Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rosario Gisana

  • Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    l giudice Maria Rosaria Santoni, giudice estensore della sentenza di condanna al sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale a minorenne, si è astenuta nel processo che vede imputati per falsa testimonianza il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, e il suo vicario giudiziale e attuale parroco della Chiesa Madre di Enna Vincenzo Murgano.

    La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre. Oggi si è costituito parte civile Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica.

    Il legale del vescovo, l’avvocato Gabriele Cantaro, ha annunciato che sarà affiancato nella difesa da un legale romano, il penalista Pierfrancesco Bruno.

    «La nomina di un avvocato per la Diocesi che viene da Roma dimostra che la difesa ha compreso che questo processo ha uno scenario nazionale», ha commentato Antonio Messina, dalla cui denuncia è stato incardinato il processo a padre Rugolo.

    https://www.lasicilia.it/enna/processo-al-vescovo-rosario-gisana-la-giudice-si-e-astenuta-e-la-diocesi-nomina-un-legale-romano-2508271/

  • Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Nel processo di appello, che si celebra in corte d’appello, a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori, nella prossima udienza, fissata per il 27 maggio, non ci sarà la sentenza.

    L’ha annunciato, a chiusura della seconda udienza, la presidente nella I sezione penale Roberta Serio nel corso della quale hanno parlato Giovanni Di Giovanni, legale di parte civile della famiglia di Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato Rugolo.

    Per la prima volta, dall’inizio del processo Messina non era in aula e neppure il suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, “perché – ha detto Di Giovanni – convocati dalla Santa Sede , in Vaticano”. Assente anche l’imputato, Giuseppe Rugolo.

    L’avvocato Mauro Lombardo della parrocchia di San Giovanni, dove sarebbero avvenute alcune violenze, ha attaccato la sentenza di I grado che, secondo lui, non avrebbe approfondito alcuni aspetti chiave della vicenda mentre Gabriele Cantaro, legale della curia di Piazza Armerina, ritenuta responsabile civile, ha parlato di attacco mediatico al vescovo Gisana a ha poi incentrato il suo intervento sul fatto che si sarebbe dovuta citare la diocesi piuttosto che la curia, che a suo dire, potrebbe essere considerata come una sorta di segreteria della diocesi.

    Intanto c’è attesa per l’udienza prebattimentale che si celebra al tribunale di Enna il prossimo 26 maggio e che vede imputati per falsa testimonianza proprio il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano. I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote Rugolo

  • STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    Comico per non dire avvilente e frustrante per le migliaia di vittime italiane e i loro famigliari, inesistenti solo per la cronaca italiana che con grande ipocrisia in questi giorni si fa in quattro disperata perché non riesce a trovare un solo caso in Italia.

    Ne scova in tutto il mondo ma qui purtroppo, in totale assenza è ridotta a raccontare come è stato montato il comignolo per la fumata del conclave, del frigobar svuotato di alcolici non pagati senza chiedersi come mai quel frigobar fosse pieno di alcolici.

    D’altra parte l’operato di Papa Francesco, almeno in Italia, non solo ha sradicato dalla penisola la piaga dei preti pedofili ma come si racconta in Liguria, il contatto diretto tra un giornalista e Francesco ha fatto miracoli, ha addirittura permesso provvedimenti papali per le vittime sopravvissute.

    Peccato però che a queste vittime nessuno lo abbia detto e forse un po’ rintronate brancolano nel buio ignare. D’altra parte sono vittime e ci sta siano rintronate.

    Improvvisamente svaniscono dalla memoria dei cronisti italiani tutti i recenti casi del 2025 come il rinvio a giudizio del vescovo di Enna Rosario Gisana, i casi di don Samuele Marelli, don Ciro Panigara, don Luca Matteo, don Andrea Melis e via dicendo.

    Casi di cui non si ricorda più neppure chi li ha scritti… D’altronde son vecchi di qualche mese… E d’altra parte in Italia non è che ci sia molto, solo una microscopica punta dell’iceberg che col riscaldamento globale pare un ghiacciolino che conta (in assenza di una commissione governativa d’inchiesta) soltanto 1031 sacerdoti offender ed un’inezia di vittime… giusto 4262, più l’insignificante indotto laico.

    Dati consultabili sul database dell’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero presente in Italia…

    Ma d’altra parte è l’unica e le vittime così poche che effettivamente trovarle è praticamente impossibile, quasi un ago nel pagliaio davvero microscopico ed è così che povera stampa, è costretta a cercarle all’estero dove sono meno della metà.

    Sarà davvero curioso vedere quante testate italiane saranno presenti (impegni vaticani permettendo) alla conferenza dei sopravvissuti del 6 maggio presso la Stampa Estera di Roma, probabilmente nessuna tanto non c’è un gran che da dire, qui in Italia va tutto così bene…

    A creare allarmismo in Italia testate come il New York Times, poco autorevoli ed allarmiste, chissà per quale motivo poi… Bah

    Sarà forse perchè la libertà di stampa è scesa al 49° posto nel mondo?

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • Enna, prete condannato per abusi, parla la vittima: “non vogliamo imputati in processione”

    Enna, prete condannato per abusi, parla la vittima: “non vogliamo imputati in processione”

    «Siamo alle porte della Pasqua e a pochi mesi dall’udienza fissata il 26 maggio, che vede imputati il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, ma continuiamo ad assistere ad un protagonismo fuori luogo che preoccupa la comunità cittadina e religiosa di Enna».

    Lo dice Antonio Messina, una delle vittime di Giuseppe Rugolo, condannato a 4 anni e mezzo dal tribunale di Enna per violenza sessuale a danno di minori, tra i firmatari della lettera aperta che il comitato spontaneo «non accetto prediche da chi copre un abuso» ha scritto a Vincenzo Murgano, vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, chiedendo di non partecipare alla processione del Venerdi santo.

    La lettera è stata inviata anche al vescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Radaelli, incaricato da Papa Francesco come visitatore apostolico, e che è stato a gennaio nell’ennese per verificare di persona la vicenda che vede coinvolti molti prelati della diocesi di Piazza Armerina.
    “Questo è un appello a tutela delle nostre tradizioni religiose e ai cittadini affinchè prendano consapevolezza del fatto che non si possono più subire presenze incompatibili con il sentire religioso» conclude Messina.

  • Antonio Messina: «Io vittima di abusi ho scritto tre volte al Papa, non mi ha mai risposto. Per il Vaticano resto un fantasma»

    Antonio Messina: «Io vittima di abusi ho scritto tre volte al Papa, non mi ha mai risposto. Per il Vaticano resto un fantasma»

    «Che dolore ho provato nel vedere che il Papa rispondeva immediatamente alla lettera di Carlo Conti per il festival di Sanremo mentre a me, vittima della pedofilia quando ero minorenne, non ha mai replicato. Silenzio assoluto. Eppure gli ho scritto tre volte. E’ evidente che per il Vaticano resto un fantasma». Misura le parole al telefono e la voce arriva pacata, non c’è rabbia. Si intuisce però che Antonio Messina soffre realmente per la situazione tipica che si viene a creare quando non si viene creduti  nonostante vi sia la sentenza di condanna di un tribunale della Repubblica Italiana contro un sacerdote per violenza sessuale su minore (quattro anni e sei mesi di reclusione).

    Persino il vescovo della diocesi è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Tra l’altro nelle intercettazioni, monsignor Rosario Gisana – secondo gli atti processuali – riferiva di avere insabbiato il cas. I magistrati di Enna scrivevano: «ometteva con ogni evidenza qualsivoglia doverosa seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori nonostante la titolarità di puntuali poteri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitava l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione. Sarebbe stato doveroso da parte della autorità religiosa alla guida della diocesi non solo segnalare alle autorità religiosa queste denunce secondo le procedure esistenti nel diritto canonico».

    A riaprire la ferita di Antonio, oggi trentenne, è l’episodio del festival di Sanremo, con quel video contro la guerra sui bambini che il pontefice ha realizzato dopo che Conti gli aveva mandato a gennaio una lettera. «Anche io ho scritto a Papa Francesco: tre volte.

    Eppure non ho mai avuto repliche. E questo a me genere confusione, perplessità, amarezza. Perchè tutto questo?».

    Questo giovane siciliano, cresciuto in una famiglia di forti radici cattoliche, dice di non essersi mai allontanato dalla fede, nonostante questa esperienza. «So che Dio c’è e mi ama, il Vangelo è e resta un faro per il mondo, e ho la grande fortuna di avere una comunità alla quale appoggiarmi, una famiglia solida alle spalle». Ciò che non si capacità resta l’atteggiamento ambiguo della Chiesa. «Per esempio Papa Francesco: trova il tempo per tutti, telefona a chiunque, riceve tante persone e persino oggi che purtroppo ha questa forma di bronchite che lo tormenta continua a ricevere gente».

    La prima lettera con tutta la sua orribile vicenda Antonio la ha inviata a Santa Marta cinque anno fa. Era il 2020, poco prima di decidersi a fare la denuncia al Tribunale di Enna. «Naturalmente non accadde nulla». La seconda lettera al Papa è del marzo 2024, spedita dopo la sentenza di primo grado contro il sacerdote abusatore don Giuseppe Rugolo. «Ho allegato a Papa Bergoglio tutto il fascicolo dibattimentale, in modo che potesse farsi una idea personalmente, senza filtri. La stessa documentazione assai corposa la ho inviata, separatamente, anche al dicastero della Fede, a quello per il Clero e per i Vescovi». Anche in questo frangente dal Vaticano nessuno si è mai fatto vivo. «Mi hanno ignorato, sono un fantasma, come se valessi meno del niente». L’ultima lettera personale è stata consegnata – brevi manu – da una persona di fiducia a Papa Francesco durante il viaggio apostolico a Bruxelles, a settembre. «Silenzio anche stavolta».

    Di recente il Vaticano ha spedito nella diocesi siciliana interessata al caso di abuso un visitatore apostolico per capire meglio la dinamica dei fatti e per redigere un rapporto. «Una misura che era dovuta ma, spiace dirlo, anche questa iniziativa da parte della istituzione vaticana arriva tardiva. La visita apostoica è, infatti, stata predisposta solo dopo il rinvio a giudizio del vescovo Gisana da parte del Tribunale». A complicare il quadro un particolare non indifferente. L’anno scorso Papa Francesco si era speso pubblicamente a favore di questo vescovo. In Vaticano, durante l’udienza ad un gruppo di fedeli siciliani, Bergoglio aveva commentato che Gisana era «bravo, questo vescovo è bravo. È stato perseguitato, calunniato ma lui fermo, sempre, giusto, un uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/antonio_messina_vittima_pedofilia_papa_francesco_abusi_vescovo_gisana_vaticano-8654862.html

  • I parenti dei ragazzi  abusati dal clero  fanno rete  “Non lasciateci soli”

    I parenti dei ragazzi abusati dal clero fanno rete “Non lasciateci soli”

    Si sono sentiti soli e traditi. Il pi delle volte derisi e additati come se fossero loro i colpevoli e c’è voluto tantissimo tempo per trovare la forza di combattere e provare a recuperare i brandelli dellinfanzia e delladolescenza dei loro figli, violati da sacerdoti che sedevano alla loro stessa tavola.

    Sono le mamme e i papà di bambini e ragazzi, vittime di abusi sessuali in parrocchia, in seminario, durante le ore di catechismo o dei giochi alloratorio che, adesso, hanno deciso di fare rete.

    Il primo coordinamento nazionale delle “Famiglie dei sopravvissuti”, come si definiscono, costola della rete “Labuso”, raccoglie gi una trentina di genitori in tutta Italia, una decina di voci arrivano dalla Sicilia. Dai dati più recenti emerge che in 15 anni sono state 90 le vitti me di abusi sessuali sullIsola: 27 da parte di sacerdoti e 6 da laici che gravitavano nellambito della chiesa.

    Michele Messina, pap di Antonio che a Enna fra gli animatori del comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso” dopo avere denunciato gli abusi subiti quando era minorenne da don Giuseppe Rugolo, condannato a quattro anni per violenza sessuale aggravata su minori, sa che la sua battaglia andrà avanti fino allultimo dei suoi giorni.

    «Abbiamo perso linfanzia e ladolescenza di nostro figlio persempre — dice Messina — Nessuno dovrebbe mai subire quello che ha dovuto subire lui. Lo appoggerò fino alla fine dei miei giorni. Non è una ferita che si
    può rimarginare. Allinizio ho potuto affidarmi soltanto a me stesso. Mio figlio minorenne non era pronto, si senti
    va in colpa e mi sono sentito tradito da chi, invece, avrebbe dovuto stare al nostro fianco. Quando si decide di denunciare si resta soli e si sta male due volte».

    Per il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, accusato di aver taciuto o negato in aula, sotto giuramento, quanto sapeva sullo scandalo sessuale che ha investito la sua diocesi culminato con la condanna in primo grado Rugolo, il 26 maggio comincerà il processo per falsa testimonianza.

    Una mamma e un pap di Randazzo, nel Catanese, ancora non riescono a perdonarsi il fatto di non avere subito denunciato gli abusi di cui il figlio minorenne stato vittima per colpa di un sacerdote, considerato parte della famiglia. Il ragazzo, a 18 anni, ha deciso di fare da sè .

    «Sedeva alla nostra tavola — raccontano i genitori — Pensavano fosse una persona fragile da accogliere, invece,
    aveva delle mire su nostro figlio.

    Non siamo stati subito pronti a aiutarlo, quando abbiamo cominciato a parlare siamo stati presi in giro: “Forse vostro figlio si innamorato di lui”, diceva qualcuno. Pensavamo di risolvere tutto nellambito della chiesa, ma ci chiudevano le porte in faccia. Quando abbiamo denunciato siamo diventati la pecora nera del paese, ci hanno abbandonato tutti».

    Il neonato coordinamento della rete “Labuso” nasce per rompere il muro di solitudine e abbandonano con sui spesso si scontrano i genitori delle vittime. Basta mandare una mail allindirizzo coordinamento@retelabuso.org per farne parte.

    «A parte rarissime eccezioni, quasi tutti siamo passati da considerare la parrocchia come la seconda casa allessere allontanati come persone sgradite, soprattutto dopo aver denunciato — dice Cristina Balestrini, coordinatrice del gruppo genitori — Qualcuno è stato anche minacciato: vittime due volte quindi. Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati proprio da chi consideravamo una famiglia».

    Il dramma di un abuso sessuale crea una vittima, ma anche tante altre vittime nelle persone che stanno attorno. Il gruppo serve a parlare la stessa lingua, a sostenersi, ma anche del ripetersi delle storie con le stesse tragiche dinamiche. «Il dolore dei familiari incompreso — dice Balestrini — Essere accanto a un familiare che soffre un dolore doppio.

    Anche noi famigliari siamo dei sopravvissuti».

    REPUBBLICA Palermo

  • Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    Gisana / Rugolo – Un “ispettore” dal Vaticano a Piazza Armerina

    All’indomani della notizia del rinvio a giudizio del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attualmente parroco della chiesa Madre di Enna, per falsa testimonianza, il Vaticano ha inviato un visitatore apostolico per un’indagine sul comportamento che il vescovo, e gli altri prelati coinvolti, avrebbero tenuto nella vicenda relativa al processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale su minori dal tribunale di Enna, lo scorso 5 marzo.

    Il visitatore, vescovo di una città del nord Italia, è stato nell’ennese dal 15 al 18 gennaio ed ha incontrato alcuni prelati coinvolti nella vicenda.

    A lui toccherà relazionare direttamente a Papa Francesco sullo stato della diocesi piazzese, travolta dalla scandalo dopo che, le intercettazioni degli inquirenti, che hanno fatto parte del processo al sacerdote condannato, hanno catturato la voce del vescovo Gisana che dice, al telefono, all’imputato “Giuseppe, non hai capito che ora il problema è anche mio, perché io ho insabbiato tutto.

  • Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    Don Giuseppe Rugolo – L’appello fissato per l’8 aprile

    La corte d’appello di Caltanissetta ha fissato per il prossimo 8 aprile l’udienza del processo d’appello contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 3 marzo, dal tribunale di Enna, a 4 anni e mezzo per violenza sessuale a danno di minori.

    L’appello era stato proposto, avverso la sentenza di primo grado, da Rugolo e dalla curia vescovile di Piazza Armerina, condannata, in solido, alla responsabilità civile.

    Nell’appello gli avvocati del prete, Antonino Lizio e Dennis Lovison, hanno contestato tutto l’impianto accusatorio, chiedendo sia la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato sia di ascoltare altre due giovani.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia di Piazza Armerina, ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo, ha presentato appello alla sentenza.

    Gabriele Cantaro, il legale del vescovo Rosario Gisana, sostiene che la Curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente.

  • Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    l pm della procura a Enna, Stefania Leonte, ritenendo sussistenti tutti gli elementi probatori, ha disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e per il vicario giudiziale , Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna.

    I due prelati avevano ricevuto l’avviso di conclusioni indagini lo scorso dicembre dopo la denuncia di Antonio Messina, l’archeologo che ha dato la stura al processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo, a 4 anni e mezzo di carcere, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Il vescovo Gisana e monsignor Murgano sono accusati di avere mentito in aula durante il processo a Rugolo.

    Il vescovo non avrebbe detto il vero anche sull’offerta di denaro, 25 mila euro in contanti, che avrebbe proposto, secondo i magistrati, a Messina in cambio del silenzio. Gisana e Murgano dovranno comparire davanti al tribunale di Enna, giudice Maria Rosaria Santoni, il prossimo 26 maggio.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/01/20/falsa-testimonianza-a-giudizio-vescovo-e-parroco-nellennese_b5e0b0d3-0e4b-46b1-b87a-05cc3c6936d2.html