Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: salesiani

  • Arrestato professore dei salesiani per pedofilia «Siamo cresciuti con lui e mai avuto sospetti»

    Arrestato professore dei salesiani per pedofilia «Siamo cresciuti con lui e mai avuto sospetti»

    Da settimane non si fa vedere a scuola. E il suo nome è scomparso dalla lista dei docenti dell’istituto salesiano di via Cifali, a Catania. Alla delegazione provinciale FederCalcio, di cui è stato dirigente, C. P., 63 anni, – queste le iniziali dell’uomo, secondo le fonti di MeridioNews – ha raccontato di doversi allontanare per motivi di salute. Ma il 5 ottobre è stato sorpreso in auto dai Carabinieri, mentre faceva sesso con due ragazzi, tra cui un minorenne. Il professore di educazione fisica, noto nell’ambiente sportivo catanese, è adesso agli arresti domiciliari, insieme al 22enne che era in macchina con lui quel giorno. A risultare decisiva sarebbe stata la testimonianza della vittima. Il maggiorenne è indiziato per induzione alla prostituzione del minore. Sarebbe stato lui a contattare il professore tramite il social network Facebook per fissare un appuntamento a cui avrebbe invitato anche il 16enne. Il giovane sarebbe stato pagato con una banconota da venti euro in cambio di una prestazione sessuale a tre.

    All’istituto salesiano la notizia dell’arresto per pedofilia gira da ieri tra alunni ed ex alunni. Ma è arrivata inaspettata. Colleghi e colleghe, ragazzi e ragazze giurano di non aver mai sospettato di quel docente che per i suoi allievi era un mito. «Un uomo dedito al lavoro», secondo alcuni genitori. C. P. chiamava ironicamente i suoi studenti maschi «salamini», cosa che provocava battute e ilarità, ma mai sospetti. Tutta la sua vita il docente l’ha sempre trascorsa accanto ai giovani. Anche all’interno delle Polisportive giovanili salesiane (Pgs) siciliane, da cui si è dimesso proprio in queste settimane, ufficialmente per motivi di salute. «Lo conosco da oltre vent’anni – commenta un ex studente – la notizia è incredibile». L’assenza del docente era stata giustificata a scuola con dei problemi di salute. «Ma già dopo un paio di giorni si sospettava che si trattasse di qualcosa di più grave – continua il testimone – perché, provando a contattarlo al cellulare, era sempre spento».

    A occupare gran parte del suo tempo, prima dell’arresto, era poi il ruolo dirigenziale nella delegazione provinciale della Federazione italiana gioco calcio e del Coni. Organizzazioni da cui ha ricevuto anche premi e riconoscimenti a livello nazionale. Con C.P. sono cresciute intere generazioni di ragazzi attraverso l’attività che il docente svolgeva all’interno di numerosescuole calcio tra cui l’Ardor Sales. «Con lui ho trascorso dieci anni, dall’infanzia all’adolescenza, e adesso sono sconvolto – racconta un ex giovane calciatore – tra spogliatoi e campi estivi, non ha mai lasciato pensare a intenzioni ambigue nei nostri confronti». Il comitato nazionale Pgs, appresa la notizia da MeridioNews, commenta: «Già le dimissioni sono state un fatto sconvolgente. Davanti alle possibili motivazioni di questa scelta restiamo ancora più sconcertati».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37667/arrestato-professore-dei-salesiani-per-pedofilia-adesca-su-fb-e-paga-20-euro-per-fare-sesso/

  • ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    Il sacerdote di Covo (BG) “non è vero”

    C’è anche un sacerdote bergamasco tra i tre che la’onlus “Rete L’ABUSO” ha segnalato all’ambasciata italiana in Uruguay per violenza sessuale su minori. Si tratta del parroco di Borghetto S. Spirito in provincia di Savona, ma originario di Covo. Nel 1985 come obiettore di coscienza trascorse un anno dai Salesiani di Treviglio. Ad accusarlo è un 29enne che avrebbe subito abusi nella missione di Trenta y Tres in Uruguay fino a 19 anni. Fatti sui quali pesa il rischio della prescrizione. Un episodio più recente, però sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. “Co ha parlato di questa vicenda – racconta Francesco Zanardi della Onlus – un missionario. Abbiamo contattato il ragazzo che ha confermato l’accaduto”. A inizio settembre il 29enne, grazie a una colletta, è volato dall’Uruguay in Italia e per cinque ore ha raccontato la sua vicenda davanti al sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro di Savona, confermando le accuse. Il pm ha aperto un fascicolo, per il momento senza notizia di reato. La “Rete L’ABUSO” ha chiesto a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga, di sospendere il sacerdote, che dal canto suo ha presentato le dimissioni, respinte dal vescovo in attesa di avere chiarimenti dalla procura. Il parroco intanto smentisce le accuse “Sono solo calunnie, mai commesso niente del genere – sostiene in un’intervista rilasciata a un quotidiano locale – Questa è una montatura. Dal 2004 non vado più in missione. La gogna mediatica è ciò che uccide”.

    (p. t.)

    Il Corriere

  • Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Presa di posizione dei Salesiani piemontesi: “Accuse gravissime”

    Asti. Sul caso di don Giorgio Porcellana, il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, arrestato dalla polizia postale di Genova e Milano per materiale pedopornografico, interviene anche la Circoscrizione Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta.

    Dalla comunità salesiana piemontese profondo dolore e sconcerto per l’arresto del sacerdote: “Si tratta di accuse gravissime, incompatibili con la vocazione e la missione sacerdotale. Esprimiamo la nostra piena fiducia nella magistratura perché possa fare luce sulla vicenda e manifestiamo incondizionata solidarietà a chiunque possa essere stato anche indirettamente vittima di abuso e strumentalizzazione tramite immagini e video su internet”.

    “Don Porcellana non ricopriva alcun incarico di responsabilità ed era presente da qualche mese ad Alassio, presso l’Istituto Salesiano Madonna degli Angeli, esclusivamente per motivi di salute. La Congregazione ha immediatamente disposto, nei confronti del sacerdote, in via cautelativa, la sospensione da ogni ministero pastorale e sacramentale”.

    La polizia postale ha sequestrato numerosi computer, smartphone e dispositivi informatici contenenti elementi probatori significativi nell’ambito dell’indagine.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-la-congregazione-salesiana-sospende-don-giorgio-porcellana/

  • Prete in manette ad Alassio, il direttore dei Salesiani: “Brava persona, mai dato problemi”

    Prete in manette ad Alassio, il direttore dei Salesiani: “Brava persona, mai dato problemi”

    “Qui si è comportato in modo esemplare ed è stato ricambiato con la massima correttezza e ospitalità da parte di tutti noi”

    Alassio. “Era da qualche mese qui ad Alassio dopo essere arrivato dal Piemonte. Non aveva un ruolo nel nostro organico.  Dopo aver fatto domanda attraverso i nostri superiori a Torino, lo abbiamo ospitato il nostro confratello nel nostro istituto per motivi di salute”.

    Don Gino Bruno, direttore del Don Bosco di Alassio, ovviamente ha saputo dell’arresto di  don Giorgio Porcellana. “Sono venuti degli uomini della polizia e lui è andato via con loro – dice – Ma qui si è comportato in modo esemplare. Nessun problema e  massima correttezza e ospitalità da parte di tutti noi”.

    Il sacerdote finito in manette per una storia di pedopornografia era ospite della struttura salesiana alassina dove era arrivato agli inizi della primavera. Naturalmente era entrato a far parte della squadra di sacerdoti e ben accolto da tutti.

    “Aveva problemi di salute e l’aria di mare gli faceva bene, ma non per questo non era un confratello attivo. Anzi – ricorda don Gino Bruno – diceva messa e confessava come tutti noi”.

    Nel grande parcheggio del don Bosco ragazzi e docenti vanno col passo veloce e praticamente nessuno ha voglia di parlare. “Quando succedono cose del genere  – dice un insegnante – si resta un po’ turbati. Speriamo si faccia subito chiarezza su tutto”.

    https://www.ivg.it/2015/05/prete-in-manette-ad-alassio-il-direttore-dei-salesiani-brava-persona-mai-dato-problemi/

  • Don Massimo, le prime ammissioni

    Don Massimo, le prime ammissioni

    ANDREA ZANELLO – VERCELLI

    Un interrogatorio breve, con poche parole ma parecchio pesanti. Ieri in carcere a Vercelli don Massimo Iuculano davanti al giudice per le indagini preliminari Giulia Pravon si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha anche rilasciato una breve dichiarazione spontanea. “Un presa di coscienza dei suoi errori” l’ha definita l’ avvocato Carlo Blengino.

    Che però ha il sapore dell’ammissione di colpa: “Sono cosciente dei mie errori e delle mie debolezze e sono disponibile a parlare davanti al pubblico ministero” ha detto don Massimo che ha tenuto a specificare anche che l’istituto professionale salesiano CNOS-FAP non ha alcuna responsabilità nella vicenda. Don Massimo, il referente della comunità salesiana a Vercelli, è in carcere da venerdì con l’accusa di aver abusato di tre minorenni. Proprio la congregazione di don Bosco ha dato mandato all’ avvocato Carlo Blengino di rappresentare il sacerdote.

    Sinda subito il legale ha sottolineato come i salesiani vogliano tutta la verità sulla vicenda. Anche per questo don Massimo è stato sospeso dall’esercizio pubblico di ministero sacerdotale dalla sua congregazione. “Un provvedimento invia cautelativa” ha spiegato il suo legale, ma che segue a ruota quello arrivato subito dopo l’arresto e deciso dall’arcivescovo Marco Arnolfo che aveva sospeso don Massimo dal servizio episcopale . Domenica il numero uno della chiesa vercellese aveva guardato in faccia i fedeli che occupavano i banchi chiesa del Sacro Cuore di Gesù, la parrocchia di don Massimo, dicendo che la magistratura doveva fare il suo lavoro e che il condizionale era d’obbligo. Ma aveva anche detto di pregare per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie. Ieri la magistratura si è mossa e sono arrivate le dichiarazioni spontanee di don Massimo, che ha detto di voler parlare davanti a Francesco Saverio Pelosi ,il pubblico ministero della Procura di Torino titolare dell’inchiesta.

    E forse racconterà le sue verità, mettendo nero su bianco quali siano stati i suoi errori e le sue debolezze di fronte alle prove raccolte dagli inquirenti in sette mesi di indagini in cui nulla è stato lasciato al caso. Intercettazioni e filmati hanno trovato parecchi riscontri a quelli che erano i sospetti sul preste arrivato tre anni fa daTorino. Ci sono almeno tre episodi in cui il sacerdote avrebbe abusato di altrettanti minorenni, un quattordicenne italiano e due diciassettenni di origine straniera. Ma dal pc e dal telefono del sacerdote quarantaseienne, sequestrati dopo l’arresto, potrebbero emergere altri elementi. Intanto don Massimo rimane in cella: il suo legale non ha presentato nessuna istanza di scarcerazione.

    http://www.lastampa.it/2015/04/28/edizioni/vercelli/don-massimo-le-prime-ammissioni-U5MWz6vEwQRmxQOlto7lsK/pagina.html

  • Arrestato prete pedofilo a Vercelli: adescava i minorenni su Facebook per portarli nella sua “stanza dei massaggi”

    Arrestato prete pedofilo a Vercelli: adescava i minorenni su Facebook per portarli nella sua “stanza dei massaggi”

    A Vercelli un parroco è stato arrestato perché approfittava dell’abito da sacerdote e della sua posizione di direttore dell’Istituto Don Bosco per abusare sessualmente di diversi minorenni. Tra le vittime accertate un ragazzino italiano quattordicenne e due diciassettenni stranieri; l’uomo adescava le sue vittime utilizzando Whatsapp e i principali social network.

    Il parroco del Sacro Cuore di Gesù di Vercelli, don Massimo Iuculano, è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale aggravata. Il sacerdote era direttore dell’istituto professionale Cnos-Fap di Vercelli, gestito dai Salesiani, ed è stato incastrato dalle denunce delle vittime. Si tratta dell’ultimo caso di pedofilia registrato di cui si macchia un rappresentante della Chiesa, ma la lista è molto lunga.

    Come racconta Repubblica Iuculano sceglieva le proprie vittime tra le mura dell’istituto che gestiva. Faceva uso delle moderne tecnologie per mettersi in contatto con i minorenni: sms, whatsapp e Facebook erano le sue armi principali.

    Era attivo anche fuori dalla scuola, ma in queste occasioni si faceva scudo di una falsa identità: diceva di essere impiegato in una fantomatica società non meglio specificata trovandosi attualmente in cassa integrazione.

    Così facendo, appena otteneva un incontro con le sue prede, proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come scarpe da calcio o ricariche telefoniche.

    Il parroco aveva addirittura dedicato ai suoi “giochi” una stanza apposita, fingendo di effettuare “sedute di massaggio” millantando competenze terapeutiche e sportive.

    Dopo la segnalazione di una delle vittime la polizia lo ha pedinato per settimane, fino al momento dell’arresto con l’accusa di abusi sessuali. L’uomo è stato in seguito portato nel carcere di Vercelli.

    L’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, si è dichiarato sconvolto e ha sospeso Iuculano “in maniera cautelativa e a tutela del presbitero interessato e della comunità a lui affidata”. Monsignor Arnolfo ha inoltre espresso la propria vicinanza alle comunità di fedeli di Vercelli, dichiarandosi vicino alle vittime degli abusi.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/04/24/prete-pedofilo-vercelli_n_7134838.html

  • Preti pedofili, i salesiani: “Nuovi controlli contro gli abusi, anche noi abbiamo bisogno di verità”

    Preti pedofili, i salesiani: “Nuovi controlli contro gli abusi, anche noi abbiamo bisogno di verità”

    di JACOPO RICCA – Sugli abusi i salesiani seguono l’insegnamento di Francesco: “Dobbiamo fare nostro il dolore delle vittime e vogliamo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà a tutte le persone che ad un certo punto della loro vita hanno trovato il coraggio di rivelare il disagio e la sofferenza che hanno subito”. 

    La rivoluzione del papa gesuita esce forte dalle parole di don Livio Demarie. Il portavoce dei salesiani piemontesi commenta la denuncia degli abusi in Val d’Aosta in una colonia estiva gestita dalla loro comunità accogliendo il «bisogno di verità» delle vittime e mettendo «come primo obiettivo la loro tutela, anche dall’attenzione mediatica, talvolta pregiudizievole».
    Il mondo salesiano affronta la denuncia pubblica degli abusi attenendosi alle regole che dal Vaticano hanno coinvolto gli ordini e le diocesi: “Abbiamo avviato da tempo procedure e attivato organismi interni – continua il sacerdote – Servono per offrire ascolto e accoglienza, e per consentire interventi immediati per le situazioni che possano verificarsi”.

    Anche Enrico Simone, che ha raccontato di aver subito violenze 40 anni fa, avrà accesso a queste procedure, l’ispettore salesiano per il Piemonte, don Enrico Stasi, gliel’ha scritto in una lettera privata: “Le esprimo tutto il mio dolore per la sofferenza che le è stata inflitta da persone che, come lei afferma, hanno trovato la porta sprangata del regno dei cieli”. Un giudizio duro e netto su persone che non possono più difendersi, ma di cui altri  allievi conservano un ricordo positivo, stupendosi della denuncia. Anche un ex salesiano critico, come il geografo Paolo Giaccaria, ne parla come di «uno dei migliori docenti del Valsalice», un professore duro ma su cui non c’è mai stata l’ombra degli abusi, «nemmeno nelle malizie degli adolescenti». La sua critica si concentra sui metodi d’insegnamento: «L’atmosfera repressiva e sessuofobica si sentiva anche negli anni Ottanta». Il sesso era un tabù, tanto che non veniva nemmeno da pensare che potessero esserci certi episodi: «Nessuno mai ci ha fatto domande su questi temi, né invitato a denunciare. Tutto quello che ho imparato l’ho imparato una volta uscito da lì. La nostra fu una mala educazione sentimentale».

    In meno di dieci anni è cambiato tutto, anche per tutelare «l’esperienza positiva di migliaia di giovani. C’è grande attenzione sui percorsi degli aspiranti salesiani – conclude don Demarie – Il nostro modello educativo e quello della Chiesa in generale sono un patrimonio prezioso per per l’intera società civile».

  • Violentato a 14 anni da due preti salesiani in Val d’Aosta: Voglio che si sappia la verità

    Violentato a 14 anni da due preti salesiani in Val d’Aosta: Voglio che si sappia la verità

    “Quelle molestie in vacanza in montagna con i salesiani quarant’anni fa”

      Enrico Simone a 53 anni ha deciso di parlare: “Allora non potevo farlo: i miei genitori avevano fiducia nei loro metodi educativi”. Nella colonia estiva in montagna i due sacerdoti venivano nella mia stanza di notte. Provavo disagio, vergogna e paura”

    “Avevo solo 14 anni. Ricordo come fosse oggi tutti i particolari: i calzoni di velluto alla zuava, a coste larghe, che i due sacerdoti Salesiani portavano quelle sere, le bretelle, insieme a una camicia a scacchi larghi. La musica degli Uriah Heep, Genesis e Jethro Tull che il ‘prefettò che doveva sorvegliarci a quel piano della  ‘Bel Bosco’, come la chiamavamo, ascoltava. La casa salesiana di Fiéry, sopra Champoluc, in Valle d’Aosta, la raccolta dei minerali per il Museo Don Bosco, le partite di calcio in un bellissimo prato, le tisane la sera e la natura magnifica.

    E le mani di quei due sacerdoti che, uno alla volta, venivano nella mia stanzetta per parlarmi di quanto bene avessero conosciuto mio padre Franco ed i miei due fratelli prima di abbracciarmi e poi spingermi verso il letto tentando di infilarle nel mio pigiama e toccarmi nelle mie parti intime. Parti che io non sapevo neppure di avere. Che cosa provavo? Disagio, vergogna. Ma soprattutto puro terrore. Avrei voluto chiudermi dentro, ma era impossibile. E avevo soggezione di loro”. 

    Enrico Simone oggi ha 53 anni, e da quasi undici vive a Londra, dove un programma terapeutico che durerà per il resto della sua vita lo ha aiutato ad arrestare la sua condizione di dipendenza da stupefacenti. Racconta seduto nella hall di un grande albergo del centro di Torino: non è più un ragazzino, ma il sorriso e la disinvoltura, la camicia bianca e i mocassini da barca sono ancora quelli, con in più un’ombra negli occhi. Racconta la sua storia di ex bambino che giocava con i soldatini e non sapeva nulla del sesso, la storia di una vittima che diventa un cattivo ragazzo, e solo molto tempo dopo un uomo consapevole. Una storia di “ordinari” abusi troppo a lungo taciuti e mai dimenticati, una storia che potrebbe capitare a chiunque, e trasmette un’inquietudine sottile. 

    Oggi Enrico è sposato, lavora, attivamente coinvolto nel programma dei 12 passi che lo ha aiutato a rinascere, continua a frequentare come paziente la comunità di Charter Harley Street. Sono passati quarant’anni da quando i due sacerdoti, oggi entrambi scomparsi, avrebbero abusato di lui nella casa di vacanze estiva di Fiéry, sopra Champoluc, collegata a Valdocco, la centrale salesiana di Torino, e al liceo Valsalice ambedue frequentati da Enrico, dal padre, professore insigne di letteratura francese, e dai fratelli, mentre la madre insegnava a Maria Ausiliatrice. Enrico era uno di quei rampolli della Torino bene che amava, e ancora ama, affidare i suoi figli ai metodi educativi di don Bosco.

    Signor Simone, perché parlare dopo quarant’anni? Si aspetta un risarcimento? Una causa legale?
    “Nulla di tutto questo. Ho deciso di parlare perché, d’accordo con il mio rehab (la sua comunità, ndr), abbiamo deciso che era il momento giusto. Penso che faccia parte del mio recupero, anche se non è possibile cancellare quello che è successo. Ho imparato che se non parlo dei miei demoni li lascio crescere dentro di me. Se non sto attento questo potrebbe essere il motivo perfetto per ricadere. La squisita scusa morale. Quei fatti, come altri che mi sono capitati nell’adolescenza, hanno segnato profondamente la mia vita. Bel Bosco non fu il solo esempio di fiducia mal riposta. Negli stessi anni venivo abitualmente molestato da un collaboratore di mio padre, in casa mia in Corso Stati Uniti. Come molti bambini vittime di abusi, ho creduto che in qualche modo fosse anche colpa mia, ho immaginato che se quelle brutte cose capitavano a me, e per quel che ne sapevo soltanto a me, ci fosse un motivo: ero più stupido, più incapace… Così, ho rinunciato a essere come gli altri, ho rinunciato a studiare e ho preso la strada sbagliata. L’eroina, il più potente narcotico al mondo, fu per me la scelta più ovvia per non soffrire più. Non cerco giustificazioni, oggi una strada l’ho trovata, giorno per giorno. Ho imparato che non tutte le vittime di abusi sessuali finiscono come me. Tanti dimenticano o fan finta di aver dimenticato. Ci ridono sopra. Ma mi piacerebbe che qualcuno riflettesse ascoltando questa storia. E magari ascoltasse con più attenzione l’ansia o la paura dei propri figli senza fare spallucce. Senza dire ‘shit happens’, succede. No, non si può perdonare”

    I suoi genitori non l’hanno ascoltata?
    “Mio padre non seppe mai. Lo raccontai a mia madre anni dopo ma era talmente sconvolta dalle mie condizioni che non mi credette. Non voglio accusarli. Mio padre è morto quando avevo 16 anni, era un grande studioso, ed era totalmente innamorato dei metodi salesiani con i quali si era formato a Fossano in collegio, metodi che cercava di applicare perfino ai suoi studenti a Palazzo Nuovo ad Harvard e Yale. Mia madre ha insegnato nelle loro scuole. Credevano che quelle scuole, quelle colonie estive (io venni inviato due volte con l’oratorio di Valdocco), fossero il meglio per noi. Io dentro di me speravo solo che l’estate finisse, combattuto come ero tra la vergogna e il pensiero che avrei dovuto dire la verità a papà e mamma, che venivano a trovarmi ogni domenica e si rallegravano per l’aria buona e la bellezza della natura”.

    Oggi cerca vendetta?
    “No. Ho scritto al preside del liceo Valsalice, mi ha risposto il Superiore dei Salesiani del Piemonte, dovrei incontrarlo nei prossimi mesi quando ripasserò da Torino. Gli ho detto quello che penso: un bambino abusato da chi dovrebbe accudirlo, inseguito nella sua cameretta, crescerà esattamente come crebbi io: un infelice, danneggiato a vita, senza alcuna auto stima, spaventato di tutto e tutti. Gli ho detto che quei preti avranno trovato sprangata la porta del Paradiso e mi ha detto di si. Si è detto addolorato, è stato gentile, non dubito della sua buona fede e del resto non può sapere quello che accadeva quarant’anni fa in una sperduta casa di vacanze in montagna. Ma ho deciso di parlare pubblicamente perché spero di poter aiutare qualcun altro”. 
    In che modo?
    “Spero che leggendo la mia testimonianza altri parlino e spezzino questo muro di omertà. Se parli ti bocciamo, se punti il dito ti abbassiamo i voti. Uno resta zitto perche ha paura delle conseguenze. Roba da matti. Soltanto tra i miei amici, ho sentito parecchie storie simili alla mia. E’ importante liberarsi, squarciare il velo, ricostruire come e perché sono andate le cose. A me ha fatto bene essere aiutato a ripensare al passato, spero possa fare bene ad altri”.

    Si sente un militante antipedofilia?
    “No. L’unica cosa che mi interessa è il mio recupero e poi non è nella mia natura, mi va bene vivere tranquillo con mia moglie, venire a trovare la mia famiglia ogni tanto e poi tornarmene a Londra. Però una cosa voglio proporla, e spero davvero che

     i Salesiani la accettino: una procedura di whistleblowing, come si usa abitualmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che consenta a bambini e ragazzi che subiscono abusi di denunciarli senza doversi esporre. E’ questo l’appello che lancio, ed è tutto quello che chiedo”.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/07/08/news/quelle_molestie_in_vacanza_in_montagna_con_i_salesiani_quarant_anni_fa-90977630/

  • Quel prete anziano, gobbo e pedofilo. Confermata condanna all’ex sacerdote del Sacro Cuore di Foggia

    Quel prete anziano, gobbo e pedofilo. Confermata condanna all’ex sacerdote del Sacro Cuore di Foggia

    Don Nicolangelo Rossi riconosciuto colpevole anche in appello. Il sacerdote salesiano, ex vice parroco della chiesa “Sacro Cuore” di Foggia nel rione Candelaro, fu protagonista di una brutta storia di molestie sessuali durante il 2006. La sua pena è stata ridotta a un anno e mezzo per il riconoscimento dell’attenuante del fatto di lieve entità. L’uomo fu condannato per le molestie ai danni di una bambina avvenute in confessionale nel luglio 2006, durante i giochi estivi.

    Oggi 83enne, don Nicola fu arrestato a maggio del 2007 e messo ai domiciliari per alcuni mesi. Ha sempre protestato la sua innocenza ma invano. In primo grado infatti, fu condannato a 2 anni, 2 mesi e 10 giorni per una delle 4 imputazioni contestate dalla Procura. Sentenza del Gup del Tribunale di Foggia datata 13 maggio 2011. Invece fu assolto dall’accusa di aver molestato altre tre bambine sempre durante le confessioni. Le bambine ridimensionarono notevolmente le proprie accuse dopo iniziale denuncia.

    Michele Vaira, legale di parte civile per i genitori della bambina, ha commentato soddisfatto: “Interessa poco l’entità della pena, quello che premeva era la conferma della colpevolezza del sacerdote ribadita anche in appello. Ribadisco che ho avviato una causa civile per quanto successo, citando come responsabili civili l’istituto salesiano e la parrocchia del Sacro cuore”.

    Le dichiarazioni della ragazzina all’epoca 11enne (molestata la sera del 21 luglio 2006) sono definite “intrinsecamente credibili e attendibili e i suoi genitori non erano affatto alla testa di un complotto, né erano anticlericali, né volevano attaccare l’istituzione ecclesiastica, né pretendevano lauti risarcimenti per il danno subìto dalla loro figlia o per mettere a tacere quanto accaduto”.

    LE MOLESTIE

    Don Nicolangelo Rossi, Pesco Sannita (Bn), sacerdote salesiano nato il 9 ottobre 1931 residente a Vico Equense (Napoli). È lui il protagonista di una vicenda che tenne banco soprattutto tra il 2006 e il 2007.

    Dai ragazzini era definito come “quel prete anziano, un po’ gobbo e con pochi capelli”. Ma alcune delle bambine che all’epoca frequentavano la chiesa “Sacro Cuore”, lo ricordano per ben altri motivi. Una di loro raccontò di essere stata molestata durante una confessione. Don Nicola la faceva stare in piedi toccandola sul costato, sulla coscia e accarezzandola sulla guancia. La minore affermò di essere stata toccata in quell’occasione anche nell’interno. Spiegò che durante la confessione, svolta in occasione del ritiro spirituale, si inginocchiò poggiando la testa fra le gambe del sacerdote. Poi, una volta in piedi, mentre recitava l’atto di dolore, don Nicola con la stessa mano che poneva all’altezza dei suoi genitali, la toccò sul viso e nelle parti intime sulla tuta che indossava.

    Un’altra ragazzina invece, durante il ritiro spirituale, attendeva il suo turno per confessarsi nella stanza di don Nicola. La sua amica che l’aveva preceduta, appena uscita dalla camera del sacerdote, le sconsigliò di entrare, ma non riuscì a dirle altro.

    “Sono entrata e ho chiuso la porta come avevano fatto gli altri bambini prima di me – disse la ragazzina -; don Nicola prima mi ha fatta sedere di fronte a lui, poi mi ha fatta inginocchiare per terra, non c’era l’inginocchiatoio e nemmeno un cuscino e mi ha fatto mettere la testa sulla sedia e lui mi toccava la testa, poi mi ha fatta alzare e mi ha fatto recitare l’atto di dolore. Durante l’atto di dolore mi toccava le gambe, le cosce, la pancia e la farfallina sopra la tuta, mentre tremava e balbettava e teneva la sua mano così (all’altezza dei propri genitali). Nella confessione di prima (svoltasi davanti al confessionale) mi aveva toccato solo le mani e le guance. Dopo l’estate non l’ho più visto don Nicola, c’erano dei nuovi sacerdoti. Non sono andata più in chiesa subito dopo quello che è successo, anche perché era estate, ma non volevo cambiare chiesa, perché andavo con la mia amica, una bambina che non può fare la denuncia perché la nonna sta sempre in chiesa, organizza le attività della parrocchia e le gite e questi fatti non li sa. Un mio amico – raccontò la ragazzina -, mi ha detto che don Nicola anche con i maschi faceva così ed era capitato anche a lui, però i genitori non hanno fatto nessuna denuncia ma gli hanno fatto cambiare chiesa”.

    LA BATTAGLIA DI ALCUNI GENITORI

    Il 22 luglio, il giorno dopo la molestia ai danni della ragazzina di 11 anni, episodio per il quale don Nicola è stato condannato, i genitori si recarono da don Pino Ruppi, parroco del “Sacro Cuore”. Papà e mamma della bambina registrarono la conversazione che oggi è agli atti.

    “Intendo andare avanti nella cosa – disse il papà al parroco -. Io ho anche la grande (la figlia maggiore della coppia, ndr) che trova già difficoltà nel concetto di chiesa. Cioè le abbiamo fatto capire ma lei non crede più, non crede non in Cristo, non crede in chi opera in Cristo, cioè sotto l’abito che si porta si celano persone malvagie… Che cosa facciamo? Buttiamo a terra l’operato di don Bosco? Io che ero contento fino a ieri sera di sapere mia figlia in un ambiente come questo…”

    La mamma: “Io so di un’altra bambina che prima di ricevere la comunione è stata toccata, le bambine sia mia figlia che mia nipote sono rimaste tutte scandalizzate. Proprio a Laura (nome di fantasia) le ha toccato il seno, se l’è palpata per bene e Laura da allora non va più in chiesa”.

    LE PAROLE DI DON PINO

    Il parroco della chiesa ha sempre scelto la via diplomatica mostrando, però, massima vicinanza ai genitori delle bambine. In una registrazione, don Pino disse: “C’è nei confronti di don Nicola una stima anche per quello che lui ha fatto come sacerdote, sono dodici anni che è presente qui, quindi da molta gente io l’ho sentito sempre come una persona stimata. Ma quando ho saputo, l’ho subito sospeso dalle confessioni”. Poi don Nicola venne mandato a “fare gli esercizi”. Durante l’intercettazione, don Pino spiegò che si trattava di “esercizi spirituali, giorni di ritiro. Ora sta a Capognano in provincia di Napoli. Sta lì a fare gli esercizi… adesso ritornerà sabato perché deve seguire, ora l’ispettore (il padre provinciale chiamato così dai salesiani, ndr) passa di qui e domani va agli esercizi per dargli la decisione che ha preso. Ecco perché io ho pensato, è giusto che prima di… saluta anche voi”.

    POSSIBILI DANNI PSICOLOGICI

    Tra gli atti più importanti del processo c’è senza dubbio la consulenza psicologica. Dalle considerazioni dell’esperta, a seguito di precisi test, emerse che una delle bambine “prova senso di solitudine e di apprensione perché si sente poco apprezzata e valorizzata, teme di essere abbandonata e di soccombere, si sente minacciata, e spera di trovare rifugio e protezione in un luogo sicuro. Ha una bassa autostima, ha bisogno di aiuto, cerca appoggio e consolazione perché si sente sola ed è incapace di superare da sola una crisi. Emerge comunque tendenza a proiettarsi verso situazioni positive in cui può realizzare i bisogni di socialità”. Inoltre, sempre secondo la psicologa, “la bambina non si attiva per incontrare persone nuove ed è restia ad aprirsi a nuove esperienze relazionali. È timida e riservata, ha difficoltà di comunicazione sia con gli adulti che con i pari età. Va perciò molto sollecitata a partecipare alle discussioni libere e guidate. Mostra difficoltà ad esprimere il proprio pensiero e tende a conformarsi agli altri piuttosto che a far valere il proprio punto di vista”.

    LA DIFESA DI DON NICOLA

    Il 17 dicembre 2009 venne ascoltato don Nicola. In quel periodo il prete era già stato trasferito e risiedeva a Vico Equense. Nell’interrogatorio negò ogni coinvolgimento protestando la sua assoluta innocenza: “Non ricordo le bambine che mi hanno denunciato – affermò al Pubblico Ministero -. Ho confessato centinaia di ragazzini senza intrattenere rapporti particolari con alcuno. Sono stato operato di prostata nel dicembre 2004 e, da allora, ho accusato una disfunzione erettile ed è regredito il mio desiderio sessuale che è scomparso del tutto. Per altro soffro da anni di ipertensione arteriosa che, però, non ha inciso sul mio desiderio sessuale e sulla funzione erettile che sono state irrimediabilmente pregiudicate dall’intervento alla prostata nel dicembre 2004. Inoltre nel 2006 ho subìto un infarto e mi hanno sostituito 3 bypass”.

    In realtà, la consulenza medico legale espletata dal dottor Stefano D’Errico ha evidenziato, con argomentazioni di carattere medico, non solo che gli abusi denunciati dalle minori erano pienamente compatibili con lo stato di salute di don Nicola ma anche che proprio le modalità degli abusi denunciati erano riconducibili al desiderio sessuale che, non solo era indipendente dalla capacità sessuale dell’interessato, ma non era venuto affatto meno a causa delle operazioni chirurgiche subite dal prete.

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    E LA DONNA VIOLENTATA DENUNCIA IL PRETE IN TV

    CATANIA – “Tutto è cominciato quando frequentavo il IV ginnasio, avevo 14 anni, facevo parte della parrocchia di Lineri, a Misterbianco…”.

    Davanti alle telecamere, mascherata solo da un effetto elettronico, con la voce spesso rotta dall’ emozione, una donna ha deciso di raccontare le violenze subite per anni nell’ adolescenza da parte di un prete noto in città e di cui la donna ha fatto nome e cognome: don Antonino Visalli. Una denuncia, ha spiegato A.L.R., 33 anni, sposata, una figlia poco più che neonata, “per liberarmi di quel peso enorme che ha accompagnato e sconvolto la mia vita. Una denuncia che faccio solo oggi perché solo oggi, dopo dieci anni di terapia psicanalitica, ho acquisito la consapevolezza di quello che è successo, ho capito che il problema non era mio, ma di quel prete…”.

    La testimonianza, trasmessa iera dall’ emittente Telecolor, ha avuto l’ effetto di una bomba in città, subito spaccata tra innocentisti e colpevolisti: don Visalli, ora sulla sessantina, è stimato e conosciuto per il suo impegno nel sociale. Il parroco di Lineri però ieri non ha voluto replicare alla accuse. Ha solo detto a qualche amico che “la mafia non uccide solo con la lupara, ma anche in questo modo”. Le polemiche sembrano destinate ad esplodere, ma ieri ha fatto parlare soprattutto il dramma raccontato in televisione con dovizia di particolari, con coraggio: “Avevo qualche piccola difficoltà in latino – ha raccontato A. – e quella persona insegna latino e greco dai salesiani. Un giorno si offrì di aiutarmi e mi invitò ad andare nella sua stanza, nell’ istituto. Quasi ogni giorno andavo da lui per fare i compiti”.

    Poi la rievocazione di come è cominciata la violenza. “E’ stata una cosa molto graduale, all’ inizio mi disse che era una cosa molto speciale, che non lo dovevo dire a nessuno, perchè nessuno avrebbe potuto capire: né i miei amici, né i miei genitori perché erano ignoranti. Ha creato un vuoto attorno a me…”. “Nei primi mesi mi diceva che io dovevo sedere accanto a lui, e mi ripeteva che non dovevo parlare con nessuno, poi ha voluto che mi sedessi sulle sue gambe… Man mano, col passare del tempo pretendeva da me sempre di più”. La voce di A. trema: “Io non volevo, cercavo di non… Era come se fossi un’ altra persona. Ma dovevo accontentarlo, ero costretta a fare quelle cose perché altrimenti lui mi trattava con disprezzo”. A. ha qualche pudore nel raccontare i dettagli, ma lo fa.

    Dice che una volta con un bacio particolarmente violento il prete le spezzò il frenulo della lingua, poi parla di quando “lui” la obbligava a mettersi in piedi e poi l’ abbracciava stringendo forte, “tanto forte che mi faceva male alle braccia. E mi criticava perché resistevo: devi essere più espansiva, diceva, altrimenti resterai sola per tutta la vita. E mi stringeva ancora: poi succedeva qualcosa che io non capivo, lui si fermava e mi mandava via all’ improvviso, bruscamente. Però prima di farmi uscire dalla stanza controllava sempre che nel corridoio non ci fosse il direttore dei salesiani”.

    E’ a questo punto che la donna fa il nome del prete, con decisione: “Si tratta di don Visalli Antonino, fa parte dei salesiani di Cibali (un quartiere di Catania, ndr), ed è parroco della parrocchia di Santa Bernadette, a Lineri. I miei genitori ed io avevamo tanta fiducia in quest’ uomo, per me era come un padre, uno che quando parlava era Vangelo, ma in realtà non era così”. A. racconta anche di aver “esposto tutto” all’ arcivescovo, ma di aver ricevuto come risposta l’ invito ad avere pazienza, perché il prete sarebbe stato allontanato alla fine dell’ anno scolastico. A. però non ha voluto aspettare. L’ arcivescovo Luigi Bommarito ieri non è voluto entrare nel merito: “Devo chiarirmi le idee, mi sembrano esagerazioni, ma voglio sentire le parti”. Bommarito comunque ha ammesso di aver ricevuto la donna qualche mese fa e di aver raccolto la sua testimonianza: “Non capisco però come mai questa cosa sia uscita proprio ora, alla vigilia delle elezioni”.
    di TURI CAGGEGI
    24 marzo 1994 23 sez. CRONACA

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a-il-prete.html