Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

    Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

    Hanno scritto anche al cardinale Sepe dopo la lettera a papa Francesco L’arcivescovo di Napoli: indagini in corso, nessun aspetto sarà trascurato

    MONTU’ BECCARIA. Non si ferma la battaglia delle mamme di Montù Beccaria per scoprire dove si è nascosto don Silverio Mura, il prete campano sospettato di abusi sessuali, rimasto in servizio per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome (si faceva chiamare don Saverio Aversano), per poi fuggire nel marzo scorso dopo un servizio de “Le Iene” che riprendeva il suo caso. Il gruppo di mamme montuesi, che aveva sollevato la questione, dopo aver scritto a Papa Francesco, chiedendogli di fare chiarezza sulla vicenda, nei giorni scorsi ha scritto anche al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Le missive sono state consegnate al presule da Diego Esposito, una delle presunte vittime di don Mura, quando è stato in udienza dal cardinale ad invocare giustizia per la sua vicenda.

    «Abbiamo chiesto al cardinal Sepe di dirci dove si trova don Mura e soprattutto perché è stato mandato a Montù Beccaria, dove ha fatto per un anno catechismo ai nostri figli – spiegano le mamme -. Inoltre vogliamo sapere perché è ancora libero, visto che, se si fosse trattato di un laico, accusato di un reato così grave, probabilmente sarebbe già stato licenziato, allontanato e anche processato». La risposta dell’arcivescovo di Napoli non si è fatta attendere: «Attualmente è in corso una nuova fase delle indagini canoniche per verificare la fondatezza delle accuse rivolte a don Silverio – scrive Sepe -. Appena sarà terminata questa indagine, che va avanti con grande scrupolo e senza trascurare alcun risvolto, tutti gli elementi raccolti saranno nuovamente inviati alla Congregazione per le opportune valutazioni e determinazioni». Sepe garantisce alle mamme montuesi che «niente sarà nascosto» e che «chi ha sbagliato dovrà pagare»; ma, aggiunge, «fino a prova contraria non siamo in presenza di un mostro, ma soltanto di un accusato». Ancora: «In merito alle vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio a Montù Beccaria – ha precisato Sepe – dovrà essere il vostro parroco a dirvi della sua correttezza comportamentale o meno, visto che, fin dal 2010, è stato affidato alla Congregazione dei padri missionari della Divina Redenzione, di cui fanno parte l’attuale parroco di Montù e il suo predecessore.

    Ci può essere stato un difetto di comunicazione, ma non si è consentito, allora come oggi, che girasse libero per l’Italia e svolgesse senza controllo il ministero sacerdotale».

    Una risposta che, comunque, non convince fino in fondo le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/05/22/news/prete-sparito-a-montu-le-madri-non-s-arrendono-1.16869528

  • IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    di Arnaldo Capezzuto

    Finalmente “Chi l’ha visto”, la trasmissione di Raitre, condotta da Federica Sciarelli, si occuperà nuovamente del caso di Diego Esposito, (nome di fantasia) che all’età di 13 subì una serie di presunte violenze sessuali da parte di un parroco del quartiere Ponticelli.

    Dopo domani, mercoledì  10 maggio alle ore 21 andrà in onda all’interno della trasmissione un servizio giornalistico incentrato sul mistero di  Don Silverio Mura che a seguito di denunce e segnalazioni viene ‘parcheggiato’ in un convento del Pavese.

    Questo è quello che ufficialmente hanno sempre sostenuto ai piani alti della Curia Arcivescovile di Napoli, in realtà, Don Silverio Mura cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse s’insedia in una parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Il sacerdote – sospettato – di presunti abusi sessuali avvenuti sul finire degli anni Ottanta, in una cheisa di Pnticelli a Napoli, ai danni di due minori non solo celebra messa ma indisturato impartisce lezioni di catechismo frequentato da 40 bambini.

    Il caso esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre dopo che largo Donnaregina per mesi ha tenuto la denuncia chiusa a doppia mandata nel cassetto della scrivania arcivescovile.

    E Papa Francesco non lo delude e ordina la riapertura del caso incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti con l’affidamento alla Diocesi di Napoli di effettuare un’indagine seria, puntuale e circostanziata.

    Una storia sepolta nel passato che poi il ragazzo diventato maggiorenne ha deciso di portare alla luce. Diego non è il solo, pare che altri due ragazzi subirono le attenzione del prete.

    Non si è trattato solo di presunti abusi ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “Dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Vicende gravissime, inquietanti che non hanno visto una reazione decisa da parte del cardinale Crescenzio Sepe anzi dai vertici della Curia partenopea l’atteggiamento è stato incerto, titubante e volto alla sottovalutazione.

    Grazie al clamore mediatico poi si scoprirà che Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano insegna catechismo ai bambini, anima iniziative e celebra messa.

    A caricare un peso da novanta ci pensa la trasmissione televisiva de ‘Le Iene’ con Paolo Trincia che accende la telecamera sul caso. Il parroco scompare.

    Dal 7 marzo la piccola parrocchia del Pavese, infatti, non ha più il parroco titolare. Le domande sono molte e inquietanti.

    E lo stesso Trincia che chiede al cardinale Sepe ed a Luigi Ortaglio, il cancelliere arcivescovile, che un anno fa inserì nel comunicato di trentadue righe che contestava le accuse di avere protetto Silverio Mura per ben otto volte per intero il nome vero di Diego Esposito: “Lei sapeva che, invece, di essere chiuso in un convento, in una casa per questi casi qua, in realtà stava in una scuola?”.

    Ortaglio nega e Trincia gli fa ascoltare l’audio delle sue dichiarazioni. Il cancelliere quel punto commenta con distacco : “Con la bocca si può dire quello che si vuole”.

    Le telecamere di ‘Chi l’ha visto’ sono andate proprio nel piccolo comune del Pavese per intervistare le mamme dei bambini che hanno svolto il catechismo  con Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano e parlare con il primo cittadino. Tante le cose che non sono chiare in questa storiaccia.

    Intento la Diocesi di Napoli lancia un appello alla comunità partenopea di segnalare quei sacerdoti che non si comportano bene e di aiutare la chiesa a ripulirsi. Iniziativa estemporanea perchè proprio il cardinale Crescenzio Sepe in procinto di una proroga papale del suo mandato, sulla questione si è rivelato troppo conciliante per usare un eufemismo.

    http://il24.it/caso-don-silverio-mura-presunti-abusi-sessuali-minori-finisce-lha-visto/

  • IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    di Arnaldo Capezzuto

    L’inafferrabile, l’imperturbabile, insomma, il don Abbondio, Crescenzio Sepe, sbarca a Ponticelli. E’ domenica e c’è fermento nella chiesa di San Rocco. L’appuntamento è solenne.

    Il cardinale di Napoli, celebra messa per conferire al novello parroco don Carlo De Rosa, la canonica. Si parla d’infazia, giovani e bambini. L’alto prelato come un disco rotto parla volentieri del fenomeno delle baby gang, di violenza, di abbandono, di trascuratezza e del ruolo sempre più difficile delle famiglie e di tric trac.

    Non appena Luciana Esposito, direttrice del giornale on line Napolitan.it, gli spiattella senza inchini e bacia mano la domanda : “Cosa si prova ad arrivare nel quartiere di Don Silverio Mura?”, il porporato farfuglia qualcosa di incomprensibile e alla chetichella si smarca.

    Serra le mascelle, mette giù lo sguardo e si allontana protetto dal cordone delle forze dell’ordine e dal suo cerchio magico. Si resta senza parole. Qualcuno potrebbe – a giusta ragione – accusare Sepe di omertà.

    Sicuramente l’alto prelato sulla vicenda di Diego Esposito, (nome di fantasia), vittima di presunte abusi sessuali – sul finire degli anni Ottanta, don Silverio Mura -, non ha raccontato tutta la verità.

    In realtà, l’ex parroco di Ponticelli, cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una chiesa a Montù Beccaria, comune in provincia di Padova.

    Dalla Diocesi, invece, hanno sempre raccontato che il prete era in un convento per riflettere. Invece, a seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’, si scopre che il parroco a prescindere dalle pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini.

    E quel sospetto e quelle ombre sulla gestione del caso da parte della Curia di Napoli e quella ‘decisione’ forzata e quasi imposta a Papa Francesco di concedere un’eccezionale proroga del mandato di cardinale allo stesso Crescenzio Sepe.

    Diego Esposito, invece, continua a combattere. Non si ferma. Oltre a sollecitare il Vaticano e direttamente Papa Francesco che, proprio contro i preti che abusano di minori ha giurato una guerra senza se e senza ma, non ha perso tempo e speranza.

    E ieri in occasione della visita di Sepe a Ponticelli e nonostante i silenzi del capo di Largo Donnaregina è riuscito ad avvicinare l’arcivescovo e strappargli una promessa di riceverlo.

    Diego ha dato una grande lezione di civiltà ai vertici della Curia e in particolare proprio all’ex capo della Propaganda Fide.

    Ricordiamo che la stessa Diocesi di Napoli, è imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni proprio di Diego Esposito.

    Le grane per  Sepe non sono finite – infatti –  c’è la brutta storia di aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018 e aver ignorato e non approfondito molte segnalazioni su vittime di abusi.

    La domanda che molti si pongono: E’ perchè, Sepe su questa storiaccia è stato così superficiale ? Una volta che è scoppiato lo scandalo perchè continua a fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia? Ma Sepe da che parte sta?

    Poi resta il giallo della proroga del mandato  – in scadenza  il 2 agosto in coincidenza con il 75esimo anno d’età dell’alto prelato di Carinaro. Secondo il diritto canonino alle contestuali dimissioni per raggiunti limiti d’età c’è la nomina di un nuovo pastore. Ma, stranamente, un Papa contrariato avrebbe – per quieto vivere – deciso una ‘strana’ proroga del mandato cardinalizio a Sepe. Ecco, perchè?

    http://il24.it/cardinale-sepe-farfuglia-non-risponde-sulla-vicenda-del-parroco-ponticelli-accusato-abusi-sessuali/

  • Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    “Sono contento – spiega Diego Esposito, vittima di un prete a 13 anni – ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro, certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

     

    Diego Esposito (nome di fantasia che lui stesso si è attribuito) è un uomo che, da adulto, ha trovato la forza e il coraggio di denunciare abusi sessuali quando aveva solo 13 anni: così nel 2010, insieme a Rete L’Abuso, ha denunciato don Silverio Mura, parroco di Ponticelli negli anni Ottanta e all’epoca suo insegnante di religione.  Il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è stato chiuso nel 2016 per insufficienza di prove. Ma di “prove”, Diego, con coraggio ne aveva portate tante, compreso un video nel quale incontra don Mura che non nega di aver abusato di lui e gli consiglia di pregare per superare gli attacchi di panico dei quali soffre a causa di quelle violenze. Ma non è certo l’unico elemento. Diego ha portato dettagli, fatto denunce, chiesto aiuto tante volte alla Chiesa e alla Curia di Napoli senza ottenere riscontro.

    Dopo la denuncia l’uomo – che intanto ha messo su famiglia- è rimasto senza lavoro e in enormi difficoltà economiche “perché la Curia di Napoli mi ha segnalato alla pubblica sicurezza”, racconta. Poi spiega meglio: “Accusai il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di avere insabbiato l’inchiesta, nel 2015 scrissi un esposto nel quale chiedevo un’indagine sul cardinale. Nello stesso periodo, ero arrabbiato e deluso, nel tentativo di ottenere finalmente ascolto gli scrissi una email nella quale dissi che se non avessero fatto qualcosa per far emergere la verità mi sarei ucciso. All’epoca facevo la guardia giurata. Lui girò la mia lettera alla Prefettura e la polizia mi sequestrò l’arma d’ordinanza e poi mi è stato revocato il porto d’armi”.

    Ma la storia non è finita certo a questo punto, perché a Diego – che, ricordiamo, denuncia fatti gravissimi – la Curia commissiona una perizia psichiatrica. Che lui fa, registrando l’incontro. Quali siano state domande dello psichiatra incaricato dalla Curia di Napoli, è presto detto: la più pressante, posta almeno tre volte, era sul motivo per il quale un ragazzino di 13 anni accetta un invito a casa dal suo insegnante di religione, un prete. A inizio 2018 Papa Francesco riapre il caso: vuole capire se le indagini svolte dalla Chiesa in questi anni e terminate con una archiviazione siano state fatte bene, ma ad oggi non si hanno notizie in merito. Ma anche una nuova denuncia in Vaticano avrebbe dato nuova spinta all’inchiesta su don Mura. Che, però, in questi anni, è rimasto saldamente al suo posto e addirittura ha continuato a esercitare il suo ministero prima in una scuola a Napoli, e poi sotto un altro nome – don Saverio Aversano –  a Montù Beccaria, nel pavese, anche a contatto con minori.

    La giustizia è un miraggio per Diego: dal punto di vista penale i reati sono in prescrizione, mentre il procedimento interno è chiuso e resta in piedi solo la causa civile. Intanto, è rimasto senza lavoro in conseguenza a una segnalazione della Curia.  Ma Diego ha chiesto anche aiuto per sostenersi, proprio alla Chiesa nella quale ha denunciato violenze gravissime: nel 2016, infatti, riceveva dei buoni da spendere in alcuni esercizi commerciali della sua zona, ma inspiegabilmente gli furono poi sospesi. Oggi, dopo una lunga lotta a colpi di mail e telefonate nelle quali ha anche specificato le violenze gravissime di cui è stato vittima, arriva una risposta della Curia di Napoli, che ha contattato la parrocchia. Diego riceverà dei buoni pasto: “Il parroco di Ponticelli – aggiunge Diego – mi ha poi raccontato che il cardinale Sepe gli ha chiesto anche di pagarmi qualche bolletta, visto che sono in difficoltà economiche e ho una famiglia”. Esposito non nasconde di essere soddisfatto, ma comunque determinato: “Sono contento, ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro e certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-denuncio-il-prete-e-perse-il-lavoro-ora-la-chiesa-gli-da-i-buoni-per-la-spesa/

  • PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    di Arnaldo Capezzuto

    Una lettera accorata, indirizzata a Papa Francesco, per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli, quartiere di Napoli, sospettato di abusi sessuali e non solo.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’Arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco. Il sacerdote è invitato e inviato a riflettere in un convento di Montù Beccaria nel Pavese. Questa la risposta ufficiale dalle parti di Largo Donnaregina.

    In realtà, il sacerdote partenopeo cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una parrocchia del piccolo centro del Pavese. A seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’ si scopre che il prete nonostante le pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini. Scoppia il caso.

    Don Silverio scompare nel nulla. I guai per l’ex sacerdote di Ponticelli non sono affatto finiti, anzi. Altre accuse lo inseguono come quella di aver agevolato i traffici di un clan utilizzando i ragazzini come postini per il trasporto di armi e droga. Fatti gravissimi avvenuti all’inizio degli anni Novanta che dovranno essere accertati dall’autorità giudiziaria.

    Resta il disorientamento,  lo sgomento e il dramma nelle mamme di Montù Beccaria che rotti gli indugi hanno deciso di  prendere carta e penna per scrivere al Santo Padre e capire quello che è accaduto. A riportare la notizia è ‘La Provincia Pavese’, che ne ha pubblicato un ampio servizio.

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura”. Le mamme sono  preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta.

    Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato. Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo.

    “Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini”.

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi “Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo”.

    Nel frattempo, Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote con l’associazione ‘Rete l’Abuso’, ha depositato un nuovo esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: “Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante”.

    http://il24.it/preti-abusi-le-mamme-scrivono-al-papa-santita-ci-dimostri-la-chiesa-non-fatta-solamente-persone-don-silverio-mura/

  • Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Lettera a Bergoglio: «Ci aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa facendo piena chiarezza sulla vicenda di don Silverio»  

    MONTU’ BECCARIA. «Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura». È questo uno dei passaggi della lettera che le mamme di Montù Beccaria hanno inviato a papa Francesco, chiedendo chiarimenti sulla vicenda del prete campano, sospettato di abusi sessuali, che è rimasto per più di un anno, sotto falso nome, ospite della parrocchia del centro collinare dell’Oltrepo. Nonostante sia passato un mese dalla scoperta della sua vera identità, a seguito di un servizio de “Le Iene”, e dalla sua fuga da Montù, le mamme del paese, dove don Mura (che si faceva chiamare don Saverio Aversano) faceva catechismo a circa 40 bambini, sono ancora preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta. Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato.

    «Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo a Montù – confida una di loro -. Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini».

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi «Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo».

    Nel frattempo, dopo il sit-in organizzato davanti al Duomo di Napoli, alla presenza di Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote, l’associazione “Rete l’Abuso”, che segue i casi di pedofilia tra i preti, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: «Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/04/12/news/prete-sparito-le-madri-scrivono-al-papa-1.16705924/amp/

  • LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    di Arnaldo Capezzuto

    Non accennano a diminuire le preoccupazione e le polemiche sul caso di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli. Avrebbe esercitato violenza sessuale su almeno tre ragazzini sul finire degli anni Ottanta.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    A seguire la vicenda di Diego Esposito è l’avvocato Carlo Grezio che ha depositato anche altri atti. Ma è lo stesso legale che sulla sua bacheca Fb lancia l’allarme rispetto ad un altro caso che di recente ha visto i riflettori mediatici.

    Si tratta dell’ex don Mauro Inzoli, 68 anni, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità.

    Cinque giorni fa l’ex parroco si è presentato spontaneamente in carcere a Bollate. Lo scorso mese di marzo la Suprema Corte aveva infatti confermato la sentenza d’appello emessa il 21 settembre dell’anno scorso.

    In primo grado, Inzoli, processato con il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione, pena ridotta in appello per l’intervenuta prescrizione di due episodi contestati all’imputato.

    E l’avvocato Grezio lancia l’allarme e fa notare come l’ex don Inzoli negli anni Novanta è stato rettore dell’Istituto Santa Dorotea e proprio nel suo ruolo avrebbe potuto aver fatto qualche vittima anche a Napoli.

    La denuncia non si ferma qui e su Fb scrive : “Tra piazza San PAsquale, Riviera di Chiaia, Piedigrotta, Mergellina e via Orazio  e relativamente a tre chiese sono state confermate le mie informazioni sullapresenza di preti pedofili”.

    Un’accusa grave e clamorosa che forse la Curia di Napoli dovrebbe disporre gli accurati accertamenti e non avere un atteggiamento attendista e superficiale com’è stato per la vicenda di Diego Esposito.

    http://il24.it/la-denuncia-dellavvocato-grezio-preti-pedofili-napoli-ci-potrebbero-altri-casi/

  • Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Le madri di Montù Beccaria, dove Don Silverio si era rifugiato sotto falso nome: “Ci dimostri che non tutti sono come lui”

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solo da persone come don Silverio Mura.Ci aiuti a riavere fiducia nella Chiesa facendo chiarezza”. A scrivere al Pontefice è un gruppo di madri di Montù Beccaria (Pavia), che si sono ritrovate come catechista un sacerdote accusato di pedofilia.

    Il prete si faceva chiamare don Saverio Aversano, in realtà si tratta di Don Silverio, di cui vi abbiamo parlato nel servizio del 7 marzo. Diego (il nome è di fantasia) aveva raccontato alla Iena Pablo Trincia di aver subito abusi sessuali dal sacerdote circa 30 anni fa a Ponticelli (Napoli). Dopo le denunce, don Silverio si si era trasferito a Montù Beccaria. Dopo la messa in onda del servizio del nostro Pablo Trincia il prete sarebbe fuggito anche da lì.

    Il sospetto più forte e che crea più rabbia è che qualcuno del paese sapesse della vera identità del prete e non abbia detto nulla, nonostante le smentite del parroco. “Abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perché qualcuno di loro doveva sapere, ne siamo certe. Sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo”, dice Simona, una delle madri con cui avevamo già parlato. “Da quando l’abbiamo saputo non abbiamo più pace, perché un criminale è andato via tranquillo poche ore prima che potessimo fare qualcosa. E ora è in giro per l’Italia libero di danneggiare qualche altro bambino magari meno seguito dei nostri”. L’obbiettivo del gruppo di mamme è anche fare in modo che non si smetta di parlare di questa vicenda: “Bisogna scoprire dove è finita questa persona, faremo di tutto. Che non si dica che non stiamo combattendo”.

    L’indagine è rimasta archiviata fino a qualche settimana fa, quando Papa Francesco in persona ha riaperto il caso, mentre anche noi stavamo indagando, dopo che per anni la Chiesa non aveva risposto alle denunce di Diego.

  • SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    di Arnaldo Capezzuto

    Si addensano sempre più nubi grige su Largo Donnaregina e in particolare sulla dubbia gestione da parte del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe  del caso sulla presunta violenza sessuale ai danni di Diego Esposito (nome di fantasia) e altri due ragazzi – all’epoca dei fatti minorenni – da parte di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli.

    Non si è trattato solo di pedofilia ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Con il trascorrere dei giorni emergono altri nuovi e inquietanti tasselli che fanno pensare a una responsabilità diretta da parte dei vertici della Curia parteponea nell’insabbiare il caso.

    Lo scandalo esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre. Prima c’era stato una sorta di atteggiamento di tolleranza da parte dell’alto prelato napoletano. Titubanze, incertezze e superficialità che destano non pochi sospetti.

    La domanda è secca: Crescenzio Sepe perchè voleva nascondere le responsabilità del parroco di Ponticelli?  Interrogativi che seminano dubbi e accentuano la distanza tra l’arcivescovo e la stessa chiesa.

    E pensare che il 2 agosto Sepe sarebbe destinato ad andare in pensione – come ordina il diritto canonico – compie 75 anni ma Papa Francesco forse sulle stesse pressioni dell’ex capo di Propaganda Fide agli avrebbe accordato una proroga di altri due anni. Dire che si tratti di una decisione singolare è dir poco.

    E sul caso di Diego Esposito si batte l’associazione Rete L’ABUSO che ha messo in campo una vera e propria indagine che prende le mosse dal servizio sulla vicenda di Paolo Trencia della trasmissione di Italiauno de “Le Iene”.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Ciò avviene, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana. L’interlocutore è padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA).

    Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    A svelarlo è la stessa associazione  Rete L’ABUSO che lo scorso 7 e 8 aprile ha manifestato davanti al Duomo di Napoli. Tra il servizio de ‘Le Iene’, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo è emerso che più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il sacerdote intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo ‘Le Iene’ hanno trasmesso il servizio su don Mura in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto. I giorni successivi cioè il 10 marzo, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don Mura era presente. Sarebbe stato il primo cittadino venuto a conoscenza della vicenda andare dal parroco Simone Baggio e avvisarlo.

    E un comunicato del sindaco spiega : “Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Trascorrono 5 giorni siamo a giovedì 15 marzo, ovvero, otto giorni dopo il servizio de ‘Le Iene’  e cinque giorni dopo l’incontro tra il sindaco e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don Mura (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    L’associazione  L’ABUSO non si ferma e prosegue la denuncia. Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!

    La stessa associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    Insomma, in questa brutta vicenda si aggrava la posizione della Curia di Napoli e del cardinale Crescenzio Sepe che nei fatti avrebbero omesso o quanto meno nella prospettiva più ottimistica sottovalutato il caso.

    Intanto, slitta alla settimana prossima l’approfondimento della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ condotta da Federica Sciarelli.

    http://il24.it/scandalo-pedofilia-lassociazione-labuso-denuncia-la-curia-napoli-conosceva-don-mura-avesse-cambiato-nome-esercitava-sacerdozio/

  • PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    Un atto dovuto dopo la grave vicenda che ha visto protagonista Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno si nascondeva sotto falso nome don Silverio Mura, per gli abitanti del posto “Saverio Aversano”.

    Una storia che ha visto diversi protagonisti. La gravità dei fatti, a prescindere dal “se ci siano altre vittime”, vede disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori.

    Infatti, a prescindere dal fatto che don Mura sia prescritto per i presunti abusi sessuali commessi nel napoletano, al di là del nome falso che utilizzava, che sarebbe perseguibile sulla base dell’articolo 494 c.p. e che comunque sottolinea la malafede di chi sapeva: don Mura non poteva stare a contatto con minori perché vi era il più che ragionevole fondamento che fosse pedofilo e, date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer, la possibilità che possa nuovamente abusare è molto elevata.

    Proprio a questo proposito abbiamo integrato nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Pavia dall’Associazione Rete L’ABUSO, la relazione della criminologa Luisa D’Aniello, professionista che insieme all’avvocato Carlo Grezio si occupa proprio di due delle presunte vittime di Mura, Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio. Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura, ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante.

    La nostra indagine.

    Don Mura viene mandato a Montù Beccaria circa un anno fa, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana, interlocutore padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA). Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    Dalle nostre indagini emerge che tra il servizio de LE IENE, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo, più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il parroco intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo LE IENE hanno trasmesso il servizio su don MURA ma in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto.

    Sabato 10, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don MURA era presente.

    Domenica 11, da quanto avrebbe riferito alle mamme il parroco Simone Baggio, il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni – che avrebbe riconosciuto il MURA o che, in qualche modo, era venuto a conoscenza della vera identità di Saverio Aversano – si sarebbe recato dal parroco avvisandolo.

    Troviamo effettivamente un riscontro anche nel comunicato del Primo Cittadino Amedeo Quaroni “dal primo momento in cui ho avuto la notizia che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Sempre da quanto emerge però, nessuno avvisò le mamme e, tantomeno, furono presi provvedimenti nei confronti di don MURA, il quale continuò le sue attività parrocchiali di quei giorni, tra cui la benedizione delle case.

    Giovedì 15 marzo, infatti, otto giorni dopo il servizio de LE IENE e cinque giorni dopo l’incontro tra il Primo Cittadino e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don MURA (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!”

    Il pomeriggio di quello stesso giorno i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, al catechismo si presentano le mamme che esigono spiegazioni, ma scopriranno che don MURA è partito poche ore prima, probabilmente avvisato da qualche conoscente che aveva ricevuto lo stesso SMS.

    Riteniamo l’accaduto grave, perché ha visto omettere tutte le più basilari norme preventive e ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di verificare, se nelle parrocchie frequentate dal Mura, tra i chierichetti o i ragazzi dell’oratorio, vi sia qualche vittima.

    Grave anche la linea omissiva intrapresa dal parroco e, dietro di lui, dal primo cittadino che, non dimentichiamo, è una figura istituzionale il cui compito è preoccuparsi principalmente della salute psicofisica dei propri cittadini e non dell’immagine della chiesa.

    L’associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    L’Ufficio di Presidenza

    Associazione Rete L’ABUSO