Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Savona

  • PRETI PEDOFILI/ Chiedere scusa è l’unica arma che può rialzare la Chiesa

    PRETI PEDOFILI/ Chiedere scusa è l’unica arma che può rialzare la Chiesa

     – Edmond Dantès

    L’associazione delle vittime chiede 5 milioni di euro in risarcimento. Proprio per fronteggiare questo evento tre anni fu chiamato monsignor Marino. Lo scenario

    Quando nell’autunno del 2016 la curia romana chiamò Calogero Marino a diventare vescovo di Savona, il motivo che determinò con più forza quella scelta fu l’approssimarsi del giorno in cui la diocesi ligure avrebbe dovuto rispondere in tribunale del comportamento tenuto dai suoi pastori mentre don Nello Giraudo perpetrava abusi su minori a lui affidati, nella più completa omertà delle gerarchie dell’epoca.

    Il problema, per quei signori attempati e stanchi che tentennavano di fronte all’abominio, era il prestigio della Chiesa e il danno d’immagine che ne sarebbe venuto: nessuna attenzione ai ragazzi, al fatto che storie già fragili e deboli fossero state ancor di più violate da chi si era pubblicamente schierato per la fragilità e la debolezza.

    Fu così, con quell’atteggiamento pilatesco che già molti innocenti condannò nella storia, che la Chiesa savonese si arroccò dietro l’ultima presunzione di non dover rendere conto a nessun tribunale umano, ritenendosi già assolta da quello divino. Il punto è che lo scandalo scoppiò e che quella ritrosia in nome della “casta” costò all’immagine della Chiesa ben più di quello che sarebbe costato dire la verità.

    Già, perché oggi che l’associazione delle vittime di quegli abusi chiede cinque milioni di euro in risarcimento per il danno biologico subìto ed è chiaro a tutti che ciò che la Diocesi ha perso in quegli anni sciagurati sono la dignità e la libertà. Quale autorevolezza può avere una Chiesa delegittimata nella sua essenza? Quale pastorale può proporre una comunità legata mani e piedi allo stigma del proprio passato?

    Per questo nell’autunno di quasi tre anni fa fu scelto Calogero Marino: perché fosse argine a questo giorno, ma soprattutto perché fosse se stesso. Il mite uomo di curia, anch’esso ligure ma di origini lombarde, è colui che in questo frangente può davvero fare la differenza, chiedendo scusa. Scusa non per colpe sue, la rettitudine morale dell’uomo è indiscutibile, ma scusa per chi è stato pastore prima di lui, per chi prima di lui ha avuto modo di emendarsi del proprio male e non lo ha fatto.

    Una Chiesa che torna a chiedere scusa, che riparte davvero, che si assume il proprio onere di fronte alla storia, sarebbe il primo vero miracolo di un decennio difficile e maledetto per il cattolicesimo italiano. Il vescovo di Savona lo sa, sa che è la verità a fare liberi i credenti, e si rende conto che la verità è l’unica arma che gli sia davvero rimasta.

    Sono in tanti a scommettere che monsignor Calogero, chiamato alla prova decisiva, potrebbe deludere, ma non sono pochi coloro che – al contrario – ritengono questa strada stretta e piena di insidie il viatico che da Roma stanno aspettando per offrire al vescovo ponentino il trono più ambito, quello dove – da gennaio 2020 – dovrà sedere il successore di Angelo Bagnasco.

    È questo che nella curia della Superba temono: di essere tagliati fuori da una decisione che potrebbe portare uno straniero a riparare l’ammaccata Chiesa ligure, il primo vescovo di Genova non nato e non cresciuto all’ombra del cardinal Siri. E per questo, sonoramente e mestamente, giudicato molto pericoloso. Capace di tutto, anche di chiedere scusa.

    https://www.ilsussidiario.net/news/preti-pedofili-chiedere-scusa-e-lunica-arma-che-puo-rialzare-la-chiesa/1898018/

  • Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

    Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

    Pedofilia, Diocesi di Savona citata in giudizio per 5 milioni di euro

  • Preti pedofili a Savona. La diocesi citata per 5 milioni

    Preti pedofili a Savona. La diocesi citata per 5 milioni

    La diocesi di Savone è citata in giudizio per un totale di quasi 5 milioni di euro per cinque casi di pedofilia. Tre delle vittime, 5 ragazzi, furono sottratti alle famiglie dai servizi sociali e affidati a don Nello Giraudo, che avrebbe abusato di loro. L’associazione Rete l’Abuso ha depositato cinque citazioni che chiamano in giudizio direttamente la diocesi di Savona, “la cui omissività ha permesso che don Nello Giraudo (denunciato all’allora vescovo di Savona Giulio Sanguineti già lo stesso anno dell’ordinazione sacerdotale) continuasse per quasi 30 anni ad abusare dei minori a lui affidati”. La prima udienza è fissata per il 15 novembre.

    I fatti si riferiscono al secolo scorso e ai primi anni di quello in corso per un totale di alcuni decenni. A Savona, per una serie di circostanze, sembra ci fosse un’altissima concentrazione di preti pedofili. E che la vigilanza da parte della diocesi, fosse molto scarsa. Giraudo, ad esempio, spretato e processato per diversi episodi di pedofilia, veniva spostato di parrocchia in parrocchia ma sempre, purtroppo, a contatto con bambini e ragazzi. Solo nel 2003 (dopo che la storia durava almeno da 20 anni) il vescovo Domenico Calcagno scrisse una lettera a Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede spiegandogli la storia di don Giraudo pedofilo incorreggibile. Nella missiva, Calcagno raccontava che avrebbe cercato di evitare di metterlo a contatto con bambini e adolescenti, ma sembrava impotente di fronte al fatto che il sacerdote volesse continuare la sua attività pastorale. L’unica cosa sottolineata con forza era che, fino a quel momento nulla era trapelato sui giornali. Ratzinger, come altre volte, non rispose.

    Come si diceva, la vicenda savonese non riguarda solo don Giraudo. I preti pedofili erano numerosi: parroci, insegnanti di scuola media, professori del seminario vescovile, che avrebbero dovuto insegnare ai ragazzi ad affrontare il mondo, scelsero invece di approfittarsene sessualmente.

    https://www.lapresse.it/cronaca/preti_pedofili_a_savona_la_diocesi_citata_per_5_milioni-1577285/news/2019-06-24/

  • SAVONA: la diocesi del vescovo “Gero”, citata in giudizio da 5 vittime di don Giraudo

    SAVONA: la diocesi del vescovo “Gero”, citata in giudizio da 5 vittime di don Giraudo

    Gli avvocati della Rete L’ABUSO, Elena Peruzzini (del Foro di Genova) e Francesca Rosso (del foro di Savona) , hanno depositato, pochi giorni fa, due delle cinque citazioni che chiamano in giudizio direttamente la diocesi di Savona, la cui omissività ha permesso che don Nello Giraudo (denunciato all’allora vescovo di Savona Giulio Sanguineti già lo stesso anno dell’ordinazione sacerdotale) continuasse per quasi 30 anni ad abusare dei minori a lui affidati.

    I fatti emersero schiaccianti dall’indagine della Procura, e anche dal provvedimento di archiviazione per intervenuti termini di prescrizione emesso nel 2012 dal Gip di Savona, Fiorenza Giorgi, nei confronti dell’allora vescovo Dante Lafranconi, accusato di omissione.

    Malgrado fosse nella facoltà del Lafranconi chiedere di ignorare la prescrizione e procedere, chiarendo la sua posizione di sostenuta innocenza,  preferì rinunciare a questo suo diritto.

    Le parole del Gip nell’archiviazione furono durissime “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Nel giugno del 2017, insidiato a Savona il nuovo vescovo Calogero Marino – L’associazione Rete L’ABUSO che tutela le cinque vittime e che, eccezionalmente in questo processo, vede tra queste anche il suo Presidente e fondatore Francesco Zanardi – essendo in procinto di avviare un’azione legale, ritenne opportuno, per correttezza, tentare un accordo tra le parti con il neo vescovo di Savona.

    Apparentemente i presupposti potevano anche esserci, ma la proposta della diocesi era  al limite della decenza: come indennizzo alle vittime proposero un numero verde per le segnalazioni, gestito però dalla chiesa e dove le vittime indennizzate non avrebbero neppure potuto lavorare.

    Vista la mancanza di presupposti, l’onerosa decisione dell’Associazione, fu quella di avviare un processo civile.

    La diocesi savonese, per le cinque vittime è citata in giudizio per un totale di quasi 5 milioni di euro, una cifra non decisa dall’Associazione né dalle vittime, ma dalle tabelle (in Italia quella del Lazio o della Lombardia) che sulla base del danno biologico diagnosticato da un esame peritale, ne regolano l’indennizzo.

    Nello specifico caso il danno biologico è, purtroppo, per alcuni elevatissimo. Parliamo di ragazzini (3 dei 5) che all’epoca furono sottratti alle famiglie dai servizi sociali, poi affidati al Giraudo, che dedicò loro le sue “particolari” attenzioni sessuali.

    A aumentare notevolmente il danno, questa volta su tutte e cinque le vittime, il mancato soccorso da parte della chiesa, che già all’epoca era ben consapevole delle tendenze pedolfile del prete e che intervenendo repentinamentre, avrebbe potuto quanto meno limitare il danno psicofisico.

    Pochi giorni fa, terminate le sedute peritali e ottenuta l’entità del danno biologico, gli avvocati Elena Peruzzini, vice Presidente della Rete L’ABUSO e la collega Francesca Rosso, hanno notificato la citazione in giudizio, la cui prima udienza, è fissata per il 15 novembre 2019.

    L’Ufficio di Presidenza

    Rete L’ABUSO (sezione vittime)

  • SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    Il servizio sarà gestito da una neuropsichiatra infantile. Marino:«Noi siamo storicamente in difetto»

    Nel difficile rapporto tra Chiesa e pedofilia, ancor più in una diocesi come quella savonese, dove gravi episodi hanno lasciato un segno indelebile, il vescovo Calogero Marino compie un passo significativo verso le vittime. Da venerdì prossimo verrà attivato un servizio per le segnalazioni di abusi subiti in ambito clericale. Minori e soggetti adulti fragili, che ritengano di essere stati vittime di abusi fisici o psicologici, potranno trovare un punto di ascolto a cui rivolgersi, all’interno della diocesi. L’ha annunciato monsignor Marino che, per l’iniziativa, è stato citato positivamente dalla stampa cattolica nazionale, in occasione della trentatreesima giornata dei “Bambini vittime di pedofilia”, promossa da Meter Onlus in Sicilia.

    Un evento, celebrato lo scorso 5 maggio ad Avola, a cui monsignor Marino ha aderito idealmente inviando, a sua volta, un messaggio di solidarietà ribadendo l’adesione personale e della diocesi. Lo sportello savonese avrà come referente la neuropsichiatra infantile Maria José Baldizzone. Chi abbia bisogno di aiuto potrà stabilire un primo contatto tramite email scrivendo a tutelaminori@diocesisavona.it. Accanto alla Baldizzone ci saranno altri esperti, competenti in vari ambiti, di supporto per approfondire il problema. «Su questo terreno – ha detto il vescovo Marino- la Chiesa è stata storicamente in difetto. Il desiderio è quello della assoluta trasparenza e il servizio ha anche lo scopo di salvaguardare il lavoro encomiabile e generoso di quanti, inambito ecclesiale, si spendono nell’educazione dei minori». La diocesi ha precisato che lo sportello risponde a una duplice finalità: «Offrire iniziative di formazione e momenti di riflessione per gli operatori pastorali. Ma anche accogliere – garantendo ovviamente la riservatezza segnalazioni di eventuali casi di abuso, che si verifichino in ambito ecclesiale».

    Sulle modalità operative dello sportello non sono stati, ad oggi, forniti ulteriori dettagli né sulle modalità dell’assistenza al percorso legale, da intraprendere in caso di presunte violenze. Un passaggio nuovo e importante, all’interno di una diocesi, quella savonese, dilaniata da drammatici casi di pedofilia che hanno sconvolto per anni l’intero territorio.

    Era il 2012 quando la Procura della Repubblica acquisì dalla Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce che coinvolsero i sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia, e don Giorgio Barbacini. Una battaglia contro l’omertà, condotta dal savonese Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’abuso, che due anni fa,nel gennaio del 2017, incontrò monsignor Gero relazionandolo sui singoli casi verificatisi sul territorio e sulla condizione delle vittime.

  • 5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    Da Avvenire al Faro di Roma, spopolano, almeno così dicono, le lettere di elogio e ringraziamento in vista della 33esima giornata dei “bambini vittime di pedofilia”, iniziativa promossa da Meter Onlus, fondata da don Fortunato di Noto, un prete che da 30 anni combatte la pedofilia, ma non quella dei preti, quella su internet…

    Certo la cosa fa specie, dopo 20 anni di fallimento della chiesa cattolica in materia e, soprattutto, dopo che lo scorso 7 aprile anche il pontefice ha riconfermato, nel Motu Proprio, la regola dell’omertà !

    I vescovi dovranno continuare a denunciare all’autorità ecclesiastica, non a quella civile.

    Gli accrediti citati sono quanto meno dubbi; dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, protettore di don Mauro Galli, condannato in primo grado per abuso di minore a 6 anni e 4 mesi, a mons. Giampaolo Crepaldi, subito seguita dal vescovo di Savona, Calogero Marino, che offrì alle vittime, come indennizzo, un numero verde gestito dalla chiesa e dove le vittime non avrebbero neppure potuto lavorare.

    Ma l’ipocrisia arriva da nord a sud della penisola italiana, dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, a mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Paolo Benotto… insomma la creme della creme dell’omertà cattolica italiana.

    Da vittima e da presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, mi oltraggia vedere ancora una volta la chiesa, farsi propaganda sulla pelle delle proprie vittime…

    Buona giornata dell’ipocrisia a tutti voi !

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpgli-insabbiatori/
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  • Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Cara mamma che leggi, ti auguriamo che mai e poi mai il tuo bambino sia abusato da un prete. Ma se dovesse accadergli una cosa così orrenda, sai a chi rivolgerti per avere un aiuto serio e competente?

    Ebbene, questo articolo è dedicato a te, per metterti in guardia, per imparare a notare eventuali strani e improvvisi cambiamenti d’umore del tuo bambino, paure e brutti sogni a causa di un terribile segreto che nasconde nel suo piccolo cuore spaurito perché teme che ciò che gli sta succedendo è colpa sua…

    E allora sappi che in Italia abbiamo un’associazione molto speciale che si chiama Rete l’Abuso, fondata da un sopravvissuto agli abusi subiti da ragazzino da un depravato prete, uno dei tanti che devastano la vita di bambini innocenti e che poi a volte, da grandi, questa invivibile vita gli innocenti se la tolgono …

    Si chiama Francesco Zanardi e lui la sua vita ha deciso di dedicarla ai bambini abusati circondandosi di centinaia di volontari che lavorano al suo fianco per aiutare le vittime a superare il trauma profondo con i suoi tanti psicologi e a difenderle nei processi con i suoi tanti avvocati che hanno abbracciato questa splendida Causa. Per non parlare della risonanza mediatica con cui noi giornalisti/e affettuosamente la sostieniamo con articoli, inchieste, interviste e perfino dei libri (come lo scrittore Federico Tulli).

    E’ l’unica associazione del genere esistente nel nostro paese e, al contrario degli impuniti carnefici stupratori di bambini che conducono una vita agiata e godono della protezione dei vescovi, la Rete l’Abuso vive di tesseramenti e piccole donazioni ma riesce a fare cose straordinarie. Qualche esempio.

    Soltanto nei pochi mesi di quest’anno ha fatto e ottenuto quanto segue:

    Gennaio: per merito suo, a Ginevra, nei giorni 22 e 23, l’Italia è stata interrogata dall’Onu sul tema della pedofilia clericale, i(e successivamente indagata e condannata per complicità con la Chiesa cattolica)n seguito alla presentazione di report sul fenomeno da parte di Rete L’Abuso. Presenti il presidente Zanardi, gli avvocati Mario Caligiuri e Simone Padovani. L’Onu ha emesso raccomandazioni.

    Febbraio: a Roma March To Zero, ritrovo di vittime e attivisti da tutto il mondo, durante il summit indetto da Papa Francesco. Numerosissimi gli articoli per questo evento senza precedenti storici. Praticamente per la prima volta la stampa di tutto il mondo ha preso atto che le vittime sono rappresentate da numerose associazioni riunite sotto l’egida dall’Eca della quale fa parte anche la Rete l’Abuso.

    Febbraio: a Roma conferenza stampa presso il Parlamento italiano. Presente anche il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi.

    Marzo: Il cardinale Gualtiero Bassetti scrive alla Rete L’Abuso, in risposta alle numerose missive inviategli dal 20 dicembre 2018

    Marzo: Rete L’Abuso propone un Protocollo di garanzia per le vittime che si rivolgono ai Consultori Diocesani

    Marzo: Il presidente Francesco Zanardi è invitato al TV 7 dell’1 marzo

    Marzo: Savona, giorno 15. Presso la Libreria Ubik ha luogo l’evento culturale “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Presente il Presidente Zanardi.

    Ecc….

    L’anno scorso si è costituito anche un gruppo di Mamme e vittime che opera attraverso il mutuo auto-aiuto, riconoscendo che solo chi ci è passato può capire fino in fondo cosa significa essere vittima di stupro o essere familiare di una vittima. Ricordiamo che Rete L’Abuso è presente anche su Facebook con una pagina e due gruppi attraverso i quali è possibile mettersi in contatto, inviare segnalazioni, condividere le informazioni e collaborare a creare e diffondere una cultura di consapevolezza.  L’Associazione è composta da vittime, familiari e attivisti che condividono la causa; non ha una connotazione politica e non si configura nemmeno come entità anticlericale, tant’è che molti sacerdoti collaborano “silenziosamente” fornendo segnalazioni e incoraggiamenti.

    di Raffaella Mauceri
  • “Perché hai denunciato trent’anni dopo?”

    “Perché hai denunciato trent’anni dopo?”

    SAVONA – Venerdì 15 marzo 2019, presso la Libreria Ubik, si è svolto un incontro con il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, dal titolo “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Erano presenti anche Rosanna Lavagna e Francesca Marzadori.

    Diversi i temi trattati: dal recente report dell’Onu di Raccomandazioni all’Italia, al summit in Vaticano appena concluso; dalle “case” per ospitare i sacerdoti che hanno commesso reati in alternativa al carcere, alla esclusione della presentazione del certificato anti-pedofilia per tutto il volontariato; dalla “nascita” di Rete L’ABUSO, ai suoi obiettivi attuali; dall’impostazione dei processi canonici, alla maturazione del trauma…

    Francesco Zanardi ha parlato a ruota libera catturando l’attenzione del pubblico che, numeroso, ha riempito la sala a disposizione e ha interagito con domande e osservazioni.

    Tanti gli spunti da approfondire, impossibile in una serata. Sono stati ripresi anche diversi contenuti del libro “Giustizia divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli, edizioni ChiareLettere.

    Una delle domande che vengono spesso rivolte alle vittime, e che mettono in dubbio la loro credibilità, è rappresentata dal tempo che intercorre tra gli abusi e la denuncia. Chi non ha subito un trauma fa fatica a comprendere quanto sia complicato “gestire” un trauma psicologico. Ci sono situazioni in cui passa molto tempo prima che la vittima riesca anche solo a dire a se stessa di essere stata una vittima… non è facile affrontare emotivamente un macigno così pesante, è un percorso.

    Avere la possibilità di essere aiutati, in particolare da uno specialista, favorisce la maturazione del trauma, permette di affrontare i sensi di colpa, le mille domande che ogni bambino si pone dopo anni ma che, quando era piccolo, non era in grado nemmeno di percepire. Tutte le vittime riescono a dire che “capivano che qualcosa non andava bene”, ma non erano consapevoli della gravità di una atto così devastante per la loro personalità.

    Rete L’ABUSO offre assistenza legale gratuita grazie alla presenza di 21 studi legali su tutto il territorio nazionale che, in virtù del gratuito patrocinio, assistono coloro che affrontano la denuncia e quindi il processo in tribunale, sia penale che civile. Non è per ora possibile offrire assistenza psicologica, esclusivamente per mancanza di fondi, e perché non si è ancora aperto un canale di volontariato con gli specialisti psicologi/psichiatri.

    Rete L’ABUSO ha visto però nascere, negli ultimi anni, un gruppo di “Mamme della Rete” che funge, attraverso telefonate, chat di WhatsApp, o talvolta di persona, da auto-aiuto e ci si sostiene a vicenda nei momenti difficili, oppure si condividono esperienze e notizie.

    Anche le vittime cominciano a conoscersi di persona, a condividere le proprie vicende, le proprie fatiche e anche la propria rabbia… si creano dei legami profondi che nascono dal sapere di sentirsi realmente compresi da chi ha vissuto lo stesso dramma… questo è forse l’aspetto più importante della Rete L’ABUSO. Se tra i lettori di questo scritto vi fosse qualcuno che si riconosce in questi due aspetti e vuole provare ad uscire dalla solitudine, è bene accetto! Può contattare la Rete, senza timore.

    Al termine dell’incontro è stato possibile, per chi lo desiderava, contribuire a sostenere Rete L’ABUSO attraverso il Tesseramento annuale.

    L’incontro è stato integralmente registrato e può essere ascoltato al seguente link: Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia

    Lo Staff della Rete L’ABUSO

  • Proposal of Rete L’ABUSO: Protocol – protection and guarantee – Diocesan Consultors

    Proposal of Rete L’ABUSO: Protocol – protection and guarantee – Diocesan Consultors

    Given that the Association ReteL’ABUSO, (Italian association of survivors of sexual abuse by the clergy) with registered office in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, is fighting for the non-negotiability of rights, proposes the following protocol. Given that the document does not take the internal structuring that will be discretionary, we only want to identify the fundamental and essential points with the sole purpose; guarantee the respect and the maximum protection of the parts, besides the effectiveness of the service.

    The Association believes that a healthy start, from the reception, produces not only good manageability but also the maximum transparency and the guarantee of respect for the rights of the victim.

    THE STRUCTURE OF HOSPITALITY

    1. Ensure that any reports of a crime or suspected crime are reported to the Judicial Authority, leaving the management and assessment of the news, only to the competent civil authority.
    2. The victim has to be guided and supported in the decisions and the paths that will be taken, with a single purpose, the welfare of those who are rescued.
    3. Ensure that those who will accept and guide the victim are competent and prepared personnel who act with the utmost respect for the law that the Italian State guarantees.
    4. Evaluate promptly the urgency (for the purposes of prescribing or interrupting them) of a legal intervention in its protection.
    5. To guarantee to the users, above all from the psychological point of view, that they have assured all the protections foreseen by the Italian State, by the Treaty of Lanzarote etc. that are specifically aimed at victims of sexual abuse trauma and post-traumatic stress.
    6. Ensure that the service in no way discloses, reuses, or assigns for purposes other than the interest of the customer, data, circumstances and information of any kind or nature.

    We consider the six points on display, a fundamental non-negotiable guarantee base. Although apparently, it may seem difficult to deal with them, they are actually all intertwined and resolvable with extreme simplicity.

    Here is our proposal for a healthy and effective starting point.

    We have treated, not by chance, the only point of welcome, because in our opinion it is the cornerstone where we decide to start a healthy accompaniment for the victim and useful for the collective good.

    The solution is reduced to the targeted choice of who will be responsible for welcoming or responsible for this, which will simply be selected among those who hold the qualifications of “public official”, or a doctor, a social worker or whoever for it, provided it has this qualification , which imposes criminal obligations, such as that of the complaint.

    This solution would solve many problems for the Vatican regarding the management, obedience of the hierarchies, the secret of the confessional, etc. In this way the church is also informed of the report, maintaining its inviolable faculty to decide whether to start a preliminary investigation and a subsequent canonical process. At the same time the hierarchies would be relieved of the burden of the denunciation to the civil authorities, which would in any case be guaranteed by the public official, who by law must do it and who in case of omission would respond personally.

    This would also overcome the various obstacles due to the assessment of the complaint, which would be the task of civil authority, which has the tools and training to evaluate and in case proceed with the judicial aspect.

    End of the Protocol

    Zanardi

  • Pedofilia, paese del Bergamasco raccoglie firme per il sacerdote condannato. La vittima scrive al Papa: “Io contro tutti”

    Pedofilia, paese del Bergamasco raccoglie firme per il sacerdote condannato. La vittima scrive al Papa: “Io contro tutti”

    La ragazza l’ha denunciato dopo aver compiuto 18 anni. “Ho aspettato molti anni, avevo paura di non essere creduta, questo prete era il mio maestro di religione ed era molto attaccato alla mia famiglia”, racconta nella lettera a Bergoglio. Quando è finito in carcere gli abitanti di Serina gli hanno mandato un messaggio di sostegno. Francesco Zanardi, presidente della Rete L’abuso: “La Chiesa dovrebbe dissuadere da queste iniziative”

    di Francesco Antonio Grana

    La vittima denuncia il prete pedofilo che l’ha molestata quando era bambina. Ma nel paese parte una raccolta di firme a sostegno del sacerdote, benché condannato in via definitiva a sei anni di carcere. È ciò che è avvenuto a Serina, un paese di 2mila abitanti in provincia di Bergamo. La vittima ha, però, deciso di uscire allo scoperto e scrivere una lettera a Papa Francesco. Valentina Cavagna, oggi 23enne, ha preso carta e penna e si è rivolta direttamente a Bergoglio dopo che mille abitanti del suo paese, ovvero la metà, hanno sottoscritto la lettera in favore del prete che si è sempre dichiarato innocente. Chiudendo recentemente il summit sulla pedofilia in Vaticano, il Papa ha assicurato che “se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Parole che hanno spinto la ragazza a raccontare la sua storia.

    “Caro Papa Francesco, – inizia la lettera – sono Valentina e vorrei raccontare la mia storia. Quando ero bambina, un prete del mio paese, don Marco Ghilardi, ha abusato di me. Era anche il mio maestro di religione alle elementari. Purtroppo, ho aspettato molti anni per denunciare, perché avevo paura di non essere creduta, anche perché questo prete era molto attaccato alla mia famiglia. Infatti, veniva anche a mangiare da noi. In cuor mio, però, mi sono sempre detta che, compiuti i 18 anni, l’avrei denunciato. Così ho fatto, il primo luglio 2013. Il paese non era dalla mia parte. Al primo processo lui è stato assolto, mentre negli altri due i giudici mi hanno creduto. A ogni udienza c’era sempre qualcuno per lui, anche l’ex sindaco. Sono comunque fiera di me stessa, perché non ho mai mollato. Sono sempre stata una contro tutti e, finalmente, a gennaio di quest’anno si è concluso tutto. O, almeno, così pensavo”.

    La storia, infatti, non finisce qui. “Il 28 febbraio – racconta ancora la ragazza – è uscito l’articolo in cui si scriveva che il sacerdote era in carcere. Il primo marzo mi sono trovata nella bacheca sotto casa un foglio con la raccolta delle firme per mandargli una lettera. Quando l’ho visto mi sono arrabbiata molto. Ognuno può avere il pensiero che vuole, non pretendo che, nemmeno dopo la sentenza, il paese sia dalla mia parte. Vorrei, però, che chi vuole sostenere il sacerdote lo facesse privatamente, non diffondendo quel foglio ovunque. Sono anche io una persona di Serina e continuo a viverci. Una persona, sotto casa, mi ha detto che dovrei abbassare la testa per quello che ho fatto. Anche la mia famiglia si ritrova spesso a dover rispondere di questa storia. A discuterne. Chi mi incontra mi saluta a fatica. Non chiedo che vengano ad abbracciarmi. Ma nessuno, mai, mi ha chiesto una volta come sto. Ho momenti in cui esplodo e piango. Si ripete sempre di denunciare, ma se poi una ragazza si trova in questa situazione come può avere il coraggio di farlo?”.

    Valentina sottolinea, inoltre, che “il processo è finito, i giudici hanno deciso. Ma quella sotto processo sono io e non vedo una via d’uscita. Per questo motivo le scrivo. Lo faccio attraverso il giornale perché si è diffusa la notizia della raccolta firme. Non ho mai cercato pubblicità, anzi. Vorrei incontrarla per sentirmi compresa da lei. Per me sarebbe un modo per andare avanti. Per me e per la mia famiglia. Penso che anche a Serina cambierebbe qualcosa. Mi creda, non sono felice perché un prete è in carcere, anche se penso che sia giusto, dopo anni da quello che è successo. Non mi consola nemmeno, tanto la ferita mi rimarrà. Però se avesse ammesso, qualcosa sarebbe cambiato. Almeno l’atteggiamento della gente”.

    Parole alle quali finora non c’è stata nessuna risposta né della Santa Sede, né della Conferenza episcopale italiana. Proprio quest’ultima ha recentemente approvato il regolamento del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Così come nessuna risposta è arrivata, al momento, dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, diocesi della quale fa parte il paese della vittima. “Quello di Serina – spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Zanardi, presidente della Rete L’abuso, l’associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – purtroppo non è un caso isolato. Ricordiamo la vicenda analoga di don Luciano Massaferro, di Alassio, in provincia di Savona, dove organizzarono addirittura una fiaccolata in sostegno del sacerdote che passò sotto casa della vittima, piuttosto che il caso di Giada Vitale, di Termoli. Purtroppo questi episodi spesso derivano principalmente dalla cultura. Il nostro Paese fino a non molti anni fa aveva come prima figura di riferimento il sacerdote, poi veniva il medico, il maresciallo e infine il primo cittadino. A fare nascere poi i giudizi nei confronti delle vittime è il fatto che troppo spesso non si conosce la materia”.

    Proprio alla vigilia dell’apertura del summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano, Zanardi è stato ricevuto dai membri del comitato organizzatore e ha potuto portare la sua esperienza insieme a quella di altre 11 vittime presenti. “Ancora oggi – precisa il presidente della Rete L’abuso – molti pensano che la pedofilia o l’abuso sessuale porti a un danno ‘fisico’, qualcosa di visibile nell’immediato e spesso non ci si rende conto che invece il trauma è psicologico. Quando poi, come in questo caso il soggetto è una donna si innestano anche una serie di altri pregiudizi e si finisce col produrre valutazioni o reazioni come questa, reazioni che difficilmente vediamo quando la vittima è un uomo. A mio avviso, quando si verificano cose del genere, credo che intanto dovrebbe essere la stessa Chiesa a dover cercare di dissuadere dal mettere in atto queste iniziative. Se nel nostro Paese ci fossero più informazione e maggiori campagne di consapevolezza, probabilmente le persone rifletterebbero di più prima di avviare certe iniziative”.

    Eppure a Serina il paese è spaccato letteralmente in due. Nella lettera i cittadini confessano lo “sgomento” dopo la sentenza di condanna di don Marco Ghilardi. “Avendo vissuto a contatto con te più anni – scrivono i fedeli – e condiviso più iniziative a favore della comunità di Serina vogliamo esprimere un atto di sostegno della tua persona. Sappiamo che tanti ti sono vicino in forma epistolare e qualcuno viene a trovarti”. I cittadini vogliono “dare ancora più forza al sentimento di impotenza e ingiustizia che proviamo. Sappiamo che anche in questa esperienza saprai vedere il bene e fare del bene, anche se è davvero un calice amaro. La sofferenza lascerà sicuramente un solco, ma vogliamo condividerla per alleggerire il tuo peso”.

    Al processo, l’ex sindaco Giovanni Fattori è sempre stato presente: “Ho firmato anche io. Questa iniziativa rispecchia il dolore nel cuore della gente di Serina. Si crede nella giustizia, ci mancherebbe, ma la verità processuale non collima con la convinzione di chi ha firmato”. Parole dalle quali si smarca decisamente l’attuale primo cittadino, Giorgio Cavagna: “Se nella lettera, che ancora non ho visto, si esprime solidarietà umana è un conto. Se una persona ha sbagliato, cosa che io non so ma c’è una sentenza, e soffre, avrà la mia comprensione umana. Ma diverso sarebbe prendere una posizione a fronte di una sentenza. Qui ci sono due persone che soffrono. La mia solidarietà va anche alla ragazza”. Ma intanto le gerarchie ecclesiastiche tacciono.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/14/pedofilia-paese-del-bergamasco-raccoglie-firme-per-il-sacerdote-condannato-la-vittima-scrive-al-papa-io-contro-tutti/5038105/