Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le Iene, Riccardo Trombetta incontra Andrea Bardon: “Incastra-preti gay” VIDEO

    Le Iene, Riccardo Trombetta incontra Andrea Bardon: “Incastra-preti gay” VIDEO

    ROMA – Foto, messaggini e video hot di sesso con preti e sacerdoti. A svelare i preti omosessuali, bisessuali e “sporcaccioni” è Andrea Bardon, un ragazzo di 32 anni di Adria, in provincia di Rovigo. Riccardo Trombetta, inviato de Le Iene, ha intervistato Andrea e si èfatto spiegare la sua strategia per incastrare e smascherare i preti gay.

    (Per vedere il video del servizio di Riccardo Trombetta “Incastrapreti” clicca qui).

    Andrea spiega a Trombetta di essere rimasto molto scandalizzato dai preti corrotti che fanno voto di castità e poi cercano sesso in chat. Il giovane, che il servizio di Trombetta ribattezza come “Incastrapreti”, mostra i messaggi e le foto usate per indurre i preti a rivelare la loro vera natura.

    Qualcosa però nella storia non quadra: come il fatto che nonostante Andrea, che ha presentato le denunce alla curia, dice di fare questo lavoro per spirito cristiano, un quotidiano pugliese ha raccontato che le foto gli sono state proposte in cambio di soldi. Su un sito poi appare anche un annuncio per un ragazzo che cerca compagnia di altri uomini e che riporta il suo numero di telefono.

    Andrea allora spiega che a cercare compagnia di omosessuali e a vendere le foto è stato Nicola, il suo fratello gemello, che non combatte per la purezza della Chiesa come invece fa lui….

    (Per vedere il video del servizio di Riccardo Trombetta “Incastrapreti” clicca qui).

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/le-iene-roberto-trombetta-incontra-andrea-bardon-incastra-preti-gay-video-2174019/

  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

  • Pedofilia a #Messina, un Frate sotto Accusa! I messaggi chat di Facebook

    Pedofilia a #Messina, un Frate sotto Accusa! I messaggi chat di Facebook

    Accade a #Messina che, grazie ad una chat di facebook, il Frate, Adriano Stambè, della Parrocchia di San Domenico, viene indagato per pedofilia!

    Come possiamo leggere dalle chat notiamo molti particolari che ci lasciano sbigottiti.
    Grazie a pochi soldi il Frate sembra che riesca ad adescare zingari e famigle in difficoltà, partecipa anche a molteplici incontri tra preti organizzati solo per sfogare i loro istinti sessuali. Sfodera anche una certa tranquillità in quanto conosce i nomi e cognomi dei preti e non ha paura di eventuli ritorsioni della curia perché potrebbe parlare.

    Da queste chat emerge uno spaccato a dir poco incredibile dove la Chiesa non ne esce molto bene infatti, non appena la denuncia ai Carabinieri di Rovigo ha intrapreso il suo iter, il Frate non si è più trovato a Messina e la Parrocchia si è chiusa in un silenzio assordante. Anche la Curia vuole sminuire il tutto indicando il frate come un non sacerdote!
    Staremo a vedere nei prossimi giorni se qualcosa o qualcuno darà ulteriori notizie.

    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10153341507675955.1073741832.50246350954&type=1&__mref=message_bubble

  • Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Il sacerdote sarebbe stato denunciato da un autotrasportatore di Rovigo

    “Con profondo dolore e sgomento apprendo quanto i mass media in questi ultimi giorni stanno diffondendo circa presunti comportamenti assunti da un frate domenicano, temporaneamente inserito in una comunità religiosa del suo ordine presente nella nostra Arcidiocesi, che certamente, se fossero confermati, sarebbero incompatibili con la vita cristiana e con la vita religiosa”.

    Lo scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana, in merito a un presunto caso di pedofilia che vedrebbe coinvolto un prelato messinese che, secondo la denuncia di autotrasportatore ai carabinieri di Rovigo, avrebbe contattato su facebook dei minori per intrattenere con loro dei rapporti sessuali.

    “Si tratta evidentemente di fatti di estrema gravità che però non devono farci cedere alla tentazione di giudizi sommari o scambiare le opportune indagini con sentenze di condanna definitiva – sostiene l’arcivescovo La Piana – Desidero inoltre precisare, per evitare inopportune confusioni, che si tratta di un frate (non sacerdote) appartenente ad un ordine religioso di diritto pontificio e quindi non sottoposto all’autorità del Vescovo diocesano ma soltanto a quella dei suoi legittimi superiori religiosi”.

    “Sono in contatto continuo, pertanto, con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti – aggiunge – Seguo personalmente l’evolversi della vicenda, con preoccupazione e serietà, nell’attesa che le autorità competenti, nelle quali ripongo la massima fiducia, accertino la verità”.

    http://www.nuovosud.it/24237-cronaca-messina/prete-pedofilo-messina-larcivescovo-seguo-la-vicenda-con-dolore

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Intervista ad Andrea B., il 32enne che ha sporto denuncia contro un sacerdote di una parrocchia della Bassa: “Ha fatto sesso dentro l’oratorio con ragazzi e altri sacerdoti. Dalla diocesi di Brescia non mi hanno più contattato.

    Un ragazzo di 32 anni, Andrea B. di Rovigo, ha presentato nei giorni scorsi una denuncia presso il tribunale ecclesiastico di Brescia contro il parroco di un Comune della Bassa, accusato di aver avanzato nei suoi confronti proposte esplicite di attività sessuali.

    Assieme alla denuncia, il cui deposito è stato firmato dal vicario giudiziale monsignor Marco Alba, Andrea ha fornito anche una serie di materiali inequivocabili, dagli ‘screenshot’ delle conversazioni avvenute su skype e whatsapp, ad alcuni video in cui si vede il sacerdote compiere veri e propri atti sessuali, anche di natura blasfema.

    Non è il primo caso sollevato dal ragazzo. Una settimana fa, il vescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha rimosso un parroco di 50 anni messo alle strette da prove poi risultate inconfutabili, sempre raccolte dal giovane Andrea. Una situazione del tutto analoga che, se da una parte dimostra l’attendibilità del 32enne (monsignor Santoro ha subito provveduto alla rimozione), dall’altro fa storcere il naso per la tempistica delle due situazioni all’apparenza così simili. Abbiamo così intervistato Andrea B., partendo proprio qui.

    “Entrambi i sacerdoti – racconta – li ho conosciuti tramite Facebook. Avevamo amici in comune e mi hanno chiesto l’amicizia. Poi sono iniziate la ‘avance’ sessuali, via via più esplicite. La tempistica è semplicemente dovuta al caso: io non vado in cerca di preti gay, sono pure eterosessuale. Anzi, ne conosco altri di religiosi omosessuali e non ho niente contro di loro. Ho deciso di denunciare quando la situazione si è fatta pesante. L’ho fatto perché sono un cattolico praticante, vado a messa tutte le domeniche e mi confesso: penso che persone come loro non facciano altro che danneggiare la Chiesa”.

    Cosa le chiedeva il prete bresciano su internet?
    “Come ha potuto vedere attraverso i video che le ho mostrato, era veramente pesante. Si masturbava avvolgendosi il rosario attorno al pene, mi incitava a dire frasi a sfondo sessuale condite di bestemmie. Mi ha chiesto persino se mi andava di farmi fare la pipì addosso e di inviargli mie foto completamente nudo”.

    Pensa che sia andato a letto anche con minori o ragazzi della parrocchia?
    “Non ho prove che sia andato a letto con minori. Ma di sicuro ha fatto sesso con ragazzi e altri sacerdoti dentro l’oratorio, come dichiara lui stesso in un video. Se poi siano giovani della parrocchia, questo non posso dirlo. I rapporti avvenivano solitamente di notte. Noi invece dovevamo vederci di giorno, e in quell’occasione mi aveva proposto una casa di sua proprietà al lago, sempre bel Bresciano. E’ anche iscritto a una ‘sex community’ per incontri gay”.

    Stando così le cose, non sembrano esserci elementi di rilevanza penale. Cosa l’ha spinta a rendere pubblico il caso?
    “Perché penso che, vivendo in mezzo ai ragazzi, possa comunque essere pericoloso e abusare della sua posizione. Basta guardare la sua pagina Facebook e vedere quanti giovani ha tra i suoi amici. E poi l’insistenza, la violenza e l’oscenità dei suoi messaggi sono di una gravità persino maggiore rispetto al caso di Taranto”.

    Ha più avuto notizie dalla diocesi di Brescia?
    “No, non si sono più fatti sentire. Dopo la denuncia al tribunale ecclesiastico di Taranto, mi informavano di continuo della situazione e il prete è stato velocemente rimosso. Dal vescovo Luciano Monari, invece, nessuna notizia. Io spero che una decisione sia presa il prima possibile”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/sacerdote-gay-sesso-ragazzi.html

  • «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    di Nazareno Dinoi – Dopo il Tribunale ecclesiastico della Puglia, il caso del sacerdote dell’ordine dei carmelitani di Taranto, don Antonio Calvieri, rimosso dalla curia jonica per «condotta moralmente riprovevole», è ora di competenza della Procura della Repubblica di Rovigo dove ieri il trentaduenne rovighese, Andrea Baldon, ha depositato una denuncia querela nei confronti del parroco destituito ritenuto presunto autore di vessazioni e abusi sessuali virtuali.

    Non soddisfatto dell’allontanamento di padre Calvieri, parroco della chiesa del Santissimo Crocefisso di Taranto e priore provinciale dei carmelitani, l’ex aiuto cuoco chiede un giudizio penale per il suo presunto aguzzino e un risarcimento in denaro che devolverà alla Caritas diocesana di Taranto. «Mi ha fatto cambiare stile di vita, mi ha stravolto, ho perso tutte le abitudini che avevo e ogni volta che vedo un prete ho paura», scrive Baldon nella denuncia riservandosi di presentare «elementi di prova video e fotografiche».

    Nella denuncia in cui si fa cenno a rapporti con minori («mi chiedeva se conosco ragazzi giovani anche diciassettenni magri ben dotati»), sono descritti tre mesi di rapporti via web con particolari imbarazzanti che descrivono veri e propri rapporti sessuali a distanza. «Don Antonio era sempre collegato 24 ore su 24 – si legge nell’esposto – e mi prometteva un lavoro a Taranto».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_07/mi-chiedeva-anche-diciassettenni-l-orgia-preti-finisce-procura-d8aa119e-dd3b-11e4-beae-623f4d0cd4e0.shtml

  • Testimonianza choc: Rapporti sessuali a Roma con un prete pedofilo

    Testimonianza choc: Rapporti sessuali a Roma con un prete pedofilo

    Quanto trapelato ad aprile confermato nuovamente dal racconto della psichiatra che ha avuto in cura la prostituta killer: a Roma la donna brasiliana avrebbe avuto rapporti sessuali con un prete noto negli ambienti della Capitale per la sua predilezione per bambini e minorenni

    Rovigo – “Rapporti sessuali a Roma con un prete pedofilo”. L’ombra del religioso che abusava di bambini, già ventilata in aula nello scorso mese di aprile, torna prepotentemente d’attualità come un fulmine a ciel sereno nella testimonianza della psichiatra che aveva in cura Cleide Aparecida De Paula, rea confessa dell’omicidio Marcomin.

    Nell’udienza che ha chiuso la fase dibattimentale del processo che vede alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario la prostituta brasiliana, la dottoressa ha ripercorso la vita della De Paula come emerso in diverse sedute a partire dal 19 aprile 2012. Figlia di una madre bambina di fatto cresciuta con la nonna, alla morte di quest’ultima aveva cercato fortuna in Europa sbarcando a Roma: qui, prima di trovare anche un marito, un medico piuttosto facoltoso poi deceduto, era entrata in contatto con un sacerdote italiano piuttosto noto negli ambiti romani e molto attivo sul fronte delle adozioni a distanza con cui avrebbe avuto una relazione sentimentale prolungata.

    Un rapporto morboso, stando a quanto dichiarato già al tempo agli inquirenti dalla stessa De Paula, anche perché la vera passione del religioso a quanto pare erano i bambini, dei quali, da pedofilo consumato, amava e soleva intrattenersi per abusare. Di qui la vita della brasiliana è entrata in una spirale negativa che ha portato alla droga, all’abuso di farmaci e alla scelta di abbracciare la “vita” per sbarcare il lunario e sopravvivere anche se, appena arrivata in Veneto e prima di cadere nel baratro della dipendenza, aveva trovato un altro medico, un dentista, con cui aveva intrecciato un’altra relazione, anche se a quanto emerge basata più che altro su motivazioni economiche legate al mero sostentamento.

    Chiuso come detto la processione delle decine di testi la parola passa ora ai legali – accusa, difesa e parte civile – per le requisitorie finali prima della camera di consiglio, e dunque la sentenza, attesa per metà luglio.

    http://www.rovigooggi.it/articolo/2014-06-11/rapporti-sessuali-a-roma-con-un-prete-pedofilo/#.U5s5w_mSySp

  • Accusato di violenza, parroco assolto

    Accusato di violenza, parroco assolto

    Don Vanni gestiva una casa famiglia a Lendinara: “E’ la fine di un incubo”

    di Tommaso Moretto

    Rovigo, 19 aprile 2013 – ASSOLTO con formula piena. Per il tribunale di Rovigo, il fatto non sussiste.Don Vanni, all’anagrafe Lauro Manzin (54 anni), secondo il collegio di giudici non è stato autore né di violenza sessuale né di molestie. Quella di ieri era la terza e ultima udienza del primo grado di giudizio del processo penale contro il sacerdote. I fatti risalgono al periodo tra marzo e maggio del 2009. Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Ma per Manzin il giudizio è stato ancora migliore. Il tribunale toglie anche il dubbio. La verità giudiziaria è che il fatto non sussiste: nessuna violenza sulle giovani donne che lo hanno accusato.

    C’erano anche loro ieri tra il pubblico, hanno seguito l’udienza. L’avvocato dell’accusa, Davide Perilli, commenta così: «Mi riservo di leggere le motivazioni prima di fare qualsiasi tipo di commento, il collegio si è preso 90 giorni». Questo era il tenore delle testimonianze che si sono potute ascoltare in aula il mese scorso: «Lui ci salutava sempre abbracciandoci e infilandoci le mani su per la schiena, sotto la maglietta». E ancora, «là dentro tutti si salutavano dandosi baci stampo sulla bocca». Poi «faceva sedere le ragazze accarezzando loro il fondoschiena» e «l’ho visto infilare la mano sotto i pantaloni di mia sorella». Manzin (ex parroco a Villamarzana), negli ultimi anni si era occupato, come responsabile dell’associazione ‘La Tenda onlus’, di una ‘casa famiglia’ che è a Lendinara. Una struttura in cui vengono accolte donne vittime di tratta e altre forme di sfruttamento. Era noto per il suo impegno a favore di queste persone, ex prostitute o minori, che hanno avuto vite segnate dal disagio e da problemi di tossicodipendenze. Secondo l’accusa il prete, in occasione di un incontro organizzato durante il Sinodo, cui partecipavano numerose famiglie, avrebbe palpeggiato una ragazza, minorenne all’epoca dei fatti. Secondo la minorenne, in altre occasioni come la confessione, il sacerdote le avrebbe rivolto domande sulle sue fantasie sessuali. Ieri il pm ha domandato esplicitamente all’imputato: «Le è mai capitato di dare della puttanella o della troietta alla ragazza?». Lui ha risposto: «Assolutamente no». Prima don Vanni aveva raccontato una complicata storia di prestiti chiesti dalla madre di una delle ragazze per un totale di qualche migliaio di euro. Don Vanni dopo la sentenza si è detto felice ed ha aggiunto che perdona chi lo ha accusato.
    Tommaso Moretto

    http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2013/04/19/876135-parroco-assolto-accusato-violenza.shtml

  • Prete accusato di violenza sessuale e molestie rinviato a giudizio

    Prete accusato di violenza sessuale e molestie rinviato a giudizio

    Rovigo, 2 novembre 2011 – Il Gip del tribunale di Rovigo, Carlo Negri su richiesta del pm Sabrina Duò ha rinviato a giudizio don Lauro Manzin, prete di 52 anni, residente a Lendinara per violenza sessuale e molestie. Ex parroco a Villamarzana e, prima ancora a Saguedo, il sacerdote negli ultimi anni si è occupato, come responsabile dell’associazione ‘La Tenda onlus’, di una ‘casa famiglia’ che è a Lendinara. Una struttura in cui vengono accolte donne vittime di tratta e altre forme di sfruttamento. Don Lauro Manzin è noto per il suo impegno a favore di queste persone, ex prostitute o minori, che hanno avuto vite segnate dal disagio e da problemi di tossicodipendenze.

    La vicenda risalirebbe al marzo e al maggio 2009. Teatro dei fatti sarebbe stata sempre la ‘casa famiglia’ di Lendinara. Secondo l’accusa il prete, in occasione di un incontro organizzato durante il Sinodo, cui partecipavano numerose famiglie, avrebbe palpeggiato una ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, che si era recata all’incontro in compagnia dei familiari. L’episodio sarebbe emerso, quasi per caso, all’interno di un’altra indagine, effettuata dalla Squadra Mobile di Rovigo, per una denuncia di tentata estorsione. Secondo la minorenne, in altre occasioni, in particolare durante la confessione, il sacerdote le avrebbe rivolto domande sulle sue fantasie sessuali.
    Ad accusare il sacerdote, oltre alla ragazza minorenne, due ospiti della ‘casa famiglia’, giovani donne, una romena, un’altra italiana, tutte rappresentate dall’avvocato Giampietro Berti.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2011/11/02/612403-prete_accusato_violenza.shtml