Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: saverio aversano

  • Italy  #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Italy #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Un Sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al Cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici, divenuti ormai come il segreto di Pulcinella.

    L’iniziativa non violenta partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’ABUSO, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto a fare il prete sotto falso nome in un piccolo paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori.

    La Rete L’ABUSO ha svolto alcune indagini sul caso scoprendo che don Silverio Mura arriva nel piccolo cento di Montù Beccaria poco più di un anno fa, dopo la morte della madre.

    A proporlo come aiuto al parroco di Montù – don Simone Baggio – sarà padre Egidio Pittiglio, un sacerdote della Diocesi di Cremona che ha fatto carriera, oggi è Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione e vive proprio a Napoli, per esattezza a Nola e assegnato alla Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, Carbonara di Nola.

    Da quanto apprendiamo, padre Pittiglio avrebbe proposto da subito don Silverio Mura con un nome falso (Saverio Aversano) al parroco di Montù, che così riuscirà ancora una volta a nascondersi insieme ai suoi scheletri, fino allo scorso 7 marzo, quando un servizio delle IENE lo smaschera.

    Di qui la rabbia delle vittime di don Silverio Mura, quella delle mamme di Montù Beccaria, ma in particolare quella della vittima Diego Esposito, che da otto anni, dopo essersi sottoposto ad un processo canonico, poi insabbiato dalla Diocesi e riaperto lo scorso 17 febbraio da Papa Francesco, scopre l’ennesima presa in giro, che questa volta potrebbe essere costata cara anche ad altri minori, cosa per lui e per noi tutti inaccettabile.

    Un’iniziativa rara in Italia dove generalmente siamo abituati a vedere i fedeli in processione per difendere il pedofilo, mai nessuno per la vittima.

    L’iniziativa coinvolgerà le vittime di due casi insabbiati nel napoletano, quello di don Silverio Mura e quello di don Maurizio Palmieri.

    Sarà presente nei due giorni di Sit-in anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi, che personalmente vuole sostenere in questa lodevole iniziativa civile e non violenta le vittime napoletane e le loro famiglie che saranno presenti al Sit-in del 7 e 8 aprile.

    L’iniziativa è patrocinata dalla Rete L’ABUSO (Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) e rientra nelle iniziative internazionali del programma #ItalyChurchToo

    L’Ufficio di Presidenza

    contattaci: info@retelabuso.org

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  • Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Egregio sindaco, ho letto con rammarico la sua lettera aperta e le confesso che mi ha profondamente ferito non solo per come lei si esprime, con toni giustificativi e rassicuranti nei confronti di don Mura, un pedofilo che ha rovinato la vita a me e ad altri. Contrariamente a come lei lo definisce “Don Silverio Mura per lo Stato Italiano è un uomo libero ed innocente fino a prova contraria”, mi permetto di dissentire: a meno che lei non ritenga “uomini liberi” persone che, come nel caso di don Mura, sono costrette a nascondersi oramai da 10 anni, sotto falso nome, ed avvalendosi del favoreggiamento della diocesi di turno. “Uomini innocenti”, solo perché si avvalgono della prescrizione, anziché rinunciarvi e chiedere il giudizio alla magistratura chiarendo la propria posizione, levandosi di dosso, una volta per tutte, quelle che lei, signor sindaco, definisce banalmente accuse infondate e infamanti: ma si è chiesto perché, se le accuse sono davvero infondate, don Mura non mi ha querelato per diffamazione ?

    Lei afferma che; “come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici” ma le devo ricordare che lei è un sindaco della Repubblica Italiana, uno stato laico, il suo dovere non è quello di tutelare la chiesa dalle sue stesse zozzerie, il suo dovere – mi consenta se glielo rammento – è quello di tutelare la salute dei suoi cittadini. Sarebbe stato suo dovere – soprattutto ignorando quali azioni siano in corso da parte della magistratura  – informare di quanto aveva appreso sull’identità di Silverio Mura, il primo posto di polizia e non consultare gli organi ecclesiastici che lo nascondono da 10 anni, per ultimo nel suo comune.

    Anche sul cambio di nome, mi permetta, ma non è paragonabile a chi in paese è conosciuto con un soprannome, o al mio nome di fantasia che utilizzo solamente per tutelare i miei tre figli e mia moglie! Don Mura, il suo lo usava per nascondersi perché, prescritto o meno, più persone lo hanno formalmente querelato per stupro di minore: la differenza è notevole, non crede ?

    I miei avvocati, l’associazione Rete L’ABUSO che mi tutela dall’inizio della mia terribile vicenda, come lei dice non stanno “mettendo in atto un attacco vero e proprio, teso a minare la tranquillità delle nostre famiglie ed il buon nome del nostro paese”, ma stanno cercando semplicemente di fare in modo che don Mura non abusi di altri minori.

    Come ben saprà, la pedofilia non è una malattia che si cura, è una grave devianza della personalità e proprio per le sue caratteristiche la comunità scientifica paragona il profilo del pedofilo a quello del serial killer. Ne viene da se che mettere un pedofilo vicino ai bambini ha lo stesso buonsenso di mettere un orso vicino al miele e aspettarsi che non lo mangi. I pedofili non hanno comportamenti rivelatori della loro perversione sessuale, e quindi appaiono tutti degni di stima e scevri da critiche delle persone che li frequentano. Pertanto solo uno stolto baserebbe il suo giudizio, su un sospettato di pedofilia, ancorandolo a queste  valutazioni che la Psicologia considera prive di significato.

    Per questo motivo chiedo alle mamme, non per creare allarmismi ma sperando dal profondo del cuore che in questo anno a Montù Beccaria non sia accaduto nulla a nessun bambino, chiedo comunque alle mamme, se nell’ultimo anno avessero notato cambiamenti inspiegabili o sospetti nei loro figli, di avere il coraggio di approfondire, perché se preso subito, il trauma si può affrontare.

    A lei, signor sindaco, non ho mai personalmente attribuito alcuna responsabilità per meritarmi questo attacco, le chiedo solo di fare chiarezza, di chiedere al suo vescovo come don Mura sia arrivato a Montù Beccaria, di sicuro non ha bussato alla porta della chiesa dicendo “eccomi qua”, qualcuno, il vescovo, il parroco avrà ricevuto i dovuti accrediti, non penso abbiano aperto la porta ad uno sconosciuto.

    Da quanto ho appreso dai giornali, prima di partire don Mura avrebbe fatto scorta di medicine: avrà quindi avuto un medico, in un anno almeno una volta si sarà fatto fare una ricetta? Verifichi, perché in questo caso, sulla ricetta, oltre al codice fiscale appaiono anche il nome e il cognome.

    Le chiedo solo di fare chiarezza perché è palese che qualcuno sapesse la vera identità di Saverio Aversano, lo stesso qualcuno che lo ha avvisato e fatto fuggire poco prima della messa in onda del programma Le Iene.

    Lei è il sindaco, credo di rivolgermi all’interlocutore giusto e credo che anche i suoi cittadini si aspettino e si meritino questo da lei.

    Diego Esposito

    Per garanzia sull’identità della vittima che pubblicamente utilizza un nome di fantasia

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Una delle presunte vittime di don Silverio Mura, il parroco accusato di aver abusato sessualmente di alcuni bambini a Ponticelli, lancia una nuova accusa. Don Silverio avrebbe usato uno dei bambini abusati per trafficare armi e droga.

    Dopo aver soggiogato le sue vittime le usava per consegnare armi e droga alla malavita locale. Si nasconderebbero addirittura rapporti con la camorra nell’oscuro passato di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli accusato di aver abusato sessualmente di almeno due bambini quando insegnava religione alla scuola media del quartiere napoletano, negli anni Ottanta. È sempre Diego Esposito (nome di fantasia), l’uomo che con la sua denuncia ha sollevato il caso, a diffondere tramite la pagina Facebook una nuova accusa al sacerdote.

    La denuncia: trafficava armi e droga usando i bambini
    Come si legge negli atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, legale di entrambe le vittime, Silverio Mura avrebbe:  dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mo’ di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti

    Così si spiegano, secondo Diego Esposito, le ingenti somme di denaro in possesso del prete e con le quali comprava costosi regali alle sue vittime a titolo di ‘ricompensa’. Tra questi doni c’era anche un costosa motocicletta.

    La protesta della comunità dove insegnava religione
    La settimana scorsa don Silverio Mura si è allontanato dalla diocesi di Montù Beccaria, dove, nonostante le denunce che pensano a suo carico, ospite della congregazione, insegnava religione in una scuola. Sotto falso nome. Don Silverio Mura era diventato don Saverio Aversano. Dopo che un servizio televisivo aveva trattato nuovamente il caso, ormai riconosciuto dalle mamme  degli alunni, il parroco ha lasciato la comunità lombarda.

    https://napoli.fanpage.it/nuova-bufera-su-don-silverio-accusato-di-pedofilia-usava-i-bambini-come-corrieri-della-droga/

  • Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Di certo questa è la domanda che tutti si stanno facendo da quando don Silverio Mura, alias Saverio Aversano, è stato scoperto nel piccolo paesino di Montù Beccaria: chi poteva sapere della sua vera identità?

    Quello che è certo è che don Silverio non si è alzato una mattina e, di sua spontanea iniziativa, è andato a fare il parroco nel pavese, qualcuno lo ha mandato, qualcun altro lo ha accolto e, basta avere un minimo di conoscenza di come sia strutturata giuridicamente la chiesa, per darsi una risposta.

    È fuori da ogni ragionevole dubbio che la diocesi di provenienza, nella quale don Silverio è incardinato, conoscesse la sua identità: è proprio la diocesi che dà il nullaosta perché un sacerdote possa lavorare, per un periodo così lungo, fuori diocesi.

    Non molto diversa la situazione nella diocesi ospite la quale ha due possibilità: quella di averlo espressamente richiesto, e in questo caso è palese che sapesse, oppure potrebbe essere stato mandato, ma difficilmente questo poteva avvenire all’insaputa del vescovo.

    È importante sapere che le diocesi, per la chiesa sono un po’ come le nostre prefetture. Hanno il controllo del territorio e, alle diocesi fanno capo non solo i religiosi sul territorio appartenenti alla chiesa, ma anche coloro che, per esempio, appartengono a congregazioni di Diritto Pontificio, ovvero congregazioni che dipendono direttamente dal Vaticano che, tuttavia, per quanto concerne le questioni locali, fanno capo all’ordinario locale, ovvero il vescovo.

    I trasferimenti, per procedura, sono accompagnati da una lettera di presentazione da parte della diocesi di provenienza, indirizzata a quella di destinazione e, in questo caso, è possibile che il nome del sacerdote fosse falso.

    Poco credibile rispondere che la lettera non c’è, anche perché la conseguente domanda che porremmo direttamente al vescovo di Tortona mons. Vittorio Francesco Viola sarebbe: ma lei ha quindi assegnato un parroco così, senza sapere neppure chi fosse? Vista l’assenza di una lettera di accompagnamento non ha neppure chiesto un documento di identità?

    Vale a dire che, se un perfetto sconosciuto, magari neppure prete, si presenta alla porta della sua diocesi, lei gli assegna una parrocchia?

    Francamente non la crediamo così ingenuo.

    Sveliamo quindi pubblicamente il dilemma, senza tante indagini, renda pubblica quella lettera e, nel caso non ci fosse, lo dica: d’altronde siamo nell’era della trasparenza e della tolleranza zero tanto proclamata da papa Francesco, sia trasparente e inflessibile e ci faccia sapere.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio ha 9 anni, fa la terza elementare. Una volta a settimana faceva catechismo con don Saverio”. Simona, la mamma, è ormai l’abitudine di chiamarlo così, ma il suo vero nome è don Silverio Mura. Vi avevamo parlato del sacerdote in un servizio del 7 marzo in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia, risalenti a 25 anni fa, a Napoli.

    “Noi mamme non avevamo visto il servizio del 7 marzo”, ci spiega Simona. “Le mamme spesso evitano di leggere o guardare servizi di pedofilia, fa troppo male pensare che potrebbe succedere a tuo figlio. Ma appena abbiamo saputo che un servizio de Le Iene parlava di don Silverio, ci siamo informate”.

    Abbiamo contattato al telefono Simona, una delle mamme di Montù Beccaria (Pavia) che solo dopo aver visto il servizio della Iena Pablo Trincia hanno saputo delle accuse che il sacerdote aveva ricevuto in passato. Anche perché, nel paesino, don Silverio era conosciuto con il nome di don Saverio Aversano (in realtà il cognome della madre). Ieri vi abbiamo raccontato come nonostante le accuse, fino al 7 marzo don Silverio ha continuato tranquillamente a insegnare, sotto falso nome, catechismo ai bambini. La parrochia pavese si era già difesa sostenendo: “Non sapevamo nulla del passato di Don Silverio”. Prima avevamo contattato Diego (il nome è di fantasia), una delle presunte vittime, mentre anche Papa Francesco aveva chiesto di riaprire le indagini su don Silverio. “Se perdo io, nesssuno denuncerà più gli abusi dei preti”, ci aveva detto nell’intervista Diego.

    “Abbiamo capito subito la possibile gravità della cosa e il pericolo che i nostri figli avrebbero corso facendo catechismo con lui da ottobre 2017”, racconta Simona. Quando le mamme hanno capito che si trattava di don Silverio sono andate in parrocchia, ma il sacerdote aveva già lasciato Montù Beccaria. Al suo posto hanno trovato il parroco, don Simone Baggio, che “si è subito mostrato molto collaborativo. Era mortificato, neanche lui sapeva niente”.

    Cosa ha detto a suo figlio dopo aver scoperto che il suo catechista era stato in passato accusato di pedofilia? “È difficile. La prima cosa che ho fatto è stato spiegare a un bambino di 9 anni cos’è la pedofilia. Ho cercato di chiedere a mio figlio se don Silverio si era comportato in maniera troppo intima”. E il bambino capiva? “Ha capito subito che era una cosa negativa, non c’è stato bisogno di molte parole”. “Mi ha risposto subito ‘ma scusa mamma, credi che mi farei abbracciare o toccare da qualcuno che non è i miei genitori?’’”.

    Ora alcune mamme di Montù Beccaria si stanno organizzando per incontrarsi con il vescovo di Tortona, per raccogliere più informazioni possibili. Simona è credente non praticante, quindi non frequenta spesso la Chiesa. Ma ha deciso di mandare suo figlio a catechismo “per dare a lui la possibilità di scegliere”. Ma aggiunge: “Certo che se il primo impatto con la religione cattolica è questo, non è un inizio positivo”.

    Guarda il servizio di Pablo Trincia sul caso che abbiamo mandato in onda il 7 marzo.

  • Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Da Napoli a Pavia sotto falso nome: “è uno scandalo fa catechismo”. E lui scappa

    Ferruccio Sansa

    “È stato il vescovo ausiliario di Napoli a chiederci di ospitare quel sacerdote. Ma non ci ha detto che era accusato di pedofilia. Ha detto solo che aveva un esaurimento nervoso. Per di più quel prete aveva un nome falso”. Don Simone Baggio, parroco di Montù Beccaria (Pavia), giura che non sapeva nulla. E non sapevano niente nemmeno decine di parrocchiani che hanno affidato i loro figli per il catechismo a un sacerdote accusato di abusi sessuali.

    Una vicenda che fa tremare la diocesi di Napoli da cui proviene don Silverio Mura che copriva la sua vera identità con il nome di Saverio Aversano (cognome della madre).

    Tutto comincia il 7 marzo quando Le Iene trasmettono un servizio sulle accuse a don Silverio. E in paese qualcuno strabuzza gli occhi: “Ma quello è don Saverio, il sacerdote ausiliario che dal 2016 è ospite in parrocchia”. Finalmente la notizia arriva ai genitori dei bambini: “Siamo rimasti di sasso. Tutti i sabati noi affidavamo i nostri figli di otto anni a quel prete. Stava da solo a insegnare catechismo nella canonica di San Michele Arcangelo”, cerca di trattenere la rabbia Simona Cremonesi che con le altre mamme ha creato un gruppo. Tutte insieme hanno cercato don Silverio: “Siamo andate in parrocchia, ma lui era sparito con la sua Punto scura. È scappato, poche ore dopo essere stato nelle nostre case a benedire. Il farmacista dice che la sera prima ha fatto incetta di medicinali”.

    Chissà dov’è finito, forse in Sardegna, forse a Milano. “Gli ho detto che non poteva più stare qui. Lui mi ha risposto che era distrutto, che quelle accuse erano false. Ma qui non poteva stare”, racconta don Simone. La voce spezzata, per la disperazione e la rabbia: “Nessuno ci ha detto niente. E neanche i miei superiori sapevano. Perché la richiesta di ospitarlo veniva dal vescovo vicario di Napoli. E lui ha parlato solo di depressione, ci ha chiesto di ospitare quel prete che avrebbe potuto darmi una mano”. Addirittura la posta era indirizzata a don Saverio Aversano, il nome falso.

    Fu il Fatto a svelare la storia di Diego E. (il nome è di fantasia), una guardia giurata napoletana oggi quarantenne. Nessuno smentì le sue parole. “Era il 2010 – racconta Diego – un giorno all’improvviso fui preso da un crisi di panico. E dentro di me si riaprì una voragine: rividi gli abusi che avevo subìto dall’insegnante di religione quando avevo 13 anni. E io sono solo una delle vittime, ce ne sono almeno altre dieci”. Diego, che nel frattempo si è fatto una famiglia, decise di denunciare: “Un giorno alla mia porta si presentarono delle persone. Dissero di venire per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Mi offrirono una busta bianca, dentro c’erano 250 euro”. Ma Diego è andato avanti: “Non è solo il male che hanno fatto al mio corpo. È il dolore perché la denuncia che ho presentato non è andata avanti per la prescrizione. È l’umiliazione di essere trattato come un pezzente”.

    Diego ha scritto al Papa e dalla Segreteria di Stato è arrivata una lettera firmata dall’arcivescovo Angelo Becciu: “Ella ha confidato al Santo Padre una particolare situazione… Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria… Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente”. Don Silverio non è mai stato processato perché i fatti – se fossero dimostrati – sono prescritti. Ma nei mesi scorsi Papa Francesco ha detto che per il Vaticano il caso è ancora aperto. “Intanto, si diceva, don Silverio era in un convento. Invece era in una parrocchia e diceva messa. Per di più sotto falso nome.

    Questo getta delle ombre pesantissime sulla Curia di Napoli e mette in discussione la volontà del Vaticano di combattere la pedofilia”, commenta Francesco Zanardi che con la rete L’Abuso è stato il primo a seguire il caso. Oggi Diego aspetta ancora risposte, mentre la sua vita è devastata: “Ho avuto delle crisi nervose, mi hanno tolto il porto d’armi che per una guardia giurata è tutto. Ogni volta che andavo in Curia loro chiamavano la polizia”. Ma attende risposte anche la gente di Montù: “Il primo contatto dei nostri bambini con la Chiesa è stato un prete accusato di pedofilia. Abbiamo perso la fiducia. Ora devono dimostrarci che possiamo credere in loro”. Ed è rimasto solo anche don Simone, il parroco: “I miei fedeli sono in crisi. E li capisco. Anch’io sono in una crisi profondissima”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 22-3-18

  • Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua presunta vittima, Diego Esposito, stanco delle sue denunce alla diocesi rimaste inascoltate, disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete L’ABUSO.

    Circa 2 giorni dopo rintracciammo il sacerdote, con grande stupore di Diego scopriamo che insegna ancora religione come quando adescò lui. Lavora a poco più di un chilometro dalla sua abitazione, presso l’Istituto alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012 – 2013.

    Pochi giorni dopo scompare dall’istituto e anche dal palinsesto degli orari grazie al quale eravamo riusciti a rintracciarlo.

    Si perdono temporaneamente le tracce ma l’anno scolastico successivo 2013 – 2014, questa volta grazie alla segnalazione di alcuni studenti che avevano visto le foto segnaletiche che l’associazione aveva diffuso, lo troviamo sempre come docente di religione, questa volta presso una scuola media di Napoli.

    Da quì in poi interromperà l’insegnamento e di lui perderemo le tracce sino al novembre 2016 quando viene segnalato presso una comunità per sacerdoti con problemi in provincia di Perugia. I motivi di quella sua interruzione dell’insegnamento e il suo trasferimento a Perugia, dalla segnalazione sembrerebbero non essere dovuti alle accuse di pedofilia, ma bensì a problematiche legate all’anziana madre che accudirà fino alla morte che risale a poco più di un anno fa, proprio in concomitanza con il suo incarico a  Montù Beccaria dove scopriremo essere diventato don Saverio Aversano (cognome della madre).

    Non si sa se ridere o se piangere, certo è imbarazzante, secondo alcuni giornali la Santa sede avrebbe riaperto il caso e questo sarebbe avvenuto all’insaputa della vittima e circa un mese prima che si scoprisse che invece era nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria, dove continuava a stare a stretto contatto con minori e da dove per l’ennesima volta scomparirà, ancora protetto dai suoi superiori e dalla tolleranza di papa Francesco.

     Redazione

  • Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia “sparito” da Montù beccaria, madri sul piede di guerra

    Prete accusato di pedofilia sparisce dopo un anno di servizio a Montù Beccaria.

    Prete accusato di pedofilia

    Una storia delicata e dai contorni poco chiari ha investito il comune di Montù Beccaria. Don Saverio è un sacerdote sulla cui testa pende la pesantissima accusa di pedofilia. Stando alle versioni ufficiali il parroco di Montù – don Simone Baggio – avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto pastorale per la Congregazione, così è stato mandato don Silverio. Sia il Comune che la Parrocchia assicurano di essere all’oscuro, come i parrocchiani, delle accuse a carico del nuovo arrivato.

    Il servizio delle Iene

    Recentemente, però, è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa. Don Saverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico. Nella realtà fattuale il prete si trovava sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ad accendere definitivamente la miccia è stato un servizio delle Iene in cui è stato intervistato don Diego Esposito, il sacerdote che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. A quel punto in paese a molti si è gelato il sangue nelle vene, riconoscendo l’accusato.

    La rabbia delle madri di Montù

    Simona Cremonesi affida ai propri social la rabbia e la paura derivate dall’essere venuta a conoscenza, insieme ad altre madri, soltanto ora della situazione: “Adesso parliamo noi… parliamo noi mamme di 3a elementare della scuola di Montù Beccaria, che con estrema fiducia avevano lasciato i proprio figli per il catechismo con chi a loro doveva insegnare e trasmettere i “buoni valori. Don Saverio Aversano, ecco com’è giunto nel nostro paese questo individuo, così si faceva chiamare, così si era mascherato; è arrivato a Montù Beccaria nell’ottobre 2016, e da quel giorno scorrazzava tranquillo e sereno tra le strade del paese, tra le nostre colline a benedire case, celebrare messe e addirittura insegnare catechismo ai nostri figli… noi mamme serene quanto lui, inconsapevoli che il diavolo era di lui vestito e soprattutto… tra di noi!” Parole forti, comprensibilissime da parte di una madre, anche se va ricordato che al momento l’uomo è presunto colpevole.

    “Abbiamo ribaltato il nostro parroco”

    “Che colpo è stato scoprire il 15/03/18 che un presunto pedofilo aveva avuto a che fare con i nostri piccoli per così tanto tempo, è vero, le Iene ne avevano parlato il 07/03/18, ma nessuna di noi aveva avuto la fortuna di vedere la trasmissione in tempo reale, eh si perchè tante di noi, appena toccano il cuscino, cadono esauste in un sonno profondo… ah… le mamme! Però poi l’abbiamo saputo, e da allora noi (Laura, Simona, Elena, Chantal, Valeria, Paola, Chiara, Pamela, Samantha, Simona, Rosa, Cinzia. Auriela)… da quel giorno non abbiamo più pace… perchè un presunto criminale è andato via tranquillo con la sua Fiat punto nera, poche ore prima che noi lo scoprissimo… è in giro per l’Italia libero di volare e libero di danneggiare forse, qualche altro bambino meno seguito dei nostri! Abbiamo contattato le Iene, abbiamo incontrato e ribaltato il parroco della chiesa di paese, abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perchè qualcuno di loro doveva sapere… ne siamo certe… ne sono tutti certi… e non ci daremo pace mai, sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo, perchè le nostre coscienze sono le coscienze delle mamme di quei bambini che nessuno ha difeso e protetto, sono le coscienze di tutte le mamme Italiane che ignorano e non hanno i mezzi per potersi difendere. Ora che non si dica che abbiamo accettato “senza fare una piega”, non si dica che non stiamo combattendo, perchè da vere leonesse stiamo difendendo i nostri cuccioli e i cuccioli del branco, così come avrebbero dovuto fare il Primo cittadino del paese e il Parroco, consegnando Don Saverio alle autorità e non lasciarlo andare via ripetiamo, impunito, sulla sua Punto Nera. Le mamme di 3a elementare di Montù Beccaria”.

    http://giornaledipavia.it/cronaca/prete-accusato-di-pedofilia-sparito-da-montu-beccaria-madri-sul-piede-di-guerra/

  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi