Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Inzoli ridotto allo stato laicale. Il vescovo Daniele: ‘Preghiamo per le vittime’

    Don Inzoli ridotto allo stato laicale. Il vescovo Daniele: ‘Preghiamo per le vittime’

    Questa mattina in sala rossa il vescovo Daniele Gianotti ha convocato tutti i sacerdoti della diocesi per comunicare che don Mauro Inzoli, condannato per abusi su minori, è stato dimesso dallo stato clericale per decisione del Santo Padre.

    Il messaggio che il vescovo Daniele ha dato ai sacerdoti e alla città tutta è un messaggio non privo di compassione, compassione che sfocia nella consapevolezza, per l’ex sacerdote, di un Dio “che atterra e suscita, / Che affanna e che consola”. Monsignor Gianotti invita alla preghiera, specialmente per le vittime degli abusi, perché nonostante il dolore non si allontanino da Dio e per tutti coloro che hanno sofferto questo dolore.

    IL MESSAGGIO DEL VESCOVO:

    “Carissime e carissimi tutti,
    nei giorni scorsi, la Congregazione per la Dottrina della Fede mi ha comunicato la decisione, presa da Papa Francesco il 20 maggio scorso con sentenza definitiva, di dimettere don Mauro Inzoli dallo stato clericale.
    Non possiamo pensare che il Papa sia giunto a una decisione così grave senza aver vagliato attentamente davanti a Dio tutti gli elementi in gioco, per arrivare a una scelta che fosse per il bene della Chiesa e al tempo stesso per il bene di don Mauro: perché nessuna pena, nella Chiesa, può essere inflitta se non in vista della salvezza delle anime, che può passare anche attraverso una pena così grave, la più grave che possa essere inflitta a un sacerdote. Accogliamo dunque con piena docilità al Papa questa decisione, custodendola prima di tutto nel santuario della preghiera.

    Chiedo a me e a tutti voi di accompagnare questo momento in vero spirito di fede, portando nella nostra preghiera anzitutto i nostri fratelli che sono stati vittime dei comportamenti che hanno condotto il Papa a questa decisione. A loro, e alle loro famiglie, va ancora una volta tutta la solidarietà mia e della nostra Chiesa, che non può non provare un profondo dolore per il male compiuto da uno dei suoi preti. Prego perché il male subìto non allontani questi nostri fratelli dall’amicizia con Dio e dalla comunione con la Chiesa, e perché possano sperimentare la grazia fedele di Dio, capace di trasfigurare in bene anche le sofferenze più gravi.

    Ho assolto al compito, molto doloroso per me, di comunicare la decisione del Papa a don Mauro: con lui e per lui ho pregato, perché anche di fronte a un’ora così ardua egli possa sentire su di sé la mano del «Dio che atterra e suscita, / Che affanna e che consola» e far esperienza della Sua misericordia. Don Mauro, in quanto dimesso dallo stato clericale, non potrà esercitare il ministero sacerdotale né presiedere le celebrazioni sacramentali, neppure in forma privata; tuttavia – è bene precisarlo – non è scomunicato: resta un membro della Chiesa, un fratello in Cristo; e nella Chiesa è invitato ad attingere, come ogni fedele, alla grazia della Parola e dei Sacramenti, che ci fanno partecipare dell’amore fedele e perdonante di Dio. Chiedo dunque a me e a tutti voi che egli trovi spazio nella nostra preghiera e nella nostra com-passione in Cristo, perché la pena che gli è stata inflitta sia per lui non solo punizione ma anche – e soprattutto – via di conversione, per una nuova comunione con Dio e con i fratelli.

    E tutti preghiamo perché Dio, nel suo amore fedele, possa ricavare dal dolore di questi anni e di questi giorni, per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per queste vicende, per la nostra Chiesa cremasca e per don Mauro, un frutto più abbondante di perdono, di unità e di pace”.

    Don Inzoli ridotto allo statolaicale. Il vescovo Daniele:’Preghiamo per le vittime’

  • Francia: dimissioni mons. Gaschignard per atteggiamenti inappropriati. Vescovi, “accettiamo con fede e con fiducia decisione del Papa”

    Francia: dimissioni mons. Gaschignard per atteggiamenti inappropriati. Vescovi, “accettiamo con fede e con fiducia decisione del Papa”

    I vescovi di Francia accolgono “con fede e con fiducia” la decisione presa da Papa Francesco e ufficializzata oggi dalla Santa Sede delle dimissioni di monsignor Hervé Gaschignard, vescovo di Aire e Dax, e prendono atto della “sua gravità”. E’ quanto scrive monsignor Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, in un comunicato diffuso oggi immediatamente dopo la pubblicazione sul bollettino della Sala stampa vaticana delle dimissioni del vescovo di Aire e Dax accettate dal Papa. “Per diverse settimane, nella diocesi di Dax – spiega mons. Pontier -, persistevano voci sugli atteggiamenti pastorali inappropriati del vescovo. Sono stati portati all’attenzione del cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e del nunzio apostolico. Questa atmosfera aveva reso difficile il governo della diocesi. E’ per questo motivo che venerdì 31 marzo, monsignor Hervé Gaschignard si era preso un periodo di allontanamento e di riposo e, su suggerimento del nunzio apostolico, ha offerto le sue dimissioni al Papa qualche giorno fa. I vescovi vogliono assicurare la loro preghiera a tutti coloro che sono coinvolti da questo evento e soprattutto a coloro che ne sono feriti”. Papa Francesco ha nominato monsignor Bernard Charrier, vescovo emerito di Tulle, amministratore apostolico della diocesi di Aire e Dax. Interpellato da “La Croix”, Vincent Neymon, vice portavoce del Conferenza episcopale francese, ha detto: “È inesatto ad oggi parlare di pedofilia. Non bisogna andare troppo veloce e rispettare la presunzione di innocenza. In ogni caso, il governo della diocesi in queste circostanze non era più possibile perché c’è stata una rottura della fiducia”.

    http://agensir.it/quotidiano/2017/4/6/francia-dimissioni-mons-gaschignard-per-atteggiamenti-inappropriati-vescovi-accettiamo-con-fede-e-con-fiducia-decisione-del-papa/

  • Pedofilia: Papa licenzia vescovo per “atteggiamenti impropri”

    Pedofilia: Papa licenzia vescovo per “atteggiamenti impropri”

    La decisione di Papa Francesco è un segnale forte nella lotta contro la pedofilia nel clero 

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aire et Dax (Francia) presentata da monsignor Hervé Gaschignard. Lo rende noto un Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Le dimissioni di monsignor Gaschinard, 57 anni, nella diocesi dal 2012, erano state in realtà sollecitate dal Vaticano dopo che in una nota, il vicario generale Denis Cazaux e il cancelliere Bernard Hayet della diocesi, avevano parlato di “voci insistenti di atteggiamenti inappropriati” del vescovo nei confronti dei giovani della diocesi stessa. Secondo alcuni media francesi vi era stata anche una segnalazione alla Congregazione per la dottrina della fede da parte di una famiglia di Landes. Il Vaticano incaricò subito il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux di verificare queste voci. Nonostante non ci sia alcuna denuncia depositata in Vaticano nei confronti di Gaschignard, la decisione di Papa Francesco è un segnale forte nella lotta contro la pedofilia nel clero. In una nota i vescovi francesi parlano di choc per la vicenda. Il presidente della Conferenza episcopale francese monsignor Georges Pontier ha precisato che Gaschignard il 31 marzo scorso informò la diocesi che avrebbe lasciato per “stanchezza legata a varie cause”. Ora lo stesso Gaschignard si è detto disponibile a chiarire la sua posizione davanti alla Santa Sede. Papa Francesco ha nominato, in sostituzione di Gaschignard, amministratore apostolico sede vacante della diocesi, con facoltà di vescovo, monsignor Bernard Charrier, vescovo emerito di Tulle.  – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-Papa-licenzia-vescovo-per-atteggiamenti-impropri-d4c5ea04-9955-4206-ade5-de17efa9966d.html

  • Le bugie del Vaticano sul sabotaggio del tribunale anti-pedofili

    Le bugie del Vaticano sul sabotaggio del tribunale anti-pedofili

    La corte per giudicare i vescovi, voluta dal papa, non è mai partita. Per la Curia era solo un’ipotesi poi superata. Ma un documento ufficiale del 2015 parla di approvazione, tempistiche e risorse. Le prove.

    Il J’accuse di Marie Collins, la donna che è stata membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, contro la Curia vaticana, non si ferma e conosce anzi nuovi importanti capitoli. Il tribunale per giudicare i vescovi responsabili di aver insabbiato i casi di abusi sessuali sui minori – ha detto la Collins -, nonostante sia stato voluto e approvato da papa Francesco non è mai stato istituito dalla Congregazione per la dottrina della fede guidata dal cardinale Gerhard Müller. È il cuore del problema che assilla il percorso delle riforme avviata da Bergoglio. Per di più stavolta a parlare sono anche i documenti che sbugiardano la versione della Chiesa. Ma andiamo con ordine.

    DIMISSIONI CLAMOROSE. L’irlandese Collins, lei stessa vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote quando aveva 13 anni, cattolica, impegnata da anni nel suo Paese in favore della protezione dell’infanzia, si era dimessa in modo clamoroso dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Un organismo vaticano, quest’ultimo, promosso dal papa e guidato dal cardinale americano Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston chiamato da Benedetto XVI ad affrontare una delle più gravi crisi scaturita dallo scandalo pedofilia che aveva investito la Chiesa americana (Boston, per capirsi, è lo scenario del film premio Oscar Il caso Spotlight dedicato appunto al celebre scandalo).

    NESSUNA COLLABORAZIONE. La commissione, di cui fanno parte donne, laici e religiosi, aveva il compito di coordinare a livello mondiale e in Vaticano le politiche di prevenzione in materia di abusi da parte del clero mettendo a punto linee guida, proponendo soluzioni e provvedimenti per le varie situazioni. Ma le dimissioni della Collins sono nate, come lei stessa ha affermato, per la «vergognosa» mancanza di collaborazione da parte degli altri dicasteri della Curia e in particolare della Congregazione per la dottrina della fede incaricata, fra l’altro, di gestire a livello giudiziario e canonico le migliaia di casi che affluiscono da anni in Vaticano.

    Il prefetto Müller ha risposto alle accuse della Collins in modo abbastanza sprezzante, giudicandole infondate, figlie di cliché anti-Vaticano e rilevando che su una delle questioni sollevate – ossia la possibilità di costituire un tribunale per giudicare i vescovi colpevoli di aver coperto le violenze sui minori – nessuna decisione era mai stata assunta dalla Santa Sede, ma si trattava solo di un’ipotesi poi superata dalle valutazioni che inseme avevano fatto i vari capi dicastero.

    «ABBIAMO GIÀ ALTRI MEZZI». Il cardinale dava questa versione dei fatti: «Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del dicastero per i vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione».

    Marie Collins ha sottolineato che il tribunale per giudicare le negligenze dei vescovi non era affatto solo un “progetto”, come affermato dal cardinale, e ci sono le prove

    Ma Marie Collins non ha mollato e nella replica affidata alla rivista cattolica americanaNational catholic reporter ha sottolineato come il tribunale per giudicare le negligenze dei vescovi non era affatto solo un “progetto”, come affermato dal cardinale, e in proposito ha ricordato la “dichiarazione” vaticana del 10 giugno 2015. Di cosa si tratta? Quel giorno l’allora direttore della Sala stampa della Santa sede, padre Federico Lombardi, diffuse una nota dettagliata su quanto era stato deciso nell’ultima riunione del C9, ovvero il gruppo di 9 cardinali che aiutano il papa nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa (e di cui fa parte l’arcivescovo di Boston, O’Malley).

    CHIESTO AL PAPA UN MANDATO. In materia di tutela dei minori – su proposta della commissione guidata da O’Malley – i 9 chiedevano che il pontefice desse «un mandato alla Congregazione per la dottrina della fede per giudicare i vescovi in relazione ai delitti di abuso d’ufficio». E ancora proponevano «che il Santo padre autorizzi l’istituzione di una nuova sezione giudiziaria all’interno della Congregazione per la dottrina della fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale apostolico. La realizzazione di questo punto farà seguito a consultazioni con il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede».

    SI PROPONEVA UN SEGRETARIO. Quindi si specificavano alcuni particolari, per così dire, tecnici: si proponeva infatti al papa di nominare «un segretario per assistere il prefetto riguardo al Tribunale. Il segretario avrebbe la responsabilità della nuova sezione giudiziaria e il personale della sezione sarà utilizzabile anche per i processi penali per l’abuso dei minori e degli adulti vulnerabili da parte del clero. Anche queste decisioni faranno seguito a consultazione con il prefetto della congregazione».

    Solo progetti generali dunque? Non esattamente. Non a caso il papa avrebbe dovuto stabilire «un periodo di cinque anni in vista di ulteriori sviluppi delle presenti proposte e per il completamento di una valutazione formale della loro efficacia». Insomma, un periodo di sperimentazione. Infine, e qui siamo alla classica pistola fumante, «il consiglio dei cardinali ha concordato all’unanimità su tali proposte e ha deliberato di sottoporle al Santo padre Francesco. Il Santo padre ha approvato le proposte e ha concesso l’autorizzazione affinché siano fornite risorse adeguate per conseguire questi fini». Addirittura si era parlato di soldi da stanziare, quindi.

    DIMISSIONI AGEVOLATE. Successivamente una versione ridotta della proposta legislativa andava in porto e prendeva corpo un anno dopo, il 4 giugno del 2016, con atto ufficiale del papa, un motu proprio dal titolo “Come una madre amorevole”, nel quale si affermava che era possibile procedere con la “rimozione d’ufficio” nei confronti di quei vescovi di cui fosse provata la responsabilità nei casi di abuso sessuale. Un’operazione che poteva essere fatta dai dicasteri competenti. Non è poco: la scelta agevolava il processo di dimissioni per motivi legati allo scandalo pedofilia, lo rendeva meno farraginoso rispetto al passato, andava oltre il principio della rinuncia da parte dell’interessato e della conseguente accettazione da parte del pontefice; ma certo era solo un pezzo dell’intera faccenda.

    Una sorta di “contropotere” interno alla Curia è in grado di bloccare o cambiare decisioni assunte dal papa e dai suoi collaboratori

    Il tribunale era dunque stato approvato dal papa e dal governo collegiale della Chiesa, il C9, organismo che – creato poco dopo la sua elezione dallo stesso Francesco come sede collegiale di decisione – evidentemente è entrato ormai in contrasto con (alcuni) dicasteri della Curia; è emerso quindi, fra le altre cose, un inedito conflitto istituzionale. In secondo luogo, la ricostruzione del cardinal Müller è a dir poco lacunosa in merito alla decisione assunta, ma soprattutto mostra come una sorta di “contropotere” interno alla Curia sia in grado di bloccare o cambiare decisioni assunte dal papa e dai suoi collaboratori. D’altro canto è anche chiaro quale sia stato il parere dato da Müller sulla proposta.

    QUANTI CASI DI COPERTURE? Infine c’è il merito, la volontà di trasparenza su una materia così delicata come quella degli abusi che si infrange con una realtà: in quanti i casi i vescovi hanno preferito coprire invece che, sia pure discretamente, fare pulizia? La Chiesa può permettersi di andare fino in fondo su questa strada, senza cambiare se stessa e uscire per esempio dal clericalismo e dai privilegi che da esso discendono? Non sono domande retoriche o moralistiche, ma disegnano forse i confini reali di una riforma che trova i suoi limiti difficilmente superabili nel momento in cui tocca ruolo, coscienza e responsabilità dei vescovi.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/03/17/le-bugie-del-vaticano-sul-sabotaggio-del-tribunale-anti-pedofili/209302/

  • Forteto, nuovo processo a Fiesoli. ‘Mi portava nella sua camera e mi toccava’

    Forteto, nuovo processo a Fiesoli. ‘Mi portava nella sua camera e mi toccava’

    Un testimone, oggi 24enne, ospite della struttura all’età di 12 anni, racconta violenze sessuali e psicologiche dal guru

    Firenze, 13 marzo 2017 – Dura deposizione, stamani a Firenze, in un nuovo processo sulle vicende del Forteto dove si procede per una violenza sessuale su minore: l’imputato è ancora una volta Rodolfo Fiesoli, il patron della comunità a cui il tribunale dei Minori di Firenze affida da un trentennio giovani provenienti da famiglie disagiate.

    Stamani è stato sentito in videoconferenza un giovane, oggi 24enne, che fu ospite del Forteto tra i 12 e i 16 anni di età e che ha riferito degli abusi sessuali subiti da Fiesoli. «Rodolfo Fiesoli mi sottoponeva ai ‘chiarimenti’ e denigrava con cose false la mia famiglia – ha riferito in udienza la vittima parlando degli interrogatori che il ‘gurù faceva a chi viveva al Forteto -. A me, che ero bambino, fece credere che mio padre mi avesse violentato e poi offendeva mia madre», «in realtà mi faceva il lavaggio del cervello», «mi portò a disprezzare la mia famiglia vera dopo che mi aveva inculcato cose false», «si atteggiava perfino a babbo, mi portava nella sua camera, mi abbracciava, mi palpeggiava, mi baciava ma io non volevo, mi ribellavo quando potevo», «mi diceva che dovevo togliermi la materialità, che lui era puro». Il teste, come risulta dalle indagini, veniva violentato sessualmenteda Fiesoli ma oggi quando la pm Ornella Galeotti ha chiesto di precisare questi aspetti, l’ex bambino del Forteto ha pianto e non è riuscito a proseguire il racconto, perciò l’udienza è stata interrotta più volte dal giudice presidente Francesco Gratteri. Una psicologa, accanto a lui, è intervenuta e lo ha assistito.

    «Quando noi bambini al Forteto facevamo qualche bravata – ha anche detto il testimone del nuovo processo sulla comunità del Mugello – il Fiesoli con gli altri adulti ci sottoponeva ai ‘chiarimenti’ e, gira o rigira, qualsiasi ragazzata, bravata avessimo fatto, ci dicevano che agivamo in quel modo per colpa delle molestie sessuali subite dai nostri genitori. Anche se non era vero, dovevamo ammetterlo perché ci tenevano ore in piedi in un angolo della sala mensa e per giorni nessuno ci parlava più». «Tra noi bambini – ha proseguito – c’era vergogna, non ne parlavamo, ti fai schifo, provi rabbia». Il teste ha pure raccontato che al Forteto i bambini venivano fatti lavorare nella stalla, nel caseificio, nei campi a togliere i sassi, a raccogliere mele, in falegnameria, nelle cucine «e chi si ribellava subiva botte dagli adulti. Per una botta di Fiesoli al forno mi tagliai un dito». Nel processo principale sul Forteto Rodolfo Fiesoli è stato condannato in appello, a 15 anni e 10 mesi, per maltrattamenti e violenze sessuali; condanne importanti hanno riguardato in primo e in secondo grado i suoi collaboratori, per maltrattamenti.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-fiesoli-processoi-1.2963779

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Di Francesca Lagatta – Quando il Presidente Francesco Zanardi ed io avevamo deciso nell’aprile scorso che avremmo creato il primo tg al mondo che trattasse il tema della pedofilia clericale, eravamo entusiasti. Non che ci piacesse l’argomento, tutt’altro, ma essere i primi a rompere il tabù su un argomento così delicato e ancora per certi aspetti inesplorato dai media, ci faceva sentire fieri.

    Così, senza girarci troppo intorno e senza nemmeno curarci troppo delle scenografie, avevamo girato la puntata pilota con la sola attrezzatura disponibile, senza chiedere aiuto a nessuno. Con le immagini girate da due comunissime fotocamere, avevamo dato vita a un piccolo prodotto editoriale di tutto rispetto, tanto da guadagnarci numerose pagine sulla stampa italiana.

    Col passare delle settimane, erano cresciuti a dismisura i numeri e l’interesse per quel telegiornale in onda settimanalmente sul web che, benché non fosse costato milioni, era riuscito a tirare fuori, con tanto di nomi e cognomi, il peggio del peggio del controverso sistema ecclesiastico. E ce la ridevamo di gusto, pensando alle facce di quei signorotti che in nome Dio compiono i peggiori reati del mondo e che, fino ad allora, non erano abituati ad essere derisi ed accusati in pubblica piazza. Una soddisfazione immensa.

    Poi, un giorno, il Presidente Zanardi, anima, cuore e mente dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, decide di fare un esame medico perché ha qualche piccolo disturbo di salute, comunicandolo in tutta tranquillità e la solita autoironia. Ma la mala sorte, vile e beffarda, in quelle ore se ne stava a spiare dietro l’angolo, pronta ad uscire allo scoperto per segnare, l’ennesima volta, l’anima di un uomo che ha già troppe ferite sanguinanti.

    Quell’esamino che doveva durare una ventina di minuti al massimo, dura più del previsto, quasi tre ore, seguito da un inquietante silenzio che persiste sino al tardo pomeriggio. Invio un sms per avere buone notizie, sperando che Francesco sia solo un po’ debilitato. Invece no, la sua risposta è secca, lapidaria, senza fronzoli.

    Non so ben spiegare cosa si prova in quei momenti, ma la sensazione è più o meno quella di perdere il contatto con la realtà, quella di non percepire più la terra sotto i piedi. Continui solo a chiedere a te stesso se sta succedendo davvero o sei solo catapultato in un incubo. E quando realizzi che una delle persone alle quali vuoi più bene al mondo, quella con cui hai condiviso gioie e dolori, con cui hai sperato e imprecato per un mondo più giusto, ha il nemico in corpo, anzi due, e uno è così  grosso che non ha lasciato passare la sonda, l’angoscia ti scaraventa nei meandri del dolore e della paura.

    Ma è solo un momento. Quelli come noi, penso, non possono lasciarsi schiacciare dagli eventi. Abbiamo combattuto e annientato nemici ancora più cattivi e aggressivi, e poi abbiamo sempre promesso che il nostro coraggio sarebbe stato più forte della paura, in qualunque circostanza.

    E d’altronde Francesco ha subito messo le cose in chiaro: «Questa fase della mia vita sarà solo un altro brutto ricordo». Perché questo uomo esile, che porta i segni della vita in viso e nel corpo, sa bene che è capace di sopravvivere a ogni cosa. E’ sopravvissuto alle violenze sessuali di don Nello Giraudo, al suicidio di una madre, all’abbandono del padre, alle ire funeste di certi potenti, alle morti sospette avvenute intorno a lui, alla macchina del fango, ai soprusi, alle intimidazioni, alle minacce, a tutto. Francesco Zanardi è solido come il cemento armato e ne uscirà vincitore anche stavolta. Solo che ora, in attesa di entrare nella trincea di una sala operatoria, ha tanto bisogno di riposare, pertanto, per necessità ed etica, nelle prossime settimane siamo costretti a sospendere ogni attività.

    Certo, potrebbero condurlo altre persone il tg, ma non avrebbe senso. Francesco Zanardi non è solo il Presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui è Rete L’Abuso. Vittorie, conquiste, idee e battaglie sono tutta farina del suo sacco. E Dio solo sa, se esiste da qualche parte nell’Universo, quanto sacrificio sia costato fondare e trainare una carretta sgangherata, da solo, con le proprie forze, fino a farla diventare una fiammante Testa Rossa dell’associazionismo e dell’informazione su uno dei temi più scottanti al mondo.

    Ci rivedremo certamente a settembre, e ci rivedremo in una veste certamente più bella ed elegante. Approfitteremo della calma estiva per concentrarci meglio e di più su combattere i balordi di cui verremo, nostro malgrado, a conoscenza. Quanto alla malattia, le abbiamo già prenotato il viaggio di sola andata all’inferno.

    Presidente, siamo tutti con te.

  • Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessuali contestati al prete ridotto allo stato laicale. Polemica sulla rogatoria negata alla procura.

    Quattro anni e nove mesi per ‘don Mercedes’. E il divieto di recarsi in luoghi frequentati da minori. E’ la condanna, arrivata nel primo pomeriggio, inflitta a don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di Comunione e Liberazione, accusato di abusi su minorenni con l’aggravante dell’abuso di autorità. La decisione del giudice Letizia Platè è avvenuta in sede di udienza preliminare essendo stato, don Inzoli, processato con rito abbreviato.

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessualicontestati al prete, sempre assente alle udienze durante il processo. Il sacerdote, difeso dai legali Nerio Diodà e Corrado Limentani (foro di Milano), aveva già risarcito cinque minori con la somma di 25 mila euro a testa. Gli abusi, secondo l’accusa, sono stati commessi tra il 2004 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tra le persone offese figura un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 12 anni. Le altre vittime avevano tra i 13 e i 16 anni. L’aggravante dell’abuso di autorità si deve ai ruoli ricoperti da don Inzoli: a Crema, rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa sede, sotto Benedetto XVI,punendolo con lariduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, ammorbidì la sanzione e invitò il prete a condurre una vita di “preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Ma ‘don Mercedes’ si era recato, nel gennaio del 2015, al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione a Milano. In prima fila, in sala, Roberto Maroni; poco dietro don Inzoli, immortalato dai fotografi.

    Duro il commento del procuratore di Martino nei confronti la Santa Sede per il diniego alla richiesta di rogatoria avanzata a suo tempo dalla procura. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

    “La giustizia italiana ha fatto il suo corso”, ha commentato inveceFranco Bordo, parlamentare di Sinistra Italiana, che due anni fa sollevò la questione con un esposto dal quale prese il via la vicenda giudiziaria. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati. Dopo questa sentenza rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile

  • Preti pedofili: contro i vescovi negligenti, il pugno di ferro di papa Francesco

    Preti pedofili: contro i vescovi negligenti, il pugno di ferro di papa Francesco

    38578 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Chissà quanti sono i vescovi che, alle prese con casi di pedofilia dei sacerdoti nelle loro diocesi, da qualche giorno si sentiranno malfermi sulle loro sedie episcopali. Si potrebbe supporre non siano pochi, dato che il fenomeno degli abusi sembra non aver risparmiato un lembo del globo terracqueo. A segare le gambe delle loro cattedre è intervenuto, com’è ormai noto, un decreto di papa Francesco, con data 4 giugno 2016, un motu proprio dal titolo di velluto, Come una madre amorevole, per un contenuto di ferro: la rimozione forzata dei vescovi che, di fronte agli abusi sessuali dei loro preti, siano o siano stati negligenti nell’intraprendere misure atte a bloccarne la reiterazione e a punire il colpevole.

    «Il Diritto canonico – premette il papa in apertura di decreto (di soli cinque articoli) – già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto» (ovvero i superiori maggiori degli Istituti religiosi e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio). Tutto già codificato nel can. 193 §1 del Codice di Diritto Canonico e nel can. 975 §1 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, ma non basta: «Con la presente Lettera – motiva con fermezza il pontefice – intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili». E, di nuovo, non basta: rammentando che il «vescovo diocesano o l’eparca può essere rimosso solamente se egli abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua», prescrive che «nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave».

    In caso «appaiano seri indizi» di tali manchevolezze, «la competente Congregazione della Curia romana può iniziare un’indagine in merito, dandone notizia all’interessato e dandogli la possibilità di produrre documenti e testimonianze». E «qualora ritenga opportuna la rimozione del vescovo, la Congregazione stabilirà, in base alle circostanze del caso», se «dare, nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione» o «esortare fraternamente il vescovo a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni. Se il vescovo non dà la sua risposta nel termine previsto, la Congregazione potrà emettere il decreto di rimozione», la quale tuttavia sarà sottoposta «all’approvazione specifica» del pontefice, assistito da «un apposito Collegio di giuristi, all’uopo designati».

    Cardinali e vescovi sotto indizio di negligenza

    Avrà un bel da fare la «competente Congregazione della Curia» (non specificata; Radio Vaticana la cita aggiungendo fra parentesi «vescovi, Evangelizzazione dei Popoli, Chiese orientali, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica»), perché «seri indizi» necessari per iniziare un’indagine sono emersi per non pochi prelati, che, se innocenti, è bene primario siano “assolti” da sospetti di negligenza o altro. Qualche nome, fra i casi di cui si è parlato recentemente, anche su Adista, relativamente ad episodi di presunta copertura di reati commessi anni addietro e da tempo riferiti dalla stampa.

    L’australiano card. George Pell ha ammesso davanti alla Royal Commission australiana, nell’inchiesta riguardante fra l’altro il suo ruolo e le sue responsabilità di copertura di casi di pedofilia tra gli anni ‘70 e ‘80, di non aver dato seguito alla denuncia di uno studente che accusava p. Edward Dowlan, prete insegnante in una scuola cattolica, di «comportarsi male con i bambini». «Ne parlò di sfuggita durante la conversazione – ha minimizzato il cardinale – non mi ha chiesto di fare nulla». Dowlan è stato poi condannato per aver abusato di 20 bambini in sei diverse scuole, a partire dal 1971. Ma Pell non pare sentirsi in colpa e ha contestualizzato il suo comportamento: «Con l’esperienza di quarant’anni dopo – ha detto – sono certamente d’accordo che avrei dovuto fare di più». «Non ne feci nulla» (v. Adista Notizie n. 12/16).

    Il patriarca maronita del Libano Béchara Raï ha difeso in pubblico, come peraltro davanti al papa, il sacerdote della diocesi di Beirut, Mansour Labaki (che gode del titolo onorifico di “monsignore”), già condannato il 23 aprile del 2012 per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su ragazze minorenni. La condanna fu confermata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno 2013, rigettando il ricorso presentato dall’“orco” abusatore. Il patriarca libanese ha fra l’altro affermato che «tutti i documenti» consegnati a papa Francesco «mostrano quante menzogne e falsità sono state inventate ai danni di questo uomo». Labaki sarebbe vittima, secondo il patriarca, di una «campagna diffamatoria» (v. Adista Notizie n. 13/16). All’inizio di maggio, è stato emesso contro il sacerdote libanese un mandato di cattura internazionale, perché, adducendo motivi di salute, non si è presentato al processo per crimini sessuali commessi in Francia (v. Adista Notizie n. 17/16). L’indagine potrebbe o dovrebbe riguardare anche il vescovo di Beirut, mons. Paul Matar. Il quale per esempio non ha mai pubblicato sul bollettino della diocesi le sentenze ecclesiali contro Labaki.

    Il card. Bernard Francis Law è stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002, quando è stato costretto a dimettersi in seguito allo scandalo dei preti pedofili per non aver denunciato pubblicamente i sacerdoti coinvolti. In una dichiarazione diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, il card. Law manifestò la speranza che il suo allontanamento potesse «aiutare l’archidiocesi di Boston a trovare la cura, la riconciliazione e l’unità, di cui ha così disperatamente bisogno. A tutti quelli che hanno sofferto per le mie mancanze ed errori, domando scusa e imploro il loro perdono» (v. Adista n. 91/02). Dal 27 maggio 2004 al 21 novembre 2011 è stato arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Contro l’arcivescovo di Lione card. Philippe Barbarin è stata recentemente depositata una denuncia con l’accusa di aver coperto due preti pedofili. Il cardinale ha negato qualsiasi addebito: «Non ho mai nascosto alcun caso di pedofilia», ha affermato per mezzo di un comunicato stampa della diocesi. «Pur comprendendo il dolore di ogni persona vittima di atti tanto più inammissibili perché commessi da un prete», ha spiegato di non poter «non manifestare la sua profonda incomprensione» di fronte alla denuncia sporta contro di lui, chiedendo «solennemente che si lasci la giustizia indagare con serenità» (v. Adista Notizie nn. 8 e 12/16). Il 25 aprile, parlando al clero lionese, ha riconosciuto «errori della gestione e nomina di certi preti», chiedendo comunque perdono alle vittime. L’8 giugno è stato ascoltato per 10 ore nel quadro dell’inchiesta giudiziaria preliminare.

    Il card. Juan Luis Cipriani, arcivescovo di Lima dell’Opus Dei, all’inizio dello scorso aprile, è stato citato in giudizio da un Tribunale provinciale penale peruviano per non aver denunciato gli abusi sessuali sui minori commessi da Fernando Figari, fondatore nel 1971 della Società di vita apostolica Sodalitium Cristianae Vitae, e da altre persone della stessa istituzione. Risultano indagati ancheVíctor Huapaya Quispe, vicario giudiziale e presidente del Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Lima, e Enrique Elías Dupuy, procuratore di Sodalitium. Secondo una denuncia presentata dall’Istituto per la Difesa dei diritti del Minore, il cardinale, in qualità di moderatore del Tribunale ecclesiastico, era a conoscenza, fin dal 2011 (v. Adista Notizie nn. 11, 12 e 71/11), delle violenze sessuali e psicologiche subite da quattro persone e non avrebbe fatto nulla né per investigare né per prevenire che il delitto si ripetesse (v. Adista Notizie n. 15/16).

    Il card. Angelo Sodano ha svolto il ruolo di Segretario di Stato, su nomina di Giovanni Paolo II, dal 29 giugno 1991 al 15 settembre 2006. È stato un sostenitore di Marcial Maciel, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dalla Santa Sede nel 2006 per gli atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione e per averne successivamente assolti alcuni in confessione, delitto punito dal diritto canonico con la scomunica latae sententiae. Destinatario, negli anni, di donazioni milionarie da parte di Maciel, che cercava protezione a Roma, Sodano, ancora nel novembre 2008, dunque due anni dopo la condanna vaticana, e dopo la morte di Maciel, invitava seminaristi e sacerdoti della Legione, nella sede della direzione generale dei Legionari di Cristo a Roma – in occasione del 64° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Marcial Maciel – a mantenere viva la devozione per il loro fondatore: «Dobbiamo avere grande venerazione per il nostro fondatore, se siamo tutti peccatori… Si può affermare: guarda com’è infangato l’anello del cardinale, ma è stato un momento; un diamante è sempre un diamante, quindi posso concludere che mi pare che il piano di Dio per la Legione è che essa continui». A quell’incontro prese parte, fra gli altri, il card. Franc Rodé, anch’egli estimatore di Maciel. Queste alcune sue frasi: «Non dovete giudicare padre Marcial, verrebbe frainteso, lasciate il giudizio al Signore, spetta a Lui. Un fondatore può avere debolezze, anche difetti sul piano psicologico, intellettuale e persino morale, e in questo caso se vivono debolezze sul piano morale, ciò che si impone è la misericordia, la comprensione».

    E veniamo ad uno dei vescovi più invisi agli stessi suoi fedeli: mons. Juan de la Cruz Barros, vescovo di Osorno, in Cile, accusato di complicità con il prete Fernando Karadima (condannato in sede di giustizia civile e dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi sui minori), o quanto meno di averlo coperto (ma, da taluno, anche di aver partecipato ad atti di abuso sessuale su minori; v. Adista Notizie nn. 4, 10, 13, 14, 26 e 35/15). Il papa è però convinto dell’innocenza di Barros: lo ha nominato malgrado la contrarietà di laici e preti della sua diocesi e di cileni di altre diocesi (compresi 51 parlamentari nazionali). In un audio “carpito” a Bergoglio mentre parlava con fedeli sostenitori di Barros, lo si sente dire: «L’unica accusa contro il vescovo è stata screditata giudizialmente, perciò non perdano la serenità». «Io sono il primo a castigare e giudicare qualcuno che ha ricevuto accuse di questo tipo, ma in questo caso non c’è prova, al contrario; ve lo dico di cuore». «Osorno soffre, ma per una sciocchezza, perché non apre il cuore a quello che Dio dice e si lascia trascinare dalle frottole che tutta questa gente dice». E ancora: «La Chiesa ha perso la libertà facendosi riempire la testa da politici, giudicando un vescovo senza alcuna prova, dopo 20 anni che è vescovo».

    * Fotografia di Frang2823, tratta dal sito Wikimedia Commons, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

  • “Romanzo Cardinale” Sala piena alla UBIK per lapresentazione

    “Romanzo Cardinale” Sala piena alla UBIK per lapresentazione

    Sala piena ieri sera alla Libreria UBIK di Savona per la proiezione del Docu-Film Romanzo Cardinale che svela i retroscena dell’avviso di garanzia inviato al presidente dell’APSA, il Cardinale Domenico Calcagno (ex vescovo di Savona) e degli affari, delle speculazioni immobiliari che la chiesa sta facendo in tutta Italia.

    Un altissimo gradimento da parte di tutti i presenti ma anche tanta tristezza nel vedere documentati i sotterfugi, le pressioni e l’atteggiamento di una chiesa, quella savonese che sembra non avere nulla a che fare con il vangelo, ma che si presta ad un altro dio, dio denaro.

    Ospite di eccezione Ferruccio Sansa del Fatto Quotidiano e Christian Abbondanza della Casa della Legalità.