Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    Indagine sugli abusi avvenuti nelle istituzioni statali e in quelle della Chiesa. “Un problema ancora attuale”. Le raccomandazioni per curare e prevenire

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    I bambini sono ancora vittime di abusi sessuali nelle istituzioni australiane. È la conclusione alla quale è giunta la Commissione pubblica sugli abusi sui minori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse), che oggi ha concluso cinque anni di un’indagine che hanno messo sotto la lente di ingrandimento tra l’altro i casi di pedofilia avvenuti nei decenni passati nella Chiesa cattolica ed ha avuto risonanza anche in Italia in particolare per le audizioni alle quali si è sottoposto l’anno scorso, in videocollegamento da Roma, il cardinale George Pell.

    Il prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia che ha risposto, in quell’occasione, a domanda relativa all’insabbiamento delle denunce contro i preti pedofili, si trova ora in Australia, da questa estate, per difendersi in tribunale da accuse di abusi sessuali che egli avrebbe personalmente compiuto da sacerdote, accuse che egli respinge fermamente.

    In una breve udienza conclusiva che si è svolta oggi a Sidney, il giudice Peter McClellan, che ha guidato l’indagine, ha detto che l’Australia «ringrazia i sopravvissuti» agli abusi che hanno testimoniato davanti alla commissione decenni di sistematici abusi e insabbiamenti avvenuti ai danni dei minori in istituzioni statali ed ecclesiali.

    «L’abuso dei bambini non è solo un problema del passato», ha detto il giudice. «L’abuso nelle istituzioni continua anche oggi».

    Per quanto riguarda in particolare la Chiesa cattolica, McClellan ha puntato il dito contro la scelta di porre la reputazione dell’istituzione al di sopra della sofferenza delle vittime. «Alcuni responsabili hanno ritenuto che la loro priorità fosse proteggere la reputazione delle istituzioni», ha affermato il giudice, «e presunti colpevoli hanno spesso avuto accesso ai minori anche quando i loro responsabili conoscevano il pericolo». Nel corso di quest’anno la commissione ha diffuso una stima secondo la quale tra il 1950 e il 2009 il sette per cento dei sacerdoti australiani hanno abusato di minori. I casi registrati sono 4.444. Cifre «shoccanti», secondo Francis Sullivan, che guida la commissione della Chiesa per la verità, la giustizia e la guarigione. Il presidente della Conferenza episcopale australiana, monsignor Denis Hart, ha chiesto scusa a nome della Chiesa.

    Domani, venerdì, la commissione, i cui lavori sono stati finanziati con fondi pubblici, consegnerà il suo rapporto conclusivo al governatore generale di Canberra. McClellan ha detto che il rapporto conterrà raccomandazioni tese a «sostenere e informare» il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica australiana per prevenire gli abusi e rispondere a quelli avvenuti facilitando gli indennizzi e la persecuzione penale dei casi passati.

    http://www.lastampa.it/2017/12/14/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-commissione-australiana-sulla-pedofilia-conclude-il-lavoro-dopo-anni-PUiMhXADOfDJyT8qv43oVJ/pagina.html

  • Ci mancava solo lo pseudo-Cristo redivivo con rituali da porno-cenacolo

    Ci mancava solo lo pseudo-Cristo redivivo con rituali da porno-cenacolo

    La storia della setta religiosa è così sempre uguale a se stessa, dalla notte dei tempi, che ci si domanda come sia possibile che qualcuno ci caschi ancora. 

    C’è poco da scherzare quando ci sono di mezzo decine di ragazzine abusate e forse un venticinquennio di porcherie su minori coperte dall’omertà. Ma la storia della setta religiosa guidata da uno pseudo-Cristo redivivo/Spirito santo/arcangelo che pretende di «purificare» le adolescenti con rituali non prescritti da un messale, ma cliccatissimi nella categoria young/old di PornHub, è così sempre uguale a se stessa, dalla notte dei tempi, che ci si domanda come sia possibile che qualcuno ci caschi ancora. A Catania nel porno-cenacolo di don Pietro Capuano sono rimaste imprigionate ben due generazioni di donne, anzi, di ragazze, consegnate al satiro in tonaca dalle loro madri perché le strappasse al Male, quando il suo obiettivo primario era strappare loro i vestiti di dosso (quello secondario, farsi pulire casa gratis).

    BISOGNA BENEDIRE LE VITUPERATE CHAT. Se le minorenni non ci stavano, erano anatemi e multe in denaro. E bisogna benedire le tanto vituperate chat, perché proprio i messaggi immortalati sul cellulare di una 15enne hanno aperto gli occhi a sua madre, consentendo di incastrare Capuano e il suo cerchio magico di diaconesse-procacciatrici, una delle quali moglie di un ex assessore provinciale (cade quindi l’alibi dell’esclusione sociale, della povertà ecc. ecc.). I primi cristiani erano accusati dai pagani di usare la religione come paravento per orge e turpitudini varie, accusa che dal Medioevo in poi si sono immancabilmente rimpallate le varie frazioni ed eresie del Cristianesimo: catari, dolciniani, fraticelli, cattolici, protestanti, eccetera.

    SE GESÙ POTESSE TORNARE INDIETRO… Considerando gli orrori pedofili della chiesa cattolica, faticosamente e parzialmente ammessi solo di recente, e quelli altrettanto taciuti delle chiese anglicane e luterane, i casi registrati negli Usa nelle comunità mormone, battiste, metodiste eccetera, viene da pensare che forse quelle antiche accuse non fossero sempre e solo un trito argomento di propaganda contro chi prega in modo diverso. Se Gesù potesse tornare indietro, ci penserebbe due volte prima di pronunciare quel «lasciate che i pargoli vengano a me» che in 2 mila anni troppi suoi sedicenti rappresentanti in terra hanno interpretato come un via libera per saltare addosso a bambini e ragazzine. Una cosa è certa: se tutti i corruttori di bambini nel nome di Dio mettessero in pratica altre parole del Vangelo, «meglio che si appendano al collo una macina da mulino e si gettino in mare», sparirebbero sott’acqua interi continenti.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/08/03/ci-mancava-solo-lo-pseudo-cristo-redivivo-con-rituali-da-porno-cenacolo/212726/

  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693

  • Lezioni di anti-pedofilia

    Lezioni di anti-pedofilia

    Vi assisteranno i vescovi dell’America Latina e si terranno a Bogotá in Colombia dal 3 al 5 febbraio

    ALVER METALLI
    La tolleranza zero contro gli abusi in ambito ecclesiastico, intendendo con il termine quelli che si consumano nel chiuso di chiese, cappelle, istituti religiosi e scuole cattoliche è stata adottata – pur con diversità di rigore e di area geografica – da tutti gli episcopati dell’America Latina. I casi di abuso che hanno nei sacerdoti gli autori sono diminuiti drasticamente rispetto al passato, anche recente. Ma non scomparsi, come dimostrano casi recenti registrati in Argentina, Cile, El Salvador, Paraguay e Messico. Anche per questo la Conferenza episcopale latinoamericana ha deciso di mettere a tema il «protocollo» da seguire in presenza di denunce di comportamenti sessualmente vessatori su minori che interessano il clero.

    Il corso si svolgerà a Bogotá, dove il Celam ha la sua sede centrale, nei giorni dal 3 al 5 febbraio, prima che inizino i lavori dell’assemblea plenaria dell’episcopato già in agenda. Nei tre giorni di lezioni – si legge nel sito dell’organismo ecclesiale continentale – si «affronterà il tema di come affrontare e gestire casi di abuso su minorenni».

    Guiderà le lezioni il sacerdote Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviato da Roma «per illustrare ai vescovi latinoamericani il lavoro della Chiesa per la protezione dei minori».

    http://www.lastampa.it/2017/01/31/vaticaninsider/ita/nel-mondo/lezioni-di-antipedofilia-gn3JM2M7FAfTa0XR8g0I4N/pagina.html

  • «L’istituto Provolo  ora deve lasciare  l’Argentina»

    «L’istituto Provolo ora deve lasciare l’Argentina»

    Il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza (ovest dell’Argentina) ha chiesto che i responsabili religiosi della sede locale dell’Istituto per sordomuti Provolo, con base a Verona, lascino la provincia (entità federale), dopo lo scandalo per gli abusi sessuali commessi da due sacerdoti, uno dei quali italiano, attualmente detenuti.

    «L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene», ha detto Juan Carlos Gonzalez al quotidiano locale Los Andes, aggiungendo che sarebbe meglio «evitare un sequestro da parte dello Stato, perchè questo vorrebbe dire che alla fine chi paga sono gli abitanti locali».

    Gonzalez si è presentato come parte civile nell’inchiesta aperta contro un chierichetto, due impiegati amministrativi e due sacerdoti dell’istituto – uno dei quali, l’82/enne Nicola Corradi, è italiano – per presunti abusi pedofili ai danni di almeno 22 minorenni sordomuti. Corradi era già noto per gli abusi che aveva commesso nella sede di Verona dell’Istituto per sordomuti Provolo, le cui vittime si sono organizzate per chiedere giustizia a Papa Francesco e alla Chiesa.

    Lo stesso istituto dispone di un’altra sede in Argentina, a La Plata – capitale della provincia di Buenos Aires – da dove era arrivate Corradi nel 1996, e le autorità di Mendoza hanno annunciato che la procura locale si è messa in contatto con quella di La Plata per accertare se non si sono registrati abusi anche in quella regione.

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/l-istituto-provolo-ora-deve-lasciare-l-argentina-1.5355563

  • Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Preti che abusano di minori. Storie nauseanti che gettano fango sulla Chiesa. Molti sacerdoti si sono scusati con le vittime  e i loro parenti, altri no, altri… Beh, resta il fatto che davanti a tali abomini non si può rimanere inerti. Gli orchi, anche se indossano l’abito talare, devono pagare il loro conto con la giustizia. Un prete pedofilo è stato arrestato nelle ultime ore in Kosovo. Si tratta di Lawrence Spencer, ricercato dalla Polizia britannica dal 2012 in quanto avrebbe commesso numerosi abusi sessuali su minori: nei suoi confronti era stato emesso un mandato d’arresto europeo. La notizia è stata confermata da alcune autorità locali. Niente tolleranza nei confronti dei preti pedofili. In fondo, lo ha detto più volte anche Papa Francesco, che è il simbolo della misericordia. Dinanzi a reati del genere, che ledono gravemente i piccoli, non si può essere tolleranti. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2001, Spencer, che  era sacerdote della chiesa cattolica di Londra, violentò moltissimi bimbi profittando della sua carica e del suo prestigio. Nessuno avrebbe mai immaginato che un pastore sarebbe stato in grado di commettere azioni del genere. Sotto quella tonaca, però, c’era uno spietato pedofilo. Una vera vergogna che la dice lunga sulla gravità della piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Lawrence Spencer, che ha più di 70 anni, è stato messo in manette giovedì scorso a Pec. Lo hanno rivelato anche le autorità di Pristina. L’iter di estradizione è iniziato e presto il religioso arriverà in Gran Bretagna per essere sottoposto a un processo che porterà sicuramente a una pesante condanna. Non si ancora quante sono le vittime del prete britannico, ma certamente non sono poche. E’ veramente un grosso problema quello degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa cattolica come Lawrence Spencer. Il fenomeno è diffuso un po’ ovunque anche se, secondo recenti indagini, dagli ultimi due decenni del ‘900 ad oggi il maggior numero di casi di pedofilia registrati nel mondo riguarda Canada, Stati Uniti, Irlanda e Australia. Nessuno Stato, però, è privo di casi di abusi commessi da sacerdoti. E’ stato scoperto che circa l’80% dei casi di violenze commesse da preti sia stato denunciato negli Usa, precisamente nella diocesi di Boston. Da un’indagine condotta 14 anni fa su invito della Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici, tra il 1950 e il 2002 il 4% dei preti operanti negli Usa era stato accusato di reati di natura sessuale. Tutto ciò fa semplicemente rabbrividire. E la Chiesa cattolica come si comporta davanti a questo obbrobrio? Beh, sin dall’emersione dei primi scandali, la Chiesa ha cercato di ‘gettare acqua sul fuoco’ demonizzando i media per il risalto che hanno sempre dato ai casi di abusi commessi da sacerdoti, sottolineando che si tratta di un fenomeno concernente tutte leistituzioni, non solo la Chiesa. Sarà, ma tali scandali fanno perdere credibilità alla Chiesa, anche perché ha spesso cercato di difendere i sacerdoti, occultando prove ed altro, e non si è mai, o poche volte, adoperata per dare un sostegno morale alle piccole vittime. Ciò è indubbiamente vergognoso. Negli ultimi anni, anche sulla scorta delle innumerevoli polemiche, ha deciso di adottare una politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti di preti pedofili. Tutto ciò, però, non è bastato a far riacquistare credibilità alla  Chiesa, ritenuta colpevole di aver coperto molti casi di pedofilia. Ricordiamo, ad esempio, che 12 anni fa un avvocato statunitense, William McMurry, ha intentato un’azione legale contro il Vaticano in quanto avrebbe coperto una vicenda di abusi su tre minorenni. Benedetto XVI, predecessore di Papa Francesco, venne accusato di aver coperto una vicenda di violenze sessuali commesse da un prete in Texas. Il Pontefice, però, si appellò all’immunità diplomatica per evitare problemi.

     

  • Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.

    “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.

    Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.

    “Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.

    “Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.

    Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.

    Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.

    Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9

    http://www.askanews.it/top-10/vittime-dei-preti-pedofili-ad-askanews-in-italia-200-casi-dal-2006_711749646.htm

  • GEORG RATZINGER ERA A CONOSCENZA DEGLI ABUSI AI BAMBINI DEL CORO DI RATISBONA

    GEORG RATZINGER ERA A CONOSCENZA DEGLI ABUSI AI BAMBINI DEL CORO DI RATISBONA

    Almeno 231 i casi di abusi fisici ai bambini del coro di Ratisbona, condotto per trentanni dal fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

    L’indagine dell’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla diocesi di far luce sulla vicenda degli abusi ai bambini del coroDomsplatzen, di Ratsbona, rivela che sono231 i casi di maltrattamenti e violenze sessuali inflitte durante quattro decenni ai piccoli membri del coro di questa città della Baviera. Quello stesso coro condotto per 30 anni dal fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

    Weber avrebbe scoperto che tra il 1953 e il 1992, circa un terzo degli alunni del coro e della scuola adiacente subirono una qualche forma di abuso fisico, dalle percosse alla privazione di cibo. Ha intervistato decine delle vittime e i responsabili dell’istituzione, arrivando alla conclusione che in almeno 40 dei 231 casi registrati ci fu violenza sessuale, “dalle carezze fino allo stupro”, ha dichiarato l’avvocato al quotidiano BBC Mundo. Ha, inoltre, aggiunto che 50 vittime hanno riferito di 10 responsabili, “la maggior parte dei quali già morti”. In ogni caso non sarebbero stati condannati perchè i reati sono ormai caduti in prescrizione.

    Johan Meier, il principale responsabile

    Johan Meier, morto poco dopo essersi ritirato, è stato direttore della scuola adiacente al coro tra il 1953 e il 1992, anno in cui andò in pensione e secondo l’avvocato Weberè stato il principale responsabili degli abusi. Nel 2010 il compositore tedesco Franz Wittenbrink raccontò al quotidiano Der Spiegel che la sera Meier era solito “portare due o tre bambini tra gli 8 e i 9 anni nella sua stanza”, offriva loro del vino e po li puniva. In un’occasione venne accusato di aver colpito un bambino con uno sgabello fino a romperglielo sulla spalla.

    “Si trattava di un ingegnoso sistema di sadiche punizioni legate al piacere sessuale”, ha dichiarato il compositore.

    Georg Ratzinger ne era al corrente

    Il fratello maggiore dell’ex Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger,  condusse il coro dal 1964 al 1994, periodo nel quale si è registrato l’apice del numero degli abusi; per questo Weber ritiene che non poteva esserne all’ oscuro.Nel 2010, in pieno…… continua 

  • Abusi su 20 giovani, condannato ex vescovo Peter Ball

    Abusi su 20 giovani, condannato ex vescovo Peter Ball

    E’ stata una giornata anomala e choccante per la Chiesa Anglicana. L’ex Vescovo di Lewes e GloucesterPeter Ball si è dichiarato colpevole di aver abusato, dal 1977 al 1992, di oltre 20 ragazzi. Quindici anni di abusi e silenzi, che la Chiesa Anglicana ha tentato con tutti i mezzi a disposizione di insabbiare, coadiuvata da pubblici ministeri e persino dalla stessa Polizia. Un vaso colmo di menzogne e racconti ai limiti dell’orrido che finalmente, dopo oltre 20 anni, qualcuno ha avuto il coraggio di scoperchiare.

    ORRORE. Il processo tenutosi nella mattinata di oggi ha visto, per la prima volta dopo 22 anni, l’ex Vescovo Peter Ball ammettere i soprusi sessuali ai quali ha sottoposto oltre 20 giovani innocenti, e che per tutto questo tempo l’allora Arcivescovo di Canterbury George Carey ha contribuito, con la complicità dei cosiddetti “poteri forti”, a nascondere sotto il tappeto. Una lunga parentesi di orrore e “sporcizia” che ha permesso all’83enne Ball di condurre una vita serena, circondato da amicizie influenti, prima fra tutti quella del principe Carlo d’Inghilterra.

    Quando, nel lontano 1993, arrivarono in Polizia le prime denunce contro l’allora Vescovo, le forze dell’ordine preferirono avvertire Ball piuttosto che proseguire con le indagini. Una vicenda vergognosa per la religione anglicana e non solo, che è rimasta celata sino a 3 anni fa quando, dopo continue insistenze, la Chiesa d’Inghilterra ha deciso finalmente di passare gli incartamenti riguardanti Ball agli investigatori. I poteri religiosi continuano a perdere forza e credibilità all’interno della comunità, dopo i continui e terribili casi di abusi registrati ogni giorno che vedono protagonisti sacerdoti, vescovi e cardinali provenienti da ogni “dottrina”.Peter Ball è stato immediatamente arrestato: l’ex Vescovo è stato condannato, ancor prima che dalla giustizia “ordinaria”, da quella degli uomini perbene e da quel Dio che Ball aveva promesso di servire con umiltà e, soprattutto, senza macchiare il Suo nome.

    Abusi su 20 giovani, condannato ex Vescovo Peter Ball

  • Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    di Antonio Baldari

    BIVONGI – “Con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”, commesso “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. Era questa è la dicitura per esteso posta al capo a) del punto 4., dell’ultima pagina del documento, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011 con cui si portò a conclusione il processo a carico di don Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi e Pazzano,  cittadine dell’Alto jonio calabrese ed insistenti nell’area ecclesiastico-giurisidizionale della diocesi di Locri-Gerace, nella provincia di Reggio Calabria; una sentenza di condanna per l’allora 36enne sacerdote, originario di Altamura, in provincia di Bari, di cui si venne a conoscenza quattro anni orsono, ottobre 2011, proprio nelle ore immediatamente precedenti la visita del Santo Padre, Benedetto XVI, in terra di Calabria. 

    Oggi, a distanza di oltre mille giorni da quel provvedimento adottato dal tribunale apostolico, ci si chiede cosa farà la Chiesa in merito a quello che fu uno dei casi più eclatanti registrati in Italia e configurabili tra gli oltre trecento finiti sotto la lente di ingrandimento della commissione giudicante formata proprio per dirimere le controversie coinvolgenti tanti rappresentanti del clero ed ancor’oggi molto attiva grazie alla spinta propulsiva di papa Francesco nel voler fare chiarezza su tali vicende…

    Gli abusi ebbero inizio già intorno al 2004 prima dell’ordinazione diaconale… 

    Tra le quali quella relativa a don Rutigliano fu sin da subito destinata a segnare ulteriormente un limpido spartiacque nella lotta alla pedofilia per quanto riguarda il Vaticano, con quella sentenza il cui numero di protocollo è il 197 del 2009, recante l’intestazione ufficiale della “Congregatio Pro Doctrina Fidei”, e che prende l’abbrivio con il punto 1, capo a), con il quale si attesta che “Il Rev. Francesco Rutigliano, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, nato il 13 dicembre 1974 ed ordinato sacerdote il 30 settembre 2006, venne accusato davanti a questo tribunale per abuso di minore in data 12 giugno 2009” per fatti accaduti “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. “Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Affermazioni forti sottoscritte dal delegato,  Carlo Dezzuto; Monsignor Robert Deeley, in qualità di assessore e Mons. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, nel porre il caso de quo. Che poi comincia a sciorinarsi sostenendo che si è dato “luogo ad un processo amministrativo penale mediante la raccolta e l’esibizione di prove documentali e testimoniali, nonché con l’audizione diretta e il confronto fra presunta vittima e accusato – si apprende – nell’esame degli atti, anche senza considerare le testimonianze raccolte il denunciante è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”…

    Divieto assoluto ad esercitare qualunque ministero pubblico per il periodo di quattro anni… 

    Nel corso del processo sono risultati “Chiaramente dimostrate la fragilità e l’instabilità emotiva, psicologica ed esistenziale della presunta vittima, che attraversava una fase adolescenziale resa particolarmente delicata dal contesto famigliare e culturale in cui si collocava la sua esistenza – si asserisce al capo c) del punto 3. – che la difesa non smentisce ma anzi ne conferma la vulnerabilità, conferendo credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati”.

    Da cui si è di riflesso addivenuti alla conclusione che “Si impone dunque al Rev. Rutigliano – sotto la diretta responsabilità del Vescovo diocesano – il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico. Rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa – si prosegue – nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il Vescovo diocesano relazione annuale a questa Congregazione, mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico”.

    Ma non solo, come per la famosa “legge del contrappasso” di dantesca memoria, nel paragrafo conclusivo del testo licenziato dalla Congregazione della Dottrina e della Fede, si dice ancora che “Egli è tenuto alla celebrazione di dodici S. Messe (con cadenza mensile, per un anno) a favore della vittima e della sua famiglia – si epiloga con il sopraccitato documento – in caso di inosservanza delle misure sopra indicate, al reo potranno essere inflitte pene più gravi, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.

    Quel 17 febbraio del 2010 quando lasciò per sempre Bivongi e Pazzano… 

    A margine della predetta sentenza di colpevolezza di don Francesco Rutigliano balzò particolarmente alla mente quel 17 febbraio 2010, giorno in cui il giovane prete lasciò per sempre le comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano: un addio nato nella mestizia, a fare da contraltare al giubilo di cinque anni prima, l’8 ottobre 2006, allorché ad una settimana dall’ordinazione sacerdotale venne intronizzato quale nuovo parroco dei due sodalizi socio-religiosi.

    Quel giorno di 5 anni e mezzo fa, ironia della sorte, era il “Mercoledì delle Ceneri” notoriamente rivolto alla conversione, ed al pentimento, invitando a “credere al vangelo”. Quel giorno, egli se ne andò nella più completa solitudine, senza che nessuno dei suoi superiori fosse presente. E senza che venisse indicato alla comunità il suo sostituto, don Enzo Chiodo, che arrivò “soltanto” nove mesi dopo. Cosa che, col senno di poi, fece riflettere, e non poco, sulla piega che l’amara vicenda stava nel frattempo prendendo…