Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    Agli 80 anni di don Gelmini Berlusconi si presenta con un assegno da 5 milioni

    C’erano anche Gigi D’Alessio e Amedeo Minghi con tanti ministri I padri dei ragazzi salvati: «Grazie per quello che ha fatto per loro» Maria Corbi inviata ad AMELIA Il più bel regalo di compleanno, ottant’anni ieri. Don Pierino Gelmini l’ha avuto da Silvio Berlusconi: dieci miliardi di vecchie lire.

    Il più bel regalo, senza compleanno, Berlusconi lo ha avuto da Don Gelmini, sempre ieri, che ha ordinato di accoglierlo con un canto di «Alleluja» a tutto volume. Ovunque entrasse il premier, prima nella sala mensa e poi nell’auditorium della Comunità Incontro, veniva preceduto dalle note gloriose riservate, in Chiesa, a onorare il Signore. Un incontro di due ego travolgenti quello di ieri ad Amelia, nella struttura per il recupero dei tossicodipendenti nata nell 963.

    Don Gelmini che spiega al premier: «preferisco essere Papa che capo del governo». Berlusconi che gli dice, dopo avere visto i preti destinati alla successione da Don Pierino inginocchiarsi e promettergli fedeltà: «Mi hai dato un idea, quasi quasi chiamo i miei ministri azzurri e li faccio inginocchiare davanti a me…». Una festa-show con Gigi D’Alessio che canta la sua nuova canzone «Non c’è vita da buttare» dedicata ai ragazzi persi e che saluta Berlusconi con un «salve collega».

    Amedeo Minghi che dedica un videoclip a Don Pierino e una sfilata di potere di governo. Ad Amelia, per omaggiare questo fenomenale prete («esarca» precisa lui) che a ottant’anni ha una vitalità ed un’energia travolgenti, sono arrivati in tanti a iniziare dal capo del comitato dei festeggiamenti, il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri.

    Ci sono anche il ministro Rocco Buttiglione, il ministro Lunardi, Gustavo Selva, una sfilata di sottosegretari. Dalla prima repubblica spunta l’ex ministro De Lorenzo che sembra avere una missione: parlare con Berlusconi. E quando ci riesce/lo bacia anche. A rappresentare l’opposizione la presidente della regione Maria Rita Lorenzetti che nel salutare il padrone di casa, seduto nell’auditorium in prima fila vicino a Berlusconi,. gli riconosce il grande impegno nella lotta contro la droga ma dice: «non siamo d’accordo su molte cose».

    Non c’è il fratello di Don Pierino (sta- male), quel padre Eligio, anche lui fondatore di una comunità, che negli anni 70 divenne famoso per essere il padre spirituale di Gianni Rivera e per aver concesso, unico prete al mondo, un’intervista a «Playboy». Una giornata lunga, iniziata di mattina presto nello studio privato di Don Pierino dove sono arrivati in tanti a salutarlo, molti genitori di ragazzi salvati dalla comunità. Un padre entra piangendo, con una busta da lettera in mano piena di soldi da offrire a colui che ha ridato la vita a suo figlio. «Era rinato qui dentro, purtroppo poi fuori non ce l’ha fatta».

    Don Pierino prende la busta e lo abbraccia: «non devi piangere». «Suo figlio era un cantautore», spiega. A mezzogiorno tutti a messa. Don Pierino entra tra due ali di sacerdoti, seguito dal cardinale Jorge Maria Mejia. Mischiato tra i concelebranti c’è anche Alessandro Meluzzi, ex deputato azzurro, psichiatra fino a qualche giorno fa impegnato a commentare in tv gli irrecuperabili dell’ «L’Isola dei famosi», e adesso qui, in Comunità di recupero, in un angolo di Umbria, con il saio da frate e la croce indosso.

    Nelle pause del serrato programma Rocco Buttigliene parla della sua prossima terza prova da nonno (la figlia partorirà ad agosto) e rivela di aver cambiato idea su quale sia la vera vocazione della donna: «Credevo che fosse essere mamma. A un certo punto ho anche pensato che fosse essere suocera. Adesso che vedo mia moglie con i nipoti ho capito che la vera vocazione è quella di essere nonne. Un ruolo che le ringiovanisce di vent’anni». Come sempre è difficile capire se scherza o dice sul serio.

    Ma quando si mette a parlare di Cohn-Bendit il dubbio scompare, sta parlando sul serio: «C’è una nuova inquisizione in Europa contro chi sostiene valori cristiani guidata da un pedofilo. Qualcuno può negare o ha negato quello che sostengo di questo signore?». Buttigliene non ha un’esitazione e consiglia ai gay’di scegliersi un altro avvocato «perché non gli conviene farsi difendere da un pedofilo». Non manca Buttigliene felice per il terzo nipote «La vera vocazione delle donne, ho capito, è di fare le nonne» Compaiono anche Francesco De Lorenzo che bacia il premier e lo psichiatra Meluzzi con il saio da frate Una affettuosa carezza di don Pierino Gelmini a Silvio Berlusconi durante la festa dì ieri.

    http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0217_01_2005_0020_0013_1512270/

  • Eccellenza, lei sapeva e taceva

    Eccellenza, lei sapeva e taceva

    Da ADISTA n. 54 del 17-7-2004

    DOC-1539. AGRIGENTO-ADISTA. Un prete abusa di lui, dodicenne, sessualmente. Nel seminario arcivescovile di Agrigento che si trova nella vicinissima Favara. Per quattro anni. Prende coraggio Marco Marchese e racconta le sue sofferenze al vescovo, mons. Carmelo Ferraro di Agrigento.

    Vuole che nessun altro bambino o ragazzo debba patire quello che lui ha patito. Quel prete, don Bruno Puleo, è malato, sostiene Marco; lo faccia curare, chiede al vescovo, perché non possa più fare del male. Lo tranquillizza il vescovo: “ci penso io”. Ma l’unica cosa che fa è ’obbligare’ il reo a chiedere scusa all’offeso. E nulla più. Altri sette ragazzi, si viene a sapere poi, hanno subìto le attenzioni e le carezze morbose di don Puleo.
    Raccontiamo tutta la vicenda nel numero blu allegato, in un’intervista a Marco Marchese. Qui di seguito, invece, la lettera che Marco ha inviato l’8 luglio al vescovo Ferraro.

    Scrivo a lei, Eccellenza reverendissima monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita della Chiesa Agrigentina.
    Scrivo proprio a lei che, una sera di novembre del 2000, ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto. Forse lei non immagina nemmeno quanto mi sia costato, in quell’occasione, rivivere i momenti più brutti della mia vita.
    Ma a lei che importa?


    Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Non per lei, di cui m’importa ben poco, ma per questa povera Chiesa, che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi.


    Monsignor Wilton Gregory, presidente dei vescovi americani ha detto (la Repubblica, 21 febbraio 2002): “Ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto ha contribuito all’abuso sessuale di bambini e giovani da parte del clero e di persone all’interno della Chiesa”. Forse si starà chiedendo cosa ha a che fare tutto ciò con lei, si chiederà cosa ha fatto o non ha fatto ed io le voglio subito venire in aiuto. Lei era tenuto come tutti i vescovi diocesani ad informare tempestivamente la Congregazione Vaticana per la Dottrina della Fede delle eventuali accuse di pedofilia contro sacerdoti cattolici. Non sono io a dirlo, ma due documenti tratti dagli Acta Apostolicae Sedis, gazzetta ufficiale della Santa Sede, secondo cui i presuli debbono svolgere indagini nel caso vi sia anche solo il sospetto di pedofilia nei confronti di preti! Lei cosa ha fatto? Mi chiedo: perché lei, venuto a conoscenza di fatti sì gravi non ha preso alcun provvedimento seguendo il monito della Santa Sede? Cosa voleva che accadesse? Che io ritrattassi? Voleva forse recuperare il colpevole? E come? Facendo finta di niente? Lasciando il prete al suo posto, in mezzo alla gente, ai giovani e ai bambini per oltre un anno e mezzo? O voleva forse salvare l’onorabilità dell’istituzione? La piaga all’interno della Chiesa aumenta sempre più, nonostante la Chiesa abbia elaborato strumenti d’intervento a livello locale e universale senza riuscire a utilizzarli! E lo sa perché? Perché chi dovrebbe farlo tace, per paura o meno, si nasconde dietro al silenzio, portando ad una rovina ancora più grande e sono sicuro che se non avessi denunciato il fatto alla Procura, lei se ne starebbe ancora con le mani in mano.


    Mi chiedo, però, come mai, in occasione dell’attentato alla chiesa madre di Favara, in particolare per l’incendio del portone principale, lei (Il Giornale di Sicilia, maggio 2000, cronaca di Agrigento) definì il silenzio di chi sapeva come connivenza. E il suo silenzio attorno alla mia vicenda? Come bisogna definirlo? E mi viene da pensare che altre vicende simili alla mia siano state taciute, sotterrate nel silenzio! E chissà quante! Cosa sarebbe stato se non avessi raccontato a nessuno quanto successomi all’età di dodici anni in seminario a Favara? Glielo dico io: avrei continuato a soffrire in silenzio senza però l’amara delusione di vedere le persone che mi hanno ascoltato rimanere con le mani in mano; non avrei richiamato alla mente una vicenda che per me andava cancellata, che per me era troppo pesante. Non avrei avuto la grande delusione di aver accanto persone ipocrite, conniventi e mi fermo qui.


    Si ricorda quando nella stessa occasione del portone bruciato ha decretato un anno di preghiera in riparazione del sacrilegio compiuto? Un anno di preghiera, un rosario perpetuo, recitato ventiquattro ore su ventiquattro, perché “tutti siamo responsabili di tutti”, così si leggeva sul giornale.


    Le chiedo allora: quanto bisogna pregare per una infanzia bruciata, per un cuore che per sei anni non ha smesso di piangere in silenzio? Bruciare l’infanzia di un ragazzo non è più di un sacrilegio? E quanti rosari perpetui bisogna recitare per i mangia-bambini? E per quelle persone che pur sapendo, compreso lei, hanno fatto finta di niente? Non le viene in mente, al riguardo, la parabola del buon samaritano e soprattutto quelle persone, sacerdote e levita, che vedendo passarono oltre? Lei chi si sente di essere tra queste persone? Forse il buon samaritano? Ad essere sincero non mi importa nulla di quello che si sente. Mi importa dei bambini! Le ho raccontato di me, rivivendo per l’ennesima volta quello che lei, evidentemente, non può capire, quello che non ho mai saputo dimenticare e le chiedo: cosa ha fatto? Mi risuonano ancora le parole da lei pronunciate in occasione dell’abbattimento di alcune abitazioni abusive presso la Valle dei Templi: “Il Vangelo è passione d’amore per la verità. Quando è la dignità di un popolo ad essere compromessa, allora non posso tacere” (Il Giornale di Sicilia, 2 febbraio 2000, cronaca di Agrigento). Sicuramente tra i suoi tanti impegni ad alzare la voce in difesa dei deboli e in difesa della verità, non ha potuto leggere bene la lettera inviata dal santo Padre ai sacerdoti il giovedì santo, laddove affermava la vicinanza a coloro che hanno dovuto subire le conseguenze dei peccati dovuti al tradimento di preti ai loro voti e lo sforzo di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione.


    Ricordi bene che la dignità umana e la sacralità dei bambini vengono prima di ogni cosa! È questo cui la Chiesa mi ha insegnato a credere, ma evidentemente crediamo o abbiamo conosciuto un Dio diverso. Sì, perché se lei credesse nello stesso mio Dio, Padre, che ama e consola gli afflitti, Figlio, che si fa voce degli ultimi e dei più deboli, e Spirito Santo, che infonde forza e coraggio per sostenere la verità e la giustizia, ne avrebbe lo stesso timore che ne ho io! Avrebbe timore di questo Dio che dice: “Chiunque scandalizza uno solo di questi più piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo un macina d’asino e fosse gettato negli abissi del mare”; “chi accoglie anche uno solo di questi più piccoli in nome mio, accoglie me”; “i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre” (e gridano vendetta agli occhi di Dio). Ne parla tanto il Vangelo che lei instancabilmente annuncia, ma evidentemente del Vangelo si ricorda solo quello che fa più comodo!


    Sono convinto che per fare certe scelte e affrontare certi problemi che magari comportano dei rischi per la propria immagine o la mettono in gioco, ci vuole molto coraggio. Penso altresì che, per chi ha un po’ di coscienza e di fede, ci vorrà molto più coraggio nel presentarsi dinanzi a Dio che, preti o meno, ci chiederà conto di tutto. Dov’è la sua coscienza? Forse non faccio parte anche io come tanti altri ragazzi (i cui pianti, le cui sofferenze le dovranno pesare) del gregge che è affidato proprio a lei da Dio e dalla Chiesa? Non è lei che se ne deve prendere cura e non è a lei che Dio ne chiederà conto? Forse lei è immune al giudizio di Dio e degli uomini?


    Tra le poche persone che mi hanno sostenuto nella mia vicenda vi è il Santo Padre che continua a darmi speranza. Egli che ha rifiutato categoricamente gli infingimenti, le omertà, le complicità. Il papa non ha taciuto!
    Mi ritornano alla mente le parole del cardinale Ersilio Tonini secondo cui è meglio avere dieci sacerdoti in meno che averne uno sbagliato. La pedofilia e l’omosessualità vanno affrontati tempestivamente e con fermezza! (Jesus, luglio 2002). Disse altresì che i rettori dei seminari e i direttori spirituali non possono permettersi di lasciar correre!
    Non è a lei che la Chiesa chiede e impone di accertare l’integrità dei seminaristi e di quanti si accostano all’ordine sacro? Non è lei che ha ordinato quel giovane prete? Non è stato lei a decidere quali giovani seminaristi dovevano essere assistenti dei ragazzi del seminario di Favara?


    Lo sa perché le ho raccontato di me quella sera di novembre? Perché credevo in lei, credevo che lei, quale pastore di questo gregge e difensore dei più piccoli e più deboli, avrebbe ascoltato il mio grido e avrebbe impedito altre “carneficine” di bambini e di sogni!


    Concludo, Eccellenza, rinnovando la mia fiducia nella Chiesa di Cristo e a sua Santità Giovanni Paolo II che, rivolto ai giovani riuniti a Toronto, ha avuto il coraggio, ancora una volta, di dire: “Mi vergogno per i preti pedofili e per chi ha coperto con il silenzio questi abomini”.


    Possano queste parole risvegliare la sua coscienza, assopita in un torpore durato troppo a lungo.
    Marco Marchese
    (ex seminarista del seminario di Agrigento)

    Mercoledì, 14 luglio 2004

  • Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria

    di Paolo Valentino

    Inchiesta su 40 mila foto e filmati trovati nella biblioteca della più conservatrice scuola cattolica per sacerdoti

    In apparenza è un seminario. Anzi, il più tradizionalista e ultraconservatore dei seminari cattolici in Austria, luogo di religiosa purezza, preghiera e pio magistero alla cura delle anime, dove volentieri l’anziano arcivescovo Kurt Krenn predicava, bollando con parole di fuoco i rei contro natura.

    In realtà, quello della diocesi di Sankt Pölten, ottanta chilometri a Ovest di Vienna, è stato in questi anni un antro di orchi pedofili, teatro di perversioni peccaminose, una Sodoma asburgica dove preposti e seminaristi indulgevano spesso e volentieri in orge omosessuali, giochi erotici e notti scandite da alcol e sesso, al posto delle orazioni. Qualcuno parla anche di parodie naziste e cerimonie ufficialmente esecrate dal Vaticano, come la celebrazione di un finto matrimonio gay, fra due aspiranti preti, officiato dal direttore, inutile precisare tutti in costume adamitico.

    C’è ancora del marcio nella Chiesa austriaca. A sei anni dallo scandalo del cardinale Hans Hermann Groer, l’ex primate, morto nel 2003, che era stato riconosciuto colpevole di aver sessualmente abusato di giovani religiosi, una nuova, devastante scoperta scuote le fondamenta del cattolicesimo viennese.

    Non più sospetti o bugie di “querulanti ubriachi”, come aveva fin qui sostenuto monsignor Krenn, capo della diocesi incriminata, quando il tema era più volte venuto a galla in passato. Ma un’incredibile documentazione fotografica, scoperta un anno fa nei computer della biblioteca del seminario e ora al vaglio delle autorità di polizia, in attesa della formale apertura di un’inchiesta criminale da parte della magistratura. Almeno 40 mila istantanee e una quantità imprecisata di filmati pornografici, che illustrano con precisione e ricchezza di dettagli gli esercizi, non esattamente spirituali, di Sankt Pölten. Alcune di queste ! comprend erebbero atti sessuali dei preposti con minorenni.

    A svelare lo scandalo, il settimanale Profil , che nell’edizione in edicola ieri ha pubblicato alcune delle foto, dove i religiosi e i loro allievi vengono immortalati mentre si baciano appassionatamente sulla bocca. Secondo il periodico, l’inchiesta è partita, dopo che diverse immagini e film girati a Sankt Pölten erano apparsi su un sito a luci rosse polacco.

    Il direttore del seminario, Ulrich Küchl e il suo vice, Wolfgang Rothe, si sono dimessi, pur protestando la loro innocenza. Su di loro pende l’accusa di pedofilia. La diocesi si è schierata a quadrato in loro difesa. Monsignor Krenn, soprattutto, ha definito gli addebiti infondati, liquidando addirittura le foto, che ha ammesso di aver visto, come “ragazzate”.

    Fortunatamente, i vertici della Chiesa viennese sono di ben altro parere. “Tutto ciò che ha a che fare con la pratica dell’omosessualità, non può trovare spazio in un seminario per preti”, recita un comunicato della Conferenza episcopale austriaca, che ha anche annunciato l’avvio di una indagine interna, al termine della quale non è difficile prevedere le dimissioni di Krenn, 68 anni, da vescovo di Sankt Pölten.

    E in questo senso si sono già levate diverse voci dall’interno del mondo cattolico: “Krenn è il vero responsabile e deve rispondere di tutto questo davanti alla Chiesa e a Dio”. ha detto Martin Walchhofer, il prelato che supervisiona tutti i seminari austriaci. Anche la politica è intervenuta. “Collezionare materiale pornografico, che coinvolge bambini, non può essere liquidato come una ragazzata”, ha dichiarato Thomas Huber, leader dei Verdi. Un portavoce dell’opposizione socialdemocratica, Hannes Jarolim, ha chiesto al ministero dell’Interno di indagare per favoreggiamento nei confronti dello stesso arcivescovo e aprire una procedura formale.

    Secondo Profil , una foto documenterebbe la celebrazione del matrimonio gay da parte del reverendo K Cchl. Il resto del materiale, con le parole del procuratore Walter Nemec, “mostra i seminaristi in situazione perverse con i loro superiori”.

    Un seminarista di Sankt Pölten, citato dal settimanale, afferma che “tutti sapevano cosa succedesse da noi, non era possibile ignorarlo, ma nella Chiesa domina un silenzio di piombo, quando si tratta di temi tabù, semplicemente non sappiamo in che modo affrontare correttamente il problema”. Quelli che avevano provato a parlarne direttamente con i due superiori o con Krenn, sono stati subito identificati da loro come nemici e isolati.

    Anche la polizia, afferma Profil , avrebbe trovato all’inizio grosse difficoltà a rompere il muro dell’omertà di Sankt Pölten, dopo la scoperta del materiale e le prime denunce inviate via email da alcuni seminaristi.

    Paolo Valentino


    www.ildialogo.org/Ratzinger/chocinaustria14072004.htm

  • PEDOFILIA ACCOLTE DAL GIP LE RICHIESTE DEI LEGALI DEL SACERDOTE. IL PROCESSO IL 29 GIUGNO

    PEDOFILIA ACCOLTE DAL GIP LE RICHIESTE DEI LEGALI DEL SACERDOTE. IL PROCESSO IL 29 GIUGNO

    Il rito abbreviato è stato fissato per martedì 29 giugno. Nel corso dell’udienza sono state anche depositate dal perito incaricato dal magistrato le registrazioni di telefonate intercorse fra don Bruno e altri sacerdoti. Su questi colloqui erano circolate tantissime illazioni.

    Era stata persino ventilata l’ipotesi che qualche sacerdote potesse trovarsi in una situazione imbarazzante per quanto detto a don Bruno. Sul contenuto delle registrazioni il riserbo è strettissimo. Secondo alcune indiscrezioni dai colloqui non sarebbe emerso nulla di interessante o quanto meno non nella misura che potrebbe implicare il coinvolgimento di altri preti nella vicenda processuale.
    Ricordiamo che l’ex parroco di Colleminuccio, arrestato per ben due volte dai Carabinieri, è accusato per diversi episodi di pedofilia che sarebbero avvenuti a Cologna Spiaggia, a Giulianova, dove don Bruno ha esercitato per anni le funzioni di diacono, dia a Coleminuccio dove il sacerdote era stato nominato parroco. A questo punto non resta che attendere l’esito del rito abbreviato.
    Redazione onlinehttp://www.iltempo.it/2004/06/22/rito-abbreviato-per-don-bruno-tancredi-1.780868
  • Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    Ma i fedeli assolvono il sacerdote indagato

    LANUSEI. Una valanga di attestati di solidarietà arriva da tutta Ogliastra a don Pietro Sabatini, il rettore del seminario di Lanusei coinvolto in un’inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    In attesa che il giudice Giorgio Altieri si pronunci sul delicato caso, il prossimo 20 aprile, i fedeli hanno già assolto (e con formula ampia) il sacerdote, unanimemente considerato un uomo al di sopra di ogni sospetto.

    Nessuno crede che don Pietro, 45 anni e mezzo, originario di Lotzorai, sia indegno dell’abito che porta. Anzi, quelli che lo conoscono sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui, e a scommettere sulle sue doti umane e religiose. Dopo le mamme dei seminaristi, la presidentessa dell’Azione Cattolica Giulia Aresu, la comunità parrocchiale di Escalaplano, a fianco del rettore si schierano tante altre associazioni. L’elenco si apre con gli ex allievi dello seminario, scuola di formazione dei sacerdoti del futuro.

    Il presidente Alberto Cannas, originario di Ulassai, esprime «piena e convinta solidarietà al carissimo don Pietro, di cui conosciamo le grandi doti umane e sacerdotali, nella certezza che presto la sua figura di sacerdote e di uomo risulterà limpida agli occhi degli uomini cosi come lo è agli occhi di Dio». Altra testimonianza preziosa per il sacerdote viene da Giorgio Cabras, medico e presidente del gruppo scout di Ussassai, affiliato all’Agesci. «Don Pietro – sostiene – è una persona eccezionale, un educatore nato. Noi genitori abbiamo totale fiducia in lui, siamo pronti ad affidargli in qualsiasi momento i nostri figli. Consideriamo don Pietro un fratello, e queste non sono frasi fatte. Per anni è stato nostro assistente spirituale, ha condiviso con noi gite ed escursioni, e mai nessuno ha visto un atteggiamento meno che corretto da parte sua.

    I ragazzi lo adorano, lui è stato l’unico che è riuscito a confessarli e fargli fare la comunione, lasciandoci tutti a bocca aperta. È impossibile dubitare di una persona come don Pietro. Se ha sbagliato lo avrà fatto per ingenuità, oltre che per motivi pedagogici. Sappia che gli scout sono tutti con lui e lo aspettano a braccia aperte». Affetto, amicizia e solidarietà arrivano anche da Umberto Martinelli, presidente degli ex allievi salesiani dell’Ogliastra. «Auspichiamo che la vicenda si concluda al più presto – spiega Martinelli – e che don Pietro torni a dare il suo contributo alla nostra diocesi. Lo conosciamo come una persona seria, e dunque gli confermiamo la nostra stima».

    Il gruppo di preghiera e di canto ‘Regina d’Ogliastra”, del Rinnovamento dello Spirito, esprime l’auspicio che don Pietro chiarisca la sua posizione e che dell’Ogliastra si parli per le iniziative ecclesiali, le opere di bene e la spiritualità. Infine, l’Associazione Culturale Ogliastra, che promuove il premio letterario ‘San Giorgio”, ribadisce di essere in linea «con quanto già espresso pubblicamente da monsignor Antioco Piseddu. Riaffermiamo la stima verso don Pietro – sostiene la presidentessa Anna Maria Piga – e siamo vicini alla chiesa locale e alla sua famiglia».
    Tommaso Miraglia

  • Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    Pedofilia, arrestati due preti Adescavano nell’ oratorio

    TORINO – Due sacerdoti piemontesi sono finiti in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza sessuale su minori.

    Il primo è padre Domenico Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al doposcuola dell’ istituto don Orione svolge l’ attività di animatore.

    Lo accusano cinque ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i filmati delle telecamere che i poliziotti hanno installato nell’ oratorio. Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni, parroco di un paesino di 2000 abitanti, Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in quella zona della provincia di Torino dove, in mezzo a una immensa pianura, ci sono le fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi. A denunciarlo è stata una ragazzina di tredici anni che da un anno subiva le sue molestie.

    L’ adolescente è figlia di una parrocchiana che proprio a don Roberto, in confessionale, aveva confidato di essere stata violentata, in gioventù, dal maestro elementare. Il sacerdote non ha esitato a fare subire alla figlia la stessa violenza sessuale e psicologica che la madre aveva sofferto da bambina. L’ ha palpeggiata con la forza mentre si trovava a casa sua – approfittando dell’ assenza dei genitori – mentre l’ aiutava a fare i compiti. Le ha scritto lettere oscene con pesanti riferimenti alla sua pubertà.

    E l’ ha molestata al telefono. Con il sacerdote è finito agli arresti domiciliari, per lo stesso reato, anche l’ animatore della parrocchia (poi risultato estraneo ai fatti): pure lui, secondo l’ accusa del pm di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe molestato l’ adolescente. Quelle telefonate sconce di don Roberto («Lo sai che Xxxx mi sta facendo questo, sai cos’ è vero? Poi lo fai anche tu, eh?»), avevano turbato la ragazzina al punto che i genitori si erano insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore di quei colloqui telefonici, hanno subito sporto denuncia. Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi, «quella ragazzina mi provocava».

    Don Roberto Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati temevano che la solitudine forzata degli arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a un gesto di estremo sconforto. Paradossalmente, hanno ritenuto che il carcere, in questo momento così delicato della sua vita, fosse per lui più sicuro. Sulla vicenda è intervenuto l’ arcivescovo di Torino, monsignor Severino Poletto. Il cardinale «ha espresso la propria vicinanza a quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e ha auspicato che «le autorità competenti possano in tempi brevi fare piena luce sul caso». Poi, ha voluto «confermare stima e fiducia nei confronti del clero della sua diocesi che da sempre si distingue per il generoso impegno pastorale».

    Analoga, e altrettanto triste, la storia che ha visto come protagonista, nell’ Alessandrino, padre Domenico Marcanti. Contro di lui le intercettazioni ambientali, anche filmate, disposte dopo la denuncia presentata una decina di giorni fa in questura dai genitori di un ragazzino di dodici anni. Il minore aveva parlato di abbracci, palpeggiamenti e baci, comportamenti raccontati anche dagli altri minorenni identificati attraverso le immagini registrate e ascoltati dagli investigatori. «Ce l’ aspettavamo», è stato il commento del padre di un ragazzo che frequenta il doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato ieri pomeriggio nel carcere di piazza don Soria. Per oltre un’ ora ha risposto alle domande del gip, che ha firmato l’ ordinanza di custodia e del pm che conduce l’ inchiesta.

    ALBERTO CUSTODERO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/30/pedofilia-arrestati-due-preti-adescavano-nell-oratorio.html

  • Fare causa al Papa: la storia di Colm

    Fare causa al Papa: la storia di Colm

    L’inchiesta si è concentrata sul tormento di Colm O’Gorman dopo essere stato abusato sessualmente da padre Sean Fortune, il parroco della contea di Wexford.

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    Padre Fortune ha aggredito e violentato Colm O’Gorman per oltre due anni e mezzo.

    Monsignor Comiskey, vescovo di Ferns, ha ammesso di essere a conoscenza delle accuse di abusi su minori che coinvolgevano diversi sacerdoti della sua diocesi quando fu nominato per la prima volta nel 1984.

    Ma nei successivi 15 anni non riuscì a impedire a uno dei peggiori abusi clericali d’Irlanda, padre Sean Fortune, di condurre una campagna di terrore nelle sue parrocchie.

    Il vescovo si è dimesso

    Il vescovo Comiskey si è rifiutato di rilasciare interviste, quindi è stato affrontato al suo arrivo nella chiesa di Wexford, dove si stava recando per celebrare la messa.

    È uscito dall’auto cantando: “Sopravviveremo” e ha subito respinto l’intervistatore.

    L’emittente pubblica irlandese RTE ha ritrasmesso il film in seguito alle numerose richieste del pubblico.

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    Il vescovo Comiskey ha pronunciato il suo discorso di dimissioni sui gradini del suo palazzo di Wexford il giorno prima della trasmissione.

    Nel suo discorso ha affermato: “La mia permanenza in carica potrebbe essere un ostacolo alla guarigione… perciò ho presentato le mie dimissioni a Papa Giovanni Paolo II”.

    Di fatto, il vescovo Comiskey fu costretto a dimettersi.

    Il Papa accettò le sue dimissioni.

    Il Vaticano ha annunciato che il suo Canone 401 del Diritto Canonico recita: “Un Vescovo che… sia diventato inadatto all’adempimento del suo ufficio è caldamente invitato a presentare le proprie dimissioni”.

    Una scia di abusi

    Padre Fortune, il sacerdote al centro della controversia, era stato rimosso da una parrocchia, per poi esserne assegnato a un’altra.

    Continuava a comportarsi in modo vergognoso, quindi il vescovo Comiskey lo mandò a Londra per farsi visitare da uno psichiatra e per seguire un corso sui media.

    Tornato in Irlanda, fu nominato direttore di un’azienda cattolica di radiodiffusione e formazione nel settore dei media.

    Questo gli garantiva un accesso illimitato a un numero ancora maggiore di ragazzi.

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    Padre Fortune fu infine arrestato nel 1995 e accusato di 66 capi d’imputazione per violenza sessuale e sodomia.

    Si suicidò nella prima settimana del suo processo, nel 1999.

    Invece di prestare soccorso alle numerose vittime di Fortune, il vescovo Comiskey fuggì dalla sua diocesi e fu infine ritrovato in una clinica per la disintossicazione da alcol negli Stati Uniti.

    In “Suing the Pope – the update” Colm O’Gorman racconta come ha cercato di costringere la Chiesa ad ammettere l’entità della sua conoscenza e dell’insabbiamento degli abusi commessi da Fortune.

    Il governo irlandese ha quindi avviato un’inchiesta e da allora il paese ha attraversato una sorta di crisi costituzionale.

    Il diritto canonico non offre protezione

    Per la prima volta, lo Stato è stato costretto a sfidare l’autorità della Chiesa cattolica e ad affermare il proprio predominio in ambito giuridico.

    Il “Diritto Canonico”, che regola internamente la Chiesa Cattolica, è stato deriso dal ministro della giustizia irlandese.

    Lo ha descritto come: “Poco più rilevante delle regole di un golf club”.

    Ha avvertito la Chiesa che non può più usare il Diritto Canonico come scusa per occultare le prove.

    La Chiesa ha ormai abbandonato la propria “indagine indipendente” sugli abusi sessuali sui minori.

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    Tuttavia, Colm O’Gorman continua a intentare causa contro il vescovo Comiskey, il nunzio apostolico e il Papa.

    Tuttavia, continuano a rivendicare l’immunità diplomatica, che li esonera dal dover rispondere a qualsiasi domanda sullo stupro subito da padre Fortune.

    Per il coraggio dimostrato di fronte alle sue sofferenze, Colm ha ricevuto il premio “Personaggio irlandese dell’anno” da RTE.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/correspondent/2681141.stm

  • Turco (Radicali) su Chiesa e pedofilia: “Nessuno è al di sopra della legge”.

    Turco (Radicali) su Chiesa e pedofilia: “Nessuno è al di sopra della legge”.

    Le conclusioni dell’incontro tra il Papa e i vescovi americani sono pericolose per la società ed espongono ulteriormente le potenziali vittime di violenze sessuali da parte di membri del clero. Non una parola è stata detta sul rapporto tra la ‘giustizia’ ecclesiastica e la giustizia degli Stati”.

    Così il presidente degli eurodeputati radicali, Maurizio Turco, ha commentato, all’indomani del summit tra Giovanni Paolo II e i cardinali americani chiamati a rendere conto dei casi di pedofilia verificatisi tra i sacerdoti degli Stati Uniti, l’esito dell’incontro. Un esito che Turco considera insufficiente, tanto da affermare che le gerarchie vaticane sono “ree di fatto di sottrarre alla giustizia sia i colpevoli che i complici (anche se con passaporto vaticano)”.

    Intervistato dal VeLino, l’europarlamentare radicale chiarisce il suo pensiero al riguardo:
    “Ritenevo e ritengo con sempre maggiore forza e convinzione che la Chiesa non deve, nel senso che gli Stati non devono consentirglielo, che di fronte a dei reati, che non confondo assolutamente con i peccati, il processo e la sanzione ecclesiastica possano di per sé sostituire il processo e la sanzione penale. Voglio anche chiarire”, aggiunge Turco, “che aborro i processi sommari, anche se di matrice vaticana”. Il tema dei reati addebitati a rappresentanti del clero è tanto delicato e controverso che lo stesso rappresentante radicale riconosce di avere, sulla necessità di un rapporto cogente tra giustizia ecclesiastica e giustizia degli Stati, pochi riferimenti laici da esibire. “Per la verità ho avuto invece delle critiche, anche in ambito radicale”, ammette Turco, che ricorda però di aver riscontrato convergenze – “sebbene ancora solo come manifestazione di un principio” – in un’autorevole voce vaticana.

    “Infatti, il 24 aprile Monsignor Amédée Grab, presidente dei vescovi europei, ha sostenuto che secondo lui è necessario ‘non far mancare la collaborazione con la legge e dare risposte adeguate sul piano penale e dei risarcimenti’. Se c’è scandalo su questo, per me è da scrivere al solito moralismo bacchettone che nulla ha a che vedere con un principio sacrosanto. È noto che le diocesi americane hanno cominciato a pagare i danni alle vittime”, prosegue Turco. “Sono somme rilevanti che, proiettate sul totale delle cause in corso e previste – il cui totale si stima in circa tremila – potrebbero causare grave danno alla presenza cattolica negli Stati Uniti”.

    LE PRIORITÀ PER LA CHIESA

    Sono essenzialmente tre i problemi, di diversa natura, che il Vaticano dovrà affrontare: “Il primo, contingente, è relativo a quello che sinora è accaduto nella Chiesa, cioè ai silenzi e alle omissioni, di fronte a molestie e violenze sessuali a danno di infanti, giovani o adulti. Penso che sia interesse della Chiesa fare un’indagine approfondita, punire i peccatori e segnalare alla giustizia chi ha commesso reati. Il secondo è relativo alle misure da prendere per contenere la presenza di pedofili nel clero, o, per meglio dire, di molestatori e violentatori sessuali. Ho letto che negli Stati Uniti i cardinali hanno pensato di dare istruzioni ai vescovi perché dei loro rappresentanti vadano in giro per ripulire i seminari dai giovani con tendenze omosessuali. Spero che quest’idea balzana sia subito messa nel cassetto, giacché con quest’approccio dovrebbero poi occuparsi anche delle religiose con tendenze lesbiche. Inoltre, non si capirebbe perché bisogna ‘salvare’ preti e suore con tendenze eterosessuali, visto che la sessualità è bandita”.

    Il terzo problema, dice Turco, è di fondo, e verte su come la Chiesa cattolica affronta il problema della libertà e della responsabilità dell’individuo rispetto alla sessualità e alla famiglia. “A questo proposito vorrei appoggiarmi ancora una volta a Monsignor Grab, il quale ha ricordato che ‘la pedofilia è una malattia e non una piaga che affligge in modo particolare il clero: dalle statistiche risulta che le violazioni dei bambini avvengono anche nelle famiglie stesse’. È proprio così. In base ai dati forniti due anni fa dal Censis, su 100 violenze compiute ai danni di minori, 90 avvengono in famiglia, 8 da parte delle cosiddette ‘figure di riferimento’ (insegnanti, religiosi, eccetera), e solo 2 da parte di estranei”. Replicando a una tesi sostenuta da Gianni Baget Bozzo, secondo il quale gli scandali scoppiati in America sono il frutto di una campagna messa in atto dalle sette protestanti, molto potenti negli Stati Uniti, contro la chiesa cattolica, Turco dice che “la lettura di Baget Bozzo è parziale, anche se potrebbe essere fondata.

    Per il momento, però chi non versa più soldi alle diocesi americane sono i cattolici. A meno che non vogliamo pensare che erano i protestanti a versare quel danaro, e che oggi hanno smesso di farlo nell’ottica del complotto volto alla distruzione della presenza cattolica negli Usa”. Da rappresentante delle istituzioni europee, Turco ricorda che tutte le nazioni (non solo quelle che fanno parte dell’Ue) devono trovare uno snodo giuridico affinché i reati commessi da rappresentanti delle istituzioni religiose siano anch’essi perseguibili. “Penso anche che andrebbe configurata un’aggravante per i ministri religiosi, sulla falsariga di quella applicata ai pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni. Mi sembra innanzitutto una misura di tutela della Chiesa”. Infine, Turco avvisa che “la burocrazia vaticana, come tutte le burocrazie, tenta e tenterà in tutte le maniere di difendere i propri privilegi e le proprie immunità. Per quanto riguarda i privilegi, è fatto interno alla Chiesa e che questa, nel suo insieme, regolerà come meglio vorrà. Per quanto riguarda le immunità, è fatto che ci riguarda in quanto cittadini”. Certe figure di rilievo, più esposte del cittadino medio, vanno difese da provvedimenti frettolosi e pregiudiziali, precisa il presidente degli europarlamentari radicali, ma l’impunità, conclude, non deve essere garantita “nemmeno al Papa”.

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  • L’Irlanda ordina un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.

    L’Irlanda ordina un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.

    Il governo irlandese ha ordinato un’inchiesta statale sulle accuse di abusi sessuali su minori mosse contro un sacerdote cattolico romano, suicidatosi tre anni fa.

    Le pressioni sulle autorità affinché indaghino sul sacerdote, padre Sean Fortune, sono aumentate da quando il vescovo di Ferns, monsignor Brendan Comiskey, si è dimesso questa settimana a seguito delle critiche sulla sua gestione del caso, dopo un documentario della BBC andato in onda il mese scorso.

    Bisogna cercare di chiudere questa vicenda, perché non fa bene a nessuno.
    Il ministro per l’infanzia Michael Martin

    Fortune è morto poco prima di dover affrontare il processo per abusi su minori, commessi tre anni prima.

    Il Ministro della Salute e dell’Infanzia, Micheál Martin, ha annunciato la nomina di George Birmingham, uno dei migliori avvocati irlandesi, per esaminare il modo migliore di procedere con un’inchiesta sul caso Ferns.

    “Credo sia necessario cercare di chiudere questa vicenda, perché non fa bene a nessuno”, ha detto Martin.

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    “Sta causando molto trauma e dolore, e credo che per il bene del Paese e della società in generale sia necessaria una soluzione a questi problemi.”

    Sebbene nessuno possa essere obbligato a testimoniare, il signor Martin ha affermato di sperare che tutte le parti coinvolte, compresa la Chiesa cattolica, collaborino.

    Entro tre mesi è previsto un rapporto preliminare su come si svolgerà l’inchiesta e su come potrebbe essere affrontato il tema più ampio degli abusi da parte del clero.

    Vittime

    Colm O’Gorman, uno dei quattro uomini che hanno rivelato nel programma BBC Correspondent di essere stati vittime di abusi da parte di Fortune nella contea meridionale di Wexford negli anni ’80, ha accolto con favore la decisione.

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    “Questo è il modo migliore per ottenere ciò che tutti desideriamo: che venga a galla tutta la verità sul perché la Chiesa ha protetto gli abusatori per così tanto tempo e perché altre figure di autorità non sono intervenute”, ha affermato.

    Il caso Ferns ha innescato nuove rivelazioni di abusi sessuali da parte del clero e un’ondata di indignazione nell’Irlanda, a stragrande maggioranza cattolica, dove l’immagine della Chiesa è stata gravemente danneggiata da una serie di scandali nell’ultimo decennio.

    Vertice di crisi

    Il dottor Comiskey ha ammesso di non aver fatto abbastanza per proteggere i bambini nella sua diocesi della contea di Wexford.

    Il vescovo Donal Murray di Limerick ha annunciato di aver presentato denunce alla polizia per abusi sessuali commessi da sacerdoti nella sua diocesi sud-occidentale.

    Negli ultimi mesi, la pressione sulla Chiesa cattolica romana è aumentata anche altrove, con una serie di accuse di abusi negli Stati Uniti che sono culminate in azioni legali contro alcune delle figure più importanti della gerarchia ecclesiastica.

    A breve i 30 vescovi della Chiesa in Irlanda si riuniranno per un vertice di crisi sugli eventi del mese scorso.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/1912153.stm

  • Il vescovo si dimette per la gestione di un caso di abusi sessuali.

    Il vescovo si dimette per la gestione di un caso di abusi sessuali.

    Il vescovo cattolico di Ferns, nella Repubblica d’Irlanda, si è dimesso in seguito alle critiche ricevute per la sua gestione delle accuse di abusi sessuali.

    Il dottor Brendan Comiskey era sottoposto a crescenti pressioni affinché si dimettesse dopo la messa in onda, il mese scorso, di un documentario della BBC sulla sua gestione del caso di padre Sean Fortune.

    Il vescovo ha annunciato le sue dimissioni lunedì presso l’ufficio diocesano di Wexford.

    Il vescovo ha affermato di aver fatto del suo meglio per gestire la vicenda, ma che “chiaramente non è stato sufficiente”.

    Maltrattato

    Ha affermato di aver trovato padre Fortune “quasi impossibile con cui avere a che fare”.

    Il sacerdote si è suicidato nel 1999 mentre era in libertà su cauzione, accusato di 29 gravi abusi sessuali su giovani ragazzi.

    Dopo la sua morte, è emerso che la polizia dell’Irlanda del Nord lo aveva interrogato in merito ad accuse di abusi su minori.

    Si riferivano alle lamentele presentate da tre bambini di un centro giovanile durante il periodo in cui lui lavorava in un orfanotrofio nella zona sud di Belfast negli anni ’70.

    Il dottor Comiskey ha dichiarato che si recherà in Vaticano entro la fine della settimana per presentare formalmente le sue dimissioni.

    L’abuso sessuale sui minori è per me profondamente abominevole.
    Vescovo Brendan Comiskey

    Il vescovo ha chiesto scusa a quattro uomini i cui casi sono stati presentati nel documentario e a “tutti coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti della diocesi”.

    “L’abuso sessuale sui minori mi ripugna profondamente. Chiedo scusa anche alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che sono stati offesi o feriti in vari modi da padre Sean Fortune”, ha affermato.

    “Nel tentativo di affrontare la complessità e il conflitto che hanno sempre circondato padre Fortune e che esistevano già prima della mia nomina a vescovo di Ferns nel 1984, posso solo assicurarvi di aver fatto del mio meglio. Chiaramente non è stato sufficiente.”

    Il dottor Comiskey ha affermato di aver affrontato padre Fortune regolarmente, di averlo rimosso dal ministero, di aver chiesto consiglio a dei professionisti e di aver “tentato la via della compassione e della fermezza”.

    Avrei dovuto adottare un approccio più informato e più coordinato nei miei rapporti con lui e per questo chiedo perdono.
    Vescovo Comiskey

    “Eppure non sono mai riuscito a ottenere un risultato soddisfacente.”

    “Padre Fortune ha commesso gravissimi torti e ha ferito molte persone.”

    “Nonostante le difficoltà che ha presentato dal punto di vista gestionale, avrei dovuto adottare un approccio più informato e più coordinato nei miei rapporti con lui e per questo chiedo perdono.”

    Il dottor Comiskey ha affermato di aver ora compreso di non essere la persona adatta a realizzare l’unità e la riconciliazione tra la diocesi e le vittime del sacerdote.

    L’arcivescovo Sean Brady e il cardinale Desmond Connell della Conferenza episcopale irlandese si sono detti “profondamente rattristati” dalle dimissioni del dottor Comiskey.

    Hanno condannato il “grave e ripugnante male” degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti e hanno affermato che la vicenda ha danneggiato la reputazione della Chiesa.

    In una dichiarazione congiunta hanno affermato: “Ci rendiamo conto che l’intera Chiesa in Irlanda sta soffrendo in questo momento per lo scandalo causato da questo male e dal modo in cui è stato talvolta trattato.

    “È uno scandalo che ha suscitato un’indignazione del tutto giustificata.”

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/1905395.stm