Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • Pedofilia nella Chiesa portoghese, 300 casi denunciati sono “solo la punta dell’iceberg”

    Pedofilia nella Chiesa portoghese, 300 casi denunciati sono “solo la punta dell’iceberg”

    Ci sono stati “molteplici casi di abuso di bambini” nella Chiesa cattolica portoghese. Negli ultimi tre mesi la Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali contro i bambini, istituita nel 2021 su decisione della Conferenza episcopale della nazione, ha raccolto 290 testimonianze che sarebbero però “solo la punta dell’iceberg” di quanto accaduto. Delle quasi 300 denunce solamente 16 sono arrivate al Pubblico Ministero, poiché tutte le altre sono state commesse più di 20 anni fa e non è più possibile avviare un procedimento legale.

    “Ci sono stati molteplici casi di abusi sessuali su bambini e adolescenti in passato”, ha detto alla conferenza stampa il capo del comitato, lo psichiatra infantile Pedro Strecht, spiegando che gli indizi raccolti fanno pensare a “molte più vittime”. Le accuse di abuso provengono da persone nate tra il 1933 e il 2009. La maggior parte delle presunte vittime sono uomini e alcuni di loro sono stati abusati sessualmente già all’età di due anni. Tra loro ci sono persone con diversi livelli di istruzione, dalla scuola primaria al dottorato, e vivono in tutte le regioni del Paese. Il gruppo di esperti ha anche ricevuto rapporti di emigranti che vivono in Stati dell’Unione europea, nel Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Messico.

    Molti di loro sono ancora giovani, ha sottolineato Ana Nunes de Almeida, sociologa all’Università di Lisbona e membro del comitato, notando che anche se l’abuso può essere accaduto più di 20 anni fa, se la vittima aveva meno di 10 anni, oggi ne ha 30 o meno. Gli abusi sarebbero avvenuti in situazioni come il catechismo, le scuole cattoliche, gli scout, i gruppi giovanili e altri. Secondo Strecht, “tutte le vittime erano in svantaggio fisico ed emotivo di fronte all’abusatore”, perché erano bambini. Per quanto riguarda gli abusatori, “la maggioranza sono direttamente legati alla Chiesa, non sono laici che lavorano per la Chiesa”. Tuttavia, la commissione non avanza ancora un numero di persone coinvolte.

    Per lo psichiatra infantile e membro della commissione ci sono indicazioni di insabbiamento dei casi da parte dei vescovi. Per fare luce sulla vicenda sono state inviate richieste di interrogatorio a 21 vescovi portoghesi, di cui cinque non hanno fornito alcuna risposta. Finora si sono tenuti 11 colloqui, uno è previsto per mercoledì 13 aprile e altri quattro devono ancora essere programmati.

    I membri del comitato hanno sostenuto di aver riscontrato difficoltà nel raggiungere il “Portogallo profondo”. Oltre alle “campagne pubblicitarie” e alle interviste nei giornali o nelle radio locali, sono state inviate lettere personalizzate a tutti i Comuni del Paese, ma con l’eccezione dei consigli più “proattivi” come Lisbona, Porto e Funchal, il livello di risposta è stato “molto basso”, ha detto Nunes de Almeida. La commissione indipendente è stata istituita, su decisione della Conferenza episcopale portoghese, nel novembre 2021 per realizzare uno studio sugli abusi sessuali contro bambini e adolescenti (da 0 a 18 anni di eta’) all’interno della Chiesa cattolica portoghese.

    Il gruppo di esperti è composto da cinque persone provenienti da diverse aree di competenza, più un osservatore esterno, la sua composizione però potrebbe in futuro ampliarsi con altre figure professionali. La commissione, che ha un proprio sito web e una linea telefonica, fa affidamento sulle presunte vittime che si fanno avanti, ma anche sull’accesso ai file storici delle diocesi. Sperano di presentare il rapporto entro la fine di quest’anno.

    https://europa.today.it/attualita/abuso-bambini-chiesa-cattolica.html

  • Prete, artista di fama e pedocriminale: un nuovo vecchio caso scuote la Francia

    Prete, artista di fama e pedocriminale: un nuovo vecchio caso scuote la Francia

    41022 SAINT-ETIENNE-ADISTA. Lo chiamavano “il Picasso della Chiesa”, prete-pittore le cui opere – vetrate, affreschi, quadri – sono diffuse in moltissime chiese della Francia centroorientale, tanto che nel 2020 sono state promosse, durante le Giornate del Patrimonio, su un’applicazione appositamente lanciata dalla Diocesi di Lione. Si chiamava p. Louis Ribes, si firmava RIB, e negli anni ‘70-’80 ha abusato, stando ai dati pervenuti finora, di almeno una cinquantina di bambini. Probabilmente il doppio. Sembra un nuovo “caso Preynat” – il prete che abusò di decine di scout, la cui vicenda causò le dimissioni dell’arcivescovo di Lione card. Philippe Barbarin – anche per via della regione in cui ha agito il prete, deceduto nel 1994, che comprende le tre diocesi di Lione, Saint-Etienne e Grenoble. Il caso, emerso da poco oltralpe, sarà una cartina di tornasole della reale buona volontà della Chiesa francese di affrontare con rigore la questione degli abusi clericali, dopo lo choc del Rapporto Sauvé, che nell’autunno scorso ha rivelato l’esistenza nel Paese transalpino di 216.000 vittime di preti (v. Adista Notizie n. 36/21). Lo scorso 13 gennaio, i tre vescovi delle diocesi coinvolte – che hanno creato per questo caso una unità interdiocesana di coordinamento – hanno emesso un comunicato in cui affermavano che diverse persone si erano rivolte loro denunciando abusi sessuali perpetrati da p. Ribes: inizialmente avevano ricevuto due segnalazioni, una a Grenoble, nel 2016, da parte di Annick Moulin, e una a Lione, da parte della figlia di una vittima, Luc Gemet, nel luglio 2021. Un’altra, a gennaio 2022, è stata presentata a Saint-Etienne. «Lo scorso ottobre abbiamo acquisito la certezza della veracità dei fatti», hanno scritto, esprimendo alle vittime «la loro profonda compassione e la vergogna che un prete abbia commesso tali atti» e annunciando che «per rispetto alle vittime, le opere di p. Ribes saranno progressivamente rimosse e ritirate» dalle chiese. I vescovi inoltre hanno invitato le vittime a farsi avanti, attraverso le unità d’ascolto create nelle diocesi. Ma hanno anche organizzato un incontro pubblico in una sala comunale, il 18 gennaio, nel luogo di origine del prete, il villaggio di Grammond (Loire), alla presenza del vescovo di Saint-Etienne mons. Sylvain Bataille e del sindaco del paese. A quella riunione, cui si sono presentate ben 60 persone, ne sono seguite altre – e altre ne seguiranno – nei dipartimenti interessati: si sono presentate decine di vittime. A oggi, quelle che si sono esposte pubblicamente e che chiedono un risarcimento sono una cinquantina.

    Liberare la parola

    Il 18 gennaio, all’incontro di Grammond (800 abitanti) si conoscevano tutti e così si sono confrontati tra loro. «Tutti sapevano quello che vivevamo, ma nessuno parlava», raccontano i più anziani. «Questa riunione è importante – ha subito detto il vescovo Bataille, promotore dell’incontro –: si parlerà di un prete, pittore apprezzato, che ha abusato di bambini. Sono venuto dunque a liberare la parola». Moderava il dibattito il diacono Jean-Louis Reymondier: «Fare verità talvolta è doloroso», ha esordito. «Ci siamo attivati per sollecitare testimonianze di potenziali vittime nella diocesi e nel Comune. A oggi se ne sono presentate 5». Una voce si è levata dal pubblico: «Solo nel nostro villaggio, potete moltiplicare questa cifra per 10».

    Gli abusi di p. Ribes

    La maggior parte degli abusi di Ribes – mai assegnato a una parrocchia – avveniva nel contesto della sua attività di pittore, usando la sua doppia autorità di sacerdote e artista per attirare i bambini in una trappola. Aggirando la vigilanza degli adulti, li spingeva a spogliarsi per le sue “opere”, sottolineando quanto fossero importanti per la loro realizzazione. Li aggrediva sessualmente, poi li riempiva di regali mettendo la museruola alle loro parole. «Mi faceva posare nudo per le sue opere», racconta Gemet, 58 anni, padre di quattro figli, abusato dagli 8 ai 15 anni a Vienne e oggi uno dei testimoni principali, spinto dalla figlia a denunciare l’accaduto e motivato dal desiderio che suo nipote «non debba più vivere niente del genere»; «Diceva che era amore, l’amore di Dio, usava la religione per sottomettermi». La sua famiglia, molto osservante, aveva conosciuto il prete convalescente dopo un infarto. «Ha usato il pretesto che aveva bisogno di me per fare degli esercizi di respirazione. Bisognava salirgli sopra, sui suoi polmoni perché espirasse, poi deviava verso il sesso: mi baciava sulla bocca, mi imponeva delle fellatio, mi stuprava». Ribes era un manipolatore: «Ero attirato dal lato artistico, era colto. Mi faceva posare nudo, poi mi faceva regali, una batteria, strumenti musicali». «Pensavo di essere solo – confessa Gemet, che poi ha trovato la forza di raccontare la sua storia al settimanale Marianne (17/1) – ma mi rendo conto che c’è stato un numero enorme di vittime, un centinaio come minimo». Ribes era molto noto e ricercato nella regione per la sua pittura di ispirazione cubista, e questo gli rendeva molto facile trovarsi da solo con bambini, che utilizzava come modelli, come conferma anche Annick Moulin: «Faceva degli schizzi – racconta – in camera sua, sul suo letto. Una volta finito il disegno, mi toccava» (Francebleu, 17/1). «Era arte, e in più lui era un artista conosciuto. Era un amico dei miei, che erano a mille miglia dall’immaginare ciò che accadeva». Annick aveva 9 anni. I fatti, ovviamente, sono caduti in prescrizione, e la Chiesa afferma di esserne venuta a conoscenza l’autunno scorso in seguito al Rapporto Sauvé. Ma per Annick, la Chiesa avrebbe potuto rendersene conto già alla morte del prete, quando fra i suoi averi saltò fuori materiale pedopornografico: «C’erano schizzi di bambini nudi, Polaroid, talvolta in pose allusive. Sopra c’erano i nostri nomi! Quando si trovano cose del genere, qualche domanda ce la si pone», afferma Annick suggerendo che all’epoca la cosa sia stata intenzionalmente taciuta, distruggendo i documenti. «È un grande passo ora, che la Chiesa ci riconosca come vittime. Ma io ho deciso di parlare, voglio che queste cose si sappiano. È stato talmente venerato!». Dopo Luc e Annick, in tanti, all’incontro di Grammond, si sono fatti avanti a denunciare «la capacità di presa di quest’uomo, con la sua pittura, la sua aura, le sue conoscenze, i suoi regali… ci ha ingannati tutti», come afferma una donna. «Solo adesso, con l’ondata mediatica che c’è stata, ho preso coscienza che anch’io, avendo posato nuda per lui, sono una vittima». Un’altra confessa: «Oggi sono felice, tutti sanno chi era quest’uomo. Non ho mai detto niente ai miei genitori». Stordito dalle testimonianze il vescovo: «Sono molto addolorato con voi, è spaventoso. Bisogna creare un gruppo di discussione». Luc concorda: «Dobbiamo aiutare le persone a ricostruire la loro vita. Il risarcimento va elargito subito, prima che qualcuno si suicidi».

    Le vittime si organizzano

    In questi pochi mesi, le vittime hanno lanciato un collettivo, con l’obiettivo di scambiarsi informazioni, di sostenersi a vicenda e di andare avanti insieme, per ottenere risarcimento. «È inevitabile, quando si comprende la portata di questa vicenda, che si senta il dovere di unire le forze», afferma la figlia di Luc, Danaï Gemet, membro del collettivo. Queste persone che sono state in silenzio per anni, devono essere consce dell’entità del danno. E poi, quando una vittima passa davanti a un quadro, davanti alle vetrate, è una ferita profonda. Per noi, è davvero una lotta per far togliere queste produzioni. Tutto ciò che potrebbe toccare la commercializzazione delle produzioni di Ribes… c’è stata un’asta, credo, negli anni ’90, la diocesi di Lione ha commercializzato un libro… vogliamo che tutto ciò che può portare soldi sia fermato, e che le persone colpite da questa vicenda non debbano più soffrire».

    La risposta della Chiesa

    L’attività pedocriminale del prete e le denunce delle vittime oggi non possono più restare senza risposte. Le tre diocesi francesi sembrano aver capito di doversi mobilitare su diversi fronti. In primis, l’ascolto delle vittime: «È stata creata un’unità di coordinamento interdiocesana. Alcune carenze in termini di archiviazione o di trasmissione delle informazioni alla gerarchia sono state identificate e sono state messe in atto soluzioni per migliorare la raccolta e il follow-up delle testimonianze delle vittime», affermano i tre vescovi. «Questa dolorosa vicenda ci impegna a continuare il lavoro già iniziato negli ultimi anni, che ha portato in particolare alla creazione di unità di ascolto nelle nostre diocesi (che lavorano sette giorni su sette, 24 ore su 24, ndr), alla pubblicazione del rapporto Ciase e ora all’istituzione dell’INIRR (Autorità Nazionale Indipendente di Riconoscimento e Riparazione, ndr) nonché, a livello locale, a gruppi di discussione». «Per quanto riguarda le richieste di riconoscimento e di riparazione (sostegno, mediazione, eventuale importo del risarcimento, ecc.), ribadiamo – affermano i vescovi – la nostra volontà di accompagnare le vittime delle nostre diocesi nei loro sforzi e ricordiamo che i vescovi di Francia hanno incaricato e finanziato un’Autorità nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione (INIRR), che sarà operativa entro la fine del mese. Speriamo sinceramente che possa aiutare le vittime». Tutte e tre le diocesi hanno fatto inoltre una segnalazione alla Procura della Repubblica, trasmettendo il numero e i nomi delle persone coinvolte. La Procura deciderà poi se procedere a un’indagine o meno. Le ombre sul passato restano, ovviamente: p. Ribes ha certamente beneficiato della complicità di persone che sapevano e hanno taciuto. A questo proposito, i vescovi hanno anche affermato di aver appreso, il 28 gennaio, che nel 1994, alla morte del prete, erano stati ritrovati disegni e schizzi «nel suo appartamento del seminario maggiore di Vienne-Estressin (dove aveva trascorso gli ultimi 26 anni della sua vita, ndr), in seguito bruciati da un prete e da una laica, come riferito alla giustizia. Inoltre, ci possono essere foto, dipinti e schizzi di proprietà privata». Come quelle in possesso di Luc Gemet, che ha deciso di pubblicare su Marianne. Quanto alle opere, sono state quasi tutte collocate in locali diocesani inaccessibili al pubblico. Una, monumentale, è temporaneamente coperta. Discorso più complesso per le vetrate delle chiese nella diocesi di Lione, di proprietà del Comune: sono state inviate lettere agli otto sindaci interessati perché prendano una decisione. «Dal momento che le realizzazioni pittoriche sono frutto di violenza sessuale, non sono opere, non sono arte», è stato affermato.

    E adesso?

    Il timore delle vittime è che dopo l’esplosione iniziale, tutto si sgonfi. Dalla pubblicazione del Rapporto Sauvé certamente qualcosa è cambiato, ma basterà? «Nel nostro caso, le cose sono andate così: la maggior parte delle vittime, 49, ha inviato la propria testimonianza alle tre diocesi interessate e sono state ricevute; altre non vogliono più avere contatti con l’istituzione della Chiesa cattolica», racconta ad Adista il 23 marzo Annick Moulin. «Da parte mia, ci sono andata il 5 febbraio con le mie due sorelle e mio fratello, anche loro vittime, e siamo stati accolti piuttosto bene. Le diocesi ci hanno informato di aver fatto una denuncia al Pubblico Ministero perché i fatti erano stati denunciati nel 1976 ma sono stati taciuti e coperti da persone ancora in vita. Inoltre, un prete e una laica hanno distrutto prove al momento della morte di Ribes». Quanto alla rimozione delle opere, «le diocesi hanno accolto le nostre richieste, ma non ci sono più notizie riguardo alla rimozione delle vetrate». «Abbiamo anche chiesto – ci spiega Annick – di mettere a disposizione un fondo di emergenza per le vittime in sofferenza morale in modo che possano accedere alle cure psicologiche, e ci è stato detto di contattare l’INIRR. Questo organismo però è entrato in funzione alla fine di febbraio e i dossier non saranno trattati per diversi mesi… Dal 19 febbraio, non ci sono più notizie dalle diocesi». L’inquietudine, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora, è tanta: «Domenica 20 marzo è stata una giornata nazionale di preghiera per le vittime della violenza sessuale e degli abusi di potere e di coscienza all’interno della Chiesa. Nessuno di noi è stato contattato dalle tre diocesi». I giorni passano, il silenzio è il peggior nemico, e le vittime non hanno più tempo: «Dalla presentazione del Rapporto Sauvé, nell’istituzione della Chiesa cattolica le cose finora sono cambiate poco», conclude Annick con amarezza.

    https://www.adista.it/articolo/67798

  • Vaticano, sempre più vescovi e cardinali trascinati in tribunale a rispondere dei preti pedofili

    Vaticano, sempre più vescovi e cardinali trascinati in tribunale a rispondere dei preti pedofili

    Città del Vaticano – Sono sempre di più i cardinali, i vescovi e gli arcivescovi chiamati dai tribunali civili in vari paesi a rispondere dei comportamenti dei propri parroci, nelle rispettive diocesi di competenza. Tra pochi giorni in Germania sarà l’arcivescovo Stefan Hesse, titolare della diocesi di Amburgo, a dover comparire davanti al tribunale di Colonia per un caso di abusi sessuali su minori da parte di un parroco. Dovrà deporre in qualità di testimone tuttavia ancora una volta c’è il sospetto che abbia vigilato poco sull’accusato. Il nodo giuridico da sciogliere resta sempre lo stesso, se la responsabilità relativa agli atti criminali di un prete – parte integrante di una organizzazione – possano ricadere in qualche misura anche sulla Chiesa locale o sulla Santa Sede per eventuali insabbiamenti o coperture.

    L’indagine diocesana sugli abusi a Colonia coinvolge il vescovo per un caso relativo agli anni 2010 e 2011. Visto che si presume che sia venuto meno ai suoi doveri non è l’unico alto funzionario diocesano ad essere convocato come testimone. Sarà ascoltato anche l’ex funzionario Günter Assenmacher. E’ la prima volta in Germania che due alti funzionari della Chiesa sono stati ascoltati come testimoni in un procedimento per abusi.

    Il caso dibattuto è piuttosto scabroso. Un prete avrebbe abusato delle tre nipoti minorenni ripetutamente in un arco temporale piuttosto lungo, dal 1993 al 1999. Solo nel 2010 il prete è stato denunciato da una nipote anche se poi avendo ritirato la denuncia la causa civile si è fermata. Il caso è rimasto in silenzio per alcuni anni e solo nel corso di una successiva indagine è rispuntato. Due anni fa il pubblico ministero ha presentato una altra denuncia contro il sacerdote anche perché nel frattempo le vittime erano aumentate. Oltre alle tre nipoti adesso vi sarebbe una altra presunta vittima, molestata nel 2011.

    Nel 2010, quando il caso fu archiviato una prima volta perchè la nipote ritirò la denuncia, la diocesi di Colonia autorizzò il sacerdote a lavorare di nuovo come cappellano in un ospedale. Evidentemente il vescovo ritenne di non dover prendere ulteriori provvedimenti. Adesso il vescovo e i funzionari sono chiamati in causa per negligenza, anche se tutto è da valutare in base alle testimonianze. I giornali tedeschi hanno sottolineato che contrariamente ai suoi doveri di capo del personale, l’arcivescovo Hesse non avrebbe comunicato a Roma il caso. Solo recentemente il funzionario è stato allontanato e l’arcivescovo ha presentato le proprie dimissioni anche se il Papa non le ha ancora accettate. Evidentemente in Vaticano si attende l’esito del processo civile. Un po’ come è accaduto con il caso di Lione del cardinale Barbarin, chiamato in causa da un tribunale per la gestione di un prete pedofilo. Il tribunale civile di Lione ha assolto in appello il cardinale dalla condanna di primo grado per «non aver denunciato» padre Bernard Preynat della sua diocesi.

    Negli Stati Uniti, invece, tra qualche settimana (3 marzo 2022) verrà giudicato l’ex cardinale Theodore McCarrick, dovrà rispondere di tre capi di imputazione per avere aggredito sessualmente un minore. Il Papa lo ha cacciato dal collegio cardinalizio e lo ha dimesso dallo stato clericale solo tre anni fa, dopo una enorme pressione della opinione pubblica americana e solo dopo aver preso visione delle accuse relative ai minori anche se sul suo conto – già dai tempi di Papa Ratzinger – circolavano voci moralmente imbarazzanti sulla sua omosessualità, visto che si portava a letto giovani seminaristi ed era notorio che da loro si faceva chiamare “Zio Ted”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_germania_cardinale_tribunale_usa_vescovo_papa_francesco_vittime_processo-6434547.html

  • Caso Orlandi, ascoltato in Procura a Roma ex pm Capaldo

    Caso Orlandi, ascoltato in Procura a Roma ex pm Capaldo

    Roma, 20 dic. (askanews) – L’ex pubblico ministero e magistrato in pensione, Giancarlo Capaldo, è stato sentito dagli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito di un procedimento avviato dopo la richiesta di informazioni da parte del Csm riguardo un esposto presentato dal legale dei familiari di Emanuela Orlandi.

    L’atto dell’avvocato Laura Sgrò ha come oggetto – spiega lo stesso Palazzo dei Marescialli nell’atto di trasmissione a piazzale Clodio – la ‘Richiesta di accertamenti sulla condotta dei magistrati della Procura di Roma con riferimento ai colloqui intercorsi con il Vaticano per il rinvenimento del corpo di Emanuela Orlandi”.

    Nel scorse settimane, Capaldo, durante la presentazione del suo ultimo romanzo ‘La ragazza scomparsa’, in cui si evoca il caso Orlandi, e poi successivamente, in una intervista televisiva al programma ‘Atlantide’ di Andrea Purgatori, ha raccontato che quando era titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Emanuela ha incontrato due rappresentanti di Oltretevere. La riunione – secondo sempre le sue parole – lo fece ritenere che possibile ritrovare il corpo della ragazza scomparsa e risolvere così, una volta per tutte, il contenzioso con la Città Santa rispetto alla sepoltura a Sant’Apollinare dell’ex boss della Magliana, Enrico ‘Renatino’ De Pedis.

    Capaldo, da parte sua, non voleva la riapertura del feretro. Inoltre non firmò la richiesta di archiviazione dell’indagine. Adesso il fascicolo aperto dai pm della Capitale è senza ipotesi di reato ed indagati, secondo il ‘modello 45’. Capaldo è stato ascoltato come persona informata sui fatti. Oggi pomeriggio l’atto istruttorio è durato poco più di un’ora.

    https://www.askanews.it/cronaca/2021/12/20/caso-orlandi-ascoltato-in-procura-a-roma-ex-pm-capaldo-pn_20211220_00176/

  • Don Spagnesi e quei soldi sottratti per la droga. Trentuno fedeli lo denunciano

    Don Spagnesi e quei soldi sottratti per la droga. Trentuno fedeli lo denunciano

    Prato, 3 novembre 2021 – Sono 31 le denunce – fra le accuse di truffa e quelle di appropriazione indebita – che sono arrivate in Procura e sono indicate nell’imputazione per la quale Federico Febbo e Costanza Malerba, i legali di don Francesco Spagnesi, l’ex parroco della Castellina, hanno chiesto alla stessa Procura di patteggiare una condanna a 3 anni e 8 mesi. A carico di don Spagnesi restano in piedi i reati legati alla droga (importazione e cessione di sostanza stupefacente) e quelli di truffa ai danni dei parrocchiani e di appropriazione indebita verso la parrocchia e la Misericordia.

    All’inizio i parrocchiani pronti a denunciare erano una manciata, solo 5 o 6. Poi con il passare delle settimane il loro numero è lievitato. Evidentemente dopo lo choc dei primi giorni, le persone che in buona fede avevano effettuato donazioni per accogliere la richiesta di don Spagnesi di aiutare alcune famiglie in difficoltà, hanno preso coraggio e si sono decise a seguire le orme di chi le aveva precedute.

    Quei soldi in realtà, come ammesso poi dallo stesso sacerdote, servivano per acquistare la droga dopo che la Diocesi gli aveva tolto il potere di firma a cui era legata l’amministrazione dei beni parrocchiali. L’ex parroco è stato invece sollevato dall’accusa di tentate lesioni gravi relative alla sua sieropositività e alla possibilità che avesse potuto infettare qualcuno dei partecipanti ai festini a luci rosse organizzati nella casa in cui l’ex parroco della Castellina conviveva con il compagno Alessio Regina. Entrambi erano finiti agli arresti domiciliari e per tutti e due la revoca della misura cautelare è arrivata in contemporanea.

    A dare il via libera è stato il pubblico ministero Lorenzo Gestri sia per la richiesta di patteggiamento di don Francesco sia per quella a 3 anni e 2 mesi presentata dall’avvocato Antonio Bertei, legale di Regina. Entrambi gli indagati si trovavano agli arresti domiciliari con le accuse di importazione e cessione di droga alle persone che frequentavano i festini a luci rosse organizzati nella casa della coppia. Il prossimo passaggio di una storia che ha segnato duramente la città ed il quartiere della Castellina, è fissato per il 7 dicembre, quando il gup Leonardo Chesi si dovrà pronunciare sulla congruità o meno della pena su cui accusa e difesa hanno trovato un primo accordo.

    Se anche il gup darà il proprio via libera, non si terrà alcun processo pubblico e potranno essere applicate misure alternative (sotto i 4 anni non è prevista la reclusione) per la pena, quale ad esempio l’affidamento terapeutico. Intanto don Spagnesi, dopo la revoca degli arresti domiciliari, ha lasciato il luogo protetto in cui viveva e si è trasferito in una casa di famiglia, mentre porta avanti il percorso di disintossicazione.
  • Processo al sacerdote Raúl Sidders accusato di aver abusato di una giovane donna a La Plata

    Processo al sacerdote Raúl Sidders accusato di aver abusato di una giovane donna a La Plata

    Il sacerdote Raúl Anatoly Sidders , perseguito per il presunto abuso sessuale di una giovane donna in una scuola di La Plata, deve portare la sua difesa sull’istanza del dibattito orale. Il giudice delle garanzie Agustín Crispo ha accolto la richiesta dell’accusa e ha sollevato il fascicolo per il dibattito pubblico. Il provvedimento non è fermo poiché la difesa, guidata dall’avvocato Marcelo Peña , ha un termine per impugnare la delibera e portarne l’assoluzione davanti alla Camera Penale di La Plata.

    Sidders è perseguito per “abuso sessuale gravemente oltraggioso per la sua durata nel tempo e le circostanze della sua realizzazione doppiamente qualificate per essere un grave danno alla salute mentale della vittima e per essere l’esecutore ministro di un culto religioso, in reale competizione con la corruzione dei minori qualificati per essere la vittima di età inferiore ai tredici anni” .

    Il pm Álvaro Garganta ha accertato che gli abusi sono stati commessi tra il 2004 e il 2008, eventi che hanno causato “gravi danni alla salute mentale” del minore che frequentava la scuola San Vicente de Paul .

    Nella sua dichiarazione investigativa, Sidders ha affermato di ” non conoscere ” la vittima, ha negato tutte le accuse e ha chiesto un  esame di salute mentale  per lei.

    Secondo il file, il sacerdote ha abusato del denunciante, che ora ha 27 anni,  come pubblicato da questo media il 20 agosto 2020 . Il giorno dopo la presentazione giudiziaria,  il vescovado di Iguazú ha difeso Sidders  e ha affermato che la denuncia si basa su ” fake news “, cioè notizie false. Lo stesso giorno, la curia di La Plata ha rilasciato una dichiarazione indirizzata ai fedeli della comunità arcidiocesana e l’arcivescovo  Víctor Manuel Fernández ha  chiesto che Sidders non abbia contatti con minori mentre è indagato .

    Il sacerdote 60enne, nella sua indagine, ha dichiarato di avere problemi di salute e di aver subito due infarti, per i quali è stato posizionato uno stent coronarico; Hai una malattia permanente nell’esofago, che non consente al tuo corpo di assorbire la vitamina B-12, il che porta a problemi cognitivi se non ricevi i farmaci adeguati. Ha anche notato che è “ipertensivo”.

    Secondo il mandato di cattura, il sacerdote ha abusato della ragazzina di 11 anni  «che gli ha fatto infilare le mani nelle tasche della tonaca e sentire il pene eretto, situazioni avvenute nel cortile dell’istituto e durante le ricreazioni, che hanno causato gravi danni alla salute psichica della ragazza” .

    “Inoltre, e nelle consuete occasioni in cui riceveva il sacramento della confessione, corrompeva la minorenne attraverso spiegazioni del tutto personali su come masturbarsi, fare sesso orale e avere rapporti sessuali con accesso carnale con il suo fidanzato”, ha detto il pubblico ministero nella sua lettera.

    La donna che ha sporto denuncia ha detto che il prete ha iniziato a molestarla all’età di 11 anni.

    “In inverno, davanti a tutti, mi ha fatto mettere le mani nelle tasche della sua tonaca perché diceva che avevo le mani fredde, e mi ha fatto sentire la sua erezione”, ha raccontato la giovane a Prensa Obrera.

    Ha detto che il prete, durante la confessione, «mi ha chiesto se sapevo masturbarmi e come ho detto di no, mi ha spiegato con le dita, senza toccarmi, come farlo. Mi ha suggerito di farlo pensando a lui e che nella prossima confessione digli come mi sentivo» .

    https://www.0221.com.ar/nota/2021-9-27-7-50-0-juicio-oral-para-el-cura-raul-sidders-acusado-de-abusar-de-una-joven-en-la-plata?
  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

  • Abusi sessuali ai danni di un minorenne, indagato un sacerdote

    Abusi sessuali ai danni di un minorenne, indagato un sacerdote

    LECCE – Un sacerdote residente in un comune del Nord Salento è finito sul registro degli indagati con l’accusa di aver molestato uno dei ragazzini che frequentava la sua parrocchia. Le molestie sarebbero avvenute in casa dell’uomo un paio di anni fa e, il malcapitato le avrebbe riferite ai genitori che si sono poi rivolti alla magistratura.

    Il caso è finito all’attenzione sia della Procura per i minorenni (sotto la guida della procuratrice Simona Filoni) che di quella ordinaria, nell’inchiesta di cui è titolare il pubblico ministero Luigi Mastronianni.

    Le accuse messe nero su bianco nella denuncia, sporta dall’avvocato Mario Fazzini per conto della madre e del padre del ragazzo, oggi quindicenne, sono state confermate da quest’ultimo durante l’incidente probatorio che si è tenuto tre giorni fa nel tribunale per i minorenni di Lecce, davanti al giudice per le indagini preliminari Marcello Rizzo.

    Le sue dichiarazioni, rispetto alle quali vige il massimo riserbo, se ritenute attendibili dagli esperti, saranno utilizzate come prova in un eventuale processo.

    Ma gli accertamenti sono in corso e sono finalizzati ad appurare se è vero che l’uomo, approfittando del suo ruolo e della fiducia della presunta vittima, in una circostanza l’avesse portata in casa sua e qui ne avrebbe in qualche modo abusato.

    A difendere il parroco ci stanno pensando gli avvocati Giuseppe e Giulia Bonsegna.

    https://www.lecceprima.it/cronaca/abusi-sessuali-ai-danni-di-minorenne-indagato-prete.html?fbclid=IwAR3d8zh1ewCqp9FBZdddPCF55T-LUywHVY8RinnlnGVSr0zm2cuzSC-noQI

  • Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo cattolico argentino Gustavo Zanchetta sarà processato a ottobre con l’accusa di abusi sessuali.

    La procura della provincia argentina di Salta ha annunciato il 6 agosto che il processo si sarebbe svolto dal 12 al 15 ottobre.

    Zanchetta ha ricevuto un incarico in Vaticano da Papa Francesco dopo le sue dimissioni da vescovo di Orán, nel nord-ovest dell’Argentina, nel 2017.

    Il vescovo 57enne è accusato di semplice abuso sessuale, aggravato dall’essere stato commesso da un ministro del culto ufficialmente riconosciuto, nei confronti di due uomini identificati solo dalle loro iniziali, GGFL e CM

    Zanchetta ha negato le accuse.

    “L’ex vescovo [di Orán] è stato convocato sotto pena di legge e si prevede che almeno 39 testimoni depongano durante l’udienza”, ha detto l’ufficio del pubblico ministero.

    Papa Francesco ha nominato Zanchetta vescovo di Orán il 23 luglio 2013, in una delle sue prime nomine episcopali nella sua terra natale, l’Argentina.

    Dopo aver rassegnato le dimissioni da capo della diocesi di Orán per “motivi di salute” all’età di 53 anni, Zanchetta è stato nominato assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede (APSA) appositamente creato.

    L’APSA sovrintende alle proprietà immobiliari del Vaticano e ad altri beni sovrani.

    I media argentini hanno riferito che Zanchetta è stato accusato per la prima volta di comportamento sessualmente inappropriato già nel 2015, due anni prima del suo arrivo in Vaticano.

    Ma il Vaticano ha ripetutamente negato di essere a conoscenza di accuse di abusi sessuali contro Zanchetta prima della sua nomina nel dicembre 2017 all’APSA.

    Secondo un rapporto di El Tribuno, un giornale della provincia di Salta, uno dei segretari di Zanchetta ha allertato le autorità dopo aver scoperto immagini sessualmente esplicite inviate e ricevute sul cellulare di Zanchetta nel 2015.

    La denuncia affermava che alcune delle immagini raffiguravano “giovani” che facevano sesso, oltre a immagini oscene dello stesso Zanchetta.

    Papa Francesco ha convocato Zanchetta a Roma per cinque giorni nell’ottobre 2015. Il vescovo ha affermato che il suo telefono e il suo computer erano stati hackerati e che le accuse erano motivate da rancore nei confronti del papa. Il papa ha accettato la spiegazione del vescovo secondo cui il suo cellulare era stato hackerato.

    Il papa ha difeso la sua decisione su Zanchetta in un’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki pubblicata nel maggio 2019 da Vatican News. Disse di aver continuamente cercato di chiarire le accuse contro Zanchetta.

    Dopo che Zanchetta è stato accusato in relazione alle sue azioni contro due uomini nel luglio 2019, l’Unità per la criminalità economica di Orán ha fatto irruzione negli uffici della cancelleria nel novembre 2019. Il raid è stato effettuato per indagare sulla presunta frode di Zanchetta contro lo stato, secondo il quotidiano locale El Oranense. .

    Oltre alle accuse di cattiva gestione dei fondi della Chiesa donati dai fedeli nella diocesi, i registri pubblici mostrano che Zanchetta ha ricevuto più di un milione di pesos argentini (circa $ 10.500) dalla provincia di Salta per restaurare una canonica e per conferenze in un seminario, che presumibilmente non ha mai avuto posto.

    Papa Francesco ha difeso la sua nomina di Zanchetta all’Apsa nella sua intervista a Valentina Alazraki. Ha detto che, sebbene l’approccio del vescovo alla gestione economica di Orán sia stato “disordinato”, la “visione è buona”.

    Il vescovo accusato è stato sospeso dal suo ruolo di assessore all’APSA nel corso di un’indagine canonica, annunciata nel gennaio 2019.

    Nel giugno 2020, il Vaticano ha confermato che Zanchetta era tornato a lavorare all’Apsa pur “rimanendo a disposizione delle autorità giudiziarie argentine”.

    Una fonte che lavora all’Apsa ha detto alla Cna a giugno che il vescovo argentino aveva terminato il suo servizio presso la banca centrale di riserva vaticana.

    Bishop Zanchetta faces trial on sexual abuse charges in October

  • ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    Francesco Zanardi – Ho accettato ieri presso il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Savona la remissione di querela dietro la quale il Tribunale di Enna mi aveva notificato una condanna per direttissima (cioè senza neppure sentirmi) condannandomi per diffamazione.

    Una condanna incomprensibile persino per lo staff legale dell’associazione che presiedo, Rete L’ABUSO, il quale non solo non ravvisava alcuna diffamazione, ma solo una più che legittima presa di posizione in difesa un nostro assistito, che vedeva la stessa Procura della Repubblica di Enna, scivolare sulla competenza territoriale sia dal Pubblico Ministero che dal GIP che la convalidò.

    Mi rifiuto – per ora – di entrare nel merito di quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, che malgrado le palesi ammissioni di aver insabbiato il caso, tutte agli atti, vede il vescovo Rosario Gisana persino parte lesa.

    Continua a breve…