Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roberto Elice

  • “Abusò di tre bambini della parrocchia”. Definitiva la condanna per don Elice

    “Abusò di tre bambini della parrocchia”. Definitiva la condanna per don Elice

    Per quattro anni ha abusato di tre bambini della sua parrocchia. Tutto cominciò al pellegrinaggio a Medjugorje. I piccoli avevano 9,11 e 13 anni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per don Roberto Elice, a sei anni e quattro mesi. Fino al novembre 2014, il sacerdote era il parroco della Chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano. Pesante la contestazione che gli è stata mossa, ribadita dall’avvocato Antonella Arcoleo, che si è costituita parte civile in rappresentanza di uno dei minori.

    Già nell’ottobre 2014, don Roberto aveva informato dei suoi problemi la Curia, il cardinale Paolo Romeo lo aveva subito sostituito, evidentemente cogliendo la gravità della situazione. Ma nessuna segnalazione, nessuna denuncia, è mai partita dal Palazzo Arcivescovile in direzione della procura, che già indagava sul sacerdote dal mese di aprile del 2014, da quando una donna, la mamma dei fratellini di 9 e 11 anni, aveva raccolto il drammatico racconto di uno di loro. Mesi difficili per i poliziotti della sezione minori della squadra mobile, che cercavano riscontri al racconto dei fratellini. Scavando nelle

    ferite di quella parrocchia, i poliziotti, dopo i due fratellini, hanno scoperto che pure un altro ragazzino aveva subito. Oggi è maggiorenne. La sua deposizione ha aperto un altro scenario drammatico. Don Roberto gli aveva regalato un telefonino per comprare il suo silenzio.

    “Una scelta coraggiosa – dice l’avvocato Arcoleo – è stata quella dei genitori che si sono costituiti parte civile. Una scelta di grande forza, per arrivare alla verità”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/15/news/_abuso_tre_bambini_della_parrocchia_definitiva_la_condanna_per_don_elice-181209486/?refresh_ce

  • Peccati, scandali e “scismi”  La Chiesa che non t’aspetti

    Peccati, scandali e “scismi” La Chiesa che non t’aspetti

    La lite Minutella-Lorefice è l’ultima contraddizione che segna la comunità religiosa.

    PALERMO – La Chiesa è la comunità dei fedeli. E nel suo essere comunità c’è la risposta alle mille contraddizioni che l’attraversano. Si pecca, si litiga, si commettono reati. Né più ne meno che altrove. Con una differenza sostanziale. Senza per forza essere tacciati di moralismo a buon mercato è lecito attendersi da chi predica bene che razzoli meglio.

    L’invito alla preghiera, raccolto da migliaia di persone che hanno affollato pochi giorni fa la messa serale in Cattedrale, a Palermo, non ha sopito la polemica. Don Alessandro Minutella lascerà la parrocchia di Romagnolo, ma non ha alcuna intenzione di chinare il capo. Ancora una volta ha scelto Facebook per dire che la Chiesa che ha servito per diciotto anni non gli piace più. Troppo aperta alle novità, troppo progressista da quando Papa Francesco ha preso il posto di Benedetto XVI, tanto che l’ha definita “falsa”. Si ritirerà a vita privata, come gli è stato intimato dal vescovo Corrado Lorefice, ma – c’è da scommetterci- non se ne starà il silenzio, forte anche dell’appoggio dei parrocchiani che stanno dalla sua parte e che oggi si sono radunati in Cattedrale.

    Si litiga nella Chiesa e si pecca. Di quei peccati che mettono tutti d’accordo nella critica feroce. Quei peccati per cui non basta la punizione divina, ma serve l’anticipazione di quella terrena, regolata dal codice penale. Le cronache si riempiono di sacerdoti accusati di violenze sessuali.

    Per tutti vale il principio della presunzione di non colpevolezza, ma le ricostruzioni degli investigatori, se confermate, non lasciano spazio alla misericordia. Padre Salvatore Anello tirava in ballo il demonio che si sarebbe impossessato di alcune donne qualora non si fossero piegate alle morbose attenzioni del sacerdote. Con la parola “esorcismi” avrebbe mascherato i rapporti carnali.

    Roberto Elice e Aldo Nuvola (entrambi parroci a Palermo), il novizio Giusto Francesco Palazzotto, Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani, sono solo gli ultimi uomini di Chiesa finiti sotto accusa.

    Nel trapanese le indagini avrebbero svelato un altro lato poco edificante della Chiesa e cioè l’attaccamento alle cose materiale che sfocia nell’illecito. Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero è indagato per truffa e appropriazione indebita. Non si trova traccia di parte dei contributi milionari – tra fondi della Cei, contributi regionali e donazione dell’8 per mille – che dovevano servire per costruire una nuova chiesa. E dire che Mogavero era stato inviato a controllare la gestione, anch’essa considerata poco trasparente, di un altro vescovo, quello di Trapani, Francesco Miccichè, sospeso dalla Curia e accusato di appropriazione indebita, malversazioni e calunnia. Aveva puntato il dito contro don Ninni Treppiedi, parroco ad Alcamo e suo braccio destro, che da accusato è diventato accusatore, dopo avere dimostrato la sua innocenza. Sono gli esempi di chi avrebbe predicato bene e razzolato malissimo in una Chiesa dove si pecca e si commettono reati. E si litiga, alzando i toni come nel caso dello “scisma di Romagnolo”, spia di una comunità rissosa ancora prima che misericordiosa.

    http://livesicilia.it/2017/04/10/peccati-scandali-e-scismi-la-chiesa-che-non-taspetti_844000/

  • Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    C’è chi aveva saputo qualcosa, aveva sentito lamentele su alcuni atteggiamenti inequivocabili da parte di un militare e di un frate cappuccino, ma ciò nonostante diversi parroci non hanno parlato, non si sono rivolti né alle autorità giudiziarie né a quelle ecclesiastiche. Intanto lunedì si è svolto l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del colonnello Salvatore Muratore e del cappellano del Civico Salvatore Anello. Tre ragazzine di 12, 13 e 16 anni hanno confermato in Procura le scabrose circostanze in cui si sono trovate. Il frate cappuccino, pur non essendo stato riconosciuto dalla diocesi palermitana quale esorcista, si dilettava nelle preghiere di guarigione. Riceveva le fedeli nei locali della chiesa dei Cappuccini e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe allungato le mani, facendole scivolare sotto le magliette e i pantaloncini di donne fragili e ragazzine indifese.

    In una città già macchiata da diverse storie di abusi sessuali legate a uomini di chiesa, da padre Turturro a Borgo Vecchio a padre Nuvola e don Roberto Elice, un’altra inchiesta rischia di gettare fango sul mondo religioso palermitano. Dove però – è giusto sottolineare – la stragrande maggioranza dei preti svolge un lavoro fondamentale, soprattutto nelle periferie a volte dimenticate dalle amministrazioni. In questo caso a infrangere il muro dell’omertà sono state alcune delle vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare, di rivolgersi alla giustizia fornendo un input fondamentale per l’avvio delle indagini condotte dalla polizia giudiziaria della polizia di stato presso il tribunale dei Minori. Dopo il racconto di una donna sono stati contattati e convocati numerosi preti che predicano nelle chiese palermitane e non solo. Una di loro decise di non recarsi più agli incontri con padre Anello, rivolgendosi a quel punto a Fra Benigno della chiesa dei Frati Rinnovati di via alla Falconara, guida per gli esorcisti in Sicilia. Di fronte al racconto della donna avrebbe ammesso di aver già sentito lamentele sul conto di padre Anello.

    Raggiunto da PalermoToday ha subito negato ogni tipo di collaborazione per fare chiarezza sulla vicenda: “Non ho alcuna intenzione di parlarne o rilasciare interviste”. Stessa risposta è arrivata dall’Arcidiocesi palermitana guidata da monsignor Corrado Lorefice che, per bocca dell’ufficio stampa, non si è voluto esprimere sull’argomento: “Queste presunte storie di abusi hanno riguardato un frate dei Cappuccini. Se volete risposte dovreste rivolgervi al loro ordine provinciale”. Per l’arresto di don Elice invece l’arcivescovo si è detto fortemente addolorato, sia per le vittime che per la comunità ecclesiale. La dirigenza dell’ospedale Civico di Palermo, appresa la notizia, ha subito sospeso la convenzione da 20 mila euro. L’ordinario diocesano, il monsignor Giuseppe Oliveri, a stretto giro di posta ha quindi nominato al suo posto il reverendo padre Enrico Miranti.

    Nell’inchiesta emerge come le fragili vittime abbiano deciso in ultima istanza di rivolgersi a un prete per scacciare un presunto “malocchio” o il “demonio”. Sarebbe questo il pretesto adottato dal frate cappuccino, stando alle parole riferite al gip Gabriella Natale con a fianco una psicologa, mentre nella stanza accanto c’erano in ascolto il sostituto procuratore Giorgia Righi e gli avvocati della difesa. Nella stessa giornata, mentre le coraggiose e giovani vittime hanno deciso di vuotare il sacco e collaborare, padre Anello ha preferito rinunciare alla possibilità di essere ascoltato.

    Durante le indagini di polizia giudiziaria, come si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono saltati fuori i nomi di diversi “ministri reliogiosi”, da Palermo a Caltanissetta, passando per Prizzi e anche per la capitale. In un paesino alle porte di Roma c’è un prete, precedentemente in servizio presso la chiesa di San Giuseppe ai Teatini di Palermo, che era stato contattato telefonicamente da una donna che chiedeva supporto. “Le ho consigliato di rivolgersi alla polizia, ma questo ha spaventato la donna – spiega – che temeva di scatenare un terremoto in famiglia rischiando di perdere il marito. Ho chiesto un appuntamento all’arcidiocesi ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. Di fatto, però, non arrivò alcuna denuncia. Una vittima si era rivolta anche a un prete della zona Noce che, in prima battuta, si era offerta di accompagnarla salvo poi sparire e farsi sentire nuovamente per sconsigliare la denuncia fornendo garanzie su “percorso di purificazione” intrapreso dal peccatore.

    Altre delle risposte ricevute dai preti chiusi nelle loro sagrestie lasciano spiazzati. “Non rilascio alcuna intervista, ma posso dire di aver ascoltato la donna e basta. Le ho anche spiegato che in ciò che era accaduto non c’era il segno di Gesù. Ma non è della mia diocesi – spiega un prete nisseno – e non è nel mio stile invitare a denunciare. Mi sono limitato a dare un consiglio, poi ognuno è libero di fare ciò che crede”. Un altro parroco del Palermitano che era venuto a conoscenza dell’accaduto, si è appellato impropriamente al “segreto confessionale”: “Sono stato contattato da un altro prete e ho ascoltato questa donna. Ho cercato di darle aiuto, ma non possiamo riferire nulla alle autorità. Tutto dipende dalla volontà di chi è coinvolto”.

    Nessuno tra coloro i quali erano venuti a conoscenza dell’accaduto ha ritenuto necessario fare un passo in più, richiedendo un incontro urgente con l’arcivescovo o recandosi in Procura per collaborare alle operazioni di polizia e permettere che i due uomini venissero fermati. L’inchiesta, ancora nella sua fase iniziale, rischia di diventare solo un altro caso della lunga lista redatta da Rete L’Abuso onlus, associazione presieduta da Francesco Zanardi: “Sono circa 130 i preti condannati negli ultimi 15 anni e circa un centinaio quelli ancora sotto indagini. L’Onu nel 2014 ha emesso una sentenza pesante nei confronti del Vaticano, chiedendo di rivedere la regolamentazione. Ma in tal senso il Governo è rimasto immobile. Oggi un uomo di chiesa non può denunciare alle autorità ma deve rivolgersi prima ai suoi superiori, ai quali poi spetterebbe il compito di rivolgersi a polizia e magistratura. Con la nostra associazione  stiamo pressando per far inserire l’obbligo di denuncia“.“

    http://www.palermotoday.it/cronaca/esorcismi-abusi-sessuali-padre-anello-muratore-retroscena.html

     
  • Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Il lato oscuro della Chiesa in Sicilia

    Quelli acclarati sono una ventina, ma in Sicilia i casi di abusi su minori da parte di sacerdoti sono probabilmente molti di più. Una certa cultura della vergogna, la tendenza a colpevolizzare la vittima (anche quando si tratta di bambini) e la sfiducia nelle istituzioni e nella giustizia, fanno sì che gran parte del fenomeno resti sommerso.

    Il caso più “famoso”, in questo senso, è probabilmente quello di Marco Marchese, che qualche anno fa partecipò alla trasmissione Mi manda Raitrè. Davanti alle telecamere, raccontò gli abusi subiti in seminario da don Bruno Puleo, raccontò di come l’arcivescovo Ferraro, pur informato dei fatti dallo stesso Marco, non prese alcun provvedimento se non raccomandare l’assoluto silenzio e di “dimenticare”. Con la conseguenza che altri seminaristi furono abusati dallo stesso sacerdote. E quando denunciò tutto in procura, la Curia pensò bene di chiedere a Marco (allora poco più che sedicenne) duecentomila euro per il danno all’immagine arrecato alla chiesa agrigentina.

    Degli ultimi mesi, invece, il caso più recente, che ha visto condannato a sei anni e quattro mesi don Roberto Elice, parroco palermitano che ha confessato gli abusi commessi su tre minori. In questo caso, era stato lo stesso sacerdote ad informare la Curia del “profondo disagio” che viveva. E anche in questo caso, la Curia non aveva trovato di meglio che trasferire il sacerdote a Roma, in una struttura protetta. Al riguardo, l’ex arcivescovo Romeo, sostenne che non aveva denunciato il sacerdote alla Procura, poiché non era suo compito, che era invece quello di seguire i dettami del diritto canonico. La denuncia, però, l’aveva fatta la madre dei bambini.

    Sempre a Palermo, la Cassazione confermò nel 2014 la condanna di don Paolo Turturro. Tre anni per gli abusi denunciati da due ragazzini di 12 e 13 anni. Tra indagini e i tre gradi di giudizio, nel frattempo per uno dei due casi il reato è risultato prescritto e l’iniziale condanna a sei anni e mezzo della Corte d’Appello si è ritrovata ridotta a tre anni in cassazione. In carcere, però. Senza affidamento ai servizi sociali.

    Uno dei problemi di chi trova il coraggio di denunciare è proprio la prescrizione. Dieci anni. Che, tra indagini e processi spesso non bastano ad assicurare giustizia, perché nel frattempo l’orologio corre e può accadere che quello che era reato fino a ieri, oggi non lo è più: prescritto. La legge non può più perseguire chi ha commesso un crimine. Che è liberissimo, senza macchia e magari pronto a ricominciare da capo.

    La Curia trapanese non è certo da meno rispetto a quella palermitana. Il più noto è il caso di don Sergio Librizzi, condannato a 9 anni per gli abusi commessi sui migranti che si rivolgevano a lui, all’epoca direttore della Caritas di Trapani, per il suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico. Altre accuse di abusi sono piovute da alcuni ex studenti del seminario di Trapani che frequentavano la struttura quando Librizzi ne era rettore, fino a giugno del 1998. Sembra proprio che siano stati gli abusi sui seminaristi il motivo per cui l’allora vescovo di Monreale Francesco Micciché abbia “trasferito” il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas. Promoveatur ut amoveatur.

    Ma vale la pena ricordare anche mons. Mustazza, di Valderice, che nel 2011 ha patteggiato un anno e dieci mesi per atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune ragazzine di dodici anni. Che fine a fatto don Mustazza? E’ parroco della chiesa di Purgatorio (nomen omen?), a un tiro di schioppo da Valderice. Non serve aggiungere altro.

    Emblematico è anche il caso del frate marsalese Biagio Alberto Almanza, condannato anni fa a Milano per pedofilia e ricondannato a Marsala (condanna confermata sia in Appello che in Cassazione) per violenza sessuale su un bambino di dodici anni.

    A Sciacca, confermata la sentenza di condanna anche in appello per frate Davide Mordino: nove anni e otto mesi per aver abusato di quattro ragazzini. A condire la posizione non certo felice, c’è l’accusa di appropriazione indebita rivolta al frate, che secondo l’accusa ha sottratto soldi alla parrocchia per “pagare” le prestazioni sessuali con i minori.

    A Messina, don Giovanni Bonfiglio invece, s’è visto spintonato e poi schiaffeggiato da un ragazzino a cui, sul tram, aveva ripetutamente palpeggiato le parti intime. Per sedare gli animi dei passeggeri è stato necessario l’intervento di due volanti, che hanno raccolto le dichiarazioni del minore, del sacerdote e dei presenti. L’episodio risale a maggio di quest’anno e sembra che l’ Ufficio prevenzione generale della Questura stia ancora conducendo indagini.

    Sempre a Messina, il frate domenicano Adriano Stambè, 42 anni, sfoggiava sul profilo facebook una serie di foto con papa Francesco. Nei reconditi recessi del pc, però, nascondeva ben altre immagini. Incastrato da una chat con un finto camionista gay, il frate confessa orge fra prelati e con escort minorenni, rigorosamente maschi. E poi tira fuori le foto di un bambino di sei anni. Il frate è stato denunciato un anno e mezzo fa, e immediatamente trasferito non si sa dove. Non è noto lo stato delle indagini.

    Nel catanese sembra invece che la Curia abbia maggiore controllo sui propri sacerdoti. Pochissimi casi acclarati, tre in tutto.

    Il primo risale al 1994. O meglio, la denuncia risale all’epoca, mentre i fatti risalgono alla metà degli anni ’70. E l’accusa è deflagrante, perché avviene in televisione. Una donna denuncia pubblicamente gli abusi subiti durante l’adolescenza da padre Antonino Visalli, e racconta di aver informato dei fatti anche all’arcivescovo Bommarito. Ricevendo il solito invito al silenzio e ad “avere pazienza”.

    Più recente il caso di don Carlo Chiarenza. A denunciare gli abusi è stato Teo Pulvirenti, un ricercatore catanese che vive negli Stati Uniti e ha trovato la forza di raccontare le violenze subite solo a 33 anni. Per la giustizia ordinaria, il reato era chiaramente prescritto, ma non per il diritto canonico, che ha deciso di prendere provvedimenti: 50.000 euro di risarcimento alla vittima, sospensione dal servizio e allontanamento dalla diocesi. Anche se siamo ancora ben lontani dalla riduzione allo stato laicale.

    L’ultimo caso noto riguarda Randazzo, comune di poco più di diecimila anime nel catanese. I tentativi di abuso sono cominciati nel 2004 ma sono stati denunciati dieci anni dopo. Il sacerdote in questione è don Vincenzo Calà. La vicenda ha riguardato un ragazzo figlio di amici del prelato, che il sacerdote ha tentato ripetutamente di abusare, fino alla denuncia del ragazzo.

    I tentativi di violenza di don Vincenzo furono prima confessati in famiglia, che stentò molto a credere al ragazzo, e poi al vescovo Pio Vigo, che liquidò la vicenda con una battuta inopportuna e non prese alcun provvedimento. Infine, arrivò la denuncia, le indagini, la richiesta di rito abbreviato da parte del sacerdote (che comporta lo sconto di un terzo della pena) e infine la condanna a 4 anni. Il paese si schierò quasi completamente dalla parte del sacerdote, gridando alla calunnia.

    E’ per non affrontare quella vergogna, quel non essere creduti, quella colpevolizzazione, quella derisione, che spesso, troppo spesso, non si denuncia. E la domanda resta sempre la stessa: quanto c’è ancora di sommerso?

    http://www.tribupress.it/preti-orchi-un-cancro-che-divora-anche-la-sicilia/

  • Palermo, “abusi su due fratellini”: condanna a sei anni e quattro mesi per don Elice

    Palermo, “abusi su due fratellini”: condanna a sei anni e quattro mesi per don Elice

    PALERMO. Sei anni e quattro mesi per don Roberto Elice, l’ex sacerdote palermitano accusato di aver abusato di due fratelli di 13 e 15 anni. Arriva la condanna, come riportato nelle pagine del Giornale di Sicilia oggi in edicola, per Elice che era stato arrestato dalla polizia nel mese di febbraio mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini.

    I ragazzini hanno raccontato che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Il sacerdote, parroco nella chiesa di Maria Santissima Assunta, si offrì di pagare il viaggio ai due fratelli. Le molestie sarebbero poi continuate anche al ritorno in città.

    A scoprire degli abusi fu la madre dei due fratelliniche lo denunciò nel 2014, dopo essere riuscita a farlo confessare in chat. A quel punto, la donna andò dagli investigatori raccontando le confidenze raccolte dai figli. Don Roberto li avrebbe molestati sessualmente più volte. Le indagini hanno poi permesso di individuare un’altra vittima. Agli atti anche una conversazione, via chat, tra il sacerdote e una parrocchiana nella quale il prete confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio.

    Dopo essere finito il manette, il prete confessò tutto. “Mi sono autodenunciato alla Curia a novembre del 2014”, ha detto al gip. La Curia, dopo la confessione, ha trasferito il prete a Roma in una struttura per sacerdoti con problemi, l’ha sospeso a divinis e ha avviato un procedimento penale canonico a suo carico.

    http://palermo.gds.it/2016/06/11/palermo-abusi-su-due-fratellini-condanna-a-sei-anni-per-don-elice_524436/

  • Parroco accusato di pedofilia  A giugno Don Elice a processo

    Parroco accusato di pedofilia A giugno Don Elice a processo

    Inizia il processo per Don Roberto Elice l’ex parroco della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano a Palermo, accusato di aver abusato di almeno tre ragazzini che frequentavano la sua chiesa: due fratellini ed un terzo ragazzo ora maggiorenne.

    Don Roberto comparirà davanti al gup Sergio Ziino per un giudizio immediato chiesto e ottenuto dalla procura che salta, dunque, la fase preliminare ritenendo di avere tutte le prove necessarie per sostenere l’ accusa.

    Il legale dell’ ex parroco, l’ avvocato Mario Zito, ha chiesto che il processo, in aggiunta, si svolga con il rito abbreviato. In caso di condanna, dunque, il parroco avrà diritto allo sconto di un terzo della pena.

    Don Elice venne arrestato il 2 febbraio a Roma in una casa di cura per preti dove la curia lo aveva ‘relegato’ dopo le accuse nei suoi confronti. La denuncia riguarda il rapporto fra il parroco con due fratelli di 13 e 15 anni, che frequentavano la chiesa, dei quali avrebbe abusato con baci, abbracci e carezze intime. Ci sarebbe una terza vittima che nel frattempo è, però, diventato maggiorenne.

    I presunti abusi sarebbero avvenuti tra l’estate e l’autunno del 2014, non solo durante un pellegrinaggio a Medjugorje, ma anche in casa dei due fratelli. L’ inchiesta era scattata dopo la denuncia della madre dei due ragazzini che, attraverso una serie di messaggi, aveva anche raccolto una sorta di confessione via whatsapp del parroco.

    La difesa non tenta di negare le accuse, lui stesso ha ammesso durante l’interrogatorio di garanzia confermando che aveva già informato i suoi superiori ecclesiastici del suo ‘non riuscire a controllarsi’ e per questo era stato rimosso dall’incarico ed  inviato a Roma in casa di cura.

    Alla luce delle prove e delle conferme dell’indagato la procura ha ottenuto il giudizio immediato. Il processo è fissato per il prossimo 10 giugno.

    http://palermo.blogsicilia.it/parroco-accusato-di-pedofilia-a-giugno-don-elice-a-processo/334621/

  • Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Il prete di 40 anni è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini

    PALERMO. Dopo la confessione di don Roberto Elice, il prete accusato di aver abusato di due fratelli di 13 e 15 anni e di un altro minore, la Procura ha deciso di chiedere il giudizio immediato per l’ex parroco palermitano. L’evidenza della prova ha fatto propendere il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e il sostituto Claudio Camilleri per questo rito. Adesso la palla passa al gip che dovrà decidere se ci sono gli elementi necessari a procedere con l’immediato. Elice, 40 anni, è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini.

    Secondo il racconto dei ragazzini, tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Il sacerdote, parroco nella chiesa di Maria Santissima Assunta, si offrì di pagare il viaggio ai due ragazzini. Le molestie sarebbero poi continuate anche al ritorno in città. A scoprire degli abusi fu la madre dei due fratellini che lo denunciò nel 2014, dopo essere riuscita a farlo confessare in chat. A quel punto, la donna è andata dagli investigatori e ha raccontato le confidenze raccolte dai figli. Don Roberto li avrebbe molestati sessualmente più volte. Le indagini hanno poi permesso di individuare un’altra vittima. Agli atti anche una conversazione, via chat, tra il sacerdote e una parrocchiana nella quale il prete confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio.

    Dopo essere finito il manette, il prete ha confessato tutto. “Mi sono autodenunciato alla Curia a novembre del 2014”, ha detto al gip. La Curia, dopo la confessione, ha trasferito il prete a Roma in una struttura per sacerdoti con problemi, l’ha sospeso a divinis e ha avviato un procedimento penale canonico a suo carico. Dopo l’arresto, ci fu anche una polemica tra l’ex cardinale di Palermo Paolo Romeo e chi si chiedeva come mai la Curia non fosse andata dagli inquirenti. “Non spettava a me – ha detto Romeo – denunciare don Roberto. Abbiamo subito contattato la madre dei bambini informandola del suo diritto-dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto. Noi abbiamo seguito le regole del diritto canonico. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini”.

    http://palermo.gds.it/2016/03/01/abusi-su-minori-chiesto-giudizio-immediato-per-don-elice_481534/

  • Pedofilia, sacerdote di Palermo arrestato a Roma

    Pedofilia, sacerdote di Palermo arrestato a Roma

    di SALVO PALAZZOLO

    Violenza sessuale su tre minori. Con questa accusa la squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti ha arrestato un sacerdote di Palermo, Roberto Elice. Fino a novembre 2014 il sacerdote operava nella parrocchia di Maria Santissima Assunta in via Perpignano. Gli investigatori lo hanno arrestato a Roma. A far scattare l’inchiesta, coordinata dal pm Claudio Camilleri, sono state le denunce di alcune mamme. In particolare, le indagini avrebbero fatto emergere che due fratelli di 13 e di 15 anni erano stati vittime di violenza sessuale da parte del parroco: gli episodi sarebbero cominciati in occasione di un pellegrinaggio e  sarebbero poi continuati in periodi successivi anche nell’abitazione dei due ragazzi. L’arcivescovo Corrado Lorefice ha chiesto perdono e ha espresso solidarietà alle vittime delle violenze. Le indagini, coordinate dalla  Procura, si sono avvalse di alcune testimonianze ed hanno permesso di ricostruire un’altra vicenda, avvenuta qualche tempo prima, di abusi sessuali ai danni di una terza vittima, oggi maggiorenne.

    “Gli ho fatto troppo male nell’animo con i miei modi di amarlo e questo gli ha distrutto il cuore a poco a poco”, si confessava così don Roberto Elici, non nascondendo quanto aveva fatto e ammettendo su whatsapp con la madre di due delle vittime, le violenze imposte ai suoi figli.  L’accusa che gli contestano l’aggiunto Salvo De Luca e il pm Claudio Camilleri è pesantissima: violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini. A denunciarlo, nel 2014, è stata la madre riuscita a farlo confessare in chat. La donna è andata dagli investigatori e ha raccontato le confidenze raccolte dai figli. Don Roberto li avrebbe molestati sessualmente più volte. Tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Il sacerdote, parroco nella chiesa di Maria Santissima Assunta, quartiere popolare nella zona sud della città, si offre di pagare il viaggio ai due ragazzini. La madre accetta e li fa partire.

    Alla polizia, a indagine già avviata, il ragazzino racconta che il sacerdote un pomeriggio in cui erano rimasti soli in stanza iniziò a toccarlo:” Io sono rimasto immobile, come paralizzato”. Sia lui che il fratello hanno ricordi precisi e dettagliati che coincidono con le “confessioni” che don Roberto fa alla madre. La donna gli scrive, dopo avere saputo dai figli quanto era accaduto. Cerca di capire cosa sia accaduto. Del sacerdote si fidava, tanto da consentire ai ragazzini di trascorrere molto tempo con lui. “In cinque diverse occasioni tutte distanti l’una dall’altra”, le conferma il parroco alludendo ai momenti in cui ha commesso le molestie. “I troppi abbracci e il desiderio di ricevere affetto l’hanno fatto entrare nel caos – scrive alla donna riferendosi a uno dei suoi figli – e a me hanno fatto perdere la bussola”.
    Ma in parrocchia che qualcosa non andasse si diceva da tempo.

    Tanto che quando il pm ha fatto sentire dalla polizia i fedeli che frequentavano la chiesa, non solo ha trovato conferma ai primi sospetti, ma ha anche scoperto un altro abuso. La terza vittima, ora maggiorenne, sarebbe stata avvicinata e molestata con le stesse modalità. Con gli investigatori il ragazzo, sentito mesi fa, ha ammesso tutto. “E’ vero – ha detto – Ma lasciate che dimentichi”. L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, appresa la vicenda, si è scusato e ha espresso “forte dolore perché il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa – ha scritto in una nota – il volto di tutta la comunità ecclesiale e in special modo dei tanti presbiteri che quotidianamente e in modo silenzioso lavorano con dedizione e generosità sul territorio diocesano per il bene degli uomini e delle donne loro affidati”.

    “Il nostro pensiero e la nostra vicinanza

    vanno alle presunte vittime, alla famiglia e alla comunità cristiana che subisce questa grave e tristissima vicenda”, commenta Don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter Onlus. “Ascoltiamo e proteggiamo le presunte vittime di questo sacerdote. Possa il corso della giustizia fare sempre più chiarezza, anche da un punto di vista canonico. Gli atti sessuali su minori sono come le ‘messe nere’, sono contro la vita e non sono amore”, conclude.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/02/news/pedofilia_sacerdote_di_palermo_arrestato_a_roma-132548934/?rss

  • L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    Errori su errori hanno contraddistinto la carriera sacerdotale dell’ex arcivescovo Romeo, un uomo che ha sempre visto la carriera come fine ultimo e non si è mai dato apertamente agli altri cercando anzi di bloccare i bravi sacerdoti che con onestà portavano avanti il loro lavoro favorendo chi invece non lo meritava affatto. Il cardinale Romeo però ha compiuto un gesto ancor più grave, non ha denunciato don Roberto Elice, arrestato recentemente per pedofilia. L’ex arcivescovo di Palermo era da tempo a conoscenza degli abusi nei confronti di tre minori. La difesa sulle pagine di Repubblica è sterile: “Abbiamo informato la madre del suo diritto-dovere di sporgere denuncia. Non spettava a me denunciare don Roberto”. Solo scuse che offendono chi crede veramente nei valori della Chiesa che spinge all’aiuto verso il prossimo, e che vanno in netta controtendenza anche con le parole di Papa Francesco che ha sempre sostenuto che chi commette azioni penali va consegnato all’autorità giudiziaria e processato.

    Ciò che è avvenuto

    La polizia ha arrestato a Roma Roberto Elice, ex parroco 40enne della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano, nel quartiere della Noce, a Palermo. Il prelato avrebbe commesso abusi sessuali su tre minori mentre era parroco nel capoluogo siciliano. Gli uomini della squadra mobile hanno eseguito l’ordinanza cautelare, emessa dal Tribunale di Palermo, nella capitale. Le indagini avrebbero fatto emergere che due fratelli minorenni erano stati vittime di violenza sessuale da parte dell’ex parroco della chiesa di Palermo che frequentavano. Gli episodi sarebbero cominciati in occasione di un pellegrinaggio e sarebbero poi continuati in periodi successivi anche nell’abitazione dei due ragazzi. Il sacerdote, abusando del rapporto di fiducia che si era instaurato con la madre dei minori – emerge dagli investigatori – era diventato un punto di riferimento per i due ragazzini, tanto da pagare il biglietto per un pellegrinaggio all’estero per uno dei due e fare loro diversi regali. La madre dei due ragazzi, dopo aver appreso da uno dei figli cosa fosse successo, ha denunciato il prete. Le indagini, coordinate dalla Procura, si sono avvalse di alcune testimonianze ed hanno permesso di ricostruire un’altra vicenda, avvenuta qualche tempo prima, di abusi sessuali ai danni di una terza vittima, oggi maggiorenne. Gli agenti hanno acquisito anche la conversazione, via chat, che il sacerdote aveva intrattenuto con una parrocchiana, nella quale lo stesso le confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio. L’indagine a carico del sacerdote è stata coordinata dall’aggiunto Salvo de Luca e dal pm Claudio Camilleri.

    Le parole non comprese del cardinal Bagnasco

    Ben diverso il caso del Presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco che fu male intrepretato quando disse: “Ciò che è più importante è il rispetto delle vittime e dei loro familiari che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere ‘messe in piazza’, brutalmente parlando”. In questo modo il cardinale voleva solo salvaguardare il bambino e la famiglia dando a loro per primi la possibilità di denunciare un simile abominio, ma mai sostenere che un sacerdote non debba denunciare. Questo è ben diverso rispetto al “lavarsi le mani” di chi sostiene: “Non spettava a me denunciare… Diverso anni luce…

    Interviene il Vaticano

    Il cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori ha rilasciato insieme agli altri 16 membri dell’organismo la seguente dichiarazione, che riguarda l’obbligo di segnalare sospetti abusi sessuali alle autorità civili: “Come Papa Francesco ha così chiaramente affermato: ‘I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti’ (27 settembre 2015).  Noi, il presidente e gli altri membri della Commissione, desideriamo affermare che i nostri obblighi ai sensi del diritto civile devono essere rispettati, certamente, ma anche al di là di tali vincoli, abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Prosegue la dichiarazione del cardinale O’Malley: “Negli Stati Uniti, la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi/eparchie e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusi alle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda Conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori, abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei Membri di fornire materiali per i corsi offerti in Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori.”

    Edoardo Izzo

  • Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Mentre otto vittime chiedono un incontro con il Papa, la Chiesa australiana finisce in tribunale.

    CITTÀ DEL MESSICO / SYDNEY – Il mondo ecclesiastico è scosso dagli scandali dovuti ai numerosi casi di pedofilia che stanno emergendo tra i rappresentanti della chiesa cattolica. Casi che spuntano da tutte le parti del mondo.

    Un gruppo di otto vittime di abusi da parte di sacerdoti, per fare un esempio, ha chiesto di poter avere un incontro con il Papa, che fra qualche giorno sarà in visita in Messico. A chiedere formalmente l’incontro è stato Joaquin Aguilar Mendez, dirigente della “Rete di sopravvissuti agli abusi di sacerdoti” (Snap).

    Tra le otto vittime (provenienti da Oaxaca, San Luis Potosí e dalla capitale) c’è lo stesso Aguilar, che ha subito abusi da bambino da parte del sacerdote Nicolas Aguilar Rivera, dello stato di Puebla, protagonista – ricordano i media – di quello che è considerato come il caso documentato di pedofilia più grave nel paese.

    Un’altra vittima di abusi che vorrebbe avere un incontro con il Papa, aggiunge la stampa, è Jesús Romero Colín. I nomi delle altre vittime non sono stati diffusi, ha precisato il dirigente di Snap, sottolineando che l’intenzione del gruppo è quella di incontrare il Papa “come vittime” più che come rappresentanti Snap: “La nostra “rete” si è dedicata non solo a criticare ma anche ad essere propositivi. Continueremo a bussare le porte” per avere il colloquio, ha d’altro lato concluso Aguilar Mendez.

    Casi in Australia – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, deporrà invece sui fatti di pedofilia dei quali è stata accusata la Chiesa australiana. La deposizione è attesa a partire dal 29 febbraio e il cardinale potrà testimoniare per videoconferenza da Roma davanti alla Commissione d’inchiesta, perché troppo malato per recarsi in Australia e testimoniare di persona.

    Si tratta di un momento molto atteso, considerato il ruolo di primo piano di Pell in Vaticano. In passate udienze il prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto.

    Ma la questione pedofilia scuote anche la Commissione pontificia istituita ad hoc. Oggi in un lungo rapporto sintetizza il lavoro fatto e annuncia le possibili proposte da sottoporre al Papa, dalla richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di “una risposta diretta alle vittime” all’istituzione di una Giornata Universale di Preghiera, fino al sito web per “condividere le “buone norme” per la tutela dei minori nel mondo”.

    Resta però di sfondo la polemica sull’uscita del membro laico Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi. “Non è suo compito – ha ribadito oggi parlando della Commissione il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – discutere e approfondire i casi singoli”. Ma parlando con il giornale “The Irish Times”, Saunders è stato molto critico con la Santa Sede e nega di aver lasciato il suo ruolo.

    “L’unica persona che può cacciarmi via è il Papa”, dice, ma poi critica lo stesso Bergoglio: “Avevo grandi speranze in Papa Francesco ma fino a questo momento non vedo grandi cambiamenti”. E lo stesso Saunders, insieme a Juan Carlos Cruz, un cileno ex vittima di abusi, in questi giorni ha diffuso una lettera di cattolici cileni a Papa Francesco nella quale si chiede di rimuovere il vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, colpevole, secondo le loro accuse, di aver coperto per anni i preti pedofili.

    Dall’Italia invece tuonano le parole di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter: è “uno scandalo” – ha detto oggi a Radio Vaticana – il silenzio sulla pedofilia online da parte di stampa e istituzioni. Intanto il giudice per le indagini di Palermo Roberto Riggio ha concesso gli arresti domiciliari, presso la struttura romana in cui si stava sottoponendo a una cura, a don Roberto Elice, il sacerdote palermitano accusato di avere molestato tre minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1069769/Pedofilia-la-Chiesa-trema-dal-Messico-all-Australia/