Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rosario Gisana

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 10 del 11 novembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 10 del 11 novembre

    Francesco Zanardi – Enna, Antonio Messina commenta le dichiarazioni di Papa Francesco

    “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.”

    “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare”. A parlare è Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite.

    “Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”.

    Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco.

    “Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”.

    www.ennalive.it


    Ludovica Eugenio – Donne

    “La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”.

    Così si esprime papa Francesco in un messaggio diffuso l’8 novembre dalla Sala Stampa vaticana, in occasione della campagna nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da RAI Radio1 Gr1 e Cadmi D.I.Re “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”,  d

    “In troppi luoghi e troppe situazioni – dice il papa – le donne sono messe in secondo piano, sono considerate “inferiori”, come oggetti”.

    Sono parole, queste del papa, che caratterizzano, in effetti, proprio la realtà femminile nella Chiesa, sempre idealizzata ma mai ritenuta degna di parità di diritti, come più volte sottolineato dalle associazioni cattoliche che si battono per questo.

    “Quante donne sono sopraffatte dal peso e dal dramma della violenza!” prosegue il papa, Quante sono maltrattate, abusate, schiavizzate, vittime della prepotenza di chi pensa di poter disporre del loro corpo e della loro vita, obbligate ad arrendersi alla cupidigia degli uomini, prosegue il papa.

    Dove c’è dominio c’è abuso! (…)

    “È nostro dovere, responsabilità di ciascuno, dare voce alle nostre sorelle senza voce: le donne vittime di abuso, sfruttamento, emarginazione e pressioni indebite. Non restiamo indifferenti! È necessario agire subito, a tutti i livelli, con determinazione, urgenza, coraggio”.

    Parole che stridono con la realtà delle vittime di abusi nella Chiesa, tra le quali numerose donne e religiose come quelle che accusano l’ex gesuita Marko Rupnik, che da anni chiedono invano al papa di essere ascoltate e riconosciute come persone degne di credibilità.

    Fonte: bollettino Sala stampa vaticana


    Alessio Di Florio – Commissione Orlandi-Gregori è legge, contro il sit in della famiglia Claps si scatena “l’indignazione cattolica”

    Finalmente! Dopo otto mesi di rinvii continui e di attacchi il Senato ha votato per l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori. Due giorni consecutivi di rinvii, il 7 e l’8 novembre, potevano far temere che slittasse ancora il voto finale. Così invece non è stato. Ora la partita sarà l’istituzione effettiva e che questa Commissione sia libera di poter indagare a schiena dritta senza interferenze dello Stato estero più piccolo al mondo e di timori reverenziali. Sui tempi incombe il ritorno alla Camera della votazione per l’istituzione dell’altra commissione d’inchiesta, quella sulla gestione della pandemia, e il rischio è che quindi si slitti ancora di mesi. Alla vigilia il senatore Casini ha dichiarato che avrebbe votato no all’istituzione. «Al di là che in democrazia c’è la libertà di pensarla come si vuole, mi piacerebbe avesse anche il coraggio di spiegarci perché e’ contrario ad una Commissione che possa accertare la verità su una vicenda che va avanti da tanti anni» ha dichiarato Pietro Orlandi. Casini si è poi astenuto al momento del voto per “rispetto del dolore della famiglia”. Il dolore si rispetta restituendo finalmente giustizia e verità, smettendola con il seguire i diktat di chi per quarant’anni l’ha impedito e accertando la verità vera e reale. Ma per l’ex esponente del centrodestra berlusconiano, oggi centrosinistro, a quanto pare altra è la concezione.

    Contro Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò si era scatenata la primavera scorsa un attacco mediatico, politico e religioso fortissimo. Una potenza di fuoco che ha investito anche l’iter istitutivo della Commissione e che non appare molto diverso da quanto sta accadendo in questi giorni a Potenza. Domenica scorsa è stata riaperta la Chiesa della Santissima Trinità, lì dove fu ritrovato il corpo di Elisa Claps, nonostante le proteste della famiglia e di tantissimi cittadini. Un fiume di persone ha partecipato al sit in organizzato dalla famiglia di Elisa. Dopo poche ore è arrivato un comunicato della Diocesi in cui si lamentavano (loro) di quanto avvenuto e affermando che ci sarebbero stati insulti e, addirittura, sputi. Sulla pagina facebook di Avvenire in diversi hanno commentato riportando testimonianze positive della civiltà del sit in e di non aver visto nessuno sputare. Dopo questo comunicato sono arrivati altri dai vescovi della zona, da associazioni cattoliche e si è scatenato un attacco fortissimo. Secondo lor signori il sit in doveva essere silenzioso, quello manca già da trent’anni sulla scomparsa e sull’assassinio di Elisa Claps, e hanno fatto riferimento addirittura a mancanze di rispetto. Quello che sicuramente manca da trent’anni nei confronti di Elisa Claps e della verità e della giustizia sul suo assassinio.

    (fonte: profilo facebook Pietro Orlandi, Domani, Avvenire)


    Pierelisa Rizzo – Richiesta di rinvio a giudizio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

    Siracusa- Richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni.  Il religioso era stato già sospeso dallo stato clericale, la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato.. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall’età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che ha avviato il processo canonico tuttora in corso. Cunsolo, all’epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. Ed è li che, approfittando della fragilità del ragazzino, rimasto orfano da bambino , si sarebbero verificati prima gli abusi e poi le violenze vere e proprie. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 gennaio 2024.

    Fonte Ansa


    Antonio Messina – Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi

    Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi, il diacono pontino agli arresti domiciliari dal luglio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori, dopo la segnalazione giunta alla Procura di Latina della garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni, che nel tempo aveva raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo. Il cinquantenne, infatti, era anche insegnante di religione al Liceo Scientifico “Majorana” di Latina, e avrebbe abusato di alcuni giovani dell’istituto scolastico, oltre che di un minore vicino alla sua famiglia. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, emergerebbe che Frateschi avrebbe mostrato un video avente ad oggetto rapporti sessuali con un sacerdote, con il fine di convincere le vittime a consumare rapporti con lui. Un sacerdote che non sarebbe stato estraneo ai minori adescati, in quanto la conoscenza diretta del presbitero ripreso nell’atto di compiere atti sessuali con il diacono, avrebbe giustificato il compimento degli stessi anche da parte delle vittime. Per gli investigatori il caso si inserirebbe in una rete più ampia di pedofilia che coinvolgerebbe case famiglia, parrocchie e scuole, con un sistema di protezione radicato anche tra insospettabili, che avvicinavano le vittime convincendole a ritirare le denunce con atti intimidatori. Frateschi, inoltre, avrebbe avuto contatti con un ex dirigente dell’Azione Cattolica, tale Mirko Campoli, anch’egli accusato di violenza sessuale aggravata su due minori, a lui affidati in un campo scuola.

    Repubblica


    Federico Tulli – Chi è il pedofilo?

    Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché

    Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa, non ci si nasce. A volte, nel caso dei pedofili, sono delle persone abusate a loro volta da bambini. In loro c’è una catena di malattia, di dolore e di delinquenza molto marcate.

    Per quanto riguarda i preti pedofili, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre detto che si tratta di casi isolati. Numeri scioccanti invece sono emersi anche dalle recenti inchieste in Francia e Spagna. Qualche migliaio di preti coinvolti, decine di migliaia di vittime.

    Ma no! Si tratta di una prassi criminale diffusa che evidentemente si lega in qualche modo alla cultura cattolica e all’organizzazione della Chiesa cattolica. La serialità sottolinea drammaticamente l’aspetto criminale della malattia mentale. Non riescono a fermarsi. O li ferma la magistratura o non riescono a fermarsi. In questo misto di criminalità e di patologia. Loro hanno perduto l’infanzia. In questo modo criminale vorrebbero ricostruire un rapporto con l’infanzia che hanno perduto. È una dinamica violentissima. Così come lo stupratore delle donne vorrebbe creare un rapporto con le donne ma lo fa in un modo violentissimo e criminale.

    A proposito di “cultura” religiosa, ancora oggi lo stupro subito da un bambino, per la Chiesa, dal papa in giù, è considerato ed è trattato innanzitutto come un peccato.


  • Papa Francesco su mons. Gisana: dov’è la tolleranza zero?

    Papa Francesco su mons. Gisana: dov’è la tolleranza zero?

    Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.

    Queste le parole di papa Francesco pronunciate il 6 novembre durante l’udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, al gruppo dell’Associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela (Caltanissetta).

    Parole che suonano quanto mai grottesche e stridono con le sue reiterate affermazioni di vicinanza alle vittime degli abusi e contro il clericalismo, gli insabbiamenti, le coperture.

    Mons. Rosario Gisana, infatti, è coinvolto dalla Giustizia civile (ma non indagato) in più procedimenti oltre al più noto caso di don Giuseppe Rugolo, il prete accusato di violenza sessuale aggravata su minori a processo al tribunale di Enna (ormai nella fase conclusiva), trasferito dal vescovo a Ferrara, dove poi è stato arrestato nel 2021.
    Sempre nella sua diocesi, a Gela, un catechista è stato accusato di presunti abusi su minore e rinviato a processo lo scorso luglio. Secondo le indagini, la presunta vittima aveva messo al corrente il vescovo degli abusi subiti, circostanza negata da Gisana.

    Da chi sarebbe stato “perseguitato”, allora, mons. Gisana? Forse dalla giustizia, dagli atti processuali? Dalla testimonianza delle vittime? Davvero, nella Chiesa della “tolleranza zero”, si considerano “persecuzioni” le denunce di vittime di abusi?

    Da chi sarebbe stato calunniato, se persino lui ammette, testualmente (come da intercettazioni agli atti), di “avere insabbiato il caso”?

    Cosa significa per papa Francesco essere un “uomo fermo”? Trasferire, come ha fatto Gisana, don Rugolo in altra diocesi, secondo una prassi più che consolidata nella gerarchia della Chiesa, giustificando l’iniziativa per “motivi di studio”?

    Che cosa significa per papa Francesco essere un “uomo giusto”? Offrire, come ha fatto Gisana, a un sopravvissuto 25mila euro in contanti, presi dai fondi della Caritas, con una clausola di riservatezza?

    Che cosa significa per Francesco essere un “bravo vescovo”? Fare carta straccia del motu proprio Vos Estis Lux Mundi, trasferendo, nella mancanza di trasparenza, un prete accusato di abusi sessuali in altra diocesi e pensando così di tutelare le vittime? Non comunicare i dati sulle attività diocesane in merito alla gestione dei casi di abuso richieste dal primo report della Cei (2022), come ha fatto la diocesi di mons. Gisana?

    Ma non è finita qui, perché al merito dell’apprezzamento si aggiunge la tempistica: le parole del papa infatti giungono proprio alla vigilia della requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, in programma oggi, 7 novembre, presso il tribunale di Enna.

    Un pronunciamento di questo tipo da parte del papa fa comprendere che l’atteggiamento di tutela dell’istituzione è un habitus mentale e comportamentale intrinseco alla gerarchia. Una volta di più si conferma che la Chiesa non può riformarsi da sola. Una società civile laica e consapevole, come avviene in altri Paesi, dovrebbe fare la sua parte.

  • Enna, Antonio Messina: “Le parole di Papa Francesco fanno male”

    Enna, Antonio Messina: “Le parole di Papa Francesco fanno male”

    “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare”. A parlare è Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite.

    “Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”.

    Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco.

    “Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”.

    Enna, Antonio Messina: “Le parole di Papa Francesco fanno male”

  • Polemiche per l’elogio del Papa al vescovo di Piazza Armerina che avrebbe coperto abusi sessuali

    Polemiche per l’elogio del Papa al vescovo di Piazza Armerina che avrebbe coperto abusi sessuali

    Il Papa, nell’udienza con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela (Caltanissetta), ha elogiato il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana: «Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo», ha detto il Papa.

    Lo scorso mese di luglio è stato rinviato a processo un catechista di Gela per presunti abusi su un minore. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela, avviate nel 2022, la presunta vittima aveva messo al corrente il vescovo degli abusi subiti. Affermazione che è sempre stata respinta da monsignor Gisana.

    Il caso più spinoso

    La vicenda giudiziaria del catechista di Gela rinviato a giudizio non è l’unico caso giudiziario nella diocesi di Piazza Armerina. Dinnanzi al tribunale di Enna si sta celebrando il dibattimento a carico di don Giuseppe Rugolo, il prete di Enna accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Il dibattimento è ormai alla fase conclusiva e il giudizio di primo grado è previsto a gennaio. Nel frattempo il sacerdote ha denunciato tutti i giornalisti che si sono occupati del suo caso.

    La reazione della presunta vittima

    «A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare». A parlare è Antonio Messina il giovane che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per le violenze subite.

    «Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto». Antonio Messina rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco. «Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio».

    Gli altri casi in diocesi

    C’è anche il caso di un altro catechista di Gela. L’uomo, dopo la denuncia della vittima, venne allontanato dalla chiesa dei salesiani e ora è imputato dinnanzi alla Corte d’Assise di Caltanissetta. La vittima dopo i presunti abusi sessuali ebbe uno stato depressivo e raccontò tutto ai genitori.

    https://www.lasicilia.it/caltanissetta/il-papa-elogia-gisana-vescovo-di-piazza-armerina-e-stato-perseguitato-e-lui-fermo-uomo-giusto-1946507/

  • Enna – “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo

    Enna – “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo

    Ansa 6 nov 23 – Enna – “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana , fa male oltre che fa pensare”.

    A parlare è Antonio Messina il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite. In un comunicato di oggi il Papa, nell’udienza con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela , ha elogiato il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana.

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo“.

    “Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”.

    Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco. “ Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina.

    Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”. yur

  • Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Spazzata in un nanosecondo direttamente dalla bocca di Papa Francesco qualunque oramai flebile speranza di giustizia rimasta in Italia per le vittime di abusi sessuali del clero cattolico.

    L’unico paese in Europa inerte in materia e al momento oggetto per inadempienza di una petizione al Parlamento Europeo. Un’altra all’ONU, sulle anche pregresse inadempienze.

    Da quanto riporta ANSA in un comunicato, Bergoglio farebbe i complimenti (malgrado quanto emerga dall’indagine giudiziaria in corso a Enna) al vescovo Rosario Gisana, coinvolto dalla Giustizia civile in più procedimenti oltre al caso Rugolo. (ma non indagato)

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    Come conferma lo stesso sito della Santa sede.

    Tutto con una tempistica tanto perfetta quanto sospetta non solo nell’inaspettata posizione di Papa Francesco, contraria ai suoi stessi decennali proclami di tolleranza zero, ma perché il tutto accade alla vigilia della requisitoria di domani, presso il tribunale di Enna dove parleranno le parti.

    L’Associazione non può che disapprovare in nome della verità e della giustizia per le vittime, (solo) in Italia escluse dalla stessa CEI da qualunque attività in materia.

    Teniamo ad annotare in virtù della “Giustizia Vaticana” che venerdì scorso, la notizia proprio inerente al caso Rugolo/Gisana che oltre alla vittima, alla Rete L’ABUSO (parte civile nel processo) e tre giornalisti, salgono a cinque le querele per chi ha parlato del caso.

    Querele per le quali in tutti i casi la procura chiede l’archiviazione.

    Rete L'ABUSO

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/enna-antonio-messina-le-parole-di-papa-francesco-fanno-male/

  • Il Papa elogia vescovo di Piazza Armerina, è stato perseguitato

    Il Papa elogia vescovo di Piazza Armerina, è stato perseguitato

    (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 06 NOV – Il Papa, nell’udienza con l’associazione Piccola Casa della Misericordia di Gela (Caltanissetta), ha elogiato il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana: “Bravo, questo vescovo, bravo.

    È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”, ha detto il Papa.

    Lo scorso mese di luglio è stato rinviato a processo un catechista di Gela per presunti abusi su un minore. Secondo le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Commissariato di Gela, avviate nel 2022, la presunta vittima aveva messo al corrente il vescovo degli abusi subiti.

    Affermazione che è sempre stata respinta da monsignor Gisana. (ANSA).

  • Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

    Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

    “Giuseppe Rugolo è una sacerdote di Enna a processo per violenza sessuale su minori.

    La sentenza arriverà a gennaio. Ma intanto ha già querelato ben 3 giornaliste che hanno scritto di lui: Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua, Federica Tourn.

    A loro la mia vicinanza”, scrive su X (ex Twitter) il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Vittorio Di Trapani. Don Giuseppe Rugolo è stato arrestato il 27 aprile 2021, il processo a suo carico si è aperto a Enna il 7 ottobre di quell’anno.

    È accusato di violenza sessuale su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Nel 2016 il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana informato sui fatti (iniziati ben sette anni prima) decide di spostare il prete nella diocesi di Ferrara, ufficialmente per motivi di salute e nuovamente con l’incarico di seguire i ragazzi della parrocchia. “Intercettato – ricorda Federica Tourn (una delle tre giornaliste querelate) – , il vescovo ammette il suo coinvolgimento: ‘Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!’».

    Rugolo (accusato di violenza sessuale e aprocesso davanti al tribunale di Enna) ieri ha querelato anche Federica Tourn per diffamazione.  Dopo Pierelisa Rizzo e Manuela Acqua, “ora è la volta della giornalista indipendente di Torino – ricorda il Corriere delle Sera –, che da freelance si è occupata soprattutto di migranti, diritti umani, lotta alla mafia e di femminismo e che da oltre un anno, conduce un’inchiesta, finanziata dai lettori, sul giornale Domani, che riguarda le violenze nell’ambito clericale”. Le tre giornaliste querelate sono accusate di “diffamazione e di diffusione di atti procedurali”.

    Don Rugolo ha anche querelato Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il sacerdote tre anni fa e Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, l’Associazione che riunisce le vittime di violenze clericali. Sia la Procura di Enna che quella di Savona, dove ha sede l’associazione di Zanardi, si legge ancora su Il Corriere Torino “hanno dichiarato infondate le querele disponendo l’archiviazione ma i legali di Rugolo si sono opposti. La sentenza del processo al sacerdote è prevista per il 10 gennaio 2024, mentre il prossimo martedì 7 novembre è prevista la requisitoria del pm Stefania Leonte e le arringhe conclusive delle parti civili”.

    “Chiaramente – dice Federica Tourn ad Articolo 21 (che ovviamente esprime tutta la sua vicinanza e la solidarietà alle persone querelate da don Rugolo) – queste sono denunce fatte per intimidire i giornalisti (tre giornaliste, ndr) che si occupano del caso e che denunciano gli abusi e le coperture di una parte della chiesa. In questo caso si parla anche del vescovo di piazza Armerina, Giuseppe Gisana, che sapeva degli abusi ma che, come affermato anche da lui stesso e appreso dagli atti del processo, ha provveduto a ‘insabbiare’ il caso. Un caso che oggi – anche grazie alla scorta mediatica di molte testate come Articolo 21 e di molti giornalisti – (e alle querele, ndr) è ormai di dominio pubblico”.

    (Nella foto Federica Tourn)

    Se il don querela tre giornaliste, una vittima e un presidente

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    • Francesco Zanardi – Il fascicolo dalla Rete L’ABUSO sulle omissioni dell’Italia in materia di minori, all’esamina dell’UE

    lo scorso venerdì, la Commissione per le Petizioni ha ritenuto ricevibile la denuncia dall’Associazione del 19 aprile scorso, nella quale si lamentano le gravi inadempienze del Governo italiano in materia di prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili.

    Nella sintesi della petizione (0354/2023) pubblicata sul portale UE si rilevano i punti ritenuti di maggiore interesse:

    “Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012.

    Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose. In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusivi, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %.

    Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenza contro le vittime.

    Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini ed esigere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.”

    La stessa Petizione (0354/2023) è stata ritenuta “sostenibile” dai cittadini che lo vorranno, direttamente dal Portale delle Petizioni.

    Un fascicolo simile nei contenuti, era stato parallelamente inviato anche al Comitato per la tutela dell’infanzia dell’ONU, dove pochi giorni fa è stato integrato con il report sulle omissioni al Motu proprio della CEI.

    • REPERTORIO +

    A questo proposito, se pur omessa dagli organi di informazione nazionali, il 15 lug 2022 – (Agenzia Nova) rendeva noto che – La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all’Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali.

    Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime.

    Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.” (Agenzia Nova)

    Mentre tutte le nazioni citate si sono attivate in materia, l’Italia non ha ancora proferito parola.


    • Federica Tourn – Emerge un altro caso di pedofilia durante il processo a don Giuseppe Rugolo

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote, l’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro, che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La stessa parrocchia dove un catechista di 33 anni a luglio è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciare il catechista è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni, abuso continuato nei successivi sei anni. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno della parrocchia. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto attivo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile».

    Per arrivare alla sentenza del processo a Rugolo, arrestato nell’aprile 2021 a Ferrara, si dovrà aspettare il 10 gennaio 2024. Nel corso delle udienze, sono emerse diverse chat erotiche del prete e testimonianze di atteggiamenti intimi con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Sorprendente una conversazione telefonica intercettata fra Rugolo e Gisana, in cui il vescovo lo rassicura dicendogli «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio.

    Fonte MeridioNews


    • Alessio Di Florio – Un vescovo minimizza la pedofilia clericale, in passato alcuni preti hanno accusato i bambini vittime

    “I media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”. Sono alcune delle frasi pronunciate da vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton che ha cercato di minimizzare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In Nuova Zelanda almeno il 14% di tutti gli abusi sono stati commessi da membri della Chiesa cattolica, probabilmente sono molti di più. Dati che smentiscono Lowe che ha ripetuto quanto già affermato da altri vescovi. Non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani ha sottolineato The Post. Minimizzare, spostare l’attenzione altrove, le linee guida dei vescovi. Nel 2015, intervistato su La7, un prete della diocesi di Trento affermò che “ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere” rispondendo “In buona parte sì” al giornalista che chiese “sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?”. “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino” affermò nel 2007 in un’intervista al quotidiano “La Opinion” il vescovo di Tenerife. Entrambi i prelati paragonarono la pedofilia all’omosessualità che condannavano mentre sono apparsi più indulgenti nei confronti di preti pedofili.

    Fonti: The Post, Il Giornale, Quotidiano Nazionale


    • Pierelisa Rizzo – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo – COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS

    “Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia”. Lo scrive in un comunicato stampa la Xumek Lawyers, l’Associazione per la promozione e protezione dei diritti umani in argentina , a fianco delle vittime nel terzo processo per gli abusi sessuali avvenuti nell’istituto Provolo, a Lujan de Cuyo.

    Secondo la XUMEK le vittime si sarebbero confrontate con un team di diversi avvocati assunti dalla Chiesa cattolica che hanno attaccato costantemente i giovani del Provolo, denunciando le persone che li aiutavano ad affrontare il dolore degli abusi subiti. Hanno denunciato gli interpreti ufficiali del primo processo, hanno denunciato gli esperti medico legali, gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno accompagnato le vittime, e hanno anche denunciato alcuni genitori e la maggior parte degli avvocati di Xumek.

    “Il loro obiettivo non è quello di ottenere una risposta giudiziaria – scrivono i rappresentanti dell’associazione nel comunicato – ma di intimidire le vittime e molestarle per aver osato testimoniare e portare alla luce i costanti abusi sessuali e torture subite all’interno dell’istituzione religiosa ed educativa di Lujan de Cuyo”.

    Un processo sicuramente particolare per il polo giudiziario di Mendoza anche per i continui problemi che ci sono stati con i giudici, con alcuni magistrati ricusati per la loro condotta non etica.

    A questo si è aggiunto il fatto che le vittime hanno dovuto testimoniare di nuovo, nonostante lo avessero già fatto davanti alle telecamere durante l’indagine penale preparatoria, e che le loro dichiarazioni fossero state filmate e tutti i difensori avessero potuto interrogarle.

    Intanto la principale accusata, la suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata rimessa in libertà a causa della scadenza dei termini massimi per i quali una persona può essere imprigionata senza condanna

    Ma, nonostante tutto, le vittime sono state sempre a disposizione del Tribunale affinchè si arrivi alla verità.

    Lo scorso 18 ottobre 2023, alle ore 8:30, nell’aula 15 del nuovo Polo Giudiziario Penale di Mendoza gli imputati hanno avuto la possibilità di pronunciare le loro ultime parole, davanti agli occhi di tutte le vittime, presenti in aula.

    D’altro canto in questo processo non viene messa in discussione la veridicità dei fatti denunciati, perché questi sono già stati confermati nel primo e nel secondo processo che si sono svolti nel 2019. Gli abusi sessuali sono stati già confermati anche dalla Corte Suprema di Giustizia di Mendoza e dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione. La sentenza si limiterà a stabilire se gli imputati erano a conoscenza degli abusi e, avrebbero potuto evitarli, ma in nessun modo entrerà nel merito dell’effettiva esistenza degli abusi e dello status di vittime.

    Fonte Xumek Lawyers


    • Federico Tulli – Lo vuole Gesù

    La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.


    GLI SPECIALI

  • Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo a don Giuseppe Rugolo

    Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo a don Giuseppe Rugolo

    Enna – Slitta al 10 gennaio 2024 la sentenza del processo che vede alla sbarra un sacerdote, Giuseppe Rugolo, che si celebra al tribunale di Enna, prevista per il 7 novembre prossimo. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Oggi ancora un’udienza dedicata alla difesa . In aula, però, non si è presentato uno dei testimoni chiave voluto dai legali del sacerdote, l’ex rettore del seminario, Vincenzo Cultraro, secondo gli avvocati dell’imputato irrintracciabile.

    Momenti di tensione quando l’avvocato dell’imputato ha contestato l’operato della Procura di Enna, alludendo, ancora una volta, a comportamenti della Polizia volti a favorire la vittima solo perché figlio di un poliziotto oggi in pensione.

    Il difensore di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il prete, ha dovuto segnalare gli atti diretti, subiti nel corso del processo ed ha posto in visione al Tribunale le dichiarazioni di un giovane, raccolte in sede di indagini difensive e poi segnalate alla Squadra Mobile di Caltanissetta, che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela di un catechista della chiesa madre di Gela per reati a sfondo sessuale, segnalati al parroco Cultraro ed al vescovo Rosario Gisana, che non avrebbero adottato alcun provvedimento.

    Prossima udienza il 7 novembre per la requisitoria del pm Stefania Leonte e le parti civili mentre il 13 dicembre sarà la volta dei difensori dell’imputato e dei responsabili civili.