Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano

    Il Vaticano riavvia il caso di presunti abusi commessi da un sacerdote a Ponticelli. La questione era ferma nella Congregazione della Dottrina della Fede, “ma in attesa di altri elementi di prova.” Così avrebbe dichiarato il direttore della sala stampa vaticana sottolineando nel contempo come la vicenda non fosse mai stata archiviata. Ad accusare don Silverio Mura è da anni Diego Esposito, che dice di essere stato vittima del sacerdote da adolescente (ora è quarantenne).

    Esposito aveva scritto al Papa e anche cominciato uno sciopero della fame. L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano. Invece il caso era sospeso in attesa di ulteriori verifiche relative alle accuse mosse da altre presunte vittime nei confronti dello stesso sacerdote. Come sempre su questioni di tale delicatezza occorre procedere con i piedi di piombo : massima fiducia nelle indagini del Vaticano così come indiscussa va la stima ai tanti ministri di Dio che con coraggio e autentica Fede svolgono la propria missione nelle comunità, in alcuni casi mettendo a repentaglio la propria stessa vita.

    A nostro umile avviso generalizzare sarebbe disonesto e fuori luogo : chi ha sbagliato, chi si è macchiato di un crimine tanto orrendo quale quello di aver abusato di un minorenne sessualmente deve pagare senza alcuna attenuante. Bisogna però essere certi del responsabile e lasciare che gli organi preposti indaghino con serenità su casi che non danneggiano solo il mondo ecclesiastico ma l’intera società civile. L’idea che affidare un bambino nelle mani di un parroco con fiducia possa tramutarsi in una atroce trappola per il minore fa sinceramente rabbrividire. Siamo certi che anche nell’interesse del Vaticano sarà fatta piena luce su una brutta storia che vorremmo non aver dovuto narrare mai.

    Alfonso Maria Liguori

    https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2018/02/18/presunti-abusi-sessuli-vaticano-riapre-caso-un-sacerdote-napoli/

  • Pedofilia, Bergoglio rilancia “Le vittime in commissione”

    Pedofilia, Bergoglio rilancia “Le vittime in commissione”

    Dopo le polemiche il Papa rinnova il gruppo di lavoro Col cardinale O’Malley pure Caffo (Telefono Azzurro)

    Roma Dopo le defezioni, le accuse incrociate e le polemiche, Papa Francesco rinnova la Pontificia commissione per la tutela dei minori, il gruppo di lavoro che da anni, su mandato diretto del Pontefice lavora sui casi di pedofilia nella Chiesa, per sostenere le vittime ed evitare nuovi scandali.

    Bergoglio lo aveva promesso di ritorno dal viaggio in Cile e in Perù, soprattutto dopo l’esplosione del caso Barros, il vescovo cileno accusato di aver coperto dei casi di pedofilia nella sua diocesi (caso che aveva dato adito a polemiche e per il quale papa Francesco si era anche scusato pubblicamente per aver utilizzato parole poco consone): la Commissione per la tutela dei minori, aveva annunciato il Papa, sarà rinnovata. E così ieri è arrivata la notizia che Francesco ha confermato il cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston, alla guida del gruppo di lavoro ma allo stesso tempo ha rafforzato ancora di più il team, proprio per poter affrontare il problema con ancora più decisione.

    Oltre alla conferma di sette membri, ne arrivano altri nove provenienti da varie parti del mondo, tra cui le Isole Tonga, l’India e l’Australia. Tra i nuovi commissari papali c’è anche un italiano, Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro che collaborerà a stretto contatto con il porporato statunitense e il resto della commissione, di cui fanno parte anche delle vittime di abusi. Proprio qualche giorno fa, il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, aveva confermato ai giornalisti che diverse volte al mese «il Santo Padre, incontra vittime di abusi sessuali sia individualmente sia in gruppi. Papa Francesco – e, aggiunge Burke – ascolta le vittime e cerca di aiutarle a sanare le gravi ferite causate dagli abusi subiti». Non è un caso che nella Pontificia commissione fresca di rinnovo, ci siano anche delle vittime che per questioni di privacy, come spiegato in un comunicato della Santa Sede, hanno deciso di non rivelare pubblicamente la loro storia, facendolo soltanto all’interno della Commissione. La missione del gruppo di lavoro peraltro è confermata e la nuova membership insieme allo staff, come spiegato in una nota, «inizierà il nuovo mandato ascoltando e imparando da persone che sono state abusate, da membri delle loro famiglie, e da coloro che li supportano». La Commissione assume quindi un nuovo volto e una nuova conformazione, lasciandosi alle spalle le polemiche che negli anni erano state innescate proprio da alcuni membri che poi avevano abbandonato il gruppo di lavoro. Era successo con Marie Collins, vittima di abusi che aveva denunciato pubblicamente la scarsa collaborazione tra la Commissione e alcuni dicasteri della Curia Romana, decidendo infine di lasciare il team per dedicarsi ad altro. Ed era successo anche con Peter Saunders, attivista inglese per la lotta alla pedofilia (e anch’egli vittima di abusi) che dopo un periodo di autosospensione, nel 2017 aveva definitivamente lasciato. Nel suo caso, a far esplodere la polemica, erano state le sue affermazioni contro il cardinale australiano George Pell, prefetto della segreteria dell’economia, oggi in Australia per difendersi proprio dalle accuse di pedofilia. In un’intervista televisiva Saunders, che aveva chiesto le dimissioni del porporato, aveva detto: «Pell si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso ma soprattutto di tutte le vittime e dei sopravvissuti».

    Intanto, sempre ieri, è stato diffuso il contenuto di un incontro a porte chiuse tra Papa Francesco e il clero di Roma, nel corso del quale il Pontefice ha annunciato che Paolo VI diventerà santo entro l’anno. Più precisamente, da quanto risulta a Il Giornale, la cerimonia di canonizzazione del pontefice bresciano si terrà nel mese di ottobre in Vaticano. Bergoglio, parlando di un libretto contenente le frasi dei Papi, ha scherzato con i presenti, dicendo: «Nel libretto ci sono due Vescovi di Roma recenti già Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, poi Paolo VI sarà santo quest’anno. Uno con la causa di beatificazione in corso, Giovanni Paolo I e infine Benedetto e io, che siamo in lista d’attesa: pregate per noi!».

  • Napoli, il Papa fa riaprire il caso su presunto prete pedofilo di Ponticelli

    Napoli, il Papa fa riaprire il caso su presunto prete pedofilo di Ponticelli

    Ad accusare don Silverio Mura è da anni Diego Esposito, oggi 40enne, che sostiene di essere stato vittima del sacerdote quando aveva 13 anni

    Il Vaticano riavvia il caso di presunti abusi commessi da un sacerdote a Ponticelli, Napoli. Il caso stava fermo nella Congregazione della Dottrina della Fede, «ma in attesa di altri elementi di prova.» Così il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, confermando quanto anticipato dal Mattino ma sottolineando che la vicenda non è stata mai archiviata. Ad accusare don Silverio Mura è da anni Diego Esposito, che dice di essere stato vittima del sacerdote quando aveva 13 anni (ora è quarantenne). Esposito aveva scritto al Papa e anche cominciato uno sciopero della fame. L’associazione «La rete l’Abuso», che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di «muro di gomma» da parte del Vaticano. Invece il caso era sospeso in attesa di ulteriori verifiche relative alle accuse mosse da altre presunte vittime nei confronti dello stesso sacerdote. (fonte Ansa)

  • Papa Francesco e il caos nella gestione degli abusi nella chiesa cilena (video)

    Papa Francesco e il caos nella gestione degli abusi nella chiesa cilena (video)

    Papa Francesco durante il suo viaggio apostolico in Cile non perde occasione per manifestare«dolore e vergogna» per lo scandalo degli abusi su minori da parte del clero. Nel primo giorno, davanti alle autorità del Paese, Francesco ha chiesto perdono assicurando il massimo impegno della Chiesa perché tutto ciò non si ripeta.

    Poi ha incontrato in forma privata alcune vittime, sempre martedì 16 gennaio, dopo il pranzo, nella sede della nunziatura apostolica di Santiago del Cile. Il direttore della Sala stampa Greg Burke ha dichiarato che le vittimi presenti «hanno potuto raccontare a Francesco le loro sofferenze e lui le ha ascoltate, ha pregato e ha pianto con loro».

    Ebbene, con una puntualità sorprendente, proprio mentre il Papa è in Cile e affronta il tema degli abusi, arriva la pubblicazione di una lettera, firmata Francesco, da parte della Associeted press. Questa lettera, come rilevato dal vaticanista Sandro Magister, offre qualche perplessità rispetto al modo in cui il Papa avrebbe affrontato la questione.

    La piaga degli abusi ha attraversato la chiesa cilena soprattutto per il caso di padre Fernando Karadima, che nel 2011 è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Oggi ottantasettenne, Karadima è stato per molto tempo parroco a Santiago, educatore di molti sacerdoti, alcuni dei quali divenuti vescovi. Proprio tre vescovi, considerati “figli spirituali” di padre Karadima erano sotto osservazione dalla Santa sede, a causa di denunce nei loro confronti: i tre avrebbero assistito e coperto le malefatte di Karadima.

    La lettera pubblicata dalla Associeted press riguarda proprio la gestione della vicenda di questi tre vescovi e risale al 31 gennaio 2015. In questa lettera il Papa, per una questione non chiara e comunque non sufficiente per comprendere la scelta, sembra annullare lo stato di rinuncia che aveva prima richiesto al vescovo Juan Barros, tant’è che lo stesso Francesco lo promuoverà poi vescovo di Osorno sollevando un mare di proteste.

    Sbuca poi anche un video che risale al maggio 2015, pubblicato on line nell’ottobre di quello stesso anno, in cui il Papa, a margine di un’udienza in piazza San Pietro, si trattiene con un ex portavoce della conferenza episcopale cilena, Jaime Coiro. Questa la traduzione delle parole di Francesco in quel video, a proposito della situazione della Chiesa cilena:

    «È una Chiesa che ha perso la libertà perché si è lasciata riempire la testa dai politici, giudicando un vescovo senza nessuna prova dopo venti anni di servizio. Per cui, che pensino con la testa, non si lascino tirare per il naso da tutti quei sinistrorsi che sono quelli che hanno montato la cosa.

    Inoltre, l’unica accusa che c’è stata contro questo vescovo è stata screditata dalla corte giudiziaria. Per cui, per favore, eh? non perdano la serenità. [La diocesi di] Osorno soffre, certo, perché intontita, perché non apre il suo cuore a quello che Dio dice e si lascia trascinare dalle stupidaggini che dice tutta quella gente. Io sono il primo a giudicare e punire chi è accusato per cose del genere… Ma in questo caso manca la prova, anzi, al contrario…  Glielo dico di cuore. Non si lascino tirare per il naso da questi che cercano solo di fare ‘lío’, chiasso, che cercano di calunniare…».

    Di seguito il video in lingua spagnola:

    http://lanuovabq.it/it/papa-francesco-e-il-caos-nella-gestione-degli-abusi-nella-chiesa-cilena

  • Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    di Franca Giansoldati

    Santiago del Cile – Papa Francesco ha incontrato nella nunziatura di Santiago del Cile, dove risiede in questi giorni, alcune vittime di preti pedofili. La notizia è trapelata solo in tarda serata, quando in Italia era già notte fonda, priva di dettagli. Niente nomi, nessun particolare, nemmeno quanto è durato il colloquio. Il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, si è limitato a riferire che nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. «E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze. Papa Francesco li ha ascoltati, ha pregato e pianto con loro».

    Di lì a poco quell’annuncio sono emerse le prime crepe. Papa Bergoglio ha escluso volutamente da quell’incontro le vittime violentate dal famigerato Karadima, l’ottuagenario prete cileno responsabile del caso nazionale più impressionante che in Cile ha portato alla luce una piaga tanto estesa quanto taciuta. Una strana dimenticanza visto che le vittime di Karadima – snobbate ieri da Francesco – portano avanti da anni, con coraggio e costanza, la denuncia del coinvolgimento di alcuni vescovi, tra cui monsignor Barros, il vescovo di Osorno, difeso dal Vaticano e da Papa Francesco che lo ha promosso nel 2015, nonostante l’accusa di avere coperto Karadima.

    Il Papa, ancora ieri, ha celebrato la messa con monsignor Barros, facendo addolorare le vittime quando hanno visto che all’altare, assieme a Bergoglio, c’era anche «l’incubridor», il complice. Alcune sotto choc hanno manifestato sconcerto attraverso i social. Poi lo sconcerto si è trasformato in dolore con l’esclusione all’incontro nella sede della nunziatura. Juan Carlo Cruz, una delle vittime di Karadima, a nome di tutti, ha espresso sconcerto per il mancato invito, vedendo però in quell’incontro un passaggio positivo per una riflessione generale e arrivare a misure concrete da parte della Chiesa per punire i vescovi insabbiatori. «Siamo profondamente convinti che tutte le vittime che sono passate per questo inferno sperano che si facciano azioni concrete perchè in futuro non si ripetano più crimini simili contro l’umanità».

    Il Papa oggi vola a Temuco, una città del Sud, situata nel centro del territorio che un tempo era abitato dagli indios Mapuche. Una minoranza vessata e depredata nei secoli. La giornata papale è tutta orientata alla difesa dei loro diritti. Ma il tema della pedofilia è destinato a ritornare d’attualità in Perù, tra due giorni, visto anche a Lima lo attendono altre vittime e altri casi scabrosi.

    In particolare il caso del Sodalizio di Vita Cristiana, una specie di associazione molto bene inserita, fondata da Luis Figari, un intellettuale cattolico accusato dai magistrati peruviani di molestie e abusi. Il Vaticano nel frattempo ha disposto il commissariamento di questa specie di setta (dove si esercitava sui membri uno stretto controllo, fino ad arrivare al plagio delle coscienze), ha ordinato a Luis Figari di evitare qualsiasi contatto con i bambini, richiamandolo a Roma per evitargli la carcerazione preventiva. Figari ora vive in una struttura religiosa. C’è chi dice che si trovi in Toscana, chi invece vicino ai Castelli Romani.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/cile_papa_incontra_vittime_di_abusi_ma_non_quelle_del_prete_karadima-3489799.html
  • Il Papa: dolore e vergogna per il danno irreparabile della pedofilia

    Il Papa: dolore e vergogna per il danno irreparabile della pedofilia

    Bergoglio in Cile affronta lo scandalo degli abusi sui minori sul quale si è taciuto troppo a lungo

    Il programma del viaggio non ne faceva accenno, ma tutti se lo aspettavano e Papa Francesco non ha aspettato neanche un giorno per strappare il cerotto sulla ferita più profonda della chiesa cilena: decenni di episodi di pedofilia perpetrati da sacerdoti sotto l’occhio troppo indulgente dei vescovi.

    Oggi il Pontefice ha chiesto pubblicamente scusa a nome della chiesa cilena: “Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa – ha detto parlando alle autorità cilene nel Palacio de la Moneda di Santiago – Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta”.

    Una diocesi in particolare non trova pace: quella di Osorno, nel sud del Paese, dove per troppo tempo ha operato indisturbato padre Karadima, oggi 87enne, violentatore seriale di bambini e adolescenti. Sospeso a divinis nel 2011 dal Vaticano, non è mai stato spogliato dell’abito. Nel 2015 proprio Bergoglio ha nominato un vescovo molto amico di Karadima, che si dice sia stato suo allievo spirituale: Juan Barros Madrid.

    Le vittime protestano da allora, ma il Pontefice difende la sua scelta: dello stesso anno è il video diffuso sui media locali che mostra il pontefice mentre, a margine di un’udienza in Vaticano, difende strenuamente la nomina di Barros. Le proteste nella diocesi non si fermano da allora. Il Vaticano non ha reso nota alcuna udienza di vittime di Karadima, anche se a una domanda di un giornalista durante il briefing prima della partenza, il direttore della sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha risposto: “Le udienze più interessanti sono quelle private”.

    http://www.globalist.it/world/articolo/2018/01/16/il-papa-dolore-e-vergogna-per-il-danno-irreparabile-della-pedofilia-2017885.html

  • In Cile Francesco si sdoppia. E non si sa quale sia quello vero

    In Cile Francesco si sdoppia. E non si sa quale sia quello vero

    di Sandro Magister

    Pochi giorni prima dell’arrivo di papa Francesco in Cile, la pubblicazione sull’Associated Press di una sua lettera ai vescovi cileni del gennaio 2015 ha complicato non poco la sua visita.

    Quella lettera, infatti, genera un autentico rompicapo sul reale pensiero di Jorge Mario Bergoglio riguardo al maggiore scandalo che ha scosso il Cile in questi ultimi anni, quello che ha per protagonista un sacerdote di nome Fernando Karadima.

    Karadima, oggi ottantasettenne, è stato per decenni parroco a Santiago, ma soprattutto è stato seguitissimo educatore e guida di folte schiere di giovani e di sacerdoti, dei quali alcuni sono poi diventati vescovi.

    Nel 2010, però, numerosi suoi discepoli rivelarono di essere stati abusati sessualmente da lui, quando erano in giovane età o minorenni. La Santa Sede arrivò presto alla conclusione che quelle accuse erano fondate. E il 21 giugno del 2011 dichiarò Karadima colpevole e lo obbligò a ritirarsi a una vita nascosta di penitenza e preghiera.

    Successivamente, tuttavia, nuove denunce colpirono anche tre vescovi cresciuti alla scuola di Karadima, accusati di aver assistito o di aver preso parte ad alcuni degli abusi sessuali compiuti dal loro maestro.

    Questi tre vescovi erano:

    – Juan de la Cruz Barros Madrid, ordinato nel 1995 come ausiliare di Valparaíso, poi vescovo di Iquique e all’epoca ordinario militare del Cile;
    – Tomislav Koljatic Maroevic, ordinato nel 1998, vescovo di Linares;
    – Horacio del Carmen Valenzuela Abarca, ordinato nel 1995, vescovo di Talca;

    Anche su questi tre vescovi la Santa Sede avviò delle verifiche. Che fecero presto maturare la decisione di esonerarli dall’esercizio dei loro uffici.

    Questo, infatti, è ciò che si ricava dalla lettera di papa Francesco resa nota pochi giorni fa dall’Associated Press.

    Stando a ciò che scrive il papa in quella lettera, nel 2014 il nunzio vaticano in Cile, Ivo Scapolo, chiese a Barros, quello dei tre vescovi che era più nell’occhio del ciclone, di dimettersi e di prendere un anno sabbatico.

    Il nunzio disse inoltre a Barros in via confidenziale – sempre stando a quanto scrive il papa – che lo stesso passo sarebbe stato richiesto anche agli altri due vescovi sotto accusa.

    Barros, però, nell’atto di rinuncia da lui fatto pervenire alle autorità vaticane verso la fine del 2014, mise per iscritto anche ciò che il nunzio gli aveva detto sotto segreto riguardo agli altri due vescovi. E questa infrazione – scrive il papa nella lettera – “complicò e bloccò” tutto.

    Infatti, l’atto di rinuncia di Barros e degli altri due vescovi non ebbe più seguito.

    Non solo. Poco dopo, Francesco addirittura promosse Barros da ordinario militare a vescovo di una diocesi, quella di Osorno.

    La nomina fu resa pubblica il 10 gennaio 2015 e in Cile scoppiò il finimondo. Il 23 gennaio, il consiglio permanente della conferenza episcopale del Cile scrisse a papa Francesco una lettera per chiedere la revoca della nomina.

    E il 31 gennaio Francesco rispose ai vescovi cileni appunto con la lettera ora resa nota dall’Associated Press.

    This photo shows a scanned copy of a confidential Jan. 31, 2015 letter from Pope Francis obtained by The Associated Press, with details of the behind-the-scenes maneuvering to deal with prelates connected to Chile’s most notorious pedophile priest, Rev. Fernando Karadima. (AP Photo)
    English Translation follows.
    The Vatican, January 31, 2015
    To the Bishops of the Permanent Committee of the Chilean Bishops Council
    Santiago, Chile
    Dear Brothers,
    I received your email of Jan. 23. Many thanks for openly expressing your concerns at this time regarding the appointment of Mons. Juan Barros Madrid. I understand what you are saying and I am aware that the Church in Chile is in a difficult situation due to all the trials it has had to undergo. I am sending not only my brotherly understanding and my brotherly closeness, but also my prayers.
    I well remember your visit in February of last year and all the different proposals, which I thought were prudent and constructive.
    However, a serious problem came up at the end of the year. The Nuncio asked Mons. Barros to resign and encouraged him to take a sabbatical, (for perhaps a year), before assuming any other responsibilities as a Bishop. And he told him the same course of action would be taken with Bishops of Talca and Linares, but that nothing should be said to them. Mons. Barros wrote a resignation letter in which he mentioned the Nuncio’s comment.
    As you can comprehend, the Nuncio’s comment complicated and blocked any eventual path to offering a year’s sabbatical. We spoke about this issue with Cardinal Ouellet and I know he talked about it with the Nuncio.
    At this time, on express orders from the Congregation of Bishops, Mons. Barros is performing a month of spiritual retreat in Spain. I do not know if he will stop by Rome when he is finished, but I will advise Cardinal Ouellet about this and your suggestions.
    I thank you once again for your openness and frankness in expressing your views: that is th

    Eccola tradotta integralmente.

    *

    Vaticano, 31 gennaio 2015

    Ai Signori Vescovi
    del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale del Cile
    Santiago

    Cari fratelli,

    Ho ricevuto la vostra e-mail del 23 di questo mese. Vi ringrazio per aver manifestato apertamente l’inquietudine che vivete in questi momenti riguardo alla nomina di Mons. Juan Barros Madrid. Capisco ciò che mi dite e sono consapevole che la situazione della Chiesa in Cile è difficile a causa delle prove che avete dovuto sopportare. Vi assicuro, oltre la mia fraterna comprensione, la mia vicinanza di fratello e la mia preghiera.

    Ricordo bene la vostra visita nel febbraio dell’anno passato, come anche le diverse proposte, che mi apparvero prudenti e costruttive.

    Tuttavia, verso la fine dell’anno è emerso un problema serio. Il Signor Nunzio chiese a Mons. Barros la rinuncia e lo esortò a prendersi un periodo di sabbatico (un anno, per esempio) prima di assumere un’altra responsabilità pastorale come vescovo diocesano. E gli aggiunse che la stessa procedura si sarebbe fatta con i vescovi di Talca e di Linares, ma lo pregò di non dire niente a costoro. Mons. Barros fa arrivare il testo della sua rinuncia aggiungendovi questa considerazione del Nunzio.

    Come voi potete capire, questa considerazione del Signor Nunzio complicò e bloccò ogni eventuale percorso ulteriore, nel senso di proporre un anno sabbatico. Parlammo della questione con il Card. Ouellet e so che lui parlò con il Signor Nunzio.

    In questo momento, per espressa indicazione della Congregazione per i Vescovi, Mons. Barros sta facendo il mese di Esercizi Spirituali in Spagna. Non so se una volta conclusi passerà da Roma, ma avviserò il Card. Ouellet di questo e del suggerimento che voi fate.

    Vi ringrazio di nuovo per l’apertura e la franchezza nell’esprimere il vostro parere e sentire: è l’unico modo di lavorare per la Chiesa, la cui cura il Signore ha affidato ai Vescovi. Vi chiedo, per favore, di pregare per me perché ne ho bisogno.

    Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi protegga.
    Fraternamente.

    Franciscus

    *

    Come si vede, in questa sua lettera Francesco non spiega perché sia bastata una semplice improprietà di scrittura – peraltro correggibile – per annullare l’atto di rinuncia di Barros.

    Né tanto meno il papa cita, né spiega, lo stupefacente voltafaccia da lui compiuto con la promozione alla diocesi di Osorno del vescovo che solo poco tempo prima aveva in animo di far dimettere.

    Questo è comunque ciò che è avvenuto in seguito.

    – Il 6 marzo 2015 Francesco riceve in udienza l’arcivescovo di Concepción Fernando Natalio Chomalí Garib, amministratore apostolico di Osorno nell’attesa che sia insediato il nuovo vescovo.

    – Il 21 marzo dello stesso mese Barros fa il suo ingresso ufficiale nella diocesi di Osorno, in un uragano di proteste.

    – Dieci giorni dopo, il 31 marzo, un comunicato del vicedirettore della sala stampa vaticana dichiara che “prima della recente nomina di S.E. Mons. Juan de la Cruz Barros Madrid a Vescovo di Osorno (Cile), la Congregazione per i Vescovi ha studiato attentamente la candidatura del Presule e non ha trovato ragioni oggettive che ne ostacolassero la nomina”. Il che non spiega perché invece fino a tutto il 2014 la Santa Sede premesse per le dimissioni di Barros.

    – In aprile Marie Collins, irlandese, vittima da adolescente di abusi e membro di spicco della pontificia commissione per la protezione dei minori, critica pubblicamente la nomina di Barros. E con altri tre membri della commissione si reca a Roma a incontrare il presidente della stessa, il cardinale Sean O’Malley, affinché egli convinca il papa a revocare la nomina.

    – In maggio, al termine di un’udienza generale in piazza San Pietro, Francesco incontra un ex portavoce della conferenza episcopale cilena, Jaime Coiro, con la famiglia, il quale gli dice che in Cile la Chiesa “prega e soffre” per tutto ciò che sta accadendo.

    Ed ecco le parole testuali che Francesco gli rivolge, registrate in un video di un minuto e venti secondi messo in circolo il 2 ottobre successivo dalla testata cilena “Ahora Noticias”.

    Nell’originale spagnolo:

    “Es una Iglesia que perdió la libertad dejándose llenar la cabeza por políticos, juzgando a un obispo sin ninguna prueba después de veinte años de servicio. O sea, que piensen con la cabeza, no se dejen llevar por las narices de todos los zurdos que son los que armaron la cosa.

    “Además, la única acusación que hubo contra ese obispo fue desacreditada por la corte judicial. O sea, por favor, eh… no pierdan la serenidad. Osorno sufre sí, por tonta, porque no abre su corazón a lo que Dios dice y se deja llevar por las macanas que dice toda esa gente. Yo soy el primero en juzgar y castigar a alguien que tiene acusaciones de ese tipo… Pero en este caso ni una prueba, al contrario… De corazón se lo digo. No se dejen llevar por las narices de estos que buscan lío no más, que buscan calumnias…”.

    E in italiano:

    “È una Chiesa che ha perso la libertà perché si è lasciata riempire la testa dai politici, giudicando un vescovo senza nessuna prova dopo venti anni di servizio. Per cui, che pensino con la testa, non si lascino tirare per il naso da tutti quei sinistrorsi che sono quelli che hanno montato la cosa.

    “Inoltre, l’unica accusa che c’è stata contro questo vescovo è stata screditata dalla corte giudiziaria. Per cui, per favore, eh? non perdano la serenità. [La diocesi di] Osorno soffre, certo, perché intontita, perché non apre il suo cuore a quello che Dio dice e si lascia trascinare dalle stupidaggini che dice tutta quella gente. Io sono il primo a giudicare e punire chi è accusato per cose del genere… Ma in questo caso manca la prova, anzi, al contrario…  Glielo dico di cuore. Non si lascino tirare per il naso da questi che cercano solo di fare ‘lío’, chiasso, che cercano di calunniare…”.

    – In ottobre, dopo la diffusione di queste parole di Francesco tanto assolutorie di Barros quanto umilianti per i suoi accusatori, le proteste esplodono ancor più vigorose. E anche Marie Collins dichiara in un tweet tutto il suo sconforto per questa presa di posizione del papa:

    “Quale perdita di tempo è stato quel mio viaggio a Roma riguardo a Barros, visto come sono trattate le proteste delle coraggiose vittime di Karadima”.

    – Un anno e mezzo dopo, il 20 febbraio 2017, Francesco riceve i vescovi del Cile in visita “ad limina”. Conversa con loro, a porte chiuse, per circa tre ore. Dopo l’incontro, il cardinale di Santiago Ricardo Ezzati Andrello dichiara che il papa ha toccato “con molta sincerità” anche il problema della pedofilia, invitando “a superare questa situazione”. Ma niente cambia riguardo al vescovo di Osorno, presente anche lui all’incontro, al pari degli altri due discepoli di Karadima, i vescovi di Linares e di Talca.

    *

    E siamo all’oggi, cioè all’arrivo di papa Francesco in Cile, proprio ora che è stato scoperchiato – con la pubblicazione di quella sua lettera del 31 gennaio 2015 – il groviglio di contraddizioni che ha fin qui segnato la sua gestione della vicenda.

    Contraddizioni tra il dire e il fare. Come anche tra il dire oggi una cosa e la volta dopo il suo contrario.

    ———-

    POST SCRIPTUM – Il 18 gennaio, a Iquique, ultima tappa del suo viaggio in Cile, papa Francesco ha detto a dei giornalisti che contro il vescovo Barros “non c’è una sola prova e sono tutte calunnie”. E il giorno precedente, nel salutare calorosamente Barros al termine della messa celebrata a Temuco, gli aveva detto: “Vai avanti!”:

    > Pope gives support to controversial bishop in Chile, says accusations “calumny”

    Al papa hanno replicato gli accusatori di Barros, gli stessi ai quali era stato dato credito quando l’imputato era il sacerdote Antonio Karadima, mentre ora la loro testimonianza – lamentano – inspiegabilmente non è più presa per vera:

    > Francis defends Chilean bishop accused of abuse cover-up

    Ma soprattutto è arrivato il polemico commento del cardinale Sean O’Malley, un’autorità in materia, in quanto capo della pontificia commissione per la tutela dei minori. In una nota del 20 gennaio egli ha dichiarato che “è comprensibile che quelle parole di Francesco siano state fonte di grande dolore per le vittime di abusi sessuali”, perché “espressioni come: ‘se non puoi dimostrare le tue accuse, non puoi essere creduto” relegano le vittime nell’esilio del discredito”: Cardinal O’Malley: Pope caused ‘great pain’ for abuse survivors in Chile

  • Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    La “setta” peruviana accusata, tra le altre cose, di abusi è stata commissariata da Bergoglio e dagli organi della Santa Sede. Ecco la storia

    La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, infatti, sono intervenute sul “Sodalitium Christianae Vitae” (Sodalizio di Vita Cristiana), che si trova in Perù, ma che era riuscito nell’opera di allargarsi in buona parte del sud America. Una nota della sala stampa del Vaticano, poi, ha sottolineato l’esistenza di una nomina, quella del nuovo commissario apostolico del Sodalizio che è il mons. Noel Antonio Londoño Buitrago, vescovo di Jericó, in Colombia. Con questo intervento, insomma, sono stati rimossi i vertici precedenti.

    Papa Francesco – come si legge sulla Sir – “ha seguito con preoccupazione tutte le informazioni che, da diversi anni, arrivano alla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sulla situazione del Sodalizio di Vita Cristiana” e “ha mostrato di essere particolarmente attento alla gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico-finanziaria, motivo per il quale ha chiesto con insistenza al dicastero un’attenzione particolare”. L’aspetto centrale della vicenda, però, sembra essere un altro: “si sono sommate recentemente le serie misure adottate dall’autorità giudiziaria peruviana nei confronti di Luis Fernando Figari – si legge nella nota della Santa Sede -. E ancora: “Dopo una approfondita analisi di tutta la documentazione, il dicastero ha emanato il Decreto di commissariamento”.

    Luis Fernando Figari è il fondatore del “Sodalizio” in questione. Cinque ex membri di quella che da alcuni è considerata una vera e propria “setta” avevano denunciato Figari e altre persone appartenenti all’organizzazione per sequestro di persona, coospirazione criminale e assalto. Le accuse relative agli abusi sessuali, invece, non sarebbero state formalizzate solo perché prescritte. Un “Sodalizio”, però, che era riuscito a trovare spazio anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche: “Riconosciuto da vescovi e cardinali – si legge su La Stampa– l’apice della notorietà del Sodalicio è stata il 3 giugno 2006 quando, alla vigilia della solennità di Pentecoste, Figari è stato uno dei leader del ristretto gruppo di movimenti ecclesiali a prendere la parola davanti a Benedetto XVI. Mentre avveniva tutto questo – prosegue l’articolo citato – molti membri interni della comunità vivevano un inferno, vittime di atti sessuali, di schiavitù, richieste stravaganti, violenza verbale e psicologica. L’elenco degli abusi commessi da Figari tra il 1975 e il 2009 include violenze contro minori e adulti, manipolazioni con intenzioni sessuali, insulti e umiliazioni. In tutti i casi, le vittime erano giovani in formazione”. Fonti della Santa Sede, intanto, avrebbero informato che i nuovi vertici della Commissione vaticana che si occupa di contrastare la pedofilia saranno nominati proprio durante la visita pastorale del pontefice in Perù, che è prevista per la prossima settimana. Per quanto riguarda il “Sodalizio”, ancora, nel dicembre del 2017 era intervenuta anche l’autorità pubblica peruviana che aveva richiesto la carcerazione preventiva per Figari e per altri membri della “setta”. Figari, comunque, era già stato allontanato dal “Sodalicio” in qualità di persona “non gradita”. La rete l’Abuso ha definito l’organizzazione un “istituto degli orrori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/commissariata-setta-cattolica-degli-abusi-sessuali-1482171.html

  • Pedofilia, Papa commissaria in Perù l’istituto degli orrori

    Pedofilia, Papa commissaria in Perù l’istituto degli orrori

    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO  In vista del viaggio in Perù, investito da un gravissimo scandalo di pedofilia, il Papa ha disposto il commissariamento di una congregazione religiosa che agiva con le modalità di una specie di setta. «Sodalizio di vita cristiana» era finita al centro di indagini per violenze e reiterati abusi su minori. Un caso abnorme e terribile di cui si sono occupati ultimamente i tribunali peruviani con la condanna del fondatore Luis Fernando Figari, e che hanno costretto Papa Francesco ad intervenire (in ritardo) mandando un commissario ad hoc in loco, un vescovo colombiano.

    Un comunicato diffuso dalla sala stampa ha annunciato il commissariamento della realtà religiosa senza però fare nessun accenno alle vittime, al loro dolore. «Il Santo Padre Francesco ha seguito con preoccupazione tutte le informazioni che da diversi anni arrivavano in Vaticano sulla situazione del Sodalizio di vita cristiana. Il Papa ha mostrato di essere particolarmente attento alla gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico e finanziaria».

    Nel 2015 la presidenza della Conferenza episcopale peruviana aveva lanciato un appello ai cattolici che avevano frequentato Sodalizio «di non nascondere e di denunciare opportunamente» eventuali, presunti abusi sessuali ai danni di minori, dopo le pubbliche denunce di «gravi e immorali atti di abuso sessuale e psicologico contro persone innocenti, molte delle quali minorenni, commessi da alcuni membri del Sodalizio di vita cristiana e, in maniera particolare, dal suo fondatore Luis Fernando Figari».

    Il caso peruviano di Fernando Figari ricorda tanto quello del sacerdote messicano padre Maciel Marcial Degollado. Dietro le insegne di una struttura conservatrice anche stavolta si nascondevano torture psicologiche, violenze psicologiche, casi di plagio ma soprattutto violenze sessuali su minorenni. Anche Figari come Maciel poteva contare su molti appoggi all’interno della Chiesa. Nel 2002 Figari fu addirittura nominato da Giovanni Paolo II consultore al Pontificio Consiglio per i Laici, e nel 2005 Benedetto XVI lo nominò uditore all’assemblea del sinodo dei vescovi.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_peru_commissariamento_vaticano_abusi_figari-3475177.html

  • PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    In questi giorni si legge ovunque la notizia della morte del cardinale Law e della partecipazione di Papa Francesco ai suoi funerali.

    Praticamente ogni quotidiano ne dà notizia, ne ho letti parecchi … ogni testata dà la sua interpretazione, ma ovunque vi è un collegamento con Boston, con il fatto che il Card. Law è diventato famoso per aver coperto innumerevoli casi di pedofilia usando il CLASSICO METODO del TRASFERIMENTO del prete pedofilo in un’altra parrocchia (dove poter ancora abusare di altri bambini).

    Qualche giornalista parla poi del suo trasferimento a Roma come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, delle sue dimissioni legate all’età avanzata … insomma ogni notizia legata al suo percorso.

    Su “Il Giornale” del 20 dicembre viene anche riportato che “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisogno”.

    Bene. Non è tutto questo che mi ha colpita. Sono notizie. Se non vi sono smentite le prendo per vere. Non ho elementi per dire diversamente.

    Sono invece rimasta colpita, profondamente spiazzata, addolorata, confusa da quello che ho letto ovunque rispetto a ciò che avrebbe fatto Papa Francesco.

    O meglio: ho cercato ovunque “QUELLA NOTIZIA, QUELLE PAROLE, QUEL GESTO”.

    Ho sperato fino all’ultimo che Papa Francesco facesse il primo gesto concreto pensando davvero alle vittime dei preti pedofili, ovvero non partecipare a quel funerale, dichiarando apertamente che non intendeva partecipare pensando a ciascuna delle vittime del sistema di insabbiamento tutt’ora ampiamente presente nella gestione di questo problema, in tutto il mondo.

    Boston è il simbolo del “coperchio tolto dalla pentola”: una grande pentola che è presente in tutto il mondo, in ogni Diocesi. Anche il cardinale Law è purtroppo un simbolo, un simbolo negativo,  e malauguratamente sono in tanti ad imitarlo tutt’ora. Il suo “sistema” è tutt’ora seguito, nonostante le direttive e i proclami di “tolleranza zero”.

    Non voglio rischiare di essere fraintesa: non mi permetto di giudicare il percorso fatto dal card. Law, non affermo in alcun modo che non aveva diritto ad un funerale dignitoso, auspico che abbia avuto il tempo di ragionare sui suoi errori e che si sia salvato l’anima … ma il fatto che IL PAPA ABBIA PARTECIPATO UFFICIALMENTE  mi ha fatto male, mi ha provocato uno smarrimento profondo.

    Non sono una vittima di un prete pedofilo, ma sono la mamma di un ragazzino che è stato abusato da un prete.

    Conosco altri genitori di figli abusati, conosco altre vittime, ci si sente spesso … so cosa significa vivere ogni giorno a contatto con chi ha ora una sindrome da stress post-traumatico: è una “cosa che ti rimane appiccicata” per tutta la vita, devi imparare a convivere con questo malessere, ad affrontare la vita con una fatica enorme, ogni giornata è una incognita, a volte basta poco per riaccendere quel malessere legato al ricordo di quello che hai subito …

    Il gesto del Papa mi ha profondamente ferita … non me lo aspettavo … è in totale contraddizione con quello che lui stesso continua ad affermare rispetto all’attenzione per le vittime. Quale attenzione? Quale sensibilità? Quale cura come pastore di anime?

    Nemmeno una parola per le vittime … ma qui era necessario QUEL GESTO: dichiarare pubblicamente che non intendeva partecipare per rispetto alle vittime. Il funerale si faceva lo stesso. A distanza ho pregato anch’io per il card. Law: è immensa la Misericordia di Dio, ma è anche tremenda la Sua Giustizia.

    Il Papa ha perso un’altra occasione per essere credibile in questo campo.

    Da qui vorrei invece dare un abbraccio a ogni vittima che, come me, si è sentita profondamente ferita da questo evento. Grazie a ReteL’ABUSO che me lo permette.

    Una mamma

    (lettera firmata)