Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Il 27 febbraio l’udienza di comparizione nel tribunale di Victoria, i legali annunciano ricorso alla sentenza che vede il cardinale «colpevole» di cinque capi d’accusa. L’arcivescovo Coleridge sotto indagine per presunti insabbiamenti 

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    C’è già chi, da Roma a Melbourne, sull’onda dell’emozione del summit del Papa con i vescovi del mondo appena concluso sul tema degli abusi, invoca un provvedimento come quello di McCarrick per il cardinale George Pell, 77 anni, condannato in primo grado per pedofilia da un tribunale australiano. E cioè che il Papa tolga la porpora al “ministro dell’economia” della Santa Sede e, in futuro, lo dimetta pure dallo stato clericale.

    LEGGI ANCHE – Condannato per pedofilia il cardinale Pell, ministro delle finanze vaticane

    Il processo a Pell, tuttavia, può dirsi tutt’altro che concluso. I legali del cardinale hanno fatto sapere che all’udienza di comparizione di domani 27 febbraio in cui verrà comunicata la sentenza presenteranno ricorso. L’ago della bilancia è, a questo punto, in mano al giudice che dovrà decidere se la vicenda andrà avanti con un nuovo processo o condannare definitivamente il porporato che, quindi, potrebbe incorrere in un processo canonico – magari abbreviato – e, forse, consegnare le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, come desidererebbero numerosi media del piccolo continente che da circa tre anni hanno avviato un’accesa campagna mediatica intorno al caso.

    Più nel dettaglio – come riferito a Vatican Insider da fonti australiane – il giudice dovrà prima valutare i motivi del ricorso e poi decidere se procedere ad un’udienza plenaria, per cui non è stata ancora fissata una data. Se il giudice lo consentirà, l’udienza naturalmente proseguirà. In caso di rifiuto, Pell potrà anche presentare ricorso. La Corte d’appello si troverà quindi ad un nuovo bivio se assolvere il cardinale oppure ordinare un altro processo.

    Potrebbero, dunque, passare mesi prima di un verdetto definitivo. Intanto il Vaticano si mantiene cauto. In una dichiarazione di oggi del direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si afferma che la Santa Sede «prende atto» della condanna in primo grado nei confronti del cardinale definita «una notizia dolorosa» che «ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia».

    «Come già affermato in altre occasioni», la Santa Sede ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane». E proprio «in nome di questo rispetto», ha sottolineato Gisotti, «attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado».

    In attesa del giudizio conclusivo, e «per garantire il corso della giustizia il Papa «ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia», mai comunicate in precedenza. Ossia che «in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    In ogni caso la Santa Sede, ha poi assicurato il portavoce ad interim, «si unisce ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

    La condanna della Victorian County Court contro Pell risale all’11 dicembre 2018. Era stata formulata da una giuria, contrariamente a quanto avviene negli altri Stati australiani dove il giudizio per una figura di alto profilo sotto accusa e sottoposto ad un’ampia copertura mediatica viene affidato ad un unico giudice. Dopo tre giorni di deliberazione, il collegio giudicante si era trovato concorde nel ritenere «colpevole» il porporato di cinque capi d’accusa, tra cui quello di abusi sessuali nel 1996 su due coristi di 12 e 13 anni, dopo aver servito messa nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne. Pell all’epoca aveva 55 anni ed era stato da poco insediato come arcivescovo. Delle due vittime, uno solo è ancora in vita, l’altro è morte per overdose. Gli altri quattro capi d’accusa riguardano atti osceni «con o in presenza di bambini». Per ogni reato, secondo il sistema giuridico australiano, il prelato rischia dieci anni di galera che, sommati, arrivano a cinquanta.

    A dicembre era stato emesso un «suppression order» sulla sentenza, un ordine che impediva qualsiasi tipo di informazione sul processo da parte dei media dell’Australia, perseguibili anche a livello penale in caso di violazione. La notizia, seppur “trattenuta”, era comunque trapelata nelle testate che non avevano corrispondenti in Australia oppure tramite stratagemmi come la pubblicazione della news sulla carta stampata e non sui siti web. La decisione, raccomandata dai pubblici ministeri, era mirata a non influenzare la sentenza del secondo procedimento che il cardinale Pell avrebbe dovuto affrontare dal prossimo 11 marzo, per presunti abusi compiuti quando era sacerdote a Ballarat. Dunque luoghi e tempi diversi per cui si era deciso di svolgerlo separatamente; le stesse vittime avevano avanzato tale richiesta al giudice.

    Ieri, 26 febbraio, tuttavia è stato deciso di ritirare questa seconda serie di accuse contro il cardinale e, dunque, che il relativo processo non sarebbe proseguito.

    Il «suppression order» è stato perciò rimosso e nei media è deflagrata in nottata la notizia della condanna, che giunge – come detto – in un momento di vulnerabilità della Chiesa dopo il grande e pubblico “mea culpa” per i casi di pedofilia del clero che è stato il summit dei vescovi e in vista del Concilio plenario particolare che la Chiesa australiana vivrà nel 2020, dove il tema abusi sarà tra i primi in agenda.

    Le accuse contro Pell si rincorrono da circa quindici anni e si erano rinfocolate con il passaggio a Roma del cardinale, dove Papa Francesco lo aveva posto nel 2014 a capo della Segreteria per l’Economia, il potente Dicastero la cui “missio” era mettere in ordine bilanci e finanze della Città del Vaticano, inserendolo anche tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali istituito per riformare la Curia romana, dal quale lo aveva estromesso alla fine di ottobre (ma la notizia era stata resa nota il 12 dicembre).

    A parere dei detrattori il ruolo di responsabilità tra le mura leonine – dove Pell era stato soprannominato il “ranger” australiano per i modi spicci e il piglio decisionista – era da interpretare come una “fuga” del cardinale dalle accuse nel suo Paese: non solo per violenze sessuali, ma anche per insabbiamenti.

    La permanenza di Pell tra le sacre mura non è stata tuttavia semplice: dalle prime critiche per le spese eccessive compiute all’interno della Segreteria (dagli arredi pregiati ai viaggi in prima classe), ai bilanci presentati in ritardo o parzialmente, alle diatribe con l’Apsa e la Segreteria di Stato, il “ministro dell’economia” è finito più volte nell’occhio del ciclone.

    Dal giugno 2017 è stato sospeso dall’incarico in accordo con il Papa che gli ha concesso di volare in Australia per difendersi dal procedimento che lo vede come imputato, ribattezzato il «cathedral trial» sia per l’importanza del personaggio, sia perché, per i contorni assunti, sembra essere diventato il processo punitivo contro l’intera Chiesa australiana, macchiatasi per anni di casi di pedofilia su minori e occultamenti. Tanto che alcune persone molto vicine a Pell, consultate da Vatican Insider, parlano di «massacro mediatico», di «odio verso la Chiesa cattolica» e di un cardinale preso come «capro espiatorio».

    Nel primo procedimento contro il porporato, avviato nell’agosto 2018 dopo il rinvio a giudizio del 1° maggio da parte del giudice Belinda Wallington, la giuria non era stata in grado di raggiungere un verdetto e si era quindi dimessa. Il caso è stato nuovamente discusso a novembre con una nuova giuria che alla fine ha dichiarato il cardinale colpevole nel dicembre scorso.

    È difficile pensare che George Pell possa fare ritorno dall’Australia, anche nel caso in cui venisse accolto l’appello e fosse dichiarato innocente. Presto si dovrà dunque procedere alla nomina del nuovo prefetto della Segreteria per l’Economia, avendo peraltro Pell superato l’età canonica per il pensionamento. Da circa due anni il Dicastero viene guidato da monsignor Luigi Mistò, sacerdote ambrosiano, in qualità di “coordinatore ad interim”.

    Quanto all’Australia, a gettare benzina sul fuoco sulla già incendiaria bagarre per gli abusi è giunta oggi la notizia che l’arcivescovo cattolico di Brisbane, Mark Coleridge, è sotto indagine per aver insabbiato una decina di anni fa le informazioni ricevute da una donna di Canberra che riferiva di abusi su minori compiuti da sacerdoti della diocesi.

    Come riporta l’emittente nazionale australiana ABC, la donna – che non vuole essere identificata – sarebbe stata “maltrattata” da Coleridge che l’aveva additata come «pettegola». Il tutto avveniva nel 2006 e, da allora, non si aveva avuto notizia della vicenda. Sembra che l’invito all’arcivescovo a partecipare al summit in Vaticano, dove ha pronunciato una intensa omelia nella messa finale in Sala Regia tuonando contro la piaga degli abusi, abbia indotto la signora a scrivere a Coleridge, il 20 dicembre scorso, per esortarlo a non andare.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Canberra e Goulburn ha confermato di aver avviato indagini sulla denuncia, ma queste sono stata ritardate perché la stessa donna ha rifiutato di testimoniare. «L’arcivescovo Coleridge – si legge nella nota – ha collaborato con le indagini e respinge con decisione le asserzioni. Quando la denunciante è stata invitata a cooperare con l’indagine indipendente, ha scelto di non coinvolgersi e ha preferito riferire le sue asserzioni ai media». Il che, a detta della chiesa di Canberra, «è profondamente deludente».

  • Abusi, la Germania chiede l’accesso agli archivi della Chiesa tedesca

    Abusi, la Germania chiede l’accesso agli archivi della Chiesa tedesca

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il giorno dopo il summit sugli abusi, in Vaticano si tirano le somme, si difende il segreto pontificio e si cerca di dare concretezza ai punti programmatici individuati mentre il governo tedesco, a Berlino, chiede che la Chiesa in Germania apra i propri archivi che finora ha secretato.

    Nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico si è tenuta una riunione inter-dicasteriale  ristretta dove, ha spiegato il portavoce Alessandro Gisotti, si è «messo l’accento su quanto fosse necessario organizzare tale incontro, fortemente voluto da Papa Francesco». I cardinali di curia hanno fatto un ripasso dei principi fondamentali che ispirano i documenti annunciati e per i quali in Vaticano sta lavorando da tempo. «Tali iniziative dovranno essere comunicate nel modo più chiaro, tempestivo e dettagliato possibile (…) È stato infine evidenziato che è opportuno verificare con riunioni a livello Interdicasteriale il progresso del follow up dell’Incontro nel segno della sinodalità e della sinergia». Insomma il cammino è destinato ad andare avanti anche se qualcosa è stato fatto e qualcos’altra ancora no.

    Ancora stamattina le vittime delle pedofilia manifestavano delusione. Si aspettavano di più, per esempio provvedimenti verso quei vescovi che nel corso degli anni hanno insabbiato casi di pedofilia. Le aspettative di questo summit erano piuttosto alte. Non solo le vittime anche l’opinione pubblica si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa con l’annuncio di nuove regole interne. Per esempio regole riguardanti l’esclusione dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, hanno contribuito a coprire i predatori. Ma tutto questo non è stato annunciato, sicchè il cammino resta aperto e dovrebbe con il tempo portare ad un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna.

    La stragrande maggioranza dei giornali (soprattutto stranieri) ha dato un giudizio negativo, ritenendo che il summit sugli abusi sia stato sostanzialmente una occasione mancata. Per certi versi una specie di fiasco.

    Ma il  giorno dopo si è registrata anche una importante richiesta politica da parte del governo tedesco. «Sulla pedofilia, la Chiesa deve collaborare con gli organi di Giustizia, e mettere gli atti a disposizione delle procure, per fare in modo che i colpevoli possano essere giudicati con regolari procedimenti». E’ la richiesta del ministero della Giustizia tedesca, emersa a Berlino in conferenza stampa, in seguito a una domanda sul vertice di Papa Francesco sulla pedofilia. «Nell’ordine statale non è ammissibile la pratica del segreto», ha aggiunto il portavoce.

    Un argomento, quello dell’abolizione del segreto e della collaborazione con i magistrati, che sostanzialmente per resta invece un tabù per i vescovi italiani visto che per il nostro ordinamento, non prevede l’obbligo di denuncia alla polizia o ai carabinieri. Il cardinale Bassetti anche stamattina, attraverso l’Avvenire, ha detto che a maggio, durante l’assemblea generale dei vescovi, si affronterà l’argomento su come garantire maggiore cooperazione.

    Il tema degli abusi è finito poi al centro del carnevale di Malo, in provincia di Vicenza. Un carro raffigurava un prete con un chierichetto, avvolti tra le fiamme. La rappresentazione choc è sfilata ieri ed era dedicata alle piaghe della violenza nella società.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_abusi_ultime_notizie_oggi-4323794.html

  • Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

    Pedofilia, condannato il cardinale George Pell: rischia 50 anni di carcere

    L’alto prelato, 77 anni, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre di aver abusato di due ragazzini di 13 anni

    di Gian Guido Vecchi

    CITTÀ DEL VATICANO La reazione della Santa Sede alla condanna per abusi sessuali su due tredicenni del cardinale australiano George Pell arriva prima della presentazione del messaggio di Quaresima di papa Francesco: «Per garantire il corso della giustizia, il Santo Padre ha confermato le le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    Il Vaticano «prende atto»

    Nel testo letto da Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa, il Vaticano «prende atto» della sentenza di primo grado, «una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia», ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane» e resta in attesa del giudizio definitivo: «In nome di questo rispetto, attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il Cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado». Nel frattempo «ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

    Il cardinale

    Il cardinale George Pell, 77 anni, prefetto della Segreteria Economica vaticana dal 2014 (ma l’incarico di 5 anni è scaduto il 24 febbraio e non sarà rinnovato), chiamato da Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali – i più stretti collaboratori del Papa -, è l’esponente di grado più alto nella Chiesa cattolica per un reato di abuso sessuale. Si era «autosospeso» dall’incarico nel giugno 2017 e il Papa gli aveva «concesso un periodo di congedo per potersi difendere» e tornare in Australia per affrontare il processo. La condanna, appena divenuta pubblica, risale in realtà all’11 dicembre: il giorno dopo, 12 dicembre, Pell era stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età», assieme ad altri due cardinali: il congolese Laurent Monsengwo Pasinya, 79 anni, e il cileno Francisco Javier Errázuriz, 85, a sua volta travolto in patria dalle accuse di insabbiamento dei crimini pedofili. I 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria, l’11 dicembre, dopo due giorni di deliberazione, hanno condannato il cardinale Pell per aver abusato di due ragazzini «sorseggiando il vino consacrato» in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la messa. I due ragazzini avevano tredici anni e facevano parte del coro della Cattedrale. La giuria ha dichiarato Pell colpevole anche di aver assalito uno dei due ragazzi un mese più tardi. Pell ha continuato a protestare la propria innocenza, «mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo». Il suo legale ha detto in tribunale che l’accusa era inverosimile perché «solo un pazzo» si sarebbe comportato così in un luogo pubblico. Il cardinale ricorrerà in appello. Rischia fino a 50 anni, l’udienza per definire la condanna è convocata per mercoledì.

    Bergoglio

    Domenica, Francesco ha concluso l’incontro planetario «per la protezione dei minori nella Chiesa» pronunciando parole durissime: ha detto che bisogna «proteggere i piccoli dai lupi voraci», evocato «i sacrifici pagani», parlato di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», ripetuto che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti», spiegato che «nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati». A giorni sarà pubblicato un «Motu Proprio» del Papa «sulla protezione dei minori e le persone vulnerabili» per «rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia romana e nella Città del Vaticano», ci saranno anche «una nuova legge dello Stato» e delle «linee guida per il Vicariato del Vaticano sullo stesso argomento»: norme e procedure più severe che valgono per lo Stato – ad esempio per nunzi e diplomatici sotto processo, come è già accaduto – e non per la Chiesa universale, ma saranno «esemplari» per le conferenze episcopali del mondo. Il Comitato organizzatore dell’incontro sta facendo sintesi delle proposte di nuove norme e procedure contro la pedofilia emerse durante il dibattito. Il padre gesuita Hans Zollner, membro del comitato, ha commentato così la sentenza contro Pell: «Qualsiasi persona, a prescindere dal ruolo o dall’incarico, se ha commesso un crimine deve essere punita. Adesso siamo al primo grado, il cardinale farà ricorso in appello e vedremo il risultato. Abbiamo già avuto il caso del vescovo di Adelaide, mons. Wilson che in prima istanza è stato condannato non per abuso ma per aver “insabbiato”, e in seconda istanza è stato assolto». Monsignor Phillip Wilson a maggio dell’anno scorso era stato condannato in primo grado per aver insabbiato gli abusi compiuti da padre James Fletcher negli anni Settanta; nell’appello di dicembre, la corte ha riconosciuto il «ragionevole dubbio» che le cose fossero andate così e la condanna è stata annullata. Nel frattempo, comunque, il Papa aveva commissariato la diocesi a giugno e il vescovo, malato di Alzheimer, pur affermando la propria innocenza si è dimesso «perché preoccupato dall’aumentare del livello di sofferenza nella comunità».

    Formazione dei leader della Chiesa

    Non a caso, domenica, Francesco aveva voluto affidare all’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della conferenza episcopale australiana, l’omelia della messa che ha concluso il summit sugli abusi. Un’omelia straordinaria, pronunciata accanto al Papa e davanti a vescovi e cardinali di tutto il mondo: «Nel Vangelo, il Signore ordina: “Amate i vostri nemici”. Ma chi è il nemico? Certo, non quelli che hanno sfidato la Chiesa a guardare in faccia gli abusi e la loro copertura, per quello che realmente erano: soprattutto le vittime e i sopravvissuti che ci hanno condotto alla dolorosa verità raccontando le loro storie con così grande coraggio. Ci sono stati momenti, però, in cui abbiamo considerato le vittime e i sopravvissuti come nemici ma non li abbiamo amati, non li abbiamo benedetti. In questo senso, siamo stati i nostri peggiori nemici», ha detto Coleridge. E ancora: «Non andremo via impuniti, come dice Davide, e la punizione l’abbiamo già avuta… La conversione che ci è richiesta è una rivoluzione copernicana. Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi; renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire».

    https://www.corriere.it/esteri/19_febbraio_26/preti-pedofili-condannato-cardinale-george-pell-australi-b9611d00-395d-11e9-8f77-d31ec271a736.shtml
  • Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Domenica in Vaticano si è concluso il summit sulla pedofilia ma le vittime di abusi hanno criticato pesantemente le conclusioni mettendo “sotto accusa” la stessa azione di Papa Francesco. Il suo discorso non ha ottenuto l’approvazione da parte di chi in passato è stato abusato da sacerdoti o da altri esponenti della Chiesa. Così, come riporta il Messaggero, parte delle vittime si è radunata in piazza San Pietro per contestare una dissertazione troppo sociologica anziché pratico-risolutiva del fenomeno.

    Jean Marie Furbringer, un 55enne di Losanna, si è fatto portavoce delle istanze più comuni. Da bambino è stato abusato da un frate della scuola in cui era iscritto e oggi, dopo il trauma, è uno degli attivisti di Sapec, l’organizzazione elvetica che contro la pedofilia clericale. “Il summit convocato da Papa Francesco era una opportunità molto interessante (…) peccato che il discorso del Papa al termine del vertice sia stato così deludente. Si è limitato a ribadire che il problema degli abusi è globale e non riguarda solo la Chiesa (…) Mi sarei aspettato una analisi più diretta. Noi vittime avremmo voluto sapere che cosa fa il Papa già da domani con i vescovi che hanno insabbiato pedofili”.

    Il pontefice, in una Sala Regia gremita di vescovi e cardinali, ha promesso che “è giunta l’ora di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità”, ma di fatto, oltre alla promessa che all’interno della Chiesa non ci sarà più spazio per la violenza, non sono state indicate le misure con le quali si farà fronte al problema. Le vittime, dalla loro parte, reclamano trasparenza in tutte le fasi del processo, a partire dall’abolizione del segreto pontificio nei processi canonici e sull’esito delle sentenze. Più di ogni cosa però gli preme che gli uomini di Chiesa colpevoli vengano puniti severamente, così come coloro che coprono gli abusi.

  • Abusi sessuali su minori, la Chiesa ora prova davvero a sradicare la piaga

    Abusi sessuali su minori, la Chiesa ora prova davvero a sradicare la piaga

    ‘Tolleranza zero’, ma anche prevenzione e accompagnamento al pentimento. Il bilancio di quattro giorni di summit in Vaticano

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Città del Vaticano, 25 febbraio 2019 – Comprensione della portata universale del dramma della pedofilia nella Chiesa, concretezza nella lotta a un crimine che mina la credibilità dell’intero popolo di Dio. Questo chiedeva ai partecipanti papa Francesco alla vigilia del summit vaticano sulla tutela dei minori, questo è ciò a cui in buona sostanza hanno assolto i presidenti degli episcopati nazionali, i vertici della Curia romana, i delegati dei superiori generali delle congregazioni e degli ordini religiosi.

    Il rischio, che ci si limitasse a una dotta discussione sulle cause delle violenze da accompagnarsi all’ennesimo e ormai stucchevole atto di dolore per gli abusi e gli insabbiamenti, era dietro l’angolo. Invece la sentita liturgia penitenziale nella Sala Regia del Palazzo apostolico è andata di pari passo con la visione teologica sulla responsabilità della Chiesa e soprattutto la messa a punto di strategie per prevenire e arginare l’orrore, ascoltare e accompagnare i sopravvissuti nel cammino di guarigione. L’impegno, a conclusione dei quattro giorni di assise, è quello di curare l’aspetto psicologico dei candidati al sacerdozio, di scongiurare il fenomeno dei seminaristi che, allontanati da un istituto, con disinvoltura passano a un altro, di fissare percorsi separati per segnalare alle autorità superiori le molestie perpetrate da un vescovo, di denunciare gli abusi alle istituzioni civili(anche se permane la linea di chi chiede di attenersi scrupolosamente alle leggi civili dei singoli Paesi), di coinvolgere maggiormente i laici nel contrasto a un crimine così odioso e infine di rafforzare nei processi canonici il ruolo (ad oggi, in pratica inesistente) dei sopravvissuti alle violenze.

    Durante il dibattito non sono mancate alcune note stonate che nell’Aula nuova del Sinodo però non hanno trovato un’orchestra pronta a eseguirle. Si pensi a chi ha cercato, in scia alla lettera dei cardinali tradizionalisti Raymond Burke e Walter Brandmueller e con l’appoggio di network americani ultraconservatori che diedero eco al dossier Viganò, di sostenere un nesso fra omosessualità e pedofilia. Finendo in tal modo in rotta di collisione con le acquisizioni scientifiche correnti e rendendo potenzialmente criminale una categoria tout court di uomini e donne, come ha fatto d’altronde rilevare il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio, Charles Scicluna. Perplessità ha suscitato anche l’affermazione di alcuni vescovi africani(nel complesso poco coinvolti nei lavori) su una sorta di ‘ossessione’ della Chiesa per gli abusi sessuali sui minori. Tali presuli hanno ragione da vendere nel pretendere ogni sforzo ecclesiale possibile contro altri attentati all’infanzia (bambini soldato e lavoro minorile), ma ragioni culturali (non si parla di sesso in pubblico così come non è neanche concepibile che il prete, spesso il baba del villaggio, molesti un piccolo) non possono far sospettare una qualche volontà di sottovalutare il problema. Nel discorso finale del summit il Papa l’ha detto chiaro e tondo: la pedofilia è un fenomeno “abominevole”, storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e società. E, come si è piú volte insistito al summit, va affrontato in maniera collegiale e sinodale.

    Calato il sipario sul vertice, ora l’attenzione si sposta sul follow up dell’assise. Padre Federico Lombardi, moderatore del summit, ha già fatto sapere che nei prossimi mesi saranno messe a punto delle prime iniziative concrete anti-pedofilia (per esempio, un motu proprio del Papa sui casi di abusi sui minori che riguardano la Curia romana e il Vaticano, un vademecum per i vescovi, l’istituzione in ogni diocesi di task force ad hoc).

    Queste azioni raccoglieranno una prima eredità degli orientamenti usciti dal vertice e destinati ad andare oltre la semplice ‘tolleranza zero’. Un’espressione ad effetto, cara ovviamente ai sopravvissuti agli abusi, ma che, come evidenziato da alcuni partecipanti al simposio, si concentra sulla sola fase punitiva della lotta alla pedofilia. Questa battaglia comprende anche la prevenzione delle violenze e l’accompagnamento delle vittime (sulla via della guarigione) e, una volta condannati, dei loro aguzzini (verso il pentimento e la conversione). La prioritaria sete di giustizia non può e non deve annichilire tutto il resto.

    La tentazione per la Chiesa, dopo la chiusura del summit, potrebbe essere quella del legalismo: pensare, cioè, di poter arginare la piaga (i preti-orchi forse continueranno a esistere), attingendo alle sole norme giuridiche e ai protocolli. Ma la differenza, per limitare molestie e insabbiamenti, con tanto di dossier distrutti (il cardinale Reinhard Marx ha sollevato il velo su una oscena verità), la fa una puntuale applicazione di leggi e linee guida, senza lasciar prevalere amicizie scomode o conati di clericalismo, perché, il Papa non ha dubbi, anche “un solo caso di abuso” nella Chiesa rappresenta una “mostruosità”.

    Solo cosí il popolo di Dio, a cui va il merito, (anche sotto pressione dei media), di essere stato l’unico ente internazionale ad aver voluto approfondire a così alti livelli il dramma della pedofilia, potrà dirsi credibile nel suo candidarsi ad “affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno” di se stessa. Altrimenti saranno belle parole al vento. Anche se a pronunciarle è stato il Papa.

  • L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    Sono state pronunciate parole molto dure ma di concreto si è deciso ben poco, dicono osservatori e associazioni delle vittime

    Dal 21 al 24 febbraio in Vaticano si è svolto un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Nella messa conclusiva di domenica, che si è tenuta nella Sala Regia del Vaticano, il Papa ha paragonato gli abusi alla «crudele pratica religiosa, diffusa nel passato di alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», e ha aggiunto che è arrivato il momento di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno che all’esterno della chiesa». Secondo papa Francesco, la pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di minori è «uno strumento di Satana».

    Al di là delle parole di condanna anche molto dure, non si è affrontato però in modo ampio e sistematico il problema degli abusi – che non riguarda solamente i bambini ma anche molte donne religiose – e il Papa non ha annunciato alcuna misura concreta, come invece si aspettavano diverse associazioni di vittime che hanno criticato in modo molto esplicito l’esito dell’incontro. «Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre promesse tiepide, che abbiamo già sentito», ha detto per esempio Anne Barrett Doyle, leader di BishopAccountability, un gruppo che mappa e tiene traccia dei vari episodi di abusi nella Chiesa. Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito abusi sessuali da un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, e che nel 2017 si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 da papa Francesco proprio per affrontare questo problema, ha detto di essere delusa dal summit in Vaticano.

    Le aspettative per questo incontro, scrivono diversi giornali internazionali, erano molto alte: ci si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa e l’annuncio di nuove regole interne, per esempio l’esclusione immediata degli ecclesiastici abusanti e dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, avevano contribuito a coprirli. Non è stato annunciato niente di tutto questo: invece di modificare le norme e le pratiche, il Papa ha usato l’incontro per parlare soprattutto ai vescovi della necessità di un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna.

    Dopo la fine dell’incontro diversi alti funzionari della Chiesa hanno detto di aver raggiunto un risultato positivo. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha detto di essere «molto soddisfatto»; l’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha detto che l’obbligo di proteggere i bambini nella Chiesa appartiene giustamente ai vescovi del mondo: «Sono sempre spaventato dal pensiero che in qualche modo la protezione possa essere comandata da Roma». E l’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha spiegato che la Chiesa ha bisogno di credere ai sopravvissuti e di assicurare che i violentatori non abbiano mai l’opportunità di “offendere” di nuovo: «Siamo stati il ​​nostro peggior nemico». L’arcivescovo Mark Benedict Coleridge ha paragonato il risveglio dei vescovi a «una rivoluzione copernicana» e ha detto che la Chiesa doveva mettere le vittime, come il Sole, al centro del proprio sistema.

    Il fatto di concentrarsi sull’evoluzione spirituale dei vescovi, sulla loro consapevolezza e sull’importanza di farli lavorare insieme per affrontare gli abusi sessuali è sembrato però molto poco a coloro che avevano sperato che il Papa facesse di più, utilizzando la sua stessa autorità: «La tolleranza zero dovrebbe essere la legge universale, e il Santo Padre può introdurla da solo», ha detto Nicholas P. Cafardi, un importante avvocato statunitense.

    Alla fine del vertice, il Vaticano ha comunque annunciato che alcuni provvedimenti specifici saranno adottati presto: un rafforzamento delle leggi sulla protezione dei bambini all’interno dei confini del Vaticano, un manuale «molto breve» per i vescovi per aiutarli a capire i loro doveri quando si verificano casi di abuso, una task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi a realizzare le iniziative per la protezione dei minori. Tutte misure limitate, precisa il New York Times, e che erano già state prese in considerazione prima del summit.

    Fuori dal Vaticano le persone sopravvissute agli abusi hanno marciato e tenuto conferenze informative. All’interno, nelle sedute presiedute dallo stesso papa Francesco, i vescovi più importanti del mondo hanno ascoltato le terribili testimonianze delle vittime di abuso, molte delle quali hanno denunciato l’indifferenza e la complicità dei leader della chiesa. Una suora nigeriana ha mosso critiche molto precise per il silenzio ipocrita e la mancanza di trasparenza da parte delle più alte gerarchie.

    Il discorso critico che è circolato di più è stato quello di una giornalista messicana che si occupa di Vaticano, Valentina Alazraki: «Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”… noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi lo avete fatto davvero, o solo a parole?» E ancora: «Se siete contro coloro che commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati e non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici». La giornalista ha parlato anche delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali, dando ai vescovi una serie di suggerimenti concreti: «A volte, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa su una rinuncia senza spiegarne le ragioni: la notizia della rinuncia di un sacerdote che ha commesso abusi dovrebbe essere data con chiarezza, in modo esplicito».

    https://www.ilpost.it/2019/02/25/incontro-abusi-sessuali-vaticano/amp/?fbclid=IwAR07xPn-rH7aDrrPjKvSQ70_i9OabriaFGHq74SnBf6rhk3_eY3PL6DFP8w

  • Pedofilia, Papa Francesco: «Piaga mostruosa, più grave nella Chiesa Prete che abusa strumento di satana»

    Pedofilia, Papa Francesco: «Piaga mostruosa, più grave nella Chiesa Prete che abusa strumento di satana»

    Il Pontefice interviene alla fine della Messa che conclude l’incontro planetario sulla protezione dei minori e parla di «manifestazione attuale dello spirito del male»

    di Gian Guido Vecchi

    È «giunta l’ora» di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa». Alla fine della Messa nella Sala Regia, la celebrazione che conclude l’incontro planetario sulla «protezione dei minori» e gli abusi pedofili, Francesco parla di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», evoca «i sacrifici pagani» e guarda dentro ma anche fuori la Chiesa: «Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque». Certo, premette il Papa: «Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».

    La pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di bambini diventa «uno strumento di satana». Alla fine del lungo intervento, una sorta di saggio con tanto di bibliografia e statistiche delle organizzazioni internazionali, il Papa elenca sette punti ispirati alle «Best Practices» formulate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la «tutela dei bambini» (cita le parole di Gesù: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare»); la «serietà impeccabile» (cita il suo discorso di Natale alla Curia: «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso»); una «vera purificazione» (non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà); la «formazione» e quindi la selezione dei seminaristi, la necessità di «rafforzare e verificare le linee guida delle conferenze episcopali» perché «abbiamo valore di norme e non solo di orientamenti» («nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato»); l’impegno ad essere vicini e «accompagnare le persone abusate»; infine l’attenzione al «mondo digitale» («occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori: il reato non gode del diritto alla libertà) e la lotta al «turismo sessuale».

    Tuttavia, spiega il Papa, il fenomeno è più ampio dei crimini ecclesiastici: «Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», sillaba. Del resto, «ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali, Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri, non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati, in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare». L’unica cosa certa, aggiunge, «è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali».

    «Vogliamo che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano», ha detto il Papa all’Angelus. Da domani la Santa Sede e in particolare il comitato organizzatore, assieme alle conferenze episcopali, promettono di mettersi al lavoro per definire una serie interventi e riforme discussi nei tre giorni di incontro dalle gerarchie delle Chiese di tutto il mondo. Ma le associazioni di vittime si aspettavano che il Papa annunciasse già misure definite. Davanti a piazza San Pietro ci sono il portavoce Peter Isely e alcuni membri dell’associazione di vittime «Ending of Clergy Abuse». La prima reazione alle parole di Francesco è di «rabbia» e «grande delusione»: «Nel testo del Papa non c’è nulla, solo parole. Nessuna misura concreta. Dice perfino che la Chiesa si sta interrogando su cosa fare. Sono vent’anni che si interrogano».

    https://www.corriere.it/cronache/19_febbraio_24/pedofilia-papa-francesco-piaga-mostruosa-piu-grave-chiesa-prete-che-abusa-strumento-satana-3a04fc94-381c-11e9-af2a-db624861da78.shtml

  • Pedofilia, in arrivo un “motu proprio” di Papa Francesco e una task force

    Pedofilia, in arrivo un “motu proprio” di Papa Francesco e una task force

    Il Vaticano annuncia un vademecum di papa Francesco per contrastare la piaga della pedofilia

    Il summit sulla prevenzione degli abusi non è stato convocato affinché le richieste delle vittime restassero lettera morta.

    Questa mattina, dopo le conclusioni rilasciate da papa Francesco, qualche sigla associativa si era detta insoddisfatta.

    Ma la Santa Sede disporrà in maniera concreta. Lo ha chiarito padre Federico Lombardi, come riportato pure dall’Adnkronos: le istituzioni ecclesiastiche, e soprattutto il pontefice, procederanno per mezzo di un vademecum. Si parla di un proprio Motu proprio che, secondo la gerarchia giuridica delle fonti vaticane, sta a significare che Bergoglio intende dare al documento un valore esecutivo. Il fine sembra anche quello di rendere sempre più difficili, se non impossibili, quelli che vengono chiamati insabbiamenti. Oltre a quello di proteggere i minori e le cosiddette “persone vulnerabili”.

    La trasparenza è la chiave individuata per arginare gli scandali e i comportamenti delittuosi di alcuni consacrati. Apprendiamo quindi dall’agenzia citata che verrà pubblicato “un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti”. Questa è la novità annunciata dal padre gesuita, ex direttore de la Sala Stampa. E si parla pure di ulteriori misure di carattere legislativo.

    Lombardi ha infatti continuato, dichiarando che “nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task forces di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”. Dove “task force” potrebbe significare la creazione di un gruppo di ecclesiastici deputato a combattere, senza tregua, il fenomeno in oggetto.

    Quelle del Santo Padre dunque non dovrebbero essere “solo parole”, come un’associazione che riunisce le vittime aveva ventilato durante le prime ore della giornata di oggi. Il Vaticano continuerà la sua azione attraverso la scrittura e quindi l’attuazione di norme. A essere terminati, del resto, sono solo i lavori del “Sinodo stroardinario”. L’impegno delle istituzioni ecclesiastiche – così come ritenuto opportuno da tutte le parti in campo – dovrà continuare nel tempo: “Il Comitato organizzatore – ha specificato Lombardi – si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.

    Alla riflessione seguiranno degli atti pragmatici, attraverso cui predisporre degli strumenti per intervenire sulla piaga della pedofilia.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-arrivo-documento-papa-francesco-1651102.html

  • Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Città del Vaticano – Ci voleva il coraggio di una donna per scuotere in modo tanto franco cardinali e vescovi: «Chiedetevi: siete nemici di quanti commettono abusi o li coprono tanto quanto lo siamo noi giornalisti? Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole?».

    A parlare a nome di tutti i giornalisti è la decana dei vaticanisti, la messicana Valentina Alazraki, corrispondente della tv Televisa che offre una alleanza tra prelati e stampa. «Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici».

    Alazraki lamenta che troppo spesso, in questi anni, si sono sentiti cardinali e vescovi che dicevano che lo scandalo degli abusi è «colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione».

    L’appello è di comunicare le notizie sui preti pedofili «perché, se non lo fate – ha detto Alazraki – diventate automaticamente complici di quanti commettono abusi. Non fornendo le informazioni che potrebbero evitare che queste persone commettano altri abusi, non state dando ai bambini, ai giovani, alle loro famiglie gli strumenti per difendersi da nuovi crimini».

    Per la prima volta dall’inizio del summit sugli abusi nella sala vaticana affiora così la storia più mostruosa e sproporzionata di abusi della Chiesa in epoca moderna: il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel Macial Degollado.

    «Sono messicana – ha detto – e non posso non menzionare il caso forse più terribile che sia accaduto all’interno della Chiesa, quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano della Legione di Cristo. Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine (…) Non bisogna dimenticare che nella Legione c’era un quarto voto secondo il quale se un legionario vedeva qualcosa che non lo convinceva di un superiore, non poteva né criticarlo né tanto meno commentarlo. Senza questa censura, senza questo occultamento totale, se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_summit_vaticano-4319733.html

  • Pedofilia, il Papa: “Nessun abuso sarà più coperto”. Ma le vittime: “Solo parole”

    Pedofilia, il Papa: “Nessun abuso sarà più coperto”. Ma le vittime: “Solo parole”

    L’ultima giornata della Conferenza sulla protezione dell’infanzia. Francesco: “Siamo di fronte alla mano del male”. Prima di lui ha parlato l’arcivescovo di Brisbane, Coleridge: “Abbiamo considerato le vittime come nemici”. Fine di ogni forma di tolleranza

    Non usa mezze parole, Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai vescovi partecipanti al convegno vaticano sulla protezione dell’infanzia. È chiaro che il pontefice, nella solennità della sala Regia del Palazzo apolistico vuole segnare un forte momento di discontinuità con il passato: “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”. Ma le vittime non sono soddisfatte. “Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca!”, sono le parole di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso.

    Discorso conclusivo del Papa – “La disumanità del fenomeno a livello mondiale – ha detto Papa Francesco nel suo discorso – diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini”. Lo dice Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai partecipanti all’Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019.  E poi:  “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”.

    “Umilmente e coraggiosamente – ha detto ancora Francesco – dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa”.

    San Pietro, la protesta delle associazioni delle vittime di abusi

    Angelus – Temi che il Pontefice ha ribadito durante l’Angelus della domenica. “Vogliamo – ha spiegato – che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Sapremo collaborare con tutto il nostro cuore e con efficacia, insieme a tutte le persone di buona volontà e a tutte le componenti e le forze positive della società, in tutti i paesi e a livello internazionale, perché si combatta fino in fondo, in ogni sua forma, la gravissima piaga della violenza nei confronti di centinaia di milioni di minori, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, in tutto il mondo”. Così Papa Francesco al termine dell’Angelus della domenica.

    Arcivescovo Coleridge – Prima del Papa aveva parlato l’arcivescovo di Brisbane Mark Benedict Coleridge, presidente della  Conferenza episcopale australiana: “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi”.

    “Renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa – ha detto Coleridge -; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire”.

    Coleridge ha parlato della necessità di una “conversione”: “Solo una conversione ci aiuterà a vedere che le ferite di coloro che sono stati abusati sono le nostre ferite, che il loro destino è il nostro, che non sono i nostri nemici ma ossa delle nostre ossa, carne della nostra carne. Loro sono noi e noi siamo loro. Questa conversione, infatti, è una rivoluzione copernicana”. E ancora: “Come sapete, Copernico dimostrò che non è il sole che gira intorno alla terra, ma la terra che gira intorno al sole. Per noi, la rivoluzione copernicana consiste nella scoperta che le persone abusate non ruotano intorno alla Chiesa, ma che è la Chiesa che ruota intorno a loro. Scoprendo questo possiamo iniziare a vedere con gli occhi loro e a sentire con le loro orecchie; una volta fatto questo, il mondo e la Chiesa cominciano ad avere un altro aspetto. Questa è la conversione necessaria, la vera rivoluzione e la grande grazia che può aprire alla Chiesa una nuova stagione di missione”, aggiunge.

    La reazione delle vittime – “Nelle parole di Papa Francesco, il Vaticano si ritiene vittima. Allora si costituisca parte civile nei tribunali contro i preti pedofili, non li copra”. Sono le prime parole, a caldo, di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, dopo il discorso conclusivo di Papa Francesco sul vertice di protezione dei minori in Vaticano. “Siamo rimasti delusissimi perché non c’è niente nel discorso. Cosa dice? Nulla. Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca! Nessuno glielo impedisce, faccia i fatti non le chiacchiere. Già sapevamo che bisogna prendersi cura dei bambini, non mi serviva il Papa per sapere che l’acqua è bagnata”. Secondo le proiezioni di Mark Vincent Healy, prese sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo “in Italia nell’ultima decina di anni potrebbero esserci state un milione di vittime di pedofilia”, dice a LaPresse Francesco Zanardi. “Non è credibile che il Vaticano non abbia i dati – aggiunge – se se li sono persi, possono passare da noi, glieli forniamo volentieri”.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_e_vaticano_l_arcivescovo_coleridge_abbiamo_trattato_le_vittime_da_nemici_-1179517/news/2019-02-24/