Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roma

  • Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori. Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

  • Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori.

    Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

    E’ una chiesa del quartiere Pigneto

    Minori e sesso nel pc Indagato prete polacco

    Il caso nel quartiere Pigneto. Con il computer della chiesa per quattro volte avrebbe scaricato immagini e video perdopornografici.

  • Pedofilia/ ‘Civiltà cattolica’: ‘Spretare’ non sempre buona idea

    Pedofilia/ ‘Civiltà cattolica’: ‘Spretare’ non sempre buona idea

    “Non è detto che sia la cosa migliore per le potenziali vittime”
    Se “molti chiedono che i sacerdoti cattolici colpevoli di pedofilia, oltre alla condanna, vengano ridotti allo stato laicale, accusando il Vaticano di non aver proceduto in tal senso”, secondo ‘Civiltà cattolica’, quindicinale dei gesuiti pubblicato con l’imprimatur della Segreteria di Stato vaticana, non sempre la riduzione allo stato laicale dei sacerdoti è una buona idea. In un articolo dedicato alla pedofilia, due gesuiti che insegnano psicologia presso la Pontificia università Gregoriana di Roma, Giovanni Cucci e Hans Zollner, scrivono che la dimissione dallo stato clericale “può essere una procedura doverosa, prevista dal Codice di diritto canonico, ma non è detto che sia la cosa migliore per le potenziali vittime, i bambini, e per lo stesso abusatore, che spesso ritorna in società senza alcun controllo e, lasciato a se stesso, torna a commetere abusi. Questo è stato il caso di James Porter, sacerdote della diocesi di Fall River (Massachusetts): una volta dimesso, non fu affato perseguitato dalle autorità civili, si sposò e poco dopo venne incriminato per le molestie commesse verso la baby sitter dei figli”.

  • Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Battaglia sulla parte informatica Per la difesa ci sono prove dell’uso del computer mentre il sacerdote celebrava messa

    Brescia. Don Marco Baresi torna in aula, davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia dopo la condanna in primo grado, nel maggio scorso, a sette anni e mezzo per violenza sessuale, per aver abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media del seminario diocesano, e divulgazione di materiale pedopornografico, per aver scaricato da eMule centina e centinaia di files dal contenuto inequivocabile archiviati su una memoria esterna e cancellati in maniera maldestra pochi giorni prima dell’arresto.

    E I SUOI SOSTENITORI, il gruppo «FreeDON», non lo lasciano solo nemmeno stavolta e fanno capannello all’esterno dell’ingresso del palazzo di giustizia: ragazzi e ragazze e suore tutti uniti a sostenere il loro don, il sacerdote che per questi giovani è stato condannato ingiustamente.
    In aula, davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo, le parti si sono date subito battaglia sulla «parte informatica» della vicenda. I difensori, gli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, hanno chiesto il rinnovamento del dibattimento per quanto riguarda proprio la parte informatica.
    GRAZIE a una consulenza la difesa avrebbe le prove che il computer del sacerdote è stato usato per scaricare files inequivocabili anche mentre don Baresi era altrove: ci sarebbero prenotazioni di files pedopornografici mentre don Marco stava celebrando messa e non poteva essere intento a navigare via Internet per fare ordinazioni a luci rosse. La consulenza confermerebbe quanto dichiarato anche nel processo di primo grado dal sacerdote, che ha sempre sostenuto di non essere l’unica persona (ma non ha fatto altri nomi) che aveva accesso al suo computer.
    Sulla richiesta presentata dalla difesa la camera di consiglio è durata a lungo ed è terminata con un’ordinanza che ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale. Prima di decidere sulla richiesta di rinnovamento del dibattimento, infatti, i giudici vogliono avere alcune risposte tecniche preliminari.

    NELLA PROSSIMA udienza, quindi, al perito verrà conferito un incarico per ottenere risposte e permettere ai giudici di capire se il processo d’appello comprenderà anche una nuova parte dibattimentale.
    In aula anche don Marco Baresi: clergyman grigio, aria serena, il sacerdote ha atteso con i legali l’esito della prima udienza. Il sacerdote era finito nei guai nel novembre del 2007 dopo le accuse di un ragazzino che aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva ancora 14 anni e frequentava la scuola media del Seminario. Dalla scuola il ragazzo, che nel processo è parte civile, era stato allontanato per alcuni problemi, ma non aveva rivelato nulla ai genitori. Le sue rivelazioni sono state successive. Seguito da una psicologa per altri problemi, il ragazzino (diventato maggiorenne nel corso del primo processo) aveva raccontato l’intera vicenda. La psicologa a quel punto aveva avvisato i genitori che avevano formalizzato la denuncia alla polizia.

    Wilma Petenzi

    Don Baresi: è cominciato l’Appello
    martedì 27 aprile 2010

    E’ iniziato davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo della corte d’appello di Brescia il processo di secondo grado a carico di don Marco Baresi, l’ex vice direttore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, condannato in primo grado a sette anni e mezzo (leggi qui) perché riconosciuto colpevole di violenza e abusi sessuali compiuti nel 2004 ai danni di un ragazzo (14enne all’epoca di fatti) che frequentava la scuola media del seminario, nonché di divulgazione di materiale pedopornografico per aver scaricato dalla rete con il proprio computer centinaia di video porno.
    La difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, ha chiesto un nuovo dibattimento sull’aspetto informatico della vicenda, intendendo dimostrare che il computer del religioso sarebbe stato sicuramente usato da qualcun altro in sua assenza.
    Come don Baresi ha sempre sostenuto e come dimostrerebbe l’analisi dei files fatta da un consulente di parte il quale avrebbe scoperto operazioni effettuate mentre il prelato stava celebrando la messa.
    Prima di concedere un nuovo dibattimento, la corte ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale.
    Come si ricorderà, le accuse al sacerdote di Chiari (che è ai domiciliari e lunedì era presente in aula) risalgono all’estate 2007, quando il 14enne che aveva subito le violenze, dopo un lungo periodo di terapia psicologica aveva trovato la forza di parlare denunciando l’accaduto e le pesanti attenzioni sessuali subite. In novembre il religioso era pure stato incarcerato (leggi la notizia).
    Anche all’appello sono presenti fuori dal tribunale i suoi sostenitori del gruppo «FreeDon», che lo considerano perseguitato dalle false accuse di pedofilia.
    Si tratta di famiglie, ragazzi e ragazze, suore che animano un sito internet innocentista pro don Baresi dove si raccolgono adesioni e si firmano appelli in suo favore (vai al sito).

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/18093/218/

  • Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    di Dario Ferri
    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?
    pubblicato il 27 aprile 2010 alle 10:06 dallo stesso autore – torna alla home

    La storia del Cardinale Groer viene spesso portata ad esempio del comportamento cristallino di Joseph Ratzinger riguardo gli abusi del clero. Ma, svela il New York Times, basta guardare da vicino la storia per accorgersi che di incongruenze ce ne sono molte.

    Anche stavolta è il New York Times a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso: i difensori di Papa Benedetto XVI hanno sempre portato ad esempio dell’attenzione con cui Joseph Ratzinger ha combattuto la pedofilia la questione del cardinale austriaco Hans Hermann Groer, dimessosi dai suoi ruoli a sei mesi dall’apparizione sui media delle accuse di molestia nei confronti di alcuni ragazzi nel 1995.

    BLOCCATO DAL VATICANO? – Nell’occasione, secondo i suoi difensori, Ratzinger si spese per una piena indagine interna, ma venne bloccato dai suoi superiori. Eppure un teologo bavarese dice che basta guardare con maggiore attenzione a quanto accaduto per rendersi conto che le cose andarono in maniera molto diversa. Ad esempio, si ricorda che la nomina di Groer fu apertamente sponsorizzata da Ratzinger nel 1986, quando l’allora cardinale fu pronto a consigliare Giovanni Paolo II sulla questione. E’ vero che oggi papa Benedetto ha incontrato le vittime della pedofilia, Ma mentre spesso, da cardinale, ha usato la sua influenza per far rispettare la dottrina e il clero emarginare i membri le cui opinioni erano divergenti dalla propria, sembrava meno disposto a quel tempo a perseguire aggressivamente i sexual offenders.

    IL CASO GROER – Groer è un caso particolare: aveva molti appoggi ed amicizie nella Curia Romana e condivideva con Giovanni Paolo II la devozione per la Vergine Maria. Quattro vescovi austriaci, tra cui il suo successore a Vienna, hanno considerato “moralmente certa” la responsabilità del cardinale nei casi di abuso. Alcune delle sue giovani vittime, il cui numero varia da 12 a 30, hanno raccontato che il cardinale chiedeva loro di seguirlo nel confessionale, faceva togliere i vestiti e quindi abusava di loro. Groer però non ha mai confessato nulla. E’ scomparso dalla vita pubblica, si è ritirato in un convento da lui fondato e lì ha vissuto fino alla sua morte nel 2003. Padre Kreen, il favorito alla promozione nel ruolo superato da Groer, era anche lui sospettato di non saper reprimere i suoi gusti sessuali – era stato beccato con materiale pedopornografico – ma venne bocciato perché non aveva una laurea in teologia, ma solo quella in filosofia, come fece notare l’allora cardinale Ratzinger.

    I PICCOLI ANGELI – Il problema è che i sospetti su Groer erano ben precedenti al periodo della sua nomina. Il reverendo Udo Fischer, un prete che ha partecipato al seminario maschile Hollabrunn nell’Austria orientale nel 1960 e primi anni 1970, dove il cardinale Groër aveva vissuto e insegnato per decenni, ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate Clemens Lashofer di Göttweig per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere“.

    LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO – Le voci che circondavano il cardinale Groër andavan però oltre la cerchia di coloro che hanno subito le mani. Josef Votzi, il giornalista che ha rotto lo scandalo nel 1995 nella rivista Profil, è un alunno di Hollabrunn e ha detto che anche tra i membri del personale dell’Arcidiocesi di Vienna che lui ha intervistato la storia era “un segreto di Pulcinella”. Nel 1995 la vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo , allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni, due decenni prima a Hollabrunn. A Roma, qualche settimana dopo, secondo il Cardinale Schönborn, il cardinale Ratzinger in una conversazione a porte chiuse gli rivelò che voleva istituire una commissione d’inchiesta, ma venne fermato. “Questo per me è una delle migliori indicazioni che so per esperienza personale che il Papa di oggi ha avuto un molto deciso, chiaro di gestire casi di abuso“, ha detto. “E ‘diventato ben presto chiaro che la corrente che regnava a Roma non era quella che esigeva chiarezza qui. Il Cardinale Ratzinger mi ha detto che dall’altra parte, il lato diplomatico, aveva prevalso“. Il “lato diplomatico“, dicono gli austriaci, era guidato dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano, e dall’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II.

    RETICENZE E OMISSIONI – Schonborn però non riesce a spiegare come mai Ratzinger avesse influenza sulla scelta dei cardinali, ma non sull’apertura di indagini su di loro: “Io non posso spiegare tutto, so solo che è andata così“. Nelle lettere che l’attuale papa ha inviato ai membri del clero austriaco dopo lo scandalo, non fece menzione degli abusi sessuali dell’arcivescovo, avvisando invece i vescovi di non cedere terreno sulle proposte riformiste dei movimenti cattolici di base. Nel 1996, il cardinale Groër è stato nominato capo di un convento in Germania, sotto la supervisione di Göttweig, e appariva ancora alle funzioni ufficiali della Chiesa. Questo ha scatenato una ribellione alla fine del 1997 tra alcuni dei suoi ex allievi e le vittime, che hanno chiesto le sue dimissioni. Di fronte a tali sconvolgimenti, i funzionari della chiesa rimossero il cardinale Groër dal convento e lo rimandarono a gennaio al convento dove aveva vissuto dopo che era stato costretto all’addio nel 1995. Poco tempo dopo, Giovanni Paolo II ha approvato una indagine del Vaticano.

    DARE IL SILENZIO COME SPIEGAZIONE – Ma nessun risultato dell’indagine è stato mai reso pubblico, e il Cardinale Groër non è mai comparso di fronte ad un giudice chiesa né è stato destinatario un rimprovero pubblico di Roma, per non parlare di un processo secolare. Molti nel clero austriaco hanno criticato quello che hanno visto come un tentativo da parte di Roma di proteggere un cardinale, ignorando le vittime che chiedono giustizia. Gottfried Schatz, il numero due del Göttweig che aveva contribuito a guidare la protesta contro il cardinale Groër, ha lasciato nel settembre 1998 e ha chiesto la rimozione dal sacerdozio, cosa che gli è stata concessa insolitamente presto, entro un anno. “Hanno fatto tanto quando avevano davanti l’indignazione pubblica, e non di più“, secondo Padre Schermann.

    http://www.giornalettismo.com/archives/61008/preti-pedofili-benedetto-xvi/

  • “Il N. Y. Times non è anti-cattolico sugli scandali Vaticano reticente”

    “Il N. Y. Times non è anti-cattolico sugli scandali Vaticano reticente”

    Usa, l’articolo del garante dei lettori del quotidiano: “La Curia ha insabbiato”. “Il gornale ha il dovere di seguire le vicende fin dove conducono, anche alla porta del Papa”
    di CLARK HOYT

    UN ALTO esponente del Vaticano ha dichiarato che il New York Times “pecca di scorrettezza quando tratta di Papa Benedetto”. L’arcivescovo di Brooklyn ha esortato i suoi parrocchiani a tempestare il giornale di messaggi accusandolo di accanirsi contro la chiesa cattolica. Anche i lettori del Wall Street Journal e di altre pubblicazioni hanno attaccato il quotidiano. Centinaia di persone hanno scritto anche a me.

    Il New York Times non è certo l’unico tra i giornali mondiali ad essersi occupato dello scandalo degli abusi sessuali nella chiesa cattolica, che recentemente ha toccato anche l’arcidiocesi tedesca un tempo di papa Benedetto XVI. Ma è stato in particolare un articolo del mese scorso a toccare un nervo scoperto. Sulla base di documenti giudiziari, il quotidiano è entrato nel merito di come gli esponenti della chiesa locale e il Vaticano gestirono il caso di un prete di Milwaukee accusato di aver molestato addirittura 200 bambini sordi. E ha affermato che alti esponenti del Vaticano, tra cui l’allora cardinale Joseph Ratzinger, non intervennero riducendo Padre Lawrence Murphy allo stato laicale, nonostante i ripetuti appelli dei vescovi americani, secondo i quali la mancata punizione avrebbe messo in imbarazzo la chiesa.

    Il caso Murphy, nella cronaca che ne ha fatto il New York Times, documentata da atti giudiziari pubblicati sul sito web del quotidiano, si può riassumere in questi termini: Murphy prestò servizio presso una scuola cattolica per bambini non udenti dal 1950 al 1974. Benché fosse giunta notizia ai tre arcivescovi succedutisi a capo della diocesi che il sacerdote molestava i bambini, Murphy fu trasferito in sordina nel Wisconsin settentrionale, dove continuò per 24 anni a lavorare con bambini nelle parrocchie e in un carcere minorile. I vertici ecclesiastici non lo denunciarono mai alle autorità giudiziarie, e non venne dato seguito alle denunce presentate dalle vittime e dai loro familiari alla polizia e ai pubblici ministeri. Nel 1996, dopo più di 20 anni dal trasferimento di Murphy, l’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, scrisse a Ratzinger informandolo di essere appena venuto a conoscenza di un atto particolarmente grave compiuto dal sacerdote, ossia adescamento in confessionale, a scuola. Pur non avendo ricevuto risposta, Weakland diede avvio ad un processo ecclesiastico. Preoccupato per i termini di prescrizione del reato, si rivolse ad un altro ufficio a Roma per ottenere una deroga, ma fu reindirizzato all’ufficio di Ratzinger.

    Dopo otto mesi, il vice di Ratzinger, Cardinal Tarcisio Bertone, oggi seconda massima carica del Vaticano, autorizzò un processo che avrebbe potuto condurre all’allontanamento di Murphy dal sacerdozio. Ma Murphy si appellò a Ratzinger, sostenendo che le accuse si riferivano a più di 25 anni prima, che ormai aveva 72 anni ed era in cattive condizioni di salute, e che si era pentito. Bertone allora suggerì di intervenire senza arrivare all’allontanamento. Weakland disse che in un incontro in Vaticano non riuscì a persuadere Bertone ed altri alti prelati a far proseguire il processo, interrotto nel 1998, poco prima della morte di Murphy. Questa versione dei fatti è documentata.

    Molti lettori, inclusi esponenti religiosi, hanno inteso l’articolo come un attacco diretto a Papa Benedetto XVI. Ma molte delle critiche mosse non reggono. Scivendo sul National Review Online, Raymond J. de Souza, sacerdote e docente presso la Queen’s University dell’Ontario, dice che il New York Times accusa Ratzinger di “essere intervenuto” per salvare Murphy. Non è così. L’articolo non stabilisce il ruolo di Ratzinger, se mai lo abbia avuto, si limita a dire che le comunicazioni riguardanti il caso Murphy furono indirizzate a Ratzinger e che il suo vice intervenne. C’è una bella differenza.
    Alcuni lettori dicono che il New York Times è anti-cattolico. Si chiedono come mai non dia pari risalto a vicende di abusi sessuali nelle scuole, o in altre religioni. Altri sostengono che con Benedetto XVI la reazione del Vaticano a questi casi è migliorata, sono state snellite le procedure per dar seguito alle denunce e scusarsi con le vittime. Ma sarebbe irresponsabile ignorare le continue rivelazioni, come quelle relative ai tempi in cui Benedetto XVI era arcivescovo a Monaco di Baviera.
    Che piaccia o meno, esistono circostanze che hanno legittimato questo andazzo per anni, incluso un sistema ben documentato di negazione e insabbiamento in un’istituzione con miliardi di seguaci. Per quanto doloroso sia, il giornale ha l’obbligo di seguire la vicenda fin dove conduce, anche alla porta del Papa.
    (© New York Times/la Repubblica. Traduzione di Emilia Benghi)

    (26 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/26/news/nyt_vaticano-3622813/

  • Cattolici americani. Pedofilia: “Se il bambino è consenziente non è abuso”

    Cattolici americani. Pedofilia: “Se il bambino è consenziente non è abuso”

    di Pietro Salvato
    Per la Lega cattolica americana non tutta la pedofilia è abuso
    pubblicato il 26 aprile 2010 alle 12:46 dallo stesso autore – torna alla home

    L’associazione cristiana e fedele a Roma d’oltreoceano reagisce alle accuse della stampa sugli abusi sessuali nella Chiesa, sostenendo che “se la vittima è consenziente, non c’è abuso”

    Bill Donohue, figura importante della “Catholic League”, la potente lobby cattolica americana dopo aver sostenuto. trovando peraltro sponde e consenso persino nelle stesse gerarchie vaticane, che la pedofilia nella Chiesa è fenomeno dovuto solo alla “crisi omosessuale“, è tornato nuovamente alla carica contro i “nemici della Chiesa” criticando i media americani, a cominciare dal New York Times, per le loro accuse “ingenerose ed ignobili” al Papa sulla vicenda degli abusi sessuali. Non solo, Donohue per rafforzare le sue tesi ha dichiarato alla CNN che “Gli abusi non sono pedofilia, poiché le vittime sono quasi sempre post pubescenti e consenzienti“.

    NEI SECOLI DEI SECOLI – Donohue ha poi scritto direttamente sul sito della stessa associazione cattolica un duro articolo per attaccare nuovamente il NYT, intitolato “Non tutto il sesso gay è male“, citando il caso, riportato dal prestigioso giornale newyorkese, di un uomo vittima di un abuso che ha incontrato il suo aggressore, un prete di origine cilena. Secondo Donohue, questo incontro dimostrerebbe che non c’è stato alcun “abuso sessuale” da parte del sacerdote, poiché entrambi, la vittima ed il suo molestatore, erano consenzienti. In particolare, scrive l’esponente di “Catholic League“: “Se un ragazzo di 17 anni fa sesso con un uomo di età superiore per vent’anni, e continua ad avere rapporti sessuali con lui, all’età di 38 – mentre si è sposato ed ha avuto figli – c’è qualcuno che crederebbe alla sua affermazione che era vittima di abusi sessuali? La risposta è sì: l’ha fatto il New York Times. Questo – scrive Donohue – è esattamente ciò che è accaduto nel caso descritto nel giornale che vede coinvolto in una relazione omosessuale il sacerdote cileno, don Fernando Karadima, che oggi ha 79 anni, e il Dr. James Hamilton, che invece oggi ne ha 44. E ancora, scrive nel suo articolo Bill Donohue “Secondo il Times, tutto è iniziato con un bacio. Vorrei essere molto chiaro su questo: se un tizio avesse cercato di baciarmi quando avevo 17 anni, l’avrei avrei preso a pugni. Io di certo non tornerei dall’autore di questi cosiddetti abusi, a meno che, naturalmente, non mi fosse piaciuto. Infatti, a Hamilton è piaciuto così tanto che è tornato, più volte, in questi 20 e passa anni. Anche dopo che si è sposato, non ha potuto resistere“.

    QUANDO LA VITTIMA DIVENTA CARNEFICE – Il perché di quei ritorni, tuttavia, manco sfiorano la mente di Donuhue. Se il dr. Hamilton è tornato, secondo la nostra la mente d’oltreoceano, il suo fine può essere stato solo uno. Ricadere in tentazione e nel peccato. Dal racconto pubblicato su catholicleague.org non si capisce affatto chi è la vittima e chi è il carnefice. E proprio questo sembra sia l’intento di Donuhue. Hamilton era consenziente, magari – sembra di capire dall’articolo – è stato proprio lui che ha tentato il sacerdote. Ne più, ne meno dello stesso cliché in voga in passato per descrivere la “demoniaca” tentazione della carne – allora femminile – in cui cadevano vittime di tanto in tanto persino molti uomini della chiesa (anche, secondo certi racconti, quelli più potenti). In realtà, le vittime di abusi spesso tendono a tornare dai loro aggressori per molteplici ragioni, fra cui la paura, il senso di colpa, la vergogna o per scarsa autostima. Molte vittime di abusi sessuali hanno sviluppato una particolare forma della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma“, ossia quella condizione psichica in cui una vittima – di solito un ostaggio, durante un rapimento – comincia ad identificarsi e a mostrare una certa condivisione e persino sintonia con il suo rapitore – in questo caso molestatore – al fine di ridurre al minimo lo shock o lo stesso pericolo in cui è incorso. Diversi psicologi hanno spiegato come proprio questo comportamento sia dovuto ad un serio conflitto emotivo che, molte volte, determina nella vittima la rinuncia a far perseguire il proprio aguzzino. Ironia della sorte, nel suo sforzo teso a minimizzare lo scandalo legato agli abusi e a criticare la campagna di stampa del New York Times, Dononhue ha, tuttavia, fatto quella che per lui deve essere stata una grande concessione. Infatti, ha sostenuto che “Non tutto il sesso gay è male”. Aspettiamo le reazioni delle gerarchie di Oltre Tevere…

    http://www.giornalettismo.com/archives/60837/lega-cattolica-americana-tutta/

  • PEDOFILIA: GAY E LESBICHE IN PIAZZA, GIUSTIZIA PER VITTIME

    PEDOFILIA: GAY E LESBICHE IN PIAZZA, GIUSTIZIA PER VITTIME

    Patané: “Le affermazioni di Bertone sono antiscientifiche e alimentano la violenza contro gli omosessuali”
    sabato 24 aprile 2010 , di ansa

    ROMA, 24 APR – Una rappresentanza delle associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali ha manifestato oggi a Roma ‘per chiedere giustizia per le vittime’ delle pedofilia.

    ‘Manifestiamo il nostro rifiuto a essere usati attraverso le parole del cardinal Bertone – ha affermato il presidente dell’Arcigay, Paolo Patane’ -. Il movimento lgbt e’ stato trascinato in questo gioco, da cui noi vogliamo sottrarci. Le affermazioni di Bertone sono antiscientifiche e alimentano la violenza contro gli omosessuali’.

    www.gaynews.it/view.php?ID=84571

     

  • ARCIGAY. VATICANO, IL PERDONO NON SERVE, VOGLIAMO GIUSTIZIA

    ARCIGAY. VATICANO, IL PERDONO NON SERVE, VOGLIAMO GIUSTIZIA

    venerdì 23 aprile 2010 , di La redazione

    Manifestazioni e sit-in di protesta in diversi Paesi del mondo contro l’omertà delle gerarchie cattoliche nei confronti dei reati di pedofilia e contro le indegne dichiarazioni diffamatorie di Tarcisio Bertone. Ma soprattutto in sostegno delle decine di vittime innocenti di violenze inaudite compiute talvolta da persone che hanno responsabilità educative o spirituali, che chiedono giustizia di fronte alle istituzioni dei loro paesi.

    È questo il risultato dell’appello che Arcigay e ILGA (l’Associazione Gay e Lesbica mondiale) hanno lanciato (www.arcigay.it/protest-the-vatican) per sollecitare ed estendere la protesta contro gli abusi del Vaticano.

    Eventi di protesta davanti alle Nunziature vaticane o alle principali chiese si sono tenute e si terranno ancora per tutta questa settimana in molti Paesi americani ed europei: Cile, Perú, Nicaragua, Venezuela, Paraguay, Colombia, Argentina, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Bulgaria e tanti altri. Messaggi di supporto sono arrivati anche da associazioni lgbt del continente africano che purtroppo non possono prendere parte alla protesta nei loro paesi di provenienza per ragioni di incolumità fisica.

    In Italia sono previsti due appuntamenti per domani, sabato 24 aprile 2010*. Arcigay, ArciLesbica, AGEDO, Famiglie Arcobaleno, Mario Mieli, MIT, Certi Diritti, Dì Gay Project promuovono una manifestazione contro la pedofilia e in sostegno delle vittime a Roma in Piazza SS Apostoli alle ore 16.30. Le Associazioni lgbt bolognesi hanno indetto una processione laica che partirà alle 11.30 a Bologna da Piazza del Nettuno per giungere a Piazza San Domenico.www.arcigay.it/manifestazione-contro-pedofilia-roma

    “Manomettere in maniera antiscientifica e falsa la questione della pedofilia, come ha fatto il Segretario di Stato Vaticano Bertone, porta a scaricare su altre persone innocenti le gravi accuse che da tutto il mondo piovono sulle gerarchie vaticane, creando nuovo dolore.” – dichiara Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay – “Il perdono chiesto da Ratzinger non basta: gli esponenti ecclesiastici rispondano davanti ai tribunali e all’opinione pubblica mondiale dei gravi insabbiamenti avvenuti in tutto il mondo in modo che tutti i casi vengano portati alla luce.”

    www.gaynews.it/view.php?ID=84569

     

  • L’Osservatore Romano replica a Kung “Non serve ingegneria ecclesiastica”

    L’Osservatore Romano replica a Kung “Non serve ingegneria ecclesiastica”

    La replica alla lettera del teologo tedesco pubblicata qualche giorno fa dai principali quotidiani europei
    Cabras: “Manchi di carità…perché non rendere omaggio a Chi porta avanti il rinnovamento dei cuori?”

    CITTA’ DEL VATICANO – ”Sarà solo un’azione di ingegneria ecclesiastica che risolve il problema della testimonianza cristiana?”. Se lo chiede Pier Giordano Cabra, responsabile della Queriniana, l’editrice che ha pubblicato i libri più noti di Hans Kung ma anche quelli del teologo Joseph Ratzinger, in articolo di risposta alla Lettera ai vescovi cattolici 1 inviata da quest’ultimo qualche giorno ai principali quotidiani europei. Kung criticava l’azione di papa Benedetto XVI e lanciava sei proposte concrete di riforma della Chiesa ”condivise – ne sono convinto – da milioni di cattolici che non hanno voce”.

    ”Leggendo la tua lettera ai vescovi – scrive Cabra, nell’articolo pubblicato oggi in prima pagina dal quotidiano della Santa Sede – mi sono sentito d’accordo quando scrivi: ‘Se oggi in questa o in quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l’opera pastorale risulta inefficace, se manca l’apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete e al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia”’.

    Ma, aggiunge il teologo, il ”rinnovamento” della Chiesa è stato ”inteso in questi anni in molti modi, secondo le preferenze personali e culturali, partendo da quella del cambio delle strutture a quella della conversione personale e comunitaria” e nella lettera di Kung “sembra che ‘l’attenzione sia posta prevalentemente se non esclusivamente sulle riforme ‘strutturali”’. ”Perché – si chiede allora Cabra -, proprio in nome della complessità, non rendere omaggio a Chi porta avanti il rinnovamento evangelico dei cuori prima e a preferenza di quello delle strutture?”.

    ”C’è inoltre – prosegue Cabra – una questione di stile, che tradisce la sostanza, cioé il misconoscimento del primato della carità, o della carità nella veracità: ‘Se non ho la carità, sono un bronzo che rimbomba’, dirà proprio Paolo nella prima lettera ai Corinzi”. Per questo, ”se la tua lettera avesse respirato un poco di più l’inno alla carità, sarebbe risultata un augurio più elegantemente evangelico all’antico Collega, in occasione dei suoi anniversari, e un contributo più fruttuoso per la Chiesa che sta soffrendo per le debolezze dei suoi figli”. ”Spero – conclude Cabra – di non aver mancato di carità nel dirti questo, perché senza la carità non sarei nulla”.
    (22 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/22/news/l_osservatore_romano_replica_a_kung_non_serve_un_azione_di_ingegneria_ecclesiastica-3545910/