Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Scandaloso: la terrificante storia di un prete di Antioquia che violentò un chierichetto mentre c’era messa

    Scandaloso: la terrificante storia di un prete di Antioquia che violentò un chierichetto mentre c’era messa

    La mano destra con cui il sacerdote distribuiva le benedizioni è stata usata per spogliare con la forza un bambino di 10 anni a Medellín. I santi della parrocchia furono testimoni della Via Crucis che subì. Secondo i dati dell’Arcidiocesi, 26 sacerdoti sono stati indagati dalla Procura Generale per reati sessuali commessi contro minori.

    Sebastián* si trovava nella sagrestia della chiesa, dove offriva il servizio di chierichetto, quando padre Julio lo afferrò con forza, gli strappò i vestiti e lo costrinse a mettergli in bocca i genitali. Mentre le sue lacrime scendevano e cercava di lasciarsi andare, in sottofondo si sentivano i canti dei parrocchiani e le parole bibliche sulla Divina Misericordia.

    L’avvertì che non poteva dire cosa fosse successo perché nessuno le avrebbe creduto. Il ragazzo è rimasto in silenzio e la scena si è ripetuta tre volte: quando si stava preparando in un bagno per fare un tuffo nella piscina del seminario e dopo aver terminato l’Eucaristia. Aveva sempre la tonaca sopra, un crocifisso appeso al collo e uno sguardo che solo i bambini conoscevano.

    “Ha spinto la porta del bagno, mi ha tolto i vestiti, mi ha chiesto di fargli sesso orale, mi ha penetrato e mi ha minacciato perché non raccontassi cosa era successo”, ha detto il minore a un pubblico ministero e ha indicato come responsabile un alto funzionario della Chiesa Cattolico ad Antioquia. La Medicina Legale ha confermato il suo incubo e la famiglia del sacerdote ha provato a respingere la denuncia con i soldi.

    Hanno offerto ai parenti del minore dieci milioni di pesos in cambio del silenzio. La proposta è stata respinta perché il denaro non ha alleviato il loro dolore e hanno continuato a cercare giustizia in un tribunale cittadino. Ogni passo che facevano li immergeva nella tristezza: “In chiesa mi hanno risposto che l’avevo chiesto e che non avevano alcuna responsabilità”.

    Sebastián era pieno di sensi di colpa, ha cercato di togliersi la vita e ha riacquistato la tranquillità che suo padre gli aveva tolto con i farmaci per controbilanciare la sua depressione. Tra le sue braccia le tracce del terrificante episodio: “Quando mi sono ricordato di tutto quello che è successo, mi sono tagliato i polsi e sono finito in ospedale. In totale, ci sono 36 segni di quel momento orribile.

    Un giudice privò il sacerdote della libertà per tre anni e, scontata la pena, tornò a socializzare la parola di Dio tra la folla. Altri sei che hanno affrontato le stesse denunce di abusi sessuali a Medellín sono tornati nelle parrocchie, altri due hanno un ministero limitato e sei sono dietro le sbarre per essere un pericolo per la società.

    La sentenza non ha convinto la vittima e la banda criminale che opera nel suo quartiere ha proposto di assassinarlo perché la giustizia nelle loro mani, in alcune strade della città, ha più peso di quella dello Stato. Tuttavia, il bisogno di perdono che gli è stato instillato nella chiesa “non mi ha permesso di farlo, come morirà qualcuno a causa mia? Non ha detto.

    Quello che ha fatto è stato prendere le distanze dai sacerdoti e sollecitare altri bambini a denunciarli. Sulla strada della difesa dei diritti umani dei più piccoli si è imbattuto in testimonianze dolorose: «Un accolito si è ubriacato di vino consacrato perché si lasciasse maltrattare dal sacerdote e gli ha dato anche della marijuana in un appartamento di Laurele”.

    Molti casi avvenuti nell’intimità della chiesa non sono responsabili perché la Procura non porta le prove, al di là della testimonianza della vittima, per dimostrare la violenza. L’avvocato Carlos López, esperto in materia, ha affermato che diversi abusi rimangono nel dimenticatoio perché non ci sono conclusioni oggettive nel processo penale.

    https://www.semana.com/nacion/articulo/escandaloso-la-aterradora-historia-de-un-sacerdote-en-antioquia-que-violaba-a-un-nino-monaguillo-mientras-habia-misa/202355/

  • Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

    Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

    Gli autori del rapporto sugli abusi di Friburgo sollevano gravi accuse contro l’ex arcivescovo e capo della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch. L’uomo, che ad oggi ha 84 anni, è minacciato di sanzioni in una procedura vaticana. Avrebbe contribuito ad occultare sistematicamente i casi di pedofilia, quando era alla guida della diocesi locale. In questo modo ha violato il diritto canonico.

    Il rapporto dell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia

    Secondo il rapporto dell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia, l’amministrazione ecclesiastica ha comunicato il documento che attesta le prove dell’insabbiamento. Un rapporto che ha analizzato più di venti casi, per verificare come i responsabili dell’arcidiocesi di Friburgo abbiano affrontato le vittime, gli autori e quali strutture abbiano incoraggiato gli abusi. Dal 2019, la commissione investigativa Ag, formata da quattro esperti esterni di magistratura e polizia criminale, ha analizzato circa mille verbali della gestione diocesana e condotto complessivamente oltre 400 rilevazioni.

    Il presidente della commissione di elaborazione Striet ha affermato che sono più di 540 le persone probabilmente colpite ed oltre 240 i chierici accusati; tuttavia bisogna agire con cautela. 

    Nell’occultamento dei casi ci sarebbe il presunto coinvolgimento di Robert Zollitish e il defunto arcivescovo Oskar Saier, che ha rannodato le indicazioni per coprire gli abusi sessuali. “I miei due predecessori hanno semplicemente ignorato la legge ecclesiastica che prevedeva l’intervento e la denuncia dei casi” ha dichiarato recentemente il vescovo attuale, Monsignor Stephan Burger.

    L’arcivescovo Robert Zollitisch, che in passato ha ricoperto la carica di presidente della Conferenza episcopale tedesca dal 2008 al 2014, viene accusato di avere ignorato durante il suo mandato di arcivescovo i dettami del diritto canonico, in relazione ai casi di abuso su minori.

    Lo scorso ottobre, l’84 enne, in un video, aveva già ammesso di essersi “macchiato di gravi colpe” e, tuttavia, un suo portavoce ha dichiarato che l’uomo “non intende commentare le risultanze del rapporto“.

    Insabbiamento programmato

    Si ritiene che i due preti più noti di Friburgo, l’arcivescovo Robert Zollitsch e il defunto Oskar Saier, abbiano insabbiato i presunti casi di pedofilia nella Chiesa. Zollitsch, in particolare, ha ignorato, durante il suo mandato dal 2003 al 2013, il diritto canonico, ovvero il diritto ecclesiastico, in merito ai casi di abuso, insabbiando e non denunciando.

    Il processo di Insabbiamento è avvenuto non denunciando direttamente alla magistratura i casi scoperti, ma mettendo in congedo o allontanando i colpevoli in altre parrocchie. Eugen Endress, membro dell’Ag, ha riferito: “Apparentemente pensava che il suo comportamento fosse l’unica cosa giusta da fare: proteggere la chiesa”. Riportando che, in questo quadro di insabbiamento, Zollitsch non è stato più in grado di coprire i colpevoli come un tempo. L’ex arcivescovo inoltre, si è rifiutato di collaborare con le forze dell’ordine. Lo scorso autunno, l’arcivescovo emerito di Friburgo ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava “espressamente” le proprie colpe. Ora spetta alla Santa Sede il compito di pronunciarsi sulle conseguenze.

    Endress ha anche rivelato, recentemente, di essere senza parole: “Sono sbalordito dal fatto che Zollitsch abbia valutato i rapporti sessuali consensuali tra sacerdoti e donne adulte peggiori degli abusi sui minori. Siamo rimasti senza parole”.

    Zollitsch viene accusato di avere ignorato, nel suo mandato di arcivescovo, le norme del diritto canonico in relazione ai casi di abuso su minori.

    La Chiesa a Sua immagine

    L’immagine della Chiesa, oggi, è il risultato delle sue piaghe, che non derivano da singoli mali, ma sono costituiti da una faida interna con ritorsioni esterne. Essenziale a questo punto che la Chiesa stessa debba o tornare indietro a ripristinare la tradizione, ricostituendo con austerità i precetti della dottrina ecclesiastica, o continuare il processo di riforma in questo nuovo papato.

    L’inchiesta, in Germania, in merito ai casi di pedofilia ha colpito anche il Papa emerito Benedetto XVI. Di recente,  i 5 eredi, sono stati citati nell’ambito di una causa per danni che una vittima di abusi sta portando avanti contro l’arcidiocesi di Monaco.

    Ratzinger inoltre, secondo le accuse, dal 1977 al 1982 non avrebbe preso provvedimenti nei confronti di alcuni sacerdoti coinvolti in quattro casi di abusi sessuali.

    Germania, 250 sacerdoti indagati per possibili reati sessuali

  • Ex presidente dei vescovi tedeschi, «gravi violazioni» nella gestione dei casi di abuso

    Ex presidente dei vescovi tedeschi, «gravi violazioni» nella gestione dei casi di abuso

    FRIBURGO-ADISTA. L’ex presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK) e arcivescovo di Friburgo, mons. Robert Zollitsch, risulta gravemente responsabile della pessima gestione degli abusi nella sua diocesi, secondo quanto risulta dal rapporto di 600 pagine sull’arcidiocesi di Friburgo pubblicato il 19/4, che riporta gravi comportamenti scorretti e violazioni della legge da parte di Zollitsch e del suo predecessore Oskar Saier nell’affrontare reati penali da parte di sacerdoti, dando la priorità alla protezione della Chiesa come istituzione e degli autori, ha spiegato l’autore dello studio Eugen Endress. Nessun aiuto per le persone colpite e le loro famiglie. Il capo della commissione indipendente per il trattamento degli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Friburgo, Magnus Striet, presume che più di 250 sacerdoti si siano resi colpevoli di abusi o ne siano stati accusati dal 1945; almeno 540 le vittime presunte per difetto.

    L’inchiesta documenta che la Chiesa «è stata indifferente per decenni nei confronti dei bambini maltrattati e feriti nell’anima», secondo una dichiarazione iniziale della Commissione dell’arcidiocesi per le persone colpite, proteggendo al contrario gli autori dei crimini.

    Zollitsch ha restituito la Croce federale al merito, conferitagli nel 2014 per i suoi servizi alla Chiesa e alla società, e ha rinunciato al “privilegio” di essere sepolto nella cattedrale di Friburgo dopo la sua morte, come è consuetudine nella diocesi.

    Il primo ministro del Baden-Württemberg Winfried Kretschmann ha informato l’agenzia KNA che Zollitsch si era offerto di restituire la medaglia Staufer assegnata nel 2014 e l’Ordine al merito statale del 2011. «Accetto questa offerta», ha detto Kretschmann, che è anche commissario del governo statale per la religione. «I risultati dello studio sugli abusi di Friburgo mi sconvolgono. Mi lasciano sbalordito. Le vittime di abusi sono state esposte impotenti a questo evidente fallimento delle strutture ecclesiastiche per anni».

    Gli autori dello studio non hanno trovato, invece, evidenze di insabbiamenti a carico dell’arcivescovo in carica Stephan Burger (dal 2014). Il quale è rimasto sconvolto dai risultati: «I miei predecessori in carica hanno semplicemente ignorato la legge ecclesiastica applicabile, che prevedeva l’intervento e la segnalazione dei casi».

    Contro Zollitsch è stato avviato un procedimento canonico secondo il motu proprio Vos estis lux mundi, che regolamenta le modalità di denuncia dei vescovi. In qualità di arcivescovo, Burger ha chiesto perdono alle vittime e ha assicurato loro il sostegno. «Lo faccio con piena convinzione», ha affermato (katholisch.de, 18/4). Nessun commento sul processo in corso.

    Quanto a Zollitsch, non ha voluto commentare la questione, per il momento. «Per rispetto nei confronti delle vittime di violenze sessuali e per rispetto di un lavoro necessario e completo», Zollitsch ha imposto il silenzio, ha detto il suo portavoce. A ottobre aveva ammesso di aver commesso errori in passato.

    https://www.adista.it/articolo/69912

  • “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    Appena sei giorni dopo la deposizione del patriarca Francesco Moraglia in Tribunale, nel caso del “corvo di Venezia” scoppia un inatteso cortocircuito. Il vescovo pensava di aver chiarito tutto in merito alle accuse false e calunniose di abusi sessuali contro sacerdoti della chiesa lagunare, contenute nei volantini che apparvero in città nel 2019 e che hanno fatto finire sotto processo il milanese Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex dirigente di Montedison, e Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico lombardo. Moraglia aveva ricondotto quelle insinuazioni a una ritorsione infondata per il trasferimento di don Massimiliano D’Antiga dalla parrocchia di San Salvador a San Marco. Si era detto addolorato e ferito per essere stato additato come il pastore che aveva chiuso un occhio, evitando di vedere gli scandali nella comunità ecclesiastica veneziana. Alla fine aveva però dovuto ammettere che un caso di abusi nei confronti di minorenni c’era stato, nella parrocchia dei Carmini, dove un sacerdote si spogliava e faceva spogliare alcuni ragazzini. “Una goliardata”, aveva commentato, parlando di una vicenda isolata ma ammettendo che il sacerdote era stato sospeso dal servizio per cinque anni ed era stato sottoposto a un procedimento penale, concluso con un patteggiamento per adescamento di minori.

    In realtà, però, di casi sospetti ce ne potrebbero essere altri: è la clamorosa novità emersa al termine della giornata di venerdì, quando il promotore di giustizia, don Federico Bertotto, ha raccolto per tre ore la deposizione del professor Alessandro Tamborini. Quest’ultimo è stato il principale accusatore di don D’Antiga, al punto da averne chiesto a suo tempo al Vaticano il trasferimento, prima che il sacerdote fosse ridotto dal Papa allo stato laicale a causa della sua insubordinazione verso il Patriarca. Tamborini (che si firma “Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico, Teologo, Cattedratico e studioso di Scienze Religiose”) ha consegnato a don Bertotto un dossier di 33 pagine, con la ricostruzione di una quarantina di fatti e circostanze riguardanti sia “quattro sacerdoti con comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, sia “violazioni dei doveri canonici di attendere al governo della Diocesi e un atteggiamento di inerzia sulle molteplici denunce dello scrivente su varie situazioni diocesane e presbiteri sin dal 2014”. Un doppio attacco, alla moralità della Chiesa veneziana e al Patriarca. Paradossalmente sono le stesse accuse contenute nei volantini anonimi del Corvo, la cui paternità diffamatoria è stata attribuita dalla Procura a Di Giorgi e Buoninconti, con un ispiratore rimasto nell’ombra.

    Tamborini, accompagnato dall’avvocato Sara Franchini, ha riferito anche di aver scoperto che un paio di sacerdoti veneziani frequentano l’app Grindr, alla ricerca di incontri occasionali a sfondo sessuale con uomini. Le presunte prove sarebbero contenute nelle pagine del dossier, che darebbero una certa sostanza alle accuse del Corvo, da cui tuttavia Tamborini si è sentito diffamato. Dopo che i giornali locali hanno riferito della deposizione, il Patriarcato ha diffuso un comunicato stampa. Spiega che Tamborini era già stato ascoltato (presente il vicario generale Angelo Pagan) il 14 settembre 2022. A uno scritto successivo di sintesi, “che per la gran parte riprendeva tematiche oggetto del colloquio e che avevano già ricevuto esaustiva spiegazione da parte del Patriarca, è stato dettagliatamente risposto il successivo 4 ottobre“. Il Patriarcato nega di aver trovato in altre mail “segnalazioni di comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, ma afferma di aver “ritenuto utile acquisire in modo formale ciò che egli (Tamborini, ndr) diceva di voler riferire circa condotte e comportamenti” attraverso il promotore di giustizia. E nel merito? “Da un primo esame emerge come, in gran parte, si tratta della ripetizione ordinata di questioni già segnalate e debitamente valutate in passato. Riguardo ai sacerdoti, si tratta per lo più di segnalazioni già ricevute e valutate. Due di queste sono relative a presbiteri di altre diocesi, non più presenti nel nostro territorio da diversi anni, e che non hanno avuto l’uno incarichi parrocchiali e l’altro alcun incarico in Diocesi. Le altre segnalazioni appaiono più che altro impressioni e considerazioni generiche (…) prive di rilevanza penale-canonica”, sostiene il Patriarcato.

    La replica di Tamborini è feroce. “Nel comunicato del Patriarcato sono contenute menzognere affermazioni e precipue volontà di discreditare, denigrare e diffamare lo scrivente. Ho già dato incarico ai miei legali di formulare denuncia contro le SS.VV. per diffamazione”, scrive. Inoltre, “in relazione a quanto dichiarato circa le “fantasie” attribuite allo scrivente di aver adito le massime autorità Vaticane intese in S.E. il Nunzio Apostolico (monsignor Emil Paul Tscherrin, ndr), massimo rappresentante della Chiesa e del Vaticano nello Stato Italiano, e S.E. il Segretario di Stato Vaticano (il cardinale Pietro Parolin, ndr)… le citerò con rogatoria internazionale come testimoni nel processo in corso sul “corvo””. Poi polemicamente chiede a don Bertotto: “Quale è la sua funzione di promotore di giustizia se un Patriarca e un vicario generale sovrastano i suoi compiti di indagine, emettendo un comunicato stampa solo 24 ore dopo la consegna di un memoriale di quaranta contestazioni e trenta capi di accusa, nel quale negano ogni addebito, dichiarano false le accuse, indicano fatti e circostanze come non inerenti a procedimenti canonici o penali, affermando dunque di aver svolto le indagini, e denigrando e diffamando lo scrivente?”. Per finire, Tamborini chiede la rimozione del Patriarca, che poi era la stessa minaccia pronunciata da D’Antiga, secondo quanto Moraglia ha riferito in Tribunale. Il 25 aprile si celebra la festa di san Marco: per la Chiesa veneziana non poteva esserci vigilia peggiore.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/24/corvo-di-venezia-la-deposizione-del-teologo-preti-con-condotte-sessuali-poco-consone-la-chiesa-non-fa-nulla-il-patriarcato-nega/7140627/

  • Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

    Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

    In Italia la pedofilia è un problema di uno Stato che non si accorge o non vuole vedere quello che accade intorno a sé. Le vittime non hanno la garanzia di un accesso alla Giustizia rimanendo spesso nuovamente vittime del “vizio” di fondo iniziale, lo stesso che le rese tali.

    Un cane che si morde la coda sulla pelle di bambine e bambini a cui manca il cuore di una società civile che dovrebbe invece tutelarli, ma nei fatti è assente o non può farlo.

    Questo quanto emerso chiaramente nella conferenza stampa di mercoledì 19 dove la Rete L’ABUSO illustrava le due procedure di infrazione a carico dell’Italia. Una al Parlamento Europeo, l’altra alle Nazioni Unite.

    Come spiega il presidente Francesco Zanardi c’è una enorme lacuna che è impossibile non vedere. Non esiste un reale accesso alla Giustizia, è vero che si può sporgere querela, ma nei tre quarti dei casi non procede, per prescrizione, per la scarsità delle indagini, per l’inquinamento delle stesse causato dalle precedenti denunce alla chiesa o ai suoi sportelli.

    Questo però se riflettiamo è un problema secondario, cioè la conseguenza di un grave problema della giustizia, che sta a monte e riguarda la prevenzione di un crimine così grave e infame.

    È vero che fino al terzo grado di giudizio una persona è da considerarsi innocente, tuttavia è anche vero che se non si celebra il processo questo non si potrà appurare.

    La letteratura insegna che la maturazione del trauma per la vittima; ovvero il momento in cui questa realizza (e quindi denuncia) che quelle violenze sottovalutate sono state lesive della personale crescita e di un normale sviluppo, è di 20, 25 anni e a volte anche mai.

    Questo fa già capire che la prescrizione attuale non è in linea con i tempi di maturazione e spesso se pur la vittima riesce a denunciare, la prescrizione ne impedisce il processo; di conseguenza il reo o presunto tale, resterà oltre che impunito non noto al casellario e non censito sul certificato anti pedofilia; libero di predare fino a che qualcuno, denunciando per tempo riuscirà a fermarlo. Spesso mai.

    Questa è la grave lacuna a monte, sottovalutata in quanto di certo l’editoria italiana non ha brillato molto nell’indagare il fenomeno, si è sempre limitata ai singoli casi, neppure tutti, di fatto quella lacuna che permette che si produca la vittima, spesso perché il sistema non è stato in grado di tutelarla in precedenza. Il fatto che poi questa non riesca a reclamare il danno, è solo l’evidente conseguenza della mancata prevenzione e dei tempi prescrittivi inadeguati al caso.

    Manca quello che viene definito nelle Convenzioni lo status speciale del minore, ovvero quella tutela che lo Stato in sinergia con gli adulti fornisce a bambine e bambini.

    Oggi genitori ed adulti non sono messi in condizione dallo Stato di tutelare i minori. La prevenzione comincia già quando un adulto si accorge che un altro adulto ha particolari atteggiamenti con loro.  Difficilmente però questo potrà essere certo del sospetto e ancora meno potrà di dimostralo. Un pedofilo che molesta un ragazzino non lo fa in pubblico e quindi è difficile averne prova. Al tempo stesso è anche difficile che il ragazzino denunci, nel piu dei casi non ha quella consapevolezza per capire che sta subendo un crimine, sicuramente però ha quel senso di vergogna o pudore che gli impedisce di parlare.

    La segnalazione invece permetterebbe a un tecnico di aiutare la presunta vittima, con dovuti modi, ad appurare eventuali fatti, di soccorrerla in tempo utile e di fermare l’aggressore.

    Un’ottima soluzione sarebbe estendere l’obbligo della denuncia (oggi solo per i pubblici ufficiali) a tutti i cittadini, in modo che chiunque possa preventivamente segnalare e, l’autorità giudiziaria indagare di conseguenza. Un’importante base che oggi a differenza di altri paesi non è possibile in Italia, ostativa anche per le associazioni come la nostra, impossibilitate alla segnalazione preventiva.

    Garantirebbe una sollecita denuncia senza attendere i lunghi tempi che occorrono alla vittima per maturare il trauma trovandosi puntualmente prescritta. Ne impedirebbe altre e permetterebbe l’iscrizione di chi pedofilo, al casellario e sul certificato anti pedofilia.

    Eviterebbe che negli ambienti associativi, circoli e confessioni religiose ovvero, quegli ambienti dove oggi sia per la difficoltà della denuncia, sia per l’omertà spesso si omettono i fatti, di mettere tutti gli adulti in una condizione personale di responsabilità penale, in tutela dei piu piccoli come la legge stessa prevede.

    Negli ambienti della chiesa si otterrebbe di sollevare i vescovi dalla segnalazione alle autorità civili, che non fanno mai, ma che in questo caso sarebbe responsabilità di chi si accorge, dall’educatore al parroco, senza dover aspettare che il vescovo decida.

    Naturalmente andrebbe esteso a tutti coloro che lavorano con i bambini il certificato anti pedofilia che impedisce il contatto con i minori e il possibile adescamento da parte di pregiudicati, oggi reso inutile per via delle lacune dette sopra che non ne permettono il censimento.

    Solo questo permetterebbe un elevato livello di prevenzione rispetto a quello attuale, ma permetterebbe soprattutto alle norme ratificate in materia di funzionare.

    Gli stessi dati forniti dai vari osservatori sul territorio, se pur gravi, non possono rispettare la reale entità del fenomeno in quanto mancano di tutte quelle situazione dette sopra che ne hanno impedito la denuncia e il censimento. Dati che servono a poco se poi non si interviene concretamente per contrastare il fenomeno.

    Questo quanto sostanzialmente chiesto ai due organi sovranazionali, a seguito del report contenente 418  sacerdoti potenziali molestatori, di cui 164 già condannati.

    Segnalazioni che la Rete L’ABUSO ha inviato il 16 febbraio scorso alla Procura Generale della Repubblica, ma disattesa come tutte le precedenti iniziative intraprese dalla Rete negli ultimi anni.

    Un percorso giudiziario e burocratico che per quanto riguarda l’Italia e le sue Istituzioni è da intendersi esaurito, per cui si chiede nel silenzio istituzionale l’intervento, in particolare dell’UE, ma anche dell’ONU che si era già pronunciata nel 2019 nei confronti dell’Italia con raccomandazioni, disattese come le nostre istanze.

  • Documento segreto: perché la Chiesa di Mendoza non ha voluto indagare internamente sul Provolo

    Documento segreto: perché la Chiesa di Mendoza non ha voluto indagare internamente sul Provolo

    La scoperta dell’abuso sessuale commesso all’Istituto Próvolo ha generato enormi ripercussioni sociali e politiche. La Chiesa di Mendoza ha subito il colpo: marce, obiezioni dei suoi stessi parrocchiani e problemi interni. C’erano anche domande sul principale valore intangibile che hanno i credenti: la fede. Nel pieno della crisi, l’Arcivescovado di Mendoza ha ordinato le sue priorità e ha reso urgente prendersi cura di un principio guida molto più tangibile: il patrimonio della Chiesa e la possibilità di richieste di risarcimento per abusi . Sebbene ci siano state pesanti condanne nei confronti dei principali imputati, i processi giudiziari continuano. 

    L’ arcivescovado di Mendoza , guidato all’epoca da Carlos María Franzini, si rifiutò di svolgere le indagini e approfondire le azioni dei sacerdoti perché, secondo lui, un tale compito li avrebbe esposti a “un grave rischio di richieste di risarcimento civile per il mero fatto di svolgere le indagini.””. Così appare in un documento segreto a cui MDZ ha avuto accesso , all’interno del fascicolo di oltre 400 pagine dove è raggruppato il processo interno svolto dalla Chiesa dopo le denunce. C’è il rifiuto di Franzini che la Chiesa di Mendoza indaghi con l’obiettivo primario della cura del patrimonio.

    Nell’inchiesta interna della Chiesa c’è l’incrocio di lettere, testimonianze di testimoni e di imputati. E poche le vittime. Sì, ci sono riconoscimenti di questi crimini interni e manifestazioni di orrore per i bambini e danni alla Chiesa. Inoltre c’è un dettaglio delle lotte interne e dei contenziosi nell’Istituto stesso; conflitti che gettano schegge in altre giurisdizioni. Dai preti indesiderati per le loro azioni, agli amori riconosciuti. Il denaro torna al centro della scena ed è anche uno degli assi della difesa degli imputati. I sacerdoti Corbacho e Corradi accusano una “operazione interna” di un terzo sacerdote che denunciano per furto e tentativo di trattenere i soldi dell’Istituto. Questo è Ramón Amarilla, che ha guidato il Próvolo, ha avuto varie accuse e poi ha lasciato il sacerdozio. Oltre la fede

    La richiesta del Vaticano

    La chiave dell’evento è stata la denuncia pubblica, presentata dagli studenti dell’Istituto nella legislatura di Mendoza e davanti all’allora luogotenente governatore Laura Montero. Le ripercussioni raggiunsero il Vaticano. Per questo uno stretto collaboratore di papa Francesco si è occupato di disporre le indagini interne attraverso tre lettere che ha inviato all’arcivescovo di Mendoza. Si tratta di Luis Ladaria , cardinale, capo della Congregazione per la dottrina della fede, il più alto sacerdote spagnolo all’interno della Santa Sede. Landria è gesuita, come Francesco, e il papa argentino lo ha promosso cardinale. 

    Le lettere sono arrivate all’ufficio di via Catamarca, ma nonostante la richiesta, c’è stato un rifiuto di indagare. “Ho ricevuto due lettere riferite alla presunta commissione del reato di abuso sessuale da parte di Re. Horacio Corbacho e Nicolás Corradi ai danni di minorenni ospiti presso l’Istituto Antonio Próvolo”, esordisce la lettera di Franzini . “In essi mi è chiesto di accettare l’incarico di procedere all’istruttoria… Con sincero spirito di assicurare gli interessi della giustizia ecclesiale e considerata la peculiare situazione che la Chiesa di Mendoza sta attraversando a seguito delle denunce contro i tre religiosi, io vi permetto di affermare che portare avanti questa indagine dalla nostra arcidiocesi sarebbe chiaramente controproducente”, spiega l’arcivescovo.

    Il provolo È stato inaugurato negli anni ’90 ed era direttamente collegato all’istituzione madre di quella congregazione, situata a Verona, in Italia, e con sede a La Plata. Sebbene vi siano stati collegamenti diretti con l’arcivescovado, non mancano momenti di tensione. È successo, ad esempio, con l’ordinazione del sacerdote Corbacho. L’arcivescovo José María Arancibia si era rifiutato di ordinarlo a Mendoza perché era stato addestrato altrove. Lo ha fatto, come spiegato nello stesso file, “a modo suo”. Tuttavia, è stato costretto ad accettare l’ordinazione. A fine 2016, in una giornata organizzata in Legislatura, il silenzio è stato rotto. Attraverso interpreti, le vittime hanno denunciato di aver subito abusi mentre erano ospitate in quell’istituto e hanno iniziato il percorso per svelare una vicenda oscura che ha coinvolto delitti aberrazionali.

    Il procedimento giudiziario si è concluso con condanne a 42 e 45 anni di reclusione nei confronti dei sacerdoti Nicola Bruno Corradi (deceduto) e Horacio Hugo Corbacho Blanc . Condannato anche Armando Ramón Gómez. Sono stati accertati abusi nei confronti di 11 bambini e adolescenti.

    Franzini ha assunto la guida della chiesa locale nel 2012. Lo scandalo Próvolo ha segnato il suo mandato. L’uomo è deceduto poco dopo per un problema di salute. Dopo le denunce, ci sono stati cortei, rivendicazioni e proteste contro quell’istituzione per l’azione. È che gli abusi provati in giustizia erano avvenuti sotto un silenzio spaventoso. Nonostante la richiesta del Vaticano, Franzini non ha voluto indagare. “Esporrebbe essa – l’Arcidiocesi – a un serio rischio di richieste di risarcimento civile per il solo fatto di svolgere le indagini preliminari… Con il solo caso Próvolo , l’Arcidiocesi avrà un compito arduo nei tribunali civili di Mendoza. Aggiungere lo scenario delle Istruttorie non mi sembra conveniente”, si legge nel documento.

    L’interpretazione che hanno dato dalla Chiesa ha evidenziato che le informazioni generate in quell’indagine potrebbero essere successivamente utilizzate negli uffici civili a causa della fuga di documenti. È che, hanno spiegato in quel momento, la Corte Suprema di Mendoza aveva già dichiarato incostituzionale la procedura prevista dal diritto canonico perché non consente la partecipazione delle vittime.

    L’arcivescovo individua il possibile risarcimento che potrebbe essere chiesto e suggerisce che la produzione di prove interne gli darebbe strumenti per quelle pretese che “finiscono per perseguire l’istanza canonica davanti alla giustizia civile, in attesa di ricevere il risarcimento dei danni”. “È iniziato in questo senso, negazione della giustizia e rancore morale”, aggiunge. Il contesto, secondo loro, giocava contro e avrebbe facilitato “qualsiasi pretesa contro la Chiesa di Mendoza”.

    La lettera termina con una singolare raccomandazione: che l’indagine sia svolta dagli stessi membri della Compagnia di Maria per l’educazione dei Sordi”, cioè dallo stesso Próvolo. L’altra richiesta che è stata accolta dai collaboratori di papa Francesco è stata che, altrimenti, lo facciano i vicari giudiziari di La Plata o Córdoba.

    Il Próvolo lavorava in una vasta proprietà situata a Luján. Dopo lo scandalo è stato chiuso ed è accaduto un fatto che ha generato polemiche, legate anche al denaro. La proprietà è stata venduta rapidamente e “a un prezzo vile”. Il posto ha 9 ettari, in via Boedo. Il Comune di Luján lo ha acquisito nel 2018, con tutti i procedimenti legali in corso, per 153 milioni di pesos. A quel tempo si stimava che potesse avere un valore di mercato vicino ai 1000 milioni di pesos. Adesso vi lavora la sede municipale.

    https://www.mdzol.com/politica/2023/4/24/documento-por-que-la-iglesia-de-mendoza-no-quiso-investigar-internamente-al-provolo-332440.html

  • Abusi sessuali a Provolo: arrivano le accuse nel processo contro due suore e altri ex lavoratori

    Abusi sessuali a Provolo: arrivano le accuse nel processo contro due suore e altri ex lavoratori

    Il passaggio di un gruppo di studenti sordi (ragazzi e ragazze) attraverso l’ istituto religioso Antonio Próvolo e i suoi rifugi è stato un vero incubo , vivevano svegli e -purtroppo- non faceva parte di un sogno . A fine novembre 2019 , la Giustizia di Mendoza ha condannato due sacerdoti ( Horacio Corbacho e Nicola Corradi ) e un ex giardiniere locale ( Armando Gómez ) rispettivamente a 45, 42 e 18 anni di reclusione ; tutti giudicati colpevoli e autori di molteplici abusi sessuali commessi nell’istituto e in modo sistematico . A loro si unirono anche Jorge Bordón , ex chierichetto dell’istituto e che era stato condannato a 10 anni di carcere un anno prima e dopo aver ammesso di essere l’autore degli abusi di cui era accusato.

    Tre anni e mezzo dopo questa storica sentenza -di cui si è parlato in tutto il mondo-, nella magistratura penale collegiale di Mendoza, inizia in questi giorni a concludersi il secondo dei processi per i suddetti abusi . Nel processo in corso , 9 donne, ex lavoratrici dell’istituto , sono imputate e sotto processo per diversa partecipazione agli abusi. E sebbene la maggior parte di loro sia accusata di aver insabbiato e facilitato gli attacchi sessuali di Corradi, Corbacho, Gómez e Bordón, una delle suore ha un’accusa in quanto autrice di uno degli abusi .

    Si tratta della suora giapponese Kumiko Kosaka , denunciata e formalmente accusata dalla Procura di aver abusato di una ex studentessa dell’istituto . Inoltre, condivide le spese generali con il resto degli ex lavoratori come partecipante.

    Venerdì 28 aprile inizieranno le denunce delle 3 cause che danno forma al secondo dei processi per abusi in istituto. E questa fase inizierà esattamente cinque giorni dopo il 2° anniversario dall’inizio del processo , iniziato presso le strutture dei tribunali provinciali il 3 maggio 2021 .

    GLI IMPUTATI

    Insieme a Kumiko Kosaka (unico imputato in questo secondo processo accusato di essere l’ autore degli abusi ), la suora Asunción Martínez , l’ex rappresentante legale di Próvolo e l’assistente sociale Graciela Pascual , nonché l’ ex cuoca, una psicologo e 4 ex direttori di Próvolo.

    La prima delle cause è quella che individua Kosaka come autore di un abuso sessuale commesso nei confronti di un ex studente di Próvolo , che dormiva anche nelle strutture dell’istituto che aveva sede in via Boedo 385 a Carrodilla (Luján de Cuyo) . La seconda, invece, coinvolge anche la suora giapponese , sebbene già partecipe e/o occultatrice di altri 6 fatti ; mentre il terzo delle cause comprende già anche le altre donne e l’imputazione è di partecipanti e dissimulatori(Pertanto, se giudicati colpevoli, le condanne sono drasticamente inferiori rispetto a quanto già ricevuto dai sacerdoti in quanto autori delle violenze sessuali).

    ERMETISMO

    A seguito di una richiesta dell’avvocato di Kumiko Kosaka , il tribunale ha ordinato il divieto di fornire dettagli su ciò che è accaduto dietro le quinte delle udienze . Questa decisione è stata contestata dalle vittime e dalle loro famiglie , nonché dagli avvocati che le accompagnavano.

    Al di là di quanto accaduto e di quanto dichiarato a porte chiuse delle udienze di questo secondo processo, già nell’istruttoria del processo (l’ istruttoria precedente al primo dei casi in corso di giudizio) le vittime hanno indicato Kumiko Kosaka come liberatrice di abusi commesso da Horacio Corbacho .

    Inoltre, in un’altra delle cause – di cui si discute in questi giorni – un giovane ha denunciato che la suora lo aveva masturbato quando studiava e dormiva a scuola e, all’epoca, era minorenne . Nel frattempo, gli ex studenti hanno anche sottolineato che Kosaka li aveva incoraggiati a toccarsi e li aveva persino filmati mentre facevano il bagno .

    Quanto agli altri imputati , essi rientrano nel terzo processo , dove sono imputati come complici e occultatori .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/abusos-sexuales-en-el-provolo-se-vienen-los-alegatos-en-el-juicio-contra-dos-monjas-y-otras-ex-trabajadoras/

  • Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    Sacerdoti pedofili in tutto il mondo – la sola Italia detiene il 43% dell’Europa, il 12,7% nel mondo

    L’Italia è il paese al mondo con la maggiore popolazione di sacerdoti e il maggior numero percentuale di cattolici, ossia, potenziali prede.

    L’irlandese Mark Vincent Healy ripropone su base  statistica questa volta globale, il potenziale italiano.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    L’Italia rappresenta il 46% della popolazione cattolica dell’UE che subisce abusi sessuali su minori.

    L’Italia rappresenta il 12,7% della popolazione cattolica mondiale di abusi sessuali su minori.

    Ci sono circa 3,6 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nell’Unione europea.

    Ci sono circa 7,9 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nel mondo.

    È un imperativo delle Nazioni Unite invitare l’Italia, in qualità di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a condurre un’inchiesta nazionale come parte di tale trattato sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica nei delitti contro l’umanità in Italia.

    È un imperativo dell’Unione europea attraverso il Parlamento europeo invitare l’Italia come Stato membro a condurre un’inchiesta nazionale sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica in reati contro cittadini europei in Italia .

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata dalle Nazioni Unite per i gravi reati perpetrati contro i bambini a livello globale, come crimini contro l’umanità per lo stupro e la contaminazione sessuale dei bambini.

    Va ricordato che Papa Francesco ha riconosciuto che il 2% dei preti cattolici sono pedofili (intervista a Eugenio Scalfari [IT https://bit.ly/1m6Uy5S – EN https://bit.ly/2O1u6VS]) secondo il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report su https://bit.ly/3lio1TM pagina 216.

    Il 2% dei sacerdoti cattolici nel mondo rappresenta e stima 1,9 milioni di vittime da parte di 7.929 sacerdoti cattolici.

    Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata da un appello emesso dal Parlamento europeo per i gravi reati perpetrati contro i bambini in quanto cittadini europei, come crimini contro l’umanità per stupro e contaminazione sessuale dei bambini all’interno dell’Unione europea.

    Mark-Vincent Healy [ mvh@onevoice.ie ] www.onevoice.ie ©2023

    https://www.mvh.ie/research/230419-IT-Percentuale-stimata-del-sacerdote-pedofilo.pdf

  • Abusi su minori a Friburgo, possibile coinvolgimento di 250 sacerdoti

    Abusi su minori a Friburgo, possibile coinvolgimento di 250 sacerdoti

    Nel caso degli abusi sessuali su minori nell’arcidiocesi di Friburgo, potrebbero essere coinvolti oltre 250 sacerdoti.

    Lo rivela il rapporto sulla pedofilia presentato nella città tedesca dalla commissione istituita per fare chiarezza sul fenomeno. Stando a quanto riporta Tageschau, anche l’ex arcivescovo Robert Zollitsch, che ha fra l’altro diretto la Conferenza episcopale tedesca fra il 2008 e il 2014, sarebbe “pesantemente coinvolto” per l’occultamento dei casi. E così il defunto arcivescovo Oskar Saier. Secondo il documento, sarebbero circa 540 le vittime degli abusi, anche se il numero reale è ritenuto anche superiore.

    La commissione investigativa fa chiarezza sul caso

     A fare chiarezza sul caso è stato Magnus Striet, il presidente della commissione investigativa che ha condotto le indagini e che ha esposto i dettagli durante la presentazione del rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi.

    Il rapporto

     In 600 pagine, il rapporto ha analizzato più di venti casi per verificare come i responsabili dell’arcidiocesi di Friburgo abbiano affrontato le vittime e gli autori e quali strutture abbiano incoraggiato gli abusi. Dal 2019 la commissione investigativa Ag, formata da quattro esperti esterni di magistratura e polizia criminale, ha analizzato circa mille verbali della gestione diocesana e condotto complessivamente oltre 400 rilevazioni.

    Insabbiamenti

     Per i due personaggi più noti dell’indagine di Friburgo, il defunto arcivescovo Saier e l’arcivescovo Zollitsch, ci sono indicazioni di insabbiamenti sui casi di abusi. Ad esempio, alcuni parroci sono stati immediatamente messi in congedo o hanno improvvisamente abbandonato le parrocchie: le ragioni di questi cambiamenti di personale non sono state registrate o motivate.

    Diritto canonico “ignorato”

     Inoltre Eugen Endress, membro dell’Ag, ha parlato in conferenza stampa di un “insabbiamento programmato”. Durante il suo mandato di arcivescovo dal 2003 al 2013, Zollitsch ha completamente ignorato il diritto canonico, cioè il diritto ecclesiastico, in relazione ai casi di abuso, ha affermato ancora Endress. Zollitsch aveva già ammesso gravi errori e colpe personali in un video in ottobre. L’84enne ha ora annunciato, tramite un portavoce, di non voler commentare il rapporto appena reso noto.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/abusi-friburgo-possibile-coinvolgimento-sacerdoti_63660222-202302k.shtml

  • Venezia, al processo sul “corvo” la deposizione del patriarca Moraglia. “Molestie a minori? Mi segnalarono un caso di adescamento”

    Venezia, al processo sul “corvo” la deposizione del patriarca Moraglia. “Molestie a minori? Mi segnalarono un caso di adescamento”

    Alla fine di un interrogatorio da testimone durato per quasi tre ore, il patriarca Francesco Moraglia ha dovuto ammettere che qualche episodio scabroso è accaduto nella chiesa veneziana. “Alcune catechiste avevano segnalato dei comportamenti non conformi nei confronti di adolescenti…”. Messo alle strette da uno dei difensori, l’avvocato Giovanni Trombini di Bologna, il vescovo ha spiegato: “Convocai il sacerdote in questione che mi confermò che era vero… i ragazzini si spogliavano. Prima mangiavano, poi si toglievano i vestiti. Ma non c’erano state molestie, mi fu spiegato poi che si poteva trattare solo di un caso di adescamento. Per questo il sacerdote venne allontanato, è ancora prete, ma è stato sospeso per cinque anni, è stato mandato a riflettere e non potrà avere contatti con i minorenni quando riprenderà il proprio servizio”. Conseguenze penali? “Informammo i genitori, ma ci dissero tutti che volevano la segretezza assoluta”.

    L’episodio emerge da una deposizione che ha riguardato presunti episodi di pedofilia e sospetti di abusi sessuali in seminario, veleni e maledizioni, accuse infamanti e vendette curiali, interessi economici e perfino donazioni immobiliari dei fedeli… Francesco Moraglia, nell’inconsueta veste di testimone in un processo penale, ha risposto alle domande del pubblico ministero Daniela Moroni e degli avvocati nel dibattimento che da anni sta sconvolgendo la chiesa veneziana. Tutto è nato dai volantini firmati “fra.tino” affissi per alcuni mesi nel 2019 nell’area centrale del capoluogo lagunare, non lontano da San Marco. Contenevano accuse pesantissime nei confronti del clero, da corruzioni ad abusi sessuali, e puntavano il dito contro il patriarca che avrebbe chiuso un occhio, impedendo che si facesse luce su tali episodi.

    Il processo del “corvo di Venezia” ha due imputati e un convitato di pietra. I primi due, accusati di diffamazione, sono Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex manager milanese alla Montedison di Marghera con casa a Venezia, e Gianluca Buoninconti, 56 anni, tecnico informatico di Milano. Secondo la Procura sarebbero loro gli autori degli scritti, con un mandante rimasto però nell’ombra. Il grande assente, che però è già stato sentito come testimone, è don Massimiliano D’Antiga, il sacerdote che aveva rifiutato di essere trasferito dalla parrocchia di San Zulian, contrapponendosi al Patriarca al punto da essere poi ridotto allo stato laicale per decisione del Papa. Il caso D’Antiga, quando esplose nel dicembre 2018, scatenò la ribellione dei parrocchiani fedeli al sacerdote che inscenarono perfino manifestazioni sotto le finestre della Curia, con cartelloni del genere: “Giù le mani da D’Antiga… Don Massimiliano non si tocca”. Il Patriarca ha spiegato perché D’Antiga fu cacciato, ma ha negato che i volantini contenessero la men che minima verità. Salvo l’episodio accaduto nella parrocchia del Carmine, che sarebbe stato scoperto proprio mentre continuava il diluvio di volantini attaccati ai muri di Venezia di notte. Nei volantini era indicato solo il nome del sacerdote.

    “Nel 2018, riordinando le parrocchie del centro storico, ho deciso di trasferire don D’Antiga a San Marco. Quando lo comunicai ai sacerdoti riuniti, don Massimialino davanti a tutti cominciò ad uscire dai toni. Tanto che altri sacerdoti gli chiesero: ‘Ma vuoi disobbedire al Patriarca?’. Gli spiegai che sarebbe stato spostato solo di cento metri da dove esercitava a San Zulian, che avrebbe potuto continuare a dire la messa in quella parrocchia, confessare, seguire un gruppo di soggetti fragili”. Fu l’inizio di una guerra. “Don D’Antiga telefonò al mio segretario e gli disse: ‘Quel bastardo del patriarca lo rovinerò, farò in modo che sia tolto da Patriarca’. In un’occasione, maledicendo, ha benedetto con il segno della croce, compiendo un atto gravissimo che mi confermò quanto seppi da una famiglia che mi disse come in passato la loro figlia era stata maledetta da don D’Antiga durante l’incontro di un gruppo giovanile. Per questo quei genitori mi chiesero di impartire loro la mia benedizione”.

    L’ingegnere De Giorgi è stato inguaiato da riconoscimenti fotografici. Proprio lui aveva accompagnato D’Antiga a un incontro con Moraglia. “Si è presentato come un amico, una persona di fiducia di don Massimiliano. – ha spiegato il prelato – In quell’occasione D’Antiga mi disse personalmente: ‘Ho molte conoscenze a Roma, farò in modo che lei non sia più Patriarca di Venezia’. Per tre volte chiesi all’amico che gli sedeva vicino se avesse niente da dire. E lui mi rispose per tre volte: ‘Sono imbarazzato’. Ma non si dissociò”. A quel punto il Pm ha chiesto al vescovo: “Riconosce quell’uomo?”. Moraglia, indicando l’imputato: “E’ in quest’aula, è quel signore con i capelli grigi vicino agli avvocati”.

    Non ci fu esclusione di colpi nella battaglia che culminò con D’Antiga ridotto allo stato laicale. “Feci due ‘precetti’ nei suoi confronti. – ha continuato il Patriarca – Una prima volta per verificare se fossero vere le voci di utilizzare beni della parrocchia come bed&breakfast. Un’altra per vietargli di ricevere donazioni personali di immobili da parte dei parrocchiani”. Insomma, una sfilza di contestazioni e sospetti. Fu in quel periodo, dal febbraio all’agosto 2019, che comparvero i volantini. Gli avvocati hanno chiesto, punto per punto, spiegazioni a Moraglia. Sapeva di abusi sessuali? “So solo che sono stati infangati, in modo generale, la chiesa di Venezia e un gruppo di persone”. Nessun episodio? “Nel 2016 seppi dal rettore del seminario che egli era venuto a conoscenza da alcuni seminaristi che un altro seminarista sarebbe stato oggetto di attenzioni da parte di un sacerdote. Quei due seminaristi io li avevo incontrati solo perché in Seminario c’era un clima teso, ma per questioni teologico-pastorali legate al confronto tra progressisti e tradizionalisti. Non parlai assolutamente con loro di altri temi. So che quel seminarista fu poi dimesso dal seminario per questioni diverse”.

    Il vescovo ha anche negato di esser stato informato dell’esistenza di un dossier pronto ad essere utilizzato contro la chiesa veneziana. “Un giorno vennero da me due signore, chiedendomi di dare a don D’Antiga un’altra parrocchia analoga a quella di San Zulian. Una di loro mi disse: ‘Sa, monsignore, c’è un faldone alto così sulle nefandezze della Chiesa veneziana. Sa i giornalisti sono degli squali… che non attendono altro’. Io le ho risposto: ‘Se c’è un faldone, signora, con rilevanze penali, vada in Procura a denunciare. Allora cambiò il tono del discorso”.

    Le accuse dei volantini? “Mi hanno provocato un dolore grande. Preti e seminaristi mi chiedevano cosa fosse successo, hanno creato un grande scandalo nel popolo di Dio, anche fuori diocesi”. Inadempienze? “Assolutamente no, io ho sempre fatto sempre del mio meglio a servizio della verità”. Ha taciuti fatti di pedofilia di cui era a conoscenza? “Lo rigetto completamente”. È vero che sacerdoti si confessavano l’un l’altro i peccati? “E’ l’accusa più infamante, chi lo fa viene scomunicato”. È vero che fece pressioni per diventare cardinale? “È falso”. È vero che aveva deciso di querelare chi denunciava episodi di pedofilia? “E’ totalmente falso, la diocesi ha una commissione di laici che si occupa di questi problemi”. Perché ha presentato querela? “Tacere avrebbe significato che abbiamo paura. Quei volantini sono una ferita grande non solo per me, ma anche per i sacerdoti, i seminaristi, i laici”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/17/venezia-al-processo-sul-corvo-la-deposizione-del-patriarca-moraglia-molestie-a-minori-mi-segnalarono-un-caso-di-adescamento/7133142/