Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rho

  • Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Fatti asseriti di toccare sessuale di nuovo ad un campo estivo nel 1990 Nessun ulteriore denuncia, la questione potrebbe essere classificato, questi fatti di essere prescritto.

    Un sacerdote della regione di Nizza è stato sospeso da ogni attività con i giovani a seguito di una denuncia sui fatti presunta toccando sessuale di nuovo ad un campo estivo 1990, Si è appreso dalla diocesi Venerdì 2, febbraio. I pubblici ministeri in BelloQuando è stato chiesto, non aveva ancora risposto Venerdì pomeriggio.

    “Il vescovo ha ritirato tutte pastorale giovanile, in particolare nell’insegnamento cattolico perché una denuncia è stata depositata. si tratta di titolo rigorosamente precauzionale e questa è la giustizia per esaminare la questione “Ha detto un responsabile della comunicazione della Diocesi, confermando un rapporto di France 3 Côte d’Azur. si tratta di Ritorno a scuola Il sacerdote è stato messo da giovane, in attesa di licenza ufficiale nella sua parrocchia.

    Prescrizione
    Il denunciante, un adolescente di 41 anni, dice di essere stato vittima di toccamenti sessuali dal sacerdote durante un campo estivo presso il neve. Non aveva poi detto nulla, e il sacerdote aveva anche diventare un amico del famiglia.

    Secondo Francia 3, diverse persone sono state intervistate, ma il record potrebbe essere archiviato in modo da nessuna testimonianza porta ad una nuova denuncia perché i fatti riportati sono prescritti.

    “Allo stato attuale, non v’è una denuncia e il punto di vista giuridico, i fatti sono prescritti”, Ha confermato il vescovo, sottolineando che André Marceau vescovo aveva immediatamente risposto al denunciante non appena lo aveva contattato, assicurandolo della sua compassione e reso disposizioni per il prete.

    Operazione trasparenza
    Questo caso arriva due anni dopo l’agitazione che è stato senza precedenti per la Chiesa cattolica francese il caso di Bernard Preynat – il nome del sacerdote che aveva violentato decine di scout Sainte-Foy-les-Lione (Rhone) negli anni 1970 e 1980.

    Un anno dopo, nel gennaio del 2017, la Conferenza episcopale di Francia (CEF) ha pubblicato le prime statistiche per sei anni sulla pedofilia nelle sue file.

    Secondo il CEF, ci sarebbero nove sacerdoti, diaconi e religiosi in carcere per abusi sessuali su minori (come nel 2010), e trentasette anni sarebbe stato rilasciato dal carcere dopo aver scontato la loro pena. Il numero di incriminato (ventisei contro e quarantacinque nel 2010) sarebbe in netto contrasto verso il basso. La Chiesa avrebbe anche riportato in seicento trentasette fatti al pubblico ministero.

    Per la prima volta, l’episcopato aveva stabilito un censimento delle vittime che si erano emersi dalle istituzioni ecclesiastiche. Sarebbero il numero 222. “Tra questi, alcuni svelato fatti vecchi o molto vecchi, per i quali gli autori potrebbero essere morti”Prende atto della CEF. Oltre il 60% delle storie è sugli eventi che si sono verificati prima del 1970; Il 35% di quello che è successo tra il 1970 e il 2000; e 4% delle aggressioni partire dagli anni 2000.

    https://businessmonkeynews.com/it/it/bello-un-prete-sospeso-dalle-attivita-con-i-giovani-a-causa-di-un-reclamo/

  • Pedopornografia: Mandato d’arresto per Monsignor Carlo Capella

    Pedopornografia: Mandato d’arresto per Monsignor Carlo Capella

    Mandato d’arresto dal Canada per Monsignor Carlo Capella il sacerdote rhodense, accusato di pedopornografia, che rappresentava il Papa in America

    Accuse dal Canada

    La polizia di Windsor accusa il rhodense Monsignor Carlo Alberto Capella di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno in Canada a dicembre 2016.

    Il comunicato della Polizia

    Un comunicato della polizia informa che l’inchiesta è stata condotta sul web e sui siti internet coinvolti, dopo una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini.

    Le indagini

    Dall’indagine effettuata sembrerebbe che il sacerdote abbia scaricato e poi diffuso materiale di natura pedopornografica mentre visitava un luogo di culto a Windsor, in Ontario

    Il Vaticano

    Dal Vaticano informano che tra le mura leonine si è a conoscenza del mandato ma al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta di arresto.

    http://settegiorni.it/notizie-breaking-news-settegiorni-rho/pedolifia-mandato-darresto-monsignor-capella/

  • Abusi ad Arese, lettera della famiglia: “Ragazzi, denunciate”

    Abusi ad Arese, lettera della famiglia: “Ragazzi, denunciate”

    Arese (Milano), 17 gennaio 2016 – «Continueremo sempre ad essere una famiglia cristiana, nonostante la violenza subita da nostro figlio». Parlano i genitori del quindicenne che ha avuto il coraggio di denunciare a mamma e papà le molestie subite da parte di un educatore del centro giovanile parrocchiale di Arese e di un prete salesiano ora indagati per violenza sessuale e pornografia minorile. Lo fanno, attraverso l’avvocato Luigi Muratori, in una lettera aperta. «Anche Satana era un angelo prima di diventare un mostro – scrivono i due genitori riferendosi ai carnefici del proprio figlio -, ma questo non può cambiare le ragioni della nostra fede. Siamo orgogliosi di nostro figlio e del suo coraggio nel parlarci».

    Il ragazzo da tempo non era più sereno «schiacciato da un peso troppo grande per lui». «Non auguriamo a nessuna famiglia di vivere l’incubo che stiamo vivendo – continua la lettera -. Abbiamo deciso di scrivere perché il primo pensiero, dopo il clamore della notizia apparsa sui giornali, è andato agli altri minori che forse si possono essere trovati nella stessa situazione di nostro figlio e non hanno ancora avuto la forza di parlare». A loro la famiglia dice: «Abbiate coraggio, fiducia nei genitori, non siete soli. Quel che è accaduto non è colpa vostra, non portatevi dentro un peso così grande per tutta la vita».

    Chiede poi che non vi siano strumentalizzazioni: «Il clamore nuoce a nostro figlio che per anni dovrà combattere contro i suoi fantasmi. Chiediamo a tutti moderazione e buon senso. Niente zuffe tra tifosi. Ne crociate o macchine del fango contro la nostra famiglia o la Chiesa. Queste sono le vittime». Non manca una certa amarezza nelle loro parole: «Certo ci saremmo aspettati che il Comunicato Stampa della Parrocchia di Arese fosse diramato all’epoca in cui la Parrocchia è venuta a conoscenza dei fatti e non ora quando la notizia è di dominio pubblico. Mettere al corrente anche le altre famiglie sarebbe servito a favorire l’emersione di eventuali altri casi, a dare aiuto se necessario ad altri ragazzi».

    Far luce servirà «ad evitare altri fatti come questo», è la speranza dei due genitori. «Tanta strada si deve fare ancora in difesa dei nostri figli, a ognuno il suo compito – conclude la lettera -. Alla comunità quello di tutelare chi vive il dramma, con comportamenti discreti e coscienziosi. Alla Parrocchia quello di allontanare le mele marce, senza indugio. Alle famiglie quello di nutrire più attenzione verso i segnali di disagio che manifestano i figli, dandogli più ascolto e coraggio».

    di MONICA GUERCI

    http://www.ilgiorno.it/rho/arese-abuso-parrocchia-lettera-1.1650921

  • Arese: “Abusi su un 15enne”. Indagati educatore e sacerdote

    Arese: “Abusi su un 15enne”. Indagati educatore e sacerdote

    Arese (Milano), 14 gennaio 2016 – Una torbida vicenda di abusi su un ragazzino di 15 anni scuote Arese. Un educatore di un centro giovanile parrocchiale e un sacerdote salesiano sono indagati per violenza sessuale e pornografia minorile. Contro di loro c’è ladenuncia dei genitori della vittima, che si sono rivolti alla magistratura dopo che il figlio ha infine trovato il coraggio di aprirsi con mamma e papà. Ma c’è anche la testimonianza firmata del Superiore provinciale dei Salesiani, che ha scelto di non coprire quanto avvenuto, ma ha anzi raccolto dai protagonisti degli episodi una sorta di confessione che ha voluto mettere per iscritto.

    Il ragazzo  frequenta da sempre l’oratorio. La primavera scorsa, su suggerimento di un amico, si rivolse a un educatore trentenne del centro giovanile, componente del consiglio pastorale, per avere un confronto sui temi della sessualità. Stando alla denuncia, una mattina l’educatore approfittò di un’indisposizione che aveva tenuto il ragazzino lontano da scuola, e andò a trovarlo a casa sua in assenza dei genitori.

    Cosa avvenne quel giorno, Marco (nome di fantasia, ndr) riuscì a raccontarlo ai genitori solo un paio di mesi fa. Con la scusa di parlarne facendo un gioco, l’educatore avrebbe abusato del ragazzo. Poco tempo dopo, Marco, mentre era al mare col centro giovanile, pensò di trovare aiuto rivolgendosi a un sacerdote, anche lui trentenne, che l’anno prima era stato per qualche tempo ad Arese e che era diventato per lui una sorta di padre spirituale.

    Ma, stando alla denuncia, il don si sarebbe rivelato persona di tutt’altra specie. Prima avrebbe cercato di persuaderlo della “normalità” di quanto Marco aveva dovuto subire dall’educatore. Poi, dopo averne chiesto l’amicizia su Facebook, gli avrebbe rivolto inviti a partecipare a incontri a sfondo sessuale anche con altre persone, e infine chiesto e ottenuto dal ragazzo un reciproco scambio di foto delle parti intime.

    La storia che venne riferita anche al Superiore provinciale dei Salesiani, che a novembre convocò educatore e sacerdote. Entrambi sono stati sospesi e le loro ammissioni al superiore figurano in una testimonianza agli atti dell’inchiesta. L’indagine, che vede i protagonisti indagati per violenza sessuale e il sacerdote anche per pornografia minorile, è coordinata dal pm Cristian Barilli. I genitori, nella denuncia, hanno ricordato che in parrocchia c’è chi ha tentato fino all’ultimo di convincerli a non rivolgersi alla Procura.

    di MARIO CONSANI

    http://www.ilgiorno.it/rho/arese-prete-sesso-1.1643213

  • Molestò bimba di 7 anni Prete di Arese condannato

    Molestò bimba di 7 anni Prete di Arese condannato

    di Roberta Rampini

    Arese, 27 settembre 2012 – Condanna confermata. Beneficio della condizionale incluso. Anche i giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Milano hanno ritenuto don Marco Redaelli, prete salesiano di Arese ormai ottantenne, responsabile di violenza sessuale ai danni di una bambina che all’epoca dei fatti aveva sette anni. Martedì pomeriggio nel processo d’appello è stata confermata la condanna a due anni e mezzo di carcere per il religioso. L’arriga di due ore dell’avvocato Mario Zanchetti, legale del sacerdote che negli ultimi anni si è occupato di una quindicina di casi di religiosi accusati di pedofilia, non ha convinto i giudici dell’innocenza del sacerdote.

    Contro la sentenza, che è in linea con le richieste del procuratore generale Daniela Meliota, non è escluso che il difensore del sacerdote faccia ricorso anche in Cassazione. I fatti risalgono al 24 settembre 2007, quando don Marco aveva attirato la piccola nel proprio ufficio nella parrocchia dei santi Pietro e Paolo, con la promessa di darle delle caramelle. Rimasto solo con lei, l’avrebbe molestata, costringendola a subire atti sessuali, «non particolarmente invasivi».

    La bimba aveva raccontato quanto successo alla nonna, che ne aveva a sua volta parlato al padre, facendo scattare la denuncia. «È stata fatta giustizia – commenta Giacomo C., padre della bambina che oggi ha 12 anni – anche se abbiamo dovuto assistere ancora una volta a una vergognosa arringa dell’avvocato difensore, che anziché smontare l’impianto accusatorio, basato soprattutto sulle testimonianze di mia figlia, ha cercato di screditare la mia figura, dicendo che mi ero inventato tutto per estorcere denaro».

    A convincere i giudici della colpevolezza del sacerdote sono state le dichiarazioni della bambina fatte in sede di incidente probatorio e ritenute credibili da periti e psicologi. La bambina aveva raccontato che «don Marco era sempre stato bravo con lei, ma quel giorno aveva fatto una cosa brutta». Lui, in primo grado, in lacrime aveva negato le accuse. Di fatto, don Marco non finirà in carcere, ma il collegio lo ha trasferito altrove, interdetto dagli uffici di tutela e curatela e gli ha posto il divieto di assumere incarichi nelle scuole e in altre strutture frequentate da minori.

    di Roberta Rampini

    http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2012/09/27/778127-arese-rho-prete-pedofilo-condannato.shtml

  • Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Parrocchia di Arese

    Censurato il sito delle Iene, ci sono tutti i video della puntata di ieri meno quello sui preti di Arese?????, anche su facebook ci si chiede come mai.

    Ora il video del servizio delle Iene è disponibile sul loro sito

    Dopo la denuncia a Don Marco Redaelli, per avere pesantemente molestato una bimba di soli 7 anni, la parola d’ordine tra i potenti salesiani aresini, è stata massacriamo il papà, facciamogli terra bruciata intorno, dobbiamo difendere il nostro confratello.

    E così è stato, tutti in paese a parlar male del padre, la voce è arrivata anche a me che vivo ad Arese ma, che dalla parrocchia ci sto più alla larga possibile.

    Arese è una città tenuta sotto ricatto dai potentissimi e ricchissimi salesiani. Persino le sorti delle elezioni dipendono da cosa diranno i preti la domenica durante la Messa.

    Don Marco Redaelli condannato in primo grado per pedofilia, con sospensione della pena, don Mario Moriggi ex parroco di Arese e don Franco Fontana , presidente del VIS , il volontariato internazionale dello sviluppo, inviato ad Arese dai suoi superiori per cercare di capire cosa stava succedendo, vengono rinviati a giudizio per falsa testimonianza e favoreggiamento, oltre a coprire il loro confratello avevano accusato il papà della bimba di essersi inventato tutto per estorcere soldi. settegiorni.it

    Durante le indagini vengono alla luce oscene telefonate a luci rosse tra il parroco di Arese , don Mario Moriggi e una suora, pare che in paese lo sapessero in tanti, ma di questo tutti zitti e muti. Forte dell’impunità ,che Arese gli ha sempre garantito, Don Mario Moriggi denuncia il settimanale Settegiorni per avere pubblicato le sue telefonate hard, ma il tribunale dà ragione al giornale, unico ad avere pubblicato tutti i fatti .

    L’unico prete che non ci sta e vuole scoprire la verità viene isolato ed allontanato ed è costretto a vivere lontano, le Iene ieri lo hanno intervistato e rilascia una inquietante dichiarazione che lascia chiaramente intendere che quello denunciato, probabilmente, non è l’unico caso di abuso.

    E io aggiungo: don Marco andava spessissimo in Brasile ad aiutare i bambini poveri.

    Da cittadina aresina ringrazio ancora una volta il coraggioso papà della bimba che per amore della figlia e della verità è stato costretto a lasciare la città dove viveva e a subire le pressioni e le malevolenze di un paese sotto ricatto.

    Lo ringrazio anche a nome di tutti quelli che, in tutti questi anni hanno subito , ma non hanno avuto la forza di denunciare

    Qui i miei post su tutta la vicenda: 2 Febbraio 2009, 22 aprile 2009, 29 maggio 2009,
    18 settembre 2009,17 maggio 2010, 1 ottobre 2010, le motivazioni della sentenza 6 dicembre 2010

    Molestie in chiesa: un altro indagato

    Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana, indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli

    Arese, 30 ottobre 2010 – Un altro religioso. Ancora una volta salesiano. E non uno qualunque: è un personaggio molto noto negli ambienti ecclesiastici il secondo indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento sul caso di don Marco Redaelli, condannato in primo grado per molestie sessuali su una bambina di 7 anni. Dopo don Mario Moriggi, parroco di Arese fino al 2009, compare adesso il nome di don Franco Fontana che, in seguito alla denuncia del padre della piccola, era stato inviato ad Arese come ispettore per far luce sulle eventuali responsabilità di don Marco. Fontana è un esponente di spicco dell’Ordine, oggi vicepresidente del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) a Roma.

    Spariscono invece i sospetti sull’attuale parroco don Riccardo Respini, su cui nei mesi scorsi in paese erano corse voci incontrollate su un suo possibile coinvolgimento nella delicata vicenda. Resta, però, un pesante dato di fatto: sono tre i salesiani trascinati, anche se a diverso titolo, in una vicenda che continua a spaccare la comunità aresina. Una città da sempre legata agli eredi di Don Bosco, e che ancora accetta a fatica lo scandalo. «Non potete chiederci di condannare don Marco se in cuor nostro lo riteniamo innocente», ripeteva ieri don Ivano Mora, vicedirettore del Centro salesiano di Arese.

    Padre Redaelli 76 anni e una vita passata nelle missioni, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione con la condizionale: il racconto della piccola, che oggi ha 10 anni, è stato infatti riconosciuto veritiero e coerente dai giudici della quinta sezione penale di Milano. “Non possiamo fare altro che rimetterci alla magistratura”, ha aggiunto don Ivano. Un’ombra di imbarazzo scende quando si nominano i nuovi coinvolti: don Mario e don Franco.

    Secondo i giudici, don Mario «ha negato dal banco dei testimoni, in modo ritenuto falso, di aver affermato a suo tempo che “c’erano state lamentele per l’atteggiamento troppo esuberante e intrusivo verso i bambini di don Marco”». Nel 2009, il parroco lasciò l’incarico dopo che furono pubblicate le intercettazioni di alcune sue conversazioni «hard» con una maestra di Ferrara. Non è stato possibile, invece, parlare con don Fontana: “È in ritiro spirituale”, dicono laconici dal suo ufficio stampa.

    di Agnese Pini

    http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2010/10/29/407330-molestie_chiesa.shtml

  • FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    FUGA Il sacerdote ha lasciato Arese; è in convento SPARITO SENZA DIRE NULLA

    Don Mario Moriggi non è più ad Arese. Venerdì mattina, 16 ottobre, dopo l’uscita di «Settegiorni» ha lasciato …

    Settegiorni (Rho)
    “Le storie di sacerdoti, amore e sesso: chi tace, chi si vergogna e chi si sposa”

    Un’altra immagine di don Mario Moriggi durante una funzione religiosa; adesso il sacerdote ha lasciato la parrocchia di Arese ARESE – Ancora nessun commento delle autorità religiose sul caso di don Mario Moriggi, il sacerdote che ha lasciato la parrocchia di Arese dopo che si è diffusa la notizia del suo scambio di telefonate erotiche con una maestra della provincia di Ferrara.

    Abbiamo cercato di sentire la voce di altri sacerdoti che in qualche modo abbiamo l’autorità su don Mario. «Mi dispiace, non posso dire nulla a proposito. Non so nulla, deve proprio parlare con monsignor Brizzolari». E’ gentile il parroco di Cesate, responsabile del decanato di Bollate, di cui fa parte anche Arese. Il parroco cesatese, don Maurizio Pessina , non rilascia alcuna informazione e, invitato a riflettere ad alta voce in merito alla bufera che si è scatenata attorno a don Mario Moriggi , è lapidario. «Non so nulla, non so dove si trovi adesso il sacerdote, deve proprio sentire i vertici della curia.

    Chi conosce bene la vicenda è monsignor Brizzolari ed è la persona autorizzata per parlare di questa vicenda». Un saluto cordiale, ma nessuna informazione. Trovare il monsignore è un’impresa ardua e, alla fine, risulta essere impossibile. Abbiamo chiacchierato più volte con il suo segretario che ci ha invitato a ritelefonare un quarto d’ora dopo, poi dopo mezz’ora e, alla fine, il giorno successivo. Ma il giorno dopo c’è la segreteria. Lasciamo un messaggio nella speranza che richiami. Nulla. La chiesa ufficiale tace. »nche lo stesso monsignor Brizzolari, che pure è stato l’unico a rilasciare un breve comunicato dopo che don Mario era sparito da Arese, dicendo che aveva lasciato la parrocchia.

    Nel frattempo i fedeli di don Mario sanno solo che lui non è più in parrocchia ad Arese, foerse è in convento. Si è allontanato dopo lo scandalo che ha travolto l’uomo di chiesa. Alcune telefonate da bollino rosso che lasciano davvero poco spazio all’immaginazione. Lui stesso ha ammesso le proprie «debolezze» nei confronti della maestra. Nulla di fisico, ha detto il sacerdote, ma quelle telefonate, per un uomo di chiesa, sono comunque «troppo». Argomenti che mal si sposano con la veste talare e i voti di castità , che cozzano con l’immagine dell’uomo di Cristo che deve assolvere i peccati umani e ricordare che il corpo è lo scrigno dell’anima. Anch’esso devoto a Dio.

    Mentre l’opinione pubblica si divide fra «innocentisti» e «colpevolisti» e mentre continuano gli attacchi a Settegiorni con i comunicati inviati al giornale, attendiamo dalla Chiesa risposte che, però, non arrivano. Ci sarebbe piaciuto confrontarci con monsignor Brizzolari e magari chiedere un dibattito anche in merito all’obbligo del celibato per i sacerdoti. Nel frattempo alla ribalta delle cronache locali passano le esperienze di un ex sacerdote di Garbagnate (anche se per la Chiesa un consacrato non è mai «ex») che ha lasciato la veste talare e ha deciso di sposarsi. Giancarlo era parroco della parrocchia di Santa Maria Rossa, oggi è più semplicemente il signor Giancarlo. Sposato e con una figlia.

    Vive in città e continua a frequentare la parrocchia cittadina e partecipa alle funzioni religiose. Ma probabilmente tante altre storie simile sono a conoscenza dei nostri lettori. Si tratta di sacerdoti che ad un certo punto della propria vita religiosa si sono trovati a vivere un forte contrasto tra i voti sacerdotali che avevano abbracciato e una storia d’amore che si sono trivati a vivere. Molti di loro hanno affontato apertamente il problema. Hanno scelto di lasciare l’abito sacerdotale ma sono rimasti nella Chiesa, magari da sposati e con figli.