Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia Cile: Papa, reati insabbiati

    Pedofilia Cile: Papa, reati insabbiati

    Vedrà i vescovi del Paese in Vaticano dal 15 al 17 maggio

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO

    Il Papa incontrerà i vescovi del Cile dal 15 al 17 maggio: “Il Santo Padre, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario – riferisce la Santa Sede – esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime”. Durante gli incontri, ai quali parteciperanno 31 vescovi diocesani e ausiliari e due vescovi emeriti, l’obiettivo “è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti – riporta una nota della sala stampa vaticana -, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli”.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/05/12/pedofilia-cile-papa-reati-insabbiati_f630b6bc-9d26-40f8-ab16-496a704ecfdb.html

  • Cardinale Pell a processo per pedofilia, il Vaticano spera nell’assoluzione

    Cardinale Pell a processo per pedofilia, il Vaticano spera nell’assoluzione

    Il ministro vaticano per l’Economia è stato rinviato a giudizio in Australia

    Città del Vaticano, 3 maggio 2018 – La Santa sede spera nell’assoluzione del cardinale George Pell, rinviato a giudizio in Australia per pedofilia. A una manciata di giorni dalla decisione del magistrato di Melbourne, Belinda Wallington, il Vaticano abbandona la prudenza della prima ora per intervenire nel merito di una vicenda che da mesi scuote l’opinione pubblica cattolica e non solo. “Speriamo che il cardinale Pell non sia condannato – ha dichiarato ieri ai giornalisti il numero due della Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, a margine di un convegno all’ambasciata italiana presso la Santa sede –. Speriamo sia riconosciuta la sua innocenza, aspettiamo i tempi del processo”.

    Nessuna esplicita ingerenza nel lavoro della giustizia australiana, poche parole, felpate, ma destinate comunque a lasciare il segno quantomeno fra le presunte vittime del potente ministro vaticano dell’Economia, 76 anni, di cui invocano la rimozione. Invano, per il momento, visto che Pell, come precisato dalla Sala stampa vaticana, a udienza preliminare appena terminata, in una nota in cui si prendeva semplicemente atto della decisione della magistratura, resta in congedo dopo che il Papa lo scorso anno gli ha concesso di volare in Australia per difendersi dalle accuse.

    ll cardinale, l’ecclesiastico più alto in grado mai coinvolto in un dossier del genere, sarà processato con l’accusa di abusi sessuali sui minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e Ottanta a Ballarat, suo paese di nascita, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, dove è stato arcivescovo. Anche in ragione della sua età, i legali di Pell chiedono che il processo – formalmente dovrebbero essere due – inizi il prima possibile. Nel frattempo il cardinale non potrà lasciare l’Australia. Dovrà dare alla polizia anche un preavviso di 24 ore prima di qualsiasi spostamento.

  • Il cardinale George Pell e le accuse di pedofilia: cosa sappiamo finora

    Il cardinale George Pell e le accuse di pedofilia: cosa sappiamo finora

    Dopo l’accusa di abusi sessuali e omesso controllo sui preti della sua diocesi è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Melbourne

    C’è aria di grande imbarazzo in Vaticano per le sorti giudiziariedel cardinale George Pell, super ministro dell’economia in carica, pur essendo stato autorizzato da circa un anno dal papa con un congedo “ad personam” ad andare in Australia per difendersi dalle accuse di omesso controllo da arcivescovo sui preti pedofili della sua ex diocesi.

    Accuse che il porporato ha sempre respinto con forza, sia dal Vaticano in videoconferenza con i giudici australiani, che nel Tribunale di Melbourne dove ha preso parte alle sedute preliminari concluse il primo maggio con un clamoroso rinvio a giudizio di Pellcon un impianto accusatorio ancora più pesante, essendo stato chiamato in causa da alcuni testimoni per presunti abusi sessuali.

    Il cardinale, che sperava in un non luogo a procedere, ora dovrà sottoporsi a giudizio per dimostrare tutta la sua innocenza, già ribadita a poche ore dal pronunciamento del tribunale australiano in una nota pubblicata sul sito della diocesi di Sidney che ricorda come il potente ministro delle Finanze vaticane “ha sempre collaborato con la Polizia di Victoria e ha costantemente ribadito la sua innocenza” in merito alle accuse di omesso controllo sulla pedofilia.

    Nello stesso sito si sottolinea inoltre che Pell “è tornato volontariamente in Australia per difendersi da queste accuse” e che “si difenderà dalle rimanenti accuse (abusi sessuali – ndr) dopo che ne sono decadute la metà – si riferisce nella nota – nel corso dell’istruttoria” preliminare.

    “Un caso doloroso che va risolto”

    Pell, dunque, sarà costretto a restare in Australia ancora per diversi mesi. La data di inizio del processo non è stata ancora fissata. Ma in Vaticano la tensione sale perchè – filtra dai Sacri Palazzi – non è più sostenibile una situazione “tanto complicata e dolorosa” che, però, sta compromettendo le sorti di uno dei dicasteri più importanti per le attività della Santa Sede, la Segreteria per l’Economia di cui il cardinale Pell formalmente continua ad essere il Prefetto. Ma tra i più stretti collaboratori del Papa si spera che il porporato, “proprio alla luce del rinvio a giudizio”, faccia un passo indietro dimettendosi, anche in virtù del motu proprio varato dallo stesso papa Francesco che ha stabilito che qualsiasi esponente della Chiesa (preti, religiosi, vescovi e cardinali) deve spontaneamente dimettersi dagli incarichi se chiamato in Giudizio in un tribunale.

    Come è, appunto, il caso di Pell, sul quale, però, le autorità pontificie non sembrano avere le idee molto chiare, come si evince dalla nota emessa dal direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke che, subito dopo il rinvio a giudizio deciso dai giudici australiani, ha reso noto che “la Santa Sede prende atto della decisione emanata dall’autorità giudiziaria in Australia riguardante Sua Eminenza il Cardinale George Pell.

    L’anno scorso il Santo Padre gli aveva concesso un periodo di congedo per potersi difendere dalle accuse che gli erano state contestate. Tale disposizione rimane tuttora valida”. Il cardinale, quindi, resta ancora in carica. Ma per quanto tempo ancora, si chiedono Oltretevere?

    In Vaticano il tempo sta per scadere

    Interrogativi a parte, va detto che dopo quattro settimane di udienze, secondo il magistrato di Melbourne, Belinda Wallington, Pell dovrà difendersi in giudizio sia per omesso controllo sui preti pedofili che per presunti abusi sessuali stando alle testimonianza raccolte dal tribunale, dove il porporato si è formalmente dichiarato “non colpevole” e di non aver commesso violenze sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e Ottanta a Ballarat, suo paese di nascita, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, dove era arcivescovo.

    I dettagli delle diverse accuse non sono stati resti noti, ma oltre a quelle che lo vedono direttamente coinvolto vi sarebbero episodi di copertura di altri sacerdoti pedofili e perfino uno stupro. Molti dei capi d’accusa sono stati comunque respinti. Ma sembra che nel rinvio a giudizio, il cardinale dovrà rispondere almeno di un caso di abuso sessuale su minore e di una serie di omessi controlli sui preti violentatori della sua ex diocesi dopo l’esame incrociato di decine di testimonianze raccolte nella seduta preliminare. Ora la parola passa al Tribunale, ma in Vaticano il tempo per Pell sembra che sia sul punto di scadere.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/il-cardinale-george-pell-e-le-accuse-di-pedofilia-cosa-sappiamo-finora/

  • Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Finalmente la parola a chi la merita, ma senza far troppo rumore. Si prega di non creare clamore attorno alla vicenda e di rispettare in religioso silenzio il dolore delle vittime. È il papa a chiederlo. In effetti parlare di apertura sarebbe decisamente eccessivo: sono passati 8 anni da quando il tribunale penale ha condannato per reati di pedofilia – ormai caduti in prescrizione – padre Karadima, ma solo adesso le sue vittime vengono ascoltate dal pontefice.

    Venerdì 27 aprile, Bergoglio ha dischiuso le porte di Casa Santa Marta, concedendo i tanto attesi incontri ‘a tu per tu’ alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. A tendere il ramoscello d’ulivo è un papa completamente travolto dagli scandali di pedofilia registrati all’interno della Chiesa cattolica. Ma come chiedere perdono per questi ritardi? Non è affatto semplice, a maggior ragione se si pensa che solo qualche mese fa, a gennaio, sempre in Cile assistevamo ad un papa seccato, irritato e insofferente verso le domande di una giornalista che chiedeva spiegazioni in merito alla nomina a vescovo di Barros, accusato di aver coperto le violenze perpetrate da padre Karadima, protagonista indiscusso degli abusi raccolti nel dossier cileno.

    Gli incontri si sono susseguiti anche nelle giornate di sabato e domenica, ma probabilmente non ci sarà nessun comunicato in merito, per volontà del pontefice. Il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha infatti precisato che «non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui». Appunto, rispettare la riservatezza, più che i testimoni.

    Le vittime non vogliono il silenzio

    Ad infrangerlo è, come volevasi dimostrare, una delle vittime che ha interloquito con il pontefice, José Andres Murillo, sintetizzando su Twitter il loro confronto. «Ho parlato per due ore con il Papa. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa».

    Ad incontrare il Santo Padre finora sono stati i tre testimoni chiave e principali dell’inchiesta sulla Chiesa cilena, vittime di Karadima. Hanno incontrato il pontefice, infatti, anche Juan Carlos Cruz e James Hamilton. Ma le vittime di abusi sessuali perpetrati all’interno degli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano, per ora, questi incontri un semplice “gesto”, aspettano di vedere fatti concreti e rivoluzionari da parte del papa, prima di sbilanciarsi e parlare di un effettivo cambio di rotta. «Bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia» ha commentato Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, nella quale ha subito abusi sessuali dall’età di 10 anni.

    A questo proposito, una volta terminati i colloqui con le vittime, Bergoglio ha in programma di incontrare anche i vescovi cileni prima di prendere qualunque decisione. Presumibilmente l’incontro si terrà a metà maggio.

    Il perdono non basta

    Del resto era stato lo stesso Bergoglio a stabilirlo, nel momento in cui proclamava la negazione della grazia ai ‘preti pedofili’. Figurarsi se il perdono possa bastare a chi ha direttamente subito quegli orribili abusi. Nessuno ha il diritto di imporre il dovere al perdono, tanto meno quando si tratta di vittime di violenze sessuali, ma se Murillo ha sentito la necessità di ribadirlo al pontefice evidentemente la percezione prevalente è che quelle di Bergoglio siano soltanto parole.

    A ben guardare, salta subito all’occhio che l’unica condanna prevista dalla Chiesa per Karadima, dopo l’accertamento della sua colpevolezza, sia stata il ritiro ad una «vita di preghiera». Ed è scontato che una simile decisione non riesca minimamente a soddisfare l’esigenza di giustizia e riscatto provata dalle vittime.

    Per quanto possa essere paradossale e fallace nei termini teologici la negazione della grazia da parte del pontefice e dunque della Chiesa, il cui ruolo dovrebbe essere quello di accogliere gli ultimi, i miserabili e gli emarginati, nei fatti non esistono condanne o allontanamenti di pedofili, per volontà esplicita della Chiesa e gli articoli precedenti lo dimostrano.

    C’è ben poco di cristiano in tutto questo: dal rifiuto del perdono dei colpevoli alla presa in giro dei fedeli e delle vittime. La linea di intervento di Bergoglio rimane confusa e contraddittoria, lenta e inefficace, ma forse la dis-chiusura delle porte di Città del Vaticano porteranno una ventata di giustizia terrena anche tra le vesti del clero.

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

  • Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    José Andres Murillo su Twitter spiega il contenuto del suo colloquio col Papa. Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato
    José Andres Murillo
     rompe il silenzio sull’incontro avuto col Pontefice, che venerdì 27 aprile ha accolto in Vaticano le vittime della pedofilia del clero in Cile. Murillo è uno di loro. “Ho parlato per due ore con il Papa – ha scritto su Twitter –. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa”.

    Sull’incontro non c’è stato nessun comunicato per espressa volontà del Papa. “Il Santo Padre ha avviato incontri personali nel pomeriggio di questo venerdì, 27 aprile, con le vittime di abusi commessi in Cile”, aveva detto il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale – aveva poi aggiunto – sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del Papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui. In questo clima di fiducia e riparazione per la sofferenza, la volontà di Papa Francescoè quella di fare parlare gli ospiti il tempo necessario, quindi non ci sono orari contenuti fissi o prestabiliti“.

    Oltre a Murillo, si sono presentati a Casa Santa Marta Juan Carlos Cruz e James Hamilton, le tre vittime di abusi che hanno scoperchiato lo scandalo della Chiesa cilena, che ha portato il pontefice ad una durissima lettera all’episcopato. Bergoglio vedrà a Roma anche i vescovi cileni per assumere delle decisioni, ma questo incontro ci sarà nella seconda metà di maggio, dopo aver ascoltato le storie delle vittime per anni ignorate dalla Chiesa locale. Secondo i media cileni, dopo avere incontrato i tre in giornate diverse, è possibile che lunedì li incontri tutti e tre insieme.

    Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato. Ma intorno a questa figura ci sarebbe stata una rete di coperture, di omertà. Il caso inizialmente riguardava l’attuale vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros ma, con l’invio in Cile di monsignor Charles Scicluna, il massimo esperto nella Chiesa per la messa a punto di questi delicati Rapporti, il Papa è venuto a conoscere altri casi sui quali vuole fare chiarezza. Le informazioni date negli anni dalla Chiesa locale sarebbero state lacunose e fuorvianti. In questo week-end saranno le vittime degli abusi a raccontare direttamente al pontefice la loro verità.
    Dal canto loro, le vittime di abusi sessuali commessi invece negli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano che l’incontro di Papa Francesco con le vittime di Fernando Karadima rappresenta solo “un gesto”, finché non si vedranno “cose concrete” da parte della Chiesa. Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, dove subì abusi sessuali da quando aveva 10 anni, ha detto che “bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia”.

    ilfattoquotidiano.it

  • Papa Francesco e la sindrome cilena

    Papa Francesco e la sindrome cilena

    Chiederà perdono alle vittime di pedofilia in Cile. Presente a Roma anche il discusso cardinale Errázuriz. E il 1° maggio arriva la sentenza su Pell

    Papa Francesco incontrerà individualmente, uno per uno, nel fine settimana, le tre principali vittime di abusi sessuali da parte di padre Fernando Karadima in Cile. Sono passati tre mesi dopo lo scoppio del “caso Barros”, dopo che le accuse di “copertura” al vescovo di Osorno, Juan Barros – uno degli allievi di Karadima – hanno funestato la visita apostolica del Pontefice in Cile. Dopo che il Papa si è trovato costretto a chiedere scusa per alcune sue valutazioni e a ordinare un’inchiesta sul campo, chiamando a Roma a metà maggio tutti i vescovi del Cile.

    Le tre vittime (Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton) sono a Roma già da sabato scorso, ospiti della Casa Santa Marta, accolti nella stessa residenza del papa, come gli ospiti di riguardo, dopo che per anni erano stati accusati dalla stessa gerarchia cilena di rappresentare un male per la Chiesa.

    Una dichiarazione del portavoce della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, ha reso noto stamattina che il Papa li “ringrazia per aver accettato l’invito”. Poi, la nota spiega con precisione lo spirito dell’iniziativa: Francesco “desidera chiedere loro perdono, condividere il loro dolore e la Sua vergogna per quanto hanno sofferto e, soprattutto, ascoltare tutti i loro suggerimenti al fine di evitare che si ripetano tali fatti riprovevoli. Il Papa riceverà le vittime individualmente, lasciando parlare ciascuno di loro tutto il tempo necessario”.

    La Dichiarazione si conclude con il pensiero del Papa rivolto al suo previsto incontro con i 32 vescovi dell’Episcopato cileno tra il 14 e il 17 maggio prossimo: “Il Santo Padre chiede preghiere per la Chiesa in Cile in questo momento doloroso, auspicando che questi incontri possano svolgersi in un clima di serena fiducia ed essere un passo fondamentale per rimediare ed evitare per sempre gli abusi di coscienza, di potere e, in particolare, sessuali all’interno della Chiesa”. E qui la Nota ribadisce i concetti chiave contenuti nella lettera del Papa ai vescovi cileni dell’8 aprile, e cioè, che bisogna lavorare per sanare e guarire le ferite del corpo ecclesiale e della società causate da “gli abusi di coscienza, di potere e sessuali”.

    Tutto a posto, dunque? Non esattamente.

    Perché la contemporanea presenza a Roma per i lavori del cosiddetto Consiglio della corona di Francesco, il cosiddetto C9 dei cardinali che lo aiutano nel governo della Chiesa universale, riunito per continuare i lavori sulla riforma della Curia, ha fatto sì che sia in Vaticano in queste stessi giorni anche il cardinale Francisco Javier Errázuriz, indicato dalle vittime di Karadima come uno dei principali “insabbiatori” del caso Barros. Accuse pubblicamente avanzate fin dal maggio 2014 davanti al Comitato contro la Tortura dell’Onu di Ginevra anche dallo Snap, l’associazione americana delle vittime sessuali dei preti.

    Secondo quanto riportato dal maggiore organo di informazione cileno “La Tercera”, Cruz addirittura avrebbe avuto un incontro casuale con il cardinale nei pressi dell’Ambasciata del Cile, dove tutti e due si stavano recando. Cruz racconta di un incontro piuttosto teso. “È furioso – racconta Cruz – Sta facendo pressioni, sta facendo lobby, è disperato, l’uomo non sa più cosa fare, perché sta venendo tutto giù”. In ogni caso Cruz confida che qualche cosa di buono derivi dall’incontro con il Papa. Lo vedrà domenica pomeriggio, quando Francesco ha liberato completamente la sua agenda per poterci parlare. Probabilmente ci sarà un incontro con tutte e tre le vittime insieme lunedì. Ma Cruz dichiara alla Reuters: “Buone e belle parole non taglieranno via tutto questo. Bisogna agire concretamente. Non c’è più tempo, i vescovi che hanno “intossicato” l’informazione che è stata data al Papa devono essere messi da parte. Gli ho detto: Santo Padre, non voglio essere usato come uno strumento di pubbliche relazioni”.

    A nessuno sfugge infatti che questi incontri con le vittime cilene avverranno poche ore prima di un altro appuntamento caldo: in Australia, il magistrato di Melbourne, il 1 maggio prossimo, dirà se un altro membro del C9 di Francesco, il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria dell’Economia, dovrà andare processo per abusi sessuali che avrebbe personalmente commesso nel passato. Accuse che Pell ha veementemente negato.

    Facendo un parallelo con la “sindrome cinese” (titolo del famoso film che faceva riferimento ad una teoria secondo la quale in caso di un incidente a una centrale nucleare, con fusione del nocciolo del reattore, questo fonderebbe perforando la crosta terrestre, fino dall’altra parte della Terra, fino alla Cina), si potrebbe dire che la “sindrome cilena”, potrebbe innescare una reazione a catena nella Chiesa cattolica.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/04/25/papa-francesco-e-la-sindrome-cilena_a_23420075/

  • Il Papa riceve tre cileni abusati: “Chiederò perdono e consigli”

    Il Papa riceve tre cileni abusati: “Chiederò perdono e consigli”

    Papa Bergoglio sarebbe circondato “da persone tossiche che devono andarsene”. Ecco la frase di una delle vittime cilene di Karadima, quelle che incontreranno Bergoglio nel prossimo fine settimana

    La scelta del pontefice, seppur in maniera indiretta, riguarda il caso del vescovo Barros.

    Fernando Karadima è un ex sacerdote cattolico cileno, uno che nella sua nazione ha formato buona parte del clero e che è ritenuto colpevole di abusi sessuali ai danni di minori. La Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo l’emersione dello scandalo, lo ha costretto ad abbandonare la talare e lo ha condannato a una vita di preghiera e penitenza. Tra i suoi allievi c’era il vescovo Juan de la Cruz Barros, quello che Papa Bergoglio avrebbe promosso nella diocesi di Osorno nonostante le accuse di “aver preso parte e/o di aver assistito” agli abusi perpetrati dal suo maestro.

    Il papa, dopo aver mandato l’arcivescovo Scicluna (l’uomo cui Ratzinger ha dato pieno mandato per combattere la pedofilia nella Chiesa) a indagare, ha fatto marcia indietro dichiarando di aver commesso errori di valutazione a causa della mancanza di informazioni “vere ed equilibrate”. La difesa del pontefice del vescovo Barros aveva suscitato la reazione piccata del cardinale americano O’Malley. Una polemica rientrata poche ore dopo, ma che aveva fatto emergere come sul caso Barros esistesse più di un punto di vista. Poi, il pontefice argentino ha convocato i vescovi cileni in Vaticano. La sensazione, insomma, è che le accuse mosse nei confronti del vescovo Barros abbiano trovato più di un riscontro.

    “Il prossimo fine settimana – si legge nella comunicazione di Greg Burke, direttore della Sala Stampa della Santa Sede – il Santo Padre accoglierà a Casa Santa Marta tre vittime di abusi commessi dal clero in Cile: rispettivamente Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo”. Tre incontri singoli e separati, attraverso i quali ci si aspetta che Bergoglio chieda perdono per quanto avvenuto in passato e metta definitivamente la parola fine agli scandali che stanno interessando la Chiesa cilena. Le vittime, secondo quanto si è appreso, potranno parlare per tutto il tempo necessario. Risalta, in particolare, una dichiarazione di Juan Carlos Cruz, che pochi giorni prima di essere ricevuto dal pontefice ha detto all’agenzia Reuters che Papa Francesco è circondato “da persone tossiche che devono andarsene”. Una delle domande aperte, in effetti, riguarda i nominativi di chi avrebbe dato a Bergoglio queste informazioni non vere sul caso Barros. Quelle per cui il Papa, in qualche modo, sarebbe finito per difenderlo parlando persino di “calunnie” risponendo a chi gli chiedeva del caso.

    Il dossier sul vescovo Barros, quello che l’arcivescovo Scicluna ha confezionato in Cile e poi consengato al pontefice, sarebbe di 2.300 e conterrebbe le testimonianza di sessantaquattro persone. Ci si aspetta, in definitiva, che il Vaticano prenda provvedimenti a breve.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-cile-papa-circondato-persone-tossiche-1519413.html

  • Commissione per la Tutela dei minori, il Papa approverà definitivamente lo statuto

    Commissione per la Tutela dei minori, il Papa approverà definitivamente lo statuto

    Lo rende noto un comunicato dell’organismo a conclusione della plenaria di aprile. I 16 membri a confronto con il Survivor Advisory Panel della Chiesa di Inghilterra e Galles

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco ha annunciato la sua intenzione di confermare definitivamente lo statuto della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Lo rende noto un comunicato dell’organismo presieduto dal cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley, diffuso oggi pomeriggio, a conclusione della plenaria primaverile che si è svolta a Roma.

    Lo statuto, pubblicato l’8 maggio 2015, era stato approvato il successivo 21 aprile ad experimentum per tre anni dal cardinale segretario di Stato Parolin per mandato del Pontefice; la bozza, all’epoca, era stata presentata per l’approvazione dal cardinale O’Malley.

    I 16 membri della Commissione, otto uomini e otto donne, tra cui alcune vittime di abusi, nominati a febbraio scorso e provenienti dai cinque continenti, sono stati ricevuti dal Papa ieri mattina sabato 21 aprile. I contenuti dell’udienza non sono stati resi noti dalla Sala Stampa della Santa Sede, al contrario di quanto avvenuto per l’udienza di fine plenaria del 21 settembre 2017, quando Papa Francesco rivolse ai membri un forte discorso tutto a braccio in cui ribadì la volontà di «non concedere la grazia» a nessun sacerdote che si fosse macchiato del reato di pedofilia.

    Nel corso dell’incontro di ieri mattina, i membri della Pontificia Commissione hanno spiegato al Papa su quali priorità si concentrerà il loro lavoro, avviato ormai quattro anni fa. Tali priorità si riflettono nei seguenti gruppi di lavoro: “lavorare con i sopravvissuti”, “istruzione e formazione”, “linee di base e standard di protezione”.

    I gruppi sono «parte integrante» della struttura di lavoro della Commissione. Nei mesi che intercorrono tra le due plenarie annuali previste dagli statuti, questi team conducono ricerche e progetti in aree fondamentali per la missione di rendere la Chiesa «una casa sicura» per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili. Ovvero l’obiettivo primario per cui il Papa decise di istituire un organo consultivo anti-abusi in Vaticano con un chirografo del 2014.

    Tra le novità della plenaria di aprile va segnalato l’incontro dei 16 commissari pontifici con i membri del Survivor Advisory Panel (Sap), comitato consultivo per i sopravvissuti nato in seno alla Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles per garantire che la National Catholic Safeguarding Commission (Ncsc) possa ricevere informazioni appropriate e tempestive oltre che suggerimenti sulle azioni da condurre a favore delle vittime.

    Come informa la nota pubblicata oggi, l’incontro tra i due organismi rientra nell’impegno costante con cui la Pontificia Commissione per la Tutela dei minori vuole garantire che le idee e il contributo delle persone che hanno subito abusi marchino tutti gli aspetti del lavoro.

    Da parte loro, gli ospiti inglesi hanno affermato che l’essere stati ascoltati in modo così attento dai membri di un organismo vaticano li ha «responsabilizzati»: «Hanno potuto vedere che la loro condivisione e il mettere le vittime al primo posto avevano un impatto sulla Commissione».

    Uno dei componenti del Survivor Advisory Panel ha dichiarato infatti: «Spero che la nostra visita aiuti la Pontificia Commissione per la Tutela dei minori a sviluppare una rete più ampia di sopravvissuti che sono disposti a consigliare e sostenere il lavoro in corso della Commissione in modo analogo».

    O’Malley e gli altri membri si dicono anche grati al gruppo del Sap «per aver condiviso così generosamente le proprie conoscenze ed esperienze con l’Assemblea. Ciò aiuterà la Commissione a sviluppare modi efficaci per integrare la voce delle vittime e dei sopravvissuti nella vita e nel ministero della Chiesa».

    Durante la plenaria, infine, la Commissione anti-abusi ha ascoltato le presentazioni su: “I risultati della Royal Commission australiana”; “La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia” e “Il ruolo delle comunità di fede nel superare il trauma degli abusi”.

    Come accennato, Papa Francesco ha rinnovato l’organigramma della Commissione pontificia il 17 febbraio 2018, alcuni mesi dopo la scadenza del mandato di tutti i membri. Tre dei quali si erano volontariamente dimessi: l’ex vittima Marie Collins, oltre un anno fa, suscitando grande scalpore; la psicologa francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori; Peter Saunders, anche lui sopravvissuto, già sospeso dal febbraio 2016 dopo aver espresso durissime critiche al cardinale George Pell in una tv australiana su presunti casi di insabbiamenti, infine dimessosi volontariamente a dicembre 2017, pochi giorni prima dello scadere del mandato.

    Attualmente fanno parte della Commissione pontificia nove nuovi commissari: suor Jane Bertelsen, F.m.d.m. (Gran Bretagna); suor Arina Gonsalves (India); Ernesto Caffo (Italia, fondatore e presidente del Telefono azzurro); Neville John Owen (Australia); Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos (Brasile); Myriam Wijlens (Paesi Bassi); Sinalelea Fe’ao (Tonga); Teresa Kettelkamp (Stati Uniti d’America). Sono invece stati riconfermati: Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera (Colombia); padre Hans Zollner, SJ (Germania); Hanna Suchocka (Polonia); suor Kayula Lesa, RSC (Zambia); suor Hermenegild Makoro, CPS (Sud Africa); monsignor Robert Oliver (Usa). Confermato anche il cardinale O’Malley come presidente.

    http://www.lastampa.it/2018/04/22/vaticaninsider/commissione-per-la-tutela-dei-minori-il-papa-approver-definitivamente-gli-statuti-o8s2xUG5Ql8xPy9SYJD4XI/pagina.html

  • Francesco approva in modo definitivo gli statuti del dicastero per la protezione dei minori. La Chiesa divenga “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili

    Francesco approva in modo definitivo gli statuti del dicastero per la protezione dei minori. La Chiesa divenga “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili

    La Chiesa Cattolica deve diventare “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili. Questo l’obiettivo dichiarato della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, della quale Papa Francesco si è impegnato ieri ad approvare in modo definitivo gli Statuti. A comunicarlo è stato lo stesso Pontefice che ha incontrato i membri del dicastero, tra i quali ci sono alcune vittime di abusi anche se figurano con i loro titoli accademici e non vogliono essere individuati dai media, dopo le tensioni che si sono verificate nel precedente mandato. Recentemente Francesco ha confermato il cardinale Seán Patrick O’Malley, quale presidente della PCTM e nominato in questo organismo consultivo sedici membri, inclusi nove nuovi membri, ovvero il professor Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); suor Arina Gonsalves (India); l’onorevole Neville Owen (Australia); la signora Sinalelea Fèao (Tonga); il professor Myriam Wijlens (Paesi Bassi); il professor Ernesto Caffo (Italia); suor Jane Bertelsen (Gran Bretagna); la signora Teresa Kettelkamp (USA); il signor Nelson Giovanelli Rosendo Dos Santos (Brasile).
    I sette membri riconfermati sono: il dottor Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera (Colombia); padre Hans Zollner (Germania); l’ex premier ed ex ambasciatrice polacca Hanna Suchocka; suor Kayula Lesa (Zambia); suor Hermenegild Makoro, (Sud Africa); padre Robert Oliver (USA).

    I membri hanno informato il Papa delle priorità che hanno inteso darsi nel lavoro della Commissione che procederà divisa in tre gruppi: il primo sarà impegnato a lavorare con i sopravvissuti; il secondo sui temi della istruzione e formazione; il terzo provvederà all’aggiornamento delle Linee guida e norme di salvaguardia.
    “I gruppi di lavoro – afferma una nota diffusa oggi – sono parte integrante della struttura di lavoro della Commissione. Nel tempo intercorrente tra le assemblee plenarie questi gruppi porteranno avanti ricerche e progetti in aree che sono centrali nella missione dell’organismo che è quella appunto di “rendere la Chiesa ‘una casa sicura’ per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili.

    Nei lavori dei giorni scorsi, una parte del tempo è stata dedicata all’ascolto dei membri del Survivor Advisory Panel (SAP) della Commissione cattolica nazionale per la protezione dell’Inghilterra e del Galles. “L’incontro conb loro – riferisce una nota – è stato parte del continuo impegno del PCPM per garantire che le idee e il contributo delle persone che hanno subito abusi caratterizzi tutti gli aspetti del lavoro della Commissione.
    Gli ospiti hanno dichiarato che l’esperienza di essere ascoltati in modo così attento dai membri della Commissione li stava responsabilizzando. Potevano vedere che la loro condivisione e il coinvolgimento delle vittime hanno avuto un impatto sulla Commissione”. Uno dei membri di SAP ha dichiarato: “Spero che la nostra visita aiuti il PCPM a sviluppare una rete più ampia dei sopravvissuti che sono disposti a consigliare e sostenere il lavoro in corso della Commissione in modo simile modo”.

    Da parte sua, riferisce il comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, “la PCPM è grato al gruppo SAP per aver voluto condividere generosamente le proprie competenze ed esperienze con l’Assemblea. Ciò aiuterà la Commissione a sviluppare modi efficaci per integrare la voce dei sopravvissuti nella vita e nel ministero della Chiesa.

    Durante l’assemblea plenaria, la PCPM ha anche ascoltato le presentazioni dei risultati dell’ìindagine della Commmissione Reale sugli abusi istituita in Australia e di quella su “La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia”. Infine è stato presentato anche il report su “Il ruolo delle comunità di fede nel superare il trauma dall’abuso”.

    La Pontificia Commissione per la protezione dei minori è stata creata da Papa Francesco nel marzo 2014 allo scopo di proporre le iniziative più opportune per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili, e promuovere la consapevolezza sulla responsabilità nelle Chiese particolari.

    Nella foto del 2013 i cardinali Bergoglio e O’Malley a margine delle Congregazioni Generali

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

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