Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Lo scandalo degli abusi sui minori nella chiesa polacca ora coinvolge anche la figura del segretario di Papa Giovanni Paolo II. Il cardinale Stanislaw Dziwisz, infatti, avrebbe ricevuto nel 2012 più di una segnalazione sugli stupri ai danni di minori, ma avrebbe insabbiato tutto. Nel 2019 la Chiesa polacca ha dichiarato che negli ultimi 30 anni sono stati registrati abusi da circa 400 esponenti del clero.

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa polacca vede ora tra gli accusati anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Ad accusarlo è Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. La vittima ha riferito di aver scritto al cardinale più volte nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe mai risposta, però. “Il cardinale Dziwisw avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece” ha dichiarato a Ncr l’avvocato canonico Piotr Szelag.

    In Polonia sono stati tantissimi i casi denunciati che però non hanno mai visto una vera risoluzione in termini di giustizia. Il fenomeno è talmente grave che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si è appellato alla Santa Sede (in particolare a Papa Francesco) per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Si tratta di una richiesta che ha fatto scalpore perché diretta testimonianza del fatto che esistono complici indiretti degli abusi già all’interno della Chiesa.

    Non solo l’Episcopato, anche i fedeli si appellano a Bergoglio per una soluzione: 635 persone hanno inviato un appello che diverse testate nel mondo hanno poi pubblicato. Nel 2019, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, ha reso obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti, ma da allora non molto sembra essere cambiato. Nel marzo del 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori. Molti più casi non sono ancora stati denunciati e tanti altri non lo saranno mai: si tratta, quindi, di un fenomeno sommerso la cui rilevanza è di dimensioni inimmaginabili se i soli casi dichiarati in 30 anni colpiscono circa 400 esponenti del mondo ecclesiastico.

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-adesso-lo-scandalo-coinvolge-anche-il-segretario-di-papa-giovanni-paolo-ii/

  • I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I casi di abusi sessuali commessi da chierici sono di nuovo al centro dei lavori dell’assemblea generale dei vescovi degli Stati Uniti. L’appuntamento di primavera, in corso nella consueta sede di Baltimora, prevede un voto sulle misure per la responsabilità dei vescovi nella gestione degli abusi.

    Il Comitato di controllo ha anticipato i dati dei casi registrati negli ultimi trent’anni, precisando che dagli anni Ottanta a oggi il numero si è dimezzato e che nel 2018 si sono verificati solo tre episodi.

    “Le nuove accuse sono poche rispetto al passato”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Daniel DiNardo. “In ogni caso per fare giustizia dobbiamo cercare ogni figlio di Dio la cui innocenza è stata sottratta da un orribile predatore in un momento qualsiasi, decenni fa o oggi stesso”.

    Intanto, come riferisce Matt Hadro della Catholic News Agency, gli organi consultivi della Conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno chiesto ai vescovi di sollecitare la Santa Sede affinché renda pubblica tutta la documentazione relativa alla condotta di Theodore McCarrick, in accordo con il diritto canonico e civile.

    “Presentiamo ancora una volta una risoluzione relativa allo scandalo McCarrick”, ha dichiarato Anita Raines, presidente del Consiglio consultivo nazionale, nella sua relazione di fronte all’assemblea. “Il Consiglio chiede all’unanimità che i vescovi statunitensi esortino la Santa Sede a rendere pubblici i risultati delle indagini diocesane e dell’arcidiocesi su Theodore McCarrick”.

    Subito dopo, Francesco Cesareo , presidente del National Review Board (NRB), gruppo consultivo formato da laici per aiutare i vescovi statunitensi in materia di protezione dei minori, ha chiesto a sua volta ai vescovi di sollecitare il rilascio di tutti i documenti rilevanti per l’inchiesta su McCarrick.

    Facendo riferimento a una risoluzione, adottata dai vescovi nel loro incontro del novembre 2018, che chiedeva il rilascio dei documenti (richiesta poi respinta perché si temeva che potesse essere considerata in contrasto con la Santa Sede) Cesareo ha esortato i vescovi a premere comunque in tale direzione, sostenendo che “la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa” e che “la cura per il popolo deve essere in primo piano quando si affronta questo problema”.

    Il National Review Board, composto da tredici membri, è stato costituito dalla Conferenza episcopale Usa nel 2002, dopo le rivelazioni sugli abusi sessuali su minori commessi nel corso di decenni e in tutto il paese da parte di chierici.

    Oltre a chiedere la pubblicazione dei documenti relativi all’indagine della Santa Sede su McCarrick, entrambi gli organi consultivi hanno espresso preoccupazione per le proposte della Conferenza cattolica degli Stati Uniti circa l’attuazione del motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco come risposta alla crisi degli abusi.

    In particolare, Anita Raines ha affermato che le direttive, pur incoraggiando il coinvolgimento dei laici da parte dei metropoliti nelle indagini sulle accuse di abuso sessuale, non richiedono un coinvolgimento di esperti laici. Ma in questo modo, escludendo esperti qualificati dalle indagini, si ha la “percezione di vescovi che indagano su vescovi”.

    Preoccupazioni simili sono state espresse da Cesareo. “Mentre il National Review Board loda la Santa Sede per aver fatto un passo avanti così deciso circa i casi di chierici responsabili di abusi”, il consiglio “prova disagio” per quanto riguarda il modello che prevede che il metropolita sovrintenda alle indagini sulle accuse di abuso nei confronti di altri vescovi. “Questo essenzialmente significa che i vescovi controllano i vescovi”.

    “Il coinvolgimento dei laici è la chiave per ripristinare la credibilità della Chiesa”, ha sottolineato Cesareo. Lasciarli fuori dal processo investigativo “segnalerebbe la continuazione di una cultura di autoconservazione che suggerirebbe complicità”.

    Tra le altre richieste, Cesareo ha citato la necessità di migliorare e ampliare il processo di revisione relativo alla Carta di Dallas, assicurando che sia veramente indipendente.

    La Carta di Dallas per la protezione dei bambini e dei giovani è stata redatta nel 2002 come risposta alle rivelazioni di abusi sessuali su minori avvenuti negli Usa da parte di chierici.

    A.M.V.
    https://www.aldomariavalli.it/2019/06/12/i-laici-ai-vescovi-usa-rendere-noti-tutti-i-documenti-su-mccarrick/amp/
     

  • I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

    Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

    Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

    I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

    Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

    Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

    Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

    Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

    https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

  • Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Il Vaticano rompe gli indugi: non ha più l’incarico di Prefetto dell’Economia, parte il processo canonico a suo carico

    Il cardinale George Pell sta trascorrendo la sua prima notte in carcere dopo che i giudici australiani gli hanno revocato la libertà su cauzione (concessa l’anno scorso per permettergli di subire un intervento chirurgico alle ginocchia). E il Vaticano rompe gli indugi registrati ieri. La sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo canonico nei confronti di George Pell “dopo il verdetto di colpevolezza” del processo penale in Australia. Il Vaticano insomma non aspetterà più il compimento dell’intero iter penale, ma valuterà autonomamente le accuse che potrebbero portare all’esclusione dal collegio cardinalizio del porporato – Pell è un cardinale elettore avendo 77 anni – e/o alla “laicizzazione”, come già avvenuto per Theodore McCarrick.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Complessivamente il Vaticano ha reagito lentamente alla notizia della condanna dell’ormai ex per cinque capi di imputazione compreso uno stupro e sesso orale con minorenni di tredici anni, nel cosiddetto “Cathedral Trial”, pur avendo avuto quasi tre mesi di tempo prima che la notizia (dell’11 dicembre) diventasse pubblica, a motivo del fatto che la Corte ha fatto cadere l’ordine di non divulgazione imposto, in attesa di un secondo processo (il cosiddetto “Swimming trial”) che invece non si terrà per la insufficiente consistenza delle accuse.

    Dopo una prima dichiarazione del direttore “ad interim” della Sala Stampa, Alessandro Gisotti ,di martedì mattina sulla “penosa notizia” che rimandava all’attesa per il compimento di tutti i gradi di giudizio per un’ulteriore valutazione, a sera un tweet dello stesso Gisotti ha confermato che Pell dal 24 febbraio non è più Prefetto dell’Economia. Per scadenza del mandato. Una carica quella che era iniziata nel 2014 con i poteri di un vero e proprio “zar dell’economia” vaticana da cui aveva ottenuto dal Papa un “leave of absence”, un permesso di allontanarsi dal Vaticano, nel giugno del 2017 per potersi difendere in Australia. Ora sappiamo non è più Prefetto dal 24 febbraio. Ma già dal 2016 il suo potere aveva subito una forte battuta d’arresto.

    Soprattutto, Gisotti ha comunicato che è iniziato il processo canonico a suo carico, quindi senza aspettare oltre. Evidentemente il Vaticano e lo stesso Papa Francesco hanno compreso che non era possibile fare altrimenti.

    I legali di Pell avevano programmato di chiedere il proseguimento della libertà su cauzione, in attesa del processo di appello, ma hanno improvvisamente rinunciato. Anche se forse adiranno la Corte Suprema australiana. La sentenza che stabilirà l’esatta misura della pena è attesa per il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi di imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole comporta una pena massima di 10 anni, quindi Pell affronta un rischio di 50 anni di carcere.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/27/carcere-per-george-pell-cardinale-pedofilo-al-processo-il-suo-legale-disse-fu-una-semplice-penetrazione_a_23679421/

  • Abusi, le questioni aperte del rapporto della Chiesa tedesca

    Abusi, le questioni aperte del rapporto della Chiesa tedesca

    IACOPO SCARAMUZZI – Il rischio dell’abuso sessuale su bambini nella Chiesa cattolica «non è un fenomeno concluso» ed «esige azioni concrete»: è la conclusione a cui giunge un rapporto commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca, e pubblicato ufficialmente oggi, che, tra l’altro, pur registrando indizi statistici di una qualche correlazione tra abusi, da un lato, omosessualità o celibato, dall’altro, precisa che «né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori», e punta piuttosto l’attenzione sulla «maturità» psicologica e sessuale dei seminaristi e dei sacerdoti, raccomandando maggiore impegno nella loro formazione, e sul rischio di «clericalismo» che giustifica l’abuso sessuale e, a monte, l’abuso di potere.

    «I risultati dell’indagine dimostrano chiaramente che l’abuso sessuale su minori da parte di sacerdoti della Chiesa cattolica non è dovuto al comportamento sbagliato di singoli ma che si deve rivolgere l’attenzione anche alle caratteristiche strutturali di rischio dentro la Chiesa cattolica, che favoriscono l’abuso sessuale su minori o rendono più difficile la sua prevenzione», si legge nel documento che conclude uno studio avviato nel 2014 da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen che in tre anni ha esaminato 38.156 dossier messi a disposizione dalle 27 diocesi tedesche.

    I più rilevanti dati registrati dallo studio, intitolato “Abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza episcopale tedesca” e pubblicati oggi nel corso dell’assemblea plenaria di autunno dell’episcopato nella città di Fulda, sono stati anticipati nelle scorse settimane dallo Spiegel e dalla Zeit . Tra il 1946 e il 2014 sono stati 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi in Germania, ossia il 4,4% dei chierici del Paese in questo lasso di tempo (percentuale, rileva lo studio, analogo a quello registrato negli Stati Uniti dal John Jay College of Criminal Justice 2004 e inferiore al sette per cento individuato dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse in Australia che però, si precisa, ha utilizzato un altro metodo di calcolo). «Probabilmente questo numero è sbagliato per difetto», puntualizza lo studio, «se teniamo conto di ciò che sappiamo sulle zone d’ombra è chiaro che il numero reale è maggiore».

    Sono 1023 gli assalitori che hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a dieci abusi, 96 i veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. Il numero più alto è di 44 vittime per un solo accusato. Dei minori abusati 969 erano chierichetti. La maggioranza delle vittime aveva 13 anni, la maggior parte dei primi abusi sono stati commessi da religiosi di età tra i 30 e i 50 anni, il lasso di tempo che intercorse tra l’anno della consacrazione sacerdotale o diaconale e l’anno del primo abuso accusato era in genere di 14,3 anni. Lo studio ha rilevato in uno dei sottogruppi in cui è stato suddiviso il lavoro, quello svolto tramite interviste ai sacerdoti, che nel 36% degli accusati sono emersi indizi di un abuso sessuale subito a loro volta. Le vittime hanno avuto nel corso degli anni o decenni successivi una «vasta gamma» di problemi psicologici, di salute, di relazione, nonché problemi «nel campo della fede e della spiritualità».

    Solo 122 abusatori sono stati assicurati alla giustizia civile. Nel 33,9% degli accusati era stato documentato l’avvio di una procedura di diritto canonico, cosa che non è stata fatta per il 53%. Le denunce, che seguono lo stesso andamento statistico, sono state presentate soprattutto dalle vittime o dalle loro famiglie (27,5%), solo nel 19,4% dei casi da rappresentanti della Chiesa cattolica. Il 10,7% dei sacerdoti abusatori si sono autodenunciati. Le denunce presentate presso la Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma riguardano solo il 14% degli accusati. L’intervallo di tempo intercorso tra il primo abuso e l’avvio della relativa procedura è generalmente molto lungo, comprendendo in media oltre 13 anni (per le denuncie), 22 anni (per le procedure secondo il diritto canonico), e 23 anni (per la segnalazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede). Circa un quarto di tutte le procedure di diritto canonico avviate non hanno portato a nessuna sanzione. Lo studio ha anche «fatto emergere indizi secondo cui i fascicoli personali o altri documenti di rilievo per le analisi sono andati stati distrutti o manipolati». I sacerdoti accusati di abusi sono stati trasferiti da una parrocchia ad un’altra più spesso che gli altri sacerdoti (91,8% contro 86,8%), senza adeguate spiegazioni ai fedeli, nel 18,3% i trasferimenti interni alla diocesi, nel 25,6% i trasferimenti da una diocesi all’altra, dipendevano da un’accusa di abuso sessuale.

    La ricerca individua tre tipologie di prete abusatore: colui che ha una vera e propria «preferenza pedofilia» e che possono essere attratti dal sacerdozio per «le sue molteplici possibilità di contatto con bambini e adolescenti», il «tipo narcisistico-sociopatico» per il quale «l’abuso sessuale appare come una delle molte forme dell’abuso di potere narcisistico» e, infine, la persona immatura sul piano personale e sessuale, per il quale «l’obbligo del celibato potrebbe offrire una possibilità male interpretata di non doversi occupare sufficientemente della propria identità sessuale» e al quale, anni dopo la consacrazione, «l’aumento dello stress lavorativo, l’isolamento e la mancanza di sostegno da parte della Chiesa fanno cadere gli ostacoli verso crimini di abuso sessuale».

    La percentuale relativa ai diaconi accusati è molto inferiore a quella dei sacerdoti (celibi) accusati. Inoltre, il 62,8% delle vittime di abuso sessuale erano di sesso maschile, il 34,9% di sesso femminile. «La palese prevalenza di vittime maschili si distingue dall’abuso sessuale su minori commesso in contesti non religiosi». Quanto agli abusatori, nel 14% dei sacerdoti accusati in base ai fascicoli delle diocesi, nel 19,1% di quelli registrati nei fascicoli giudiziari e nel 72% di coloro che sono stati intervistati dai ricercatori sono stati registrati «indizi di un orientamento omosessuale». Al proposito lo studio individua diversi fattori, tra i quali il fatto che prima del Concilio Vaticano II al servizio di chierichetti erano ammessi sono i maschi, per poi concentrare l’attenzione sugli «atteggiamenti ambivalenti della morale sessuale cattolica nei confronti dell’omosessualità e sul significato del celibato».

    «L’obbligo di una vita nel celibato – è la spiegazione esposta – potrebbe sembrare la soluzione dei propri problemi psichici a seminaristi inclini a negare le proprie tendenze omosessuali, dato che offre anche la prospettiva di una stretta convivenza esclusivamente con uomini, perlomeno in seminario. A questo riguardo specifiche strutture e regole della Chiesa cattolica potrebbero avere un elevato potenziale di attrazione per persone immature con tendenze omosessuali» e «c’è quindi il pericolo che queste tendenze debbano essere vissute “di nascosto”. La complessa interazione di immaturità sessuale, di possibili latenti tendenze omosessuali negate e respinte in un ambiente in parte anche manifestamente omofobo potrebbe essere un’altra spiegazione della prevalenza di vittime di sesso maschile nell’abuso subito da religiosi cattolici. Tuttavia né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori».

    Sempre sul tema dell’omosessualità, i ricercatori tedeschi precisano che «non è un fattore di rischio di abuso sessuale» ma, scrivono, «i risultati dello studio ci obbligano a occuparci del significato che hanno le idee specifiche della morale sessuale cattolica riguardo all’omosessualità nel contesto dell’abuso sessuale su minori. Deve essere urgentemente ripensato anche l’atteggiamento fondamentalmente negativo della Chiesa cattolica verso la consacrazione di uomini omosessuali. Le terminologie idiosincratiche usate dalla Chiesa in questo contesto come quelle di “tendenze omosessuali profondamente radicate” sono prive di qualsiasi fondamento scientifico. Al posto di questi atteggiamenti occorre creare un’atmosfera aperta e tollerante».

    In generale, per lo studio tedesco, «una vita nel celibato scelta con maturità e su base volontaria è possibile. La premesse di base, cioè la scelta volontaria e la maturità dello sviluppo della personalità non sono necessariamente presenti in tutti i seminaristi».

    La ricerca commissionata dalla Conferenza episcopale tedesca si conclude con una serie di raccomandazioni alla Chiesa, pur riconoscendo gli sforzi che già sono stati fatti in particolare a partire dai primi anni 2000. Viene in particolare suggerito alla Conferenza episcopale tedesca di applicare in modo omogeneo in tutte le 27 diocesi le misure sinora adottate «in modo palesemente eterogeneo»; di documentare le denunce in modo omogeneo; di organizzare uno sportello indipendente per le denunce da fare anche in forma anonima; di migliorare le procedure canoniche, senza pensare che le procedure penali dispensino la chiesta dalla responsabilità di tutelare gli interessi delle vittime e, al contempo, assistere gli accusati; e di migliorare, sia qualitativamente che quantitativamente, la selezione e poi la formazione psicologica nei seminari nonché la formazione continua per i sacerdoti. Quanto alle vittime, lo studio suggerisce ai vescovi di introdurre una giornata annuale loro dedicata, di uniformare le procedure di indennizzo, e di coinvolgere le vittime nelle procedure di prevenzione.

    La ricerca affronta anche il tema del segreto confessionale, limitandosi a scrivere che «dal punto di vista scientifico bisogna sottolineare la responsabilità del confessore di fornire un’adeguata spiegazione, e di aiutare nell’elaborazione e nella prevenzione degli abusi sessuali individuali».

    Lo studio tedesco, peraltro, si sofferma su un tema caro a Papa Francesco, quello del clericalismo: in tutti i casi di abuso, viene registrato che l’abusatore ha sfruttato la propria autorità. «L’abuso sessuale è prima di tutto anche abuso di potere. In questo contesto nella Chiesa cattolica l’abuso di potere viene avvicinato al concetto di clericalismo, che ne sarebbe un’importante causa con una specifica struttura», scrivono i ricercatori. In questo senso, «le sanzioni di singoli accusati, il pubblico rammarico, contributi finanziari alle vittime, l’istituzione di programmi di prevenzione e una cultura della reciproca attenzione sono misure necessarie ma assolutamente insufficienti. Se le reazioni della Chiesa cattolica si limitano a questi interventi, in realtà fondamentalmente positivi, essi sarebbero addirittura in grado di mantenere le strutture del potere clericale, dato che tendono a curare solo i sintomi di uno sviluppo negativo, ostacolando così il confronto con il vero problema del potere clericale».

    Il presidente dei vescovi tedeschi, il cardinale Reinhard Marx, che già nei giorni scorsi aveva pronunciato a nome della Chiesa cattolica le proprie scuse , è tornato oggi a dichiarare: «Per tutti i fallimenti e per tutto il dolore, come presidente della Conferenza episcopale tedesca, mi scuso».

    http://www.lastampa.it/2018/09/25/vaticaninsider/abusi-le-questioni-aperte-del-rapporto-della-chiesa-tedesca-83GhkgM8ydFY30zK82RcqM/pagina.html

  • Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Pubblicato un report dell’Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani. Dal 30 luglio al 3 agosto la plenaria straordinaria della Conferenza episcopale. La stampa locale riferisce di indagini a carico del cardinale Ezzati per presunti insabbiamenti

    Lo scandalo degli abusi sessuali sarà al centro dell’assemblea plenaria straordinaria che vedrà riunita la Conferenza episcopale del Cile da lunedì 30 luglio a venerdì 3 agosto. Lo ha annunciato il portavoce dei vescovi, il diacono Jaime Coiro, in una conferenza stampa alla quale è intervenuta anche Ana María Celis, membro del Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi ed esperta di diritto canonico, spiegando che l’episcopato proporrà, approfondirà e approverà delle decisioni al riguardo dei casi di pedofilia, alla luce anche delle nuove indiscrezioni.

    Proprio ieri la Procura nazionale cilena ha reso noti alcuni dati, «el primer catasto», risultato delle indagini condotte dalla sua Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani, sulla violenza di genere e sui reati sessuali (Unidad especializada en Derechos humanos, violencia de género y delitos sexuales de la Fiscalía nacional). Secondo quanto riferito dal report – in cui per la prima volta sono coinvolti membri della Chiesa cattolica del Paese, in particolare sacerdoti – dal 1960 a oggi sono state svolte inchieste su 158 religiosi cattolici vincolati a 144 casi.

    Degli indagati 74 sono vescovi, sacerdoti e diaconi diocesani non appartenenti ad alcuna Congregazione; altri 65 vescovi, sacerdoti e diaconi invece fanno parte di specifici Istituti religiosi (come salesiani, gesuiti e maristi), dieci laici sono a carico della pastorale parrocchiale o impegnati in istituti scolastici, mentre per altri nove non è stato possibile chiarire il grado o la funzione. Vi sono inoltre dieci laici indagati e altri cinque casi che coinvolgono vescovi o superiori di Congregazioni religiose sotto inchiesta per aver insabbiato i crimini di abuso oppure per aver ostacolato la giustizia.

    Il rapporto della Procura identifica poi 267 vittime, tra queste 178 sono bambini e adolescenti, 31 adulti e altri 57 non è stato possibile precisare l’età della vittima al momento dei fatti, che riguardano casi antecedenti all’entrata in vigore della riforma del processo penale nel 2001.

    Restano aperte 34 indagini, riferisce inoltre il documento, mentre 104 sono ormai chiuse, di queste 23 sono terminate con una condanna e in un caso con un’assoluzione. In quattro casi – informa il sito Il Sismografo – si è deciso una sospensione condizionale del procedimento. In 43 casi la causa è stata chiusa per mancanza di antecedenti. In sei casi non ha avuto luogo nessuna indagine (i fatti non costituivano reato) e 21 casi sono stati rinviati alla giustizia penale vecchia poiché i fatti denunciati si sono registrati prima dell’entrata in vigore della riforma del processo penale.

    Tutti questi dati forniti dal pubblico ministero «ci chiamano a riflettere sulle cifre riguardanti le vittime», ha detto Jamie Coiro. «Abbiamo compreso che, al di là del numero, ognuna di queste persone ha dovuto vivere un processo estremamente doloroso; molte hanno dovuto parlare di quanto è successo più volte, in varie istanze e davanti a soggetti diversi. La tentazione sarebbe quella di soffermarci sul numero degli accusati, ma ciò che la Chiesa ci chiede oggi è di pensare alle vittime. Queste cifre fanno tremare ed è ciò che ci preoccupa di più».

    Nel frattempo la stampa cilena fa sapere che il cardinale e arcivescovo di Santiago del Cile, Ricado Ezzati, è indiziato per presunti occultamenti in alcune vicende di pedofilia, riguardanti membri del clero. Ad avviare le indagini, il Procuratore della regione di O’Higgins, Emiliano Arias. La conferma del pm è arrivata durante un’intervista su Radio T13. Le accuse a carico riguarderebbero due scandali di pedofilia nel Paese sudamericano, esplosi nel corso della sua reggenza: nel caso dell’ex cancelliere dell’Arcivescovado, padre Oscar Munoz Toledo, attualmente in carcere e nel caso della cosiddetta “Familia” nella città di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno. La vicenda venne denunciata ai tribunali dal vescovo emerito Alejandro Goic, ex vicepresidente della Conferenza Episcopale del Cile. Secondo quanto dichiarato da Arias, le due vicende sarebbero sufficienti a configurare «il crimine di occultamento».

    http://www.lastampa.it/2018/07/24/vaticaninsider/cile-riunione-straordinaria-dei-vescovi-sugli-abusi-la-procura-religiosi-sotto-indagine-T6oZ09suPzQkC6555qQ1ZP/pagina.html

  • Salta all’Onu l’esame del Vaticano sulla pedofilia: il report della Santa Sede non è pronto

    Salta all’Onu l’esame del Vaticano sulla pedofilia: il report della Santa Sede non è pronto

    Ma la situazione a livello globale è piuttosto grave e la relazione dovrà tenerne conto

    By Maria Antonietta Calabrò

    È saltata oggi a Ginevra la valutazione dell’Onu sul Vaticano e la pedofilia durante la sessione estiva del Comitato contro la Tortura. La Santa Sede, infatti, non ha ancora presentato ( avrebbe dovuto farlo entro il 23 maggio scorso, dopo non essere riuscita entro il 1 settembre 2017) il suo report, come Stato, sulla realizzazione delle 9 raccomandazioni antipedofilia che erano state richieste dal CAT delle Nazioni Unite nel maggio 2014.

    Quindi da qui al 10 agosto, per la seconda volta in sei mesi, anche la 64ma sessione del CAT di Ginevra non affronterà il caso Vaticano, in un anno, il 2018, che in gran parte il Papa ha dovuto dedicare ad occuparsi di nuovo della piaga della pedofilia del clero, a cominciare dalle clamorose dimissioni di tutto l’episcopato cileno. Un anno di solitudine per Papa Francesco, ben illustrato dalla solitaria passeggiata davanti alla Basilica di San Pietro immortalata su Instagram e Twitter.

    Anzi, per molti aspetti, la pedofilia nella Chiesa ha raggiunto livelli di emergenza persino superiore a quelli registrati nel 2010-2011 durante la parte finale del Pontificato di Ratzinger. Tanto che la Civiltà cattolica ha dedicato al fenomeno il terzo dei suoi quaderni di approfondimento, appena uscito. Ormai infatti non si tratta più solo di vicende interne, ma vescovi e cardinali sono sotto inchiesta della magistratura civile dei vari paesi, cosa che non era mai successa.

    Nella scorsa settimana si sono registrati due fatti importanti. Il cardinale di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati Andrello è stato formalmente indagato dalla giustizia cilena per aver coperto i pedofili a seguito del cosiddetto caso Karadima e gli abusi del cancelliere dello stesso arcivescovado, il sacerdote Oscar Munoz Toledo. Gli uffici di Ezzati sono stati anche perquisiti. È il successore a Santiago (sul cui territorio c’è la parrocchia del Bosque gestita per decenni dal padre Karadima che era stato condannato già nel 2011 dalla Congregazione della dottrina della fede) del cardinale Francisco Errazuriz Ossa, che dal 2013 fa parte del C9 dei cardinali consiglieri di Papa Francesco.

    Sia Ezzati che Errazuriz erano stati denunciati al CAT di Ginevra già nel 2014 dallo SNAP, l’associazione delle vittime della pedofilia del clero. Insieme a un altro membro del C9, il cardinale Oscar Maradiaga, per una vicenda. La settimana scorsa si è dimesso il braccio destro di Maradiaga, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa, Juan Josè Pineda, in Honduras. Le ragioni alla base dell’abbandono del vescovo ausiliare non sono state comunicate ufficialmente, ma sembrano essere inerenti ad accuse – scandagliate in un’indagine di un visitatore apostolico inviato da Papa Francesco, (il vescovo argentino emerito Alcides Casaretto – relative a “comportamenti non appropriati” a danno di seminaristi. Episodi cui sarebbero seguiti delle vere e proprie denunce. Ma non solo. Sarebbero state riscontrate “presunte irregolarità finanziarie”. Monsignor Pineda alla stampa onduregna -anche dopo le dimissioni – ha negato qualsiasi “condotta indecorosa” .

    Il secondo fatto riguarda l’ex cardinale di Washington (88 anni) Theodore McCarrick. Il 19 luglio il New York Times ha portato in prima pagina nuove sconcertanti accuse contro di lui da parte di un uomo che da ragazzino e per vent’anni sarebbe stato abusato da lui (“Uncle Ted”). L’uomo, ormai sessantenne si sarebbe confidato con i fratelli solo poco aver saputo che il mese scorso il cardinale – una delle personalità più in vista della Chiesa statunitense è stato sospeso dall’esercizio pubblico del sacerdozio. Mentre nuove azioni potrebbero essere prese contro di lui, ci si interroga sulla coltre di silenzio che ha avvolto la vita di McCarrick .

    Intanto in Australia, il vescovo Philip Wilson è stato condannato, il 2 luglio, in primo grado a un anno di carcere (da scontare forse ai domiciliari , verrà stabilito a giorni) per aver coperto un prete pedofilo e lo stesso primo ministro Malcom Turnbull , il 19 luglio, ha chiesto al Papa di “licenziarlo”. (). Sempre in Australia il 17 luglio è ripreso il processo contro il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana dell’Economia e anche lui membro del C9 dei cardinali, accusato non di copertura di preti pedofili, ma di aver commesso lui stesso abusi su minori, che ha sempre vigorosamente negato.

    Una situazione planetaria piuttosto grave. Il report all’Onu dovrà tenerne conto.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/07/23/salta-allonu-lesame-del-vaticano-sulla-pedofilia-il-report-della-santa-sede-non-e-pronto_a_23487775/

  • Rozzano, il prete accusato di abusi su un minore spostato in oratorio dai vescovi: “Siamo stati imprudenti”

    Rozzano, il prete accusato di abusi su un minore spostato in oratorio dai vescovi: “Siamo stati imprudenti”

    In attesa della nuova udienza del processo a don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano che, secondo l’accusa, avrebbe abusato di un minore, escono due nuovi audio risalenti al 2015, registrati dai familiari della presunta vittima a colloquio con l’attuale Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, sono le parole rivolte da don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Fausto, il ragazzo, all’epoca dei fatti minorenne, che sarebbe stato abusato da don Galli. Tremolada si riferisce alla decisione di spostare il sacerdote, ora accusato di abusi, nuovamente a contatto con dei minori, nella parrocchia di Legnano.

    I presunti abusi

    Il sacerdote, la notte tra il 19 e 20 dicembre 2011, ospita Fausto nella sua abitazione e durante la notte, secondo Fausto, avrebbe provato a sodomizzarlo. Nei giorni successivi all’episodio don Galli viene allontanato da Rozzano. Il sacerdote però, scoprono i genitori di Fausto a gennaio, si trova ancora in zona, questa volta a Legnano, e nuovamente a contatto con i minori. La famiglia di Fausto, incredula dopo aver appreso la notizia, viene ricevuta da Tremolada, all’epoca responsabile della formazione del clero. I genitori del ragazzo scoprono che, soprattutto per scelta di monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Angelo Scola, don Galli si trova a Legnano.

    Gli audio inediti
    Degli audio dei primi incontri con Tremolada e Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Fausto, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare don Galli nuovamente a contatto con minori fosse sbagliata. Nell’audio successivo, è presente anche don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare don Galli.

    https://milano.fanpage.it/rozzano-il-prete-accusato-di-abusi-su-un-minore-spostato-in-oratorio-dai-vescovi-siamo-stati-imprudenti/

  • Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Finalmente la parola a chi la merita, ma senza far troppo rumore. Si prega di non creare clamore attorno alla vicenda e di rispettare in religioso silenzio il dolore delle vittime. È il papa a chiederlo. In effetti parlare di apertura sarebbe decisamente eccessivo: sono passati 8 anni da quando il tribunale penale ha condannato per reati di pedofilia – ormai caduti in prescrizione – padre Karadima, ma solo adesso le sue vittime vengono ascoltate dal pontefice.

    Venerdì 27 aprile, Bergoglio ha dischiuso le porte di Casa Santa Marta, concedendo i tanto attesi incontri ‘a tu per tu’ alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. A tendere il ramoscello d’ulivo è un papa completamente travolto dagli scandali di pedofilia registrati all’interno della Chiesa cattolica. Ma come chiedere perdono per questi ritardi? Non è affatto semplice, a maggior ragione se si pensa che solo qualche mese fa, a gennaio, sempre in Cile assistevamo ad un papa seccato, irritato e insofferente verso le domande di una giornalista che chiedeva spiegazioni in merito alla nomina a vescovo di Barros, accusato di aver coperto le violenze perpetrate da padre Karadima, protagonista indiscusso degli abusi raccolti nel dossier cileno.

    Gli incontri si sono susseguiti anche nelle giornate di sabato e domenica, ma probabilmente non ci sarà nessun comunicato in merito, per volontà del pontefice. Il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha infatti precisato che «non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui». Appunto, rispettare la riservatezza, più che i testimoni.

    Le vittime non vogliono il silenzio

    Ad infrangerlo è, come volevasi dimostrare, una delle vittime che ha interloquito con il pontefice, José Andres Murillo, sintetizzando su Twitter il loro confronto. «Ho parlato per due ore con il Papa. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa».

    Ad incontrare il Santo Padre finora sono stati i tre testimoni chiave e principali dell’inchiesta sulla Chiesa cilena, vittime di Karadima. Hanno incontrato il pontefice, infatti, anche Juan Carlos Cruz e James Hamilton. Ma le vittime di abusi sessuali perpetrati all’interno degli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano, per ora, questi incontri un semplice “gesto”, aspettano di vedere fatti concreti e rivoluzionari da parte del papa, prima di sbilanciarsi e parlare di un effettivo cambio di rotta. «Bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia» ha commentato Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, nella quale ha subito abusi sessuali dall’età di 10 anni.

    A questo proposito, una volta terminati i colloqui con le vittime, Bergoglio ha in programma di incontrare anche i vescovi cileni prima di prendere qualunque decisione. Presumibilmente l’incontro si terrà a metà maggio.

    Il perdono non basta

    Del resto era stato lo stesso Bergoglio a stabilirlo, nel momento in cui proclamava la negazione della grazia ai ‘preti pedofili’. Figurarsi se il perdono possa bastare a chi ha direttamente subito quegli orribili abusi. Nessuno ha il diritto di imporre il dovere al perdono, tanto meno quando si tratta di vittime di violenze sessuali, ma se Murillo ha sentito la necessità di ribadirlo al pontefice evidentemente la percezione prevalente è che quelle di Bergoglio siano soltanto parole.

    A ben guardare, salta subito all’occhio che l’unica condanna prevista dalla Chiesa per Karadima, dopo l’accertamento della sua colpevolezza, sia stata il ritiro ad una «vita di preghiera». Ed è scontato che una simile decisione non riesca minimamente a soddisfare l’esigenza di giustizia e riscatto provata dalle vittime.

    Per quanto possa essere paradossale e fallace nei termini teologici la negazione della grazia da parte del pontefice e dunque della Chiesa, il cui ruolo dovrebbe essere quello di accogliere gli ultimi, i miserabili e gli emarginati, nei fatti non esistono condanne o allontanamenti di pedofili, per volontà esplicita della Chiesa e gli articoli precedenti lo dimostrano.

    C’è ben poco di cristiano in tutto questo: dal rifiuto del perdono dei colpevoli alla presa in giro dei fedeli e delle vittime. La linea di intervento di Bergoglio rimane confusa e contraddittoria, lenta e inefficace, ma forse la dis-chiusura delle porte di Città del Vaticano porteranno una ventata di giustizia terrena anche tra le vesti del clero.

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

  • Inchiesta sui preti gay, c’è anche un caso di pedofilia. Una chat per gli incontri a luci rosse tra sacerdoti

    Inchiesta sui preti gay, c’è anche un caso di pedofilia. Una chat per gli incontri a luci rosse tra sacerdoti

    La denuncia dell’ex escort Mangiacapra: milletrecento pagine con chat e video a luci rosse

    C’è il prete che paga i suoi occasionali compagni con ricariche su Postepay, il monsignore che gira in auto di lusso spacciandosi per diplomatico e promettendo posti da autista. C’è il professore di religione che predica il Vangelo ai suoi alunni e poi si presenta in videochat mentre compie atti di autoerotismo. C’è il seminarista che sfugge alla solitudine chattando sul sito per incontri gay «Grindr» dove recupera altri amici per serate hard. E ancora: il sacerdote che vanta la sua amicizia con una star italiana della musica pop e che non rinuncia alle serate a luci rosse. Ci sono foto di sacerdoti giovani e palestrati che si mostrano nudi e discutono di appuntamenti hot. Ma c’è anche di peggio: come un sacerdote sotto processo per pedofilia che continua a invitare amici e consumare rapporti sessuali (si spera non con minori). Un corposo dossier di 1.300 pagine quello raccolto da Francesco Mangiacapra, ex avvocato e ormai ex escort di molti sacerdoti. Un plico con nomi e cognomi, ma anche immagini esplicite, numeri di telefono e fotogrammi di chat che ritraggono almeno cinquanta tra preti e seminaristi la maggior parte dei quali sparsi nel Mezzogiorno (ma anche due che prestano la loro opera non lontano dal Vaticano). Una rete di preti che, in barba al voto di castità, praticano tranquillamente sesso tra loro e con escort maschi a pagamento.

    Mercoledì scorso quel dossier è stato consegnato da Mangiacapra nelle mani di monsignor Luigi Ortagli, della cancelleria della Curia di Napoli. Ieri la Curia ha diffuso una nota con cui si fa sapere che «il materiale verrà opportunamente esaminato per essere trasmesso alle Diocesi interessate per le necessarie valutazioni». La Curia insomma vuole vederci chiaro e avvia un’indagine su quello che rischia di diventare un clamoroso scandalo, l’ennesimo dopo il disvelamento degli incontri hard che hanno portato all’allontanamento nei mesi scorsi dell’ex sacerdote di Santa Maria degli Angeli al Monte di Dio. Tre sono i sacerdoti napoletani che compaiono nel dossier. Almeno una dozzina le diocesi interessate. Per la Campania oltre a Napoli, Pozzuoli, Caserta e Salerno. Molti anche i casi registrati in Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia. Insomma, si tratta di un terremoto nella Chiesa annunciato già nei mesi scorsi, quando Francesco Mangiacapra pubblicò il libro «Il numero uno», le memorie di un escort, in cui squarciava il velo sulle abitudini sessuali di molti uomini di chiesa.

    Resta una domanda di fondo: perché un escort decide di tradire la fiducia dei suoi clienti e di metterli alla berlina? Risponde Mangiacapra: «Ormai sono un ex escort perché a trent’anni e passa mi ritengono troppo vecchio per quelle cose lì e io ho deciso di smettere con quella vita». E dunque cos’è, una vendetta? «No, io non ho mai ricattato nessuno. Ho denunciato — e non sono solo in questa mia scelta — è perché ritengo che dobbiamo smascherare una grave ipocrisia. I preti si oppongono alla libertà sessuale, condannano in pubblico ciò che loro perseguono in privato e segretamente. La libertà sessuale degli individui è sacra, è la base di tutte le libertà, ecco perché anche la loro privacy mi appare secondaria rispetto alla promozione della loro stessa dignità, all’accettazione di sé, costi quel che costi».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_febbraio_26/inchiesta-preti-gay-c-anche-caso-pedofilia-chat-gli-incontri-luci-rosse-sacerdoti-939a229e-1ac1-11e8-8fbe-7a22bfa20835.shtml