Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roger Vangheluwe

  • È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    «I vescovi sono consapevoli che questo annuncio potrebbe provocare una nuova ondata di emozioni tra le vittime», si legge nel comunicato dei vescovi belgi.

    Vescovo di Bruges dal 1984, Roger Vangheluwe fu costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di uno dei suoi nipoti minorenni per 13 anni, a partire dagli anni ’80.

    In seguito confessò atti commessi contro un secondo nipote per un periodo di due anni. A seguito di queste rivelazioni, sono emerse migliaia di testimonianze che descrivono dettagliatamente gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa in Belgio nel corso dei decenni.

    Poiché i suoi crimini erano caduti in prescrizione, non è mai stato condannato, ma lo scandalo è riemerso in Belgio nell’autunno del 2023 con la messa in onda di un documentario sconvolgente che denunciava l’inazione e il silenzio della Chiesa per decenni riguardo agli abusi sessuali commessi da ecclesiastici.

    I vescovi belgi hanno quindi rinnovato la richiesta di rimozione di Roger Vangheluwe dal suo incarico, richiesta che Papa Francesco ha accolto nel 2024.

    https://www.bluewin.ch/it/attualita/mondo/morto-ex-vescovo-di-bruges-scandalo-di-pedofilia-scosse-il-belgio-li.3515662

  • In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    In Belgio, il papa chiede scusa per gli abusi del clero; il primo ministro afferma che le parole da sole non bastano

    Il 27 settembre, Papa Francesco ha dato il via al  suo viaggio di tre giorni in Belgio chiedendo perdono per il vergognoso record della Chiesa in materia di abusi da parte del clero, ma il primo ministro del Paese gli ha risposto con una sfida: “Le parole da sole non bastano”.

    “Abbiamo anche bisogno di misure concrete”, ha affermato il Primo Ministro belga Alexander De Croo. “Le vittime devono essere ascoltate. Devono essere al centro. Hanno diritto alla verità. Le malefatte devono essere riconosciute”.

    Le dichiarazioni insolitamente taglienti del primo ministro hanno messo in luce una questione che incombe sulla visita del papa fin da quando è stata annunciata per la prima volta e in cui la chiesa locale è scossa dalle conseguenze di un  documentario incriminante del 2023 sugli abusi del clero.

    Il documentario ha spinto il Parlamento federale belga e l’assemblea regionale fiamminga ad  avviare indagini sulla gestione dei casi da parte della Chiesa e a riesaminare il modo in cui le forze dell’ordine del Paese hanno potenzialmente pasticciato una  precedente inchiesta sugli abusi, circa 15 anni fa. 

    “Quando qualcosa va storto non possiamo accettare insabbiamenti”, ha detto il primo ministro al papa, di fronte a un pubblico composto dalla famiglia reale del paese e da altri funzionari governativi. “Per poter guardare al futuro, la chiesa deve fare chiarezza sul suo passato”.

    Anche re Filippo ha espresso una ferma condanna per la condotta della Chiesa in materia di abusi, affermando che ci è voluto “troppo tempo” prima che le grida delle vittime fossero ascoltate e riconosciute dalla Chiesa.

    La Chiesa in Belgio, ha affermato il re, “deve continuare con risolutezza e instancabilmente” a sradicare gli abusi e a fornire assistenza ai sopravvissuti.

    Nel 2023, il re Filippo, cattolico, si recò in visita privata a Roma per fare personalmente pressione sul papa affinché visitasse il paese per celebrare il 600° anniversario della fondazione dell’Università  cattolica di Lovanio .

    Sebbene il Papa visiterà Lovanio più tardi oggi, insieme alla sua controparte francese domani, si prevede che la presa di coscienza della Chiesa sugli abusi si farà sentire durante la sua visita dal 26 al 29 settembre, dove i cattolici stanno  chiedendo che i loro nomi vengano rimossi dai registri dei battesimi in numeri record.

    Quando è giunto il momento per il Papa di rispondere sia al primo ministro che al re, Francesco ha affermato che gli abusi sono una “piaga che la Chiesa sta affrontando con fermezza e decisione, ascoltando e accompagnando quanti sono stati feriti e implementando un programma di prevenzione in tutto il mondo”.

    Ma a braccio ha aggiunto: “La Chiesa deve vergognarsi, chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con umiltà cristiana e mettere in atto tutte le possibilità affinché ciò non accada più”.

    «Anche se si trattasse di un solo caso, sarebbe sufficiente vergognarsi», ha detto Francesco. 

    All’inizio di quest’anno, il papa ha finalmente  ridotto allo stato laico l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, che aveva ammesso di aver abusato sessualmente del nipote 14 anni fa. Il defunto cardinale Godfried Danneels del Belgio, un caro amico di Francesco, aveva  fatto pressione sul nipote del vescovo affinché tacesse sulla questione e, fino a marzo 2024, Vangheluwe non aveva affrontato alcuna punizione formale da parte del Vaticano.

    Durante la sua permanenza in Belgio, si prevede che il Papa incontrerà privatamente 15 vittime di abusi, anche se i sostenitori delle vittime hanno già criticato la Chiesa per aver scelto personalmente chi sarà presente all’attesissimo incontro.

    Prima di quell’incontro, Lieve Halsberghe, un’attivista belga che sostiene le vittime di abusi, ha dichiarato al National Catholic Reporter di aver assistito a troppi incontri tra il Papa e le vittime che non hanno ancora prodotto risposte concrete.

    “Cosa fai con le parole?” chiese. “Sono le azioni che contano.” 

    https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/belgium-pope-apologizes-clergy-abuse-prime-minister-says-words-alone-are

  • L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    Fresco di un tour di quattro Paesi in Asia, dove ha visto folle da record e comunità ecclesiali vibranti, Papa Francesco si reca in Belgio, il Paese con la spaventosa eredità di abusi sessuali da parte del clero e successivo insabbiamento istituzionale.

    Riceverà un’accoglienza interlocutoria: le vittime degli abusi hanno scritto una lettera aperta a Francesco, chiedendogli di attivare un sistema universale di riparazione e di assumersi la responsabilità per il disastro che gli abusi hanno provocato nelle loro vite.

    Il Pontefice ha salutato i giornalisti prima del volo, ma ha rifiutato di camminare lungo il corridoio per salutarli uno per uno, come fa di solito. “Non mi sento all’altezza del viaggio. Vi saluterò da qui”, ha detto, riferendosi al percorso lungo il corridoio.

    Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha detto che la decisione era legata alla logistica dell’aereo, con un solo corridoio, e alla breve durata del volo, e non rifletteva lo stato di salute di Francesco.

    Lo scandalo abusi da parte del clero

    In una cascata di eventi, che sottolineano la facilità con cui gli scandali vengono ancora a galla, un vescovo ha dovuto prima ritirarsi dal viaggio del Papa perché di recente aveva elogiato un sacerdote, noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    Mercoledì scorso, la Messa del Papa ha dovuto essere cambiata perché l’inno finale era stato composto da un noto abusatore.

    La lettera aperta sarà consegnata a Francesco quando incontrerà 15 vittime di abusi durante la sua visita di quattro giorni, che inizierà giovedì. A darne notizia il reverendo Rik Devillé, che da oltre un quarto di secolo si batte al fianco delle persone abusate.

    L’indagine del parlamento belga

    La visita avviene anche nel contesto dell’iniziativa del parlamento belga, che ha annunciato un’indagine sulle violenze perpetrate dal clero. Al centro del dossier il modo in cui le autorità giudiziarie e di polizia belghe hanno gestito un’enorme indagine penale del 2010 sui crimini sessuali della Chiesa.

    Nulla di tutto questo era stato previsto quando il 14 settembre 2023 il re belga Philippe e la regina Mathilde hanno incontrato Francesco nel Palazzo Apostolico Vaticano e lo hanno invitato per la celebrazione del 600° anniversario della fondazione delle due università cattoliche del Belgio.

    Questo anniversario è tecnicamente il motivo del viaggio di Francesco, che prevede anche una sosta in Lussemburgo giovedì e una Messa domenica a Bruxelles per la beatificazione di una suora mistica del XVII secolo.

    Anche immigrazione e clima in agenda

    In Belgio, Francesco parlerà di due delle sue priorità durante le visite ai campus francese e fiammingo dell’università di Lovanio: l’immigrazione e il clima. Ma il portavoce vaticano ha riconosciuto, in una rara anteprima, che Francesco solleverà certamente il problema degli abusi in Belgio.

    “È chiaro che il Papa è consapevole della difficoltà, e che per anni c’è stata sofferenza in Belgio, e certamente possiamo aspettarci un riferimento in questo senso”, ha detto Bruni.

    Scoperchiato il ”vaso di Pandora” delle violenze sessuali

    Le rivelazioni sull’orribile scandalo degli abusi in Belgio si sono susseguite per un quarto di secolo, scandite dall’anno bomba del 2010, quando il vescovo più longevo del Paese, il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, fu autorizzato a dimettersi senza essere perseguito, dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di suo nipote per 13 anni.

    Due mesi dopo, la polizia belga ha compiuto un’incursione senza precedenti negli uffici della Chiesa belga, nella casa dell’arcivescovo Godfried Danneels, da poco in pensione, e persino nella cripta di un prelato – una violazione che il Vaticano ha definito “deplorevole”.

    Danneels, amico di lunga data di Francesco, è stato ripreso mentre cercava di convincere il nipote di Vangheluwe a tacere finché il vescovo non fosse andato in pensione.

    Infine, nel settembre 2010, la Chiesa ha pubblicato un rapporto di 200 pagine redatto dallo psichiatra infantile Peter Adriaenssens, secondo il quale 507 persone si erano fatte avanti raccontando di essere state molestate da sacerdoti, anche quando avevano solo due anni. Ha identificato almeno 13 suicidi di vittime e tentativi di altri sei.

    “Abbandonato da Dio”

    Nonostante tutto quello che si sapeva e che era già di dominio pubblico, lo scandalo è riemerso in modo nuovo e scioccante l’anno scorso, quando un documentario fiammingo in quattro episodi, “Godvergeten” (Godforsaken), è andato in onda sull’emittente pubblica VRT nelle settimane precedenti la visita dei reali in Vaticano.

    Per la prima volta, le vittime belghe hanno raccontato le loro storie una dopo l’altra, rivelando agli spettatori fiamminghi la portata dello scandalo nella loro comunità, la depravazione dei crimini e la loro sistematica copertura da parte della gerarchia cattolica.

    “Non abbiamo detto nulla di nuovo. Abbiamo solo messo tutto insieme. Abbiamo messo insieme le voci”, ha detto Ingrid Schildermans, ricercatrice e regista di Godvergeten. “Abbiamo messo tutte le cose che sono successe su una linea temporale, in modo che non potessero dire: “È una mela marcia””.

    Le testimonianze delle vittime

    In seguito all’indignazione dell’opinione pubblica, sia una commissione parlamentare delle Fiandre che il parlamento federale belga hanno aperto inchieste ufficiali e hanno ascoltato per mesi le testimonianze delle vittime, degli esperti e della gerarchia cattolica.

    A marzo, con una visita papale già annunciata, Francesco ha finalmente agito e ha sconsacrato Vangheluwe, 14 anni dopo aver ammesso di aver molestato suo nipote. La laicizzazione è stata vista come un chiaro tentativo da parte del Vaticano di placare l’indignazione e rimuovere un problema evidente che offuscava la visita di Francesco.

    Un’atmosfera più fredda

    Tutto ciò ha lasciato un sapore piuttosto amaro nell’opinione pubblica belga in vista della visita di Francesco, anche perché quest’ultimo è rimasto legato a Danneels dopo che il suo insabbiamento è stato smascherato, e ha nuovamente mostrato di ignorare il problema del Belgio quando ha nominato il vescovo in pensione di Gand cardinale nel 2022. Il vescovo ha rifiutato l’onore a causa dei suoi precedenti in materia di abusi.

    In alcuni casi, la visita ha anche ritraumatizzato le vittime, alcune delle quali avevano cercato di incontrare il Papa per poi sentirsi dire dalle autorità ecclesiastiche che non erano state selezionate, ha detto Schildermans.

    È un’atmosfera molto diversa dall’accoglienza entusiastica che Francesco ha ricevuto in Asia meno di due settimane fa e molto lontana dall’eccitazione che ha circondato San Giovanni Paolo II quando ha visitato il Belgio nel 1985.

    Monta l’indignazione

    Persino De Standaard, uno dei principali quotidiani belgi, che per lungo tempo è stato considerato il più cattolico, ha pubblicato un grande articolo nel fine settimana con il titolo “Quanto è davvero rivoluzionario Papa Francesco?

    Martedì si è avuta un’ulteriore prova di come la terribile storia del Belgio in fatto di abusi, insabbiamenti e insensibilità verso le vittime abbia offuscato la visita di Francesco.

    Il vescovo Patrick Hoogmartens, del Limburgo settentrionale, ha annunciato che non avrebbe preso parte agli eventi papali celebrativi. Una decisione che arriva dopo le rivelazioni secondo cui il prelato avrebbe elogiato calorosamente un sacerdote, che era noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    “Non ho valutato che ciò avrebbe danneggiato una vittima di abusi degli anni ’70”, ha dichiarato alla TV Limburg.

    Mercoledì scorso, un portavoce delle autorità ecclesiastiche, Geert De Kerpel, ha confermato un articolo della rete VRT secondo cui il coro dovrà esercitarsi in un nuovo inno di chiusura, poiché altrimenti il Papa avrebbe ascoltato la melodia di un prete compositore noto per gli abusi.

    https://it.euronews.com/2024/09/26/lorribile-eredita-degli-abusi-in-belgio-offusca-il-viaggio-del-papa

  • Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Preti accusati di abusi sessuali, bambini “venduti” e vertici della Chiesa conniventi o comunque silenti. Il vaso di Pandora che attende Papa Francesco per il suo viaggio in Belgio e Lussemburgo non è una novità del suo pontificato. Ha dovuto affrontare casi analoghi in Spagna, Francia, Irlanda e Canada, ma il Paese che ospita gran parte delle istituzioni europee sembra intenzionato a guarire a modo suo dalle malattie del cattolicesimo.

    Bergoglio proverà a riunire un gregge ormai disperso, che si è allontanato sempre più dal Vaticano, nonostante continui ad avvertire il bisogno di un pastore. Lo dimostrano le innumerevoli chiese protestanti ed evangeliche che proliferano nei quartieri, in particolare quelli con forti componenti migranti, ma soprattutto la piccola chiesa Don Bosco, rimasta cattolica ma che ha preso una strada tutta sua. A causa di un approccio “progressista” è stata ripudiata dal Vaticano, ma i fedeli non cessano di frequentarla.

    Gli abusi sessuali del clero belga

    Appena rientrato dal mega-viaggio nella regione Asia-Pacifico e nonostante l’influenza dichiarata il 23 settembre, Papa Francesco non intende rinunciare ai quattro giorni di impegni previsti in Europa tra Lussemburgo e Belgio a fine settembre. Alla base del viaggio numero 46 del suo pontificato ci sono i festeggiamenti per il 600° anniversario dell’Università Cattolica di Lovanio, dove incontrerà studenti e corpo docente per parlare di cambiamenti climatici. L’evento clou si svolgerà allo stadio Baldovino, dove sono attese circa 35mila persone. Tutta l’attenzione sarà però centrata sulla capacità di Jorge Bergoglio di riportare fiducia e fede in un Paese tradizionalmente cattolico, sfregiato però da numerosi casi di violenza sessuale sui minori da parte di membri del clero.

    Lo scandalo del vescovo di Bruges

    Quelli che sembravano casi episodici e isolati si sono rivelati l’humus di un vasto terreno di pedocriminalità in veste talare. Aggravante: la reazione morbida, talvolta inesistente, dei vertici ecclesiali. Come il caso del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe che nel 2010 ammise di aver abusato sessualmente del nipote, minimizzando l’accaduto. “Non ho affatto l’impressione di essere un pedofilo”, aveva dichiarato alla tv belga. “Era un po’ una ‘relazione’. Non avevo l’impressione che mio cugino fosse contrario, anzi”, disse durante un’intervista che fece scandalo. All’epoca il Vaticano non gli impose alcuna punizione degna di nota e solo 14 anni dopo, all’inizio di quest’anno, Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laico. Una mossa in extremis che i belgi vedono come un tentativo di respingere le critiche prima della sua visita.

    Il sacerdote ribelle Rik Deville

    La lunga sequenza di scandali e insabbiamenti ha indebolito l’influenza del Vaticano a Bruxelles e dintorni. Il calo è quello che tipico che si riscontra in altre parti dell’Occidente. Come registrato dall’Università di Lovanio, quasi il 65% della popolazione belga si dichiara cristiana, col 58% che si identifica come cattolica. È proprio da questo mondo che arrivano le critiche più aspre nei confronti del Vaticano. Come quelle mosse dal sacerdote in pensione Rik Devillé, che per anni ha guidato la chiesa Don Bosco di Buizingen ad Halle, una cittadina nel Barabante Fiammingo a mezz’ora circa da Bruxelles.

    Già nel 1992 questo prete sui generis aveva condannato la Chiesa cattolica nel libro “L’ultima dittatura”, per poi scrivere di recente Corridoi bui (dal fiammingo Donkere gangen), in cui ha raccolto le testimonianze di stupri, umiliazioni, abusi da parte di preti e monache nei monasteri. Nel 2009 Devillé aveva preso le redini della Don Bosco, plasmandola in una maniera sempre più distante dai canoni del cattolicesimo come lo conosciamo oggi.

    Don Bosco: la “parrocchia senza Papa”

    Come raccontato dal giornale fiammingo De Morgen, in questa piccola chiesa prevale un approccio comunitario, con coppie che sposano altre coppie e donne che possono celebrare alcuni sacramenti. La virata “progressista” è stata tale, che da marzo di quest’anno il Vicariato del Brabante Fiammingo e di Mechelen ha deciso che la Don Bosco non potrà continuare ad essere parrocchia. Le viene riconosciuto il ruolo di “comunità religiosa indipendente”, ma non di essere parte di una diocesi. Eppure il suo successo non si interrompe e la domenica durante le celebrazioni i posti vuoti si contano sulle dita di una mano.

    Devillé, che ha promosso l’idea di una “parrocchia senza Papa”, all’inizio degli anni duemila aveva raccolto 84 fascicoli di abusi. Adesso risultano circa 1.950 bambini “che hanno subito abusi in questo piccolo granello di terra”, ha dichiarato al giornale The Independent. “All’inizio, sono andato dal cardinale”, ha detto Devillé. “Non è successo niente. Non sapeva niente. Non poteva fare niente. Oppure ha scritto: ‘Ho pregato per te’”, ha affermato indignato il sacerdote in pensione.

    L’incontro del Papa con le vittime di abusi sessuali in Belgio

    La “fuga” della Don Bosco dall’alveo del Vaticano fa temere altre diserzioni. Soprattutto dopo il la serie televisiva Godvergeten (Il dio dimenticato), tratta dai racconti contenuti nel libro Corridioi Bui, che ha riaperto le ferite degli scandali sessuali commessi dai sacerdoti, ma soprattutto l’omertà del mondo cattolico rispetto a questi gravi reati. Per frenare un’emorragia ulteriore di fedeli, la Conferenza episcopale belga ha organizzato per Bergoglio un incontro privato, definito “discreto”, con 15 vittime di violenze sessuali, di cui non sono noti né il luogo né la data. “In passato c’è stata una cultura del segreto e del silenzio all’interno della Chiesa, che ha reso ognuna di queste tragedie ancora più difficile da sopportare”, ha dichiarato il vescovo Luc Terlinden,  che vede nell’incontro col Papa “un importante passo simbolico”.

    I bambini “venduti” dalla Chiesa cattolica 

    Le vittime belghe però non sembrano volersi accontentare di una pacca sulla spalla e di un rosario. In una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano Le Soir, alcune di loro hanno chiesto a Bergoglio di esprimersi con forza su questo tema durante la sua visita. Altro tema caldo su cui potrebbe esprimersi l’argentino è quello delle “adozioni forzate”. Secondo il quotidiano fiammingo Hln tra il 1945 e gli anni ’80 in Belgio circa 30mila bambini sono stati sottratti alle madri con la complicità delle suore. In base alle accuse la Chiesa li avrebbe venduti alle famiglie adottive. Lo scorso anno è stata promessa un’inchiesta specifica da parte della Conferenza episcopale, ma il sacerdote ribelle Devillé è pessimista e ritiene che dopo la visita del papa, questi fascicoli verranno rapidamente richiusi. A quel punto il gregge saprà con certezza di non poter contare sul pastore argentino.

    https://europa.today.it/attualita/pedofilia-papa-visita-belgio.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    Francesco Zanardi – San Gallo, aperta un’indagine per abusi in una scuola evangelica

    La procura del cantone di San Gallo ha aperto un procedimento penale per presunti abusi subiti da ex alunni di una scuola evangelica privata. Secondo le informazioni dello stesso pubblico Ministero si indaga soprattutto sul reato di violenza carnale.

    Secondo la radio svizzerotedesca SRF, gli atti contro l’integrità sessuale sono al centro dell’inchiesta: la procura ha confermato oggi a Keystone-ATS il contenuto del servizio radiofonico. Quest’ultimo ha anche riferito che al centro delle indagini vi è un ex insegnante.

    Lo scorso settembre, un documentario televisivo della stessa SRF aveva rivelato abusi subiti da ex alunni tra il 1995 e il 2002. Gli ex studenti dell’istituto avevano mosso alla scuola gravi accuse, riferendo in particolare di percosse con cinture e di un generale clima violenza psicologica.

    L’indagine giornalistica era seguita alla pubblicazione nel 2022 di un rapporto esterno su questo caso commissionato dai nuovi responsabili della scuola che aveva fatto violenza sugli alunni.

    Poco dopo la diffusione del documentario, un’ex allieva ha dichiarato alla SRF di essere stata violentata negli anni Novanta, quando aveva 12 anni, da un insegnante della scuola.

    https://www.cdt.ch/


    Federica Tourn – Vescovo belga dimesso dallo stato clericale per abusi su minore

    È stato dimesso dallo stato clericale il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino.

    I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.

    Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, che rendono necessario un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

    In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

    La speranza che la dimissione dallo stato clericale del vescovo belga “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso che ha segnato così profondamente e per tutta la vita loro e i loro cari”. E’ quanto affermano in una nota i vescovi del Belgio a commento della decisione presa da Papa Francesco.
    Nella Dichiarazione i vescovi del Belgio ricordano di aver “richiesto” questa misura “più volte negli ultimi anni”. “I vescovi del nostro Paese hanno sempre ritenuto, insieme alle vittime degli abusi e a molte altre persone della nostra società, che fosse vergognoso che Roger Vangheluwe avesse potuto rimanere ufficialmente vescovo e sacerdote, nonostante le misure molto restrittive messe in atto dalle sue dimissioni forzate”. I vescovi erano quindi tornati a chiedere la riduzione allo stato laicale del vescovo nell’ottobre 2023. Hanno esortato Vangheluwe a richiederla lui stesso e hanno reintrodotto il suo dossier canonico alle autorità vaticane. Questo file include la dichiarazione di una vittima che ha recentemente testimoniato formalmente contro Vangheluwe. Da qui la decisione di Papa Francesco. I vescovi belgi “esprimono il loro grande rispetto verso le vittime. Hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore”, scrivono nella nota. “Il loro esempio ha ispirato molte altre vittime che, a loro volta, non lasceranno più impunito il loro aggressore”. La nota spiega che Roger Vangheluwe, in linea di principio, può andare dove vuole. Tuttavia, è stato concordato con l’abbazia dove attualmente risiede che potrà continuare a restarvi in ​​isolamento. “I vescovi hanno insistito affinché lo facesse davvero”.

    Fonte: Vatican News, www.fanpage.it e Agensir


    Ludovica Eugenio – Jean-Michel Merlin, nuovi testimoni accusano ex focolarino

    PARIGI-ADISTA. È stato efficace l’appello lanciato dalla polizia francese all’inizio di quest’anno affinché si facessero avanti nuovi testimoni e vittime di abusi perpetrati dal laico consacrato ex focolarino Jean-Michel Merlin, oggi 83 anni. Il quotidiano Le Parisien (25/3) ha pubblicato la testimonianza di un uomo, oggi 52enne, che si è recato a denunciare proprio dopo aver appreso dell’appello. L’uomo racconta di essere stato abusato da Merlin dai 13 ai 15 anni, e poi ancora intorno ai 16-17; Merlin cercava le sue prede tra le famiglie rurali e meno abbienti che frequentavano il movimento, conquistando la fiducia dei genitori.

    Personaggio carismatico e di spicco nel movimento, giornalista, già direttore della rivista dei focolarini Nouvelle cité, nel 2020 Merlin era stato al centro di un’inchiesta del quotidiano Les Jours, con la quale una delle sue vittime, Christophe Renaudin, ha fatto esplodere il caso, battendosi perché una commissione esterna indagasse sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento dei Focolarini. Renaudin, musicista e clown, era stato abusato da bambino da Merlin, che ha passato la vita nel movimento dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato espulso. Lo aveva denunciato già nel 1994, in sede penale (con l’esito di non luogo a procedere) e in sede civile; qui Merlin, e siamo nel 1998, era stato condannato a pagare 50mila euro di risarcimento.

    Da allora almeno una trentina sono le vittime emerse, per ammissione dei focolarini stessi. Sempre nel 2020, sull’onda dello scandalo mediatico, i vertici francesi si erano dimessi e a dicembre dello stesso anno il Movimento incaricava la società GCPS Consulting di compiere un’indagine. Ne è derivato un rapporto di quasi un centinaio di pagine, frutto di un anno e mezzo di lavoro, basato sulla testimonianza di 26 vittime di Merlin – tutte maschili – mentre si ipotizzava l’esistenza di altre 11 vittime, nel periodo esaminato, dal 1963 al 1998, per un totale di almeno 37 vittime. Alcuni episodi di adescamento erano stati segnalati anche oltre questo periodo, fino al 2017. Lapidaria la valutazione del Rapporto: «Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Poiché i fatti erano prescritti, nel 2022 il tribunale di Nanterre ha deferito la questione alla brigata territoriale di protezione della famiglia, affinché proseguisse le indagini cercando nuovi testimoni. Ora la Prefettura di polizia di Nanterre, il 2 gennaio scorso, ha emesso un appello a eventuali altre «vittime non ancora identificate» e a chiunque potesse «fornire informazioni di interesse per l’indagine o desideri denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima in relazione a questo caso» a farsi avanti. L’inchiesta, per aggressioni sessuali su minori e maggiori di 15 anni e su maggiorenni, copre un periodo che va dal 1963 al 2005. Data la rilevanza del personaggio nel movimento e l’estensione del periodo, la questione che si pone ora è chi sapeva, nella gerarchia, e ha protetto Merlin e l’istituzione tacendo.


    Alessio Di Florio – Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare, prima firmataria Stefania Ascari, deputata Movimento 5 Stelle

    Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali del Ministero dell’Interno sul fenomeno delle organizzazioni settarie sebbene, rispetto al 1998, per esse sia diventato molto più facile reclutare soggetti sensibili per via dell’utilizzo delle nuove tecnologie e per un isolamento maggiore delle persone.

    Ne sentiamo parlare solo quando gli esiti sono i più drammatici, come nel caso della mattanza di Altavilla Milicia o di Roberta Repetto, ma le ricadute dell’azione delle organizzazioni settarie sulle persone sono molteplici e disastrose, in quanto tendono, con la propria attività, a emarginare le vittime che spesso vivono situazioni di fragilità.

    Se non abbiamo informazioni dettagliate non possiamo realizzare politiche di contrasto né conoscere pienamente il fenomeno.

    Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Lo scorso 21 marzo in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati ne hanno parlato Stefania Ascari,  e i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema

    Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
    Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
    Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
    Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
    Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
    Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
    Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)

    Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. «Rinnovo l’invito al Parlamento affinché intervenga per arginare un fenomeno così pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine – ha dichiarato Ascari dopo la conferenza stampa –  Le vittime delle organizzazioni settarie abusanti e le loro famiglie non possono essere abbandonate dalle istituzioni».


    Federico Tulli – Dove si nascondono i preti pedofili

    Silenzio e preghiera. È questa la pena comminata dalla Chiesa cattolica

    agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne.

    Dal 2000, sappiamo grazie a Rete L’Abuso che sono almeno 200 i sacerdoti denunciati in Italia per pedofilia. Per molti di loro il reato di cui sono stati accusati era prescritto, ma almeno centoquaranta sono stati indagati o condannati. Alcuni in via definitiva. Indagando con Emanuela Provera per il nostro libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina” abbiamo così scoperto che molto pochi sono in carcere o sono passati per un carcere. Dove si trovano? Dove scontano le misure alternative?

    La risposta non è ovvia, e non solo perché i preti quasi mai hanno una casa di proprietà. Di loro si occupa la Chiesa. Come una «madre amorevole». «Non è vero che la Chiesa nasconde i preti pedofili, si sa benissimo dove si trovano. Spesso sono i magistrati che ce li portano ma,

    sempre, il loro vescovo è al corrente del loro “domicilio”. Altrimenti dovrebbe denunciarne la scomparsa» ci ha raccontato un diacono psicoterapeuta che ha chiesto di rimanere anonimo. Abbiamo così scoperto che in Italia esiste una efficientissima e molto discreta rete di «assistenza per ecclesiastici in difficoltà» (questa è l’espressione utilizzata dal Vaticano) creata con lo scopo di favorire il recupero dei

    rei, tramite la cura – laddove ce ne sia bisogno, come nel caso dei pedofili, – l’espiazione e la penitenza.

    Silenzio e preghiera. Per primi, oltre ad averne verificato l’esistenza, abbiamo mappato questa rete di case di cura in tutta Italia e soprattutto siamo entrati in quelle mura intervistando chi vi ha abitato e chi le gestisce. Anche attraverso fonti documentali inedite abbiamo raccontato come sono regolamentate, da chi dipendono, che sono finanziate dalla Conferenza episcopale, che sono state “inventate” da monsignor Ghizzoni, nominato nel 2019 primo presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Inoltre, abbiamo raccontato che tipo di vita conducono i preti “reclusi” al loro interno e come sono regolate le relazioni con la società laica. Abbiamo così appurato che il diacono non ci aveva detto tutta la verità. L’atavico timore del Vaticano per lo scandalo pubblico talvolta trasforma questi luoghi in carceri parallele a quelle dello Stato. È in queste «cliniche» che vengono indirizzati con garanzia di anonimato i sacerdoti protagonisti di episodi di abusi su minori che la Chiesa italiana, sulla base delle regole che si è data, non denuncia alla magistratura laica. Finendo paradossalmente per spuntare le armi che lo stesso papa Francesco ha a disposizione per la lotta contro la pedofilia.

    Come si combina infatti tutto questo con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra» (Gv 8,7).

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa, più o meno volontariamente, tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra,

    e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    È questa un’idea di giustizia che si piega alle convenienze della

    monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile per il papa, sta qui la sua «tolleranza zero».

    Che ne pensate?

  • Vescovo abusa per anni del nipotino, Papa Francesco lo punisce: dimesso dallo stato clericale

    Vescovo abusa per anni del nipotino, Papa Francesco lo punisce: dimesso dallo stato clericale

    Dimissione dallo stato clericale per il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino, senza però comprendere la gravità del reato.

    I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione, riferisce Vatican News, e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.
    Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, rendendo necessaria un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

    In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

    In seguito all’annuncio, i vescovi del Belgio hanno rilasciato una nota in cui ribadiscono di aver chiesto “in diverse occasioni” la dimissione dallo stato clericale ed esprimono la speranza che questa decisione “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso, che ha lasciato un segno così profondo su di loro e sui loro cari per tutta la vita”.

    https://www.fanpage.it/esteri/vescovo-abusa-per-anni-del-nipotino-papa-francesco-lo-punisce-dimesso-dallo-stato-clericale/

  • Belgio: sono 8 i preti accusati di Pedofilia ridotti allo stato laicale. 2+1=4 i conti non tornano…

    Belgio: sono 8 i preti accusati di Pedofilia ridotti allo stato laicale. 2+1=4 i conti non tornano…

    Sono otto i preti belgi ad essere stati ridotti allo stato laicale dal Vaticano negli ultimi anni perché colpevoli di abusi sessuali.

    A confermarlo al Sir è il portavoce della Conferenza episcopale belga, padre Tommy Scholtes, che spiega: «Quando padre Lombardi ha detto che 394 preti erano stati ridotti allo stato laicale da papa Benedetto XVI, i giornalisti mi hanno chiesto in Belgio quanti preti belgi c’erano in questo gruppo. Abbiamo quindi fatto dei calcoli con i vescovi e i superiori religiosi e siamo arrivati ad un calcolo di 7 preti diocesani e un prete religioso per un totale di 8». «Annullando la loro consacrazione sacerdotale – ha quindi spiegato padre Scholtes – sono diventati di nuovo cittadini ordinari». La Chiesa cattolica belga specifica che, comunque, i sacerdoti implicati non occupavano più funzioni all’interno della Chiesa e non percepivano salari. «La notizia – ha aggiunto il portavoce dei vescovi belgi – è stata accolta con soddisfazione sebbene c’è chi fa notare che ce ne sono anche altri e soprattutto si parla dell’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe che non compare nella lista».

    Dunque la pagina non è ancora del tutto chiusa? «No – risponde padre Scholtes – resta ancora presente nei media e nell’opinione pubblica». Riguardo al caso dell’ex vescovo di Bruges il portavoce ricorda che «per la giustizia belga i fatti sono prescritti». «Gli è stato comunque chiesto di non esercitare più il sacerdozio», ricorda il portavoce. E se la giustizia decidesse di riaprire il dossier, la Chiesa potrebbe allora intervenire come previsto dal Codice di diritto canonico del 1983

    Fonte: Sir
  • Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori

    4/10/2012
    Cile, un vescovo sotto inchiesta per abusi di minori
    La Santa Sede ha avviato un’indagine nei confronti di Marco Antonio Órdenes Fernández. Il prelato “a riposo” in Perù, è tornato nel Paese
    Andrés Beltramo Álvarez
    Città del Vaticano

    La Chiesa cattolica del Cile ha dovuto affrontare, questa settimana, una notizia inattesa. La Santa Sede ha aperto un’inchiesta nei confronti del vescovo della diocesi di Iquique, nella regione di Tarapacá, Marco Antonio Órdenes Fernández, per denunce di abusi sessuali nei confronti di minori. La nunziatura apostolica di Santiago ha confermato la notizia. Mentre i suoi fedeli si trovano in stato di shock, il religioso li avrebbe abbandonati sin da settembre, quando si è recato in Perù per seguire una presunta terapia medica.

    La situazione è grave e ci sono pochi precedenti. Quello più famoso è lo scandalo dell’ex vescovo di Bruges (nel Belgio), Roger Vangheluwe, che ha presentato le sue dimissioni nell’aprile del 2011 dopo aver ammesso in pubblico l’abuso di un suo nipote. Il caso cileno, però, è un po’ diverso, perché l’imputato non ha mai ammesso la colpa né ha presentato le dimissioni, nonostante l’inchiesta nei suoi confronti sia cominciata più di cinque mesi fa.

    In Cile come a Roma si attendono un intervento della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, per chiedere le dimissioni del religioso “per cause di forze maggiori” o per proporre la sua destituzione al Pontefice, come avvenuto in altri casi simili. Soprattutto perché, secondo la testimonianza di una delle vittime, le accuse avrebbero un alto grado di affidabilità.

    Lo scorso 2 ottobre, l’ambasciata vaticana in Cile ha steso un breve comunicato nel quale riconosceva gli sviluppi dell’inchiesta dallo scorso aprile e chiariva anche che, trattandosi di un vescovo, la procedura è in mano alla Santa Sede, tramite il nunzio apostolico Ivo Scapolo, che ha gestito con assoluta serietà tutta la vicenda.

    «Sin dall’inizio di questo caso, la nunziatura ha cercato di offrire supporto psicologico e accompagnamento per le persone colpite, ed è anche stata in contatto con monsigniore Órdenes, che ha chiesto un permesso medico», si legge nella nota.

    Lo stesso giorno, il dipartimento di comunicazioni della diocesi di Iquique ha confermato che il religioso «soffre di una vecchia complicazione al fegato, che ha finito per diventare uno scompenso enzimatico e un acuto stato di stress». Sarebbe questo, dunque, il motivo del suo viaggio in Perù: a riposo su consiglio dei medici.

    Ma è significativo il fatto che, nel mezzo dell’inchiesta, il prelato abbia avuto il permesso di uscire dal paese. In ogni caso, se la richiesta delle sue dimissioni non procedesse, per mancanza di prove, andrebbe avanti in ogni caso per motivi di salute, perché risulta evidente che le sue condizioni mediche gli hanno impedito di compiere i suoi doveri di vescovo.

    Perciò il Nunzio Scapolo si è recato ieri alla città cilena di Arica nella quale si trova il religioso, dopo il suo ritorno dalla vicina località di Tacna in Perù.

    L’inchiesta canonica, comunque, non è la prima nei confronti del pastore di Iquique. Un giudice di Tarapacá ha riconosciuto che era stato indagato nel 2009 per una denuncia di abusi sessuali presentata dai genitori di una vittima maggiorenne.

    «Io non chiedo soldi: chiedo giustizia e serenità per me […] Vorrei soltanto vederlo lontano dal sacerdozio, e chiedo da lui il riconoscimento e l’assunzione delle sue responsabilità», aveva affermato in un’intervista con CNN Rodrigo Pino, il quale accusa il religioso di aver abusato di lui quando aveva 15 anni ed era il suo chierichetto. Ha anche aggiunto che «nella via di Dio c’è gente buona e gente cattiva. Io ho sperimentato la cattiveria con tutto il male che mi ha fatto, perché in quel momento io ho messo in questione anche la mia identità sessuale». Lo scorso 3 ottobre, lo stesso Pino ha rivelato di aver ricevuto «una risposta molto positiva dal Vaticano, una risposta che ci ha rallegrati». Ma Pino non ha voluto fornire più dettagli.

  • Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Belgio, indagini su più di cento preti sospettati per pedofilia

    Le procure del Belgio stanno indagando su un centinaio di preti accusati di abusi sessuali su minori. Per reati spesso commessi parecchi anni fa. La lista è stata ricostruita proprio grazie alle informazioni raccolte con le perquisizioni effettuate nel palazzo episcopale di Malines e in altri uffici nel giugno del 2010. La maggior parte dei religiosi coinvolti vive nell’area nord, in particolare nelle Fiandre. Vatican Insider parla di preti “omosessuali”.

    http://www.uaar.it/news/2011/11/21/belgio-…-per-pedofilia/

    Belgique : la justice reçoit les noms d’une centaine de prêtres soupçonnés de pédophilie

    Publié le 19-11-11 à 17:10 Modifié à 17:23 par Le Nouvel Observateur avec AFP 4 réactions
    Un commission spéciale avait recueilli des centaines de témoignages, après des aveux de l’évêque de Bruges en avril 2010.

    Réagir

    Le parquet fédéral belge a communiqué aux parquets locaux du pays les noms d’une centaine de prêtres et religieux encore en vie soupçonnés d’actes pédophiles, souvent anciens, afin notamment de mieux les surveiller, rapporte samedi un quotidien belge.

    Selon le quotidien néerlandophone Het Laatste Nieuws, qui cite des sources judiciaires, il s’agit avant tout d’éviter qu’ils ne fassent de nouvelles victimes.

    La liste a été établie sur la base des données récoltées lors des saisies effectuées durant des perquisitions menées notamment au palais épiscopal de Malines, au nord de Bruxelles, siège de l’archidiocèse de Malines-Bruxelles, en juin 2010.

    Des données recueillies par une commission spéciale consacrée aux abus sexuels dans l’Eglise catholique belge, qui a rassemblé des centaines de témoignages, ont également été utilisées pour la confection de cette liste, précise le journal.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant.

    Ils exercent surtout en Flandre

    La plupart des religieux identifiés vivent dans le nord du pays, en Flandre, et tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres suspects, a précisé le journal.

    Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé, selon la même source.

    A l’instar des Etats-Unis, de l’Irlande et de l’Allemagne, l’Eglise catholique belge a été éclaboussée par des scandales de pédophilie.

    Des centaines de témoignages ont été adressés à une commission spéciale, après les aveux de l’évêque de Bruges, Roger Vangheluwe, qui a démissionné en avril 2010 après avoir reconnu des actes pédophiles.

    Cette démission avait délié de nombreuses langues, principalement en Flandre.

    En septembre dernier quelque 70 victimes d’abus sexuels commis par des prêtres ont déposé une plainte collective devant le tribunal de Gand (ouest) contre les plus hautes autorités de l’Eglise catholique belge et le Saint Siège, qu’elles accusent d’avoir laissé faire, voire couvert des actes de prêtres pédophiles pendant des années.

    Le Nouvel Observateur – AF

    http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20111…pedophilie.html

    9/11/2011
    Belgio, 100 preti gay nel mirino della giustizia
    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa

    Una protesta contro gli abusi nella Chiesa
    Sono sospettati di aver commesso in passato abusi sessuali. I loro nomi sono statti rivelati alle autorità locali
    La Giustizia belga ha identificato un centinaio di preti omosessuali sospettati di avere commesso abusi sessuali ed ha inviato i loro nomi a numerose autorità locali del Paese.

    Secondo quanto riporta la stampa nazionale, i reati commessi da queste persone – che per la maggior parte vivono nelle Fiandre – risalgono al passato, ma la Procura federale belga ha comunque deciso di rivelare le loro identità alle varie autorità locali. In questo modo, scrive la stampa belga, potranno sorvegliare i religiosi per assicurarsi che non commettano altri reati.

    La lista di nomi è stata messa a punto grazie alle informazioni raccolte durante alcune perquisizioni nell’ambito della cosiddetta ’Operazione Kelk’ contro la pedofilia nella Chiesa. Hanno contribuito a completare la lista, sottolinea la stampa, anche le stesse vittime degli abusi sessuali, le quali hanno parlato delle violenze subite – in alcuni casi – anche una decina di anni fa.

    Tutte le procure fiamminghe hanno ricevuto la lista dei nomi dei preti pedofili, «nessuna regione è stata risparmiata», hanno commentato fonti giudiziarie. E alcune di queste procure hanno già detto ai diretti interessati che sono al corrente del loro passato.

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    Le parquet livre les noms de centaines de prêtres pédophiles aux autorités locales

    La justice a identifié une centaine de religieux pédophiles encore en vie et la majorité d’entre eux vivent en Flandre.

    Redaction en ligne

    Publié le 19/11 à 10h37

    Les faits dont ils se sont rendus coupables sont anciens mais le parquet fédéral a communiqué les identités des religieux pédophiles aux diverses autorités locales. Ces dernières doivent veiller à ce que ces religieux ne fassent pas d’autres victimes, indique samedi le journal Het Laatste Nieuws.

    La liste des noms a été établie sur base des données récoltées lors des saisies effectuées pendant l’Opération Kelk – l’action judiciaire et les perquisitions menées notamment au Palais épiscopal – ainsi qu’auprès de la commission Adriaenssens.

    Ces derniers mois, la liste a été complétée par des victimes d’abus sexuels qui ont relaté les abus sexuels dont elles avaient été victimes parfois des dizaines d’années auparavant. Tous les parquets flamands ont reçu des noms de prêtres pédophiles.

    “Aucune région n’a été épargnée”, indiquent des sources judiciaires. Certains procureurs ont déjà clairement fait savoir aux religieux concernés qu’ils sont au courant de leur passé.

    http://www.lameuse.be/actualite/belgique/2…es-918620.shtml

  • Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Dopo essere stata travolta dagli scandali su abusi sessuali, la Chiesa belga corre ai ripari. “Deve proteggere i propri bambini”, dice l’arcivescovo Leonard. Troppo poco per Van Steenbrugge, l’avvocato che difende le vittime
    La Chiesa cattolica belga ha deciso di sottoporre i suoi giovani seminaristi a test psicologici per prevenire eventuali tendenze pedofile. L’annuncio è del l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard in persona, il capo della comunità. “La Chiesa deve fare un lavoro migliore per proteggere i bambini”. Questi test saranno accompagnati da incontri periodici con psicologi specializzati che seguiranno le tracce di un codice per prevenire gli abusi sui minori che sarà pubblicato a breve.

    Una decisione dettata anche dal ciclone di scandali che ha scosso il clero di quel paese, dopo che centinaia di casi di abusi commessi tra gli anni Cinquanta e Sessanta sono venuti a galla negli ultimi mesi. A fare luce sull’accaduto era stata la Commissione Adriaenssens, dal nome dell’omonimo psicologo Peter Adriaenssens che la presiedeva. Istituita nel 2000 dalla stessa Curia per investigare sugli abusi commessi nelle parrocchie belghe negli ultimi cinquant’anni, in pochi mesi di indagini, la commissione aveva raccolto 450 denunce di ex vittime di abusi commessi tra il 1960 e il 1985 da preti, insegnanti e capi di movimenti giovanili. Secondo il rapporto redatto dalla commissione, e poi finito su Internet, “la maggior parte delle vittime aveva all’incirca 12 anni”, “una ne aveva 2, cinque ne avevano 4, otto ne avevano 5 e dieci 7”. Sempre secondo il rapporto, 102 degli abusi sono stati commessi dai membri di una delle 29 congregazioni religiose presenti in Belgio. Tredici di queste vittime non hanno superato lo choc e si sono suicidate.

    Uno dei casi più scandalosi sollevati dalla commissione d’inchiesta nell’aprile del 2010 è stato quello di monsignor Roger Vangheluwe, oggi 74enne, ex-vescovo di Bruges, una delle più importanti diocesi delle Fiandre. Il prelato ha confessato di aver abusato sessualmente di suo nipote minorenne, sia quando era ancora sacerdote sia dopo la nomina vescovile. In quell’occasione l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard, aveva dichiarato che “d’ora in avanti la Chiesa belga è impegnata in uno sforzo di trasparenza, voltando risolutamente pagina rispetto all’epoca, non così lontana, nella quale nella Chiesa come altrove si preferiva la soluzione del silenzio o del mascheramento”. Parole pesanti che molti hanno interpretato come una dura critica al suo predecessore, il cardinal Godfried Dannels, in pensione da soli pochi mesi.

    L’annuncio oggi di sottoporre i giovani seminaristi a test psicologici è stata accolta in modo tiepido da chi difende quotidianamente le ex vittime, come l’avvocato Walter Van Steenbrugge, che ha dichiarato al settimanale belga Le Vif/L’Express che “studiare il profilo psicologico dei futuri preti costituisce un minimo passo nella buona direzione ma non va oltre, perché la Chiesa non elimina i veri dogmi che sono alla base del problema, come il ruolo della donna e il celibato dei sacerdoti?”

    La decisione arriva qualche giorno dopo che un’associazione americana a tutela delle vittime dei preti pedofili ha chiesto alla Corte penale internazionale dell’Aja di incriminare Benedetto XVI e tre alti prelati del Vaticano (Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada) per aver “tollerato abusi e molestie su minori”. Proprio questa associazione, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), e l’Ong per i diritti umani Center for Constitutional Rights (Ccr) si stanno apprestando a fare il giro delle principali capitali europee per “raccogliere informazioni utili” e “testimonianze di altre vittime”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23…edofile/159328/