Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Chiesa e abusi sessuali, chiesti 10 anni per l’ex prete Le vittime cosparse di olio santo durante le preghiere

    Chiesa e abusi sessuali, chiesti 10 anni per l’ex prete Le vittime cosparse di olio santo durante le preghiere

    DARIO DE LUCA

    Cardigan grigio a rombi scuri e manette strette ai polsi. Pio Guidolin entra nell’aula a piano terra in cui si celebra l’udienza, dov’è imputato per pedofilia, scortato da quattro agenti della polizia penitenziaria. Dentro, ad attenderlo dopo avere percorso un lungo corridoio laterale del palazzo di giustizia, ci sono i ragazzi che lo accusano di essere le vittime dei suoi abusi sessuali, perpetrati nei locali ecclesiastici quando era sacerdote. Una storia dai contorni grigi in cui oggi è stato scritto un nuovo capitolo dalla procura di Catania: ovvero la richiesta di condanna a dieci anni. Il processo, che si svolge con il rito abbreviato, potrebbe arrivare a sentenza entro la fine del 2018: l’ultima parola spetterà alla giudice per le indagini preliminari Giuseppina Montuori. Prima della requisitoria dell’accusa a prendere la parola è stato proprio l’ex prete della chiesa Santa Croce, nel quartiere periferico etneo del Villaggio Sant’Agata. Dichiarazioni spontanee con cui Guidolin ha cercato di respingere le pesanti accuse. Alla prossima udienza toccherà ai suoi avvocati.

    I fatti, emersi con un’operazione del Ros dei carabinieri alla fine dello scorso anno, risalgono al 2014. Periodo in cui l’imputato avrebbe sfruttato la sua posizione di sacerdote all’interno della chiesa di periferia per costringere alcuni minorenni a compiere, o subire, atti sessuali. I racconti contengono anche raccapriccianti dettagli come l’utilizzo di olio santo. Espediente che, stando alle accuse, veniva sistematicamente utilizzato mentre si «recitavano preghiere ad alta voce», si legge negli atti dell’inchiesta. Una sorta di «atto purificatore in grado di lenire le sofferenze interiori». Secondo la ricostruzione dell’accusa Guidolin a un ragazzo avrebbe prospettato anche l’insorgere di una malattia ai testicoli obbligandolo a compiere atti sessuali. A una seconda vittima, invece, avrebbe descritto i suoi atti come «gesti spirituali a cui il minore doveva sottoporsi per essere liberato dal demonio». Passati quattro anni, nel processo come parti civili ci sono anche le cinque persone che l’hanno denunciato – quattro ragazzi e una ragazza -, quasi tutti appena maggiorenni. Gli stessi che, accompagnati dai genitori, alla fine dell’udienza hanno deciso di aspettare l’uscita dall’aula del loro ex parroco. Guidolin, sempre scortato e con il capo rivolto verso il pavimento, non ha incrociato gli occhi di nessuno, allontanandosi velocemente verso le celle di sicurezza nei sotterranei del tribunale.

    Da quasi un anno in custodia cautelare nella casa circondariale di Siracusa, l’ex sacerdote ha dovuto affrontare anche un processo canonico. Che lo ha destituito dal ruolo di prete. La curia di Catania, durante le indagini dei magistrati etnei – l’inchiesta è stata affidata alla pm Marisa Scavo -, aveva allontanato Guidolin dalla chiesa Santa Croce mandandolo in esilio forzato in provincia, a Bronte, nella parrocchia della Madonna del Riparo. Passaggio transitorio in cui però gli sarebbe stato impedito di celebrare la messa e di somministrare i sacramenti, limitandolo al ruolo di assistente del parroco durante le celebrazioni. Insieme all’ex prete a processo c’è anche un secondo imputato: si tratta di N. N., accusato di favoreggiamento e doppio protagonista di questa storia in quanto padre di uno dei ragazzini che sarebbero stati abusati (per proteggere l’identità del minore, non indichiamo le generalità complete del padre, ndr). L’uomo, dopo i racconti fatti dal figlio ai magistrati, avrebbe avvertito Guidolin dell’indagine in corso, rivelandogli le dichiarazioni del ragazzino e comunicandogli anche che altri giovani erano stati convocati in procura per essere sentiti.

    Al nome del presunto prete pedofilo, ma non a questo processo, sarebbe legata anche una storia di debiti della chiesa che guidava. Circa 40mila euro di disavanzo che portarono a una sorta di gestione commissariale da parte della curia di Catania. Particolari sviscerati sulle pagine di MeridioNews attraverso le parole di don Alfio Smampinato. Incaricato di guidare temporaneamente la comunità del Villaggio sant’Agata dopo l’allontanamento di Guidolin.

    https://catania.meridionews.it/articolo/70447/spurgo-pozzi-chiuso-pantano-darci-unico-centro-etneo-cosi-oggi-pulire-la-fogna-costa-ai-cittadini-1500-euro/

  • Sacramenti e pedofilia, don Pio Guidolin a processo

    Sacramenti e pedofilia, don Pio Guidolin a processo

    Katya Maugeri

    CATANIA – “Troppe voci sul suo conto, troppe volte veniva allontanato dalle parrocchie senza mai sapere il perché. Come mai? Adesso forse si è scoperto. Nessuno parla, mai. Si scopre tutto sempre a cose fatte!” Sono state tantissime le testimonianze che abbiamo ascoltato in esclusiva: raccontavano lo sgomento e la delusione dinanzi a quanto accaduto a dicembre scorso, quando don Pio Guidolin veniva arrestato. Accusato di pedofilia e responsabile di violenza sessuale sui minori fino a quel momento responsabile della parrocchia Santa Croce al Villaggio Sant’Agata a Catania. Un uomo che aveva lasciato un bellissimo ricordo ai giovani della Parrocchia di San Giovanni Galermo, che lo ricordano come un sacerdote perbene. Alcuni, invece, mormoravano e hanno ammesso che questo scandalo fosse già nell’aria.

    Arrestato il primo dicembre 2017, don Pio Guidolin sarà giudicato con il rito abbreviato secco.

    Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppina Montuori ha rigettato la richiesta del giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un testimone avanzata dai difensori, gli avvocati Alessandro Crisafulli e Simone Luciano Iofrida. In precedenza la richiesta del pubblico ministero, Anna Tranchillo, era stata quella del giudizio immediato e così i difensori hanno optato per il rito alternativo dell’abbreviato secco.

    Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto, Marisa Scavo, hanno accertato che nella parrocchia Santa Croce del Villaggio Sant’Agata, a Catania, , presentando così alle vittime i loro rapporti quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori. Le indagini hanno consentito di accertare che dal 2014 il sacerdote, sfruttando il suo ruolo e approfittando della condizione di particolare fragilità di diversi ragazzini di età minore dei 14 anni provati da vicende personali che li avevano turbati, li avrebbe costretti a subire e compiere atti sessuali.

    Uno scandalo che portò anche alcuni sacerdoti ad esporsi per rassicurare le comunità, i fedeli e i giovani, tenendo a precisare che il ruolo del prete non è sinonimo di pedofilia, “il web è pieno di rabbia, un accanimento giustificato in parte, lo capisco. Noi sacerdoti dobbiamo essere una luce per chi si trova nelle tenebre, da noi ci si aspetta un comportamento virtuoso, un esempio da seguire, non possiamo peccare di morale”.

    “La verità è questa: questa nostra Diocesi è allo sbando totale – raccontavano alcuni parrocchiani – siamo nelle mani di nessuno, mi creda. L’Arcivescovo non si occupa di nulla e delega tutte le decisioni al suo segretario”. Giovani delusi, parrocchiani che raccontano delle loro intuizioni: “Lo vedevo dai suoi gesti confidenziali e dai ragazzini: i bambini che c’erano il giorno in cui l’ho visto io avevano un viso vuoto, triste e guardavano sempre in basso per non incrociare gli occhi di noi adulti. Lo ricordo benissimo. Credevo li avesse rimproverati, ora ho capito il motivo”.

    Il Villaggio Sant’Agata è noto essere dominato dal clan dei Santapaola e il sacerdote esercitava persino una pressione e violenza psicologica alle giovani vittime che avevano deciso di denunciare gli abusi, minacciandoli di far intervenire esponenti della criminalità organizzata per indurli a desistere. Uno dei genitori delle vittime è stato denunciato per favoreggiamento personale perché, subito dopo che il figlio aveva reso sommarie informazioni all’autorità giudiziaria, avrebbe contattato il sacerdote per avvertirlo delle indagini a suo carico, inoltre uno dei ragazzini che aveva opposto resistenza alle azioni del sacerdote, rivelando gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di asserzioni calunniose nei confronti del prete.

    Nelle prime fasi dell’udienza preliminare sono state ammesse le parti civili, i genitori delle vittime e i giovani, oggi maggiorenni, che erano minorenni al momento degli abusi. L’udienza preliminare proseguirà il prossimo 16 ottobre.

    https://www.sicilianetwork.info/sacramenti-e-pedofilia-don-pio-guidolin-a-processo/

  • Il prete, i presunti abusi e l’esilio forzato a Bronte Incredulità dei fedeli: «Predicava in modo netto»

    Il prete, i presunti abusi e l’esilio forzato a Bronte Incredulità dei fedeli: «Predicava in modo netto»

    Dalle fine del 2016, e sino a qualche mese fa, il sacerdote accusato di abusi su minorenni era stato inviato dalla curia diocesana nella città del pistacchio. Dove i fedeli si dicono oggi «spiazzati» da quanto scoperchiato dai magistrati. Non diceva messe, soltanto qualche omelia: «Era pure bravo», raccontano

    Tanto silenzio e parole pronunciate con il contagocce. A Bronte, il giorno dopo l’arresto di padre Pio Guidolin, tra i fedeli a prevalere è l’incredulità. In tanti sono rimasti spiazzati osservando la foto del sacerdote finita su tutti i giornali nella giornata di ieri. Accusato, dai magistrati della procura di Catania, di avere compiuto abusi sessuali su alcuni minorenni durante l’incarico nella chiesa Santa Croce nel quartiere Villaggio Sant’Agata. Un periodo, quello nella parrocchia periferica nel capoluogo etneo, con diverse ombre, compresa quella sulla gestione economica dei fondi. Elementi che costringono la curia a spostare Guidolin in altra sede, e per l’occasione viene individuata la chiesa Madonna del Riparo, proprio a Bronte. Il religioso arriva nella città del pistacchio a fine 2016 e ci rimane per diversi mesi del 2017.

    «Non ha mai celebrato la messa, ma lo vedevo sull’altare», racconta a MeridioNews un fedele, che preferisce rimanere anonimo. Guidolin durante il suo esilio forzato a Bronte è stato affiancato nella chiesa guidata da padre Vincenzo Bonanno, con funzioni di assistente durante le celebrazioni religiose,senza occuparsi di somministrare i sacramenti. «Ha fatto qualche predica, ed era pure bravo. Con un linguaggio giovanile e netto», conclude il parrocchiano. Lungo le strade del centro pedemontano tutti si dicono spiazzati dal coinvolgimento dell’uomo in questa storia ma in pochi hanno davvero voglia di parlare. «È stato ospita a casa mia e non mi sarei mai immaginata una cosa del genere», aggiunge una donna.

    Lo spartito tra Bronte e Catania sembra essere quasi fotocopia. Secondo la ricostruzione della procura, diversi fedeli avrebbero cercato di coprire il prete. Uno di loro, addirittura, lo avrebbe avvicinato dopo che gli inquirenti avevano ascoltato la testimonianza del figlio, presunta vittima, per avvisarlo dell’indagine. C’è poi chi è stato allontanato e accusato di calunniare padre Pio Guidolin. «Ha battezzato e fatto la prima comunione a mio nipote – spiega un parrocchiano della chiesa Santa Croce -. Non ci saremmo mai immaginati una vicenda del genere». Adesso, dopo avere letto le accuse sui media, serpeggia la paura: «Mia sorella dopo avere letto la notizia ha chiesto alla figlia se è stata toccata dal prete, mai lei ha risposto di no», prosegue l’uomo.

    Nella chiesa periferica, cuore pulsante della religiosità in quella fetta di Catania, padre Guidolin non è più di casa dalla fine del 2016. Allontanato dalla curia e sostituito per poche settimane da don Alfio Spampinato. A sua volta rimosso dopo avere sollevato il problema dei debiti. Circa 40mila euro provenienti dalle gestioni precedenti. «Adesso c’è un prete poco più che trentenne – conclude il parrocchiano -. Me le cose vanno diversamente. A quei tempi – dice, riferendosi al periodo di Guidolin – tutto veniva fatto in grande stile, ricordo, per esempio, una faraonica edizione dei giochi della gioventù».

    Alla vicenda penale che coinvolge il sacerdote, autore dei presunti abusi sessuali, si somma quella già avviata nel campo della giurisdizione ecclesiastica. La curia etnea, appreso delle indagini, aveva appunto confinato padre Guidolin a Bronte, privato delle sue funzioni, dando in parallelo avvio a un processo canonico ad oggi pendente in grado di appello dinanzi alla Congregazione per la dottrina della fede. La condanna in primo grado aveva decretato la sanzione massima della riduzione allo stato laicale.

    http://catania.meridionews.it/articolo/61012/il-prete-i-presunti-abusi-e-lesilio-forzato-a-bronte-incredulita-dei-fedeli-predicava-in-modo-netto/

  • “Abusi su bambini in difficoltà”, arrestato un prete a Catania

    “Abusi su bambini in difficoltà”, arrestato un prete a Catania

    A coprire le azioni del sacerdote anche alcuni genitori dei ragazzi che hanno provato a insabbiare le accuse 

    Arrestato a Catania un sacerdote accusato di pedofilia. Padre Pio Guidolin, finora responsabile della parrocchia Santa Croce al Villaggio San’Agata a Catania, secondo i carabinieri è responsabile di violenza sessuale su minori. Dalle indagini è emerso che abusava di giovanissimi e li costringeva a compiere atti sessuali, dopo averli cosparsi con l’olio santo prelevato dalla Chiesa, presentando così alle vittime i loro rapporti quali “atti purificatori”, in grado di lenire le loro sofferenze interiori. Guidolin che esercitava la funzione di sacerdote in periferia a Catania, avrebbe abusato di ragazzini minori di 14 anni, provati da vicende personali che li avevano turbati, approfittando della loro condizione di particolare fragilità. Quando uno dei minori aveva opposto resistenza e aveva rivelato gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di calunniare il prete. Nel corso delle indagini, inoltre, è emerso come il sacerdote, al fine di esercitare pressione psicologica nei confronti di genitori decisi a denunciare i fatti, abbia millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per indurli a desistere. Uno dei genitori delle vittime è stato denunciato per il reato di favoreggiamento personale in quanto, subito dopo che il figlio aveva reso sommarie informazioni alla magistratura, aveva contattato il sacerdote per avvertirlo delle indagini a suo carico. La Curia etnea, dopo aver avuto contezza delle indagini in corso nei confronti di padre Pio Guidolin, ha assunto nei suoi confronti alcuni provvedimenti cautelari allontanandolo dalla Parrocchia e lo ha collocato in un’altra sede, privo di funzioni ed ha dato avvio ad un processo canonico da parte del Tribunale Ecclesiastico, allo stato pendente in grado di appello dinanzi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo la condanna in primo grado alla sanzione massima della riduzione allo stato laicale.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Prete-pedofilo-catania-don-guidolin-arrestato-55750c02-0845-4d42-9603-c66db1a669c6.html

  • Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Sesso con un minorenne straniero e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono pesanti le accuse per un abate, già guida della comunità monastica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e ora di casa a Caronno Pertusella, in provincia di Varese. La casa del sacerdote è stata perquisita dai carabinieri, su disposizione della Procura di Busto Arsizio. Sequestrato del materiale informatico.

    Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, ma, secondo indiscrezioni raccolte dal giornale La Settimana, “la Procura starebbe indagando per sfruttamento dell’immigrazione clandestina. La denuncia sarebbe partita da un ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, pare originario dell’Ecuador, che viveva con l’abate, che sarebbe stato il suo tutore”.

    “Il 17enne”, prosegue il settimanale saronnese, “avrebbe confidato a una persona a lui vicina di rapporti omosessuali con il religioso. Confidenza che è stata poi segnalata agli inquirenti, che hanno fatto partire le indagini”. Già in passato l’abbazia di Santa Croce, ove erano di casa politici e star della musica, era stata in passato chiusa per ordine di papa Ratzinger, secondo La Settimana,  per “regole non rispettate, abusi liturgici, scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili, ma anche rapporti omosessuali”.

    L’uomo, monaco cistercense aveva poi dato scandalo per la vicenda di una suora, ex ballerina di lap dance, che ballava in chiesa. Sulla vicenda caronnese le autorità restano abbottonate, nell’attesa di accertare i fatti.

    http://www.ilpopulista.it/news/28-Marzo-2017/12405/immigrazione-clandestina-e-pedofilia-nei-guai-monaco-cistercense.html

    Simone Fioraso

  • Pedofilia: arriverà la sezione per i vescovi? Fuoco di sbarramento in Curia rallenta l’attuazione di quanto chiesto dal “C 9”

    Pedofilia: arriverà la sezione per i vescovi? Fuoco di sbarramento in Curia rallenta l’attuazione di quanto chiesto dal “C 9”

    Ancora ferma al palo la proposta di Papa Francesco di creare in Vaticano un tribunale che si occupi di casi di pedofilia e che indaghi sui vescovi che coprono sacerdoti accusati di tali crimini? Quantomeno non si ha notizia di passi concreti per dare attuazione alla nuova procedura vaticana pensata da Bergoglio per perseguire questa fattispecie di reato e per concretizzare, in seno alla Congregazione per la Dottrina della fede, l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria sui casi di pedofilia, con la creazione anche di un segretario “ad hoc” per assistere il cardinale prefetto su questo tema. Ma, scrive l’Agi,  la proposta di una sezione giudiziaria speciale della Congregazione della Dottrina della Fede per giudicare i vescovi ha trovato un vero e proprio fuoco di sbarramento nella Curia Romana dove i giuristi che dovevano dare i loro pareri hanno osservato che questi nuovi tribunali non sono compatibili con le norme attuali del Diritto Canonico, per le quali i vescovi possono essere giudici ma non imputati.

    Nonostante il successo da Oscar del film “Spotlight “, che racconta di come il Boston Globe abbia indagato lo scandalo dei preti accusati di abusi sessuali, e in seguito al discusso e inter-continentale “caso Pell”, la proposta di Francesco non sembra infatti fare grandi passi dal giugno scorso. L’AP ipotizza che il Papa sia caduto vittima di aspettative premature, problemi amministrativi e giuridici irrisolti e che debba affrontare una resistenza sia all’interno che all’esterno della Santa Sede nata quando il 10 giugno 2015 ha annunciato a sorpresa che era stata approvata all’unanimità dal C9 la proposta di creare un nuovo dipartimento all’interno della Congregazione per la dottrina della fede per gestire i casi di “abuso d’ufficio” contro i vescovi accusati di non riuscire a proteggere le loro congregazioni dei preti pedofili.

    In primo luogo, una delle prime ragioni di questa stagnazione, è che la Congregazione dal 2001 non è stata consultata o addirittura informata. “Attualmente, l’organismo per compiere efficacemente il proprio lavoro e per consigliare le diocesi interessate, ha bisogno di risorse e di personale”, ha affermato padre Davide Cito, un canonista e docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma, che ha contribuito a indagare sui casi di abuso.

    Il Vaticano da parte sua ha fatto sapere che presto sarà nominato un nuovo segretario per la Congregazione e che personale e risorse saranno fornite per agevolare il grande carico di lavoro. Il Papa stesso di recente ha ribadito che presto sarà aggiunta questa nuova figura all’interno dell’organismo ma – ha sottolineato – “non si tratterà di un ruolo facile perché dovrà affrontare un’impresa titanica”.

    Nonostante le buone premesse in nove mesi nulla di tutto ciò è accaduto. “Ci auguriamo che l’annuncio del Santo Padre di nominare un segretario per la disciplina della Sezione Giuridica sia un chiaro segno dell’attuazione più rapida della sua proposta”, ha dichiarato all’AP il cardinale Sean O’Malley di Boston, presidente della Commissione vaticana per la protezione dell’infanzia.

    Alessandro Notarnicola

  • Prete pedofilo suicida, il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo suicida, il Vaticano archivia il caso

    Secondo la Santa sede, il vescovo Crepaldi «ha agito per il meglio». Il procedimento giudiziario si è estinto con la morte di don Maks

     di Orazio Larocca

    «Instantia perimitur». Ovvero – detto in parole povere – procedimento penale chiuso per la morte della persona sottoposta ad indagine giudiziaria. E’ questa – sostanzialmente – la formula con cui presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), in Vaticano, dovrebbe essere stata archiviata definitivamente la drammatica vicenda di don Maks Suard, parroco 48enne di Santa Croce, della Diocesi di Trieste, trovato impiccato dal suo vescovo, monsignor Giampaolo Crepaldi, per essere stato accusato di aver abusato sessualmente 17 anni fa di una ragazzina di 13 anni.

    Crepaldi, superiore diretto di don Maks, sulla base delle nuove norme varate per contrastare e reprimere la pedofilia nel clero da Benedetto XVI e rese ancora più incisive da papa Francesco, aveva subito informato il sacerdote che lo avrebbe sollevato dall’incarico e comunicato la vicenda alle autorità giudiziarie della Santa Sede. Il suicidio dell’ecclesiastico – che in una lettera ha ammesso la colpa e chiesto perdono – ha messo praticamente fine al caso. Nel senso che, da parte degli organi vaticani e diocesani, la tragica vicenda di don Maks non avrà un seguito giudiziaria. Questo almeno a rigore di Diritto canonico. La giustizia penale sulla carta potrebbe, invece, continuare a fare il suo corso se, ad esempio, l’allora bambina 13enne oggi donna di 30 anni, dovesse avanzare richieste di eventuali risarcimenti per la violenza subita. Ma questo si vedrà in seguito. Dal punto di vista ecclesiale il suicidio del sacerdote ha fermato l’azione giudiziaria canonica che monsignor Crepaldi stava per avviare.

    «Su questa vicenda non mi risulta che ci possano essere ulteriori procedimenti e, tantomeno, non sono stato informato su eventuali altre canoniche avviate da parte vaticana», risponde il portavoce papale, padre Federico Lombardi, in merito a chiarimenti su cosa ora le autorità vaticane intendono fare o potranno fare dopo il suicidio del sacerdote triestino.

    «Non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo giudiziario a cui compete intervenire sui grandi peccati commessi dai sacerdoti a partire dalle colpe per pedofilia, intenda continuare ad indagare sul caso don Maks», spiega l’arcivescovo Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzeria apostolica, stretto collaboratore di Joseph Ratzinger da cardinale prefetto dell’ex Sant’Uffizio, da pontefice ed ora punto di riferimento di papa Bergoglio in materia di peccati e morale. Monsignor Girotti ricorda che – di fronte a casi in cui la parte indagata cessa di esistere (per morte naturale o per suicidio) – nel nuovo Codice di Diritto Canonico è contemplata lo stop dell’azione giudiziaria sulla base delle norme previste nel canone 1520 denominate “Instantia perimitur”, che sanciscono la fine dell’atto processuale perchè «cessata la causa, cessa l’affetto».

    Canone che nel vecchio Codice di Diritto Canonico era denominato col titolo “Causa perenta est”, cioè causa cessata per la scomparsa dell’indagato. Il presule indica anche un altro canone, il 1518, nel quale – spiega – è scritto, tra l’altro, che in un processo «se un partecipante muore…a causa ancora non conclusa, l’istanza è sospesa fino a che sia riassunta (eventualmente) la lite dell’erede del defunto, del successore o dell’avente interesse».

    Vale a dire se qualche familiare della persona morta si costituisce in giudizio per chiedere un risarcimento alla memoria o pecuniario. Per la Santa Sede, quindi, si è conclusa, Codice di Diritto Canonico alla mano, la drammatica vicenda del parroco di Santa Croce schiacciato dal rimorso per il male fatto ad una ragazzina? «Penso proprio di sì», risponde monsignor Girotti, secondo il quale la parola fine prevista, “in questi drammatici casi”, dalle norme canoniche non “impediranno mai di dimenticare le sofferenze della ragazzina violentata e le responsabilità del sacerdote che, vinto dal rimorso, si è dato la morte, per il quale non ci resta altro che pregare e invocare la misericordia Divina».

    Grande rispetto – puntualizzano in Vaticano – si deve anche per l’azione del vescovo di Trieste: monsignor Crepaldi «non poteva agire diversamente», spiegano all’ex Sant’Uffizio, ha applicato fedelmente le nuove norme canoniche, ma la drammatica decisione di don Maks non gli hanno permesso di far sentire ancora di più la sua vicinanza al sacerdote nella sua veste di pastore e arcivescovo di Trieste, un incarico a cui è stato chiamato da Benedetto XVI dopo una lunga esperienza maturata alla Cei (Conferenza episcopale italiana) come direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro, e come segretario della Pontificia commissione Giustizia e Pace della Santa Sede. Un arcivescovo, dunque, “sensibile ed esperto” – ricordano in Vaticano – che avrà certamente provato tantissimo dolore per quanto accaduto.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/11/23/news/prete-suicida-il-vaticano-archivia-il-caso-secondo-la-santa-sede-il-vescovo-crepaldi-ha-agito-per-il-meglio-1.10359259

  • Minacce alla vittima degli abusi

    Minacce alla vittima degli abusi

    Già individuata la giovane molestata 17 anni fa da don Maks, il parroco suicidatosi lo scorso 28 ottobre: la ragazza, oggi 30enne, ha trovato sull’auto un foglio in sloveno con insulti

     di Gianpaolo Sarti

    Un foglietto piegato, infilato nel tergicristallo dell’automobile parcheggiata sotto casa. Poche parole, scritte in sloveno. La traduzione edulcorata sarebbe «serva del clero fascista». Mal’offesa è più pesante. A qualcuno, probabilmente una minoranza nella minoranza, non sta affatto bene che la donna, vittima diciassette anni fa delle attenzioni di don Maks Suard, il prete suicida, abbia denunciato tutto al vescovo Giampaolo Crepaldi. Il biglietto è stato trovato qualche giorno fa ed è stato segnalato in Procura dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trieste. E’ stata subito aperta un’inchiesta. Stando agli inquirenti, il messaggio è rivolto non solo alla ragazza, ma all’intera famiglia. Si tratterebbe comunque di un fatto isolato di cui è stata informata subito anche la Curia.

    Il caso ora prende un’altra piega, a cominciare da un aspetto, non trascurabile: l’identità della giovane, rimasta in tutti questi giorni pubblicamente segreta per ovvi motivi di tutela personale e riservatezza, è invece nota all’interno della comunità slovena. Ad alcuni, almeno, che hanno pensato di agire con quel messaggio dai toni offensivi, più che minatori. Il contenuto appesantisce ulteriormente l’aria che si è creata attorno alla morte del sacerdote accusato di pedofilia. Uno strascico con evidenti venature nazionaliste che forse nessuno poteva immaginare, ma di cui non sono mancate le tracce fin dall’inizio.

    A cominciare da quel sabato 1 novembre, festa di Ognissanti, quando Crepaldi, in segno di vicinanza alla comunità di Santa Croce, ha pensato di andare a celebrare la messa nel borgo carsico. E si è trovato praticamente solo davanti all’altare, con la maggior parte dei fedeli di lingua slovena usciti dalla chiesa non appena si sono accorti della presenza dell’arcivescovo. Un fatto certamente eclatante sul quale, curiosamente, nei giorni a seguire non si sono registrate particolari prese di distanza dalla minoranza. Non ufficiali, almeno. Il biglietto lasciato sull’automobile della ragazza, o forse del padre, è probabilmente noto a pochi all’interno della comunità. Forse nemmeno a don Anton Bedencic, attuale Vicario episcopale per i fedeli di lingua slovena: «Non so niente… non rispondo a niente», mormora al telefono, per poi riattaccare immediatamente.

    Con il suo atteggiamento il sacerdote, che in quel sabato di Ognissanti era assieme al vescovo a Santa Croce per concelebrare la messa, non aiuta a chiarire. Ma nemmeno prende posizione, come rappresentante del clero sloveno designato dalla diocesi di Trieste, dunque da Crepaldi in persona, sull’intera questione. Bedencic non lo aveva fatto il giorno prima, quando sapeva che la presenza del presule al funerale di don Maks era “sgradita” da chi aveva organizzato le esequie e dal padre, Giorgio Suard. Al vescovo si è preferito un sacerdote della minoranza, don Dusan Jakomin. La volontà di rimarcare la propria identità, per il sacerdote suicida, è stata fin troppo evidente anche nel drammatico gesto di uccidersi, sapendo che a trovare la salma sarebbe stato proprio Crepaldi. Don Maks, le cui origini in realtà risultano più italiane che della minoranza, si è tolto la vita indossando una giacca verde, tipica dei costumi tradizionali del posto. In canonica, lungo le scale che portano alla soffitta in cui il parroco si è suicidato, erano state appese due grandi bandiere, una slovena e una della Trieste asburgica.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/11/12/news/minacce-alla-giovane-molestata-1.10295018

  • Grande folla ai funerali di don Maks Suard

    Grande folla ai funerali di don Maks Suard

    Don Dusan Jakomin, rappresentante della minoranza slovena, ha celebrato i funerali di don Maks Suard, il parroco di Santa Croce suicidatosi il 28 ottobre. La cerimonia si è svolta a San Giovanni, davanti a una grande folla. Presenti anche lo scrittore Boris Pahor e l’ex vescovo di Trieste, mons. Eugenio Ravignani. Assente mons. Crepaldi, ad Assisi. La cerimonia è stata preceduta da polemiche dopo le critiche del padre di don Maks, Giorgio Suad, ai vertici della diocesi di Trieste.

    All’origine del gesto si è subito ipotizzato esserci l’accusa di pedofilia che pesava sul prelato. La Curia, infatti, ha subito diramato una nota ufficiale in cui spiega gli antefatti. Il vescovo di Trieste Crepaldi, lo scorso 23 ottobre era venuto a conoscenza di fatti gravi successi molti anni fa e che coinvolgevano una ragazzina di 13 anni e don Suard. Sabato 25 ottobre il vescovo aveva chiamato don Maks per le dovute comunicazioni. Il prelato – stando a quanto riferito dalla Curia – aveva ammesso le proprie responsabilità e chiesto due giorni per preparare una lettera di dimissioni e una memoria scritta in cui chiedere perdono a Dio, alla Chiesa e alla ragazzina per il male commesso.

    https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/grande-folla-ai-funerali-di-don-maks-suard/2/137714

  • Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote» „Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote»“

    Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote» „Parroco suicida, Crepaldi: «Falliti gli sforzi per salvaguardare ragazzina, chiesa e sacerdote»“

    Il Vescovo di Trieste torna sulla tragica morte e la drammatica storia di don Maks.

    Il suicidio di don Maks Suard, il sacerdote di Santa Croce in procinto di essere allontanato in seguito alla scoperta da parte del Vescovo Crepaldi di alcune molestie compiute ai danni di una ragazza che 17 anni fa aveva 13 anni, ha diviso l’opinione pubblica: chi ha visto solo il “pedofilo” e chi, davanti alla morte, ha deciso di perdonare.

    Nuove verità vengono rivelate giorno dopo giorno: dopo il comunicato della Diocesi la sera stessa della scoperta del corpo esanime di don Maks, ieri il Vescovo Giampaolo Crepaldi ha scritto una nuova lettera ai fedeli, nella quale spiega quali siano state le intenzioni che hanno guidato le sue azioni, purtroppo fallite con la morte del sacerdote.

    Carissimi fratelli e sorelle,
    giungo a voi con questo mio messaggio, dopo il tragico evento del suicido di don Maks Suard, che mi ha molto scosso e addolorato, unitamente ai suoi congiunti a cui va la nostra vicinanza, e che ha profondamente colpito tutta la comunità cattolica di Trieste. In tutta la vicenda mi sono mosso per rispondere congiuntamente alle seguenti doverose esigenze: in primo luogo, all’esigenza di giustizia, di comprensione e di affettuosa attenzione nei confronti della ragazza che fu oggetto di improprie attenzioni quando era ancora minorenne con le comprensibili e dolorosissime conseguenze; in secondo luogo, all’esigenza di salvaguardare il bene della Chiesa e della sua attività ministeriale ed educativa; in terzo luogo, all’esigenza di aiutare una persona e un sacerdote a reimpostare su condizioni esistenziali nuove la sua vita umana e cristiana. Purtroppo lo sforzo fatto è andato fallito con il suicidio di don Maks il quale, pur ammettendo con sincero pentimento il suo errore e pur disposto a intraprendere un cammino di vita su basi completamente nuove, a un certo punto non ha retto.

    Si è così giunti all’evento tragico del suo suicidio, ascrivibile a quegli insondabili misteri del cuore umano che tante domande sollevano senza che si possa dare ad esse una plausibile risposta se non rimettendo il tutto al Signore crocifisso, sicuro approdo in cui trovare consolazione, luce e forza. È per me e per tutta la Chiesa di Trieste il giorno difficile del venerdì che tuttavia, nel fecondo dinamismo della fede, prepara la domenica della speranza cristiana. Speranza che indica a noi sacerdoti per primi la strada di una piena e quotidiana fedeltà alla nostra vocazione; speranza che orienta la Chiesa al pieno rispetto e alla piena valorizzazione di chi ripone la sua fiducia in essa; speranza che impegna tutti a non transigere in alcun modo di fronte a casi di violenza o di attenzioni improprie verso bambini e adolescenti; speranza che ci porta a coltivare con maggior fervore la preghiera e ad alimentare l’amicizia ecclesiale all’interno delle nostre comunità cristiane; speranza per vivere con gioiosa convinzione il Vangelo di Gesù e a sostenere i poveri, i deboli e chi cade nel peccato; speranza per risvegliare in tutti la forza rigenerante della fede e della carità cristiana.

    Mentre affido al Signore misericordioso don Maks – Signore che, in queste circostanze, resta l’unico e vero depositario di ogni giudizio – colgo l’occasione per invocare su tutti voi la materna protezione della Madonna.

    http://www.triesteprima.it/cronaca/parroco-suicida-crepaldi-falliti-gli-sforzi-per-salvaguardare-ragazzina-chiesa-e-sacerdote.html