Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ratisbona

  • “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    Francesco Zanardi è come un fiume in piena. Forse deve esserlo per forza, visto il silenzio che lo circonda. In molte parti del mondo, il tema degli “abusi sessuali da parte del clero” domina la cronaca della Chiesa cattolica. Non così in Italia. Se non fosse per la Rete l’abuso, si potrebbe pensare che in Italia questi reati non esistano. “Rete L’Abuso” è il nome dell’associazione fondata da Zanardi una decina di anni fa con sede a Savona, in Liguria. È l’unica organizzazione nel Paese a rappresentare le vittime del clero.

    “C’è un silenzio assoluto su questo argomento in Italia”, dice Zanardi, 51 anni. È stato violentato per la prima volta da un prete all’età di undici anni, per un totale di quattro anni. Zanardi ha detto al telefono di aver avuto consapevolezza del suo trauma solo all’età di 40 anni. “Poi ho iniziato a prendermi cura di me stesso e a cercare giustizia”.

    Ha denunciato il suo carnefice, che gli aveva fatto violenza nel gruppo di giovani cattolici nella località balneare ligure di Spotorno e durante le trasferte al campeggio. Ma quando Zanardi ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica, i reati erano prescritti. “In quel momento ho capito che dovevo attivarmi e contribuire a garantire che cose del genere non si ripetessero più”.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno documentato i casi di 360 sacerdoti

    La Rete l’abuso esiste dunque ormai da oltre dieci anni. Il successo dell’organizzazione è notevole. Tuttavia, l’elaborazione in Italia è ancora agli inizi.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno finora documentato i casi di 360 sacerdoti che sono stati condannati per abusi o che sono stati oggetto di procedimenti penali negli ultimi 15 anni. Sul sito web dell’organizzazione sono elencati su una mappa dell’Italia alla voce “diocesi non sicure“. I contrassegni rossi stanno per gli autori condannati in via definitiva, gialli per procedimenti in corso o insabbiati. I luoghi in cui i molestatori sono stati trasferiti in Italia dall’estero sono contrassegnati in nero; il blu segna le 21 strutture della Chiesa di terapia per i preti perpetratori. La pratica del trasferimento dei colpevoli condannati e la speranza che la terapia possa porre fine alle loro tendenze pedofile hanno caratterizzato l’azione della Chiesa in Italia fino ad oggi.

    Zanardi spiega perché la questione viene affrontata con il disinteresse della stampa locale. Tra l’altro va aggiunto anche il groviglio di Chiesa, Stato e società in Italia, che è profondamente cattolica. Quando Francesco, a febbraio, è stato ospite di un talk show televisivo italiano, prima volta per un papa, il conduttore gli ha reso omaggio, ma non ha posto una sola domanda sulla più urgente di tutte le questioni ecclesiali, gli abusi. “I maggiori media italiani sono un porto sicuro per il Vaticano”, ha scritto il New York Times.

    Nessuna diocesi italiana ha ancora commissionato rapporti investigativi

    La Chiesa gode anche di alcuni privilegi giuridici. Ad esempio, con i Patti Lateranensi, che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, si è convenuto che la Procura della Repubblica informasse le diocesi delle indagini sui preti. “Quindi si devono presentare tutte le prove quando si denuncia, dice Zanardi, altrimenti viene tutto insabbiato.

    Nessuna diocesi italiana ha commissionato rapporti investigativi come quelli recentemente realizzati in Germania. I risultati sarebbero probabilmente drammatici: Zanardi presume che dal 1950 ci siano state fino a un milione di vittime di abusi. Questa stima si basa su un confronto: in Francia, secondo il rapporto di una commissione incaricata dalla stessa Chiesa, si contano 330.000 minori abusati, di cui 216.000 vittime di sacerdoti e 114.000 di laici. Mentre in Francia ci sono 21.000 sacerdoti, in Italia ce ne sono circa due volte e mezzo, con circa 52.000 sacerdoti.

    La vittima Zanardi chiede una commissione parlamentare d’inchiesta

    Secondo una ricerca, circa il 4 per cento di tutti i sacerdoti sono abusatori. “Si riflette in tutto il mondo, con una certa oscillazione, il fatto che negli ultimi 80 anni ci sono state denunce di abusi contro il 3-5% dei sacerdoti diocesani”, afferma padre Hans Zollner, gesuita nato a Ratisbona, a capo dell’Istituto di Antropologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Se si prendono come base le cifre della Francia e le si moltiplicano per un fattore pari a 2,5, si ottengono 825.000 vittime. “Un numero preoccupante”, dice Zanardi.

    Zanardi chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta perché ha poche speranze nell’attività dei vescovi italiani. Nemmeno la metà di tutte le diocesi ha centri di ascolto per le vittime, che comprensibilmente diffidano del clero.

    Il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha escluso rapporti investigativi come quelli di Germania, Francia o Stati Uniti. “Non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”, ha detto.

    https://www.augsburger-allgemeine.de/

  • La vittima di pedofilia: “Ratzinger dice bugie, coprì il mio stupratore”

    La vittima di pedofilia: “Ratzinger dice bugie, coprì il mio stupratore”

    La vittima di pedofilia Wilfried Fesselman aveva 11 anni quando fu abusato nella parrocchia di Sant’Andrea di Essen dal pastore Peter Hullemann. Fesselman, ha portato la sua testimonianza sugli abusi nella Chiesa tedesca in un’intervista a Repubblica, dove dichiara che Ratzinger avrebbe detto una bugia perché sapeva il vero motivo del trasferimento del suo stupratore da Essen a Monaco. La città nel 1980 apparteneva proprio alla diocesi di Joseph Ratzinger.

    Poi prosegue ribadendo il concetto secondo il quale “quando un prete viene trasferito, il vescovo viene informato del motivo”. Per l’uomo, vittima di pedofilia, anche le dimissioni di Ratzinger nel 2013 sono legate alle prime indagini sui casi di pedofilia nella Chiesa tedesca denunciati nel 2010 a Ratisbona.

    La testimonianza della vittima di pedofilia

    La vittima di pedofilia Wilfried Fesselman non crede alla lettera di Ratzinger nella quale il Papa emerito ammette la sua grandissima colpa e chiede perdono. Per l’uomo il perdono dimostrerebbe che “quello dei pedofili nella Chiesa è un sistema. È dal 2006 che denuncio il mio caso, e nel 2010 scrissi una lettera a Ratzinger, che allora era Papa. Almeno servì a mandare in pensione il prete pedofilo che mi aveva molestato. Quanto alle parole di Ratzinger sul protocollo, posso solo dire questo: quando un prete viene trasferito, il vescovo viene ovviamente informato del motivo”.

    Per la vittima di pedofilia Papa Francesco dovrebbe intervenire cacciando alcuni dei preti tedeschi, oltre al fatto che i crimini dovrebbero essere condannati dai tribunali civili, e la Chiesa non dovrebbe ricevere soldi dallo Stato:

    Il cardinale Marx, tanto per cominciare. Anche lui sapeva del trasferimento del prete pedofilo. E pensi che quando mandai le mie prime mail di denuncia, nel 2006 e 2008, a un pastore di Monaco che le girò alla diocesi, mi ritrovai la procura di Traunstein a casa. Sostenevano stessi ricattando la Chiesa.

    I preti pedofili che commettono crimini debbano essere condannati dai tribunali civili. Tutta la storia che io avevo denunciato nella mia lettera al Papa è del 2010 e la Chiesa, nel frattempo, non ha fatto nulla. Per me che lo Stato tedesco dia 460 milioni ogni anno alla Chiesa, in queste condizioni, è come dare soldi a un’organizzazione criminale.

    Poi conclude con un’accusa nei confronti del cardinale Ackermann che insabbiò la sua vicenda:

    l criminologo Christian Pfeiffer aveva già cominciato a indagare sulla pedofilia a Ratisbona, dove peraltro insegnava il fratello di Ratzinger, Georg. E in quegli anni, a Monaco, vide un dossier sul pastore Peter H, il prete pedofilo che mi ha molestato. Ma alcune pagine erano state strappate.

    E il cardinale Ackermann gli offrì una grossa somma di denaro per tenere la bocca chiusa. Me l’ha raccontato Pfeiffer stesso. Poco dopo Ratzinger si dimise.

    https://www.ildigitale.it/vittima-di-pedofilia-ratzinger-copri-stupratore/

  • Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Qualcuno rassicuri il Vaticano, vada a suonare al loro citofono spiegando che il ddl Zan – che loro vedono come fumo negli occhi – non aggrava le pene per il reato di atti sessuali con minorenni, che continuerà a essere punito dal Codice penale, come loro sanno bene.

    Qualcuno dica al Vaticano anche che ci vuole un bel coraggio nel ritenersi degni di giudicare la libertà sessuale degli altri provenendo da un club che ha una sessualità taciuta e castrata per dogma, tra l’altro con evidenti mancanze di rispetto delle regole.

    Qualcuno dica al Vaticano che ogni volta che si sentono voci provenire da lì che dicono qualcosa sui bambini, sulla pedofilia e sull’omosessualità non si riesce proprio a prenderli sul serio, senza pensare per un momento a questi ultimi 20 anni in cui i casi (e stiamo parlando solo di quelli che sono venuti a galla) si sono moltiplicati e hanno disegnato perfettamente la poca etica e la poca credibilità di chi oggi vorrebbe fare la parte del moralizzatore.

    Si ricordi la bancarotta delle arcidiocesi di Portland, di Tucson e di Spokane dovuta alle richieste di risarcimenti. Ricordategli il vescovo John Magee e monsignor James Moriarty, vescovo di Kildare e Leighlin, che si dimisero dopo i numeri spaventosi di abusi in Irlanda.

    E poi la Germania, con gli abusi nel coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona. Oppure le stime dell’arcivescovo Silvano Tommasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, che in una dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dichiarò che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Solo per citare alcuni episodi.

    Ci vuole credibilità per affrontare certi temi e il Vaticano, peggio per loro, proprio non ne ha. Se domani davvero volessero fare sul serio “contro l’omosessualità” da quelle parti ci sarebbero parecchi posti vacanti. Altro che Concordato.

    https://www.tpi.it/opinioni/vaticano-contro-ddl-zan-ma-dimentica-reati-sessuali-preti-20210622799253/

  • Germania, operazione trasparenza degli ordini religiosi che ammettono l’esistenza di 1.412 vittime di abusi

    Germania, operazione trasparenza degli ordini religiosi che ammettono l’esistenza di 1.412 vittime di abusi

    Città del Vaticano – L’operazione trasparenza sulla dolorosa piaga degli abusi sessuali commessi da religiosi su minori, in Germania, sta andando avanti e stavolta ha portato alla divulgazione di una vasta ricerca pubblicata dalla diocesi di Bonn e resa pubblica dalla agenzia cattolica KNA. Secondo questo studio almeno 654 membri di 392 ordini religiosi hanno commesso abusi. Una mossa all’insegna della trasparenza iniziata diversi anni fa con l’obiettivo di recuperare credito presso l’opinione pubblica tedesca.

    Una operazione simile in Italia sarebbe semplicemente impensabile vista la trasparenza quasi inesistente a livello diocesano. Al momento non si conoscono nemmeno i numeri complessivi dei sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici nell’arco degli ultimi vent’anni. Le vittime italiane – raggruppate nell’associazione Rete l’Abuso – non smettono di sottolineare la scarsa limpidezza della Chiesa italiana nell’affrontare il fenomeno con l’opinione pubblica.

    La ricerca diffusa in Germania ha conteggiato 1.412 tra bambini e adolescenti vittime di abusi sessuali, secondo i risultati del sondaggio effettuato su 392 ordini. Una operazione del genere non era mai stata tentata prima.

    L’80 per cento (1.131) delle vittime sono maschi e circa il 20 per cento (281) femmine. La presidente della Conferenza tedesca dei superiori cattolici (DOK), Katharina Kluitmann, ha dichiarato che i numeri non sono precisi, perchè vi sarebbe un numero non calcolabile di casi non denunciati. La suora francescana ha aggiunto che le vittime hanno sofferto tantissimo per il modo in cui sono state trattate dai responsabili degli ordini religiosi, spesso per non fare scoppiare scandali. «Ce ne rammarichiamo profondamente e riconosciamo ancora una volta il nostro fallimento», ha detto.

    L’anno scorso il questionario è stato inviato ai responsabili degli ordini religiosi. Hanno risposto al sondaggio 291 ordini su 392. In alcuni casi si tratta di episodi lontani nel tempo, tanto che l’80% delle persone accusate di abusi nel frattempo sono morte. Oltre ai 654 religiosi colpevoli di abusi ci sono anche 58 membri del personale ad essere stati accusati.

    Negli anni passati la Conferenza episcopale tedesca ha condotto una analoga ricerca su tutte le diocesi tedesche esaminando 38.156 fascicoli e raggruppando informazioni su 3.677 vittime e 1.670 ecclesiastici accusati nel periodo tra il 1946 e il 2014.

    L’associazione delle vittime “Eckiger Tisch” ha criticato l’indagine, sostenendo che la maggior parte degli ordini religiosi si è rifiutata di accettare la responsabilità per troppo tempo. A parlare è stato il portavoce, Matthias Katsch che ha lanciato un appello affinchè tutti i registri vengano messi a disposizione dei procuratori. A suo parere alle vittime non dovrebbe essere negato un adeguato risarcimento. Ma sui risarcimenti non c’è accordo. Gli ordini religiosi hanno fatto sapere che avrebbero di bisogno di un sostegno finanziario. I vescovi in primavera hanno iniziato a riflettere su risarcimenti che vanno da 5.000 auro ai 50.000 euro.

    La diocesi di Ratisbona recentemente ha aumentato i risarcimenti per le vittime di abusi e maltrattamenti fisici. Da luglio 2020, le vittime di violenza sessuale possono ricevere fino a 50.000 euro e le vittime di gravi violenze fisiche fino a 12.500 euro. Il pagamento riguarda anche le persone che in passato hanno ricevuto dalla diocesi importi di risarcimento inferiori.

    «Sono consapevole che anche il riconoscimento più alto non compensa l’ingiustizia subita e che la sofferenza non scompare», ha detto il vescovo Rudolf Voderholzer.
    L’aumento dei versamenti è frutto di una decisione presa dalla Conferenza episcopale tedesca a marzo. Essa intende raggiungere le persone che, in quanto minorenni, sono state vittime di abusi o violenze da parte del clero o dei dipendenti della Chiesa, ma non sono più in grado di far valere in tribunale le loro richieste di risarcimento danni o di indennizzo perché è scaduto il termine di prescrizione.
    La diocesi di Ratisbona ha già erogato oltre quattro milioni di euro tra il 2010 e il 2019.
    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_abusi_preti_religiosi_vaticano_cei_italia_papa_francesco_risarcimenti_sondaggio_vittime-5425509.html

  • Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Il fratello maggiore del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, scomparso oggi all’età di 96 anni nella sua Baviera, fu coinvolto pochi anni fa in una indagine relativa alle violenze (maltrattamenti e abusi sessuali) subite dai ragazzi del coro del quale egli era stato direttore a Regensburg (Ratisbona).Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994.

    Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall’avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”.

    Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l’inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, monsignor Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose ma che ciò non lo aveva indotto a pensare di dover intervenire. Anche il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex vescovo di Regensburg ed ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato accusato dal rapporto per la debolezza “strategica, organizzativa e comunicativa” con cui lo scandalo era stato affrontato sino ad allora.In una intervista a Vatican Insider di alcuni anni fa il giornalista del Tagespost Juergen Liminski precisava: “Le dichiarazioni delle vittime di abuso e violenza al coro dei Domspatzen descrivono generalmente Ratzinger come un direttore di coro appassionato ed esigente. Umanamente giusto e ben disposto nei confronti dei bambini. Altri lo interpretano come irascibile con tratti collerici.

    Di fatto molti ex Domspatzen adorano il loro ex ‘capo’ e sino ad oggi curano i contatti personali con lui. Nel rapporto finale dell’avvocato Ulrich Weber gli ex alunni vengono citati tra l’altro così: ‘Ho conosciuto il signor R. come un uomo sinceramente giusto, corretto e comprensivo, nei confronti del quale ancora oggi nutro rispetto’, oppure ‘egli ricorda R. come autoritario. Una circostanza che però non ha fatto male, ma è piaciuta’. Ma anche: ‘Era duro, faceva pressione, era irascibile e la mano gli partiva con forza’. In una intervista del 2012 monsignor Georg Ratzinger si rammaricava di aver dato degli schiaffi. Il rapporto traccia una chiara differenza tra le brutali punizioni corporali che a volte hanno dovuto subire gli studenti e soprattutto quelli della scuola materna e il comportamento di Georg Ratzinger.

    Fino al 1983 in Baviera vigeva il cosiddetto diritto di castigo che consentiva agli insegnanti di somministrare punizioni corporali. Come dice l’avvocato Weber: ‘Lo stesso R. ha fatto ricorso alle punizioni corporali con lo stile educativo allora invalso. Egli sottolineava tuttavia di essersi attenuto strettissimamente al divieto legislativo di castigo introdotto dal 1980. E sebbene il numero di denunce delle vittime dal 1980 diminuisca chiaramente, va però constatato sulla base dei dati raccolti che la violenza corporale almeno in alcuni casi fu utilizzata anche dopo’”.Inoltre, “crimini di abusi sessuali che si sono verificati tra i Domspatzen erano conosciuti dal direttore del coro Ratzinger nella misura in cui sono venuti alla luce e sono stati giudicati. Il rapporto non vede alcun motivo per parlare di copertura.

    Gli studenti tuttavia hanno riferito più e più volte del crimine delle lesioni corporali che hanno subito come studenti. Il rapporto arriva alla conclusione che monsignor Ratzinger non ha preso abbastanza sul serio queste informazioni e non ha reagito con la necessaria urgenza. Il fatto che il coro dei Domspatzen fosse fortemente orientato ai risultati è stato un fattore che ha contribuito a non prendere le informazioni che venivano dai bambini con la necessaria attenzione. L’avvocato Weber scrive nel suo rapporto finale questa sintesi: ‘Nel complesso si può affermare che il direttore di coro R. in molti casi ha utilizzato forme di violenza fisica e psicologica’ ciononostante si nota che al contrario di numerosi altri accusati che molte vittime apprezzavano la generale umanità di R. e per questo in numerosi casi nonostante la violenza ne hanno addirittura ricordi positivi’”

    https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/il-coro-delle-voci-bianche-ombre-sul-fratello-ratzinger/

  • Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger, fratello del Papa emerito Benedetto XVI, è morto a 96 anni.

    Georg Ratzinger, come il fratello Joseph, venne ordinato sacerdote il 29 giugno del 1951 nel Duomo di Frisinga.

    Il Papa emerito gli aveva fatto visita due settimane fa, il 18 giugno, proprio per dargli il suo addio.

    Muoiono con lui i segreti sui 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/07/19/germania-abusi-su-547-ragazzi-del-coro-cattolico-di-ratisbona/

  • Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Mentre in Vaticano si prepara il summit sugli abusi sessuali che inizierà il 21 febbraio, il Venerdì ha cercato le vittime che accusano la Chiesa. A cominciare dagli ex bambini del coro di Ratisbona, in Germania, dove nell’arco di settant’anni, dal 1945 al 2015, si è consumato il più grande scandalo della Chiesa tedesca, con oltre cinquecento casi di violenze documentati. «Tuttora c’è chi mi chiama traditore e ricevo lettere di insulti» ha raccontato a Tonia Mastrobuoni Udo Kaiser, entrato nel coro a sei anni, nel 1956, e oggi in prima fila nel denunciare gli abusi. Adesso nella scuola la musica è cambiata e il maestro del coro Roland Büchner si schiera con le vittime: «Per fortuna hanno avuto coraggio e hanno insistito finché la verità non è emersa». Ma altrove non è andata nello stesso modo. E, come racconta dall’Argentina Paolo Galassi, c’è chi reclama ancora giustizia. Julieta Añazco, che nel Paese di Bergoglio guida la rete dei sopravvissuti agli abusi ecclesiastici, accusa la Chiesa di screditare le vittime e di fare di tutto per evitare che si svolgano i processi e mette i guardia la curia: «Se il Papa un giorno tornerà in Argentina, non staremo in silenzio».

    E in Italia? Un rapporto della rete L’Abuso ha censito 140 casi di religiosi condannati dai tribunali civili. «Ma le diocesi sono tante e poche hanno affrontato la quesione pedofilia con sistematicità» ha detto Hans Zollner, membro della Commissione vaticana contro gli abusi. Oggi però, scrive Andrea Gualtieri, la Chiesa prova a rompere il silenzio. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna incaricato dal Papa di stilare le nuove direttive per le diocesi, anticipa che i vescovi non potranno più attenersi alle sole leggi del diritto canonico, ma dovranno rivolgersi alle forze di polizia: «Non possiamo cadere ancora nell’errore dell’insabbiamento». Poi, naturalmente, ci sono gli innocenti, i sacerdoti accusati ingiustamente, e Filippo Di Giacomo si chiede: «I vescovi convocati a Roma sapranno escogitare un sistema che ricordi ai giustizieri, con o senza tonaca, l’esistenza della presunzione di innocenza?».

    https://www.repubblica.it/venerdi/2019/02/14/news/liberaci_dal_male-219109513/?ref=RHPPBT-BO-I0-C4-P12-S1.4-T1

  • Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Giovedì mattina arrivano i vertici della Conferenza episcopale americana. Il cardinale di Washington Donald Wuerl, accusato, pronto alle dimissioni

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il cardinale Donald Wuerl torna a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana, pronto a rimettere il suo mandato di arcivescovo di Washington. Non si tratta di un effetto del “rapporto Viganò”, ma l’esito del lavoro dell’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro in cui Wuerl è stato pesantemente criticato per la gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh.

    Wuerl è stato ricevuto già due settimane fa dal Papa Francesco in forma privata e senza che dell’incontro fosse data notizia dalla Sala Stampa vaticana. A Wuerl, che aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice, Francesco ha chiesto di tornare nella capitale americana e di confrontarsi con i preti della sua diocesi, cosa che è avvenuta nel weekend del Labor Day. Ieri sera il cardinale ha reso noto una sua lettera in cui annuncia il ritorno a Roma ed è chiaro ormai che è sul punto di lasciare l’incarico (da cui pure era formalmente già dimissionario da due anni).

    La decisione di Wuerl è contemporanea alla venuta in Vaticano del vertice della Conferenza episcopale americana, capitanata dal cardinale Daniel Di Nardo, che sarà ricevuta dal Papa giovedì mattina. Di Nardo chiesto udienza a Francesco subito dopo il Rapporto Shapiro, ma ha anche reclamato pubblicamente, in un comunicato, l’apertura di una seria inchiesta sulle accuse lanciate dall’ex Nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò sul caso di Theodore McCarrick .

    “Chiarimenti” sono stati annunciati lunedì scorso dalla Santa Sede, nel primo dei tre giorni di riunione del C9, il cosiddetto Consiglio della Corona del pontefice. Ma l’ultima iniziativa del Papa contro la pedofilia è arrivata al termine del vertice, ai cui lavori non hanno partecipato i cardinali Pell (implicato in due processi in Australia per presunti abusi su minori che avrebbe personalmente commesso) e Errazuriz (ex arcivescovo di Santiago del Cile che potrebbe essere anche lui rinviato a giudizio, in questo caso per copertura degli abusi).

    Un’iniziativa senza precedenti. A Roma tra il 21 e il 24 febbraio 2019 sono convocati i vertici di tutte le Conferenze episcopali del mondo, per discutere come risolvere “una volta per tutte” gli scandali di pedofilia, come riportato domani sulla Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro nel testo dell’incontro “privato” del Papa con i gesuiti irlandesi.

    La macchia si espande, dopo aver toccato Australia, Cile, Irlanda, Stati Uniti torna anche in Germania. Sono 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi nel Paese tra il 1946 e il 2014, secondo i dati di uno studio indipendente commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca che verrà presentato il prossimo 25 settembre all’Assemblea episcopale di Fulda e anticipato oggi dallo Spiegel e dalla Zeit. Gli abusi riguardano quindi il 4,4 per cento dei chierici tedeschi in questo lasso di tempo. Avviato nel 2014, questo studio è stato condotto da oltre tre anni da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen ed ha esaminato 38.156 dossier che 27 diocesi hanno consegnato ai ricercatori. Solo 122 autori di abusi sono stati assicurati alla giustizia civile. 1023 assalitori hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a 10 abusi, 96 sono veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. 969 dei minori abusati erano chierichetti.

    In Germania lo scandalo abusi scoppiò nel 2010, in seguito alle denunce del direttore del liceo Canisius di Berlino, il gesuita Klaus Mertes (che anni fa definì la crisi “l’11 settembre della Chiesa tedesca”, termine poi ripreso ieri dall’arcivescovo Georg Ganswein, segretario di Papa Benedetto XVI). Nell’estate del 2017 un rapporto rivelò che 547 bambini erano stati vittima di maltrattamenti, violenze fisiche o anche sessuali dal 1945 al 1992 a Regensburg (Ratisbona), città dove il fratello di Ratzinger ha servito come direttore del coro. Ora arrivano i dati ufficiali a livello di tutta la Germania. È la prima volta che una Conferenza episcopale commissiona uno studio sugli abusi sessuali avvenuti a livello nazionale.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/12/dati-sconvolgenti-sulla-pedofilia-anche-dalla-germania-il-papa-convoca-un-comitato-di-crisi_a_23525175/

  • LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    di Marco Marzano

    Vaticano – Il report del governo Usa conferma che gli abusi ci sono ovunque nella Chiesa e vengono sempre coperti. Ma il Papa, anche nella sua lettera ai fedeli, continua a trattare le molestie come un problema spirituale invece che penale

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in sei diocesi di quello Stato americano è un catalogo di orrori a danno di minorenni, ripetuti nel tempo e aggravati dal riguardare un’intera organizzazione: quella di cui facevano parte sia gli abusatori che i loro complici, tutti coloro che li hanno aiutati a sottrarsi alla giustizia.

    Il documento somiglia agli altri analoghi prodotti in tutti i luoghi in cui si sia tentato di far luce sui delitti sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ovunque si indaghi, a Boston come a Ratisbona, in Australia come in Irlanda, si scopre lo stesso marciume. Come si legge nelle prime righe del rapporto: “Sapevamo che queste storie accadevano qui e là. Ora conosciamo la verità e sappiamo che accadeva dappertutto”.

    Quel che colpisce in questo caso sono le dimensioni del lavoro investigativo, le centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati (che le diocesi sono state costrette a consegnare) esaminate con cura, le testimonianze raccolte e il fatto che i sacerdoti coinvolti siano più di 300, le vittime identificate sono almeno un migliaio, anche se tutto fa ritenere che, come si legge nel rapporto, siano in realtà tante di più, che di molti crimini si siano perse le tracce o che tante vittime abbiano deciso di non rivelare quel che hanno subito. Molti degli abusati sono maschi di tutte le età, ma non mancano anche le bambine. Tutti costoro hanno subito violenze sessuali di ogni genere da parte di abusatori più o meno seriali. Le loro storie vengono ricostruite nel rapporto con meticolosa precisione.

    E tuttavia quel che impressiona di più è la descrizione del comportamento dei responsabili delle diocesi, dei vescovi. Nel report si legge che, malgrado qualche piccola differenza di stile, in tutte le diocesi prevaleva un codice di comportamento standardizzato. Grazie anche alla collaborazione di alcuni agenti del FBI esso è stato finalmente portato alla luce. Il codice consiste di sette norme: a) far sempre uso di eufemismi nel descrivere i crimini, non parlare mai di “stupro”, ma di “condotta inappropriata”; b) non far condurre indagini approfondite da personale qualificato e preferire ad esse le testimonianze degli amici e dei colleghi del carnefice; c) al fine di fornire un’apparenza di integrità, inviare il prete abusatore presso un centro di trattamento psichiatrico nel quale venga però considerata valida esclusivamente la sua versione dei fatti; d) se si rivelasse proprio necessario rimuovere un prete dal proprio incarico, non precisare mai le cause e parlare di “malattia” o “esaurimento nervoso”; e) anche se un prete è uno stupratore, continuare a fornirgli il pieno sostentamento, ignorando il fatto che possa continuare a stuprare; f) se si viene a sapere che un prete è un abusatore, trasferirlo ad un’altra parrocchia dove nessuno lo conosca; g) non riferire nulla polizia, non denunciare mai.

    Il “codice” è stato applicato ovunque e ha comportato la sistematica sordità alla sofferenza delle vittime, la costante protezione dei carnefici e soprattutto, almeno fino a qualche tempo fa, la tutela della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. Il fatto che oggi ne venga rivelata l’esistenza testimonia che la società civile, insieme alla stampa e alle istituzioni pubbliche americane, non sono più disposte a tollerare le implicazioni criminali dell’operato della Chiesa Cattolica. Gli autori del report fanno mostra di un cauto ottimismo. E tuttavia la malattia non è certo estinta (nel report ci sono casi molto recenti), deve rimanere alta la pressione sulla Chiesa affinché essa non torni ai vecchi vizi si sa che quasi sempre (le vittime hanno bisogno di tempo per far emergere il ricordo delle violenze subite), vanno introdotti cambiamenti nella legislazione degli Stati al fine di rendere più facile individuare e perseguire i preti autori di violenze sui minori.

    Soprattutto sarebbe necessario che venissero avviate in tutto il mondo iniziative giudiziarie come questa della Pennsylvania, così come sarebbe vitale che al stampa facesse quel che ha fatto il Boston Globe nel caso Spotlight, il vero avvio della lotta ai crimini sessuali della Chiesa cattolica americana. Sarebbe anche necessario che da Roma giungessero segnali meno ambigui e reticenti. Da questo punto di vista, la recente “lettera al popolo di Dio” di papa Francesco è inadeguata. E lo è in particolare laddove si concentra su una lettura degli abusi come difetto spirituale e sull’esercizio della preghiera e del digiuno come principale pratica riparatoria. Ma preghiera e digiuno sono proprio i farmaci più di frequente somministrati nel passato da vescovi e pastori ai loro confratelli colpevoli di aver compiuto qualche azione esecrabile nei confronti di un minore. Quell’atto, una molestia o addirittura una violenza carnale ai danni di un bambino, veniva interpretata precisamente come una mancanza spirituale, come un peccato, un’offesa a Dio, che richiedeva, come riparazione, preghiera e digiuno. Due pratiche compatibili con il segreto attorno al reato, con la protezione del chierico peccatore dalle grinfie della giustizia civile e con l’indifferenza verso la sofferenza della vittima.

    Da vertici della Chiesa davvero interessati a combattere il fenomeno e a cambiare verso ci aspetteremmo tutt’altro. Ci attenderemmo, in luogo di una generica richiesta di perdono, un invito solenne rivolto a tutte le vittime del mondo di reati commessi da membri del clero a presentarsi dinanzi alle autorità ecclesiastiche e a quelle civili per denunziare i loro carnefici. O un ordine tassativo rivolto ai vescovi di tutto il pianeta a fare ciò che quelli della Pennsylvania sono stati costretti a fare: aprire i loro archivi, rendere pubblici i documenti che attestano le responsabilità che tantissimi dirigenti della Chiesa hanno avuto nel coprire, aiutare, sostenere gli autori di crimini sessuali.

    Infine, ci attenderemmo l’indizione di un sinodo straordinario dedicato al tema del ministero sacerdotale, nel corso del quale potesse essere indagata, con l’ausilio di scienziati e ricercatori esperti nel campo, l’analisi della relazione tra la formazione seminariale, il celibato obbligatorio, il profilo sacrale del sacerdozio, da un lato e la commissione di reati sessuali sui minori e la protezione di casta accordata al clero dai dirigenti ecclesiastici dall’altra. Si tratterebbe di un passaggio doloroso, ma di un epocale momento di parresia, nel quale la Chiesa potrebbe davvero iniziare una stagione nuova, rifondando su basi nuove i propri rapporti con la comunità dei fedeli e con la società civile. Sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario e di ben diverso dai balbettii di scuse che si sentono pronunciare in questi giorni di fronte ai racconti dell’orrore che giungono dalla Pennsylvania.

  • Pedofilia, un papa dalla memoria corta

    Pedofilia, un papa dalla memoria corta

    Il primo settembre è scaduto il termine entro cui la Santa Sede doveva presentare all’Onu le prove a conferma del rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma non l’ha fatto. Zanardi: Sarebbe questa la «tolleranza zero» di cui parla tanto Bergoglio?

    di Federico Tulli

    a Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». Molto probabilmente solo i lettori abituali di Left ricorderanno queste parole e chi le scrisse. Erano i primi giorni di febbraio del 2014 e la notizia passò sugli altri media italiani come una meteora. Si tratta di uno dei passaggi più significativi del durissimo atto di accusa delle Nazioni unite contro la Chiesa di Roma per le sue colpevoli ambiguità e mancanze nella lotta contro la pedofilia, oltre che per le calcolate complicità dei gerarchi vaticani con i preti pedofili responsabili di migliaia di crimini compiuti in tutto il mondo. Il Rapporto conclusivo, che si può consultare sul sito dell’Unhcr (la sezione Diritti umani delle Nazioni unite), venne elaborato in virtù della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori, in quanto persone, e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio. Gli investigatori di Ginevra, sulla base di solide prove e testimonianze, dissero chiaro e tondo agli emissari di papa Francesco che nel periodo preso in esame, tra il 1994 e l’inizio del 2014, la Santa Sede non aveva fatto praticamente nulla di concreto per evitare che dei bambini venissero stuprati da educatori, confessori, insegnanti, catechisti, seminaristi etc. in tonaca. Non solo. Ogni tre-cinque anni è previsto un “tagliando” per fare il punto ed eventualmente concordare nuove strategie di prevenzione e contrasto del crimine.

    Ma la Santa Sede, dopo un primo report presentato il 2 marzo 1994 (con 18 mesi di ritardo rispetto al dovuto: 1 settembre 1992), non aveva fatto pervenire più nulla a Ginevra. Fino a quando, appunto – sulla base delle denunce di alcune associazioni internazionali che si occupano dei diritti dei “sopravvissuti” (così si definiscono le vittime ancora vive, della pedofilia clericale) – nell’estate del 2013 non è stata la stessa Commissione a sollecitare papa Francesco affinché producesse le prove per scagionare la Chiesa da pesantissime accuse di negligenza e complicità. In pratica, né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI avevano ritenuto di dover rispettare l’impegno (né di preoccuparsi più di tanto per l’incolumità dei minori che frequentavano ambienti gestiti da religiosi). Non un rigo arrivò nella sede Onu della Commissione dopo lo scandalo di Boston del 2002 quando il team Spotlight di giornalisti del Boston Globe riuscì a scardinare con le sue inchieste il sistema di potere che dal cardinale Bernard Law in giù era tutto teso a “sacrificare” l’incolumità psicofisica delle vittime dei preti pedofili, pur di tutelare poltrone, ricchezze e privilegi. La storia è nota. Come dei veri e propri serial killer, decine di preti pedofili si aggiravano per la diocesi guidata dal potente cardinale, tra l’altro uno dei possibili candidati alla successione di Wojtyla. Tutti nella Chiesa di Boston erano al corrente, ma l’unica “tutela” adottata consisteva nel trasferire da una parrocchia all’altra i sacerdoti “problematici” non appena lo scandalo rischiava di diventare di dominio pubblico. E nemmeno una riga Joseph Ratzinger fece pervenire dopo gli scandali emersi tra il 2009 e il 2010 in tutto il mondo, dall’Europa all’Australia al Sud America, fino ad entrargli praticamente in casa con la vicenda delle violenze sulle voci bianche del coro di Ratisbona diretto da suo fratello Georg. Bergoglio dunque, seppur non spontaneamente, un Rapporto lo ha presentato ed in questo non si può dire che non si sia differenziato dai suoi due illustri predecessori. Veniamo al dunque, perché stiamo raccontando tutto questo?

    «Poco più di un mese dopo aver incassato le accuse dell’Onu per colpe non sue, il gesuita argentino avrebbe festeggiato un anno sul trono di Pietro. Sin dalle prime ore del suo insediamento aveva pubblicamente messo in cima alla sua agenda “politica” lo sradicamento della pedofilia dalla Chiesa cattolica. Questo è stato il mantra, scandito regolarmente con proclami di “tolleranza zero”, che ha caratterizzato almeno a parole il suo pontificato. Prontamente rilanciato ed esaltato dalla stampa italiana che acriticamente propone i suoi proclami senza andare mai a verificare se le parole corrispondano ai fatti. In relazione alla Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza quali sono i fatti? Non si sa. Entro il primo settembre scorso, la Santa Sede – di cui Bergoglio è il capo – avrebbe dovuto presentare un nuovo Report con le indicazioni di tutti i progressi e le misure adottate nel rispetto delle indicazioni della Convenzione. Ebbene, a tutt’oggi – 24 ottobre 2017 – al momento di andare in stampa non risulta che la Relazione sia stata consegnata. Nemmeno sul sito delle Nazioni unite ce n’è traccia. Che dire? Lo chiediamo a Francesco Zanardi, appena confermato alla presidenza dell’associazione Rete L’abuso: «Questa inerzia e questo silenzio non deve sorprendere. Ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare la pedofilia a fronte di una accattivante campagna mediatica che non si traduce mai in fatti concreti. Una “truffa” dietro cui si celano nuove violenze, all’insegna della “tolleranza” per i violentatori e “zero” interesse per le vittime e per la prevenzione».

    28 ottobre 2017 LEFT 51