Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roma

  • Testimionianza contro don Gelmini

    Testimionianza contro don Gelmini

    Don Pierino Gelmini si avvicinò a lui e a un amico a Villa Borghese a Roma, li invitò a mangiare in trattoria e poi a casa sua per fare una doccia, e lì li molestò: la versione “a luci rosse” del fondatore della Comunità Incontro è di Bruno Zanin, ex attore, scrittore e giornalista free lance, che sul sito “Gay.it” racconta la sua esperienza giovanile con don Pierino.

    Da allora sono passati una quarantina d’anni, ma secondo Zanin quella esperienza lo ha segnato profondamente. «Mentre eravamo in bagno a lavarci – racconta Zanin – entrò e si rivelò per quello che era. Insisteva, nonostante i nostri rifiuti.

    Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano “scherzi da prete”, cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne.

     

  • Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, ha dichiarato che le accuse al direttore della Comunità Incontro sarebbero partite da un sito web.

    “Scopriamo con angoscia e stupore che è da un sito web, che è partita la valanga di accuse infamanti rivolte a don Pierino Gelmini e ad altri sacerdoti. Non cito il sito dove sono riportate queste notizie per non fare pubblicità. Ma se uno spende un euro per un quotidiano deve trovare notizie vere, verificate – dichiara Meluzzi – . Non ci possono essere sui quotidiani notizie che si trovano in rete”.

    Questo famigerato sito non si sarebbe limitato a riportare accuse che, naturalmente, don Pierino respinge, ma sarebbe anche “corredato dall’invito a segnalare e a mettere in rete accuse, ricordi, fantasie, o qualsiasi altro elemento utile ad alimentare l’inferno mediatico che ahimè molti hanno in questo periodo sperimentato. Credo che tra i compiti essenziali di una buona stampa e della sua etica vi sia quella di rendere distinguibili le fonti e la loro attendibilità. Il rischio è che altrimenti il lancio indifferenziato di letame nel ventilatore non uccida soltanto qualche giusto, bensì si traduca in una crisi di sfiducia generalizzata e di disperazione che finirà col colpire soprattutto, gli ultimi, i più deboli, i più fragili”.

    Contemporaneamente arriva la notizia che il collegio difensivo che sta seguendo le accuse per presunte molestie sessuali rivolte a Gay.it – Il portavoce di don Gelmini: Gelmini ha cambiato un giocatore in corsa. Lascia il posto il prof. Franco Coppi e al suo posto arriva l’avv. Filippo Di Nacci docente di procedura penale all’Università di Roma. “Il nuovo collegio di difesa, a partire da oggi, si occuperà di tutelare sia in sede civile che penale l’onorabilità di don Pierino – ha riferito sempre Meluzzi, portavoce del sacerdote – e la Comunità Incontro che è stata più volte in questo periodo brutalmente calpestata dagli organi di stampa”. Pare, quindi, che mentre il numero degli accusatori continua a crescere e si moltiplicano le testimonianze di chi racconta, a torto o a ragione saranno gli inquirenti a dirlo, di avere subito abusi, l’attenzione degli avvocati dell’anziano prelato sarà concentrata su quello che riportano gli organi di stampa.

  • La clinica fortezza

    La clinica fortezza

    Per trovare l’istituto dei padri Venturini, a Trento, è impossibile non perdersi tra le stradine che costeggiano l’imponente castello di Buonconsiglio e si arrampicano sulle colline. Via dei Giardini è ancora in città, ma la campagna è vicina. Al numero 46 c’è l’ingresso principale del complesso religioso. Il cancello è spesso aperto, perché i sacerdoti coinvolgono nelle loro iniziative la comunità di Trento. Ma c’è un’ala dell’edificio che resta impenetrabile per chiunque. Immersa nel silenzio c’è la zona dove si svolgono attività che devono rimanere discrete. E su questo i padri venturini sono inflessibili. Perché nel loro istituto si curano i preti con problemi psichiatrici, compresi i pedofili. Sin dalla fondazione della congregazione nel 1926, i Venturini si sono specializzati nel curare gli altri preti. Per decenni hanno aperto, con spirito missionario, altri istituti in varie parti del mondo. In Brasile, a Barretos, hanno la sede periferica più importante, che ogni anno ospita decine di sacerdoti malati. A Trento, invece, nella casa madre, i pazienti con l’abito talare non sono mai più di una decina. Pochi sanno cosa succede nell’istituto, ma i vescovi e il Vaticano conoscono bene quell’indirizzo e talvolta vi ricorrono, obbligando qualche parroco a ritiri forzati. Alternano terapie mediche, psichiatriche e persino ormonali a tanta preghiera per mesi, fino alla valutazione sulla convalescenza o l’isolamento in convento. Il tutto con l’intervento di specialisti laici. Nel clero italiano i padri Venturini sono noti per la rigidità delle regole e per l’osservanza della disciplina. Responsabile delle cure psichiatriche è padre Angelo Fornari, uno psicologo, che viaggia spesso, a Roma, in Brasile e nelle altre strutture della congregazione. Conosce molti medici ed è stimato e consultato da don Mario di Maio, lo psicanalista che ha seguito numerosi casi di sacerdoti pedofili in Italia e ha collaborato alla stesura dei test di ammissione nei seminari per individuare ed escludere quegli omosessuali considerati più esposti alla tentazione.

    1. S. T.
  • Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    VARSAVIA – Ci sarebbero anche diversi sacerdoti tra le 48 persone fermate dalla Polizia impegnate in Polonia in un blitz anti pedofilia. Costoro sono accusati di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedo-pornografico. Tra i fermati vi sono insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale.

    La Polizia, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha perquisito 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd, ha aggiunto. I controlli hanno toccato maggiormente la capitale Varsavia e altre città come Cracovia, Opole e Wroclaw. Il materiale sequestrato è nelle mani degli inquirenti.

    21/08/2007 in Cronaca – Letto 159 volte – Voto: 5 / 5 – Commenti: 1

    POLONIA. Altro smacco per la chiesa cattolica. Tra le 48 persone arrestate in un blitz anti-pedofilia in Polonia ci sono anche dei sacerdoti ed un alto funzionario di una banca commerciale. L’accusa è di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedopornografico.

    A riferirlo è il portavoce del comando generale di polizia, Mariusz Sokolowskim: “Tra i fermati – spiega – ci sono persone appartenenti a diversi gruppi sociali, tra cui insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale”. La polizia polacca, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha controllato 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd. Le indagini hanno interessato l’intero territorio nazionale, con particolare attenzione alla capitale Varsavia, e ai centri maggiori come Cracovia, Opole e Wroclaw. Gli inquirenti ora sono al lavoro sulla gran mole di materiale sequestrato.

  • Meluzzi. Gelmini day: San Michele Arcangelo sconfiggerà i demoni

    Meluzzi. Gelmini day: San Michele Arcangelo sconfiggerà i demoni

    DON GELMINI/ PORTAVOCE: 15 AGOSTO NON SARA’ CHIAMATA A RACCOLTA

    “San Michele Arcangelo l’unico in grado di sconfiggere i demoni”

    Roma, 8 ago. (Apcom) – Non sarà “una chiamata a raccolta del partito gelminiano”, un ‘Gelmini day’, come era stato ventilato all’inizio, ma “una festa degli amici di don Pierino”, “una riunione attorno all’eucarestia”, l’incontro del 15 agosto che si svolgerà a Zervò, in Aspromonte, in onore del fondatore della comunità Incontro finito sotto inchiesta alla Procura di Terni per accuse di abusi sessuali.

    “Se chiamiamo a raccolta qualcuno non è Berlusconi, Fini, Gasparri, uomini della politica o dello spettacolo, ma san Michele Arcangelo”, afferma il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi. Il santo, a cui è dedicata una delle quattro giornate di festa annuali della comunità Incontro, “è l’unico che può sconfiggere i demoni che stanno arrivando da ogni parte”, aggiunge.

    Il portavoce tiene a sottolineare che quella del 15 agosto, festa dell’Assunzione, è solo uno dei quattro appuntamenti annuali della comunità fondata da Gelmini: oltre al 27 settembre, anniversario della fondazione dedicato, appunto, a san Michele Arcangelo, al venerdì santo e al 26 dicembre. Ma a Ferragosto, spiega Meluzzi, in Aspromonte si raccoglieranno “i ragazzi di don Pierino, le famiglie, i suoi amici”. Anche qualche politico, “quelli di sempre”.

  • Don Gelmini: «Non ci penso proprio a lasciare la Comunità»

    Don Gelmini: «Non ci penso proprio a lasciare la Comunità»

    ROMA (8 agosto) – Di autosospendersi, come aveva consigliato il cardinale Marchisano, non ci pensa proprio. Don Gelmini indagato per presunti abusi sessuali su alcuni ragazzzi ospiti della Comunità Incontro non ne vuole sapere di lasciare il timone. «Quel cardinale dovrebbe dimettersi lui, casomai», è la lapidaria risposta di don Gelmini al Gr2. «E la mia – spiega il sacerdote – non è un’istituzione religiosa, è laica».

    Don Gelmini ha anche aggiunto che non farà più dichiarazioni dopo che uno dei suoi difensori ha rimesso il mandato per le sue troppe esternazioni.

    L’avvocato Franco Coppi, ha rinunciato all’incarico ritendendo il sacerdote «ingestibile», da qui la scelta di Don Glemini: «Coppi si è dimesso dall’incarico – afferma don Gelmini al Gr2 – perchè dice che “è difficile gestire don Pierino”, per le mie esternazioni. E quindi non voglio fare altre esternazioni». Il sacerdote aggiunge: «io non intendo fare polemiche con nessuno, tanto meno con uomini di Chiesa».

    Intanto nella Procura di Terni il lavoro degli inquirenti procede anche se il pm dell’inchiesta Barbara Mazzullo ha precisato: «Non lavoro per apparire sui giornali».«Lasciatemi lavorare». Facendo capire ai cronisti che non le si può chieder di violare il segreto istruttorio e che continua a fare il suo «lavoro» con serenità.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6714&sez=HOME

  • Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Torino, preti accusati di pedofilia Uno è economo di un istituto salesiano

    Interrogato monsignor Vaudagnotto, stretto collaboratore del cardinale – di SARAH MARTINENGHI e PAOLO GRISERI

    TORINO – Ha vissuto per anni di elemosina, prostituzione e ricatti. E chiedeva soldi ai preti in cambio del suo silenzio. L’arresto di Salvatore Costa, torinese di 24 anni, con l’accusa di estorsione nei confronti di monsignor Mario Vaudagnotto (responsabile dell’ufficio liturgico della diocesi presso la chiesa di San Lorenzo), e nei confronti di don Luciano Alloisio, (economo dell’istituto scolastico salesiano Valsalice), è al centro di una nuova inchiesta giudiziaria su presunti abusi sessuali che coinvolge sacerdoti cattolici.

    Il giovane arrestato ha raccontato di aver avuto per anni rapporti sessuali con i preti e anche con un terzo parroco della provincia di Torino. Le sue dichiarazioni hanno portato all’iscrizione dell’economo nel registro degli indagati con accuse pesantissime: pedofilia e induzione alla prostituzione di minorenne, aggravata dall’abuso di potere. “Conosco Don Alloisio dal 1997, avevo 15 anni quando abbiamo cominciato ad avere rapporti sessuali. E i nostri incontri sono continuati negli anni, fino a poco tempo fa” accusa Costa.

    Il prete, difeso dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega ogni accusa e ha sporto querela per calunnia nei confronti del giovane: “In questo procedimento noi siamo la parte offesa, vittima di continue estorsioni” hanno spiegato i legali. Gli inquirenti stanno vagliando ora la posizione di padre Vaudagnotto: “Con lui ho avuto rapporti sessuali a cominciare dal 2000, quando avevo 18 anni” ha affermato il ragazzo. “Chiedeva soldi per pagare le bollette, e si è inventato tutto” ha replicato il monsignore.

    Quando l’hanno arrestato in flagranza, la prima volta, era l’8 luglio: Costa aveva appena estorto 2000 euro a don Alloisio. Dopo aver sborsato somme di denaro per mesi, oltre 10 mila euro, per non far trapelare nulla, l’economo, in attesa di assumere un altro incarico a Roma, aveva deciso di denunciare ai carabinieri i ricatti subiti da anni. Sono nate così le indagini, e il fascicolo è stato affidato al procuratore aggiunto Pietro Forno, e ai pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta.

    Salvatore Costa è stato intercettato e filmato mentre riceveva e intascava il denaro dal salesiano. Ma quando il ragazzo ha visto i carabinieri si è difeso, e ha rovesciato tutte le accuse nei confronti del prete. Le sue dichiarazioni sono apparse credibili e due giorni dopo i suoi avvocati, Geo Dal Fiume, Roberto De Sensi e Davide De Bartolo, hanno ottenuto la scarcerazione. Ma una volta tornato in libertà Costa ha continuato il giro delle chiese e il gioco dei ricatti. “Voglio 800 euro, altrimenti mi rivolgerò ai giornali e racconterò tutto” diceva ogni volta a Don Alloisio. La procura a quel punto ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuela Gai un ordine di custodia cautelare: il primo agosto Costa è tornato in cella.

    Interrogato dal giudice, il ragazzo ha ampliato il suo racconto e spiegato la sua verità: “Sono sposato e padre di due bambini, chiedo soldi nelle chiese per tirare avanti, ma ogni tanto faccio qualche lavoretto come idraulico. Devo pagare l’affitto e le bollette, e mi prostituisco con i preti da quando ero minorenne. Ho conosciuto Don Alloisio nel 1997 quando frequentavo la Fondazione Fratelli Dimenticati, in via Longarina 4 a Torino, e proprio in quella sede avevo rapporti sessuali con lui. Mi risulta che lui frequentasse anche altri ragazzi, in particolare romeni che si vendono in via Cavalli”.

    La casa del salesiano è stata perquisita e gli inquirenti hanno trovato una serie di strani biglietti, con scritto “Non ho mai avuto rapporti sessuali con Don Alloisio”, oppure “Mi sono inventato tutto”, recanti la firma di Salvatore Costa. Il ragazzo ha spiegato che firmava i biglietti ogni volta che riceveva denaro, come “ricevuta” del suo silenzio. Nel bagno del sacerdote è stata ritrovata un’ingente somma di denaro: il prete l’ha giustificata spiegando che si trattava di denaro dell’istituto Val Salice che lui amministrava economicamente. I soldi non sono stati posti sotto sequestro, ma gli è stato prelevato un computer il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti.

    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti/torino-sacerdoti.html

  • Don Gelmini: avvocato Coppi rinuncia a difesa

    Don Gelmini: avvocato Coppi rinuncia a difesa

    Don Gelmini: avvocato Coppi rinuncia a difesa
    ROMA – Con un telegramma inviato all’entourage di don Gelmini, l’avvocato Franco Coppi ha comunicato di rinunciare alla difesa del fondatore della comunita’ Incontro. Alla base dell’iniziativa, la mancata condivisione da parte del penalista di alcuni commenti fatti da don Gelmini dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta della procura di Terni su abusi sessuali. Il legale Coppi ha rimesso il mandato pur consapevole – e’ detto nel telegramma – dell’assoluta innocenza del suo ex assistito.

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={1DEFB1A9-9E3D-4A8B-8E17-5651D2D8259E

  • PRETI PEDOFILI, BERTONE: DA MEDIA DISEGNO FALSO E VERGOGNOSO

    PRETI PEDOFILI, BERTONE: DA MEDIA DISEGNO FALSO E VERGOGNOSO

    PRETI PEDOFILI, BERTONE: DA MEDIA DISEGNO FALSO E VERGOGNOSO

    Roma, 20 ago. (Apcom) – “In qualche momento sembra ci sia un disegno” preciso e anche “una falsificazione” nel modo in cui la stampa italiana ed europea dipinge la Chiesa cattolica e i fatti di cronaca che la interessano, come nel caso dell’inchiesta a Torino su presunte violenze sessuali di religiosi: un modo di fare, quello dei media, “vergognoso e mistificante” e “da condannare assolutamente”. A sostenerlo, intervistato da Radio Vaticana, è il cardinale di Stato vaticano Tarcisio Bertone.

    Per Bertone la maggiore attenzione dei media alla cronaca giudiziaria che interessa uomini di chiesa, piuttosto che alle opere di testimonianza e missione nel mondo, “è un modo falsificante di presentare la Chiesa, come un solo frammento nella grande Cappella Sistina restaurata, che è uno splendore e che ha riacquistato i colori originali di Michelangelo, specialmente il grande affresco del Giudizio Universale. Ci sono dei ritagli di affresco che hanno mantenuto il colore rovinato, viziato dalle candele, dai secoli, dalle celebrazioni. Quindi, ci sono dei ritagli, dei rettangoli oscuri. Se uno puntasse la telecamera per riprendere la Cappella Sistina su questo angolo oscuro e non lo puntasse sullo splendore della Cappella Sistina, sarebbe una falsificazione. Anche quella è Cappella Sistina, certamente, ma non è il grande capolavoro”.

    “La Chiesa – sottolinea il cardinale – è un grande capolavoro di Dio e degli uomini e delle donne di Chiesa, dei giovani, di milioni di uomini e donne di Chiesa, nel passato della sua storia gloriosa e nell’attualità di un volume immenso di bene che la Chiesa produce in ogni parte del mondo. Ed io devo dire che nella esperienza che ho come segretario di Stato, ricevo presidenti, capi di governo di tutti gli Stati, anche non a maggioranza cristiana, Stati musulmani che riconoscono il bene che fa la Chiesa, il volume di carità sociale che svolge la Chiesa in ogni nazione”.

    Per questo il modo dei media “di presentare la Chiesa, di chiunque sia, o qualunque sia l’intenzione o la colpa, è un modo mistificatore, non presenta la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica, la vera Chiesa di Cristo”.

    “Mentre ero negli Stati Uniti – ricorda poi il segretario di Stato vaticano – mi hanno informato che per una settimana su un giornale italiano è comparso un istituto educativo, che ha una grande tradizione educativa, per un fatto che è tutto da accertare, che è in mano alla magistratura, e appariva come un istituto dove si commettono chissà quali delitti. Questa è una falsificazione. Per una settimana, sul giornale o al telegiornale, vedere sempre le linee, l’architettura di questo istituto – conclude Bertone su Radio Vaticana – è veramente vergognoso e mistificante. E’ da condannare assolutamente

  • Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    Stampa cattolica: “Calano i casi di pedofilia nella Chiesa”

    CITTA’ DEL VATICANO – Paga la linea durissima voluta da Joseph Ratzinger (prima da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e poi da Papa) per sconfiggere il triste fenomeno dei preti pedofili. Dalla pubblicazione delle nuove norme (2001), nel mondo i nuovi delitti sono stati di molto inferiori rispetto agli anni precedenti, come dimostra uno studio del ”John Jay College” che rileva il ”declino notevolissimo” dei casi denunciati a partire dai primi anni 2000. L’opinione pubblica non se ne e’ accorta perche’ continuano a far notizia i processi in corso. Ad esempio, gli indennizzi milionari decisi due mesi fa dall’Arcidiocesi di Los Angeles riguardano episodi avvenuti diversi anni prima, talvolta decenni. E anche in Italia le nuove inchieste a Torino e Terni partono da denunce di adulti che si dicono abusati in passato. Per Benedetto XVI, come ha detto ai vescovi dell’Irlanda lo scorso 28 ottobre, questo e’ un ”tempo di purificazione” da quella ”sporcizia” da lui denunciata nella drammatica ”Via Crucis” del venerdi’ santo 2005, e che e’ fatta dai ”molti casi, che feriscono il cuore, di abusi sessuali sui minori, particolarmente tragici quando colui che abusa e’ un prete”. Su questo terreno il nuovo Papa e’ molto severo ed esigente, piu’ del suo predecessore Giovanni Paolo II, tanto che non ha esitato a calare la scure anche su potenti uomini di Chiesa fin qui ritenuti intoccabili. Ed e’ stato proprio Joseph Ratzinger, da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, a codificare la linea della ”tolleranza zero” in pieno accordo con il vertice dei vescovi americani riunito a Roma da Giovanni Paolo II. Ai vescovi il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ”De Delictis Gravioribus”, che definiva le linee guida del motu proprio con cui Papa Wojtyla rafforzo’ l’ex Sant’Uffizio nel giudicare i casi di violenze e molestie, chiese infatti ”non solo di contribuire a evitare un crimine cosi’ grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santita’ del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici”. Da sei anni, dunque, al primo sospetto oggettivo il vescovo e’ tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che decidera’ se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali. E ancora: per scongiurare frettolose archiviazioni, l’allora Cardinale Ratzinger, d’intesa con Wojtyla, prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore eta’ della vittima, in modo da garantire a chi e’ stato abusato nel corso dell’adolescenza la piena facolta’ di intervento in giudizio. L’anno successivo il Cardinale Ratzinger partecipo’ al vertice straordinario dell’episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabili’ ”tolleranza zero” per i preti pedofili e l’immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori. I dati del ”John Jay College” sono stati analizzati dal Centro Studi Nuove Religioni (diretto da Massimo Introvigne): nell’ultimo mezzo secolo, i sacerdoti accusati di abusi sessuali negli Stati Uniti sono stati 4.392 su un totale di 110 mila preti diocesani e religiosi, ma solo il 22% delle accuse si riferisce a casi di pedofilia (cioe’ ad abusi su bambini). Da parte sua il Cesnur ha cercato di verificare se la Chiesa Cattolica sia un ambiente particolarmente favorevole alla pedofilia, e il sacerdozio sia dunque uno stato di vita a rischio, confrontando le statistiche sui sacerdoti cattolici a quelle sui pastori protestanti, i rabbini, gli imam e i maestri delle scuole e degli asili statali: ”I dati sulle condanne mostrano che la percentuale e’ simile, e in alcuni casi piu’ alta, rispetto ai preti della Chiesa Cattolica. Tra l’altro, tra le persone sposate c’e’ una percentuale di pedofili condannati analoga o piu’ alta rispetto ai sacerdoti cattolici. I dati confermano anche che il rischio pedofilia e’ maggiore tra gli omosessuali. Nel nostro Paese in totale sono state emesse fino ad oggi tredici condanne a carico di sacerdoti, mentre i due casi piu’ eclatanti non sono arrivati in Aula: quello di don Marco Agostini di Pomezia si e’ infatti concluso con il suicidio del sacerdote, e quello di don Lelio Cantini ha avuto solo conseguenze canoniche in quanto le denunce si riferivano a fatti molto antichi e dunque gia’ prescritti per la legge italiana. La diocesi di Firenze, sentita la Congregazione della Fede, ha deciso, tra l’altro, che il sacerdote fosse allontanato dal suo ambiente, non confessasse, non celebrasse la messa in pubblico e non assumesse incarichi ecclesiali.