Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, sit-in contro il Vaticano

    Preti pedofili, sit-in contro il Vaticano

    Nel corso della manifestazione contestato padre Lombardi. Ma lui minimizza: non è successo nulla

    ROMA – Sono arrivati da tredici Paesi per manifestare, a Roma, contro la pedofilia nella Chiesa. I rappresentanti delle organizzazioni delle vittime di pedofilia, guidati dagli americani di Survivors Voice, hanno dato vita a un sit-in davanti a Castel Sant’Angelo e poi intendono procedere in fila indiana in direzione di San Pietro anche se la loro manifestazione non è autorizzata. Nel corso della manifestazione hanno contestato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, che si era avvicinato ai manifestanti. Lombardi ha poi detto alle agenzie di stampa di essere passato per esprimere solidarietà e ha precisato che «non c’è stato nessun problema e nessun incidente con i partecipanti alla manifestazione».

    DA OGNI PARTE DEL MONDO – Sono venuti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Australia. Presenti anche alcuni italiani, di Verona e Francesco Zanardi, di Savona, in sciopero della fame da 11 giorni contro il vescovo della sua città, monsignor Vittorio Lupi, perché «provveda a denunciare i preti pedofili». Nel sit-in alcuni cartelli con scritto: «Giù le mani dai bambini», «Chiesa senza abusi», «Il Papa protegge i preti pedofili». «E’ venuto il momento di agire pubblicamente – spiegano gli organizzatoriu della manifestazione -. Vogliamo aiutare i ragazzi che ancora possono essere vittime di abusi nel mondo», aggiunge Bernie McDaid, cofondatore di Survivors Voice e lui stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote quando era bambino. «Il nostro non è un attacco alla fede o alla religione, chiediamo solo più trasparenza, questa è una questione di condotta morale», ha spiegato Marco Lodo Rizzini, portavoce dell’associazione delle vittime dell’istituto Antonio Provolo, di Verona. E ancora: «Troppi bambini di troppi Paesi sono stati violentati. Oggi siamo qui per portare un messaggio di speranza e per chiedere al mondo di sposare la nostra causa», dice Gary Bergeron cofondatore di Survivors Voice.
    «PROTEGGERE I BAMBINI»- In mattinata i fondatori di Survivors Voice avevano incontrato alcuni alunni dell’istituto per sordi veronese Provolo, investito da uno dei principali casi scoppiati in Italia nel campo della pedofilia nella Chiesa. «Quello che è capitato a noi – ha aggiunto Bergeron – potrebbe capitare anche ad altri bambini. Siamo qui per chiedere aiuto al mondo, per chiedere al mondo di sposare la nostra causa». «La nostra presenza qui – ha sottolineato McDaid – è più potente di quanto si possa credere. Dobbiamo dire a tutti di proteggere i bambini. Anche da quello che potrebbe capitare loro navigando su internet».

    Paolo Brogi

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    http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_31/manifestazione-anti-preti-pedofili-contestato-lombardo_579ef0ae-e517-11df-8ccb-00144f02aabc.shtml

  • Pedofilia, le vittime in piazza “Basta abusi, la Chiesa faccia di più”

    Pedofilia, le vittime in piazza “Basta abusi, la Chiesa faccia di più”

    Chiedono giustizia, una volta ancora, e pretendono che le violenze non accadano più. E’ l’appello rivolto alla Chiesa dalle vittime di abusi che partecipano al raduno internazionale organizzato oggi a Roma, “per chiedere al Papa di agire seriamente e di ordinare ai vescovi di denunciare i preti pedofili”.

    Il sit-in è cominciato nel pomeriggio, quando diverse di persone, provenienti da tutto il mondo, si sono trovate per inaugurare l’”Anno del sopravvissuto”, mostrando cartelli con su scritto: “Giù le mani dai bambini”; “Chiesa senza abusi”; “Il Papa protegge i preti pedofili”. Un presidio di raccoglimento, con le testimonianze di chi ha vissuto l’orrore e l’intenzione di marciare silenziosamente verso San Pietro “singolarmente e non in corteo – commentano alcuni dei partecipanti – perché non siamo stati autorizzati”.

    Durante l’incontro, non mancano però le contestazioni. A farne le spese è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, duramente contestato dai manifestanti. Il sit-in era cominciato da qualche minuto, quando padre Lombardi è passato – ha detto lui stesso ai presenti – per “esprimere la sua solidarietà”. Il portavoce del Vaticano, raggiunto da insulti in diverse lingue, si è allontanato senza lasciare alcun commento ai cronisti.

    Alla protesta ha partecipato un gruppo di ex allievi sordomuti dell’istituto Antonio Provolo di Verona e una vittima di Savona, Francesco Zanardi, 40 anni, in sciopero della fame da 11 giorni contro il vescovo di Savona, Vittorio Lupi, perché “provveda a denunciare i preti pedofili”.

    “Troppi bambini di troppi Paesi sono stati violentati. Oggi siamo qui per portare un messaggio di speranza e per chiedere al mondo di sposare la nostra causa”. Gary Bergeron, 47 anni, ha fondato assieme a Bernie McDaid, 54, l’associazione Survivor’s Voice. Entrambi da ragazzini sono stati vittime delle ‘attenzioni’ sessuali di un prete della diocesi di Boston. Per questo oggi sono venuti a Roma con la speranza che ciò che hanno vissuto non accada mai più, a nessuno.

    “In generale, nel mondo, tre bambini su dieci subiscono abusi sessuali – ha detto Bergeron, a margine di un incontro con la stampa – non sappiamo però quanti bambini siano abusati dagli uomini di Chiesa, perché la Chiesa non ha mai fatto studi, non ci ha mai dato i dati”.

    All’invito di Bernie e Gary hanno risposto dall’Olanda, dall’Irlanda, dall’Inghilterra, ma anche dall’Italia. Questa mattina i fondatori di Survivor’s Voice hanno incontrato alcuni ex alunni dell’istituto per sordi veronese Provolo, investito da uno dei principali casi scoppiati in Italia nel campo della pedofilia nella Chiesa. “Quello che è capitato a noi – ha aggiunto Bergeron – potrebbe capitare anche ad altri bambini.
    Siamo qui per chiedere aiuto al mondo, per chiedere al mondo di sposare la nostra causa”. “La nostra presenza qui – ha sottolineato McDaid – è più potente di quanto si possa credere. Dobbiamo dire a tutti di proteggere i bambini. Anche da quello che potrebbe capitare loro navigando su internet”.

    (31 ottobre 2010)

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/10/31/foto/sit-in_contro_i_preti_pedofili-8617744/1/

  • SURVIVAR’S VOICE A ROMA- 30 e 31 ottobre 2010. Nasce la Rete L’ABUSO

    SURVIVAR’S VOICE A ROMA- 30 e 31 ottobre 2010. Nasce la Rete L’ABUSO

    ROMA – Sono arrivati da tredici Paesi per manifestare, a Roma, contro la pedofilia nella Chiesa. I rappresentanti delle organizzazioni delle vittime di pedofilia, guidati dagli americani di Survivors Voice, hanno dato vita a un sit-in davanti a Castel Sant’Angelo e poi intendono procedere in fila indiana in direzione di San Pietro anche se la loro manifestazione non è autorizzata. Nel corso della manifestazione hanno contestato padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, che si era avvicinato ai manifestanti. Lombardi ha poi detto alle agenzie di stampa di essere passato per esprimere solidarietà e ha precisato che «non c’è stato nessun problema e nessun incidente con i partecipanti alla manifestazione».

    DA OGNI PARTE DEL MONDO – Sono venuti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Australia. Presenti anche alcuni italiani, di Verona e Francesco Zanardi, di Savona, in sciopero della fame da 11 giorni contro il vescovo della sua città, monsignor Vittorio Lupi, perché «provveda a denunciare i preti pedofili». Nel sit-in alcuni cartelli con scritto: «Giù le mani dai bambini», «Chiesa senza abusi», «Il Papa protegge i preti pedofili». «E’ venuto il momento di agire pubblicamente – spiegano gli organizzatoriu della manifestazione -. Vogliamo aiutare i ragazzi che ancora possono essere vittime di abusi nel mondo», aggiunge Bernie McDaid, cofondatore di Survivors Voice e lui stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote quando era bambino. «Il nostro non è un attacco alla fede o alla religione, chiediamo solo più trasparenza, questa è una questione di condotta morale», ha spiegato Marco Lodo Rizzini, portavoce dell’associazione delle vittime dell’istituto Antonio Provolo, di Verona. E ancora: «Troppi bambini di troppi Paesi sono stati violentati. Oggi siamo qui per portare un messaggio di speranza e per chiedere al mondo di sposare la nostra causa», dice Gary Bergeron cofondatore di Survivors Voice.

    «PROTEGGERE I BAMBINI»- In mattinata i fondatori di Survivors Voice avevano incontrato alcuni alunni dell’istituto per sordi veronese Provolo, investito da uno dei principali casi scoppiati in Italia nel campo della pedofilia nella Chiesa. «Quello che è capitato a noi – ha aggiunto Bergeron – potrebbe capitare anche ad altri bambini. Siamo qui per chiedere aiuto al mondo, per chiedere al mondo di sposare la nostra causa». «La nostra presenza qui – ha sottolineato McDaid – è più potente di quanto si possa credere. Dobbiamo dire a tutti di proteggere i bambini. Anche da quello che potrebbe capitare loro navigando su internet».

  • Pedofilia, gesuita-teologo condannato

    Pedofilia, gesuita-teologo condannato

    PADOVA. Uno dei più prestigiosi docenti dell’Aloisianum, l’Istituto di studi filosofici della Compagnia di Gesù, con sede in via Manin, affiliato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E ancora un intellettuale nonché un filosofo e teologo autore di importanti saggi. Si sprecano aggettivi e parole per raccontare l’attività di padre Secondo Bongiovanni, 56 anni, per la legge solo un imputato condannato per violenza sessuale nei confronti di un dodicenne.

    Originario di Alba (Cuneo) e da anni residente a Padova dove è membro della comunità Aloisianum che offre un programma di studi superiori di filosofia ai giovani gesuiti in formazione, padre Bongiovanni è stato condannato con rito abbreviato (rito che consente lo sconto di un terzo della pena) a dieci mesi di reclusione per violenza sessuale – con l’aggravante di aver commesso i fatti in violazione dei doveri derivanti dalla qualità di religioso – e per atti osceni in luogo pubblico.

    Particolarmente dura la sentenza comminata dal giudice del tribunale di Sondrio, Carlo Camnasio, che ha inflitto al prelato pure le pene accessorie dell’interdizione in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela nonché l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o altre strutture pubbliche o private frequentate da minori. Concessa la sospensione condizionale della pena poiché il sacerdote è incensurato.

    Palcoscenico della violenza lo stabilimento termale di Bormio, la località valtellinese dove il gesuita si trovava in vacanza. È il 2 agosto 2008 e don Secondo Bongiovanni, nelle docce, si masturba di fronte al ragazzino che vive in Bassa Valle e, con gli amichetti, è andato a farsi un bagno. Sconvolto da quella scena il dodicenne s’allontana. Ma nell’area della piscina quello sconosciuto si fa di nuovo avanti, chiedendo al ragazzino di toccarlo «compiendo così – si legge nel capo d’imputazione – atti idonei diretti in modo non equivoco a compiere atti sessuali con minore degli anni 14».

    Il bimbo corre a casa e si confida con la madre, fornendole una dettagliata descrizione del pedofilo. E la donna avvisa subito il 112. In pochi minuti arriva una gazzella dei carabinieri nell’impianto termale dove i militari identificano un uomo che corrisponde alla descrizione: è il gesuita padovano.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2010/10/26/news/pedofilia-gesuita-teologo-condannato-1.1209742

  • Abusa di un dodicenne in ascensore arrestato adepto setta di pedofili

    Abusa di un dodicenne in ascensore arrestato adepto setta di pedofili

    Francisco J. Rodriguez Ocampo è stato riconosciuto e inseguito da due amici della vittima. Catturato in metrò

    ROMA – Lo hanno riconosciuto. Si sono accertati che fosse proprio lui guardandolo dall’altro lato della strada. Poi hanno avvisato la polizia ed hanno cominciato a seguirlo.

    Il «mostro» camminava avanti a loro e dopo un po’, resosi conto di essere seguito, si è messo a correre. Ma è stato preso.

    E’ avvenuto così, grazie all’intervento di due ragazzi romani, l’arresto di un pedofilo. La polizia lo ha preso dopo che i due giovani lo avevano bloccato nei sotterranei della metropolitana nella stazione di piazza Vittorio.

    GIA’ CONDANNATO IN ARGENTINA – In manette è finito Francisco Javier Rodriguez Ocampo, 41 anni, argentino, indagato per violenza su un minore. L’uomo è sospettato di aver abusato di un ragazzino 12enne dopo averlo bloccato in un ascensore. Ocampo è un personaggio noto agli investigatori della sezioni minori della Squadra mobile perchè sospettato di far parte di una «setta di pedofili».
    Il 41 enne era stato già condannato in Argentina alla pena di 10 anni per corruzione di minori. L’uomo, inoltre, è oggetto di varie segnalazioni all’Interpol. Nel giugno 2010 anche la polizia francese aveva avviato un’indagine nei suoi confronti, sempre per pedofilia, dopo la denuncia effettuata dalla madre di un minore.

    CACCIA ALL’UOMO – Qualche giorno fa l’uomo è stato riconosciuto da un ragazzo e una ragazza amici della sua ultima vittima, un dodicenne che aveva raccontato a genitori e nonni di essere stato pesantemente molestato da uno sconosciuto nell’ascensore di casa sua. Poiché Ocampo stazionava spesso nei pressi dell’abitazione della vittima, era stato riconosciuto e segnalato a tutti i conoscenti come persona pericolosa: per questo i giovani romani lo hanno riconosciuto e inseguito, aiutati da un terzo amico, non senza aver prima avvertito la polizia e, poco dopo, anche una pattuglia di carabinieri che stazionava nei pressi di piazza Vittorio, all’Esquilino.
    La caccia all’uomo dei due ragazzi, seguiti dagli agenti di polizia – che volevano evitare che i giovani venissero a loro volta aggrediti dal ricercato -, è durata una decina di minuti. Il pedofilo è stato fermato dagli uomini della squadra mobile e condotto in commissariato. Dai computer della polizia è poi risultato che su Rodriguez Ocampo pendevano gravi indizi di colpevolezza e l’argentino è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto, poi convalidato.

    Redazione online
    11 ottobre 2010

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/10_ottobre_11/abusa-minore-ascensore-arrestato-1703924792249.shtml

  • Le accuse di pedofilia a Don Elice, Romeo: “Non tocca a me denunciare”

    Le accuse di pedofilia a Don Elice, Romeo: “Non tocca a me denunciare”

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”. Lo afferma l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rispondendo alle critiche arrivate contro la Curia che fin dall’ottobre 2014 era a conoscenza degli abusi commessi da Roberto Elice – il prete della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano – arrestato nei giorni scorsi dalla polizia.

    Romeo in un’intervista a Repubblica rievoca quei giorni in cui il parroco confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – dice Romeo – all’epoca ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto/dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto.Noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di Elice: è stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico.

    “Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura – ha concluso -, semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-prete-elice-intervista-paolo-romeo.html

     

  • “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    ROMA – “Erano giovani, belli, intelligenti, puliti. Molti li ho ritrovati su Facebook, sono rimasta annichilita nel sapere che erano ancora in contatto con quel prete. Soprattutto se penso a quello che hanno subito, più grave e pesante ancora di quel che è toccato a me, forse perché ero una bambina e loro dei maschietti. Gli abusi e le violenze che abbiamo patito hanno cambiato per sempre la nostra vita, non c’è risarcimento per qualcosa che ti impedisce di essere te stesso, ti fa perdere la fiducia, stravolge per sempre la tua vita amorosa”.

    Laura M. ha 35 anni, un compagno, un lavoro da insegnante in un piccolo centro del nordest. Insieme a quello di molti altri sconosciuti che hanno risposto all’appello il suo sarà uno dei racconti che oggi a Verona vorrebbe cambiare la storia italiana delle vittime della pedofilia nelle chiese, nei seminari, nei collegi. Quelle vittime di preti pedofili che – secondo il gruppo ‘La colpà (infolacolpa. it) che ha organizzato l’incontro al Palazzo della Gran Guardia, scegliendo non per caso uno dei luoghi più visibili della città – in Italia fanno ancora così fatica a denunciare gli abusi subiti, a essere creduti, a ottenere giustizia. Il racconto di Laura è arrivato prima con una timida mail: “Gentili signori, ho visto il vostro annuncio su Internet.

    Non so se il mio caso vi può interessare perché non mi sono mai rivolta alla polizia e ancora oggi non ho il coraggio di svergognare quel prete, che sia pure molto anziano è ancora presente nella sua comunità”. Dall’altra parte, la donna ha trovato incoraggiamento e comprensione: “È capitato anche a noi, a volte si convive tutta la vita col peso di un’ingiusta vergogna”. Così, è riuscita a continuare: “Avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri…”.

    Ma, come in molti altri casi, le gerarchie locali scelsero di insabbiare il caso: “Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco… Dopo, venne un altro prete, un uomo di grande moralità, è grazie a lui se non ho smesso di credere in Dio. Ma per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea e soffrivo ancor di più pensando ai miei amici, quelli con cui ho diviso gli anni che dovevano essere i più belli. Ora so che molti di loro non hanno potuto farsi una famiglia né essere felici, e non riesco a perdonare”.

    Resta un peso difficile da cancellare: “Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato, che la vita di un adulto sia sprecata. Naturalmente non farò il nome dei miei amici. Vorrei poter dir loro del mio affetto, ma consegno la mia esperienza come la denuncia del nostro male”.

    Storie come quella di Laura hanno convinto il gruppo originario dei fondatori di ‘La colpa’, perlopiù ex allievi del ‘Provolo’, la scuola per bambini sordi di Verona dove decine di allievi sarebbero stati abusati, che era giunto il momento di uscire allo scoperto. “Vogliamo offrire a tutte le vittime di preti pedofili italiani il sostegno psicologico che è indispensabile, perché queste violenze sono paragonabili a quelle familiari anche per le conseguenze che lasciano – spiega Salvatore Domolo, 45 anni, il portavoce, che ha alle spalle una storia di bambino abusato e di ex prete – e il sostegno legale. Ma non ci interessano i risarcimenti, quanto l’urgenza di un’azione legale verso la Chiesa cattolica per crimini contro l’umanità. E il 31 ottobre saremo a Roma, insieme alle vittime da tutto il mondo, per manifestare con le nostre facce e le nostre storie quello che è accaduto anche in Italia, a centinaia di bambini e di ragazzi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/25/news/abusata_vergogna-7409409/

  • Processo a prete pedofilo per molestie istituto dei salesiani chiamato in causa

    Processo a prete pedofilo per molestie istituto dei salesiani chiamato in causa

    La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma saranno citati come responsabili civili nel processo che si sta svolgendo a Foggia e che vede imputato un prete accusato di abusi sessuali nei confronti di quattro ragazzine

    FOGGIA – La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma saranno citati come responsabili civili nel processo che si sta svolgendo a Foggia e che vede imputato un prete accusato di abusi sessuali.

    Secondo l’accusa il sacerdote, un salesiano di 79 anni, nel 2006, quando era vice parroco al Sacro Cuore di Foggia avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui. Il sacerdote si è sempre dichiarato innocente ed estraneo ai fatti.

    Questa mattina il gip del tribunale di Foggia, Antonio Diella, ha autorizzato le parti civili a chiamare in causa come responsabili civili, per il risarcimento dei danni, la parrocchia foggiana e l’Istituto dei Salesiani di Roma, rappresentato dal rettore generale. Nei prossimi giorni i legali di parte civile citeranno in giudizio la parrocchia e l’Istituto Salesiano, i cui rappresentanti potrebbero essere in aula il 24 novembre, alla ripresa del processo.
    (22 settembre 2010)

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/09/22/news/molestie_a_ragazzine_da_prete_pedofilo_istituto_dei_salesiani_chiamato_in_causa-7321484/

  • Vescovi savonesi, protettori dei pedofili. Santi subito

    Vescovi savonesi, protettori dei pedofili. Santi subito

    A otto mesi dallo scandalo pedofilia che ha travolto la Diocesi di Savona-Noli facciamo un punto della situazione, tanti i buoni propositi, i provvedimenti le iniziative che il Vescovo ha proposto ai fedeli e sacerdoti durante la messa di pentecoste e poi ancora ad Albisola alla pace dove ha annunciato una commissione che faccia chiarezza, l’obbiettivo di Mons. Lupi è sempre stato la chiarezza. Ma è stato fatto qualcosa? Cosa hanno detto a Nicolick gli ex seminaristi? E cosa ha detto il Vescovo, quale è stato l’aiuto dato dalla Diocesi  alle vittime? Ci sono novità?

    Sembrerebbe proprio di si, non dalla Curia, ma sulla Curia savonese. Come i suoi predecessori, Mons. Lupi non ha saputo o non ha voluto mettere fine. Di tutte le sue iniziative che già in principio facevano acqua da tutte le parti, nessuna ha neppure tolto gli ormeggi. Giacciono tutte arenate sul fondale da mesi, nulla è stato comunicato ai fedeli dall’ufficio stampa Diocesano, tranne una circolare riservata mandata qualche mese fa solo ai sacerdoti, nella quale il Vescovo comunicava ufficialmente che la commissione creata per fare chiarezza, non sarebbe più stata istituita, in realtà non furono neppure mai nominati i commissari.
    Le motivazioni di questa retromarcia per il Vescovo sono presto fatte, più della metà dei sacerdoti non hanno risposto all’appello, dice Lupi, non vogliono rivangare il passato ma andare avanti. Ma senza passato non c’è futuro.

    Durante l’estate molti i sacerdoti e i cattolici che calmata la bufera mediatica mi hanno contattato e motivano diversamente il fatto di non avere risposto al Vescovo, molti anche coloro che si sono dimessi da tutti gli incarichi diocesani, perché se tutti approvano l’operato di Mons. Lupi?  Moti coloro che hanno voluto sapere hanno voluto sentire, per non perdere la fede. Ma gli scandali morali, sessuali, economici, immobiliari ecc. della Diocesi di Savona sono veramente finiti? Il Vescovo ha veramente risanato la situazione?

    Sotto consiglio e con l’approvazione di diversi sacerdoti, proprio quelli che a sentir dire il Vescovo Lupi non vogliono rivangare il passato, è stato realizzato un testo di sei pagine dal titolo “Anamnesi di una vittima” che sarà divulgato e reso disponibile dai sacerdoti che lo riterranno opportuno, ai fedeli da tutte le diocesi e le parrocchie italiane (solo per la Diocesi di Savona sarà spedito anche a tutti i sacerdoti, gli enti Diocesani ecc.) dopo la conferenza stampa di Francesco Zanardi e dell’ex Consigliere provinciale prof. Roberto Nicolick  che si terrà sabato pomeriggio presso il Duomo di Savona alle ore 16,00. Oltre alla presentazione e alla motivazione del testo saranno presentate una serie di iniziative Gandhiane mirate a fare veramente chiarezza, esporremmo anche il programma de “La Colpa” il primo incontro nazionale delle vittime di sacerdoti pedofili organizzato dalle vittime dell’istituto Antonio Provolo di Verona, con la nostra collaborazione, che si terrà Verona – Sabato 25 Settembre 2010 Palazzo della Gran Guardia – Piazza Bra.

    Si è resa necessaria la realizzazione e la divulgazione di un documento chiarificatore proprio perche i sacerdoti e i fedeli chiedevano chiarezza, una chiarezza che la Curia non ha saputo dare, troppe le contraddizioni, troppe le chiacchiere e le promesse mai mantenute, troppe le vittime di una chiesa che ai suoi vertici non riesce più a trovare un briciolo di carità Cristiana, quella carità che portò Gesù a morire per noi sulla croce. Questo testo non vuole attaccare la chiesa, ma vuole mantenere gli occhi aperti, per mantenere la fede. Perché nessuno abbia più a dire, come disse un giovane ed arrabbiato Joseph Ratzinger “ La chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede, non riescono più a vedere in essa, altro che l’ambizione umana del potere”.
    Francesco Zanardi

  • Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    IL PRELATO AVEVA USATO TERMINI PESANTI DOPO I RACCONTI DEGLI EX ALLIEVI

    Ritirata la querela contro il vescovo. «Accerteremo i fatti»

    VERONA — Sei giorni fa l’avevano strombazzata come una conferenza stampa. Uno di quegli incontri, cioè, in cui alcune persone incontrano i giornalisti, espongono un fatto e rispondono alle domande. La «conferenza stampa » in questione si è tenuta ieri.Omeglio, si sarebbe dovuta tenere. Già, perchè le persone coinvolte nella vicenda – il vescovo monsignor Giuseppe Zenti e il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo onlus Giorgio Dalla Bernardina – dai giornalisti non si sono sono fatte neanche vedere.A futura memoria si sono fatti immortalare in una stanza, con una stretta di manoalla quale solo i fotografi hanno potuto partecipare. E la «conferenza stampa» altro non è stato se non la lettura di un comunicato, alla presenza di quattro avvocati. Enrico Morgante e Mario Vittore De Marzi per il vescovo, Giuseppe Rossodivita e Paolo Tacchi Venturi per Dalla Bernardina. Si è chiusa con un «colloquio chiarificatore» la vicenda per cui Dalla Bernardina aveva querelato il vescovo.

    Querela legata alle dichiarazioni di Zenti – quelle sì fatte in una conferenza stampa «vera» – all’indomani della pubblicazione su L’Espresso delle prime testimonianze di alcuni ex studenti del Provolo, che raccontavano di aver subìto abusi sessuali da preti e laici dell’istituto,maanche da altri e alti prelati veronesi. Il vescovo quel 23 gennaio del 2009, non usò giri di parole. «Ci vogliono prove concrete – disse -. Non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Bollò come «casi psichiatrici» quei sordi che misero anche per iscritto i loro racconti. Parlò di «montature e menzogne» e di un ricatto che Dalla Bernardina avrebbe messo in atto per gestire una tenuta a San Zeno di Montagna. Iniziò quella che nel comunicato di ieri è definita «controversia ». Una controversia che giusto oggi sarebbe finita davanti al giudice. E che ora, invece, grazie a quel «colloquio chiarificatore » si ferma. Previo il pagamento, da parte del vescovo, delle spese legali sostenute da Dalla Bernardina. Entrambi, si legge nel comunicato, «alla luce dell’incontro ritengono di voler impostare per il futuro un rapporto di fruttuosa collaborazione improntata al reciproco rispetto». Il tutto si tradurrà «con la fattiva collaborazione dell’associazione Provolo nell’ambito dell’inchiesta che la curia di Verona si appresta a realizzare, con la costituzione di una commissione indipendente, terza e imparziale, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex allievi dell’istituto Provolo».

    Da chi sia composta questa commissione «terza ed imparziale» e quando inizierà a lavorare non è dato sapere. Di certo rimane che le carte riguardanti gli abusi del Provolo da tempo hanno preso la strada romana, quella delle stanze della congregazione per la Dottrina della Fede, che ha anche chiesto un approfondimento delle indagini. Altra cosa certa è che la vicenda del Provolo non arriverà in tribunale. Prescritti gli eventuali abusi, ritirata la querela contro il vescovo. Quella querela che, pochi giorni dopo la conferenza stampa del 23 gennaio 2009, Giorgio Dalla Bernardina agoniava per sè. «Se sono tutte calunnie il vescovo ci quereli, così in aula verrà fuori tutto». Alla fine fu lui a querelare. Ma in aula non ci andrà nessuno. «Monsignor Giuseppe Zenti – si legge nel comunicato – ha manifestato le proprie scuse al signor Giorgio Dalla Bernardina, pur chiarendo e precisando di non aver mai voluto offendere nè lui personalmente nè l’associazione sordi Antonio Provolo e tanto meno i sordi associati. Le esternazioni del vescovo, piuttosto, erano dettate dalla volontà di difendere la propria diocesi da quelle che, in quel momento, sembravano essere accuse ingiustificate. Giorgio Dalla Berardina, dal canto suo, accetta le scuse del vescovo e ribadisce quindi di non aver mai ricattato, mai plagiato i sordi e mai falsificato o scritto di proprio pugno le dichiarazioni rese dai sordi inerenti i fatti di pedofilia, di non aver mai avanzato pretese sui beni dell’istituto Provolo e di non aver mai pensato di ambire alla carica dell’Ens », che è l’ente nazionale sordomuti. Tant’è. Si chiude un capitolo.Arimanere aperta, invece, è la storia. E si vedrà chi comporrà quella commissione che la deve scrivere.

    Angiola Petronio