Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

    chierichetti più famosi del mondo

    di Loris Lauretano/ 27/12/2006

    Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

    Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

    Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

    Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

    Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

    Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

    Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

    Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

    Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

    In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

    Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

    Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

    Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

  • Fedeli fino all’omertà

    Fedeli fino all’omertà

    Le rivelazioni di un tredicenne, i riscontri dei giudici. Ma l’arresto di due preti mobilita i parrocchiani. In loro difesa

    La difesa di un’intera comunità contro la parola di un ragazzino rom di 13 anni. Le fiaccolate contro i rapporti di Polizia. È questa la strana reazione delle parrocchie dei due sacerdoti arrestati nell’ultimo blitz anti-pedofilia.

    A Prato come a Roma, le comunità si chiudono a difesa dei loro religiosi. Don Domenico Repice, 39 anni, romano, collaboratore della parrocchia di San Giustino nel quartiere Alessandrino, è ai domiciliari con l’accusa di avere pagato un 13enne per fare sesso in auto. Con l’aggravante di averlo cacciato a calci per non dargli tutti i soldi, minacciando: “Sono un poliziotto”.

    Oltre alle parole del ragazzino, contro di lui c’è solo la segnalazione, in una sera diversa, della sua auto nella strada della prostituzione minorile. Lui, a chi lo chiama, ripete: “Sono innocente, mi credi, vero?”. I giovani che chiacchierano davanti a San Giustino, in questa strana periferia romana che sembra più un paese, rispondono sì: “È venuto in gita con noi a Colonia, mai un gesto o una parola fuori posto”. La titolare della pizzeria vicino alla chiesa sentenzia: “Non si può crocifiggere un uomo sulla parola di uno zingarello”. Don Mimmo insegnava al liceo artistico De Chirico, al Tuscolano. Anche lì il muro di solidarietà tiene. La preside sottolinea che “si è fatto da parte anche se è solo indagato”; la vicepreside si commuove per lui, gli alunni sottolineano che, durante le cene di classe, quando si facevano le ore piccole cantando a squarciagola Baglioni, o nelle gite a Firenze, ci sarebbe stata pure l’occasione.

    E invece niente: “Don Mimmo è un prete vero”. Pronto alla battuta sulla sua squadra, la Roma, ma inflessibile sulla dottrina. Solo a parlare di aborto e fecondazione si inalberava. I suoi alunni dicono: “Sarà stato uno zingaro a cui ha negato i soldi a fargliela pagare”. Stesso ritornello a Prato. L’onda calda di solidarietà all’altro sacerdote agli arresti domiciliari per l’indagine coordinata dal capo della squadra mobile di Roma, Alberto Intini, è ancora più forte e sorprendente. Non capita tutti i giorni un parroco nigeriano accusato di abusi sui minori: padre Denis è accusato di avere passato una notte in una pensioncina con lo stesso ragazzino che ha chiamato in causa don Mimmo. Contro di lui c’è la registrazione in albergo e il riconoscimento del tredicenne. L’ultima volta che il suo lungo nome (Georgedenis Onyebuchi Asomugha, per tutti Denis) era finito sui giornali, era stato un anno fa. Il quotidiano dei vescovi, ‘Avvenire’, aveva dedicato un ritratto a questo sacerdote nero piovuto dalla Nigeria.

    “La chiesa di Galcetello è rinata con lui”, dicono in coro le massaie in fila al supermercato che affianca la chiesa. “Ci sono 80 miei coetanei pronti a dirti cosa ha fatto per noi”, ti sfida la ragazza del gruppo giovani affranta sulla panchina. Ora che si trova agli arresti domiciliari nella stessa chiesa che aveva inserito nel progetto Nip, Nuova immagine della parrocchia, qualcuno potrebbe ironizzare sul parroco aperto ai giovani. Invece sono tutti preoccupati per lui, non per i ragazzi. “Mia figlia continua a seguire il catechismo per la comunione. Se padre Denis tornasse libero”, dichiara la parrucchiera, “la lascerei lì”. Al bar strappano il quotidiano che pubblica le accuse contro il sacerdote: “Padre Denis qui non ha mai pagato una colazione, era sempre offerta in segno di stima”. Tra le villette a schiera che compongono questo borgo elegante le domande provocano solo fastidio. Non ci sono cinesi. E i figli degli impiegati delle aziende tessili che rappresentano l’ossatura di questo quartiere non mollano il loro parroco. Ogni mattina don Denis si sveglia e scorge dalla finestra lo striscione colorato con su scritto: ‘Noi ci siamo’. Hanno organizzato una fiaccolata con il vescovo e intonano canti sacri sotto la sua dimora coatta. Se gli fai notare che sono coetanei del ragazzino rumeno che si è venduto per pochi euro, ti guardano con gli occhi stupiti: “Siamo stati in auto con lui, anche di sera. O a giocare al calcetto o sotto lo stesso tetto in gita. Un mese prima di quella sera di aprile di cui parla l’acccusa, Denis era a Roma con noi. Semplicemente, non possiamo crederci”. Solo una signora di mezza età azzarda una maldicenza: “Spendeva molti soldi in biancheria intima”. L’ultima mangiapreti sopravvissuta in questo lembo di Toscana, dove si sentono più ave marie che bestemmie. A mandare avanti la parrocchia ora è rimasto padre Collins, il viceparroco, nigeriano anche lui. Dice solo: “Preghiamo perché la verità prevalga”.

    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2006/11/20/news/fedeli-fino-all-omerta-1.1989

  • Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Vallo della Lucania (SA). Suor Soledad condannata a 8 anni per pedofilia, Altre 2 suore condannate per favoreggiamento

    Sfogo di una madre. Silenzi del vescovo di Vallo della Lucania
    www.cilentando.com/

    20 Novembre 2006
    Violenze nell’asilo, il vescovo come Pilato

    Lettera di una mamma di Vallo della Lucania inviata al quotidiano Il Mattino:

    ANTONIO MANZO «Sono la mamma di una bimba di cinque anni che porta sulla sua carne i segni della violenza subìta…». È la drammatica lettera di una mamma di Vallo della Lucania, Rita Pellegrino che ieri pomeriggio arriva nella nostra redazione.

    La figlioletta di cinque anni sarebbe stata violentata da suor Soledad, la suora peruviana agli arresti con la terribile accusa di aver violentato ventisette bambini tra le mura dell’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania. L’accusa è terribile: la Chiesa locale è in silenzio. Nessuna parola di conforto, anzi perfino accuse di «isterismi familiari» nell’incredibile storia di ventisette bambini vittime degli abusi sessuali che avrebbe compiuto una suora peruviana. Bambini vittime – ventisette – che insieme alle loro famiglie, finora in un dignitoso silenzio, finiscono per diventare fantasmi che agitano la quiete troppo sospetta di una cittadina del Sud. Papa Ratzinger a Roma condanna i religiosi pedofili, a Vallo nessuno ne vuole più parlare. Nessuna forma di vicinanza e solidarietà ai bambini coinvolti e alle loro famiglie, atteggiamenti «pilateschi» addebitati ad un vescovo capace solo di «poche e scarne dichiarazioni ufficiali» e «silenzi assordanti». Ora basta, il dramma delle famiglie vittime delle storie di abusi sessuali compiuti da una suora peruviana – secondo l’accusa del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania che ha retto fino in Cassazione – esplode in pubblico. È la lettera, drammatica, della mamma di una bambina vittima.

    È l’appello a Benedetto XVI che non ha avuto timore a denunciare la gravità degli atti compiuti da uomini di Chiesa, siano essi sacerdoti o suore, con abusi sessuali in danno di minori. Ha parlato ai vescovi irlandesi ma è come se quelle parole fossero state pronunciate anche per la drammatica vicenda di Vallo della Lucania: un asilo, una suora, un’accusa di violenza sessuale in danno di ventisette bambini, le accuse di favoreggiamento per le conseorelle della suora arrestata. Sembra che avessero progettato di farla partire per il Perù pochi giorni prima che arrivassero le manette. Prima di decidere di spedire la lettera al nostrogiornale, Rita Pellegrino, ci ha pensato bene ed ha riflettuto. Perchè quando ieri ha spedito la lettera via fax, erano passati già quindici giorni in attesa di una prima risposta da parte del vescovo di Vallo, monsignor Rocco Favale, e poi da papa Benedetto XVI protagonista di una dura denuncia sui responsabili di abusi sessuali sui minori, specie se commessi da uomini di Chiesa, preti o suore.

    Rita Pellegrino è la mamma di una delle bambine vittima delle violenze sessuali della suora peruviana nell’asilo di Vallo della Lucania, tuttora agli arresti domiciliari a Roma nella casa generalizia dell’ordine delle suore delle ancelle di santa Teresa del Bambin Gesù. Suor Soledad, venticinque anni, è accusata di aver compiuto abusi sessuali in danno di ventisette bambini della scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania. Su di lei pesa come un macigno l’accusa della procura della Repubblica di Vallo della Lucania intenzionata ad ampliare il giro delle indagini fino agli ultimi accertamenti compiuti dal Ris dei carabinieri per un presunto giro di pedofilia collegato proprio alla suora peruviana.

    L’accusa per la suora ha sostenuto già il vaglio del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione. «Questa donna va fermata» scrisse sintenticamente, ma efficacemente, il procuratore dlela Repubblica Alfredo Greco nella seconda richiesta di custodia cautelare. E, probabilmente, poche ore prima che la suora fuggisse in Perù e facesse perdere le sue tracce. Un mese fa l’incidente probatorio, con i bambini interrogati nell’aula del tribunale trasformata in sala giochi per «cristallizzare» le prove dell’accusa. Poi, nel pieno della seconda tranche dell’inchiesta con i sette indagati per il presunto giro di pedofilia, la delibera del consiglio comunale di Vallo: non denigrate il nostro paese.

  • «Don Mimmo? Non ci credo È sempre stato corretto»

    «Don Mimmo? Non ci credo È sempre stato corretto»

    «Don Mimmo?». Grande stupore sul volto della parrocchiana di San Giustino, una casalinga dell’ Alessandrino che sta uscendo con il figlio ancora in pantaloncini corti e maglietta da football dall’ oratorio.

    Sul retro della chiesa di viale Alessandrino, al 144, infuriano almeno un paio di partitelle di calcio tra i ragazzi di questa zona a ridosso della Casilina, incapsulata lì dall’ urbanista selvaggio tra Centocelle e Quarticciolo. Altri ragazzini sono in catechesi, altri ancora a colloquio con i genitori negli uffici della parrocchia, al bar c’ è chi gioca a ping pong o beve una coca. Ma è qui che si sta abbattendo come un fulmine una storia atroce.

    La storia, per così dire, riguarda don Domenico Repice, di 39 anni, che abita in parrocchia e che qua tutti chiamano don Mimmo. Ci sono le sue foto negli anditi, insieme agli altri sacerdoti, mostrano un uomo con gli occhiali e il sorriso sul volto che si allunga in una stempiatura. Sorride con i ragazzi della prima Comunione, edizione 2006, nella foto vicina sorride il vescovo con i Cresimati.

    Come se nessuno presagisse niente… E invece ora in sagrestia i due viceparroci bergamaschi che fanno le veci del parroco della grande parrocchia, don Giulio Villa, temono il peggio. Don Andrea cerca di defilarsi, è don Vito Isacchi ad ammettere di sapere degli arresti domiciliari scattati dal giorno prima per don Mimmo. Nessuno ovviamente si pronuncia, del resto che dire? «Parli con don Giulio, è lui il parroco», esortano i due vice chiudendo gli uffici a sera. Lui, l’ arrestato, sta chiuso da qualche parte nel grande immobile. I suoi parenti lo danno per «malato». Il padre Giuseppe dice che è a casa. Al telefono di casa sua risponde lui, ma appena ci si qualifica scatta il gelo. «Sì, sono don Domenico Repice – dice – ma non so di che cosa voglia parlare. Mi scusi, ma ora ho da fare…». Più agghiacciante è ciò che hanno detto di lui i piccoli dell’ inchiesta promossa dalla Squadra Mobile. Un ragazzino lo ha descritto come un uomo sui 40 anni che indossa sempre un cappelletto di colore nero e occhiali da vista. Uno che gira con Ford scura. Un cliente con cui ci si mette d’ accordo prima per la somma di 50 euro e da cui poi però escono solo 20 euro.

    Il ragazzo si arrabbia, l’ uomo lo fa scendere dalla Ford e gli rifila un calcio dicendogli di essere un poliziotto. Da allora il ragazzo lo evita, anche se lo rivede spesso a Valle Giulia in cerca di ragazzi. Tutto vero? È questo il sacerdote conosciuto all’ Alessandrino? Di sicuro all’ Alessandrino non si trova questo volto, solo l’ altro immortalato sulle foto dei giorni di festa. «Don Mimmo? – aggiunge un’ altra signora -. È sempre stato corretto con i nostri ragazzi, che ha anche accompagnato in escursioni…». Si ripete un copione già visto, come a Pomezia dove decine e decine di parrocchiani che non volevano credere alle prime scoperte atroci di questa lunga inchiesta sulle pedofilia a Roma e provincia. Un prete, don Marco, che faceva la spola tra Pomezia e l’ Alessandrino, si è poi suicidato. Anche questo è agghiacciante. Don Mimmo insegna religione in un liceo artistico, uno dei sei della Capitale, quello più vicino alla Tuscolana.

    L’ inchiesta della Squadra Mobile non solleva angoli bui neanche in questa zona delle sue attività di guida spirituale. Martella, come per il resto degli accusati, su quell’ «enclave» di miseria umana e sfruttamento sessuale di minori che è Valle Giulia, quel posto a Roma dove di notte quando si spengono le luci della Galleria nazionale d’ arte moderna o del Museo nazionale etrusco si scatena un universo di pericolosi zombi. Al Vicariato non si commenta. Don Marco Fibbi si limita a definire la presenza dell’ inquisito a San Giustino come quella di un prete di passaggio. «Collaboratore – dice – vuol dire solo che aveva scelto quella chiesa per dire Messa. E ora ovviamente si sarà autosospeso». In realtà, a San Giustino la presenza di don Domenico Repice è tutt’ altro che di passaggio. Ordinato sacerdote nel 1993, don Mimmo ha lasciato il suo segno in questa parrocchia di frontiera. Ma ora è difficile parlarne. Eppure Benedetto XVI ha tuonato contro la pedofilia e i preti che si macchiano di questo reato. Ferme restando le garanzie di presunzione d’ innocenza per ogni inquisito, si viene via dall’ Alessandrino con un brutto peso addosso.

    Brogi Paolo

    Pagina 7
    (8 novembre 2006) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/08/Don_Mimmo_Non_credo_sempre_co_10_061108026.shtml

  • Crimini sessuali e il Vaticano

    Crimini sessuali e il Vaticano

    Il reato di sollecito di persecuzione (crimen solicitationis) fu applicato per 20 anni dal cardinale Joseph Ratzinger prima che diventasse Papa.

    Fornisce istruzioni ai vescovi su come affrontare le accuse di abusi su minori da parte dei sacerdoti ed è stato visto da pochi esterni.

    Secondo i critici, il documento è stato utilizzato per eludere il procedimento penale per reati sessuali.

    Il Crimen Sollicitationis è stato scritto nel 1962 in latino e distribuito ai vescovi cattolici di tutto il mondo, con l’ordine di custodirlo sotto chiave nella cassaforte della chiesa.

    Il testo spiega come comportarsi con i sacerdoti che sollecitano rapporti sessuali nel confessionale. Tratta inoltre di “qualsiasi atto esteriore osceno… con giovani di entrambi i sessi”.

    Impone un giuramento di segretezza alla vittima minorenne, al sacerdote che si occupa del caso e a eventuali testimoni.

    Violare quel giuramento significa essere scomunicati dalla Chiesa cattolica.

    In un reportage per Panorama, Colm O’Gorman ha scoperto che sette sacerdoti accusati di abusi su minori vivono dentro e intorno alla Città del Vaticano.

    Uno dei sacerdoti, padre Joseph Henn, è stato incriminato con 13 capi d’accusa per abusi sessuali da una giuria popolare negli Stati Uniti.

    Durante le riprese di “Crimini sessuali e il Vaticano”, Colm scopre che Padre Henn sta combattendo contro le richieste di estradizione dall’interno della sede centrale di quest’ordine religioso in Vaticano.

    Il Vaticano non lo ha obbligato a tornare in America per affrontare le accuse a suo carico.

    Dopo le riprese, padre Henn ha perso la battaglia contro l’estradizione, ma è fuggito dal quartier generale e si ritiene che si nasconda in Italia, mentre su di lui pende un mandato di arresto internazionale.

    Colm O’Gorman fu violentato da un prete cattolico nella diocesi di Ferns, nella contea di Wexford, in Irlanda, quando aveva 14 anni.

    Padre Fortune fu accusato di 66 capi d’imputazione per violenza sessuale e atti osceni, oltre a un altro grave reato sessuale relativo a otto ragazzi, ma si suicidò alla vigilia del processo.

    Nel marzo del 2002 Colm avviò un’inchiesta con la BBC che portò alle dimissioni del dottor Brendan Comiskey, vescovo a capo della diocesi di Ferns.

    Colm si batté quindi per un’inchiesta governativa che portò alla stesura del Rapporto Ferns.

    Il rapporto, pubblicato nell’ottobre del 2005, concluse: “Una cultura di segretezza e timore di scandali che spinse i vescovi a privilegiare gli interessi della Chiesa cattolica rispetto alla sicurezza dei bambini”.

    La Chiesa cattolica conta 50 milioni di bambini tra i suoi fedeli in tutto il mondo e non dispone di una politica universale di protezione dell’infanzia, sebbene nel Regno Unito esista l’Ufficio cattolico per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili.

    In alcuni paesi ciò significa che il Crimen Sollicitationis è l’unica politica seguita.

    Il Vaticano ha rifiutato le ripetute richieste di Panorama di commentare alcuno dei casi presentati nel film.

    Panorama: Crimini sessuali e il Vaticano è andato in onda su BBC One il 1° ottobre 2006.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/panorama/5389684.stm

  • Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

    Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

    Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia» «Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»

    Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

    di SIMONE CANETTIERI

    «Sì, io – come altri sacerdoti – conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

    Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

    Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

    Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del 36enne parroco oriolese – Severo Bruno a nome della Curia vescovile e Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti – per cercare di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici (cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue abitudini.

    Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale. Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500 persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio pastore.

    Fonte: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=2…l&type=STANDARD
    Venerdì 25 Agosto 2006

  • INERTE E INDIFFERENTE,  IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA.  PARLA UNA VITTIMA.

    INERTE E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. PARLA UNA VITTIMA.

    AGRIGENTO-ADISTA.

    Un vescovo viene informato di abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista e non prende alcun provvedimento.
    Dirà, poi, che la questione non lo riguardava.

    I drammatici fatti non avvengono nell’ennesima diocesi statunitense, dove il “bubbone” è esploso ormai da anni, grazie anche al coraggio delle vittime e alla dismissione dell’atteggiamento omertoso di persone coinvolte e dei vertici ecclesiastici.
    Il vescovo in questione è italiano: si tratta di Mons. Carmelo Ferraro, che era alla guida della diocesi di Agrigento all’epoca dei fatti e lo è anche adesso.

    Il sacerdote, Don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7 luglio:
    gli sono stati inflitti solo 2 anni e 6 mesi di reclusione
    (è stato un secondo patteggiamento fra le parti: il primo era per una pena di due anni, che era stata giudicata insufficiente dal gip Luigi Patronaggio).
    Ha preferito il patteggiamento al processo, che avrebbe molto probabilmente aggravato la sua posizione.
    Il patteggiamento infatti ha riguardato una sola vittima.
    Le indagini, condotte dal pm Caterina Sallusti, avevano però riscontrato abusi nei confronti di altri sette ragazzi, sei dei quali dello stesso seminario (quello arcivescovile di Agrigento che si trova a Favara) dove don Puleo, inizialmente diacono, era stato assistente per un periodo che si è concluso nel 1995. Attualmente don Puleo è parroco a Sant’Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.

    Marco Marchese, la vittima che ha sporto denuncia,
    ha subìto abusi nel seminario arcivescovile di Agrigento a partire dall’età di 12 anni. 
    Oggi ne ha 22, ha lasciato il seminario nel 2000 e, a vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a sottolineare che non era il carcere per il suo “carnefice” lo scopo della sua azione, ma l’emersione di un fenomeno che causa sofferenza indicibile a tanti bambini, con la speranza inoltre che la Chiesa abbia il coraggio di mettersi dalla parte degli offesi.

    Marchese si era deciso a presentare un esposto dopo aver constatato che né il Rettore del seminario, don Gaetano Montana,
    né il Vescovo Ferraro – ai quali aveva raccontato tutto – avevano preso provvedimenti per fermare Don Puleo.

    Il giorno dopo il patteggiamento, Marco ha inviato al vescovo una lettera molto severa e accorata.
    “Scrivo proprio a lei che – recita l’apertura della lettera – una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto (…).
    Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio”, amareggiato “per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi”.
    Ne riportiamo il testo integrale nel numero di Adista-documenti allegato.
    Ma Marchese non intende fermarsi a questo:
    intende procedere in sede civile
     contro quanti – sicuramente il rettore e il vescovo – hanno omesso di prendere provvedimenti contro don Puleo, malgrado, avendone l’autorità, fosse per loro un obbligo intervenire.
    In ambito ecclesiale, non esiste nel Diritto Canonico un canone riguardante eventuali pene da comminare a chi non denuncia un reato avendone conoscenza.

    Ma è anche vero che il card. Bernard Law ha subìto così forti pressioni (anche dalla Santa Sede?) proprio per aver “coperto” i preti pedofili della sua diocesi da vedersi costretto, nel dicembre del 2002, a dimettersi da vescovo di Boston.
    Il Diritto Canonico lascia peraltro troppa autonomia di gestione ai vescovi che si trovino di fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche se per costoro ci sono canoni precisi.
    In particolare, per i delitti contro il sesto comandamento, commessi “con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni”, il canone 1395, al paragrafo 2, prevede “giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.
    Ma non è stato applicato finora contro don Puleo, il quale è stato solo spostato dalla parrocchia, popolosa e ricca di bambini, di Palma di Montechiaro a quella ben più piccola di Sant’Anna, piccolo borgo nella provincia di Agrigento. Spostamento avvenuto però nel 2002: l’esposto di Marco Marchese contro don Puleo è della primavera del 2001. Il vescovo non poteva non esserne a conoscenza.
    Tutta la vicenda è ricostruita qui di seguito nell’intervista che abbiamo realizzato con Marco Marchese.

    Come comincia la tua storia?
    Sono entrato nel seminario minore nel 1994 perché la mia vocazione era di diventare sacerdote. Avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Avevamo come assistente don Puleo, che allora era diacono. Lui aveva per me molte attenzioni, mi faceva anche dei regali. Poi, ai primi di dicembre, mi fece accomodare nella sua stanza e successe il tutto.

    La cosa si ripeté?
    Sì, soprattutto nei giorni di pioggia, perché altrimenti preferivo giocare a calcio e non andavo a riposare con lui.

    Nessuno faceva caso al fatto che andassi a riposare con lui?
    Penso di no, perché capitava che noi ragazzi trascorressimo del tempo in camera sua a chiacchierare. Poi si trattava delle prime ore del pomeriggio, ognuno stava per conto proprio. Questa cosa è durata fino a quando lui, l’anno successivo, è diventato sacerdote e ha lasciato il seminario minore. Il nostro rapporto però è continuato. Lui è diventato il mio padrino di cresima. Io andavo a trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.

    Lui continuava con le sue attenzioni verso di te?
    Sì.

    Non riuscivi ad opporti?
    La prima volta rimasi perplesso. Era ovviamente la mia prima esperienza sessuale, precocissima e sbagliata. Lui mi diceva che era solo una questione di amicizia, che la nostra era un’amicizia particolare, mi diceva di non parlarne con nessuno perché avrei suscitato delle gelosie, che era normale il nostro comportamento, che era giusto. Io gli credevo. E mi sono affezionato a lui. Anche se cominciai subito a star male: mi fu diagnosticata una colite nervosa che mi portai dietro per un bel po’.

    Quando hai capito che il vostro rapporto era sbagliato?
    Quando sono andato al liceo, una scuola pubblica, perché nel seminario maggiore non esisteva una scuola superiore, e sono entrato in contatto con altri ragazzi e con le ragazze. Allora avevo minori possibilità di passare del tempo con don Puleo, perché ero impegnato in varie attività comunitarie. Succedeva quando lui chiedeva al rettore del seminario, don Gaetano Montana, che mi inviasse nella sua parrocchia, in occasione delle cosiddette giornate per il seminario in cui si fa raccolta di fondi per le istituzioni di formazione sacerdotale, perché altrimenti non ci vedevamo mai. Sicché andavo nella chiesa dove celebrava.

    Fino a che età hai dunque mantenuto il rapporto con don Puleo?
    Fin verso i 16 anni, perché a quel punto le nostre strade si sono divise: io non volevo più incontrarlo, e anche lui non faceva pressione per vedermi perché, a quanto ho capito dopo, aveva altri ragazzi sotto mano. E in effetti sono venuti fuori i nomi di altri ragazzi vittime delle stesse attenzioni morbose da parte sua.

    Ragazzi del tuo stesso seminario?
    Sei sì. Del settimo non so nulla di preciso.

    In tutti questi anni non ti sei confidato con nessuno?
    Mai. Fino a quando uno degli assistenti che mi accompagnavano a Palermo per una delle tante visite a motivo della colite, e che aveva sentito di strani episodi che accadevano in seminario, riuscì a farmi parlare e mi consigliò di parlare subito con il vice-rettore. A me non interessava fare del male a quell’uomo, ma fare in modo che nessun altro ragazzo dovesse più soffrire quello che io avevo sofferto.

    E andasti dal vice-rettore?
    Sì, il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe parlato con il rettore, che dovevo stare tranquillo, che avrei dovuto pensare agli studi e basta. Non ho avuto nessun tipo di riscontro. Durante un ritiro spirituale parlai anche con il rettore che mi disse che era stato messo al corrente della mia situazione dal vice-rettore e che avrebbe parlato con il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro, tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre, se mi capitava di incontrare don Puleo, erano sempre incontri pubblici, ritiri spirituali, ci si salutava normalmente come se i nostri rapporti in passato fossero stati normali e basta. Nel giugno del 2000 lasciai il seminario.

    Quali furono i tuoi passi successivi?
    Continuavo ad aspettarmi qualche riscontro alla mia denuncia. Invece non succedeva niente. Allora chiesi un incontro con il vescovo che mi ricevette subito. Stranamente, perché quando eravamo in seminario, se gli chiedevamo udienza, dovevamo attendere a lungo. Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l’aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote andava aiutato perché la pedofilia è una malattia. “Cerchi di fare qualcosa”, insistetti, “lei è il padre spirituale di tutti i sacerdoti”. Era anche la massima autorità cui io potessi rivolgermi. Il vescovo mi assicurò che ci avrebbe pensato lui e che dovevo stare tranquillo. Mi licenziò regalandomi un libro. Da allora non ho avuto più notizie dal vescovo, non ho più avuto a che fare con lui. Invece il giorno successivo ebbi notizie da don Puleo, perché si precipitò a casa mia e mi rimproverò aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.

    Dunque il vescovo, in seguito al colloquio con te, l’aveva chiamato?
    Sì. Mi disse che il vescovo lo aveva mandato a chiedermi scusa se mi aveva provocato dei turbamenti.

    Come si è arrivati alla denuncia davanti all’autorità giudiziaria?
    Qualche giorno dopo parlai con il mio parroco, don Giuseppe Veneziano, che tra l’altro era stato suo rettore quando don Puleo era in seminario. Si meravigliò del mio racconto, sia perché don Puleo era stimato in diocesi, sia perché il vescovo non gliene aveva fatto parola. Successivamente mi chiamò per dirmi che aveva parlato col vescovo. “Questa storia con don Puleo è acqua passata, ormai sono anni che è successa, tu stai tranquillo, fatti la tua vita, chiudiamola qui”. Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco. Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro.

    Neanche un’ammonizione al prete?
    Non so che dire. Però, a seguito di non so quali vicende, due anni fa, è stato spostato e gli è stata affidata un’altra parrocchia: non è più a Palma di Montechiaro ma in un piccolo paesino nei dintorni di Agrigento, Sant’Anna.

    A causa di altre vicende di pedofilia?
    Beh, tre di questi ragazzi sono di Palma di Montechiaro. Qualcuno avrà saputo qualcosa… Ma non posso dirlo con certezza.

    Don Gaetano Montana è ancora al suo posto?
    Sì, continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà. Dico questo perché, riguardo a don Gaetano, devo aggiungere una cosa. Non avendo raggiunto alcun risultato con i miei colloqui, ho parlato con i miei genitori, i quali hanno contattato un avvocato. Questi, prima di fare l’esposto alla magistratura (presentato poi nella primavera del 2001), ha voluto incontrare il vescovo per capire come mai la massima autorità non avesse preso alcun provvedimento. Il vescovo rispose che lui era super partes, che bisognava prendersela con il prete e che comunque il polverone che sarebbe seguito allo scandalo non conveniva a nessuno.

    Dopo la presentazione dell’esposto cos’è successo?
    Parlai con il Sostituto Procuratore che chiamò tutte le persone che io avevo citato.

    Facesti anche il nome del vescovo fra le persone informate dei fatti?
    Sì, e furono chiamate. Ma non so se fu chiamato anche il vescovo. Fui messo a confronto con il parroco, don Giuseppe Veneziano, e con il rettore, don Gaetano Montana. Il parroco inizialmente negò che gli avevo parlato degli abusi subiti. Poi, caduto in contraddizione, si è trincerato dietro il segreto confessionale. Cosa che non sta in piedi: io non mi ero confidato con lui in confessione. Il rettore non negò, anche se disse che non ricordava bene quando gli avevo parlato della mia storia. Alla domanda: “come mai non parlò con il vescovo?”, rispose che era preso da altre cose, c’era da ristrutturare il seminario, e siccome il ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza tranquillo, tutta la faccenda si poteva rimandare. Lui parlò con il vescovo quando questi, in seguito al nostro colloquio, lo interpellò.

    Qualche giorno fa, il 7 luglio, don Puleo è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Finisce qui o farai ulteriori mosse?
    Intendo intentare una causa civile contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere. Certamente il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente – e moralmente – responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso. A me non risulta che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma.
    Un’altra cosa che intendo fare, ed è il motivo per cui all’università sto studiando psicologia, è aiutare le persone che subiscono abusi. Per la qual cosa ho già fondato un’associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto

    fonte: Adista.

  • Sex crimes and the vatican – Docufilm BBC

    Sex crimes and the vatican – Docufilm BBC

    Creato nel 1962, un documento ormai famigerato fu rilasciato in segreto ai vescovi. Chiamato Crimen Sollicitationis, ha delineato le procedure che i vescovi devono seguire quando si tratta di accuse di abusi sui minori, omosessualità e bestialità da parte di membri del clero. Ha giurato il segreto a tutte le parti coinvolte, pena la scomunica da parte della Chiesa cattolica.

    Questo documento è stato ristampato nel 2001 dal cardinale Joseph Ratzinger e inviato a tutti i vescovi. Tuttavia, invece di ordinare maggiore apertura e cooperazione con le autorità come richiesto sia dalle forze dell’ordine che dalle vittime, ha ribadito le sue politiche e ha assicurato che il Codice del silenzio fosse applicato a tutti i casi di abusi sui minori che coinvolgono un sacerdote. Il cardinale Ratzinger ha anche indicato che tutti i casi dovrebbero ora essere deferiti direttamente al suo ufficio e che manterrà la “competenza esclusiva” sulla gestione delle accuse. Questa è la politica della Chiesa cattolica fino ad oggi e il cardinale Ratzinger è ora Papa Benedetto XVI.

    La politica delineata nel documento di cui sopra ha portato a un fallimento sistemico, perché a un numero significativo di sacerdoti è stato di fatto permesso di abusare di nuovo e altri bambini sono stati messi a rischio.

    Mentre il documentario esplora, Colm O’Gorman è l’uomo responsabile di aver aperto decenni di abusi da parte di preti cattolici in Irlanda nello speciale della BBC premiato con il BAFTA Suing the Pope. Egli collega le “prove sistemiche” internazionali per sostenere che il Vaticano ha una politica per coprire gli abusi sessuali di migliaia di bambini in tutto il mondo.

    In Sex Crimes and the Vatican O’Gorman esplora quattro casi separati a livello internazionale di diffusi abusi da parte del clero, mettendo sotto processo la Chiesa cattolica romana per la sconsiderata minaccia dei bambini. O’Gorman solleva la domanda: “La Chiesa è inadempiente ai suoi obblighi di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia?” 

    ( Estratto da news.bbc.co.uk )

  • Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili

    Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili

    ROMA – «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo…».

    È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano.
    A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.
    L’INCHIESTA – L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante.
    E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda. Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.
    I NUMERI – Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati.
    IL DIARIO – Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.
    IL VIDEO – Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno…, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare.
    IL VERBALE – Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr )lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva».
    Virginia Piccolillo
    21 novembre 2005
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml
  • Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Il papa in Brasile. I diari dei preti pedofili brasiliani, …secondo voi parlerà del 10% di preti brasiliani pedofili?…

    Chiesa e pedofilia: il nuovo caso Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili Denunce, arresti, 1.700 sacerdoti responsabili di cattiva condotta sessuale. Intervento deciso del Vaticano

    La copertina del settimanale brasiliano Istoè, della settimana scorsa , in cui era pubblicata l’inchiesta sui casi di pedofilia tra i preti brasiliani

    ROMA – «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo…».

    È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano.

    A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.

    L’INCHIESTA – L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante. E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda. Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.

    I NUMERI – Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati. 

    IL DIARIO – Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.

    IL VIDEO – Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno…, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare.

    IL VERBALE – Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto. Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr ) lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva». Virginia Piccolillo
    21 novembre 2005

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml