Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Torna d’attualità il caso di don Carli

    Torna d’attualità il caso di don Carli

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a…

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a Vipiteno, dove don Carli si è insediato nell’agosto 2017 come coordinatore per la pastorale italiana della parrocchia di Vipiteno. «Fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi», scrive l’inviato. Nel 2003 una giovane bolzanina aveva denunciato don Carli per violenza sessuale: le sue accuse si riferivano al periodo tra il 1989 e il 1994.
    La vicenda processuale fu clamorosa e terminò nel 2015, con un risarcimento alla ragazza deciso attraverso un accordo extragiudiziale. Don Carli era stato assolto in primo grado, condannato a 7 anni e mezzo in appello e infine «liberato» dalla prescrizione della Corte di Cassazione. Nonostante la prescrizione, la Curia decise di versare il risarcimento, vincolandolo a un accordo di rigida riservatezza. La cifra non è dunque mai trapelata, anche se l’importo di partenza di cui si parlò era di 760 mila euro. Quel risarcimento adesso torna a fare notizia, perché, si legge, «costituisce un caso unico in Italia. È stata l’unica volta in cui la Chiesa cattolica italiana ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale». Quell’unico precedente, scrive la Stampa, «viene ora citato «da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla Diocesi di Savona per un totale di 4,7 milioni di euro». La cosa importante, segnala Zancan, è che la Curia di Bolzano, che ha sempre difeso don Carli, «pagò in solido con il suo prete. Cioè se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti». La Curia di Bolzano, riferisce alla Stampa l’avvocato di parte civile Gianni Lanzinger, «pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio Carli». L’ex procuratore Cuno Tarfusser accusa: «A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Fu difficile persino avere accesso agli atti». Don Carli, che oggi ha 56 anni, vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno.

  • Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

    Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

    di Niccolò Zancan – Don Giorgio Carli è al suo posto. Come se nulla fosse mai accaduto. “Non ho niente da dire e sono in pace, sto benissimo così”, dice soltanto. Nella penultima chiesa prima del confine austriaco, l’oratorio Maria Schutz, il prete condannato per pedofilia e poi prosciolto “per avvenuta prescrizione” fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi. Nuvoloni neri gravano sulla strada in salita. Quattro persone sono in attesa di essere ricevute. E il signor Ferri, imprenditore e volontario da 40 anni in questa parrocchia, sta sulla porta come un guardiano: “Se pensate di venire e rimestare nel torbido avete sbagliato indirizzo. Don Giorgio ha tutta la mia stima e l’affetto della comunità. Sono state dette solo cose false sul suo conto. È una persona squisita, a cui vogliamo un gran bene. Qui gode della fiducia di tutti”.

    Se questa storia iniziata nel 1989 e chiusa solo nel 2015 con il pagamento di un risarcimento alla vittima è oggi di attualità, è proprio perché quel risarcimento costituisce un caso unico in Italia. L’unica volta in cui la Chiesa cattolica ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale. Ed infatti, quell’unico precedente viene citato da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla diocesi di Savona per un totale di 4 milioni e 700 mila euro. La cosa importante è che la curia di Bolzano pagò in solido con il suo prete. Cioè: se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti.

    Fino a qui, in teoria. Perché poi in pratica è tutto molto più complicato di così. Infatti a Bolzano la Curia pagò e fece firmare un patto di riservatezza alla vittima non perché intendesse in quel modo riconoscere l’esito finale di tre sentenze: assoluzione in primo grado, condanna a 7 anni e mezzo in appello, Cassazione che prescrive e conferma l’impianto accusatorio. Al contrario. “La Curia di Bolzano pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto all’innocenza di don Giorgio Carli”, dice adesso l’avvocato Gianni Lanzinger che difese la vittima. Non ci fu ammissione di responsabilità. Don Giorgio Carli non si è mai ritirato dal sacerdozio. Per due anni non ha più assunto incarichi pastorali. Poi è tornato. “Qui a Vipiteno nessuno ha dubbi sul suo conto”, dice il signor Franz. Eppure i reati sono stati accertati. “Questo lo dite voi”, interviene il sig. Ferri. Lo dice un giudice. “Accertati un cavolo!”, ribattono entrambi prima di chiudere il cancello.

    Il caso Savona

    È vero che un reato prescritto non macchia il certificato penale. Ma è altrettanto vero che per i giudici don Giorgio Carli ha abusato di un’adolescente dal 1989 al 1994. Ed è talmente vero, che persino la Curia di Savona attraverso gli avvocati con cui sta organizzando la sua difesa scrive negli atti: “L’unico precedente che ha visto la condanna di una Diocesi al risarcimento dei danni subìti dalla vittima di un fatto di abusi sessuali perpetrati da un prete attiene ad un caso nel quale tali fatti erano stati accertati in sede penale, con valenza di giudicato”. Fatti accertati. La curia di Savona sostiene, quindi, che a Bolzano sia stato commesso un reato. Mentre lì, dalle sue parti, nella vicenda che riguarda l’ex parroco di Spotorno don Nello Giraudo, non c’è una sentenza definitiva che dia ragione alle cinque persone che si dichiarano vittime. Tutti i reati sono prescritti. Eppure, altra complicazione: don Giraudo a Savona ha firmato la riduzione allo stato laicale. Mentre don Carli è “in pace” al suo posto di parroco in Alto Adige. Tutta Vipiteno lo difende. Il vicario generale della diocesi Eugen Runggaldier dice: “Non abbiamo nulla da aggiungere e nulla da commentare. Per noi le cose sono chiare”.

    Lo hanno sempre considerato innocente, continuano a considerarlo tale anche dopo avere pagato il risarcimento alla vittima. La cifra di partenza era 760 mila euro. Ma non è possibile sapere con precisione quanto è stato versato. “Tutte le parti hanno firmato un vincolo di assoluta riservatezza”, dice ancora l’avvocato Lanzinger.

    Ed è proprio questo genere di “riservatezza” che ha sempre caratterizzato la vicenda. Il procuratore capo di allora oggi è giudice dell’Aja, si chiama Cuno Tarfusser e ricorda molto bene quell’indagine: “A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Ricordo che fu difficile persino avere accesso agli atti. Ricordo interrogatori pieni di reticenza”.

    La vittima si è sposata, ed ora sta meglio. Era riuscita a far riemergere le violenze anche grazie a 350 sedute di psicoanalisi. La sua testimonianza è stata ritenuta dai giudici “una deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente, assolutamente immune da vizi logici”.

    Don Carli vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno, oggi ha 56 anni. Accanto al suo nome, sul citofono c’è scritto: “Sala giovani”. Di lui dicono: “Nessuno può permettersi di parlarne male”. Viene buio, e torna silenzio. Quello stesso silenzio che accomuna tutte queste storie.

    (trascrizione da LA STAMPA del 9-11-19)

  • Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Lo scorso giugno le presunte vittime di pedofilia del prete Don Nello Giraudo avevano chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro alla Curia di Savona, ma oggi la notizia è che quei soldi richiesti per le 5 presunte vittime non sono stati riconosciuti: la Diocesi nega il pagamento, sostiene la Stampa, perché sostanzialmente non vi sarebbero prove certe che quel sacerdote – poi “spretato” dalla stessa Curia proprio in seguito ad alcune condanne più di 7 anni fa – 30 anni prima abbia compiuto quelle molestie contro 5 ex adolescenti tra gli anni ’80-’90. Le presunte violenze si sarebbero compiute tute dentro la parrocchia di Spotorno e in alcuni locali dell’entroterra ligure, con Don Nello Giraudo contestato e denunciato quasi trent’anni dopo al primo che ha avuto coraggio a confessare il tutto, tale Francesco Zanardi (Presidente di Rete l’Abuso). «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo», ha spiegato ai giudici avanzando una richiesta da 4 milioni e 700mila euro per lui e le altre presunte vittime di molestie. Si poteva trovare un accordo extragiudiziale, o almeno così pareva la scorsa estate ma la novità odierna è che si è arrivati ad un nulla di fatto delle trattative tra Curia e vittime. Giusto ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l‘atto di costituzione in giudizio, idem l’ex sacerdote coinvolto e dunque il 15 novembre prossima scatterà la prima udienza al Tribunale di Savona per le accuse e richieste di Zanardi.

    CASO GIRAUDO, LA CURIA NEGA IL RISARCIMENTO

    «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno», sono le prime parole ufficiali della Curia tramite gli avvocati (riportate da La Stampa, ndr) con le quali la Diocesi e il Vescovo spiegano di non poter essere assimilati alle eventuali colpe di Don Giraudo, «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo». Non è più in carica il Vescovo di quei tempi e per questo motivo, «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». Zanardi ha presentato e ripresenterà una perizia che porterebbe prove in favore contro l’ex sacerdote, ma la Curia replica contestando «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». Nega la Diocesi ma nega anche lo stesso Giraudo che fa sapere tramite l’avvocato «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale». Ci saranno nuove perizie per provare a stabilire gli eventuali risarcimenti in una brutta storia che segnala una spiacevole mancanza di collaborazione tra la stessa Chiesa locale e le vittime di un presunto continuativo caso di pedofilia.

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

  • La diocesi di Savona nega i risarcimenti: “Non ci sono prove​​​​​​​ delle violenze subite”

    La diocesi di Savona nega i risarcimenti: “Non ci sono prove​​​​​​​ delle violenze subite”

    Niccolò Zancan per “la Stampa”

    Nessun accordo. Non hanno la minima intenzione di risarcirli. Semplicemente: non credono a loro.

    La Chiesa cattolica respinge al mittente la richiesta di risarcimento avanzata da cinque presunte vittime di pedofilia. Cinque ragazzini che negli Anni Ottanta e Novanta avevano incrociato don Nello Giraudo fra la parrocchia di Spotorno e l’ entroterra ligure. Tutti hanno denunciato di essere stati abusati, violentati, maltrattati. Ma tranne nel caso di un’ ulteriore vittima dello stesso prete che si è concluso con un patteggiamento della pena, i reati sono prescritti.

    Perché tutti hanno denunciato dopo più di trent’ anni, quando per primo Francesco Zanardi ha trovato la forza di uscire allo scoperto: «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo». Hanno avanzato una richiesta complessiva di 4 milioni e 700 mila euro. Il calcolo ottenuto con una perizia di tutte le conseguenze fisiche e psicologiche sopportate. C’ era la possibilità di trovare un accordo extragiudiziale. Ma la curia ha chiuso la porta.

    Ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l’ atto di costituzione in giudizio.

    Così come ha fatto il prete spretato Nello Giraudo. Il 15 novembre ci sarà la prima udienza davanti al Tribunale di Savona proprio per il caso Zanardi. Attraverso i suoi avvocati, la curia contesta: «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno». Si chiama fuori, comunque, dall’ operato del suo sacerdote: «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo».

    Inoltre, non c’ è più lo stesso vescovo di allora: «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». La curia contesta la perizia di parte e comunque aggiunge: «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». E ancora: «Tocca a Zanardi l’ onere della prova». Insomma, nulla sarebbe successo. E se anche fosse successo, il vescovo non poteva saperlo e quindi esserne responsabile. In ogni caso: è troppo tardi.

    Anche l’ ex prete Nello Giraudo nega. «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale».

    Eppure, esiste quel verbale firmato proprio da don Nello Giraudo il 21 dicembre 2011 davanti al pm Giovanni Battista Ferro: «In passato ho effettivamente affrontato serie problematiche della sfera sessuale con psicologi competenti. Effettivamente parlai dei miei problemi anche con i miei vescovi».

    Eppure il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, firmando l’ archiviazione di un caso per avvenuta prescrizione, scrisse: «È triste dirlo, la sola preoccupazione dei vertici della curia di Savona è stata quella di salvaguardare l’ immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima». Eppure, c’ è quella relazione di monsignor Andrea Giusto, che era custodita in una cassaforte: «Mentre don Nello era vice parroco a Valleggia si è verificato il primo serio inconveniente. È stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino, tenuto sulle

    ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile. Attualmente, estate 2003, nulla è trapelato sui giornali. Don Nello si è impegnato a incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare un miglior equilibrio».

    Anche Papa Ratzinger era stato informato. Sarà un giudice del Tribunale di Savona a decidere sui risarcimenti. Verranno chieste nuove perizie sulle vittime. Dopo quarant’ anni ancora non c’ è conciliazione.

    https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/11/07/news/la-diocesi-di-savona-nega-i-risarcimenti-non-ci-sono-prove-delle-violenze-subite-1.37862728

  • La Curia nega il risarcimento a 5 presunte vittime di pedofilia:”Niente prove”

    La Curia nega il risarcimento a 5 presunte vittime di pedofilia:”Niente prove”

    La Curia non riconosce le presunte violenze a 5 vittime di pedofilia tra gli Anni 80 e 90. Chiesti quasi cinque mln di euro. Il 15 novembre prima udienza

    Il risarcimento da parte della Chiesa cattolica nei confronti di 5 presunte vittime di pedofilia è stato negato. Come scrive La Stampa, cinque adolescenti negli anni Ottanta e Novanta hanno incontrato e conosciuto don Nello Giraudo fra la parrocchia di Spotorno e l’entroterra ligure. Tutti hanno denunciato di essere stati abusati, violentati e maltrattati. Ma i reati sono prescritti. Perché tutti hanno denunciato dopo più di trent’anni. Solo nel caso di una vittima, sempre dello stesso sacerdote, la vicenda si è conclusa con un patteggiamento della pena. Ma adesso non esiste nessuno accordo, la Chiesa non intende risarcire alcuno perché non crede a loro. Il primo ha denunciare è stato Francesco Zanardi che ha trovato la forza di tirare fuori quanto vissuto: “È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo”.

    Nel 2014 Zanardi ha parlato ad Affaritaliani.it  del caso di Luisa Bonello, il medico di 53 anni trovata morta a Savona. Insieme hanno denunciato le molestie e indagavano sulle coperture di cui godono i preti pedofili.

    Tornando alle 5 persone coinvolte, per i loro danni morali hanno chiesto complessivamente 4 milioni e 700 mila euro. Un calcolo ottenuto con una perizia di tutte le conseguenze fisiche e psicologiche sopportate. Il 15 novembre ci sarà la prima udienza davanti al Tribunale di Savona proprio per il caso Zanardi. La curia contesta, attraverso gli avvocati di Nello Giraudo: “Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno”. Inoltre “Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo”. La curia non condivide la perizia di parte e aggiunge: “Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto”. E ancora: “Tocca a Zanardi l’onere della prova”. L’ex prete Nello Giraudo nega. “Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale”.

    Ma, sempre come riferisce La Stampa, esiste quel verbale firmato proprio da don Nello Giraudo il 21 dicembre 2011 davanti al pm Giovanni Battista Ferro: “In passato ho effettivamente affrontato serie problematiche della sfera sessuale con psicologi competenti. Effettivamente parlai dei miei problemi anche con i miei vescovi”. Il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, firmando l’archiviazione di un caso per avvenuta prescrizione, scrisse: “È triste dirlo, la sola preoccupazione dei vertici della curia di Savona è stata quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”. Anche la relazione custodita in una cassaforte di monsignor Andrea Giusto è molto seria:””Mentre don Nello era vice parroco a Valleggia si è verificato il primo serio inconveniente. È stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino, tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile. Attualmente, estate 2003, nulla è trapelato sui giornali. Don Nello si è impegnato a incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare un miglior equilibrio”. Papa Ratzinger era stato informato. Sarà un giudice del Tribunale di Savona a decidere sui risarcimenti e verranno chieste nuove perizie sulle vittime.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/la-curia-nega-il-risarcimento-a-5-presunte-vittime-di-pedofilia-niente-prove-635770.html

  • SAVONA: Non hanno minimamente intenzione di risarcire, nessun accordo tra la diocesi e le cinque vittime di don Giraudo

    SAVONA: Non hanno minimamente intenzione di risarcire, nessun accordo tra la diocesi e le cinque vittime di don Giraudo

    Persino un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno, a meno che non sia quello del duomo di Savona che, malgrado i proclami di papa Francesco, sembra incapace di restituire dignità a questa diocesi e alle vittime dei suoi preti pedofili e dei vescovi che li hanno favoriti.

    Di Francesco Zanardi

    Nel giugno scorso, dopo un tentativo di conciliazione avanzato da cinque vittime di pedofilia e concluso con una proposta indecente del vescovo di Savona Caloggero Marino – avrebbe voluto indennizzarle, per le violenze subite, con l’istituzione di un numero verde gestito dalla diocesi, e non avrebbe neppure dato l’opportunità alle vittime di avere un’occupazione – gli avvocati della Rete L’ABUSO, Elena Peruzzini e Francesca Rosso, hanno citato in giudizio la diocesi savonese.

    La citazione si riferisce al caso del sacerdote Nello Giraudo e agli abusi da lui commessi con il favoreggiamento dei vescovi, dal 1980 al 2000 circa, anche se l’ultimo abuso commesso da Giraudo risale al 2005. In quest’ultimo caso la vittima sarebbe già stata risarcita nel 2012, dopo che Giraudo patteggiò una condanna a un anno e sei mesi, per le molestie inflitte al giovane scout, all’epoca dei fatti quindicenne.

    Dall’indagine della procura di Savona condotta dal pubblico ministero Giovanni Battista Ferro, emerse che le coperture della chiesa a tutela del sacerdote iniziavano nel 1980, lo stesso anno in cui don Giraudo prende i voti e quando una mamma di Valleggia denuncia, all’allora vescovo di Savona Giulio Sanguineti, molestie sessuali sul proprio figlio.

    In un batter d’occhio Giraudo viene spostato, a soli 15 km da Valleggia a Spotorno, in una parrocchia ancor più gremita di minori, dove produrrà altre vittime.

    Negli anni novanta, oltre che in diocesi, anche a Spotorno, le tendenze pedofile del Giraudo erano diventate di dominio pubblico, al punto tale che la stessa parrocchia e il nuovo vescovo, Dante Lafranconi, visti i precedenti del prete, ben catalogati negli archivi diocesani, ritenne di doverlo trasferire in un’altra parrocchia. Lo nominò parroco di un piccolo paesino sulle alture di Finale Ligure (SV), Orco Feglino, lontano da occhi indiscreti, dove con la benedizione dello stesso vescovo che lo aveva trasferito, aprì una comunità per minorenni in difficoltà nella quale per circa un decennio proseguì indisturbato la sua missione pastorale in alternanza con le sue perversioni.

    L’atteggiamento criminale dell’allora vescovo di Savona, Dante Lafranconi, non passò inosservato agli inquirenti, che nel 2012 ne chiesero il rinvio a giudizio. Lafranconi si salvò grazie alla prescrizione, alla quale, per suo diritto e soprattutto volendo chiarire la propria posizione, avrebbe potuto rinunciare. Ma non lo fece.

    Il Giudice del tribunale di Savona Fiorenza Giorgi, sulla base della documentazione emersa dalle indagini della procura, se pur costretta ad archiviare in quanto il reato era estinto, lo fece con parole durissime nei confronti dell’allora vescovo;  “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Dopo la citazione in giudizio depositata dai legali della Rete L’ABUSO, passati i tempi tecnici durante i quali, soprattutto sulla base dei proclami del pontefice, ci si aspettava una concreta ed onesta presa di posizione delle diocesi proprio a consolidamento dei proclami, arriva la conferma che almeno a Savona, la linea resta quella negazionista ed irresponsabile, già consolidata dai predecessori del vescovo Caloggero Marino.

    Per il difensore del sacerdote Nello Giraudo (l’avvocato Marco Russo) verrebbero messi in dubbio gli abusi perpetrati dal suo assistito e sosterrebbe che quanto affermato dal gip Fiorenza Giorgi nel decreto di archiviazione per il favoreggiamento alla pedofilia dell’ex vescovo Lafranconi,  nello specifico caso non siano supportate da alcun elemento di prova.

    Ancor più incredibile la posizione della diocesi, che non solo non ha alcuna intenzione di risarcire il dovuto alle cinque vittime, ma il vescovo Caloggero Marino, quasi non rendendosi conto, o forse facendo finta, lamenta di non essere stato lui vescovo all’epoca, ignorando di essere nominato in quella citazione non come responsabile dell’accaduto, ma semplicemente in quanto Ordinario in carica, della diocesi savonese.

    Ad irritare ulteriormente è la farsa, il colpo gobbo che la diocesi ha messo in atto per manipolare i fedeli, nel tentativo di voltare questa lunga e tanto vergognosa pagina di chiesa savonese. Apprendiamo infatti (vedi volantino) che il 19 prossimo, naturalmente a Savona, la diocesi ha organizzato un incontro nel quale, nel tentativo di rassicurare chi ancora manda i propri figli incoscientemente in parrocchia, verrà illustrato come la CEI abbia messo in atto delle linee guida a tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

    Linee guida con le quali la chiesa da ad intendere che PREVEDE una tutela per i minori. In realtà non è rivolta a loro, ma semplicemente ad auto tutelarsi da eventuali “incidenti”, a fronte dei quali, però – come nel caso savonese e non solo – non PROVVEDE ad assumersi alcuna responsabilità o sostegno per le eventuali vittime, rinnegandole come in questo caso.

    La linea criminale ed omissiva della chiesa cattolica emerge già dal pesantissimo report delle Nazioni Unite del 31 gennaio 2014, report al quale il Vaticano avrebbe dovuto rispondere entro il 1 settembre 2017, ma non lo ha ancora fatto oggi.

    Lo stesso Motu proprio “VOS ESTIS LUX MUNDI”, recentemente emanato dal pontefice, come si può notare leggendolo, non prevede più alcuna indicazione o facoltà per i vescovi, di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria, rendendo così ufficialmente la linea della chiesa, totalmente omissiva delle leggi civili.

    Zanardi

  • Chiesa perchè mi fai male, presentazione Savona

    Chiesa perchè mi fai male, presentazione Savona

    Questo libro di Cristina Balestrini, documenta meticolosamente il calvario di quasi otto anni, che suo figlio in particolare, la sua famiglia e chi gli è stato vicino, è stato costretto a subire in seguito al drammatico abuso sessuale da parte di un sacerdote.

    Un percorso di sofferenza inaspettato che ha fatto irruzione violentemente, dalla maledetta notte di fine dicembre 2011 proseguendo tuttora, nella vita di ciascuno, a vario titolo coinvolto.

    Un libro che parallelamente descrive un lungo percorso nella relazione con la gerarchia della Chiesa, che svela passo dopo passo, l’incredibile mostruosa gestione di tutti i livelli clericali.

    Un crescendo incredibile di atteggiamenti, risposte e non risposte sempre più scandalose che in questo libro vengono riportate, all’interno di un mondo complesso di potere e corruzione.

    Come possiamo oggi affermare: “credo la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica”?

    Come possiamo rispondere ai nostri figli che oggi sanno, che sono in crisi, che magari non vogliono più andare in Chiesa?

    Come possiamo non sentirci noi stessi ipocriti, motivarli e motivarci quando nostro malgrado abbiamo avuto accesso ai documenti, alle registrazioni, alle testimonianze in tribunale, alle intercettazioni, alle incredibili saccenti lettere di risposta alle nostre insistenti domande?

    Leggendo questo libro ciascuno può porsi le medesime domande. L’Autrice ha provato a trovare le risposte all’interno della Chiesa, quella stessa chiesa origine del dolore che la sua famiglia ha dovuto subire con tutta la sua violenza, a partire da quella fisica dell’abuso sessuale, quella psicologica e di potere, non accontentandosi, andando fino in fondo come il libro testimonia.

    L’Autrice esprime, condividendo parte della sua vita, il suo profondo percorso di sofferenza ma anche di speranza, di consapevolezza: un cammino che è anche una testimonianza autentica di fede, un’esperienza drammatica vissuta e raccontata dall’interno della Chiesa stessa che tuttavia fa trasparire fiducia e serenità.

    Nel libro viene chiaramente spiegata, perché vissuta, la differenza tra il Processo in Tribunale e la gestione ecclesiastica dello stesso crimine, evidenziando le differenti angolature e punti di partenza.

    Un contributo intellettualmente onesto ed equilibrato che propone alcune risposte alle tante domande che ciascuno può porsi di fronte alla piaga della pedofilia nella chiesa, alla luce di un percorso di maturazione personale e di impegnativo approfondimento, nella speranza che insieme a tante altre voci di altrettante vittime o persone sensibili a questo tema, possa davvero un giorno costringere anche la chiesa-gerarchia a cambiare, a passare realmente dai proclami ai fatti.

    Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

    Cristina Balestrini

  • SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    Si è tenuta questa mattina, presso il tribunale di Savona,  l’udienza che vedeva indagato per diffamazione, Francesco Zanardi, sopravvissuto e Presidente dell’unica rete nazionale di vittime di preti pedofili.

    Zanardi era stato citato in giudizio da padre Ilario  Verri, un sacerdote di Bergamo missionario in Mozambico, che insieme ad un altro sacerdote italiano, missionario in Mozambico, erano stati indicati da un insegnante portoghese , João Oliveira, come responsabili di turismo sessuale ai danni di alcuni minori dell’orfanotrofio gestito dal secondo sacerdote, padre Luciano Cominotti, indagato in Mozambico, ma archiviato in quanto nel frattempo rientrato in Italia.

    Zanardi, difeso dall’avvocato Riccardo Di Rella, segretario della Rete L’ABUSO, non è stato neppure chiamato a deporre, in quanto durante l’audizione di padre Ilario Verri, è chiaramente emersa l’eccezione di querela tardiva, che ha così portato all’assoluzione di Zanardi.

    Tuttavia, durante l’audizione del sacerdote, alla luce di alcune sue dichiarazioni fatte al Giudice, Zanardi annuncia che la Rete L’ABUSO aprirà un secondo fascicolo sul caso (il primo mod. 21 fu depositato lo scorso 26 luglio 2018). Al momento si riserva di rendere note le incongruenze emerse durante l’audizione, ma rende noto che saranno acquisite le trascrizioni dell’intera udienza.

    L’Ufficio di Presidenza

  • L’inferno di Francesco, 40 anni dopo gli abusi “Le nostre vite distrutte dal prete orco”

    L’inferno di Francesco, 40 anni dopo gli abusi “Le nostre vite distrutte dal prete orco”

    NICCOLÒ ZANCAN INVIATO A SAVONA – Quarant’anni non sono bastati per avere giustizia. «Era il 1979. Mio padre, un sorvegliante dello stabilimento Fiat di Mirafiori, fu trasferito in Liguria. Partimmo con lui. Ero un bambino di nove anni quando incominciai a frequentare la parrocchia di Spotorno affidata a don Nello Giraudo».

    Ora tutto è scritto in una perizia. E quella perizia certifica la violenza subita, il disastro emotivo, i problemi psichici, l’impossibilità di ritornare a una vita normale fino ad oggi. Quella perizia incomincia spiegando i fatti, e poi quantifica il danno. «I primi approcci da parte di don Nello iniziavano con abbracci e toccamenti con cadenza almeno settimanale. Negli anni seguenti, dal 1981 al 1986, gli abusi del parroco diventavano più frequenti e gravi, arrivando alla penetrazione. Venivano realizzati anche in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale presso la casa dell’Agesci a Garessio, Prati delle Manie, Dronero.

    Purtroppo, i comportamenti di don Nello si caratterizzavano anche per la violenza usata sull’allora minore Zanardi…». «Questa è la mia storia», dice Francesco Zanardi che oggi ha 49 anni. «Non ho avuto altri rapporti sessuali fino a trent’anni. Mi sono drogato, mi sono disintossicato. Ho avuto un tumore al colon, improvvise crisi epilettiche del tutto inspiegabili. Ho perso il lavoro da elettricista. Ho impiegato molto tempo per cavare da me stesso tutto quello che mi era stato fatto».

    Ha fondato un’associazione che segue i casi italiani di vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico. Ma, soprattutto, ha messo insieme le vittime dello stesso prete pedofilo che ha violentato lui: cinque casi. Chiedono in totale 4 milioni e 700 mila euro di risarcimento alla Chiesa cattolica italiana per i danni biologici accertati dai periti. Esiste un solo precedente analogo a Trieste: una donna, in quella circostanza, è stata risarcita. Ora la curia può cercare un accordo entro il 15 novembre, oppure affronterà il processo civile.

    Sono vite distrutte. Tracolli. Malattie psicosomatiche. Bombe ad orologeria che si sono innescate, ogni volta, quando la vittima è riuscita a riconoscersi come tale. Un percorso tragico e molto lungo. I reati sono ormai prescritti. Solo un caso – il sesto – ha trovato ristoro nelle aule della giustizia penale.

    In quel procedimento, Nello Giraudo ha patteggiato la pena. Ha firmato la riduzione allo stato laicale il 27 marzo 2010. Oggi il prete spretato vive a Savona al piano terra di un palazzo del centro storico, cura le piante. Non ha mai rilasciato dichiarazioni. Ma in un verbale datato 21 dicembre 2011, davanti al pm Giovanni Battista Ferro, qualcosa aveva detto: «In passato ho effettivamente affrontato serie problematiche della sfera sessuale con psicologi competenti… Effettivamente parlai dei miei problemi anche con i miei vescovi, ma lo feci in confessione». Nato a Roccabruna in provincia di Cuneo nel 1954, Nello Giraudo ha fatto il seminario a Savona.

    È stato ordinato sacerdote il 27 settembre 1980. Primo incarico: vice parroco a Valleggia. Ed ecco cosa c’era scritto in un rapporto sul suo sacerdozio firmato dal vicario generale, monsignor Andrea Giusto, trovato dagli investigatori nella cassaforte della curia: «Mentre don Nello era vice parroco a Valleggia si è verificato il primo serio inconveniente. È stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino, tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile». Affidano proprio a lui una comunità per minorenni disagiati a Feglino.

    Seguono altre segnalazioni, altri sospetti. Ma don Nello Giraudo continua a stare a contatto con i bambini. Annota ancora monsignor Giusto: «Attualmente, estate 2003, nulla è trapelato sui giornali. Don Nello si è impegnato a incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare un miglior equilibrio». Anche Papa Ratzinger era stato informato. Tutti sapevano. Lo sapevano dall’inizio, ma i bambini non sono mai stati messi al riparo.

    Una situazione che il gip di Savona Fiorenza Giorgi, firmando l’archiviazione di un caso per avvenuta prescrizione, ha riassunto con queste parole: «È triste dirlo, la sola preoccupazione dei vertici della curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima». Il nuovo vescovo di Savona, monsignor Gero Marino, sceglie di non commentare la notizia della richiesta di risarcimento danni. Due mesi fa ha attivato un centro di ascolto aperto anche ai minorenni: «Il desiderio è quello dell’assoluta trasparenza». Nessuno, però, ha ancora dato una risposta a Francesco Zanardi, violentato in parrocchia quando era un bambino di 9 anni. «Mi auguro che si possa trovare un accordo.

    Non ce l’ho con il vescovo, neppure con la Chiesa. Tutti noi, abusati da quel prete pedofilo, chiediamo soltanto di essere visti. Solo allora forse, dopo quarant’anni, potremmo incominciare finalmente una nuova vita».

    La STAMPA del 12-7-19
    La Stampa

  • “Linee guida antipedofilia, specchietto per le allodole”. Intervista a una vittima di abusi

    “Linee guida antipedofilia, specchietto per le allodole”. Intervista a una vittima di abusi

    SAVONA-ADISTA. «Chiediamo alla Curia di Savona di risarcire il danno che abbiamo subito e che ancora paghiamo nelle nostre vite perché a suo tempo il vescovo ha protetto e consentito che don Nello Giraudo continuasse a compiere i suoi crimini». A parlare è Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso ed egli stesso vittima, ad undici anni, del prete pedofilo ligure. Adista lo ha intervistato.

    Zanardi, come mai avete deciso di denunciare la Curia di Savona?

    Abbiamo deciso di chiedere un risarcimento direttamente alla diocesi di Savona perché non ha impedito che un prete, che era alle proprie dipendenze, commettesse dei crimini. È un principio sancito dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice penale: «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».

    E come sarà possibile dimostrarlo?

    Di fatto lo ha già dimostrato il gip Fiorenza Giorgia che nel 2012, illustrando la sentenza di prescrizione per il vescovo Dante Lafranconi, scrisse parole durissime: «la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta, è triste dirlo, come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”».

    Non è passato troppo tempo anche per questa causa civile?

    La prescrizione scatta dopo cinque anni dall’accertamento del danno biologico subìto, cosa che è avvenuta nel 2013. Ma c’è la possibilità, a differenza del penale, di bloccare i tempi di prescrizione. Noi l’abbiamo fatto subito, e così oggi possiamo andare a giudizio.

    L’entità del risarcimento richiesto è molto alta…

    «La cifra di quasi 5 milioni di euro non è stata decisa dall’associazione né dalle vittime, ma dalle tabelle dell’Ordine dei medici che, sulla base del danno biologico diagnosticato da un esame peritale, ne regolano l’indennizzo. Il danno biologico è stato, purtroppo, per alcuni di noi, elevatissimo. Nel mio caso è stato stimato in 815.000 euro. In altri tre casi si tratta di bambini che all’epoca furono sottratti alle famiglie dai servizi sociali e affidati a don Giraudo.

    Cosa pensa delle nuove linee guida antipedofilia della Conferenza episcopale italiana in cui è stato introdotto, per i vescovi, «l’obbligo morale» di denunciare un prete pedofilo alla magistratura?

    È uno specchietto per le allodole. Non c’è mai stato, in Italia e nel resto del mondo, un vescovo che abbia denunciato un prete pedofilo alla magistratura. E non ci sarà nemmeno adesso, nonostante «l’obbligo morale» della denuncia.

    Cosa avrebbe dovuto fare papa Francesco?

    Due cose: eliminare il segreto pontificio ed ordinare ai vescovi di denunciare i preti pedofili alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma anche alla magistratura civile dei Paesi in cui l’abuso è compiuto. Parliamo sempre del monarca assoluto della Chiesa cattolica romana. Se non è in grado lui di imporre un ordine ai propri preti, chi può farlo?

    https://www.adista.it/articolo/61597