Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Don Desio era sospetto, nel 2012 lo segnalai alla curia”

    “Don Desio era sospetto, nel 2012 lo segnalai alla curia”

    Ravenna, 13 aprile 2014 – «NELL’ESTATE del 2012 informai la curia circa alcuni atteggiamenti di don Giovanni Desio che mi preoccupavano. Volevo cercare di aiutarlo prima che potesse diventare pericoloso per se e per gli altri. Il messaggio è arrivato a chi di dovere ma nessuna conseguenza a questo mio gesto si ebbe nei mesi a seguire. Entro quell’estate sembrava che tutto si fosse calmato, anche perché il ragazzo – come venni a sapere – era andato ad abitare in Veneto con la famiglia. Pensai che la cosa fosse finita. Poi, durante una visita a a una coppia di parrocchiani, ho saputo che don Desio aveva addirittura informato il vescovo di allora, monsignor Verucchi, di voler diventare tutore dello stesso ragazzo. I compaesani erano scandalizzati».

    LA PERSONA che ha denunciato i rischi alla curia preferisce non comparire, ma racconta di una segnalazione precisa e circostanziata che risale al 2012. «Ho conosciuto don Giovanni Desio più di dieci anni fa.Un’amicizia duratura anche se incostante. L’ho sempre considerato un prete ‘sopra le righe’, ma conuna verve intellettuale e una cultura che risultava piacevole condividere. Due episodi però mi colpirono:nel 2008 si era interessato a un ragazzo, preoccupandosi di intercedere anche presso la curia perché venisse ospitato in strutture a disposizione della diocesi.

    Il minore andò ad abitare con la famiglia in un appartamento in carico alla curia. Il rapporto molto forte, quasi simbiotico, del sacerdote col ragazzo lo mise in urto prima con la madre naturale, poi con lo stesso giovane, che, appena maggiorenne si allontanò da quel contesto. Il secondo episodio è più recente, può essere ricondotto al 2010-2011 e arriva sino ai giorni nostri. Nel 2010 Don Giovannisegue assiduamente un gruppo di ragazzi allora tredicenni, e mi accorgo che tra i suoi favoriti c’è un ragazzo che diventa in breve il preferito, al punto da permettergli di frequentare anche ambienti estranei alla parrocchia o all’oratorio. L’atteggiamento mi preoccupa un po’, ma non do peso alla cosa fino all’estate 2012 quando incontrai il prete in un bar del paese di sera che stava discutendo animatamente con una cliente. Cercai di ricondurlo alla ragione. In confidenza parlò di sé stesso e del rapporto che aveva col piccolo borgo di cui era pastore. 

    Non capivo i termini che utilizzava, senza essere osceni o volgari erano più adeguati a descrivere ‘amore’ che non impegno civile. La cosa mi preoccupò al punto da cercare di aiutarlo prima che potesse diventare pericoloso per se e per gli altri. Informai la Curia, per intercessione di una persona di assoluta fiducia, perché non volevo che la faccenda degenerasse. Il messaggio è arrivato a chi di dovere ma nessuna conseguenza a questo mio gesto si ebbe nei mesi a seguire».

    SABATO della scorsa settimana, come è noto, don Desio, parroco di Casal Borsetti è stato accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e sostituzione di persona. La squadra mobile sta continuando le indagini.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/04/13/1052493-don-desio-pedofilia-segnalazione.shtml

  • “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    Glielo disse nel 2005. Senza denunciarlo. Quanti abusi si sarebbero potuti evitare con una denuncia ai magistrati?

    Le litigate con il prete, poi la decisione di ritirare i figli dall’asilo: “Avevano il divieto di andare in parrocchia e di parlare con lui”

    RAVENNA – “I miei figli avevano il divieto assoluto di frequentare quella parrocchia e di parlargli”. Lei, una madre di Casalborsetti era stata tra le prime ad accorgersene, anni orsono. E lo aveva detto; dietro quello sguardo e quegli atteggiamenti ostentati che poco si addicono a un uomo di chiesa, aveva sospettato che don Giovanni Desio nascondesse altro. Prove? Nessuna, solo “glielo si leggeva in volto”. Così aveva preso la decisione: dopo aver proibito ai figli di andare in chiesa e rivolgere anche solo la parola al sacerdote, li aveva ritirati dall’asilo. Poi lo aveva affrontato faccia a faccia: “Gli avevo detto che per me lui andava con i ragazzini”. A quasi nove anni di distanza, l’arresto di sabato del parroco 52enne d’origine milanese, arriva come un contrappasso dantesco per ripagarla delle litigate davanti a tutti, con quella sfrontatezza che aveva costretto la donna anche a cambiare le proprie abitudini di vita. Il più piccolo dei suoi bambini è ora adolescente; la stessa età dei due giovani che secondo l’accusa formulata dal pm Isabella Cavallari sono stati adescati dallo ‘Zio John’, e le cui esplicite conversazioni sono finite nelle 20 pagine dell’ordinanza del giudice Rossella Materia che ha disposto la misura cautelare in carcere. Proprio lui, ieri, ha deciso di sfogarsi scrivendo un post (poi cancellato nel pomeriggio) nella pagina Facebook del don: “L’unico prete che girava vestito Lacoste e in Bmw. Ti dico io cosa, ti sta bene un bel pigiamino a righe e via nei campi, spero che in gabbia te ne facciano passare quante tu ne hai fatte passare a me…”.

    Signora, a cosa alludeva suo figlio? 
    “Non è tra le vittime di Desio, se è questo che vuole chiedermi”.

    Cos’è successo allora? 
    “Tutto risale a otto-nove anni fa. Me ne accorsi praticamente subito che quel prete aveva qualcosa di strano”.

    Da cosa? 
    “Dallo sguardo, dall’atteggiamento che aveva con tutti. Guardi, qui a Casalborsetti la voce è circolata in fretta, in molti l’avevano capito, chi dice che non ne sapeva nulla non dice il vero”.

    Lei come reagì? 

    “I miei bambini frequentavano l’asilo prima del suo arrivo. Li tolsi immediatamente, non hanno ricevuto nè comunione nè cresima. Da allora hanno avuto il divieto assoluto di frequentare la parrocchia e rivolgergli la parola, avevano addirittura il permesso di rispondergli male”.

    Quindi si incrociavano… 
    “Naturalmente, perché lui era spesso al bar. Quando li vedeva, li fissava, gli diceva che erano dei maleducati, provocava. Capitava anche con me, sono famose le nostre litigate davanti a tutti, mi salutava apposta nonostante gli avessi intimato più volte di smetterla”.

    Quando ritirò i suoi figli dall’asilo gli spiegò il motivo? 
    “Certo, lo affrontai, glielo dissi in faccia, ero con un’altra mamma. E lui reagì farfugliando cose insensate, incolpando altri, ‘sarà quello che fa la dottrina’, disse. Ne parlai anche con altre mamme”.

    Insomma lo accusò pubblicamente di andare con dei ragazzini, ma non la querelò? 
    “Sparse la voce tra gli altri genitori che lo avevo calunniato, ma io non ho mai ricevuto alcuna querela”.

    Che effetto le ha fatto l’arresto dei giorni scorsi? 

    “Come detto, in molti sapevano. Sono solo felice di aver tolto i miei figli in tempo da quell’asilo e dalla parrocchia, prima che crescessero nella sua orbita. Ora hanno la stessa età di quei raggazzini di cui purtroppo si parla adesso nei giornali”.

    Federico Spadoni
  • Pedofilia, don Desio inizia ad ammettere: “Non c’è più nulla da scoprire”

    Pedofilia, don Desio inizia ad ammettere: “Non c’è più nulla da scoprire”

     Ravenna, 10 aprile 2014 – «Possono indagare quanto vogliono e cercare nel computer o in altri posti. Quello che c’era da scoprire sta tutto lì, in quelle intercettazioni riportate nell’ordinanza. Non c’è nulla d’altro da scoprire. Non ci sono altri ragazzi…»: è questo, in sintesi, il portato del lungo colloquio chedon Giovanni Desio ha avuto ieri in carcere con il suo difensore, l’avvocato Battista Cavassi.

    In sostanza il religioso ha affidato al legale la propria ammissione perché se ne facesse interprete anche nei confronti del pubblico ministero inquirente per spiegare la scelta di non farsi interrogare. Il difensore deve aver adeguatamente rappresentato all’indagato il vantaggio processuale che potrebbe derivare daun’ampia ammissione di fatti che ancora la polizia giudiziaria deve scoprire. «Non c’è nulla da scoprire. Quanto era da scoprire è già venuto alla luce del sole» avrebbe detto don Desio.

    D’altronde le intercettazioni dei messaggi on line effettuate dalla Squadra Mobile nel corso dell’indagine lasciano ben poco spazio all’immaginazione, a meno che non si volesse pensare che certe cose siano state dette per sola vanteria. Così adesso, con quella comunicazione affidata ieri al suo difensore, il formale silenzio tenuto lunedì dal sacerdote davanti al gip acquista sostanzialmente il valore di un assenso all’accusa.

    La visita che l’avvocato Cavassi ha fatto al suo assistito si è protratta per quasi un’ora ed ha avuto soprattutto il significato di un atto di vicinanza umana e morale al religioso che da questa vicenda giudiziaria è stato decisamente annientato. L’avvocato, quando è entrato in carcere, aveva con sé due libri, ‘Delitto e Castigo’ di Fedor Dostoevskij e ‘Lord Jim’ di Joseph Conrad.

    «Don Desio mi aveva chiesto qualche libro da leggere e ho preso con me questi due testi. D’altronde nella narrazione i protagonisti lasciano segni ben tangibili delle loro azioni». Come don Desio. La Squadra Mobile prosegue le indagini: analisi del materiale sequestrato e esame testimoniale di altri ragazzi.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/04/10/1051189-prete-arrestato-casalborsetti-ammissione.shtml

  • Don Desio, ora l’inchiesta si allarga in altre province

    Don Desio, ora l’inchiesta si allarga in altre province

    RAVENNA. Nuovi nomi di ragazzi, nuovi numeri telefonici, nuove foto da valutare.

    L’inchiesta su Don Desio si allarga con sviluppi definiti dagli inquirenti “interessanti e inquietanti” e le indagini della polizia ora si spingono persino in altre province italiane. Qui don Desio, secondo gli inquirenti della Squadra Mobile, potrebbe aver allacciato altri rapporti sospetti con adolescenti adescati con messaggi inviati via Facebook o con il proprio cellulare.

    Al momento, come riferito ieri, sono solo due i nomi di ragazzini (entrambi quindicenni) che compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Rossella Materia. Tuttavia l’inchiesta della polizia – coordinata dal Pm Isabella Cavallari e seguita per la sua delicatezza anche dal procuratore capo Alessandro Mancini – ha avuto finora anche l’esigenza di dover arrivare presto a una richiesta di carcerazione, proprio per evitare che i rapporti tra il prete e i due ragazzini continuassero.

    Nonostante questo, in appena tre settimane di intercettazioni, don Desio è stato sorpreso ad intessere due relazioni con altrettanti 15enni, tanto da spingere il gip a definire il parroco “senza freni inibitori”

    La polizia è però convinta che l’attività di adescamento del prete andasse avanti da tempo e anche per questo ora si auspica che qualche genitore o qualche ragazzo trovi ora il coraggio di farsi avanti per denunciare eventuali approcci.

    Come riferito ieri, al momento sono solo due i casi che compaiono nell’ordinanza: si tratta di un 15enne non ravennate che sarebbe arrivato per Pasqua in Romagna, al quale Desio spediva messaggi dal contenuto esplicito. L’altro ragazzo è invece un coetaneo che – intercettato durante un colloquio con il parroco – ammette implicitamente di aver avuto con lui rapporti sessuali. E al don, che indugia su alcuni dettagli di esperienze sessuali, lui risponde con un misto di freddezza e soggezione: «Ma è normale fare certe cose con il proprio parroco?».

    A rendere ancor più inquietante la vicenda c’è poi un dettaglio non da poco: i genitori del ragazzo si fidavano così tanto di Desio da avergli dato persino una delega per parlare con i professori a scuola.

    Ma quanti altri rapporti simili potrebbero essere stati instaurati dal prete in questi 13 anni passati a Casal Borsetti? La polizia teme che la lista possa allargarsi. Al momento non sono ancora stati analizzati nemmeno i computer sequestrati al prete, ma solo i cellulari. Mentre nei prossimi giorni un nuovo sopralluogo del pm Isabella Cavallari interesserà l’interno della canonica dove Desio riceveva i suoi ragazzi e dove pare fosse prodigo di regali.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/3403/Don-Desio–ora-l-inchiesta.html

  • Don Desio, le intercettazioni: «A Pasqua un po’ di svago con uno dei ragazzini»

    Don Desio, le intercettazioni: «A Pasqua un po’ di svago con uno dei ragazzini»

     Don Giovanni Desio – il parroco di 52 anni, da 13 in servizio alla chiesa di Casal Borsetti arrestato sabato mattina dalla polizia nell’ambito di un’indagine anti-pedofilia – è accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e anche sostituzione di persona. Quest’ultima ipotesi di reato – citiamo un’agenzia dell’Ansa del tardo pomeriggio di domenica – farebbe riferimento alle circostanze nelle quali poche settimane fa si era aperta l’inchiesta, coordinata dal Pm Isabella Cavallari. In quell’occasione il padre di un giovane aveva notato un messaggio sul profilo Facebook del figlio che aveva attirato la sua attenzione: il sospetto è che possa averlo scritto don Desio, utilizzando l’identità e la password del ragazzo al fine di difendersi da quelli che considerava attacchi della stampa, a nome del giovane, dopo l’incidente che a febbraio lo aveva visto finire ubriaco nel canale con il suo costoso suv Bmw da 35.000 euro.

    L’interrogatorio di garanzia del sacerdote, difeso dall’avvocato Enrico Maria Saviotti, è stato fissato per oggi (lunedì 7 aprile) davanti al Gip Rossella Materia, la stessa che aveva firmato la misura cautelare carceraria scrivendo, tra l’altro, che “di fronte a figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere” e con “totale assenza di freni inibitori”, la sua condotta “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”.

    Gli abusi sessuali attribuiti a don Giovanni Desio vengono ricondotti ad almeno 4-5 ragazzini di età tra i 14 e i 15 anni, non tutti della medesima parrocchia. Le indagini, oltre che sull’esame delle intercettazioni, proseguono sugli elementi sequestrati in canonica, tuttora sigillata. Tra il materiale sequestrato figurano il computer del prete, diverse foto, appunti, agende, materiale tecnologico e alcuni giochi.

    L’unico ad avere finora avuto la possibilità di fare visita in carcere a Ravenna a don Desio dopo l’arresto – citiamo sempre l’Ansa – è stato il cappellano della casa circondariale di Port’Aurea, don Sergio. Quest’ultimo ha riferito di una persona che tutto sommato sta bene, in relazione alla portata della vicenda che lo ha travolto. L’unico parente stretto del don, che è originario del Milanese, è l’anziana madre: il compito di avvertire la donna è probabilmente toccato a uno zio che era stato avvisato dell’accaduto poco dopo l’intervento della polizia. Non è escluso che nelle prossime ore la squadra mobile possa compiere un nuovo sopralluogo nella canonica di Casal Borsetti, da ieri sigillata dopo la notifica della misura cautelare al sacerdote.

    La misura restrittiva a carico di don Giovanni Desio, si è intanto appreso, è stata decisa per il presunto pericolo di reiterazione del reato: in un’intercettazione il sacerdote avrebbe fatto riferimento alla possibilità di poter conservare la patente, nonostante l’incidente dello scorso febbraio, per tutto il periodo di Pasqua e di conseguenza di poter avere un momento di svago con uno dei ragazzini presumibilmente abusati.

  • Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    “Ma perché un prete di Milano lo spediscono a Ravenna? Anche questa cosa dovrebbe spiegarci il vescovo. Per capire se si tratti del solito spostamento di soggetto “problematico”

    Si è chiuso nel silenzio, in attesa di essere condotto in carcere, don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti accusato di atti sessuali con minorenni secondo l’articolo 609 quater  1° comma numero 2 del codice penale. Gli agenti della Polizia si sono presentati questa mattina nei locali della parrocchia della località ed hanno anche sequestrato vario materiale.  L’avvocato Enrico Maria Saviotti è stato nominato difensore di fiducia dal religioso ed ha raggiunto don Desio non molto tempo dopo l’arrivo della Polizia. Oggi il pomeriggio in Questura; lunedi è previsto l’interrogatorio di garanzia, verrà chiesta quantomeno una misura più attenuata. Dal canto suo il gip ha ritenuto che la condotta del sacerdote “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”. Intanto, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, in una nota ufficiale, si dice “sconcertato per la notizia relativa a Don Giovanni Desio, accusato di abusi sessuali nei riguardi di minorenni”, ed “esprime sincera vicinanza alle vittime e alle famiglie di quanti risultassero avere subito violenza”. Nel contempo mons. Ghizzoni, “nutre piena fiducia nella magistratura al fine di un sollecito chiarimento dei fatti realmente accaduti, mentre conferma la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti per ogni fine di giustizia. Infine invita tutta la comunità cristiana a un momento di preghiera per affrontare insieme lo sconcerto e il dolore per un così grave scandalo”. Questa mattina la notizia dell’arresto è stata ufficializzata durante una conferenza stampa alla quale erano presenti il questore Mario Mondelli, il procuratore capo Alessandro Mancini e il capo della Squadra Mobile, vicequestore Nicola Gallo.  Anche il sindaco Fabrizo Matteucci ha commentato  la vicenda, dicendo tra l’altro che “oggi il cuore di Ravenna sanguina. Una carezza ai nostri bambini”. Matteucci chiede inoltre “verità e giustizia”.

  • Don Giovanni Desio in carcere per “sesso con minori”. Finì in un canale col suv

    Don Giovanni Desio in carcere per “sesso con minori”. Finì in un canale col suv

    RAVENNA – Un parroco della provincia di Ravenna, Don Giovanni Desio, è stato arrestato per atti sessuali con minori. Si tratta dello stesso religioso che a febbraio finì col suo Suv in un canale a Casalborsetti con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. E’ in carcere.
    Il parroco era finito nel canale Destra Reno a Casalborsetti, sul litorale ravennate, con un Suv Bmw nuovo da 35 mila euro. Aveva poi spiegato che quella sera era di ritorno da una cena di una famiglia di parrocchiani, durante la quale aveva bevuto pochi bicchieri di vino bianco. E che comunque non era ubriaco.
    La Bmw X1-18 era stata comperata a km zero poche settimane prima da una concessionaria di Ravenna, anche grazie a un finanziamento e alla restituzione della sua vecchia auto. Il sogno di una vita che si era realizzato a 50 anni e che gli avrebbe consentito – aveva spiegato il religioso dopo l’incidente – di fare lunghi viaggi per questioni di sacerdozio e di giornalismo (è critico musicale e cinematografico).
    Don Desio – originario di Milano, nel suo curriculum ha anche la direzione del settimanale diocesano ‘Risveglio 2000′ – è da 13 anni parroco della piccola località rivierasca dove è conosciuto con il soprannome di ‘John’. A salvarlo, poco prima che il Suv finisse immerso nelle acque del canale, erano stati tre uomini che, dopo avere sfondato il lunotto posteriore del veicolo con un martello, avevano estratto il sacerdote.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-giovanni-desio-in-carcere-per-sesso-con-minori-fini-in-un-canale-col-suv-1833069/

  • Sesso con ragazzini, arrestato il parroco di Casal Borsetti

    Sesso con ragazzini, arrestato il parroco di Casal Borsetti

     Si tratta dello stesso religioso che a febbraio finì con il Suv in un canale (FOTO) con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. Le manette sono scattate in canonica. Il gip: “Figura con spiccata spregiudicatezza e senza freni inibitori”. Ravenna, 5 aprile 2014 – Il parroco di Casal Borsetti don Giovanni Desio è stato arrestato verso le 11 dalla polizia di Ravenna. L’arresto, per adescamento e atti sessuali con minorenni, è avvenuto in canonica. Quando gli agenti sono entrati hanno prima fatto allontanare le altre persone presenti, poi hanno consegnato l’ordinanza di carcerazione al sacerdote, ammutolito, che è stato il pomeriggio in Questura a Ravenna, in attesa di essere trasferito in carcere. La polizia gli ha notificato un’ordinanza di carcerazione emessa dal gip Rossella Materia, su richiesta del pm Isabella Cavallari. Il gip del parroco scrive: “figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere con totale assenza di freni inibitori”, la sua condotta “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”. Don Giovanni Desio a febbraio finì con il suo Suv in un canale a Casal Borsetti con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. A salvare il parroco, poco prima che il Suv finisse immerso nelle acque del canale, erano stati tre uomini che, dopo avere sfondato il lunotto posteriore del veicolo con un martello, lo avevano estratto vivo. Il sacerdote aveva poi spiegato che quella sera era di ritorno da una cena di una famiglia di parrocchiani, durante la quale aveva bevuto pochi bicchieri di vino bianco e che non era ubriaco. Il Suv Bmw X1-18 era stato acquistato a chilometro zero poche settimane prima in una concessionaria di Ravenna, anche grazie a un finanziamento e alla restituzione della vecchia auto del religioso. Don Desio, originario di Milano, nel suo curriculum ha anche la direzione del settimanale diocesano ‘Risveglio 2000’. Da 13 anni è parroco di Casal Borsetti dove è conosciuto con il soprannome di ‘John’. Il suo avvocato – Enrico Maria Saviotti, del Foro di Ravenna – che si trovava fuori città, non appena avvertito dell’arresto in corso è tornato per assistere alle perquisizioni. Anche il vescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, oggi è fuori città: si trova ad Assisi per una due giorni con i ragazzi della Diocesi. “E’ stata un’operazione chirurgica anti-pedofilia – ha precisato il procuratore capo di Ravenna Alessandro Mancini dopo l’arresto del sacerdote -, senza enfasi, sappiamo che è un momento doloroso. Ma non daremo tregua a nessuno per questo tipo di reati”. Il questore, Mario Mandelli, ha voluto sottolineare il buon lavoro di coordinamento con l’autorità giudiziaria per un’indagine definita “molto delicata”. E il dirigente della squadra Mobile, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo, ha parlato di un “quadro di riscontri investigativi ampio, solido e consistente”.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2014/04/05/1049134-sacerdote-violenza-minori-arrestato.shtml

  • Sesso con minori, don Desio arrestato Il gip: «Totale assenza di freni inibitori»

    Sesso con minori, don Desio arrestato Il gip: «Totale assenza di freni inibitori»

     I ragazzini coinvolti sono diversi e diversi sono gli episodi contestati: il 53enne Giovanni Desio, parroco di Casalborsetti da tredici anni, è accusato di adescamento e atti sessuali con minorenni. Nel pomeriggio di oggi verrà accompagnato in carcere.

    La squadra mobile di Ravenna si è presentata questa mattina, 5 aprile, intorno alle 11 alla sua porta per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare: «Era molto sorpreso quando ci ha visto arrivare», ha commentato il questore Mario Mondelli. In carcere e non ai domiciliari perché il profilo dell’indagato – secondo il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che ha firmato il provvedimento – richiedeva una «misura estrema» per contrastare un uomo dotato di «spiccata spregiudicatezza» e «totale assenza di freni inibitori» determinando una «insidiosa capacità a delinquere».

    L’indagine, condotta dagli agenti della seconda sezione della squadra mobile con il coordinamento del pubblico ministero Isabella Cavallari, procede da alcune settimane: «Un’operazione chirurgica antipedofilia – l’ha definita il procuratore capo Alessandro Mancini -. Non c’è enfasi in questo momento doloroso ma ci tengo ad assicurare che continueremo senza sosta a perseguire questo tipo di reati».

    Massima attenzione da polizia e magistratura nel trattare una vicenda che coinvolge minorenni. E il provvedimento cautelare, emesso ed eseguito nella stessa giornata, è arrivato solo di fronte a quello che il dirigente della squadra mobile, Nicola Gallo, delinea come «ampio quadro di riscontri» basato su una «attività investigativa solida» partita da informazioni raccolte dagli investigatori. Che si sono concentrati sui contatti tra il parroco e alcuni giovani che frequentano la parrocchia. Al momento dell’arresto i poliziotti hanno sequestrato anche il computer del prete e altri supporti informatici che dovranno essere vagliati alla ricerca di ulteriore materiale.

    Il nome di don Giovanni Desio, critico cinematografico e direttore del settimanale diocesano Risveglio 2000, era finito sulle pagine della cronaca nazionale il 10 febbraio scorso quando finì nel canale di Casalborsetti a bordo di un Suv Bmw X1 da 35mila euro dopo aver urtato un’auto in sosta. Le analisi del sangue in ospedale rivelarono un tasso alcolemico di 1,8 grammi per litro (0,5 il limite consentito).

  • Parroco vola nel canale, “Contro di me fango e tanto odio”

    Parroco vola nel canale, “Contro di me fango e tanto odio”

    Lo sfogo di don Desio, il sacerdote salvato per miracolo. Domenica non dirà messa. Le immagini dell’incidente

    di Lorenzo Priviato

    Ravenna, 16 febbraio 2014 – ‘Avrò tanti difetti, ma la cattiveria non mi appartiene’, posta sulla sua pagina facebook don Giovanni Desio. Si riferisce, è chiaro, agli sfottò e a quel messaggio incivile al suo indirizzo: ‘era meglio se restavi in carrozzina’. La vicenda è nota. L’incidente lunedì sera, intrappolato con la sua auto nel canale (foto). Salvato da tre eroici parrocchiani di Casal Borsetti. Non dal linciaggio mediatico per quel tasso di alcol sopra il limite trovato nel suo sangue. Don Desio, questa mattina, non dirà messa perché ancora in convalescenza.

    «Non voglio nascondermi — precisa —, ma sono a letto da quattro giorni, con una mano dolorante. Lasciare Casal Borsetti? E perché mai? Mi ha telefonato il vescovo, mi ha chiesto dell’incidente e come stavo. Non aveva un tono di rimprovero né vessatorio, abbiamo parlato di tutto, tranne che di un mio trasferimento. E appena sarò guarito tornerò a dire messa ai miei parrocchiani. Non ho ucciso nessuno, ha fatto male solo a me stesso… e a delle cose». È consapevole di aver sbagliato, don Desio. E che il messaggio che ci si aspetta da un uomo di chiesa dovrebbe essere diverso. Per questo si dice «pronto a pagare le conseguenze». Ma al tempo stesso dice di sentirsi umiliato. Come uomo, prima che come religioso.

    «È proprio vero — spiega —, la parola ferisce più della spada. Alcuni organi di stampa mi hanno fatto passare per un ubriacone, gettandomi fango addosso, e non lo accetto. Non mi sono mai ubriacato in vita mia, nemmeno quando ho fatto il servizio militare a Pordenone. Lo ripeto. Non ero ubriaco. Avevo bevuto tre bicchieri di vino bianco. I parrocchiani dai quali ero stato ospite a cena ne sono testimoni. Non mi avrebbero mai lasciato salire in auto se mi avessero visto ubriaco. Ho chiesto io di restare in osservazione una notte, ma la sera stessa dell’incidente il medico del pronto soccorso voleva rimandarmi a casa. E un medico non manda a casa un ubriaco. Il mio sangue ha detto un’altra cosa? Accetto e pagherò le conseguenze di una legge severa. Ma io ero lucido».

    Poi torna con la mente a quella sera. «Quando mi sono messo alla guida ho rispettato un rosso, uno stop. Poi non ricordo più nulla, se non di essermi trovato a mollo nel canale. È probabile abbia avuto un colpo di sonno. Del resto io soffro di insonnia e quella di lunedì era stata una giornata pesante». Eppure non sono bastati i tanti messaggi di solidarietà e attestati di affetto a cancellargli dalla mente certe parole. «Chi mi ha messo alla gogna, scrivendo solo delle mia auto e dandomi dell’ubriaco, non ha parlato di quello che ho fatto in 13 anni per questa parrocchia, di quanto abbia investito con i ragazzi e le loro famiglie nel doposcuola. Qualcuno si è inventato una petizione per cacciarmi, sono circolate voci assurde, persino che avrei tentato il suicidio. Ma soprattutto, come si può augurare a una persona salvata per miracolo, che ha vissuto un incubo inenarrabile, di restare su una sedia a rotelle? È questo il livello di inciviltà cui siamo arrivati? Siamo a livelli di disumanità tali, che qui non c’entra essere o meno contro la chiesa. Auguro a questa persona, che non conosco, tutto il bene possibile, perché ne ha bisogno. Più di me».

    Ma Casal Borsetti, in questi giorni, ha mostrato piuttosto un altro volto. Quello dei tre ragazzi — Andrea Agostini, Marcello Zinzani e Riccardo Giovannelli — che lo hanno tirato fuori da quell’inferno di acqua e lamiere. E dei tanti «che la sera fanno a gara per portarmi la cena a casa, che mi chiedono di quali medicine ho bisogno. Ho sentito Andrea, Marcello e Riccardo, voglio vederli al più presto. Sono queste — dice don Giovanni — le cose che ti rendono felice. L’affetto dei parrocchiani mi ha fatto rinascere. Comunisti o meno, non cambia nulla. E oggi amo ancora di più questo paese, l’ultima parrocchia della diocesi. Qui dicono nel ‘canneto’. Gli improperi? Pazienza, te li butti alle spalle». Solitamente prodigo di comunicati e commenti nelle sue lunghe giornate di lavoro — o tra una telefonata e l’altra alle redazioni —, si registra un insolito silenzio del sindaco Matteucci: neppure due righe di pubblico elogio verso chi ha salvato la vita al sacerdote. Del resto, diceva Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Lorenzo Priviato

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/02/16/1026549-casal-borsetti-parroco-sfogo.shtml