Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roma

  • Sorisole, preti pedofili e minori con condanne nella stessa struttura

    Sorisole, preti pedofili e minori con condanne nella stessa struttura

    Un sacerdote, detenuto dal febbraio 2013 nella casa circondariale di via Gleno, dove sta scontando una condanna definitiva a sette anni e quattro mesi per abusi su un minore che frequentava l’istituto scolastico e per detenzione di materiale pedo-pornografico trovato nel proprio computer, a marzo potrebbe lasciare il carcere di Bergamo.

    E’ don Marco Baresi, ex vicedirettore del Seminario diocesano di Brescia, che dopo aver scontato oltre 4 anni ai domiciliari, ora è in carcere a Bergamo a seguito della condanna definitiva stabilita dalla Cassazione nel febbraio 2013: sette anni e 4 mesi.

    Ma dove andrebbe don Baresi a scontare il resto della sua pena?

    La struttura individuata è il Patronato San Vincenzo di Sorisole, diretta da don Fausto Resmini, coordinatore dei cappellani delle carceri lombarde e cappellano di quello di Bergamo. Dentro le mura del Patronato San Vincenzo trova spazio anche, dal 1978, una comunità di accoglienza per minori denominata “Don Lorenzo Milani”.

    LA COMUNITA’ PER MINORI

    A questa comunità sono affidati minorenni con un’età compresa tra i 14 e i 18 anni che, per decreto del Tribunale dei Minori, vengono cautelativamente allontanati dalle loro famiglie: vittime di sfruttamento e violenza; minori agli arresti domiciliari; minori in custodia perché arrestati in flagranza di reato; minori passati in giudicato e per i quali è stata accertata la pericolosità sociale. La comunità offre accoglienza anche a minori stranieri non accompagnati ed a giovani richiedenti asilo politico e profughi. Inoltre si offre accoglienza notturna a tutta una serie di giovani senza fissa dimora ed ad adulti con diversi problemi di emarginazione grave.

    Eppure, è proprio dietro l’alta siepe che circonda il villaggio dei fanciulli voluto da don Bepo Vavassori a Sorisole, che i vescovi delle dieci diocesi lombarde (Bergamo, Brescia, Crema, Cremona, Milano, Vigevano, Pavia, Como, Lodi e Mantova) anni fa hanno deciso di aprire in gran segretezza una comunità di pronto intervento e accoglienza per preti incappati nella giustizia: indagati o addirittura già condannati per pedofilia o per aver commesso abusi su minori. Una struttura d’emergenza dove trascorrono lunghi periodi anche sacerdoti affidati ai servizi sociali per adulti.

    Nella maggior parte dei casi questi religiosi, nonostante la condanna, continuano la loro vita pastorale per di più vicini, vicinissimi, ai ragazzi accolti al Patronato. In questa struttura sono stati accolti negli ultimi anni sacerdoti che sono saliti alla ribalta della cronaca giudiziaria proprio per i loro abusi sui minori.

    I CASI E I PRECEDENTI

    Come don Tarcisio Baccalà 62 anni, un lungo curriculum di spostamenti in tantissime parrocchie d’Italia, da Trezzano sul Naviglio a Roma. Parrocchie e oratori da dove è dovuto fuggire, denunce causa per pedofilia, trovando per anni riparo anche nella comunità Villa Iride dei padri Venturini, che esiste per preti pedofili, sul lago Maggiore, a Verbania.

    Al Patronato San Vincenzo di Sorisole, pizzicato da un servizio televisivo delle Iene, ha trovato rifugio fino a poco tempo fa anche don Adriano Locatelli 65 anni, già vicario parrocchiale a Cologno al Serio, accusato di abusi sui minori, o ancora don Vincenzo Sorini, della diocesi di Milano, finito sotto inchiesta e poi condannato per abusi sessuali e possesso di materiale pedo-pornografico.

    Tanti i ragazzini che nell’arco di oltre dieci anni sarebbero stati avvicinati dal religioso che, con la scusa di scattare fotografie, li denudava e faceva “avances” nei loro confronti. Per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico con adolescenti trovato dalla polizia, diligentemente catalogato, nella canonica di un paesino di Varese, sul lago Maggiore dove il sacerdote ha svolto il suo compito di pastore di anime. Ancora oggi è in affidamento ai servizi sociali ospite del Patronato San Vincenzo.

    Sempre a Sorisole era stato ospitato don S. R. 51 anni di Masano di Caravaggio che nel 2010 era finito nel mirino della trasmissione televisva Le Iene con l’accusa di aver molestato due ragazzi fingendo di fornire loro un supporto spirituale. Per quegli episodi documentati dalle telecamere il vescovo di Cremona, monsignor Dante Lanfranconi, lo aveva sollevato dal proprio incarico al Santuario di Caravaggio. Così don S.R. aveva trovato riparo al Patronato di Sorisole per alcuni mesi fino a quanto, stanco della pressione a cui era stato sottoposto, decise di togliersi la vita alla fine novembre 2010.

    Accanto alla comunità per minori di Sorisole sono stati ospitati in questi anni sacerdoti di Cremona e di Milano. Ognuno con una storia che racconta una provincia italiana dove, ancora, “i panni sporchi si lavano in famiglia”. O in parrocchia.

    I LUPI E GLI AGNELLI

    “Lavare i panni sporchi in famiglia” non è certo una citazione evangelica, che del resto dice il contrario (“È inevitabile che gli scandali accadano”), ma è diventata una pratica che dovrebbe nascondere il più spiacevole dei problemi: la piaga della pedofilia non è una questione che ha colpito chiese e parrocchie lontane, ma è una realtà assolutamente presente a Bergamo, cuore del cattolicesimo. Possibile che nessuno si sia chiesto come possano coabitare nella stessa struttura molestatori e vittime? O forse, biblicamente parlando, lupi e agnelli?

    Don Fausto Resmini, a cui abbiamo posto queste domande risponde (lo potete leggere in un articolo a parte o cliccando qui) illustrando obiettivi e meriti dell’iniziativa ed esclude qualsiasi convivenza con i minori anche se, dice “è facile generalizzar ed equivocare”.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/sorisole-preti-pedofili-e-minori-con-condanne-nella-stessa-struttura-184186

  • La Curia condanna ma il prete la sfida

    La Curia condanna ma il prete la sfida

     di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 20 gennaio 2014 –

    Non è stata una passeggiata l’audizione sugli abusi ai minori nella Chiesa cattolica, cui il Vaticano ha dovuto sottoporsi a Ginevra davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, in quanto firmatario delle Convenzione per la protezione del fanciullo.

    L’inquirente Sara Oviedo – riferisce l’Associated Press – ha “messo sulla graticola” la Santa Sede con le sue domande sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. La questione è la stessa da anni.

    Da un lato il Vaticano sostiene di non essere il capo diretto delle centinaia di migliaia di preti sparsi nel mondo, dall’altro è indubbio che soltanto nel momento in cui Benedetto XVI ha deciso di voltare pagina – con nuove norme – rispetto all’omertà tradizionale, qualcosa ha cominciato a muoversi a livello internazionale.

    Ma molto rimane ancora da fare. Perché mentre ci sono episcopati che si sono mossi con serietà già prima della svolta di Benedetto XVI – Usa e Germania per citarne alcuni – organizzando strutture nazionali di sostengo alle vittime e di monitoraggio del fenomeno, la conferenza episcopale italiana continua una linea di eclatante inerzia. I documenti, che citiamo, si riferiscono a due casi.

    Una vicenda di abuso accaduta ad Acireale e la storia di don Conti, parroco romano condannato a quattordici anni per abusi dalla Corte di appello di Roma e nei confronti del quale le autorità ecclesiastiche non hanno finora preso nessuna misura. Ad Acireale c’è una madre, che ha appreso sconvolta che suo figlio – oggi trentottenne ricercatore in oncologia a New York – è stato abusato da quattordicenne in un arco di quasi due anni da un prete amico, don C. C.. In città è considerato una persona colta e carismatica, ma durante il processo canonico sono emersi – riferisce l’avvocato Giampiero Torrisi – “altri due casi di molestie”. Dopo anni di sofferenze tenute dentro, nel 2012 la vittima Teo Pulvirenti porta di fronte al tribunale ecclesiastico il prete, che aveva abusato di lui. É un caso di buona giustizia ecclesiastica a livello diocesano.

    Il vescovo monsignor Antonino Raspanti compie rapidamente l’indagine preliminare, appura che i fatti meritano un processo, si apre il procedimento e il tribunale ecclesiastico di prima istanza riconosce la colpevolezza di don C.. Scrive a Pulvirenti il vescovo: “In questo grado il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati. Egli dovrà, pertanto, sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. É il 7 agosto 2013. Don C. ricorre alla Congregazione presso la Dottrina della fede, ma ancora prima del ricorso sfida pubblicamente la sentenza girando per la città. “Si è messo a passeggiare in centro di fronte alla cattedrale”, racconta l’avvocato Torrisi, legale di Pulvirenti. Una provocazione mirata per dimostrare di non tenere in alcun conto le misure di interdizione.

    Il vescovo non sa come obbligare il prete abusatore, la conferenza episcopale è notoriamente assente, la madre di Pulvirenti scrive disperata una lettera a papa Francesco chiedendo un “segno CONCRETO di vicinanza a chi soffre” e denunciando che la sentenza avrebbe dovuto metterlo “in condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero, ma non ne ho certezza…”. Rivolgersi al papa non è una moda, è l’estrema speranza per chi vede che l’apparato ecclesiastico è inceppato e la giustizia disapplicata. É chiaro che il vescovo locale avrebbe bisogno di tutto l’aiuto concreto della Cei per “applicare la legge” nei confronti del prete responsabile di abusi. Ma così non è. La controprova di questa intollerabile passività della Cei si ha nello scambio di lettere tra il presidente dell’associazione “Caramella Buon onlus”, il cattolico Roberto Mirabile, e il presidente della Cei cardinale Bagnasco. L’associazione sostiene da anni le vittime nel difficile cammino di elaborare la violenza subita e di ottenere giustizia. Mirabile ha sostenuto Teo Pulvirenti ed è intervenuto nel caso Conti.

    Parroco di Selvacandida Ruggero Conti è stato condannato nel maggio scorso in appello a quattordici anni e due mesi per violenza continua e aggravata ai danni di una serie di minori. Le vittime attendono con ansia la sentenza di Cassazione, ma sanno che Conti sta sperando che il passare dei mesi lo porti alla prescrizione. (Uno degli effetti della legge Cirielli, ringraziare Berlusconi). La cosa sorprendente è che a differenza di Acireale, le autorità ecclesiastiche romane non hanno mosso un dito. Mirabile scrive a Bagnasco il 3 giugno 2013, chiedendo “quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti e quale misura Sua Eminenza intende prendere nei confronti del Vescovo Monsignor Gino Reali, chiaramente chiamato in causa nel corso del procedimento giudiziario… (che) pur essendo più volte stato informato degli episodi equivoci del Conti, aveva mantenuto negli anni un atteggiamento a dir poco di favoreggiamento e comunque di non-intervento”. Mirabile pone anche la questione del risarcimento delle vittime, che ad esempio ad Acireale è stato impostato correttamente, riconoscendolo alla vittima. La riposta, a firma del sottosegretario Cei, è un capolavoro di evasività. Si citano begli interventi di Benedetto XVI e Francesco, si spiega che la Cei ha varato Linee-guida, in cui è stato “chiaramente affermato che assume importanza fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le vittime degli abusi” e si conclude elegantemente che “in questo quadro non spetta alla Conferenza episcopale italiana valutare ‘quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti’, come pure esula dalle competenze di questa Conferenza episcopale… la presentazione di scuse alle vittime e la valutazione riguardo a eventuali risarcimenti”. Distinti saluti e chi si è visto s’è visto.

    Ci aiuti, il colpevole è tra noi

    Santo Padre chi le scrive è una madre di Acireale, città che da tempo vive il peso di una vergogna ad oggi insoluta firmata don C. C.. Mio figlio Teo, il secondogenito, oggi è un uomo di 38 anni. É un affermato ricercatore nel campo del tumore al cervello e vive a New York. Un giorno mio figlio mi chiama e mi prega di partire per New York. Lo raggiungo e mi racconta di aver subito abusi sessuali durante l’adolescenza…

    Il buio diventa ancora più profondo, quando mio figlio mi dice che la persona che ha abusato di lui è stato un nostro carissimo amico, nostro punto di riferimento, parroco della nostra comunità. Mi si è congelato il sangue. E mi si congela ogni secondo ogni attimo quando penso a quello che hanno subito mio figlio e altri, altre come lui. La sentenza del processo canonico in primo grado s’è già conclusa con la condanna di questa persona: ma, non rispettando la sentenza, continua a girare per la città (addirittura sembra sia entrato fino a qualche tempo fa nei locali della basilica di San Sebastiano, dove era appunto decano)…

    L’obiettivo (della sentenza) era che fosse messo nella condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero ma non ne ho certezza. Santo Padre, me la dia Lei questa certezza, faccia in modo che la Chiesa dia un segnale CONCRETO di vicinanza a chi soffre. Aiuti mio figlio, aiuti la mia città. Le scrivo da figlia, Le scrivo da amica, Le scrivo da madre.

    Mariolina. Una mamma

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140120politi.pdf

     

  • Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    A Ginevra si è parlato dell’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo (Convention on the Rights of the Child, Crc). Nel Rapporto della Santa Sede il nunzio Tomasi ribadisce l’impegno della Chiesa per contrastare il crimine degli abusi.

    Oggi a Ginevra la sede delle Nazioni Unite è stata teatro di una discussione sull’applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.

    In particolare sono stati esaminati i rapporti sull’applicazione in alcuni stati della convenzione. Il rapporto della Santa Sede è stato presentato da monsignor Silvano Maria Tomasi, Nunzio Apostolico della Santa Sede alle Nazioni Unite a Ginevra. Tomasi ha ribadito a chiare lettere l’impegno della Chiesa per affrontare il crimine degli abusi, sia a livello centrale che a livello periferico, nelle singole realtà a cominciare dalle strutture educative. È stato ripercorso l’impegno degli ultimi papi per contrastare la pedofilia, da Giovanni Paolo II, da BenedettoXVI e da papa Francesco.

    Il rappresentante vaticano ha poi ricordato che a dicembre scorso Papa Francesco ha deciso di istituire una commissione “ad hoc” per la prevenzione della pedofilia del clero. Tomasi ha pure fatto un implicito riferimento al caso di un diplomatico vaticano “cittadino dello Stato della Città del Vaticano,  messo sotto indagine per presunti crimini sessuali compiuti contro bambini al di fuori del territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Riferimento al caso dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Jozef Wesolowski, indagato nel paese latino-americano e in Polonia, dimesso da rappresentante vaticano il 21 agosto e richiamato da allora da Roma.

    Interpellato sul nodo della non-estradizione dagli esperti dell’Onu, Tomasi ha peraltro ribadito che, in forza delle nuove norme approvate da Papa Francesco, Wesolowski verrà processato in Vaticano (e non dunque estradato) in quanto diplomatico della Santa Sede. L’ex nunzio sarà processato, non solo, canonicamente, dalla congregazione per la Dottrina della fede, ma anche, penalmente, dal tribunale vaticano. L’indagine, ha detto Tomasi, è in corso e il presule polacco sarà giudicato con “la severità che merita”.

    http://www.gdp.ch/notizie/esteri/vaticano-allonu-saremo-esempio-contro-la-pedofilia-id8631.html

  • Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

    Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

     612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati.

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI

    Le statistiche sul biennio 2011-12 sono contenute in un documento elaborato dalla Santa Sede per difendersi davanti a una commissione Onu a Ginevra. E mostrano la massiccia crescita del numero di religiosi rimossi rispetto al 2008-2009, quando furono 170. Ma la Santa Sede: “Dati errati”

    17 gennaio 2014

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI(ansa)
    CITTA’ DEL VATICANO – Un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12 contiene dei numeri impressionanti e finora sconosciuti: Benedetto XVI, ha riportato allo stato laicale circa 400 preti accusati di molestie a bambini. Questa la notizia diffusa oggi dall’Associated Press, in parte smentita dalla Santa Sede: “Si tratta di dati errati”, dice padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana.

    Le statistiche del biennio – scrive l’agenzia – rivelano la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano per la prima volta ha diffuso quel genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato solo il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    Il documento, ottenuto oggi dall’Ap che ne dà notizia sul suo sito, è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, riunitasi questa settimana proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano. Statistiche tratte dalle attività dei suoi vari uffici, inclusa la Congregazione per la Dotrrina della Fede, che valuta le sagnalazioni sugli abusi sessuali.

    Rispondendo alle domande della Commissione, l’arcivescovo Silvano Tomasi, ambasciatore vaticano in Svizzera, avrebbe utilizzato solo alcune delle statistiche riportate nel documento di cui scrive l’Ap. E una fonte della stessa Commissione nega che l’organismo Onu abbia mai ricevuto il documento.

    Sebbene pubblici, quei documenti non sono disponibili o venduti fuori Roma e normalmente si trovano in Vaticano o nelle biblioteche dell’Università Cattolica. L’analisi fatta dalla Ap spiega che le fonti utilizzate per redigere il documento mostrano la notevole evoluzione nelle procedure della Santa Sede in merito ai casi di preti pedofili a partire dal 2001, quando il vaticano ordinò ai vescovi di segnalare i casi in cui le accuse fossero credibili.

    In base alle norme adottate dal 2001 con l’azione di Ratzinger, la Congregazione nper la Dottrina della Fede analizza ogni caso arrivato alla Santa Sede e istruisce i vescovi su come procedere. E in ogni passaggio della procedura al prete è concesso di difendersi. La Congregazione ha iniziato a produrre le cifre solo a partire dal 2005.

    La precisazione della Santa Sede. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che la notizia diffusa dalla Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
    Nel volume – spiega il portavoce vaticano – si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori”
    . Tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17…o_xvi-76230818/

  • Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Il prete che stuprò una 14enne lascia lettera-testamento: “Perdonatemi”

    Era finito al centro di uno scandalo per la violenza sessuale, nel 1980, su una quattordicenne che era rimasta incinta. Il prete autore dello stupro, don Pietro Tosi, morto mercoledì, a 87 anni, nella casa di riposo di Cesta (Ferrara), aveva poi espresso il suo rimorso in una lettera al vescovo, Luigi Negri. “Ho sofferto e pianto – dice nella missiva, resa nota solo ora -, ho un macigno sul cuore. Chiedo perdono e ringrazio chi vorrà concedermelo”.

    “Ho sofferto e pianto, ho un macigno sul cuore troppo pesante. E solo il senso di essere sacerdote mi consente di sopportarlo. Chiedo perdono per i danni che ho causato e ringrazio chi vorrà concedermelo. Anche se so che sarà difficile” riporta il testo della lettera.

    Nonostante la violenza risalga al 1980, lo scandalo è esploso solo recentemente dopo che il bambino nato da quello sturpo, Erik Zattoni, ha rivelato la sua storia alla trasmissione “Le Iene”. Il ragazzo non era presente al funerale, a cui hanno preso parte invece i parenti di don Tosi e molti fedeli della parrocchia di Cornacervina.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/2014/notizia/il-prete-che-stupro-una-14enne-lascia-lettera-testamento-perdonatemi-_2021561.shtml

  • “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    “Io, violentata a 13 anni, così ho trovato il coraggio di denunciare quel prete”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Il dramma di Francesca inizia da ragazzina in una parrocchia in Molise, quando don Marino la abbraccia per la prima volta in sagrestia. Seguono quattro anni di rapporti e di silenzi, poi la decisione di rivolgersi al vescovo, che sospende il sacerdote, e ai magistrati. “Ma in paese difendono quell’uomo. E io sogno di fuggire”

    di LUIGI NOCENTI

    PORTOCANNONE – UNA sera, dopo le prove del coro, don Marino mi ha chiamata in sagrestia: ha chiuso la porta a chiave e ha iniziato ad abbracciarmi forte e a toccarmi. Sono rimasta senza fiato e non ho avuto la forza di evitare quei contatti”. È solo l’inizio di un racconto dell’orrore, di un’adolescenza rubata a una ragazzina di 13 anni.

    FRANCESCA (il nome è di fantasia), oggi maggiorenne, è cresciuta a pochi chilometri da Termoli, nel comune molisano di Portocannone. Quattro anni di silenzio fino alla querela per ipotesi di abuso sessuale su minore di anni 14, due tentati suicidi e il suo presunto carnefice, don Marino Genova, 58 anni, sospeso in via cautelativa a divinis dal vescovo della diocesi Termoli-Larino. Una vicenda inquietante dove alberga l’ombra della pedofilia, ma anche la storia del coraggio di Francesca nell’esporsi in prima linea e uscire dal silenzio.

    È vero che don Marino voleva un figlio da lei?
    “Sì, mi diceva che ai miei 18 anni avrebbe voluto un rapporto completo. Io non volevo rimanere incinta, ma lui insisteva. Non ha mai preso precauzioni durante i nostri rapporti sessuali”.

    Come si sente oggi?
    “Aver raccontato tutto mi fa sentire sollevata, soprattutto dallo scorso 3 aprile, quando ho denunciato don Marino. Non lo faccio per soldi, ma per il male che mi è stato fatto. Oggi provo tanto schifo: per lui, per ciò che mi ha fatto, ma anche disprezzo verso me stessa, per non essere stata capace di difendermi. Spero almeno che la mia storia dia il coraggio di ribellarsi a chi vive vicende simili, in particolare eventuali altre vittime di don Marino: potrei non essere stata l’unica ad aver ricevuto le sue attenzioni sessuali”.

    Come ha conosciuto don Marino Genova?
    “Sono orfana di padre dall’età di 3 anni, mi hanno cresciuto mia madre e la nonna paterna. Fu lei a regalarmi un pianoforte quando ero bambina, ed è così che è nata la mia passione per la musica. Ho iniziato il conservatorio a 7 anni e a 12 mi fu chiesto di suonare l’organo per il coro della chiesa del paese. È qui che ho conosciuto don Marino”.

    Come sono nati i vostri incontri privati?
    “Mi mandava messaggi chiedendomi di andare in chiesa per aiutarlo. La prima volta che ha approfittato di me era da poco morta mia nonna ed ero molto fragile. Da quel momento è stato un susseguirsi di incontri intimi in sagrestia e anche a casa sua. Ci vedevamo un paio di volte a settimana”.

    Lei aveva 13 anni, lui 53 ed era pure un prete: non le sembrava strano?
    “Ciò che oggi non riesco a perdonarmi è proprio questo: non essermi resa conto di ciò che stava succedendo. Oggi è come se mi voltassi indietro e vedessi una bambina impaurita e sperduta che si fida del lupo cattivo, che confonde le lusinghe lussuriose di un prete di mezza età per dichiarazioni di vero amore”.

    Come è riuscita a porre fine a questa storia?
    “Una corista del gruppo parrocchiale aveva notato qualcosa di strano e un giorno sono crollata con questa signora. Avevo 17 anni e fino ad allora nessuno sapeva ciò che stava accadendo da quattro anni. Perfino mia madre: pensava che i miei disagi fisici  –  vomito, isteria, insonnia  –  fossero dovuti all’ansia per i troppi impegni tra il liceo, il conservatorio e il coro. Con questa signora sono anche andata dal vescovo Gianfranco De Luca”.

    E cosa accadde?
    “Era il novembre del 2012: don Marino è stato mandato in una comunità vicino a Roma. Poi sono entrata in contatto con Rete l’abuso e con il supporto legale di questa associazione ho deciso di querelarlo. A quel punto don Marino è stato sospeso: non può amministrare i sacramenti, celebrare messa né confessare. Ora sono in corso le indagini: spero si apra il processo e vengano appurate le sue responsabilità. In ogni caso, lui oggi può contare sul supporto della comunità in cui vive, a differenza di me”.

    Come mai?
    “Dopo che ho presentato la denuncia, mi sono ritrovata abbandonata a me stessa, anche economicamente. Il vescovo, che in passato mi aveva aiutato, dopo il mio diciottesimo compleanno ha dichiarato che stava diventando troppo costoso. L’ho scritto anche a Papa Francesco in una lettera in cui gli ho raccontato la mia storia e ciò che sto vivendo, il profondo disagio interiore in cui vivo: il malessere è esploso, tanto che ho pensato di farla finita”.

    E ha tentato il suicidio due volte.
    “Sì, per tutta l’estate sono stata ricoverata. Da allora mi segue uno psichiatra, assumo psicofarmaci, ma sto male. Ripensarmi in quegli atti sessuali è un incubo ad occhi aperti. Rivedo la bambina che ero e vorrei gridarle: fuggi, urla, ribellati. Ma nei ricordi non c’è una sola volta in cui sia riuscita a farlo, rimanevo lì, pietrificata, a subire di tutto. Ho ancora viva la sensazione di profondo stordimento dopo le sue carezze e i suoi baci, e il sentirmi mancare dopo il primo rapporto sessuale, senza neanche capire cosa fosse davvero accaduto. Mi chiedo a volte se si è reso conto di quanto male mi ha fatto”.

    E non è stato l’unico…
    “A ferirmi oggi sono anche tutte quelle persone che in qualche modo lo difendono o sostengono che in fondo non sono una vittima anche se avevo solo 13 anni e lui oltre quattro volte la mia età. In paese capita che mi ridano dietro o che su Facebook si formi un gruppo in suo favore. È incredibile, chissà se uscirò mai da questo tunnel di violenza psicologica. Persino la donna che all’inizio mi aiutò, mi portò dal prete esorcista del paese”.

    Cosa sogna per il suo futuro?
    “Dopo quello che è successo, ho lasciato il coro, la scuola, il conservatorio. Qui in paese sto davvero male. Sogno di andarmene, se qualcuno mi offrisse un lavoro, qualsiasi lavoro, fuggirei anche domani. A questo posto mi legano solo terribili, incancellabili ricordi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/15/news/io_violentata_a_13_anni_cos_ho_trovato_il_coraggio_di_denunciare_quel_prete-75972402/

  • Portocannone: Parla la presunta vittima di don Marino Genova. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Portocannone: Parla la presunta vittima di don Marino Genova. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    “Ho tentato il suicidio già due volte: mi ossessiona il ricordo di quegli incontri, di ciò che ho subito. Provo schifo per ciò che è accaduto. Avevo solo 13 anni e non mi sono resa conto della gravità di ciò che stavo subendo. Ma ora che sono diventata maggiorenne ho trovato la forza e il coraggio per dire basta”. Le parole di Francesca , 18 anni, si intervallano lunghi silenzi: gli psicofarmaci che è costretta a prendere le impastano la voce e la memoria, ma non le tolgono le forze per gridare gli abusi sessuali di cui sostiene di essere stata vittima per mano di un sacerdote.  “Don Marino Genova era il parroco della Chiesta di Portocannone dove suonavo l’organo per il coro”, racconta Francesca, che da quando aveva 7 anni ha studiato al conservatorio musicale di Termoli. “E’ stata mia nonna con grandi sacrifici a regalarmi un pianoforte quando ero piccola”, ricorda, anche se oggi la sua depressione è così forte che l’ha allontanata persino dal suo amore per la musica. Una depressione che nasce dalla sofferenza: “Avevo 12 anni quando ho conosciuto Don Marino. Lui ne aveva 53”, sottolinea la ragazza. “Le sue attenzioni per me sono cominciate l’anno dopo: avevo da poco perso mia nonna paterna a cui ero particolarmente legata, ero in un momento di grande fragilità emotiva”, spiega Francesca, rimasta orfana del papà all’età di 3 anni e da allora cresciuta con sua madre Paola, oggi 58 anni, e la nonna Rita morta nel 2009 a 87 anni. “Il primo anno carezze, abbracci, baci, strusciamenti, poi sono cominciati i rapporti sessuali. Io ero molto ingenua e le sue parole mi ammaliavano, mi faceva fare ciò che voleva. Ero come impotente, senza una mia volontà di fronte a lui. Mi mandava messaggi al cellulare o tramite computer e mi chiedeva di raggiungerlo in sagrestia oppure a casa sua. Poteva capitare che mi chiamasse anche di sera, dopocena. Nessuno sapeva nulla. Persino mia madre non aveva alcun sospetto perché sapeva che andavo in chiesa, si fidava di Don Marino”, spiega Francesca.

    “Mia figlia ha sofferto per diversi anni di ansia, vomito, nervosismo, a scuola gli insegnanti mi dicevano che era sempre distratta. Pensavo che fossero i troppi impegni tra la scuola e il conservatorio, a cui si aggiungeva il coro per guadagnare qualcosa”, spiega la signora Paola. “Mai avrei immaginato ciò che stava accadendo”, dichiara oggi tra la rabbia e il dolore. “Ho sempre cercato di proteggere mia figlia proprio perché era rimasta senza il padre e saperla in parrocchia mi rendeva tranquilla. Ancora adesso mi chiedo come questa persona che è persino un prete, abbia potuto fare una cosa simile. Francesca non era altro che una bambina indifesa e lui si è approfittato della sua incapacità di ribellarsi”. Ed è proprio questo che oggi la giovane non riesce a perdonarsi: “Ora che ripenso a quegli anni mi chiedo perché ho accettato tutto questo, probabilmente ne ero succube, pensavo addirittura mi amasse. Più volte ho cercato di allontanarmi da lui anche perché il suo atteggiamento di totale indifferenza nei miei confronti dopo i rapporti intimi, mi feriva. Ma Don Marino tornava a cercarmi e io continuavo a subire. Finché una delle signore del coro notò qualcosa di strano: mi chiese spiegazioni e io sono le raccontai la verità”, spiega Francesca . “Insieme a lei andai anche dal Vescovo della Diocesi Gianfranco De Luca”, ricostruisce la ragazza. “Era il novembre 2012 e da quel momento Don Marino fu allontanato dalla parrocchia e mandato in una comunità vicino a Roma. Ma il 3 aprile 2013, dopo essere entrata in contatto con Rete l’Abuso e Francesco Zanardi, ho deciso di sporgere denuncia assistita dai loro avvocati: non è stato facile ma è stato l’unico modo per ribellarmi al mio passato e a quattro anni di abusi. A quel punto il vescovo ha sospeso Don Marino “a divinis”. Sebbene in via temporanea, Don Marino Genova attualmente non può amministrare sacramenti, confessare, celebrare messa finché non sarà fatta chiarezza sulla vicenda. “Dal punto di vista civile, dopo la mia querela sono in corso le indagini. Non so come finirà, spero di avere giustizia anche se nessun processo potrà restituirmi la serenità e il mio diritto a vivere un’adolescenza normale. A giugno dello scorso anno sono diventata maggiorenne ma non è stato un bel traguardo: mi sono sentita sola, sporca, debole. E ho perso la voglia di vivere”, racconta esasperata Francesca  che dopo un periodo di ricovero ospedaliero, è ora in cura da uno psichiatra.

    “Francesca  è una ragazza molto coraggiosa e ciò che ha fatto sporgendo querela ne è la dimostrazione”, interviene la signora Norma, 76 anni, ex maestra elementare e oggi amica fidata della ragazza. “La conosco fin da quando era bambina, riservata ed educata. Ciò che le è accaduto è vergognoso. Purtroppo il paese dove vive è piccolo e c’è chi dubita delle sue parole o addirittura la deride sebbene lei sia la vittima di questa vicenda. Io le ripeto sempre che deve camminare a testa alta, di guardare avanti, riprendere a studiare, ritrovare il piacere di suonare: chi l’ha ascoltata dice che le sue dita sono come il tocco delle ali di un angelo. Non deve arrendersi a chi la fa sentire in colpa o vede del male in lei”. Il male in lei, tanto che Francesca  è stata perfino portata dall’esorcista del suo paese: “Ho accettato anche questo”, dice arrendevole la ragazza. “Per due volte sono andata da un  sacerdote esorcista ma oggi sono certa: il profondo malessere interiore che provo deriva dagli abusi sessuali che ho subito, è solo questa la fonte del mio male”, constata con razionalità Francesca . “Lo scorso settembre mi sono recata a Roma per andare da Papa Francesco. Sono arrivata presto, per conquistare la prima fila perché volevo consegnargli una lettera. Gli ho scritto la mia storia, la storia del mio dolore. Spero di avere un riscontro confidando nella sua comprensione, nella sua capacità di accogliere chi soffre. E che il colpevole della mia tragedia venga punito. Perché ciò che è accaduto a me non accada a nessun’altra. Anzi, invito eventuali altre vittime di Don Marino Genova a farsi avanti perché l’unica nostra arma è quella di ribellarci”.

    Luigi Nocenti

    Leggi il servizio completo su Visto di questa settimana

  • Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    BBC accusato di pregiudizio anti-cattolico
    Arcivescovo cattolico di Birmingham Vincent Nichols
    Mr Nichols ha parlato a nome dei cattolici in Inghilterra e Galles
    L’arcivescovo cattolico di Birmingham ha criticato sezioni della BBC, accusandoli di pregiudizio anti-cattolico.

    SER Mons. Vincent Nichols ha detto parti della notizie e attualità reparto della società è apparso per visualizzare la Chiesa cattolica “ostilità”.

    Le sue osservazioni sono state fatte prima di tre programmi che ha detto criticato la Chiesa cattolica.

    In una dichiarazione rilasciata a Londra il Lunedi, ha detto un programma in particolare, era “offensivo per tutti i cattolici in questo paese”.

    Papa caricaturale

    I tre programmi dovute ad essere trasmesso sono Kenyon Confronts, che indaga accuse di pedofilia nella chiesa, un programma documentario Panorama chiamato Sex and the Holy City e una serie animata BBC Three Popetown, in cui il Papa è caricaturale.

    L’arcivescovo ha individuato Kenyon Confronts per particolari critiche e nella sua dichiarazione ha detto che il programma è stato incentrato sulla “vecchie” le denunce di abusi che erano stati adeguatamente studiati.

    Egli ha anche affermato i ricercatori per il programma erano avvicinati sacerdoti dell’arcidiocesi di Birmingham in modo aggressivo, tra cui una presunta chiamata a uno nelle prime ore del mattino.

    Un 79-anno-vecchio prete è stato telefonò da un giornalista che agisce per la società il giorno il sacerdote aveva lasciato l’ospedale dopo l’intervento chirurgico, ha detto.

    E ‘offensivo per tutti i cattolici in questo paese
    SER Mons. Vincent Nichols su Kenyon Confronts

    Egli ha affermato un altro anziano sacerdote era stato “conquistato” da un giornalista in una casa di cura.

    Nella dichiarazione, l’arcivescovo ha detto: “La BBC è una grande società e le mie obiezioni non sono diffusi in tutta la BBC o di fare con la BBC come istituzione.

    «Ma ci sono chiaramente elementi o individui, soprattutto – per quanto posso dire – nei notizie e attualità, che sembrano avvicinarsi alla Chiesa cattolica con grande ostilità.

    “Certamente la comunità cattolica è stufo di vedere un servizio pubblico con il canone da pagare giornalisti senza scrupoli che cercano di ri-diffondere notizie vecchie e di trasmettere programmi che sono così fazioso e ostile. Troppo è troppo.”

    ‘Falso’

    Ha anche detto che i piani per la BBC per segnare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II e la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la proiezione del programma Panorama Sex and the Holy City non ha riconosciuto il “significato emotivo e storico di questi momenti” .

    Una dichiarazione BBC ha detto Kenyon Confronts stava esaminando come la chiesa cattolica trattare le vittime di abusi sui minori passato.

    La dichiarazione ha detto: “Si dà voce a coloro che si sentono i loro casi dovrebbero essere sentite.

    “Riconosciamo l’arcivescovo ha preoccupazioni per il programma. Crediamo che sia una questione di grave interesse pubblico che saranno abbastanza esaminato e segnalato.

    “Prendiamo la grande cura per rispecchiare tutte le fedi nel Regno Unito e in programma per celebrare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II attraverso la radio, la televisione e online. Avremo anche segnare la beatificazione di Madre Teresa per il nostro pubblico in patria e all’estero.”

    La critica dell’arcivescovo arriva dopo i tentativi da parte dell’arcivescovo di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, per disegnare una linea sotto il sesso del bambino scandali di abusi nella Chiesa cattolica.

    Il Cardinale Murphy-O’Connor ha chiesto scusa per il suo “errore” nella nomina Padre Michael Hill come cappellano in aeroporto di Gatwick nel 1985.

    Il sacerdote è stato arrestato l’anno scorso dopo essersi dichiarato colpevole di sei reati di offesa al pudore contro tre ragazzi.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3196222.stm

    Thursday, 16 October, 2003, 09:54 GMT 10:54 UK
    E-mail this to a friend Printable version
    Church sex files ‘should stay closed’
    Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols
    Archbishop Nichols believes sections of the BBC are “hostile”
    A Roman Catholic Archbishop has said there is no reason to reopen the Church’s files on sexual abuse for independent investigation.

    The Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols, was responding to calls made in the Kenyon Confronts programme, broadcast on BBC One on Wednesday night.

    He said he was “profoundly sorry” for the damage done by the Church, but said its files should remain private.

    Archbishop Nichols, who recently criticised sections of the BBC as “hostile” towards the Roman Catholic Church, said the programme should not have been shown on the eve of the silver jubilee of Pope John Paul II.

    New cases

    He said: “I appreciate the damage that is done by childhood abuse and the hurt that remains long after those events.

    “I have personally met all but one of those mentioned in this programme. I am profoundly sorry for the injuries caused by Catholic priests.”

    But he added: “This programme also called for the Catholic Church’s files on child sexual abuse to be opened to independent scrutiny.

    “The programme implied that this would reveal significant numbers of new cases and new victims of child abuse.

    “There is no evidence to support this opinion.

    Police request

    “The facts are that the files of the Archdiocese of Birmingham back to the 1950s were thoroughly inspected three years ago in order to make sure that there are no hidden cases.

    “Files have been opened to the police on request.”

    The programme found more than half of Catholic priests surveyed said they thought the Church had dealt inadequately with alleged abuse by priests.

    An ICM poll also found three-quarters of priests surveyed said their training had not prepared them for dealing with allegations of child sex abuse.

    Just over half those questioned said they trusted the Church to take care of problems with its own clergy.

    The Archbishop, who is chairman of the Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, recently said the Church still has “a lot to learn” about dealing with child sex abuse allegations.

    Roma 02/10/2006 09:50
    CHIESA CATTOLICA CRITICA BBC PER PROGRAMMA SU PRETI PEDOFILI

    Roma, 2 ott. (Apcom) – La Chiesa cattolica ha criticato la Bbc per aver mandato in onda un documentario in cui si accusa la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arvicescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Nel programma si è parlato di un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – scritto nel 1962, che apparentemente fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla Chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. La Chiesa cattolica afferma invece che il documento non ha nulla a che vedere con questa questione, e riguarderebbe invece l’uso improprio delle confessioni. L’arcivescovo Nichols, che ha parlato a nome dei vescovi cattolici in Inghilterra e in Galles, ha detto che “il documentario fornisce una interpretazione errata di due documenti del Vaticano, per collegare la figura del Papa all’orrore degli abusi sessuali”.

    Fonte: http://today.reuters.it/

    Vescovi Gb: False accuse a Papa di aver insabbiato abusi bimbi
    lunedì, 2 ottobre 2006 11.00
    di Deborah Haynes
    LONDRA (Reuters) – I vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles hanno bollato come “falso e interamente ingannevole” un documentario della Bbc sul presunto insabbiamento di abusi sessuali su minori in base a un sistema messo in opera da da Benedetto XVI prima di diventare Papa.
    Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate di Inghilterra e Galles, vuole scrivere questa settimana a Mark Thompson, direttore generale della British Broadcasting Corporation (Bbc), per protestare contro il programma, trasmesso ieri.
    Il documentario di “Panorama”, programma di attualità di punta della Bbc, prendeva in esame quello che è stato descritto come un documento segreto scritto nel 1962 che fissa una procedura riguardo agli abusi su bambini all’interno della Chiesa.
    Il documento impone un giuramento di segretezza su vittima, sacerdote coinvolto ed eventuali testimoni. La rottura del giuramento comporterebbe la scomunica, dice la Bbc.
    “La procedura mirava a proteggere la reputazione del sacerdote finché la Chiesa avesse indagato, ma in pratica può offrire un modello per l’insabbiamento”, dice il documentario della Bbc.
    “L’uomo incaricato di attuarlo per 20 anni fu il cardinale Joseph Ratzinger”, ha detto nel programma “Reati sessuali e Vaticano” il giornalista Colm O’Gorman.
    Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede, responsabile dell’attuazione della dottrina, dal 1981 fino alla sua elezione nell’aprile 2005.
    Il Vaticano oggi ha detto che sta esaminando la trascrizione del programma, ma per il momento non ha rilasciato commenti.
    In risposta al documentario, l’arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, nell’Inghilterra centrale, ha detto che la Bbc dovrebbe “vergognarsi dello standard del giornalismo usato per mettere in piedi questo infondato attacco a Papa Benedetto XVI”.
    L’arcivescovo dice che ci sono due filoni nel documentario, uno che mette in luce casi di abusi su bambini da parte di preti – un reato che la Chiesa cattolica ha trattato con serietà, attenzione e trasparenza – e l’altro che costituisce un attacco il Vaticano.
    “Questo aspetto del programma è falso e interamente ingannevole”, ha detto Nichols in un comunicato sottoscritto dai vescovi di Inghilterra e Galles.
    “E’ falso perché travisa due documenti del Vaticano e li usa in modo ingannevole per collegare gli orrori degli abusi sui bambini alla persona del Papa”. Il secondo documento citato dalla Bbc è un aggiornamento del 2001 al testo originale.
    La Bbc difende il proprio documentario. “La protezione dei bambini è chiaramente una questione assolutamente di interesse pubblico”, ha detto in un comunicato in risposta alle critiche del vescovi.
    “La Bbc sostiene il programma di stanotte ’Panorama’, e invita gli spettatori a farsi una loro opinione una volta che l’abbiano visto”.

    Fonte: www.corriere.it/
    02 ott 09:53 Gran Bretagna: pedofilia, chiesa cattolica critica Bbc
    ROMA – La chiesa cattolica accusa un documentario mandato in onda dalla Bbc in cui si descrive la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Il programma ha citato un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – del 1962, che fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. (Agr)

  • PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    ALESSANDRO CALDERONI

    Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. A mezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sesant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.

    In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla.
    «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto.

    Quando vide il primo pedofilo in abito talare?
    Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria.

    Lei denuncia i suoi pazienti?
    L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente.

    Le sue segnalazioni hanno sempre effetto?
    Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito.

    Un pedofilo è incurabile?
    Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento.

    Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica?
    Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione.

    Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia?
    Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi.

    Il Vaticano cosa le dice?
    Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti.

    Il fenomeno è in crescita?
    È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia.

    Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici?
    No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale.

    Chi è la vittima tipo del prete pedofilo?
    I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi.

    Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi?
    Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo.

    Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto?
    Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.

    Panorama n. 50

  • Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Il sistema della potente congregazione ancora oggi si regge sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone.

    Era tra i più papabili a diventare il direttore generale dei Legionari di Cristo – congregazione religiosa ultraconservatrice fondata in Messico – p. Deomar De Guedes, numero due della congregazione, in occasione del prossimo Capitolo generale, in programma a Roma a partire dall’8 gennaio. E invece ha preso una decisione drastica: quella di abbandonarla. Si è reso conto, infatti, che essa è tuttora permeata da un «sistema marcialista», legato cioè alla figura, ormai completamente screditata, del fondatore ed ex leader Marcial Maciel Degollado, pedofilo e responsabile di abusi, sessuali ma anche finanziari. Un sistema quindi che ancora oggi si reggerebbe sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone. Sono accuse pesanti che p. De Guedes ha messo per iscritto in una lettera al superiore generale, p. Sylvester Heereman, datata 8 novembre (e resa nota in via esclusiva da Religión Digital il 26/12) che spiega le motivazioni della sua scelta e offre la propria collaborazione e la propria esperienza. Ingegnere brasiliano, manager in una multinazionale, nel 2000 fu il primo prete brasiliano a entrare nella Legione. Diventò poi responsabile territoriale in Spagna, poi in Argentina e in Brasile finché, nel novembre 2012, fu nominato consigliere aggiunto della congregazione.

    Il passo compiuto da De Guedes è una doccia fredda per la congregazione che si trova in una fase molto difficile, commissariata e supervisionata dal card. Velasio De Paolis, che sta tentando di farla rinascere su basi radicalmente diverse. Lo dimostra una lettera dello stesso Heereman ai membri della congregazione, in cui dà conto dell’impegno profuso nella prevenzione degli abusi su minori – piaga diffusa nella congregazione a partire dallo stesso fondatore Maciel – fondata su una politica di tolleranza zero. «Affrontare la realtà dell’abuso sessuale aiuta a tenere in considerazione valori diversi ma complementari: la responsabilità della protezione delle persone che sono affidate alle nostre cure, la promozione e la difesa della giustizia, la compassione e la solidarietà con le vittime, il diritto degli imputati ad un giusto processo e – fermo restando che l’abuso sessuale è una condotta che non sarà mai tollerata – la misericordia e il sostegno dei nostri fratelli colpevoli di questo crimine».

    P. Heereman descrive poi i principi che guidano l’azione della Legione contro gli abusi: prima di tutto, la collaborazione con le autorità civili e ecclesiali, l’implementazione di un codice di condotta e di severe misure nella selezione dei candidati all’ingresso nella congregazione, l’elaborazione di procedure chiare per affrontare le denunce, rispettando tanto le necessità delle vittime quanto degli accusati. In tutto ciò, la priorità massima è, afferma Heereman, «il bene e la guarigione della vittima, così come la prevenzione di ulteriori incidenti». Ogni persona, aggiunge, ha diritto alla presunzione di innocenza, ma ciò non prescinde dalla piena collaborazione con le autorità e con l’attenzione delle vittime». Quanto al capitolo doloroso e infamante delle vittime di Maciel, Heereman afferma che tutte quelle che si sono presentate «sono state visitate, ascoltate e curate. La Commissione (istituita dal card. Velasio, ndr) ha valutato in ognuno dei casi come aiutarle a curare le loro ferite e ad affrontare le difficoltà della loro vita attuale, e ha presentato proposte al delegato pontificio e alla direzione generale. Abbiamo agito coerentemente e in questo momento non vi è alcun caso in sospeso». In tutto, 35 sono i preti accusati di abusi sessuali su minori; in 14 di questi casi non si è proceduto per accuse infondate o comportamento imprudente; nove sono stati trovati colpevoli (ivi compreso Maciel); due di essi non erano in grado di sostenere un’investigazione quando è stata presentata la denuncia; dieci hanno subito un processo. A parte Maciel, cinque sono i superiori accusati di comportamenti sessuali inappropriati; in tre casi non si è proceduto, due sono stati trovati colpevoli.

    Dalla fondazione, la Legione di Cristo ha ordinato 1.133 sacerdoti. Attualmente essa conta quattro vescovi, 961 sacerdoti e 1.877 tra religiosi, novizi, candidati e studenti, secondo quanto riporta, in un’intervista a Vatican Insider (30/12) p. Benjamin Clariond, direttore dell’ufficio internazionale della comunicazione istituzionale dei Legionari, nonché segretario della commissione per la riforma delle costituzioni. Oggi, la congregazione si trova in un momento cruciale: entro la fine di febbraio, infatti il Capitolo voterà il nuovo testo costituzionale, che verrà poi consegnato a papa Francesco per la ratifica definitiva. La scoperta degli scandali relativi a Maciel ha inferto una ferita gravissima alla Legione, che è stata sottoposta, nel 2010, due anni dopo la morte del fondatore, per volontà di papa Benedetto XVI, a una visita apostolica al termine della quale, spiega Clariond, «la Santa Sede ha riconosciuto che la maggioranza dei Legionari agivano correttamente ma che c’erano alcuni aspetti della vita della Legione da riformare».

    Di qui la necessità di rivedere le Costituzioni e la creazione di una commissione ad hoc: «Abbiamo riflettuto su ciò che siamo, sulla nostra identità, sul nostro modo di vivere», afferma Clariond, spiegando che a questo processo, durato tre anni, hanno partecipato tutti i legionari. La commissione ha presentato materiale per la discussione e una proposta di rinnovamento. Ogni comunità territoriale ha prodotto una sintesi e la commissione centrale le ha presentate alla commissione presieduta dal card. De Paolis con la partecipazione dei canonisti p. Gianfranco Ghirlanda e p. Agostino Montan. Oltre alla revisione degli statuti, però, si è reso necessario anche un cambiamento nella formazione dei seminaristi: «Ancora è da approfondire il percorso», ha detto Clariond. «Adesso si garantisce maggiore distinzione fra foro esterno e foro interno. Si sono effettuati cambiamenti anche nella struttura del nostro seminario a Roma». Se prima si privilegiava l’attività apostolica rispetto agli studi, ora c’è anche un «maggior senso di partecipazione alla Chiesa locale e viene data al seminarista più responsabilità nel proprio percorso vocazionale. Abbiamo acquisito un maggior senso di realismo sui nostri limiti e sulle nostre capacità».

    Ludovica Eugenio, Adista