Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sala

  • Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Non s’arrende, Jozef Wesolowski, l’ex nunzio a Santo Domingo coinvolto in diversi casi d’abusi sessuali su minori e ridotto allo stato laicale lo scorso giugno dall’ex Sant’Uffizio. L’ex diplomatico polacco, ha spiegato ieri alla stampa padre Federico Lombardi, “ha presentato appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado. Il relativo giudizio presso la Congregazione per la Dottrina della fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane, probabilmente in ottobre”.

    L’EX NUNZIO HA PERSO L’IMMUNITA’ DIPLOMATICA

    In ogni caso, ha precisato il direttore della Sala stampa, “Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità, e come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva”. Era stata la Segreteria di stato, un anno fa e su sollecitazione del Papa, a rimuovere il diplomatico dalla nunziatura di Santo Domingo, richiamandolo a Roma. Su di lui pesavano le durissime accuse del cardinale Nicolas Lopez Rodriguez – Wesolowski è stato condannato in primo grado per aver adescato minori pagandoli per compiere atti sessuali, sia sulle spiagge dell’isola caraibica che all’uscita di locali.

    L’IMPEGNO DELLA SANTA SEDE CONTRO I CASI D’ABUSO SU MINORI

    Dallo scorso giugno, all’ex sacerdote è negata quella “relativa libertà di movimento” che gli era stata concessa in attesa della conclusione del processo di primo grado. Padre Lombardi ha ricordato come “lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra invece l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato”. Il Papa, ha chiarito ancora il direttore della Sala stampa, “si mantiene attentamente informato e vuole che il caso sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore”. Oltre ad aver attivato laspeciale commissione sugli abusi sessuali, presieduta dal cardinale Sean O’Malley, oggi arcivescovo di quella Boston tramortita un decennio fa da uno dei più grandi scandali che hanno colpito la chiesa americana, a inizio luglio il Pontefice aveva ricevuto a Santa Marta alcune vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero.

    “POTRA’ ESSERE SOGGETTO A PROCEDIMENTI DA PARTE DI ALTRE MAGISTRATURE”

    Inoltre, Wesolowski potrebbe “essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo”, essendo cessata l’immunità diplomatica. Una volta terminato l’iter canonico, sarà la volta del processo penale. La prospettiva di un arresto è possibile, visto che dal Vaticano si assicura che “saranno adottati nei confronti dell’ex nunzio tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso”.

    CONDANNA AL MASSIMO DELLA PENA

    La decisione di privare il diplomatico polacco dell’immunità era stata chiesta anche dal Comitato Onu contro la Tortura, che all’inizio dell’anno aveva lanciato una sorta di ultimatum alla Santa Sede, ponendo come unica alternativa al processo a Roma l’estradizione a Santo Domingo. Il presidente domenicano Danilo Medina, poi, al termine di un’udienza con il Papa che s’era svolta il 26 giugno scorso, aveva fatto sapere che Francesco gli aveva assicurato che a Wesolowski sarebbe stato inflitto “il massimo della pena”.

    http://www.formiche.net/2014/08/26/wesolowski-pedofilia-vaticano/

  • Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    L’ex nunzio a Santo Domingo, l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, reagisce alla condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. «Mons. Wesolowski ha proposto recentemente appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado di condanna alla dimissione dallo stato clericale», ha fatto sapere questa sera il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, spiegando che «il relativo giudizio presso la Congregazione della Dottrina della Fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane (probabilmente in ottobre)».

    Avrà un secondo grado, quindi, il giudizio canonico sull’ex-nunzio, sospeso dalle funzioni e richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’agosto scorso in seguito alle accuse di pedofilia. Una volta finito il giudizio canonico, poi, Wesolowski è anche atteso dal processo penale nel Tribunale vaticano. «In ogni caso – ha spiegato infatti Lombardi – mons. Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità e,come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva».

    Il portavoce vaticano ha anche replicato a quanto apparso in questi giorni su organi di stampa, osservando che «le Autorità della Santa Sede – fin da quando il caso è stato loro proposto – si sono mosse tempestivamente e correttamente, alla luce dello status specifico di cui mons. Wesolowski godeva come rappresentante diplomatico della Santa Sede. Ciò sia in occasione del suo richiamo a Roma, sia nella trattazione del caso in contatto con le Autorità della Repubblica Dominicana».

    Secondo padre Lombardi, «lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra, invece, l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato, su cui il Papa Francesco si mantiene attentamente informato e che vuole sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore». Il portavoce della Santa Sede dà comunque un ulteriore annuncio sulle altre possibili iniziative giudiziarie da Santo Domingo contro l’arcivescovo polacco, che ormai ha perso anche l’immunità diplomatica: «avendo mons. Wesolowski cessato le funzioni diplomatiche con la connessa immunità – spiega -, potrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo».

    L’unico dubbio che rimane è dove si trovi ora Wesolowski, che, secondo quanto aveva spiegato lo stesso Lombardi al momento della condanna di primo grado, doveva essere sottoposto, in attesa del prosieguo dei giudizi a suo carico, a un provvedimento di limitazione della libertà personale.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_wesolowski_papa_vaticano_lombardi/notizie/862816.shtml

  • “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    AVEZZANO. Una richiesta di risarcimento di 50mila euro per un reato di violenza sessuale. È la richiesta di una delle due donne marocchine vittime di presunte avance da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa, che ha patteggiato nel 2010 per abusi sessuali.

    Dopo la vicenda penale, la straniera, difesa dall’avvocato Cesidio Di Salvatore, ha avviato una causa di risarcimento danni. Sono stati ascoltati dei testimoni e analizzati gli atti del procedimento penale. Alla fine di settembre si terrà l’udienza. Don Duilio Testa, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione, davanti al giudice del tribunale di Avezzano.

    Il sacerdote fu trasferito nel 2004 a Trasacco dall’allora vescovo Lucio Renna, da Castellafiume, per sostituire padre Emilio, l’unico frate francescano rimasto nella Chiesa della Madonna del Perpetuo soccorso, al centro di una violenta protesta dei fedeli che occuparono il luogo sacro per diversi mesi contro il trasferimento dello stesso frate. Secondo l’accusa, avrebbe costretto due giovani originarie del Marocco a subire le sue avance nella casa canonica della chiesa. Le indagini, che si sono protratte per diversi mesi, avrebbero permesso di accertare, anche con registrazioni messe in atto dalle ragazze, la veridicità delle accuse.

    Dopo l’avvio del procedimento, il sacerdote sarebbe stato convinto a optare per il patteggiamento. Due anni fa il sacerdote arrivò sulle pagine di cronaca nazionale anche per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare così di rompere l’apatia degli adolescenti che disertano la chiesa. Don Duilio ha trascorso 33 anni nel Congo come missionario in situazioni di povertà e difficoltà anche dal punto di vista climatico. È stato inoltre cappellano in diverse strutture ospedaliere, tra cui quella di Tagliacozzo, per diversi anni. Il parroco, che attualmente celebra a Pescocanale, frazione di Capistrello, ma diocesi non più di Avezzano bensì di Sora, è nullatenente e la Curia di Sora, tantomeno quella di Avezzano, non possono rispondere di una colpa personale. Nonostante ciò, la donna dovrà pagare 1.500 euro di imposte di registro, ma anche lei è nullatenente.
    Pietro Guida
    12 agosto 2014

  • PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    1. PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    2. UN “SEGNALE” CHE IL PONTEFICE HA VOLUTO DARE AI CARDINALI E ALLA CURIA TUTTA?

    3. TANT’È CHE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SECONDA INTERVISTA DI SCALFARI, QUELLA IN CUI IL PAPA PARLAVA DELL’ESISTENZA DI ‘’VESCOVI E CARDINALI PEDOFILI’’, LE PORPORE HANNO REAGITO MALE E PRETESO CHE PADRE LOMBARDI SMENTISSE TUTTO, INCOLPANDO EU-GENIO

    4. MA IL PASSAGGIO SUI ‘’CARDINALI PEDOFILI’’ NON È PEREGRINO. BASTA SPULCIARE LE BIOGRAFIE DELLE PORPORE E QUALCHE EPISODIO TORBIDO SALTA FUORI. E’ IL CASO DEL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL, NUOVO BOSS DELLE FINANZE D’OLTRETEVERE

    5. CON LA RI-PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA INTERVISTA, BERGOGLIO MANDA ALCUNI SEGNALI. PRIMO: IN VATICANO COMANDA LUI E NON PELL. DUE: VIRGOLETTE O NO, IL SENSO DELLE SUE PAROLE RESTA. TERZO: PER CHI VUOLE SILENZIO SUI PEDOFILI, SO’ CAZZI AMARI

    1 – DAGOREPORT

    Chi l’avrebbe mai detto che l’ateo e bigamo Eu-Genio Scalfari sarebbe stato – a sua insaputa – al centro di un giallo Vaticano che coinvolge il Papa, la Segreteria di Stato, la sala stampa e molti dei cardinali di Curia.

    Cosa è successo?

    Il primo ottobre del 2013 “Repubblica” manda in stampa la prima, clamorosa, intervista di Scalfari a Papa Francesco. Neanche il tempo di compiacersi per lo “sgub” che il Fondatore incassa una raffica di smentite, viene accusato di aver virgolettato parole mai pronunciate da Bergoglio, l’intervista viene declassata al rango di “colloquio privato” (con una serie di eterodossie tutte attribuite al giornalista) e rimossa dal sito della Santa Sede.

    Amen.

    Passano 10 mesi e Scalfari, orgoglioso e testardo, ci riprova.

    Seconda “intervista” al Pontefice argentino. Ma cambiando l’ordine dei virgolettati, il risultato non cambia: polemiche, precisazioni, smentite. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa, striglia “Barbapapà” per aver attribuito al Papa pensieri e parole non corrispondenti alla realtà: “Non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente”.

    Ma stavolta l’intervento di Padre Lombardi non è solo un’attenta puntualizzazione.

    No, il suo è un intervento a gamba tesa per sedare la furia dei cardinali che hanno letto le parole di Bergoglio secondo il quale “la pedofilia dentro la Chiesa è al livello del due per cento. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo”.

    Apriti cielo! Il Papa che pubblicamente riconosce che tra vescovi e cardinali ci sono dei pedofili è stato un brutto gancio al mento per le porpore che hanno così bombardato Padre Lombardi con una gragnuola di telefonate di proteste, imponendo il teatrino delle smentite.

    E Bergoglio? Non ha apprezzato il dinamismo di Padre Lombardi. Il Papa non ha chiesto di smentire Scalfari né di rinnegare l’intervista. Anche davanti all’indignazione degli alti prelati, l’argentino “venuto dalla fine del mondo” non ha battuto ciglio. E allora chissà se c’è direttamente il Papa, o qualche bergogliano di ferro, dietro la ri-pubblicazione lampo sul sito della Santa Sede della prima intervista concessa a Scalfari.

    Un’apparizione misteriosa, durata poche ore (poi l’intervista è stata rimossa come già accaduto dieci mesi fa), ma che ha il peso di un macigno. Nulla, in quella monarchia teocratica che è il Vaticano, accade per caso. E la ri-pubblicazione dell’intervista di Scalfari ha il sapore della sfida. Un segnale lanciato agli addetti ai livori in servizio permanente nelle Segrete stanze. Quasi a voler dimostrare che i virgolettati attribuiti al Papa, anche i più controversi, non sono poi così lontani dalla realtà.

    Anche il passaggio sui cardinali e i vescovi pedofili non è peregrino.

    D’altronde a voler spulciare le biografie delle porpore, qualche episodio torbido salta fuori. E’ il caso del cardinale australiano George Pell, gran Capo della Segreteria per l’Economia e nuovo boss delle finanze d’Oltretevere.

    Nell’ottobre del 2002, Pell fu accusato di aver commesso abusi sessuali quando era ancora seminarista, ai danni di un ragazzino di 12 anni durante un campo estivo per chierichetti nel 1961. L’inchiesta, durata due settimane, si risolse con un nulla di fatto. Pell fu scagionato perché il giudice dichiarò di non aver potuto accertare la fondatezza delle accuse, aggiungendo di aver tenuto conto delle difficoltà legali incontrate dalla difesa a causa del lungo periodo di tempo trascorso. E furono riconosciute “alcune critiche valide” alla credibilità dell’accusatore.

    Pell finì nuovamente nel calderone qualche anno dopo. Quando un nuovo scandalo pedofilia travolse la Chiesa australiana. I più alti prelati, tra cui Pell, furono accusati di non aver denunciato alle autorità i gravi casi di pedofilia commessi, fra il 1982 e il 1984, da un sacerdote identificato come padre F.

    Inoltre l’ex arcivescovo di Sidney si è a lungo battuto anche per scaricare dalla Chiesa la responsabilità del risarcimento economico alle vittime dei pedofili in tonaca. Pell, nella battaglia legale con l’ex chierichetto John Ellis, riuscì a far stabilire un precedente secondo cui “la Chiesa non esiste come entità legale” e perciò non può essere soggetta a cause di risarcimento. Una decisione che ha fatto risparmiare alla Chiesa milioni di dollari in risarcimenti a vittime di abusi.

    In Vaticano sono in molti a ritenere che sia stata di monsignor Pell la reazione più violenta alle parole del Papa sui cardinali pedofili. Inoltre si sussurra che sia stato proprio l’ex arcivescovo di Sidney a commissionare la frettolosa smentita a Scalfari che Padre Lombardi ha affidato ai media…

    2 – IL VATICANO SBIANCHETTA L’INTERVISTA DI SCALFARI AL PAPA

    Antonio Margheriti Mastino per “Libero Quotidiano”

    In silenzio e di soppiatto era comparsa, in silenzio e di soppiatto è scomparsa. Tutto in 24 ore. Nelle quali, come molti hanno intuito, stava consumandosi una dramma tutto interno al Vaticano, e più precisamente nel perimetro di Santa Marta. Alle 6 del mattino di mercoledì 16 luglio, il blog della misteriosa “Raffaella” – che alcuni sospettano essere un informatissimo prelato di curia – dà la notizia dell’avvenuta ripubblicazione sul sito della Santa Sede della prima intervista Eugenio Scalfari a Papa Francesco, di quasi un anno fa. Questo mentre erano ancora fumanti le polemiche scatenate dalla seconda controversa intervista, uscita domenica 13 luglio. Incidente tecnico o sfida del Papa?

    O un avvertimento a Francesco? La voce, dapprima sussurrata per poi farsi aperta protesta, ha percorso in poche ore come un brivido le schiene dei cattolici militanti. Fino al duro articolo di Antonio Socci su Libero di ieri, dove pur fra molti punti interrogativi interpellava seccamente la Santa Sede per domandarne ragione. Dopo neppure 4 ore che il quotidiano era in edicola, il Vaticano ha risposto.

    Alle 10 del mattino ha silenziosamente rimosso di nuovo la prima intervista papale a Scalfari, emblematicamente inserita 24 ore prima alla voce “discorsi”, ossia nel magistero o, come recita il Codice Canonico, nella «trasmissione di un insegnamento che a norma del can. 752 deve essere tenuto dai fedeli con religioso ossequio». Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio laicista ateo di Scalfari, al crepuscolo della sua vita, un giorno, in tandem con un Papa, avrebbe contribuito a dettare la linea ai cattolici.

    Eppure quella prima intervista, dieci mesi fa, era stata rimossa dal sito vaticano, declassata al rango di «colloquio privato» neppure troppo attendibile. Stante le palesi eterodossie contenute, tutte imputate a Scalfari piuttosto che al Papa. Che cosa è successo, allora? Le versioni sono tre.

    PRIMA VERSIONE

    Preso atto della denuncia di Libero, dai piani alti della Segreteria di Stato – indice della gravità della cosa – sono arrivate in forma privata le giustificazioni. Anzitutto, si specifica, quel “colloquio privato” Scalfari non avrebbe mai dovuto pubblicarlo, perché non si trattava di un’intervista né mai s’era accennato alla pubblicazione: lo ha fatto abusivamente.

    Quanto al fatto contestato da Socci, si sarebbe trattato di un incidente attribuibile ai tecnici addetti alla manutenzione del sito: mentre riordinavano tutto il materiale pubblicato (alle 6 del mattino?), per errore hanno rieditato proprio quell’intervista. Un caso, dunque? Era uno di casa in Vaticano come Andreotti a dire «sono cattolico: non credo al Caso, credo alla volontà di Dio». O di chi sta sopra la Segreteria di Stato – che sovrintende al sito vaticano come pure all’Osservatore Romano – che è uno solo: il Papa.

    SECONDA VERSIONE

    Ma le cose sembrano essere andate diversamente, stando alla seconda versione dei fatti riferita da diverse voci interne alla Curia, e che pare la più plausibile. A seguito dell’ultima intervista a Scalfari è scoppiato un pandemonio in Vaticano. Specie perché il Papa avrebbe tirato in ballo i cardinali accostandoli alla pedofilia, senza precisare oltre.

    Chi fra loro avrebbe a che fare con la pedofilia? È tra quei cardinali che plebiscitariamente lo avevano eletto un anno e mezzo fa? È tra quelli che egli stesso ha creato? Escludendo per ovvie ragioni gli ultraottantenni, i nomi dei cardinali sospettabili erano esattamente 118, che si riducono a 115 se si escludono quelli gravemente debilitati.

    Si capisce perché gli stessi grandi elettori di Bergoglio abbiano alzato irritati la cornetta da tutto il mondo e bombardato di proteste il povero padre Lombardi: doveva smentire, e subito, o sarebbero stati guai. Ma il Papa non voleva smentire niente, e a quanto pare l’intervista a Scalfari tale la considerava, e dunque ne riconosceva il contenuto.

    Ma la situazione era diventata esplosiva. A quanto se ne capisce, la ripubblicazione della prima intervista è stata una reazione istantanea di uno stizzito Bergoglio al fatto che la smentita di padre Lombardi era avvenuta senza il suo consenso.

    Ma i cardinali premevano, la protesta stava montando: si rischiavano comunicati dei singoli cardinali nei quali smentivano il Papa. Il direttore della Sala Stampa Vaticana è stato costretto a smentire subito, addirittura domenica stessa, con un’improvvisata da Fabio Zavattaro su Rai1 nel Tg delle 13,30.

    Bergoglio non è stato contento, pare abbia dato in escandescenze, ed è così che ha obbligato qualcuno della Segreteria di Stato alla ripubblicazione della prima intervista. Il fatto che ieri sia stata nuovamente oscurata denota che c’è stato l’altra sera qualcuno che «l’ha fatto ragionare». E quel qualcuno può essere solo il cardinale Claudio Hummes, suo grande elettore e amico, che su Bergoglio ha un enorme ascendente.

    TERZA VERSIONE

    In realtà ci sarebbe anche una terza versione, più curiale. Quella dell’ “agguato”. C’è davvero una lotta interna al Vaticano, ed è appena iniziata: la comparsa e scomparsa dell’intervista della discordia sarebbe il gong di inizio della sfida. Qualcuno sta giocando sporco: sta a dimostrarlo l’intervento della Segreteria di Stato dopo l’articolo di Socci, che certo non si sarebbe mossa solo per un inconveniente tecnico dei webmaster del sito vaticano. Qualcuno sta giocando sporco ma non vogliono pubblicizzare troppo la cosa. In poche parole: sta crescendo il fronte anti-Bergoglio tra vescovi e cardinali. E questo era il primo avvertimento a Francesco.

    3 – BERGOGLIO A SCALFARI: “C’È UN 2% DI PRELATI PEDOFILI, PERFINO TRA VESCOVI E CARDINALI”

    Estratto dall’intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco del 13 luglio 2014, da “la Repubblica”

    A Lei, Santità, risulta che il fenomeno [la pedofilia] sia frequente e diffuso?

    “Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

    E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?

    “La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

    Un fenomeno molto diffuso?

    “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

    http://www.dagospia.it/rubrica-29/cronache/perch-sito-web-vaticano-apparsa-poi-scomparsa-giro-81223.htm

  • Abusi sessuali su minorenni: “spretato” l’arcivescovo pedofilo. Resta sempre latitante in Vaticano e potrà far appello

    Abusi sessuali su minorenni: “spretato” l’arcivescovo pedofilo. Resta sempre latitante in Vaticano e potrà far appello

     Josef Wesolowski, ex nunzio vaticano in Repubblica dominicana, ridotto allo stato laicale. Ora rischia l’arresto.

    L’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana, è stato ridotto allo stato laicale per abusi sessuali su minori.

    Il processo di primo grado si è concluso in Città del Vaticano. In virtù della sentenza, dopo aver goduto di “relativa libertà di movimento” in attesa che il Sant’Uffizio ne verificasse le accuse di pedofilia, il monsignore polacco rischia ora rischia l’arresto o comunque una limitazione della libertà.

    “Saranno adottati tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso”, ha spiegato la sala stampa vaticana. La giustizia dello Stato della Chiesa procede su un doppio binario, quello canonico e quello penale.

    Wesolowski era stato richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’estate scorsa in seguito alle accuse dalla Repubblica dominicana sui presunti abusi su minori.

    http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2014/06/27/abusi_sessuali_su_minorenni_spretato_l_arcivescovo_pedofilo-3-374849.html

  • Come e perché il prete diventa pedofilo

    Come e perché il prete diventa pedofilo

    Intervento dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli in presentazione del nuovo libro di F. Tulli: Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Feltrinelli Appia 30 maggio 2014

    di Domenico Fargnoli

    Nel libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro 2014), troviamo chiaramente formulate due domande: qual è la specificità della pedofilia nella Chiesa cattolica? Come e perché il prete diventa pedofilo?
    Il termine “pedofilia” è stato introdotto nella “Psichopathia sexualis” di Kraft Ebing (1886). In questa opera c’è un primo tentativo medico di mettere in relazione la perversione e la malattia mentale con la vita religiosa. Più in generale si può dire che nel rapporto con la dimensione del sacro nel Cristianesimo c’è sempre stato il rischio di una deriva psicopatologica complicata da condotte criminali, fra cui la pedofilia, ampiamente documentata nella storiografia.

    I due libri di Tulli su Chiesa e pedofilia (cfr. “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” L’Asino d’oro 2010) costituiscono una diade inscindibile che potrebbe essere, idealmente, la continuazione della “Storia criminale del cristianesimo” opera in 10 volumi scritta da Deschner Karlheinz scomparso recentemente. I due autori hanno in comune lo scrivere la storia dal punto il punto di vista delle vittime: vengono riportati ed analizzati fatti occultati nella letteratura apologetica e agiografica.
    Quanto alla seconda domanda bisogna considerare che tutta la formazione del prete è basata sulla sublimazione dell’istinto sessuale. Il concetto di istinto implica che esso sia innato: ma noi sappiamo che alla nascita nell’uomo non solo non ci sono istinti ma neppure sessualità. Quindi si sublima, si desessualizza un istinto che non esiste. Siamo rimasti al tempo degli eremiti nel deserto, i santi “talpa” e “pascolanti” che aggredivano i bambini occasionalmente incontrati nelle oasi. Essi combattevano le tentazioni della carne, cioè gli istinti cercando di distruggere il corpo. In realtà erano in preda a deliri e allucinazioni a sfondo erotico.
    Vorrei però raccontare come sono arrivato a queste considerazioni.

    A Londra nel Marzo 2011 con Federico abbiamo incontrato un gruppo i Survivors Voice Europe, un’associazione di sopravvissuti alla devastazione degli abusi. Fuori nella piazza antistante la sala dell’incontro c’era una locandina con uno scritto che polemizzava con papa Ratzinger dicendo: Non servono belle parole ma fatti. Basta! Non insisto sul fatto che per i papi chiedere perdono significa auto assolversi ricordo però che in quella circostanza, pur riconoscendo il sacrosanto diritto delle vittime di pretendere giustizia e risarcimento, ho pensato che si doveva andare oltre al confronto scontro con le gerarchie vaticane: il problema era affrontare la mentalità religiosa, scoprire ciò che che alimentava le violenza sui minori. 
    Tulli nei suoi libri mi sembra abbia condiviso questa impostazione. Egli non approda solo a un anticlericalismo fortemente motivato e documentato ma propone attraverso il contributo di vari esperti una ricerca sulla psicopatologia della vita religiosa. Molto opportunamente il nostro autore allarga il discorso ad una riflessione sulla natura più profonda, irrazionale del cristianesimo nel cui ambito si colloca la pedofilia clericale. Nel cuore dell’esperienza religiosa c’è appunto la dimensione del sacro, del quale il sacerdote dovrebbe essere il soggetto mediatore privilegiato. Perché egli realizza un minus piuttosto che un plus e si comporta come un criminale comune od un malato di mente?

    Ci si potrebbe chiedere cos’è il sacro. Mi limito ad alcune considerazioni seguendo la ricerca di Maria Gabriella Gatti nella prefazione del libro.
    Il sacro, è stato detto da Mircea Eliade, una struttura fondamentale della coscienza umana e non solo un momento della sua storia. L’esperienza del sacro sarebbe indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia significato.. Che significato ha però un mondo in cui i preti, metà uomini e metà santi, violentano i bambini?
    Il famoso teologo e antropologo Julien Ries, ha scritto che la comparsa dell’homo sapiens sul nostro pianeta coinciderebbe con quella dell”homo religiosus. 
    Il prendere coscienza di sé dell’uomo primitivo sarebbe stato subito il prendere coscienza di altro da sé, cioè della presenza di una potenza misteriosa ed invisibile nella realtà materiale. Questa sarebbe la struttura della coscienza. Essa avrebbe in sé stessa una vocazione religiosa per una qualità innata, antecedente ad ogni esperienza destinata a rimanere tale nel corso della storia.

    L’Homo religiosus è fin dall’inizio alienato: non sa che la potenza che colloca nella natura altro non è che l’energia, la forza, (avrebbe detto Goethe nel Faust) della pulsione che si crea nei primi istanti della vita quando il pensiero emerge dalla realtà biologica.
    Alla nascita il neonato non ha coscienza di sé ma è già in rapporto con il mondo ed è già una presenza umana.
    La coscienza, quando diventa certezza di sé stessi è condannata a rimane religiosa solo se è scissa da ciò che non è cosciente ed annulla il fondamento irrazionale dell’identità tipica della nostra specie.
    Rudof Otto, nel 1917 aveva definito il sacro come l’irrazionale nell’idea del divino. Sarebbe la presenza di Dio che suscita il terrore mistico, il sentimento del sublime , ineffabile ed irrazionale: non sarebbe l’irrazionale che crea Dio.
    Non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio aveva già affermato Feuerbach nell’”Essenza del Crisitianesimo” nel 1841: con la precisazione che è l’irrazionale, la pulsione di annullamento che crea l’idea di Dio e non solo la coscienza dei filosofi.

    Dai libri di Tulli traspare in filigrana una nuova concezione del sacro. 
    Esso è un prodotto umano storico, culturale e istituzionale il cui fine è far fronte ad una crisi della presenza, al rischio di non esserci nel mondo. Il sacro è l’alienazione dell’irrazionale che è dentro di noi nell’idea del divino fuori di noi. Il divino diventa, nel Cristianesimo, il trascendente, l’assolutamente altro, il Gans ander. Ernesto De Martino in alcuni scritti editi postumi nel libro “Storia e metastoria” sosteneva che l’origine del sacro sia rintracciabile nel vissuto di sentirsi gettati inermi nel mondo con il rischio di essere travolti che Martin Heidegger riteneva una condizione originaria e chiamava Geworfenheit. Lo psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, ha tradotto il termine con “parto animale” legando il suo uso, nella filosofia di Heidegger, alla pulsione di annullamento. La Geworfenheit è il vissuto di chi non riesce più a ricreare la propria nascita e, avendola annullata, ha perso l’ identità umana irrazionale.
    Il parto è ridotto allora ad una deiezione, ad un espulsione di materiale biologico come quella degli animali. La nascita umana è invece, per Fagioli, fantasia di sparizione che crea una realtà biologica e psichica nuova che gli animali non hanno.
    La Geworfenheit in quanto annullamento di ciò che è specificamente umano, è il pericolo estremo che minaccia ed a cui si cerca di ovviare con la spiritualità astratta del sacro, una irrealtà fuori dal tempo e dalla storia.

    Dopo questa premessa torniamo all’interrogativo del come e perché il prete diventa pedofilo. 
    Il concetto di sublimazione è stato utilizzato sia dalla psicoanalisi che dalla Chiesa cattolica. Esso si riferisce all’ipotesi psicoanalitica secondo la quale gli istinti sessuali, originariamente perversi verrebbero desessualizzati per scopi creativi e per obiettivi sociali. L’istinto sessuale, che essendo istinto sarebbe innato, andrebbe desessualizzato altrimenti saremmo del tutto uguali agli animali. Noi sappiamo invece che alla nascita non ci sono istinti ma neppure sessualità. «La sessualità è identità sessuale. Compare dopo che l’essere umano ha realizzato la propria nascita, svezzamento, visione dell’essere umano diverso, pubertà» (Fagioli).
    Tutta la formazione del prete scorre sul binario privilegiato della sublimazione: si dovrebbe desessualizzare, delirantemente ciò che nell’uomo non esiste, l’istinto sessuale.
    Questa idea, sconcertante, risulta chiaramente presente nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI (1967).
    Il celibato, diceva il Papa nel suo pronunciamento è una fulgida gemma, strumento indispensabile per l’elevazione spirituale oltre l’istinto sessuale ed i desideri della carne (testuale). Il sacerdote deve affrontare una quotidiana morte a tutto se stesso per essere più vicino a Dio. Il suo è un olocausto cioè un sacrificio totale di sé. La solitudine, o meglio l’isolamento sacerdotale, non è il vuoto perché esso è riempito dall’imitazione di Cristo Il celibato e la castità, per Paolo VI, non distorcerebbe la personalità anzi contribuirebbe alla sua maturità e stabilità. 
    E a proposito della sublimazione afferma testualmente il Pontefice: «La scelta del celibato esige lucida comprensione (.), attento dominio di sé e sapiente sublimazione della propria psiche su un piano superiore». 

    Leggendo l’Enciclica ci si rende conto che i sacerdoti sono vittime e complici di una concezione antiumana: devono annullare se stessi, devono realizzare, ad imitazione di Cristo ” un essere per la morte” ed affrontare il vuoto e lo smarrimento, il vissuto della Geworfenheit che così si determina. Essi devono cancellare. la loro nascita, cioè la propria dimensione affettiva ed irrazionale. Devono diventare anaffettivi in tutto simili ai nazisti come Heidegger, lo schizofrenico autore di Essere e tempo e dei Quaderni Neri. La vita del sacerdote, deposta sull’altare, deve recare i segni dell’Olocausto, il sacrificio levitico del maschio senza difetto. L’uso del termine “Olocausto”, evoca lo spettro del totale annientamento fisico. Come se la rinuncia alla sessualità comportasse una tendenza a procurare una lesione del corpo, un attacco alla vitalità propria e altrui: è quello che i pedofili fanno.
    Il concetto Freudiano di sublimazione adottato da Paolo VI e applicato alla formazione dei chierici può avere effetti devastanti.
    Nel tentativo di sublimare, che poi è annullare la sessualità come identità,, la personalità intera si altera, aumenta il narcisismo e si ipertrofizza la coscienza. Ciò spiegherebbe lo sviluppo del cosiddetto narcisismo clericale, favorito dalla cultura della Chiesa, cioè la grandiosità, un senso ingigantito della propria importanza, lo sfruttamento degli altri, la negazione che sfiora il delirio e che può giungere fino all’affermazione di una diversità ontologica fra chierici e laici. Un razzismo elevato all’ennesima potenza grazie al sacramento dell’ordine che si somma a quello battesimale anch’esso generatore, secondo Bergoglio, di una diversità ontologica dei credenti rispetto ai non credenti. La sublimazione non è altro che una formazione reattiva, come quella dei santi talpa, cioè una difesa patologica cronica rispetto ad un impulso perverso .

    Dalla formazione reattiva, dal narcisismo patologico al costituirsi di una falsa personalità , il passo è breve.. Il Sé pubblico si ipertrofizza mentre il sé privato cioè la sfera dell’intimità e della sessualità si atrofizza. Portato alle estreme conseguenze il processo sopra delineato determina una grave alterazione dell’equilibrio mentale.
    Paolo VI nella sua enciclica si riferiva all’isolamento del prete e al suo vuoto affettivo: il sacerdote lo avrebbe dovuto riempire, con l’imitazione di Cristo cioè il sacro.. Il sacro ha un carattere ambivalente presentandosi come fascinans et tremendum, alter ed ater, cioè alterità radicale ed oscurità insieme.
    Il sacerdote cerca Dio ma trova il male, la negazione ed il demonio. Trova la pulsione di annullamento al fondo del suo irrazionale alienato e corre il pericolo di impazzire. Nella sua vita compare lo spettro della catastrofe.

    Il prete pedofilo vi fa fronte creando un proprio rituale masturbatorio che si contrappone a quello eucaristico diventato privo di senso., In esso egli perfidamente attira e lucidamente coinvolge le vittime: si mantiene così in bilico fra sé pubblico e privato. Il sostegno e la complicità del clericalismo laico, altro grande imputato, e delle gerarchie ecclesiastiche lo confermano nel suo ruolo di pastore: egli rimane apparentemente asintomatico mentre circoscrive il suo delirio alla sfera dei comportamenti masturbatori. Nell’ambito di un’intimità malata e violenta che egli impone alle vittime ha modo di manifestarsi la sua volontà di ledere la vitalità altrui. La segretezza, le raffinate strategie di occultamento sono in funzione di un vissuto di onnipotenza che le permea. Il sacerdote, che non si rassegni ad una religiosità routinaria e razionale, burocratica e di facciata è schiacciato nella relazione che cerca di stabilire con il sacro, da un ideale che gli viene imposto e che si è paranoicamente imposto.

    Egli i rivolge allora ai bambini: solo in un rapporto totalmente asimmetrico , dove lui si pone come l’assolutamente altro, cioè un Dio o un demone malvagio, egli recupera una illusoria e transitoria sensazione di potenza. L’abuso sui minori diventa una droga. Essa esaurisce presto il suo effetto fino alla nuova dose in una spirale che si ferma solo con l’arresto. La pedofilia clericale ha quindi una sua caratteristica particolare che la distingue da altre forme di pedofilia Essa è un sintomo di una malattia in cui è coinvolto non solo il prete, ma anche l’intero apparato della Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali e dottrinari. La Chiesa non può che cercare di occultare la realtà inquietante degli abusi, dietro dichiarazioni ufficiali che lasciano il tempo che trovano. Essa sa bene che il problema non è costituito dalle deviazioni sessuali di singoli soggetti ma è in discussione il suo intero modo di concepire la realtà umana e la sessualità. . La Chiesa società perfetta aspira a rimanere sempre la stessa, semper eadem ergendosi al di fuori del tempo e della storia. Il progetto di una immobilità assoluta, viene realizzato al prezzo di vite umane, sofferenze e torture indicibili. Tale sacrificio, per le gerarchie clericali, sembra non essere poi così importante. Importante è che l’immagine di Gesù e di Dio legati da un matrimonio mistico con la Chiesa, rifulga imperitura nei secoli dei secoli. 

  • Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    15/05/2014
    Rimandata la visita del Papa al Divino Amore per il viaggio in Terra Santa

    Il Pontefice(©LaPresse)
    (©LAPRESSE) IL PONTEFICE
    Doveva recarvisi domenica. Lombardi: “Decisione per alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio”

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco non si recherà domenica prossima, come inizialmente previsto, al santuario del Divino Amore.

    “La visita del Papa al santuario-parrocchia del Divino Amore, che era stata prevista per domenica 18 maggio nel pomeriggio, non avrà luogo, al fine di alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio in Terra Santa”, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. “La visita è quindi rinviata a data ancora da stabilire, verosimilmente dopo l’estate”.



    Viaggio nella clinica dove curano i preti orchi
    19-04-201011:27

    PANORAMA IN EDICOLAPRETI-PEDOFILIURBI ET ORBI
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)

    La «clinica» per i preti orchi della diocesi di Roma sorge ad appena 100 metri di distanza da una scuola materna (l’asilo Madre del Divino Amore sulla via Ardeatina). Ma le famiglie dei bimbi non lo hanno mai saputo. Panorama invece lo ha scoperto recandosi al Santuario del Divino Amore dove si trova l’Oasi di Elim: una struttura protetta con otto posti letto per sacerdoti e religiosi afflitti da problemi psichici, depressione, alcolismo, burn-out e pedofilia. Fondata 16 anni fa su iniziativa dell’Apostolato accademico salvatoriano, l’Oasi di Elim è sostenuta dalla diocesi di Roma e dalla Cei.

    Fino a oggi la sua esistenza era nota solo agli addetti ai lavori. La casa di cura per i preti orchi sorge a fianco del vecchio Santuario del Divino Amore. Però basta scendere le scale, attraversare il parcheggio del santuario, pochi passi, e ci si trova di fronte alla scuola materna. Una vicinanza certo non voluta, ma che può provocare sconcerto. Anche perché nell’Oasi di Elim si svolgono attività di ambulatorio e psicoterapia per sacerdoti e religiosi che quasi ogni giorno arrivano da Roma e dintorni.

    All’entrata della casa c’è solo una piccola targa anonima: «Opera salvatoriana per il clero e la vita consacrata. Oasi di Elim». Un piccolo cancello, con un vistoso cartello rosso («vietato l’ingresso»), dà su una scala che conduce alla porta di ingresso. Non c’è citofono, né campanello: per entrare occorre digitare la combinazione sulla tastiera. Finalmente dentro, la pace e il silenzio che si respirano contrastano con i rumori all’esterno e soprattutto con il clamore degli scandali che hanno travolto la Chiesa in queste settimane. Un piccolo corridoio conduce alle stanze, tutte singole e piuttosto spartane: letto, scrittoio, armadio, comodino e un piccolo bagno. Niente radio, tv o computer. In fondo al corridoio la statua della Madonna. Poco distante la cappellina per pregare e celebrare la messa lontano da occhi indiscreti. Quindi una sala per la comunità con qualche poltrona, un televisore, l’occorrente per preparare il caffè.

    Comincia da qui il percorso di risalita dall’orrore per i sacerdoti affidati alle cure di Marco Ermes Luparia, diacono permanente, psicologo e psicoterapeuta, insieme con la sua équipe integrata da confessori e direttori spirituali. La vita nell’Oasi di Elim, infatti, alterna la psicoterapia individuale e di gruppo ai tipici momenti della vita sacerdotale: celebrazione della messa, recita delle Lodi e dei Vespri, sempre all’interno della casa. Si tenta così di ricostruire personalità distrutte dall’ansia, dall’angoscia o dalla depressione; liberare pastori d’anime divenuti schiavi dell’alcol o del sesso; fermare orchi in tonaca in preda a disturbi compulsivi, come la pedofilia e l’efebofilia. Se necessario si ricorre anche a terapie farmacologiche. Ci sono poi le migliaia di ore di ascolto e terapia individuale per preti, religiosi e suore che l’équipe di Luparia garantisce presso l’Oasi di Elim e altri centri.

    La richiesta di aiuto è così vasta e crescente che l’anno scorso, su iniziativa del vescovo di Albano, Marcello Semeraro, in un vecchio casale immerso in un parco in via della Solfatara a Pomezia è sorta un’altra struttura con sei posti letto per accogliere i preti con disturbi psichici. È il Centro Monte Tabor, non distante dall’Oasi di Elim e affidato allo stesso gruppo di esperti.

    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili
    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili

    Ma dalla pedofilia si può guarire? Lo psichiatra Tonino Cantelmi, fondatore dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, è scettico: «Bisogna distinguere due tipi di pedofilia. Una è di tipo sociale, cioè segnata da profondi sensi di colpa. In questi casi il soggetto rivolge le sue attenzioni principalmente verso gli adolescenti e una corretta terapia può portare dei risultati nel tempo». L’altra, prosegue Cantelmi, «è la pedofilia antisociale, priva di sensi di colpa, caratterizzata da un narcisismo maligno che rivolge le sue attenzioni a bambini, pre-adolescenti, perché punta al dominio e alla manipolazione dei più deboli. Si tratta di soggetti molto abili a dissimulare e capaci di conquistare con facilità la fiducia dei bambini e l’apprezzamento degli adulti (maestri, pediatri, educatori). Sono personalità sdoppiate che, una volta compiuto il crimine, tendono a reiterarlo, compulsivamente. Giungono in terapia solo a seguito di una denuncia e sono poco motivati perché non avvertono alcuna remora etica. In questi casi si può puntare solo al contenimento sociale, difficilmente si ottiene un recupero».

    Per Cantelmi nella popolazione italiana sono ormai circa 100 mila gli adulti con fantasie pedofile, alimentate da un mercato pedopornografico sempre più diffuso su internet. Di questi, almeno 10 mila passano poi all’atto sessuale e la pericolosità sociale è altissima, perché «un singolo soggetto è in grado di fare centinaia e centinaia di vittime». Ma «l’incidenza del fenomeno nelle comunità religiose è pari al resto della società».

    Il cardinale Angelo Bagnasco, appena eletto presidente della Cei, ha incaricato il sottosegretario monsignor Mauro Rivella di occuparsi del problema. Così nell’ottobre del 2007, su spinta della Cei, è stata fondata a Roma l’associazione Ministri della Misericordia, alla quale hanno aderito sette congregazioni religiose maschili e femminili e sei comunità terapeutiche. L’obiettivo dell’associazione è favorire la nascita di una rete di strutture per l’accoglienza di sacerdoti e religiosi in difficoltà e l’adozione di protocolli comuni di terapia. Anche il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi di Roma, sta dando un grande impulso in questa direzione. E i responsabili di diversi centri si sono riuniti lo scorso 12 aprile per fare il punto della situazione.

    Però tutto questo non basterà a far voltare pagina alla Chiesa se non si investirà nella prevenzione, osserva padre Franco Imoda, già rettore della Pontificia università gregoriana nonché psicologo e psichiatra. Quarant’anni fa Imoda ha fondato alla Gregoriana il primo istituto di psicologia e psicoterapia di un’università pontificia, mentre Sigmund Freud e la psicoanalisi erano ancora vietati dal Sant’Uffizio. «Già allora avvertivamo l’esigenza di investire nella formazione degli educatori dei futuri sacerdoti, offrendo loro competenze di tipo psicologico per accompagnare la crescita dei seminaristi» spiega Imoda. «Se la Chiesa avesse investito nella preparazione dei formatori appena una piccola parte di quello che poi ha speso in risarcimenti per le vittime dei preti pedofili, non ci troveremmo oggi in questa situazione, non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali, che sono una piccola percentuale, ma anche per gli abbandoni e per le crisi dei sacerdoti».

    Per Imoda psicologia, teologia e spiritualità devono andare di pari passo: «In seminario arriva un 20 per cento di giovani già maturi dal punto di vista psicologico e affettivo. Un altro 10 per cento invece ha problemi tali da dover essere curato e non è detto che potrà diventare prete. Ma c’è un 70 per cento dei giovani seminaristi nella zona grigia che va aiutato a conoscersi e a crescere, anche con l’aiuto degli psicologi, se si vuole evitare che un giorno possa cadere vittima delle proprie fragilità». Per formare a livello psicologico gli educatori dei seminari la Gregoriana ha fondato 15 scuole in giro per il mondo. Gli stessi Cantelmi e Luparia hanno creato master per formatori di preti.

    Mario De Maio, sacerdote e psicoanalista, impegnato a conciliare psicologia e spiritualità con l’associazione Ore undici, accusa con forza: «Nonostante gli scandali, continuiamo a formare i futuri preti prevalentemente sui libri, basandoci sugli esami che sostengono, senza fare caso ai percorsi di maturazione umana e affettiva. Non dobbiamo avere paura degli psicologi nei seminari perché la psicologia aiuta a purificare la spiritualità». Ma don De Maio invita a guardare al futuro: «È inutile recriminare sugli errori del passato: la comunità cristiana deve inventare soluzioni nuove per formare i presbiteri. Perciò sono convinto che anche il ripensamento del celibato obbligatorio potrebbe contribuire a una migliore qualità umana dei preti». Dalle ceneri degli scandali, insomma, si affaccia una Chiesa che ha voglia di pulizia e rinnovamento.

  • Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

    Scomparso 24 anni fa Si torna a indagare

     Il caso del piccolo Pasqualino Porfidia si riapre. Ipotesi pedofilia. Nel Casertano al via ricerche in cunicoli.

    Si tornerà ad indagare sulla scomparsa di Pasqualino Porfidia, il bambino di Marcianise di cui si è persa ogni traccia il 7 maggio del 1990, quando aveva 8 anni e mezzo (oggi ne avrebbe 32). Il piccolo fu visto l’ultima volta intorno alle 11.30 nel quartiere di San Giuliano, dove viveva con la famiglia, mentre era seduto su una panchina. A riaprire il caso è stato il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere cui si è rivolta la Procura, che ha ritenuto fondati gli elementi contenuti nell’istanza depositata il 7 marzo scorso dai familiari di Pasqualino; dopo venti giorni dalla presentazione della richiesta, infatti, gli inquirenti hanno voluto ascoltare la madre, la sorella e il fratello dello scomparso.

    I carabinieri, delegati alle indagini, cercheranno in particolare le ultime tracce de bambino nei cunicoli sotterranei in cui negli anni non si è mai controllato, si incroceranno con le audizioni degli amichetti di allora di Pasqualino e con il filone investigativo che porta a Milano, al suicidio di un uomo originario di Marcianise che in una lettera scritta prima di uccidersi ha raccontato di aver subito numerosi abusi subito quand’era bambino e risiedeva nella città del Casertano. «La Procura è stata molto celere nel comprendere che c’erano elementi importanti per riaprire il caso – spiega l’avvocato Salvatore Gionti, che assiste la famiglia dello scomparso – dopo due archiviazioni e tante parole e illazioni è arrivato il momento di scrivere la verità su quanto accaduto a Pasqualino; ci sono molti interrogativi da chiarire – prosegue il legale – come quello relativo alla presenza di piccoli tunnel che partono proprio dalla zona di san Giuliano in cui risiedeva Pasqualino con la famiglia; lì non si mai andato a vedere ma oggi, con i geo-radar, è possibile eseguire controlli accurati. È poi necessario risentire gli amici di Pasqualino, oggi sono maggiorenni e potrebbero avere una diversa sensibilità; e bisogna chiarire il ruolo di alcune persone che abitavano nelle vicinanza della famiglia e che in quei giorni si comportarono in maniera piuttosto strana, non partecipando per esempio alla continue ricerche. Nell’istanza comunque la famiglia – che si è rivolta all’Unità Prevenzione Rischio Criminologico guidata dalla criminologa Immacolata Giuliani – non ha mai parlato di pedofilia, e la stessa decisione di riaprire il caso ha tenuto conto solo degli elementi da noi forniti». Più volte però negli anni sulla vicenda si è affacciato l’incubo del giro di pedofili in cui sarebbe finito Pasqualino.

    Nel 2000 «Chi l’ha visto?» intervistò un cugino, suo coetaneo, che riferì come nella sala giochi frequentata dal gruppo di bambini venisse spesso un adulto, di circa trentatrè anni, che cercava di vendere riviste pornografiche ai piccoli frequentatori della bisca. Il ragazzo però raccontò di non ricordare di aver visto Pasqualino uscire dal locale con quest’uomo. Alcuni giornali pornografici furono anche ritrovati in una cassetta degli attrezzi presso la stazione di Marcianise, che i bambini usavano come punto di ritrovo del gruppo. La pista però non ha mai trovato conferme. La madre del piccolo, inoltre, ha tirato più volte in ballo uno dei parroci del paese, dicendosi sicura che il prete sapesse qualcosa ma avesse deciso di non parlare o per paura o per gli obblighi derivanti dal segreto confessionale; lo stesso prelato però ha smentito. Decisiva inoltre per la presentazione dell’istanza sono state le consulenze psicologiche fornite alla mamma e alla sorella di Pasqualino dall’associazione “Noi Voci di Donne”; durante le sedute di ascolto sono emersi gli elementi poi confluiti nella richiesta.

  • Il Vaticano a maggio davanti al comitato Onu anti-tortura

    Il Vaticano a maggio davanti al comitato Onu anti-tortura

    Lombardi: procedura ordinaria a cui aderiscono gli Stati parte. Le accuse dello Snap sulla pedofilia

    Il prossimo maggio la Santa Sede presenterà il suo rapporto iniziale sulla Convenzione contro la Tortura (Cat) al relativo comitato delle nazioni Unite. Lo ha confermato ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Rispondendo alle loro domande, padre Lombardi ha specificato che la presentazione del rapporto avverrà il prossimo mese, insieme con Cipro, Lituania, Guinea, Montenegro, Sierra Leone, Tailandia, Uruguay.

    “Si tratta – ha precisato il direttore della Sala Stampa Vaticana – della procedura ordinaria alla quale aderiscono tutti gli ‘Stati parte’ della Convenzione. Tenendo conto del tipo di obblighi previsti dalla Convenzione, la Santa Sede ha aderito, nel 2002, a detta Convenzione esclusivamente a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano. In ragione di ciò – ha concluso padre Lombardi – la Santa Sede continua ad attuare gli obblighi assunti per conto dello Stato della Città del Vaticano e a presentare i rapporti periodici, secondo le procedure previste dalla Convenzione”.

    Nei giorni scorsi il Center for Constitutional Rights (Ccr), che rappresenta il Survivors Network of those Abused by Priests (Snap) ha riferito in una nota di aver consegnato al comitato un rapporto “che documenta la gravità del male sofferto a lungo dai sopravvissuti delle violenze sessuali del clero cattolico”. La nota sottolineava che l’udienza di maggio, che dovrebbe svolgersi il 5 e il 6 del mese, “sarà la seconda volta in quattro mesi che alti funzionari cattolici vengono chiamati davanti all’Onu per rispondere della questione del rispetto dei diritti umani da parte del Vaticano in merito alla perdurante crisi mondiale delle violenze sessuali e degli insabbiamenti nella Chiesa cattolica”.

    Il documento sottomesso dal Vaticano a dicembre del 2012 sulla Convenzione contro la Tortura e pubblicato sul sito internet del comitato si concentra sullo specifico del tema della tortura, esponendo il diritto e le procedure dello Stato vaticano in materia e riportando le affermazioni contro la tortura e “altre pene e trattamenti crudeli, inumani o degradanti nell’insegnamento e nell’attività della Santa Sede”.

  • Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

    Pedofilia: L’associazione A. Provolo di Verona a Roma per la conferenza stampa della Camera dei Deputati

     Comunicato stampa: Il 9 aprile 2014, a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati alle ore 9:45 si terrà la conferenza stampa delle vittime di pedofilia clericale dell’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona nella quale saranno trattati i seguenti argomenti:

    1. Commissione d’indagine voluta dal Vaticano e provvedimenti presi dallo stesso
    2. Riunione con la Special Rapporteur dell’ONU, dott.ssa Rashida Manjoo, tenutasi a Milano presso l’Università Bicocca il 20/01/2012 su invito dell’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini
    3. Articolo de “il Fatto Quotidiano” del 14/12/2012. Accuse di un altro sordomuto al Vescovo Giuseppe Carraro.
    4. Nostra querela per diffamazione al giornale “L’Avvenire”
    5. Lettera del Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, del 14/02/2013 indirizzata ai presbiteri nella quale si raccomanda la ri-servatezza qualora si venga a conoscenza di “qualche situazione di turbolenza”
    6. Lettera dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” a Papa Francesco del 31/12/2013
    7. Riunione del 16/01/2014 presso l’ONU-Commissione per i Diritti dei Bambini e relative reprimende dell’ONU nei confronti del Vaticano
    8. Richiesta di risarcimento al Vaticano per le vittime di pedofilia cleri-cale
    9. Ricorso delle vittime alla Commissione Europea per i Diritti Umani
    10. Si chiede l’ apertura degli archivi vaticani inerenti i casi di pedofili-a, l’allontanamento dei preti coinvolti o sospettati di abusi come ri-chiesto dalla Commissione ONU

    Verona, 05 aprile 2014

    ASSOCIAZIONE SORDI “ANTONIO PROVOLO” – ONLUS ASSOCIATA ALLA F.I.A.D.D.A. FAMIGLIE ITALIANE ASSOCIATE PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEGLI AUDIOLESI – ONLUS Sede Legale: Via Marin Faliero, 10/C – 37138 Verona – Tel. 045/8026956 – Fax 045/591580 e.mail: info@associazionesordiprovolo.it – C.F. 03088110238

    Associazione non lucrativa che ha per scopo l’integrazione delle persone sorde nella società