Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sala

  • Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

    Le associazioni di sopravvissuti hanno organizzato diversi incontri “paralleli” a Roma negli stessi giorni del vertice vaticano. Ieri un briefing in via della Conciliazione dopo la conferenza, domani l’incontro con il comitato organizzatore 

    SALVATORE CERNUZIO

    «Zero, zero, zero tolerance». Il tono è arrabbiato e non nasconde la profonda sofferenza che questo appello porta con sé. Peter Isely, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), organizzazione che riunisce 22 vittime dei cinque continenti, parla in via della Conciliazione davanti a telecamere e microfoni di giornalisti delle diverse lingue appena usciti dalla conferenza in Sala Stampa vaticana dove il cardinale Cupich, monsignor Scicluna, padre Lombardi e padre Zollner hanno appena presentato il summit “La protezione dei minori nella Chiesa” del 21-24 febbraio.

    La partecipazione è stata massiccia, e le associazioni di vittime – non solo Eca, ma anche altre organizzazioni come Rete-L’abuso, Infancia Robada e Bishopaccountability – si sono fatte trovare lì fuori. In questa settimana del grande meeting a Roma vogliono approfittare di ogni spazio pubblico per lanciare il loro appello a mettere realmente in pratica quella «tolleranza zero» professata negli ultimi anni dalla Chiesa contro i chierici che si macchiano dei crimini di abusi. Quindi hanno organizzato diversi appuntamenti “paralleli” – quasi un «contro-summit» lo ha definito qualcuno – che coinvolgono la Stampa Estera e la Camera dei Deputati e che prevedono anche marce e sit-in a Castel Sant’Angelo e Piazza del Popolo.

    Domani mattina, mercoledì 20 febbraio, alla vigilia del summit, una rappresentanza di queste associazioni – circa una decina da ogni Paese – sarà ricevuta privatamente intorno alle 11.30 in un ufficio del Vaticano dai membri del comitato organizzatore del vertice. Tra gli altri vi parteciperanno Francesco Zanardi, fondatore di Rete-L’abuso, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola Infancia Robada, reso noto dal documentario di Netflix “Esame di Coscienza”, e anche Juan Carlos Cruz, una delle più famose vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima (dimesso dallo stato clericale da Francesco nell’ottobre dello scorso anno), che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano e organizzatore degli incontri tra il Papa e le vittime a Casa Santa Marta.

    Proprio Scicluna e gli altri membri del comitato del summit hanno richiesto un incontro con le diverse associazioni: una mano tesa verso questi uomini e queste donne che continuano a dirsi «delusi» dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «Sarà un’occasione per condividere le opinioni, le attese e i desiderata» dei sopravvissuti, ha spiegato padre Lombardi nel briefing di ieri.

    Una di queste attese è che il Papa emani «una legge universale» valida per tutte le Chiese mondiali contro la pedofilia. Il problema si estende infatti a livello «globale» e lo stesso summit ne è la dimostrazione, sottolinea Isely che parla a nome di tutte le vittime presenti, alzando spesso la voce e indicando più volte il Cupolone, emblema della basilica di San Pietro che si staglia sullo sfondo.

    Accanto a lui, cappellino bianco e giacca a vento azzurra (tutto targato “Eca”), c’è Peter Saunders. Il suo nome è conosciuto: anche lui vittima in passato di pedofilia, era uno dei membri della prima formazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, l’organismo istituito dal Papa nel 2014, nove giorni dopo la sua elezione, e guidato dal cardinale Sean O’Malley dal quale Saunders è stato allontanato nei primi mesi del 2016 dopo un’aspra polemica contro il cardinale George Pell e gli stessi membri del team pontificio.

    Più pacato, quasi sorridente, Saunders si infiamma solo quando risponde ad alcuni cronisti statunitensi che – come già pochi minuti prima in conferenza stampa – battevano il chiodo sulla teoria della omosessualità quale radice degli abusi. «Non c’è alcun nesso. Gli abusi nascono da una perversione», afferma Saunders. «Ma l’80% delle vittime sono maschi!». «Si ma ci sono anche tante donne, tante bambine. È qualcosa che va oltre l’orientamento sessuale». Intanto altri membri dell’Eca e delle altre associazioni, provenienti da Congo, Messico, Regno Unito, Cile, Giamaica e via dicendo, sono alle sue spalle e annuiscono.

    In ogni caso non è questo il punto per queste persone che portano il peso delle violenze subite sul corpo e nella psiche. «Quello che chiediamo – spiega Isely – è che ogni prete colpevole venga dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso».

    «Sarebbe molto importante per il Vaticano chiarire cosa si intende per “tolleranza zero”», fa eco intanto Hurtado parlando con i giornalisti di lingua ispanica. «Nei Paesi più avanzati significa che se un sacerdote abusa di un bambino viene cacciato dal sacerdozio, ma questa definizione viene applicata, con grande difficoltà in Irlanda e negli Stati Uniti. In Spagna ci sono sacerdoti condannati dal sistema giudiziario dopo aver ammesso i crimini che continuano a far parte della Chiesa…».

    Tutte le vittime concordano sul fatto che il summit voluto da Papa Francesco con i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo può essere, in questo senso, un’occasione «storica». «È un traguardo monumentale perché la sofferenza, i sacrifici, le debolezze, le testimonianze delle vittime di tutto il mondo sono riconosciute. Per questo ci dispiace quando il Papa dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. È come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in Chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato».

    Dispiaciuti i “survivors” si dicono anche per il fatto che Papa Francesco – impegnato a tempo pieno nei quattro giorni del summit – non li riceverà personalmente. Saunders però taglia corto: «Non è questo l’importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare: spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto».

    Più caustico invece Francesco Zanardi, fondatore della italiana Rete-L’abuso, violentato a 13 anni da un prete: «Sono vent’anni che si parla di abusi nella Chiesa e finora non è stato fatto nulla di concreto. Se si vuole dare un vero segnale in questo senso bisogna dimostrare di voler realmente punire tutti i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare questi casi».

    «Crimini del genere vanno trattati dalla magistratura, con cause penali e civili», aggiunge Zanardi. «La Chiesa ha tutto il diritto di fare il processo canonico, ma nella società civile non è sufficiente perché è un processo sulla violazione del sesto Comandamento dove la vittima è Dio e non il ragazzino abusato. Si rimane in ambito ecclesiastico, mentre bisogna assumersi la responsabilità di questi scandali anche di fronte alla giustizia ordinaria. I colpevoli andrebbero segnalati alla magistratura del Paese in cui si compie il reato».

  • Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    La Chiesa conferma l’esistenza di linee guida interne per i preti che devono lasciare il ministero. Da giovedì un summit con 190 rappresentanti in Vaticano sulla pedofilia

    NEW YORK – Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di un prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

    Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinatì – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo. L’iniziativa dell’incontro in Vaticano assolutamente inedita, fortemente voluta da papa Francesco, vedrà sul tavolo il delicatissimo tema della pedofilia, degli abusi sessuali sui minori. Il work-shop sarà inaugurato dallo stesso Bergoglio che terrà una breve introduzione nel primo giorno di confronto.

    L’incontro, dal titolo “La protezione dei minori nella chiesa”, è stato presentato nella sala stampa vaticana, mentre proprio davanti, in via della Conciliazione, alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime degli abusi lanciavano un appello al papa. “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero – le loro parole -: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”. Da giovedì dunque sorgerà una “nuova alba”, come è stato sottolineato più volte questa mattina durante la presentazione.

    Tutte le relazioni, nove in tutto, saranno inoltre trasmesse in diretta streaming sul sito del Vaticano, nel segno della trasparenza, uno dei punti cardine sul quale è incentrato l’incontro. “I vescovi devono assumersi le proprie responsabilità – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich -. Questo è un punto di svolta. Non posso assicurare che da oggi in poi non ci saranno più abusi, ma le persone dovranno rispondere di quello che fanno”.

    “Dobbiamo spezzare questo codice del silenzio”, le parole dell’arcivescovo Malta, mons. Charles Scicluna, da anni in prima linea contro la pedofilia nella Chiesa, che, a chi gli chiede se questo incontro possa trasformarsi in un buco nell’acqua replica: “Non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta. Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli, dei nostri giovani”.

    Durante la quattro giorni dei lavori, saranno organizzati anche incontri privati con le vittime degli abusi. I video delle loro testimonianze saranno trasmessi anche prima delle relazioni. Alcuni, inoltre, saranno pubblicati online sul sito che seguirà passo passo l’evolversi dell’incontro (www.pbc2019.org) e dove sono già disponibili numerosi documenti che accompagnano quello che lo stesso papa Francesco ha definito un “atto di forte responsabilità pastorale” per affrontare la piaga della pedofilia, “una sfida urgente del nostro tempo”.

    I problemi per la Chiesa sono complessi, come dimostra anche la vicenda del nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura, che ricevuto una denuncia per molestie sessuali e che oggi ha visto arrivare una seconda accusa dello stesso tenore: la seconda vittima, anche in questo caso un dipendente del comune di Parigi, ha definito quanto fatto da Ventura il “gesto abituale di un predatore”. Un’altra vittima ha fatto un appello al Vaticano per revocare l’immunità diplomatica che protegge il nunzio”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_regole_segrete_per_i_sacerdoti_padri-219508239/?refresh_ce

  • Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Preti pedofili, appello delle vittime: “Cacciare dalla chiesa orchi e chi ha coperto abusi”

    Peter Isley si è fatto portavoce insieme a Peter Saunders delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali: “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero. Ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”.

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Queste le parole di Peter Isley che, insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali. Peter Isley, che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse, ha parlato di un summit “storico”, “un traguardo monumentale per le vittime”, e ha aggiunto che per questo “il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire”. “È come dire ai fedeli – ha spiegato – che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”.

    La richiesta delle vittime di abusi: spretare i pedofili e cacciare i vescovi che hanno coperto – Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit. Hanno chiesto anche che papa Francesco emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema globale. Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto in questo modo alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    Il summit contro la pedofilia – Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana. “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase Cupich.

    https://www.fanpage.it/preti-pedofili-appello-delle-vittime-cacciare-dalla-chiesa-orchi-e-chi-ha-coperto-abusi/

  • Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Domani Bergoglio incontrerà le vittime delle violenze. Ma anche il presidente di Rete l’Abuso, che portò all’Onu la storia di don Galli

    di Giorgio Gandola

    “Come potrei recitare il Credo senza un brivido?”. È la domanda suprema, quella che accompagna Alessandro Battaglia quando si ritrova davanti la facciata di una chiesa, un campanile, un uomo in tonaca. E per rispondere a questo quesito, che accomuna nella perdita della fede numerose vittime di abusi del clero, domani papa Francesco ha deciso di rispondere, di allargare le braccia e accogliere questi figli martoriati nel corpo e più ancora nello spirito.

    Sarà un incontro riservato, a Roma (luogo e orario segreti). Il Pontefice ha voluto ricavare un momento per le vittime dei preti pedofili a margine del grande summit sul tema della violenza sessuale dei sacerdoti nel mondo, convocato dal 21 al 24 febbraio per discutere della piaga con i presidenti delle Conferenze episcopali, per studiare strategie per prevenire, per combattere. Il titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”dice tutto; gli incontri in sessione plenaria saranno moderati da padre Federico Lombardi, ex direttore della sala stampa vaticana, attuale presidente della Fondazione Ratzinger, al rientro sotto i riflettori. Quello del Papa è stato un colpo di scena. Vuole incontrare i rappresentanti delle vittime, ascoltare le loro storie proprio per mandare un messaggio forte a tutti coloro che parteciperanno al summit, che non è inteso come un convegno fra studiosi, ma (le parole sono di Francesco) “una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”. Così domani, fra gli uomini e le donne che attendono da anni di poter ascoltare la parola di conforto del Santo Padre, ci sarà in spirito anche Alessandro, vittima quando aveva 15 anni di don Mauro Galli, giovane sacerdote che abusò di lui a Rozzano, in provincia di Milano, ed è stato condannato a sei anni e otto mesi in primo grado.

    Il dossier verrà consegnato nelle mani di Jorge Mario Bergoglio da Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, che da oltre un decennio è in prima linea contro la pedofilia dei preti e che l’anno scorso ha presentato il caso in un convegno mondiale organizzato dall’Onu, a Ginevra, innescando un modo di indignazione planetario. La particolarità della vicenda sta nel coinvolgimento morale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che al tempo dei fatti (dicembre 2011) erano vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Allora, pur a conoscenza della vicenda, non aprirono il procedimento canonico, ma si limitarono a spostare il prete in un’altra città, sempre a contatto con adolescenti. Di fatto contravvenendo a uno dei punti cardine della tolleranza zero auspicata dal Vaticano: l’obbligo di denuncia da parte degli alti prelati, pena la rimozione dall’ufficio “per cause gravi”.

    La famiglia di Alessandro, molto cattolica, affidò la propria disperazione e la propria sete di giustizia all’arcidiocesi. Ma dopo tre anni di rassicurazioni vuote e di quella che nel calcio si definirebbe melina, decise di denunciare il caso ai carabinieri. Senza per questo rinunciare a scrivere al Papa per illustrargli la vicenda con tutte le sue anomalie e inadempienze. “Abbiamo sempre notato una gentilezza solo formale”, ha ripetuto la famiglia anche dopo la sentenza, “con un disinteresse per la vittima e un solo interesse: difendere l’istituzione”.

    Il carteggio fu regolarmente protocollato, finì negli uffici del Pontefice, ma invano. Infatti non gli impedì di promuovere Delpini e Tremolada. Domani lo riceverà di nuovo dalle mani di chi ha difeso la famiglia fin dal primo giorno. Zanardi rimane diffidente: “Quel summit mi sembra propagandistico, pubblicitario. Se Francesco vuole dare un segnale forte punisca i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare”.

    (trascrizione da La Verità del 19 febbraio 2019)

  • Pedofilia nella Chiesa, via al summit. Le vittime chiedono trasparenza: «Che fine fanno gli orchi?»

    Pedofilia nella Chiesa, via al summit. Le vittime chiedono trasparenza: «Che fine fanno gli orchi?»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La sala stampa piena come ai tempi del conclave. Per tutta la settimana gli occhi del mondo saranno puntati sul Vaticano per vedere se volterà davvero pagina nella gestione degli abusi. Con il summit convocato dal Papa (che inizierà giovedì prossimo, sino a domenica), la Chiesa si misura con se stessa. La sfida maggiore per tutti gli episcopati del mondo che parteciperanno è di cambiare mentalità. Nonostante il cammino fatto sinora hanno prevalso logiche di appartenenza, coperture, scarsa trasparenza nel tentativo di proteggere l’istituzione ecclesiastica piuttosto che le persone coinvolte nelle violenze.  «Vogliamo assicurarci che i vescovi capiscano le responsabilità e le assumano. Bisogna fare in modo che non ci siano più malintesi» ha detto il cardinale americano Blase Cupich, arcivescovo di Chicago e membro del Comitato organizzatore del summit sulla protezione dei minori.

     Al suo fianco c’era l’arcivescovo maltese Charles Scicluna che ha lodato pubblicamente il ruolo esercitato da giornalisti e mass media con il loro lavoro di inchiesta. Ha anche citato il caso di Boston, diventato un film celebre – Spotlight – fino alle notizie che  vengono diffuse ogni volta che ci sono abusi, nel tentativo di fare affiorare la verità. Peccato solo che alla conferenza stampa siano state chieste notizie di un caso specifico – un monsignore che ha lavorato in Vaticano e che ora è sotto indagine per abusi a Trenton, negli Usa – e come risposta sia arrivata la solita doccia gelata dal portavoce vaticano incaricato di stoppare tutte le notizie ingombranti. «Non si forniscono notizie su casi specifici» è stato detto. Come se si trattasse di un argomento avulso, totalmente estraneo alla conferenza che prenderà il via tra pochi giorni e che affronterà tre argomenti centrali: la trasparenza, la responsabilità, la coerenza.

    Intanto fuori dal Vaticano le vittime della pedofilia protestavano civilmente: «Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso» ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si sono fatti portavoce delle richieste delle vittime. «Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà  venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà  condannato» ha aggiunto Peter Isley.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_pedofilia_chiesa_preti_abusi_summit_vittime-4308242.html

  • Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il comitato organizzatore l’illustra evento del 21-24 febbraio. Focus sulle violenze ai minori, a margine la questione omosessualità. Scicluna: «La Santa Sede renderà note le statistiche. Sulla protezione dei minori non molliamo». Incontro con le associazioni di vittime prima del vertice

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    «Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani». «Vogliamo dare voce a chi non ha voce» e «la Chiesa sia un luogo sicuro per tutti, soprattutto per i bambini». In una Sala Stampa vaticana piena come non la si vedeva dai tempi della rinuncia di Benedetto XVI, con giornalisti venuti da tutto il mondo – Usa in testa – per la presentazione del summit sugli abusi del 21-24 febbraio, l’arcivescovo Charles Scicluna e il cardinale Blaise Cupich – entrambi membri del comitato organizzatore dell’evento – chiariscono gli obiettivi di fondo di questo mini Sinodo voluto da Papa Francesco con i vescovi del mondo per discutere della piaga degli abusi sui minori che continua a deturpare il volto della Chiesa.

    «Un mostro» questo della pedofilia del clero, come l’ha definita il portavoce Alessandro Gisotti che, ricalcando le parole del Papa durante gli auguri alla Curia, ha ringraziato i media per aver contribuito con un lavoro investigativo a far emergere storie di pedofilia del clero che altrimenti avrebbero avuto la forma di polverosi dossier in archivio o di traumi rinchiusi nella mente delle vittime. «Dobbiamo guardare in faccia senza paura questo mostro per sconfiggerlo», ha detto – con voce quasi commossa – il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana.

    E per sconfiggerlo bisogna anzitutto rompere quel muro di silenzio che ha regnato per anni nei Sacri Palazzi e che ha portato all’occultamento di casi avvenuti due pontificati fa che ora stanno emergendo in tutta la loro drammaticità. «Un silenzio che non è più accettabile», afferma infattimonsignor Scicluna, ex pm vaticano sui casi di abusi (sua l’indagine sul fondatore dei Legionari Marcial Maciel), per due volte inviato del Papa in Cile per indagare sui disastri provocati dalla pedofilia del clero, attualmente segretario aggiunto alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    È stato lui il primo a parlare già anni fa di «omertà» nella Chiesa. Oggi ha ripetuto il concetto per definire quella reazione istintiva – insieme alla «negazione» – a seguito di uno shock nel venire a conoscenza di casi di abuso. Un «meccanismo primitivo» che però non funziona e non deve funzionare più: «Dobbiamo allontanarci da esso… dobbiamo allontanarci dal codice del silenzio, spezzare la complicità, perché solo la verità ci porterà ad una soluzione».

    Ecco perché sarà «trasparenza» una delle tre parole chiave (le altre sono «responsabilità dei vescovi» e «accountability») che orienteranno discussioni e lavori del vertice, che sarà preceduto da un incontro dei membri del comitato organizzatore con alcune associazioni di vittime presenti a Roma (alcuni già fuori questa mattina a manifestare in via della Conciliazione) e, nei prossimi giorni, impegnati in una serie di eventi “paralleli” ad esempio alla Stampa Estera o nella Camera dei Deputati.

    Ad annunciarlo è stato padre Federico Lombardi, il gesuita ex portavoce vaticano chiamato dal Papa a moderare gli incontri del summit, spiegando durante la conferenza che l’incontro è stato un desiderio espresso dal team organizzativo per condividere «opinioni, attese e desiderata» dei sopravvissuti, non volendo però fornire coordinate su luogo, giorno o nomi dei partecipanti «per garantire una serenità alle persone stesse».

    Secondo quanto apprende Vatican Insider, il breve appuntamento si terrà mercoledì 20 febbraio, la mattina presto, e vi parteciperanno una ventina di persone tra responsabili e rappresentanti delle diverse associazioni come Rete L’Abuso o Ending Clergy Abuse.

    Altre vittime, delle quali per riserbo non si conosce l’identità o la provenienza, saranno invece presenti al summit ed offriranno la loro testimonianza a conclusione delle tre giornate. Queste, ha spiegato sempre Lombardi, seguiranno uno schema piuttosto fisso: una preghiera iniziale, tre relazioni (due la mattina, e una il pomeriggio, nove in totale), alla quale seguiranno quindici minuti di domande e risposte al relatore, lavori in undici gruppi divisi per lingua e relazioni di sintesi sui medesimi.

    In Aula nuova del Sinodo i 190 partecipanti, provenienti da tutto il mondo, saranno impegnati dalla mattina alle 9 al pomeriggio intorno alle 19.20. Poi dalla sera di sabato si trasferiranno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per una liturgia penitenziale celebrata dal Papa ma con l’omelia del vescovo africano Naame e la testimonianza di una vittima. La domenica si terrà invece la messa finale la cui omelia sarà pronunciata dal presidente dei vescovi australiani Marc Coleridge, visto che il Papa interverrà dopo con un discorso di circa quarantacinque minuti.

    Sarà questo il secondo intervento del Pontefice in tutto il summit: il primo è una breve introduzione – «di tipo metodologico, non un discorso impegnativo», ha chiarito Lombardi – che Francesco farà la mattina di giovedì dopo la preghiera iniziale, seguita dalla proiezione di un video con la testimonianza di alcune vittime.

    Quanto ai relatori essi sono stati scelti in base a criteri geografici, il voler cioè dare voce a rappresentanti di tutti e cinque i continenti, sono cinque cardinali: il filippino Tagle, il colombiano Salazar Gomez, l’indiano Gracias, lo statunitense Cupich, il tedesco Marx, insieme a monsignor Scicluna. Ad essi si aggiungono anche tre donne: Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per laici, famiglia e vita che ha partecipato attivamente alla preparazione dei lavori; la religiosa nigeriana suor Veronica Openibo della Society of the Holy Child Jesus e, a sorpresa, la giornalista messicana Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti e superstar della tv Televisa, con all’attivo 150 viaggi papali, che interverrà sul tema della comunicazione.

    Il rapporto coi media ma anche con le istituzioni, il ruolo del vescovo, la sofferenza delle vittime, le strategie già messe in piedi dalle diocesi di ogni Paese e via dicendo saranno i temi sul tavolo. Non ci saranno focus specifici sulla questione degli abusi sulle suore, venuto a galla negli ultimi mesi e accennato dal Papa sul volo di ritorno ad Abu Dhabi, né su quello della omosessualità, che alcune testate conservatrici – principalmente statunitensi – hanno riproposto a più riprese durante il briefing quale prima causa degli abusi, considerando anche il caso che l’80% delle vittime siano adolescenti di sesso maschile.

    Su questo punto è intervenuto il cardinale Cupich che ha ribadito «l’omosessualità di per sé non è una causa» (parole ripetute, peraltro, dalle stesse vittime fuori dalla Sala Stampa). «Credo che sia importante riconoscere il fatto che nella maggioranza dei casi le vittime degli abusi siano maschi ma le organizzazioni internazionali hanno studiato profondamente questa questione: l’omosessualità di per sé non è una causa, gli abusi sono spesso una questione di opportunità, di occasione, hanno a che fare con un basso livello di istruzione».

    Ciò non significa che bisogna sottovalutare l’importanza di uno screening psicologico per i candidati al sacerdozio. Lo dimostra il fatto che negli Usa il picco degli abusi si è registrato negli anni Sessanta, mentre ora che si sono adottati metodi «adeguati» di screening sui seminaristi «siamo a cinque casi di abusi all’anno in media di cui quattro coinvolgono i sacerdoti». «Un calo notevolissimo nella cifra», ha osservato Cupich, «i casi di abusi diminuiscono in maniera radicale».

    E davanti alle insistenze di alcuni cronisti sul fatto che quindi questi dati sono la prova che «si contrasta fenomeno abusi andando alla radice eliminando le tendenze omosessuali», è intervenuto – con piglio deciso, forte anche dei suoi studi in psicologia – padre Hans Zollner, il gesuita responsabile del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana, il quale ha parlato di «un grande misunderstanding» sulla questione. «Un test psicologico o un test a domande e risposte non può mai indicare con precisione assoluta se una persona sia omosessuale o a rischio pedofilico», ha detto il religioso tedesco. «Certo, esiste un livello di certezza di una valutazione, ma non è possibile su basi solo psicologiche dire al 100% se quella persona svilupperà o meno tali atteggiamenti. Gli psichiatri, in passato, pensavano di risolvere trattando gli abusatori: dopo un anno di cura, venivano rimandati in parrocchia e ricominciavano ad abusare. Oggi uno psichiatra serio non lo fa più, proprio perché non c’è la certezza assoluta».

    Rispondendo ad altre domande dei giornalisti, in particolare a quella se ci sarà un giorno in cui – in virtù di questa trasparenza che sarà uno dei temi cardine del summit – la Chiesa renderà pubblici i dati sulle vittime degli abusi e sui vescovi sotto indagine, ancora Scicluna ha riferito: «Ne ho parlato con Ladaria (il cardinale spagnolo prefetto della Dottrina della fede) e non è contrario. Il punto è che non basta pubblicare i dati, va applicata la legge e va spiegato il contesto. Io penso che ci arriveremo».

    L’arcivescovo maltese ha poi ricordato che già ci sono procedure esistenti: ad esempio, «quando si tratta di vescovi negligenti il Papa, nel Motu proprio del 2016, ha già spiegato come procedere. Il problema ora è creare la cultura della prevenzione nelle diverse diocesi. Si tratta di dare il senso di dovere e di poter fare qualcosa». Importante, in tal senso, «anche la procedura della denuncia alle autorità» e il ruolo dei nunzi apostolici che devono essere «garanti, o meglio il tramite di tutte le preoccupazioni tra i popoli dei loro Paesi e il Papa».

    Ma, se già ci sono delle linee guida nella Chiesa sulla questione di abusi, cosa cambierà dopo il vertice di febbraio? Intanto, hanno risposto i relatori, che ogni vescovo possa tornare nella propria diocesi con una chiara coscienza del male provocato dagli abusi (considerando anche che ci sono presuli che affermano che tale problema non sussiste nella propria diocesi), e poi che ci siano strategie chiare e universale valide in ogni Paese e in ogni cultura.

    Poi magari i casi continueranno a verificarsi, ha detto Scicluna: «Maggiori sono le aspettative, maggiore è la frustrazione. Non si possono risolvere tutti i problemi in tre giorni, sarebbe un’aspettativa irrazionale». In ogni caso «non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani. Io non mollerò mai. Sarò come un ragno che tesse la sua tela: a volte riesce a volte no, ma continua».

    Durante la conferenza è stato poi lanciato il sito ufficiale dell’evento pbc2019.org, sul quale si potranno seguire in streaming i lavori, consultare documenti e profili dei partecipanti, e restare aggiornati anche sul«follow up», cioè come la Chiesa, alla luce dei lavori del summit, intende incanalare i propri sforzi nel futuro per proseguire questa lotta agli abusi ancora lungi dal definirsi conclusa.

  • Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Francesco decide di spretare l’anziano e potentissimo cardinale dopo accuse sconvolgenti. Una condanna eccellente, che si profila la prima di una lunga serie

    Per quanto attesa e annunciata, la laicizzazione dell’ex cardinale McCarrick, cioè del più potente esponente della gerarchia cattolica nell’arco di trent’anni – e sotto tre Pontefici – è deflagrata oggi come una bomba. Del resto si tratta di una decisione che non ha precedenti nell’arco di due millenni cristiani. Una condanna “eccellente”, anche perché Papa Francesco vuole arrivare alla Conferenza mondiale della prossima settimana sugli abusi sui minori con i compiti fatti.

    La decisione è stata presa in via amministrativa, cioè senza un vero proprio processo, ma con il pieno contraddittorio con gli avvocati di McCarrick. Ed è per questo che è stata così rapida. McCarrick ha ormai 88 anni ed è più utile alla Chiesa da spretato che da prete penitente. Francesco non aveva alternative, dopo quanto è emerso, e soprattutto dopo l’anatema lanciato contro lo stesso Papa dall’ex Nunzio Carlo Maria Viganò, che aveva affermato di aver personalmente informato il Pontefice delle sanzioni comminate da Benedetto XVI allo “zio Ted” (questo il soprannome con cui si faceva chiamare dal ragazzino , figlio di amici di cui ha abusato dagli 11 anni e per 18 anni). Ma è anche vero che la notizia di abusi su un minore è stata resa nota dalla vittima solo questa estate.

    Al tempo stesso la laicizzazione (che è la sanzione più grave possibile) è un chiaro segnale per tutta la gerarchia cattolica. Come ha dichiarato a Reuters l’arcivescovo Charles Scicluna, il massimo investigatore sugli abusi sessuali della Chiesa, il fatto che McCarrick sia stato spretato è la dimostrazione che “nemmeno i vescovi sono al di sopra della legge”. Concetto ribadito anche dal Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, Daniel Di Nardo. “Non si faranno sconti a nessuno” ha dichiaro padre Federico Lombardi, l’ex Portavoce della Sala Stampa vaticana, ora portavoce dell’imminente summit sulla pedofilia.

    Anzi,l’ex arcivescovo di Washington potrebbe essere il primo di una serie. In attesa, ad esempio , che si concluda il secondo processo contro il cardinale George Pell in Australia, che parte il 5 marzo. Pell è per età ancora un cardinale elettore in un prossimo Conclave, e il Papa intende preservare il sacro collegio anche da possibili interferenze esterne. Visto che il 1 ottobre 2018 un gruppo di facoltosi americani ha assunto un gruppo di ex agenti dell FBI per preparare dossier sui porporati che dovranno eleggere il successore di Francesco. È la cosiddetta operazione “Red Hat Report” , “Berretta rossa”, su abusi e corruzione. Tanto per farsi un’idea, uno degli ex agenti FBI faceva parte del gruppo investigativo sul boss della droga ‘El Chapo ‘Guzman.

    Le rivelazioni intanto continuano a valanga e non c’è giorno che diocesi degli Stati Uniti non pubblichino una lista di “preti credibilmente sospettati”. Si tratta di centinaia di casi che hanno potuto rimanere nell’ombra per decenni a motivo delle coperture date dai vescovi. Oggi è stata la volta della diocesi di Brooklyn. Ma ieri è stato il Nunzio a Parigi, un arcivescovo, a finire sotto inchiesta dopo la denuncia della Municipalità di Parigi. Un rappresentante di “BishopAccountability.org“, Anne Barret Doyle, ha dichiarato che ci sono altri 94 vescovi che dovrebbero essere laicizzati.

    Quasi certamente la decisione di oggi non basterà. Né alla Chiesa né al Pontificato. Il fronte tradizionalista e i sostenitori dell’ex Nunzio Viganò (che oggi si è rifatto vivo intervenendo sul prossimo summit) ritengono che “il sistema McCarrick, continui dopo McCarrick”. E fanno i nomi dell’appena nominato Camerlengo, Kevin Farrell e del cardinale di Chicago Cupich, scelto da Francesco per guidare il vertice mondiale contro gli abusi che si apre il prossimo 21 febbraio. Entrambi indicati come “protetti” di McCarrick.

    In sostanza gli antagonisti di Francesco sostengono che il “Mccarrickismo continua dopo McCarrick”. A questo proposito il Wall Street Journal scrive oggi di “frizioni” tra il Papa e il cardinale di Boston Seán O’ Malley, il frate cappuccino che, dopo l’elezione nel 2013 del pontefice, era stato incaricato di coordinare la risposta della chiesa allo scandalo della pedofilia, come Presidente dell’apposita Commissione pontificia, che però si è rivelata poco efficace e ha ‘perso’ per strada almeno tre componenti ( di cui due sopravvissuti).

    Secondo quanto riporta il quotidiano americano, che cita “una persona che li ha visti assieme”, le interazioni tra Papa e cardinale, “in precedenza amichevoli e spontanee, sono diventate tese e formali”. E sempre il Wall Street Journal afferma che l’influenza di O’Malley sul Papa è calata al punto che in novembre Francesco lo ha escluso dal comitato organizzativo del vertice, un appuntamento nato da un’idea dello stesso cardinale. In realtà però è stato proprio il caso McCarrick a mettere nei guai O’ Malley, che è anche diventato nel frattempo presidente della Papal Foundation, la ricchissima fondazione ideata da McCarrick per finanziare dagli USA il Vaticano.

    L’uomo che da ragazzino è stato abusato dallo “Zio Ted”, Jaimes Grein, ascoltato da un prelato inviato dal Vaticano per raccogliere la sua testimonianza, ha rivelato che il Vaticano aveva “bisogno” di McCarrick. Del suo potere nel “sostenere” finanziariamente il pontificato di Giovanni Paolo II, dopo la fine di Marcinkus. Tanto potente da determinare la transizione da un Papa all’altro, come esponente di spicco della cosiddetta “mafia di San Gallo”, il gruppo di cardinali che si riuní in Svizzera dal 1993 al 2006, rivelato in un libro autobiografico di uno di loro, il cardinale emerito di Bruxelles, Godfried Danneels.

    Come asseriva il perfido Presidente americano Frank Underwood nella serie tv House of Cards, “tutto al mondo ha a fare con il sesso, tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere”. E se mai c’è una storia in cui questo è vero è la storia di Theodore McCarrick. Un potere globalizzato per trenta anni: dentro la Chiesa, in Vaticano, negli Stati Uniti , in Italia e in Cina.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/16/il-terremoto-zio-ted-nella-chiesa-affonda-mccarrick-ma-la-macchia-pedofilia-non-si-argina-piu_a_23671117/

  • Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Da giovedì il Summit contro la pedofilia

    Quattro giorni di lavori, previste anche testimonianze vittime

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 18 FEB – Laboratori, video, relazioni e confronti. Da giovedì a domenica in Vaticano si troveranno faccia a faccia i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema degli abusi sessuali e della pedofilia nella chiesa nell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’evento è stato presentato oggi nella sala stampa vaticana, alla presenza di padre Lombardi, che sarà il moderatore, di due componenti il comitato organizzativo, l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich, e quello di Malta, mons. Charles Scicluna, e del referente del comitato, padre Hans Zollner, già presidente del Centro per la protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.
    “Dobbiamo fare tutto il possibile, ognuno nel proprio ruolo, affinché la chiesa sia un casa sicura e accogliente per i più deboli”, ha detto card. Cupich.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/18/da-giovedi-il-summit-contro-la-pedofilia_c28e608b-1fb9-4b20-a0a0-078b4230a981.html

  • L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    Peter Isley si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Lo ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali.

    “Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”, prosegue Peter Isley che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse. Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit.

    I portavoce delle vittime hanno chiesto anche che il Papa emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema è “globale”.

    Alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni, Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/18/lappello-delle-vittime-dei-preti-pedofili-cacciare-orchi-e-insabbiatori_a_23671908/

  • Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Chi è il cardinale McCarrick che il Papa ha spretato per pedofilia

    Molestò un ragazzino durante la confessione. Negli Anni 90 si parla di abusi su seminaristi e ragazzi della sua diocesi. Ma Giovanni Paolo II lo fece porporato, ora Francesco lo ha ridotto a laico.

    Colpevole di pedofilia e spretato. Secondo un bollettino della sala stampa di città del Vaticano il 13 febbraio 2019 il congresso della Congregazione per la dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale che dichiara colpevole Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, accusato di abusi sui bambini. Papa Francesco «ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge» della decisione di ridurre il prelato allo stato laicale: catalogando definitivamente il caso dell’arcivescovo tra le res iudicata cioè non soggetta a ulteriore ricorso. Questo significa con tutta probabilità che per lui non ci sarà carcere, ma forse un centro di cura. «In data 11 gennaio 2019», è scritto nel bollettino, il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale [….] con il quale l’accusato è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale». E ancora: «Il 13 febbraio 2019 la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto del Congresso. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019». Nell’estate del 2018 Theodore McCarrick è stato rimosso dal ministero pubblico e si è poi dimesso dal collegio cardinalizio. Il suo è uno dei casi più gravi di abusi e pedofilia nella Chiesa e ha creato un vero e proprio terremoto tra i fedeli negli Stati Uniti.

    La riduzione allo stato laicale è la massima pena nel diritto canonico. Del resto i reati di cui l’arcivescovo è colpevole sono gravi e ripetuti nel tempo. Negli anni 70, secondo la denuncia che ha portato al processo, molestò un ragazzino di undici anni durante la confessione quando ancora era prete a New York. Questa denuncia ha portato nell’estate del 2018 a essere rimosso da ogni carica pubblica, ma solo una volta che era diventata pubblica e non quando era stata ricevuta. In ogni caso è da vent’anni che girano rumor sulle abitudini sessuali dell’arcivescovo della capitale Usa. Le richieste di prestazioni sessuali da parte del cardinale avrebbero coinvolto anche ragazzi del seminario e delle famiglie della sua diocesi. A nominarlo all’arcidiocesi di Washington fu Papa Wojtila, assai poco sensibile nei confronti della pedofilia, – basti ricordare il suo rapporto coi Legionari di Cristo il cui leader fu riconosciuto come pedofilo – che lo scelse anche come cardinale. Nella storia della Chiesa è appena la seconda volta che un cardinale viene sporporato.