Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

    IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

     Il cinque luglio Papa Francesco verrà in visita in Molise. Lo ha annunciato l’arcivescovo di Campobasso Monsignor Giancarlo Bregantini. Con queste parole:

    “Carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrate/i, giovani, autorità, organi di stampa e fedeli tutti dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano,in sintonia con la Sala Stampa Vaticana, che a mezzogiorno ne comunica la notizia ufficiale, anch’io come vostro Pastore rendo noto a tutti voi che il Santo Padre, Papa Francesco, visiterà il Molise Sabato 5 Luglio 2014. E’ una gioia immensa! Il programma dettagliato sarà concordato in seguito. Per ora possiamo sapere che nella mattinata visiterà la nostra città di Campobasso, sostando poi nel pomeriggio ad Isernia. Già fin d’ora ringraziamo papa Francesco per aver scelto di farci questo dono. Egli viene a confermare la nostra fede, a ravvivare il nostro entusiasmo, a rafforzare la nostra unità come popolo del Molise. Ci prepariamo ad accoglierlo con entusiasmo, quell’entusiasmo stesso che egli ha saputo darci in ogni nostro precedente incontro con la sua straordinaria figura. Il cammino di preparazione lo concorderemo tutti insieme, perché divenga, alla luce di Pasqua, un momento di attesa risurrezione per le nostre comunità. Chiediamo a tutti di pregare perché sia un evento di fortissima valenza pastorale, affidando papa Francesco alla Vergine Maria Addolorata patrona del Molise e ai nostri santi Patroni san Pietro Celestino e san Bartolomeo“.

     Tra i tanti molisani contenti c’è però anche un termolese che non perde tempo e occasioni per mettere in luce la corruzione che regna nella chiesa. E per questo motivo, tramite il suo profilo facebook lancia una domanda provocatoria: Verrà a spiegarci che fine hanno fatto i preti pedofili molisani come don Marino Genova?

    Una domanda certamente legittima la sua. Ma chi è Don Marino Genova? Lo ricordiamo ancora una volta. E’ il prete che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha continuamente abusato della parrocchiana di Portocannone Giada Vitale da quando aveva 13 anni. La ragazza anche se avesse fatto sesso consenziente con qualsiasi uomo a quell’età sarebbe stata comunque vittima di violenza presunta. Un prete che abusa dell’innocenza di una ragazzina minorenne che non si sa che fine abbia fatto. L’unica cosa che si sa è la sospensione a divinis. Ora il cittadino termolese, che evidentemente si è schierato con Giada, vuole sapere la verità.
    E noi di Unavoceperledonne ci associamo a lui.
  • Pedofilia, la morale perversa della Chiesa cattolica

    Pedofilia, la morale perversa della Chiesa cattolica

    L’Onu accusa: il Vaticano reputa l’abuso un’offesa a Dio e non un crimine contro degli esseri umani. C’è questa idea dietro le coperture garantite a migliaia di preti pedofili.

     Il durissimo atto accusa delle Nazioni Unite contro il Vaticano per la fallimentare gestione della pedofilia clericale non chiama direttamente in causa solo la politica adottata dalla Santa Sede e dalle chiese locali per tentare di prevenire e reprimere gli abusi. L’Onu infatti, nelle 16 pagine del rapporto preliminare reso pubblico oggi, punta direttamente il dito contro l’impostazione culturale che ha favorito la diffusione e l’espansione del fenomeno in tutto il pianeta nel corso di decenni. È questo il dato che rende se possibile ancor più eclatante un fatto di per sé storico che è quello di aver portato di fronte alla platea di Ginevra i rappresentanti della Chiesa cattolica e apostolica romana con l’obbligo di giustificare il mancato rispetto della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ratificata dal Vaticano nel 1990 e in pratica mai attuata fino al 2013. Ma andiamo per ordine.

    Il rapporto è stato redatto dopo un’indagine con audizioni pubblichedi alti esponenti della Santa Sede avvenute lo scorso 16 gennaio 2014. L’interrogatorio era stato anticipato da un dossier di 25 pagine contenente le risposte scritte della diplomazia vaticana a una serie di domande poste dall’Onu nel luglio del 2013 in vista, appunto, dell’audizione. La Chiesa di Roma si è difesa come benissimo sa fare. Secondo la Santa Sede la campagna di “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili annunciata da Benedetto XVI dopo la grande crisi del 2009-2010 e le scuse pronunciate da papa Ratzinger, ad esempio nella famosa lettera pastorale ai cattolici irlandesi, avrebbero portato i loro frutti nella lotta alla pedofilia. E la volontà di proseguire la sua opera espressa da papa Francesco mostrerebbero – sempre secondo la Santa Sede – l’intenzione di assumersi le responsabilità e voltar pagina, garantendo la massima trasparenza nella gestione di questi crimini.

    Ma, sebbene nel marzo 2013 papa Bergoglio, cioè il capo della Santa Sede, abbia detto chiaro e tondo che la soluzione dei crimini sessuali sia vitale per la credibilità della Chiesa, la stessa istituzione da lui presieduta otto mesi dopo si è rifiutata di fornire alcune fondamentali informazioni richieste dall’Onu, tra cui i nomi dei sacerdoti pedofili contenuti negli archivi della Congregazione per la dottrina della fede. Perché? Perché, dice la Santa Sede, gli obblighi derivanti dalla Convenzione sono limitati solo alla piccola zona di terra nel centro di Roma, conosciuta come la Città del Vaticano, mentre gran parte delle questioni riguardano i casi di pedofilia clericale di competenza dei sistemi giudiziari dei Paesi in cui gli abusi hanno avuto luogo e ai quali si attengono le linee guida delle relative diocesi locali. E poco importa se queste regole “locali” si attengano pedissequamente al Codice di diritto canonico e a quelle introdotte a partire dal 2001 dagli ultimi tre pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I.

    Le motivazioni elencate dai gerarchi vaticani però evidentemente non hanno del tutto convinto i loro interlocutori: 18 esperti indipendenti di diritti umani. Le conclusioni del rapporto Onu sono inequivocabili: «Le politiche del Vaticano hanno permesso abusi su decine di migliaia di bambini e ragazzi» dice senza giri di parole l’organismo delle Nazioni Unite. E chiede «l’immediata rimozione» dei responsabili di quegli atti, i quali dovrebbero essere «consegnati» alle autorità civili, oltre all’apertura di tutti gli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto i loro crimini. Inoltre, raccomanda la creazione di un meccanismo che ad un alto livello abbia il mandato e la capacità di coordinare le normative a favore dei diritti dei bambini attraverso tutti i pontifici consilii, e le conferenze episcopali e le istituzioni religiose che sono sotto l’autorità della Santa Sede. Ma soprattutto, al punto 14, il Comitato raccomanda alla Santa Sede una completa revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico in modo di assicurare una completa aderenza alla Convenzione Onu per i diritti del fanciullo. Perché come il Comitato scrive a pagina 10, «gli abusi sessuali dei bambini non sono un “delitto contro la morale”» cioè un’offesa a Dio, «ma crimini» violenti contro delle persone.

    È questo il punto cardine della questione della denuncia, poiché in sostanza l’Onu chiama direttamente in causa un caposaldo dell’ideologia religiosa cattolica (nella fattispecie, il Sesto comandamento: “Non commettere atti impuri”) e dice tra le righe al Vaticano: difficile pensare di poter risolvere la questione della pedofilia clericale se prima non vi chiarite le idee su cosa sia; difficile pensare di poter prevenire e combattere questo crimine se, trattandosi di un’offesa a Dio, la sanzione consiste nel perdonare i responsabili e restituirli intonsi all’opera pastorale dopo che hanno fatto penitenza. Non a caso il rapporto condanna la pratica di trasferire i responsabili di abusi di parrocchia in parrocchia all’interno dello stesso Paese o anche in un altro, definendo tale prassi un tentativo di coprirne i crimini e di sottrarli alla giustizia. Una pratica, viene sottolineato, che «mette a rischio i bambini di molti Paesi, con decine di autori di abusi sessuali che sono ancora in contatto con i minori».

    Nonostante sia Benedetto XVI che papa Francesco abbiano ribadito più volte, a parole, che l’abuso è un crimine e che nei confronti dei preti pedofili vale la regola della “tolleranza zero”, evidentemente però il messaggio non è stato recepito all’interno della Santa Sede da loro stessi presieduta. Tant’è che nel comunicato ufficiale emesso dalla sala stampa dopo aver preso visione del Dossier Onu si legge: «Rincresce di vedere in alcuni punti delle Osservazioni un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e dell’esercizio della libertà religiosa».
    Passato lo sgomento, vien da chiedersi che cosa potrà mai “insegnare” di così prezioso un’istituzione cui non viene da pensare nemmeno in questo contesto alla dignità delle vittime stuprate da sacerdoti rimessi in circolazione da vescovi zelanti, dopo aver recitato qualche Ave Maria.

    Federico Tulli

  • Alto prelato nei guai. Indaga la Procura  IL CASO

    Alto prelato nei guai. Indaga la Procura IL CASO

    Potrebbe costare carissimo a monsignor Luca Lorusso – numero due della diplomazia vaticana in Italia – il suo sostegno alla denuncia sui presunti abusi sessuali di alcuni preti nei confronti di minorenni che sarebbero avvenuti nella parrocchia di San Bruno, alla Pisana; denuncia presentata ai carabinieri del Noe insieme all’ex sacerdote Patrizio Poggi, nella primavera del 2013. La procura infatti ha puntato la propria attenzione anche sul consigliere della nunziatura apostolica che controfirmò l’atto presentato da Poggi sostenendo che le accuse mosse dall’ex prete erano attendibili e fondate. Una nuova tegola quindi per monsignor Lorusso la cui vicenda, appena una manciata di giorni addietro, era stata ricordata da Papa Francesco durante il tradizionale incontro di inizio quaresima con i sacerdoti della diocesi di Roma. «Sono stato molto colpito e ho condiviso il dolore di alcuni di voi – ha detto a braccio il Santo Padre durante l’incontro nella sala Nervi – ma di tutto il presbiterio, per le accuse fatte contro un gruppo di voi; ho parlato con alcuni di voi che sono stati accusati e ho visto il dolore di queste ferite ingiuste, una pazzia, e voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio, perché qui gli accusati non sono sette, otto o quindici, è tutto il presbiterio.

    Voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vescovo vostro, ma come incaricato del servizio diplomatico, come papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico. Ma questo non è stato dimenticato, si studia il problema, perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia e vi chiedo scusa per questo».

    E così, dopo la reprimenda di Bergoglio e il rinvio a giudizio per Poggi – già condannato a cinque anni di reclusione alla fine degli anni ‘90 per reati di natura sessuale su minori, e ridotto alla condizione laicale dopo un processo canonico in cui fu difeso dallo stesso Lorusso – anche il monsignore diplomatico potrebbe dover rispondere dell’accusa di calunnia. Una storia complicata quella legata alla denuncia di Poggi. L’ex sacerdote infatti, approfittando dell’amicizia nata su internet con un sottufficiale della polizia municipale, avvicinò il vigile di persona raccontandogli che in una chiesa in zona Pisana accadevano episodi di atti sessuali con minori. Una storia ben architettata quella di Poggi (che attualmente siede alla sbarra con l’accusa di calunnia aggravata e continuata nei confronti di una decina di persone) tanto che il vigile, dopo essersi confrontato con i propri superiori, suggerì all’ex sacerdote di presentare regolare denuncia ai carabinieri, visto che il corpo dei vigili non era attrezzato per un’indagine di quella portata. E fu lo stesso vigile ad accompagnare Poggi e Lorusso dai carabinieri del Noe, che avrebbero potuto verificare al meglio la fondatezza delle accuse (gravissime) mosse dall’ex prelato. Nell’udienza dei giorni scorsi, sul banco dei testimoni, sedeva il maresciallo del Noe La Macchia che ha raccontato ai giudici di quel giorno particolare: il maresciallo ha confermato di avere raccolto la denuncia di Poggi, raccontando che al momento della stesura dell’atto – correlato di foto – fu anche monsignor Lorusso a firmare la denuncia. Peccato però che quell’atto di accusa fu smascherato dalle indagini dei carabinieri come un piano calunnioso che prospettava circostanze non veritiere o, comunque, basate su mere dicerie. Secondo gli investigatori Poggi era animato da risentimento per motivazioni personali nei confronti di alcuni dei prelati da lui accusati di fruire di prestazioni sessuali omosessuali a pagamento con minorenni. Durante la fase di indagini era anche emerso che Patrizio Poggi aveva architettato a tavolino un piano per costruire false prove testimoniali (sempre riguardo ad abusi su minori commessi dalle persone da lui denunciate), in modo tale da suffragare ulteriormente le sue dichiarazioni; Poggi poi avrebbe cercato di influire su alcuni soggetti da lui citati come testimoni in modo che, convocati dagli inquirenti per essere sentiti come persone informate sui fatti, fornissero una versione coerente con il quadro descritto nella denuncia. Una storia ingarbugliata quella seguita dal procuratore aggiunto Monteleone a dal sostituto Albamonte; una storia che mischia un ex prete condannato per pedofilia, un pezzo grosso della nunziatura apostolica in Italia come Luca Lorusso che ha confermato le accuse di Poggi stesso, e una serie di parroci tirati in ballo con l’accusa (poi risultata falsa, ma pesantissima in un periodo in cui gli scandali sessuali sui preti pedofili abbondano) di avere allestito un supermarket del sesso in una parrocchia della periferia della Capitale.

    Vincenzo Imperitura

    http://www.iltempo.it/mobile/cronache/2014/04/03/alto-prelato-nei-guai-indaga-la-procura-1.1236477

  • Commissione antipedofilia, il Papa nomina anche una vittima di abusi

    Commissione antipedofilia, il Papa nomina anche una vittima di abusi

     Papa Francesco ha nominato gli otto primi componenti della Commissione per la tutela dei minori, istituita contro il fenomeno della pedofilia. Ne fanno parte quattro uomini e quattro donne, rappresentativi di vari Paesi, tra cui il cardinale Sean O’Malley e anche una vittima di abusi, l’irlandese Marie Collins. Dovranno, spiega il Vaticano, “preparare gli statuti della Commissione, i quali ne definiranno le competenze e le funzioni”.

    Gli altri componenti sono la francese Catherine Bonnet, studiosa di psicologia e psichiatria, l’inglese Sheila Hollins, docente di psichiatria, il giurista italiano Claudio Papale, l’ex primo ministro ed ex ambasciatrice polacca Hanna Suchocka, il gesuita argentino Humberto Miguel Yanez, che da lungo tempo conosce Bergoglio, e il gesuita tedesco Hans Zollner, studioso del fenomeno e decano della facoltà di psicologia dell’Università Gregoriana.

    “Il compito principale delle suddette persone – fa sapere un comunicato della sala stampa vaticana – sarà di preparare gli statuti della Commissione, i quali ne definiranno le competenze e le funzioni. La medesima Commissione verrà successivamente integrata da altri membri, scelti nelle varie aree geografiche del mondo”.

     

  • La rivoluzione di papa Francesco. Ministro dell’economia un protettore di preti pedofili, Card. Georg Pell, insabbiatore dei crimini di padre Kevin O’Donnell

    La rivoluzione di papa Francesco. Ministro dell’economia un protettore di preti pedofili, Card. Georg Pell, insabbiatore dei crimini di padre Kevin O’Donnell

    Scuse sui preti pedofili? Il Papa è stato frainteso

    SCUSE? A CHI? – Un padre e una madre, dicevamo, sono in viaggio in queste ore. Sono i coniugi Foster, abitavano a Melbourne e avevano due figlie. Due ragazzine. Che ai tempi della scuola elementare furono stuprate da padre Kevin ÒDonnell, insegnante nella loro scuola.

    Già questo basterebbe, ma il motivo per cui i Foster hanno deciso di partire da Londra è un altro: l’arcivescovo di Sydney card. George Pell, che allora guidava la diocesi di Melbourne, è stato accusato di aver insabbiato altri casi come il suo, e loro lo accusano quindi di aver ostacolato le richieste di risarcimento della famiglia. Perciò questa famiglia distrutta chiederà di incontrare il Papa e l’arcivescovo, pretendendo da loro scuse che, peraltro, non accetteranno finchè la chiesa non darà una svolta al suo atteggiamento “nei confronti delle vittime”. Vittime, le due figlie, il cui dramma si è concluso nel peggiore dei modi: la prima, di 26 anni, si è impiccata dopo una lunga battaglia contro la tossicodipendenza, che il padre collega anche agli stupri subiti.

    La seconda figlia, Katherina, che beveva molto, è ora menomata dopo essere stata investita da un automobilista ubriaco nel 1999. Due vite spezzate, a cui però nessuno renderà giustizia. E che, probabilmente, nemmeno arriveranno come eco alle orecchie di un Papa troppo impegnato a festeggiare i giovani, almeno a parole.

    http://www.giornalettismo.com/archives/134…ili-papa-scuse/

    Papa Francesco, ecco la riforma economico-amministrativa. Cardinale Pell capo della “Segreteria per l’economia”
    Bergoglio istituisce “motu proprio” una nuova struttura di coordinamento, composta anche da un Consiglio e da un Revisore. Padre Lombardi: “Garantiranno migliore utilizzazione delle risorse e supporto per i programmi rivolti a poveri ed emarginati”. Confermato il ruolo dell’Apsa “banca centrale vaticana”, ignorato lo Ior

    Papa Francesco, ecco la riforma economico-amministrativa. Cardinale Pell capo della “Segreteria per l’economia”

    CITTA’ DEL VATICANO – Papa Francesco prosegue la riforma economico-amministrativa della Chiesa e della Città del Vaticano. Il Pontefice ha istituito una “nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi”, una sorta di superministero vaticano dell’Economia. La struttura si compone della nuova “Segreteria per l’economia” guidata dal cardinale George Pell, 72 anni, attuale arcivescovo di Sidney; del nuovo “Consiglio per l’economia”, costituito da otto cardinali o vescovi e sette laici, di varie nazionalità con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità; di un nuovo “Revisore generale”.

    Quanto alle funzioni dei nuovo organismi, la Segreteria “avrà autorità su tutte le attività economiche e amministrative all’interno della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, sarà responsabile per la preparazione di un budget annuale per la Santa Sede e lo Stato Città del Vaticano, nonché la pianificazione finanziaria e le varie funzioni di supporto quali le risorse umane e l’approvvigionamento. La Segreteria sarà inoltre tenuta a redigere il bilancio dettagliato della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”.

    Il Consiglio per l’economia, invece, “determina le politiche e le direttive, che la Segreteria dell’economia attua” ha spiegato Lombardi, sottolineando come le modifiche “consentiranno il coinvolgimento più esplicito di esperti di alto livello di esperienza in amministrazione finanziaria, pianificazione e reporting. Esse garantiranno una migliore utilizzazione delle risorse, migliorando il supporto disponibile per vari programmi, in particolare quelli rivolti al lavoro con i poveri e gli emarginati”.

    Il nuovo Revisore generale, nominato dal Santo Padre, potrà svolgere “revisioni di qualsiasi agenzia o istituzione della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”. “La Prefettura per gli affari economici, guidata attualmente dal cardinale Giuseppe Versaldi, viene a essere in rapporto con il Revisore”, ha spiegato Lombardi rispondendo alle domande dei giornalisti.

    La riforma economico-amministrativa non tocca l’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), confermata “come Banca Centrale del Vaticano, con tutti gli obblighi e le responsabilità delle istituzioni analoghe in tutto il mondo”. E’ la prima volta che l’Apsa, dove lavorava il controverso monsignor Nunzio Scarano e attualmente guidata dal cardinale Domenico Calcagno, viene definita ufficialmente “Banca Centrale”.

    Confermata anche la funzione dell’Aif (Autorità di informazione finanziaria), guidata sino a poco tempo fa dal cardinale Attilio Nicora, andato in pensione, e dal segretario, l’esperto di anti-riciclaggio René Bruelhart, che “continuerà a svolgere il suo ruolo attuale e fondamentale di vigilanza prudenziale e disciplina all’interno della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”.

    Nessuna menzione dello Ior (Istituo per le opere di religione). “Non vi è nessuna determinazione”, ha chiosato Lombardi. Non vengono citate espressamente, ma strutture come il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano così come dicasteri dotati di budget consistente come la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide) dovranno rispondere a questa nuova struttura. Con l’istituzione della nuova struttura, si conclude anche il compito del Consiglio dei 15 cardinali per la Riforma economico amministrativa.

    Il “motu proprio” del Papa verrà pubblicato nel pomeriggio dall’Osservatore Romano. Il Papa “ci teneva” che l’istituzione di due nuovi organismi, la Segreteria economica e il Consiglio economico, “venisse comunicata oggi” ha riferito padre Federico Lombardi, ricordando che il Consiglio dei 15 cardinali per la riforma economico amministrativa si è riunito con il Papa mercoledì scorso e si riunisce ancora oggi, dopo di che “cessa la sua funzione” per lasciare il posto al nuovo Consiglio per l’Economia.

    L’annuncio odierno, ha chiarito ancora il capo della Sala Stampa vaticana, “giunge in seguito alle raccomandazioni della rigorosa revisione condotta dalla Commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede (Cosea)”. Raccomandazioni che “sono state esaminate e approvate sia dal Consiglio di cardinali istituito per consigliare il Santo Padre sulla riforma della Curia romana”, il cosiddetto “C8” che si è riunito da lunedì a mercoledì scorso, “sia dal Consiglio di 15 cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede’”, riunito oggi prima di sciogliersi.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/02/24…omico-79511281/

  • Forteto, continua il processo con testimonianze shock

    Forteto, continua il processo con testimonianze shock

    In aula F.B, 35 anni, nato nella comunità di Vicchio dove ha vissuto fino ai 18 anni: “Quando cominciai a ribellarmi mi dissero che mi avrebbero ricoverato e fatto passare per pazzo”

    “Quando cominciai a pensare col mio cervello e a ribellarmi, a raccontare all’esterno ciò che mi succedeva in cooperativa e tentai di uscire dalla comunità, mi dissero che se non la smettevo subito mi avrebbero ricoverato, dato le medicine e fatto passare per pazzo”. Continuano le testimonianze shock al processo in corso al tribunale di Firenze per gli abusi e i maltrattamenti che sarebbero stati compiuti nella comunità de Il Forteto, a Vicchio (Firenze), che si occupa anche di recupero di minori. A ripercorrere di fronte ai giudici la propria esperienza di vita nella comunità mugellana guidata da Rodolfo Fiesoli – il “profeta” finito sotto accusa per maltrattamenti e violenza sessuale – è stato nella giornata odierna uno dei cinque ragazzi che al Forteto non sono arrivati in affidamento, né perché attratti da una prospettiva di vita comunitaria e agricola. “Noi purtroppo ci siamo nati e nelle intenzioni di Fiesoli avremmo dovuto rappresentare la nuova generazione”.

    “In questa realtà mi ci sono ritrovato, non ho scelto: io sono un prodotto del Forteto” ha ripetuto più volte in aula stamani F.B., 35 anni, oggi carabiniere alla caserma “Cavour” di Torino, alle spalle numerose missioni all’estero, rispondendo alle domande del titolare dell’inchiesta, il pm Ornella Galeotti. F. B. se n’è andato dalla comunità nel 1998, poco dopo esser diventato maggiorenne. Sua madre lasciò la cattedra di docente universitaria per seguire il “profeta” e vive tuttora al Forteto, mentre il padre se ne andò dopo 4 anni puntando una pistola in faccia a Fiesoli e accusandolo di abusi e vessazioni sugli ospiti della comunità. “Ho vissuto con la mia madre naturale fino ai 5 anni, poi sono stato affidato a un’altra donna” racconta commuovendosi. In 5 ore di deposizione, la sua voce si romperà ogni volta che citerà la figura materna. “Mi hanno fatto credere che mio padre se n’era andato perché picchiava la mamma – racconta il militare – così hanno fatto in modo che non lo volessi più incontrare”. In realtà F. B. incontrerà suo padre altre due volte, in 20 anni: “la seconda volta mi chiese se volevo andarmene con lui, ma non ce la feci”. Uscito dal cerchio magico di Fiesoli, il testimone tornerà più volte a Vicchio “solo per andare a trovare mia madre”.
    “Facevo pipì a letto, la notte, per una patologia congenita – racconta F. B. alla corte – e per questo sono stato sin da piccolo sottoposto ai ‘processi’ e ai ‘chiarimenti’ da parte di Rodolfo Fiesoli. ‘Hai fatto fantasie erotiche’ mi diceva, poi gli altri mi interrogavano finché non confessavo ciò che loro volevano dicessi”. I chiarimenti portavano sempre alla medesima conclusione: presunte deviazioni sessuali che venivano punite con nottate intere “passate nei corridoi di fronte alla camere, dove il buio era totale”, oppure “di giorno, in piedi di fronte alla madia che si trovava in sala mensa: quello era un segno di punizione chiaro a tutti, cosicché chi passava per andare a pranzo mi apostrofava dicendomene di tutti i colori”. Per ben 30 volte F.B. sarebbe stato rinchiuso per ore nella chiesetta della cooperativa, “dove mi dicevano che c’erano i morti sepolti… dove potevo piangere e urlare ma nessuno mi avrebbe potuto sentire” o addirittura “nella cella frigorifera”. “Mi dicevano che mi avrebbero messo nel grande forno dove sottoponevano i bambini a punizioni corporali”. Lo scopo: “volevano spingerci all’omosessualità”.

    F. B. non si scompone quando passa in rassegna “gli schiaffi e le botte date coi mestoli, gli approcci e i baci in bocca del ‘profeta’ a noi ragazzini”. Vacilla ma non cede alle lacrime neppure quando parla dei lavori che era costretto a svolgere nell’azienda agricola del Forteto sin da quando era un bambino: “iniziavo alle 5.30, sveglia e colazione. Dopo dovevo andare all’ovile, dove mi occupavo delle pecore, o al caseificio dove lavoravo le ricotte (gli altri mi prendevano in giro per questo e mi chiamavano pecoraio, così quando la maestra ci faceva fare i temini io scrivevo che mi occupavo dei cavalli). Facevo tutto quello che dovevo, poi mi mettevo una tuta sopra gli indumenti da lavoro e correvo a scuola. Ho frequentato le lezioni fino ai 14 anni”. Seguiranno altri sei anni d’inferno prima dell’agognata libertà: una divisa dell’Arma dei carabinieri. La stessa che indossava il nonno materno.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/02/10/news/forteto_continua_il_processo_con_testimonianze_shock-78239084/

  • Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

    La scorsa estate la commissione per i diritti del fanciullo dell’Onu aveva chiesto alla Santa Sededi presentare un dettagliato rapporto sugli abusi sessuali commessi da religiosi in tutto il mondo. Il Vaticano, invece di fornirlo, ha glissato, mentre papa Francesco annunciava l’istituzione di una commissione interna per contrastare l’endemico scandalo della pedofilia ecclesiastica. Ora è arrivata la relazione Onu. E contesta al Vaticano punto per punto una serie di violazioni della convenzione.

    La relazione della commissione

    La commissione riconosce la volontà della Santa Sede di prendere misure per contrastare il fenomeno della pedofilia e tutelare meglio i diritti dei bambini, citando le iniziative degli ultimi anni di Benedetto XVI e Francesco. Si è consapevoli che i vescovi e religiosi di spicco “non agiscano come rappresentanti o delegati del pontefice romano”, ma si ricorda che nonostante ciò questi sono “legati a vincolo di obbedienza al papa”. E che la Santa Sede, nel ratificare la convenzione, si è impegnata a implementarla non solo nel territorio di Città del Vaticano, ma anche “in qualità di potere supremo della Chiesa cattolica attraverso gli individui e le istituzioni poste sotto la sua autorità”.

    Ci si rammarica che le raccomandazioni già fatte nel report del 1995 non sono state pienamente attuate. Manca un adeguamento del diritto canonico, che funge da legge interna, alla convenzione Onu soprattutto per la tutela dei diritti dei minori contro discriminazione, violenza e abusi sessuali. Si riconoscono le tante iniziative umanitarie a favore dei bambini nel mondo da parte di organizzazioni cattoliche, ma si aggiunge che manca un “approccio comprensibile centrato sui diritti dei bambini” e un meccanismo indipendente per la tutela dei loro diritti.

    La commissione vede positivamente la possibilità di modificare l’espressione discriminatoria “figli illegittimi” usata nel canone 1139 e le dichiarazioni di Bergoglio, ma è preoccupata dalle passate affermazioni sull’omosessualità, “che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro gay, lesbiche, bisessuali, transgender e bambini cresciuti in coppie dello stesso sesso”. Invita il Vaticano a usare la propria “autorità morale” per combattere stereotipi e discriminazioni, anche modificando espressioni usate nei testi di scuola cattolici.

    Serve attenzione anche per i figli nati da sacerdoti, che non vengono in molti casi riconosciuti, e per le madri, verso cui è prassi strappare accordi che impongono riservatezza in cambio di denaro. Preoccupazione è espressa anche per la pratica, promossa da organizzazioni cattoliche, delle cosiddette “ruote degli esposti” in cui si possono abbandonare bambini: si invita a trovare alternative come le nascite “riservate” negli ospedali, a permettere ai bambini di scoprire la famiglia di provenienza e soprattutto ad arginare il fenomeno fornendo adeguato family planning e impedire gravidanze indesiderate.

    Violenza, tortura, pedofilia

    Sul fronte della violenza e la tortura, il commitee lamenta la mancanza di misure necessarie per la difesa dei diritti delle ragazze rinchiuse in strutture come le lavanderie Magdalene in Irlanda, gestite da quattro congregazioni di suore fino al 1996. Luoghi dove le giovani erano “obbligate a forme di lavoro in condizioni simili alla schiavitù”, subivano “trattamento inumano, crudele e degradante” e anche abusi sessuali, erano private della propria identità e segregate, eventuali figli venivano allontanati. Nonostante ciò la Chiesa non ha preso iniziative per investigare e rintracciare le responsabilità (come tristemente raccontato anche nel toccante film Philomenadi Stephen Frears, la cui protagonista è stata ricevuta proprio ieri dal papa), cosa ora auspicata sulla base delle raccomandazioni rivolte nel 2011 dal Committee against Torture all’Irlanda. Analogamente si chiede che venga esplicitamente bandita la punizione corporale su bambini, in modo che le linee guida di scuole e istituzioni cattoliche siano chiare e in linea con la convenzione. Viene contestata anche la posizione secondo cui le autorità civili debbano intervenire solo in caso di “abusi provati”, per non interferire nelle famiglie: ciò “mina seriamente gli sforzi e le misure per prevenire gli abusi e l’abbandono di bambini”

    Lo scandalo pedofilia clericale ha colpito “decine di migliaia di bambini in tutto il mondo” e il comitato è “seriamente preoccupato” per il lassismo della Santa Sede. Non solo, ma anche per aver coperto preti noti per gli abusi, trasferendoli di parrocchia in parrocchia o in altri paesi, una “pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta” che ha consentito loro di rimanere a contatto con bambini, permettendo così ulteriori violenze. Fenomeno tutt’altro che archiviato, se si considera che qualche giorno fa Le Iene hanno portato alla ribalta l’ennesimo caso di prete condannato per abuso su minori, ma che è tuttora catechista, nonostante la presunta rivoluzione di papa Bergoglio. Perché il vescovo di Verona don Giuseppe Zenti e il Vaticano — “dopo approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede”, come si perita di chiarire lo stesso vescovo in una lettera affissa nelle parrocchie — hanno giudicato che potesse ancora stare a contatto con bambini e ragazzi, limitandosi a spostarlo in un’altra parrocchia. Un modo tutt’altro che trasparente e rispettoso delle leggi e della dignità delle vittime di gestire questi casi, che conferma come il Vaticano sia portato a conoscenza di questi episodi e abbia potere decisionale in merito, ma tenda tuttavia a insabbiare, arrivando a rispondere alle recenti richieste dell’Onu che la Chiesa è entità “distinta e separata” e la responsabilità è dei singoli ordinamenti degli stati dove avvengono gli abusi.

    Anche se il Vaticano ha la piena giurisdizione sugli abusi sessuali almeno dal 1962 e questi casi siano gestiti dalla Congregazione per la dottrina della fede dal 2001, non sono stati forniti alla commissione i dati richiesti. Le misure disciplinarie interne hanno permesso alla “maggior parte” dei preti coinvolti di sfuggire ai tribunali. Il “codice del silenzio” imposto a tutto il clero “sotto pena di scomunica” ha permesso di insabbiare i casi, con suore e preti scomunicati per aver violato il segreto, cui faceva da contraltare l’incoraggiamento a mantenere il silenzio (come la lettera del 2001, resa pubblica solo nel 2010, del cardinale Castrillon Hoyos che si congratulava con il vescovo Pierre Pican, rifiutatosi di denunciare un prete poi condannato a 18 anni di carcere per stupri vari). Per lungo tempo la Chiesa ha negato collaborazione o ha posto ostacoli alle autorità civili e alle commissioni istituite per scoprire gli abusi.

    Si chiede quindi che la commissione istituita nel dicembre del 2013 da Francesco investighi e che vengano rimossi tutti i religiosi coinvolti, nonché trasparenza nella condivisione degli archivi. Si propone che il Codice canonico consideri gli abusi sessuali su minori non semplici “delitti contro la morale”, ma crimini. Durante la discussione della bozza finale della Commission on the Status of Women del 2013 la Santa Sede, di concerto con la Conferenza delle organizzazioni islamiche, caldeggiava che religione, costumi e tradizioni fornissero agli stati la base per aggirare i propri obblighi nella difesa della dignità femminile e contro la violenza.

    Discriminazione delle famiglie

    Preoccupazione viene espressa anche per le disposizioni canoniche che non riconoscono le “diverse forme di famiglia” e “spesso discriminano i bambini sulla base della loro situazione familiare”. Anche se il Vaticano con enfasi promuove l’importanza di uno sviluppo armonioso della personalità del bambino, come riconosciuto positivamente dalla commissione, suscitano dubbi situazioni come quelle dei Legionari di Cristo, in cui ragazzi vengono “progressivamente separati dalle loro famiglie e isolati dal mondo esterno”. Si ricorda che persino il presidente della conferenza episcopale francese, monsignor George Pontier, ha ammesso lo scorso novembre la manipolazione delle coscienze individuali in alcune congregazioni e istituzioni cattoliche.

    L’accesso all’aborto in caso di pericolo di vita è un tema caldo evidenziato in sede Onu. Si cita il caso avvenuto nel 2009 in Brasile di una bambina di nove anni stuprata e messa incinta dal patrigno, in cui l’arcivescovo di Pernambuco e la conferenza episcopale hanno condannato la madre e il dottore che aveva effettuato l’interruzione di gravidanza. Per questo l’ente Onu chiede al Vaticano di “rivedere la sua posizione sull’aborto che pone rischi evidenti per la vita e la salute delle ragazze incinte”, nonché di emendare il canone 1398 in modo da “identificare circostanze in base alle quali possa essere consentito l’accesso ai servizi di aborto”. La posizione chiusa della Chiesa sulla contraccezione ha “conseguenze negative” per la diffusione di malattie e la mancanza di adeguata informazione sessuale: per questo si ricordano i pericoli delle gravidanze “precoci e indesiderate” e dell’aborto clandestino, con picchi di malattie e mortalità tra le adolescenti incinte e ragazzi. Anche le scuole cattoliche dovrebbero assicurare una educazione sessuale e riproduttiva adeguata per prevenire la diffusione dell’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate, viene suggerito.

    Altra questione è la separazione di migliaia di bambini dalle madri, specialmente in strutture gestite da congregazioni cattoliche di Spagna e Irlanda. Questi bambini furono mandati in orfanotrofi o assegnati a famiglie adottive all’estero e il Vaticano non ha agito. In generale, di fronte ad abusi su bambini, la Santa Sede “ha sistematicamente messo al primo posto la reputazione della Chiesa e del presunto reo rispetto alla protezione delle piccole vittime”, nonché osteggiato le famiglie e “imposto la riservatezza” come “precondizione per una compensazione finanziaria”. Dopo aver snocciolato i punti critici e le violazioni vaticane, riconoscendo quanto intanto fatto e incoraggiandone sforzi ulteriori, la commissione raccomanda alla Santa Sede di ratificare altri documenti che ancora non ha sottoscritto, sempre sul tema della tutela dei bambini. Quindi si annuncia il prossimo appuntamento al primo settembre 2017, per il prossimo report.

    Confessione religiosa o stato sovrano?

    Il Vaticano si è detto sorpreso dalle osservazioni della commissione. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa, in una nota ha contraccato parlando di attentato alla libertà religiosa, di “intrusione” in “posizioni dottrinali e morali”, nonché influenza di lobby gay e laiche “pregiudizialmente contrarie alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede” e mancanza di attenzione “alle posizioni della Santa Sede stessa”.

    Ma è difficile sostenere che quella dell’Onu sia un’ingerenza arbitraria su affari unicamente spirituali. Il Vaticano infatti è prima di tutto uno stato (e a tutti gli effetti: grazie, vale la pena di ricordarlo, al concordato con il regime fascista nel 1929), la Santa Sede fa parte delle Nazioni Unite in qualità di osservatore e ha voluto di propria iniziativa sottoscrivere, seppure con vistose riserve motivate dalla dottrina, la convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

    Invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice

    La Commissione per i diritti dell’infanzia non fa altro che monitorare periodicamente i sottoscrittori di questa convenzione affinché la applichino in concreto, li avverte se vi sono violazioni, li invita a sanarle. Quindi, visto che il Vaticano è uno stato sovrano e si è dotato di un corpus di leggi (il codice di diritto canonico), la commissione è legittimata e ha anzi il dovere (come tutte le altre commissioni Onu incaricate di far applicare le convenzioni internazionali) di evidenziare, come fa anche con altri stati, i punti della legislazione che cozzano con la convenzione. Ed è proprio ciò che ha fatto la commissione nelle considerazioni finali al suo secondo rapporto sulla Santa Sede: ha elencato le varie violazioni della convenzione e invitato il Vaticano a modificare specifici canoni del suo codice. Questa è una prassi normale se si pretende di far parte dell’Onu e di sottoscriverne le convenzioni.

    Durante la 65esima sessione della commissione a Ginevra, conclusasi il 31 gennaio, anche altri paesi sono stati oggetto di monitoraggio. Ma il Vaticano chiede un trattamento speciale, contando sul fatto di poter mettere il piede in due staffe: considerandosi un ente spirituale per rivendicare la propria libertà religiosa e non essere toccato dalle contestazioni di natura legale, ma tornando ad essere stato sovrano e istituzione quando si tratta di rivendicare una posizione nel consesso internazionale ed esercitare la sua ingerenza a livello politico. Se vuole evitare di essere messo sotto osservazione, non ha che una strada: rinunciare a ogni pretesa temporale, quantomeno in sede Onu. Nessuno lo obbliga a farne parte.

    La redazione

    Il Vaticano strigliato dall’Onu per aver violato la convenzione sui diritti dei minori

  • Abusi, 400 preti ridotti a stato laicale in due anni

    Abusi, 400 preti ridotti a stato laicale in due anni

     Opera di Ratzinger. Ma il Vaticano smentisce.

    Numeri impressionanti. Stando a un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12, citato il 17 gennaio dall’Associated press, sarebbero 400 i preti riportati allo stato laicale da Benedetto XVI perché accusati di molestie a bambini.
    Una notizia immediatamente smentita dalla sala stampa vaticana, che, per bocca di padre Lombardi ha parlato di «dati errati». Ma che fanno comunque particolarmente rumore.

    CASI IN AUMENTO. Le statistiche del biennio, infatti, secondo l’agenzia di stampa certificherebbero la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano diffuse, per la prima volta, questo genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato soltanto il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    DIFESA DAVANTI ALL’ONU. Il documento entrato in possesso dell’Ap è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione dell’Onu per i diritti umani, riunitasi proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano.

    LETTURA SBAGLIATA DEI DATI. Padre Lombardi, tuttavia, ha dichiarato che «l’informazione diffusa da Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della congregazione per la dottrina della fede».
    «Nel volume», ha spiegato il portavoce vaticano, «si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori». «Occorre notare», ha aggiunto, «che tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre, i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti».

     

  • Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

    Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

     612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati.

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI

    Le statistiche sul biennio 2011-12 sono contenute in un documento elaborato dalla Santa Sede per difendersi davanti a una commissione Onu a Ginevra. E mostrano la massiccia crescita del numero di religiosi rimossi rispetto al 2008-2009, quando furono 170. Ma la Santa Sede: “Dati errati”

    17 gennaio 2014

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI(ansa)
    CITTA’ DEL VATICANO – Un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12 contiene dei numeri impressionanti e finora sconosciuti: Benedetto XVI, ha riportato allo stato laicale circa 400 preti accusati di molestie a bambini. Questa la notizia diffusa oggi dall’Associated Press, in parte smentita dalla Santa Sede: “Si tratta di dati errati”, dice padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana.

    Le statistiche del biennio – scrive l’agenzia – rivelano la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano per la prima volta ha diffuso quel genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato solo il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    Il documento, ottenuto oggi dall’Ap che ne dà notizia sul suo sito, è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, riunitasi questa settimana proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano. Statistiche tratte dalle attività dei suoi vari uffici, inclusa la Congregazione per la Dotrrina della Fede, che valuta le sagnalazioni sugli abusi sessuali.

    Rispondendo alle domande della Commissione, l’arcivescovo Silvano Tomasi, ambasciatore vaticano in Svizzera, avrebbe utilizzato solo alcune delle statistiche riportate nel documento di cui scrive l’Ap. E una fonte della stessa Commissione nega che l’organismo Onu abbia mai ricevuto il documento.

    Sebbene pubblici, quei documenti non sono disponibili o venduti fuori Roma e normalmente si trovano in Vaticano o nelle biblioteche dell’Università Cattolica. L’analisi fatta dalla Ap spiega che le fonti utilizzate per redigere il documento mostrano la notevole evoluzione nelle procedure della Santa Sede in merito ai casi di preti pedofili a partire dal 2001, quando il vaticano ordinò ai vescovi di segnalare i casi in cui le accuse fossero credibili.

    In base alle norme adottate dal 2001 con l’azione di Ratzinger, la Congregazione nper la Dottrina della Fede analizza ogni caso arrivato alla Santa Sede e istruisce i vescovi su come procedere. E in ogni passaggio della procedura al prete è concesso di difendersi. La Congregazione ha iniziato a produrre le cifre solo a partire dal 2005.

    La precisazione della Santa Sede. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che la notizia diffusa dalla Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
    Nel volume – spiega il portavoce vaticano – si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori”
    . Tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17…o_xvi-76230818/

  • Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

    Indagine su vescovo presunto pedofilo. Vaticano a Polonia: non estradiamo nostri cittadini

     La Procura distrettuale di Varsavia chiede alla Santa Sede informazioni sullo status legale di monsignor Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. Padre Lombardi: “Non è stata una richiesta di estradizione. Il monsignore gode di immunità diplomatica ed è già indagato dalla Congregazione per la dottrina della fede”

    CITTA’ DEL VATICANO – La Polonia ha chiesto informazioni al Vaticano sullo status legale dell’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede nella Repubblica Dominicana indagato per presunti abusi sessuali su minori. La richiesta è giunta dalla Procura distrettuale di Varsavia.

    Alla magistratura polacca, riferisce un portavoce della procura, il Vaticano ha risposto che l’ex nunzio Wesolowski gode di immunità diplomatica e, in ogni caso, la Santa Sede non autorizza l’estradizione dei suoi cittadini. Monsignor Wesolowski lo scorso agosto è stato richiamato in Vaticano dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo, cardinale Nicols Lopez Rodriguez, aveva informato Papa Francesco delle accuse di pedofilia che lo interessavano.

    L’ex nunzio potrebbe essere processato da quattro diversi tribunali: oltre a due vaticani, sono competenti sui suoi reati i giudici della Repubblica Domenicana e quelli della Polonia, la sua patria, che in base ad accordi internazionali persegue i reati di abuso compiuti all’estero dei suoi cittadini.

    Padre Federico Lombardi, capo della Sala Stampa vaticana, ha confermato la richiesta della procura, inoltrata tramite l’ambasciata vaticana a Varsavia, sottolineando come si sia trattato di una richiesta di informazioni e non di estradizione. Lo stesso Lombardi ha inoltre spiegato che l’arcivescovo Jozef Wesolowski è già indagato dalla magistratura vaticana per le gravissime violazioni al diritto canonico e al codice penale della Santa Sede.

    “Non c’è stata, ed è priva di fondamento, qualsiasi richiesta alla Santa Sede di estradizione e non si può parlare neanche di canali diplomatici”, ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana. “Contrariamente a quanto circolato in alcune notizie di stampa – ha ribadito padre lombardi – non si può quindi assolutamente parlare di richiesta di estradizione”. La nunziatura, ha spiegato ancora padre lombardi, “ha dato risposte relative allo status diplomatico di monsignor Wesolowski e alla sua attuale residenza”.

    Lombardi non ha rivelato il luogo dove attualmente risiede l’arcivescovo inquisito per gravissimi reati, ma ha tenuto a sottolineare che “Wesolowski è a disposizione dei superiori”, quindi non si è reso irreperibile. Dal punto di vista canonico, monsignor Wesolowski è sottoposto all’indagine della Congregazione per la dottrina della fede ed è in attesa di giudizio. Essendo anche cittadino vaticano e in quanto membro del servizio diplomatico, ha rilevato padre Lombardi, “la competenza penale sul suo caso appartiene anche agli organi giudiziari della Stato della Città del Vaticano, che stanno compiendo l’iter documentario e testimoniale necessario per il giudizio di loro competenza”.

    Tra le dichiarazioni contro l’ex-nunzio Wesolowski, quelle di un diacono suo collaboratore che ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Accuse contestate dalla Conferenza episcopale dominicana, secondo cui non ci sono prove di abusi su minori. La gestione del caso appare molto delicata per lo stesso Papa Francesco, promotore tra l’altro di una commissione internazionale contro la pedofilia. Sicuramente la vicenda sarà al centro anche dei colloqui con i vescovi polacchi in visita Ad Limina che Bergoglio riceverà il mese prossimo.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/11/news/vaticano_a_polonia_non_estradiamo_nostri_cittadini-75655118/