Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Savona

  • Incontro privato tra vescovo e Zanardi sulla piaga-pedofilia

    Incontro privato tra vescovo e Zanardi sulla piaga-pedofilia

    IN DIOCESI DEL LEADER DELLA RETE “L’ABUSO”. APERTURA  AL DIALOGO DA MONSIGNOR MARINO

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    Il vescovo Calogero Marino ha mantenuto la parola. Come promesso, ieri pomeriggio ha incontrato il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, portavoce di chi, nella diocesi savonese e non solo, ha subito atti di pedofilia clericale (atti di cui lui stesso fu vittima). Il capo della diocesi, a Savona dallo scorso 16 gennaio, ha accolto Zanardi in un colloquio che è durato quasi un’ora, senza che altri fossero presenti. «Un bilancio estremamente positivo», il commento del portavoce di Rete L’Abuso, al termine dell’incontro. «Il modo di fare del vescovo, la sua delicatezza nei miei confronti, l’attenzione ai particolari e l’umiltà con cui si è comportato mi hanno sorpreso – ha dichiarato Zanardi -. Atteggiamenti a cui, decisamente, non ero abituato all’interno della diocesi savonese, a partire dal predecessore, monsignor Lupi.

    Naturalmente, vedremo se alle parole seguiranno i fatti». Monsignor Gero, come ama farsi chiamare, è andato ad aprire direttamente la porta all’ospite scendendo alcuni scalini per andargli incontro. Uno stile semplice, simile alla ventata che Papa Francesco ha portato in Vaticano. «Ho ricostruito la mia vicenda personale – dice Zanardi – e ho riassunto le situazioni drammatiche, legate alla pedofilia che, purtroppo, si sono susseguite in questa diocesi, senza che, a nostro giudizio, dai vertici della Chiesa ci fosse la volontà di fare chiarezza né di riconoscere il dolore morale delle vittime. Ho percepito dal nuovo vescovo un atteggiamento completamente diverso. Si tratta solo di una prima impressione.Devo, però, riconoscere un cambio di rotta». Secondo quanto raccontato da Zanardi, il vescovo Marino ha messo a suo agio l’interlocutore riconoscendo che il dolore provocato da un abuso è difficilmente rimarginabile. «Per la prima volta, all’interno della curia savonese, ho sentito qualcuno che riconosceva il dramma vissuto da noi vittime.

    Gli ho spiegato che cinque di noi chiederanno un risarcimento in sede civile alla Diocesi e ho rimarcato come la situazione, a Savona, sia particolarmente delicata. Il vescovo mi ha risposto che era al corrente del quadro generale e che avrebbe potuto rifiutare. Ha detto di comprendere il nostro stato d’animo e che il valore della vita umana è sacro, per cui cercherà di aiutare chi ha sofferto per la pedofilia a livello morale e concreto.

    Quando temevo di tediarlo, mi ha rassicurato: “Possiamo stare qui anche sino a domani”». Un congedo, riferisce ancora Zanardi, in cui il vescovo ha chiesto di contattarlo direttamente e ha precisato di essere disponibile a incontrare le altre vittime, se ne sentiranno il bisogno. «Non mi voglio sbilanciare, ma siamo partiti con il piede giusto e, soprattutto, con un atteggiamento di umanità completamente differente», la conclusione.

    Nessun commento dal vescovo, che ha cercato di tenere celato sino all’ultimo l’incontro per evitare occhi indiscreti. In visita al campus universitario, la scorsa settimana, monsignor Gero aveva invitato i savonesi a «non rimuovere il dolore, ma imparare a guardare avanti»: la strada da cui sembra ripartire anche con le vittime della pedofilia.

    Silvia Campese IL SECOLO XIX Savona del 18 -2-17

     

  • “Le scuse non ci bastano. E la Chiesa non ha punito 130 sacerdoti pedofili”

    “Le scuse non ci bastano. E la Chiesa non ha punito 130 sacerdoti pedofili”

    Il presidente di Rete Abuso: “I vescovi devono avere l’obbligo di denunciare i casi di abusi”

    di 

    Le parole, seppure forti, non bastano. «Purtroppo mancano i fatti, manca la concretezza.

    Chiediamo al Papa di ordinare ai suoi vescovi di denunciare i crimini di pedofilia commessi dai sacerdoti, cosicché intervenga la giustizia». È duro il commento di Francesco Zanardi, abusato da un sacerdote quando era ragazzino e ora presidente della Rete l’Abuso, associazione che assiste le vittime dei preti pedofili. Un appello che arriva all’indomani del discorso del Papa pubblicato nel libro-testimonianza di Daniel Pittet, vittima di abusi da parte di sacerdoti, in cui Francesco ha chiesto «perdono per i preti pedofili» e ha assicurato: «Saremo severissimi».

    Cosa pensa dell’intervento di Bergoglio?

    «Frasi inoppugnabili. Ma non ci bastano. Purtroppo mancano i fatti. C’è molta sfiducia. Abbiamo scritto tante volte al Papa, sia come singole vittime che come associazione, ma non abbiamo mai ricevuto risposte. Il 29 gennaio abbiamo inviato un video-appello chiedendo un intervento deciso e concreto al Pontefice, ma non c’è alcun dialogo. Non riceviamo risposte e questo non fa altro che aumentare il dolore delle vittime».

    Cosa vi aspettate da Bergoglio? Cosa dovrebbe fare?

    «Una cosa sola, ma un atto concreto forte: ordinare ai vescovi di denunciare i crimini alle autorità giudiziarie di ciascun Paese. E che i vescovi attuino queste disposizioni. Sono 15 anni che non ci si sposta da questa situazione».

    Ma dipende dalle singole conferenze episcopali?

    «Certamente, ma il Papa come massimo esponente della Santa Sede potrebbe dare questa indicazione. In Italia, al momento, non c’è l’obbligo di denuncia da parte dei vescovi. Ma su questo è intervenuta anche la Commissione Onu per i diritti dei minori, denunciando le politiche del Vaticano che ha permesso a religiosi di abusare sessualmente di decine di migliaia di bambini e ragazzi. Lo Stato non legifera, ma il Vaticano se ne approfitta. Non c’è nessuna apertura, e l’obbligo di denuncia dei vescovi li responsabilizzerebbe».

    Bergoglio ha creato una commissione ad hoc per trattare il fenomeno della pedofilia nella chiesa.

    «Peter Sanders, uno dei componenti, se n’è andato sbattendo la porta. Il motivo? La Commissione non sta facendo nulla, non esiste un provvedimento concreto a sostegno delle vittime. Non c’è nemmeno assistenza psicologica, oltre al tentativo di fermare gli abusatori».

    La situazione è cambiata con Papa Francesco?

    «Niente affatto. Non è stato processato alcun vescovo. Solo per citarne alcuni, ricordo mons. Dante Lafranconi, ex vescovo di Savona, pesantemente ammonito dall’autorità giudiziaria; se l’è cavata con la prescrizione; poi il cardinale Calcagno, che ha coperto diversi casi di preti pedofili, attualmente all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, ndr) e il cardinale Pell, accusato di pedofilia in Australia e ancora ministro delle finanze vaticane».

    Quanti casi vi vengono segnalati?

    «La Rete l’Abuso è nata nel 2009. Siamo circa 620 vittime; negli ultimi 15 anni, solamente in Italia, circa 130 preti sono stati condannati in terzo grado e altri 150 indagati. Non è un problema da poco. Ma la chiesa non ne ha rimosso nemmeno uno».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/scuse-non-ci-bastano-e-chiesa-non-ha-punito-130-sacerdoti-1364304.html

  • Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Oggi leggiamo sulle maggiori testate nazionali dell’ennesimo appello di Papa Francesco nel quale chiede perdono alle vittime e ai loro famigliari promettendo più severità. 

    “Come può un prete causare tanto male?” e noi aggiungiamo che cosa può fare il Papa per mettere fine a tutto questo male ?

    Di pochi giorni fa la seconda video denuncia delle vittime italiane, inviata il 29 gennaio alla Segreteria di Stato e diretta proprio a Papa Francesco, alla quale però non ha risposto e nella quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane fanno precise richieste.

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.
    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

  • Minacce aggravate a una delle sue vittime. Concluso il processo a don Giraudo.

    Minacce aggravate a una delle sue vittime. Concluso il processo a don Giraudo.

    Anche se il Pubblico Ministero si era opposto, alla fine il Giudice ha accettato la richiesta di un accordo tra le parti e la remissione della querela concordata tra gli avvocati Riccardo Di Rella della Rete L’ABUSO e difensore della vittima, e Marco Russo, difensore dell’ex sacerdote Nello Giraudo.

    Giraudo era stato denunciato nel gennaio del 2015, questa volta non per abusi sessuali ma per aver minacciato una delle sue vittime, all’epoca dei fatti minorenne e ospite della comunità per minori della Diocesi di Savona che Giraudo gestiva.

    In quella circostanza l’ex sacerdote avrebbe avvicinato la sua ex vittima e, riconoscendolo come l’autore di una denuncia contro di lui (in questo caso si tratta di quella riguardante gli abusi sessuali subiti) , gli avrebbe detto: “Dopo tutto il bene che ho fatto a te ed ai ragazzi e con tutto il bene che ti ho voluto mi hai fatto questo? Te la farò pagare!!!”. Una frase che, dopo l’esposto presentato in Procura dal trentenne, è costata a Giraudo il rinvio a giudizio.

    Come previsto dall’accordo tra le parti la querela è stata ritirata chiudendo così solo una parte giudiziaria della vicenda.

    Resta in sospeso il procedimento civile nei confronti di Giraudo e della Diocesi di Savona, ritenuti entrambi responsabili di quegli abusi, Giraudo per quelli sessuali, la Diocesi di Savona per quelli omissivi commessi dall’ex vescovo Dante Lafranconi.

    L’Ufficio di Presidenza

    Rete L’ABUSO

  • Il Vescovo di Savona incontrerà le vittime dei preti pedofili

    Il Vescovo di Savona incontrerà le vittime dei preti pedofili

    Monsignor Calogero Marino si era detto da subito disponibile ad incontrare le vittime dei preti pedofili savonesi e ieri lo ha ribadito rinnovando la sua disponibilità.

    Il primo invito fatto proprio il giorno del suo insediamento a Savona era stato accolto con entusiasmo dalle vittime le quali avevano subito risposto al suo appello, scegliendo tre rappresentanti destinati all’incontro con il nuovo Vescovo, due vittime di don Giraudo, la terza di don Pinetto.

    Lunedì l’associazione si metterà in contato con gli uffici di Curia per accordare un appuntamento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • «I casi di pedofilia? Guardiamo avanti»

    «I casi di pedofilia? Guardiamo avanti»

    Il vescovo Marino: Savona ripiegata su se stessa, non rimuoviamo il passato ma guariamo dalle ferite

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    «Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti». Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino, invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco. «Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo–ha detto-ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato, ma investire sul futuro». Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«guarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati. Un invito in diretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento. Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti. «I nostri giovani–ha sottolineato–hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona,i gruppi sono molto attivi». Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca– ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato,ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro». Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus. «Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole». Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore,Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale. Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua». Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.

    IL SECOLO XIX del 04-02-17

  • Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi in Argentina. Nell’inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in (Argentina) è riapparso, da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?
    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco 1°.
    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

    Nel 2014 le vittime avevano già inviato una video denuncia a Papa Francesco al quale però non ottennero risposta. In quel video messaggio emergeva già allora, tra una serie di noni, quello di don Nicola Corradi.

    Di seguito riproponiamo quel video.

  • Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Il cambio di rotta voluto da Ratzinger non sembra andare al di là dell’annuncio. Al di là del Tevere cardinali vicini a Bergoglio hanno coperto sacerdoti accusati di abusi su minori. Pride Online ne ha parlato con Emiliano Fittipaldi, autore di “Lussuria” 

  • “La chiesa nasconde i preti pedofili. Il Pontefice ordini di denunciarli”

    “La chiesa nasconde i preti pedofili. Il Pontefice ordini di denunciarli”

    di Alessandro Milan – “Il Papa dovrebbe fare una cosa sola per risolvere il problema: inserire per i vescovi l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria”. Francesco Zanardi ha 46 anni e presiede l’onlus ‘L’Abuso’. Quello che lui chiama ‘il problema’ è la pedofilia all’interno della Chiesa. In settimana è uscito il libro “Lussuria” in cui Emiliano Fittipaldi (già autore di “Avarizia” che gli valse un processo da parte del Vaticano, finito poi con l’assoluzione) denuncia l’omertà del Vaticano nel trattare i casi di abusi sessuali compiuti da preti. Uno di questi casi riguarda Zanardi, violentato per quattro anni negli anni Ottanta da don Nello Giraudo, allora parroco di Spotorno.

    “Spero che questo libro porti consapevolezza – aggiunge Zanardi – dato che l’Italia è molto connivente con il potere della Chiesa. Basti pensare che non è mai stata fatta una commissione d’inchiesta parlamentare sul tema”.

    Don Giraudo, oggi ridotto allo stato laicale, è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere con la condizionale, anche se non per gli abusi subiti da Zanardi e da altri ragazzini. Per quelli è intervenuta la prescrizione.

    Quando nasce la rete ‘L’abuso’?

    “Nel 2010, quando noi vittime italiane di molestie da parte dei sacerdoti manifestammo vicino al Vaticano con le vittime mondiali. Ci guardammo in faccia”.

    E?

    “Fu, per me come per gli altri, una sorta di terapia collettiva straordinaria. Eravamo una mezza dozzina di abusati italiani. Andammo a mangiare una pizza, ci confrontammo, ci capimmo al volo. <Cosa possiamo fare?> ci dicemmo”.

    La risposta?

    “Il pedofilo ha il profilo simile a quello di un serial killer, non si ferma finché non viene arrestato. Dovevamo pensarci noi, e per farlo dovevamo trovare vittime recenti e denunciare. Iniziai proprio io a Savona con don Nello e trovai un ragazzino che fu abusato da lui nel 2005”.

    Ci arriviamo. Prima partiamo da lei. Quando scatta la prescrizione per questi reati?

    “All’epoca dopo dieci anni, dall’ottobre del 2013 con il trattato di Lanzarote è stata raddoppiata a vent’anni. Ma i miei fatti sono successi 35 anni fa”.

    I fatti.

    “Avevo 11 anni. C’era questo prete, don Nello Giraudo, la cui carriera era partito malissimo. Nel 1980 prende i voti ed è subito denunciato da una mamma che nota le sue morbose attenzione nei confronti del figlio”.

    Che ne è stato di questa denuncia?

    “Venne alla luce vent’anni dopo perché purtroppo i genitori la presentarono al vescovo, non in procura. Monsignor Giulio Sanguinetti non fece altro che spostare don Nello di sette chilometri, a Spotorno, nella mia parrocchia. Qui il prete ha fatto una strage, si contano almeno una trentina di sue vittime”.

    Che fa don Nello?

    “Quando lo denunciai lo feci inizialmente per gli abusi subiti al campeggio vicino a Garessio. Ma tante violenze le avevo rimosse. Parlando con un’altra vittima mi venne in mente un particolare: i pantaloni di velluto”.

    Cioè?

    “Quel ragazzo li citò, per me fu come un risveglio. Ricordai il primo abuso, nel seminterrato della parrocchia. Don Nello che mi fece sedere sulle sue gambe, su quei pantaloni. E mi masturbò”.

    Come reagì lei?

    “Rimasi di ghiaccio. Lo so che è assurdo ma mi sembrava una cosa normale. Lui era un prete. Don Nello con i ragazzini parlava di sesso in modo aperto, esplicito. A 11 anni non hai la coscienza di un ventenne. Pensi: <Il prete è un uomo di Dio, è una persona buona, non fa nulla che non vada fatto>. Sei perplesso, ma non hai gli strumenti per elaborare la cosa”.

    Ci sono state altre molestie?

    “Tantissime. Questo prete organizzava dei campeggi. Si partiva in cinque, lui e quattro ragazzini, con due tende, una da tre posti e una da due. Uno dei ragazzi a turno dormiva con lui”.

    E lì altre molestie?

    “Sapevamo tutti cosa succedeva a chi dormiva con lui, ma non ne parlavamo tra di noi. Provavamo vergogna”.

    Cosa succedeva?

    “Anche rapporti completi, di cui parlava con noi singolarmente, in modi piuttosto spudorati”.

    Lei cosa raccontava a casa, in famiglia?

    “Nulla. Assolutamente bocca cucita, per carità. Il profilo tipico della vittima non è quello di un ragazzo con una famiglia presente. A casa mia avevo poche attenzioni da parte di mio padre, mia madre invece era maniaca della scuola e della Chiesa”.

    In che senso maniaca?

    “La domenica dovevo fare il chierichetto alle tre funzioni del mattino perché mia madre a sorpresa veniva a vedere se stavo servendo Messa. Don Nello frequentava casa mia, usciva a cena con mio padre. E’ un classico del rapporto prete-vittima, ma l’ho scoperto solo dopo”.

    Quanto continuarono gli abusi?

    “Circa quattro anni. Non riuscendo a reagire, verso i 15 anni iniziò il mio tracollo. Abbandonai la parrocchia, persi tutti gli amici, caddi nell’eroina. Mi sono fatto fino ai 26 anni”.

    E’ incredibile pensare che per anni lei sia stato in silenzio.

    “Le dirò di più per capire come funziona questo blocco psicologico. Quando nel 2000 emerse lo scandalo negli Usa io leggevo le notizie e pensavo: <Mamma mia cosa fanno questi preti in America>. Invece un sacerdote lo aveva fatto anche a me”.

    Non ricordava?

    “Non volevo ricordare. L’avevo rimosso. Non riuscivo ad accettare di essere stato abusato. Ero come in uno stato di incoscienza”.

    Invece era successo.

    “Ma ho denunciato solamente nel 2008. La molla mi scattò quando scoprii che il vescovo di Savona aveva fatto aprire a don Nello una comunità per adolescenti in difficoltà”.

    Addirittura?

    “Ho attraversato una crisi tremenda, non riuscivo a parlarne. C’è voluta un’amica che mi ha letteralmente trascinato dai Carabinieri. Lo ricordo come il giorno più brutto della mia vita. Provai una vergogna tremenda”.

    Però denunciò.

    “Ma il giorno dopo incassai la delusione più cocente mai provata. Il maresciallo mi disse che il reato era comunque prescritto. La svolta ci fu nel 2010. Mi chiamò Giovanni Battista Ferro, pm a Savona. Mi disse: <Zanardi, lei conosce qualche vittima più recente>?

    Lei la trovò?

    “Trovammo una vittima fresca, scusi l’espressione. Un ragazzo abusato nel 2005 in un campo scout. Don Nello è stato condannato a un anno e sei mesi con la condizionale. Non ha fatto un solo giorno di carcere”.

    Dov’è?

    “A Savona, lo vedo spesso. Ma non provo nulla, lui cammina a testa bassa. All’inizio gli urlavo <pedofilo!> quando lo incontravo in mezzo alla gente. Ma ho lasciato da parte la rabbia”.

    E’ ancora prete?

    “No, ma solo perché lui ha chiesto la riduzione allo stato laicale. Lavora come cuoco in una rosticceria. Ma fosse stato per la Chiesa, lo avrebbero spostato da un’altra parte e stop”.

    Succede?

    “Eccome. Fittipaldi nel libro racconta di don Francesco Rutigliano, caso scoperto da me. Lui è un prete della Locride condannato dal tribunale canonico a quattro anni per abuso di minore. Risultato: l’hanno trasferito a Civitavecchia”.

    Perché, secondo lei?

    “In Italia esiste poca cultura sul tema. Se si scopre un vicino di casa pedofilo i condomini gli fanno la pelle, se il denunciato è un prete istintivamente viene massacrata la vittima. Nel caso di don Nello alcuni parrocchiani dicevano: <Forse toccava alcuni ragazzini ma serviva bene Messa>”.

    Mi può dare qualche numero sul fenomeno?

    “Attualmente ci sono 112 preti indagati e 133 condannati in via definitiva. Ma sono dati parziali e relativi solo agli ultimi 15 anni”.

    Non crede all’apertura del Papa?

    “La Chiesa è omertosa. Anche questo Papa fa solo annunci, basti vedere il caso dell’Istituto ‘Provolo’ di Verona. Le vittime hanno scritto le prime lettere alla Santa Sede nel 2009 e hanno consegnato formalmente a Papa Francesco le denunce nel 2014. Sono passati due anni e i tempi lunghi  rendono le vittime sacrificabili. Tenga conto che al ‘Provolo’ gli abusati che hanno denunciato sono 63. I preti coinvolti sono 26”.

    Numeri impressionanti.

    “La Chiesa non vuole perdere preti. Quando ci sono casi chiacchierati, fa di tutto per coprire e mettere a tacere lo scandalo”.

    Zanardi, com’è oggi la sua vita?

    “Vado avanti con la forza d’animo. Ma ho diversi problemi”.

    Me ne dica uno.

    “Il trauma resta. Quando denunciai nel 2010 non riuscii più a fare sesso, per esempio. Ho assistiti che non riescono a cambiare il pannolino ai figli”.

    Si dice: spesso il pedofilo è una persona a sua volta abusata da piccolo.

    “Qualche caso c’è, purtroppo. L’abbiamo avuto anche in associazione”.

    Lei può ottenere risarcimenti?

    “Certo. La prescrizione per la causa civile è di cinque anni, ma scattano da quando ti rendi conto di avere subito il trauma. Io e altri quattro abusati stiamo per chiedere un milione e 200mila euro a testa”.

    Puntate ai soldi.

    “Le nostre vite sono state distrutte. Tra i nostri associati abbiamo persone con malattie psicosomatiche assurde. Un abusato di certo non diventa un direttore di banca, non è una persona con una stabilità psichica. I soldi non ci servono per fare la bella vita”.

     

     

  • Le parole di monsignor Calogero Marino danno la speranza di ottenere quella giustizia che cerchiamo da sempre.

    Le parole di monsignor Calogero Marino danno la speranza di ottenere quella giustizia che cerchiamo da sempre.

    Abbiamo accolto con piacere le dichiarazioni del nuovo vescovo di Savona Calogero Marino e apprezziamo la sua disponibilità al dialogo, un dialogo che purtroppo non siamo mai riusciti ad avere con il suo predecessore Vittorio Lupi e ci auguriamo che con lui possa diventare qualcosa di concreto.

    Non bisogna dimenticare che quei fatti che hanno distrutto la vita di moltissime persone resteranno indelebili non solo nella loro vita, ma inevitabilmente anche in quella delle loro mogli, dei figli e dei genitori di quelle vittime.

    Fatti non proprio datati come è stato detto, la maggior parte di questi risale infatti a 10-15 anni fa quando don Giraudo gestiva la comunità per minori di Orco Feglino e fu condannato nel 2012 per un reato commesso nel 2005. Situazioni che forse chi di dovere non ha riportato al nuovo vescovo in modo corretto e che riteniamo sia giusto debba conoscere anche perché sarà lui a dover affrontare le ripercussioni dell’azione civile avviata contro la Diocesi di Savona-Noli.

    Lo stesso vescovo ha dichiarato che “le cose evidentemente vanno accertate da un lato senza cedere alle voci calunniose e dall’altro senza minimizzare le ingiustizie”.

    Accogliamo con molto piacere la disponibilità monsignor Calogero Marino nel volerci ascoltare ed incontrare e nei prossimi giorni la Rete L’ABUSO formalizzerà una richiesta per fissare un incontro.

    Naturalmente non pretendiamo di essere ricevuti tutti, almeno non tutti insieme, siamo parecchi e sarebbe piuttosto difficoltoso, ma nella serata di ieri abbiamo già deciso chi andrà a quell’incontro.

    Saranno Mirco Gabossi e Francesco Zanardi come rappresentanti delle vittime di don Nello Giraudo.

    Ci sarà anche una delle vittime del sacerdote Pietro Pinetto la quale preferisce però rimanere anonima.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO