Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “La Diocesi di Adria-Rovigo accoglie positivamente la conclusione di una dolorosa vicenda, che ha riguardato un sacerdote diocesano. In data 22 maggio la Corte di Appello di Venezia ha riformato la sentenza di condanna da parte del Tribunale di Rovigo, emessa nei confronti di don Peter Onyenso. Questi era stato accusato di violenza sessuale da parte di una donna maggiorenne e nel giudizio di primo grado gli era stata inflitta la pena di tre anni di reclusione. La Corte di Appello ha accolto il ricorso del sacerdote, assolvendolo e revocando il risarcimento dei danni stabilito a favore della parte civile”.

    E’ con questo comunicato che la diocesi di Adria Rovigo accoglie la notizia della sentenza di secondo grado che ha del tutto ribaltato la pronuncia del 29 gennaio 2024 del Tribunale di Rovigo, a carico del sacerdote polesano, del quale, all’epoca, La Voce di Rovigo aveva scelto di non divulgare le generalità. A difendere l’imputato, l’avvocato Cecilia Tessarin del foro di Rovigo.

    La vicenda verteva su fatti che si sarebbero verificati nel luglio del 2022, in un Comune del Medio Polesine. A subire i presunti abusi – secondo una ricostruzione accusatoria sconfessata dalla sentenza di secondo grado – sarebbe stata una ragazza di 28 anni. Già nel corso della discussione a Rovigo, comunque, la vicenda aveva mostrato tutta la propria complessità.

    A quanto contestato dalla Procura, durante un incontro nell’abitazione del sacerdote, pare per sistemare il suo computer, l’uomo avrebbe fatto sedere la ragazza sulle sue ginocchia, quindi le avrebbe infilato una mano nelle mutande, poi una nel reggiseno, obbligandola quindi a subire atti sessuali. Un episodio che la giovane avrebbe anche immortalato col proprio cellulare, col quale avrebbe poi lanciato l’allarme alla madre.

    La discussione, a Rovigo, era stata piuttosto lunga, proprio alla luce degli elementi di complessità che il caso presentava. In primo luogo per le condizioni psichiche e cognitive della vittima: per l’accusa afflitta da un ritardo, per quanto non grave, per la difesa in realtà sofferente di dislessia, ma per il resto senza altre limitazioni, tanto da essere stata in grado di diplomarsi e di andare all’Università.

    Molto si era discusso anche della veridicità delle sue affermazioni, alla luce di precedenti invenzioni e bugie, non relative a questa vicenda: per l’accusa questi episodi non avrebbero in alcun modo inficiato la verosimiglianza del racconto della violenza, mentre la difesa aveva dato una lettura del tutto differente della questione.

    Ora, in Appello, una pronuncia di segno completamente opposto a quella di primo grado. Resta ora da vedere se la vicenda si sposterà anche in Cassazione.

    https://www.polesine24.it/cronaca/2025/05/23/news/abusata-dal-prete-ma-in-appello-e-assolto-349143/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 22 del 3 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 22 del 3 febbraio

    • Federica Tourn – Pubblicato il primo report sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania

    La vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), la più popolosa unione di chiese protestanti tedesche per un totale di oltre 19 milioni di fedeli, ha dovuto fare Mea culpa di fronte agli sconvolgenti primi risultati dell’ampio studio sugli abusi nelle chiese e nelle sue organizzazioni; studio fortemente voluto dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani  dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo.

    Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018. Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata.

    I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.

    Secondo i ricercatori, lo studio mostra solo la “punta dell’iceberg”. Sono stati valutati circa 4.300 dossier disciplinari, 780 dossier personali e circa 1.320 altri documenti. risultati pubblicati mostrano che il 64,7% delle vittime erano uomini e circa il 35,3 donne. Gli imputati, inoltre sono quindi quasi esclusivamente uomini (99,6%). Secondo lo studio circa tre quarti di loro erano sposati al momento del primo reato. La gravità del crimine è molto varia: la maggior parte dei crimini sono le cosiddette azioni pratiche, il che significa che c’è stato un contatto fisico con le vittime, dall’assistenza con contatto fisico pressante non necessaria durante le lezioni di sport alla penetrazione». L’obiettivo è un’analisi complessiva delle strutture protestanti e delle condizioni sistemiche che promuovono la violenza sessuale e rendono difficile affrontarla.

    Fonte: Riforma e Agensir


    • Francesco Zanardi – Fa sedere una ragazza su di sé e la tocca: sacerdote condannato.

    Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne e atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

    Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.

    Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale.

    Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.

    ilgazzettino


    • Alessio Di Florio – “Verità e Giustizia per Emanuela”

    L’altissima partecipazione alla manifestazione del 13 gennaio scorso “Verità e Giustizia per Emanuela” è stata la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione. Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.

    «Diddi è furbo. Preferisce cercare una verità di comodo provando a scaricare la colpa sulla famiglia» si legge nel titolo dell’intervista a Pietro Orlandi pubblicata da MowMag l’11 gennaio scorso. Intervista in cui il fratello di Emanuela Orlandi ha criticato la mancanza di “limiti di tempo”, e le sue conseguenze, che ha pubblicamente dichiarato Diddi.

    Il “promotore di giustizia” (virgolette nostre perché di promozioni di giustizia in un anno non ne abbiamo visto, anzi) vaticano, l’anno scorso ha cercato di opporsi all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e per almeno due volte ha ferocemente attaccato Pietro Orlandi e la sua famiglia e l’avvocato Laura Sgrò. Affermando che Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si sarebbe rifiutati di collaborare non fornendo nomi ed elementi utili, cosa nettamente falsa ha ribadito con forza varie volte Pietro Orlandi, e insinuando sulla famiglia stessa.

    In quegli stessi giorni, dopo che per mesi era stata scatenata una campagna di attacchi, tentativi di delegittimazione e insulti contro Pietro Orlandi, contro di lui ci sono stati due episodi a dir poco inquietanti. Nel silenzio e senza nessun turbamento da parte di chi ha strumentalizzato e falsificato sue dichiarazioni, di chi si è prestato solo a difendere la cupola vaticana e a portare acqua a depistatori e silenziatori in servizio permanente. Nessun rispetto per la famiglia e la ricerca della verità da parte di tanti cicisbei e totale allineamento ad ogni ambiente vaticano.

    Lo scorso anno dopo essere stato convocato dal promotore Diddi , in seguito all’inchiesta su Emanuela , lo stesso Diddi tramite mezzo stampa disse che ci rifiutavamo di fare nomi. Falso. Questa di seguito è la lista di nomi inserita nel memoriale che consegnai a Diddi . Persone che sarebbe importante fossero convocate e ascoltate perché alcuni sono a conoscenza di fatti altri potrebbero confermare fatti . Queste persone non furono mai ascoltate nella prima e seconda inchiesta , anche perché il Vaticano nella prima inchiesta respinse le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani.

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    Cardinale Giovanni Battista Re,come persona informata sui fatti

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    Mons. Carlo Maria Viganò, persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21

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    Cardinale Leonardo Sandri,persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21

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    Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo

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    Sua Eminenza il Cardinale Angelo Becciu, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo

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    Cardinale Santos Abril Y Castelló, persona informata sui fatti ( nel 2014 presidente della commissione cardinalizia dello ior e arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore)

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    Monsignor Giovanni Morandini persona informata sui fatti in relazione all’invito ,nell’estate dell’83, tra la presidenza del consiglio e la Santa sede , in riferimento al rapimento di Emanuela, di “ non aprire una falla che difficilmente di potrà’ chiudere”

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    Sua Eminenza il Cardinale Stanislaw Dziwisz persona informata sui fatti

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    Sua Eminenza il Cardinale Emery Kobongo persona informata sui fatti

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    Monsignor Pierluigi Celata collaboratore , all’epoca, del card Casaroli e padre spirituale di Marco Accetti( indagato nell’ultima inchiesta archiviata nel 2015)

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    Sua Eminenza il Cardinale Salvatore de Giorgi Sua Eminenza il Cardinale Julian Herranz;

    questi due cardinali, insieme al cardinale Josef Tomko, deceduto nel 2022, tre cardinali hanno fatto parte della Commissione, creata da Papa Ratzinger, per indagare sulla fuga di documenti riservati e su altre vicende delicate della Chiesa. I cardinali hanno consegnato al pontefice la loro relazione all’epoca di Vatileaks a Papa Benedetto XVI.

    Secondo quanto riferisce la stampa, al momento delle dimissioni. “Il Papa (Benedetto XVI, na) ha deciso che gli atti dell’indagine di cui solo lui è a conoscenza siano a disposizione del futuro pontefice”.

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    Mons. Jozef Kowalezyk e Mons. Tadeusz Rakoczy; dalle dichiarazioni del card Dziwitz ,riportate nel suo libro del 2007 , erano persone vicine e intime di Giovanni Paolo II al punto che spesso agli inizi del suo pontificato uscivano con Wojtyla e lo stesso card Dziwitz nottetempo all’insaputa di tutti. Potrebbero essere a conoscenza di fatti legati al rapimento di Emanuela.

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    Don Piero Vergari; indagato per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi e molto intimo di Enrico De Pedis e della di lui vedova, Carla Di Giovanni. Fu oggetto di intercettazioni da parte della Procura di Roma che certo non denotano un comportamento limpido del prelato.

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    Sua Eccellenza Mons. Georg Gänswein; Segretario personale di Papa Bendetto XVI, a conoscenza degli incontri tra il magistrato Capaldo e i due emissari della Santa , il comandante della gendarmeria Giani e il suo vice Alessandrini.

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    Mons. Peter Welles; nel 2012 Assessore per gli Affari Generali alla Segreteria di Stato e molto vicino a Mons. Gänswein. Secondo quanto riferito da Mons. Valentino Miserachs, maestro di canto corale di mia sorella, fu interrogato, per volontà di Papa Benedetto XVI, il 4 maggio del 2012 dal Comandante Giani e alla presenta di Mons. Wells. Attualmente è Nunzio in Thailandia, Cambogia e Laos.

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    Mons. Ettore Balestrero; nel 2012 era Sotto – Segretario per i rapporti con gli Stati. Considerato uomo-chiave” del Pontificato di Benedetto XVI. Attualmente è Nunzio in Congo. Da ascoltare come persona informata sui fatti.

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    Il Dottor Domenico Giani; ex Comandante della Gendarmeria Vaticana, persona informata sui fatti

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    Il Cavaliere Costanzo Alessandini; ex Vice- Comandante della Gendarmeria Vaticana, Persona informata sui fatti

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    Dottor Giancarlo Capaldo; magistrato in pensione della Procura di Roma, che potrà riferire sulla presunta “trattativa”

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    Dottor Giuseppe Pignatone; già Procuratore della Repubblica di Roma e attuale Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che potrà riferire sulla presunta trattativa

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    Mons. Gianfranco Piovano; avrebbe riferito di sapere che Emanuela Orlandi era stata sepolta presso il Cimitero Teutonico.

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    Padre Leonardo Sapienza; reggente della Prefettura della Casa Pontificia, che era presente quando Papa Francesco mi disse che Emanuela era in cielo.

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    Il Comandante Gianluca Gauzzi Broccoletti attuale Comandante del Corpo della Gendarmeria

    Vaticana e negli anni 2015-2016 Vice Commissario del Centro di Sicurezza del Corpo Della Gendarmeria. Sequestro’ ai tempi dell’inchiesta vatiliks i telefoni riservati della Santa Sede “telefoni bianchi” sui quali avvene lo scambio di messaggi whatsapp in riferimento a “materiale” rinvenuto sulla scomparsa di Emanuela

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    Francesca Immacolata Choauqui, persona informata sui fatti.

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    Mons. Angel Vallejo Balda; persona informata sui fatti

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    Ministro Franceschini persona informata sui fatti riguardante autorizzazione lavori nei sotterranei della basilica di Santa Maria maggiore nel 2014

     (Pietro Orlandi, post facebook del 13 gennaio alle ore 23.57)


    • Pierelisa Rizzo – Udienza a porte chiuse per il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte

    Il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte per violenza sessuale verrà sentito in aula. Un’udienza a porte chiuse e che sarà interamente videoregistrata perché a essere sentito, con la formula dell’incidente probatorio, sarà il 23enne di Francofonte che ha denunciato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età.

    Una decisione, sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo, che è arrivata dal gip Andrea Migneco durante l’udienza preliminare che, dopo il rinvio per un vizio di notifica di due settimane fa, si è tenuta lo scorso 30 gennaio.

    Anche in questo caso in aula era presente il prete, adesso in pensione che, per un periodo, avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me avevo solo nove anni ed è successo a casa sua», aveva raccontato la giovane vittima. Dopo la morte del padre e il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, il ragazzo è cresciuto con la nonna anziana e malata e, fin da piccolo, si sarebbe legato alla figura di Cunsolo.

    L’ex sacerdote che è stato rinviato a giudizio dalla procura di Siracusa proprio dopo la querela alla squadra mobile da parte del 23enne. Ad accompagnarlo a fare la denuncia era stato il vescovo Francesco Lomanto che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. La prossima udienza, con l’incidente probatorio della vittima – assistita dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica, la stessa che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato gli abusi subiti da don Giuseppe Rugolo a Enna -, è già stata fissata per martedì 12 marzo.

    Fonte Meridionews


    • Ludovica Eugenio – CHIARIMENTO SUGLI ADULTI VULNERABILI

    I casi di abusi sessuali da parte del clero che coinvolgono adulti vulnerabili che hanno “un uso imperfetto della ragione” continueranno a essere di competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede, come avviene dal 2010.La categoria degli adulti vulnerabili tuttavia, comprende “fattispecie più ampie”, elencate nel motu proprio “Vos Estis Lux Mundi”, entrato in vigore il 1° giugno 2019, che ha introdotto nell’ordinamento canonico un concetto più ampio di adulto vulnerabile ossia «ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».

    I casi relativi a vittime di abusi sessuali che rientrano in questa fattispecie più ampia saranno d’ora in poi affidati ai dicasteri competenti. Lo afferma un “Chiarimento sugli adulti vulnerabili”. pubblicato il 30 gennaio dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Un cambio di rotta deciso, che avrebbe un impatto immediato, ad esempio, sui casi delle ex religiose vittime di abusi sessuali dell’ex gesuita don Marko Rupnik.

    Papa Francesco aveva voluto che questi casi fossero trattati dal Dicastero per la Dottrina della Fede, per ragioni di coerenza rispetto al processo precedente, già celebrato dallo stesso Dicastero per assoluzione del complice, “per non dividere le strade procedurali e confondere tutto”, aveva detto in una intervista alla giornalista dell’AP Nicole Winfield nel gennaio 2023. Il dicastero per la Dottrina della Fede aveva poi archiviato i casi, perché i fatti erano prescritti.

    Lo scorso settembre però Francesco ha stabilito per quei casi una deroga alla prescrizione, rendendo possibile lo svolgimento di un processo canonico. Ora, il Chiarimento del Ddf appena pubblicato potrebbe comportare il trasferimento proprio del dossier Rupnik al Dicastero per la vita consacrata, come da più parti si vocifera.


    • Federico Tulli – Tutta colpa del diavolo

    «Era lei a prendere l’iniziativa»: così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di undici anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado».

    Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco settantenne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine, l’ultima «coltellata»: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera».

    Avete letto bene. Con una bimba di undici anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente è vero come dicono anche i dati numerici che arrivano dalle inchieste in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e così via. Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare citando il caso di don Glaentzer che si è consumato a Calenzano, alle porte di Firenze, nel 2018, e si è concluso nel 2021 con la sua condanna definitiva a 2 anni due mesi e 20 giorni.

    L’allusione al diavolo che fece il sacerdote pedofilo non è affatto casuale, tanto meno estemporanea. C’è dietro l’idea, falsa, violenta e perversa, abbastanza diffusa tra gli uomini di Chiesa, che sia la vittima a istigare, a indurre in tentazione l’adulto. E c’è l’idea che il diavolo esista. Molti preti lo considerano una forza oscura, altri una persona, per altri ancora è la rappresentazione del «male», comunque è ritenuto anche dai vertici delle gerarchie la causa di tutti i «mali» che stanno attraversando la Chiesa, compresa la pedofilia.

    L’esistenza del demonio con le sue colpe è un tema caro anche a papa Francesco. In pochi, nel mondo laico, hanno presente la frequenza pressoché quotidiana con cui lo ha nominato e accusato di qualcosa sin dai primi giorni del pontificato. Ed sorprendente è l’impegno ci mette la «sua» Chiesa in Italia per scovare il diavolo al fine di scacciarlo. Nessun Paese al mondo conta più esorcisti del nostro. Ancora oggi quella che la Chiesa definisce «lotta del bene contro il male», opera anche attraverso l’aspersorio. Il che spiega in parte come mai quella contro la pedofilia sia tutt’ora una battaglia persa e combattuta solo a parole.

  • Rovigo. Fa sedere una ragazza su di sé, poi la tocca fra le gambe e sul seno: sacerdote condannato. Chi è don Peter Onyenso

    Rovigo. Fa sedere una ragazza su di sé, poi la tocca fra le gambe e sul seno: sacerdote condannato. Chi è don Peter Onyenso

    Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne. E degli atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione in perpetuo da tutela e curatela e per cinque anni dai pubblici uffici. Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.

    Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote, a Lusia, paese polesano in riva all’Adige, dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale. Ordinato nel 2011, don Peter Onyenso, originario della Nigeria è stato a lungo anche riferimento della Chiesa del Cristo a Rovigo, dove la domenica viene celebrata la messa in lingua inglese.

    Nel corso del processo è stata ascoltato il racconto della vittima, che, secondo la difesa, affidata all’avvocato Cecilia Tessarin, sarebbe caduta in alcune contraddizioni tali da minare la piena validità delle sue parole. La difesa ha poi chiamato a testimoniare alcuni sacerdoti, compresi i parroci dei quali don Peter è stato collaboratore pastorale. Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.

    L’ACCUSA
    L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Sabrina Duò ha rimarcato la presenza di una foto, che sarebbe stata scattata dalla ragazza, nella quale si vedono delle mani sul corpo, ma non i volti. Per questo aveva chiesto una condanna ad una pena di 2 anni e 6 mesi. Il collegio giudicante ha poi stabilito una pena più severa, con l’ulteriore condanna al pagamento di una provvisionale di 10mila euro a titolo di immediato indennizzo del risarcimento, il cui ammontare sarà da determinarsi in sede civile, per il danno morale subito dalla ragazza, costituita in giudizio con l’avvocato Sandra Passadore.
    Proprio l’avvocato Passadore spiega come la sua assistita, «che ha delle fragilità e non è stata presente in aula perché per lei era una situazione troppo pesante, ha accolto con una sensazione di sollievo la sentenza, perché temeva di poter essere vittima due volte e che le sue parole non fossero credute: quando è stata sentita, infatti, è stata sottoposta a una forte pressione per aggredire la sua credibilità, ma è chiaro che le eventuali imprecisioni sono dovute al ricordo di un fatto traumatico, all’ansia di rivivere ciò che ha passato con un uomo nel quale riversava massima fiducia».

    LA DIOCESI
    Dalla Diocesi si sottolinea come, già dopo il rinvio a giudizio il vescovo di Adria e Rovigo, Pierantonio Pavanello, ha provveduto, in via cautelare, a proibire al sacerdote l’esercizio del ministero pubblico e ha aperto una procedura penale canonica tuttora in corso. Poi, si aggiunge, «il sacerdote ha contestato l’accusa proclamandosi sempre innocente nel corso del processo ed è intenzionato a ricorrere in appello». Infine, si precisa, che «i fatti addebitati al sacerdote hanno avuto luogo in un contesto estraneo all’esercizio di compiti affidati dall’autorità ecclesiastica, come riconosciuto dallo stesso Tribunale, che ha escluso l’aggravante dell’abuso della qualità di ministro di culto».

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/sacerdote_condannato_palpeggiato_ragazza_gambe_seno_don_peter_onyenso-7902249.html

  • Adescamento e pedofilia nei campi scout: condannato un capo di 33 anni

    Adescamento e pedofilia nei campi scout: condannato un capo di 33 anni

    ROVIGO – È accusato di aver riservato attenzioni a sfondo sessuale a una decina di ragazzini, alcuni dei quali di età inferiore ai 14 anni, dei quali aveva la responsabilità in qualità di capo scout.
    Un giovane polesano di 33 anni è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Luca Marini, a due anni e sei mesi di reclusione e al risarcimento dei danni provocati ad alcuni di loro, i cinque che si sono costituiti parte civile al processo contro di lui.

    Il gup ha quantificato in cinquemila euro la provvisionale cui hanno diritto, un anticipo sul risarcimento danni che dovrà essere successivamente quantificato con esattezza dal Tribunale civile.

    LA VICENDA
    La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di ieri, 31 maggio,  alla Cittadella della giustizia di Venezia. Gli episodi finiti sotto accusa sono avvenuti tutti in provincia di Rovigo, in occasione di alcuni campi scout svoltisi tra il 2015 e il 2019, ma la competenza a giudicare è stata individuata nel giudice veneziano in quanto all’imputato è stata contestata la diffusione di materiale pornografico con finalità di adescamento, in relazione ad alcune immagini che il trentatreenne avrebbe inviato a uno dei ragazzini che frequentavano i campi scout.

    L’ACCUSA
    Nella requisitoria conclusiva del processo, celebrato con rito abbreviato, la sostituto procuratore Daniela Moroni aveva sollecitato la condanna dell’imputato a tre anni di reclusione. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro i prossimi 40 giorni: è probabile che la difesa del capo scout decida di impugnare la condanna in appello.

    LA DIFESA
    Il trentatreenne, di cui non indichiamo le generalità per impedire che possano essere identificate le vittime del reato a sfondo sessuale, si è difeso con determinazione respingendo ogni accusa e sostenendo che i palpeggiamenti sulle parti intime finiti sotto accusa non avevano alcuna connotazione sessuale: si trattava, a suo dire, di una sorta di buffetto, un gesto scherzoso, di natura goliardica, finalizzato a creare un clima cameratesco di simpatia all’interno del gruppo scout. Ma le vittime lo hanno percepito in ben altro modo.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/scout_pedofilia_condannato_capo-6726161.html

  • ADESCAMENTO E PEDOFILIA NEI CAMPI SCOUT: CONDANNATO UN CAPO DI 33 ANNI

    ADESCAMENTO E PEDOFILIA NEI CAMPI SCOUT: CONDANNATO UN CAPO DI 33 ANNI

    di Gianluca Amadori – Un giovane polesano di 33 anni è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Luca Marini, a due anni e sei mesi di reclusione e al risarcimento dei danni provocati ad alcuni di loro, cinque che si sono costituiti parte civile al processo contro di lui. Il gup ha quantificato in cinquemila euro la provvisionale cui hanno diritto, un anticipo sul risarcimento danni che dovrà essere successivamente quantificato con esattezza dal Tribunale civile.

    LA VICENDA

    La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di ieri, 31 Maggio, alla Cittadella della giustizia di Venezia. Gli episodi finiti sotto accusa sono avvenuti tutti in provincia di Rovigo, in occasione di alcuni campi scout svoltisi tra il 2015 e il 2019, ma la competenza a giudicare è stata individuata nel giudice veneziano in quanto all’imputato è stata contestata la diffusione di materiale pornografico con finalità di adescamento, in relazione ad alcune immagini che il trentatreenne avrebbe inviato a uno dei ragazzini che frequentavano i campi scout.

    L’ACCUSA

    Nella requisitoria conclusiva del processo, celebrato con rito abbreviato, la sostituto procuratore Daniela Moroni aveva sollecitato la condanna dell’imputato a tre anni di reclusione. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro i prossimi 40 giorni: è probabile che la difesa del capo scout decida di impugnare la condanna in appello.

    LA DIFESA

    Il trentatreenne, di cui non indichiamo le generalità per impedire che possano essere identificate le vittime del reato a sfondo sessuale, si è difeso con determinazione respingendo ogni accusa e sostenendo che i palpeggiamenti sulle parti intime finiti sotto accusa non avevano alcuna connotazione sessuale: si trattava, a suo dire, di una sorta di buffetto, un gesto scherzoso, di natura goliardica, finalizzato a creare un clima cameratesco di simpatia all’interno del gruppo scout. Ma le vittime lo hanno percepito in ben altro modo.

    IL GAZZETTINO – 1 giugno 2022

  • “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    Dire che il caso fosse spinoso è dire poco. Un uomo sui 55 anni, factotum di una parrocchia e dell’oratorio – situato nel territorio comunale di Rovigo – accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. Una accusa che però non ha retto il vaglio dell’udienza preliminare, conclusa con un proscioglimento. Il 55enne soffrirebbe, in parole povere, di un ritardo che non lo renderebbe in grado di partecipare al processo e in ogni caso non sarebbe pericoloso socialmente, secondo le conclusioni del consulente.

    Rovigo – Non è in grado di partecipare a un processo, viste le sue condizioni psichiche e comunque non è pericoloso socialmente. Queste le conclusioni rassegnate dal consulente, la cui relazione ha costituito uno snodo cardine dell’udienza preliminare celebrata mercoledì 25 ottobre di fronte al giudice Alessandra Martinelli. E’ arrivato il proscioglimento pieno per l’uomo, sui 55 anni, una specie di factotum di una parrocchia, accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. I fatti risalirebbero allo scorso giugno 2016.

    Tutto sarebbe avvenuto durante una festa di compleanno, al secondo piano dell’oratorio di una chiesa del territorio comunale di Rovigo, dopo avere allontanato il fratello della bimba, del quale si stava celebrando il compleanno. “Vai di sotto a prendere una sedia”, avrebbe detto al ragazzino l’uomo sui 55 anni, una presenza fissa o quasi, in parrocchia, tanto da avere le chiavi, sempre pronto a dare una mano, ad aiutare il parroco nei lavoretti. Poi, avrebbe preso in braccio la bambina, di otto anni, avrebbe mimato l’atto sessuale con lei, infine la avrebbe condotta in bagno e le avrebbe abbassato gli abiti e la avrebbe palpeggiata nelle parti intime.

    All’epoca dei fatti, vi sarebbe stato anche un intervento delle Volanti, dal momento che la madre, salendo al secondo piano dell’oratorio, dove era in corso la festa di compleanno della piccola, insospettita dal fatto di avere visto scendere il figlio, avrebbe avuto una discussione con l’uomo, tanto da richiedere poi l’intervento delle forze dell’ordine.

    Uno shock, per la donna, tanto da venire visitata in ospedale per lo stato di forte agitazione. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il giudice per le indagini preliminari avrebbe prima disposto, sull’imputato, difeso dall’avvocato Sandra Passadore, una consulenza per capire le sue condizioni psichiche. E il responso sarebbe stato decisamente tranciante: sostanziale incapacità di intendere e volere, ridotta capacità di stare in processo. E, soprattutto, mancanza di pericolosità sociale.

    Gli avvocati Paolo Guidorzi e Sebastiano Casolino, che seguivano, costituiti parte civile, la piccola e i genitori, avevano chiesto comunque che venisse emessa una misura interdittiva per impedire all’uomo di continuare a vivere l’ambiente dell”oratorio e della parrocchia, ma non è stata concessa. E’ arrivato un proscioglimento pieno, chiesto anche dalla Procura, all’esito della consulenza. I due avvocati ora valuteranno la possibilità di una azione civile, sulla quale comunque peserebbe molto la dichiarazione di assenza di pericolosità sociale.

    Soddisfazione della difesa. “Vorrei sottolineare come tutto il personale e i volontari della parrocchia abbiano sempre preso le difese del mio assistito, chiedendo al parroco di non impedirgli di andare a prestare la propria attività di sempre. Evidentemente, conoscendolo bene, potevano apprezzarne la assenza assoluta di pericolosità. Sono contenta sia stata restituita un po’ di serenità a questo ‘bambinone’. Perché questo é, un bambinone innocuo”.

    http://www.rovigooggi.it/articolo/2017-10-25/bimba-abusata-all-oratorio-ma-l-indagato-non-e-pericoloso-socialmente/#.WfLETGi0O71

  • “Bimba abusata all’oratorio”. Accuse anche alla parrocchia

    “Bimba abusata all’oratorio”. Accuse anche alla parrocchia

    VIOLENZA SESSUALE ROVIGO La piccola, di otto anni, sarebbe stata palpeggiata dal factotum durante una festa di compleanno. Gli avvocati della madre chiedono sia chiamata in giudizio come responsabile anche la parrocchia

    Una bimba di neppure nove anni palpeggiata all’oratorio di una chiesa del territorio comunale di Rovigo, dal factotum, ossia dall’uomo, sui 55 anni, che, pur non essendo dipendente della parrocchia, sarebbe, secondo la ricostruzione dell’accusa, una presenza abituale qui. Tanto da ritenere, secondo gli avvocati che assistono la famiglia della piccola, che sia possibile citare in giudizio come responsabile civile, ossia domandando un risarcimento, anche la parrocchia stessa.
    Il factotum della parrocchia la avrebbe abusata durante una festa di compleanno, al secondo piano dell’oratorio di una chiesa del territorio comunale di Rovigo, dopo avere allontanato il fratello, del quale si stava celebrando il compleanno. “Vai di sotto a prendere una sedia”, avrebbe detto al ragazzino l’uomo sui 55 anni, una presenza fissa o quasi, in parrocchia, tanto da avere le chiavi, sempre pronto a dare una mano, ad aiutare il parroco nei lavoretti. Poi, avrebbe preso in braccio la bambina, di otto anni, avrebbe mimato l’atto sessuale con lei, infine la avrebbe condotta in bagno e le avrebbe abbassato gli abiti e la avrebbe palpeggiata nelle parti intime.

    http://www.rovigooggi.it/articolo/2017-06-06/bimba-abusata-all-oratorio-accuse-anche-alla-parrocchia/#.WTe7LWjyi72

  • Ravenna, data in sposa a 12 anni: condannati i genitori e l’ex “marito”

    Ravenna, data in sposa a 12 anni: condannati i genitori e l’ex “marito”

    Le nozze imposte per ripianare un debito della famiglia. La piccola subì botte e maltrattamenti tanto dal padre quanto dal compagno.

    BOLOGNA – Quando arrivò il matrimonio a 12 anni, per ripianare un debito di 30mila euro contratto dalla famiglia, per una ragazzina originaria del Bangladesh fu solo il punto più basso di un’esistenza fatta di botte e maltrattamenti subìti dal padre e della matrigna. E dopo le nozze con quell’uomo di 16 anni più grande, le violenze continuarono per mano di un consorte manesco e alcolista. Il racconto che fece una ragazzina originaria del Bangladesh e che all’epoca abitava a Ravenna, è costato la condanna per il padre e la matrigna, commercianti 46enni residenti in provincia di Rovigo, a tre anni per maltrattamenti in famiglia.

    Il collegio penale ha inoltre inflitto otto anni di carcere all’ex marito, un 37enne connazionale che doveva rispondere degli abusi sessuali e che al tempo abitava a Forlì. Il matrimonio, non registrato, era stato celebrato a Ravenna nel 2006. La ragazzina era riuscita a denunciare tutto alla polizia nel 2011.

  • L’ombra degli abusi sul seminarista scomparso 59 anni fa

    L’ombra degli abusi sul seminarista scomparso 59 anni fa

    CASIER. Il sospetto di abusi sessuali e la successiva fuga per mettersi in salvo potrebbero aleggiare sulla scomparsa, 59 anni fa, del dodicenne Luciano Cobianchi (in foto) di Fiesso Umbertiano…

    CASIER. Il sospetto di abusi sessuali e la successiva fuga per mettersi in salvo potrebbero aleggiare sulla scomparsa, 59 anni fa, del dodicenne Luciano Cobianchi (in foto) di Fiesso Umbertiano (Rovigo), seminarista dai Padri Sacramentini a Casier la cui sede è chiusa da tempo. Un sospetto, va detto, tutto da verificare perché basato su una lettera firmata da un certo Alberto che è stata recapitata alla redazione di “Chi l’ha visto?”, chiusa dentro una busta con il logo di un mobilificio dove però dicono di non conoscere questa persona. La puntata di mercoledì del contenitore estivo “Chi l’ha visto? – Le storie” ne ha dato notizia, con tutti i dubbi del caso, tornando così a parlare della scomparsa di Luciano, di cui non si hanno più notizie dall’11 luglio 1956, quando se ne persero le tracce durante un campo con il seminario a Domegge. Luciano era in passeggiata con gli altri seminaristi e con padre Zaccaria, superiore dei Sacramentini, verso il rifugio Padova, quando il gruppo venne richiamato per pranzo. Tornarono tutti indietro, tranne Luciano. «Lo avevamo cercato da subito», aveva raccontato alcuni anni fa Rino Zerbinati, compagno di seminario di Cobianchi, «Se fosse stato in zona ci avrebbe sentiti». Invece nulla: sparito. Sul destino di Luciano si sono susseguite tante voci: vittima di un incidente, eremita sui monti del Cadore, o ancora, come si legge nella lettera, capace di fuggire da quella realtà e crearsi una nuova vita, di sposarsi e di vivere nella zona di Montebelluna. Lo scritto alla redazione di “Chi l’ha visto?” è molto dettagliato, chiarisce il giornalista, con accuse pesanti e circostanziate in ambito sessuale mosse da tale Alberto, che dice di essere stato in seminario in quegli stessi anni. Accuse che tuttavia alcuni compagni di Cobianchi, intervistati da Rai 3, smentiscono. Secondo il racconto di uno di loro, poco prima di partire per Domegge, Luciano e un altro seminarista erano stati puniti severamente da padre Zaccaria. Il giorno della partenza per la montagna, Luciano era terrorizzato. Dopo 59 anni, il mistero sulla scomparsa del giovane seminarista è quanto mai fitto. (ru.b.)

    http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2015/08/14/news/l-ombra-degli-abusi-sul-seminarista-scomparso-59-anni-fa-1.11937401

  • Il frate e gli aberranti abusi sui minori (Video Le Iene)

    Il frate e gli aberranti abusi sui minori (Video Le Iene)

    Durante la puntata di ieri, 7 maggio 2015, Le Iene hanno mandato in onda un servizio che ha visto protagonista Andrea Baldon, noto ormai come “l’incastrapreti”, sempre a caccia di abusi. Questo ragazzo, con metodi molto poco ortodossi, ha già incastrato, appunto, alcuni preti che conducevano una vita sessualmente sregolata, ma questa volta su suggerimento di un amico, si è imbattuto in un frate che avrebbe commesso crimini aberranti nei confronti di bambini e ragazzi.

    Durante una chat su WhatsApp con Andrea, il frate della provincia di Rovigo racconta di orge con escort e ragazzi tutto pagato con i soldi delle offerte dei fedeli, ma soprattutto rivela di aver addirittura abusato di un bambino di 6 anni, venduto dal padre per 100 euro poiché in astinenza da cocaina. Il frate racconta senza problemi, inviando anche foto raccapriccianti e parlando anche della disponibilità di sostanze stupefacenti. Al termine della chiacchierata, l’incastrapreti ha sporto denuncia sia presso l’autorità ecclesiastica, sia presso i carabinieri del posto.

    Guarda il video: “Incastrapreti colpisce ancora”