Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roberto Elice

  • Palermo, prete pedofilo: il gip gli concede i domiciliari

    Palermo, prete pedofilo: il gip gli concede i domiciliari

    Don Roberto Elice lascia il carcere .E’ accusato di aver abusato di tre minori quando era parroco nella chiesa di via Perpignano. Sconterà gli arresti in una clinica romana specializzata.

    Lascia il carcere e va agli arresti domiciliari don Roberto Elice, il sacerdote palermitano arrestato pochi giorni fa a Roma con l’accusa di avere molestato tre minorenni, quando era parroco di una chiesa a Palermo. Lo ha deciso oggi pomeriggio il gip del Tribunale di Palermo, Roberto Riggio, dopo l’interrogatorio di garanzia di due giorni fa in cuiaveva fatto parziali ammissioni delle accuse a suo carico.

    Don Elice, come fa sapere il suo legale, l’avvocato Mario Zito, sconterà i domiciliari presso la struttura romana in cui si stava già curando e dove è stato arrestato dalla Squadra mobile di Palermo. L’inchiesta è partita dalla denuncia della mamma di due ragazzi che frequentavano la parrocchia di via Perpignano. Agli atti anche

    i messaggi choc che Don Elice ha inviato alla signora. tra le vittime anche un terzo ragazzo che era minore all’epoca dei fatti. Dall’indagine è emerso che la Curia era stata messa al corrente della vicenda. L’ex arcivescovo Paolo Romeo ha detto che non spettava a lui denunciare il prete e che ha contattato la mamma delle vittime.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/08/news/palermo_prete_pedofilo_il_gip_gli_concede_i_domiciliari-132993750/

  • “Così ho denunciato quel sacerdote”, parla la madre dei ragazzini abusati

    “Così ho denunciato quel sacerdote”, parla la madre dei ragazzini abusati

    Dopo l’arresto dell’ex parroco di via Perpignano. Le vittime della violenza: “Vogliamo solo dimenticare”. La mamma: “Ho fatto tutto da sola, nessuno mi ha aiutato”

    di ROMINA MARCECA

    Nei loro occhi c’è ancora la sofferenza per quegli abusi impossibile da cancellare. “Non ci fidiamo più di nessuno, prima non era così. Ma dopo quello che è accaduto abbiamo cambiato atteggiamento”, dice il più grande dei due fratelli vittime di don Roberto Elice, l’ex parroco della chiesa di via Perpignano arrestato per abusi sessuali. Sono trascorsi due anni dalla denuncia della madre alla polizia ma la notizia dell’arresto sparata dai giornali con i particolari di quanto accaduto nel 2014 ha fatto ripiombare nell’incubo i due ragazzini. “È stato brutto leggere tutto quello che è stato scritto, quei particolari. Vogliamo solo dimenticare e cercare di vivere per quanto è possibile nella normalità. Certo, non è tutto come prima, sarebbe assurdo negarlo”. Sulla soglia di casa non appare la madre, che si trova fuori città. I due fratelli la chiamano al cellulare.

    A denunciare il parroco della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano, infatti, è stata, “in solitudine”, la mamma dei due ragazzini. Un terzo caso è stato scoperto poi dagli investigatori della squadra mobile di Rodolfo Ruperti. “Ho fatto tutto da sola per il bene dei miei figli, dovevo salvaguardarli. Non mi ha aiutata nessuno. Ci eravamo fidati. Adesso tutto cambia ma questo non significa che i miei figli non frequenteranno più la chiesa “.
    La madre dei due fratelli, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 15 anni, aveva conosciuto don Elice durante un pellegrinaggio a Medjugorje nell’agosto del 2013. In quel viaggio la signora era sola. “Mi sento posseduta dal male, da Satana”, avrebbe confidato la donna al parroco di via Perpignano. Da quel momento inizia un rapporto speciale.

    Don Elice accompagna la donna a una seduta da un esorcista. Carpisce la sua fiducia, viene visto come un salvatore e la frequentazione anche tra i figli della donna, divorziata, e il prete si fa sempre più assidua. “Era un punto di riferimento “, ha spiegato la donna alla polizia. E, infatti, don Elice spesso veniva invitato a pranzo o a cena a casa della famiglia, non si tirava indietro quando si accorgeva di alcuni periodi critici. E se c’era bisogno di un aiuto economico, don Elice non lo negava e spesso portava doni ai ragazzini diventati parte integrante della comunità di via Perpignano.

    Tutto cambia nell’aprile del 2014. Al ritorno da un altro pellegrinaggio a Medjugorje, stavolta con i figli. I fratelli cambiano atteggiamento. Iniziano ad avere lo sguardo triste, si estraniano, non vogliono più frequentare don Roberto. Le domande da parte della madre iniziano a farsi più pressanti. Arriva la confessione e poi la denuncia nell’ottobre del 2014. “Sono stata contattata dalla Curia – racconta la donna – qualche settimana dopo che il prete è andato a Roma. Non commento la scelta della Curia di non denunciare alla polizia. A me interessa che a svelare tutto sia stata io per tutelare i miei figli. Abbiamo già sofferto abbastanza, ora lasciateci in pace”.

    La famiglia ha cambiato casa da un anno. In chiesa i fedeli hanno fatto di tutto per ritornare alla normalità dopo le rivelazioni su don Elice. Solo un parrocchiano ha ammesso al cronista che qualche “voce strana” sul parroco girava dal giorno in cui ha annunciato la sua partenza per Roma. Per il resto è stato

    un coro di “è impossibile che abbia fatto questo”. È forse per questo che alla domanda se qualcuno in chiesa ha aiutato la donna, la mamma dei fratelli glissa e passa avanti. Di certo non vuole lanciare alcun appello alle madri della parrocchia per spingerle a denunciare eventuali altri episodi di violenza sui bambini. “No. Non ho nulla da dire alle mamme. Ognuno si occupi dei suoi figli come ho fatto io”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/_cosi_ho_denunciato_quel_sacerdote_parla_la_madre_dei_ragazzini_abusati-132801766/

  • Abusi su minori, don Roberto Elice: “Dissi tutto alla Curia nel 2014”

    Abusi su minori, don Roberto Elice: “Dissi tutto alla Curia nel 2014”

    Il sacerdote è stato arrestato per violenza sessuale dopo la denuncia della madre di due delle vittime

    PALERMO. «Mi sono autodenunciato alla Curia a novembre del 2014»: così don Roberto Elice ha spiegato, davanti al gip di Palermo di avere riferito quasi due anni fa ai suoi superiori le molestie inflitte a tre minorenni palermitani.

    Il sacerdote è stato arrestato per violenza sessuale dopo la denuncia della madre di due delle vittime. Oggi è stato sentito dal giudice nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

    La Curia, dopo la «confessione» ha trasferito il prete a Roma in una struttura per sacerdoti con problemi, l’ha sospeso a divinis e ha avviato un procedimento penale canonico a suo carico.

    Il suo legale, l’avvocato Mario Zito, al termine dell’interrogatorio ha chiesto che al suo assistito vengano concessi i domiciliari presso il centro di cura.

    http://palermo.gds.it/2016/02/05/abusi-su-minori-don-roberto-elice-dissi-tutto-alla-curia-nel-2014_471030/

  • Il cardinale tace sulla pedofilia e ferisce i cattolici

    Il cardinale tace sulla pedofilia e ferisce i cattolici

    Legalità, rispetto della legalità invocava il cardinale Paolo Romeo davanti alla grana dei senzatetto che avevano occupato un edificio religioso abbandonato da tempo. Una sferzata sulle istituzioni laiche alle prese con l’emergenza abitativa. Purtroppo, l’ex arcivescovo di Palermo non ha sentito il bisogno di prodursi nella stessa invocazione dopo che padre Roberto Elice gli ha confessato di essere un pedofilo. “Non spettava a me denunciare don Roberto”, afferma Romeo intervistato da “Repubblica”. Come se abusare di un minorenne sia un problema di ruotine, da gestire in base a compiti prestabiliti, e non un orrore da combattere con ogni mezzo e con ogni voce.

    Sulla vicenda del parroco pedofilo in servizio nel rione Uditore, la voce legalitaria del cardinale Romeo non si è sentita: è giunto solo il suo pesantissimo silenzio. I più adirati per questo comportamento non sono gli anticlericali, che tali resterebbero anche al cospetto di gesti nobili della Chiesa. I più adirati e addolorati sono i cattolici che credono nell’insegnamento dei sacerdoti. Che quando pensano al rapporto tra la Chiesa e i bambini, per associazione di idee, arrivano a Filippo Neri, a Giovanni Bosco, a Pino Puglisi. Tanti anni fa, l’allora cappellano del carcere minorile di Palermo, osservò amaramente: “Il vero miracolo della Chiesa è la capacità di tenere assieme tutto e il suo contrario”. Papa Francesco ha dichiarato di volere spazzare via questo “contrario”, ma la strada è lunga e non sembra che tutti i presuli vogliano camminare nella stessa direzione.

  • Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Monsignor Romeo interviene sull’arresto di padre Roberto Elice, l’ex parroco di via Perpignano accusato di violenza sessuale su tre minori.

    di NATALE BRUNO e SALVO PALAZZOLO

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”, dice oggi l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rievocando i giorni dell’ottobre 2014 in cui il parroco di via Perpignano confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – ribadisce Romeo – all’epoca, ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto”.

    Però oggi la signora è un po’ amareggiata per quella vostra scelta. “Preferisco non commentare”, ha detto ieri in un’intervista a “Repubblica”.
    “La signora può pensare ciò che crede. Ognuno è libero di farlo. Ma noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di don Roberto Elice. È stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico”.

    Leggi / Prete pedofilo arrestato, le scuse dell’arcivescovo Lorefice

    Non crede che una relazione scritta dell’arcivescovo alla procura della Repubblica su quanto appreso dal sacerdote reo confesso avrebbe potuto aiutare le indagini? La squadra mobile e i magistrati potevano contare solo sulla denuncia di un bambino, nulla sapevano della confessione in curia del parroco, e ci sono voluti mesi per trovare le prove necessarie. Don Roberto è stato arrestato solo tre giorni fa, quindici mesi dopo il vostro colloquio.
    “Lo ripeto. Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura. Semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. Abbiamo aiutato quel figlio in difficoltà ad assumersi le sue responsabilità”.

    Scusi, eminenza. Ma in che modo don Roberto si sarebbe assunto le sue responsabilità? Perché non lo avete invitato a presentarsi subito alla squadra mobile per autodenunciarsi? In fondo, la questura è proprio di fronte al palazzo arcivescovile. Invece, la polizia ha impiegato mesi per scoprire che c’era anche un terzo bambino molestato dal parroco. E si sospetta che le vittime siano molte altre.
    “La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali. Quello per don Roberto è ancora in corso. Ci sono norme precise da rispettare in questi casi. Le stesse che sono scattate nel caso di don Aldo Nuvola”.

    Leggi / Sui preti che molestano i bambini non basta scusarsi

    È vero che don Roberto le ha scritto una lettera? Un vescovo non ha neanche l’obbligo di segnalare alle autorità civili la confessione scritta di reati terribili?
    “Non ricordo se mi scrisse una lettera. È passato tanto tempo. Di sicuro, abbiamo parlato. Ma comunque è tutto agli atti dell’arcidiocesi “.

    Un’altra domanda, sullo stesso tema. Perché don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, attualmente detenuto all’Ucciardone per scontare una condanna per pedofilia, non è stato ancora sospeso a divinis?
    “Ma quello è un caso diverso”.

    Eminenza, si tratta di un caso definitivamente chiuso. Una sentenza della

    Corte di Cassazione ha sancito la colpevolezza di don Turturro per avere molestato due bambini.
    “Quello è un caso diverso. Perché lui non esercita il ministero”.

    Non crede che la sospensione a divinis di un sacerdote condannato in via definitiva dalla giustizia terrena possa essere un segnale importante per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile?
    “Mi scusi, ora devo proprio andare”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/prete_pedofilo_l_ex_arcivescovo_romeo_non_dovevo_denunciarlo_io_-132756774/

  • Prete palermitano pedofilo  I messaggi ‘intercettati’ su whatsapp

    Prete palermitano pedofilo I messaggi ‘intercettati’ su whatsapp

    Le tendenze di Roberto Elice, il prete palermitano finito in manette per aver molestato tre bambini, non erano un mistero. I genitori dei piccoli avevano scoperto cosa succedeva nei ritiri spirituali e ne avevano chiesto conto e ragione al prete che forse per questo era stato allontanato a trasferito a roma in una comunità per preti in difficoltà.

    A dimostrare questa ‘coscienza rabbiosa’ dei genitori ci sarebbero i messaggi scambiati con i genitori dei bambini molestati, nei quali le mamme chiedevano spiegazioni. e le spiegazioni arrivavano ma erano principalmente conferme. Il prete, infatti, non si nascondeva.

    “Gli ho fatto male nell’animo con il mio modo di amarlo, gli ho distrutto il cuore a poco a poco… per il suo bene ho accettato di stargli sempre lontano” rispondeva Don Elice a una madre che gli chiedeva spiegazioni su Whatsapp. Messaggi fin troppo chiari “Troppi abbracci e il desiderio di ricevere affetto lo hanno fatto entrare nel caos e a me mi hanno fatto perdere la bussola…Non ci sono finito a letto” concludeva Elice.

    Gli inquirenti hanno acquisito questi messaggi, ma anche tanti sms nei quali il prete confessava “Sono un servo di Satana, non di Dio”. Ma quella del prete era una vera e proprio malattia. Una lotta fra la sua coscienza e i suoi istinti che emerge chiaramente proprio da queste comunicazioni con una amica in parrocchia: “Prega per me. Sto male davvero”.

    L’intera vicenda risale al mese di ottobre del 2014 quando Elice era sacerdote di Maria Santissima Assunta. Il conflitto interiore era esploso dopo che una delle vittime, un ragazzino di 13 anni, aveva raccontato tutto alla madre.

    Don Roberto era disperato, tanto da pensare al suicidio: “Quante cose tengo nel mio cuore, io mi toglierei la vita” scriveva ancora all’amica che cercava di convincerlo a non farlo e annunciava preghiere per il parroco. La donna, che frequenta la parrocchia di via Perpignano, non ha mai negato di sapere. ha raccontato tutto agli inquirenti quando si sono presentati da lei. ha raccontato come ha cercato di sostenere l’uomo che lottava contro i suoi istinti.

    La posizione di tutte le persone coinvolte in questa vicenda è al vaglio degli investigatori ma il quadro che emerge da interrogatori e messaggi recuperati è veramente a tinte fosche. Non è solo quello dell’orco ma di un prete tormentato e cosciente di fare del male ai bambini tanto da essere preoccupato per le sue vittime “Spero solo che possa essere felice e sereno” – scriveva in un altro sms acquisito anche questo dagli investigatori.

    Don Elice appare come un uomo che ha commesso dei reati contro la legge, contro la morale, contro la chiesa ma un uomo che ha bisogno di aiuto anche se gli inquirenti non sono certi che la preoccupazione fosse solo di natura ‘solidale’ e temono che alcuni di quei messaggi nascondano, in realtà, la volontà di far sparire le prove, far tacere i testimoni e i suoi accusatori. Ma ormai era troppo tardi.

    http://palermo.blogsicilia.it/prete-palermitano-pedofilo-i-messaggi-intercettati-su-whatsapp/324444/

  • Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    L’Arcivescovo di Palermo esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono. Il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale”

    L’Arcivescovo di Palermo, don Corrado Lorefice, appresa la notizia dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere di don Roberto Elice (VAI ALL’ARTICOLO), presbitero della Chiesa palermitana – domiciliato a Roma dal mese di novembre 2014 – esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono”. Il sacerdote è accusato di molestie nei confronti di tre minori.

    “L’Arcivescovo – si legge in una nota dell’Arcidiocesi di Palermo – mostra al contempo forte dolore perché il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale e in special modo dei tanti presbiteri che quotidianamente e in modo silenzioso lavorano con dedizione e generosità sul territorio diocesano per il bene degli uomini e delle donne loro affidati. Don Lorefice eleva la propria preghiera al Signore – conclude la nota – perché sani umanamente e spiritualmente le sofferenze delle persone ferite e medichi il cuore di chi ha commesso il male”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-pedofilia-arrestato-prete-scuse-lorefice.html

  • Le accuse di pedofilia a Don Elice, Romeo: “Non tocca a me denunciare”

    Le accuse di pedofilia a Don Elice, Romeo: “Non tocca a me denunciare”

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”. Lo afferma l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rispondendo alle critiche arrivate contro la Curia che fin dall’ottobre 2014 era a conoscenza degli abusi commessi da Roberto Elice – il prete della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano – arrestato nei giorni scorsi dalla polizia.

    Romeo in un’intervista a Repubblica rievoca quei giorni in cui il parroco confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – dice Romeo – all’epoca ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto/dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto.Noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di Elice: è stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico.

    “Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura – ha concluso -, semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-prete-elice-intervista-paolo-romeo.html