties of the institute in those places.”

    Based on the investigation in Verona, the Vatican punished only one priest, Eligio Piccoli, who was ordered to a life of prayer and penance away from minors. Three other priests were given admonitions — essentially warnings that the Vatican was watching future behavior.

    A church official in Verona said the allegations against Corradi were not looked at closely in large part because of the assessment about Bisoli. “We acted on the broad premise that Bisoli wasn’t deemed reliable,” Monsignor Giampietro Mazzoni said. “In this case, perhaps, making a mistake — since we didn’t know then what would later happen in Argentina.”

    One of the other former students who Bisoli said was in the priests-only bathroom, Maurizio Grotto, has offered conflicting accounts of what happened. He told Sannite he was not abused by Corradi and said in an interview with The Post that he was. Another former Provolo student, Franchetto, said in an interview that she was molested by Corradi but had tried for years, “as a measure of self-defense,” to forget his face. She did not tell the Vatican investigator about her experiences. The president of the association representing the Italian victims, Giorgio Dalla Bernardina, said he knows of other Corradi victims who have been unwilling to speak publicly.

    Lawyers involved in the case and experts on clerical abuse say the church failed to examine whether the pattern of abuse in Italy was playing out at the overseas Provolo locations where Italian priests had been sent. Some dioceses in the United States report abuse accusations to law enforcement no matter what — even if the accused priest is deceased or if the statute of limitations has expired — and suspend priests from ministry as accusations are being investigated. The Diocese of Verona said it did not contact law enforcement.

    Tacchi Venturi, the lawyer who had represented the victims during the hearing, said the Vatican made one other error — a “logic contradiction” — by acknowledging that Bisoli was abused but not looking into who might have abused him.

    “If you say he suffered abuses, and you believe he was a victim, and he says he was abused by people, then you hear them all,” Tacchi Venturi said, noting that the task was easier because only some of the accused were still alive. “You go on and interrogate all of them.”

    Pope Francis asks the victims to pray for him

    The Italian victims believed that if anybody could better handle abuse cases, it was Francis, who was selected as leader of the church in 2013 — two years after the Verona inquiry — and who announced the creation of a new commission on child protection. The former Provolo students wrote to Francis in late 2013, giving a broad timeline of their case. They said they didn’t hear anything back. In 2014, according to postal receipts, they tried again, with more direct language — mailing to the pontiff’s Vatican address a list of the 14 alleged abusers they felt had gone largely unpunished. They received no response from Francis or others in the Vatican.

    So, in October 2015, 20 people from Verona — most of them victims of abuse — boarded a train to Rome. They had no certainty of meeting the pope, but they targeted a day the Vatican was recognizing people with disabilities. And indeed, after Francis held Mass at St. Peter’s Square, a Vatican official invited two of the people from Verona to a small event with the pontiff. Paola Lodi Rizzini and Giuseppe Consiglio took their place near the stage of Paul VI Audience Hall holding a letter — later reviewed by The Post — listing the same 14 names.


    Giuseppe Consiglio, the youngest of the Verona victims’ group, said he wanted the Vatican to “open its eyes” and “close the schools.” (Emanuele Amighetti/For The Washington Post)

    Consiglio, now 29, was the youngest of the victims from Verona. He’d attended school in the late 1990s, and he had come forward in 2012 — after the Vatican’s investigation. But he was upset with the Vatican’s response. He said he wanted the Vatican to “open its eyes” and “close the schools.” He told The Post that his own childhood had unraveled because of abuse. He said he was raped hundreds of times by a priest who was “rough” but careful not to get Consiglio’s blood on his cassock. Consiglio tried to jump out a school window when he was 12 but was stopped by a nun. He was treated with antipsychotics. Into his adulthood, he lived at home, with few friends. He was so terrified of being locked into rooms that he hoarded his family’s keys.

    Then, inside the Vatican, he was eye to eye with Francis.

    Lodi Rizzini recalls speaking first and telling the pontiff they were there representing a victims’ group from Verona.

    “I said, ‘Giuseppe is a victim of sexual abuse, and he has a letter from all victims,’ ” Lodi Rizzini said.

    Consiglio handed Francis the envelope. A Vatican photographer documented the moment.

    The letter inside appealed to the pontiff by saying the church’s behavior in their case was “absolutely not aligned with the zero tolerance of Pope Francis.” It said the church had let priests and other religious figures who had abused them go on to live “normal lives.”

    Then a paragraph listed 14 priests and lay brothers that the victims believed were still alive. The list included Consiglio’s own alleged abuser, a handful of figures who had not been punished in Italy and four said to be in Argentina — including Corradi.

    Lodi Rizzini and Consiglio remember Francis receiving the letter and handing it off to a deputy without opening it. Photos show Francis blessing both Lodi Rizzini and Consiglio by touching them on the head. Both of them remember Francis, before walking away, saying, “Pray for me.”

    People involved in the case say the former students’ plea did not appear to prompt the church to take a closer look at any of the named priests.

    Four months later, in February 2016, a letter arrived in Verona from one of Francis’s close lieutenants, then-Bishop Angelo Becciu, who held a key position in the Secretariat of State. Becciu wrote that His Holiness “welcomed with lively participation what you wanted to confide in Him.”

    “He wishes to remind you,” the letter continued, “of what the Holy See has done and keeps on doing with unwavering commitment on clerical sexual abuses, operating in support of the victims’ tragedies and to prevent the sad phenomenon.”

    Law enforcement responds

    In the early 1960s, the Provolo Institute in Verona dismissed one priest and another faculty member for “moral inadequacy,” church officials say. But there is no evidence, according to church records, that the Company of Mary knew of the allegations against Corradi when it transferred him from Italy to Argentina in 1970. Even if something had been known, “I doubt there would have been an explicit mention in the archive,” said Mazzoni, the chief judicial figure in the Diocese of Verona.

    In Argentina, Corradi initially taught at a Provolo Institute for the Deaf in La Plata, a provincial city an hour’s drive from the belle époque buildings of Buenos Aires. Following the disclosures of widespread abuse in Lujan de Cuyo in 2016, La Plata authorities launched an investigation that has uncovered allegations of sexual abuse and mistreatment, dating back to the 1980s, against at least five men who worked at the school, including Corradi and another Italian cleric.

    The other Italian — Elisio Pirmati — was also named by Verona students in the letters sent to the pope. Maria Corfield, the prosecutor in the La Plata case, said Pirmati has returned to Italy and is living in retirement at the Verona Provolo — which is no longer active as an institute for the deaf but rents space to another school. Efforts by The Post to contact him were unsuccessful.

    Thus far, Corradi has been accused of sexual abuse by two alumni of the school in La Plata. Prosecutors received a report of another alleged Corradi victim who killed himself as an adult. While in total 10 alleged victims from the La Plata school have come forward, Corfield said she has spoken to other apparent victims who have resisted getting involved.

    “They say they have families now and don’t want to explain,” she said.

    Lisandro Borelli, now 40, entered the La Plata Provolo as a student in 1989 after becoming clinically deaf due to severe beatings from his parents. In an interview, he recalled Corradi placing him on his knee and fondling his genitals during lessons when the priest would also insert fingers into his mouth to try to teach him how to pronounce words.

    Once, he said, he was punished at the school by being locked in a cage for two days without food. In a separate incident, he said he was thrown down a staircase in an act of intimidation after catching a priest at the school raping his roommate.

    “When we found out this started in Italy, we were surprised,” Borelli said in sign language. “Now I think about it and say, was this happening at other Provolo institutes?”

    In 1994, Corradi’s religious congregation sent him to set up a new Provolo Institute in western Argentina. The school — a sprawling brick compound surrounded by high walls that served as both a boarding and day school for dozens of deaf children — opened in 1998, with Corradi as spiritual director.

    In the fluorescent-lit halls lined with polished tiles, Corradi first lured one boy to his room when he was around 7 years old, according to the alleged victim, who today is a shy and delicate 22-year-old. In an interview with The Post, the man recalled his confusion as Corradi undressed him, followed by the searing pain of rape. Afterward, Corradi gave him a toy — a small blue pickup truck. “I couldn’t look him in the eye,” the man said, using sign language. “It scared me. It disgusted me.”

    He said he was raped regularly for the next five years. He recalled that during the ordeals, he would stare at a statue of the Virgin Mary holding the baby Jesus not far from Corradi’s bed. He said he could see Corradi speaking words he could not hear or understand.

    The school did not teach sign language — instead embracing a methodology that sought to teach deaf children to read and speak like the hearing. That system, prosecutors say, was also ideal for hiding abuse. Abused pupils say they learned sign language in secret from older students, but even that was of little help.

    The 22-year-old man and his sister — the 24-year-old who wanted Francis to come to Argentina and see what happened there, and who said she was raped as a child by another Provolo employee — came from a poor family whose parents had limited knowledge of sign language.

    “We didn’t want to go to school, but our parents were convinced it was the best for us,” said the sister. “So we were mistreated at home. We were hit because our parents just thought we didn’t want to go to school.”

    Prosecutors say that as spiritual director of the school, Corradi not only took part in abuses, but facilitated access to children for other sexual predators working at the school.

    Prosecutors and victims allege that under Corradi’s direction, a Japanese nun, Kosaka Kumiko, would groom the most docile children. She would touch them, and have them touch themselves and each other. Kumiko has maintained her innocence in court.

    Also among the alleged abusers in Lujan is a deaf and mentally challenged man, now in his 40s, who prosecutors say had been abandoned as a child at the Provolo Institute in La Plata. They say the man told other victims he had been abused by Corradi there. And when Corradi made him a gardener at the new Provolo school in Lujan, the man is alleged to have begun to abuse other children.

    The worst cases of abuse documented by prosecutors at Lujan occurred between 2004 and 2009. During those years, Francis served as Cardinal Bergoglio in Buenos Aires, a diocese some 700 miles southeast of Lujan de Cuyo, and would not have been accountable for actions at the school. However, the allegations in Argentina of abuse and corruption of minors stretch beyond when the church was warned and well after the Italian victims sought to alert Francis directly in 2013. The most recent incident involving Corradi is alleged to have involved the distribution of pornography to children in 2013. Other suspects also allegedly touched students inappropriately in 2015 and 2016.

    The church’s inaction allowed the alleged abusers to remain in daily contact with children — until a distraught former student went to Argentine authorities.

    The rail-thin 27-year-old, who, like other victims, spoke on the condition of anonymity, said she had been raped by an Argentine priest who served under Corradi. In an interview, she said that for years she considered killing herself — even writing a suicide note to her parents before standing on a bluff by a river and weighing whether to jump.

    “I felt like water, as if I was nothing,” she said in sign language in her lawyer’s office in Mendoza, Argentina. “I wanted to kill myself, but I had to keep living with it, every year.”

    A friend, she said, convinced her that what she and other victims really needed was justice. So, in November 2016, she walked into a state center for people with disabilities and requested a sign-language interpreter. They would later go together to the state parliament, where, on Nov. 24, 2016, they met with a state senator who sounded the alarm.

    Rapidly acting on her testimony, prosecutors raided the school two days later — finding pornography and letters that implicated one of Corradi’s associates, Father Horacio Corbacho, a 58-year-old Argentine priest. In court filings, one sexually suggestive letter, apparently written by someone familiar with the abuse, asks Corbacho “how much more silence can you ask of a deaf mute?”

    Jorge Bordon, Corradi’s 62-year-old driver, last year pleaded guilty to 11 counts of abuse. His confession effectively implicated some of the other defendants, though Corbacho, Kumiko and others have denied the accusations. Corradi — under house arrest at an undisclosed location in Argentina and facing six counts of aggravated abuse — has yet to enter a plea.

    The Rev. Alberto Germán Bochatey, a bishop appointed by the pope to oversee the Provolo schools in the aftermath of the scandal, said Corradi believes himself to be innocent.

    “He feels destroyed,” said Bochatey, who last met with Corradi two months ago. “He built that school.”

    After Argentine authorities shut down the Lujan school in November 2016, the Vatican appointed two priests to conduct an internal investigation that is still ongoing. Prosecutors say church officials in Argentina have declined their request to share the findings.

    Bochatey, who is not involved in the investigation, denied a lack of church cooperation. He said he received a request for the report and replied in a letter to prosecutors that it needed to be submitted directly to the Vatican. He said he did not forward the request. Stroppiana, the prosecutor, said he has no recollection of receiving a response from Bochatey or any other church authorities.

    Bochatey blamed prosecutors and victims’ lawyers for overstating the scope of the allegations. He suggested Freemasons — members of a fraternal order known for secret rituals and community service that the Catholic Church has long viewed as antagonists — were somehow behind the accusations, although he acknowledged the church had no “proof.”

    “We think the Masonic order was behind it,” he said. “We cannot understand why [the accusations] are so direct and intense. They try to build a big case that [it was a] house of horrors, 40 or 50 cases, but there are little more than 10.”

    He added, “I spoke with many parents who said their kids were happy. They didn’t want their school to close.” He continued, “I think something happened, but not the way they’re trying to show.”

    He defended the school’s approach to teaching the deaf, saying the point was for them to read and speak. Perhaps some teachers had been too strict, he said.

    “Maybe sometimes a teacher did wrong,” he said.

    The church, he said, has not only been forced to close the school in Lujan but also sell the land it sits on.

    “We’re paying expensively for our mistake,” he said.

    Harlan and Pitrelli reported from Verona, Italy. Rachelle Krygier in Caracas, Venezuela, and Natalio Cosoy, in Buenos Aires, contributed to this report.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-pope-ignored-them-alleged-abuse-of-deaf-children-on-two-continents-points-to-vatican-failings/2019/02/18/07db1bdc-fd60-11e8-a17e-162b712e8fc2_story.html?utm_term=.ca814e487d57

  • Pedofilia: religiosi, abbassiamo il capo per la vergogna

    Pedofilia: religiosi, abbassiamo il capo per la vergogna

    Giovedì incontro in Vaticano con i leader delle conferenze episcopali

    “Abbassiamo il capo per la vergogna quando ci rendiamo conto che tali abusi si sono verificati nelle nostre Congregazioni e Ordini e nella nostra Chiesa”. Questo uno dei passaggi della dichiarazione che religiosi e religiose hanno redatto in vista dell’incontro sulla pedofilia che prenderà il via giovedì in Vaticano e al quale parteciperanno i leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “La nostra vergogna è ancora maggiore perché non ci siamo accorti di quanto stava accadendo – si legge nella nota dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali e dall’Unione Superiori Generali -. Quando guardiamo alle Province e alle Regioni nei nostri Ordini e Congregazioni in tutto il mondo, riconosciamo che la risposta di coloro che sono in autorità non è stata come avrebbe dovuto essere. Non hanno riconosciuto i segnali di allarme o non sono riusciti a prenderli in seria considerazione”. Sull’incontro che prenderà il via giovedì, e al quale parteciperà anche una delegazione di religiosi e religiose, si auspica che possano “essere identificati nuovi passi in avanti e prese decisioni, la cui attuazione può aver luogo rapidamente e universalmente con il giusto rispetto per le diverse culture. L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile”.

     Francesco Zanardi, fondatore della Rete-L’abuso, associazione che riunisce alcune vittime di abusi da parte del clero, ha annunciato per domani mattina un incontro privato con papa Francesco. “Finalmente ci incontreremo domani – spiega all’ANSA -. Con me ci saranno una decina di rappresentanti delle associazioni di tutto il mondo”.

    L’incontro non è stato confermato dal Vaticano che, però, ha invece ribadito la disponibilità da parte del comitato organizzatore del summit sulla pedofilia, che prenderà il via giovedì, ad incontrare le vittime degli abusi. Video-testimonianze saranno trasmesse durante i quattro giorni di lavori in Vaticano, ai quali prenderà parte anche lo stesso Bergoglio.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/02/19/pedofilia-religiosi-abbassiamo-il-capo-per-la-vergogna_e850f497-fae8-4314-85fc-0c53469d83a7.html

  • “Il Vaticano ha coperto per 63 anni gli abusi di Marcial Maciel”

    “Il Vaticano ha coperto per 63 anni gli abusi di Marcial Maciel”

    La denuncia arriva dal cardinale João Braz de Aviz, responsabile della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. In Vaticano prevedono che verranno alla luce nuovi casi di abusi nel 2019

    Matteo Orlando

    Lo ha ammesso il settantunenne cardinale brasiliano João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e adesso la notizia sta facendo, con un certo ritardo, il giro del web.

    Nella sua denuncia il cardinale ha dichiarato che “chiunque lo abbia nascosto in Vaticano era una mafia, non la Chiesa”. Secondo Braz de Aviz le accuse legate agli abusi su minori “aumenteranno perché siamo solo all’inizio. Abbiamo passato 70 anni a nasconderle, e questo è stato un tremendo errore”.

    Marcial Maciel, amico intimo di diversi Papi, è morto dieci anni fa. Fu indagato solo tredici anni dopo le prime notizie, tra il 1956 e il 1959, per sospetto pedofilia. Tuttavia, i risultati di queste indagini non ebbero immediatamente delle conseguenze.

    Solo nel 2006, quando Papa Benedetto XVI gli impose di ritirarsi in Messico per dedicarsi alla “penitenza e preghiera”, l’influenza di Maciel iniziò a indebolirsi. Morì due anni dopo a Napoli senza mai chiedere perdono per i crimini commessi, mentre una commissione d’inchiesta del Vaticano aveva già inequivocabilmente rivelato le sue attività criminali e una vita dissoluta. Le innumerevoli vittime di Maciel finirono poi per denunciarlo e chiedere dei risarcimenti, e venne fuori anche la notizia che il cardinale ebbe figli con alcune donne.

    Marcial Maciel Degollado è stato riconosciuto ufficialmente dal Vaticano come l’autore di una serie di atti di pedofilia compiuti ai danni di alcuni seminaristi dei Legionari di Cristo, il movimento che aveva fondato in Messico nel 1941. La diffusione pubblica degli scandali di pedofilia aveva fatto emergere chiaramente la politica di “tolleranza zero” verso gli abusi sui minori inaugurata dal papa emerito Benedetto XVI, che continua ancora oggi sotto il pontificato di papa Francesco.

    La damnatio memoriae di Marcial Maciel ha permesso alla Congregazione dei Legionari di Cristo, che si è dissociata pubblicamente dal suo fondatore, una crescita nelle vocazioni e delle attività spirituali, dopo una piccola crisi registrata nei mesi successivi allo scandalo. Oltre alla proscrizione del fondatore, i legionari hanno smesso di celebrare i vari effemeridi di Maciel, hanno smesso di chiamarlo “nostro padre” e ignorano il suo nome in pubblico. Inoltre hanno eliminato dai loro centri tutte le fotografie che lo raffigurano e non vengono più diffusi i suoi libri.

    Attualmente i Legionari di Cristo annoverano 961 sacerdoti e 617 seminaristi in tutto il mondo, suddivisi in 9 territori (province) presenti in 21 paesi del mondo. Condividono la stessa spiritualità e lo stesso carisma con i membri del Movimento Apostolico Regnum Christi, anch’esso fondato da Marcial Maciel nel 1959. Il Regnum Christi conta oltre 47 mila membri ed è presente in 34 Paesi.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vaticano-ha-coperto-63-anni-abusi-marcial-maciel-1623552.html?mobile_detect=false

  • Pierre Vignon, licenziato il prete anti-pedofili. La colpa? Aver denunciato chi coprì gli abusi

    Pierre Vignon, licenziato il prete anti-pedofili. La colpa? Aver denunciato chi coprì gli abusi

    Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, dopo venticinque anni di onorato servizio è stato graziosamente accompagnato alla porta. Dal 1° novembre è licenziato. La sua colpa è di avere lanciato nei mesi scorsi una petizione per chiedere le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione e “primate delle Gallie”. Aggravante è certo il fatto che la petizione abbia raccolto oltre centomila firme. Per arrivare al licenziamento di Vignon si sono riuniti i dodici vescovi della regione ecclesiastica Auvergne-Rhone-Alpes. Un atto solenne con tanto di verbale. Il presidente della conferenza episcopale francese, monsignor George Pontier, ha spiegato che “nella Chiesa un giudice esercita le sue funzioni in nome del vescovo e quindi c’è dell’incoerenza se uno giudica in nome del vescovo, di cui ha chiesto le dimissioni”. Si è rotto insomma un rapporto di fiducia. Dura lex sed lex, dicevano i latini. Don Pierre Vignon ha accettato signorilmente: “Mi rammarico della decisione, mal’accetto. Non rimpiango nulla di ciò che ho detto, perché è in gioco la coscienza”.

    Ora vale la pena di ricordare perché un giudice ecclesiastico improvvisamente se la prende con l’arcivescovo. La storia ha un nome: Bernard Preynat, prete predatore che tra gli anni Settanta e Novanta abusa di 67 ragazzi. La vicenda è scandalosamente insabbiata dall’allora arcivescovo di Lione cardinale Albert Decourtray. Il cardinale Philippe Barbarin arriva nella diocesi di Lione nel 2002. Preynat – sembra – non commette altri abusi, ma ad un certo punto parla del suo passato con l’arcivescovo. Sulle date Barbarin si ingarbuglia, dice di avere saputo soltanto nel 2014, poi ammette di essere stato informato già nel 2007. Altri ritengono che già prima alcune vittime hanno cercato di mettersi in contatto con lui. In ogni caso Preynat parla con il cardinale, gli dice che non ha mai più commesso crimini e che il passato gli fa schifo. “Gli ho creduto, mi sono fidato dei vescovi precedenti (che non lo avevano sospeso)”, dichiara il cardinale. Pagina chiusa. Preynat, anche se non più parroco, continua a fare carriera. Viene nominato a capo di un decanato e farà parte del “Centro formazione laici” della diocesi. Solo nel 2015, quando una vittima si rivolge al Vaticano, Barbarin solleva il prete abusatore da ogni incarico. La giustizia civile si sta occupando della vicenda con alti e bassi. Barbarin dovrebbe presentarsi di nuovo davanti al giudice nel gennaio 2019.

    Ma non sono le aule del tribunale che qui interessano. Ciò che importa – visto che da anni Francesco ha lanciato la parola della “tolleranza zero” verso abusi e omertà – è di capire come si comporta la Chiesa di Francia. In terra francese la legge statale prescrive che il vescovo debba denunciare un prete abusatore. Prima domanda: i dodici vescovi della regione ecclesiastica Auvergne-Rhone-Alpes, così precisi nel caso Vignon, ritengono lecito e legittimo che l’arcivescovo di Lione non tenga in nessun conto la legge statale quando si tratta del crimine di abuso? Qualche monsignore potrebbe obiettare che la Chiesa ha le sue proprie leggi. E allora la domanda passa alla conferenza episcopale di Francia: stante le leggi ecclesiastiche chiarissime nei confronti di chi abusa di minori (se ne occupò già il sinodo di Elvira, in Spagna, nel 300 della nostra era), i vertici della gerarchia francese ritengono accettabile e buon esempio la privatizzazione che il cardinale Barbarin ha fatto dell’intera vicenda? Come dire, 67 stupri sono un affare da trattare tra cardinale e prete abusatore: e se il cardinale “crede” all’abusatore, gli fa una ramanzina e amen.

    Quello che è diventato chiarissimo dopo la Lettera di papa Ratzinger ai cattolici irlandesi nel 2010 e dopo tanti interventi di papa Francesco e specialmente con la sua Lettera ai vescovi cileni e l’altra al “popolo di Dio” – entrambe di quest’anno 2018 – è che le vittime devono essere al centro delle preoccupazioni della gerarchia ecclesiastica. Le vittime, e non il buon nome dell’istituzione ecclesiastica. A Lione le vittime sono sessantasette. E la punizione del colpevole non è un mero esercizio di applicazione del codice, ma un modo effettivo di rendere giustizia a chi è stato colpito e ferito e di rendere trasparente il processo di riforma di una Chiesa, in cui la “sporcizia” degli abusi (per riprendere le parole del cardinale Ratzinger alla Via Crucis del 2005, poco prima delle sua elezione) si è talmente accumulata da mettere in questione la credibilità stessa del messaggio ecclesiale.

    Proprio in questi giorni si è riunita la conferenza episcopale francese. L’assemblea plenaria ha ascoltato la testimonianza di otto sopravvissuti. Per inaugurare un nuovo corso di maggiore rigore e severità.

    L’opinione pubblica tuttavia si interroga. L’episcopato francese, riunito in fraterna assemblea, non avrebbe potuto discutere seriamente di quanto il cardinale Barbarin abbia mancato ai suoi doveri fondamentali nel momento in cui non ha messo in moto un procedimento contro il prete predatore, sottraendolo in un colpo solo sia alla giustizia civile sia a quella ecclesiastica?
    Non sono domande oziose. Quello che si è capito dopo sei anni di pontificato bergogliano è che non basta che a Roma un pontefice predichi riforme, se poi nel grande corpo della Chiesa – sparso nei cinque continenti – c’è chi guarda da un’altra parte o rallenta o intende cominciare domani, lasciando sotto il tappeto i crimini di ieri.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/13/pierre-vignon-licenziato-il-prete-anti-pedofili-la-colpa-aver-denunciato-chi-copri-gli-abusi/4761083/