Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, a processo Jozef Wesolowski, ex nunzio apostolico

    Pedofilia, a processo Jozef Wesolowski, ex nunzio apostolico

    L’ex nunzio della Repubblica Dominicana sarà processato sabato mattina in Vaticano. È la prima volta che accade ad un ex arcivescovo.

    Sarà la prima volta che in Vaticano viene processato penalmente un ex arcivescovo per reati di pedofilia. Sabato mattina, nella piccola aula del Tribunale della Città del Vaticano, andrà alla sbarra l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, il polacco Jozef Wesolowski, per rispondere delle gravi accuse di abusi sessuali su minori, commessi a Santo Domingo, e detenzione di un ingente materiale pedopornografico.

    Imputazioni per le quali, dopo essere stato ridotto allo stato laicale in primo grado nel processo canonico dell’ex Sant’Uffizio, Wesolowski era stato posto il 22 settembre scorso agli arresti domiciliari in Vaticano (tuttora, pur rimesso in libertà, non può lasciare i confini del piccolo Stato d’Oltretevere) e per le quali ora rischia fino a sette anni di carcere, salvo la contestazione di ulteriori aggravanti.

    In attesa del processo, che segna quant’altri mai l’autentica svolta impressa da papa Francesco sui reati di pedofilia, senza sconti per nessuno e tanto meno per gli alti prelati, Wesolowski in questi giorni è stato visto ancora aggirarsi in Vaticano, dove comunque ha libertà di movimento, e rientrare verso la sua residenza del Collegio dei Penitenzieri, all’ultimo piano dello stesso Palazzo che ospita il tribunale, aprendo la porta con le sue chiavi. Proprio al Collegio dei Penitenzieri cioè dei frati francescani che confessano i fedeli nella basilica di San Pietro, aveva trascorsi ai domiciliari fino a fine novembre i due mesi di custodia cautelare.

    A giudicare l’ex arcivescovo, assistito come difensore dall’avvocato Antonello Blasi, sarà un collegio interamente di laici, presieduto da Giuseppe Dalla Torre (ex rettore della Lumsa, già presidente nel processo all’ex maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, per il caso Vatileaks), con a latere i giudici Piero Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pelletier. A sostenere l’accusa sarà il promotore di giustizia Gian Piero Milano, che ha condotto l’inchiesta su Wesolowski e ne ha richiesto il rinvio a giudizio, poi
    decretato il 6 giugno scorso dallo stesso Dalla Torre.

    All’ex prelato vengono contestati reati commessi sia durante il suo soggiorno a Roma dall’agosto 2013 sino al momento dell’arresto, sia nel periodo trascorso a Santo Domingo, nei cinque anni in cui è stato nunzio (il 24 gennaio 2008 era stato nominato nunzio nella Repubblica Dominicana e delegato apostolico a Porto Rico, uffici da cui si è dimesso il 21 agosto 2013, richiamato a Roma da papa Francesco dopo le gravi accuse emerse nello Stato caraibico).

    Per il periodo trascorso a Roma, il provvedimento di rinvio a giudizio contesta il reato di detenzione di materiale pedopornografico, introdotto peraltro da papa Francesco con la legge n. VIII del 2013: si tratta di un ingente quantitativo di foto e filmini “a luci rosse” con al centro minori. Per il periodo precedente, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dalla magistratura di Santo Domingo, i cui vertici nei mesi scorsi sono stati anche in Vaticano, in merito agli abusi sessuali su minori. Secondo le indagini della procura locale, l’ex arcivescovo, che a giorni compirà 67 anni, avrebbe pagato almeno sette minori, adescati nella zona portuale di Santo Domingo, per guardarli e filmarli mentre si masturbavano.

    Il dossier su Wesolowski comprende gli interrogatori all’ex seminarista Francisco Occi Reyes, che già in stato di arresto dal giugno 2013 riferì di essere stato l’amante dell’ex nunzio, al quale avrebbe anche procurato adolescenti. L’insieme delle gravi accuse passerà ora al vaglio del Tribunale vaticano, che potrà disporre, per il definitivo accertamento dei fatti, sia di perizie tecniche sui computer dell’imputato, sia eventualmente di forme di ulteriore cooperazione giudiziale con le autorità di Santo Domingo per la valutazione delle prove testimoniali da lì provenienti.

    L’intenzione, ha spiegato la sala stampa vaticana, è quella di “effettuare i più attenti riscontri ed approfondimenti“. La raccomandazione del Papa, ora in viaggio in America Latina, per “un caso così grave e delicato” era stata quella del “giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede“.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-processo-jozef-wesolowski-ex-nunzio-apostolico-1150193.html

  • Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

    Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

    Accogliendo una proposta elaborata dalla pontificia commissione per la Tutela dei minori, papa Francesco ha stabilito che è un reato canonico «l’abuso di ufficio episcopale», la prassi cioè, da parte dei vescovi, di non dare seguito alle denunce raccolte su presunti abusi compiuti da sacerdoti appartenenti alle loro diocesi. Al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di eventuali responsabili, il papa ha quindi creato una sorta di commissione ad hoc all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia così come è stato stabilito nel 2010 dalle norme emanate da Benedetto XVI.

    La decisione di Francesco, che colma un vuoto procedurale della Crimen sollicitationis del 1962, è stata annunciata con enfasi dalla sala stampa vaticana e presentata dalla stampa italiana come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio in materia di lotta alla pedofilia clericale. Indubbiamente il messaggio recapitato ai vescovi di tutto il mondo è in sintonia con l’intenzione espressa più volte dal successore di Joseph Ratzinger sin dalle prime settimane di pontificato, di estirpare la pedofilia dalle parrocchie, dagli oratori, dalle scuole e dai seminari cattolici di tutto il pianeta. Quanto però questa mossa potrà rivelarsi efficace (o «rivoluzionaria») è difficile dirlo oggi. In quanto l’obbligo per il vescovo di dare seguito a una denuncia non va inteso come obbligo di denunciare e collaborare con le autorità civili, ma solo di informare la Cdf riguardo eventuali situazioni critiche. Cosa che peraltro era già prevista, solo che in Vaticano mancava un organo giudicante ad hoc per i vescovi.

    Quindi, per fare un esempio, in Italia non cambia nulla. La denuncia di un reato di questo tipo è obbligatoria solo per i pubblici ufficiali, pertanto la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida ha stabilito che i vescovi non sono obbligati a informare l’autorità giudiziaria. Un eventuale abuso compiuto da un sacerdote della diocesi di Crema potrà essere denunciato dal vescovo solo in Vaticano, come del resto è accaduto nel caso di don Mauro Inzoli, ex vice presidente della Compagnia delle opere (il braccio operativo di Comunione e liberazione). Se non lo facesse scatterebbe per lui il processo canonico in Cdf. E qui c’è una seconda criticità da segnalare.

    Il testo del decreto di Bergoglio non è ancora pubblico e quindi al momento si conosce solo quanto riporta dichiarato dalla sala stampa vaticana. Ma è noto che per quanto riguarda i procedimenti canonici in generale e quelli che si occupano della pedofilia in particolare, non c’è trasparenza amministrativa. Nel senso che quanto viene deciso dalla Cdf e soprattutto le motivazioni della sentenza sono coperte dal segreto. Pertantosemmai si venisse a sapere che un vescovo è stato “punito” dall’ex Sant’Uffizio, difficilmente in Italia sapremo di che natura è il “crimine” compiuto. Quindi solo accidentalmente un prelato che si dovesse rendere complice di un sacerdote pedofilo, evitando di segnalarlo alle autorità preposte, finirebbe sotto la lente della magistratura.

    @federtulli

    Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

  • Ecco come il Papa processerà i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Ecco come il Papa processerà i vescovi che coprono gli abusi sessuali

    Matteo Matzuzzi

    La comunicazione l’ha data ieri padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, nel briefing al termine della tre giorni di lavoro del C9 (prossima riunione già programmata per settembre), la commissione cardinalizia incaricata dal Papa di predisporre una riforma globale della curia romana.

    UNA NUOVA SEZIONE GIUDIZIARIA AD HOC

    Dopo aver ascoltato la relazione del cardinale Sean O’Malley “sulla proposta da avanzare al Santo Padre riguardo alle denunce di abuso d’ufficio episcopale, proposta preparata dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori”, è stato dato il via libera alla creazione di una nuova sezione giudiziaria cui competerà di giudicare “i vescovi in relazione ai delitti di abuso d’ufficio” in merito alle “denunce di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili da parte del clero”. La relazione si articola in cinque punti.

    L’ORGANIZZAZIONE DEL TRIBUNALE

    Innanzitutto, si è stabilito che “la competenza a ricevere ed esaminare le denunce di abuso d’ufficio episcopale appartenga alle Congregazioni per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, o per le Chiese Orientali e tutte le denunce debbano essere presentate alla Congregazione appropriata”. In secondo luogo, si è stabilito che a giudicare i vescovi sarà la Congregazione per la dottrina della fede, all’interno della quale sarà istituita appunto una nuova Sezione giudiziaria, che potrà contare sulla nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale apostolico. Su come procedere, si stabilirà in seguito a consultazioni con il cardinale prefetto. Il Papa provvederà anche alla nomina di un Segretario, cui sarà ricondotta la responsabilità della Sezione. Il personale, poi, sarà “utilizzabile anche per i processi penali per l’abuso dei minori e degli adulti vulnerabili da parte del clero”. La proposta è stata approvata dal C9 all’unanimità e Francesco, successivamente, ha disposto che siano fornite “risorse adeguate” per conseguire tali fini.

    “NON INTERVENIRE SAREBBE STATO IMPOSSIBILE”

    Intervistato da Repubblica, padre Hans Zollner, presidente del Centre for child protestino alla Pontificia Università Gregoriana e membro della Commissione guidata dal cardinale O’Malley, ha osservato che “non intervenire avrebbe significato lasciare una pietra pesante sulla missione della Chiesa” e “questa cosa è stata chiara fin da subito al Papa, il quale ci ricorda ogni giorno che dobbiamo vivere ciò che annunciamo”. A ogni modo, aggiunge, “la retroattività nella legge non esiste”, ma “in ogni caso il messaggio che diamo oggi è forte per tutta la Chiesa. Quello che per anni non si è mai fatto, oggi si fa. Comportamenti fino a ieri ammissibili, o quanto meno tollerati, saranno puniti ai sensi del diritto canonico”. Un cambiamento, ricorda il padre gesuita, che “si deve a Benedetto XVI, che iniziò con decisione un nuovo percorso e a Francesco che ha dato una spinta decisiva”. Una stoccata anche all’esuberante Peter Saunders, membro della commissione per la tutela dei minori che nelle ultime settimane ha criticato il Papa per sue affermazioni circa le sculacciate ai bambini, ha contestato la nomina di un vescovo cileno e ha suggerito a Bergoglio di rispedire in Australia il cardinale Pell: “La Commissione non ha competenza per commentare casi o inchieste singole”.

    “DECISIONE STORICA IN TEMPI RECORD”

    Sempre Zollner, stavolta al Giornale, ha parlato di “decisione storica attuata in tempi record. E’ il segnale che il Papa pensa seriamente a come combattere la piaga della pedofilia nel clero. Il Santo Padre non lascia scappatoie, non ammette scuse, ed è un richiamo molto esplicito e autentico a prestare attenzione alle vittime di abusi sessuali”.

    LA POSIZIONE DELLO STORICO

    Sempre sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, lo storico Adriano Prosperi ha osservato che “per le autorità ecclesiastiche il problema dominante è sempre stato quello di impedire che le debolezze della carne rovesciassero il discredito sull’intero corpo ecclesiastico. E se per lungo tempo la procedura segreta dei processi canonici risolse il problema, le cose cambiarono agli inizi dell’età moderna con la diffusione dell’informazione e delle satire a mezzo stampa e con la Riforma protestante. Allora la risposta papale fu quella di mettere nelle mani della Congregazione dell’Inquisizione Romana il caso dei preti che approfittavano del contesto della penitenza sacramentale per insidiare sessualmente chi andava a confessarsi”.

  • Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    Il «mea culpa» dei vescovi del Canada per le violenze ai nativi

    L’arcivescovo di Ottawa Prendergast alla «marcia della riconciliazione» con inuit e metis sulle «scuole residenziali» dove 150mila bambini vennero strappati alle famiglie.

    In Canada è giunta al termine dei suoi lavori la Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle «scuole residenziali», gli istituti gestiti da Chiese cristiane dove – a partire dalla metà dell’Ottocento e per quasi tutto il XX secolo – il governo federale trasferì forzatamente circa 150mila bambini delle tribù native per perseguire la politica dell’assimilazione forzata. Per domani è attesa la presentazione del rapporto finale, con i racconti dettagliati delle violenze subite e il numero sconvolgente di almeno 6mila bambini morti in queste strutture. Ma già ieri a Ottawa si è svolta una «marcia della riconciliazione» per riconoscere la verità di una barbarie che solo a partire dagli anni Ottanta in Canada si è cominciata a riconoscere come tale. E tra le migliaia di persone che hanno preso parte alla marcia di Ottawa c’erano anche l’arcivescovo cattolico della città, monsignor Terrence Prendergast e una rappresentanza ufficiale dei vescovi canadesi.

    Quella delle violenze nei confronti dei piccoli inuit e metis strappati alle loro famiglie per farli diventare «veri canadesi» è una pagina nera della storia di tutto il Canada: già nel 2008 il premier Stephen Harper aveva presentato scuse formali alle comunità aborigene per questa vicenda, avviando il processo della Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Questo organismo ha raccolto le testimonianze delle vittime di questo sistema, protrattosi fino ad anni recentissimi (l’ultima delle «scuole residenziali» è stata chiusa nel 1996). Ed è una vicenda che ha chiamato in causa in prima persona anche la Chiesa cattolica che – forte della sua tradizione in ambito scolastico – gestiva molte di queste strutture. E sotto accusa non c’è solo il fatto di aver collaborato con il governo federale in quest’opera di sradicamento della cultura nativa, ma anche i casi non isolati di violenze fisiche e psicologiche gravissime – compresi abusi sessuali – commessi nei confronti di questi piccoli all’interno delle scuole.

    «Guardiamo al passato e chiediamo perdono», ha scritto l’arcivescovo di Ottawa in una lettera pastorale indirizzata alla sua diocesi in occasione della «marcia della riconciliazione». «Molte delle scuole residenziali erano gestite da enti cattolici e riconosciamo di avere una responsabilità morale in ciò che è successo, insieme all’obbligo di pentirci per questi errori. Con la vostra consapevolezza di questa vicenda – ha aggiunto Prendergast rivolgendosi ai fedeli – con la vostra presenza agli eventi e con la preghiera, aiuterete la Chiesa nel suo desiderio di collaborare con le comunità aborigene per costruire un futuro condiviso nel rispetto reciproco».

    In questo stesso percorso di presa di coscienza e purificazione della memoria da parte della Chiesa canadese, va anche ricordato che nel 2009 in Vaticano era già avvenuto un incontro tra papa Benedetto XVI e il «Grande capo» dell’Assemblea dei nativi del Canada, Phil Fontaine, organizzato dall’allora presidente della Conferenza episcopale canadese, monsignor James Weisgerber. In quell’occasione – spiegò un comunicato della Sala stampa vaticana – Ratzinger manifestò «il suo dolore e l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa» in questo sistema delle scuole residenziali, aggiungendo che «atti di abuso non possono essere mai tollerati nella società» e pregando perché le vittime potessero ricevere conforto.

    http://www.lastampa.it/2015/06/01/esteri/vatican-insider/it/il-mea-culpa-dei-vescovi-del-canada-per-le-violenze-ai-nativi-DuOyLqfB63TaAil5cmwbZI/pagina.html

  • Due rom di 11 e 16 anni col prete. Napoli, sequestrato il cinema in cui fu arrestato il prete pedofilo cosentino

    Due rom di 11 e 16 anni col prete. Napoli, sequestrato il cinema in cui fu arrestato il prete pedofilo cosentino

    Le indagini hanno portato all’arresto del gestore e di due donne. Il sacerdote, poi sospeso a divinis, fu sorpreso a contrattare una prestazione sessuale con un ragazzino.

    NAPOLI Da cinema a luci rosse a casa d’appuntamenti dove si prostituivano transessuali e uomini. Questa mattina le forze dell’ordine hanno sequestrato la struttura nel centro di Napoli e arrestato tre persone. Si tratta di un’inchiesta, durata un anno coordinata dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio, che ha portato alla chiusura del cinema Argo a piazza Garibaldi. In carcere sono finiti un uomo, che era il gestore della struttura, e due donne una di 51 e l’altra di 41 anni. Le accuse sono di sfruttamento della prostituzione. La Procura di Napoli ha scoperto che all’interno del locale a tre piani c’erano delle cabine private dove si consumavano rapporti sessuali. Sequestrati anche dvd hard e centinaia di preservativi.
    Le indagini che hanno portato al sequestro del cinema, ex Teatro Orfeo, dove nacque l’attrice Pupella Maggio e recitò tra gli altri Totò, sono state avviate circa un anno fa. Servizi di appostamento e di raccolta di informazioni hanno accertato che nei servizi igienici o nelle ‘cabine’ della sala cinematografica si svolgevano incontri sessuali, nei quali erano coinvolti anche minorenni, sia stranieri che italiani. Sesso a pagamento, consentito dal gestore della struttura, il cinquantasettenne A. L., napoletano, arrestato su richiesta del pm Immacolata Sica, provvedimento emesso dal gip del tribunale di Napoli, Umberto Lucarelli, e che ora deve rispondere del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Arrestate anche le due cassiere, R.A., 51 anni, e G.A., 41 anni, ora ai domiciliari. L’operazione è stata eseguita dagli agenti della Unità operativa “Tutela emergenze sociali e minori” della polizia municipale, coordinata dal capitano Sabina Pagnano. Gli incontri di sesso a pagamento iniziavano fuori alla sala cinematografica, poi, venivano consumati all’interno della struttura che aveva tre piani e ampie sale comuni per i “preliminari”. Nel corso di appostamenti nei primi mesi di questo anno furono sorprese e arrestate due persone, di cui una risultò essere un prete per il quale ci fu il provvedimento di sospensione a divinis da parte del vescovo di Cosenza, trovate a contrattare una prestazione sessuale con due ragazzini rom, uno di 11 e l’altro di 16 anni. Le indagini proseguono.

    http://www.corrieredellacalabria.it/index.php/cronaca/item/33314-napoli,-sequestrato-il-cinema-in-cui-fu-arrestato-il-prete-pedofilo-cosentino/33314-napoli,-sequestrato-il-cinema-in-cui-fu-arrestato-il-prete-pedofilo-cosentino

  • Sacerdote in carcere: “Conosco le mie debolezze”

    Sacerdote in carcere: “Conosco le mie debolezze”

    Don Massimo Iuculano, in carcere a Vercelli con l’accusa di avere adescato tre minori tramite Facebook e in seguito di averne abusato, parla nel corso dell’interrogatorio di garanzia: “Sono cosciente delle mie debolezze”. Una dichiarazione che potrebbe avere un pèso determinante nel procedimento a carico del prete, il quale in seguito ha manifestato di volersi avvalere della facoltà di non rispondere, chiudendosi poi nel silenzio con la frase “Sono disposto a parlare di fronte al pubblico ministero”.
    L’avvocato difensore, Carlo Bengino, assiste il sacerdote di fronte al gip Giulia Pravon, al quale ha già assicurato che la scuola salesiana dove esercitava don Iuculano, non è in alcun modo coinvolta nella vicenda, come da dichiarazione dello stesso prete.
    La frase di don Iuculano potrebbe essere intesa come a un’ammissione di colpevolezza, mentre si attende la conclusione della relazione del pm Francesco Saverio Pelosi, titolare dell’inchiesta. Rimane da determinare se il sacerdote potrebbe avere abusato di altri giovani, fra cui un 14enne italiano e due 17enni di origine straniera.
    E accuse sono comunque di violenza aggravata e prostituzione minorile, formulate dopo circa sette mesi di indagini in cui si sono avuti diversi riscontri, definiti dagli stessi inquirenti estremamente inquietanti.
    Il prete adescava miunorenni sui social network, poi a seguito dell’abuso faceva loro doversi regalini. Fra le novità emerse, anche il fatto che il prete aveva allestito una fitizia sala per lassaggi vicino al proprio ufficio, fingendosi conoscitore di questioni terapeutiche. La notizia dell’arresto del prete e di ciò che avrebbe compiuto ai danni di giovani adolescenti, ha scosso profondamente la comunità locale e naturalmente le autorità ecclesiastiche, le quali non hanno diffuso alcuna dichiarazione particolare in merito.

  • Perché Papa Francesco ha tolto la porpora al cardinale O’Brien

    Perché Papa Francesco ha tolto la porpora al cardinale O’Brien

    Fatti, dettagli e ricostruzioni

    “Il Santo Padre ha accettato la rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di Diritto Canonico, presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera, da Sua Eminenza il signor Cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, Arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh. Con questo provvedimento, Sua Santità manifesta a tutti fedeli della Chiesa in Scozia la sua sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione”. Così recita il comunicato stampa diffuso stamane dal Decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano.

    LE TAPPE DELLA VICENDA

    Si chiude così una vicenda che si trascinava dal febbraio del 2013, quando l’arcivescovo scozzese fu prima costretto a dimettersi da arcivescovo e successivamente a evitare di partecipare al Conclave che il 13 marzo avrebbe eletto Jorge Mario Bergoglio.

    LE DENUNCE DEGLI EX SEMINARISTI

    Lo scandalo era esploso in quell’inverno, quando tre sacerdoti e un ex sacerdote lo accusarono di aver tenuto nei loro confronti “un comportamento inappropriato” nei locali del seminario di St.Andrews. Tutti i fatti risalgono agli anni Ottanta. La prima denuncia fu depositata da un ex seminarista (oggi sposato) che considerava O’Brien la sua guida spirituale. Tutti e tre, comunque, hanno confermato che il presule era solito tenere quel genere di comportamenti soprattutto “durante le sedute di preghiera notturne”.

    LE DIMISSIONI E LA RINUNCIA AL CONCLAVE

    Dopo un primo tentativo di difesa, il cardinale aveva ammesso tutto: “Mi scuso con coloro che ho offeso e rinuncio al conclave perché non voglio l’attenzione dei media a Roma si concentrino su di me”. Contestualmente, al compimento dei 75 anni (età canonica per il pensionamento),Benedetto XVI accettava la sua rinuncia alla guida della diocesi di St.Andrews ed Edimburgo.

    L’ADDIO ALLA SCOZIA

    Il 15 maggio successivo, O’Brien lasciava la Scozia e a farlo sapere era sempre uno stringato comunicato della Sala stampa vaticana: “Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo Conclave, l’arcivescovo emerito di St. Andrews and Edinburgh, d’intesa con Papa Francesco, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del cardinale sarà da concordare con la Santa Sede”.

    L’ESITO DELL’INCHIESTA

    Nonostante formalmente il Papa si sia limitato ad accettare la rinuncia presentata da O’Brien, “non deve sfuggire la coincidenza temporale con l’inchiesta sul suo caso, affidata nell’aprile del 2014 al vescovo Charles Scicluna, già Promotore di Giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, oggi arcivescovo di Malta”, nota Andrea Tornielli su Vatican Insider.

    L’ULTIMO PRECEDENTE RISALE AL 1927

    L’ultimo cardinale a perdere la porpora è stato, nel 1927, Luis Billot. Anche in quel caso fu il padre gesuita – sostenitore dell’Action Française condannata da Pio XI l’anno prima – a rinunciare a ogni prerogativa e al titolo, ma fu Papa Ratti a pretendere quel gesto in un teso colloquio serale che ebbe luogo nel Palazzo apostolico.

    http://www.formiche.net/2015/03/20/cosi-il-papa-ha-deciso-togliere-la-porpora-al-cardinale-obrien/

  • La fabbrica dei preti: le storie necessarie di Giuliana Musso

    La fabbrica dei preti: le storie necessarie di Giuliana Musso

    Video: estratto de La fabbrica dei preti (© Giuliana Musso). Visibile solo da desktop foto di scena (© Luciano Paselli)

    Viaggio nella vita dei seminari anni ’50 e ’60. Tra regole disumanizzanti e abusi. Una narrazione civile basata su documenti e testimonianze. La recensione.

    Il fascino di una storia raccontata ad alta voce ha origini lontane, lontanissime è forse la forma di intrattenimento primeva. Ma le storie non sono sempre solo divertenti, quellebelle sono umane e dunque felici e infelici al contempo, cupe e vitali, lente ma anche dinamiche. La bellezza delle storie sta poi nel recuperare alla memoria frammenti di passato spesso volutamente tenuti nascosti oppure, se divulgati, ritenuti osceni, indecenti e quindi spostati in fretta e furia in un dimenticatoio pieno zeppo di racconti troppo umani.

    Il teatro di narrazione civile in Italia è andata a frugare in quei dimenticatoi, ha ricomposto la Storia, quella che viene censurata o negata, spesso anche raccogliendo testimonianze dirette. Giuliana Musso con il suo La fabbrica dei preti – andato in scena venerdì 6 febbraio 2015 al Teatro dell’Archivolto di Genova – fa proprio questo: porta sul palcoun contesto storico troppo in fretta archiviato, quello del Concilio Ecumenico del 1965, ma soprattutto le vicendeindividuali, altrettanto storiche, di piccoli uomini avviati al sacerdozio all’età di 10/11 anni e chiusi in seminari minori prima e poi maggiori fino all’età di 24 anni.

    Alternando una voce cronachistica, che racconta e legge, a tre principali voci caratterizzate di altrettanti parroci, Giuliana Musso ci conduce dentro un contesto storico rivoluzionariosia dal punto di vista religioso che laico: la metà degli anni ’60; ma anche dentro un ambiente immutato e immutabilecome quello dei seminari. Regole rigidissime che toccano orari, azioni, compiti, relazioni, possibilità o meno di parlare riportano ogni minima traccia di comportamento istintivo dentro una griglia disumanizzante che estirpi l’umano secondo precisi fini alti che richiedono l’annientamento totale del sé.

    In una società davvero civile, si bollerebbero questi contesti come luoghi di tortura, esplicite forme di violazione e abuso dei diritti sui minori. Sì, appunto abuso. In tutte le sue forme: dalle più insidiose, morbose e psicologiche alle più esplicite, risultato di una frustrazione sessuale e di una privazione al contatto perverse e oscene. Ma almeno della pedofilia all’interno della chiesa da un po’ di tempo si parla e si fa emergere il dolore restituendo un po’ di dignità a quanti ne hanno sofferto. Di tutto il resto invece non si dice.

    Tratto da La fabriche dai predis di Don Pietrantonio Bellina oLibris di pre Toni Beline, il lavoro di Giuliana Musso porta in scena le «quattrocento pagine in friulano – come scrive Paolo Rumiz – di un libro semiclandestino e mai tradotto: La fabriche dai predis. La fabbrica dei preti, cioè il seminario, descritto come struttura immutabile, iperconservatrice e sessuofobica. Un micidiale pamphlet, gonfio di una lingua schietta fino alla truculenza, scritto non da un politico anticlericale, ma un indomabile prete carnico, il fu Antonio Bellina» nato nel 1941 e morto nel 2007.

    Mentre Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, colui che dissela mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi divenuto padre per volontà di nostro signore, la notte precedente l’apertura del Concilio Ecumenico, che aveva fortemente voluto e organizzato in tempi rapidissimi su temi cruciali, faceva il suo famoso Discorso alla luna (11 ottobre 1962), quello in cui ricordava agli adulti di tornare a casa e non scordarsi di dare una carezza ai loro bambini e di asciugare le lacrime e avere parole consolatorie; d’altra parte i seminaristi – che erano appunto solo bambini – dovevano assecondare regole nate nel 1500. Quelle stesse maturate in seguito al Concilio di Trento in piena controriforma ovvero quando, in risposta alla riforma protestante, furono fondati i seminari.

    Discorso sconveniente fu la risposta del Cardinal Siri, presidente dei vescovi italiani, all’intervento notturno del Papa buono, che rimase in vita solo altri 8 mesi. E così seppure si proseguirà la riflessione e l’apertura verso grandi temi e le altre religioni, con Paolo VI, Giovan Battista Montini, nessuna scossa reale scardinerà il concetto di gerarchia a favore di quello di comunione, di sudditanza a favore di un’idea di far parte di, e la libertà di coscienza resterà possibilità praticata da pochi all’interno della chiesa – a Genova certamente dal nostro caro Don Gallo.

    Il teatro in questa narrazione civile è utilizzato nella sua forma più elementare: uno spazio vuoto, un interprete, pochissimi oggetti, la luce, la musica, qualche foto. È l’estrema accuratezza della composizione a creare efficacia,trasformando il semplice in complesso. La Storia con la Smaiuscola, Giuliana Musso ce la offre a mezza sala e in proscenio in una voce diretta. Il libro di pre Toni Beline viene interpretato da un leggìo con una voce cronachistica, che si affretta, questa volta impaziente – come quella lingua friulana dell’originale di cui ci ricorda Rumiz – una lingua che è portavoce intima di un vissuto che non si può più tenere dentro.

    Le foto dei seminaristi, in bianco e nero, in formazione davanti al seminario, ma anche in gita o in momenti vagamente ludici, scorrono su appositi schermi per diapositive portati sul palco.Come se fosse proprio il libro esploso dei ricordi e vissuti di pre Toni Beline che, aprendo il suo album, ci mostrasse sé stesso e tutti i suoi compagni: bambini, ragazzi e giovani uomini in ambito talare. Mentre le foto scorrono musiche e canzoni accuratamente guidano la visione delle immagini invece che restare colonne sonore, come poesie suscitano associazioni intense e profonde. Con tre voci, poi, tre distinte posture, gestualità e curatissimi toni e timbri del parlare,Giuliana Musso entra negli idioletti di tre diverse persone, tre pronunce con cadenze dialettali, ovvero mette i panni di tre preti speciali e lei sparisce. No, non si è cambiata d’abito. No, non ha messo una maschera. Solo una vocale e una del movimento del corpo (tra tempo e ampiezza del gesto)

    Riesumare i vissuti nascosti. Restituire voce a chi non ha potuto parlare. Ridare spazio ai fatti attraverso le vicende di tanti. Come scrive Walter Ong citando l’antropologo polacco, naturalizzato britannico, Bronis?aw Malinowski: «il linguaggio è un modo dell’azione e non semplicemente il contrassegno del pensiero». E se questo teatro riuscisse a smuovere le coscienze anche al di là dei fatti specifici e ricordarci quanto si gioca nell’educazione affettiva e relazionale dei bambini, maschi e femmine, ma soprattutto maschi, perché a loro è spesso negato di essere morbidi, sensibili, fragili. Umani.

    Laura Santini

  • Prescritto padre Aldo Mercurio per abusi sulla nipote di 3 anni, Catanzaro. Prete cappuccino di Montauro predica su facebook e vittima tenta il suicidio

    Prescritto padre Aldo Mercurio per abusi sulla nipote di 3 anni, Catanzaro. Prete cappuccino di Montauro predica su facebook e vittima tenta il suicidio

    Archivio . AdnAgenzia . 2001 . 10 . 09

    PEDOFILIA: CALABRIA, FRATE CAPPUCCINO ACCUSATO DI ATTI LIBIDINE
    DA ANNI ABUSAVA DELLA NIPOTINA CHE POI HA TENTATO IL SUICIDIO
    Catanzaro, 9 ott. – (Adnkronos) – La procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di un frate cappuccino, A.M. di 66 anni, che per anni avrebbe compiuto atti di libidine su una sua pronipote minorenne. Il frate, secondo la magistratura inquirente, avrebbe cominciato ad abusare della nipote gia’ dal 1995, quando questa aveva appena 11 anni. Gli abusi, di cui la madre della piccola era drammaticamente a conoscenza, sarebbero avvenuti fino a quando la bambina, ormai adolescente, non ha tentato di suicidarsi per la disperazione.

    Dalla indagini, infatti, e’ emerso che la bambina aveva raccontato degli abusi in un tema in classe e che l’insegnate ne aveva informato la madre. La signora, pero’, non volle denunciare l’accaduto ai carabinieri per paura di uno scandalo. Gli abusi sulla piccola si sono cosi’ protratti fino al tentato suicidio.

    Gli atti di libidine sarebbero stati perpetuati non solo nella casa della piccola, ma anche in casa di altri parenti.

    (Acz/Zn/Adnkronos)

    Ma se i preti predatori la fanno franca, a pagare sono spesso le vittime. Il trauma dell’abuso segna le loro vite di ragazzini o ragazzine e a volte non reggono al peso di non essere creduti. In Calabria, in un paese nei pressi di Soverato, mentre su un anziano frate sospettato di aver dedicato attenzioni morbose ad una sua pronipote dodicenne è calato il silenzio, la bambina abusata ha tentato il suicidio. Maria (il nome è di fantasia) si è tagliata le vene dei polsi. Per fortuna l’ha trovata in tempo sua madre e si è salvata.

    (26 aèrile 2002)

    www.repubblica.it/online/cronaca/pa…/mazzocchi.html

    Pedofilia. Prete di Catanzaro chiesti 6 anni di carcere, molestò più volte minorenne

    Pubblicato il 15 luglio 2010 17:58 | Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2010 18:32

    Una condanna a sei anni di reclusione è stata chiesta nei confronti di un sacerdote di 75 anni di Catanzaro accusato di aver molestato sessualmente una bambina minorenne di tredici anni. La richiesta di condanna è stata avanzata dal pubblico ministero, Carlo Villani, nel corso del processo in corso dinanzi ai giudici del tribunale di Catanzaro.
    Il processo è iniziato otto anni fa ma solamente ora, dopo che per sei volte è cambiato il collegio giudicante, è giunto alle battute finali. Il sacerdote, secondo l’accusa, svolgeva la sua attività in una parrocchia di un quartiere periferico di Catanzaro. Negli anni 1995-96 avrebbe abusato della minorenne in tre distinte circostanze.
    In particolare l’accusa contesta al sacerdote di aver compiuto atti sessuali con la minorenne. La vittima raccontò gli episodi ai genitori i quali denunciarono il sacerdote alla Procura della Repubblica di Catanzaro.

    www.blitzquotidiano.it/cronaca-ital…norenne-471987/

    PEDOFILIA: CHIESTA CONDANNA PER PRETE CATANZARESE

    16:45 15 LUG 2010

    (AGI) – Catanzaro, 15 lug. – Sei anni di reclusione ha chiesto oggi il pubblico ministero di Catanzaro Carlo Villani nei confronti di A. G. S. M., un prete 75enne della provincia di Catanzaro imputato per pedofilia. Le accuse, per la precisione, parlano di “atti di libidine violenta su una minorenne”, anche lei della provincia, che sarebbe stata baciata, toccata, e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996. Il lungo e dettagliato capo d’imputazione descrive condotte particolarmente gravi, per rispondere delle quali l’uomo e’ stato mandato sotto processo. Un processo iniziato otto anni fa, nell’ambito del quale la composizione della terna giudicante e’ mutata ben sei volte. A questo punto, pero’, dopo la requisitoria di oggi del pm, e la discussione dell’avvocato Salvatore Staiano, che rappresenta la parte offesa costituitasi parte civile, il giudizio parrebbe doversi concludere martedi’ prossimo, a seguito dell’arringa degli avvocati Rosario Chiriano e Sergio Rotundo, difensori dell’imputato. L’incombere della prescrizione, comunque, fa dubitare che si riesca ad andare oltre la sentenza di primo grado. (AGI) Ros/Cli

    www.agi.it/catanzaro/notizie/201007…ete_catanzarese

    Atti di libidine su una minorenne Chiesti sei anni per un religioso

    Data: Venerdi, 16 Luglio 2010

    I fatti contestati sarebbero avvenuti a Soverato e, per la precisione, parlano di «atti di libidine violenta su una minorenne», che sarebbe stata baciata, toccata …

    Catanzaro Sei anni di reclusione. È stata questa la richiesta del pubblico ministero di Catanzaro, Carlo Villani, nei confronti di A. M., un religioso 75enne imputato di pedofilia. Ieri l’udienza davanti al tribunale del capoluogo in composizione collegiale (presidente Antonio Battaglia, a latere Emanuela Folino e Adriana Pezzo, cancelliere Alfonso Laborioso).
    Un processo iniziato otto anni fa, nell’ambito del quale la composizione della terna giudicante è mutata ben sei volte. A questo punto, però, dopo la requisitoria di ieri del pm, il giudizio dovrebbe concludersi il 12 ottobre, data del rinvio dell’udienza, dopo la discussione dell’avvocato Salvatore Staiano, che rappresenta la parte offesa costituitasi parte civile (tramite i genitori della minore), e le arringhe degli avvocati Rosario Chiriano e Sergio Rotundo, difensori dell’imputato. L’incombere della prescrizione, comunque, fa dubitare che si riesca ad andare oltre la sentenza di primo grado.
    I fatti contestati sarebbero avvenuti a Soverato e, per la precisione, parlano di «atti di libidine violenta su una minorenne», che sarebbe stata baciata, toccata, e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996. Il lungo e dettagliato capo d’imputazione descrive condotte particolarmente gravi, per rispondere delle quali l’uomo è stato mandato sotto processo. Il religioso avrebbe non solo tentato di baciare la minorenne sulla bocca ma in un’occasione le avrebbe persino alzato la maglietta toccandole i seni oltre a prenderle la mano per porla nelle sua parti intime. Ma non basta. L’uomo è anche accusato di aver ricambiato le morbose attenzioni. In particolare, in un’occasione, «approfittando del fatto che la minore si trovasse a letto, ammalata» le avrebbe infilato la mano sotto il pigiama e avrebbe toccato le parti intime.
    Ad accusare il religioso, oltre alla parte offesa, i genitori della minore e altri quattro testimoni che, secondo quanto contenuto nel decreto che dispone il giudizio, avrebbero confermato le circostanze riferite dalla minore. Proprio per tutti questi motivi la Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal giudice per le udienze preliminari il rinvio a giudizio del religioso davanti al tribunale in composizione collegiale. Saranno proprio i tre giudici del Tribunale collegiale a dover stabilire l’eventuale penale responsabilità del sacerdote optando per la tesi accusatoria o, eventualmente, scegliendo la tesi difensiva proposta dai legali del religioso.
    La vicenda giunge al culmine proprio nel momento in cui la Chiesa ha previsto una stretta a tutto campo sugli abusi sessuali compiuti da religiosi. Le procedure aggiornate saranno contenute in un documento a firma del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale William Joseph Levada e, per approvazione, di Benedetto XVI. Rappresentando un sorta di “tagliando” al documento “Delicta graviora” che nel 2001, stabilendo quali siano i delitti più gravi contro la fede. (g.m. – gazzetta del sud)

    www.soveratoweb.com/modules.php?nam…=print&sid=9686

    Chiesti sei anni di reclusione per un prete accusato di pedofilia

    Catanzaro – Notizie

    pedofiloCatanzaro, 16 luglio 2010 – Il pm di Catanzaro, Carlo Villani, nella requisitoria ha chiesto 6 anni di reclusione per un prete accusato di pedofilia. Il processo è iniziato otto anni fa e ora dopo la requisitoria del Pubblico Ministero il procedimento sarà chiuso entro il 12 ottobre data del rinvio dell’udienza. L’incombere della prescrizione fa dubitare che si possa andare al di là della sentenza di primo grado. I fatti contestati sarebbe avvenuti a Soverato. Si parla nello specifico di “atti di libidine violenta su una minore” che sarebbe stata toccata, baciata e costretta a diversi altri atti sessuali in diverse occasioni tra il 1995 e il 1996. Il religioso non avrebbe solo baciato la piccola sulla bocca ma in un’occasione le avrebbe alzato la maglietta toccandole i seni oltre a prenderle la mano per portarla verso le sue parti intime. In un’altra occasione sempre il prete, essendo la bambina al letto ammalata, ha spostato le coperte e messo una mano sotto il suo pigiamino per toccarle le parti intime. Ad accusare il religioso, oltre alla parte offesa, i genitori della minore e quattro testimoni. La vicenda giunge a soluzione nel momento in cui la Chiesa ha sancito norme severissime per i sacerdoti che si macchiano di questo aberrante crimine contro degli innocenti. I bambini vanno rispettati e protetti perché rappresentano il nostro futuro e non usati come dei giocattoli sessuali. (Chantal Concetta Castiglione)

    www.calabriah24.it/201007166303/cat…-pedofilia.html

    PRETE MOLESTÒ MINORENNE. REATO PRESCRITTO

    12-10-2010 19:15

    I giudici del tribunale di Catanzaro hanno emesso una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di un sacerdote di 75 anni accusato di aver molestato sessualmente una bambina di tre anni. Il pubblico ministero, Carlo Villani, ha chiesto la condanna dell’imputato a sei anni di reclusione. I difensori del sacerdote, gli avvocati Sergio Rotundo e Rosario Chiariano, hanno invece sostenuto la completa estraneità del loro assistito. Il processo è iniziato otto anni fa ma solamente ora, dopo che per sei volte è cambiato il collegio giudicante, è giunto a sentenza. Il sacerdote svolgeva la sua attività in una parrocchia di un quartiere periferico di Catanzaro. Negli anni 1995-96, secondo l’accusa, avrebbe compiuto atti di libidine (in base alla vecchia normativa sulla violenza sessuale) nei confronti della minorenne in tre distinte circostanze. La vittima raccontò gli episodi ai genitori i quali denunciarono il sacerdote alla Procura della Repubblica di Catanzaro.

    www.telereggiocalabria.it/news/1-cr…prescritto.html

    13/10/2010
    Soverato: Frate pedofilo? Reato prescritto
    Catanzaro – Si è concluso con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione il processo penale a carico di A.M., un religioso oggi 75enne imputato di pedofilia. Al termine della camera di consiglio la pronuncia è stata emessa ieri pomeriggio dal Tribunale collegiale di Catanzaro, al quale il pubblico ministero Carlo Villani – al termine della requisitoria del 15 luglio scorso – aveva chiesto una condanna a sei anni di galera. Aveva chiesto di affermare la penale responsabilità dell’imputato anche l’avvocato Salvatore Staiano, che rappresentava la parte offesa costituitasi parte civile, mentre A.M. era difeso dagli avvocati Rosario Chiriano e Sergio Rotundo.
    I fatti oggetto del procedimento penale concluso con la sentenza di ieri sarebbero avvenuti a Soverato. Le accuse contestate all’imputato, per la precisione, parlavano di «atti di libidine violenta su una minorenne», nipote dello stesso religioso, che sarebbe stata baciata, toccata e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996.
    Il lungo e dettagliato capo d’imputazione formalizzato a carico di A.M. descriveva condotte particolarmente gravi, per rispondere delle quali l’uomo è stato mandato al processo, iniziato otto anni fa, nell’ambito del quale la composizione della terna giudicante è mutata per sei volte. Gli anni sono dunque passati, le udienze si sono susseguite fino a giungere alla prescrizione dei reati ipotizzati a carico del frate.
    Ad accusare il religioso, oltre alla parte offesa, i genitori della minore e altri quattro testimoni che, secondo quanto contenuto nel decreto che disponeva il giudizio, avrebbero confermato le circostanze riferite dalla minore. Racconti e testimonianze dei quali la Procura della Repubblica si è avvalsa nel corso delle indagini preliminari, concluse poi con la richiesta di rinvio a giudizio; e sulla base delle stesse accuse, il giudice per le udienze preliminare ha disposto il rinvio a giudizio del religioso davanti al Tribunale in composizione collegiale.
    Ieri pomeriggio, dunque, è giunta la sentenza che ha messo la parola fine. Il collegio giudicante (presidente Antonio Battaglia, a latere Emanuela Folino e Adriana Pezzo, supportati dal cancelliere Alfonso Laborioso) si è preso 90 giorni per il deposito delle motivazioni della propria sentenza.
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    www.telejonio.com/soverato-frate-p…to-nId1516.html

    Catanzaro. Prete accusato di pedofilia: interviene la prescrizione

    Catanzaro. La lunghezza di un processo, tanto per cambiare, ha dato luogo ad una sentenza di non luogo a procedere. Questa volta non si conoscerà la verità in relazione ad un caso di pedofilia. Sul banco degli imputati il prete 75enne di una parrocchia dell’area periferica di Catanzaro, accusato di aver commesso in tre distinti episodi atti di libidine ai danni di una bimba di tre anni. Una vicenda che risale al periodo a cavallo tra il 1995 ed il 1996 ed il cui processo che ne è seguito, grazie alle continue interruzioni dovute all’avvicendamento dei giudici della Corte, si è protratto per otto anni. La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Carlo Villani aveva richiesto una pena pari a 6 anni di carcere. I legali del prete, gli avvocati Rosario Chiariano e Sergio Rotundo, hanno caldeggiato, al contrario la sua assoluta innocenza. Furono i genitori della piccola a presentarsi dai magistrati per denunciare il parroco.

    www.newz.it/2010/10/13/catanzaro-pr…crizione/67583/

    Catanzaro: accuse di pedofilia prescritte per sacerdote della provincia

    Martedì 12 Ottobre 2010

    Una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione e’ stata emessa oggi nei confronti di A. G. M., un prete 75enne della provincia di Catanzaro imputato per pedofilia.
    La pronuncia e’ stata emessa dal tribunale collegiale di Catanzaro, cui il pubblico ministero di Catanzaro Carlo Villani aveva chiesto una condanna a sei anni di galera. Aveva chiesto di affermare la penale responsabilita’ dell’imputato anche l’avvocato Salvatore Staiano, che rappresentava la parte offesa costituitasi parte civile, mentre A. G. M. era difeso da Rosario Chiriano e Sergio Rotundo. Le accuse contestate all’imputato, per la precisione, parlavano di “atti di libidine violenta su una minorenne”, anche lei della provincia di Catanzaro, che sarebbe stata baciata, toccata, e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996. Il lungo e dettagliato capo d’imputazione descriveva condotte particolarmente gravi, per rispondere delle quali l’uomo e’ stato mandato al processo, iniziato otto anni fa, nell’ambito del quale la composizione della terna giudicante e’ mutata per sei volte.
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    Catanzaro: prete accusato di pedofilia

    Il Pubblico ministero ha chiesto sei anni di reclusione per l’imputato

    prete15 / 07 / 2010
    Sei anni di reclusione ha chiesto oggi il pubblico ministero di Catanzaro Carlo Villani nei confronti di A. G. S. M., un prete 75enne della provincia di Catanzaro imputato per pedofilia.
    Le accuse, per la precisione, parlano di “atti di libidine violenta su una minorenne”, anche lei della provincia, che sarebbe stata baciata, toccata, e costretta ad altri atti sessuali in diverse occasioni, avvenute in un periodo compreso tra il 1995 ed il 1996. Il lungo e dettagliato capo d’imputazione descrive condotte particolarmente gravi, per rispondere delle quali l’uomo e’ stato mandato sotto processo. Un processo iniziato otto anni fa, nell’ambito del quale la composizione della terna giudicante e’ mutata ben sei volte. A questo punto, pero’, dopo la requisitoria di oggi del pm, e la discussione dell’avvocato Salvatore Staiano, che rappresenta la parte offesa costituitasi parte civile, il giudizio parrebbe doversi concludere martedi’ prossimo, a seguito dell’arringa degli avvocati Rosario Chiriano e Sergio Rotundo, difensori dell’imputato. L’incombere della prescrizione, comunque, fa dubitare che si riesca ad andare oltre la sentenza di primo grado.

    (AGI)

    http://www.calabriaonline.com/articoli/catanzaro-prete-accusato-di-pedofilia_1691.htm

    www.diocesicatanzarosquillace.it/do…cesano_2012.pdf

    P. Aldo MERCURIO n. Montauro 19/11/1935 – ord. 15/07/1961. Confessore – Archivista – Bibliotecario

    www.amicifrancescani.it/cappuccinicatanzaro.htm
    Padre Aldo Mercurio,confessore e si dedica alla cultura.


    www.facebook.com/aldo.mercurio

    www.catanzaroinforma.it/pgn/newslettura.php?id=68096

    CRONACA / ‘Sant’Antonio per immagini’, la festa alla Chiesa del Monte

    Con una mostra speciale si festeggia il santo nella chiesa del centro storico

    Mercoledì 11 Giugno 2014 – 14:34
    CatanzaroInforma.it: ‘Sant’Antonio per immagini’, la festa alla Chiesa del MonteCatanzaroInforma.it: ‘Sant’Antonio per immagini’, la festa alla Chiesa del Monte
    Presso i Cappuccini della Chiesa del Monte di Catanzaro è stata inaugurata giorno 7 giugno la mostra “Sant’Antonio per immagini”, una interessante e preziosa esposizioni di santini d’epoca – dal 1600 al 1900 – dove viene evidenziato come la rappresentazione del Santo di Padova, si sia arricchita, nel corso dei secoli, del simbolismo legato al Santo (giglio, Bambin Gesù, libro, pane) e sia passata da manufatto essenziale, quello dei monasteri e delle clausure, a immagine sempre più curata nei particolari e nella fattura attraverso la stampa meccanica dei famosi merlettati. Oltre cento santini prescelti tra gli ottocento che costituiscono la collezione di Iannicelli che da molti anni oramai si dedica alla ricerca delle immagini di Sant’Antonio prodotte sia in Italia che all’estero. A parte il lato religioso, Antonio Iannicelli, curatore della mostra, si è intrattenuto con i visitatori sulla storia del santino nel corso dei secoli; sul materiale utilizzato, i procedimenti di stampa, le tecniche della produzione, l’iconografia, le retrostanti preghiere, gli incisori e gli editori, a volte vere e proprie famiglie di artisti impegnati nel campo. Una mostra davvero apprezzabile che durerà fino al 13 giugno. Nel pomeriggio di giorno 9, sempre presso i Cappuccini del Monte, alla presenza del Padre Provinciale dei Cappuccini, Giambattista Urso è stato presentato il libro “Sant’Antoniu miu binignu”, un excursus sulla devozione popolare calabrese al Santo di Padova: esercizi spirituali, orazioni, invocazioni e canti sono riportati nei svariati dialetti delle comunità calabresi attraverso le testimonianze rilevate in circa venti paesi presi a campione. Tutte le orazioni evidenziano una devozione sempre attuale al Santo, considerato la “panacea” per le afflizioni spirituali e materiali. L’incontro che ha fatto registrare pregevoli ed interessanti interventi di Cesare Mulè, Presidente emerito del Cenacolo dei Dieci, di Francesco Graceffa, storico e della docente Rita Pistoia, è stato moderato da padre Aldo Mercurio. Inusuale e sorprendente l’apertura dei lavori con un canto popolare a Sant’Antonio, eseguito con la chitarra battente da Andrea Bressi, appassionato etnomusicologo catanzarese. L’autore soffermandosi sulla devozione dei Catanzaresi a Sant’Antonio di Padova, definito un tempo santo forestiero, ha declamato la poesia di Patari “Sant’Antoni e San Franciscu” che – secondo il poeta – descriveva la “preferenza” dei Cappuccini del Monte per il loro beniamino a discapito degli altri Santi della chiesa; poi, soffermandosi sulle orazioni per la ricerca del buon marito, bellamente riportate nel libro, ha letto la poesia in vernacolo “A Mariannina” di Ettore Alvaro che evidenzia l’accanimento con il quale le giovanette di un tempo chiedevano la grazia al Santo per l’invio del buon marito. L’incontro si è arricchito con interventi del pubblico in sala. Testimonianze di Francesca Rizzari Gregorace, Tonino Barbato e Totò Benefico. A chiusura della serata, il sempre bravo Andrea Bressi ha eseguito un ulteriore canto popolare a Sant’Antonio, accompagnandosi, questa volta, con l’organetto diatonico. Grazie a padre Carlo Fotino, Superiore del Convento, a tutti i Cappuccini e ad Alberto Lorenzo, quest’ultimo perfetta macchina organizzatrice dell’evento i festeggiamenti sono stati aperti in forma solenne e continuano, sempre presso la Chiesa del Monte, con le Sante Messe agli orari previsti e con la benedizione dei pani, e dei bambini. Giorno 13 alle ore 18,00 è prevista la Santa Messa presieduta dal Vescovo Emerito Mons. Antonio Cantisani.

    www.amicifrancescani.it/programmatredicinaquattordici.htm

    1 giugno: Padre Aldo mercurio – Antonio: storia di una vocazione cristiana

    www.amicifrancescani.it/programmadefuntidue.htm

    HIESA DEL MONTE – FRATI MINORI CAPPUCCINI
    CATANZARO

    OTTAVARIO PER I DEFUNTI
    DALL’ 1 ALL’ 8 NOVEMBRE 2014

    PROGRAMMA

    SABATO 1 NOVEMBRE – SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

    AL MATTINO SANTE MESSE ORE 9,30 – 11,30.
    17,15: SANTO ROSARIO E PREGHIERA DI INTERCESSIONE PER I FRATELLI DEFUNTI.
    18,00: S. MESSA. PRESIEDE PADRE ALDO MERCURIO.

    http://laici.forumcommunity.net/?t=57259604

  • Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Già accusato di pedofilia il prete presente al convegno sulla famiglia in Lombardia rischia grosso

    La gaffe è stata di quelle senza rimedio: al convegno organizzato nei giorni scorsi in difesa della famiglia da alcune organizzazioni cattoliche tradizionaliste con l’appoggio della Regione Lombardia, ben visibili in prima fila i vertici politici locali del centrodestra – Maroni, Formigoni e La Russa fra gli altri – siede, subito dietro, don Mauro Inzoli, storico dirigente di Comunione e Liberazione condannato dalla Santa Sede nientemeno che per pedofilia. Non solo: il convegno – “Difendere la famiglia, difendere la comunità” tenutosi il 17 gennaio – viene preceduto da polemiche aspre perché uno degli intenti dell’evento è quello di dimostrare che l’omosessualità è una malattia da curare. Per questo fra i promotori dell’evento che c’è un’organizzazione, “Obiettivo Chaire” che è specializzata sulla materia. Insieme a loro figurano quelli di “Alleanza cattolica”, presenza ormai consolidata del tradizionalismo cattolico con agganci nella destra italiana.

    Avviene pure che un giovane prova a prendere la parola per chiedere ai presenti se siano in grado di dire con certezza che i loro figli sono tutti eterosessuali. Viene sommerso dai fischi, alcuni si alzano, La Russa pure è fra i contestatori, il ragazzo viene preso e portato fuori. Nel video dell’episodio che circola sul web, però, spicca un particolare in più: s’ intravede don Inzoli seduto sorridente dietro le prime file delle autorità esattamente nel posto in cui verrà immortalato dai fotografi e quindi individuato. Il convegno ha suscitato le proteste delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali, è stato definito “omofobo” da più parti. Il presidente Maroni aveva orgogliosamente difeso l’evento e la presenza del marchio ‘Expo’ sulle locandine nonostante le richieste pervenute dal commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, di levarlo.

    La sfida di Maroni e dei cattolici tradizionalisti è lanciata, ma accade un fatto imprevisto: viene rilevata da Sel la presenza al convegno di un prete ciellino di alto rango, vicino a don Giussani, presidente dal 1997 al 2012 del Banco Alimentare, amico della Compagnia delle Opere, sempre presente al Meeting di Rimini, personaggio pubblico in cento occasioni del Banco alimentare e di Cl. Il prete è stato condannato per abusi sui minori dalla Chiesa di Roma. Nel giugno del 2014 monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Crema, la diocesi di don Inzoli, affermava infatti in un comunicato: «in nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”».

    C’è però di più. Don Inzoli era stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede nel dicembre del 2012 con una pena canonica particolarmente severa: la dimissione dallo stato clericale, in pratica era stato spretato tanto erano evidenti i fatti contestati. C’era però stato l’appello dopo il quale i reati sono stati in effetti confermati, tuttavia papa Francesco applicava un criterio meno rigido, fondato, spiegava il vescovo, su due punti fermi: severità e misericordia. Così nel giugno del 2014, si arriva a questa conclusione certificata ancora una volta dalla Congregazione per la dottrina della fede: «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale». «Don Mauro – si spiegava – non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano». Quindi «Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’ adeguata psicoterapia».

    C’è una questione che viene fuori con evidenza: don Inzoli ha disobbedito alla sentenza? Insomma è venuto meno a quanto deciso dalla Santa Sede? Una delle indicazioni chiare è quella di condurre una vita di “umile riservatezza”, e su questo ci sono pochi dubbi: la sua presenza tanto evidente a un convegno pubblico per altro così esposto ai media, è già un elemento concreto; mentre l’inosservanza delle restrizioni forse non emergerebbe da quel contesto ma è tutto da verificare.

    Cosa deciderà il Vaticano è quanto si appurerà nei prossimi giorni. Emergono però alcuni dati di fatto dalla vicenda nel suo insieme. Don Inzoli è legato a un’organizzazione cattolica, CL, che rappresenta un pezzo importante di potere politico ed economico nel nord Italia in particolare ma non solo. È per questo che il sacerdote fa, in buona sostanza, come gli pare anche di fronte a un giudizio definitivo della congregazione per la dottrina della fede? Anche, certamente. Ma la realtà è che il caso di don Inzoli rischia di non essere isolato. E se già non sono molti in Italia i procedimenti aperti da tribunali vaticani contro sacerdoti accusati di abusi sessuali, (mentre aumentano quelli portati avanti dalla magistratura civile), per un malinteso senso ‘corporativo’ di cui la gerarchia ecclesiastica del nostro Paese non vuole liberarsi, c’è anche la difficoltà nel verificare che la pena venga rispettata e applicata.

    Inoltre l’episodio rivela un più generale allontanamento dal magistero del papa da parte di ambienti cattolici conservatori che, ben lungi dal fare proprio il criterio della Chiesa ‘ospedale da campo’, dell’accoglienza cioè verso tutti pur nella salvaguardia dei principi — una Chiesa non dogana burocratica ma che rispetta la complessità umana — promuovono al contrario convegni politici in cui si vogliono “curare” i gay. Per incidente questa volta nella rete è cascato un prete riconosciuto abusatore di minori dalla Santa sede, il che dicevamo suona come un “de porfundis” per l’evento in sé. E tuttavia si registra ormai uno scisma silenzioso a destra, che non esita ad appoggiarsi al centrodestra politico in Italia, ricostruendo la vecchia alleanza ancién regime dei decenni in cui la Chiesa italiana è stata guidata dal cardinale Camillo Ruini. Non è un fenomeno di massa, sembra anzi raccogliere frange estreme che si coagulano provando a rinsaldare identitarismo religioso e nazionalismo conservatore, secondo uno schema già sperimento negli anni scorsi e collaudato in Paesi come la Francia. Però il fenomeno esiste.

    C’è infine un altro aspetto della vicenda che non può essere tralasciato. E cioè una sorta di resistenza passiva della Conferenza episcopale ad ammettere la collaborazione con le autorità civili nei casi di abuso sessuale da parte del clero. Da diversi anni la Cei sta elaborando delle linee guida contro gli abusi che sono state più volte riviste e criticate dal Vaticano, il dibattito è ancora in corso.

    http://www.linkiesta.it/don-mauro-inzoli-pedofilia-intervento-vaticano