Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Fare causa al Papa

    Fare causa al Papa

    Il nuovo sacerdote

    Padre Sean Fortune, un sacerdote da poco ordinato, apparve elegante ed energico al suo arrivo nel piccolo villaggio irlandese di Fethard-on-Sea, nella contea di Wexford.

    1879407 wexford 150mapMa ciò che gli abitanti del luogo ignoravano era che padre Fortune era già oggetto di crescenti accuse di abusi sessuali su minori.

    La Chiesa cattolica tenne per sé questa conoscenza.

    Padre Fortune ben presto irretiva i giovani del villaggio, abusando e ricattando incessantemente di molti di loro per ridurli al silenzio.

    Una comunità disperata

    Quando non era impegnato a controllare i bambini in una miriade di “gruppi giovanili” accuratamente creati, faceva pressioni sui loro genitori per ottenere denaro, derubava gli anziani dei loro risparmi ed estorceva milioni di sterline ai programmi governativi per l’impiego.

     Il vescovo riteneva assurdo che un uomo di chiesa si comportasse in quel modo.

     

    Patrick Jackman

    In Irlanda, tale era il potere della Chiesa cattolica che nessuno osava lamentarsi di un prete. Ma il comportamento di padre Fortune era diventato sempre più bizzarro e pericoloso.

    Disperati, i suoi parrocchiani organizzarono una delegazione presso due vescovi e, non avendo ricevuto alcuna risposta concreta, scrissero al Nunzio Apostolico, l’ambasciatore del Papa in Irlanda.

    Eppure non è stato fatto nulla per fermare questo pedofilo prepotente e predatore.

    Ricordi dolorosi

    Colm O’Gorman aveva 14 anni quando Padre Fortune lo violentò per la prima volta. Il suo tormento durò due anni e mezzo. Quest’anno Colm è tornato a Fethard-on-Sea con Correspondent.

    Voleva capire come un prete potesse ospitare una serie di ragazzini per la notte nella sua canonica senza che nessuno si ponesse domande.

     Veniva a prendermi e faceva il prete davanti a mia madre e alla mia famiglia, e cinque minuti dopo, in macchina, mi costringeva a fargli sesso orale.

    Colm O’Gorman

    “Mi veniva a prendere e faceva il prete davanti a mia madre e alla mia famiglia, e cinque minuti dopo, in macchina, mi costringeva a fargli sesso orale, e poi, cinque minuti dopo, si fermava e, di nuovo, faceva il prete ed entrava in casa di qualcuno con me al seguito. Ricordo solo la sensazione di shock che provai.”

    Il viaggio di ritorno di Colm a Fethard si è rivelato incredibilmente illuminante. Molti abitanti del luogo non hanno gradito le sue domande e lo hanno fatto sentire indesiderato.

    Ma coloro che gli aprirono le porte ammisero che gli abusi erano ben noti sia nella comunità che nella chiesa.

    Il coraggio di raccontare

    Patrick Jackman aveva 11 anni quando assistette agli abusi sessuali commessi da padre Sean Fortune su un giovane scout in una tenda. Quattro anni dopo, il prete si presentò a casa di Pat e gli chiese se poteva ospitare il ragazzo per il fine settimana.

    Pat ebbe il presentimento di ciò che stava per accadere, ma non poté fare nulla per impedirlo.

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    “Non c’era un telefono in quel posto. Se fossi uscita urlando nel cuore della notte, non avrei saputo dove fosse il posto più vicino. Non sapevo se, andando a bussare alla porta, si sarebbero svegliati o se, una volta svegliati, mi avrebbero creduto. Avevo una terribile sensazione di essere intrappolata e rinchiusa in una gabbia. Era orribile, assolutamente orribile.”

    A differenza di molti dei ragazzi abusati da Padre Fortune, Pat ebbe il coraggio di raccontarlo ai suoi genitori. Suo padre era, ed è tuttora, molto legato alla Chiesa cattolica. Si lamentò personalmente con il Vescovo Herlihey. “Il Vescovo trovò assurdo che un uomo di chiesa potesse comportarsi in quel modo.”

    Dopo la morte del vescovo, il padre di Pat si lamentò con il suo successore, il vescovo Comiskey.

    Ad oggi nessuno della chiesa ha chiesto a Pat Jackman informazioni su Padre Fortune o sugli eventi di quella notte.

    Le accuse si accumulano

    Il dottor Brendan Comiskey, vescovo di Ferns, è stato informato delle accuse di abusi non solo contro padre Fortune, ma anche contro diversi sacerdoti, al momento della sua nomina.

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    Nel corso degli anni ’80, queste accuse si intensificarono. In almeno due occasioni, il vescovo Comiskey avviò delle indagini, ma non giunse a conclusioni e non fece nulla per fermare padre Fortune.

    Padre Sean Fortune rimase a Fethard-on-Sea per sei anni prima che il vescovo Comiskey lo rimuovesse definitivamente dall’incarico. In seguito, lo mandò a Londra per studiare comunicazione e media e per sottoporsi a sedute di terapia con diversi psichiatri.

    Due anni dopo, padre Fortune fu richiamato in Irlanda e gli fu affidata non solo un’altra parrocchia e un altro incarico pastorale, ma fu anche nominato direttore di un’organizzazione mediatica cattolica, la National Association of Community Broadcasting.

    Padre Fortune sfruttò rapidamente il suo nuovo ruolo a proprio vantaggio finanziario e sessuale. Violentò un ragazzo di 15 anni in una cabina di registrazione dove incideva programmi religiosi.

    La ricerca di risposte

    Colm O’Gorman pose finalmente fine al regno di Padre Fortune nel 1995. All’età di 29 anni, decise di raccontare alla polizia irlandese le sue esperienze da bambino. Colm temeva che Padre Fortune continuasse ad abusare di lui.

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    La successiva indagine della polizia irlandese (Gardaí) portò all’incriminazione di padre Fortune per 66 capi d’accusa di violenza sessuale, atti osceni e sodomia nei confronti di otto ragazzi. Diciotto anni dopo la prima denuncia, la Chiesa cattolica fu infine costretta a rimuoverlo dal suo incarico.

    Ma invece di tendere la mano alle numerose vittime di padre Fortune, il vescovo Comiskey scomparve dal suo palazzo senza dare spiegazioni. Si scoprì poi che si era rifugiato in una clinica per la disintossicazione dall’alcol negli Stati Uniti.

    Sei mesi dopo, fece ritorno alla sua diocesi. Il vescovo Comiskey sostiene che il contenzioso in corso gli impedisce di rispondere alle numerose domande sulla sua conoscenza e su quella della Chiesa in merito agli abusi sessuali su minori commessi da padre Fortune.

    La risposta finora

    Il vescovo Comiskey ha comunque dichiarato al corrispondente di mantenere una politica di porte aperte per tutte le vittime di abusi sui minori nella sua diocesi e che è in questo ambito che può dare il suo contributo migliore.

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    Padre Sean Fortune si suicidò nel 1999, durante la prima settimana del processo penale, negando così alle sue numerose vittime la possibilità di essere ascoltate.

    La Chiesa cattolica non ha mai cercato in alcun modo di entrare in contatto con gli uomini di questo film.

    Colm O’Gorman, ancora nella speranza di ottenere delle risposte, ha intentato causa contro il vescovo Brendan Comiskey, il nunzio apostolico e il Papa.

  • Pedofilia, parroco sotto processo

    Pedofilia, parroco sotto processo

    IL PRESIDENTE della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto perdono per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti sui bambini. Il vescovo di Boston è stato chiamato in causa per non aver protetto i bambini dai preti con tendenze pedofile. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche nella diocesi di Firenze? E’ in corso un processo contro un sacerdote di 65 anni, da quasi 20 anni parroco in un piccolo centro della Val di Pesa, accusato dal Pm Pietro Suchan di aver abusato di un ragazzo oligofrenico, a cui (si sostiene) regalava camicie in cambio di rapporti sessuali orali.

    Sembra che il sacerdote sia stato denunciato soltanto una volta davanti alla giustizia terrena, ma molto più di frequente alle autorità religiose. Che – per quel che risulta ai testimoni – lo hanno trasferito da una parrocchia all’ altra, ma senza mai avvertire le comunità del pericolo. Esattamente ciò per cui oggi sono sotto accusa (e chiedono perdono) le autorità religiose americane. Per ora si tratta, naturalmente, soltanto di accuse. Il sacerdote, che è assistito dagli avvocati Rodolfo Lena e Alessandro Becattini, nega vigorosamente e si è difeso anche nella sua chiesa, durante un’ omelia, dalle insinuazioni che da anni si inseguono in paese. I parrocchiani schierati con lui credono che una parte del paese gli abbia girato le spalle proprio a causa della sua generosità. Aveva aperto un centro di accoglienza, ospitava ragazzi albanesi.

    In paese la cosa non piacque a molti. Poi il centro fu chiuso perché i carabinieri ci trovarono della droga. Ma al processo il giovane oligofrenico ha confermato gli abusi. Era il ‘ 91, lui aveva 25 anni. Un giorno un ragazzo lo incontrò in paese, vide che sputava e sputava per terra, gli chiese il perché. E lui glielo spiegò. Il suo amico non se ne stupì. Anche lui, anni prima, quando era ancora un bambino, era stato molestato dal sacerdote. Erano in macchina insieme, – ha raccontato – il parroco lo aveva preso sulle ginocchia, lo aveva fatto guidare e intanto lo toccava. E ricorda che anche altri suoi amici avevano avuto problemi con il parroco.

    In paese le voci circolavano, sempre più insistenti. Alcuni parrocchiani, sempre più allarmati, andarono in Curia. Non accadde niente. Qualche anno più tardi tornarono alla carica. Nel dicembre ‘ 96 scrissero al cardinale Silvano Piovanelli, senza ricevere risposta. Nel frattempo erano in contatto con un anziano sacerdote, vicario del vescovo per la zona del Chianti. Nel gennaio ‘ 97 ci fu una tempestosa riunione con lui. C’ erano 16 parrocchiani. Alcuni di loro hanno deposto in aula. Una mamma ha raccontato di aver saputo dagli abitanti di un paese vicino e da alcuni sacerdoti che il suo parroco aveva avuto guai in tutte le comunità in cui era stato. Agli inizi degli anni ‘ 80 era stato sorpreso da un genitore mentre molestava un ragazzino.

    Il padre era andato a parlare con il cardinal Benelli e gli aveva detto: «O lo spostate e lo togliete di mezzo voi, o lo tolgo di mezzo io». Il parroco era stato trasferito ed era arrivato nel paese nel quale, secondo le accuse, sono avvenute le violenze per cui oggi è sotto processo.

    La testimone ha raccontato in aula alcuni colloqui avuti con il vicario, che a suo dire confermava le sue preoccupazioni. «Gli ho detto: “Essere madre non vuol dire essere mamma di uno solo~ come si permette la Curia di lasciare una persona del genere o di spostarla da un posto ad un altro a fare dei danni che nessuno conosce?”. E lui mi chiese scusa a nome della Curia». «Ma mi spiegava anche che la Chiesa è un’ istituzione che ha dei tempi molto lunghi».

    Ci fu anche un incontro con il cardinale Silvano Piovanelli, che volle parlare da solo con uno dei ragazzi che sostenevano di essere stati molestati. Il parroco rimase al suo posto. E’ ancora lì. Raccontano i testimoni che nella tempestosa riunione del gennaio ‘ 97 il vicario era quasi disperato, allargava le braccia e parlò dei suoi colloqui con il vescovo: «Ma Silvano, ma ti rendi conto di quello che fai? cioè continuare a lasciare una persona così~». Un babbo ricorda: «Al vicario io dissi: “Ma scusi, io sono un bancario, se da noi qualcuno ha il vizio di rubare non lo mettiamo alla cassa. Mi sembrerebbe ovvio trovare a questo sacerdote una collocazione non a contatto con i bambini». Non è avvenuto. Nella prossima udienza (il 25 settembre) deporrà il vicario, convocato dalla difesa. Che poi chiamerà a testimoniare anche il cardinale Piovanelli.

    FRANCA SELVATICI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/15/pedofilia-parroco-sotto-processo.html

  • Abusi sessuali dei religiosi Il Papa chiede scusa alle vittime

    Abusi sessuali dei religiosi Il Papa chiede scusa alle vittime

    (22 novembre 2001)CITTA’ DEL VATICANO– “Quando i missionari recarono per la prima volta il Vangelo agli Aborigeni o ai Maori, alle Isole-Stato, trovarono popoli che già possedevano un antico e profondo senso del sacro. Quei missionari portarono la verità del Vangelo, ma talvolta alcuni cercarono di imporre elementi che erano culturalmente estranei a quei popoli, mentre la Chiesa deve rispettare ogni cultura e mai chiedere alle persone di rinunciarvi”.

    Giovanni Paolo II, nella sua esortazione postsinodale Ecclesia in Oceania, firmata e inviata oggi per email a tutte le diocesi del continente, riconosce i soprusi dei missionari che hanno portato la parola del Vangelo al popolo aborigeno. E chiede perdono per il comportamento immorale di preti e religiosi che, in alcune parti dell’Oceania, sono accusati di abusi sessuali.“Sono stati di grave danno – scrive il Papa – per la vita della Chiesa, oltre che causa di grandi sofferenze e di danno spirituale per le vittime, gli abusi sessuali da parte di sacerdoti e di religiosi verificatisi in alcune parti dell’Oceania”.

    “I padri sinodali hanno condannato ogni genere di abusi sessuali che, all’interno della Chiesa, sono in profonda contraddizione con l’insegnamento evangelico e hanno espresso le loro scuse incondizionate alle vittime”.Le accuse di abusi cui fa riferimento Giovanni Paolo II risalgono a un rapporto del 1995 consegnato in Vaticano, e ripreso nel marzo scorso dal settimanale americano “National Catholic Reporter”. Dopo una prima ammissione del portavoce della Santa Sede Joaquin Navarro Valls, anche l’Unione superiori generali (Usg) e l’Unione internazionale superiori generali ammisero l’esistenza dei casi di abusi sessuali subiti da suore da parte di religiosi e missionari.

    Oggi, Giovanni Paolo II personalmente e a nome di tutta la Chiesa porge le sue scuse a tutte le vittime.Nel primo documento papale spedito per posta elettronica a una Chiesa giovane – prosegue il Papa – stretta tra culture e religioni che l’hanno preceduta e la globalizzazione, tornare ad annunciare la parola di Dio è necessario, ma rispettando questa volta le culture tradizionali, difendendo gli aborigeni e la loro terra minacciata anche da scorie nucleari, promuovendo i diritti umani anche col riconoscimento di errori e colpe dei missionari del tempo passato. Questa, la sfida più grande lanciata dall’esortazione apostolica.

    http://www.repubblica.it/online/mondo/papainte/scusa/scusa.html

  • 16/03/1962  * Crimen Sollicitationis (ITA) * Alfredo Ottaviani

    16/03/1962 * Crimen Sollicitationis (ITA) * Alfredo Ottaviani

    DALLA SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANTO UFFIZIO A TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E ALTRI MEMBRI DEL CLERO DEI LUOGHI «ANCHE DI RITO ORIENTALE» ISTRUZIONE SULLA PROCEDURA NELLE CAUSE DI MOLESTIA

    * * * * * * * * * * * * * * * * * *
    ISTRUZIONE Sulla procedura nelle cause di molestia
    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO

    Crimen.pdf

    PRELIMINARI

    1.Il reato di molestia si ha quando un sacerdote o nell’atto del sacramento della confessione; o prima o immediatamente dopo la confessione; o in occasione o con il pretesto della confessione; o anche al di fuori dell’occasione della confessione nel confessionale o in altro luogo destinato ad ascoltare le confessioni o scelto con il pretesto di ascoltare la confessione proprio in quel luogo, abbia, tentato di incitare o invitare un penitente – qualsiasi persona sia – a comportamenti disonesti e vergognosi sia con parole, sia con segni, sia con cenni, sia con contatto fisico o attraverso la scrittura da leggere al momento o in seguito o abbia tenuto con lui discorsi o pratiche illecite e disoneste con audacia sconsiderata (Const. Sacramentum Poenitentiae, §1). (altro…)

  • 1907, guerra civile per i preti pedofili

    1907, guerra civile per i preti pedofili

    MARIO BAUDINO – Ci furono moti di piazza, assalti alle chiese, portoni date alle fiamme, altari saccheggiati, l’esercito per le strade a Milano alla Liguria, e persino un morto, a la Spezia. Nell’Italia giolittiana d’inizio Novecento uno scandalo di preti pedofili scoppiato a Varazze e dilagato per tutto il Nord Ovest evocò spettri di guerra civile. Scatenò addirittura la corsa al porto d’armi da parte di sacerdoti che non si sentivano troppo sicuri, e uno di loro, a Savona, sparò per disperdere un gruppo di giovanotti che sembravano volerlo schernire. I giornali cattolici usarono toni violentissimi contro il «complotto massonico» e le presunte vittime, quelli liberali non furono da meno quanto a fair play. Tutti pubblicarono dettagli quanto meno scabrosi, approfittando della loquacità degli inquirenti e delle parti in causa.

    Furono i torridi mesi della orge in Riviera, anzi «orgie» come scrivevano preferibilmente allora, prima che il processo più importante venisse cautamente insabbiato e la grande indignazione collettiva scivolasse verso l’oblio. Di quanto avvenne nell’estate del 1907 non si è serbata memoria, anche perché i documenti chiave sono spariti. Ora uno studioso, Pier Luigi Ferro, ha ritrovato il memoriale che fu al centro dello scandalo, scritto da Alessandro Besson, un convittore dei salesiani di Varazze, e ricostruisce la vicenda in Messe nere sulla Riviera (Utet), con prefazione in forma di intervista a Edoardo Sanguineti, il critico e poeta scomparso di recente. Al centro, il diario che accusa: è una sorta di racconto gotico, morboso e fantastico, dove la verità è coperta e resa obiettivamente incredibile dalla furia visionaria. L’aspetto più romanzesco dell’intera vicenda è che questo scritto è tornato alla luce tra le carte di un poeta molto caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, che all’epoca frequentava Varazze e voleva trarre un libro dallo scandalo.

    Anche lui non ne fece poi nulla, come se gravasse una sorta di maledizione, o una coazione a lasciar perdere. Lucini era un animo critico e ribelle (Revolverate si intitola significativamente la sua raccolta di versi più nota) e ne voleva ricavare un fremente atto d’accusa, forse alla Zola. La denuncia del ragazzo Besson (o meglio della madre) era del resto molto grave, e toccava un tema che era insieme tabù e attualissimo. Perché i fatti di Varazze non erano un fenomeno isolato. Lanciò la notizia il quotidiano savonese Il Cittadino, edizione del 30 luglio 1907. Strillava il titolo: La scoperta di turpitudini nel Collegio Salesiano di Varazze, e il catenaccio completava: Frati e monache compromessi. Il giorno prima un nutrito gruppo di carabinieri, col «sottoprefetto» Domenico Silva, erano infatti piombati nel collegio, «a seguito d’una denuncia anonima», avevano interrogato tutti, sottoposto alcuni adolescenti a visita medica e arrestati sei «reverendi, che negarono naturalmente ogni cosa». Il giornale sembrava specificava gli addebiti: «atti di corruzione su allievi minorenni» commessi «sulla spiaggia del mare, nella camerate, ovunque», ma anche «fatti osceni» che «si consumavano fra i reverendi istitutori colla partecipazione delle reverende suore di un convento vicino», messe nere «con scene conseguenti, degne del più turpe lupanare».

    La scintilla divenne subito un incendio: non solo volò lontano, fino al New York Times, ma deflagrò in Liguria. Nella socialista Savona un migliaio di persone scesero in piazza minacciose, dirigendosi verso il locale oratorio salesiano. All’inizio di agosto a La Spezia, dove socialisti e anarchici erano ovviamente ben radicati, la folla assalì una Chiesa, venne respinta, tornò il giorno dopo e la saccheggiò. Venne incendiato un oratorio dei cappuccini, mentre a Genova sfilavano 25 mila persone. E ancora a La Spezia, alla fine, un carabiniere perse la testa e sparò sui manifestanti che, dopo aver liberato a sassate alcuni compagni arrestati, assediavano una chiesa salesiana; un giovane operaio fu colpito a morte. La situazione pareva ingovernabile, mentre i cattolici reagivano con altrettanta energia. A Varazze, considerata città «clericale», mille donne sfilarono in segno di solidarietà con i preti accusati e contro madre e figlio Besson. Un giornale cattolico, scoperto che il ragazzo era in realtà stato adottato, si chiese a caratteri cubitali come si potesse dar credito «a un bastardo».

    I medici avevano diagnosticato lesioni inequivocabili su alcuni convittori, ma nel corso delle indagini i genitori, per i più svariati motivi, cominciarono a ritirare le querele. Il codice Zanardelli prevedeva che per i reati sessuali si potesse procedere solo su querela di parte. L’indignazione nasceva dal fatto che scandali simili erano già emersi: ora sembravano tutti confluire in un solo affresco. Un anno prima ad Alassio, ancora in un convitto salesiano, un sacerdote era stato accusato dai ragazzi perché «si dilettava di produrre godimento manuale», ma venne subito allontanato. A Milano, dove una suora torinese – in dissidio col vescovo sabaudo – aveva trasferito la sua comunità di assistenza, l’Asilo della Consolata, si erano scoperte ogni genere di violenze e maltrattamenti sulle bambine lì accolte. Il terreno era pronto, le «orgie» della Riviera scatenarono gli animi: l’intero sistema educativo religioso sembrava ormai in discussione.

    Alessandro Besson scriveva nel suo memoriale che preti e suore, a Varazze, non solo si davano al sesso ma celebravano messe nere punzecchiando simulacri del Re, di Cavour e di Garibaldi; narrava di ragazze svestite in presenza dei loro compagni, per premiarli dei buoni risultati scolastici; e dell’annuncio piuttosto esilarante che il parroco di Altare, «se staremo buoni», «si spoglierà nudo». Nei convitti le fantasie – e non solo quelle – dovevano andare a mille, aiutate dalla frustrazione sessuale e certo da romanzetti che evidentemente circolavano alla grande. Il memoriale era buffo, pornografico e grottesco; poco credibile, e infatti non venne creduto. Nel giro di pochi mesi tutti furono prosciolti, salvo due sacerdoti troppo compromessi che però erano spariti dalla circolazione. Il sottoprefetto Silva venne trasferito, Besson e la madre, accusati di calunnia – ma prosciolti anche loro – fuggirono all’estero. E il poeta Lucini si ritrovò messo fuori gioco dai velocissimi tempi italici. Il suo lavoro era ancora lontano dall’essere concluso, e già lo scandalo che aveva fatto tremare il Paese non sembrava più interessare nessuno.

    http://www.lastampa.it/2010/08/11/cultura/guerra-civile-per-i-preti-pedofili-R4qbHrI4grRTr3jVubRUKI/pagina.html

  • Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia

    Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia

    Varazze, luglio 1907 –  Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti.

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari.

    Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2013/05/22/messe-nere-sulla-riviera-ligure/

  • Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignor Scotti (1889)

    a cura di Armando Pepe

    Pagina principale di riferimento: Documenti sulla Diocesi di Alife in età moderna e contemporanea

    ABBREVIAZIONI

    ASCe= Archivio di Stato di Caserta

    ASCe, Prefettura Gabinetto (1° Versamento), busta 52, fascicolo 622 “Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti”

    Inchiesta sul Seminario di Piedimonte d’Alife e sul vescovo Monsignore Scotti

    Piedimonte d’Alife, 29 dicembre 1889

    Regia Sotto-Prefettura di Piedimonte d’Alife
    Oggetto: Vescovo di Piedimonte d’Alife

    Illustrissimo signor Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli

    In risposta alla pregevole nota di V. S. Illustrissima del 22 c. m. N° 34577, mi pregio dichiararle quanto appresso:

    1° È purtroppo vero che l’Ordinario di questa Diocesi Monsignor [Antonio] Scotti tiene un contegno di vita e di rapporti col suo clero non rispondente ai bisogni religiosi ed all’Ufficio che a lui è demandato; infatti egli vive completamente isolato e riesce a tutti difficilissimo il poterlo avvicinare; se qualcuno dei Sacerdoti da lui dipendente ha la rara fortuna di essere ricevuto, il prelodato Monsignor Scotti, dopo di averlo ascoltato attentamente, senza interloquire sull’argomento del discorso, lo accomiata con le seguenti parole: “Ha qualcos’altro da dire? A rivederla”.

    2° Non si cura affatto dell’andamento delle cose della sua Diocesi, che egli lascia in completo abbandono; mi si riferisce che in alcune chiese Parrocchiali mancano gli oggetti necessari per celebrare messe.

    3° Non vi è relazione alcuna fra lui e le Autorità locali e fra lui e i principali cittadini del paese. Nel principio del corrente anno [1889] furono a visitarlo l’onorevole Senatore Principe di Piedimonte, l’onorevole Conte Gaetani, il Sottoprefetto del tempo, il Commendatore Ventriglia ed altri, ma Monsignor Scotti non si compiacque di mandar loro neanche un biglietto da visita.

    4° È vero purtroppo che nel decorso anno [1888], in occasione della Festa del Santo Patrono [2 giugno], il Vescovo si pose in urto col Sindaco, che desiderava compiere un’antica ritualità. Per protestare contro questo fatto, ricorrendo nello stesso giorno la Festa dello Statuto, si organizzò una imponentissima dimostrazione al grido di “Viva il Re, viva l’Italia”. In quell’occasione fu scongiurato qualche serio pericolo di disordine, ma fu scongiurato per i prudenti provvedimenti adottati dalle Autorità locali.

    5° Recentemente, per essersi rifiutato al pagamento del nolo di una carrozza da lui richiesto, questa cittadinanza ebbe ad assistere al poco edificante spettacolo di un giudizio intentato contro Monsignor Scotti; vi fu sentenza di condanna e conseguente precetto di pignoramento; il prelodato Monsignor Scotti si decise a pagare soltanto il giorno in cui dovevasi effettuare il detto pignoramento.

    6° Nel decorso mese di Novembre cominciò a circolare la voce pel paese che nel Seminario si commettevano atti immorali da un tal Giuseppe Maietta, Prefetto di camerata e nipote del Rettore signor Gennaro Maietta.
    Per appurare quel che vi fosse di vero nelle dicerie suddette ed anche per conoscere la causa dell’avvenuta espulsione di tre Seminaristi, diedi ordine al Delegato Capo di Pubblica Sicurezza di procedere ad una severa inchiesta.
    Dalle deposizioni raccolte è risultato che realmente il signor Maietta si è reso colpevole del reato di corruzione e di attentato al pudore. Non ho deferito il fatto all’Autorità Giudiziaria perché col nuovo Codice Penale si può contro tali reati procedere soltanto per querela di parte; e ciò è difficile ottenere.
    Monsignor Scotti dichiara che egli ignorava completamente tutto ciò che avveniva di scandaloso nel Seminario; ciò prova, se è vero quello che asserisce, quanto poco si curi delle istituzioni da lui dipendenti.

    7° Il regime del Seminario è affidato a persone incapaci, le quali per il contegno loro mantengono i giovani ricoverati in istato di permanente rivolta, provocata da scarsa vittitazione, da insufficiente insegnamento e da esagerate punizioni.
    Questo stato normale di cose mantiene in continua tensione gli animi e può essere occasione di eventuali disordini.
    Ond’è che io, facendomi interprete dei voti dell’intera cittadinanza, propongo che sia sollecitamente provveduto alla rimozione di Monsignor Scotti come Vescovo di Piedimonte d’Alife essendo tornati inutili i reclami fatti a Sua Eminenza il Cardinale di Benevento.

    Con i sensi della più perfetta considerazione
    Il Sottoprefetto Magaldi

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    Nell’ottobre 1779 nella Curia di Caserta fu affisso l’editto concorsuale per occupare la parrocchia di Sant’Eligio in Biancano1, rimasta, nel frattempo, vacante. Il sacerdote Giovanni Jannucci, per dodici anni Prefetto del Seminario, provvide celeriter a formalizzare la sua solida candidatura:

    Il sacerdote Giovanni Jannucci della villa di Recale Diocesi di Caserta umilisismo suddito ed oratore dell’Eccellenza Vostra Reverendissima supplicando umilmente l’esporre, come essendo stato affisso l’editto per concorso della vacante chiesa Parocchiale di S. Eligio di Biancano, desidera essere ammesso tra concorrenti a detta chiesa; Ma perché il tutto sa dipendere da (altro…)