Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Franco Reverberi è un sacerdote della diocesi di Parma e vive tranquillo a Sorbolo, a circa dieci chilometri dalla città emiliana. Ha 78 anni e origini argentine. Ma negli anni Settanta, durante il sanguinoso regime di Jorge Videla, era cappellano dell’esercito presso la “Casa dipartimentale”, nella località di San Rafael. Secondo il racconto di alcuni testimoni, e grazie alle prove raccolte dalla giustizia di Buenos Aires in questi anni, nelle celle di quell’edificio si sono compiuti atroci atti di tortura ai danni degli oppositori. Ben quattro persone hanno identificato in Reverberi il cappellano militare della “Casa dipartimentale”.

    Il 15 novembre 2012 il tribunale federale di San Rafael ha chiesto la “detenzione immediata” del sacerdote italo-argentino, per essersi negato alle domande che i giudici avrebbero voluto fargli, chiamandolo a rispondere di un’eventuale implicazione in quei crimini. Già nel 2010 don Franco aveva deposto in aula, quando i testimoni lo avevano identificato. Poi è tornato in Italia. Il tribunale argentino di San Rafael ha quindi sollecitato il nostro paese a estradare Reverberi, perché possa essere giudicato sul sospetto coinvolgimento nelle torture alla “Casa dipartimentale”. Dall’Italia, però, è arrivato un netto rifiuto: nel nostro codice penale il reato di tortura non è previsto, non ci sono pertanto i presupposti per un’estradizione. Don Franco dovrebbe rispondere anche del reato di lesioni; ma è stato prescritto, quindi niente da fare.

    Il caso di Reverberi è noto ai media argentini e spagnoli. In Italia solo un grande silenzio. Che Monica Bernabè, giornalista del quotidiano El mundo, ha provato a rompere, recandosi a Sorbolo per parlare con alcuni parrocchiani. Ma tutti si negano, nessuno si sbilancia: «No, non sappiamo», «Sì, qualcosa. Però è una storia passata, non lo hanno estradato. Don Reverberi è una persona buona e tranquilla, non possiamo giudicarlo per ciò che è avvenuto anni fa. Ci penserà Dio».

    Di anni ne sono trascorsi esattamente 40: era infatti il 1976 quando, nelle celle della “Casa dipartimentale”, si consumarono, anche grazie alla complicità di don Franco, le torture dei militari argentini. Questa è la tesi dell’accusa, che vorrebbe interrogare direttamente Reverberi, ma che finora ha ricevuto dall’Italia solo rifiuti. L’ambasciata argentina a Roma ha fatto ricorso presso la Corte di Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Bologna, che negava l’estradizione del sacerdote a Buenos Aires. Fonti ufficiali della rappresentanza diplomatica in Italia, inoltre, fanno sapere che la stessa richiesta è stata formulata per altri due generali italo-argentini, che vivono indisturbati nel nostro paese.

    Il tema dell’introduzione del reato di tortura in Italia non è nuovo nel dibattito pubblico e ha già suscitato polemiche e scontri tra chi ritiene che il nostro ordinamento dovrebbe colmare questa grave lacuna legislativa e chi si oppone strenuamente (come le sigle sindacali delle forze dell’ordine), giustificando la posizione contraria col timore che ciò porti a «criminalizzarle», dice Fabrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che si batte da anni perché la tortura diventi un reato anche per il codice penale italiano. Nell’aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese a risarcire di 45mila euro Arnaldo Cestaro, una delle vittime delle violenze compiute durante il G8 di Genova del 2001.

    Arturo Salerni, uno degli avvocati dell’ambasciata argentina a Roma che segue il caso, spiega che si potrebbe tentare la strada del diritto internazionale, ad esempio appellandosi alla Convenzione Onu contro la tortura, firmata anche dall’Italia. Ma la Corte di Cassazione su questo punto ha usato parole che più chiare non potrebbero: “È necessaria una legge che converta la proibizione internazionale della tortura in un delitto”.

    Tocca quindi al Parlamento italiano pronunciarsi. Un’altra strada, in realtà, sarebbe percorribile e l’Assemblea permanente per i diritti umani di San Rafael non la esclude a priori. A Roma, infatti, vive un illustre argentino, che potrebbe facilitare una soluzione del caso. Sì, è proprio Papa Francesco. In Vaticano sono stati inviati alcuni documenti, in due distinte occasioni: nella prima, è stata comunicata l’avvenuta ricezione; nella seconda, neanche questo. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha dichiarato: «Tutti ricorrono a Papa Francesco come se potesse risolvere ogni problema. Se la giustizia italiana non ha concesso l’estradizione, che possiamo fare?».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/prete_italo_argentino_torture_videla_estradizione_reato-1552591.html

  • Pedofilia, la Commissione pontificia: obbligo di denunciare gli abusi alle autorità civili

    Pedofilia, la Commissione pontificia: obbligo di denunciare gli abusi alle autorità civili

    L’Organismo guidato dal cardinale Sean O’Malley dopo le dichiarazioni di monsignor Anatrella: c’è «responsabilità morale ed etica» di segnalare i presunti crimini.

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    C’è la «responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti», compiuti da sacerdoti su minori, «alle autorità civili»: lo puntualizza la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, guidata dal cardinale statunitense Sean O’Malley, dopo che nei giorni scorsi la stampa anglofona aveva dato risalto alle dichiarazioni di un esponente vaticano secondo il quale – è stato il titolo che ne ha tratto per esempio il britannico Guardian – per il «Vaticano», i vescovi cattolici «non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini».

    La Santa Sede ha diramato oggi una «dichiarazione» scritta dal cardinale Seán O’Malley insieme agli altri membri, «che riguarda l’obbligo di segnalare sospetti abusi sessuali alle autorità civili».

    «Come papa Francesco ha così chiaramente affermato» lo scorso 27 settembre, si legge nel testo: «I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti». La dichiarazione prosegue: «Noi, il Presidente e gli altri Membri della Commissione, desideriamo affermare che i nostri obblighi ai sensi del diritto civile devono essere rispettati, certamente, ma anche al di là di tali vincoli, abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società». Prosegue la dichiarazione del Cardinale O’Malley, «negli Stati Uniti, la Charter dei nostri Vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi/eparchie e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusi alle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda Conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la Tutela dei Minori, abbiamo recentemente condiviso con papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei membri di fornire materiali per i corsi offerti in Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori».

    In merito ad alcuni articoli che ipotizzavano nuove «guidelines», o addirittura un nuovo documento vaticano, in materia di abusi sessuali da parte di membri del clero, era già intervenuto nei giorni scorsi padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: l’articolo del Guardian e altri articoli usciti in quei giorni negli stessi giorni «si riferiscono a una relazione fatta da monsignor Tony Anatrella sul tema: “La relation pastorale, l’équilibre de la vie affective des pretres, et problèmes de déviances” pubblicata nel volume collettivo “Testimoni del Risorto. Atti del corso annuale di formazione per i nuovi Vescovi”», ricapitolava Lombardi, ricordando inoltre che il corso «è organizzato dalla Congregazione dei Vescovi ogni anno, questi sono gli atti del corso del 2015». Anatrella, proseguiva il Gesuita, «è un esperto in psichiatria e psicologia e sui problemi della famiglia, ecc. Non si tratta quindi in alcun modo – come erroneamente qualcuno ha interpretato – di un nuovo documento vaticano o di una nuova istruzione o di nuove “guidelines” per i vescovi, ma di una conferenza di un esperto, pubblicata insieme a diverse altre su diversi argomenti. Anatrella non dice nulla di nuovo o di diverso da quanto detto finora dalle competenti istituzioni ecclesiastiche». La Commissione è stata protagonista, nel corso dell’ultima riunione avvenuta nei giorni scorsi, quando ha deciso l’uscita di uno dei suoi membri, il britannico Peter Saunders, ex vittima di abusi sessuali. Sul tema è intervenuta, con una presa di posizione sul National Catholic Reporter, un altro membro della Commissione, l’irlandese Marie Collins, a sua volta sopravvissuta ad abusi sessuali di un sacerdote quando era bambina.

  • IL SILENZIO DEI TESTIMONI DI GEOVA SUI CRIMINI SESSUALI DI UN ANZIANO DI CONGREGAZIONE, GIÀ CONDANNATO E ORA NUOVAMENTE PROCESSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORI

    IL SILENZIO DEI TESTIMONI DI GEOVA SUI CRIMINI SESSUALI DI UN ANZIANO DI CONGREGAZIONE, GIÀ CONDANNATO E ORA NUOVAMENTE PROCESSATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORI

    “I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori…”

    Dichiarazione di un portavoce dell’organizzazione geovista

    “…Holt ha continuato ad aggredire sessualmente bambini in seguito alla mancata segnalazione dei Testimoni di Geova alla polizia.. .”

    “…Uno degli assalti si è verificato nella Sala del Regno, luogo d’incontro amministrato dalla chiesa…”

    Deposizioni rese alla Corte

    Un anziano della chiesa geovista responsabile di abusi sessuali su bambini vulnerabili fu invitato a tenere un discorso al matrimonio della sua prima vittimaUn Tribunale ha appreso che Harry Holt, un 71enne, attualmente residente in Rutland Street, Nelson,Galles) ha continuato ad aggredire sessualmente altre sette ragazzine come aveva fatto con altre nove, in seguito alla mancata segnalazione alla polizia da parte dei Testimoni di Geova.

    Quando la questione venne sollevata, un funzionario del posto aveva consigliato ai genitori di “tenere solo i bambini lontano da lui”.

    Holt sta affrontando una lunga pena detentiva dopo essere stato condannato per violenze sessuali contro otto giovani in Scozia, risalenti a più di 40 anni fa.

    La sua prima vittima, oggi 56enne, ha riferito che Holt le diceva che avrebbe negato di toccarla e che nessuno l’avrebbe creduta.

    La donna ha dichiarato alla Corte di Kilmarnock Sheriff: “Da bambina mi faceva passare da bugiarda ma Charlie sa bene che non sto mentendo. Mia madre e mio padre sono stati trattati malissimo e questo causò molti problemi nella congregazione. Avevano un’ottima reputazione. Il poliziotto locale era presente e mia madre e mio padre gli chiesero che cosa dovevano fare, lui rispose: <<basta teniate i vostri figli lontano da lui>>.

    La donna, allora 14enne, ha detto che si tenne un comitato giudiziario degli anziani,  Holt ammise il palpeggiamento, ma non i toccamenti sessuali. Ha aggiunto: “Era seduto dritto davanti a me. In seguito venne rimosso da anziano dalla congregazione “.

    La corte ha appreso che a 19 anni, la donna si sposò e sua madre insistette affinché Holt ufficiasse, fatto che aveva causato una <<grande discussione>> poiché <<fu solo molti anni dopo che avrebbe scoperto il perché >>.

    Un’altra vittima, ora 32enne, ha dichiarato che Holt abusò di lei nella vasca a idromassaggio presso il centro ricreativo Magnum a Irvine, Ayrshire, quando aveva tra i 14 e i 15 anni.

    Al tribunale è stato riferito che la visita fu fatta passare come regalino speciale per il  porta a porta ‘pionieristico’ con volantini e riviste della chiesa geovista.

    La vittima ha detto alla corte: <<Io continuavo a dirgli di smettere>>.

    Holt, ingegnere in pensione, e sua moglie si trasferirono in seguito da Ayrshire alla zona di Edimburgo, anche se la vittima lo vide ancora tramite i Testimoni di Geova.

    L’uomo è stato riconosciuto colpevole di 11 accuse di abuso sessuale, atti osceni e comportamento libidinoso a Seamill, Dalry, Saltcoats, Kilbirnie, Stevenston e Kilwinning, Ayrshire, e in Gorebridge, Midlothian, tra il maggio 1971 e l’agosto 2004.

    La Corte ha appreso che uno degli assalti si è verificato nella  Sala del Regno luogo d’incontro gestito dalla chiesa. I crimini sono venuti alla luce quando due vittime, anni più tardi, hanno condiviso le loro esperienze e si sono recate in polizia.

    La sentenza è stata rinviata al mese prossimo e Holt è stato posto in detenzione preventiva

    Un portavoce della chiesa ha affermato: <<I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori e li considerano  un crimine spregevole e un peccato. Chiunque commette il peccato di abuso su minori affronta l’espulsione dalla congregazione e qualsiasi illazione che i testimoni di Geova coprano gli abusi sui minori è falsa>>.

    L’Ispettore capo della polizia John Hogg ha dichiarato: <<Harry Holt ha abusato della sua posizione di fiducia, utilizzando il suo status per abusare e sfruttare bambini vulnerabili, sottoponendoli ad atti di abuso sessuale. I suoi crimini si estendono per quarant’anni e da parte mia sono fermamente convinto che le sue azioni hanno profondamente danneggiato le sue vittime. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le vittime per avere avuto il coraggio di farsi avanti e assistere gli agenti   in modo da assicurare che Harry Holt fosse ritenuto responsabile  delle sue azioni. Senza il loro supporto questo risultato non sarebbe stato possibile. Spero anche che questo caso invii un segnale chiaro ad altri abusatori, ossia che questo tipo di comportamento non sarà tollerato e che nostri funzionari appositamente addestrati lavoreranno per scoprire i vostri crimini e consegnarvi alla giustizia>>. 

    Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia

    FONTE http://www.lancashiretelegraph.co.uk/news/14271622.display/

  • Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Pedofilia, la Chiesa trema dal Messico all’Australia

    Mentre otto vittime chiedono un incontro con il Papa, la Chiesa australiana finisce in tribunale.

    CITTÀ DEL MESSICO / SYDNEY – Il mondo ecclesiastico è scosso dagli scandali dovuti ai numerosi casi di pedofilia che stanno emergendo tra i rappresentanti della chiesa cattolica. Casi che spuntano da tutte le parti del mondo.

    Un gruppo di otto vittime di abusi da parte di sacerdoti, per fare un esempio, ha chiesto di poter avere un incontro con il Papa, che fra qualche giorno sarà in visita in Messico. A chiedere formalmente l’incontro è stato Joaquin Aguilar Mendez, dirigente della “Rete di sopravvissuti agli abusi di sacerdoti” (Snap).

    Tra le otto vittime (provenienti da Oaxaca, San Luis Potosí e dalla capitale) c’è lo stesso Aguilar, che ha subito abusi da bambino da parte del sacerdote Nicolas Aguilar Rivera, dello stato di Puebla, protagonista – ricordano i media – di quello che è considerato come il caso documentato di pedofilia più grave nel paese.

    Un’altra vittima di abusi che vorrebbe avere un incontro con il Papa, aggiunge la stampa, è Jesús Romero Colín. I nomi delle altre vittime non sono stati diffusi, ha precisato il dirigente di Snap, sottolineando che l’intenzione del gruppo è quella di incontrare il Papa “come vittime” più che come rappresentanti Snap: “La nostra “rete” si è dedicata non solo a criticare ma anche ad essere propositivi. Continueremo a bussare le porte” per avere il colloquio, ha d’altro lato concluso Aguilar Mendez.

    Casi in Australia – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, deporrà invece sui fatti di pedofilia dei quali è stata accusata la Chiesa australiana. La deposizione è attesa a partire dal 29 febbraio e il cardinale potrà testimoniare per videoconferenza da Roma davanti alla Commissione d’inchiesta, perché troppo malato per recarsi in Australia e testimoniare di persona.

    Si tratta di un momento molto atteso, considerato il ruolo di primo piano di Pell in Vaticano. In passate udienze il prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto.

    Ma la questione pedofilia scuote anche la Commissione pontificia istituita ad hoc. Oggi in un lungo rapporto sintetizza il lavoro fatto e annuncia le possibili proposte da sottoporre al Papa, dalla richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di “una risposta diretta alle vittime” all’istituzione di una Giornata Universale di Preghiera, fino al sito web per “condividere le “buone norme” per la tutela dei minori nel mondo”.

    Resta però di sfondo la polemica sull’uscita del membro laico Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi. “Non è suo compito – ha ribadito oggi parlando della Commissione il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – discutere e approfondire i casi singoli”. Ma parlando con il giornale “The Irish Times”, Saunders è stato molto critico con la Santa Sede e nega di aver lasciato il suo ruolo.

    “L’unica persona che può cacciarmi via è il Papa”, dice, ma poi critica lo stesso Bergoglio: “Avevo grandi speranze in Papa Francesco ma fino a questo momento non vedo grandi cambiamenti”. E lo stesso Saunders, insieme a Juan Carlos Cruz, un cileno ex vittima di abusi, in questi giorni ha diffuso una lettera di cattolici cileni a Papa Francesco nella quale si chiede di rimuovere il vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, colpevole, secondo le loro accuse, di aver coperto per anni i preti pedofili.

    Dall’Italia invece tuonano le parole di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter: è “uno scandalo” – ha detto oggi a Radio Vaticana – il silenzio sulla pedofilia online da parte di stampa e istituzioni. Intanto il giudice per le indagini di Palermo Roberto Riggio ha concesso gli arresti domiciliari, presso la struttura romana in cui si stava sottoponendo a una cura, a don Roberto Elice, il sacerdote palermitano accusato di avere molestato tre minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1069769/Pedofilia-la-Chiesa-trema-dal-Messico-all-Australia/

  • UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI: LA CRITICA ITALIANA ASPETTA IL CASO SPOTLIGHT

    UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI: LA CRITICA ITALIANA ASPETTA IL CASO SPOTLIGHT

    Newsweek lo ha definito “di gran lunga il miglior film dell’anno”; le sei nomination agli Oscar e i tantissimi premi ricevuti a livello internazionale hanno confermato il suo valore: adesso che Il Caso Spotlight sta per arrivare nei nostri cinema, scopriamo i primi pareri della stampa italiana.

    IL CASO SPOTLIGHT
    REGIA:  TOM MCCARTHY
    IN SALA DAL 18 FEBBRAIO 2016

    UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI

    Che si conosca o meno l’inchiesta Premio Pulitzer della quale il film racconta i retroscena, che si sia appassionati di giornalismo o no, una cosa è certa: Il Caso Spotlight non può lasciare indifferenti.

    A ricordarcelo non è solo Piera Detassis e il suo Ciak, ma anche Ansa, che avverte: questa pellicola dal ritmo incalzante e dalla sceneggiatura efficace farà discutere. E farà riflettere, aggiungiamo noi: su qual è davvero il ruolo della stampa, su quante verità ancora ci sono celate dai poteri forti, su quanto sia necessaria un’opinione pubblica informata.

    Sì, perché oggi abbiamo bisogno non di risposte facili, ma soprattutto di domande importanti. E allora, come ricorda Il Fatto Quotidiano per fortuna c’è Spotlight. Una storia esemplare che lascia addosso più sgomento che rabbia, più domande che risposte.

    IL TALENTO DI MR. KEATON

    Dopo gli applausi a Venezia (sala stampa in estasi, commentò Il Messaggero) la critica è tornata ad entusiasmarsi per Il Caso Spotlight  in occasione dell’arrivo a Roma di Michael Keaton e di Walter “Robby” Robinson, caporedattore del team Spotlight del Boston Globe, interpretato nel film proprio dal protagonista di Birdman.Michael Keaton e il reporter Premio Pulitzer Walter Robinson a Roma per presentare Il Caso Spotlight

    Vederli lì, seduti uno accanto all’altro fa un po’ effetto leggiamo su La Repubblica: non perché sia inedito vedere l’attore sfilare sul tappeto rosso accanto alla vera persona interpretata, ma perché l’affiatamento tra Keaton e Robinson riflette lo spirito di questo straordinario film corale che ha il suo cuore proprio nel lavoro di squadra.

    Quello che ha permesso di realizzare l’inchiesta, quello che il  cast  del film (in cui spiccano Rachel McAdams e Mark Ruffalo, candidati agli Oscar come miglior attrice non protagonista e miglior attore non protagonista) ha fatto rivivere sul grande schermo, regalandoci un pathos pari alla pellicola simbolo del giornalismo d’inchiesta: Tutti gli Uomini del Presidente.

    Perché Il Caso Spotlight  è soprattutto questo: la storia di un gruppo di reporter eccezionali, che insieme sono riusciti a raggiungere l’obiettivo più ambizioso del giornalismo: raccontare al mondo la verità.

    Una storia da conoscere attraverso i pareri della critica, certo, ma soprattutto vivendo con loro tutte le fasi dell’inchiesta, al cinema dal 18 febbraio.

  • Chiesa e pedofilia, la fortuna di chiamarsi Ratzinger

    Chiesa e pedofilia, la fortuna di chiamarsi Ratzinger

    Pestaggi, torture, violenze. Pedofilia. Per almeno 40 anni i bambini del coro delle voci bianche della cattedrale di Ratisbona in Baviera hanno subito di tutto da alcuni dei loro educatori. In 231 sono stati sottoposti ad abusi di ogni genere al buio delle stanze della storica istituzione fondata nel 975 e diretta per 30 anni fino al 1994 da mons. Georg Ratzinger, fratello del papa emerito Benedetto XVI. Sono le conclusioni dell’inchiesta commissionata dalla direzione del Coro nel 2010 all’avvocato Ulrich Weber rese note venerdì 8 gennaio durante una conferenza stampa a Ratisbona. La notizia è velocemente rimbalzata dall’Europa negli Stati Uniti, dove il New York Times è uscito con un importante articolo, ma senza passare per l’Italia. Nessuna delle grandi testate nostrane le ha degnato la giusta attenzione. Non il Corriere, non Repubblica e nemmeno Vatican Insider de La Stampa. Strano, perché di solito non perdono occasione per sparare in prima anche i sacri starnuti vaticani.

    Secondo una stima di Weber gli abusi potrebbero essere stati molti di più. Un terzo dei giovani che sono passati per il coro tra il 1953 e il 1993 ha affermato di aver subito molestie. Il principale responsabile indicato dagli investigatori è stato Johann Meier, direttore dello studentato del coro dal 1953 fino al suo pensionamento avvenuto nel 1992. Meier è morto improvvisamente in quello stesso anno. Già al centro di un’inchiesta scattata nel 1987 in seguito a numerose segnalazioni Maier era rimasto al suo posto e nessuno intraprese azioni penali nei suoi confronti. Si arriva poi a marzo 2010 quando spuntano rivelazioni che arrivano a sfiorare addirittura monsignor Georg Ratzinger.

    La vicenda esplode dopo la pubblicazione di una lettera sul sito della diocesi di Ratisbona firmata dalla direzione del coro, che si rivolse a genitori, coristi e collaboratori spiegando di essere venuta a conoscenza di un caso di pedofilia avvenuto all’inizio degli anni Sessanta tra i Domspatzen (ovvero i “passeri del duomo”, così viene chiamato il coro famoso in tutto il mondo). Il fatto fu confermato dal vescovo della cittadina tedesca, Gerhard Ludwig Müller, ma non era chiaro se fossero state commesse all’interno del coro oppure in un’altra istituzione. Gli amministratori dei Domspatzen ammisero comunque che c’erano indizi concreti di abusi da parte di Meier. Quanto a monsignor Ratzinger, in un’intervista radiofonica alla BR (Bayerische Rundfunk) il fratello del papa emerito sostenne di non essere a conoscenza di casi di pedofilia commessi all’epoca in cui era direttore. In breve le accuse si moltiplicarono. In una conferenza stampa, il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, parlò di «sospetti concreti» nei confronti di due ex direttori delle voci bianche del coro, vicende «che in generale erano già note» in diocesi. Smentendo così l’affermazione di Ratzinger ma nessuno ha mai voluto approfondire. I due religiosi, morti nel 1984, sarebbero anche finiti in prigione per gli abusi commessi. Il primo, un ex insegnante di religione e direttore del collegio, sarebbe stato allontanato nel 1958 mentre l’altro, direttore anch’egli del collegio per alcuni mesi, sarebbe stato condannato nel 1971.

    La responsabile della diocesi di Ratisbona per i casi di pedofilia, la psicologa Birgit Boehm, chiese quindi a tutte le vittime di farsi avanti. «Vogliamo fare un’inchiesta trasparente», disse mons. Neck, annunciando la creazione di una commissione da parte del vescovo Müller. Dal canto suo la Santa Sede, all’epoca guidata da Joseph Ratzinger, in una nota emessa dal vicedirettore della sala stampa vaticana, informò il mondo che «stava prendendo molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania», pur senza intervenire direttamente sul caso Ratisbona (che come è noto non era l’unico). Dunque, mai una riga in Vaticano è stata dedicata ai Domspatzen. Nè dopo l’avvio dell’inchiesta auspicata dalla diocesi, né oggi che si è conclusa. E questo forse spiega perché la stampa italiana rimane muta e quanto sia influente, ancora, Benedetto XVI.

    Federico Tulli

  • Abusi su minori e sesso di gruppo in parrocchia: arrestato sacerdote a Roma

    Abusi su minori e sesso di gruppo in parrocchia: arrestato sacerdote a Roma

    Un sacerdote di 46 anni, ora parroco di una chiesa nel quartiere romano dei Parioli, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver abusato sessualmente di alcuni minori quando era sacerdote in una parrocchia in Argentina. Era stato nominato a settembre 2013 parroco nella chiesa San Luigi Gonzaga in via di Villa Emiliani ai Parioli. Ma all’estero era già ricercato perché colpito da un ordine di carcerazione emesso dalle autorità argentine. L’arresto del sacerdote è scattato nel pomeriggio dello scorso 31 dicembre, poche ore prima di Capodanno. Secondo quanto si è appreso, il prete è ritenuto responsabile di aver corrotto dei minorenni ed averne abusato sessualmente all’interno dei locali parrocchiali quando esercitava le sue funzioni in una chiesa argentina della provincia di Salta, alle pendici delle Ande, nord ovest dell’Argentina, inducendoli anche a praticare sesso di gruppo. Gli abusi sarebbero avvenuti alcuni anni fa.

    “Io non ne so nulla. Sono fuori Roma per esercizi spirituali. È una cosa che non parte dal Vaticano”. Così Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e portavoce del Papa.

    http://roma.fanpage.it/abusi-su-minori-e-sesso-di-gruppo-in-parrocchia-arrestato-sacerdote-a-roma/

  • L’autopsia su Wesolowski esclude cause non naturali per la sua morte

    L’autopsia su Wesolowski esclude cause non naturali per la sua morte

    L’ex nunzio polacco in Repubblica Domenicana è deceduto lo scorso 27 agosto mentre era sotto processo in Vaticano per pedofilia

    La morte di monsignor Jozef Wesolowski, ex-nunzio apostolico polacco in Repubblica Domenicana, morto il 27 agosto scorso mentre era sotto processo in Vaticano per pedofilia, «è ascrivibile a un evento naturale (infarto acuto del miocardio)»: lo stabilisce l’autopsia che, a quanto riferisce un comunicato della Sala stampa vaticana, esclude, dunque, «altre cause esogene».

    Il 14 dicembre 2015, riferisce il comunicato vaticano, «è stata depositata, nella cancelleria del Tribunale di I Istanza dello Stato della Città del Vaticano, la relazione sugli esami chimico-tossicologici effettuati sui prelievi eseguiti nel corso dell’autopsia sulla salma di Jozef Wesolowski. Le conclusioni della relazione hanno definitivamente confermato quanto gia emerso dall’esame necroscopico, vale a dire che la morte è ascrivibile a un evento naturale (infarto acuto del miocardio), con esclusione di altre cause esogene. I vari accertamenti sono stati condotti, nel rigoroso rispetto delle indicazioni derivanti dalle linee guida e dai protocolli riconosciuti in ambito internazionale, da un collegio di medici legali nominato dal promotore di Giustizia dello Stato l’indomani dell’improvviso decesso del prelato».

    Il Tribunale vaticano aveva rinviato a giudizio per pedofilia e detenzione di materiale pedo-pornografico l’ex-diplomatico vaticano. L’uomo, ormai ex-presule, era già stato dimesso dallo stato clericale con una sentenza canonica della Congregazione per la Dottrina della Fede (alla quale ha fatto appello). Era da mesi agli arresti domiciliari in Vaticano. Il processo all’ex-presule era stato avviato e sospeso dopo pochi minuti, lo scorso 11 luglio, contumace l’imputato a seguito di un malore, a data da destinarsi. Il 28 agosto la Sala stampa vaticana riferiva: «Alle prime ore di questa mattina è stato trovato defunto nella sua abitazione in Vaticano Józef Wesolowski, già nunzio apostolico. È subito intervenuta l’autorità vaticana per i primi accertamenti, i quali indicano che la morte è dovuta a cause naturali. Il promotore di Giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto».

    http://www.lastampa.it/2015/12/18/vaticaninsider/ita/vaticano/autopsia-su-wesolowski-esclude-cause-non-naturali-per-la-sua-morte-ORUAvRdDwJBb9511MxBxTJ/pagina.html

  • REGNO UNITO. EX TESTIMONE DI GEOVA DENUNCIA PUBBLICAMENTE LA MANCATA PROTEZIONE DA PARTE DELLA CHIESA DEI BAMBINI E DI ALTRE VITTIME DI ABUSO SESSUALE.

    REGNO UNITO. EX TESTIMONE DI GEOVA DENUNCIA PUBBLICAMENTE LA MANCATA PROTEZIONE DA PARTE DELLA CHIESA DEI BAMBINI E DI ALTRE VITTIME DI ABUSO SESSUALE.

    I membri della chiesa geovista continuano a sostenere che le loro politiche interne di gestione dell’abuso sessuale infantile e di tutela dei minori  funzionano, a dispetto di quanto dichiarato da un membro del Corpo Direttivo della Società Torre di Guardia, che ne ha espressamente ammesso l’imperfezione nel corso della sua audizione presso la Commissione governativa australiana sulle risposte istituzionali alle accuse di abusi sui minori …

    LE PRATICHE DELL’ORGANIZZAZIONE GEOVISTA BASATE SULLA BIBBIA OSTACOLANO LE ACCUSE DI ABUSI SU MINORI, NON PROTEGGONO LA CONGREGAZIONE DAI CRIMINALI SESSUALI E AI POTENZIALI FEDELI NON VIENE RIVELATA LA REGOLA DEI DUE TESTIMONI. UN PORTAVOCE DELLA CHIESA NEGA TUTTO.

    Un ex testimone di Geova sta chiedendo un cambiamento nelle pratiche interne della chiesa, che sostiene non aiutino le vittime di abusi sessuali

    Steve Rose, un 51enne di  Hartlepool, ritiene che le politiche della chiesa geovista, basate sulla Bibbia, rendano difficile portare alla luce le affermazioni concernenti abusi sui bambini e altri abusi sessuali e agire di conseguenza. L’uomo spera di vedere l’eliminazione della “regola dei due testimoni”,  per la quale gli anziani di congregazione non possono assumere provvedimenti contro le accuse di illeciti a meno che non siano testimoniate da almeno due persone.

    La chiesa afferma che le sue regole non impediscono che le accuse vengano considerate seriamente o segnalate alle forze di polizia. Rose, che è stato membro della Sala del Regno di Hartlepool in Ashgrove Avenue, è preoccupato anche del fatto che agli autori di reati sessuali condannati, come Richard Ogilvie, verso il quale è stata recentemente emessa una sentenza per adescamento di una minore, siano autorizzati a rimanere nella chiesa.

    A Richard Ogilvie, un 32enne di di Scott Grove, (Hartlepool) è stato risparmiato il carcere tuttavia l’uomo è soggetto a un’ordinanza di prevenzione a tempo indefinito finalizzata a limitare i suoi contatti con i bambini e dovrà seguire un trattamento  per sex offenders per due anni.

    Nel contempo Rose è stato disassociato per aver espresso alla congregazione preoccupazioni circa un anziano e ora è ostracizzato dalla chiesa.

    La Charity Commission sta svolgendo un’inchiesta statutaria nei confronti dell’organo direttivo dei Testimoni di Geova del Regno Unito (Watch Tower Bible and Tract Society of Britain), proprio in ordine a problemi di politiche di tutela.

    Rose ha aggiunto che i Testimoni di Geova “fanno tutto secondo la Bibbia. Nessun abusatore però andrà mai a chiedere a due testimoni di essere presenti al suo misfatto. La mia principale preoccupazione“, ha dichiarato l’uomo, “ è che le persone che si stanno cerando di reclutare come nuovi membri, in centro città, non conoscano la regola dei due testimoni. L’ argomento preferito della chiesa è che Dio rivelerà la verità. Ma mentre noi attendiamo che Dio prenda una decisione, tanti bambini potrebbero essere abusati. Negli otto anni e mezzo che ho trascorso in questa organizzazione noi non abbiamo mai parlato di tutela e di regola dei due testimoni“.

    Per quanto concerne gli autori di reato a cui è consentito rimanere nella chiesa, Rose ha detto <<Nella comunità dei Testimoni di Geova se sei pentito puoi ancora far parte della congregazione. E’ più che probabile che chi ha abusato un bambino, lo farà di nuovo>>.

    Le politiche geoviste di protezione dei bambini affermano” La cura e la tutela dei bambini e la promozione del loro benessere sono di massima preoccupazione e importanza nella congregazione. Riconoscendo questa responsabilità i nostri obiettivi devono garantire che se mai una questione che richiede la tutela di un bambino, dovesse sorgere nella congregazione sarà trattata prontamente e correttamente e i bambini della congregazione saranno protetti da danni prevenibili”

    Per quanto riguarda la regola dei due testimoni, un portavoce della chiesa ha affermato che un peccato non deve essere testimoniato da due o più persone nello stesso momento. I Testimoni di Geova hanno aggiunto “Noi non pensiamo che le Sacre Scritture ci autorizzino ad agire su una segnalazione non comprovata, ma una analoga segnalazione fatta da un altro individuo costituisce una conferma. Se qualcuno è stato vittima di un crimine e vuole recarsi dalle autorità queste hanno molti poteri di indagine che noi non abbiamo”.

    Sulla questione dei criminali sessuali condannati e a cui è permesso continuare a far parte della chiesa, il portavoce ha sostenuto che costoro vengono attentamente monitorati e non gli è permesso di rimanere da soli con i bambini ma ha aggiunto “Io non conosco nessuna chiesa che chiude le porte, controlla le persone e impedisce di assistere alle funzioni religiose”

    La polizia di Cleveland ha lanciato un messaggio “Incoraggiamo tutti coloro che sospettano abusi sui  bambini a contattare immediatamente la polizia”

    VEDI APPROFONDIMENTI ALLA NOTIZIA SU HARTLEPOOL MAIL, qui:

    http://www.hartlepoolmail.co.uk/news/local/former-jehovah-s-witness-says-church-s-policies-don-t-help-abuse-victims-1-7588106

    FONTE https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/

  • Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Tutte le incredibili fesserie dell’arcivescovo di Ferrara, NegriDalla pedofilia, ai gay, all’islam, ai giovani che giocano in piazza, alla Madonna contro Bergoglio

    Ecco le esternazioni pubbliche del vescovo di Ferrara e Comacchio monsignor Luigi Negri contenute nel dossier che l’associazione ferrarese “Pluralismo e dissenso” invierà entro la metà di dicembre a papa Francesco nonché al cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e a monsignor Nunzio Galantino, che della Conferenza episcopale è segretario generale, accompagnate da una lettera in cui si esprime “il profondo disagio dei sottoscrittori”.
    Chi è interessato può leggere l’appello sul sito di Pluralismo e Dissenso [vai]

    Questo è il dossier prodotto.

    Postribolo a cielo aperto

    29/06/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=312081
    “Non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”. […] Il discorso di Negri si concentra subito sulle serate universitarie e sul divertimento dei mercoledì sera: “è inutile prendersela con chi non capisce le questioni economiche quando la generazione adulta, e addirittura le istituzioni, consentono a centinaia o migliaia di giovani di bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga. Stanno a vedere e, al massimo, intervengono per ridurre le conseguenze negative sul piano dell’estetica della piazza o della vita della città. Certamente non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”.

    05/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=313135
    Dopo il “postribolo” il vescovo di Ferrara, nel giustificare il termine usato, rincara la dose. E descrive orge e scene di empietà davanti al duomo. In un’intervista al Carlino Luigi Negri racconta di visioni da sabbah delle streghe proprio sotto le sue finestre: “persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella”.[…] il vescovo garantisce di esser stato testimone di tutto ciò mentre tornava a casa alle 3 di notte. E tra i rimedi proposti, se le amministrazioni locali non metteranno freno alla “movida” ferrarese (che tra l’altro non ha mai dato adito a episodi rilevanti da codice penale), come extrema ratio pensa già alla recinzione della parte antistante l’ingresso del Duomo.

    17/09/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=328604
    Il postribolo? “Nei giorni in cui ho fatto quelle affermazioni mi è apparso in sogno mio padre e mi ha chiesto ‘ma ne valeva la pena di fare tutto questo casino?’ La risposta è sì, ne valeva la pena”. È lo strascico onirico di Luigi Negri che lo ha accompagnato i giorni successivi alle famose esternazioni sulla movida ferrarese.

    Vietato suonare Bach in chiesa

    22/07/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=317040
    La Curia di Ferrara-Comacchio interviene nuovamente nella vita cittadina, questa volta in quella di Codigoro, dando parere negativo allo svolgimento del concerto “Solo Bach”, eseguito dal violinista serbo Jovan Kolundzjia, all’interno della chiesa dell’abbazia di Pomposa. Il motivo: non si tratta di musica liturgica e, dunque, niente concerto dentro l’edificio sacro. “Erano già stati distribuiti i volantini con il programma e invece è arrivato il parere negativo della Curia – spiega Cesare Bornazzini, regista (principalmente di cortometraggi), già collaboratore di Pupi Avati e, soprattutto, profondo conoscitore del complesso di Pomposa, curatore di un documentario e di un sito internet dedicato all’abbazia -. La cosa mi ha sorpreso perché proprio con Bach ci sono stati illustri precedenti di concerti all’interno di una chiesa, se non sbaglio anche un concerto eseguito da Uto Ughi”. Ma non solo, come ricorda ancora Bornazzini, “a Pomposa è probabilmente nato e ha operato il Guido Monaco (conosciuto anche come Guido d’Arezzo, ndr) che fu l’inventore dei nomi delle note musicali, dunque non c’è nessun altra chiesa se non quella di Pomposa che potrebbe essere soggetta ad una eventuale eccezione sulla musica non liturgica”.

    Sul caso di Erik Zattoni

    17/10/2013 – Fonte: http://www.estense.com/?p=335670
    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi di essersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese. È una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere delle Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Dal comunicato ufficiale dell’ufficio stampa diocesano pubblicato il giorno 17/10/2013:
    “[…] Visto che comunque pare che sia una questione di cronologia e di tempi, e che è accusato di essere responsabile di cose accadute oltre trent’anni fa, l’Arcivescovo ci tiene a precisare, al fine di evitare spiacevoli equivoci in futuro, che non ha avuto nessuna parte nella dichiarazione della prima guerra mondiale e neppure della seconda e certamente non si è inteso con il presidente americano per lo sgancio della bomba atomica sul Giappone.”
    Ufficio Stampa Diocesano

    Opinioni o discriminazioni?

    13/07/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=397547
    Un rimprovero diretto a Comune, Provincia, le istituzioni che – insieme a Università e associazioni – hanno manifestato la propria contrarietà alla manifestazione delle Sentinelle in Piedi. […] E dopo la premessa sulla necessità del pluralismo arriva l’attacco: “Non è consentito a nessuno, meno che mai alle Istituzioni Pubbliche – afferma Negri, richiamando in tutta evidenza Comune e Provincia ma anche l’Università di Ferrara che avevano formalmente preso le distanze dall’iniziativa delle Sentinelle in Piedi – di assumere il compito di discriminare tra forme culturali, sociali e religiose, approvandone alcune, magari quelle che sono in linea con l’ideologia di coloro che guidano le Istituzioni stesse, piuttosto che altre, ingenerando così una disparità di considerazione e di trattamento tra le varie realtà presenti nella società. Tutte le forme di vita, di cultura, di espressione sociale, di intervento politico, debbono avere, in uno Stato democratico, gli stessi diritti e perciò debbono anche sottoporsi agli stessi doveri. Nessuno può discriminare!”.

    Sulla Shoah

    21/08/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=404170
    La cacciata e la persecuzione dei cristiani in Iraq come quella degli ebrei sotto il nazismo. […] A questo punto il vescovo azzarda un paragone che a molti potrà sembrare quantomeno azzardato: “Non si capisce perché alcune cose (sic) vengano chiamate Shoah e per queste non venga usato lo stesso termine, che dice di una spaventosa e dissennata ideologica violenza contro l’altro semplicemente perché ha una posizione religiosa diversa dalla propria”.

    I grillini e la messa

    10/06/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=466067
    “Cosa ci vengono a fare i grillini a messa? – si chiede provocatoriamente Negri -. A chi non crede nella Trinità e pensa che tutto si possa costruire con le proprie mani, compreso la salvezza… beh, ne tragga le conseguenze”

    Scalfari

    3/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=418783
    Al contrario, secondo l’Arcivescovo, “l’uomo di cultura è a contatto con un’alterità, non con oggetti. La realtà è una presenza, che l’uomo non può pensare di possedere ma in cui entra con il senso del proprio limite. La conoscenza dunque è un incontro: il Papa ha detto una cosa importante perdendo l’occasione di farla sapere a tutti – ha bacchettato – visto che l’ha detta a Scalfari, che non merita gli si dicano cose intelligenti. Il Papa ha detto che la realtà è un incontro in cui la personalità si arricchisce, ed immagine di questo incontro è l’amore tra uomo e donna. La natura dunque è segno di Dio, come lo è l’uomo: dovunque il guardo giro, immenso Dio, ti vedo, scriveva Pietro Metastasio”.

    Le crociate, movimento di fede

    7/11/2014 – Fonte: http://www.estense.com/?p=420133
    Una linea che l’arcivescovo Negri accoglie con lode, tornando a rafforzare una definizione di crociata come “movimento di fede, impeto gratuito e missionario”, estranea quindi a cause economiche e politiche. Gli applausi della sala testimoniano come sia condivisa l’esegesi dell’arcivescovo, che a più riprese si dice “grato alle crociate” e descrive quale “civiltà che ha maturato la propria identità e che non può chiudersi nel particolarismo” quella che si rese protagonista della riconquista dei luoghi del Cristianesimo. E a qualsivoglia interpretazione ideologica, Negri risponde: “Non dobbiamo giustificare nessuno, la fede dei crociati si è espressa nella violenza, ma non l’ha mai generata, una fede che è Una, e aveva bisogno del Corpo, di Gerusalemme”. [Le crociate] “hanno permesso la sopravvivenza del continente che – così interviene Negri – ha visto rallentata e rimandata l’invasione turca che ci avrebbe altrimenti consegnato alla storia un’altra Italia”. Le crociate devono dunque intendersi come “opere di libertà”, un insegnamento, sottolinea ancora l’arcivescovo, che “il medioevo ci ha consegnato: soltanto sotto un’unica fede si possono articolare pluralità, quelle invocate oggi sono falsificate da una base relativistica, così la mentalità laicista porterà all’autodistruzione dell’Europa”.

    Sull’Islam

    12/01/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=432292
    “Alle religioni nelle quali la violenza è teorizzata e indicata come atto pratico – afferma Negri – ci si deve opporre con nettezza”. […] “Per la conoscenza che ho delle grandi religioni occidentali e asiatiche – afferma il vescovo -, la violenza non è nelle teorie ma è un fatto comportamentale. Più facilmente, come ha mostrato il ‘900, è l’ideologia condita da ateismo a produrre violenza. Fatta questa precisazione, l’unica religione che tematizza la violenza come direttiva teorica e pratica è l’Islam.

    Sull’accoglienza dei migranti

    25/04/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=455628
    La diocesi di Ferrara prende le distanze dalle recenti dichiarazioni sull’accoglienza dei migranti rilasciate da don Domenico Bedin. E lo fa, assieme al vescovo Luigi Negri, sottolineando “con forza che [loro] non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza”. Una presa di distanza che fa riflettere, se si tiene presente che anche Papa Francesco sul tema dell’immigrazione lascia trasparire costantemente le proprie idee e solo pochi giorni fa, in seguito all’ennesima tragedia nel Mediterraneo, ha ringraziato l’Italia per “l’impegno che sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio della vita, chiedono accoglienza”, parlando dei rifugiati come di “fratelli nostri che cercano una vita migliore: affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime della guerra” e chiedendo più supporto da parte dell’Europa poiché “è evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso”. Un pensiero che, nel contesto locale, vede proprio Don Bedin in prima linea: ieri il parroco è intervenuto sulla Nuova Ferrara lanciando un appello per l’accoglienza dei flussi migratori nel territorio, affrontando il tema sia da un punto di vista etico – il dovere di assistere i rifugiati – che dal lato pratico, cioè parlando dei possibili progetti di formazione professionale e di coinvolgimento sociale per i nuovi arrivati. “Avevo semplicemente intenzione – spiega il parroco ad Estense.com – di spiegare che al di là dell’emergenza attuale, accogliere gli immigrati in maniera intelligente può diventare un’occasione per la nostra provincia. Un arricchimento sia giovanile che professionale”. Concetti di cui avevamo discusso con il ‘don’ durante una recente visita alle sue associazioni, quando aveva tratteggiato chiaramente i confini tra accoglienza ‘attiva’ e ‘passiva’. Idee che non sembrano molto apprezzate nella diocesi ferrarese, che nel comunicato che riportiamo integralmente afferma di non voler affrontare il tema delle politiche sull’immigrazione poiché non di competenza della Chiesa: “L’Arcivescovo Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri e la Diocesi di Ferrara Comacchio sottolineano con forza che non hanno alcuna parte nelle dichiarazioni rilasciate sulla stampa locale di oggi da don Domenico Bedin, riguardo alle possibili politiche migratorie sul territorio ferrarese, poiché non sono di loro specifica competenza. Precisano altresì che non intendono rispondere di alcuna dichiarazione rilasciata fuori o all’insaputa dell’Ufficio Stampa Diocesano. L’Arcivescovo e la Diocesi inoltre, in perfetta coerenza con quanto realizzato finora, ribadiscono la loro piena disponibilità ad una proficua collaborazione con le autorità competenti per tutte le necessità sociali, incluse le politiche migratorie”. Bedin nel frattempo cerca di non alzare i toni ed evita attentamente di entrare in polemiche vere o presunte: “Non ho nessuna intenzione di replicare, volevo solo intervenire sul tema dell’accoglienza e mi pare di aver detto concetti molto laici, che non coinvolgono assolutamente l’autorità ecclesiastica. Avendo in gestione una comunità di accoglienza, ho espresso un’opinione personale e sociale, che da quanto mi risulta non è diversa da quella della Chiesa”.

    Sugli omosessuali

    18/08/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=478486
    Ora che l’omosessualità sta ottenendo un riconoscimento sociale pensano di essere il meglio del meglio. Ma fino a poco tempo fa l’omosessualità era considerata un’anomalia”. “E quindi?”, chiede l’intervistatrice di fronte alla inconsueta argomentazione ‘storica’. “Quindi dovrebbero ricordarlo”.

    Tutto il mondo è in mano al demonio

    15/11/2015 – Fonte: http://www.estense.com/?p=494931
    “Devo dire la verità: tutto il mondo è in mano al demonio”, ha confessato l’arcivescovo Luigi Negri dal pulpito del duomo dove ha officiato ieri mattina i funerali di Pierluigi Tartari, rapinato nella sua casa in via Ricciardelli ad Aguscello il 9 settembre scorso e barbaramente ucciso da tre uomini provenienti dall’est Europa, ora assicurati alla giustizia e in attesa di processo.