Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Cardinale coprì la rete pedofila. E Bergoglio partecipa al funerale

    Il Papa starebbe per celebrare il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio per il cardinale Law, l’arcivescovo accusato di aver coperto abusi

    “Ho appresso della scomparsa del card. Bernard Francis Law, arciprete emerito della basilica papale di Santa Maria Maggiore, e voglio esprimere le mie condoglianze al Collegio dei cardinali”, esordisce così il telegramma inviato da Papa Francesco per la scomparsa dell’ex arcivescovo di Boston, quello che fu costretto alle dimissioni – in seguito alle accuse mosse Spotlight – per non aver pubblicamente denunciato i sacerdoti responsabili degli abusi.

    Sostanzialmente, a Law è stato imputato di aver coperto dei casi di pedofilia. “Aveva riconosciuto le sue manchevolezze e i suoi errori nella gestione della tragica vicenda, venuta alla luce nel 2002 grazie alle inchieste del ‘Boston Globè, dei sacerdoti di Boston accusati di abusi sessuali su minori. E si era dimesso dal governo pastorale dell’arcidiocesi Usa nel dicembre di quell’anno, chiedendo pubblicamente scusa e perdono a tutti coloro che avevano sofferto”. Questo è quanto scritto da l’Osservatore Romano, nell’articolo che ricorda la figura del cardinale scomparso nella mattinata di oggi. “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la ‘fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisognò”. Bernard Francis Law – dopo le dimissioni – si era ritirato in un convento delle suore della Misericordia di Alma, nel Maryland. Nel 2004 – infine – la discussa scelta di trasferirlo a Roma, dove è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

    Nel messaggio, il papa eleva “preghiere per il riposo della sua anima” e si augura “che il Signore, ricco di misericordia, possa accoglierlo nella sua pace eterna”. Nessuna parola – dunque – sulla questione della lista composta da 132 preti e due diaconi accusati di abusi ai danni di minori, che la diocesi di Boston ha pubblicato solo dieci anni dopo l’emersione del caso scoperchiato da quello che poi sarebbe diventato il team di inchiestisti più famoso al mondo, quello del Boston Globe. Il pontefice argentino – secondo quanto riporta la Sir – presiederà – come tradizionalmente avviene nel caso dei cardinali – al rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio. La messa funebre – invece – sarà celebrata dal card. Angelo Sodano, il decano del Collegio Cardinalizio, alle ore 15.30 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Qualche parola in più sul “caso Spotlight” – invece – l’ha pronunciata il successore di Bernard Francis Law, quel cardinale Sean O’Malley che proprio a Boston ha preso il posto dell’arcivescovo dimissionario, con il mandato di fare chiarezza su quanto accaduto e – soprattutto – prendere provvedimenti all’interno della diocesi: “Riconosco che il decesso del cardinale Law suscita un ampio spettro di emozioni da parte di molte persone. Sono in particolare consapevole di tutti coloro che hanno fatto esperienza del trauma dell’abuso sessuale del clero, le cui vite sono state colpite seriamente da questi crimini, così come delle loro famiglie e dei loro cari – si legge nel virgolettato riportato da La Stampa – A questi uomini e a queste donne offro le mie sincere scuse per il male che hanno sofferto, le mie preghiere continue e la mia promessa che l’arcidiocesi li sosterrà nel loro sforzo di raggiungere la guarigione”, ha chiosato il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e membro del C9, cioè del minidirettorio cardinalizio formato da Papa Francesco ai fini della riforma della Curia romana. Bergoglio – insomma – starebbe per partecipare ai funerali di un cardinale accusato di aver coperto dei casi di pedofilia. E la notizia della presenza del Papa non è sfuggita a chi non ha evitato di sottolineare l’assenza del pontefice ad altre esequie: “Bergoglio non è andato ai funerali di Meisner e Caffarra , però non è poi tanto strano…” – esordisce a IlGiornale.it Francesco Agnoli, ex firma de Il Foglio – che incalza: “Forse avrebbe potuto farlo a causa di quello che era successo (la sollevazione dei “dubia” sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” n.d.r.), ma l’uomo non è uno che dimentica”. Al funerale di Law sì – quindi – ma a quello dei cardinali dissidenti no, sembra asserire l’intervistato. Francesco è un pontefice riformatore che ha il merito di aver messo in discussione tanti costumi della Chiesa. Ecco, la presenza del pontefice alle esequie funerarie di un uomo di Chiesa così discusso – forse – era una “tradizione” che il papa avrebbe potuto rompere.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-ai-funerali-law-scandalo-vaticano-1476315.html

  • È morto il Bernard Law, il cardinale che coprì i preti pedofili

    È morto il Bernard Law, il cardinale che coprì i preti pedofili

    Città del Vaticano (askanews) – Il Cardinale Bernard Law, il religioso che non denunciò i preti pedofili nell’ambito del caso Spotlight nel 2002, è morto all’alba del 20 dicembre 2017, dopo una lunga malattia. La notizia è stata resa nota dalla Sala Stampa Vaticana. Law, 76 anni, è stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002 quando è stato costretto a dimettersi, proprio in seguito al caso Spotlight. Law si trovò al centro dello scandalo dei preti pedofili per non aver denunciato pubblicamente i sacerdoti coinvolti. Da arcivescovo di Boston fu protagonista dello scandalo degli abusi sessuali sui minori che esplose nell’arcidiocesi grazie all’inchiesta giornalistica del Boston Globe al centro del film premio Oscar “Il caso Spotlight”. Quello di Boston tra il 2001 e il 2002 fu il primo scandalo che rivelò il problema della pedofilia del clero nella Chiesa. Messo sotto accusa negli Stati Uniti, il cardinale Law fu nominato da Giovanni Paolo II arciprete della basilica di Santa Maria maggiore a Roma, città dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita e dove è morto. Il suo successore a Boston, il cardinale Sean O’Malley è stato nominato da Papa Francesco a inizio pontificato a capo della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che ha appena concluso – senza essere sinora rinnovata – il suo primo triennio di vita.

  • Scandalo pedofilia, morto Law l’ex cardinale di Boston

    Scandalo pedofilia, morto Law l’ex cardinale di Boston

    È morto il cardinale americano Bernard Francis Law che si era dimesso nel 2002 dall’arcidiocesi di Boston dopo le inchieste sui preti pedofili del Boston Globe raccontate anche nel film del 2015 «Spotlight». Law aveva 86 anni e viveva a Roma. Per 19 anni, dall’inizio del 1984 al 2002, aveva guidato l’arcidiocesi di Boston coprendo in maniera sistematica i preti pedofili. La notizia della morte a Roma di Law è stata annunciata mercoledì mattina dalla Sala stampa della Santa Sede.

    Il porporato, nato a Torreon, in Messico, il 4 novembre 1931, fu ordinato presbitero il 21 maggio 1961, nominato vescovo di Springfield-Cape Girardeau il 22 ottobre 1973 e innalzato alla dignità cardinalizia nel concistoro del 25 maggio 1985. È stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002 quando è stato costretto a dimettersi proprio in seguito allo scandalo – portato alla luce dall’inchiesta del Boston Globe, premiata col Pulitzer – quando si scoprì che non era riuscito a fermare i sacerdoti che abusavano di minori, spostandoli semplicemente da una parrocchia a un’altra. Dal 27 maggio 2004 al 21 novembre 2011 è stato arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore.

    A Roma
    L’approdo di Law a Santa Maria Maggiore suscitò all’epoca non poche polemiche. La sua posizione era stata già discussa in un summit tenutosi nel 2002, e al cui capo vi fu lo stesso papa Giovanni Paolo II, e che vedeva posizioni molto forti sul suo conto. La successiva decisione, comunque, fu il suo trasferimento a Roma, mentre la diocesi di Boston veniva coinvolta in vari processi per i casi di pedofilia.

    «Riaperte ferite»
    Mitchell Garabedian, un avvocato di Boston che ha rappresentato decine di persone che hanno denunciato di avere subito abusi sessuali da parte di religiosi, ha commentato la morte del card. Law affermando che questa «ha riaperto vecchie ferite». «Molte vittime si sono ricordate del dolore sofferto» ha detto Garabedian. «Ha voltato le spalle a creature innocenti – ha aggiunto l’avvocato – e ha permesso che fossero abusati sessualmente».

    http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_20/scandalo-pedofilia-morto-law-l-ex-cardinale-boston-48dd06d4-e549-11e7-bb03-a8143f47e27e.shtml

  • “Pedofilia in Australia, una tragedia nazionale”

    “Pedofilia in Australia, una tragedia nazionale”

    Rapporto della Commissione abusi sui minori: il 62% dei casi riguarda la Chiesa cattolica

    Cinque anni di lavoro, migliaia di pagine a comporre i 17 volumi del Rapporto della Commissione pubblica sugli abusi sui minori in Australia.

    BX69WX Priest and altar boy, La Roche-sur-Foron, Haute Savoie, France, Europe

    Con dati scioccanti. Oltre 15mila le persone che hanno raccontato le loro storie di abusi subiti nelle chiese, negli orfanotrofi, nelle scuole, nei circoli sportivi e in gruppi giovanili; nel mirino sono finite 4mila istituzioni, molte entità cattoliche. Con i preti in cima alla lista degli indagati.

    Oltre 2.500 le segnalazioni effettuate alla polizia e 230 le inchieste avviate, 41.770 chiamate per soccorso e 60mila sopravvissuti con diritto al risarcimento. Al termine di un lavoro certosino effettuato dalla Commissione, emerge che la pedofilia «rappresenta una tragedia nazionale». L’Australia, si legge, «è venuta meno in modo grave ai suoi doveri di proteggere i bambini». Non si è trattato, si legge nel report, di poche «mele marce». «Alcune istituzioni hanno avuto molti pedofili», il problema «è così diffuso, e la natura dei crimini così odiosi, che è difficile da comprendere».

    Già lo scorso febbraio la Commissione aveva rivelato i primi dati che avevano mostrato l’entità del problema: il 7% dei religiosi cattolici australiani è stato accusato di abusi sessuali su minori tra il 1950 e il 2010 senza però che i sospettati siano finiti sotto indagine; è stata consuetudine ignorare, o addirittura punire, i bambini che denunciavano le aggressioni; in alcune diocesi la percentuale ha raggiunto il 15% dei sacerdoti sospettati di pedofilia. In totale il 61,8% dei casi segnalati riguardava la Chiesa cattolica.

    Il più alto rappresentante della chiesa cattolica in Australia, l’arcivescovo George Pell, è stato ascoltato tre volte dalla commissione di inchiesta dove ha ammesso di aver «fallito» nella sua gestione dei preti pedofili nello stato di Victoria negli anni ’70. Il cardinale Pell era stato chiamato da Papa Francesco alla guida della Segreteria per l’Economia. Dopo le accuse di pedofilia, il porporato è stato rispedito da Bergoglio in Australia per seguire il processo, dove dovrà rispondere del reato di violenza sessuale. A marzo si deciderà se ci sono prove sufficienti per procedere con il processo.

    Tra le raccomandazioni formulate nei 17 volumi del rapporto australiano figura anche l’obbligo per i sacerdoti di denunciare gli atti di pedofilia ammessi nel segreto del confessionale. «È inaccettabile scrive l’Osservatore Romano e anche l’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, ha dichiarato che il segreto confessionale è inviolabile e non può essere spezzato». «Se qualcuno dovesse confessare un crimine del genere ha detto – non ne potrò rivelare i contenuti. Ma mi rifiuterò di assolverlo».

    Il rapporto, ha commentato alla Radio Vaticana padre Hans Zollner, della commissione pontificia per la tutela dei minori, mette in luce che «nella Chiesa c’è un numero di vittime sproporzionatamente grande rispetto ad altre istituzioni» e che «la Chiesa ha fatto il suo nella collaborazione con la commissione». Per Papa Francesco, rende noto la Sala Stampa Vaticana, «la Chiesa è chiamata a essere luogo di compassione ed è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/pedofilia-australia-tragedia-nazionale-1474686.html

  • Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Il caso continua a far discutere. Il prete a Colorina sino a pochi giorni fa

    Colorina, 19 novembre 2017 – Presunti abusi al preseminario San Pio X: il Vaticano ha ordinato una nuova indagine per fare piena luce sulle presunte violenze che un giovane sacerdote, nato in provincia di Sondrio e che fino a pochi giorni fa operava a Colorina,avrebbe usato nei confronti di almeno un chierichetto poco più giovane di lui. Il prete oggi 25enne, che dalla nascita e fino ai 12 anni ha vissuto con la famiglia nel Comasco prima di trasferirsi al preseminario, da giorni non si è più visto in Valtellina, forse allontanato dalla Diocesi di Como quando è scoppiato lo scandalo.

    Ieri in una nota della sala stampa il Vaticano ha precisato che «a seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei Superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la Comunità degli educatori appartiene alla sua Diocesi. – I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto».

    Dopo il servizio giornalistico del programma televisivo «Le Iene» e la denuncia di un testimone dei presunti abusi raccolta da Gianluigi Nuzzi nel libro «Vaticano Spa» ha indotto il Vaticano a riprendere in mano le indagini. E ad occuparsi del caso negli ultimi giorni è stata anche la «Rete l’abuso», «un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari – come si definiscono sul loro sito internet – sparsi su tutto territorio italiano, i quali hanno formato non solo una rete di supporto alla quale le vittime possono rivolgersi, ma anche un importante deterrente per evitare che la chiesa «nasconda» i preti pedofili». La onlus «Rete l’abuso», dopo aver reso pubblico sul web il nome del prete accusato di molestie e violenze sessuali, chiede l’intervento di papa Francesco «affinché si faccia chiarezza e giustizia». E la risposta del pontefice non si è fatta attendere.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/vaticano-prete-abusi-1.3543841

  • Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    La denuncia di un ex seminarista era stata ripresa da Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro. Nuove indagini sulla vicenda confermano che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti tra i ragazzi ospiti

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO. Si tinge sempre più di giallo la vicenda del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Recentemente è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro Peccato originale (Chiarelettere), a riportare la denuncia di un ex seminarista che scrive in una lettera di aver assistito ad abusi sessuali avvenuti proprio lì dentro. Oggi è l’Ansa a riportare la notizia che un nuovo e recente filone di indagini, condotto dalle autorità vaticane proprio nell’ambito del preseminario, avrebbe portato alla luce il fatto che negli ultimi anni si sono verificate soltanto vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. Secondo quanto scrive l’Ansa, in sostanza, i risultati delle indagini andrebbero a ribaltare le conclusioni di precedenti accertamenti, che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende. Nel pomeriggio la Sala Stampa Vaticana ha diramato un comunicato nel quale spiega che “i fatti denunciati avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro”. Per questo è in corso una nuova indagine.

    La denuncia contenuta nel libro di Nuzzi è comunque precisa e circostanziata. L’autore di Vaticano S.p.A., Sua Santità e Via crucis, infatti, riporta una lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario che dichiara: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.

    Secondo quanto ha spiegato Kamil, anche il molestatore era un ragazzo ma, ha precisato nel corso di un servizio de Le Iene, aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.

    E ancora: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.

    “Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia.La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/18/news/vaticano_accertati_rapporti_gay_nel_collegio_dei_chierichetti-181432342/

  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    I fatti denunciati dalle inchieste delle Iene e dall’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi sono al centro di una nuova inchiesta penale. Ne dà notizia un comunicato ufficiale della Santa Sede, da cui si evince che già nel 2013 erano arrivate segnalazioni in tal senso

    Il Vaticano apre una nuova indagine sugli abusi sessuali commessi ai danni dei chierichetti del Papa. La notizia arriva dopo poco più di una settimana dall’uscita nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere) e dalle inchieste de Le Iene, che svelano, tra l’altro, i rapporti omossessuali a cui erano costretti alcuni allievi del preseminario vaticano san Pio X. Le sconcertanti testimonianze pubblicate dal giornalista nella sua accurata inchiesta avevano già trovato ampio riscontro nelle dichiarazioni che proprio alcuni dei protagonisti avevano rilasciato a Le Iene. Il programma di Italia 1, però, è andato anche oltre, raccogliendo le parole della vittima di queste molestie.

    La conferma della nuova indagine vaticana in corso dopo la pubblicazione del libro di Nuzzi è contenuta in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: “In merito alla vicenda che vede coinvolto un ex alunno del preseminario san Pio X, successivamente ordinato sacerdote, si precisa quanto segue. A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la comunità degli educatori appartiene alla sua diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, – prosegue la nota – è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto”.

    Dal Vaticano, quindi, arriva più di una conferma sull’attendibilità di quanto mandato in onda dalle Iene e pubblicato da Nuzzi. In Peccato originale il giornalista riporta anche la lettera scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski e consegnata nelle mani di Bergoglio. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario vaticano che ha denunciato al Papa di essere “stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo(entrambi nomi di fantasia, ndr), atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré”. Parole che Kamil ha poi ribadito a LeIene in un lungo servizio in cui ha parlato anche e soprattutto la vittima di questi abusi. Da qui la svolta investigativa. 

    Da quello che è emerso negli ultimi giorni, però, non sarebbero solo questi due ex seminaristi ad aver denunciato negli anni ai diretti superiori ciò che avveniva di sera nel collegio vaticano che li ospitava. Il cerchio si starebbe allargando e di molto con diverse altre testimonianze analoghe che hanno indotto la Santa Sede a riaprire l’indagine. Un procedimento che, se dovesse trovare tutti i riscontri positivi, confermerebbe che le denunce fatte da Kamil e da altri suoi compagni del preseminario all’epoca dei fatti sono state quanto meno sottovalutate, per usare un eufemismo, consentendo così all’autore di questi abusi di essere ordinato prete, cosa avvenuta proprio quest’anno, e di essere incardinato nella diocesi di Como.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/18/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-il-vaticano-conferma-in-corso-indagine-per-far-luce-sullaccaduto/3986632/

  • Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Savona – Il parroco di Sassello «sfratta» l’associazione culturale locale che utilizza il salone accanto alla chiesa per attività teatrali, spettacoli, recite, concerti e proiezioni di film. La lettera di don Mirko Crivellari, 38 anni, ha scatenato la protesta. Per cercare una rapida soluzione, si è mosso pure il vescovo della diocesi di Acqui, Pier Giorgio Micchiardi, il quale ammette che la questione è «delicata» e che cercherà di ricomporre lo strappo, ascoltando entrambe le «campane».

    L’altro giorno c’era stato l’incontro anche fra don Crivellari e il sindaco Daniele Buschiazzo. Il giovane sacerdote, succeduto nel 2012 all’indimenticato don Albino Bazzano, ha scritto che, essendo la parrocchia Santissima Trinità e San Giovanni Battista proprietaria dell’immobile e delle sale vicine, facendo seguito a una precedente lettera datata 25 ottobre 2015, «rimasta senza riscontro», e, si legge testualmente, «di fronte a mutata esigenza pastorale ed ecumenica», invita l’associazione “Teatro Sassello” a voler lasciar l’immobile libero entro il 15 novembre». Seguono timbro e firma su carta intestata.

    I volontari versano da tempo 300 euro all’anno per l’affitto, cifra simbolica, e coprono le spese di riscaldamento, luce, manutenzione, pulizia e acqua. E proprio un anno fa, il gruppo aveva speso circa cinquantamila euro per acquistare un proiettore ad alta definizione e un impianto stereo di ultima generazione per le attività dell’associazione.

    Nessuno ha voglia di parlare, dopo questo strappo. Don Mirko aveva già creato malumori in paese quando, alcuni fa anni, aveva fatto rimuovere un lungo stendardo dalla facciata della chiesa, con l’immagine della beata sassellese Chiara Luce Badano. Aveva addotto motivi di sicurezza: con maltempo e forte vento, lo striscione diventa instabile.

    Nel maggio 2016, un nuovo scontro con l’associazione per aver proiettato al cinema parrocchiale «Il caso Spotlight», film che narra la storia dei giornalisti del «Boston Globe» che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica rivelando la copertura della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti della metropoli americana. In quel caso, don Mirko salì sul palco del cinema-teatro per la prima e ultima volta.

    Furono 20 minuti di sermone a snocciolare statistiche e dati sugli abusi ai minori ricavati da fonti Cei (Conferenza episcopale italiana). Adesso l’ultima «vertenza», quella legata all’uso della sala che, dovesse essere svuotata, negherebbe al paese un punto di aggregazione e svago molto frequentato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/10/25/ASk7h6GK-interviene_parroco_sfratta.shtml

  • ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    ARGENTINA; Dichiarato incostituzionale che la chiesa mantenga il segreto sugli abusi

    In una sentenza inedita la giustizia di Mendoza ha assicurato che i canoni che mantengono il segreto sulle indagini interne alla chiesa sono incostituzionali

    Di Ana Montes de Oca

    In un giudizio inedito nel paese, la giustizia mendocina ha dichiarato incostituzionali due canoni del diritto sul quale si regge la chiesa cattolica  che mantiene il segreto delle indagini di abuso sessuale da parte dei preti.

    Si tratta di una denuncia realizzata da un ragazzo soprannominato Tomàs che ha denunciato di essere stato abusato sessualmente dal sacerdote Raùl del Castillo, che era il direttore della scuola don Bosco de Ciudad, tra il 1998 e 2001.

    Tomàs ha fatto la denuncia sia alla chiesa che alla giustizia civile ma 10 anni dopo quanto ha sofferto i presunti abusi. Siccome la vittima non aveva sufficienti prove e basandosi in perizie realizzate dai periti della chiesa la magistratura ha deciso di archiviare la causa.

    Parallelamente, l’arcivescovado di Mendoza ha cominciato l’indagine interna, ma in nessuna circostanza è stata data a Tomàs possibilità di partecipazione, ne è stato chiamato a dichiarare, ne è stato informato del corso dell’indagine, gli hanno solo trasmesso che la denuncia era stata archiviata.

     “Questo costituisce una violazione alle garanzie del debito processo, al non informare e far parte di nessuna istanza alla vittima, non lascia prove che ci sia stata un’indagine”, ha spiegato Carlos Lombardi, avvocato di Tomàas, il quale ieri ha vinto in giudizio per danni e pregiudizi morali le accuse avanzate contro la comunità Salesiana.

    Il giudizio della sala 2 del tribunale di Gestione Giudiziale Associata, ha considerato che il segreto della chiesa rispetto alla supposta indagine a Del Castillo è incostituzionale ed ha causato danno morale alla vittima.

    Si intende che il processo canonico in se stesso non è incostituzionale nella misura nella quale si possa compatibilizzare con altri diritti fondamentali, cosa che non è accaduta nella seguante causa. Agli atti è rimasto dimostrato che sulla denuncia non ci sono state indagini (vedere fas. 281 e 282) e che non è stata data risposta ne informazione rispetto alla denuncia effettuata, a chi la aveva realizzata. Considero che non si tratti di divulgare un fatto privato in forma pubblica e che il destinatario dell’informazione era lo stesso denunciante e non una terza persona.

    Per queste ragioni il giudice ha ordinato ai Salesiani di pagare un indennizzo a Tomàs

    Segreti cari

    Sebbene nel caso di Tomàs si tratta di un giudizio di prima istanza nel 2015 la Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha determinato che il diritto non è al di sopra dei diritti umani.

    Questo, sommato alla dichiarazione di incostituzionalità dei canoni 1717 e 1719 (il primo cerca di proteggere la fama dei membri del clero nelle indagini di questo tipo, il secondo ordina l’archivio segreto di tutte le azioni fatte dalla chiesa, apre la possibilità che decine di vittime che non hanno mai avuto accesso alle indagini interne delle loro denunce possono chiedere che venga pagato loro un risarcimento economico per aver violato il loro diritto costituzionale ed umano, a ricevere questa informazione.

    Il prete accusato ancora lavorava con i bambini

    Raùl del Castillo è scomparso da Mendoza dopo la denuncia contro di lui nel 2008. Poi si è saputo che era dentro alla congregazione Salesiana in Paraguay. Li, almeno tra il 2010 e il 2015 lavorò con bambini in situazione di rischio.

    Attualmente è l’incaricato del seminario per la formazione della spiritualità.

  • La grossa grana di Papa Francesco: la tentazione di tenersi i pedofili

    La grossa grana di Papa Francesco: la tentazione di tenersi i pedofili

    La tolleranza zero promessa da Jorge Mario Bergoglio contro i preti pedofili rischia di infrangersi sul primo vero ostacolo: il caso di monsignor Carlo Alberto Capella, accusato di pedopornografia in Canada. Il sacerdote avrebbe posseduto e distribuito immagini pornografiche di bambini e adolescenti, scaricate con il computer durante un soggiorno fatto nel paese governato da Justin Trudeau tra il 24 e il 27 dicembre scorsi.

    Le prove nei suoi confronti sono gravi, al punto che le autorità canadesi hanno redatto per lui un ordine di arresto, come avrebbero fatto con chiunque si fosse trovato nelle stesse condizioni. Ma Capella non è una pecorella come le altre e nemmeno un pastore qualunque: all’ epoca dei fatti egli era un membro della nunziatura della Santa Sede accreditato a Washington. Un diplomatico, insomma. E proprio questo ruolo, secondo quanto riferito ieri dall’ Ansa, consentirebbe al Vaticano di invocare l’ immunità nei confronti del prelato. Una scelta che l’ agenzia di stampa ritiene scontata e che sarebbe clamorosa, perché difficilmente conciliabile con la linea dura varata dal papa. Oltretevere smentiscono: «Non c’ è alcuna richiesta di estradizione arrivata dal Canada», ha assicurato in serata il direttore della sala stampa, Greg Burke. Resta da capire, però, cosa deciderà di fare Bergoglio se la pratica giungerà sul suo tavolo.
    Di sicuro, come hanno scritto i giornali canadesi a fine settembre, senza ricevere smentita, la richiesta di arresto è stata emessa.

    Il monsignore era stato richiamato da Washington a Roma poche settimane fa, appena si era capito che stava finendo nei guai. Il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nei giorni scorsi ha ammesso che quella di Capella è una vicenda «dolorosissima» e ha promesso serietà e «massimo riserbo» da parte della giustizia della Santa sede, che ha aperto una propria inchiesta sul sacerdote e molto probabilmente si assumerà il compito di processarlo. Lui intanto è confinato nel Collegio dei penitenzieri in Vaticano.
    Lontano dai riflettori e dallo scandalo che susciterebbe un processo pubblico in Canada.

    Sotto esame non c’ è solo il sacerdote incriminato. I giornali, soprattutto quelli progressisti, dipingono Francesco come il papa che ha avuto il coraggio di imprimere alla Chiesa una svolta non solo nella dottrina sociale, ma anche nel trattamento riservato ai sacerdoti pedofili. La vulgata dice che con l’ arrivo di Bergoglio sono saltate le connivenze e le omertà che in Vaticano proteggevano gli autori di reati sessuali. Francesco, del resto, è il papa che nel marzo del 2014 volle istituire una commissione per fare luce sullo scandalo della pedofilia, chiamando a parteciparvi anche alcune vittime degli abusi. Ha avuto parole durissime per le colpe di quei sacerdoti, definite «una mostruosità assoluta, un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna», e ha annunciato, nemmeno un mese fa, un giro di vite alle regole: niente più grazia per i preti colpevoli di reati su minori, niente ricorsi in appello se gli abusi saranno stati provati nel primo grado di giudizio, fine della pratica di spostare un prete pedofilo da una diocesi all’ altra.

    Stendere su Capella la protezione dell’ immunità diplomatica e sottrarlo alla giustizia canadese per affidarlo a quella, inevitabilmente più bonaria, dei magistrati vaticani, consegnerebbe all’ opinione pubblica un Bergoglio tutt’ altro che intransigente, un capo di Stato intenzionato a proteggere i «suoi» uomini anche quando commettono quei peccati che lui si è impegnato a estirpare.
    Una perdita di credibilità che Francesco, il papa che ha fatto dell’ immagine di rivoluzionario la propria forza, non può permettersi.

    di Fausto Carioti