Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • L’arcidiocesi di Madrid riceve 34 denunce per abusi sessuali contro il clero, di cui 23 minorenni

    L’arcidiocesi di Madrid riceve 34 denunce per abusi sessuali contro il clero, di cui 23 minorenni

    (Julio Núñez, El País) L’arcidiocesi di Madrid ha pubblicato questo mercoledì il conteggio annuale dei casi di abusi sessuali ecclesiastici che Repara, il suo ufficio di assistenza alle vittime, ha ricevuto: 34 denunce contro membri della Chiesa, 23 delle quali le vittime erano minorenni quando si sono verificati gli eventi. 

    Di questi casi, 16 non erano ancora venuti alla luce. La diocesi non ha comunicato il numero degli aggressori, anche se precisa che ci sono diversi colpiti che indicano lo stesso sacerdote a Madrid. 

    Solo una dozzina dei casi sono stati commessi da sacerdoti appartenenti al vescovado di Madrid (due contro minori).(…)

  • In Portogallo un report indipendente sugli abusi della chiesa cattolica stima 4.815 vittime in 70 anni. Il primo rapporto italiano, invece, è stato una totale farsa.

    In Portogallo un report indipendente sugli abusi della chiesa cattolica stima 4.815 vittime in 70 anni. Il primo rapporto italiano, invece, è stato una totale farsa.

    Anche in Portogallo, la Chiesa Cattolica ha iniziato a fare luce sui casi di abusi sessuali su minori che la riguardano direttamente. Una Commissione di indagine indipendente ha presentato ieri un report che ha individuato 4.815 casi avvenuti fra il 1950 e il 2022. Da gennaio a ottobre, la Commissione ha raccolto oltre 500 denunce, da cui è stata elaborata una stima, “un numero minimo, assolutamente minimo di 4.815 vittime”, come ha dichiarato il presidente Pedro Strecht, psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza, aggiungendo che il numero reale potrebbe essere molto più alto.

    Stando al rapporto, il 77% degli abusi è stato commesso da sacerdoti mentre le vittime hanno un età media di 11,2 anni. Nella maggior parte dei casi gli abusi si sono ripetuti per più di una volta e per un terzo delle vittime sono arrivati a durare oltre un anno. Quasi la metà di chi si è fatto avanti ha parlato delle violenze per la prima volta, mentre le denunce sono solo 25, in quanto la maggior parte dei presunti casi è caduta in prescrizione.

    L’inchiesta del Portogallo fa seguito a quelle di Francia, Germania, Australia, Irlanda e Paesi Bassi. Anche in Italia, lo scorso novembre, sono stati rilasciati i risultati dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa, ma l’indagine è sembrata una farsa totale, risultando pienamente deludente.

    Nella maggior parte delle sue quaranta pagine, il testo si concentra infatti soprattutto nella mappatura dei Servizi territoriali e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori attivati nelle diocesi, per “illustrare la realtà delle buone pratiche sviluppate dalla Chiesa”. I dati contenuti sono scarni e parziali: oltre a riguardare solo alcuni casi avvenuti tra il 2020 e il 2021 – indagando quindi due anni e non venti, come precedente annunciato –, considera solo quelli di pertinenza degli sportelli delle diocesi, mentre mancano, come spiega Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, quelli “della congregazione per la Dottrina della Fede, i casi finiti in magistratura e i casi che abbiamo noi come associazione”. Nell’attesa di una fotografia più precisa, risulta ancora più urgente la creazione di una commissione italiana davvero indipendente.

  • La diocesi di San Diego potrebbe dichiarare bancarotta a causa di reclami per abusi

    La diocesi di San Diego potrebbe dichiarare bancarotta a causa di reclami per abusi

    Il cardinale Robert McElroy di San Diego ha annunciato la scorsa settimana che la diocesi sta valutando la possibilità di dichiarare bancarotta a causa dei costi legali “sbalorditivi” per rispondere a 400 nuove cause intentate durante un’estensione di tre anni in tutto lo stato della prescrizione per i casi di abusi sui minori.

    “Il fallimento fornirebbe un percorso per garantire che i beni della diocesi siano usati equamente per risarcire tutte le vittime di abusi sessuali, continuando i ministeri della Chiesa per la formazione della fede, la vita pastorale e l’assistenza ai poveri e agli emarginati”, McElroy ha scritto una lettera il 10 febbraio ai parrocchiani della diocesi.

    “Gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e il modo in cui sono stati gestiti nella vita della Chiesa costituiscono il più grande peccato della nostra Chiesa nel secolo scorso. Dobbiamo e continueremo a proteggere i minori con un vigore sempre più profondo, fornire risorse di guarigione a coloro che hanno subito abusi e utilizzare i nostri beni diocesani per risarcire coloro che sono stati vittime. E non dimenticheremo mai il male che abbiamo fatto”.

    In questione, ha affermato McElroy, c’è un numero crescente di denunce di abuso presentate nell’ambito di una finestra di tre anni aperta dal governatore della California, iniziata nel 2020 e scaduta il 31 dicembre 2022 . Alcune delle nuove denunce per abusi portate alla diocesi risalgono a 75 anni fa, ha scritto il cardinale.

    Il governatore della California Gavin Newsom ha firmato nel 2019 una misura chiamata AB 218, che ha esteso i termini di prescrizione per le vittime di abusi sessuali infantili. La legge consente alle vittime di intentare causa civile per abusi sessuali infantili fino all’età di 40 o cinque anni dopo aver scoperto i danni causati dall’abuso. In precedenza, i reclami dovevano essere presentati entro i 26 anni o entro tre anni dalla scoperta dei danni causati dall’abuso.

    “Come risultato di questo cambiamento nella legge, la diocesi di San Diego ha ricevuto circa 400 azioni legali che chiedevano danni monetari per presunti atti di abuso sessuale da parte di sacerdoti, religiosi e laici nella diocesi”, ha scritto McElroy.

    “La maggior parte di queste cause riguarda azioni avvenute più di mezzo secolo fa. Un aspetto importante di queste azioni legali è che nessuno di loro rivendica abusi sessuali da parte di alcun sacerdote della diocesi di San Diego attualmente in ministero. Ciò riflette la realtà che la Chiesa ha compiuto passi enormi per sradicare gli abusi sessuali sui minori nella sua vita e per promuovere la protezione dei minori”.

    Nel 2007, la diocesi di San Diego ha pagato 198 milioni di dollari per liquidare 144 denunce di abusi che erano state presentate durante una precedente revoca della prescrizione, ha continuato McElroy.

    “Questo ha esaurito la maggior parte dei beni della diocesi. Anche con l’assicurazione, la diocesi non sarà ora in grado di pagare simili somme. Questa sfida è aggravata dal fatto che ora è stato introdotto un disegno di legge nella legislatura che cerca di eliminare completamente i termini di prescrizione, lasciando la diocesi vulnerabile per sempre a potenziali azioni legali”, ha scritto McElroy.

    Separatamente, parlando ai giornalisti venerdì, Kevin Eckery, direttore delle comunicazioni della diocesi, ha predetto che sarebbe costato alla diocesi 550 milioni di dollari per risolvere i casi attuali.

    A causa della struttura societaria della diocesi, i beni parrocchiali sono detenuti separatamente dalle singole corporazioni parrocchiali, ha osservato McElroy. Il vescovo di San Diego nel 2007, Robert Brom, all’epoca aveva chiesto il fallimento , ma il giudice fallimentare degli Stati Uniti Louise DeCarl Adler ha archiviato il caso.

    “Quasi senza eccezione in altri fallimenti diocesani, i beni parrocchiali sono rimasti separati. Allo stesso tempo, le parrocchie di una diocesi in bancarotta in genere contribuiscono con una somma limitata ai fondi per i richiedenti”, ha scritto il cardinale.

    Se l’attuale bancarotta dovesse realizzarsi, San Diego si unirebbe a un numero crescente di diocesi statunitensi nel dichiarare bancarotta nell’ultimo decennio o giù di lì. Anche la diocesi di Santa Rosa in California dichiarerà bancarotta nel 2023, secondo quanto riportato dal San Jose Mercury News nel dicembre 2022.

    Dal 2019, sei delle 12 diocesi cattoliche della California sono state sottoposte a un programma di compensazione gestito in modo indipendente , che prevede un pagamento compensativo a coloro che si dichiarano vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, indipendentemente da quando si presume che tali abusi siano avvenuti.

    Il programma copre Los Angeles, Sacramento, San Bernardino, San Diego, Orange e Fresno. Queste sei diocesi rappresentano l’80% dei cattolici della California, secondo un annuncio sul programma di compensazione.

    https://www.catholicnewsagency.com/news/253630/san-diego-diocese-may-file-for-bankruptcy-amid-abuse-claims

  • Abusi nella chiesa, in 70 anni quasi 5mila minori molestati dai preti: il rapporto dellla commissione d’inchiesta in Portogallo

    Abusi nella chiesa, in 70 anni quasi 5mila minori molestati dai preti: il rapporto dellla commissione d’inchiesta in Portogallo

    Mentre in Italia la trasparenza della Chiesa sulla gestione dei casi di abusi sessuali è praticamente a zero, il Portogallo ha reso noto i risultati di una indagine storica sul fenomeno nell’arco degli ultimi 70 anni da parte di un pool di esperti totalmente indipendenti dalla conferenza episcopale.  In Portogallo hanno calcolato che sono almeno 4.815 i minori ad aver subito molestie e abusi sessuali da parte di sacerdoti negli ultimi 70 anni. Nel rapporto finale vengono elencati e illustrati tutti i criteri utilizzati.

    «Vogliamo rendere un sincero omaggio a coloro che sono stati vittime di abusi durante la loro infanzia e hanno osato dare voce al silenzio”, ha dichiarato il capo della commissione, lo psichiatra infantile Pedro Strecht. “Sono molto più di una statistica». La maggior parte degli autori – il 77% – erano sacerdoti e la maggior parte delle vittime erano di sesso maschile, ha detto Strecht, aggiungendo che sono stati abusati nelle scuole cattoliche, nelle case dei sacerdoti, nei confessionali e in altri luoghi.

    Jose Ornelas, capo della Conferenza episcopale, ha assistito alla presentazione del rapporto finale affermando che la Chiesa è pronta a «prendere misure appropriate». Secondo la Reuters la commissione ha iniziato il suo lavoro nel gennaio dello scorso anno dopo che un rapporto in Francia aveva rivelato che circa 3.000 sacerdoti e funzionari religiosi si erano macchiati di reati sessuali su oltre 200.000 bambini.

    La commissione portogese, che si dichiara indipendente, è stata finanziata dalla Chiesa cattolica. Alla domanda di Reuters del dicembre 2021 se questo potesse rappresentare una minaccia per l’indipendenza della commissione, Strecht ha risposto che sarebbe stato il primo ad andarsene e a denunciare se la Chiesa fosse intervenuta nel processo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_chiesa_minori_molestati_vaticano_papa_francesco_news-7228695.html

  • Controreport di Rete L’abuso sui preti pedofili: numeri allarmanti

    Controreport di Rete L’abuso sui preti pedofili: numeri allarmanti

    SAVONA-ADISTA. 88 preti non noti segnalati dalle vittime che, per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono conosciuti alle autorità civili; 166 preti accusati, attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia, compresi coloro che si sono salvati grazie alla prescrizione; 164 condannati in via definitiva, per un totale di 418.

    Sono i numeri che emergono dal controreport (rispetto a quello pubblicato dalla Cei il 27 novembre scorso, v. Adista Notizie n. 40/22) sulla pedofilia clericale elaborato – sulla base delle denunce dei sopravvissuti e riguardante esclusivamente i preti, dalla Rete L’Abuso di Francesco Zanardi – con tutti i dati raccolti dall’associazione in 13 anni di lavoro e monitoraggio, che ovviamente non restituiscono ancora la portata reale del fenomeno.

    Il report è stato presentato in conferenza stampa il primo febbraio, alla presenza dello stesso Zanardi, di Matthias Katsch, di ECA Global (Ending Clergy Abuse, organismo internazionale che si occupa di pedofilia nella Chiesa), sopravvissuto agli abusi, e di Simone Padovani, portavoce della Justice Initiative lanciata in Svizzera da gruppi di vittime, accademici e ONG di tutta Europa come iniziativa politica congiunta.

    Il Report, tuttavia, non vuole snocciolare solo numeri, «ma insieme a questi fornire, in assenza di dati governativi, un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia, sia particolarmente allarmante rispetto agli altri Paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea», spiega Zanardi.

    La chiave di lettura, dunque, è quella del principio di “Interesse superiore del minore” all’interno del quale la Rete agisce. L’Italia ha ratificato 32 anni fa (27 maggio 1991) la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia (che comprende individui fino a 18 anni di età); essa, spiega Zanardi, «obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori». Ma in questi 32 anni un adeguamento dei parametri non c’è stato.

    Il nodo più rilevante è dato dalla contraddizione tra quanto imposto dalla Convenzione (che, cioè, “nell’interesse superiore del minore”, si proceda in ogni modo all’accertamento della pericolosità sociale del presunto reo e dell’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario a impedire che questo possa commettere altri crimini) con i limiti giuridici imposti dalla prescrizione: «Non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”», dichiara Zanardi, «casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obiettivo.

    È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obiettivo». Nel 2019 le Nazioni Unite, con il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo un monitoraggio quinquennale dell’Italia, sono entrate nel merito della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico e il suo indotto esprimendo preoccupazione per il basso numero di indagini a carico dei responsabili.

    Nel nostro Paese, sottolinea Zanardi in conferenza stampa, gli ostacoli alla denuncia di casi sono molti (soprattutto dopo la riforma Cartabia, sottolinea l’avvocato Mario Caligiuri, il quale auspica che l’esecutivo centralizzi il problema dell’accesso alla giustizia); i canali utilizzabili per procedere sono poco noti e altrettanto poco noto è l’accesso al patrocinio gratuito da parte delle vittime.

    I dati

    Il Report della Rete L’Abuso suddivide i dati per regioni, mostrando un numero maggiore di casi totali in Lombardia (69), dove maggiore è anche il numero di preti condannati in via definitiva (30) (secondo il Veneto con 40 totali, terza la Sicilia con 39), mentre la regione a avere il maggior numero di preti denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva è il Veneto (28; 24 in Lombardia).

    Peraltro, il biennio 2020-2021 analizzato dalla CEI nel suo report, pur nella sua limitatezza è particolarmente illuminante nel contesto italiano: pur in un periodo in cui la pandemia ha limitato i contatti e pur provenendo i dati Cei da soli 30 centri d’ascolto diocesani su 166 diocesi, si parla di ben 89 presunte vittime e 68 presunti autori: un numero rilevante. E volendo fare una proiezione alla luce dei dati francesi emersi dalla Commissione CIASE (216mila sarebbero le vittime di soli preti), il numero di vittime italiane, sui 13 anni esaminati dalla Rete L’Abuso, sarebbe di circa 30mila.

    «Dobbiamo ringraziare Francesco Zanardi», ha detto Mathias Kesch alla conferenza stampa. «L’abuso clericale tocca tutti Paesi del mondo, ma il cuore del problema è in Italia», ha aggiunto, auspicando l’avvio di un’inchiesta globale internazionale che esprima una solidarietà senza confini tra le vittime. Simone Padovani ha poi illustrato le iniziative di Eca Global: una mozione riguardante gli abusi sui minori indirizzata al Consiglio d’Europa (Justice Initiative) e una raccolta di firme a livello dell’Unione Europea per ottenere tutela e legislazione in merito.

    Il report, di Zanardi con tutti i dati sui soggetti coinvolti, verrà ora inoltrato alla Procura generale, al comando generale dell’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato e, in forma di petizione, all’Onu e all’Unione Europea. Lo manderà anche al card. Matteo Zuppi, presidente della Cei? «No, risponde Zanardi. «Nei due incontri che ho avuto col cardinale ero disposto a consegnare i dati dei non procedibili. Ma non li hanno voluti».

    https://www.adista.it/articolo/69459

  • I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    I legislatori della California cercano di porre fine allo statuto civile di prescrizione delle denunce per abusi sessuali su minori

    Le vittime infantili di abusi sessuali in California non dovrebbero più affrontare le scadenze per presentare azioni civili contro i loro presunti autori di abusi in base a un nuovo disegno di legge annunciato lunedì dal membro dell’Assemblea Dawn Addis (D-Morro Bay) e dalla senatrice Nancy Skinner (D-Berkeley).

    Il Justice for Survivors Act cerca di porre fine allo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, comprese le denunce contro le istituzioni che potrebbero aver consentito o coperto gli abusi. Secondo l’attuale legge dello stato, i sopravvissuti sono tenuti a presentare ricorso in tribunale civile entro il loro 40 ° compleanno o, in alcuni casi, entro cinque anni dalla scoperta del loro abuso da adulti.

    “Eliminando lo statuto civile di prescrizione per gli abusi sessuali su minori, stiamo aiutando i sopravvissuti a farsi avanti per cercare la chiusura critica di cui hanno bisogno”, ha detto Addis in un comunicato stampa rilasciato lunedì. “È ora di porre fine a questo limite di tempo arbitrario e crudele per la giustizia”.

    Il disegno di legge potrebbe avere importanti ripercussioni finanziarie per istituzioni di spicco come la Chiesa cattolica o i Boy Scouts of America, attualmente alle prese con scandali di abusi sessuali diffusi e in corso.

    Skinner ha affermato che il disegno di legge aiuterebbe a promuovere la guarigione tra le vittime, ma riterrebbe anche responsabili le organizzazioni potenti.

    “Il vantaggio di revocare questo termine di prescrizione è che può portare [l’abuso] alla luce, ritenere le organizzazioni responsabili e, si spera, porre fine alla pratica”, ha affermato Skinner. “Il sole è un ottimo disinfettante.”

    Gli avvocati che rappresentano le diocesi cattoliche in tutta la California settentrionale non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento della NBC Bay Area.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di San Francisco ha dichiarato di non avere commenti sulla proposta di legge.

    Negli ultimi due anni, l’unità investigativa della NBC Bay Area ha intervistato dozzine di presunte vittime di abusi da parte del clero cattolico in tutto lo stato. Una recente “finestra temporale” di tre anni approvata dal legislatore dello stato della California nel 2019 ha consentito alle vittime di abusi sessuali infantili di presentare nuove azioni civili in tribunale, indipendentemente da quando si è verificato il presunto abuso. Ma quella finestra si è appena chiusa alla fine del 2022.

    Più di 1.500 cause legali sono state intentate contro la Chiesa cattolica nella sola California del Nord. In quasi tutti i casi, ci sono voluti decenni prima che l’accusatore si facesse avanti.

    Alcuni hanno detto alla NBC Bay Area che non potevano elaborare i loro abusi in così giovane età. Altri dicono di essere stati dissuasi dal farsi avanti dai loro aggressori, o persino dalla loro stessa famiglia.

    I sostenitori delle vittime hanno applaudito l’annuncio. “Questa introduzione del disegno di legge è un enorme passo avanti e porta la necessaria consapevolezza per riformare le leggi arcaiche che impediscono ai sopravvissuti di farsi avanti e consentono agli autori di abusi di sfuggire alla giustizia e ferire gli altri”, ha affermato Mike McDonnell, portavoce del Survivors Network of those Abused dai Sacerdoti (SNAP).

    https://www.nbcbayarea.com/news/california/california-lawmakers-civil-statute-of-limitations-childhood-sexual-abuse-claims/3149955/

  • L’INDIPENDENTE – Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

    L’INDIPENDENTE – Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

    Quello degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica è un tema su cui in Italia non si è finora mai indagato per davvero e sul quale non si è nemmeno mai tenuto un serio dibattito pubblico e politico. Eppure ci sarebbe molto da parlare, eccome. Basta guardare gli ultimi numeri.

    Sono 164 i sacerdoti condannati definitivamente per pedofilia negli ultimi 15 anni. Altri 166 sono attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o non più condannabili per prescrizione. Invece sono 88 i casi “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. Per un totale di 418 preti coinvolti – molti dei quali in Lombardia, al primo posto per presunti abusi sessuali su minorenni commessi da sacerdoti – e 29.260 potenziali vittime.

    Lo dice il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso – che ha raccolto segnalazioni di casi di abusi sessuali negli ultimi 13 anni direttamente dalle vittime – e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending ClergyAbuse), secondo cui il numero complessivo di casi potrebbe comunque essere sottostimato.

    L’obiettivo non è tanto quello di «fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea», commentano le associazioni. Il documento, inviato alle autorità italiane per spronare l’avvio di un’indagine indipendente, fa in realtà l’eco a quanto chiesto già nel 2019 dalle Nazioni Unite: investigare in maniera imparziale sugli abusi sessuali da parte del clero.

    Al momento, infatti, l’Associazione Rete L’Abuso, guidata tra l’altro da chi quegli abusi li ha subiti sulla propria pelle, Francesco Zanardi, è l’unica che in assenza di dati ufficiali cerca di tenere traccia del fenomeno, comunque «da considerarsi in difetto rispetto alla reale portata degli abusi».

    Nel corso degli anni è stato chiesto più volte anche al Vaticano di muoversi nella direzione giusta. Nel 2014, ad esempio, è stata creata una Commissione speciale che però ha portato a casa scarsissimi risultati perché contrastata da poteri politici ed ecclesiastici forti.

    Il problema, a quanto pare, è intrinseco e per questo difficilmente estirpabile.

    Un timido tentativo di fare chiarezza sulla questione è arrivato lo scorso novembre dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha pubblicato i dati raccolti nel corso dei due anni precedenti presso i centri di ascolto delle diocesi. Si è trattato del primo rapporto su abusi sessuali e pedofilia nella Chiesa italiana, pubblicato dalla stessa – e lungo appena 40 pagine scritte dagli esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, non di certo imparziali – e che si è rivelato una totale presa in giro (seppur i dati siano comunque sconcertanti).

    Il rapporto infatti considera solo alcuni casi denunciati alla Chiesa stessa – invece la vittima può denunciare anche alla magistratura, per esempio -, avvenuti tra il 2020 e il 2021. Questo è un problema per diversi motivi: spesso la vittima realizza di aver subito abusi dopo anni di terapia (e quindi denuncia anni dopo) e la CEI aveva promesso di analizzare gli ultimi vent’anni (non solo gli ultimi due, tra l’altro trascorsi in lockdown).

    In generale, poi, le righe dedicate alla questione degli abusi sono veramente poche, seppur spiazzanti. Al loro interno si legge che nell’arco di tempo considerato si sono rivolte ai Centri di ascolto per segnalare un abuso 86 persone. Numeri enormi, se valutiamo il contesto, anche se parziali e incompleti.

    Considerando che i sacerdoti presenti in Italia sono fra i 35 e i 38mila, e che secondo padre Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali sugli abusi sessuali nella Chiesa, il 3-5% di questi è un abusatore, ci rendiamo conto che i dati della CEI – per quanto preoccupanti – sono un insulto alle vittime. Il problema è che il nostro Paese è profondamento legato a certe tradizioni, tra cui quella religiosa. Per questo è difficile che se ne parli “male” apertamente, ed è più facile, invece, insabbiare tutto e far finta che il problema non esiste. Ma c’è, ed è enorme.

    [di Gloria Ferrari]

    Negli ultimi 15 anni in Italia sono stati condannati per pedofilia 164 sacerdoti

  • Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Città del Vaticano – I risarcimenti alle vittime della pedofilia stanno costando assai salati alle finanze della Chiesa tedesca. Finora i vescovi hanno dovuto sborsare più di 40 milioni di euro a donne e uomini che in passato sono stati oggetto di molestie e abusi sessuali. Tre domande risarcitorie su quattro hanno riguardato uomini e una su quattro donne. Tuttavia, 20 dei 24 pagamenti superiori a 100.000 euro sono andati a donne così come 17 dei 27 pagamenti tra 75.000 e 100.000 euro.

    In questi tre anni i vescovi seguendo una policy basata sulla totale trasparenza e sull’ascolto di chi in passato è stato violato e spesso silenziato dalla struttura, hanno aperto nelle diocesi sportelli on line e sui siti persino moduli da compilare per facilitare l’invio al fine di ottenere risarcimenti. In totale si sono contate 1.839 richieste mentre una Commissione indipendente (appositamente istituita) ha lavorato per verificare e approvare i pagamenti. L’importo medio è stato di 22.150 euro in 1.809 casi. Il risultato di questo lavoro immane è stato reso noto dal rapporto annuale della commissione e diffuso dalla agenzia di stampa cattolica KNA.

    In 143 casi (circa l’8%) è stato ordinato un pagamento superiore a 50.000 euro, in 24 casi, invece, (1,3%) superiore a 100.000 euro. In quasi 1.000 casi (54%), l’importo approvato era di 15.000 euro o meno.

    Tra le domande esaminate solo nove non sono state approvate e sono state giudicate inammissibili, mentre per altre 21 domande il riconoscimento non è stato concesso o perché nel frattempo sono state ritirate o perché si trattava di domande multiple che sono state poi raggruppate in una unica richiesta.

    A far parte di questa commissione sono undici membri esperti di varie discipline e proposti da un organismo a maggioranza non ecclesiastica, tutti nominati dalla Conferenza episcopale. Ma le loro decisioni sono assolutamente libere. Il presidente è l’avvocata Margarete Reske (70 anni), già presidente del Tribunale regionale superiore di Colonia. Il tempo medio di attesa per avere una risposta è di circa quattro mesi.

    Mentre la gestione dei casi di abuso in Germania è avviata su una buona strada e il lavoro sottoposto regolarmente a commissioni totalmente indipendenti, in Italia il percorso sta andando avanti a rilento nonostante gli annunci ad effetto della Cei dove al suo interno si riscontrano posizioni discordanti su come affrontare l’emergenza. Lo zoccolo duro dei vescovi è contrario ad aprire gli archivi e in ogni caso il tema dei risarcimenti per le vittime italiane resta ancora un terreno praticamente inesplorato e finora accantonato al punto da collocare la Chiesa italiana fanalino di coda in Europa, se paragonata all’atteggiamento di apertura e collaborazione vigente in altri episcopati. Persino sui futuri report annuali i vescovi hanno scelto di non aprire i propri archivi per effettuare una ricerca storica in grado di scandagliare i metodi usati dalla Chiesa negli ultimi 50 anni. La linea che i vescovi hanno scelto è di compromesso, a ribasso: i ricercatori della Cattolica (certamente professionisti ma non indipendenti completamente dall’istituzione Chiesa) potranno effettuare ricerche ma limitate ai vent’anni e solo negli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede (non in quelli delle 220 diocesi italiane).

    Nel frattempo in Italia l’Osservatorio permanente della Rete l’Abuso, l’associazione che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte dei preti,ha reso noto il primo report prodotto con i dati pervenuti all’Associazione: l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    «Il presente report -si legge -non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma spiegare perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea». Dai dati, regione per regione, emerge che sono 164 i sacerdoti condannati in via definitiva negli ultimi quindici anni («elenco parziale», si precisa). I casi non noti: 86, «segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili». 166 è il numero segnalato dal Report della Rete l’Abuso, di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia. «Il dato – fa presente Rete l’Abuso – conteggia anche chi si è salvato dalla prescrizione». Il totale dei casi censiti nel Report che restano potenzialmente pericolosi è 418. Le potenziali vittime 29.260 (il dato – precisa l’associazione nel Report – tiene conto di quello francese che parla di 72 minori in media a sacerdote).

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_risarcimenti_vittime_vescovi_tedeschi_italiani_cei_germania_papa_francesco_vaticano_rete_abuso-7208834.html

  • Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Chiesa cattolica irlandese in ‘declino terminale’ dopo scandali di abusi sessuali

    Mark Vincent Healy è stato abusato sessualmente da un membro dello Spiritan Order mentre era a scuola negli anni ’60 e ’70. Dice che l’abuso sessuale che ha subito gli ha distrutto la vita.

    “Ha avuto un profondo effetto psicologico su di me e sul modo in cui ho preso decisioni sulle cose che volevo fare nella mia vita, anche più di recente e ovviamente quando questa questione si è fatta avanti ed è emersa nella mia vita, tutto è cambiato”, ha rivelato. a Euronews.

    “Sono ormai 16 anni che cerco riparazione e giustizia, ma non è stata un’estensione della giustizia per me, ma un’estensione della giustizia per tanti altri sopravvissuti in Irlanda”.

    Un impatto ‘catastrofico’ sul cattolicesimo in Irlanda

    La partecipazione alla messa settimanale, che era del 91% nel 1975, è scesa al 36% nel 2016 secondo i dati dell’ultimo censimento irlandese.

    Secondo membri critici della Chiesa, c’è solo un modo per riassumere l’effetto che gli scandali degli abusi sessuali hanno avuto sul cattolicesimo in Irlanda.

    “Catastrofica è l’unica risposta a questo”, ha detto padre John Collins, dell’Associazione dei sacerdoti cattolici irlandesi. “Abbiamo sempre avuto un problema prima che scoppiassero gli scandali sugli abusi sessuali su minori in questo paese”.

    “C’era un problema con la Chiesa, nel senso che molte persone che si stavano facendo avanti [dissero] che la Chiesa controllava troppo e aveva troppo controllo sulle loro vite e le persone lo rifiutavano”, ha aggiunto.

    Il comportamento della Chiesa nel resistere a pagare un risarcimento e comportarsi come se nulla fosse accaduto è stato, secondo le parole di un commentatore cattolico, dannoso per la Chiesa in Irlanda.

    “Gli scandali degli abusi sessuali sono stati assolutamente devastanti per la Chiesa, non solo l’abuso vero e proprio che ovviamente è stato orribile per le vittime, ma il fatto che quando le vittime si sono fatte avanti, quando hanno parlato con coloro che ricoprono posizioni dirigenziali all’interno della Chiesa, sono stati ignorati, è stato detto loro che lo stavano inventando, è stato costantemente minimizzato”, ha spiegato Michael Kelly, editore dell’Irish Catholic Newspaper.

    La Chiesa cattolica in ‘declino terminale’

    La percentuale dei cattolici in Irlanda è ora poco sopra il 70%, ma in calo. L’età media di un sacerdote in Irlanda è ora di 70 anni.

    Sebbene gli scandali degli abusi sessuali abbiano arrecato enormi danni all’istituzione in Irlanda, questo e una serie di altri fattori suggeriscono che la chiesa cattolica dovrà cambiare solo per mantenere ciò che ha.

    Patsy McGarry, corrispondente religiosa dell’Irish Times, ha dichiarato a Euronews: “La chiesa cattolica è probabilmente in declino terminale in Irlanda, ma non è interamente dovuto agli scandali degli abusi sessuali, anche se hanno contribuito enormemente a quella che era una tendenza lì dalla fine degli anni ’60 da quando l’istruzione gratuita è stata introdotta in questo Paese”.

    A detta di tutti, la chiesa cattolica in Irlanda è in guai seri. La sensazione è che, a meno che il Vaticano non modernizzi o modifichi le regole molto rapidamente, la chiesa in questo Paese cesserà effettivamente di esistere negli anni e nei decenni a venire.

    https://www.euronews.com/2023/02/02/irish-catholic-church-in-terminal-decline-since-sexual-abuse-scandals

  • Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Quattro anni fa Papa Francesco ha organizzato il primo summit sulla questione della pedofilia. Nel corso degli anni il Vaticano è stato più volte accusato di non aver fatto abbastanza. Nel 2014 è stata creata una Commissione speciale per combattere il problema. Tre anni dopo Marie Collins, Irlandese sopravvissuta agli abusi, ha lasciato la Commissione dando la colpa a quelle che lei definisce le “resistenze” interne alla chiesa. Da allora, ci ha detto, la Commissione ha fatto pochi progressi.

    “Il problema di partenza: salvare la reputazione della Chiesa”

    “Quando ho dato le dimissioni volevo che si sapesse che c’era della resistenza, che la Commissione aveva in qualche modo cercato di portare a termine il proprio lavoro ma è stata ostacolata da alcune figure all’interno della Curia – dice Collins -. C’entrano il potere e la politica del Vaticano che hanno tentato di controllare la Commissione, minando la nostra indipendenza, terrorizzati all’idea che potessimo apportare dei cambiamenti. Qui torniamo al problema di partenza: ovvero salvaguardare la reputazione della chiesa”.

    Quasi un milione di vittime in Italia

    In Italia, a differenza di altri paesi, è stato fatto ancora poco sul tema della pedofilia. Di recente l’ong Rete l’Abuso ha diffuso il rapporto più completo mai pubblicato fino ad oggi, che copre 13 anni di attività dell’Associazione in cui sono stati acquisiti oltre 400 casi di abuso sessuale ai danni di minori compiuti da sacerdoti, divisi per regione.

    “Il numero totale di potenziali vittime di cui un sacerdote può abusare è importante – dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso -. Questo è dovuto principalmente all’insabbiamento e al fatto che il sacerdote, invece di essere denunciato alla polizia, viene spesso trasferito da una chiesa all’altra, il che porta ad altre vittime. In Italia il numero totale di sacerdoti è due-tre volte superiore a quello della Francia”.

    Il documento è stato inviato alla Procura della Repubblica per sollecitare un intervento delle autorità competenti. Secondo le ultime stime in Italia potrebbero esserci fino a un milione di vittime.

    “Ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica”

    La Conferenza Episcopale Italiana nel Novembre 2022 ha pubblicato i dati raccolti nel corso di due anni presso i centri di ascolto delle diocesi. Numeri notevoli ma ancora parziali secondo Zanardi. Ma perché in Italia si è fatto così poco?

    “L’Italia è ancora un Paese molto omogeneo dal punto di vista culturale e sociale – dice Iacopo Scaramuzzi, corrispondente dal Vaticano per La Repubblica -. Non dico che siamo tutti cattolici, ma ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica, sia esso familiare o religioso. Ecco perché qui ci vuole più tempo ed è più difficile rendersi conto di ciò che sta accadendo”.

    https://it.euronews.com/2023/02/01/perche-litalia-tarda-a-rispondere-agli-abusi-sessuali-nella-chiesa-cattolica