Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Una sorta di clinica psichiatrica per curare i preti pedofili”. Comoda menzogna per far far uscire un prete di galera.

    “Una sorta di clinica psichiatrica per curare i preti pedofili”. Comoda menzogna per far far uscire un prete di galera.

    Pedofilia/ Sulle colline umbre una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti.

    RAVENNA – Dopo due mesi di carcere, Don Desio, 52 anni, originario di Milano e per 13 anni parroco di Casalborsetti sulla costa ravennate arrestato in canonica ad aprile per adescamento e atti sessuali con ragazzini di 14 e 15 anni, spera di poter ottenere presto i domiciliari in un’idonea struttura. Lo ha fatto sapere il suo avvocato, Battista Cavassi, che lo ha visitato in carcere a Forli’ poche ore fa.

    “E’ abbattuto ma fiducioso che la proposta sul percorso di recupero individuato possa essere accolta dal giudice”, ha riferito il legale. Il centro individuato e’ una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti – ha spiegato l’avvocato – e si trova sulle colline umbre in provincia di Perugia. E’ stato inaugurato pochi anni fa e attualmente ospita una quindicina di sacerdoti.

    Gestito dalla congregazione Figli dell’Amore Misericordioso, il direttore e’ un sacerdote psicologo e psicoterapeuta. Il percorso individuato per don Desio ha una durata di anni e prevede un’assistenza psicologica mirata. Tanto che, all’istanza presentata al Tribunale di Ravenna, e’ stata allegata la
    relazione che il centro ha stilato su di lui dopo avere esaminato le carte fornite dalla difesa. Da parte sua il Pm titolare del fascicolo, Isabella Cavallari, gia’ a suo tempo aveva informalmente espresso la propria contrarieta’ a dare parere positivo a misure alternative al carcere. La decisione del Gip Materia dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

  • Per Don Desio chiesti i ‘domiciliari’ in una struttura ospedaliera umbra

    Per Don Desio chiesti i ‘domiciliari’ in una struttura ospedaliera umbra

  • Don Desio, nuovi testimoni in questura

    Don Desio, nuovi testimoni in questura

    La sorella del sacerdote lo visita in carcere. L’indagine mira a ricostruire possibili rapporti avuti in 12 anni con i ragazzi che frequentavano la parrocchia.

     RAVENNA. Passata la Pasqua, riprendono le audizioni di ragazzi e genitori da parte degli uomini della Squadra mobile che stanno indagando sui rapporti tra don Giovanni Desio e gli adolescenti che negli anni hanno frequentato in modo più o meno assiduo la parrocchia di Casalborsetti.

    Nuovi colloqui sono in programma in questi giorni per fare luce su altre relazioni inopportune che il sacerdote potrebbe aver avuto con minorenni dopo i casi che hanno portato il gip Rossella Materia a emettere nei suoi confronti un provvedimento restrittivo per atti sessuali con minori e adescamento.

    Finora è stato percorso a ritroso un periodo temporale fino al 2005, seppur in modo parziale; gli incontri calendarizzati serviranno proprio a cercare di completare il quadro, riavvolgendo il nastro del tempo fino ai giorni del suo insediamento in paese.

    La lista già lunga di persone da sentire (si tratta infatti di vagliare quanto accaduto in dodici anni) si è poi allungata, perché dopo l’arresto del sacerdote da parte dei poliziotti della seconda sezione alcuni genitori si sono fatti avanti.

    Mamme e papà di giovani che negli anni hanno fatto parte o sono comunque stati vicini al gruppo di “ragazzi del don” e che, alla luce di quanto emerso finora, stanno rivedendo ciò che i loro figli avevano manifestato in passato. Atteggiamenti, umori e indizi che col senno di poi vengono interpretati come possibili segnali di disagio non capiti e che hanno spinto qualche familiare a rivolgersi agli investigatori che seguono il caso con il coordinamento del sostituto procuratore Isabella Cavallari.

    Nel frattempo l’ex parroco di Casalborsetti è ancora rinchiuso nel carcere di Forlì dove è stato trasferito pochi giorni dopo il suo arresto, avvenuto il 5 aprile scorso. Ospite della struttura penitenziaria dotata di una sezione ad hoc per i detenuti accusati di reati sessuali nei confronti dei minori, trascorre le sue giornate immerso nelle letture.

    Chi lo ha visto lo ha descritto come un uomo in buone condizioni di salute ma provato dalla detenzione e dal carico di accuse mosse nei suoi confronti. In occasione delle festività, don Desio ha ricevuto la visita di una sorella che ha ottenuto il permesso di incontrarlo. Anche il cappellano del carcere, don Enzo Zannoni, ha avuto modo di scambiare con lui qualche parola, così come il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che nei prossimi giorni tornerà a fargli visita.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3896/-Don-Desio–nuovi-testimoni.html

  • Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Il vescovo Ghizzoni: “Mai saputo di don Desio”. Dopo la denuncia della Rete L’ABUSO mette le mani avanti

    Monsignor Lorenzo Ghizzoni parla della settimana più nera per la Diocesi

     Ravenna, 20 aprile 2014 – È un messaggio chiaro quello che l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni sta lanciando alla sua comunità di fedeli dopo i casi di cronaca che stanno scuotendo la diocesi: «Non chiudiamo gli occhi, perché ci sono di mezzo delle persone che hanno sofferto, che soffrono; qualcuno ha anche delle colpe. Se siamo caduti, chiediamo perdono, a tutti; se siamo ancora dentro qualche schiavitù invochiamo aiuto dai fratelli, senza nasconderci, lasciandoci soccorrere».

    Un’indicazione per certi versi rivoluzionaria, certamente nuova, che tende a portare alla luce, piuttosto che oscurare, le tante e pesanti difficoltà che la curia sta vivendo – basti pensare all’equipe antipedofilia appena istituita. Un’eredità pesante quella ricevuta dal predecessore, monsignor Verucchi, cominciata con il caso Galletti Abbiosi e proseguita con le accuse di abusi sessuali per il parroco di Casal Borsetti,passando per il parroco di Punta Marina indagato per lesioni e il parroco emerito di San Biagio ricattato per presunte molestie.

    Monsignor Ghizzoni la chiesa di Ravenna sta vivendo un momento difficilissimo, come affronterà questa Pasqua?
    «Difficile fare festa, ma la Pasqua in questo momento capita provvidenzialmente. È proprio questa la festività che mette noi cristiani di fronte alla possibilità di ricominciare, di rinnovarci. C’è un dono che viene dall’alto, la Grazia, che si rivolge a tutti perché tutti abbiamo zone d’ombra e fragilità».
    Le zone d’ombra della chiesa ravennate negli ultimi tempi sembrano fin troppe e in molti si chiedono se laCuria sapesse. Prendiamo il caso più clamoroso di don Giovanni Desio. Lei non aveva avuto indicazioni in merito?
    «No, non mi aspettavo nulla di tutto ciò. Nessuno aveva mai denunciato a me personalmente l’eventualità che dietro le sue attività potessero esserci reati sessuali con minorenni. È un caso che ci ha colpiti tutti e abbiamo cercato di reagire inventando anche soluzioni nuove».
    Parla dell’equipe di esperti antipedofilia?
    «Sì, è una novità assoluta e mi auguro che ci aiuti per darci uno stile nuovo, per affrontare in maniera più consapevole questo tipo di gravi problemi. Sia per la prevenzione che per la valutazione e le decisioni da prendere qualora ci si trovasse di fronte a notizie di comportamenti ambigui o sospetti verso i minori».
    Hanno fatto molto discutere anche le sue direttive di comportamento: non stare da soli con i minori, non parlare a un adolescente senza testimoni. Non si scontrano col messaggio evangelico ‘Lasciate che i fanciulli vengano a me’?
    «No, affatto. Le indicazioni chiedono di continuare a portare avanti tutte le attività con i giovani ma con una attenzione e modi di fare nuovi che permettano a tutti, inclusi educatori e coloro che gravitano nel mondo educativo, di agire con trasparenza. È una attenzione che molti già avevano, si tratta di tenere i confini».
    I sacerdoti non si sono sentiti sminuiti nella sua fiducia nei loro confronti?
    «No, non è questione di fiducia ma di dare un messaggio chiaro. Con i sacerdoti ci sono stati incontri, il tema è stato accuratamente affrontato».
    Venerdì sera, nonostante il momento buio, tantissimi fedeli hanno preso parte alla Via Crucis. Se lo aspettava?
    «Sinceramente no, non mi aspettavo un partecipazione così ampia. Questa risposta l’ho letta come un segno di unione: in certi momenti difficili si può reagire meglio se si è uniti. Il segnale è: lavoriamo insieme per affrontare queste gravi difficoltà».
    Di cosa ha più bisogno oggi la curia ravennate?
    «La nostra chiesa ha bisogno di un rinnovamento spirituale, interiore, più che di un rinnovamento delle opere. Ci stiamo lavorando cominciando ad affrontare per primi i problemi più grossi che sono apparsi. Un altro prolbema, certamente da non sottovalutare, è dare ai giovani la possibilità di incontrare valori importanti, che se si radicano in gioventù poi rimangono fari per tutta la vita. E qui c’è il nostro grande compito: non solo riparare i danni ma fornire i valori essenziali».
    Un compito che sembra più difficile alla luce dei recenti casi di cronaca.
    «Distinguamo i casi: la cronaca li accomuna, anche a causa del periodo limitato nel quale si sono verificati, ma a parte il caso specifico gravissimo di don Giovanni, gli altri non sono diversi da quelli che possono succedere in altri territori, già visti anche altrove. L’unità è la nostra forza, lavoriamo insieme, non progettiamo funerali quindi, ma rinnovamento e guarigione, conversione e lotta spirituale».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2014/04/20/1055456-don-desio-vescovo-ghizzoni.shtml

  • Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

    Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

     di Andrea Alberizia – Alla diocesi di Ravenna esisterebbe un archivio, accessibile al vescovo e alle alte sfere ecclesiastiche, dove starebbe un fascicolo riservato che porta sopra il nome di Giovanni Desio e raccoglierebbe tutte le informazioni personali, comprese eventuali segnalazioni su atteggiamenti dubbi e comportamenti sospetti, catalogate dalla curia sulla figura del 52enne nato a Milano e parroco di Casalborsetti dal 2000 fino allo scorso 5 aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minorenni.

    Dell’esistenza di questo fascicolo è convinto Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione nazionale Rete l’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontar (altro…)

  • Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    Caso Desio: la polizia torna in canonica E in diocesi un team che tutela i minori

    L’indagine su don Giovanni Desio prosegue senza sosta: al lavoro gli uomini della squadra mobile di Ravenna, coordinati dal pm Isabella Cavallari, per ricostruire il giro di presunte vittime finite nella rete del parroco. Oltre ai due ragazzini citati nell’ordinanza di custodia cautelare, un ravennate e uno da fuori provincia, gli investigatori stanno svolgendo accertamenti in altre parti d’Italia: il don, per motivi giornalistici, viaggiava spesso e questo potrebbe avergli consentito di intrattenere rapporti personali fuori dal territorio ravennate. Intanto i poliziotti e il pm il 16 aprile sono tornati nella canonica di Casalborsetti alla ricerca di altro materiale utile dopo quello sequestrato il giorno dell’arresto (5 aprile).

    La curia dal canto suo corre ai ripari e lo fa introducendo anche quella che chiama «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista. «Le tre donne – ha annunciato il vescovo il 16 aprile nella cattedrale di Ravenna nell’omelia in occasione della messa del Crisma, concelebrazione e consacrazione degli olii santi, che apre il triduo pasquale – sono anche madri di famiglia oltre che competenti nei vari settori». L’equipe sarà di aiuto al vescovo, ma anche ai parroci, ad altri responsabili parrocchiali o ai genitori, sia per la prevenzione, sia per la valutazione e le decisioni da prendere qualora ci si trovasse di fronte a notizie di comportamenti ambigui o sospetti verso i minori.

  • Ragazzino scappò di casa per don Desio

    Ragazzino scappò di casa per don Desio

     Da una città del Veneto, l’adolescente aveva raggiunto di nascosto dai genitori la canonica di Casalborsetti per essere ospitato dal sacerdote: a trovarlo e a riconsegnarlo alla madre erano stati i Servizi sociali

     CASALBORSETTI – Era accaduto qualche mese fa. La denuncia della scomparsa di un ragazzino da parte dei genitori era arrivata da una provincia del Veneto (finora mai emersa) a Ravenna. I Servizi sociali del comune bizantino lo avevano rintracciato proprio a Casalborsetti. Dove? Affidato a Don Giovanni Desio. Quando di preciso non è dato saperlo trattandosi di un caso che riguarda un minorenne. Fatto sta che nei registri dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) quell’intervento ‘a lieto fine’ lascia spazio ora a un inquietante interrogativo che potrebbe portare a nuovi approfondimenti. In quei giorni erano stati interessati gli operatori ravennati, i quali avevano provveduto a contattare la madre dell’adolescente per dirle che il figlio si trovava al sicuro. D’altra parte agli occhi dei più il parroco 52enne d’origine milanese non era altro che il sacerdote che da 13 anni guidava la comunità rivierasca; eccentrico e insolito, certo, ma non per questo sospetto. E così gli assistenti sociali avevano seguito la procedura. Avevano allertato la famiglia del ragazzino. La madre era quindi scesa a Casalborsetti per riprendersi il ragazzo. E l’ ‘avvenuta consegna’ era stata opportunamente registrata.

    La vicenda si era chiusa lì. Insospettabile, o quasi, almeno prima del 3 marzo,
     quando le indagini della squadra Mobile hanno iniziato a tenere d’occhio abitudini e conversazioni del don con alcuni ragazzini, passando al pettine gli sms e i messaggi di WhatsApp con riferimenti troppo espliciti per essere equivocati. Quel che è successo poi – le intercettazioni finite nel fascicolo aperto dal pm Isabella Cavallari, l’arresto con l’ordinanza del gip Rossella Materia, e le verifiche tuttora in corso degli inquirenti per fare luce sul passato del parroco – è ormai affidato alle pagine della cronaca. E alla luce delle intercettazioni emerse sulla stampa, in questi giorni non sono mancate le segnalazioni in questura da parte di genitori preoccupati, interessati a riferire dettagli rimasti nascosti o a chiarire eventuali dubbi. Anche perchè le indagini, come noto, valicano i confini ravennati. Oltre a Milano, città natale del sacerdote, e a Bergamo, da dove per Pasqua sarebbe dovuto arrivare l’adolescente poi finito nelle intercettazioni, emerge ora la città veneta dove presto potrebbero recarsi gli agenti ravennati per ascoltare il giovane. Una località tra l’altro interessata da una nota rassegna cinematografica, tra le passioni di Don Desio.

    Proprio cinema e viaggi (il parroco era stato invitato come giurato al festival argentino di Mar del Plata) potrebbero spiegare l’eterogeneo bacino di conoscenze coltivate da un personaggio non certo convenzionale. Nella canonica, ancora sotto sequestro, i prossimi sopralluoghi del magistrato e della polizia Scientifica esamineranno le innumerevoli videocassette e dvd catalogate alle pareti. Sono già stati sequestrati computer, telefonini, IPad, ma anche palloni, giochi, regali che ora vengono visti sotto una luce diversa. Come quella fuga di casa di qualche mese fa, finita a centinaia di chilometri nella piccola Casalborsetti.

    Federico Spadoni
  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

  • La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

    La Curia di Ravenna nel mirino della Rete L’ABUSO denunciati i vescovi. Altissimo rischio di inquinamento prove, la Procura intervenga!

     La Conferenza Episcopale Italiana e il suo Presidente Angelo Bagnasco hanno adottato le linee guida sugli abusi sessuali perpetrati da preti sui minori.

    Per i vescovi non ci sarà obbligo di denuncia perché non sono pubblici ufficiali, e trincerandosi dietro questo dettaglio procedurale, i vescovi si stanno sottraendo alla responsabilità della vigilanza dei minori affidati ancora oggi alle cure del clero.

    Ma per i vescovi che verranno a conoscenza dei crimini commessi dai sacerdoti appartenenti alle loro diocesi, dovrà valere pur sempre la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art. 40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

    E’ quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Nel caso di don Giovanni Desio al momento emergono 5 vittime, diverse denunce anche pubbliche, alcune addirittura a mezzo stampa che però sembra siano rimaste in’ascoltate. A mettere fine, anche questa volta c’è voluta la magistratura, altrimenti chissà per quanto altro tempo in curia non se ne sarebbero accorti, chissà quante altre vittime.

    Eppure di Desio non emerge un profilo così rassicurante, da chi aveva ritirato i figli vietando di avvicinarsi alla parrocchia a chi aveva invece comunicato anche alla curia i suoi “sospetti” sul sacerdote, il ragazzino veneto fuggito di casa e ritrovato dai servizi sociali affidato a Desio, nonché le sue “bizzarrie” denunciate persino a suon di articoli di stampa.

    Ma possibile che la curia non abbia mai avuto sospetti? O forse hanno agito con troppa leggerezza omettendo la vigilanza di cui per l’articolo 40 comma 2 sarebbero responsabili e penalmente perseguibili?

    La curia i sospetti li ha avuti eccome infatti corre ai ripari, non a caso arriva una squadra di tre avvocati tra cui un civilista per proteggere i beni della Diocesi, la quale istituisce anche una al quanto sospetta «equipe per la tutela dei minori» composta dal vicario generale e da un parroco, da una dottoressa psicologa psicoterapeuta, da una dottoressa neuropsichiatra infantile, da una giurista che esercita nel foro ecclesiastico, da un civilista e da un canonista.

    Ci auguriamo che la magistratura intervenga immediatamente impedendo che la Diocesi possa avere contatti con i minori coinvolti e non, almeno fino alla chiusura delle indagini.

    Il rischio di inquinamento delle prove è altissimo e non si può permettere che questo accada soprattutto in questa vicenda dai contorni ancora molto torbidi.

    Questa la denuncia inoltrata oggi dalla Rete L’ABUSO alla Procura della Repubblica di Ravenna nella quale si chiede che l’indagine sulle molestie commesse da don Desio venga allargata anche alle responsabilità dei Vescovi che negli ultimi 10 anni (prescrizione) sono stati a capo della Diocesi di Ravenna – Cervia.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

  • Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

    Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

     RAVENNA – “Riesci a recuperarmi Viagra, Cialis o Levita?”. Una richiesta choc, pronunciata sul finire del 2013 dalla bocca di don Giovanni Desio a un confidente. “Non che io ne abbia bisogno”, si era affrettato ad aggiungere alludendo alla diffusa condizione maschile nelle ore precoci del mattino, per poi precisare, “tanto ho un amico farmacista…”. E’ solo uno degli aspetti che vengono a galla sul caso del parroco di Casalborsetti. Forse quello di maggiore impatto, che va ad aggiungersi a tanti altri episodi circostanziati avvenuti dal 2005 a oggi, descritti da chi con il religioso aveva un sincero rapporto di amicizia. Trascorsi ormai 10 giorni di carcere – con l’accusa di sostituzione di persona, adescamento e atti sessuali con minorenni – tali episodi permettono di ricostruire la deriva di un parroco accolto a Ravenna come ‘promessa’ tra le guide spirituali della futura diocesi, e finito ‘isolato’ ai margini dell’orbita ecclesiastica bizantina, difficilmente inconsapevole di certe ‘difficoltà’ sofferte.

    I sospetti al cinema
    Era capitato a Milano nel 1998, alla proiezione di “Happiness” di Todd Solondz. Al termine aveva commentato la pellicola, “io lo so che i ragazzi a 13/14 anni sanno bene quello che vogliono e come fare per ottenerlo”. Una frase scambiata lì per lì per pura sensibilità, mostrata da un uomo, orfano e adottato, che pochi anni più tardi, una volta presi i voti, si sarebbe interessato in maniera molto approfondita alle famiglie e ai ragazzi della piccola località rivierasca.
    Il primo 14enne E’ in questo contesto, siamo al 2005 (il don era stato nomi- nato a Casalborsetti nel 2001), che si interessa al caso di una madre con tre figli minorenni. La assume per le pulizie all’asilo parrocchiale, inserendo i bambini nel programma didattico, tra suore, catechisti, maestre. Desio si spende anche con il vescovo (allora era Verucchi) per fare ottenere alla fa- miglia un appartamento a Porto Corsini. Passano due anni nel corso dei quali il sacerdote si affeziona con il più grande dei tre, allora 14enne. Lo ospita in canonica, lo porta al cinema, “E’ un’anima delicata, mi chiama ‘Patri’” (‘padre’ alla siciliana), andava dicendo, “sto cercando di tutto per portarlo via alla madre, non vedo l’ora che sia maggiorenne perché se ne vada di casa”. E’ probabilmente dovuto alle particolari attenzioni riservate al giovane un alterco con la donna, che nel 2007 costringe il parroco a contattare i servizi sociali di Ravenna.

    L’amore tradito 
    Siamo al 2009; il giovane si allontana dalla famiglia, ma non sceglie il prete. La sua strada prende la direzione di Rimini. Per chi lo conosce bene, Desio vive tale distacco come un tradimento profondissimo da parte di un giovane per il quale diceva di avere “grandi progetti”. Sempre per lui, nel 2012, il sacerdote viene chiamato a testimoniare in un processo al tribunale malatestiano. Ma questa è un’altra storia.

    Isolato dalla curia 
    La delusione per una ‘promozione’ mai arrivata alla volta di parrocchie più importanti, si acuisce con le critiche da parte di alcuni confratelli su un presunto giudizio che, già in ambiente milanese, avrebbe ritenuto l’aspirante parroco inidoneo al sacerdozio. La tanto discussa poesia riadattata per il Ravenna Festival 2008 e pubblicata sul settimanale della diocesi ‘Risveglio 2000’ arriva come un macigno. Don Desio si sente offeso, attaccato e abbandonato. Anche il paese – che aveva inizialmente accolto quantomeno con curiosità un parroco giovane, visto come moderno e modernista – si spacca, soprattutto dopo la decisione di chiudere l’asilo per problemi gestionali. Medita di andarsene, poi qualcosa lo fa tornare sui suoi passi. “Il vescovo mi vuole qui”, dice pubblicamente. A spronarlo due gruppi di giovani che gravitano in parrocchia, uno dei quali i ‘Ragazzi del don’.

    I giochi in camera da letto 
    Sono adolescenti, molti dei quali battezzati proprio da lui. Con loro si crea una sorta di ‘cordone sanitario’ nel quale gra- dualmente don Desio si isola. Anche l’interesse per la tecnologia diventa compulsivo, infantile: tre telefoni cellulari, sms, chat, Facebook. Una delle accuse riguarda appunto l’accesso nel profilo del social network di uno di lo- ro. Si inseriscono in questo contesto i giochi, i regali (alcuni dei quali, come i palloni, sono stati sequestrati dalla Seconda sezione della squadra Mobile), poi i pigiama party. “Faccio tutto per loro – seguita a dire – sono loro la mia famiglia”. La Play Station, compra- ta e installata inizialmente nel televisore dell’oratorio già dotato di Sky, nel 2012 finisce montata nella camera da letto.

    “Io lo amo” 
    In quello stesso anno le attenzioni si posano su un nuovo ragazzo. Si tratta del giovane ora residente a Treviso, già sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti. Che si tratti di qual- cosa di più che una semplice simpatia lo dimostrano le tante uscite, al cine- ma, in canonica, a cena, anche nella redazione di Risveglio 2000. Lo descrive come “meraviglioso, sensibile, intelligente”, e ancora, “io lo amo”, “lo vorrei salvare perché la famiglia me lo vuole portare via”, “quella che ho con lui è una storia importante”. E’ questo il tenore delle frasi che, da ubriaco al termine di una litigata avvenuta con una donna in un bar del paese nel 2012, rivolge a un confidente intervenuto per calmare i toni della discussione.

    La lettera a Verucchi 
    Non passa molto da quella sera, com’era immaginabile, prima che l’allora vescovo, riceva una lettera dai toni preoccupati, chiedendo di intervenire prima che don Desio “arrechi danni a sé stesso o ad altri”, insomma, per impedire che il sacerdote “si rovini la vita”. Non accade nulla. Siamo sicuri che niente ha a che fa- re in questa circostanza il forte sostegno del parroco di Casalborsetti al porporato, in quel periodo al centro di due casi di forte tensione per la Curia: moschea e Galletti Abbiosi.

    La fuga in canonica 
    Trascorrono i mesi, e i Servizi sociali intervengono per un nuovo episodio che riguarda sempre lo stesso ragazzino. Una fuga, da Treviso dove ormai risiede, per tornare a Casalborsetti. La madre sporge denuncia di scomparsa. Il giovane viene trovato e affidato al don, il quale rivela a più persone di aver chiesto e ottenuto l’affidamento al vescovo come tutore. E’ l’interessamento dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) che informa la madre del ragazzo e annota l’ ‘avvenuta consegna’ dall’adolescente dalle mani sacerdotali a quelle del genitore.

    Prete di bordo
    L’ultimo desiderio di cambiare ambiente, almeno per un certo periodo, arriva nell’ottobre 2013. Desio viene accompagnato a Roma per sostenere l’esame per diventare parroco di bordo, sulle navi da crociera “Costa”. Una speranza alimentata da una richiesta di cui si vantava con po- chi intimi: essere stato contattato dall’agente di un attore hollywoodiano per raggiungerlo per un’esperienza in barca ai Caraibi. Aveva ripiegato per un tour del Mediterraneo, per il quale aveva chiesto un permesso per febbraio-marzo di quest’anno. E’ in quello stesso periodo che le acque si sono fatte torbide. A partire dall’incidente del suv nel canale, guidando ubriaco quasi quattro volte oltre il limite. E l’indagine della polizia, finita con l’arresto sulla base di un quadro probatorio che ha messo nero su bianco ogni sospetto, detto o taciuto.

    Federico Spadoni