Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

    STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

    Al via la causa civile contro gli anziani di una congregazione geovista per la mancata segnalazione di un caso di relazione sessuale illegale con un minore.

    DICHIARAZIONE DI DAVID CLOHESSY  direttore della SNAP-Survivors Network of those abused by Priests-

    9 novembre 2015

    ” Ci auguriamo che il Procuratore generale di Delaware, riesca a ottenere una condanna contro i funzionari dei Testimoni di Geova che non segnalarono il caso di un presunto crimine sessuale su minore alle autorità laiche.

    Siamo innanzitutto grati siano state presentate queste denunce. Troppo spesso le autorità di contrasto, nei casi di abuso sessuale infantile perseguono solo ” la frutta che cresce sui rami più bassi”: unicamente l’autore di reato.

    Molto raramente le procure perseguono funzionari di chiesa che erano a conoscenza oppure sospettavano i crimini ma sono rimasti in silenzio o li hanno nascosti.

    Gli anziani Joel Mulchansingh e William Perkins della Sala del Regno di Seaford (Contea di Sussex), sono accusati di omessa segnalazione dell’abuso sessuale commesso da Katheryn Harris Carmean White, un membro della congregazione e insegnante di sostegno alla scuola media di Seaford, dal momento che la madre della vittima riferì loro dei crimini.

    Rivolgiamo preghiera ai fedeli di tutte le confessioni: di contattare, quando si vede, si sospetta o si è vittima di abuso sessuale infantile, professionisti, indipendenti e imparziali in applicazione della legge. Non allertate funzionari della chiesa nel segnalare l’abuso.

    Chiediamo a polizie e procure di dedicare maggior tempo ed energie prevenendo la pedofilia e gli insabbiamenti e imputando coloro che occultano crimini sessuali sui bambini.

    Infine preghiamo chiunque sia legato alla scuola media o alla Sala del Regno di Seaford  di ricercare con decisione altri che potrebbero essere stati danneggiati da K. H.C. White.

    Se Perkins e Mulchansignh saranno giudicati colpevoli, auspichiamo ricevano la più rigorosa condanna possibile. Questo è il modo migliore per costringere altri anziani all’obbedienza della legge, alla protezione dei minori e alla segnalazione dei crimini.

    FONTE: SNAP

    STATI UNITI. La Rete americana dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti (SNAP) interviene sul caso degli anziani di una congregazione geovista, citati a giudizio per l’omessa segnalazione di un crimine sessuale in danno di minore

  • Papa Francesco: “Chiedo perdono per gli scandali accaduti a Roma e in Vaticano”

    Papa Francesco: “Chiedo perdono per gli scandali accaduti a Roma e in Vaticano”

    Il pontefice: “Guai all’uomo a causa del quale avviene lo scandalo”. Forse un riferimento agli scandali di Charamsa, Welosolowski e dei carmelitani scalzi. Anche il cardinal Vallini è intervenuto sulla crisi di Roma: “Il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile”

    “In nome della Chiesa, vi chiedo perdono per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti, sia a Roma, che in Vaticano“. A dirlo è Papa Francesco, all’inizio dell’udienza generale in piazza San Pietro: una frase istintiva, non preparata, che arriva a pochi giorni dalle dimissioni del sindaco Ignazio Marino, ma che potrebbe riferirsi anche alla recente vicenda del coming out monsignor Krysztof Charamsa.

    “La parola di Gesù è forte – ha ricordato il Papa – Guai al mondo per gli scandali! Gesù è realista e dice che è inevitabile che avvengano scandali: ma guai all’uomo a causa del quale avviene lo scandalo”. Nella catechesi il pontefice ha parlato di omosessualità e pedofilia, e dalla Sala Stampa vaticana fanno sapere che Papa Francesco, forse lasciatosi andare dopo le parole del Vangelo sugli scandali lette un attimo prima, pensava a Charamsa. Ma anche al defunto monsignor Wesolowski sotto processo per pedofilia, e allo scandalo romano della Congregazione carmelitani scalzi, nel quale un gruppo di fedeli ha accusato un sacerdote di frequentare ambienti della prostituzione maschile.

    In ogni caso sono giorni che le vicende politiche della città compaiono nelle considerazioni del Vaticano: l’Osservatore Romano ha parlato delle “macerie” della capitale e il cardinal Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha auspicato la “formazione di una nuova classe dirigente nella politica“. Anche l’esortazione di Vallini arriva nel pieno di un momento di incertezza, concretizzatosi con le dimissioni del sindaco: “Il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile – ha detto il vicario- Ma guai a ridurre il discorso alla permanenza o meno del sindaco Marino”. Il fatto è, ha concluso, che “in questa città c’è un’anemia spirituale“.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/14/papa-francesco-chiedo-perdono-per-gli-scandali-accaduti-a-roma-e-in-vaticano/2126375/

  • SAVONA. Claudia Koll: misericordia preti pedofili

    SAVONA. Claudia Koll: misericordia preti pedofili

    L’ex musa del cinema erotico racconta la sua conversione e difende la Chiesa dalla bufera

    SAVONA. Erano tantissimi i savonesi che hanno assistito, ieri pomeriggio, al taglio del nastro per l’inaugurazione del nuovo centro diocesano pastorale “La città dei Papi”, in via Dei Mille. Un evento sentito dalla città,culminato in due momenti: il taglio delnastro, seguito passaggio simbolico delle chiavi da parte del vescovo Vittorio Lupi alle associazioni, che troveranno casa nella nuova sede. E, subito, dopo, l’incontro della popolazione con l’attrice Claudia Koll, testimone di fede, a seguito della conversione che ha raccontato nei dettagli, in un lungo dialogo con il pubblico. Due momenti differenti che, tuttavia, hanno raccolto un grande numero di cittadini, che, vista la partecipazione, sembrano avere colto il messaggio del centro polifunzionale: una struttura che vuole aprirsi alla città. Circa seicento i metri calpestabili, disposti su quattro livelli con ascensore, per una struttura moderna, completamente rinnovata, all’interno del palazzo,che si affaccia, da un lato, su via dei Mille, e dall’altro su piazza Marconi e che, già oggi, ospita il caf Acli e la confraternita dei santi Pietro e Caterina. «Siamo convinti – dice monsignor Lupi – che questa nuova struttura costituirà una sede utile non solo per il centro diocesano e per le numerose associazioni che troveranno qui la propria casa, a partire da Agesci, Unitalsi, Csi,Cif, Libera e tante altre realtà. Il nostro intento è quello di offrire nuove sedi, di cui l’intera città possa usufruire».

    Notevole l’impegno economico, circa 200mila euro, a carico dell’ente proprietario, N.S. Della Concezione, con un contributo per gli arredi della Fondazione De Mari. La folla dei presenti si è poi raccolta nella sala al primo piano, per ascoltare l’ospite della giornata, l’attrice Claudia Koll, intervistata dal direttore del “Letimbro”, Marco Gervino. Una storia ormai nota, quella dell’interprete,nota al grande pubblico per il personaggio di “Linda e il Brigadiere”, con Nino Manfredi, ma anche per lo scabroso film girato con Tinto Brass. Dal 2000,poi,la conversione e un netto cambiamento di vita. Un invito, dalla Koll, a non perdere l’occasione del Giubileo,offerta«da un Papa,che invita ad andare incontro agli altri con la semplicità». Poi, un passaggio sulla pedofilia. «Invito alla misericordia versoi sacerdoti pedofili– ha detto, sollecitata dalla domanda-. Non bisogna mai giudicare nessuno, ma sempre permettere a chi ha sbagliato di cambiare. Ciò non ha nulla a che vedere con il percorso della giustizia, che deve seguire il proprio iter. La misericordia, però, non annulla la giustizia. Un errore grave sarebbe lasciare sole queste persone: è giusto condannare il peccato, ma dobbiamo lasciare a chiunque la libertà di cambiare. Per loro, ritrovarsi, sarebbe ancora più difficile nella solitudine. Tutta abbiamo bisogno d’amore». Lungo il racconto della conversione, ostacolato da quello che ha definito il “tormento” del maligno, e poi la nuova vita, che la vede insegnante in un’Accademia di spettacolo delle Suore Orsoline, a Roma, e impegnata in una missione in Burundi.

    Solvia Campese IL SECOLO XIX Savona

  • Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Lui si chiama Don Gino Flaim, è il collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento e a L’Aria che tira su La7 stamattina se ne è uscito con dichiarazioni sconcertanti a proposito della pedofilia e della chiesa: «La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so. Perché purtroppo ci sono bambini che cercano affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere. Siamo umani e le malattie vengono». Il prete definisce “malati” i pedofili, ma dice che qualche prete “può cedere” a causa dei bambini “che cercano affetto”, dimostrando così di pensare che siano i bambini, in qualche modo, a “tentare” i pedofili e non il contrario come invece accade.

    Don Gino Flaim: il prete che “giustifica” la… di next-quotidiano

    E pensare che Don Gino Flaim non sembra per niente essere un prete discusso o pre-moderno. Qui si racconta ad esempio che era stato soprannominato Don Valvola:

    Nel 1978 divenne parroco di Saone (e Preore) don Gino Flaim che, per la sua passione per l’elettronica, era soprannominato don Valvola. Allora il parroco aveva la canonica nell’edificio comunale di piazza Diaz e quella che ora è la sala di lettura, era adibita alla proiezione di film o per riunioni parrocchiali. A Saone la passione di don Gino per l’elettronica trovò modo di rafforzarsi e così all’inizio del 1981 iniziò a fare degli esperimenti con una telecamera di quelle che una volta venivano usate per la sorveglianza. Non era raro vederlo alla finestra della sala riunioni con in mano tale macchina, senza zoom, intento a riprendere dall’alto chi passava per la via e mandarlo in diretta TV… a circuito chiuso, perché il segnale era debole e si prendeva nel raggio di poche centinaia di metri. Merito del parroco fu quello di coinvolgere all’inizio di quell’esperienza la gioventù saonese di allora, dai 15 ai 25 anni più o meno, e così nel tardo pomeriggio di sabato 28 febbraio 1981, si provò, quasi… a sorpresa, a dare inizio alle trasmissioni, con una specie di quiz telefonico, tanto per vedere dove arrivava il segnale che copriva a stento la Busa, ma ai “pionieri” sembrava già molto.

    Si vede che è capitato, per una volta, a Don Valvola di svalvolare.

    http://www.nextquotidiano.it/don-gino-flaim-il-prete-che-giustifica-i-pedofili/

  • Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    “ENNESIMO INSULTO” Lo sconcerto di chi ha subito violenze: “La cerimonia insulta anche i sacerdoti che fanno grandi cose”

    Se davvero Wesolowski fosse stato sepolto con l’abito talare e l’anello, sarebbe l’ennesimo insulto alle vittime come me”.

    Diego, napoletano di 40 anni ha raccontato la sua storia anche al Washinton Post. Le violenze subite a 13 anni per le quali ha denunciato il suo professore di religione, don Silverio Mura, il silenzio mantenuto per piu di 20 anni, la convivenza con il suo segreto. “Quando mia madre mi ha suggerito di chiedergli di celebrare il mio matrimonio –racconta- non ho potuto oppormi, altrimenti avrei dovuto dirle tutto”.

    POI GLI SVENIMENTI, le crisi, la richiesta di aiuto e le denunce. Fino alla perdita del lavoro: “Ero una guardia giurata. Quando ho minacciato di ammazzarmi mi hanno tolto la pistola e sospeso. Nessuno, dal cardinale Crescenzio Sepe al vescovo ausiliario Lucio Lemma, mi ha aiutato”.

    Diego, però, è ancora credente e per questo la sua condanna al funerale pesa. “Sarebbe un’offesa anche per gli altri sacerdoti, che nel loro piccolo fanno grandi cose. Ne ho incontrati tanti, e non meritano questo affronto. Non lo merita neanche Bergoglio”. Da papa Francesco ha ricevuto una lettera, a cui è seguita la riapertura del suo caso ormai insabbiato: “Mi chiedeva di pregare per lui e mi ha rassicurato dicendo che avrebbe pregato per me. Ha fatto tanto: grazie a lui hanno perseguito Wesolowski, ha fattò in modo che fosse ridotto allo stato laieale. E invece altri lo hanno sepolto con abiti talari. Non posso credere fosse d’accordo”.

    NON TUTTI nutrono la stessa fiducia nei confronti di Bergoglio. “Già è difficile credere alla morte di Wesolowski per cause naturali”, dice Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO Onlus che ha subitoviolenze dagli Il ai 16 anni da un sacerdote di Savona. Il prete ritenuto responsabile non è stato ridotto allo stato laicale ma ha chiesto di esserne dispensato dopo una condanna. “È esagerato elogare il Papa. Tanti Paesi avevano chiesto l’estradizione dell’ex nunzio apostolico, dalla Repubblica Dominicana alla Polonia, ma non è stata concessa nonostante la sua rete criminale fosse comprovata”,

    Sulla dinamica dei funerali, Zanardi la pensa come Diego: è l’ultimo sfregio nei confronti delle vittime dei preti pedofili. “Una scelta volgare e irrispettosa. I funerali cattolici non sono stati concessi a Welby, ma sono concessi ai preti pedofili”

    Racconta di aver assistito al funerale del sacerdote pachistano Yusuf Dominic, cacciato da Londra con l’accusa di pedofilia, “anche lui morto provvidenzialmente nel convento dei benedettini proprio durante l’apertura di una indagine”, dice, poi ammette: Bergoglio ha detto cose importanti “ma quella di ieri è la dimostrazione che le cose non sono cambiate e non cambieranno.

    Per IL FATTO QUOTIDIANO Virginia Della Sala

  • Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    L’improvvisa morte del vescovo pedofilo Wesolowski, ai domiciliari in Vaticano proprio di fronte all’abitazione di Bergoglio, in attesa di essere giudicato anche penalmente.

    La notizia della morte del vescovo polacco mons. Wesolowski mi ha colto di sorpresa. L’ex nunzio vaticano a Santo Domingo, sottoposto a un processo penale per pedofilia dalla Santa sede, l’11 luglio scorso alla vigilia della prima udienza era stato colto da un leggero malessere costringendo il tribunale di Bergoglio a rinviare lo storico appuntamento “a data da destinarsi”. Wesolowski a quanto pare era stato messo ko da qualche pillola e una abbondante dose di alcool. Dopo pochi giorni di ospedale e, immagino, i dovuti accertamenti medici, è stato dimesso. A metà luglio il vescovo 67enne stava di nuovo bene e si trovava agli arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri, di fronte a Santa Marta, l’abitazione di papa Francesco. Venerdì 28 agosto, alle prime ore della mattina, è stato trovato morto nella sua stanza. “Per cause naturali”, recita la sintetica nota emessa dalla sala stampa della Santa sede. Per poi aggiungere: “Il Promotore di Giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto”.

    Pochi minuti dopo aver letto il comunicato ho ricevuto una telefonata dalla Polonia. Era la collega Aleksandra Maniewska di Tvn24 che mi chiedeva un commento da mandare in onda in giornata. “Quale è stata la prima cosa a cui hai pensato quando hai saputo?”. Mi sono chiesto perché fanno l’autopsia a una persona dichiarata morta per cause naturali, le ho risposto. E poi le ho detto quello che ho appena scritto e perché sono sorpreso. Prima il rinvio del processo penale e ora un processo che non si fa più. Sarebbe stato il primo al di fuori del Sant’Uffizio, nella lunga storia della pedofilia clericale (circa 1700 anni da San Damaso). In base alle nuove norme penali emanate da Bergoglio nel 2013, come ricostruisce repubblica.it l’ex presule era sotto processo per atti di pedofilia commessi a Santo Domingo (nei 5 anni in cui ha ricoperto l’ufficio di nunzio apostolico, dal 24 gennaio 2008 alle sue dimissioni del 21 agosto 2013) e per detenzione di materiale pedopornografico (anche durante il suo soggiorno a Roma dagli ultimi giorni di agosto 2013 sino al suo arresto in Vaticano, il 23 settembre 2014). I capi di accusa a lui contestati erano cinque: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes, ricettazione di materiale pedopornografico, lesioni gravi alle sue vittime adolescenti, condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. Rischiava almeno 7 anni di carcere e nuove richieste di estradizione da parte della Rep. Dominicana e della Polonia. E forse anche da altri. Segnalazioni di possibili abusi erano giunte in questi due anni da Paesi di tre continenti in cui Wesolowski aveva svolto la sua carriera diplomatica, o nei quali era entrato e uscito a suo piacimento grazie al passaporto diplomatico della Santa sede. Fatti comunque da accertare (ora non più).

    “La pedofilia è un crimine seriale, gli abusi di Wesolowski sono andati avanti per anni. Quando è stato richiamato in Vaticano era appena partita un’inchiesta a Santo Domingo. Quando è stato arrestato dai gendarmi di Bergoglio, su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale – ho detto alla TV polacca -. Difficile pensare che tra i suoi collaboratori o superiori nessuno abbia mai ricevuto una segnalazione. Una cosa però è sicura: Wesolowski porta con sé nella tomba la sua versione dei fatti. Una versione che non è mai uscita né uscirà dalle Mura leonine”. Quindi molto probabilmente non conosceremo mai i nomi ‘illustri’ di chi ha coperto i suoi crimini. Crimini per i quali era stato già condannato secondo il diritto canonico dalla Congregazione per la dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), e ridotto allo stato laicale da Bergoglio. A proposito dello stato laicale contro cui Wesolowski aveva fatto appello, segnalo un’ultima cosa che mi ha colpito leggendo le cinque righe del comunicato ufficiale emesso dalla Santa sede. Precisamente nel titolo, che nella seconda parte recita così: “Decesso di S.E. Mons. Józef Wesołowski”. Eminenza e Monsignore, due titoli oggettivamente poco coerenti con uno status laicale …. e che affibbiati ufficialmente a un pedofilo punito da un tribunale canonico lasciano intuire forse anche ai meno accorti quale sia l’effettiva portata dei proclami e degli anatemi lanciati dal gesuita argentino contro i cacciatori di bambini in abito talare.

    Federico Tulli

    Aggiornamento: In seguito alle “prime conclusioni tratte dall’esame macroscopico”, il 29 agosto una nota della Sala stampa vaticana ha confermato la versione del decesso per cause naturali (infarto).

  • Vaticano: morto ex nunzio Wesolowski, accusato di pedofilia

    Vaticano: morto ex nunzio Wesolowski, accusato di pedofilia

    Il processo all’ex presule, già ridotto allo stato laicale, era stato sospeso a luglio a causa di un malore. Era stato arrestato lo scorso anno su disposizione di Papa Francesco.

    CITTA’ DEL VATICANO – E’ morto in Vaticano l’ex arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, che era sotto processo per atti di pedofilia commessi a Santo Domingo, dove era nunzio apostolico, e detenzione di materiale pedopornografico. Il processo all’ex presule era stato sospeso lo scorso 11 luglio a seguito di un malore.

    La notizia della morte di Wesolowski – già ridotto allo stato laicale dall’ex Santo Uffizio –  è stata confermata dalla Santa Sede: “Alle prime ore di questa mattina – afferma un comunicato della sala stampa vaticana – è stato trovato defunto nella sua abitazione in Vaticano. Subito intervenuta l’autorità vaticana per i primi accertamenti, i quali indicano che la morte è dovuta a cause naturali. Il promotore di giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto”.
    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/08/28/news/vaticano_morto_ex_nunzio_wesolowski_accusato_di_pedofilia-121772321/?ref=HREC1-2

  • Trieste, il prete sorpreso dai vigili «Ho sbagliato ma sto male»

    Trieste, il prete sorpreso dai vigili «Ho sbagliato ma sto male»

    di Gianpaolo Sarti

    «Andavo in quei bagni per sfogo. Sono depresso, mi sento solo. Capisce?». Entriamo in una sala fresca al primo piano della canonica. Un tavolo, due sedie, immagini sacre sulle pareti bianche. Ha una camicia estiva aperta al collo, pantaloncini sportivi, ciabatte ai piedi. Più che un prete, si direbbe un turista in ferie. Capelli corti, viso magro. È sulla sessantina, ma dimostra meno. Stava riposando in camera, come fa talvolta dopo il pranzo. Ha lo sguardo disteso, occhi sottili che conoscono il dolore altrui perché conoscono il proprio. È il sacerdote sorpreso dalla Polizia locale nel wc del giardino pubblico di via Giulia. È uno di quei cinquantuno identificati in questa incredibile storia di mezza estate. L’hanno visto toccarsi insieme a un altro uomo nelle scorse settimane, proprio lì, nei gabinetti davanti ai giochi dei bimbi, dove passano di continuo mamme e papà. «Era uno degli abituali», stando alle ricostruzioni gli investigatori. Due agenti in borghese l’hanno prima pedinato e poi fermato a pochi passi dalla comunità in cui abita.

    «Se mi avessero bloccato subito nei bagni mi sarei reso conto di quello che stavo facendo. Se mi avessero fatto capire che è grave fare queste cose in un posto pubblico mi avrebbero aiutato. Alla Polizia ho detto: “Mi avreste riportato alla realtà”». L’uomo seduto di fronte, prima che un sacerdote, è un uomo che sta male. Da tanto: «Dal 2003 soffro di depressione». Vive in una dimensione psicologica estremamente fragile e proprio per questo il giornale, che lo ha rintracciato, sceglie di non pubblicare né il nome, né la congregazione di religiosi alla quale appartiene, né la parrocchia. Il superiore ha già preso provvedimenti: è stato sospeso dall’esercizio pastorale, non può dire messa né confessare. Accetta di parlare per far comprendere cosa l’ha portato a quegli incontri omosessuali. Lo fa con ferma dignità e uno schematismo stupefacente. Come raccontasse di un altro, non di lui. Come se «quella cosa» fosse in qualche modo separata. «Non ero io – dice a un certo punto – anzi ero io, ma c’è qualcos’altro che mi muoveva».

    È consapevole, a mente fredda, di ciò che ha fatto: atti osceni in luogo pubblico frequentato da minori, un’aggravante questa che potrebbe costargli teoricamente, codice alla mano, fino a quattro anni e mezzo di reclusione. «È un comportamento – dice – che io per primo non approvo. La cosa che mi pesa di più è aver offeso la dignità di un’altra persona», afferma riferendosi ai partner con cui ha consumato l’atto sessuale. «La mia è una debolezza, ho problemi psicologici… Sto facendo delle cure con antidepressivi». Il sacerdote si blocca per un momento, per rivedersi nella mente quegli incontri nascosti. Lui, stimato e insospettabile prete di parrocchia. «Non andavo lì apposta – insiste – ci passavo e mi fermavo nel bagno. E talvolta succedeva. Ma non credo che i miei atti abbiano davvero un contenuto sessuale, intendo dire che non erano proprio la ricerca del piacere, anche perché non penso di essere omosessuale. I miei atti erano piuttosto motivati dal desiderio di liberarmi dal dolore e da un peso che mi porto dentro. Un modo per capire chi sono io. Ripensandoci – ripete – è come se quei momenti li vivessi fuori da me stesso. Prevaleva la forza depressiva, una forza che non so descrivere bene. Bisogna provarla per capirla. Sentivo una cosa che ti tira giù, che ti esaspera. Non credevo di fare male agli altri e non mi rendevo conto che era un luogo pubblico».

    Ogni tanto la voce trema, lievemente. Qualche pausa per cercare le parole giuste e poi riprendere: «Sono un uomo, ho sbagliato. Domando comprensione e perdono, come ci ricorda il Papa ci stiamo approssimando all’anno della misericordia».

    L’impressione è di un uomo tremendamente solo con le sue debolezze e il macigno della depressione. «Se ne ho mai parlato con i miei superiori e la mia comunità? Forse – spiega il sacerdote – non sono stato capace di farmi aiutare. Ma ci fosse stato qualcuno a rimproverarmi, dicendomi “Ma che fai?”, me ne sarei reso conto. Sarebbe bastato poco per riportarmi alla realtà. Io cerco di fuggire dal dolore che provo con quegli incontri, ma se trovo altro che mi può portare fuori dal momento oppressivo, lo seguo più volentieri. Qualcuno che mi tenga compagnia, che mi parli, che stia con me».

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/08/15/news/trieste-il-prete-sorpreso-dai-vigili-ho-sbagliato-ma-sto-male-1.11935357

  • Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

    Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

    Continua a non avere data il processo per giudicare l’ex rappresentante del Vaticano in Repubblica Dominicana, monsignor Wesolowski, accusato di pedofilia.

    di Marina Zenobio

    “Monsignor Wesolowski ha lasciato l’ospedale dopo una settimana di ricovero, continua ad essere agli arresti presso il Vaticano e ancora non si conosce la data in cui riprendere il processo a suo carico”. E’ la laconica risposta della Santa Sede quando si chiedono notizie su Jozef Wesolowski.
    Un mese fa circa, l’11 luglio, l’ex nunzio apostolico in Repubblica Dominicana doveva presentarsi alla prima udienza del suo processo presso il tribunale dello Stato di Città del Vaticano, ma non l’ha fatto.
    L’ex porporato polacco è accusato di aver abusato sessualmente di minori durante il quinquennio del suo incarico nel paese caraibico, tra il gennaio del 2008 e l’agosto del 2013, quando fu costretto a dimettersi. Sembrerebbe anche che durante la sua permanenza a Roma, prima di essere arrestato dalle autorità del Vaticano, sia stato ritrovato tra le sue cose del materiale pedopornografico.

    I capi di imputazione

    Sono cinque i capi di imputazione a carico di Wesolowski: per “aver detenuto e comunque per essersi procurato da siti internet materiale raffigurante minori di anni diciotto coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulati, nonché immagini di organi sessuali di minori esibiti a scopi prevalentemente sessuali. Con l’aggravante della detenzione di ingente quantità”, nella Città del Vaticano ed altrove, da epoca imprecisata fino al 22-9-2014. Nonché per ricettazione e lesioni gravi “costituite da perturbamenti della mente agli adolescenti vittime degli abusi sessuali”, per aver “corrotto” adolescenti con atti di libidine in un luogo pubblico, e anche per “aver serbato una condotta che offende i principi della religione o della morale cristiana per aver ripetutamente eseguito accessi a siti pornografici”.

    Tuttavia, poco prima dell’inizio della prima seduta, il promotore di giustizia Gian Piero Milano, una sorta di procuratore capo del Vaticano, ha spiegato che Wesolowski era stato ricoverato d’urgenza in ospedale.
    E anche se questo non ha impedito l’apertura del processo, il primo per pedofilia in un tribunale dello Stato della Città del Vaticano, a sei minuti dall’inizio dell’udienza il giudice ha ordinato il rinvio del procedimento.

    “Rinchiuso” in 40 ettari

    Il ricovero in ospedale è durato tre giorni, Jozef Wesolowski è stato dimesso qualche giorno, il 21 luglio, lo ha comunicato il direttore aggiunto dell’ufficio stampa della Santa Sede, Ciro Benedettini aggiungendo che è tornato agli arresti presso il Vaticano. Ma non agli arresti domiciliari, ha precisato, “Monsignor Wesolowski non è rinchiuso nella sua abitazione, può camminare per il Vaticano, per i suoi 40 ettari”. Così l’ex porporato aspetta che riprenda il processo a suo carico, ma di date non se ne parla, anche è uscito dall’ospedale e per i medici non sussiste alcun impedimento a che possano riprendere le udienze.

    Il problema è che “in virtù dell’art. 471 del Codice di procedura penale”, per stabilire una nuova data si deve “aspettare che cessi la causa che determinato il rinvio”. Tuttavia la sala stampa del Vaticano non abbonda certo in dettagli sul caso, soprattutto per quanto si riferisce allo stato di salute dell’accusato. “Sono questioni private di cui non possiamo dare informazioni” ha dichiarato tagliando corto Benedettini.

    Chi lo giudicherà

    In mancanza di dati e informazioni, l’unica cosa certa per adesso è la composizione del tribunale.
    Il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, giurista esperto in diritto canonico e docente presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) di Roma, affiancato dai giudici Pietro Antonio Bonnet, Paolo Papanti-Pellettier e il giudice supplente Venerando Marano. Nonché, come già detto, il promotore di giustizia del tribunale Vaticano Gian Piero Milano (l’accusa), affiancato da giudici Alessandro Diddi e Roberto Zannotti.
    L’avvocato difensore dell’ex nunzio è Antonello Blasi, anch’egli ovviamente esperto in diritto canonico e docente presso la Pontificia Università Lateranense.

    Josef Wesolowski era già stato giudicato dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’antico Sant’Uffizio. In base alle regole del diritto canonico il tribunale ecclesiastico lo ha “spogliato” del suo stato clericale.
    Ma il processo che prima poi dovrà affrontare, potrebbe terminare non con la scomunica o con l’espulsione dal sacerdozio, ma con il carcere, anche se non è ben chiaro quale.

    Vaticano: sine die processo a vescovo accusato di pedofilia

  • Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    Pedofilia, Wesolowski ricoverato, stop al processo. Il prelato piantonato in ospedale

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale, si sarebbe sentito male ieri pomeriggio. Tra le accuse a suo carico anche la pedopornografia. E’ la prima volta per un presule viene giudicato in Vaticano da tribunale composto da soli laici.

    CITTA’ DEL VATICANO – Non ha fatto in tempo ad iniziare che è stato subito sospeso, dopo appena 6 minuti, il processo all’ex nunzio apostolico a Santo Domingo Jozef Wesolowski: il prelato, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per le accuse di pedofilia e pedopornografia a suo carico, è stato ricoverato ieri, in seguito ad un malore, in una struttura ospedaliera di Roma e si trova in terapia intensiva.

    Wesolowski, secondo quanto riferito dal vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede padre Ciro Bendettini, è piantonato dalle forze dell’ordine italiane, in base ad accordi di collaborazione tra Vaticano e Italia in materia di giustizia penale.

    Cinque i capi di accusa contro di lui: detenzione di materiale pedopornografico; pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes; ricettazione di materiale pedopornografico; lesioni gravi alle sue vittime adolescenti; condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. La prima udienza è durata appena sei minuti giusto il tempo di decidere il rinvio senza una data precisa “dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio”. Per volontà di Papa Francesco, il giudizio a Wesolowski è affidato a tre laici, il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre, e i giudici a latere Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pellettier, mentre il giurista Venerando Marano è supplente. E’ la prima volta che un presule viene sottoposto in Vaticano ad un processo penale in un tribunale composto solo da laici.

    L’arresto di Wesolowski, avvenuto lo scorso settembre su disposizione di Papa Francesco, aveva destato grande scalpore. I vescovi dominicani e il loro primate, cardinale Lopez Rodriguez, avevano inviato numerosi documenti circa i reati commessi dal nunzio apostolico, ottenendone solo successivamente prima la rimozione e poi, dopo l’intervento delle magistrature dominicana e polacca, anche l’arresto.

    La misura cautelare è stata decisa in considerazione della spiccata attitudine criminale dell’imputato, che, secondo quanto emerso nel processo canonico di primo grado presso la Congregazione della Dottrina della Fede, che lo ha condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale, si è dimostrato capace di condurre per anni una doppia vita.

    Nei giorni scorsi il presule polacco, consacrato da San Giovanni Paolo II, era stato notato passeggiare in buona forma nei Giardini Vaticani. E solo ieri avrebbe subito un attacco cardiaco, dovuto forse allo stress della vigilia del processo penale. Il malore, secondo fonti vaticane, sarebbe da attribuire ad un grave calo pressorio dovuto al caldo, alla tensione, all’età, tale comunque da obbligare i medici al ricovero in una clinica.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/07/11/news/wesolowski_ricoverato_processo_rinviato_il_prelato_piantonato_in_terapia_intensiva-118877290/