Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rho

  • Rhode Island, report su abusi nella diocesi: 7 anni per un flop

    Rhode Island, report su abusi nella diocesi: 7 anni per un flop

    Ben 284 pagine e 7 anni di indagini, ma nessuno ne parla.

    Non dev’essere molto contento il procuratore generale di Rhode Island (Stati Uniti), dopo aver tratto le conclusioni di un rapporto che il Boston Globe aveva preannunciato come esplosivo.

    Il report di Rhode Island

    Il procuratore Peter Neronha sperava infatti replicare il successo mediatico ottenuto nel 2018 dal collega della Pennsylvania, Josh Shapiro, con il suo clamoroso “report del gran giurì” che aveva attirato l’attenzione internazionale.

    All’epoca anche UCCR ne aveva parlato, sottolineando però ciò che i media nascondevano: gli abusi risalivano a oltre 20 anni prima, gran parte dei preti incriminati era omosessuale e la maggior parte delle vittime erano giovani seminaristi (non bambini).

    Alcune di queste problematiche sono emerse anche nel tomo di 284 pagine recentemente prodotto dal procuratore di Rhode Island in cui sostiene di documentare gli abusi commessi dai sacerdoti nello Stato.

    Definire il rapporto di Neronha “deludente” rispetto alle attese è un eufemismo.

    Attenzione, però: un solo abuso sarebbe fin troppo e non intendiamo affatto sminuirne la gravità. La nostra critica è verso il sensazionalismo mediatico, le false verità e la volontà di usare questi crimini per colpire in maniera generalizzata la Chiesa.

    Il 97% degli abusi risale al 1970

    Il dato principale emerso anche nel rapporto di Rhode Island è identico a quello evidenziato in Pennsylvania: gli abusi contestati, come ammesso dallo stesso procuratore Neronha, risalgono a «tre quarti di secolo fa».

    Ha quindi aggiunto di «non aver trovato prove di recenti abusi sessuali su minori da parte del clero» e che «gli abusi sessuali nel Rhode Island sembrano aver raggiunto il picco negli anni ’60 e ’70 per poi diminuire».

    E ancora: «Nessun sacerdote accusato in modo credibile di abusi è attualmente in servizio attivo nella diocesi di Providence».

    In particolare, quasi il 97% dei 300 presunti abusi si è verificato tra il 1950 e il 1997 e il 42% prima del 1972. Si parla di fatti presunti perché si tratta di accuse non verificate.

    Come mai si conferma quel picco di abusatori proprio in quel periodo?

    Abbiamo risposto commentando il report della Georgetown University: il “collasso morale” del Sessantotto, dove i più grandi intellettuali firmavano appelli per la “liberazione sessuale dei bambini”, corrose purtroppo anche molti uomini di Chiesa.

    Un altro dato esposto dal procuratore di Rhode Island è che dei 75 sacerdoti accusati nel rapporto, 64 (cioè l’85%), sono deceduti e quindi impossibilitati a difendersi.

    Le accuse del procuratore

    Nonostante ciò, Neronha ha comunque accusato la diocesi di Providence di non aver indagato sulle accuse contro sacerdoti deceduti da tempo e di aver «distrutto i fascicoli riservati dopo la morte dei sacerdoti, a meno che non vi fossero procedimenti giudiziari in corso che li riguardavano».

    Entrambe le accuse sono false, innanzitutto perché l’indagine è stata possibile proprio grazie alla consegna dei fascicoli alle autorità da parte della diocesi di Providence.

    E non è vero che la diocesi non ha indagato sulle denunce.

    Lo dimostra proprio un caso su cui ha insistito il Boston Globe, cioè relativo al sacerdote Francis Santilli, evidenziando la presenza di “accuse credibili”.

    La scelta di evidenziare un caso solo all’interno dei 75 casi aperti fa già pensare che non abbiano trovato molto altro, in ogni caso proprio su Santilli la diocesi di Providence ha indagato a fondo ritenendo non credibili le accuse, persino secondo i criteri largamente permissivi adottati dalla diocesi stessa.

    https://www.uccronline.it/2026/04/28/rhode-island-report-su-abusi-nella-diocesi-7-anni-per-un-flop/

  • Minori abusati da 75 sacerdoti a Rhode Island, la verità da un rapporto di 300 pagine: i decenni di orrori, il sistema di coperture interne e la Diocesi

    Minori abusati da 75 sacerdoti a Rhode Island, la verità da un rapporto di 300 pagine: i decenni di orrori, il sistema di coperture interne e la Diocesi

    di Mattia Ronsisvalle – Il recente rapporto dello Stato del Rhode Island ha portato alla luce decenni di violenze sistematiche e una radicata cultura dell’insabbiamento all’interno della Chiesa locale. Documentando accuse contro 75 sacerdoti e identificando circa 300 vittime dal 1950 a oggi, il Procuratore Generale Peter Neronha ha delineato un quadro di gravi negligenze istituzionali. Il documento, frutto di un’analisi capillare su 250mila pagine di archivi diocesani e 150 interviste dirette, evidenzia come le omissioni non siano state episodi isolati, ma parte di una gestione strutturata del problema.

    L’indagine

    Secondo quanto emerso dall’indagine, la Diocesi di Providence ha evitato per lungo tempo il coinvolgimento delle autorità civili, preferendo gestire le accuse internamente attraverso il trasferimento dei chierici tra le diverse parrocchie. Questa pratica ha permesso a trenta sacerdoti di essere ricollocati almeno cinque volte ciascuno, consentendo loro di proseguire il ministero nonostante la gravità delle segnalazioni a loro carico. Neronha ha denunciato duramente questa condotta, sottolineando che la rimozione immediata dei soggetti coinvolti avrebbe risparmiato sofferenze a moltissimi minori e che tale scelta non trova alcuna giustificazione logica o morale.

    Le vittime

    Il profilo delle vittime tracciato nel rapporto riguarda principalmente ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, molti dei quali impegnati come chierichetti o in altre mansioni parrocchiali.

    Sebbene il picco delle violenze si collochi negli anni Settanta, il peso del silenzio istituzionale ha fatto sì che trascorressero mediamente 26 anni tra l’abuso e la denuncia formale da parte dei querelanti. Questa lunga latenza temporale testimonia come l’assenza di tutele abbia scoraggiato per decenni la ricerca di giustizia.

    Le segnalazioni

    Nonostante il riconoscimento dei gravi errori commessi in passato, la Diocesi ha voluto rimarcare l’efficacia delle nuove politiche di protezione introdotte negli ultimi anni. Il cambiamento di rotta è confermato dai dati statistici: se tra il 1990 e il 1999 solo 5 denunce su 65 furono trasmesse alla polizia, nel decennio 2010-2019 le segnalazioni inoltrate alle autorità sono state 47 su un totale di 55. Il nuovo memorandum d’intesa propone ora riforme ancora più incisive, come l’estensione dei termini di prescrizione, l’istituzione di fondi per il risarcimento delle vittime e l’introduzione di obblighi legali stringenti per il clero in materia di segnalazione di reati.

    https://www.leggo.it/esteri/news/05_marzo_2026_minorenni_stupri_sacerdoti_rapporto_300_pagine_rhode_island-9398128.html

  • Di Tolve: l’uomo giusto per svuotare il Seminario Romano

    Di Tolve: l’uomo giusto per svuotare il Seminario Romano

    di Luisella Scrosati – «Senti io ho fatto il bonifico al conto che tu mi hai detto… Tu dimmi quando è arrivato, eh». «Certo… poi ci sentiamo per le altre due cose… È vero che mi ha scritto che vorrebbe vedere le due parrocchie da lei? Perché i ragazzi non ci credono…». «Sì, certo».

    È la sintesi del surreale scambio telefonico tra papa Francesco e don Michele Di Tolve, attorniato dai ragazzi di un campeggio estivo, il 23 maggio scorso nominato vescovo ausiliare di Roma e dal 4 luglio rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Come se stesse telefonando a sua cugina, Di Tolve mette il telefono in viva voce, avvicina un microfono e si fa pure riprendere da una telecamera. A memoria dei posteri. Il tutto è finito ovviamente sui social, incluso il bonifico che il papa avrebbe fatto sul conto concordato con Di Tolve.

    Al telefono, dunque, non c’era la cugina di Di Tolve, ma un’altra cugina – stavolta quella del papa – ha giocato un ruolo decisivo per la scelta del parroco di San Giovanni Battista di Rho e di Passirana. Lo ha rivelato lo stesso Francesco, ricevendo in udienza, il 25 marzo scorso – come promesso telefonicamente –, proprio i fedeli delle parrocchie di Rho.

    Il Papa ha raccontato come ha conosciuto don Di Tolve: «L’ho conosciuto appena nominato cardinale: ero andato a visitare una mia cugina e lei mi ha parlato di un vice-parroco eccezionale che avevano lì, “guarda, lavora quel prete!” – “Ah sì? Fammelo conoscere, ma non dirgli che sono un cardinale” – “No, non lo dirò”. Mi sono tolto l’anello, siamo arrivati in oratorio e lui andava da una parte all’altra, si muoveva come un ballerino con tutti… Così l’ho conosciuto. E così è rimasto per tutta la vita: uno che sa muoversi, non aspetta che le pecore vengano a cercarlo».

    Al Papa piacciono i preti che si muovono, che “fanno”, a prescindere da quello che fanno. Ed evidentemente anche a sua cugina, ritenuta decisamente più affidabile delle lungaggini del Dicastero dei Vescovi. Perché prendersi la briga di informarsi e di valutare un candidato, quando si ha la fortuna di avere un papa con la cugina dal fiuto infallibile? Proseguiva il Papa: «Come rettore del seminario ha fatto tanto bene, ai ragazzi che si preparano al sacerdozio, tanto bene». Nemmeno qui serviva di il Dicastero dei Vescovi: sarebbe bastato che il papa chiedesse in diocesi di Milano come Di Tolve aveva ridotto il seminario diocesano durante gli anni del suo rettorato. Fu una nomina infelice del cardinale Angelo Scola, che lo piazzò nel seminario arcivescovile per sostituire mons. Giuseppe Maffi; e lì vi rimase fino al 2020.

    A far danni. Parola di chi lo ha conosciuto bene. Silere non possum raccoglie la confidenza di un sacerdote della Curia Arcivescovile: «Questo seminario lo ha distrutto»; e commenta che nei sei anni del suo rettorato «non si contano le persone che hanno preso la porta e l’hanno sbattuta». D’altra parte non è un mistero che al papa piacciano i seminari con pochi seminaristi. Continua Silere: «Molti mettono anche il carico sul carattere di quest’uomo che è amichevole con i ragazzini, durante i campi estivi, ma è convinto di avere solo lui la grazia dello Spirito Santo per poter discernere la vocazione di qualcuno. Se contraddetto, quindi, diventa iracondo e intrattabile». Profilo molto comune a quanti sono in ascesa sotto questo pontificato. Ad immagine e somiglianza del capo.

    Un nostro contatto racconta gli anni del seminario: «Il tempo del rettorato di don Michele di Tolve sono stati anni di controlli e di vera persecuzione. Si può dire che don Michele avesse una vera e propria ossessione per il controllo tanto da fare installare in tutto il seminario le telecamere per la videosorveglianza che in realtà erano per controllare i movimenti dei seminaristi».

    Impossibile, ci dice, dimenticare i “colloqui” con lui: «dovevano essere preparati secondo una traccia molto precisa che veniva consegnata in anticipo, affinché i seminaristi potessero rispondere inviando il loro colloquio tramite mail al rettore. Durante il colloquio il rettore prendeva appunti attraverso il suo tablet chiedendo chiarimenti e spesso, a detta di molti, sembrava anche registrare i colloqui». Un clima fraterno e disteso.

    In preparazione all’ordinazione diaconale e sacerdotale, mons. Di Tolve «faceva firmare un foglio in cui il seminarista dichiarava di non essere omosessuale e diverse altre cose. Si aveva quasi l’impressione che volesse liberarsi da qualsiasi implicazione o ricaduta sul futuro del novello sacerdote». Confermata anche la sua facile irascibilità, almeno nei confronti di quelli che non gli andavano a genio: «Diversi seminaristi durante il suo rettorato sono stati dimessi o espulsi in malo modo»; altri invece, «omosessuali conclamati, hanno continuato il loro cammino e sono stati ordinati senza alcun problema». Preferenze si verificavano anche per alcuni che potevano permettersi di non essere presenti alle Lodi mattutine e alla Santa Messa.

    Non erano affatto chiari i criteri di “discernimento” del rettore, vista la facilità con cui mandava via alcuni candidati al sacerdozio, mentre altri, palesemente problematici, sembravano intoccabili. Alcuni casi sono diventati dominio della stampa. Come quello di Emmanuel Santoro, per il quale era stata addirittura richiesta la deroga (cf CIC can. 1031 §1) per ordinarlo a soli 24 anni, ma che dopo 5 anni lascia tutto per andare con una donna.

    Don Santoro era uno che piaceva a Di Tolve e sarebbe piaciuto anche al Papa. Così infatti lo presentava il Corriere della Sera: «Fino a poco tempo fa si è trovato a capo di quattro grandi parrocchie del centro nobile di Milano, tra Brera e il futuristico quartiere di Porta Nuova (…). Amatissimo dai fedeli e dalla comunità intera, che poteva incontrarlo ogni mattina al bar per confidarsi o in oratorio a organizzare concerti». Bar e concerti: uno che si «muoveva come un ballerino», tra l’altro attivissimo nel gruppo rock del seminario, il ParRock.  Poi, nel 2020, fa le valigie per vivere con una donna, dimostrando che le idee sugli impegni della vita sacerdotali non li aveva molto chiari: «Non credo a chi sostiene che esista un amore terreno e un amore divino. Per me l’amore per Dio è sempre stato amore umano e il sentimento che provo adesso è omaggio al Signore». Quanto al celibato, «sarà un lungo cammino che la Chiesa dovrà affrontare con profondità, senza polemiche e strumentalizzazioni. E quando l’avrà finalmente compiuto, io ci sarò». Disponibilità encomiabile.

    Poi c’è il caso, ancora più grave, di don Emanuele Tempesta, ex vicario parrocchiale a Busto Garolfo, ordinato nel 2019. Nell’estate del 2021 era stato arrestato per presunti abusi su almeno sette ragazzi tra gli 8 e i 12 anni, compiuti nel 2020, mentre erano in casa sua a giocare con la Playstation. Chiuse le indagini, don Tempesta, che protesta la sua innocenza, è stato rimesso in libertà con l’obbligo di non avvicinarsi alle vittime, in attesa della sentenza. Da seminarista, fu fermato per due anni dal rettore del biennio filosofico, mons. Luigi Panighetti. A sbloccare la situazione (vedi qui) sembra essere stato proprio mons. Di Tolve, che gli permise di proseguire il percorso e giungere al sacerdozio.

    Insomma, il raccomandato della cugina del Papa sembra offrire sicurezze per il suo nuovo incarico a Roma.

    Di Tolve: l’uomo giusto per svuotare il Seminario Romano

  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/05/24/lettera-integrale-del-presidente-della-bolivia-al-papa-blocco-degli-ingressi-ai-preti-e-revisione-del-concordato/

  • Abusi sessuali, don Tempesta è libero ma non può uscire dal comune in cui vive

    Abusi sessuali, don Tempesta è libero ma non può uscire dal comune in cui vive

    E’ tornato libero, dopo circa un anno agli arresti domiciliari, don Emanuele Tempesta, il sacerdote arrestato dalla squadra mobile di Milano nel mese di luglio del 2021 per presunti abusi sessuali su cinque ragazzi tra i 10 e i 16 anni. All’epoca dei fatti il sacerdote era vicario parrocchiale a Busto Garolfo. Gli abusi sarebbero avvenuti tra febbraio 2020 e maggio 2021 nella sua abitazione di Busto Garolfo, durante i mesi del lockdown. Don Tempesta ha sempre negato con forza le accuse che gli sono state mosse.

    Il gup Tiziana Landoni, accogliendo l’istanza del pm Flavia Salvatori di Busto Arsizio, ha stabilito che Il sacerdote avrà l’obbligo di dimora nel comune di Rho, dove ha trascorso il periodo ai domiciliari, e non potrà incontrare le vittime e i loro familiari. Il processo a suo carico dovrebbe aprirsi a settembre. La curia di Milano potrebbe entrare nel processo come responsabile civile e in questo caso sarebbe chiamata a un risarcimento alle vittime in caso di condanna del sacerdote.

    https://www.milanotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-sacerdote-torna-libero.html

  • Busto Garolfo, accusato di abusi: don Tempesta torna libero

    Busto Garolfo, accusato di abusi: don Tempesta torna libero

    Busto Garolfo (Milano)-  Don Emanuele Tempesta è tornato libero dopo quasi un anno trascorso agli arresti domiciliari a Rho. Il sacerdote 30enne di Cornaredo, responsabile dei giovani della parrocchia di Busto Garolfo, arrestato il 14 luglio dello scorso anno, avrà solo il vincolo di non uscire dal territorio di Rho e di non incontrare i familiari e le vittime dei presunti abusi. Il gup Tiziana Landoni ha accolto l’istanza del pubblico ministero Flavia Salvatori per la revoca dei domiciliari con il solo obbligo di dimora.

    La misura cautelare disposta lo scorso anno subito dopo l’arresto del sacerdote mentre era in vacanza con i ragazzi a Bardonecchia era ormai in scadenza e solo un ipotetico rinvio a giudizio avrebbe di fatto impedito la decadenza dei termini. Con ogni probabilità a settembre si aprirà il processo che sembrerebbe – per scelta del difensore di don Emanuele, l’avvocato Mario Zanchetti – orientato al dibattimento in aula con la parola anche ai testimoni che scagionerebbero il don dalle accuse di abusi su una decina di bambini dodicenni.

    Per le presunte vittime invece l’incidente probatorio eviterà di riaprire altre dolorose ferite: le testimonianze delle persone offese sono state già tutte messe agli atti e pertanto in sede dibattimentale le vittime non saranno chiamate a raccontare gli episodi che le avrebbero viste protagoniste. Entrerà nella fase processuale di settembre, chiamata in causa dagli avvocati di parte civile, anche la Diocesi di Milano come responsabile civile di quanto accaduto. La Curia milanese potrebbe quindi essere costretta, in caso di colpevolezza accertata del sacerdote, a risarcire le famiglie.

    Per contro don Tempesta da un anno ribadisce in ogni sede davanti agli investigatori e agli inquirenti la propria innocenza e la totale estraneità ai fatti. Stando all’impianto accusatorio, don Tempesta durante il lockdown a causa della pandemia avrebbe più volte invitato nel proprio appartamento al primo piano di via Mazzini a Busto Garolfo una decina di 12enni. Dalle testimonianze raccolte dagli investigatori gli abusi avrebbero avuto luogo durante questi incontri, avvenuti ufficialmente per divertirsi con i videogiochi. Fatti che don Tempesta ha negato ripetutamente.

    Con le nuove disposizioni il sacerdote potrà ricevere persone e muoversi nel perimetro cittadino di Rho in attesa che venga fissata la data della prima udienza durante la quale avrà la possibilità di replicare a tutte le gravissime accuse contenute nelle denunce che i genitori hanno depositato all’inizio dell’intera vicenda.

  • Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Nella giornata di ieri, giovedì 15 luglio, la Squadra mobile della Questura di Milano ha arrestato don Emanuele Tempesta, sacerdote della Diocesi, il quale si trova ora agli arresti domiciliari.

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

    Secondo le prime informazioni raccolte dalla Diocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’Autorità giudiziaria – don Emanuele Tempesta è accusato di abusi sessuali su minori compiuti nel periodo che va dal febbraio 2020 al maggio 2021.

    Chi è don Emanuele

    Nato nel 1992 a Rho ma cresciuto nella parrocchia di Cornaredo, dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel giugno 2019 don Emanuele Tempesta ha ricevuto l’incarico di Vicario parrocchiale a Busto Garolfo, nelle parrocchie di Santa Geltrude e dei Santi Salvatore e Margherita.

    Il mondo della Chiesa

    “La Diocesi di Milano prende atto con stupore e dolore di questa notizia e si impegna sin da subito ad approfondire i fatti, applicando le indicazioni del diritto universale della Chiesa e della CEI e a seguire le indicazioni che le verranno date dalla Santa Sede.
    Nell’assicurare la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti, la Diocesi desidera altresì precisare che non è mai giunta alla Curia, al Vicario di zona e al parroco alcuna segnalazione relativa ai fatti oggetto dell’indagine” ha detto la Diocesi di Milano.
    L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, esprime “la propria vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo e in particolare a tutti i soggetti in vario modo coinvolti nella vicenda”.
    La Diocesi, nel ribadire il suo impegno per garantire la migliore tutela a tutti i minori coinvolti nelle iniziative pastorali, ricorda inoltre che il 23 novembre 2019 è stato costituito il “Referente diocesano per la tutela dei minori” che, seguendo adeguate modalità di contatto, ha la finalità di accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori e di raccogliere gli elementi per una prima valutazione dell’Ordinario.

    Arrestato don Emanuele: è accusato di abusi sessuali su minori

  • Delpini in visita a Rozzano, andrà a spiegare ai parrocchiani i motivi dell’assoluzione canonica di don Galli?

    Delpini in visita a Rozzano, andrà a spiegare ai parrocchiani i motivi dell’assoluzione canonica di don Galli?

    Rozzano (Mi) – Parrocchia S. Angelo, 17 gennaio 2021

    Buonasera Monsignore,

    è molto difficile per noi esprimere gratitudine per questa visita. La memoria ci porta all’incontro con Lei avvenuto nell’ottobre del 2012, in presenza di Don Alberto Rivolta. Allora esprimevamo il nostro sgomento per la decisione che avevate preso in Diocesi di spostare Don Mauro Galli ancora con i minori dopo la nostra denuncia di abuso sessuale. E nemmeno dopo quell’incontro Lei ha preso l’iniziativa di avviare l’Indagine Previa per accertare i fatti… l’indagine è stata avviata nel gennaio 2015, epoca successiva alla nostra denuncia alle autorità civili. Perché? Eppure quando è stato interrogato dalla Polizia ha dichiarato di essere stato subito avvisato dal Parroco di un presunto abuso sessuale, e si è precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?

    Da allora ha scelto di interrompere completamente qualsiasi rapporto con noi. Qual è il nostro “torto”? Essere la famiglia di un minore violentato da un prete? Papa Francesco proclama continuamente la vicinanza della Chiesa alle vittime di pedofilia: ma quale vicinanza? Un unico incontro. Un incontro a cui ha fatto seguito il nulla. Completamente dimenticati. Anzi no. In Tribunale abbiamo avvertito la vicinanza della Diocesi attraverso la difesa del prete, contro la vittima. Triste e dolorosa realtà. Siamo una famiglia scomoda per la Chiesa, probabilmente.

    Anche questa parrocchia, la parrocchia che frequentiamo fin da quando eravamo bambini, ha scelto di non affrontare il tema della pedofilia (sebbene i casi di preti pedofili che “sono passati” in questa parrocchia siano almeno 4, e non osiamo pensare quante siano le vittime!), negli anni sempre la solita metodologia: spostare il prete altrove e far tacere tutto. Ma perché? Con il trasferimento di Don Alberto Rivolta a Rho (unico sacerdote che ci è stato sempre vicino) più nessuno ha avvicinato la nostra famiglia. Addirittura il nuovo parroco, Don Roberto Soffientini, ci ha detto che siamo gente che “sputa nel piatto in cui mangia” ancora prima di conoscerci. Questa è la vicinanza?  Monsignore, forse non ha mai conosciuto una vittima. Forse non ha la minima idea di come si conviva con un disturbo post traumatico. Negli anni abbiamo conosciuto tante e tante altre vittime, in tutta Italia, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO… e il copione è sempre lo stesso. Non abbiamo trovato una sola vittima che sia stata accolta dalla Chiesa. Violentati e allontanati. Dovremmo esserLe grati? Non riusciamo, monsignore. Sarebbe bastato mantenere i rapporti con noi, avere il coraggio di chiedere scusa, agire per affrontare seriamente questo dramma (che è profondamente e radicalmente esteso, ma Lei lo sa ben meglio di noi), e aiutare il prete a prendere coscienza del reato commesso (oltre ad essere un grave peccato, la violenza sessuale è anche un reato in Italia… ma questo evidentemente non è contemplato anche nel diritto canonico visto il risultato del processo canonico in prima istanza).

    E forse, monsignore, non ha idea di quanti preti ci abbiano contattato in questi anni per esprimere la loro vicinanza a noi e la negazione di qualsiasi sentimento di stima nei Suoi confronti. Ma non possono “esporsi”, già. Anche ex-preti ci hanno contattato: preti che hanno lasciato la Chiesa anche e soprattutto per come viene gestito il dramma della pedofilia.

    E la gente? In questi giorni qui Le faranno festa, una grande accoglienza. Ma ci saranno anche tanti assenti, gente che Lei non vedrà mai, che in questi giorni andrà a Messa altrove proprio per non partecipare alle celebrazioni da Lei presiedute. In tanti ci stanno scrivendo. Lo scandalo non è il fatto che avvengano gli abusi sessuali (dramma devastante per chi li subisce), lo scandalo è la gestione di tali abusi da parte della Chiesa. E per noi questa è la realtà che stiamo vivendo. Si poteva scrivere un altro pezzo di storia. Sarebbe bastato riconoscere i propri errori ed affrontarli. La Chiesa di Milano ha fatto un’altra scelta. Questa lettera verrà resa pubblica: non ha alcun senso tacere o riconoscere un dialogo personale ove non c’è mai stato.

    “La Verità vi farà liberi”, e non lo abbiamo detto noi…

    I familiari della vittima di Don Mauro Galli, (condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado nel Tribunale di Milano, assolto in prima istanza dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo)

  • Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    L’aborto? Peggio della pedofilia. Destano scalpore negli Usa le parole pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci, prete cattolico di Rhode Island che nella sua chiesa ha vietato la comunione a quei legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto.

    In un’intervista rilasciata nel fine settimana all’affiliata della NBC, la WJAR, il reverendo Bucci della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick ha quindi descritto l’aborto come un “massacro di bambini innocenti”. “Non stiamo parlando di nessun altro problema morale, dove qualcuno potrebbe fare un paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia – ha sottolineato il prete – non uccide nessuno, l’aborto lo fa“. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

    https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/13/prete-choc-pedofilia-non-uccide-nessuno_fHtOdxPvGjQBjRctEiOEfL.html?fbclid=IwAR0Gq1F4JeLiW8TJD8Q0zfxcqDiWHmbeOBzB-KU-8MwzSagoVfYQPAzys6Q

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

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