Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: salesiani

  • Inizi anni ’60. Collegio dei salesiani in un paese della provincia di Taranto

    Inizi anni ’60. Collegio dei salesiani in un paese della provincia di Taranto

    Oltre 400 bambini erano i residenti di questa mega struttura e ognuno di noi aveva un qualcosa in comune agli altri: o gli mancava il padre (come me) o gli mancava la madre e i più sfortunati erano coloro che non avevano ne un padre e tanto meno una madre che si potesse interessare a loro. Una vita all’interno dell’Istituto molto democratica, davvero. C’erano le regole e tu dovevi rispettarle e in campo pedagogico erano molto più avanti nell’educazione da impartire ai ragazzi. Questo tipo di educazione consisteva nello studio, nello svago, nell’essere religiosi e pregare (ma non eccessivamente). Mangiavamo abbastanza bene.


    Quindi ogni mattina la sveglia era rigorosissima alle 7.00, alle 7.30 pronti ed ordinati davanti al proprio letto già sistemato e il controllo dell’assistente (prete) diceva se stava tutto a posto o meno. Poi messa in chiesa, poi colazione e pronti per andare a scuola nell’interno della struttura. Una organizzazione perfettissima in cui tutto funzionava alla grande. Una ventina di preti ci gestiva in tutto: sui libri e sul comportamento con gli altri. Io? Profitto eccellente ma indisciplinato alla grande. Spesso in punizione. Proseguo.


    Il mio gruppo di amici era formato da tre o quattro tarantini, quindi più vaccinati di noi in quanto noi dei paesi sembravamo molto timorosi rispetto a loro. Loro erano sfacciati, più diretti, insomma più vissuti. In questo gruppo, circa una quindicina di ragazzi, calcoliamo 8-9 anni tutti, si aggregò un ragazzino, diciamo tranquillissimo, che dove andavamo andavamo i tarantini gli dicevano di andare via in quanto non lo volevano. Alcuni di noi disapprovavano questo atteggiamento dei tarantini e per alcune volte questo ragazzo veniva assieme a noi. Nei giochi lo emarginavano (ad esempio nelle partite di calcio mancava sempre il portiere e mettevano lui, dicasi il più fesso) ma noi, nel nostro piccolo cercavamo di integrarlo. Questo scenario si ripetette per oltre sei mesi. Un giorno ci chiama l’assistente, prete, a tutti noi escluso il ragazzino.

    Il prete ci raccomanda di integrarlo con noi in quanto è giusto che ci dobbiamo volere bene e nella sfortuna che la vita ci aveva dato (la perdita di qualche genitore) comportarsi bene con gli altri era ciò che potevamo fare. Tutti zitti all’adunata, nessuno di noi fiatò. La figura imponente del prete era troppo forte per i nostri piccolissimi anni. Finita la tirata d’orecchi del prete andammo via nel campo di calcio. Ad un tratto i tarantini convocano tutti noi del gruppo. Ci riuniamo in un batter d’occhio e pronto il più lesto (Marchini  cognome di fantasia, e lo troveremo più avanti …) ci dice che già il prete voleva sodomizzare il ragazzino. Lui aveva letto bene, molto bene il contesto.


    Noi restiamo perplessi, molto, anche perché erano le prime volte che sentivamo parlare di queste cose. Proseguono le nostre giornate all’insegna dello studio, del gioco e delle punizioni. Il prete sta sempre al fianco a noi a ricordarci di integrare Paolini (altro nome di fantasia di questo ragazzino, ndr) ma i tarantini non vogliono sentire ragione e tra di noi decidono una volta per tutte che Paolini deve stare fuori dal nostro clan. Paolini viene visto spesso con il prete, in giro nelle stanze dell’istituto, cosa che a noi era tassativo andare. Insomma i privilegi, tipo le cioccolate o la bevanda allo sciroppo d’amarena (buonissima, mamma mia!), per lui c’erano sempre.

    Paolini, questo ragazzo non aveva nessuno dei due genitori, aveva degli zii che non si preoccupavano molto di lui e noi, alla fine della settimana, andavamo sempre a casa. Lui, invece, restava sempre lì. Quindi non aveva un riferimento affettivo diretto e la figura del prete, almeno dal lato affettivo, lo faceva sentire più protetto. Tutto questo, tra il prete e il ragazzino, proseguì per molti anni. Diventiamo grandi e usciamo tutti dal collegio alla fine delle scuole medie. Ci separiamo del tutto e tantissimi di noi tornano nelle famiglie di origine. Ci perdiamo di vista del tutto. Io dalla mia ho la fortuna di avere una ottima memoria fotografica.


    Trenta anni dopo, in un bar a Taranto. Mi accingo a prendere un caffè e di fronte a me c’è un magnaccione con tanto di collana di oro spessa e pieno di tatuaggi in modo inverosimile. Lo punto con lo sguardo, lui mi guarda e con tono minaccioso mi dice che cosa voglio da lui e il perché lo sto guardando. Io lo guardo insistentemente e lui sempre più che si avvicina  a me quasi a volermi affrontare. Rido leggermente, lui si sente preso in giro e prima di buttarsi su di me, era un bestione alto quasi due metri e una stazza fisica quasi alla Tyson maniera, mi ripete per l’ultima volta che cosa voglio da lui. Lo stoppo. Gli dico di ricordarsi dove stava qualche decennio fa.


    E lui mi elenca diverse carceri, quasi a volermi dire che io e lui forse ci eravamo incontrati in qualche carcere da reclusi. No. Gli dico di andare ancora al ritroso. Cambia espressione al viso, diventa più composto. Ma non gli viene in mente altro. Mi faccio avanti io e gli dico  ”salesiani”. Mi guarda. Mi osserva attentamente. Mi dice che onestamente non sa affatto chi sono io ma che comunque in quel collegio ai salesiani, lui c’è stato. Gli dico il mio cognome e gli dico anche il suo di cognome. Di scatto fa cadere il bicchiere per terra della birra, il barista comincia ad aver paura. Per il barista sembra che sia un preludio per una scazzottata. No. Non è affatto così.

    Mi viene incontro e mi abbraccia fortemente. Si mette a piangere, anche a me scendono le lacrime. Il barista si sente più sollevato. E via ai ricordi! “Tu”, rivolto a me, “piangevi sempre eri il più piccolo del gruppo e non ti si poteva mai dire nulla che piangevi”. Era vero. “Ti portavamo con noi perché ci facevi copiare i compiti, altrimenti non stavi mai con noi”. Eh già. Andiamo avanti. Mi parla della sua vita: furti, rapine, puttane, insomma un vero e proprio almanacco del crimine. Andiamo ora ai nomi di chi stava con noi.

    Quello, quell’altro e quell’altro ancora, ecc. Gli dico se sa nulla di Paolini. Marchini  mi guarda e mi racconta di questo ragazzo. Entra ed esce da un carcere per pedofilia! Ah. Mi dice che spesso sta davanti alle scuole ad adescare ragazzini. Insomma è diventato un pedofilo. Quindi detta in breve, ma brevissima, se ieri era vittima oggi è carnefice. Deturpata la sua psiche …

    Giovanni Caforio

    Inizi anni ’60. Collegio dei salesiani in un paese della provincia di Taranto

  • Pedofilia, ex docente dei salesiani patteggia due anni  Nel 2015 era stato sorpreso in auto con due ragazzi

    Pedofilia, ex docente dei salesiani patteggia due anni Nel 2015 era stato sorpreso in auto con due ragazzi

    Si chiude con un patteggiamento a due anni – con pena sospesa – la vicenda del professore dei salesiani arrestato per pedofilia. Carmelo Pergolizzi, assistito dall’avvocato Marco Falcone, era stato sorpreso dentro una macchina insieme a due ragazzi.

    A scoprirlo i carabinieri vicino a Misterbianco, a ottobre dello scorso anno. L’uomo si trovava insieme a due ragazzi: un ventenne e un minorenne. Il primo dei due, anch’egli finito agli arresti accusato di induzione alla prostituzione, ha scelto il rito abbreviato.

    Per l’ex docente la strada giudiziaria è stata quella più breve con l’applicazione di una pena per prostituzione minorile su accordo delle parti, espediente che gli ha evitato un lungo processo.

    La decisione, come riportato dal quotidiano La Sicilia, è stata presa dalla giudice per l’udienza preliminare Flavia Panzano. Nel passato dell’uomo c’è il ruolo di professore dell’istituto salesiano di via Cifali, a Catania, quello di delegato provinciale della Federazione Italian giuoco calcio e del Comitato olimpico nazionale italiano. Una figura nota in città da sempre accanto ai giovani.

    http://catania.meridionews.it/articolo/45812/pedofilia-ex-docente-dei-salesiani-patteggia-due-anni-nel-2015-era-stato-sorpreso-in-auto-con-due-ragazzi/

  • Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia

    Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Una terribile storia di violenza sessuale su un minore scuote Arese, un comune alle porte di Milano. Gli attori sono un educatore della parrocchia e un sacerdote, entrambi trentenni, accusati di abusi su un ragazzo di 15 anni. La vicenda ha suscitato particolare clamore mediatico perché la cronaca non annovera molti precedenti in cui istituzioni ecclesiastiche abbiano collaborato fattivamente con la magistratura nell’accertamento della verità: don Claudio Caciòli, Superiore provinciale dei Salesiani, ha raccolto la confessione scritta dai presunti stupratori e dopo averli sospesi ha offerto supporto alla giovane vittima e massima collaborazione ai pm.
    Questi i fatti in breve: la scorsa primavera un ragazzino di 15 anni da sempre presente nelle attività dell’oratorio chiese e ottenne un confronto sulle tematiche sessuali con un educatore 30enne. Qualche tempo dopo, sapendolo solo in casa, l’educatore sarebbe andato a trovare il giovane e con la scusa di fare un gioco avrebbe abusato di lui. Il ragazzo si sarebbe così rivolto al suo padre spirituale, anch’egli 30enne, per denunciare quanto accaduto e per chiedere consiglio. Questi per tutta risposta avrebbe prima cercato di convincerlo della normalità di quanto accaduto, poi avrebbe cercato addirittura di coinvolgerlo in pratiche sessuali di gruppo. A questo punto il giovane si sarebbe sfogato con i genitori, dando il via alle indagini.
    Di seguito l’intervista a don Claudio Caciòli, Superiore dei Salesiani della provincia di Milano.

    La magistratura come ha accolto la vostra collaborazione?
    In modo positivo e, credo, anche con una certa soddisfazione nel confrontarsi con degli interlocutori istituzionali che hanno offerto una collaborazione tempestiva, puntuale e, mi permetta di sottolinearlo, non richiesta. Da parte nostra abbiamo ritenuto di non avere alternative perché il nostro unico obiettivo è la tutela del giovane.

    Aver collaborato con la magistratura denota che per l’Ispettoria salesiana il fatto accaduto è un crimine e non solo un peccato.
    Chi si trova ad affrontare casi di questo tipo risponde sia a Dio che agli uomini. I due piani non sono sovrapponibili e vanno affrontati con procedure differenti. Il fatto di rispondere a Dio non esclude che si debba rispondere anche alle leggi e alle istituzioni poste a difesa della società. Se uno ruba restituisce il maltolto e paga per il furto, non può cavarsela semplicemente accendendo un cero a Sant’Antonio.

    Perché fa notizia che un’istituzione religiosa collabori con la magistratura in indagini di questo tipo?
    E’ quello che mi chiedo anch’io. L’esposizione data a questa notizia ci sorprende. Penso alla giovane vittima e mi rammarico per il rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Anche lui si domanda se tale esposizione possa rivelarsi di qualche utilità. Personalmente non credo che questo possa aggiungere qualcosa al cammino difficile che abbiamo fin qui intrapreso. Io personalmente non mi sento un eroe: ho fatto il minimo che dovevo fare agendo secondo coscienza.

    Perché ancora oggi molti sacerdoti coprono anziché denunciare?
    Posso parlare solo in base alla mia personalissima esperienza. Faccio il Superiore da 5 anni e non ho mai trovato atteggiamenti di chiusura o di segretezza. Per fortuna, devo aggiungere, fino ad oggi non mi ero mai imbattuto in situazioni di tale gravità.
    Ritengo che la Chiesa stia portando avanti negli anni, nel suo modo di gestire questi eventi, un progressivo cammino di conversione e apertura che è stato coraggiosamente avviato da Papa Benedetto XVI e che con Francesco sta andando avanti con ancora maggiore consapevolezza.
    Chi dovesse ragionare in maniera differente dovrebbe renderne conto dinnanzi a Dio. Perché il bene da tutelare è uno soltanto: la salute e il benessere dei nostri giovani.
    Fino a non molti anni fa si parlava poco delle violenze dei sacerdoti; le cose sono cambiate quando la chiesa USA è stata condannata a rifondere risarcimenti milionari; possiamo dire che la Chiesa ha sollevato il velo su questi fatti anche per una questione economica?
    [Mi interrompe] Non lo so. Rispondo solo delle cose di cui sono direttamente responsabile. Non mi sento di esprimere chiavi di lettura su dinamiche così ampie. Parlo di quello che faccio nel mio piccolo. Come detto, c’è un bene da tutelare costi quel che costi. E su questo mi ci gioco la vita. Spero che la giocata si riveli vincente quando sarò al cospetto del buon Dio [ride].

    Perché la cronaca registra per lo più episodi di violenza su bambini e ragazzini maschi?
    E’ un tema molto delicato. Diffido delle indebite semplificazioni. Non vorrei che, come in passato, dovessero crearsi dei corto circuiti mediatici che ritengo devianti. Credo che si tratti solo delle condizioni nelle quali si vive e si opera. Non faccio letture di altro tipo come fanno altri. Non ho elementi per fare analisi, né sono un esperto in questo ambito. Dedico la maggior parte del mio tempo ad impegni educativi con scuole e oratori e quando la vita mi chiede di prendere provvedimenti difficili come in questo caso lo faccio basandomi sulle mie esperienze di educatore e rispondendo alla coscienza.

    http://www.nanopress.it/cronaca/2016/01/15/violenza-sessuale-da-parte-dei-preti-per-la-prima-volta-la-chiesa-denuncia-intervista/107729/

  • Pedofilia, sacerdote ed educatore indagati nel Milanese

    Pedofilia, sacerdote ed educatore indagati nel Milanese

    Il superiore dei salesiani ha sospeso i due indagati

    Un sacerdote salesiano e un educatore di un centro giovanile parrocchiale dell’hinterland di Milano sono indagati con l’accusa di violenza sessuale e pornografia minorile dalla Procura di Milano. Ne dà notizia‘Il Giorno’ parlando di un’inchiesta che nasce dalla denuncia dei genitori della vittima ed è corroborata dalla testimonianza scritta del superiore provinciale dei salesiani che ha sospeso entrambi gli indagati dagli incarichi.

    Stando alla denuncia, l’abuso sarebbe accaduto nella primavera scorsa quando l’educatore sarebbe andato a casa del ragazzo, che era tornato a casa da scuola perché malato e, approfittando dell’assenza dei genitori, avrebbe compiuto la violenza. La vittima si sarebbe confidato con il sacerdote il quale prima avrebbe cercato di persuaderlo della normalità della cosa e poi avrebbe a sua volta tentato degli approcci.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/01/14/news/pedofilia_sacerdote_ed_educatore_indagati_nel_milanese-131229394/

  • Arese: “Abusi su un 15enne”. Indagati educatore e sacerdote

    Arese: “Abusi su un 15enne”. Indagati educatore e sacerdote

    Arese (Milano), 14 gennaio 2016 – Una torbida vicenda di abusi su un ragazzino di 15 anni scuote Arese. Un educatore di un centro giovanile parrocchiale e un sacerdote salesiano sono indagati per violenza sessuale e pornografia minorile. Contro di loro c’è ladenuncia dei genitori della vittima, che si sono rivolti alla magistratura dopo che il figlio ha infine trovato il coraggio di aprirsi con mamma e papà. Ma c’è anche la testimonianza firmata del Superiore provinciale dei Salesiani, che ha scelto di non coprire quanto avvenuto, ma ha anzi raccolto dai protagonisti degli episodi una sorta di confessione che ha voluto mettere per iscritto.

    Il ragazzo  frequenta da sempre l’oratorio. La primavera scorsa, su suggerimento di un amico, si rivolse a un educatore trentenne del centro giovanile, componente del consiglio pastorale, per avere un confronto sui temi della sessualità. Stando alla denuncia, una mattina l’educatore approfittò di un’indisposizione che aveva tenuto il ragazzino lontano da scuola, e andò a trovarlo a casa sua in assenza dei genitori.

    Cosa avvenne quel giorno, Marco (nome di fantasia, ndr) riuscì a raccontarlo ai genitori solo un paio di mesi fa. Con la scusa di parlarne facendo un gioco, l’educatore avrebbe abusato del ragazzo. Poco tempo dopo, Marco, mentre era al mare col centro giovanile, pensò di trovare aiuto rivolgendosi a un sacerdote, anche lui trentenne, che l’anno prima era stato per qualche tempo ad Arese e che era diventato per lui una sorta di padre spirituale.

    Ma, stando alla denuncia, il don si sarebbe rivelato persona di tutt’altra specie. Prima avrebbe cercato di persuaderlo della “normalità” di quanto Marco aveva dovuto subire dall’educatore. Poi, dopo averne chiesto l’amicizia su Facebook, gli avrebbe rivolto inviti a partecipare a incontri a sfondo sessuale anche con altre persone, e infine chiesto e ottenuto dal ragazzo un reciproco scambio di foto delle parti intime.

    La storia che venne riferita anche al Superiore provinciale dei Salesiani, che a novembre convocò educatore e sacerdote. Entrambi sono stati sospesi e le loro ammissioni al superiore figurano in una testimonianza agli atti dell’inchiesta. L’indagine, che vede i protagonisti indagati per violenza sessuale e il sacerdote anche per pornografia minorile, è coordinata dal pm Cristian Barilli. I genitori, nella denuncia, hanno ricordato che in parrocchia c’è chi ha tentato fino all’ultimo di convincerli a non rivolgersi alla Procura.

    di MARIO CONSANI

    http://www.ilgiorno.it/rho/arese-prete-sesso-1.1643213

  • Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA] Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA] Per la prima volta le istituzioni religiose collaborano senza omertà

    Violenza sessuale da parte dei preti: per la prima volta la Chiesa denuncia [INTERVISTA]
    Una terribile storia di violenza sessuale su un minore scuote Arese, un comune alle porte di Milano. Gli attori sono un educatore della parrocchia e un sacerdote, entrambi trentenni, accusati di abusi su un ragazzo di 15 anni. La vicenda ha suscitato particolare clamore mediatico perché la cronaca non annovera molti precedenti in cui istituzioni ecclesiastiche abbiano collaborato fattivamente con la magistratura nell’accertamento della verità: don Claudio Caciòli, Superiore provinciale dei Salesiani, ha raccolto la confessione scritta dai presunti stupratori e dopo averli sospesi ha offerto supporto alla giovane vittima e massima collaborazione ai pm.
    Questi i fatti in breve: la scorsa primavera un ragazzino di 15 anni da sempre presente nelle attività dell’oratorio chiese e ottenne un confronto sulle tematiche sessuali con un educatore 30enne. Qualche tempo dopo, sapendolo solo in casa, l’educatore sarebbe andato a trovare il giovane e con la scusa di fare un gioco avrebbe abusato di lui. Il ragazzo si sarebbe così rivolto al suo padre spirituale, anch’egli 30enne, per denunciare quanto accaduto e per chiedere consiglio. Questi per tutta risposta avrebbe prima cercato di convincerlo della normalità di quanto accaduto, poi avrebbe cercato addirittura di coinvolgerlo in pratiche sessuali di gruppo. A questo punto il giovane si sarebbe sfogato con i genitori, dando il via alle indagini.
    Di seguito l’intervista a don Claudio Caciòli, Superiore dei Salesiani della provincia di Milano.

    La magistratura come ha accolto la vostra collaborazione?
    In modo positivo e, credo, anche con una certa soddisfazione nel confrontarsi con degli interlocutori istituzionali che hanno offerto una collaborazione tempestiva, puntuale e, mi permetta di sottolinearlo, non richiesta. Da parte nostra abbiamo ritenuto di non avere alternative perché il nostro unico obiettivo è la tutela del giovane.

    Aver collaborato con la magistratura denota che per l’Ispettoria salesiana il fatto accaduto è un crimine e non solo un peccato.
    Chi si trova ad affrontare casi di questo tipo risponde sia a Dio che agli uomini. I due piani non sono sovrapponibili e vanno affrontati con procedure differenti. Il fatto di rispondere a Dio non esclude che si debba rispondere anche alle leggi e alle istituzioni poste a difesa della società. Se uno ruba restituisce il maltolto e paga per il furto, non può cavarsela semplicemente accendendo un cero a Sant’Antonio.

    Perché fa notizia che un’istituzione religiosa collabori con la magistratura in indagini di questo tipo?
    E’ quello che mi chiedo anch’io. L’esposizione data a questa notizia ci sorprende. Penso alla giovane vittima e mi rammarico per il rilievo mediatico assunto dalla vicenda. Anche lui si domanda se tale esposizione possa rivelarsi di qualche utilità. Personalmente non credo che questo possa aggiungere qualcosa al cammino difficile che abbiamo fin qui intrapreso. Io personalmente non mi sento un eroe: ho fatto il minimo che dovevo fare agendo secondo coscienza.

    Perché ancora oggi molti sacerdoti coprono anziché denunciare?
    Posso parlare solo in base alla mia personalissima esperienza. Faccio il Superiore da 5 anni e non ho mai trovato atteggiamenti di chiusura o di segretezza. Per fortuna, devo aggiungere, fino ad oggi non mi ero mai imbattuto in situazioni di tale gravità.
    Ritengo che la Chiesa stia portando avanti negli anni, nel suo modo di gestire questi eventi, un progressivo cammino di conversione e apertura che è stato coraggiosamente avviato da Papa Benedetto XVI e che con Francesco sta andando avanti con ancora maggiore consapevolezza.
    Chi dovesse ragionare in maniera differente dovrebbe renderne conto dinnanzi a Dio. Perché il bene da tutelare è uno soltanto: la salute e il benessere dei nostri giovani.

    Fino a non molti anni fa si parlava poco delle violenze dei sacerdoti; le cose sono cambiate quando la chiesa USA è stata condannata a rifondere risarcimenti milionari; possiamo dire che la Chiesa ha sollevato il velo su questi fatti anche per una questione economica?
    [Mi interrompe] Non lo so. Rispondo solo delle cose di cui sono direttamente responsabile. Non mi sento di esprimere chiavi di lettura su dinamiche così ampie. Parlo di quello che faccio nel mio piccolo. Come detto, c’è un bene da tutelare costi quel che costi. E su questo mi ci gioco la vita. Spero che la giocata si riveli vincente quando sarò al cospetto del buon Dio [ride].

    Perché la cronaca registra per lo più episodi di violenza su bambini e ragazzini maschi?
    E’ un tema molto delicato. Diffido delle indebite semplificazioni. Non vorrei che, come in passato, dovessero crearsi dei corto circuiti mediatici che ritengo devianti. Credo che si tratti solo delle condizioni nelle quali si vive e si opera. Non faccio letture di altro tipo come fanno altri. Non ho elementi per fare analisi, né sono un esperto in questo ambito. Dedico la maggior parte del mio tempo ad impegni educativi con scuole e oratori e quando la vita mi chiede di prendere provvedimenti difficili come in questo caso lo faccio basandomi sulle mie esperienze di educatore e rispondendo alla coscienza.

    http://www.nanopress.it/cronaca/2016/01/15/violenza-sessuale-da-parte-dei-preti-per-la-prima-volta-la-chiesa-denuncia-intervista/107729/

  • Abusi su minore: la posizione dei Salesiani

    Abusi su minore: la posizione dei Salesiani

    Un educatore e un sacerdote sarebbero coinvolti in una storia di pedofilia nei confronti di un 15enne, all’intero del Centro Giovanile di Arese. A seguito dei fatti, L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana, appresa la pubblicazione di alcuni articoli inerenti all’indagine, ha diffuso il seguente comunicato:

    “L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana, nella persona del Superiore Provinciale, ha fin da subito operato nell’interesse esclusivo del minore e della sua famiglia, assicurando loro pronta assistenza, fattiva vicinanza e piena collaborazione.

    In coerenza con il nostro impegno educativo, nel rispetto della legge civile e canonica, non appena sono emersi elementi di sospetto sulla commissione di un abuso nei confronti di un giovane frequentante il nostro Centro Giovanile di Arese, i Salesiani hanno agito in maniera tempestiva a tutela del giovane, assumendo con determinazione i doverosi e conseguenti provvedimenti a riguardo, così come previsto dal nostro Codice Etico, dalle Linee Guida CEI e dalle norme di diritto canonico.

    L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana ha prontamente garantito alla Magistratura – nei confronti della quale ripone la massima fiducia – la più ampia e attiva collaborazione per l’accertamento di tutti i fatti portati alla sua attenzione.

    Come Salesiani, ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà al giovane coinvolto in questa triste vicenda e alla sua famiglia, confidando che la Magistratura potrà quanto prima accertare la verità”.

    Il Superiore Provinciale

    http://www.legnanonews.com/news/65/54971/abusi_su_minore_la_posizione_dei_salesiani

  • IN MERITO AGLI ARTICOLI PUBBLICATI OGGI SULLA STAMPA

    IN MERITO AGLI ARTICOLI PUBBLICATI OGGI SULLA STAMPA

    In merito ad alcuni articoli comparsi oggi sulla stampa (riguardanti indagini a carico di un animatore e di un sacerdote salesiano) è opportuno chiarire che i fatti riportati NON sono inerenti al Centro salesiano san Domenico Savio di Arese nè al Centro di Formazione Professionale dell’Associazione CNOS-FAP.

    Qui di seguito si riporta il Comunicato del Superiore provinciale dei salesiani.

    L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana – dopo aver appreso della pubblicazione di alcuni articoli inerenti all’indagine a carico di un animatore presso il Centro Giovanile di Arese e di un sacerdote salesiano – intende comunicare quanto segue.

    L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana, nella persona del Superiore Provinciale, ha fin da subito operato nell’interesse esclusivo del minore e della sua famiglia, assicurando loro pronta assistenza, fattiva vicinanza e piena collaborazione. In coerenza con il nostro impegno educativo, nel rispetto della legge civile e canonica, non appena sono emersi elementi di sospetto sulla commissione di un abuso nei confronti di un giovane frequentante il nostro Centro Giovanile di Arese, i Salesiani hanno agito in maniera tempestiva a tutela del giovane, assumendo con determinazione i doverosi e conseguenti provvedimenti a riguardo, così come previsto dal nostro Codice Etico, dalle Linee Guida CEI e dalle norme di diritto canonico.

    L’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana ha prontamente garantito alla Magistratura – nei confronti della quale ripone la massima fiducia – la più ampia e attiva collaborazione per l’accertamento di tutti i fatti portati alla sua attenzione.

    Come Salesiani, ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà al giovane coinvolto in questa triste vicenda e alla sua famiglia, confidando che la Magistratura potrà quanto prima accertare la verità.

    Milano, 14 gennaio 2016

  • «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    Il pm: reato prescritto per il sacerdote di Covo. Il precedente prima dei voti

    di Pietro Tosca

    Don Francesco Zappella, 56 anni, il sacerdote originario di Covo fu ammesso al seminario di Albenga pochi mesi dopo una condanna a 14 mesi di carcere per atti di libidine violenta su due ragazzini al di sotto dei 14 anni. Una pesante eredità del passato che è tornata a galla proprio nel momento in cui la procura di Savona ha richiesto l’archiviazione per l’episodio in cui il sacerdote era indagato per violenza sessuale. A settembre, infatti, don Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito in provincia di Savona, insieme a due sacerdoti sudamericani era stato segnalato alle autorità dell’Uruguay dall’onlus ligure «Rete L’abuso» per le presunte violenze commesse su un 29enne. Si sarebbero consumate nella missione di Treinta y Tres, nel 2005.

    Per raccogliere la testimonianza del 29enne l’associazione l’aveva fatto venire in Italia a proprie spese. Qui era stato ascoltato anche dal pm Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che aveva poi aperto un fascicolo con l’ipotesi di violenza sessuale. Nei giorni scorsi, il magistrato ha però chiesto al gip l’archiviazione perché, oltre alla difficoltà di trovare riscontri (la presunta vittima è rientrata in Sudamerica), i fatti, essendo trascorsi più di 10 anni, sono prescritti. Il prete si è sempre detto innocente. Nelle indagini del pm, però, è emerso un precedente di «oggettiva gravità»: negli archivi di Stato di Torino è stata acquisita la sentenza di condanna di Zappella, del tribunale di Pinerolo, del 9 maggio 1991, a 14 mesi per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. I reati risalivano al periodo tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989. Allora il bergamasco era stato ammesso al noviziato dei padri Salesiani di Monte Oliveto (Pinerolo). Noviziato che Zappella aveva interrotto nell’agosto del 1989 per «motivi di salute».

    Nel 1991, quattro mesi dopo la condanna, però, era stato accolto nel seminario di Albenga dove poi è diventato sacerdote. L’intero incartamento è stato consegnato al vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, che a inizio dicembre è andato in procura con il vicario generale, monsignor Ivo Raimondo, per incontrare il pm Ferro. Documenti alla base del procedimento canonico che verrà avviato dalla diocesi. Il sacerdote dimissionario, il 9 dicembre ha lasciato definitivamente la parrocchia di Borghetto Santo Spirito annunciando di doversi sottoporre a un intervento all’anca in una struttura sanitaria al Sud. Poi rientrerà ad Albenga, ma a gennaio partirà ancora per l’Uruguay. Proprio dal Sud America potrebbero arrivare per lui nuovi guai. «Secondo i nostri contatti – dice Francesco Zanardi, portavoce dell’onlus Rete L’abuso – sarebbe stata presentata una nuova denuncia contro il sacerdote da parte di un 21enne con problemi psicofisici. Anche questo ragazzo avrebbe soggiornato nell’orfanatrofio gestito dalla missione di don Zappella».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_11/abusi-archiviazione-il-prete-ma-spunta-condanna-novizio-a41b1024-a002-11e5-9e42-3aa7b5e47d96.shtml

  • Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto.

    La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

    Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

    Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

    Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX