Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ratisbona

  • Il cardinal Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, accusato di aver sottratto soldi alle indagini sui casi di pedofilia

    Il cardinal Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, accusato di aver sottratto soldi alle indagini sui casi di pedofilia

    L’arcivescovo tedesco Gerhard Ludwig Müller, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato coinvolto in un nuovo scandalo finanziario legato al Vaticano.
    Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, una perquisizione del suo ufficio avrebbe portato alla luce 20.000 euro in contanti nascosti dietro ad scatola di wuerstel. La somma proverrebbe da un fondo per le ricerche sugli atti di pedofilia all’interno della chiesa, e sarebbero stati prelevati da Müller per alcune sue spese private.
    Gli investigatori finanziari del Vaticano erano entrati nei suoi uffici dopo che Mueller si era rifiutato di consegnare alcuni documenti. Ora, in virtù del ritrovamento effettuato, l’ex vescovo di Ratisbona è stato messo sotto inchiesta delle autorità vaticane.
    Müller è considerato uno degli uomini più importanti della Chiesa Cattolica e uno stretto confidente del Papa.

    http://gayburg.blogspot.it/2015/12/il-cardinal-muller-prefetto-della.html

  • Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Nove anni e 8 mesi di reclusione per Davide Mordino, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca (Ag), accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi dai 14 ai 18 anni ed arrestato nel 2012. L’ex sacerdote, 44 anni, di Palermo, era presente in aula. Mordino è stato condannato anche al risarcimento di 12 mila euro per 2 dei 3 minori che si sono costituiti parte civile. 15 anni e 100 mila euro di multa era stata la richiesta avanzata dal pm Alessia Sinatra.

    SECONDO GLI AGENTI – Secondo gli agenti, il prete adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un ‘test sulla sensibilità corporea’, cui seguivano diverse prestazioni sessuali, pagate singolarmente tra 50 e 300 euro. Stando a quanto riferito dalla polizia, inoltre, il sacerdote faceva sottoscrivere un modulo falso facendo credere ai ragazzi desiderosi di entrare nel mondo dello spettacolo di essere in grado di farli partecipare al programma televisivo ‘Amici’ di Maria De Filippi. Il religioso è stato rinchiuso nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

    Scandalo che ricorda gli abusi avvenuti nel coro diretto dal fratello del Papa in Germania a Ratisbona. Episodio ricordato da Maurizio Di Bona (theHand) in “Ereticomix: 100 vignette eretiche di theHand” disponibile su Amazon.it.

    Ecco la vignetta:

  • “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    Sante Sguotti
    Prete pedofilo si diventa
    (Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco)
    Lazisa, Palermo, 2015, pagine 221, euro 16,00

    L’autore afferma che la morale cattolica obbliga il prete, per necessità, all’ipocrisia e alla doppia vita: quella di facciata e quella intima e privata. Il sacerdote è educato, fin dai seminari minori, a dimostrare ciò che è insostenibile, specie in materia di sessualità. Quasi nessuno protesta ma, poi, preti e laici fanno quel che pare loro, inventandosi le più curiose giustificazioni, perfino teologiche.

    Il sistema formativo del prete nei seminari è criticato in quanto pieno di storture: “Ragionevolmente si può solo supporre che è proprio quel sistema a generare preti pedofili”.

    Le diocesi boicottano tutti i processi contro i preti pedofili: i vescovi mentono nei tribunali, gli archivi diocesani negano i documenti a giudici e giornalisti, oscure pressioni dietro le quinte condizionano la magistratura. L’autore ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere volta all’occultamento dei reati sessuali clericali. La verità è che la Chiesa propone condanne solo di facciata ma nella sostanza mantiene tutto immutato: inoltre, grazie al concordato clerico-fascista del 1929 ed a quello craxiano del 1984, “l’eventuale richiesta di risarcimento non può essere accollata alla curia. È quindi sufficiente che il prete si dichiari nullatenente e la vittima si dovrà far carico di tutte le spese anche in caso di vittoria legale”.

    Il testo ha anche qualche ottimo spunto di satira anticlericale: i vescovi che dovrebbero sorvegliare i preti pedofili pentiti sono paragonati a “delle volpi messe a guardia di altre volpi perché non vadano nottetempo a rubare i polli nei vicini pollai”. I guasti psicologici dell’educazione religiosa bigotta e integralista sono statisticamente confermati nel paragrafo intitolato “I dati americani”.

    Infine il testo presenta vari riferimenti a suicidi o tentati suicidi indotti dai preti pedofili alle loro vittime: “alcuni si sono suicidati”, a Ratisbona in un istituto religioso “il compagno di classe Jo provò a togliersi la vita tra il 1965 e il 1966”, una delle vittime del pluripregiudicato prete genovese don Seppia fu intercettato dai carabinieri mentre diceva al telefono “se non la smette mi uccido”.

    Pierino Marazzani, settembre 2015

  • Oltre 50 anni di storia di insabbiamento

    Oltre 50 anni di storia di insabbiamento

    La diocesi di Ratisbona è lontana chilometri da un chiaro chiarimento dei casi di abusi sessuali. Ciò è esemplificato dagli oltre 50 anni di storia di insabbiamento dell’ex direttore dei Domspatzen Georg Friedrich Zimmermann.

    A metà aprile 2013, il nuovo vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha parlato per la prima volta di casi di abusi nelle istituzioni cattoliche nella sua diocesi. Quando gli è stato chiesto se vedeva la necessità di ulteriori azioni dopo aver esaminato i file pertinenti, ha risposto in modo cortese ma vago. Lo vergogna, lo preoccupa, “ciò che è venuto alla luce.” Tutto deve essere chiarito.

    Ma chi è il destinatario di questo ricorso? La sua stessa cattedra, che finora è stata coinvolta meno nel chiarimento che nell’occultamento dei collegamenti? Il suo predecessore Gerhard Ludwig Müller, che nel frattempo è stato promosso prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e deve quindi chiarire la propria inadeguatezza come ex vescovo di Ratisbona? O la corporazione dei giornalisti che il vescovo Müller ha voluto spazzare nell’angolo nazista insieme a Joseph Goebbels nel 2010?

    Chi ricapitola i precedenti annunci della cattedra di Ratisbona in relazione alle indagini sui casi di abuso scoprirà presto che il bel parlare non corrisponde all’azione concreta. Questa è una delle principali fonti della continua perdita di credibilità della Chiesa cattolica romana.

    Quanto lontano si sia realmente nella diocesi di Ratisbona da un trasparente chiarimento degli episodi di abuso annunciati nel marzo 2010 tramite tutti i media si può ben mostrare in una storia di insabbiamenti che dura da più di 50 anni: nella storia dell’ex direttore dell’orchestra diocesana di musica e cattedrale Georg Zimmermann, che è stato più volte notato per “fornicazione con tossicodipendenti”.

    Georg Zimmermann: allievo del seminario maschile di St. Wolfgang

    Nato nel 1916 a Pfrentsch vicino a Eslarn, Georg Zimmermann non ha avuto un inizio di vita facile. Dopo aver perso il padre all’età di tre anni, il secondo marito di sua madre non voleva avere niente a che fare con lui. Mentre frequentava le scuole elementari, il musicalmente talentuoso Georg aveva già annunciato di voler diventare prete.

    A quel tempo, i ragazzi provenienti da ambienti poveri vi arrivavano tramite il seminario maschile episcopale a St. Wolfgang. Dal 1883 il suo scopo principale è stato l’educazione scolastica dei giovani sacerdoti, che mancavano ovunque. Questo è finanziato fino ad oggi dal birrificio della fondazione vescovile “Bischofshof”, tra gli altri. Gli alunni sono stati alloggiati negli edifici dell’Obermünsterstift, durante il giorno hanno frequentato l’”Altes Gymnasium” in Ägidienplatz.

    Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore nel 1937, Zimmermann entrò in seminario e studiò teologia all’Università di Ratisbona. Con l’inizio della seconda guerra mondiale, le università statali filosofiche e teologiche della Baviera furono chiuse.

    Come la maggior parte degli altri seminaristi, Zimmermann fu arruolato nel servizio militare – nessuno rifiutò. Più di 30 dei 167 seminaristi della diocesi di Ratisbona sono morti “una morte eroica per la patria”, secondo una dichiarazione. La sua morte probabilmente non fu dolce, tuttavia, poiché la targa commemorativa degli “Eroi della prima guerra mondiale” presso l’”Alten Gymnasium” giura: “Dulce et decorum est pro patria mori” (in inglese: It is sweet and honorable to morire per la patria). Zimmermann è sopravvissuto ma ha perso una gamba a causa di un grave infortunio.

    Zimmermann diventa sacerdote, prefetto di musica e direttore dei Domspatzen

    Dopo il suo ritorno da un breve periodo come prigioniero di guerra, Zimmermann terminò il seminario clericale e fu ordinato sacerdote dal vescovo Buchberger a metà del 1949. Un anno dopo assunse la carica di prefetto nel seminario vescovile di Straubing, dove divenne prefetto di musica. Tuttavia, è stato liberato da questo obbligo dal vescovo Buchberger, che lo ha costantemente patrocinato, per lo studio tanto atteso della musica. Per fare questo, Zimmermann si recò prima a Monaco, poi a Colonia e Vienna.

    Presumibilmente c’erano piani concreti per sostituire Theobald Schrems, che era già malato, come direttore della cattedrale. Anche qui Zimmermann ha avuto l’appoggio del vescovo Buchberger. Ma gli eventi al collegio di Domspatzen si intensificarono e Zimmermann non sostituì il Domkapellmeister, ma sostituì Friedrich Zeitler come direttore del collegio di Domspatzen dal gennaio 1959. Contestualmente , secondo un comunicato della cattedra del 5 marzo 2010 , è stato nominato direttore del liceo musicale. Tuttavia, queste informazioni contraddicono le relazioni annuali del Gymnasium.

    La carriera dei Domspatzen, all’epoca molto apprezzata, terminò dopo soli otto mesi, da quando il direttore Zimmermann abusò dei suoi allievi del collegio, come il suo predecessore Friedrich Zeitler. La storia di Zeitler è strettamente legata a quella di Zimmermann.

    alla maniera di Zeitler

    Friedrich Zeitler, nato nel 1918, era l’unico figlio di una famiglia di mastri fabbri a Mitterteich. Anche se avrebbe dovuto rilevare l’azienda di famiglia, decise di diventare sacerdote. Presumibilmente, il fatto che Zeitler, come affermano gli atti del tribunale di Ratisbona, da bambino di otto anni sia stato ripetutamente “abusato sessualmente” da un fabbro operaio ha giocato un ruolo non trascurabile qui.

    Il percorso di Zeitler per realizzare il suo desiderio di diventare di nuovo sacerdote ha attraversato l’Episcopal Boys’ Seminary di St. Wolfgang. Theobald Schrems, anch’egli originario di Mitterteich, potrebbe aver collocato il ragazzo Friedrich nell’Obermünsterstift. Per inciso, Schrems frequentò anche il Seminario Episcopale da ragazzo, e in seguito vi lavorò come prefetto (1920-1924).

    Nel seminario per ragazzi, Zeitler ha poi incontrato Georg Zimmermann. Entrambi si diplomarono nello stesso anno ed entrarono insieme in seminario, dove frequentarono lo stesso corso. Entrambi furono ordinati sacerdoti dal vescovo Buchberger nel 1949. Da studente, Zeitler era ancora coinvolto nel collegio Domspatzen. Nel 1939, come prefetto, visse sotto lo stesso tetto del Domkapellmeister Theobald Schrems in Orleansstrasse.

    Questi intrecci sociali a volte duraturi e le molteplici sovrapposizioni in termini di luoghi di origine e seminari cristiani sembrano essere tipici dell’intero ambiente del collegio. L’odore stabile di un seminario per ragazzi aiuta a poter sorgere nella diocesi, in particolare in quella dell’Obermünsterstift.

    La fuga di Zeitler

    Dopo la sua ordinazione sacerdotale, Friedrich Zeitler ha lavorato come collaboratore a Deggendorf, dove si è occupato anche dei boy scout locali come “leader spirituale”. Quando nel 1953 fu aperto il nuovo edificio del collegio Domspatzen in Reichsstrasse, Zeitler fu incaricato. Tuttavia, la posizione di direttore del collegio divenne vacante nell’aprile 1958 perché sfuggito all’accusa fuggendo in Svizzera.

    Zeitler è stato inizialmente ricercato a livello internazionale per mesi con l’accusa di “fornicazione con tossicodipendenti”. Dopo il suo ritorno dal suo nascondiglio svizzero a St. Johannes-Stift Zizers, si è consegnato alla giustizia. Nel maggio 1959, dopo una confessione su larga scala, fu infine condannato a tre anni di carcere dal tribunale distrettuale di Ratisbona.

    Ciò che colpisce della confessione di Zeitler è un dettaglio che non ha conseguenze, cioè non aumenta la pena. Di conseguenza, aveva già commesso “atti di indecenza” nel 1941 durante il viaggio di propaganda nazista dei “Domspatzen” in Spagna. Tra l’altro, ha confessato di aver sentito i genitali di uno studente di cattedrale di 13 anni “con intenzioni lussuriose”. Intanto: i suoi stupri di ragazzi del coro nella cappella della casa in Orleansstrasse intorno al 1940, denunciati nel 2010 dalle persone colpite al cosiddetto “commissario agli abusi della diocesi” dott. Birgit Böhm fu denunciata e divenne nota nell’ambiente Domspatzen, Zeitler all’epoca aveva taciuto durante il processo. Il professore lo tiene ancora segreto fino ad oggi.

    Dopo la sua scarcerazione anticipata, Zeitler tornò in Svizzera e, nonostante fosse stato bandito dal lavoro, dall’ottobre 1961 lavorò come direttore spirituale al Constantinaeum, un collegio femminile di Coira. Secondo le informazioni della diocesi di Coira, non vi invadeva più.

    Digressione: prima fornicazione oggi abuso

    Secondo la situazione legale dell’epoca, i rapporti sessuali di Zeitler con gli studenti erano classificati come crimini continuati di “fornicazione con persone a carico” o di “bambino” e “fornicazione tra uomini”. Notevole: Dopo che gli studenti interessati avevano superato l’età di 14 anni, avrebbero potuto essere perseguiti anche secondo il “§ 175 – fornicazione tra uomini”, cosa che non è avvenuta.

    Lo sfortunato §175 è stato rimosso dal diritto penale nel 1994 dopo diversi tentativi di riforma. Tuttavia, i rapporti sessuali con alunni o alunni (fino all’età di 16 anni e in casi speciali 18 anni) sono ancora puniti come reati gravi ai sensi del § 174, “Abuso sessuale dei reparti”.

    Nonostante l’applicazione del §175, la condanna di Zimmermann e Zeitler non riguardava gli omosessuali che sono stati purtroppo perseguitati, ma i molestatori sessuali. Si tratta di sacerdoti immaturi che vivevano le loro preferenze sessuali in modo asociale con reparti dipendenti. Questa preferenza sessuale non era evidentemente rivolta ai bambini ma agli adolescenti – la classificazione scientifica: efebofilia – dello stesso sesso. Quindi, per quanto si può vedere, non è un pedofilo, ma un modello efebofilo.

    Il fatto che gli autori abbiano prestato poca attenzione alle leggi statali è dovuto, tra l’altro, al fatto che le autorità ecclesiastiche non hanno quasi mai denunciato di propria iniziativa i preti abusivi alle autorità giudiziarie statali fino al 2010. E, ultimo ma non meno importante: si tratta di autori di atti spirituali che hanno ricevuto parti essenziali della loro dubbia socializzazione in istituzioni cattoliche d’élite per la creazione di giovani sacerdoti.

    Velo sul caso Zimmermann

    Da quando la cattedra di Ratisbona ha preso il volo nel marzo 2010 nel caso di Georg Zimmermann con una conferenza stampa, sono circolate molte informazioni sbagliate e incoerenti.

    Uno dei motivi della conferenza stampa era che l’ex Domspatz Franz Wittenbrink aveva annunciato che sarebbe apparso in un talk show. Wittenbrink riferì all’epoca che il direttore del collegio dell’epoca, Zimmermann, si masturbava con gli studenti davanti al vino rosso e che anche tra gli studenti erano avvenute aggressioni sessuali.Le dichiarazioni di Wittenbrink non furono successivamente né ufficialmente smentite né confermate.

    La politica di informazione diocesana nel caso Zimmermann rientra maggiormente nella categoria del “mimetizzazione e inganno”. Le informazioni ufficiali sulla data del processo e sulla durata della detenzione sono semplicemente errate. Inoltre, la cattedra afferma che a Zimmermann fu concesso inutilmente un congedo dal lavoro nell’agosto 1959 per studiare musica. Questa manovra diversiva è smentita dal fatto che l’uomo sfrattato ha fondato e diretto la “Sing- und Musikschule Eslarn” nella sua città natale nel 1961 dopo il suo intermezzo con i Domspatzen. Che discesa! Da direttore di Domspatzen a insegnante privato di musica nel “villaggio sulla striscia della morte” (come il titolo di un programma BR).

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    Ma l’ordinariato non rimase inattivo. Dopo che Georg Zimmermann è stato presentato come un criminale condannato e deceduto alla conferenza stampa del marzo 2010, il personale diocesano ha determinato “abuso sessuale” sul posto e ha portato tutte le informazioni disponibili sull’ex direttore musicale a Ratisbona. In cambio, tuttavia, a Eslarn sono state lasciate informazioni fuorvianti. Da allora, le persone non hanno solo aspettato lì nel municipio un rapporto significativo sul caso Zimmermann.

    Sono state respinte le richieste scritte all’Archivio Centrale Episcopale e al Vicariato Generale per le ragioni del suo licenziamento e per la verifica dei dati biografici di Zimmermann. La falsa informazione viene così cementata. Dall’archivio c’era almeno il bellissimo necrologio colorato del giornale della diocesi “Chi Dio dà la croce – in memoria del direttore musicale Georg Zimmermann” in occasione della morte di Zimmermann il 17 gennaio 1984. In esso, Zimmermann è ritratto come un esistenza sofferente. Non una parola sui suoi abusi e “cattiva condotta”.

    Zimmermann (non) un “molestatore di ragazzi”

    I dettagli dell’ambiente familiare di Zimmermann, d’altra parte, possono essere riconciliati con la descrizione di Wittenbrink. Alla domanda sui motivi della sostituzione di Zimmermann come direttore dei Domspatzen nel 1959, è stato detto che aveva “avuto a che fare con i ragazzi” in un modo speciale. Proprio come “gli antichi greci”. Ma per non essere accusato di essere un “molestatore di ragazzi”, rinunciò volontariamente alla sua posizione con i passeri della cattedrale.

    Le circostanze del licenziamento di Zimmermann dal “Domspatzen” non sono ancora note. Ciò che può essere considerato certo, tuttavia, è che si è reso intollerabile come regista che coltivava “l’amore dei ragazzi” e non ha impedito abusi sessuali nella sua casa e nemmeno li ha commessi lui stesso. Soprattutto perché il suo predecessore Zeitler è fuggito e poi è andato in prigione proprio per questi crimini. Poiché anche gli attacchi di Zeitler furono pubblicamente lamentati, la reputazione della giovane scuola di musica minacciò di affondare ulteriormente sotto Zimmermann.

    Direttori Domspatzen come abusatori

    Ma la serie di direttori sessualmente abusanti del collegio di Domspatzen non si è conclusa con la sostituzione di Zimmermann. Il suo successore Siegfried Lintl, a sua volta ex allievo del seminario episcopale di St. Wolfgang e sacerdote del seminario di Ratisbona, è sospettato di aver abusato sessualmente di studenti della cattedrale.

    Sorgono delle domande: come erano le condizioni sociali nel seminario di studio episcopale di Obermünster, noto come fucina di sacerdoti e che godeva della massima reputazione fino alla sua chiusura nel 1998? È una pura coincidenza che i primi tre direttori di collegio, Friedrich Zeitler, Georg Zimmermann e Siegfried Lintl – tutti ex sacerdoti e seminaristi di St. Wolfgang impiegati da Theobald Schrems – siano diventati sessualmente aggressivi nel collegio di Domspatzen? Difficilmente probabile.

    Piuttosto, è probabile che si tratti di problemi strutturali, come quelli che si sono fatti conoscere, ad esempio, nel seminario vescovile per ragazzi di Bamberga. L’arcivescovo Ludwig Schick si è quindi scusato con le vittime.

    Il breve episodio di Zimmermann con i “Domspatzen” sarebbe stato probabilmente dimenticato molto tempo fa se ex pensionanti come Wittenbrink e altri non avessero sottolineato le azioni del regista in quel momento. Nelle pubblicazioni commemorative e nei rapporti annuali dei Domspatzen, Zimmermann viene soppresso a buon mercato. Questi insabbiamenti ricordano i membri di una famiglia violenta che mentono a se stessi ea coloro che li circondano piuttosto che affrontare le realtà violente.

    Ma come si è comportato Georg Zimmermann a Eslarn dopo essere stato sostituito come direttore del Domspatzen?

    Da insegnante privato di musica a direttore musicale diocesano

    Apparentemente come una sorta di reminiscenza del posto precedentemente previsto di direttore della cattedrale, Zimmermann iniziò inizialmente ad addestrare i ragazzi a Eslarn “per il sacro servizio nel canto corale”. È così che la cronaca parrocchiale di Eslarner del 1965 riportava teologicamente esagerata. Nel 1961 fondò e diresse la “Sing- und Spielschule Eslarn”, da cui si sviluppò la “Knaben-Kapelle Eslarn” e dalla quale Zimmermann reclutò le sue prossime vittime, per così dire.

    Seguì presto un certo successo e la cappella raggiunse la stima nazionale. Zimmermann era considerato da molti dei suoi contemporanei un insegnante di musica molto dotato. Ma Eslarn era solo una soluzione di emergenza per lui.

    Quando a Zimmermann fu offerto un ritorno a una posizione di alto livello nella diocesi, accettò immediatamente. A metà del 1964 è stato nominato primo direttore musicale diocesano di Ratisbona sotto il vescovo Rudolf Graber. Diresse così il neocostituito dipartimento diocesano per la musica sacra. Insieme al maestro di cappella della cattedrale, dall’inizio del 1964 Georg Ratzinger, e al direttore della musica sacra di Ratisbona, Ferdinand Haberl, il direttore musicale diocesano Zimmermann è stato uno dei tre principali musicisti di chiesa della diocesi. Che splendida rimonta. Tuttavia, il prossimo incidente non si è fatto attendere.

    Già nel gennaio 1968, il suo secondo incarico di regista terminò bruscamente. Questa volta la sostituzione non è avvenuta in background, ma con una certa attenzione pubblica. Questa volta è stato anche arrestato per un breve periodo dopo che una madre a Eslarne lo ha denunciato con mandato d’arresto. Il sospetto di “fornicazione con persone a carico” venne processato. Nel febbraio 1969 Zimmermann fu condannato a 20 mesi di carcere e rilasciato nuovamente nel maggio 1969 dalla cattedra di Ratisbona.

    La punta dell’iceberg di Eslarn

    In un servizio giornalistico del NEUE TAG del 22 febbraio 1969, il giorno dopo il processo, sotto il titolo “Bevendo fuori strada”, viene tracciata l’immagine di un uomo pietoso che purtroppo cadde vittima di fornicazione. In base a ciò, Zimmermann, in quanto invalido di guerra, non è stato in grado di raggiungere il suo (non specificato) obiettivo professionale elevato, nonostante le “promesse di un anno fatte dai suoi superiori”. Di conseguenza, “è iniziato a bere”, ha preso antidolorifici, è stato respinto dalle donne e alla fine “è finito nelle grinfie di un omosessuale sposato”. È così che è arrivato a “sentire la mancanza dei suoi studenti di musica.” Gli “errori” sono andati avanti per alcuni anni. Spesso incontrava “resistenza violenta da parte dei ragazzi” “quando voleva toccarli indecentemente.” Poi si lasciò andare,

    Poiché l’imputato ha confessato e si è pentito, i ragazzi interessati non hanno dovuto testimoniare. Il direttore sanitario di Ratisbona Sebastian Maier ha approvato la ridotta sanità mentale di Zimmermann, il che significa che di tutta la serie di reati penali “rimane solo una piccola mancia per la condanna”, secondo il pubblico ministero citato nel rapporto del quotidiano. Dei tre anni richiesti, sono rimasti 20 mesi di carcere.

    Quello che il giornale non menziona è la posizione di Zimmermann come sacerdote e direttore del “Domspatzen”. Apparentemente anche la corte non sapeva che lì aveva già “trattato con ragazzi”, poiché gli incidenti del 1959 erano stati gestiti con discrezione. Visto il gran numero di attacchi rimasti comunque impuniti, probabilmente non volevano più sapere tutto questo con precisione. Dopo il suo rilascio dalla prigione, il consiglio parrocchiale di Eslarner, tra gli altri, ha discusso la situazione e ha sostenuto di dare a Zimmermann un’altra possibilità. Gli fu poi permesso di dare di nuovo lezioni di musica per i giovani.

    La terza possibilità di Zimmermann

    Dopo circa un anno e mezzo come insegnante di musica a Eslarn, Zimmermann è stato autorizzato a lavorare per la terza volta per la cattedra di Ratisbona all’inizio di settembre 1972. Questa volta Zimmermann ricevette la carica di prefetto di musica nel seminario di studio episcopale a Weiden, guidato dal pastore Heinrich Hiebl come direttore. Hiebl, che ha ricoperto una posizione dirigenziale nel seminario di Obermünster dal 1941 al 1955, potrebbe aver saputo delle aggressioni sessuali di Zimmermann. In ogni caso, c’era la condizione che Zimmermann non potesse pernottare al seminario, ma che dovesse tornare a Eslarn, a quasi 40 chilometri di distanza, ogni sera, quando la “tentazione” è nota per essere più forte.

    Dopo circa un anno da prefetto ci fu un altro contenzioso. Di conseguenza, Zimmermann fu licenziato per la terza volta nel novembre 1973 o andò in pensione anticipata all’età di 57 anni. Ciò non è stato fatto dal regista Hiebl, ma dal suo successore. Sorprendentemente, anche Heinrich Hiebl, all’età di 62 anni, è stato messo in pensione anticipata in questa occasione. Cosa sia successo esattamente non è ancora noto.

    Come valutare questo rinnovato impiego di Zimmermann o la “precauzione” di non consentire il pernottamento nel seminario? Ingenui, negligenti o inerenti alle strutture di abuso? Dal punto di vista odierno, l’edizione sembra aver perso il nocciolo del problema. Sarebbe stato facile per Zimmermann incontrare i rioni in città o fuggire a Eslarn. Il collega Zeitler fece lo stesso e abusò per un po’ di uno dei suoi allievi Domspatzen nella sua nativa Mitterteich.

    Chiunque chieda i motivi della sostituzione di Zimmermann si imbatterà in un cartello del silenzio o “persone ignoranti”.

    Un “Obermünsterer” non sa nulla

    Tuttavia, ci sono ex dirigenti del seminario Weiden che potrebbero contribuire all’illuminazione.

    L’ultimo direttore di Weiden, Joseph König, che ha frequentato il seminario di Obermünster (Abitur 1964) e ha lavorato prima come prefetto con i Domspatzen e poi nel seminario di Weiden, quando gli è stato chiesto del caso si è ricordato immediatamente del caso Zimmermann. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, König ha detto che “non deve lavare i panni sporchi, vero?” Devi capirlo. No, “non è successo niente” nel seminario per quanto riguarda le aggressioni sessuali, non sapeva nulla degli incidenti a Eslarn. Joseph König, attualmente “Direttore della Fondazione Pielenhofen dei passeri del duomo di Ratisbona”, ha conservato ciò che è realmente accaduto, la cui sporcizia è ancora attaccata alla biancheria della cui biancheria.

    In una relazione finale sul seminario di studio episcopale di Weiden, scritta quando l’istituto fu sciolto nel 1989, si cerca invano eventuali incidenti o un prefetto di musica di nome Georg Zimmermann. Josef Ammer, allora prefetto a Weiden, fu incaricato della stesura di questo documento. Dal 2006 Ammer è canonico e funzionario (vicario di corte) di Ratisbona. Rappresenta il vescovo nel suo ambito di giurisdizione ed è a capo dell’autorità del tribunale ecclesiastico, che è responsabile, tra l’altro, dei cosiddetti delitti morali.

    Ammer è un tipico discendente diocesano auto-allevato, un “Obermünsterer”, come dice lui: A Regensburger di undici anni venne nel 1965 al seminario di studio St. Wolfgang Obermünster (Abitur 1975), lavorò nell’istituto successore come Sottoprefetto, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1980, e poi dal 1984 al 1989 ha lavorato come prefetto nel seminario maschile di Weiden. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, Ammer ha immediatamente rassicurato che all’epoca non sapeva nulla di Zimmermann, un prefetto della musica, o del sottofondo, quindi il fatto che non fosse menzionato nel rapporto non significava nulla. Inoltre non sa nulla di una chiesa o di un’indagine penale contro Zimmermann. Di fronte a una via Zimmermann a Eslarn, invece, rimarrebbe sorpreso: “Pensate che una via porti il ​​nome di un

    Da Eslarn a Moosbach

    Dopo che Zimmermann dovette lasciare il seminario di Weiden nell’autunno del 1973, tornò a Eslarn come pensionato. Poiché ora c’erano delle riserve su di lui, non gli era permesso dare lezioni di musica individuali, solo lezioni di gruppo. L’allora scuola di canto e di recitazione ancora esistente era pragmaticamente chiamata “Grenzlandmusikschule Eslarn e. V.” ehm. Secondo il registro municipale delle associazioni, un tale gruppo esiste ancora a Eslarn.

    Cosa accadde esattamente negli anni seguenti, nessuno vuole o può dare informazioni. In ogni caso Zimmermann fu infine giudicato intollerabile e, su insistenza del parroco locale, non fu più autorizzato a dare lezioni di musica. Nel 1978 si è poi trasferito nella vicina città mercato di Moosbach. Fu ricevuto lì con un bacio sulla mano e lasciato a lui per dirigere e addestrare la neonata “Jugendmusikcorps Moosbach”. Zimmermann mantenne questa posizione fino alla sua grave malattia a metà del 1983.

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    Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.

    Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore

    Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.

    Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.

    Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.

    D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.

    Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.

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    Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.

    Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore

    Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.

    Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.

    Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.

    D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.

    Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.

    La prima Messa è il culmine altamente carico e sfaccettato di una comunità parrocchiale, l’obiettivo raramente raggiunto di coloro che lavorano per riprodurre il clero cattolico all’interno della propria comunità. Sebbene la benedizione di Zimmermann si sia rivelata una maledizione per molti, Eslarn onora il suo sacerdote.

    Illuminazione concreta invece di parole vuote

    Nel 2004, l’avvocato canonico di Bamberg Alfred E. Hierold ha presentato un inventario coerente a una conferenza di diritto canonico sul tema “Pedofilia ed efebofilia: protezione legale per vittime e accusati”: “Le vittime tacciono perché si vergognano”, i responsabili della comunità perché “temono effetti negativi sulla reputazione della comunità”. Anche le istanze di giustizia secolare tengono la luce agli occhi del pubblico. Al campanile non vengono appesi i risultati delle indagini e le sentenze dei tribunali per non “danneggiare l’immagine della chiesa”. Le pene detentive sono gestite con discrezione, le informazioni vengono fornite solo in silenzio. “Anche molti vescovi hanno taciuto per non smascherare i sacerdoti”.

    Tutte queste osservazioni valgono anche per il caso Zimmermann. Ma Hierold si sbagliava su una cosa. Ha detto che i tempi sono cambiati radicalmente e che la Chiesa cattolica romana ha detto addio alla mentalità del carro e “ha professato una cultura di trasparenza e autocritica”. Questo non è affatto il caso della diocesi di Ratisbona, dove le frasi vuote e il freddo rifiuto delle persone colpite sono state finora l’unica cosa che è accaduta. Sarebbe una grande sorpresa se il vescovo Voderholzer rompesse in modo specifico con la precedente gestione degli abusi sessuali da parte del clero da parte dell’Ordinariato di Ratisbona.

    Über 50 Jahre Vertuschungsgeschichte

  • Vaticano, le vittime della pedofilia contro la nomina di mons. Muller

    Vaticano, le vittime della pedofilia contro la nomina di mons. Muller

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Alla più influente associazione americana di vittime della pedofilia, Snap, l’arrivo ai vertici della Congregazione per la Dottrina della Fede del vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller non piace proprio. Attraverso un comunicato l’organizzazione americana (ma con sedi anche in Europa) ha espresso forti perplessità per la scelta di un vescovo che, negli anni passati, ha dimostrato di aver gestito male il caso di un prete pedofilo. Nonostante il caso fosse eclatante il prete venne spostato da una parrocchia all’altra. Il fatto poi che monsignor Mueller adesso sia stato scelto dal Papa proprio per guidare la congregazione dalla quale dipende il tribunale interno competente per questo genere di crimini, non fa altro che accrescere i timori.
    La Snap racconta che padre Peter Kramer fu arrestato in Germania con il sospetto di abusi sessuali per una serie di fatti che vennero confermati in sede processuale anche dalle vittime sia durante il processo che, successivamente, nel corso di diverse interviste a giornali tedeschi. Una delle vittime si chiama Benedikt, oggi ha 25 anni e ha raccontato che aveva 12 anni quando Peter Kramer gli fece “tirar giù i pantaloni”. Il ragazzo faceva il chierichetto. Tutto avvenne durante una festa di Pasqua in una parrocchia a Viechtach, vicino Ratisbona, in Baviera. “Peter Kramer. disse a me e ad altri bambini giochiamo ad acchiapparella. Aggiunse: chi acchiappo sarà mio. Lui acchiappò mia sorella ma si vedeva che le bambine non lo attiravano. Poi prese mio fratello. Lo strinse a sé, lo toccò. Ci inquietammo, ma mio fratello aveva solo 9 anni, non lo eccitava tanto. A me disse che ero nella pubertà, e dovevo imparare”. Fu lì che iniziarono i palpeggiamenti. “Mi strinse da dietro. Non mi violentò, ma fu una sensazione tremenda. E dall’altra stanza mia sorella e mio fratello gridavano».

    La Snap si chiede perché una scelta del genere visto che “non fa altro che aumentare il dolore e la sofferenza delle vittime”.
    Lunedì 02 Luglio 2012 – 21:15
    Ultimo aggiornamento: 21:21

  • La Chiesa del peccato

    La Chiesa del peccato

    Segnaliamo La Chiesa del peccato (Castelvecchi tazebao), nel quale il giornalista e scrittore Paolo Pedote racconta le vere storie di abusi accaduti in Italia, raramente arrivati agli “onori” della cronaca con più di un trafiletto d’agenzia. Ne emerge una sequenza raccapricciante di episodi scandalosi che lasciano intravedere un mondo oscuro, che si cela nelle canoniche, nelle sagrestie, nei seminari e negli oratori, dominato da una mentalità medioevale e sessuofobica in grado di alimentare ogni genere di crimine, perversioni e sofferenze. Un mondo con il quale la nostra società si ostina a non voler fare i conti.


    Dall’introduzione:
    Celibato e pedofilia

    Sembra però che il clamore mediatico sugli scandali della pedofilia, coperti dalla Chiesa, stia producendo effetti a catena, anche e soprattutto dentro la Chiesa stessa e i suoi più illuminati ministri. Reazioni che fino a soli pochi anni fa erano impensabili, proprio come la messa in discussione del tabù del celibato in seno alla comunità sacerdotale.
    Il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, nell’analizzare tutte le ipotetiche cause dei numerosissimi abusi per il mondo, indica un percorso di analisi molto interessante: se da un lato la formazione dei preti, nella peculiarità dei luoghi e nelle situazioni, può contribuire alla predisposizione di certe tendenze, anche gli strascichi della rivoluzione sessuale avviata nel 1968 e il celibato sono due elementi di cui è necessario tener conto.
    In sostanza, l’Arcivescovo per la prima volta pone una relazione tra il concetto e la pratica della castità e la sua infrazione. Come dire: se l’essere umano in genere è anche esperienza del corpo sessuato e a questo non si dà la possibilità di esprimersi, succede un po’ come un fiume che durante la piena non trova canali adeguati per smaltire l’acqua in eccesso.
    Gerhard Mueller, vescovo di Ratisbona, protagonista dell’operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali perpetrati in Germania da religiosi ai danni di minori, non è affatto della stessa opinione:
    “Una stupidaggine pensare che all’origine degli abusi sessuali ci sia il celibato.”
    Se però si confrontano le statistiche dei casi di pedofilia riguardanti i preti cattolici, con quelli di ortodossi o di pastori di altre chiese, come quelle protestanti – che per l’appunto non hanno l’obbligo del celibato – e che quindi possono costruirsi una famiglia e conseguentemente un’equilibrata vita affettiva, le differenze saltano subito all’occhio e si può osservare come il problema degli abusi sessuali riguarda unicamente il sacerdozio in seno alla Madre Chiesa.
    Ovvio che indicare il celibato, o meglio la castità obbligatoria, come unica e decisiva causa è arbitrario, ma evidentemente il problema c’è e non solo per i laici, ma anche per i cattolici stessi che analizzano questo fenomeno terribile degli abusi.
    Restano comunque, al di là del complesso problema, domande che non possono più essere eluse e rimandate: perché questa ostinazione della Chiesa a ritenere il celibato condizione indispensabile per il sacerdozio per poi attribuire, come di consueto, all’omosessualità la causa e quindi l’unico elemento da combattere? L’omosessuale come ‘capro espiatorio’ non basta più e credere ancora che il mondo possa ridurre la sessualità umana al solo esercizio riproduttivo all’interno del matrimonio, è forse anacronistico oltre che controproducente. Scrive Vito Mancuso, teologo fuori dal coro dottrinale:

    Oggi assistiamo alla fine abbastanza ingloriosa del modello di vita sacerdotale sancito dal Concilio di Trento, e in genere portato avanti nel secondo millennio cristiano, con il legare obbligatoriamente alla vita sacerdotale la scelta celibataria. I crimini legati al clero pedofilo (che la gerarchia conosceva e copriva per anni) stanno scavando la fossa, anzi hanno già scavato la fossa, alla falsa idea della superiorità morale e spirituale del celibato.
    Naturalmente non intendo per nulla cadere nell’eccesso opposto di chi ritiene la vita celibataria alienante e disumana a priori. Conosco preti celibi straordinari, modelli integerrimi di vita serena, pura, felicemente realizzata.
    Voglio piuttosto esprimere la mia ferma convinzione che ciò che conta per un uomo di Dio (perché nulla di meno il prete è chiamato a essere) sia avere l’anima piena della luce e della gioia del vangelo, e che a questo scopo la condizione migliore sarà per uno vivere nel celibato e per un altro metter su famiglia, a seconda del temperamento e dell’attitudine personali.
    (La Repubblica,18 marzo 2010)

    Allora diventa evidente che lo sguardo necessario da ora in poi dovrà essere più ampio, in modo da accogliere i molteplici aspetti.
    Aldo Bodrato così analizza il problema:

    Dicono che non il celibato in sé, ma la sua obbligatorietà e esclusività, come via di accesso ai ruoli guida nella comunità ecclesiale, tende a formare nelle coscienze degli aspiranti l’idea che l’emarginazione della questione sessuale nella vita del clero sia doverosa e che una scarsa propensione all’esercizio dell’amore eterosessuale o omosessuale è premessa indispensabile e sufficiente a fare un buon prete e ad aprirgli una promettente carriera. Di qui la creazione di un percorso formativo e la diffusione di una spiritualità celibataria, disattenta alla maturazione sessuale dell’individuo e propensa a lasciare aperte vie secondarie e deviate all’esercizio della sessualità stessa.
    (Il Foglio, pubblicazione di cattolici di Torino, n° marzo 2010)

    Dunque si fanno sempre più insistenti le voci di chi chiede un nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti della sessualità umana che bandisce una volta per tutte una rigidità con cui la dottrina cattolica continua a trattare il tema, rimanendo così semplicemente distaccata dalla realtà. E per quanto concerne la selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle culture delle relazioni affettive, inizia a formarsi una nuova coscienza che accetta e accoglie anche i sacerdoti dichiaratamente omosessuali, ciò per evitare da un lato che questo torni ad essere una tendenza da reprimere e non piuttosto da vivere con serenità, dall’altro per evitare che il candidato al presbiterato abbia ritenuto forse di risolvere il proprio disagio sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e dunque il celibato, ottenendo così un danno ancora maggiore.

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1275912719.htm

  • File sul Vaticano, il gelo della S. Sede

    File sul Vaticano, il gelo della S. Sede

    Obama: Wikileaks, atti irresponsabili

    Nei rapporti diffusi sul Web le critiche a Bertone “Yes man” E lui: «Per me è un orgoglio»

    CITTA’ DEL VATICANO
    Il Vaticano ha accolto con fastidio e una punta di ironia i cablogrammi di Wikileaks relativi al Vaticano diffusi in queste ore da alcuni quotidiani internazionali, nelle stesse ore in cui da Obama è arrivata una condanna nettissima delle attività di Julian Assange, definite «irresponsabili e gravissime».

    «Senza entrare nella valutazione dellestrema gravità della pubblicazione di una grande quantità di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze - afferma una nota diffusa dal Vaticano in mattinata - la sala stampa della Santa Sede osserva che una parte dei documenti resi pubblici recentemente da Wikileaks riguarda rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dAmerica dall`Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Naturalmente tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e – precisa la nota che fa così scuso alle fonti vaticane della diplomazia Usa – non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede né citazioni precise delle parole dei suoi Officiali. La loro attendibilità va quindi valutata con riserva e con molta prudenza, tenendo conto di tale circostanza». Segno della poca attenzione che il Palazzo apostolico intende tributare alle informative Usa, l’Osservatore romano in edicola il pomeriggio non riporta la nota mattutina e non dedica alla vicenda neppure una riga.

    A titolo preventivo, il giornale vaticano aveva scritto alcuni giorni fa che i cablogrammi «non sembrano in grado di modificare sostanzialmente i rapporti tra gli Stati Uniti e le diverse diplomazie mondiali». Sostanzialmente no, ma con la Santa Sede emerge qualche increspatura.

    I cablogrammi dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede, che ha sede sull’Aventino e dal 2009 è guidata dal teologo ispano-americano Miguel H. Diaz, spaziano dai commenti – per lo più elogiativi – nei confronti della diplomazia vaticana alle critiche – anche colorite – nei confronti del cardinal Bertone, del Papa stesso e della scarsa efficacia comunicativa e decisionale della Curia romana.

    Sul Segretario di Stato vaticano piovono non poche critiche. «Ha uno stile pastorale personale che a volte lo porta lontano da Roma, in giro per il mondo, a occuparsi di problemi spirituali prima che della politica estera», scrive in un’informativa del 2009 la vice-capo missione Julieta Valls e «non sono poche le voci che chiedono la destituzione del cardinale dal suo attuale posto». Il cablogramma cita il controverso discorso di Ratisbona, il battesimo in mondo-visione di Magdi Allam, l’incidente dei lefebvriani e la contestata nomina del vescovo austriaco di Linz tra gli incidenti in cui è incorsa la macchina curiale. «Al culmine dello scandalo lefebvriano, Bertone ha menzionato il vescovo offensivo (il negazionista Richard Williamson, ndr.) sbagliando il nome, e ha poi accusato i media di aver ’inventatò un problema che non c’era», nota la diplomatica Usa. Bertone viene definito digiuno di qualunque esperienza diplomatica («Per esempio, parla solo italiano»). In realtà era stato lo stesso porporato a spiegare di conoscere francese, tedesco, spagnolo e portoghese (l’inglese «è il mio punto debole», ammetteva).

    Quanto al problema «se c’è qualcuno» in Vaticano capace di portare «le posizioni di dissenso all’attenzione del Papa», nell’informativa si afferma che «come si è notato, il cardinal Bertone è considerato uno yes man e altri cardinali non hanno grande influenza sul Papa – o manca loro la confidenza per portargli cattive notizie».

    Chi ha sentito in queste ore il cardinal Bertone lo definisce per nulla scosso da questi giudizi. «Sono ben orgoglioso di essere stato definito così – ha affermato il porporato a chi gli ha avuto modo di parlargli – visto che questa immagine un po’ colorita in realtà rappresenta bene la mia sintonia con l’azione pastorale del Papa».

    Il cablogramma del 2009 – stilato, dunque, nel mezzo della crisi seguita alla revoca della scomunica dei vescovi lefebvriani – critica, in generale, i meccanismi comunicativi e decisionali della Santa Sede. Solo il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha il Blackberry, e pochi collaboratori del Papa hanno un indirizzo di email. «La maggior parte dei più alti esponenti del Vaticano, tutti uomini, in media sui 70 anni, non comprende i mezzi moderni e le nuove tecnologie informatiche», scrive la diplomatica. Sebbene «ci sono segnali che almeno qualcuno in Vaticano abbia imparato la lezione e lavorerà per ridisegnare la struttura comunicativa della Santa Sede», l’analisi è impietosa: «Le radici strutturali e culturali della situazione attuale sono profonde e non saranno facilmente sradicate per il fatto che sono strettamente connesse con lo stile di governo di Papa Benedetto».

    Nelle informative Usa non emergono eclatanti novità. Si menziona la ben nota opposizione di Ratzinger all’ingresso della Turchia nell’Unione europea espressa – e modificata da Papa – all’epoca in cui era cardinale. Si cita la resistenza di maggiorenti vaticani a collaborare alla commissione Murphy sulla pedofilia nel clero irlandese e le proteste dell’allora Segretario di Stato Sodano per le cause intentante negli Usa contro il Vaticano. Ancora, si riecheggia il malumore statunitense per l’ostilità di Wojtyla alla guerra di Bush in Iraq.

    Nel corso degli anni l’ambasciata Usa tiene in buona considerazione la diplomazia della Santa Sede, così come della comunità di Sant’Egidio, impegnata in diversi scenari di peace keeping. Il Vaticano, riferisce un file, ha «eccellenti fonti di informazione sui dissidenti, i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, il controllo del Governo sulle popolazioni» in Cina e buone informazioni in Corea del Nord.

    Trovano conferma nelle informative Wikileaks alcune ipotesi fioccate nel corso degli anni attorno alla politica estera del Vaticano ma mai confermate ufficialmente. Il Papa si adoperò presso le autorità religiose iraniane per favorire il rilascio dei 15 marinai britannici catturati tre anni fa da Teheran. Fu una richiesta dell’ambasciatore Usa – si legge in un cablogramma – che indusse il Papa a non ricevere il presidente iraniano Ahmadinejad in occasione del vertice Fao del 2008 a Roma. Dai files emerge che l’ambasciata Usa presso la Santa Sede ha fatto pressing sul Vaticano per la promozione degli organismi geneticamente modificati (ogm). Quanto alla decisione del Papa di aprire le porte della Chiesa cattolica a gruppi di anglicani tradizionalisti, «il risultato potrebbe essere la discriminazione, o in casi isolati, persino la violenza contro questa minoranza».

    «Condanniamo nel modo più forte possibili la divulgazione di ciò che è classificato come informazioni del Dipartimento di Stato. Non commenteremo il contenuto o l’autenticità di tali informazioni», ha commentato in una nota ufficiale l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede Diaz. «In ogni parte del mondo, come presso la Santa Sede, stiamo lavorando con i nostri partner per perseguire obiettivi importanti. Sono fiducioso che la partnership che il Presidente Obama, il segretario di Stato Hillary Rodham Clinton, e diplomatici americani devoti alla causa hanno lavorato duramente per costruire resisteranno a questa sfida».

  • “Soffriamo per i nostri peccati ma il Papa sta facendo pulizia”

    “Soffriamo per i nostri peccati ma il Papa sta facendo pulizia”

    L’INTERVISTA
    “C’è una volontà pervicace di colpire Ratzinger”.

    Ci sono i peccati gravissimi di alcuni preti, ma la lettera ai cattolici d’Irlanda testimonia il suo impegno anti-abusi di ORAZIO LA ROCCA

    CITTÀ DEL VATICANO – Cardinale Ruini, il quinto anniversario del pontificato di Benedetto XVI cade in un momento difficilissimo per la Chiesa cattolica. Se lo aspettava? O forse non eravate preparati a fronteggiare momenti così drammatici?
    “È indubbiamente un periodo di sofferenza e di prova per la Chiesa, che al momento ruota intorno alla questione della pedofilia. Ma la Chiesa non è la prima volta che soffre. In passato ci sono state altre prove, altre sofferenze sempre superate con l’aiuto della Provvidenza”.

    Ex presidente Cei e – oggi – guida del Progetto Culturale, organismo formativo dei vescovi, il cardinale Camillo Ruini (79 anni), al conclave del 2005 tra grandi elettori di papa Ratzinger, è sempre uno dei porporati più autorevoli del collegio cardinalizio pronto a far quadrato intorno a Benedetto XVI, pur senza negare le difficoltà del momento emerse, in particolare, per gli scandali sulla pedofilia tra il clero. “Ci sono i peccati, oggettivamente gravissimi, di alcuni sacerdoti e c’è una volontà pervicace – nota infatti il cardinale – di mettere sul banco degli accusati la Chiesa intera e specialmente il Papa: una cosa profondamente ingiusta e infondata, perché Benedetto XVI è esattamente il contrario di quello che si vuol fare apparire. La sua lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda è solo l’ultimo attestato del suo impegno e della sua fermezza contro la sporcizia nella Chiesa. Riguardo a situazioni di questo genere il cardinale Newman disse, nel 1879, una parola di grande saggezza cristiana: la Chiesa non deve far altro che continuare a fare ciò che deve fare, nella fiducia e nella pace”.

    Alla Via Crucis del 2005 l’allora cardinale Ratzinger denunciò la presenza di “sporcizia” nella Chiesa e tra il clero. Un presagio sui successivi scandali sugli abusi sessuali nella Chiesa?
    “Per la verità gli scandali della pedofilia erano già emersi alcuni anni prima, particolarmente negli Usa. Le parole del cardinale Ratzinger richiamavano facilmente quei problemi, ma sarebbe sbagliato, oggi come allora, restringere alle questioni della sessualità, la necessità della pulizia nella Chiesa. In realtà questa è una sfida che riguarda tutta la nostra vita di cristiani, oltre che di sacerdoti, ed è una sfida che, come ci ha insegnato Gesù, si può sperare di vincere solo puntando anzitutto su di lui, quindi sull’umiltà e sulla preghiera”.

    Cosa provò ascoltando quelle accuse?
    “Rimasi colpito. Il cardinale Ratzinger, per il compito che svolgeva da più di 20 anni come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, conosceva come forse nessun altro questo genere di problemi. Le sue parole mi sono rimaste scolpite dentro e su di esse ho spesso riflettuto e anche pregato.

    Eminenza, fu sorpreso dall’elezione papale di Ratzinger?
    “Non fui sorpreso, ma felice. La sorpresa semmai fu la grande serenità con cui si svolse il Conclave. Penso che i cardinali presero molto sul serio le parole che dovevano pronunciare prima di votare: “Giuro davanti a Cristo che mi giudicherà di dare il mio voto a colui che ritengo essere il più degno””.

    Ratzinger dopo i 27 anni di Wojtyla. Può fare un bilancio?
    “È presto per i bilanci, una cosa però è chiara: c’è una profonda continuità tra i 2 pontificati e già con Paolo VI, che pubblicò nel 1975 l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi dove individuava nell’evangelizzazione il compito fondamentale della Chiesa nel nostro tempo. Per il Papa la priorità è rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio, mettendo così in luce il nodo decisivo dell’evangelizzazione oggi, nel contesto culturale dell’Occidente, ma sempre più a livello mondiale. Quindi, la prima caratteristica del suo pontificato è questa priorità data a Dio. Ma non si tratta solo di annunciare e testimoniare Dio come nostro creatore e salvatore. Si tratta, ancor prima, di fidarci di lui e di metterci nelle sue mani, perciò di pregare e di fare spazio a lui, alla sua presenza e alla sua grazia, in tutta la nostra vita. La grande insistenza di Benedetto XVI sulla liturgia ha qui la sua origine”.

    Ma per qualcuno Benedetto XVI è un papa “scomodo”.
    “È una “scomodità” che ogni Papa, e anche ogni discepolo di Cristo che voglia essere fedele, deve affrontare, oggi come nel passato. Di fronte a questa scomodità la tentazione più pericolosa è quella di assumere un atteggiamento rinunciatario: ma a una simile tentazione Benedetto XVI non lascia spazio”.

    C’è chi accusa il Papa di aver minato il dialogo interreligioso dopo il discorso di Ratisbona sull’islam e la proclamazione delle virtù eroiche di Pio XII. Cosa risponde?
    “In realtà l’attuale Papa sta dando un forte contributo al dialogo tra le religioni, evitando di incagliarsi sulle loro ineliminabili differenze e spingendo invece l’attenzione su quei grandi compiti che possiamo condividere nel servizio del genere umano. Così proprio il discorso di Ratisbona è stato il punto di partenza di un più fecondo dialogo con l’islam. Le virtù eroiche di Pio XII non sono una sfida ad alcuno, ma sono solo il riconoscimento di qualcosa che, quando Pio XII era vivo, un po’ tutti avvertivano – anzi, avvertivamo – come un punto luminoso che aveva aiutato ad attraversare anni tenebrosi”.

    Sulla cancellazione delle scomuniche ai vescovi lefebvriani, compreso il negazionista Williamson, forse poteva attendere.
    “Lo stesso Benedetto XVI, il 10 marzo 2009, ha qualificato il caso Williamson come “una disavventura per me imprevedibile” che si è sovrapposta alla remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani. Ha anche riconosciuto che la Santa Sede dovrà prestare più attenzione alle notizie in circolazione, comprese quelle su Internet. E soprattutto ha precisato che la remissione della scomunica non significa la riammissione nella Chiesa, per la quale rimane necessaria la piena accettazione del Concilio. Non vedo cosa di più si dovrebbe aggiungere”.

    Benedetto XVI papa teologo e scrittore, ma forse poco attento al governo della Chiesa. Non è così?
    “Benedetto XVI è chiaramente un Papa teologo, un grandissimo teologo che è anche uno straordinario omileta e catecheta, e personalmente aspetto con un po’ di impazienza il secondo volume del suo Gesù di Nazaret. È sbagliato però pensare che egli si curi poco del governo della Chiesa”.

    Quest’anno Il Papa le ha fatto scrivere le meditazioni della Via Crucis e l’ha chiamata a presiedere la Commissione su Medjugorje. C’è sempre, quindi, bisogno del cardinale Ruini?
    “Non penso proprio che ci sia “bisogno” di me. Sono lieto, piuttosto, di poter dare un mio contributo. Scrivere le meditazioni della Via Crucis mi era sembrato all’inizio un compito troppo difficile e non adatto a me. Poi le cose si sono rivelate più semplici, dopo una rilettura meditata dei racconti della passione di Gesù contenuti nei quattro Vangeli. Sulla Commissione di inchiesta su Medjugorje tutti noi membri dobbiamo mantenere il più rigoroso riserbo. Al di là dei singoli incarichi, la mia attenzione principale è rivolta a come presentare Dio agli uomini di oggi e su questo spero di riuscire a scrivere qualcosa”.
    (15 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/intervista_ruini-3358986/


  • Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia

    Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia

    LE IDEE
    Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia
    di HANS KÜNG

    Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger – oggi Benedetto XVI – ed io eravamo i due più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa. Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a voi, in occasione del quinto anniversario dell’elezione di papa Benedetto al soglio pontificio, con una lettera aperta. È questo infatti l’unico mezzo di cui dispongo per mettermi in contatto con voi.

    Avevo apprezzato molto a suo tempo l’invito di papa Benedetto, che malgrado la mia posizione critica nei suoi riguardi mi accordò, poco dopo l’inizio del suo pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in modo amichevole. Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all’università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un’intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui.

    Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere con scrupolo agli impegni quotidiani del papato, e inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli encicliche sulla fede, la speranza e l’amore. Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo pontificato si dimostra ogni giorno di più come un’ulteriore occasione perduta, per non aver saputo cogliere una serie di opportunità:
    – È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l’impossiblità di un riconoscimento delle sue autorità e della celebrazione comune dell’Eucaristia.
    – È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l’uso preconciliare della preghiera per l’illuminazione degli ebrei; ha accolto nella Chiesa alcuni vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e prende in seria considerazione l’ebraismo solo in quanto radice storica del cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza. In tutto il mondo gli ebrei hanno espresso sdegno per le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del venerdì santo ha paragonato le critiche rivolte al papa alle persecuzioni antisemite.
    – Con i musulmani si è mancato di portare avanti un dialogo improntato alla fiducia. Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI ha dato dell’islam un’immagine caricaturale, descrivendolo come una religione disumana e violenta e alimentando così la diffidenza tra i musulmani.
    – È mancata la riconciliazione con i nativi dell’America Latina: in tutta serietà, il papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati “anelassero” ad accogliere la religione dei conquistatori europei.
    – Non si è colta l’opportunità di venire in aiuto alle popolazioni dell’Africa nella lotta contro la sovrappopolazione e l’AIDS, assecondando la contraccezione e l’uso del preservativo.
    – Non si è colta l’opportunità di riconciliarsi con la scienza moderna, riconoscendo senza ambiguità la teoria dell’evoluzione e aderendo, seppure con le debite differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.
    – Si è mancato di adottare infine, all’interno stesso del Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando avanti le sue riforme.
    Quest’ultimo punto, stimatissimi vescovi, riveste un’importanza cruciale. Questo papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio, interpretandoli in senso regressivo e contrario allo spirito dei Padri conciliari, e giungendo addirittura a contrapporsi espressamente al Concilio ecumenico, il quale rappresenta, in base al diritto canonico, l’autorità suprema della Chiesa cattolica:
    – ha accolto nella Chiesa cattolica, senza precondizione alcuna, i vescovi tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
    – ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l’Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
    – non realizza l’intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all’obbligo del celibato.
    – ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari all’interno della Chiesa attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato, Congregazione per la Liturgia) e di vescovi reazionari.

    Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più dalla grande maggioranza del popolo della Chiesa, il quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi di quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si identifica con la propria parrocchia o con il vescovo locale.

    So bene che anche molti di voi soffrono di questa situazione: la politica anticonciliare del papa ha il pieno appoggio della Curia romana, che cerca di soffocare le critiche nell’episcopato e in seno alla Chiesa, e di screditare i dissenzienti con ogni mezzo. A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico, l’immagine di una Chiesa forte, con un “vicario di Cristo” assolutista, che riunisce nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della dottrina romana le idee della maggioranza dei cattolici su varie questioni controverse, e in particolare sulla morale sessuale. Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri di gruppi carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le defezioni dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.

    Nella vostra qualità di vescovi voi siete certo i primi a risentire dolorosamente dalla rinuncia di decine di migliaia di sacerdoti, che dall’epoca del Concilio ad oggi si sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa della legge sul celibato. Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa della Chiesa. In molte delle vostre diocesi è verosimilmente in aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti. In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica, si decide l’accorpamento di molte parrocchie, spesso contro la loro volontà, per costituire gigantesche “unità pastorali” affidate a un piccolo numero di preti oberati da un carico eccessivo di lavoro.

    E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad aggiungersi lo spaventoso scandalo degli abusi commessi da membri del clero su migliaia di bambini e adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e altrove; e a tutto questo si accompagna una crisi di leadership, una crisi di fiducia senza precedenti. Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione romana per la Dottrina della fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi (“Epistula de delictis gravioribus”), imponendo nel caso di abusi il “secretum pontificium”, la cui violazione è punita dalla la Chiesa con severe sanzioni. E’ dunque a ragione che molti hanno chiesto un personale “mea culpa” al prefetto di allora, oggi papa Benedetto XVI. Il quale però non ha colto per farlo l’occasione della settimana santa, ma al contrario ha fatto attestare “urbi et orbi”, la domenica di Pasqua, la sua innocenza al cardinale decano.

    Per la Chiesa cattolica le conseguenze di tutti gli scandali emersi sono devastanti, come hanno confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti. Il sospetto generalizzato colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi vescovi, chiedervi quale sarà il futuro delle vostre diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione proporvi qui un programma di riforme. L’ho già fatto più d’una volta, sia prima che dopo il Concilio. Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise – ne sono convinto – da milioni di cattolici che non hanno voce.
    1. Non tacete. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili. Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
    2. Ponete mano a iniziative riformatrici. Tanti, nella Chiesa e nell’episcopato, si lamentano di Roma, senza però mai prendere un’iniziativa. Ma se oggi in questa o quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l’opera pastorale risulta inefficace, se manca l’apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia. Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono nate dall’iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra qualità di vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.
    3. Agire collegialmente. Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro la tenace opposizione curiale, la collegialità dei papi e dei vescovi, in analogia alla storia degli apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli. Ma nel periodo post-conciliare il papa e la curia hanno ignorato questa fondamentale decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna consultazione con l’episcopato, Paolo VI promulgò un’enciclica in difesa della discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il papa si presenta come un autocrate, davanti al quale i vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi vescovi, non dovreste agire solo individualmente, bensì in comune con altri vescovi, con i preti, con le donne e gli uomini che formano il popolo della Chiesa.
    4. L’obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Voi tutti, al momento della solenne consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al papa. Tuttavia sapete anche che l’obbedienza assoluta è dovuta non già al papa, ma soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento a un ostacolo tale da impedirvi di dire la verità sull’attuale crisi della Chiesa, della vostra diocesi e del vostro Paese. Seguite l’esempio dell’apostolo Paolo, che si oppose a Pietro “a viso aperto, perché evidentemente aveva torto” (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare pressione sulle autorità romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi – come l’uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni misti, l’adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all’intesa ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una costante e tenace pressione dal basso.
    5. Perseguire soluzioni regionali: il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate richieste dei vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato l’intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del suo vescovo e della sua comunità. Una singola Conferenza episcopale potrebbe aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme. Perciò
    6. si chieda la convocazione di un Concilio: se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà religiosa, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso c’è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la convocazione di un concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla Curia romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un concilio, o quanto meno di un’assemblea episcopale rappresentativa.
    Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l’appello che rivolgo a voi, stimatissimi vescovi: vi invito a gettare sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale, rivalutata dal Concilio. Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i cattolici che hanno perso la fiducia nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono. Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in collaborazione con altri vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica “franchezza” (At 4,29.31). Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una prospettiva alla nostra Chiesa.
    Vi saluto nella comunione della fede cristiana.
    (15 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/hans_kung-3359034/

  • Ratisbona. Pure le suore sono pedofile

    Ratisbona. Pure le suore sono pedofile

    Abusi, accusati 4 preti e due suore
    Nuovi casi di pedofilia a Ratisbona

    Il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, ha reso noti nuovi casi di pedofilia. Si tratta di quattro preti e due suore, accusati di aver commesso abusi dal 1969 al 1970. Tra le persone molestate ci sarebbero anche due ex “voci bianche” del famoso coro del duomo di Ratisbona, diretto dal 1964 al 1994 dal fratello di Benedetto XVI, Georg. Uno dei sacerdoti era già stato sospeso la settimana scorsa dalle autorità ecclesiastiche.

    www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo477176.shtml

    Abusi, relazione diocesi Ratisbona: Accusati sei religiosi

    Roma, 22 mar (Velino) – Sei persone – quattro sacerdoti e due suore – sono accusate di abusi sessuali contro minori, per fatti avvenuti nella diocesi di Ratisbona a metà degli anni ’70 (e uno nel 1984): lo ha riferito il portavoce, Clemens Neck, presentando una relazione intermedia della diocesi sulle inchieste relative ai casi di abuso. “Vogliamo ringraziare tutte le vittime per la fiducia con cui si sono rivolte a noi. Il lavoro degli ultimi 14 giorni ci ha mostrato una grave ingiustizia che ha commesso la Chiesa. Tutta la nostra solidarietà va alle vittime di questi crimini e alle loro famiglie. Siamo profondamente dispiaciuti (…) e chiediamo perdono” si legge in una nota della diocesi. Attualmente, “sette persone hanno riferito accuse nei confronti di sei persone”. Tre dei quattro accusati vivono attualmente fuori dalla diocesi di Ratisbona, e le rispettive diocesi sono state avvisate, riferisce una nota. La maggior parte delle accuse riguardano il collegio di Etterzhausen, che ospitava i ragazzi del coro di Ratisbona, anche se tra le due istituzioni non c’è un legame istituzionale, né amministrativo, né di personale.

    Le accuse sono mosse in particolare contro padre Sturmius W., 61 anni, che nei giorni scorsi è stato sospeso “con effetto immediato” dai suoi incarichi pastorali. Il sacerdote operava attualmente nella diocesi di Eichstätt, ma i fatti risalirebbero ai primi anni ’70, quando prestava servizio a Ratisbona, come assistente degli studenti nel collegio. L’incarico di W. Sturmius a Ratisbona terminò nel 1972 anche se all’epoca non c’erano denunce a suo carico. Tra gli imputati per abusi ci sono anche due suore di due ordini diversi, di cui una ancora residente in diocesi.Entrambe soffrono di problemi psichici. Nuove accuse sono emerse – anche a mezzo stampa – verso sacerdoti già condannati: Federico Z., che è stato condannato nel 1958, e George Z., condannato nel 1969. Quest’ultimo è stato per otto mesi direttore del Coro della Cattedrale (Domspatzen Regensburger) nel 1959, anche se non ci sono accuse a suo carico per questo periodo. Gli abusi sarebbero avvenuti a Eslarn e non a Ratisbona.

    (ban) 22 mar 2010 12:23

    www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1086493