Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, vescovo Dublino: troppi non vogliono verita’

    Pedofilia, vescovo Dublino: troppi non vogliono verita’

    12 maggio, 22:17

    ROMA – Gli uomini di fede non possono essere “pessimisti”: tuttavia l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, uno dei presuli più vicini a Ratzinger nella linea della “tolleranza zero” verso la pedofilia, si è detto profondamente “scoraggiato” nel vedere quanto siano potenti le forze all’interno del mondo ecclesiastico irlandese impegnate a non fare emergere la “verità” sull’estensione delle violenze compiute dai preti sui minori e sulle coperture ricevute.

    Martin ha parlato lunedì sera a Dublino ad un incontro organizzato dai ‘Cavalieri di San Colombiano’ sul tema “Il futuro della Chiesa in Irlanda”. Le sue parole sono state riprese dal settimanale britannico cattolico ‘Tablet’ e da numerosi siti cattolici in Irlanda. Il vescovo ha espresso il suo “senso di scoramento” di fronte “al livello di volontà di cominciare realmente quello che sarà un doloroso processo di rinnovamento”. Scoraggiato si è detto anche “per le rivelazioni senza fine che arrivano, goccia dopo goccia, sui bambini abusati dai preti e sul disastroso modo di gestirle”. Ma sopratutto, ha spiegato, la sua amarezza nasce dal constatare che ci sono “forze potenti che non vogliono che la verità emerga”. “Continuo a vedere – ha rimarcato – segnali di rifiuto nell’assumersi le responsabilità”. In ciò ha rivolto un appello a tutte le parrocchie: la tutela dei bambini deve essere posta in cima all’agenda di ogni consiglio pastorale e la vigilanza non può mai venire meno. Poi ha voluto rispondere a chi accusa la diocesi di Dublino di aver adottato una strategia mediatica “disastrosa” dopo la pubblicazione del rapporto governativo “Murphy” sugli abusi compiuti nelle istituzioni cattoliche in Irlanda negli scorsi decenni. “La mia risposta – ha detto – è che ciò che è narrato nel rapporto Murphy è catastrofico e che la sola onesta reazione della Chiesa era di ammettere pubblicamente come tutto ciò fosse stato affrontato in maniera spettacolarmente sbagliata. In maniera spettacolarmente sbagliata e punto”. Ad aggiungere scoramento a scoramento, ha proseguito, vi è il “fallimento del rapporto tra Chiesa e giovani”. Martin ha riferito di visitare parrocchie senza incontrare più ragazzi e adolescenti. La gente, ha concluso, “non si rende conto dell’entita della crisi della fede in Irlanda”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/05/12/visualizza_new.html_1792040399.html

  • Don David ammette, la procura di Teramo lo rinvia a giudizio

    Don David ammette, la procura di Teramo lo rinvia a giudizio

    Dopo la conclusione delle indagini la Procura di Teramo ha chiesto il rinvio a giudizio del prete indiano, David T., accusato di molestie sessuali nei confronti di una bambina di dieci anni.

    Un fatto accaduto durante la festività di Natale del 2009 che aveva portato all’arresto del prete pedofilo a metà aprile. Un’indagine condotta dai carabinieri di Teramo con il supporto della Curia teramana che, una volta avvertita di quanto era successo, attraverso il vescovo e il suo vicario ha fatto in modo che la giustizia facesse il suo corso. Il prete, un indiano studente a Roma e «in prestito» alla parrocchia di Magnanella, piccola frazione alle porte di Teramo, era stato arrestato di ritorno da un viaggio in patria, dove era andato a trovare la madre malata. Il prete, difeso dall’avvocato Gianni Gebbia, si trova ora agli arresti domiciliari in un convento di Giulianova, sulla costa teramana, lontano dalle voci della gente, solo a riflettere su quanto ha fatto.

    Subito dopo l’arresto aveva ammesso le sue colpe, aveva chiesto perdono. Un episodio che aveva fatto clamore nei giorni immediatamente successivi all’arresto proprio perché entrato nel vortice delle tante notizie di preti pedofili, ma che si era distinto dagli altri casi proprio per il comportamento della curia. Il vescovo, monsignor Michele Seccia, aveva di fatto anticipato le indicazioni di Papa Benedetto XVI, scegliendo da subito di essere accanto agli investigatori, per cercare di dare concretezza e verità a quanto accaduto. Un episodio che, per quanto doloroso, non doveva coinvolgere nessuno se non il diretto responsabile. Il prete indiano accusato di abusi sessuali sulla bambina avrebbe mostrato il suo pentimento, anche se questo non servirà sui banchi della giustizia terrena.

    L’avvocato difensore potrebbe scegliere di chiedere il rito abbreviato ed arrivare a uno sconto di pena. Nel corso delle indagini era stata anche ascoltata la bambina vittima della violenza. Aveva raccontato alla consulente della Procura, la psicologa di Pescara, Angelozzi, quello che era accaduto quando don David era andato a casa sua, per la benedizione natalizia. Un pomeriggio in cui era sola in casa. Ma nel paese il prete non faceva paura, non poteva far paura. La bimba ha raccontato tutto ai genitori, poco ore dopo il fatto, del regalo, un pupazzo di Babbo Natale che le aveva portato in dono. Mentre il prete la avvicina a sé, nell’altra stanza c’era la sorellina più piccola, di soli sei anni che dormiva. È stata svegliata dagli urli della maggiore, quando il prete le aveva preso la mano e l’aveva poggiata sui suoi genitali.

    Dopo l’urlo era riuscita a fuggire in un’altra stanza e il prete aveva capito che sarebbe stato meglio andare via. La famiglia è molto religiosa e si dimostra subito fiduciosa sia nei carabinieri che nella gerarchia ecclesiastica. Le successive indagini sono state però rallentate dal viaggio in India che don David aveva fatto. Il timore che non tornasse più in Italia. Ma proprio l’impegno della curia ha evitato ciò. La procura aveva emesso un decreto di latitanza, nel frattempo uno scambio di mail con il vicario diocesano, don Davide Pagnotella, che lo aveva raccolto in Italia e ha accompagnato in procura dove gli era stata notificata la misura cautelare. Un episodio che in parte è già stato dimenticato, che vive ancora nella piccola frazione, che adesso ha la chiesa quasi sempre chiusa. Si riapre solo la domenica quando don Tommaso arriva per celebrare la messa. Poche persone, molte anziane. La famiglia della bambina ha avuto contatti con il vescovo, molto riservati. Non è trapelato nulla ma a tutti, in queste ultime settimane ha interessato soprattutto il recupero psicologico della bambina e una nuova tranquillità all’interno della comunità parrocchiale. Adesso si rimane in attesa del processo per chiudere una brutta storia. Per sempre.

  • La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

    BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

    2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

    La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

    BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

    2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

    PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

    Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

    I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

    Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

    Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

    E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

    Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

    Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa

    Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa

     

    Pedofilia, il Papa a Lisbona: a Fatima annunciate le sofferenze della Chiesa
    «Vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione alla Chiesa viene dall’interno»

    Oggi vediamo in modo terrificante che la più grande persecuzione della Chiesa viene dall’interno, dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa, e non dai nemici fuori». Lo ha affermato Benedetto XVI durante il volo che lo ha condotto in Portogallo, con riferimento alla scandalo degli abusi su minori, che ha definito «realmente terrificante». «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovanni Paolo II – ha detto il Papa -, nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo – ha concluso – lo vediamo in modo particolare». Le attuali «sofferenze» della Chiesa, in conseguenza degli abusi su minori commessi da sacerdoti, fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima ha aggiunto Benedetto XVI e «il perdono non sostituisce la giustizia».

    VERGINE FATIMA E VANGELO – «La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di amore e senza speranza nella salvezza, sorgente di speranza». Dopo il suo arrivo Benedetto XVI ha salutato tutti: «Indipendentemente dalla loro fede e religione va il mio saluto amichevole, in particolare a quanti non hanno potuto venire al mio incontro», ha assicurato professandosi «pellegrino della Madonna di Fatima, investito dall’Alto nella missione di confermare i miei fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso il Cielo». «Da una visione sapiente sulla vita e sul mondo – ha aggiunto Papa Ratzinger nel discorso all’aeroporto internazionale Portela di Lisbona – deriva il giusto ordinamento della società. Posta nella storia, la Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza né riduce al privato l’essenziale considerazione del senso umano della vita. Non si tratta – ha sottolineato – di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà. Ciò che distingue è il valore attribuito alla problematica del senso e la sua implicazione nella vita pubblica».

    IL PRESIDENTE CAVACO – Ad accogliere il Papa giunto a Lisbona, prima tappa del suo viaggio in Portogallo, è stato il presidente del Portogallo Anibal Cavaco Silva. Quello nel paese lusitano è il quindicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI. Toccato dalla crisi economica più di altri paesi europei, il Portogallo ha adottato, negli ultimi anni, leggi contestate dalla Chiesa cattolica. Il governo socialista ha legalizzato l’aborto nel 2007, il divorzio nel 2008, e ora il Parlamento ha approvato un disegno di legge sul matrimonio gay che il presidente non ha ancora firmato. Da giorni il paese lusitano, ufficialmente all’88% cattolico, si prepara alla visita del papa. Cartelli e gigantografie con la foto del pontefice sopra la scritta «Bem-Vindo o Papa Bento XVI», «Benvenuto Papa Benedetto XVI», tappezzano le strade di Lisbona, Fatima e Porto, le tre tappe della visita del capo della chiesa cattolica, la prima in terra lusitana, cui i giornali dedicano anche oggi decine di pagine. Tre tv portoghesi, una pubblica e due private, hanno iniziato due ore prima dell’arrivo del papa le trasmissioni in diretta sulla sua visita che proseguiranno, seguendo ogni suo movimento, fino a venerdì pomeriggio, quando lascerà Porto per tornare a Roma. Martedì Benedetto XVI celebrerà nel pomeriggio sul Terreiro do Paco, la celebre piazza di Lisbona affacciata sul fiume Tago, una messa davanti a decine di migliaia di fedeli, e in presenza del premier socialista Josè Socrates. Mercoledì il pontefice si sposterà a Fatima, dove già sono arrivate migliaia di pellegrini, e dove sono attesi mezzo milione di fedeli, e venerdi a Porto. Nel santuario mariano il pontefice celebrerà una messa giovedi sulla spianata della Cova da Iria, dove secondo la tradizione cristiana il 1q3 maggio 1917 la Madonna apparve per la prima volta ai tre pastorelli.

    NIENTE VISTO PER AGCA – Per motivi «di sicurezza e di politica estera», il governo di Lisbona ha detto «no», almeno per momento, alla visita a Fatima che Mehmet Ali Agca aveva chiesto di poter compiere in questi giorni in contemporanea con Papa Benedetto XVI. Lo ha reso noto – con una lettera inviata all’Ansa – l’avvocato Aci Ali Ozhan, il legale dell’ex «lupo grigio» turco che il 13 maggio 1981 sparò a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro. Agca è stato scarcerato lo scorso 18 gennaio 2010 dopo aver scontato 29 anni e due mesi di carcere per l’uccisione di un noto giornalista turco. Lo scorso 13 febbraio, sempre tramite il suo legale, Agca aveva scritto in Vaticano chiedendo di poter incontrare Papa Ratzinger a Fatima.

    fonte corriere it

  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    /5/2010 – Il passo dell’avvocatura del governo
    Obama difende la Santa Sede “Nessun risarcimento da Roma”

    L’amministrazione prende posizione nella disputa alla Corte Suprema
    La Casa Bianca sostiene le posizioni legali della Santa Sede nella disputa in atto di fronte alla Corte Suprema, che vede gli avvocati di una vittima di abusi tentare di coinvolgere il Pontefice. A descrivere la posizione dell’amministrazione Obama è il testo depositato presso la Corte Suprema dall’avvocatura del governo, rappresentata da Neal Kumar Kaytal, e controfirmato da Harold Hongju Koh, legale del Dipartimento di Stato, nel quale si affronta la tesi sollevata dal Tribunale distrettuale dell’Oregon in merito alla possibilità di ammettere la richiesta di risarcimenti alla Santa Sede per la presenza di un «rapporto di impiego» fra il Pontefice e i preti accusati di abusi.
    La Corte d’appello federale accettò questa impostazione ma ora l’avvocatura di Obama afferma che «l’interesse degli Stati Uniti è nel rimandare il giudizio alla Corte d’appello per ulteriori considerazioni». Ecco la spiegazione: «La Corte d’appello ha errato nel ritenere che il Tribunale distrettuale abbia la giurisdizione per discutere le accuse nei confronti della Santa Sede a causa degli abusi sessuali commessi da un prete» per il motivo che procedere in questa direzione comporterebbe «andare oltre i limiti» imposti dalla legge federale che consente di portare a giudizio Stati stranieri. La legge federale consente di ammettere cause contro Stati sovrani per responsabilità civile solo se viene provato che l’atto che ha causato il danno – in questo caso l’abuso – è una conseguenza della «finalità dell’impiego». Su questo punto l’avvocatura di Obama condivide la posizione dell’avvocato Jeffrey Lena, che rappresenta la Santa Sede. «Poiché i contestati abusi sessuali non rientrano nella finalità dell’impiego del prete – si legge a pagina 13 del documento depositato presso la Corte Suprema di Washington – la legge dell’Oregon non prevede la possibilità di coinvolgere rappresentanti di uno Stato straniero». Da qui la richiesta dell’avvocatura alla Corte Suprema di rimandare il caso affinché sia la Corte d’appello a rivedere l’approccio legale al possibile coinvolgimento della Santa Sede.
    Il passo della Casa Bianca va nella stessa direzione della tesi della difesa della Santa Sede che la scorsa settimana aveva fondato le obiezioni sull’impossibilità di definire le relazioni fra Vaticano e preti come «lavoro dipendente» trattandosi di «cooperazione religiosa». La parola passa adesso ai nove giudici della Corte Suprema di Washington che entro un mese dovrebbero esprimersi ma in attesa degli sviluppi sul piano giuridico, il passo dall’avvocatura dello Stato lascia intendere un orientamento del governo federale a non volere un allargamento della giurisdizione dei tribunali Usa nelle cause contro Stati stranieri. Bisogna inoltre tener presente che a guidare l’avvocatura è Elena Kagan, designata da Obama a giudice della Corte Suprema, ed è in ragione del suo status di candidata che a firmare il documento è stato il vice Kaytal. L’avvocato Lena ha scelto di non commentare il passo dell’avvocatura perché «sta ora alla Corte Suprema parlare», ma in passato ha sottolineato come questo caso ha una rilevanza che va ben oltre la Santa Sede investendo l’equilibrio dei poteri fra enti internazionali.

  • New York Times: la Chiesa coprì prete pedofilo in Africa

    New York Times: la Chiesa coprì prete pedofilo in Africa

    ROMA (8 maggio) – Il New York Times torna oggi sul suo sito on-line ad attaccare il Vaticano. Il quotidiano di New York, citando una intervista rilasciata all’agenzia americana Associated Press da un maestro di scuola elementare di Mananka, in Sierra Leone, riporta la vicenda di un sacerdote cattolico, James Tully, che, nonostante le accuse di abusi commessi in un remoto villaggio dell’Africa, dopo essere stato richiamato in patria dalla Chiesa americana, venne riassegnato allo stesso villaggio, dove torna ad abusare di bambini. A muovere l’accusa ¨ un maestro di scuola di cui l’Ap non fa il nome. Ha chiesto di non rivelare la sua identità  perchè – scrive il New York Times – «lavora in una scuola cattolica e ha paura di essere licenziato».

    Il maestro ha detto di essere stato abusato a sua volta dal reverendo Tully e, come lui, «molti altri bambini». I fatti si riferiscono a due periodi precisi. Il primo va dal 1979 al 1985, quando Tully venne mandato per la prima volta in Sierra Leone. Il secondo periodo va dal 1994 al 1998, quando il sacerdote venne mandato in Sierra Leone per la seconda volta. Il sacerdote da allora ¨ tornato negli Stati Uniti, nel New Jersey. Avvicinato dalla Ap, non ha voluto fare commenti. Il vescovo cattolico di Makeni, in Sierra Leone, Giorgio Biguzzi, anche lui avvicinato dalla Ap, ha detto di non aver mai ricevuto alcuna lamentela circa il presunto comportamento avuto da padre Tully.

    «Nessuna vittima di abusi sessuali – ha detto il vescovo Biguzzi, citato dal New York Times – o nessuno dei suoi familiari, amici, conoscenti, si ¨ mai presentata per informarmi di essere stata sessualmente abusata da padre Tully». Al contrario, secondo decine di testimonianze raccolte dalla Ap (e pubblicate dal Times), padre Tully ebbe decine di incontri sessuali nella sua casa di Kamalo, dove viveva negli anni trascorsi in Sierra Leone.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=29022&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

  • Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Non sono casi isolati: i preti pedofili sono migliaia in tutto il mondo e molti anche in Italia. Un fenomeno taciuto per anni e ‘coperto’ dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. ”Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Peccatore perfino il bambino di soli nove mesi stuprato da padre Oliver O’Grady. Ma adesso, qualcosa sta cambiando: il libro ‘Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa’, edito da Tea, della coraggiosa psicologa salernitana Vania Lucia Gaito, che dal 2006 collabora con il blog di controinformazione ‘Bispensiero’ sul quale, nel 2007, ha trasmesso e sottotitolato il documentario della BBC ‘Sex Crimes and Vatican’, raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi, raccontando anche che cos’è, oggi, la vita di un prete.

    Vania Lucia Gaito, nell’ottobre del 2002 la tv irlandese RTE (Radio  Telefis Eireann) ha trasmesso il celeberrimo documentario ‘Cardinal Secrets’ da cui poi nacque il tempestoso ‘rapporto Murphy’: anche in Italia si sono avuti comportamenti omissivi nei confronti dei bambini?
    “In Italia si fa molto scudo alla Chiesa cattolica e si ha pochissima o nessuna attenzione per le vittime. Teoricamente, sono tutti a favore all’antipedofilia, ma non nel momento in cui si fanno alcune leggi che spostano i tempi di prescrizione e li riducono. Per esempio, la ex Cirielli  ha spostato i tempi di prescrizione facendoli arrivare a dieci anni. Un reato come l’abuso sessuale (perchè la pedofilia non è un reato, mentre lo è l’abuso sessuale) già è difficile da denunciare, perché distrugge l’autostima delle persone. Esiste un tempo entro cui l’abuso va denunciato: il termine massimo è di dieci anni, compresi i tre gradi di giudizio. Ciò significa che chi ha subito un abuso anche in giovane età, considerando tutto il tempo che ci vuole per elaborare l’abuso, ricostruire l’autostima e arrivare a una denuncia all’istituzione pubblica,  occorrono molto spesso degli anni. Ed è questo il motivo per cui molti accusati di pedofilia vedono prescriversi il reato, come Don Giorgio Carli: il reato in Cassazione era prescritto e la stessa Cassazione lo ha condannato a un risarcimento civile. Però, penalmente non è stato possibile perseguirlo, perché erano trascorsi più di dieci anni. All’estero, il problema viene vissuto diversamente. L’Olanda, per esempio, ultimamente è invischiata in casi di pedofilia, ma la legislazione olandese prevede una prescrizione di vent’anni dal compimento del diciottesimo anno della vittima. Quindi, se qualcuno è stato abusato a 5 anni, da quando ne compie 18 ha ancora vent’anni di tempo per denunciare e far perseguire il reato. In Italia, la prescrizione corre anche lungo il processo, mentre in altri Paesi la prescrizione, con il processo, si blocca, perché l’intenzione dello Stato è quella di perseguire il reato una volta che è stato istituito un processo, per cercare giustizia fino alla fine”.

    Da secoli, la Chiesa conosce l’esistenza di reati di abuso sessuale su bambini e adulti: sono più numerosi i casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica o di altre categorie sociali?
    “E’ difficilissimo fare una stima di questo genere, perché proprio per il fatto che non si denuncia, il fenomeno rimane sommerso, dunque immenso. Noi abbiamo alcuni dati, alcuni anche molto falsati per quanto riguarda la pedofilia e gli abusi sessuali in famiglia, oppure nelle istituzioni sportive o a scuola. Poi, molto dipende anche dal tipo di abuso a cui facciamo riferimento: io parlo di abusi sessuali perché la pedofilia, nel senso diagnostico del termine, riguarda un certo tipo di disturbo di carattere sessuale che implica una serie di peculiarità per poter fare una diagnosi di pedofilia: una differenza di almeno cinque anni di età tra la vittima e l’abusante e una presenza di fantasie di natura pedofila per almeno sei mesi. Sicuramente, quello che è importante è  invece l’atto, perché ci sono pedofili che non mettono mai in pratica quelle che sono le loro fantasie, poiché temono il giudizio sociale, essendo il criminale molto lucido e sapendo benissimo a che cosa va incontro. Ci sono dei pedofili che non sono criminali. E ci sono delle persone che abusano dei minori pur non essendo pedofili, per una questione di opportunità o per altre forme di disagio, perché  il minore è chiaramente più vulnerabile e meno ‘giudicante’, da un punto di vista psicologico, rispetto all’adulto. Quindi, ci possono essere anche altre patologie ed è quel che accade con la categoria dei sacerdoti-pedofili: fermo restando che esiste una percentuale che, pur abusando di minori, non sono strettamente classificati come pedofili, come persone attratte da minori, non per questo si può parlare di reati meno gravi rispetto all’abuso di un bambino di pochi mesi, come nel caso di Oliver O’Grady”.

    Lei, nella sua analisi, è partita da dati concreti parlando con tante vittime e sacerdoti: quanto è stato difficile o doloroso ottenere la loro fiducia?
    “Difficile sicuramente: ci sono vittime che riescono a elaborare il dolore, che sono stati aiutati, che hanno fatto un percorso per cui l’abuso è divenuto una parte della loro vita, dolorosa, difficile, ma comunque vissuto da ex vittime. Poi, ci sono persone che non riescono ad andare oltre quell’abuso, non perché sia costantemente nei loro pensieri, ma perché non sono riusciti a elaborare quanto è loro capitato, non hanno avuto aiuti efficaci, molto spesso non sono stati creduti quando hanno denunciato. Ho conosciuto genitori di bambini piccolissimi, di età neppure scolastica, che pur di non accettare che i loro figli avessero subito abusi da un sacerdote, hanno portato i figli dall’esorcista. Quando non si viene creduti, il processo di elaborazione è molto più complesso: difficilmente se ne viene fuori. Ovviamente, ciò condiziona tutta una vita. Molti di coloro che abusano, inoltre, hanno subìto abusi a loro volta e hanno ‘imparato’ che quello è il ‘modo’, che quella la sessualità”.

    120 mila  ‘preti sposati’ nel mondo e la Chiesa continua a non considerare le parole della Bibbia: “Non è bene che l’uomo sia solo”. C’è un rapporto tra celibato e pedofilia, oppure la pedofilia è un problema a sé?
    “Il celibato è una scelta che si fa nel momento in cui si decide di prendere l’ordine e, quando si prende questa decisione, si passa dal seminario ‘minore’ a quello ‘maggiore’. In quello minore arrivano i ragazzi delle scuole medie: adolescenti di dieci, undici anni circa che si ritrovano in un ambiente molto particolare, a senso unico, intanto, in cui non ci sono donne. E il tipo di educazione sessuofobica che impartisce la Chiesa è differente dal tipo di educazione o dal tipo di esperienza che si può fare vivendo in una realtà diversa. All’interno dei seminari si subiscono molto spesso abusi da educatori o sacerdoti che dovrebbero prendersi cura dei bambini a loro affidati. Celebre è il ‘gioco dello scarpone’, nei seminari, un modo di proporre la sessualità che è dicotomico. In pratica, la figura della donna viene scissa in due: da una parte, la figura della Vergine Maria, ascetica, estranea alla quotidianità della donna, dall’altra c’è Eva, la tentatrice, colei che ti può togliere la virtù, che ti spinge al peccato. E’ ovvio che con una dicotomia di questo genere, tutto diventa fortemente angosciante, castrante, soprattutto nell’immaginario di un bambino. Il problema sorge nel momento in cui si affrontano le pulsioni adolescenziali: l’adolescenza è un bombardamento ormonale impressionante e difficilmente si può chiedere a un ragazzino di 13 anni di contenere un impulso sessuale raramente sopprimibile. L’unico tipo di educazione che viene data è molto superficiale, dal momento che i ragazzi non sono assolutamente preparati a comprendere bene quel che succede al loro corpo, all’intero organismo. Le amicizie ‘particolari’ all’interno dei seminari sono una prassi conosciutissima e non da adesso, perché se gli educatori ‘mettono in guardia’ i ragazzini, vuol dire che sanno benissimo ciò che succede all’interno di molte strutture. Ovviamente, quando c’è l’impossibilità di avere un rapporto ‘oggettuale’ per un maschio, per un uomo, quando la donna è inaccessibile proprio perché non c’è, oppure è connotata in modo molto ‘frustrante’, si cerca un oggetto sessuale sostitutivo. Il più delle volte, arriva dal compagno di stanza, dall’amico di seminario, dal ragazzo più grande e con più esperienza, se non addirittura da un sacerdote che abusa. Ovviamente, la disparità tra una persona adulta, che sa perfettamente quello che sta facendo e un ragazzino di tredici anni, ormonalmente ‘bombardato’, è enorme, dal punto di vista proprio della consapevolezza. Per questo motivo si tratta di abusi”.

    Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino: considerando la loro sessualità polimorfa, i preti  hanno la loro responsabilità personale o sono solo frutto di una cultura misogina e manichea, respirata nei soffocanti seminari minorili?
    “In gran parte, è il tipo di cultura: quando Freud parla di un pedofilo narcisista, nel senso che cerca il bambino perfetto, che è rimasto psicologicamente ‘fissato’ alla propria figura di bambino onnipotente, quindi prima del complesso edipico, ovviamente si rifà a quello che è il pedofilo puro. Fortunatamente, è difficile trovare un narcisista puro, anche se la cultura  moderna spinge in tal senso, ma si tratta di forme di narcisismo ‘secondario’. Quello di cui parlava Freud è, invece, un narcisismo ‘primario’: il bambino aveva l’onnipotenza di creare il mondo e, da grande, non riesce a ‘uscire’ da se stesso per affrontare una relazione a due, in cui uno limita l’onnipotenza dell’altro. All’interno dei seminari, quando accadono queste cose, la crescita psicoaffettiva e psicosessuale la si subisce come un ‘blocco’. La persona che subisce un abuso, anche se cresce e va avanti con gli anni, cerca la compagnia di persone che siano al suo stesso livello affettivo, cioè al momento in cui è rimasto ‘bloccato’ in compagnia di un dodicenne o di un quindicenne. Dal punto di vista sessuale, per lui la ‘normalità’ è con un coetaneo, per la legge molto meno”.

    Lo scrittore cattolico Vittorio Messori ha proposto un bizzarro  ragionamento algebrico: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori…”. Esiste, forse, una filosofia del pedofilo?
    “Certamente: esiste una pedofilia del pedofilo, una giornata dell’orgoglio pedofilo. In quell’articolo manca pochissimo all’apologia di reato. Ricordo una persona, che è stata beatificata e poi santificata, che aveva la debolezza di andare ai giardini pubblici, aprire l’impermeabile e mostrarsi alle mamme. Leggere queste cose fa riflettere: se la Chiesa ha santificato questa persona e poi dà un’immagine dei santi come di persone dalla moralità specchiata, da emulare, forse sono tante, allora, le cose che essa ‘fa’ e ‘non dice’. C’è differenza, allora, tra quanto la Chiesa impone con la pastorale e quanto effettivamente essa sia consapevole di come questa morale sia ‘di piombo’, tanto che non la segue neppure lei stessa. Molti sacerdoti si sentono al di fuori delle leggi in cui vivono, fuori della consapevolezza di essere persone come tutte le altre: essere il ‘vicario’ di Cristo, chiaramente in nome e per conto, crea un sentimento di onnipotenza che può sfociare anche in determinati comportamenti. Quando, poi, la Chiesa ‘copre’ invece di denunciare, a maggior ragione il delirio di onnipotenza va oltre quelli che sono i comuni confini, perché ovviamente, se una persona che commette determinati atti venisse perseguita dalle leggi dello Stato, magari denunciato dal vescovo, raramente si arriverebbe a certi parossismi”.

    Don Pierino Gelmini, il celebre prete antidroga, imputato per numerose molestie sessuali, ha parlato di “un complotto di qualche lobby radical-chic”: ci sono ottimi motivi per stabilire che anche la sua vicenda verrà consegnata all’oblio?
    “Sicuramente si. Quello di Don Gelmini, anzi del signor Pierino Gelmini, perché non è più un sacerdote, avendo chiesto la riduzione allo stato laicale e avendola ottenuta alla velocità della luce poiché la Chiesta è stata felicissima di liberarsi di lui, è uno di quei casi che si trascineranno a oltranza e che, probabilmente, andranno in prescrizione. Parliamo di un uomo che ha 84 anni. C’è questa tendenza della Chiesa, poi, a sentirsi perseguitata: la Chiesa non è affatto perseguitata, ma storicamente persecutrice. In pratica, da Costantino in poi, la Chiesa si è sempre professata  perseguitata, mentre invece ha avallato una  serie di abomini  inconcepibili,  passando per le Crociate, l’Inquisizione e i genocidi. La Chiesa, nel corso dei millenni, ha fatto veramente di tutto e di più professandosi sempre vittima, secondo una dicotomia di pensiero davvero impressionante. Il fatto di voler continuare la persecuzione ebraico-giudaica, per chi continua a crederci, è veramente ridicolo. Il ‘New York Times’ ha reso pubblici documenti che coinvolgevano Benedetto XVI in grandi responsabilità per quello che è stato l’occultamento di determinati casi americani: anche se lui può esser stato l’ultima ‘pietra’ di un lungo cammino, piuttosto che recitare un ‘Mea culpa’, ammettere una serie di errori e riparare quanto fatto si è preferito passare per le vittime di un ‘complotto ebraico-giudaico’ da parte del ‘New York Times’. E ciò semplicemente per il fatto che quel giornale è di proprietà di una famiglia ebrea. Il ‘Washington Post’, che ha tirato fuori lo scandalo di Boston vincendo il premio Pulitzer, o il ‘Wall Street Journal’ e una serie di altre testate americane che non hanno assolutamente nulla a che fare con proprietari di origine ebrea, hanno pubblicato cose molto più pesanti. La Chiesa è maestra nel togliersi di dosso qualsiasi peso: e questa volta lo ha fatto prima con queste dichiarazioni vergognose sul complotto ebraico, poi con quelle, ancora più pesanti, tendenti a recidere qualsiasi collegamento tra pedofilia e sessuofobia, mentre mirano a creare un presunto – e, sottolineo, inesistente – legame tra pedofilia e omosessualità. E’ vergognoso affermare  una cosa del genere: l’omofobia che caratterizza la Chiesa è la vergogna che ha permesso, non più di un anno fa, di non far passare all’Onu la moratoria sulla pena di morte per gli omosessuali. Il Vaticano è quello che si è maggiormente adoperato perché ciò non avvenisse”.

    Lo scorso 16 febbraio 2010, Benedetto XVI ha comunicato urbi et orbi la sua volontà di fare chiarezza e pulizia nelle file dei preti: la si può considerare una svolta straordinariamente epocale?
    “Benedetto XVI lo aveva già proposto anche quando è andato a farsi un viaggetto negli Stati Uniti, un anno e mezzo fa. E la sua volontà era fermissima, tanto che affermò che la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio. Tuttavia, questa sua presa di posizione forte nei confronti della pedofilia clericale dovrebbe avere una rispondenza anche nei fatti. Solo che nessuno ricorda più che, nel momento in cui Benedetto XVI è approdato negli Stati Uniti, lo Snap (l’Associazione delle vittime della pedofilia clericale) ha chiesto per mesi un incontro con Benedetto XVI, sempre categoricamente rifiutato. Tuttavia, gli Usa non sono l’Italia. Quindi, quando Joseph Ratzinger è andato a festeggiare il suo compleanno da Bush, i media americani si sono scatenati: la trasmissione ‘Good Morning America’, che è una delle più seguite, ha ricordato quali fossero le responsabilità di Ratzinger nello scandalo della pedofilia. Così, fuori programma, Benedetto XVI ha deciso di incontrare a Washington cinque vittime – su 13 mila – per 25 minuti, in piedi, nella cappella privata apostolica della Nunziatura. Ha regalato il rosario e ha detto: “Pregate, noi vi perdoniamo, voi perdonateci”. Questa la sintesi della questione. Ha avuto, però, molto tempo per accompagnarsi con tre cardinali: Roger Mahony, che a Los Angeles ha protetto dei preti pedofili, Edward Egan, che a New York ha fatto la stessa cosa e il cardinale Francis George, anche quest’ultimo con un passato molto pesante. L’anno scorso, proprio George è stato eletto presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici americani: io non vedo, dunque, una volontà reale. Si dovrebbe fare pulizia partendo dalle alte cariche: dal cardinale Law, che ha protetto il ‘fior fiore’ dei preti pedofili e che, trascinato in tribunale, era pronto a dichiarare fallimento pur di non risarcire le vittime. Il cardinale Law è stato addirittura promosso: è diventato arciprete, a Roma, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Oppure, si potrebbero consegnare gli archivi segreti delle varie curie direttamente alla Polizia, in modo da avere dei raffronti tra quanto testimoniato da determinati vescovi e quanto effettivamente è capitato. A Roma, ultimamente, è in corso il processo contro Don Ruggiero Conti. E’ stato sentito il vescovo Gino Reali, che ha già gestito due preti pedofili o, comunque, accusati di abusi sessuali: in entrambi i casi, il vescovo nulla sapeva, nonostante le denunce scritte. Insomma, di quale volontà stiamo parlando? Si continua a fare esattamente come si è sempre fatto fino a oggi, a proteggere i sacerdoti, a difendere i beni della Chiesa da eventuali richieste di risarcimento. Il problema è anche questo: se si ammette la propria responsabilità, la propria negligenza, se si ammette di aver saputo e di aver ‘coperto’, le richieste possono arrivare al parossismo, essendo la Chiesa molto più legata ai soldi che al Vangelo..”.(Laici.it)

  • Pedofilia/ Fu scoperto dalle ‘Iene’, rimosso prete molestatore

    Pedofilia/ Fu scoperto dalle ‘Iene’, rimosso prete molestatore

    di Apcom
    ‘Avvenire’ aveva chiesto pubblicamente nome. Poi l’allontanamento
    Roma, 6 mag. (Apcom) – Un sacerdote italiano che ha molestato sessualmente alcuni ragazzi, scoperto dalle ‘Iene’, è stato rimosso dai suoi superiori e obbligato a vita ritirata in convento. Dopo aver raccolto la testimonianza di un giovane che era stato molestato nel confessionale, il programma televisivo aveva prima inviato dal sacerdote un giovane attore, che ha registrato le avance con una telecamera nascosta, e poi mandato la ‘Iena’ Matteo Viviani a parlare apertamente con il prete. L’anonimo sacerdote, dell’area lombarda, rifiutava di andare a parlare con i superiori o alle forze dell’ordine. “Ma che vuoi che vado dalla polizia? Ma sei matto?”, diceva il prete all’intervistatore. “Ci sto pregando, più di così…”. Il servizio, trasmesso dalle ‘Iene’ nella puntata del 7 aprile, ha immediatamente suscitato la forte reazione del quotidiano della Cei ‘Avvenire’. “Se non si è trattato di una volgare recita, ma di un’ancora più volgare e insopportabile realtà, le ‘iene’ dopo aver azzannato e masticato con palese disgusto hanno un dovere morale che non possono eludere: sputare il nome del prete corruttore”, ha scritto il 9 aprile il direttore Marco Tarquinio. “Sputino il nome di chi ha offeso un ragazzo e infangato l’abito sacro: faranno un servizio alla verità e non solo un misero spettacolo su una miseria umana”. Già nella successiva puntata, il 14 aprile, i conduttori delle ‘Iene’ hanno riferito che il sacerdote era stato “rimosso dall’incarico”. A quanto si apprende in ambienti ecclesiastici, il sacerdote è stato inviato in un convento a condurre vita riservata.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=928835