Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ratisbona

  • Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    L-M.- Sono almeno 547 i bambini che abusati, ma potrebbero essere addirittura 700.

    E’ quanto emerge sugli orrori perpetrati sui minori che frequentavano il coro di Ratisbona, eppure c’è chi pur di difendere il fratello del papa Emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, non esita a scagliarsi contro le piccole vittime.

    Si tratta dell’integralista ultracattolico Mario Adinolfi che accusa i ragazzini di non aver taciuto le violenze subite.

    Il leader del Popolo della Famiglia è arrivato a pubblicare su Facebook.

    “A scuola mi capitò di prendere qualche schiaffo. Li prese pure mia sorella. Per otto anni sono stato formato in una scuola cattolica tra il 1982 e il 1990 Era una scuola molto dura e nei decenni precedenti lo era stata ancora di più. La formazione che garantiva era di assoluta eccellenza, ma si doveva studiare come matti e i prof erano severissimi. Tre sezioni di medie diventavano una sola sezione di liceo, dove partimmo in 36 nel 1986 e arrivammo all’esame di maturità in 16, 7 dei quali si diplomarono con il massimo dei voti.

    Qualcuno potrebbe ricordare quegli anni come “un inferno’ e sono certo che un magistrato solerte del 2017 troverebbe centinaia di ragazzi “vittime di violenze” tra quelli passati in mezzo secolo nella mia scuola. A Ratisbona hanno fatto questo gioco. Gioco sporco e anche un po vile, per macchiare la Chiesa e indirettamente Papa Benedetto XVI. Devono vergognarsi”.

    Inumana ferocia e atroci violenze ricondotte a metodi e percorsi educativi.

    Forse l’etica di Adinolfi non gli permette di individuare i gravissimi reati penali che hanno segnato per sempre centinaia e centinaia di bambini.

    Adinolfi scade nel negazionismo più abbietto, provando a negare che siano mai stati commessi reati sessuali.

    C’è da auspicare l’intervento dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali, che possano interessarsi sui metodi educativi di un padre che condivide percorsi fondati sulla violenza fisica e sul terrore psicologico, sistematicamente esercitati dai preti del duomo di Ratisbona.

    http://www.articolotre.com/2017/07/coro-di-ratisbona-mario-adinolfi-attacca-i-bambini-stuprati-vergognatevi/

  • Perché la gerarchia della chiesa cattolica rende difficile punire i prelati colpevoli di abusi sessuali

    Perché la gerarchia della chiesa cattolica rende difficile punire i prelati colpevoli di abusi sessuali

    Il cardinale George Pell, tra i maggiori consiglieri di Papa Francesco, è tornato alla sua nativa Australia il 10 luglio per affrontare delle accuse relative ad abusi sessuali a suo carico. Non sono stati resi noti né i termini delle accuse né i denunciatori, mentre il cardinale continua ad affermare che si tratta di un “attentato alla reputazione”. Il suo caso sarà dibattuto dalla corte australiana.

    Non è la prima volta che la chiesa cattolica è stata coinvolta in accuse di abusi sessuali. (l’ultimo caso è scoppiato proprio in questi giorni e riguarda presuntiabusi compiuti sui bambini del coro di Ratisbona, diretto dal fratello dell’ex papa Ratninger ndr.)

    Anche se alcune riforme nella chiesa cattolica degli Stati Uniti hanno reso obbligatorio ai sacerdoti di riferire i casi di abuso sessuale, nel resto del mondo c’è ancora molto lavoro da fare.

    Dal mio punto di vista di studioso della religione cattolica, una delle sfide da vincere per affrontare il problema è la stessa gerarchia ecclesiastica. È ancora difficile far sì che gli alti prelati si assumano responsabilità, sia per i misfatti compiuti da loro sottoposti che per quelli a carico di loro stessi.

    La struttura della chiesa

    Al vertice della gerarchia della chiesa cattolica c’è il Papa. È considerato il successore dell’apostolo Pietro, al quale Cristo disse: “Sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia chiesa”. Per i cattolici il Papa è la grande “pietra” che garantisce alla chiesa fondamenta salde. Il Papa parla in modo infallibile, “senza errore” dal punto di vista della dottrina. Non è però infallibile quando si tratta di decidere qualcosa di personale, come ad esempio da chi ottenere consigli.

    Al di sotto del papa ci sono i vescovi, che lo servono come i 12 apostoli originari seguirono Gesù.
    Ci sono anche i cardinali, designati dal papa: solo loro possono designare il suo successore. I cardinali governano inoltre la chiesa durante la vacanza tra un papa e l’altro. I cardinali sono un livello superiore a quello dei vescovi, quindi non tutti i vescovi sono cardinali. Tutti i cardinali sono oggi vescovi, anche se in passato ci sono state delle eccezioni. George Pell è sia vescovo sia cardinale, oltre ad essere al terzo posto nella gerarchia vaticana.
    La struttura gerarchica della chiesa cattolica assomiglia a quella militare, con i suoi alti livelli di controllo sulla sua amministrazione. Nella percezione propria del mondo cattolico, la “chiesa” non è però solo un ente burocratico, ma anche una sacra istituzione voluta da Dio.

    I preti e l’obbedienza

    I preti occupano il più basso livello della gerarchia. Quando sono ordinati, offrono ai loro superiori i voti di castità, povertà e obbedienza. Normalmente i preti sono soggetti all’autorità del vescovo locale, la cui area amministrativa è chiamata “diocesi”.
    Mentre in molte nazioni i sacerdoti sono obbligati sia dalla legge ecclesiastica sia da quella civile a denunciare gli abusi sessuali alle commissioni ecclesiastiche e alle autorità giudiziarie, c’è ancora una cultura del diniego e dell’omertà che impedisce alle accuse di essere pienamente investigate. Un documento vaticano del 1962 istruiva i vescovi a mantenere il più stretto segreto nei casi di abusi sessuali, e di considerare l’abuso sessuale, o “istigazione” come una faccenda interna alla chiesa, e non un reato da riferire alle autorità locali.
    Malgrado Papa Francesco abbia nominato una commissione con il compito di analizzare i problemi e promuovere la soluzione dei casi arretrati, non ha ancora stabilito un protocollo per gestire le accuse di abuso sessuale nella totalità della chiesa cattolica. Ha però indicato delle linee guida per rimuovere dalla loro carica i vescovi che si siano rivelati “negligenti” nel segnalare casi di abuso. Nonostante ciò, vari commentatori sostengono che questi provvedimenti non siano sufficienti.

    L’abuso sessuale è ignorato

    C’è una lunga storia di protezione dei maggiori leader cattolici dalle accuse loro rivolte di abuso sessuale, e questo è un fatto.
    Quando nel 1995 alcune indagini portarono alla luce che il cardinale austriaco Hans Hermann Groer aveva molestato monaci e scolari, questi abusi sessuali furono minimizzati come “ragazzate” dal vescovo Kurt Krenn. Così come fu rivelato che le vittime avessero ricevuto denaro in cambio del loro silenzio. Le accuse di abusi sessuali a carico del cardinale Groer furono poi confermate.
    Un altro caso, i cui fatti risalgono alla fine degli anni Quaranta, rivelò come Marcial Maciel, il fondatore dell’ordine religioso dei Legionari di Cristo, fosse un molestatore sessuale seriale. Quando furono per la prima volta sollevate le accuse contro Maciel, Giovanni Paolo II le ignorò. Joseph Ratzinger, confidente di Giovanni Paolo II e suo successore, osservò: “Nessuno può mettere sotto processo un amico così intimo del papa”. Anche se Maciel fu infine punito (con la pena della rinuncia a ogni ministero pubblico l’imposizione di una vita riservata di preghiera e di penitenza ndr.) all’elezione di Ratzinger come Papa Benedetto XIV, Maciel evitò di essere incriminato fino alla sua morte, avvenuta nel 2008.
    Negli Stati Uniti il cardinale Bernard Law, che durante il suo mandato dal 1984 al 2004 protesse prelati colpevoli di abuso nell’arcidiocesi di Boston, scampò a sua volta alle azioni legali. Law fu addirittura promosso a capo di una delle chiese più famose del mondo cattolico, Santa Maria Maggiore a Roma.

    Segnalazioni scomode

    In tutti questi casi, la struttura gerarchica della chiesa non ha favorito che questi alti esponenti del clero fossero consegnati alla giustizia. Quando ai propri superiori si deve la massima obbedienza, la soglia da superare per agire contro questi ultimi è molto alta. I superiori possono, allo stesso modo, proteggere i prelati di grado minore colpevoli di abuso.
    Nella chiesa cattolica, la presunzione di integrità va di pari passo con i livelli più alti della gerarchia. È spesso difficile credere che un vescovo possa commettere o coprire un crimine così terribile come lo stupro o l’abuso sessuale. Inoltre, dato che la chiesa cattolica è un’istituzione divina necessaria alla salvezza, ci sarà quindi anche chi proteggerà ad ogni costo la sua reputazione.
    C’è però stato un giro di boa. Il momento chiave che ha portato alle dimissioni del cardinal Law è stata una lettera, firmata da 58 preti, che chiedeva appunto le sue dimissioni.

    Un momento decisivo: l’incriminazione di Pell

    Il compendio della confessione cattolica, “Il Catechismo della Chiesa Cattolica” osserva che la “santità” della chiesa è “reale”, ma allo stesso tempo “imperfetta.” In altre parole, la chiesa è composta da esseri umani, con i loro limiti. Da questo punto di vista il problema non è certo la gerarchia in sé, ma il modo in cui i suoi superiori abusano del potere.

    Benché i cattolici siano consapevoli della “umanità” della chiesa, le accuse al cardinal Pell sono state traumatiche per i molti cattolici che si aspettavano integrità dai propri leader.

    Il caso del cardinal Pell è un ulteriore esempio di come la chiesa cattolica stia lottando per affrontare l’abuso sessuale nelle sue stesse fila. La sua accusa segna un punto importante, perché si tratta del più alto esponente della gerarchia ecclesiastica coinvolto in accuse penali.

    Indipendentemente da come la vicenda si concludeà, credo che la statura internazionale del cardinal Pell possa aiutare, in quanto esempio decisivo, a sviluppare da parte della chiesa cattolica nella sua accezione più globale un approccio coerente all’abuso sessuale.

    *Professore associato di Religione, College of the Holy Cross, Worcester, Massachusetts (Usa).

    Questo articolo è tradotto da The Conversation. Per leggerlo in lingua originale vai qui

    https://it.businessinsider.com/perche-la-gerarchia-della-chiesa-cattolica-rende-difficile-punire-i-prelati-colpevoli-di-abusi-sessuali/?refresh_ce

  • Perché tanti preti sono pedofili?

    Perché tanti preti sono pedofili?

    Abbiamo tutti appreso dalle cronache che tra il 1945 e gli inizi degli anni ‘90 sono almeno 547 i bambini abusati nel coro del Duomo di Ratisbona, il più antico coro di voci bianche del mondo, diretto per trent’anni dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

    A fornire il dato sconcertante è stato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sull’ennesimo scandalo che pone seri dubbi sull’attendibilità morale delle autorità religiose. In un documento, egli afferma che, in quel lungo periodo, bambini e ragazzi subirono numerose violenze corporali e ben 67 violenze sessuali. L’indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, che, tuttavia, non saranno passibili di processo, essendo, i reati, prescritti. Weber aveva già riferito, in un precedente rapporto del 2016, di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.

    Nel rapporto del legale si attribuisce all’ex direttore del coro, Georg Ratzinger, delle corresponsabilità. In pratica, gli viene rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante fosse al corrente di tutto quanto succedeva. Per decenni, secondo il rapporto, vigeva un “sistema della paura” e una “atmosfera infernale” che proibiva ai bambini del coro tedesco di ribellarsi alle violenze.

    “Le vittime – si legge nel rapporto sulla vicenda – hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della loro vita, caratterizzato da paura e violenza”.

    Al di là di ogni atteggiamento di rabbia e ripugnanza, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non abbia mai chiarito perché fare il prete non impedisca, o perlomeno non attenui queste sciolte e raccapriccianti tendenze che, sia ben chiaro, sono da considerarsi veri e propri crimini e non peccatucci di ordine veniale. Coloro che celebrano la verità divina e si proclamano difensori di inconsapevoli embrioni e di vite ridotte all’insopportabile stato di sofferenza, sempre pronti a moralizzare su tutto e tutti, dovrebbero adottare un comportamento esemplare, dare esempio di rettitudine e dimostrare quantomeno un minimo di coerenza con quello che vanno predicando. A quanto pare, così non è.

    Dunque, perché tanti preti diventano pedofili? La risposta, che deve provenire necessariamente da specialisti del settore, attrezzati per indagare un processo psichico, si fa attendere da ormai, troppo tempo. Tra i motivi, si tenderebbe a escludere il celibato forzato, giacché se una tale condizione diventasse insopportabile per il religioso, potrebbe sempre rifugiarsi nella sessualità adulta, più o meno clandestina, naturalmente. Una cosa è certa: il prete pedofilo ha dei grossi conflitti da risolvere con la propria identità e la propria sessualità, e dovrebbe, pertanto, essere valutato come un qualsiasi individuo psichicamente problematico e finanche socialmente pericoloso, laddove esistano i presupposti scientifici per decretarne la dannosità.

    La pedofilia è, comunque, un fenomeno estremamente complesso, oltre che diffuso. Pertanto, da indagare e debellare quanto più è possibile. Resta sintomatico come in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili, in generale, non si curino di nascondere particolarmente i propri perversi comportamenti, come se nel loro delirio di onnipotenza prediligessero contare sulla paura e l’omertà delle proprie vittime.

    Vi è una cosa che, più di tutte, non comprendo, però. Perché mai i preti pedofili, una volta scoperti, non vengono mai espulsi dalla Chiesa e non si vieta loro il sacerdozio, a differenza dei preti colti in flagranza nella relazione con una donna? Quale meccanismo di giudizio si scatena in questi casi? Se il prete va con una donna, lo si condanna perché va col diavolo, se, invece, abusa di un bambino esprime un significato cattolico che ai laici e agli atei non è dato riconoscere?

    http://www.lettera43.it/it/blog/larco-di-ulisse/2017/07/20/perche-tanti-preti-sono-pedofili/4834/

  • [L’inchiesta] Il Papa, il prete antimafia condannato per pedofilia e la rivolta dei fedeli: “è stato incastrato da Cosa Nostra”

    [L’inchiesta] Il Papa, il prete antimafia condannato per pedofilia e la rivolta dei fedeli: “è stato incastrato da Cosa Nostra”

    Dopo aver scontato la pena in carcere doveva essere sospeso ma la città di Palermo è divisa sul caso del sacerdote e si aspetta una posizione chiarificatrice dell’arcivescovo che sta esaminando la questione sulla quale dovrà rispondere al Papa

    Don Turturro è un caso difficile da risolvere per la curia di Palermo, o almeno delicato, non tanto perché questo sacerdote,noto per le sue lotte antimafia è finito in carcere per abusi sessuali nei confronti di almeno due minori, quanto piuttosto perché il suo caso continua a dividere la città tra innocentisti e colpevolisti. E perché dopo l’anno e mezzo trascorso all’Ucciardone, uscito di galera don Turturro ha ripreso a dire messa facendo pensare che nessun provvedimento canonico sia stato preso nei suoi confronti. Ciò ha scandalizzato quanti pensano incredibile la lentezza di intervento dell’autorità ecclesiastica nell’applicare le nuove norme di Papa Francesco che nei confronti dei preti pedofili e dei vescovi che li coprono chiede di applicare la tolleranza zero.

    In realtà dicono gli avversari di don Turturro il prete doveva , come minimo, già da tempo essere stato sospeso a divinis mentre, invece, ha continuato indisturbato a celebrare anche dopo la sentenza della Cassazione che confermava la sua colpevolezza. Oppure per don Turturro le norme ordinarie non contano e nel suo caso si può prevedere un’eccezione? I suoi sostenitori pensano proprio questo: la condanna è ingiusta perché colpisce un innocente con l’accusa di un crimine odioso. Si tratterebbeinsomma di un bel capolavoro mafioso per screditare la credibilità del prete che ha tuonato sempre dal pulpito contro la malavita dalla sua parrocchia proprio di rimpetto al carcere Ucciardone. I mafiosi non potevano sopportare più a lungo il lavoro di redenzione sociale portato avanti da don Turturro e farlo accusare di pedofilia da qualche ragazzino non è stata impresa difficile.

    Al di là di questi sentimenti polarizzati dei palermitani, Tiscali.it ha cercato di saperne di più soprattutto dall’autorità che può fare chiarezza su un sacerdote riconosciuto colpevole di pedofilia. Ma dalla curia palermitana, guidata da poco meno di due anni dall’arcivescovo Corrado Lorefice, ritenuto da tutti un pastore sulla linea di Papa Francesco, si sono chiusi nel massimo riserbo e l’unica cosa certa è stata la conferma che l’arcivescovo sta studiando il caso prima di dire la sua. Nessun altro particolare ufficiale o ufficioso.

    Tante le domande che l’opinione pubblica si pone: don Turturro viene considerato dalla Chiesa colpevole o innocente? Può l’istituzione ecclesiastica ignorare una sentenza di Cassazione senza prenderne atto e comportarsi di conseguenza? C’è stato un procedimento canonico nei confronti del prete e con quale esito? Lasciare che don Turturro possa celebrare indisturbato dopo aver scontato il carcere non è ignorare le disposizioni del papa in materia di pedofilia del clero? La curia durante il precedente governo del cardinale Romeo, predecessore di Lorefice aveva fondati motivi di ritenere innocente don Turturro, contro ogni evidenza giudiziaria e, quindi, obbligata a difendere un innocente accusato ingiustamente?

    Anche alla luce di scandali di pedofilia che vengono continuamente alla luce questi giorni come la storia dei Piccoli cantori del Coro di Ratisbona dove almeno 57 sono stati i ragazzi abusati da ecclesiastici senza che chi sapeva reagisse, o come la delicata questione del cardinale australiano Pell che Francesco ha rinviato in patria a difendersi nel processo che sta per iniziare, l’attesa della pubblica opinione su quanto l’arcivescovo di Palermo potrà decidere circa la posizione canonica di don Turturro, diventa febbrile. Tanto più che ora si punta ad applicare sollecitamente la normativa che controlla l’azione dei vescovi nei confronti del clero accusato di pedofilia.

    Dal mese di giugno dello scorso anno è in vigore  una norma secondo la quale i vescovi che coprono i preti pedofili saranno rimossi. Con un documento intitolato “Come una madre amorevole”, Bergoglio ha stabilito che da quella data in poi i casi di negligenza saranno esaminati dalle 4 congregazioni competenti (Vescovi, Evangelizzazione dei popoli, Chiese Orientali e Istituti di vita consacrata) e poi la decisione finale sulla rimozione del vescovo sarà presa dal Papa che sarà assistito da un apposito Collegio di giuristi costituito da cardinali e vescovi. Esisteva già il canone 193,  dal 1983, ovvero da quando san Giovanni Paolo II riformò e approvò la legge della Chiesa cattolica tuttora in vigore. Ma evidentemente la norma non veniva applicata.

    In un primo tempo Francesco, insieme al Consiglio di cardinali che lo assiste nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana, il cosiddetto “C9”, aveva ipotizzato di istituire una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i presuli che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti su minori. Ma alla fine la scelta è stata quella di fare in modo che la legge già in vigore fosse applicata con rigore. A questo punto il futuro di don Turturro dipende dall’arcivescovo.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/prete-anmafia-condannato-pedofilia-rivolta-fedeli/

  • Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Estate giudiziaria bollente, dagli abusi sui coristi alle accuse di pedofilia a Pell, fino al processo sui fondi del Bambino Gesù per l’attico di Bertone.

    “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre Vostro”. Come una nemesi biblica inesorabile, o vendetta divina implacabile, l’ombra non solo di due, ma cinquecentoquarantasette “passeri” – così si chiamano i bambini del coro di Ratisbona – oscura il cielo del Vaticano. Cancellando l’estate della Chiesa e il sole che con Bergoglio era tornato miracolosamente, meravigliosamente a splendere su di essa. Restituendola di colpo al plumbeo autunno del pre-conclave.

    Visione infernale, sinistramente in tinta con l’incendio che dalla pineta, nei giorni scorsi, era giunto a lambire la cinta dell’Urbe.

    Un gelo che attraversa l’anima e atrofizza i pensieri, cronicizza l’orizzonte, rimette in discussione il credito e la fiducia di chi osserva da fuori.

    Se la storia si fa con i numeri, quelli che vengono da Ratisbona sono tali da obbligare a riscriverla. Riclassificando il fenomeno della violenza sui minori: da episodico a epidemico.

    Sotto accusa questa volta non c’è una deviazione, ma l’istituzione, supposta portatrice di una mentalità omertosa, diffusa, che molti cominciano a considerare irreformabile: almeno da dentro.

    L’operazione trasparenza che Ratzinger lanciò colpendo un simbolo, nel capostipite dei Legionari di Cristo e candidato agli altari Marcial Maciel, si abbatte oggi come un boomerang sui cantori di Ratisbona, le voci bianche della cattedrale, dirette per trent’anni anni dal Kapellmeister e fratello Georg. Senza guardare in faccia nessuno. Appunto.

    Succede nelle rivoluzioni, quando l’alveo del rinnovamento non basta più a contenere l’onda del risentimento, che non travolge soltanto i colpevoli, ma un intero sistema e il suo ceto dirigente: il quale non poteva non sapere. Fino a scagliarsi, da ultimo, contro gli stessi riformatori. Mentre si fa strada l’idea che il cambiamento non possa venire dall’interno. E nemmeno dai vertici. Bensì dall’esterno. E dai giudici.

    Da mani pulite ad “anime pulite”: quasi che a distanza di un quarto di secolo il metodo della rimozione per via giudiziaria dell’ancien régime si fosse trasferito sull’altra sponda del Tevere. “Passiamo all’altra riva”, insomma, in una originale applicazione dei consigli evangelici.

    E’ il dato di novità, e salto di qualità, di queste giornate di luglio, che in assenza di viaggi e impegni ufficiali avrebbero dovuto rappresentare, per Bergoglio, un periodo di quiete, bonaccia e ordinario cabotaggio, al timone della barca di Pietro. Mai come ora immersa nella tempesta.

    Come un uragano, le cronache modificano il paesaggio visivo del pontificato e consegnano all’immaginario collettivo il profilo di una Chiesa sotto processo, dove i protagonisti e portavoce delle riforme, al posto dei vescovi e dello stesso Pontefice, diventano i detective e gli avvocati delle vittime: da Ulrich Weber, estensore del rapporto su Ratisbona, che occupa e inorridisce lo scenario dei notiziari, al vice commissario di polizia dello stato australiano di Victoria, Shane Patton, che il 29 giugno ha nottetempo annunciato l’incriminazione di un principe della Chiesa, nella persona del cardinale George Pell, completando la metamorfosi dei vaticanisti e convertendoli verosimilmente, lessico e agenda, in cronisti giudiziari. Dalle udienze papali a quelle dei tribunali. Dalle relazioni sinodali a quelle dei legali. Dalle indulgenze, infine, ai risarcimenti.

    Un transfert semantico. Uno tsunami mediatico che non si ferma e in una settimana è destinato a raggiungere l’altro capo del mondo, per proiettare sugli schermi la sagoma inedita, sgomenta, di un porporato alla sbarra, quando un ministro in carica del governo papale, titolare del dicastero dell’economia, comparirà di fronte alla corte di Melbourne, sua terra d’origine, in veste d’imputato, per replicare alle gravi accuse che lo riguardano.

    Per proseguire poi, a settembre, con gli alti prelati che potrebbero essere chiamati a intervenire in qualità di testimoni, con ampia risonanza mediatica, nel processo vaticano aperto ieri per la distrazione di denaro della Fondazione Bambino Gesù. Ipotesi di reato che, qualora comprovata e in caso di condanna dei responsabili, delineerebbe una ulteriore variante, sebbene di altra natura, di abuso perpetrato nei confronti dei più piccoli e dei loro diritti.

    Non fulmini a ciel sereno, temporali estivi e schermaglie procedurali, quindi, quanto piuttosto avvisaglie di un diluvio. Dal quale la Chiesa sortirà più trasparente, di sicuro, ma vulnerabile. Più sincera, però più povera.

    Prescelto tra gli outsider del conclave all’indomani di Vatileaks, per rivestire il re, nudo, con l’abito candido della propria onestà e popolarità, Bergoglio lo ha invece definitivamente, francescanamente spogliato di ogni difesa ed esposto al “giudizio” del mondo, nel senso più stretto e processuale del termine.

    Prospettiva che fa tremare i polsi. E dinamica rivoluzionaria che ormai, segnatamente, risulta sfuggita di mano ai suoi promotori, avviando una catarsi dall’esito incerto. Imprevedibile ergo ingestibile. Irrefrenabile ergo irreversibile.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/07/19/da-ratisbona-a-melbourne-il-filone-anime-pulite-scuote-la-chi_a_23037648/

  • Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Questo ha dichiarato il fratello di Benedetto XVI quando è stato ascoltato durante l’inchiesta promossa dalla diocesi di Ratisbona.

    «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». Questo ha dichiarato Georg Ratzinger, il fratello del Papa emerito Benedetto XVI, quando è stato ascoltato durante l’inchiesta sugli abusi avvenuti sui piccoli cantori del Duomo di Ratisbona dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta. È stata la diocesi, e dunque la stessa Chiesa cattolica a promuovere e a finanziare un’indagine indipendente, favorendo anche la possibilità per le vittime di testimoniare in forma anonima. Lo Stato tedesco infatti non era più tenuto a indagare su crimini ormai coperti dalla prescrizione..

    Il risultato, un solido rapporto di 440 pagine presentato dall’avvocato Ulrich Weber, com’è noto ha reso noti numeri impressionanti: 547 bambini vittime di abusi, 67 dei quali sono stati molestati sessualmente. I nomi di alcuni abusatori, nel frattempo morti, erano già noti. Fatti che non possono essere certo sottovalutati o minimizzati, pur ricordando il contesto e cioè che per decenni le punizioni corporali erano diffuse in tutte le scuole del Paese.

    I racconti di alcune delle vittime sono raccapriccianti, perché parlano sia dell’abuso di mezzi di correzione ma anche di maltrattamenti al limite del sadismo e di veri e propri abusi sessuali a ripetizione, avvenuti nella scuola e nel convitto dove erano alloggiati i «passerotti del Duomo». Descrivono di pestaggi a sangue da parte degli stessi soggetti autori delle molestie sessuali: per questo l’avvocato Weber ha ipotizzato che i molestatori si eccitassero picchiando i ragazzini.

    Come e perché c’entra monsignor Georg Ratzinger, oggi novantreenne, in tutto questo? Il fratello di Benedetto XVI ha diretto il coro per trent’anni, dal 1964 al 1994. Dal rapporto sembra di capire, ma per questioni di privacy non è così esplicito, che gli abusi sessuali più gravi siano avvenuti negli anni Cinquanta, quando lui ancora non c’era. Monsignor Georg nel corso della sua trentennale attività di direttore ha assestato schiaffoni ad alcuni dei ragazzi e per questo ha chiesto pubblicamente scusa già sette anni fa. Non è mai stato neanche sfiorato dall’accusa di aver molestato in alcun modo i «passerotti» del Duomo. Viene però tirato in ballo perché qualcuno ha raccontato di aver parlato con lui di ciò che avveniva nella scuola.

    I nomi non sono citati per esteso, ma è evidente che quando nel rapporto si parla del «direttore del coro R.» il riferimento è al fratello del Papa emerito. In quelle pagine si sostiene che monsignor Georg avrebbe potuto dare qualche impulso a un’indagine e dunque far sì che i colpevoli venissero individuati e assicurati alla giustizia molti anni fa. Si afferma (p. 381 del rapporto) che Ratzinger era «un po’ chiuso nel suo interesse per gli aspetti musicali» e quando è venuto a conoscenza di queste voci le ha di fatto sottovalutate. Alcune notizie sarebbero arrivate all’orecchio di Georg Ratzinger già nel 1969, poi nel 1978 e infine nel 1989. Nel rapporto si osserva che «non risulta» un intervento presso le persone autorevoli con e quali Georg era in contatto, un’allusione al fratello arcivescovo e cardinale, e allo stesso vescovo di Ratisbona.

    In un’altra pagina del rapporto (380, nota 2495) si conferma che è stata raccolta la testimonianza del fratello del Papa emerito. Georg ha dichiarato di essere stato a conoscenza di abusi di mezzi di correzione, ma non di abusi sessuali: «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». È la posizione che già nel 2010 aveva pubblicamente manifestato in alcune interviste.

    «Avendo seguito, anche in qualità di esperto, diversi processi relativi a casi di pedofilia – spiega a La Stampa il sociologo Massimo Introvigne – non trovo sorprendente che, ricordando fatti avvenuti in alcuni casi quasi cinquant’anni fa, le vittime e monsignor Ratzinger ne abbiano memorie diverse. Non significa che qualcuno menta: non solo la memoria è selettiva e influenzata dalle emozioni, ma quello che – tanto più negli anni 1960 – un ragazzo poteva raccontare non aveva certamente la precisione di una denuncia in una causa in tribunale. I ragazzi potrebbero avere fatto delle allusioni più o meno precise, che Georg Ratzinger interpretò come riferite a semplici maltrattamenti e non ad abusi di natura sessuale».

    http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/news/georg-ratzinger-non-avevo-capito-che-cerano-abusi-sessuali-gK0pS1adzKr3RuoTGhDU1O/pagina.html

  • Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Violenze sui bambini del Coro di Ratisbona: il 30ennio di Georg Ratzinger e quella promozione del cardinale Müller

    Il fratello di Benedetto XVI e lo stesso Pontefice emerito sono legati a doppio filo al Regensburger Domspatzen, eccellenza mondiale tra i cori maschili di voci bianche. Padre Georg ne è stato il direttore dal 1964 al ’94, ovvero quando sono maturati gli abusi, anche sessuali: ha ammesso di essere a conoscenza degli schiaffi. Determinante, in questa storia, la gestione della diocesi: a dirigerla fino al 2012 è stato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, poi nominato al vertice dell’ex Sant’Uffizio dal predecessore di Bergoglio. Quest’ultimo, però, qualche settimana fa lo ha silurato. Su di lui le accuse di non aver contribuito a far emergere la verità sui casi di pedofilia nella Chiesa

  • Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    di Carmine Gazzanni

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demone resta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. Già, perché non c’è solo lo spaventoso caso dei 547 bambini abusati a Ratisbona: le diocesi sono piene di preti pedofili e vescovi “insabbiatori”. Basti questo: “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito, solo in Italia, 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”, precisa ancora Zanardi.

    Le istituzioni tacciono – È evidente che bisognerebbe fare di più. Ed è qui, appunto, che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Ora la palla pare essere in mano a un altro pentastellato, Matteo Mantero, che sta provando a depositare un’interrogazione in cui, tra le alte cose, si chiederebbe anche l’istituzione di una commissione parlamentare. Che servirebbe, eccome: nel 2014, non a caso, gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e di quello per il vescovo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”. Ma attenzione: ci sono anche casi in cui a una condanna penale non segue alcuna scomunica, con la conseguenza che poi il sacerdote torna a celebrare messa. L’ultimo caso a Palermo: è stato condannato per pedofilia ed ha scontato la pena in carcere. Ed ora don Paolo Turturro, 67 anni, è tornato libero. Vive al Borgo della pace fondato nelle campagne di Baucina e celebra messa nelle chiese della diocesi. Il motivo? Nonostante la condanna definitiva a sei anni, come ricorda il Giornale di Sicilia, la Chiesa non lo ha mai sospeso a divinis.

    Bacchettati – E passiamo proprio al Vaticano. Bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, nel giro di pochi mesi i due componente laici, Peter Saunders e Maria Collins, sono usciti dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, aveva detto alla Bbc Saunders in una sferzante intervista. Il punto, ci spiega ancora Zanardi, “è che in realtà il fine è diverso da quel che si crede: la commissione Vaticana non lavora per le vittime o per arginare il fenomeno, ma ha il compito di valutare in base al Paese le strategie da mettere in campo per tirarsene fuori”. Pensiamo a cosa è accaduto in Svizzera, dove il governo ha aperto una finestra temporale di sei mesi su tutti gli abusi sessuali e così anche le vittime prescritte hanno potuto denunciare. “La Chiesa – dice ancora Zanardi – ha preso immediatamente i suoi provvedimenti, offrendo risarcimenti alle vittime, per evitare spese legali più ampie ed eventuali condanne”. A differenza di quanto mai fatto in Italia dalla Cei.

    Solo parole – Il punto, però, è che il primo passo non può che essere della Santa Sede. Da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente al Vaticano una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”. Eppure Bergoglio ha, come detto, sin da subito fatto leva sull’esigenza di affrontare la grana interna. Ma non basta, ci dice ancora Zanardi: “Ogni giorno in cui si rimanda il problema, automaticamente rendi sacrificabili i bambini. Capisco le sue buone intenzioni, ma se ha una corte che gli impedisce di fare, capisci che propagandare dal 2013, non ha senso”. Senza dimenticare che, al di là della vulgata del Papa al telefono, diverse sono state le lettere inviate al Pontefice dalle vittime di abusi di preti: “non è mai arrivata una risposta”, conclude Zanardi.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-commissione-vaticano-chiesa-abusi-su-minori/

  • I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    La denuncia nel rapporto finale presentato dall’avvocato Ulrich Weber, e divulgato dai media tedeschi. Cinquecento bambini subirono violenze corporali; 67 anche violenze sessuali. «All’ex direttore del coro va rinfacciato di non aver fatto nulla nonostante sapesse»

    Sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona. Ad affermarlo è il rapporto finale di una inchiesta avviata nel 2015 presentato dall’avvocato Ulrich Weber, presentato oggi in una conferenza stampa in Germania. Stando al documento, c’è «un’altissima probabilità» che 500 bambini abbiano subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. «Nella scuola del coro», si legge nel report», «dominavano paura e senso di impotenza», e «la violenza era un metodo applicato quotidianamente» per ottenere «massimi risultati» e «assoluta disciplina».

    Il coro venne diretto, dal 1964 al 1994, dal fratello del Papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger (qui l’intervista di Danilo Taino con lui nel 2010: «Io mi occupavo di musica, mai avuto notizia di casi del genere»). Nel suo rapporto Weber attribuisce a Georg Ratzinger delle «corresponsabilità»: nella conferenza stampa di oggi, il legale, secondo la Dpa (riportata dall’agenzia Ansa), ha affermato che all’ex direttore del coro va «rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante sapesse».

    Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose nella scuola di preparazione, ma che le loro storie non lo avevano indotto a pensare di «dover intervenire in qualche modo». Ratzinger ha sempre ammesso di aver saputo delle violenze fisiche, ma di non sapere nulla di abusi sessuali. Secondo quanto riportato nel 2010 dalla Passauer Neuen Presse, lo stesso fratello maggiore del Papa ha ammesso di aver dato qualche schiaffo ai ragazzi fino agli anni ‘70 e di essere stato «sollevato» quando le punizioni fisiche vennero vietate dalla legge all’inizio degli anni ‘80.

    Nel 2010 l’allora vescovo di Ratisbona ed ex prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina delle Fede, Gerhard Ludwig Muller, ha ammesso gli abusi nel coro, precisando però che gli episodi di pedofilia «non coincidono con il periodo dell’incarico del maestro professor Ratzinger». Anche Muller viene accusato nel rapporto finale sul caso per la debolezza «strategica, organizzativa e comunicativa» con cui lo scandalo venne affrontato.

    Muller divenne capo dell’ex sant’Uffizio nel 2012, dall’allora papa Joseph Ratzinger. Papa Francesco lo ha da pochi giorni sollevato dall’incarico. L’attuale vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha già annunciato di voler offrire alle vittime compensazioni finanziarie tra i 5 e i 20 mila euro a testa entro la fine dell’anno.

    http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_18/i-bambini-abusati-coro-ratisbona-furono-almeno-547-79dfc3f6-6ba6-11e7-9094-d21d151198e9.shtml

  • Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Roma, 18 lug. (askanews) – Almeno 547 ragazzi del celebre coro cattolico tedesco di Ratisbona sono rimasti vittime di maltrattamenti e abusi compiuti tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90. E’ quanto si legge in un nuovo rapporto.

    Circa 500 ragazzi del coro di “Regensburger Domspatzen” hanno subito maltrattamenti fisici e 47 sono stati fatti oggetto di aggressioni sessuali e abusi, ha indicato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di fare luce su questa vicenda assurta agli onori della cronaca nel 2010.

    Il Coro di Ratisbona, di antichissime origini, è stato per circa 30 anni (sino al 1964) diretto da Georg Ratzinger, fratello del Papa Emerito Benedetto XVI.

    (fonte afp)