Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Reggio Calabria

  • Parroco indagato per pedofilia e assegnato nel Reggino, l’arcivescovo revoca la nomina

    Parroco indagato per pedofilia e assegnato nel Reggino, l’arcivescovo revoca la nomina

    REGGIO CALABRIA È stata revocata la nomina di don Carmelo Perrello, il prete indagato per pedofilia e recentemente assegnato, dopo la prescrizione del reato, come collaboratore pastorale alla parrocchia S. Maria e i XII Apostoli in Bagnara Calabra e come amministratore pro-tempore della parrocchia S. Maria del Buon Consiglio in Concessa.

    La decisione è stata comunicata da monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bove. La revoca è stata resa nota nei giorni scorsi al sacerdote interessato e al Consiglio pastorale parrocchiale di Concessa. «L’arcivescovo – si legge nella comunicazione – che nel determinare il provvedimento di nomina di Perrello ha agito in osservanza alla vigente legislazione civile, canonica e nel rispetto delle indicazioni ricevute dal Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede, ha comunque scelto di annullare l’incarico conferito al sacerdote reggino per ridare serenità allo stesso presbitero e alla comunità parrocchiale.

    «Monsignor Morrone intende chiedere scusa a tutti coloro che avessero trovato motivi di apprensione o di scandalo al riguardo della suddetta nomina ed, allo stesso tempo, intende ribadire la propria paterna vicinanza spirituale ed attenzione pastorale alla comunità di Santa Maria del Buon Consiglio».

    La questione era stata sollevata dal Fatto Quotidiano che, ripercorrendo le accuse di pedofilia nei confronti di un 14enne, aveva fatto notare come la prescrizione fosse diventata “archiviazione” nella nota della diocesi che assegnava al prete nuovi ruoli. Dopo le prime accuse, invece, risalenti al 2017, il parroco era stato subito allontanato da San Gregorio.

  • Sacerdote imputato per pedofilia e tornato parroco dopo la prescrizione: l’arcivescovo di Reggio revoca la nomina

    Sacerdote imputato per pedofilia e tornato parroco dopo la prescrizione: l’arcivescovo di Reggio revoca la nomina

    «Monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, comunica di aver revocato la nomina del sacerdote Carmelo Perrello ad amministratore parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio in Concessa. La revoca è stata resa nota nei giorni scorsi al sacerdote interessato e al Consiglio pastorale parrocchiale di Concessa». La nota dell’arcidiocesi chiude una faccenda che ha fatto molto discutere nei giorni scorsi a Reggio Calabria.

    Si tratta della nomina di un parroco, Carmelo Perrello appunto, che era stato processato per pedofilia ai danni di un giovane di origini rumene, allora 14enne. La vicenda giudiziaria si era chiusa con la prescrizione. Nel corso delle indagini, gli investigatori avevano ricostruito particolari raccapriccianti sugli abusi e trovato materiale pedopornografico a casa del religioso, con contorno di intercettazioni telefoniche.

    Dopo una prima difesa del sacerdote, l’arcivescovo «ha scelto – continua la nota – di annullare l’incarico conferito al sacerdote reggino per ridare serenità allo stesso presbitero e alla comunità parrocchiale». Questo nonostante, è una sottolineatura della diocesi, «nel determinare il provvedimento di nomina di Perrello» la Curia abbia «agito in osservanza alla vigente legislazione civile, canonica e nel rispetto delle indicazioni ricevute dal Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede».

    Monsignor Morrone, chiosa la nota, «intende chiedere scusa a tutti coloro che avessero trovato motivi di apprensione o di scandalo al riguardo della suddetta nomina e, allo stesso tempo, intende ribadire la propria paterna vicinanza spirituale ed attenzione pastorale alla comunità di Santa Maria del Buon Consiglio».

    https://www.lacnews24.it/cronaca/sacerdote-imputato-per-pedofilia-e-tornato-parroco-dopo-la-prescrizione-larcivescovo-di-reggio-revoca-la-q9okm76m

  • Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    di Claudio Cordova – Nel 2019, in primo grado, lo salvò la prescrizione dopo le accuse di atti sessuali con minorenne. Questo non gli ha impedito, negli anni, di diventare parroco di Bagnara Calabra e, oggi, con una recentissima nomina dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa, periferia nord di Reggio Calabria. E’ la parabola di don Carmelo Perrello che, alcuni anni fa, venne coinvolto in una squallida storia di pedofilia.

    Otto-nove anni per rimuginare. Per pensarci su, per temere la vergogna che ne sarebbe scaturita qualora quei fatti fossero divenuti pubblici. Poi la scelta di raccontarli, nel febbraio 2016. Infine, un anno dopo, il suicidio. Tutto nasce con un ragazzino adescato in Piazza Garibaldi, a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Reggio Calabria. Siamo tra il 2007 e il 2008, quel giovane è, in realtà, poco più che un bambino: ha appena 13 anni ed è di nazionalità rumena. Ad avvicinarlo sarebbe stato un prete, lui, don Carmelo Perrello.

    L’indagine coordinata dall’allora pm Roberto Di Palma (oggi, ironia della sorte, procuratore capo dei minori) arrivò a processo, ma, per via del troppo tempo trascorso, si chiuse con la prescrizione dichiarata dal Gup, Domenico Santoro.

    Al giovane di nazionalità rumena, il sacerdote si sarebbe presentato con il nome di “Giuseppe”. Da prete di una parrocchia in un paese della fascia jonica reggina, viene anche coinvolto in un caso di stalking nei confronti di un uomo sposato. Accusa, va detto, da cui sarà negli anni assolto.

    Insomma, una personalità controversa, quella di don Perrello. Nel 2017, la sua abitazione viene anche perquisita. Gli inquirenti trovano le chat, in cui si entra nei dettagli dei rapporti sessuali, anche con altre persone maggiorenni. La polizia giudiziaria che interviene scopre che, dietro compensi economici e regali, don Perrello avrebbe consumato rapporti sessuali all’interno della autovettura che usava per spostarsi, prelevando il giovane dalla centrale Piazza Garibaldi, portandolo in luoghi appartati per non essere notati e, infine, riaccompagnarlo dove lo aveva incontrato.

    50, a volte 100 euro. Altre volte scarpe Nike. Dalle indagini svolte dalla Polizia Postale di Reggio Calabria su input del pm Di Palma, emerge una vita dedita al sesso: incontri con giovanissimi, frequentazione di prostitute, chat erotiche. La costante, però, sarebbe stata quella di sfruttare il bisogno economico di alcuni giovani per offrire denaro e “benefit” in cambio di prestazioni sessuali. Avviene con un giovane reggino, maggiorenne, che viene interrogato dagli inquirenti e nel 2017 racconta come tali abitudini di don Perrello non fossero cessate negli anni del primo approccio con il ragazzino rumeno.

    Il vescovo ai tempi dei fatti, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, sospende il prete che, però, dopo la prescrizione, torna prepotentemente in auge. E oggi, otto-nove anni dopo, si guadagna la fiducia dell’arcivescovo Morrone, evidentemente poco informato. Ed evidentemente, questa, non può essere una giustificazione.

    Ancor prima, peraltro, viene nominato parroco di Bagnara Calabra. E proprio in questi giorni, la comunità si stringe attorno a lui per i 25 anni di sacerdozio. Come è facile rinvenire sul sito della Diocesi di Reggio Calabria-Bova, don Perrello è stato ordinato presbitero il 26 giugno del 1999. Il 30 giugno, presso la Chiesa del Rosario di Bagnara, ha invitato i suoi confratelli per la celebrazione: “Grato al Signore per il dono del Sacerdozio nel 25esimo anniversario della mia ordinazione, vi invito a ringraziare con me il Signore durante la celebrazione eucaristica” recita il volantino.

    Giusto in tempo per prendere possesso del nuovo incarico conferitogli, lo scorso 24 giugno, dall’arcivescovo Morrone. La nomina ad amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa di Reggio Calabria avrà infatti decorrenza dall’1 Luglio. La storia dei presunti abusi sessuali su un minore, le storie di sesso sparse qua e là, per la Chiesa reggina, evidentemente, sono acqua passata.

    https://ildispaccio.it/primo-piano/2024/06/29/reggio-larcivescovo-morrone-nomina-in-importante-ruolo-nella-diocesi-il-prete-prescritto-per-pedofilia/

  • Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    “In merito alle notizie riguardanti il presbitero C. P. circolate in data odierna, si rendono necessarie le seguenti precisazioni. A seguito dell’archiviazione delle accuse a suo carico per rapporti con un minore, nonché della dichiarazione del Dicastero Vaticano competente, la Diocesi, che ha seguito pedissequamente le indicazioni del Dicastero romano, ha ritenuto opportuno per un intero biennio, sostenere e fare accompagnare il suddetto presbitero da uno specialista psicoterapeuta, esterno rispetto alla realtà ecclesiale, e da due confratelli”, è quanto scrive in una nota l’Arcidiocesi Reggio Calabria – Bova.

    “A conclusione di tale percorso si è potuto oggettivamente ritenere di potergli affidare l’incarico di collaboratore pastorale (non di “parroco”) della Parrocchia S. Maria e i XII Apostoli in Bagnara Calabra e ultimamente quello di Amministratore pro-tempore della Parrocchia S. Maria del Buon Consiglio in Concessa.

    Si precisa altresì che, nel corso degli anni, non sono emersi elementi che hanno fatto dubitare dell’idoneità di don P., pertanto, ai sensi del codice di diritto canonico, si è ritenuto di poter ridare fiducia al presbitero e serenità all’intera comunità ecclesiale“, conclude la nota. Carmelo Perrello

    https://www.strettoweb.com/2024/06/reggio-calabria-sacerdote-prescritto-pedofilia-precisazioni-curia/1760604/

  • Bimbo violentato ogni settimana nel confessionale da un prete

    Bimbo violentato ogni settimana nel confessionale da un prete

    La Chiesa cattolica australiana ha condannato Gerald Ridsdale, prete pedofilo che nel 1982 stuprò un bambino di 9 anni. Il prelato dovrà infatti pagare oltre un milione di dollari australiani, 620 mila euro. L’accordo, che alla chiesa costerà oltre 3 milioni di dollari, è stato annunciato dai legali della vittima.

    Come riporta Notizie.it, Ridsdale si trova in carcere dal 1994, quando ha ammesso di aver aggredito sessualmente 65 minori tra gli anni 60, 70 e 80. Ora i legali delle due parti hanno raggiunto un accordo anche per quanto riguarda il risarcimento danni.

    Bimbo stuprato nel confessionale

    La vittima, un bambino di 9 anni il cui nome non è stato reso noto, aveva citato in giudizio il vescovo di Ballarat, Paul Bird, per negligenza, per conto dei due vescovi defunti superiori di Ridsdale ai tempi degli abusi.

    Uno dei legali, Judy Courtin, ha riferito che l’accordo è stato raggiunto dopo che la Chiesa australiana aveva negato a lungo di essere a conoscenza di ogni reato commesso da Ridsdale prima che il denunciante venisse stuprato dentro un confessionale. Poche settimane fa, però, gli stessi legali avevano accettato davanti alla Corte Suprema una dichiarazione di danni da parte della vittima, ammettendo dunque la responsabilità legaleper i reati dell’ex sacerdote.

    Centinaia di vittime

    Al momento le vittime accertate sono 65, numero confermato dallo stesso prete ammettendo i reati commessi. L’uomo infatti ha confermato di aver commesso abusi su decine di bambini per circa 30 anni. Gli inquirenti che stanno indagando sul caso hanno però ragione di credere che il numero reale delle vittime sia nettamente superiore, raggiungendo addirittura l’ordine delle centinaia.

    Don Felice La Rosa, l’ex parroco di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, è finito di nuovo in arresto ai domiciliari. Il parroco, secondo gli inquirenti , lo scorso anno subì un controllo da agenti di polizia in auto.

    Era tra Rosarno e San Ferdinando, mentre abusava sessualmente, in seguito a pagamento, di un sedicenne bulgaro. Reato nuovamente commesso nel 2016 e condannato in via definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione.

    Il comunicato della Questura di Reggio Calabria. Personale della Sezione Investigativa del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, con la Mobile di Vibo Valentia, ha arrestato don Felice La Rosa.

    L’intervento

    In esecuzione dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa in data 08.09.2020 dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, Dottoressa Giovanna Sergi, su richiesta del Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri. A seguito di indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e dal sostituto Procuratore Marco Lojodice.

    Le investigazioni hanno preso avvio da un controllo su strada, in occasione del quale gli investigatori notavano l’autovettura condotta dal sacerdote con a bordo anche tre ragazzi bulgari minorenni.

    Da siffatto controllo e dall’atteggiamento sospetto del sacerdote prendevano avvio mirate investigazioni che permettevano di comporre un quadro di gravissimi episodi di prostituzione minorile.

    Fatti posti in essere dal sacerdote nelle zone di San Ferdinando e Rosarno (ove adescava le vittime minorenni in cambio di piccole somme di danaro) in danno di altrettanti ragazzi. La loro collaborazione dei quali contribuiva a disvelare l’esistenza dei reati oggetto di odierna contestazione. Dopo le formalità di rito egli è stato riaccompagnato presso la propria abitazione e ristretto agli arresti domiciliari.

    https://www.ilroma.net/curiosita/australia/bimbo-violentato-ogni-settimana-nel-confessionale-da-un-prete

  • È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    Una sera di marzo del 2015, una volante di polizia era impegnata a pattugliare alcune strade di campagna nei dintorni di Reggio Calabria, quando i poliziotti scorsero una macchina appartata e si avvicinarono per fare un controllo. Al suo interno trovarono Don Antonello Tropea, sacerdote quarantaquattrenne di Oppido Mamertina, in compagnia di un ragazzino di 17 anni. Si erano conosciuti su Grindr, la “prima e più diffusa app per incontri tra gay e bisessuali”. Il ragazzo riferiva di aver ricevuto dal prete un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale, consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero. Oltre a questo, sul pc del prete la polizia scovò materiale pedopornografico, oltre a numerose chat con richieste di incontri sessuali con soggetti minori, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati. Nel giugno scorso, il religioso è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

    La storia di Don Tropea è il piccolo tassello di un triste mosaico italiano fatto di abusi silenziosi e storie venute a galla. Basta perdere qualche minuto su Google, impostando come parametro il 2016, per leggere del prete arrestato a Palermo per violenza sessuale su minori; del sacerdote di Vibo Valentia arrestato per aver fatto sesso con un quindicenne in cambio di cinquanta euro; del prete arrestato a Brindisi per abusi su un bimbo di dieci anni; del parroco di Solza arrestato perché coinvolto in un giro di prostituzione minorile; del sacerdote del bresciano arrestato per violenze sessuali nei confronti di un dodicenne.

    Questi sono solo alcuni esempi di articoli usciti l’anno scorso, a cui se ne aggiungono molte altre decine, che diventano in fretta centinaia se si allarga la ricerca agli anni precedenti. Gli abusi sessuali di personale religioso sono un problema, non lo si scopre ora, ma ciò che stupisce è che l’unico metodo per quantificare questi episodi è proprio quello della ricerca incrociata su Google. Nel nostro Paese, infatti, manca ogni tipo di statistica annuale, biennale, quinquennale o decennale sul tema.

    «In Italia non esiste una quantificazione del fenomeno, mentre all’estero molti Paesi hanno creato commissioni d’inchiesta sugli abusi sessuali perpetrati da preti», mi spiega Francesco Zanardi, Presidente di L’Abuso Onlus, associazione che riunisce persone abusate in giovane età da personale religioso e che si batte quotidianamente contro il fenomeno della pedofilia all’interno degli ambienti clericali. «I primi sono stati Irlanda e Belgio e a giro ci sono arrivate altre nazioni. In non tutti i Paesi i dati sono pubblici, ma comunque c’è possibilità di accesso a essi». Eclatante l’esempio dell’Australia, dove la Royal Commission, istituita ad hoc per studiare la portata del fenomeno degli abusi clericali nel paese, ha concluso che il 7% dei preti cattolici australiani è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, mentre i casi quantificabili corrispondo a 4.440 violenze tra il 1980 e il 2010. In Irlanda invece, la Child Abuse Commission istituita dall’allora primo ministro Bertie Ahern ha realizzato uno studio sul tema durato nove anni, che si è concluso con un dossier contenente  le testimonianze di 2.500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80 negli istituti gestiti da preti e suore.

    Di tutto ciò in Italia non c’è traccia, e combattere il fenomeno senza statistiche in grado di quantificarlo è un’impresa ardua. Ecco perché alcune realtà hanno deciso di muoversi da sole cercando di stimare il numero di violenze sessuali commesse da preti e sacerdoti nel nostro Paese.

    L’Abuso Onlus ha creato una mappa in continuo aggiornamento che racchiude tutti i casi che è riuscita a raccogliere. La cartina è disseminata di puntini con colori diversi: il rosso rappresenta i casi di condanna in terzo grado, rei confessi o coloro che hanno patteggiato; il giallo i casi in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla; il nero gli episodi di sacerdoti indagati all’estero e rifugiatisi in Italia; il verde le comunità di recupero per preti con “problemi” di vario tipo – tra cui quelli relativi a pedofilia e abusi sessuali. La mappa si presenta come una distesa di oltre duecento spunte multicolore, questo il numero di casi di abuso raccolti dalla Onlus negli ultimi 15 anni. Oltre a questa sezione, l’associazione ha creato anche un vero e proprio elenco con tutti i dettagli relativi a ciascuno di questi casi: nome del prete, luogo di esercizio, accuse e iter del processo.

    «La nostra mappa mostra gli abusi degli ultimi quindici anni, che sono solo i casi noti e quelli che siamo riusciti a recuperare», mi spiega Zanardi. «Non esiste un database, se vuoi scovare un elenco dei preti pedofili o vai sul nostro sito o non li trovi. È impossibile avere dati sugli stupri o sugli abusi in altro modo, in Italia c’è un osservatorio antipedofilia che però non fornisce statistiche. In passato abbiamo fatto una grossa polemica con l’ufficio perché si sono rifiutati di darci i dati attaccandosi alla privacy. Noi però non avevamo chiesto nomi, solo numeri».

    Chi ha fatto un lavoro simile a quello de L’Abuso Onlus sono stati I Bambini di Satana, associazione atea che ha realizzato un database che racchiude tutti gli episodi di abusi sessuali clericali noti, con allegati dettagli su generalità del prete e diocesi di riferimento. Come spiega sul proprio sito l’associazione: “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti ed identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”.

    France, Paris, Roman catholic and orthodox bishops

    Dunque sono solo realtà extra-parlamentari ed extra-vaticane a cercare di quantificare il fenomeno degli abusi sessuali da parte di personale clericale, e dalle poche informazioni disponibili sembra che il trend sia in costante peggioramento. Come spiega Emiliano Fittipaldi in un recente articolo per L’Espresso, “il fenomeno degli orchi in tonaca continua ad avere numeri impressionanti: tra il 2013 e il 2015 fonti interne alla Congregazione per la dottrina per la fede spiegano che sono arrivate dalle diocesi sparse per il mondo ben 1200 denunce di casi ‘verosimili’ di predatori e molestatori di minorenni. Un numero praticamente raddoppiato rispetto a quelli rilevati nel periodo che va dal 2005 al 2009”.

    Alla luce di questa situazione e delle costanti critiche rivolte dall’opinione pubblica a una Chiesa troppo spesso passiva sul tema, nel 2014 Papa Francesco ha istituito la Pontificia commissione per la tutela dei minori. In questi tre anni di lavori del nuovo organo vaticano, di numeri relativi agli abusi sessuali clericali nel nostro paese non ne sono usciti. In compenso ci sono stati dissapori interni sin dall’inizio, fino alle dimissioni nel febbraio scorso di Marie Collins, membro irlandese della Pontificia Commissione, lei stessa vittima di abusi in passato. Come motivazione principale, in un comunicato stampa, la Collins parla di “resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del Dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stata vergognosa”.

    A causa dell’ostruzionismo interno, l’organo vaticano non è riuscito a introdurre, tra le altre, la norma che obbliga la denuncia di abusi sessuali alla magistratura ordinaria, lasciando dunque ancora tutto nelle mani dei tribunali canonici. Secondo Francesco Zanardi de L’Abuso, sta proprio nella contrapposizione tra giustizia ordinaria e giustizia ecclesiastica il pilastro che permette agli abusi sessuali dei preti di restare un tema vago e fosco. «Le vittime di abusi sono quasi sempre cattoliche e dunque spesso vogliono presentarsi davanti ai tribunali canonici,» mi spiega Zanardi. «Spesso e volentieri la vittima è però costretta a presentarsi senza il suo avvocato, mentre l’avvocato del prete è presente e coglie tutti i punti deboli della persona, studiando la controparte e preparandosi a “farla a pezzi” durante il processo penale vero e proprio». In un articolo comparso a dicembre su Left, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega che attraverso questo iter “viene generato da un altro tribunale [quello canonico], in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante”. Oltre a questo, l’avvocato sottolinea il fatto che durante questi processi ecclesiastici “viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi”. Tutto questo procedimento, oltre a rendere difficile che venga effettivamente fatta giustizia, rischia anche di insabbiare in termini statistici i casi di abuso stessi.

    Un episodio eclatante è quello di Giada Vitale di Portocannone. Secondo quanto la stessa riferisce, la ragazza sarebbe stata abusata da Don Marino Genova per tutto il corso della sua adolescenza; decise poi di denunciare il prete all’età di diciassette anni. Nel farlo, passò prima dai tribunali ecclesiastici e secondo Zanardi de L’Abuso Onlus fu proprio questo a compromettere l’esito giudiziario del successivo procedimento penale relativo agli atti sessuali commessi quando la ragazzina aveva già compiuto 14 anni. Nel giugno 2015 il gip presso il Tribunale di Larino ha infatti disposto l’archiviazione di tale posizione perché “la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino”. Proprio il 3 ottobre è però arrivata la condanna in primo grado a sei anni di reclusione per l’altro filone del processo, quello relativo agli abusi commessi dal prete prima che Giada Vitale compisse 14 anni. Don Marino Genova era stato in realtà già sanzionato nel processo ecclesiastico per questi fatti, la pena consisteva però “nella sola sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”.

    Oggi, in Italia, mancano numeri ufficiali sul tema degli abusi di stampo clericale, ma mancano soprattutto gli sforzi da parte delle istutuzioni per far sì che questi stessi numeri possano venire a galla. Fino a ora sono stati fatti tanti proclami per debellare quello che è un problema endemico alla Chiesa, a cui però è corrisposto poco o nulla di concreto, se non procedimenti con più ombre che luci, come quelli dei tribunali canonici. «Papa Francesco ha fatto una grande campagna mediatica sui tribunali della Chiesa, per intenderci tribunali che non valutano l’abuso sessuale come reato penale quanto piuttosto come offesa a Dio», conclude Zanardi. «Per un tribunale di questo tipo la vittima e il prete sono sullo stesso piano. Anzi, la vittima appare come un peccatore che ha indotto in tentazione, mentre il prete resta, in fin dei conti, un ministro di Dio».

    https://thevision.com/attualita/abusi-preti/

  • Reggio Calabria: parroco assolto dalle accuse di stalking, resta indagato per rapporti sessuali con minorenni

    Reggio Calabria: parroco assolto dalle accuse di stalking, resta indagato per rapporti sessuali con minorenni

    Reggio Calabria: assolto un sacerdote dell’Arcidiocesi dalle accuse di stalking, il parroco è sospeso da ogni incarico e resta indagato con l’accusa di aver intrattenuto rapporti sessuali con minorenni

    E’ stato assolto, dal Tribunale di Reggio Calabria, don Carmelo Perrello, sacerdote dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, dalle accuse di stalking. I fatti risalgono al 2015 quando un uomo ha sporto denuncia contro il sacerdote che, secondo l’accusa, avrebbe sottoposto a pressioni inaudite il cittadino.

    Don Perrello, attualmente sospeso da ogni incarico, è anche indagato in un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria con l’accusa di aver intrattenuto rapporti sessuali con minorenni.

    http://www.strettoweb.com/2018/11/reggio-calabria-don-perrello-assolto/771398/

  • Sesso con minori, Cassazione annulla sentenza di condanna e prete torna in libertà

    Sesso con minori, Cassazione annulla sentenza di condanna e prete torna in libertà

    Accolto il ricorso presentato dagli avvocati del sacerdote don Antonello Tropea. Disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d’appello di Messina

    La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento della sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello di Reggio Calabria a carico di don Antonio Tropea, parroco di Messignadi, e il contestuale rinvio degli atti alla Corte d’appello di Messina per un nuovo giudizio. Accolto il ricorso presentato dai legali del sacerdote, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro.

    Scarcerato. Il giudizio di rinvio avrà ad oggetto sia le statuizioni inerenti la responsabilità che quelle concernenti il trattamento sanzionatorio. La Corte di appello di Reggio Calabria, preso atto del dispositivo di annullamento pronunciato dalla Cassazione, ha disposto, in accoglimento dell’istanza presentata dai due legali, la revoca della misura degli arresti domiciliari in favore di don Tropea il quale, per l’effetto, ha riacquistato la piena libertà.

    L’iter giudiziario. Nel giudizio di primo grado, svoltosi dinanzi al gup di Reggio Calabria, il sacerdote, che era stato arrestato a dicembre dell’anno 2015 e che era stato poi rinviato a giudizio in relazione ad otto capi di accusa, era stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, da cinque imputazioni, mentre era stato condannato alla pena di quattro anni di reclusione per i delitti di adescamento, detenzione di materiale pornografico e prostituzione minorile. All’esito del giudizio di appello, celebratosi a giugno dello scorso anno davanti alla Prima Sezione penale della Corte d’appello di Reggio Calabria, i giudici avevano riformato la sentenza di primo grado, assolvendo l’imputato, con formula piena e perché il fatto non sussiste, anche dal delitto di detenzione di materiale pornografico. Per i due residui capi di imputazione la pena detentiva era stata rideterminata in anni tre di reclusione. Gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, che hanno difeso il sacerdote sin dall’inizio del procedimento penale, hanno proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado, sostenendo che la motivazione utilizzata dai giudici di merito per condannare il Tropea non era rispettosa dei requisiti di completezza e di logicità previsti dalla legge. I motivi di ricorso sono stati discussi dai due difensori all’udienza del 15 febbraio scorso, in esito alla quale la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, con rinvio degli atti alla Corte di appello messinese.

    http://www.zoom24.it/2018/03/12/reggio-calabria-don-antonello-tropea-verdetto-cassazione-66809/

  • Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Una doppia vita quella di Don Carmelo Parrello, sacerdote di San Gregorio in provincia di Reggio Calabria: sul prete sono infatti cadute delle pesanti accuse, detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. La denuncia è partita da una delle sue vittime, il cui racconto dettagliato ha convinto i magistrati che hanno deciso di far partire immediatamente le indagini. Su ordine del Procuratore Aggiunto, Gerardo Dominijianni, gli uomini della Polizia Postale e dell’Ufficio Minori della Questura si sono così recati in Chiesa con un mandato di perquisizione locale e personale nei confronti di Don Parrello. Le indagini sono ancora in fase preliminare, non è stata emessa infatti alcuna misura cautelare; tutto questo scalpore ha però spinto la Curia a prendere degli immediati provvedimenti nei confronti del sacerdote.

    L’Arcivescovo di Reggio Calabria, Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, attraverso una nota pubblicata sulla pagina web del quotidiano Avvenire di Calabria ha esplicitato le intenzioni dell’Istituzione da lui rappresentata: “Don Parrello è stato sospeso cautelativamente dal ministero pastorale in attesa degli accertamenti giudiziari in atto”. La scelta del religioso è stata presa per “avere un atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Dario Caputo

  • Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Ieri la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha notificato al sacerdote don Carmelo Perrello, parroco di San Gregorio in Reggio Calabria, e, per quanto previsto dalla legge, all’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, un decreto di perquisizione locale e personale.
    I reati ipotizzati contestati al sacerdote sono di sospetta detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. Il procedimento penale è ancora in fase di indagini preliminari, tuttavia l’Arcivescovo, viste le norme canoniche, ha deciso di sospendere cautelativamente dal ministero pastorale il suddetto sacerdote, in attesa delle conclusioni degli accertamenti in atto.
    L’Arcivescovo, fiducioso nel lavoro della Magistratura, si pone sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato.

    Il procedimento penale a carico di don Carmelo Perrello, indagato per detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni, sarebbe scaturito da alcuni esposti presentati alla Procura della Repubblica di Reggio  Calabria da alcuni fedeli che avevano rilevato comportamenti anomali da parte del sacerdote. L’inchiesta a carico del religioso che ha portato all’emissione del decreto di perquisizione é coordinata dal Procuratore della Repubblica aggiunto, Gerardo Dominijanni. La chiesa di San Gregorio si trova nell’omonimo quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, nei pressi dell’aeroporto.