Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    I fedeli accorsi per il rito del Giovedì Santo sono rimasti perplessi. Il parroco, in apertura della messa, ha parlato di un sacerdote “buono e bravo” (come lo ha definito) perseguitato in maniera ingiusta. E ha letto una lunga lettera nella quale quel sacerdote, condannato in primo grado a otto anni di carcere con l’accusa di reati sessuali compiuti su un chierichetto, proclamava la sua innocenza e chiedeva il sostegno dei suoi confratelli.
    Il nome del prete-imputato non è mai stato fatto in chiesa ma in molti hanno capito che si trattava di don Francesco Caramia, ex parroco di Bozzano.
    La chiesa in cui la celebrazione eucaristica del Giovedì Santo è stata aperta in maniera così singolare è una di quelle più a sud appartenenti all’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: Santa Maria Assunta di Salice Salentino. Il sacerdote che officiava il rito non è un prete qualunque: don Carmine Canoci, oltre 40 anni di sacerdozio alle spalle, è il “vicario salentino” delle parrocchie di Cellino, Guagnano, San Donaci, Leverano, San Pancrazio Salentino, Villa Baldassarri, Salice Salentino e Veglie. Dunque un sacerdote di riferimento per la Curia.
    Don Carmine celebrava il rito detto “in coena domini”, la messa della Cena del Signore, quella durante la quale il sacerdote effettua la lavanda dei piedi a dodici persone.
    Insomma un rito fondamentale, tra i più importanti delle celebrazioni pasquali. Canoci, in apertura della messa che per altro esalta anche l’importanza della funzione del sacerdozio, ha parlato a braccio ai fedeli, spiegando che, come spesso capita ai sacerdoti, voci infondate ne macchiano l’immagine. E ha ricordato che anche a lui erano accadute in passato vicende (che non hanno nulla a che fare con i reati penali contestati a Caramia) in cui voci infondate avevano rischiato di metterlo in cattiva luce.
    Una sorta di arringa difensiva per Caramia, dunque, durante la quale i numerosi fedeli hanno ascoltato sorpresi ciò che il loro parroco stava dicendo. Quindi Canoci è passato alla lettura della missiva che l’ex responsabile della chiesa di Bozzano ha inviato la scorsa settimana all’arcivescovo Domenico Caliandro e ad alcuni parroci e sacerdoti dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e della quale IL7 Magazine aveva dato notizia nel numero della scorsa settimana.
    Come mai don Carmine Canoci ha deciso di leggere ai fedeli una lettera così delicata e per giunta nel corso di una celebrazione eucaristica pasquale? E l’arcivescovo Caliandro era al corrente della decisione del sacerdote di riferimento per l’attività delle parrocchie che si trovano nei comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Lecce?
    Esiste un forte e radicato legame tra i vertici della Chiesa brindisina e Salice Salentino. Il Comune leccese infatti, insieme a quello di Ostuni, è stato l’unico di tutta l’arcidiocesi a concedere la cittadinanza onoraria al precedente arcivescovo, Rocco Talucci. La decisione venne presa dal Consiglio comunale quando già Talucci aveva presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età, nel dicembre 2012.
    La lettera di Caramia (che è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Mesagne) è stata inviata alla fine dello scorso mese di marzo e alla vigilia del processo in Appello nel corso del quale la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, cercherà di ribaltare le accuse che in primo grado hanno portato alla condanna dell’ex parroco di Bozzano a otto anni di carcere. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva otto anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.
    L’arcivescovo Domenico Caliandro, dopo la condanna di primo grado, diffuse una nota con cui l’arcivescovo e tutta la Chiesa diocesana di Brindisi-Ostuni comunicavano di «apprendere con tristezza la notizia della condanna in primo grado di giudizio del sac. Francesco Caramia, in merito alle gravi accuse che gli erano state mosse. Il rispetto per l’operato della magistratura unito al senso profondo delle istituzioni ci ha portato ad attendere in silenzio l’esito del processo. Ora – prosegue la nota della diocesi – prendiamo atto della sentenza, esprimendo anzitutto sentimenti di vicinanza e di dolore nei riguardi di chi è stato vittima di questi abusi, che ledono fortemente la crescita delle persone e sono radicalmente contrari all’insegnamento del Vangelo. La Chiesa ribadisce il suo impegno ad andare fino in fondo, quando avrà elementi certi di crimini commessi da membri del clero, specialmente se è offesa la dignità dei piccoli. Nello stesso tempo, chiede ad ogni persona di buona volontà di saper sostenere il lavoro e l’umile testimonianza di tanti sacerdoti fedeli alle loro promesse, che donano ogni giorno la loro vita a servizio di Dio e del bene di tutti».
    Nella sua lettera, Caramia scrive tra l’altro: “Ora io non desidero altro che chiedere scusa, alla mia Chiesa-famiglia, all’arcivescovo e a ciascuno di voi confratelli per questa ennesima vergogna che inevitabilmente siete chiamati a subire. Ci sarebbero tantissimi motivi per cui sarebbe giusto un simile dolore, che io soffra così, ma non per quello che mi accusano. Io non ho mai, in nessun modo, fatto del male a chi mi accusa, né ad altri. So che per i fatti che mi sono state attribuiti il sentimento popolare è molto severo e voglio comprendere anche le vostre prudenze: per molti, in questi casi, pur sempre orrendi, tutto ciò che meno della forca è sempre troppo poco! Sono nelle mani della giustizia umana, della quale devo fidarmi ancora. Attendo la data dell’udienza in Appello. Grazie a quelli che mi sono rimasti vicini. Posso pertanto ben capire, senza un tono polemico, che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano aver indotto alcuni di voi a prendere le distanze. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro, e sono davvero in tanti, che mi mandano a salutare, mi scrivono, mi chiamano e mi rendono presenti in svariati modi, anche materiali. Gocce d’acqua in un oceano di dolore ma indispensabili nella mia situazione! Siamo sempre famiglia… siamo sempre fratelli”.
    Il parroco di Salice Salentino è stato l’unico che ha dato seguito a quest’appello, ma lo ha fatto in maniera quantomeno discutibile. Per altro non spendendo alcuna parola nei riguardi del ragazzino che, secondo la sentenza di primo grado, sarebbe stato violentato dal sacerdote. Un comportamento sul quale la Curia dovrebbe chiarire formalmente la sua posizione e spiegare se l’arcivescovo fosse stato informato della decisione del suo parroco.

  • Chi sono i preti arrestati per abusi su bambini sordi in Luján

    Chi sono i preti arrestati per abusi su bambini sordi in Luján

    di Ricardo Montacuto

    Violenze. Abusi spaventosi con rapporti sessuali. Sodomia nei bagni e nelle stanze. Sesso orale con bambini molto probabilmente per anni, nella solitudine e l’oscurità dei fine settimana, in particolare, o quando meno gente c’era nella casa. Le storie di bimbi abusati nell’Istituto Antonio Próvolo per Bambini Sordi di Mendoza possono essere decine ed appena si conosce la punta dell’iceberg. Casi evitabili, inoltre: Uno dei preti detenuti trascina denunce di abusi sessuali su bambini sordi dal 1984, a Verona. Ed il suo caso viene presentato da una rete di vittime in Washington, l’anno scorso. Tuttavia, il prete stava lavorando in Mendoza, con decine di bimbi e bimbe indifesi e a sua disposizione.

    La storia, spaventosa, è stata rivelata da il POST sabato nella notte, e tratta di abusi sessuali a bambini e bambine sordomuti, internati nell’Istituto Próvolo, un collegio cattolico con collegio ubicato in Luján de Cuyo. Gli imputati per ora sono tre. Un prete italiano di 82 anni radicato in Argentina, chiamato Nicola Corradi (“Il padre Nicola”), un altro sacerdote di 56 anni chiamato Horacio Corbacho, ed un terzo individuo del quale ancora non è chiaro se sia un internato o un impiegato dell’Istituto, ma che è anch’egli una persona sorda. I tre uomini sono in arresto preventivo in un commissariato di  Carrodilla, dove il pubblico ministero Fabricio Sidoti –lo stesso del caso Ayelén Arroyo- sta prendendo le dichiarazioni. Potrebbe esserci un quarto detenuto, anch’egli impiegato dell’Istituto, anche se questo dato non è stato confermato.

    Le vessazioni sessuali intense e ripetute nel tempo su bambini sordomuti internati nell’Istituto Próvolo racchiudono nel mezzo alcune storie di coraggio. Di coloro che hanno vinto la paura per denunciare l’orrore che accadeva dentro le pareti del collegio  religioso.

    Una ex alunna maggiorenne –il suo nome di fantasia sarà “Ayelén” agli effetti di questa nota- è stata colei che ha rotto il cerchio la settimana passata, nell’ambito meno pensato di tutti, la Magistratura de Mendoza. “C’era un’attività pubblica nella Magistratura e partecipavano membri di un’associazione di persone sordomute. Una di loro si è avvicinato e ci ha chiesto aiuto. Fortunatamente contiamo con l’interprete ufficiale della Legislatura, che con il linguaggio gestuale ci ha facilitato la comunicazione con queste persone” ha raccontato la senatrice Daniela García, UCR Cambia Mendoza. Con l’aiuto dell’interprete poterono trovare Ayelén, la testimone dall’identità riservata che ha dato inizio a questa indagine.

    Vedere anche: L’Arcivescovato di Mendoza. Riconosce gli abusi dei preti nell’Istituto di Luján

    La senatrice García e la vicegovernatrice Laura Montero sono state coloro che hanno dato a Ayelén appoggio, protezione ed un “ponte” per dichiarare, armando il contatto con il Procuratore Generale Alejandro Gullé. E per giurisdizione, la causa è caduta sulla magistratura di Fabricio Sidoti, il pubblico ministero “messo alla gogna” per morte di Ayelén Arroyo. Sidoti non ha dormito venerdì notte dopo avere preso le prime dichiarazioni e di avere detenuto i due preti dell’Istituto ed il terzo sospetto. Ed il sabato ha dormito solo due ore. È a tempo pieno sul caso per evitare dispersione di possibili testimoni. Secondo quanto ha potuto sapere questo giornale, varie persone si sono messe in contatto per offrire testimonianze. Alcuni sarebbero i genitori dei bambini vittime dei sacerdoti accusati di pedofilia che vivevano nell’ Istituto Antonio Próvolo.

    La testimonianza di Ayelén

    “Ayelén” è un’ ex alunna del collegio cattolico nel quale hanno violentato bambini e bambine sordi per anni. È uscita dalla casa sei anni fa, ai 18 anni, ed ora è maggiorenne. Lei non è stata vittima diretta degli abusi, ma è stato testimone di violenze sessuali. Con la sua testimonianza si è potuto arrivare ad una delle vittime, un ragazzo che è stato oggetto sessuale dei sacerdoti e del terzo detenuto. “C’era di tutto… violenze sessuali… sesso orale… la testimonianza è terribile” ha detto una fonte.

    La testimonianza di “Ayelén” è riservata, soprattutto perché c’è segreto d’ufficio. E perché lei ha chiesto questo. Figlia di una famiglia agiata, nemmeno i suoi genitori sanno che ha deciso di testimoniare in questo caso. Ciò che ha raccontato venerdì a mezzogiorno con l’aiuto degli interpreti, insieme alla testimonianza del ragazzo vittima, è stato sufficiente per rinchiudere i due preti e la terza persona, sulla quale ci sono molti dubbi rispetto al suo ruolo. Anche se un’informativa dice che è imputabile, si crede che uno o i due sacerdoti arrestati gli davano indicazione su cosa fare ai bambini. I tre sono stati accusati e nessuno di loro ha ancora fatto dichiarazioni.

    I preti accusati di pedofilia hanno selezionato bene le loro vittime. L’Istituto Antonio Próvolo, che ha sedi in La Plata e dipende da “La Compagnia delle Sorelle di Maria”, un’ordine religioso dedicato ai bambini sordomuti, funziona come un collegio con internato. Gli internati in generale sono bimbi di altre province, specialmente del nord dell’Argentina, o di zone lontane da Gran Mendoza. “Hanno violentato bambini e bambine che non si poteva difendere per se stesso, e che inoltre avevano i genitori lontani” ha detto una fonte.

    La causa è appena cominciata. L’Istituto è a carico di una direttrice e si sa che un avvocato si è presentato a chiedere gli arresti domiciliari per il sacerdote Nicola Corradi, di 82 anni. È molto probabile che il pubblico ministero Sidoti gliela conceda ma non potrà essere nell’Istituto dove probabilmente ci sono ancora vittime. Oggi lunedì, nonostante il giorno feriale ci saranno ronde di testimoni. Già hanno dichiarato gli impiegati dell’Istituto e poi lo faranno docenti, non docenti ed altre persone relazionate alla casa. Dichiareranno anche persone che hanno saputo la notizia attraverso la nostra pubblicazione sul POST, e che offriranno la loro testimonianza.

    Cosa dice la chiesa

    Il caso è realmente un orrore. La chiesa cattolica ha perso centinaia di milioni di dollari per indennizzare le vittime dei preti nel corso degli anni, ed è un problema ricorrente di ogni papa di turno. Bisognerà vedere cosa farà ora il papa Francesco, argentino, con questo Istituto ed i preti arrestati accusati di pedofilia, cioè, violenza sui minori nel senso più crudo possibile.

    Intanto, l’arcivescovato di Mendoza ha inviato ieri ai media un comunicato nel quale cercano di essere vicini alle vittime, ma non riconoscono nessuna colpa. Sí, questi sono i fatti. “Ci intristiscono ed indignano questi accadimenti. Manifestiamo la nostra solidarietà e la vicinanza alle vittime dei fatti oggetto della denuncia” dice. “Appena saputa la notizia di questi accadimenti sono state informate le legittime autorità dell’Istituto (che è di Diritto Pontificio), i quali dovranno iniziare il debito processo canonico stabilito dalla chiesa per questi delitti denunciati” assicurano. “Per quanto sia alla portata di questo arcivescovato, si fornirà tutta la cooperazione che corrisponde alle autorità giudiziarie per fare rapida chiarezza dei fatti denunciati” hanno detto. Un dettaglio, che non è minimo. Alla prima chiamata di un’autorità giudiziaria, nell’arcivescovato di Mendoza avrebbero detto che non avevano giurisdizione sull’Istituto Antonio Próvolo. Ora le autorità ecclesiastiche di Mendoza dovranno spiegare perché viveva in un internato con bambini un prete che si trascinava dietro denunce di pedofilia dal 1984. Piccolo compito per il vescovo Franzini.

    Il “Padre Nicola”

    Nicola Bruno Corradi ha 82 anni. Era già stato accusato di abusare di bambini sordi tra il 1955 ed il 1984, nell’ Istituto Próvolo di Verona (Italia). Una sopravvissuta di vittime di abusi dei preti pederasti, Julieta Añazco, ha presentato il suo caso insieme agli altri dieci preti argentini accusati di pedofilia, nella Conferenza Internazionale della Rete di Sopravissuti di Abusi Ecclesiastici relizzata nel luglio dell’anno scorso in Washington. Questa informativa ha dati sul “Padre Nicola”, che sono stati presentati nella maniera seguente:

    “Nicola Bruno Corradi. Accusato di abusare tra il 1955 ed il 1984, nell’ Istituto Próvolo, di Verona (Italia), di bambini e bambine sordomuti. Davanti alle autorità ecclesiatiche sono state presentate denunce di violenze sessuali, masturbazioni obbligate dai preti e relazioni di sodomia commesse nei dormitori. I preti coinvolti sono stati approssimativamente 130. Alcuni di loro sono stati trasferiti in Argentina, in particolare a La Plata e Mendoza. In questa ultima città è arrivato il prete Corradi, attualmente ottantenne, che ha commesso abuso di potere contro docenti ed alunni. In via non ufficiale si sa che c’è stato abuso sessuale contro alcuni alunni. Quando i genitori hanno reclamato è stato “comprato” il loro silenzio con indennizzi” dice l’informativa.

    È realmente lapidario. Ora, il “Padre Nicola” è detenuto in Carrodilla. Le principali accuse indicherebbero lui. Nella web inoltre ci sono varie pubblicazioni datate 1984, in Verona, dove ex alunni della sede originale dell’Istituto -circa 60- hanno denunciato gli abusi.

    Il “Padre Horacio”

    Horacio Hugo Corbacho, l’altro sacerdote arrestato, è professore di Teologia ed oriundo di Castelar, Buenos Aires, dove è nato l’ 8 di aprile del 1960. Vive in Mendoza dal 2001. La comunità del collegio lo conosce come “Il Padre Horacio”. In un’antica pubblicazione, l’agenzia cattolica di notizie AICA ha detto di Corbacho “è il primo sacerdote argentino della Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti”, annunciando la prima messa del prete in La Plata. Una curiosità: Corbacho è stato ordinato sacerdote da José María Arancibia, quando era arcivescovo di Mendoza. La cerimonia è stata fatta nell’ Istituto Antonio Próvolo de Luján de Cuyo. Lo stesso nel quale hanno violentato decine di bambini.

    Nell’ Istituto non ci sono ancora voci ufficiali. Si sa che c’è una direttrice incaricata, e che c’è una vera agitazione per l’arresto dei due preti. Inoltre, che qualcuno dei bambini alunni hanno chiesto di prendere contatto con il pubblico ministero.

    Questa storia di orrore, da molti anni, comincia recentemente ad essere conosciuta. Le reti sociali riproducono l’informazione a tutta birra. Di fatto, una lettrice del POST ha raccontato che aveva fatto una denuncia anni fa alla Magistratura 11 di Luján. La donna è madre di un ex alunno del collegio. Ieri, su richiesta di questo giornale, le autorità giudiziarie hanno cercato e trovato il procedimento, iniziato nella Magistratura di Mercedes Moya. La denuncia ha anni.

    Questi giorni saranno intensi per le dichiarazioni ed il movimento giudiziario. Il prete Corradi, il più anziano, sarà trasferito in qualche domicilio privato. Ed il “Padre Horacio” potrebbe essere inviato al carcere, mentre si sommano le testimonianze di quella che è possibile che sia la storia più terribile conosciuta nella Mendoza degli ultimi anni.

    http://www.mendozapost.com/nota/50189-una-argentina-denuncio-que-su-ex-secuestro-a-sus-hijos-en-chile/

  • Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Ravenna, 15 novembre 2016 – Condanna definitiva e carcere inevitabile. In tarda serata i giudici romano della Suprema Corte hanno dichiarato «inammissibile« il ricorso presentato dall’ex sacerdote Giovanni Desio. Per lui la pena resta perciò quella a otto anni e otto mesi di carcere inflittagli in appello a Bologna per avere avuto rapporti sessuali con quattro ragazzinitra i 12 e i 15 anni a lui affidati.

    Desio – 54 anni, nato a Milano ma a lungo residente a Saronno (Varese) e per 13 anni parroco di Casal Borsetti – era stato arrestato nella canonica rivierasca dalla polizia il 5 aprile del 2014 soprattutto sulla scorta di intercettazioni dal contenuto esplicito. Le manette erano piombate quando stava facendo le prove di matrimonio con una giovane coppia.

    Dopo sette mesi in carcere a Forlì, Desio aveva ottenuto i domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali di varia natura. Ma a causa di frizioni interne, quest’anno aveva ottenuto il trasferimento sempre ai domiciliari in una struttura di Barza d’Ispra, in provincia di Varese, che si occupa di anziani. E il suo compito era per lo più di leggere loro il giornale. Il 54enne è ora in attesa che gli notifichino la carcerazione visto che il tipo di reato a lui addebitato non prevede sospensioni all’esecuzione pena.

    Confermate dunque tutte le provvisionali per 420 mila euro assegnate alle parti civili: tre minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’ attiva a Ravenna dal 2003. Ai quattro giovani – oltre che di Ravenna sono delle province di Bergamo e di Treviso – l’ex sacerdote, per il quale il Vaticano da tempo ha provveduto alla dispensa dallo stato clericale, aveva dato in totale 100 mila euro di risarcimenti.

    Desio per la prima volta era salito alla ribalta delle cronache quando nel febbraio 2014 con la sua Bmw X1-18 nuova da 35 mila euro era finito in un canale ed era stato salvato in extremis da due fedeli. Secondo le analisi guidava completamente ebbro d’alcol. E l’inchiesta sul sesso in canonica è figlia di quell’episodio: perché l’allora don aveva usato uno dei profili Facebook dei minori per attaccare i giornalisti con parole di fuoco. Ma le perplessità del padre del ragazzo per quei post erano giunte sui tavoli della polizia. Le intercettazioni avevano fatto il resto. E l’allora don era finito in carcere poco prima di Pasqua, periodo nel quale avrebbe dovuto incontrarsi con uno dei giovani per trascorrere assieme un periodo di vacanza.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/giovanni-desio-1.2682643?wt_mc=fbuser

  • Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Il diavolo nel convento di padre Pio: ‘Così i frati mi hanno molestata sessualmente’

    Una donna che lavorava nel monastero del Santo di Pietrelcina denuncia: «I frati hanno abusato di me». E produce registrazioni e sms pornografici. La procura avvia un’inchiesta

    DI LIRIO ABBATE

    Il sesso si mischia alla violenza e alle ritorsioni nel convento più famoso nel mondo religioso, quello in cui ha vissuto padre Pio a San Giovanni Rotondo. Centinaia di conversazioni telefoniche tracciano la triste storia di alcuni religiosi accusati di avere abusato e molestato una ragazza che lavorava nel convento, come raccontiamo sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno.

    Sono telefonate registrate ed sms a luci rosse scritti dai frati che svelano il lato oscuro di un mondo in cui vivono alcuni di loro, tenuto segreto e nascosto ai fedeli. È il modo con il quale viene sottomessa una povera ragazza attraverso tentativi di violenza sessuale e molestie, pena il licenziamento in caso di rifiuto.

    ESPRESSO+ LEGGI L’INCHIESTA INTREGRALE

    Fatti che si sono svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. Storie incise sui nastri audio o scritte nei messaggi di cui “l’Espresso” ha preso visione. La vittima degli abusi è Anna Verde, oggi ha 40 anni. Ha avuto il coraggio di dire basta ai soprusi e alle molestie, denunciando prima alla polizia di Foggia e poi ai carabinieri della sezione della procura della Repubblica. Le sue accuse, oltre alle registrazioni, non sembrano campate in aria perché sono state confermate davanti agli investigatori anche da tre frati che hanno vissuto, in periodi diversi, nel convento di San Giovanni Rotondo, ed hanno visto e sentito ciò che Anna Verde ha denunciato. Per i tre frati, però, solo per aver parlato delle molestie e difeso Anna, accusando alcuni confratelli, è arrivata la punizione “religiosa”. Sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari da parte dei loro superiori dell’ordine dei frati minori cappuccini. E per questo allontanati dalla sede in cui si trovavano e trasferiti in altre province per un periodo che a loro non è stato comunicato.

    Di fatto sono in esilio, e non possono parlare con estranei. Insomma, i loro superiori li hanno messi in punizione solo perché hanno collaborato e denunciato fatti orribili che si sarebbero verificati fra le mura del convento di padre Pio.

    I frati accusati da Anna, fra le tante telefonate e la valanga di messaggi le scrivevano: «Vorrei essere un neo per trovarmi nei posti più insensati, vorrei essere una crema di bellezza, per massaggiarti, vorrei essere un indumento per stare sempre addosso a te, ma ora vivo solo nell’immaginario e per questo mi accontento!». Ma c’era pure chi si sbilanciava su temi più caldi: «Anna vorrei leccarti (…) per me non è un problema la notte mi (…) pensando la tua (…)».

    La donna per questi fatti ha denunciato un laico che lavora nel convento e alcuni frati, che adesso sono stati trasferiti dalla struttura religiosa. Per il laico, accusato di molestie e violenza sessuale, c’è già un processo che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Foggia, e Anna Verde è costituita parte civile con l’avvocatessa Alessandra Guarini. Per i frati, dopo diverse sollecitazioni fatte dalla difesa della donna alla procura a svolgere indagini, è stato aperto un fascicolo dopo oltre ventiquattro mesi dalla denuncia e in questo caso i pm di Foggia non hanno contestato alcun reato di abuso sessuale, ma solo “maltrattamenti sul luogo di lavoro”. Le molestie denunciate non sono state prese in considerazione.

    Secondo la difesa non sarebbe stato fatto su questo punto alcun approfondimento investigativo. Per i magistrati non ci sono questi reati. Non solo, per i maltrattamenti per i quali i frati sono ancora indagati, la procura chiede l’archiviazione, perché la notizia di reato è infondata. A questa richiesta Anna Verde si è opposta e il gip del tribunale dovrà fissare una nuova udienza per discutere questa scelta della procura.

    Leggi l’inchiesta integrale sull’Espresso in edicola venerdì 10 giugno e online su Espresso+

  • “Prostituzione minorile”: chiuse le indagini su Fumagalli, il parroco di Solza e altri 4 bergamaschi

    “Prostituzione minorile”: chiuse le indagini su Fumagalli, il parroco di Solza e altri 4 bergamaschi

    Non ci sarà alcun patteggiamento con sospensione della pena per i sei indagati bergamaschi accusati di prostituzione minorile: il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiarito la propria posizione e messo in guardia gli avvocati, rispedendo preventivamente al mittente qualsiasi tentativo di patteggiamento che preveda la condizionale. L’unica opportunità di patteggiare per gli indagati, quindi, rimane quella sulla pena da scontare: l’articolo 600 bis del codice penale, comma 2, prevede da 1 a 6 anni di reclusione e multe da 1.500 a 6.000 euro.

    Secondo l’accusa i sei indagati avrebbero incontrato più volte, e dietro una qualche forma di pagamento, quattro ragazzini bergamaschi di 17 anni:l’inchiesta, avviata nell’agosto del 2015 e che ha interessato anche le province di Brescia, Milano, Pavia, Monza e Brianza e Parma, ha svelato il meccanismo con il quale ragazzini e clienti si mettevano in contatto, sfruttando un social network e le chat.

    Per gli indagati, il conduttore televisivo Corrado Fumagalli, il parroco di Solza Diego Rota, il vigile di Boltiere Egidio Bosio, l’allenatore di calcio giovanile di Treviglio Cristian Zilli, l’impiegato di Fiorano Ettore Tucci e l’assicuratore di Bergamo Pierluigi Tucci, ora sembrano profilarsi il rinvio a giudizio o il giudizio immediato: nessuno, assicura l’accusa, avrà trattamenti soft.

    http://www.bergamonews.it/2016/04/27/prostituzione-minorile-chiuse-le-indagini-su-fumagalli-il-parroco-di-solza-e-altri-4-bergamaschi/222126/

  • Francia, nuove norme dei vescovi contro la pedofilia

    Francia, nuove norme dei vescovi contro la pedofilia

    Dopo la bufera sul caso Barbarin la Conferenza episcopale annuncia l’istituzione di uffici diocesani e di un sito internet per il dialogo con le vittime di abusi commessi da sacerdoti, insieme a una commissione indipendente nazionale per la valutazione delle accuse. Impegno anche a riaprire i casi del passato.

    GIORGIO BERNARDELLI

    In una Francia scossa dalle accuse delle vittime al cardinale Philippe Barbarin per i casi dei sacerdoti della diocesi di Lione dal cui passato sono riemerse gravissime accuse di pedofilia, la Conferenza episcopale francese ha varato una serie di nuove misure contro la piaga degli abusi sessuali nei confronti di minori commessi da sacerdoti. Decise dal Consiglio permanente dei vescovi, le nuove iniziative sono state annunciate oggi in una conferenza stampa dal presidente mons. Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia.

    I vescovi francesi premettono di aver espresso già nel 2000 una «condanna assoluta» per gli atti di pedofilia, che se commessi da un sacerdote rappresentano «un doppio tradimento». Sostengono che «oggi queste vicende tragiche riguardano pochi preti, ma che anche un solo episodio è comunque troppo». Chiedono inoltre espressamente ai sacerdoti resisi responsabili di questi atti di «autodenunciarsi all’autorità giudiziaria».

    In questo quadro il Consiglio permanente afferma la «priorità dell’accoglienza e dell’ascolto delle vittime e il suo impegno a collaborare con la giustizia»; e proprio a tradurre meglio in pratica questi obiettivi mirano le nuove decisioni. La più significativa è l’istituzione a livello diocesano – o almeno in ciascuna delle Province ecclesiastiche – di «un luogo dove le vittime possano essere accolte, ascoltate e accompagnate». A questa struttura capillare di centri d’ascolto verrà affiancato un sito internet promosso dalla Conferenza episcopale: dedicato esclusivamente all’accoglienza delle vittime, conterrà tutte le indicazioni sulle realtà da contattare. Fin da subito è stato attivato a questo scopo l’indirizzo mail paroledevictimes@cef.fr.

    Le nuove strutture non si occuperanno solo del presente, ma anche dei casi passati, finiti al centro delle polemiche a Lione. «Nella storia delle diocesi – si legge nella nota dei vescovi francesi – restano situazioni particolari, anche vecchie, sulle quali è necessario fare luce. Ci impegniamo a svolgere quest’opera come lo stiamo facendo nei casi portati a nostra conoscenza, in particolare dalle vittime».

    Seguendo una strada già percorsa da altre conferenze episcopali, viene annunciata poi la costituzione di una Commissione nazionale di esperti indipendenti, presieduta da un laico qualificato e composta da ex magistrati, medici, psicologi, genitori. Suo compito sarà quello di consigliare i vescovi nella valutazione dei casi di preti accusati di aver atti riprovevoli. Questa commissione entrerà in carica entro l’estate 2016.

    Il Consiglio permanente dei vescovi francesi si impegna, infine, a proseguire l’opera di prevenzione della pedofilia tra gli educatori, gli animatori, i preti, gli insegnanti i seminaristi. Anche su questo verrà creato un sito internet ad hoc, insieme a un vademecum per i vescovi su tutte le procedure da seguire.

    Le decisioni annunciate da mons. Pontier sono state accolte con freddezza da La Parole Libérée l’associazione di vittime che da Lione ha fatto riesplodere lo scandalo pedofilia in Francia. «Sono belle dichiarazioni di intenti che abbiamo già sentito altre volte – ha replicato il fondatore Bertrand Virieux -. È appena il minimo sindacale. Ci aspettavamo, piuttosto, misure forti: tolleranza zero anziché un semplice indirizzo mail e dei centri d’ascolto».

    http://www.lastampa.it/2016/04/12/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francia-nuove-norme-dei-vescovi-contro-la-pedofilia-dJ59svB6sMGwZeRzOQ6dTJ/pagina.html

  • Arrestato falso prete  già condannato  per abusi su ragazzini

    Arrestato falso prete già condannato per abusi su ragazzini

    SAN PIETRO VERNOTICO (BRINDISI) – Un falso prete condannato in via definitiva per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori e per sostituzione di persona è stato arrestato dai carabinieri di San Pietro Vernotico (Brindisi). Si tratta di Angelo Chiriatti, leccese di 61 anni, che deve espiare la pena residua di due anni e tre mesi di reclusione. L’uomo si trova ora nel carcere di Brindisi.

    Chiriatti, per alcuni noto come ‘padre Pietro Marià, fingendosi sacerdote abusò di quattro minorenni, tre fratelli e un loro cugino, tutti di età compresa fra 10 e 17 anni. L’uomo venne arrestato nel febbraio 2009 dagli agenti della Squadra Mobile di Bari. Chiriatti si professava sacerdote di rito cattolico, ma sia secondo la curia, sia secondo gli accertamenti della polizia non risultava essere un religioso. Le indagini scattarono in seguito alla segnalazione di un’assistente sociale della provincia di Bari. Chiriatti, durante le vacanze estive, avrebbe accolto nel suo finto oratorio, che si trova tra le province di Bari e Brindisi, diversi minorenni (bambini e ragazzini) dei quali avrebbe abusato.

    Nei suoi confronti risulta nel 2008 una sentenza di condanna passata in giudicato della Corte d’Appello di Lecce per atti di libidine e violenza relativa a fatti avvenuti nell’89.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/729778/Arrestato-falso-prete–gia-condannato.html

  • “Pedofilia”, don Diego angosciato: dopo l’interrogatorio trasferito in comunità

    “Pedofilia”, don Diego angosciato: dopo l’interrogatorio trasferito in comunità

    E’ stato trasferito in una comunità bergamasca don Diego Rota, parroco 45enne di Solza, coinvolto nell’indagine della procura di Brescia, con dodici persone accusate di prostituzione minorile aggravata con adescamento di minori attraverso internet. 

    Dopo l’interrogatorio di lunedì 15 febbraio, il sacerdote ha ottenuto il permesso di scontare gli arresti domiciliari in una comunità religiosa, lontano dalla casa parrocchiale di Solza dove si trovava dal giorno del fermo, mercoledì 10 febbraio.

    Don Rota, difesa dall’avvocato Roberto Bruni, è stato collaborativo e ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci. “Il parroco ha grande angoscia per questa vicenda, sia per sé stesso che per i ragazzini coinvolti”, ha aggiunto il suo legale.

    Oltre al parroco di Solza, i bergamaschi coinvolti sono: un agente di polizia locale in servizio a Boltiere, il 54enne Egidio Bosio, un allenatore di calcio di Treviglio, il 42enne Cristian Zilli, Pierluigi Rossi, 50enne assicuratore di Bergamo, Ettore Tucci, 40 anni di Bergamo, impiegato e volontario del gruppo alpini di Fiorano al Serio e Corrado Fumagalli, 48enne presentatore televisivo, che in passato ha condotto programmi riservati a un pubblico adulto. 

    Nei confronti di Fumagalli non è ancora scattata l’ordinanza di custodia cautelare in quanto il 48enne si trova in vacanza all’estero, in Brasile, da dove dovrebbe rientrare mercoledì.

    Al presentatore vengono contestati rapporti sessuali, avvenuti proprio nella villa del re dell’hard, nella sua sauna in particolare,  con quattro ragazzini tra i 15 e i 17 anni, portati a Pognano dopo un giretto all’Oriocenter. I minorenni lo definivano “il gay famoso” che “pagava bene”, faceva regali come una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter.

    L’inchiesta del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani ha interessato anche le province di Brescia, Milano, Pavia, Monza e Brianza, Parma. Avviata nell’agosto dell’anno scorso dai carabinieri di Brescia e dalla Sezione di polizia giudiziaria, ha consentito di identificare quattro minorenni che avevano avuto rapporti sessuali a pagamento. I ragazzi stabilivano i contatti attraverso social e chat. Secondo gli investigatori, sono stati numerosissimi gli episodi di rapporti consumati a bordo di autovetture in parcheggi di centri commerciali, come quello del cimitero di Bergamo o dell’Iper di Seriate, o in luoghi di intrattenimento e nelle abitazioni di alcuni degli indagati. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche numerosi computer.

    Per tutti gli arrestati l’accusa è prostituzione minorile continuata. Le indagini sono partite dalla denuncia di una madre bresciana, che ha trovato sul cellulare del figlio 16enne alcuni sms sui rapporti sessuali che il giovane consumava con persone maggiorenni. Lo stesso ragazzino ha poi ammesso, e fatto il nome di alcuni amici che come lui avevano intrapreso relazioni con adulti conosciuti in chat.

    Alcuni dei soggetti arrestati avevano anche fornito ad alcuni ragazzini dei telefoni cellulari da utilizzare per scambi di sms erotici. In base alla prestazione, pagavano dai 20 ai 100 euro oltre a fare alle vittime regali di vario genere. In un caso, ad esempio, anche una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter, ma anche biglietti per il parco divertimenti di Gardaland, gelati, cene al McDonald’s.

    Nell’inchiesta figura anche Claudio Tonoli, sieropositivo 56enne,arrestato già nelle scorse settimane dalla Polizia locale di Montichiari perché chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti.

    http://www.bergamonews.it/2016/02/15/pedofilia-don-diego-angosciato-linterrogatorio-trasferito-comunita/215941/

  • “Pedofilia”: arrestato il parroco di Solza

    “Pedofilia”: arrestato il parroco di Solza

    È la stessa Curia di Bergamo a informare di aver ricevuto nella mattinata di mercoledì 10 febbraio notizia di un procedimento giudiziario nei confronti di don Diego Rota, 45 anni, parroco di Solza e di dover quindi nominare un amministratore parrocchiale per garantire il servizio alla comunità dei fedeli di Solza.

    Su Don Rota, che si trova nella casa parrocchiale agli arresti domiciliari, peserebbe la grave accusa, da parte della Procura di Brescia, di adescamento di minori attraverso internet. E il suo arresto rientrerebbe in un’inchiesta avviata dai carabinieri di Brescia che vede coinvolte altre 10 persone, nelle province di Bergamo, Brescia, Monza, Pavia e Parma, tra loro anche un allenatore di calcio e un agente di polizia locale.

    Inchiesta avviata ad agosto 2015 e seguita in primis dal Pm Ambrogio Cassiani: secondo gli inquirenti quattro ragazzini tra i 16 e i 17 anni organizzavano, attraverso un sito social, incontri sessuali a pagamento (con soldi o regali) con  adulti consapevoli della minore età dei ragazzi. I rapporti sessuali avvenivano spesso in auto nei parcheggi dei centri commerciali ma a volte anche nelle abitazioni dei clienti indagati.

    “Le gravi accuse di cui è imputato don Rota – spiega in una nota monsignor Giulio Dellavite – suscitano nel Vescovo e nella nostra comunità diocesana stupore, sgomento e profondo dolore. Desideriamo manifestare la nostra vicinanza a coloro che stanno soffrendo per questa vicenda senza dimenticare nessuno. Siamo consapevoli che situazioni di questo genere creano turbamento in molti e vogliamo con tutto il cuore che la verità e la giustizia si affermino, confidando nell’opera di coloro che sono chiamati a garantirle. Sono molti i motivi che inducono la comunità credente ad una preghiera più intensa, alla quale ci disponiamo in questo momento”.

    Don Diego Rota, dopo l’ordinazione (10 giugno 1995) è stato vicario parrocchiale di Gorle (1995-2002), quindi parroco delle frazioni di San Pietro e San Gallo in San Giovanni Bianco.

    http://www.bergamonews.it/2016/02/10/pedofilia-arrestato-il-parroco-di-solza/215529/

  • Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Otto anni e otto mesi, ovvero due anni in meno rispetto a quelli inflittigli in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. E’ questa la sentenza pronunciata a Bologna nel pomeriggio di venerdì per il processo d’appello nei confronti di Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati, di età tra i 12 e i 15 anni (oltre che di quella di Ravenna, originari anche delle province di Treviso e Bergamo).

    Desio, 53 anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno (Varese) e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia nella canonica della parrocchia di Casal Borsetti, dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura in provincia di Perugia che accoglie preti segnati da problematiche personali.
    Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale. Confermate dai giudici tutte le provvisionali assegnate alle parti civili (fin qui Desio ha dato 100 mila euro ai quattro minorenni, somma però ritenuta non congrua ai danni subiti): due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2015/11/28/condannato-a-8-anni-e-8-mesi-in-appello-per-pedofilia-giovanni-desio-ex-parroco-di-casal-borsetti.html